TEMPESTA STORNATA.

TEMPESTA STORNATA.

Ella gliel’avea detto, una volta, alzando minacciosamente la mano, con la testina eretta e gli occhi che le scintillavano di collera e d’audacia:

— Bada!... Sono stanca di vivere così! Non è permesso togliere una ragazza dalla quiete della propria famiglia dove è adorata, attaccarla a sè per tutta l’esistenza, e poi dimenticarsene, vivere come se lei non ci fosse, non rilevarne neppure la presenza!...

Il commendatore Marelli l’aveva guardata un momento, sorpreso di vederla a quel modo, lei così mite, così timida, che non levava mai la voce, che si contentavaper tutta protesta di starsene sempre muta e di portare attorno per la casa un viso lungo e triste, quasi le fosse morta la madre il giorno avanti. Ma poi, aveva scrollato un pochino le spalle, senza risponderle.... Gli avanzava proprio tempo per badare a sua moglie, adesso che la lotta al Municipio era nel più bello e l’amministrazione cominciava a tentennare sotto i colpi vigorosi dell’opposizione di cui egli era l’anima!... Infine, qual’era la sua colpa, poichè s’erano sbagliati reciprocamente sul conto loro e non si erano compresi bene in principio, mentre erano ancora a tempo per non fare il passo che adesso rimpiangevano tutti e due? Ella, nel sentirlo tanto giovane ed ardente, malgrado non fosse più un ragazzo, con quella voce calda e la testa piena d’espressione e d’energia, con qualche cosa d’appassionato e d’irruento in ogni suo gesto, in ogni sua parola, aveva creduto che sarebbe stato lo stesso con lei anche dopo, che le avrebbe recitata eternamente alle gonnelle la parte, affatto d’occasione, d’innamorato geloso e cocente, come se nonavesse avuto mai da far altro. Quanto a lui, vedendola tanto docile, semplice e quasi sottomessa, s’era illuso di prendersi in casa una compagna seria e discreta, capace di comprendere dove egli voleva arrivare e di secondarlo all’occorrenza.... E invece, s’era trovato accanto una donnina romantica, tutta malinconie e sentimentalismi, ch’era scoppiata a piangere dirottamente, dopo un mese di matrimonio, un giorno in cui, dovendo uscire di fretta, egli avea dimenticato di baciarla!... La colpa era del destino che li avea voluti legare l’uno all’altra, mentre non erano fatti per intendersi e per vivere insieme. Ma egli non sapeva che farci!... Non era un ambizioso volgare, uno di quelli che agiscono isolatamente, per raggiungere uno scopo personale: le ambizioni di questo genere, grandi o piccine, si possono sacrificare per amore di una persona cara, quando ne va di mezzo il benessere e la pace della propria famiglia. Ma in lui c’era invece il temperamento di un uomo politico nel senso più elevato della parola, di un uomo dì partito, con delle idee da far trionfare, creato appostaper la lotta, e che, una volta impegnatovi, non può più uscirne: un veroleader!... Non era stato torse Marco Minghetti in persona a dirglielo, quel giorno che Marelli era andato a visitarlo in seguito alla crisi che avea condotto per la prima volta la Sinistra al potere, dopo una lunga conversazione, trattenendolo ancora per dieci minuti sul pianerottolo della scala?...

— Mio caro, bisogna riunire tutte le sparse forze conservatrici e opporre una resistenza energica!... Da voi, credetemi, c’è molto da fare, ma occorre l’uomo che sappia prima creare un movimento generale a forza di attiva e intelligente propaganda, e poi mettersene alla testa.... Perchè non sareste voi quest’uomo, dal momento che ne possedete tutti i requisiti?...

E d’allora, egli non aveva vissuto più che per questo, trascurando affatto sua moglie, disertando la casa, sempre in moto tra le elezioni, il Municipio, il giornalismo, le associazioni politiche, le commissioni d’ogni genere, trovando modo d’agitarsi persino in quei momenti di profondoristagno in cui la vita pubblica sembra assopita.

Per tutta risposta, allorchè sua moglie abbandonava un momento la sua muta e desolata aria di salice piangente per rivoltarsi e protestare, egli si stringeva nelle spalle, con un sorriso bonario e fine alla Depretis.... Però, una volta non aveva sorriso e s’era fatto invece terribilmente scuro in viso, togliendo d’un tratto alla mite creatura tutto il coraggio con cui gli avea ripetuto d’essere stanca di quella vita, di sentirsi giunta all’estremo limite della sua rassegnazione, e gli avea soggiunto, drizzandosi sulla vita sottile, sottile, appuntando verso di lui il dolce profilo divenuto in quel momento duro, tagliente, viperino:

— Bada!... Un giorno o l’altro, mi farai perdere la testa, e allora commetterò forse qualche follìa!...

In verità, la povera signora ne moriva dalla voglia e l’avrebbe voluta commettere già da un pezzo la grossa follìa minacciata, senza però avvertirne prima suo marito, perchè non ne poteva più di una simile esistenza,di quell’uomo egoista e brutale che non si curava punto di lei per correre dietro ai suoi sogni ambiziosi, a delle assurde chimere di potere, perchè ella aveva venticinque anni, del cuore, dei nervi, del sangue e un bisogno prepotente, quanto più soffocato, di tenerezza, di affetto e di carezze!... Ma la paura del marito era più forte di tutto ciò e la paralizzava sempre; il carattere autoritario e violento di lui la faceva fremere all’idea di metterglisi in guerra aperta, dominava troppo la sua fibra delicata e poco resistente. Sentiva bene che all’occorrenza, egli che non mostrava neppure d’accorgersi di lei, avrebbe aperto tutti e due gli occhi — quei grandi occhi neri e cupi che avevano una mobilità da maniaco e le mettevano ora dei brividi addosso, quasi che il tempo in cui la facevano languire di passione non fosse mai stato. E una volta acquistata la certezza, guai; egli non si sarebbe arrestato davanti ad alcun eccesso! Era meglio dunque vivere ancora così, macerandosi solitariamente, anzichè compromettere ogni cosa con un colpo ditesta: l’onore, la pace, fors’anche la vita!...

Tutte riflessioni belle e buone, eccellenti consigli dettati dalla ragione e dalla prudenza, i quali avevano avuto il loro grave peso fino a che le aspirazioni di lei erano vagate astrattamente nel vuoto, ma che aveano cessato di contare il giorno in cuidon Giovanniera apparso sull’orizzonte conjugale. Quando il diavolo vuole, addio prudenza! E il diavolo, nel caso presente, s’era servito del marito in persona, il quale adesso, stanco di lavorare e di agitarsi per gli altri, trovava giunto alla fine il momento di mettere avanti la propria candidatura al Parlamento e teneva a tale scopo quasi tutte le sere delle riunioni preparatorie a casa sua, presiedute dal marchese Toralta. Questo marchese Toralta, senatore del Regno, un pezzo grosso del partito moderato, era vecchio, mezzo cieco, e si faceva accompagnare ogni volta da suo figlio. Ora, Stefano Toralta non s’era permesso mai il lusso di un’opinione politica qualunque, e preferiva, mentre gli altri discutevano, mettersi a chiacchierare inun cantuccio con la signora Marelli, presente anche lei a tali riunioni per espressa volontà di suo marito, il quale accarezzava fra gli altri sogni anche quello di un gran salotto politico.

Delle amiche aveano parlato spesso a lei di Stefano Toralta come di un seduttore pericolosissimo che avea parecchie vittime sulla coscienza, bello, elegante, intraprendente, pieno di spirito e d’audacia.... Per quel che riguardava l’eleganza e la bellezza, ella non diceva di no, tutt’altro, ma quanto al resto, lo avea trovato invece così semplice, gentile, per nulla amante di sfoggiare dello spirito, con un’arte tutta sua di mettere nella conversazione una nota di delicata intimità, e rispettoso, discreto poi, senz’alcuna pretesa, con un’aria di buon ragazzo che non sa di piacere e di possedere delle attrattive irresistibili: una cosa deliziosa!... Dapprima, ella s’era abbandonata alla simpatia che già le si destava vivissima per lui, ingenuamente, con una spensieratezza da collegiale; ma poi s’era accorta dell’abisso verso cui s’avviava di galoppo e aveavoluto fermarsi a tempo, tentare tutto quanto era in lei per evitarlo.... Ma sì, come se suo marito le avesse permesso di condursi a proprio talento, come se non avesse giurato di farle perdere la testa a tutti i costi!... Ella accusava delle emicranie, voleva mettersi a letto per tempo, ed allora erano delle scene violente, persino delle minaccie, per istanarla da quella camera al buio dove andava a rifugiarsi coi suoi tormentosi e seducenti fantasmi; si trincerava nel proprio salottino, dandosi un gran da fare attorno ad un ricamo, ad un lavoro di tappezzeria qualunque, retto da un meccanismo complicatissimo di telai e di trespoli, apposta per avere il pretesto di non muoversi di là, e allora suo marito s’affacciava all’uscio, parlando forte per essere udito dal salotto contiguo e forzarla in tal modo:

— Questo povero Stefano che si annoia da morirne!... Vieni un momento di qua con noi....

E se ella si figgeva le unghie nella carne per non cedere a quella tentazione, mettendo avanti un pretesto dopo l’altro, Marelliglielo conduceva fin lì, gettandole per soprappiù delle occhiate di traverso e prendendo un’aria giovialmente paterna per dire al giovanotto, che voleva divertire ad ogni costo per riguardo di suo padre:

— State a guardare la fatica di Penelope.... Tutto lavoro che verrà lasciato in aria domani, o magari sarà disfatto!

Insomma, era una vera congiura contro i fermi propositi, le paure, gli scrupoli, di lei, quasi che tutti si fossero dati l’intesa per farla cadere: suo marito che aveva smarrito addirittura il cervello con quella elezione e pareva ci godesse a vedersi il lupo girare per la casa attorno all’agnellina spaventata; il marchese senatore che aveva ad ogni momento delle cose di grande importanza da comunicare e mandava sempre suo figlio, spesso mentre Marelli era fuori....

Il giovanotto non le faceva una corte dichiarata, non aveva l’aria di porle l’assedio, anzi si manteneva in attitudine di delicato riserbo. Ma era assai peggio. In fondo, ella era una donnina seria e giudiziosa:se avesse compreso di trovarsi dinanzi un seduttore di mestiere, non si sarebbe scaldata la testa nè il cuore, e avrebbe indovinato subito il giuoco, sventandolo sin dal bel principio. Invece, Toralta non si mostrava con lei nè intraprendente, nè ardito, si contentava di circondarla a poco a poco, con un crescendo appassionato di tenerezza, di affetto, di muta e soave adorazione — una rete fitta, resistente, intricatissima di seduzione, nella quale ella cominciava a non potersi dibattere più, ma dove lui pel primo restava impigliato, preso sul serio, sino alla punta dei capelli, di quella creatura fine e sottile come la stessa fragilità fatta persona, e così sincera, così appassionata, così diversa da tutte le altre!... E il loro idillio filava, filava, con una rapidità vertiginosa, sotto gli occhi stessi del marito che sembrava impaziente di affrettarne la catastrofe, tanto moltiplicava loro, nel suo accecamento, le occasioni di stare insieme e di bruciarsi reciprocamente le ali alla fiamma che li struggeva l’uno per l’altra, poveri ragazzi!...

La catastrofe giunse infine, una sera, proprio la sera in cui Marelli posava ufficialmente la sua candidatura in seno all’Associazione Costituzionale. Il commendatore faceva anzi il suo ingresso solenne tra una folla imponente di elettori, in compagnia dei marchese Toralta padre, giusto nel momento stesso in cui Toralta figlio entrava nel salottino di sua moglie. La grande sala illuminata senza risparmio, dove le voci si levavano da ogni parte confusamente, avrebbe fatto un curioso contrasto col silenzio dell’angusto salotto di casa Marelli, di cui la seducente penombra avvolgeva i due giovani seduti sul medesimo divano, vicini vicini, senza dirsi nulla, vibrando sotto la muta carezza degli occhi desiosi, e con le mani che si cercavano e s’allacciavano strettamente, per sciogliersi, per unirsi ancora.... Frattanto, all’Associazione CostituzionaleMarelli cominciava a parlare dal banco della presidenza, trinciando l’aria col gesto largo e rapido che gli era particolare: “Quando a Roma, Marco Minghetti mi diceva....„ — E come se loavesse udito e avesse atteso da lui la battuta, Stefano Toralta usciva nel medesimo momento da quel suo mutismo che durava da un pezzo e metteva fuori anche lui la propria eloquenza, la terribile eloquenza di certe frasi spezzate e senza nesso, un profluvio di parole che gli salivano alle labbra impetuosamente e spesso vi morivano, soffocate dal desiderio, soffocate dall’emozione.... — Il candidato levava ad un dato punto la voce, salendo gradatamente di tono come vedeva l’attenzione con cui l’ascoltavano e l’effetto che il suo discorso produceva. Nei passi più salienti, l’eco sonora della sala si svegliava sussultando.... “Il paese ne è stanco oramai, ed è a noi che domanda di liberarlo da un tale giogo!...„ — Con proporzione inversa, il giovanotto invece smorzava la sua voce, nella turbante penombra del salottino, mentre s’impossessava di tutte e due le braccia della Marelli, cingendosene la vita, mormorandole proprio sulla bocca delle cose che si sentivano appena: “Virginia.... Adorata mia!„...

Il discorso del commendatore finiva; degliapplausi scoppiavano fragorosamente, delle grida di bene, di evviva; delle mani si tendevano a lui da ogni parte: un vero trionfo, che egli assaporava colla bocca schiusa e gli occhi umidi, rifinito dall’emozione, beato.... E intanto, a casa sua, l’altro trionfava anche lui!...

La dolce amica, mentre si godevano in pace la loro parte di paradiso, aveva sentito mordersi il cuore dal presentimento di qualche brutta sorpresa che doveva capitare loro addosso, una volta o l’altra, perchè si volevano troppo bene, perchè erano troppo felici così, e la felicità non dura mai a lungo! Stefano Toralta non credeva ai presentimenti delle donne, e rideva.... Invece, era proprio il cuore che le parlava, povera creatura!

Un giorno, Marelli era partito di buon’ora per un giro elettorale nelle campagne,e sua moglie non avea mancato di avvisarnel’altro. Senonchè, il commendatore, per un impedimento sorto improvvisamente, aveva dovuto rimandare il giro incominciato ed avea preso il primo treno di ritorno, rientrando a casa sua mentre non era punto atteso.... Nel solito salotto, Toralta se ne stava sdraiato sul tappeto, col capo abbandonato sopra le ginocchia dell’amica, portandosi ogni momento le mani di lei alle labbra e dicendole tante piccole cose inconcludenti e soavissime..... Ad un tratto, ella era balzata in piedi spaventata, accennandogli di tacere con un gesto di terrore, e tendendo avidamente l’orecchio.... S’era udito un rumore di passi dietro l’uscio che comunicava con lo studio del marito, e l’imposta avea scricchiolato un poco, come per una lieve pressione dal di dentro; poi, silenzio! Allora, ella avea preso il suo coraggio a due mani, avea aperto l’uscio ed era passata nello studio.... Marelli era là, pallidissimo, con degli occhi stralunati e le mani tremanti, ma calmo in apparenza, che consultava delle cartee si sforzava, di sorridere.... Come avea trovato ella la forza per domandargli da quanto tempo fosse rientrato, e perchè fosse ritornato così presto in luogo dell’ora tarda annunziata prima?... Egli avea spiegato il contrattempo capitatogli a metà strada, e poi avea chiesto, con semplicità, ma evitando di guardarla:

— Hai gente di là?... Ah, Stefano!... Adesso vengo a salutarlo.

Ed erano entrati assieme nel salotto, lei dietro, trascinandosi a stento, pazza di terrore, Marelli colla solita cierai, il passo sicuro, tendendo da lontano la mano al giovinotto che s’aggiustava nervosamente con la sua il colletto della camicia. Quindi, poichè nessuno parlava, egli s’era messo a raccontare di nuovo, profusamente, il caso occorsogli, terminando col dire che degli affari lo chiamavano fuori e proponendo a Stefano Toralta di accompagnarlo. Questi s’era levato senz’altro, col viso serio, credendo di comprendere, pronto ad una spiegazione.... Invece nulla, nè una volta fuori del salotto, nè già in istrada, nè per tutto iltempo che camminarono insieme, sino al palazzo della Prefettura dove Marelli era salito, lasciandolo con una forte stretta di mano!... La sera, Toralta avea trovato modo d’aver notizie dell’amica: nulla neppure con lei, il solito contegno di prima, con la semplice variante che adesso le rivolgeva la parola il meno possibile. E così, tra l’estrema sorpresa e lo stupore d’entrambi, era stato il giorno appresso e gli altri giorni seguenti, come se proprio egli ignorasse tutto, mentre, al contrario, era facile accorgersi da cento segni che avea scoperto ogni cosa, che non voleva mostrarlo e credeva in buona fede di riuscirci.

Per prudenza, Stefano Toralta aveva diradato, ma non interrotto affatto le proprie visite, limitandosi ad andare in casa Marelli soltanto in compagnia di suo padre. In compenso, cercavano adesso d’incontrarsi fuori più spesso, e aveano stabilito tra loro un’assidua corrispondenza. Ella, nelle sue lettere, si accaniva contro il marito che era divenuto un vero soggetto di odio per lei, poichè era costretta atemerlo nel tempo stesso che lo disprezzava. “È un vigliacco— gli scriveva —un vigliacco che finge d’ignorare, perchè ha paura di te!„ — Allora, egli prendeva le difese di Marelli; le rispondeva: “No, povero amore, tu gli fai torto ingiustamente accusando di vigliaccheria un uomo che s’è battuto parecchie volte per motivi di nessun valore, che ha passato degli anni in sala d’armi ed esercitandosi al bersaglio, mentre sa, comprendi? — sa dalla mia bocca medesima come io sia appena capace di tenere in mano la spada o la sciabola, e punto poi la pistola. Se tace per ora, è che più forte del suo risentimento, più forte della sua collera, la quale in altro momento sarebbe scoppiata subito, con una violenza spaventevole, più forte di tutto è adesso in lui la sua folle ambizione politica, il pensiero di quest’elezione che rappresenta il sogno di tutta la sua vita! Un duello, uno scandalo nel momento attuale, coi giornaletti — libelli che pullulano e vanno facendo bassamente arma di tutto, potrebbe essergli fatale e compromettere ognicosa. È perciò ch’egli trova adesso la forza di frenarsi: c’è dell’eroismo in questo, dato il suo carattere. Ma ad elezione compiuta, qualunque sia il risultato, sta’ pur sicura che si ricorderà e vorrà regolare la partita, rifacendosi ad usura del tempo lasciato trascorrere così!„ — E soggiungeva malinconicamente: “Di me non mi preoccupo; non sono un eroe; però, allorchè mi trovo nel giuoco ho del sangue freddo quanto ce ne vuole, e non guardo mai a quel che rischio. Ma è per te, anima mia, che ho paura, è per te, cara creatura adorata, che mi struggo adesso nell’ansia!...„

L’amico della moglie si mostrava più giusto verso il marito, che non la moglie stessa. Lo sforzo che, infatti, Marelli avea imposto a sè stesso, aveva addirittura qualche cosa d’eroico. Era un uomo orgogliosissimo, violento, incapace di sopportare in silenzio la più piccola offesa: eppure, la passione che lo dominava avea trionfato anche della sua stessa natura! Le conseguenze di uno scandalo alla vigilia dell’elezione lo facevano tremare, non soltantoper l’effetto morale che potevano produrre, ma ancora per un altro calcolo, la cui bassezza sfuggiva a lui medesimo, invaso com’era dall’idea di non appartenere più a sè stesso, ma bensì al partito ed ai principii che rappresentava. Delle violenze, un duello con Toralta, significavano in quel momento, date la forza e l’autorità di suo padre nel partito, alienarsi l’appoggio più solido e sicuro!... Così, egli non rinunziava alla vendetta, ma la rimandava a più tardi, consolandosi nell’attesa coll’immaginarla più completa e raffinata. Ciò che gli era costato orribilmente era stato il frenarsi subito; poi, una volta dominato il primo impeto, impostasi quella linea di condotta, l’avea seguita coraggiosamente, sostenuto dalla convinzione che nè l’uno nè l’altra sospettassero d’essere stati scoperti, deciso di andare così sino all’ultimo, a qualunque prezzo!

Data una simile singolarissima situazione, ne veniva che i due ripigliavano audacia, tornavano ad abbandonarsi come prima alla passione che li dominava. L’idea della fuga, messa avanti da Toraltaper scrupolo di gentiluomo che non vuol sottrarsi alla propria responsabilità, non era stata accettata dall’amica, troppo timida e debole per prendere un tal partito. Quindi, entrambi stavano ad aspettare con stoico animo la catastrofe, e intanto s’affrettavano a cogliere avidamente, febbrilmente, l’attimo che fuggiva, col cupo ardore di quelli che non vedono il domani innanzi a loro.

La data fatale, così attesa e così temuta, giunse alla fine! La giornata elettorale era incominciata con buoni auspicî per Marelli, ma poi, le sorti della battaglia erano mutate ad un tratto, e in ultimo, la votazione in città era riuscita disastrosa per lui. Però, s’aspettavano nella serata i risultati dei circondarî, i quali potevano spostare ogni cosa. Stefano Toralta era rimasto vicino al candidato quasi tutto ilgiorno, e quando alla sera Marelli, non reggendo più allo sforzo di nascondere agli altri l’emozione che lo vinceva, l’ansia divorante e scomposta che lo rodeva, aveva voluto lasciar tutti e andarsene a casa ad aspettare i risultati della votazione fuori città, il giovanotto aveva dichiarato bravamente di tenergli compagnia, per essere vicino all’amata in quei momenti terribili. L’altro l’avea lasciato fare, quasi passivamente, e s’erano installati nel consueto salotto, tanto pieno di ricordi, dove stava per isvolgersi l’ultima scena del dramma.... I dispacci dai circondarî giungevano uno dopo l’altro, aggravando, in luogo di migliorarla, la posizione del candidato, portandosi via, a brano a brano, il suo coraggio e le sue speranze, gettandolo in preda ad un avvilimento profondo e schiacciante. La lugubre sfilata era durata sin oltre la mezzanotte: alla fine, il computo totale s’era chiuso con una differenza di trecentoquaranta voti tra Marelli e l’eletto della minoranza!... Allora, egli si lasciò cadere sopra una sediacome instupidito, col capo nascosto tra le braccia....

Rimase così un pezzo; poi, si scosse e cominciò a girare lentamente per la stanza lo sguardo spento e trasognato.... Improvvisamente, gli occhi di lui si fermarono, lampeggiando, sopra sua moglie e Toralta, che attendevano seduti accanto, muti, immobili, col cuore in sussulto.... Adesso, gli leggevano chiaramente sul volto i segni dell’uragano che si levava in lui, ricordando, la marea del furore che montava, intorbidandogli lo sguardo, facendogli serrare le mascelle.... E ad un tratto, avevano osservato una fiamma viva che gli passava negli occhi, e quindi lo avevano visto scattare in piedi, avviarsi verso di loro, cupo, risoluto, coi pugni contratti.... Un minuto orribile!... Toralta s’era levato egli pure, pallidissimo, ma calmo e pronto a tutto!... Però, l’altro, al momento in cui si trovavano quasi faccia a faccia, gli aveva voltato le spalle e s’era messo a passeggiare concitatamente per la stanza.... Si capiva che la riflessione era sopraggiunta, temperandoil primo bollore del sangue, e che egli voleva ora risolvere tra sè quale fosse il miglior partito da prendere, se avesse dovuto rimandare all’indomani una spiegazione con lui e principiare intanto dalla moglie, appena fossero rimasti soli.... La situazione diveniva penosissimamente difficile per Toralta; per darsi un contegno, egli aveva preso il giornale della sera, uscito tardissimo coi risultati approssimativi delle elezioni, e avea fatto mostra di leggere, guardando invece di sottecchi la sua povera amica, ridotta all’estremo delle proprie forze, che incominciava ad abbandonarsi adagio sul divano, cogli occhi semispenti e il respiro affannoso.... Per infonderle del coraggio, per confortarla col suo esempio, si mise a leggere davvero, con voce forte e sicura.... Gli occhi, così a caso, gli erano capitati sopra un telegramma dalla provincia, che diceva: “Mentre gli elettori votano quasi unanimemente per l’onorevole Sinibaldi, i medici dichiarano disperato il suo stato. Prevedesi con dolorosa certezza che domani l’illustre uomosarà proclamato primo eletto e che, a poche ore di distanza, il seggio da lui occupato resterà vacante.„ Aveva appena letto le ultime parole, che Marelli s’era accostato a lui rapidamente, strappandogli quasi di mano il giornale.... Credendo ad uno scoppio di collera, ad una brusca provocazione, che risolvesse alla fine quella situazione insostenibile, Stefano Toralta era balzato in piedi.... Marelli, viceversa, si metteva a sedere, cercando avidamente sul giornale la notizia di cui aveva ascoltato la lettura, divenuto ad un tratto tutt’altro uomo, cogli occhi scintillanti, ma di un diverso fuoco, le labbra tremanti, ma non più di collera, ripreso nuovamente dalla sua terribile febbre, dalla sua malsana ambizione, distratto ancora una volta, dinanzi alla prospettiva d’una rivincita sotto mano e quasi certa, dalla cura del proprio onore, dal bisogno furioso di vendicarlo che lo avea assalito un istante prima! E come Toralta lo fissava attonitamente, non riuscendo a comprendere sul momento, egli s’impossessò del braccio dilui, agitandogli davanti il giornale spiegato:

— Ma io mi ripresento nel terzo collegio, capite?... E questa volta sono certo della vittoria, perchè è quello il mio collegio naturale, è là che ho una vera e solida base! Però, bisogna muoversi, trovarsi pronto a raccogliere l’eredità prima d’ogni altro.... Vado a telegrafare che domani sarò tra loro!... — Quindi, ripigliando la propria parte nella mostruosa commedia che recitava da un mese e mezzo: — Mi aspettate un minuto, caro Stefano?... Mi vesto in un baleno, e andremo insieme.

Toralta e l’amica, rimasti soli, s’erano guardati allora un momento negli occhi attoniti, tuttavia sotto l’emozione violenta di quella scena, non rinvenendo ancora dallo stupore senza misura che la inaspettata soluzione avea loro procurato. Poi, egli se l’era presa tra le braccia, stringendosi forte contro il petto la piccola testa soave ch’ella gli abbandonava con una grazia di bambina spaventata, cercando con le sue le povere labbra fredde e smorte di lei, e accarezzandoleadagio i capelli, con infinita tenerezza:

— È una dilazione insperata; ma di cui ci farà pagare gl’interessi alla scadenza. Lo conosco, io!... Ogni giorno che passa, è tanto odio che gli si accumula nel cuore contro di me.... Che importa?... Intanto, abbiamo ancora due o tre mesi di dolcezze avanti a noi!...


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