ATTO SECONDOSCENA I.NANNIentra dal fondo —MARIAdorme sul lettuccio dietro il paravento — Sul tavolo, qualche pannolino da cucire, per Fiorenza.Nanni.— Messo fuori dal padrone di casa col pretesto che non pago la pigione! Maledetto chi ha inventato lui e la pigione! Ma intanto mi butteranno sul lastrico colla moglie malata!(guarda dietro il paravento)S'è sdraiata sul letto d'Oreste... e la dorme, meno male! Quando saprà che la pigione, invece di portarla al padrone, l'ho portata al botteghino! Che respiro affannoso! Dormi, dormi, povera Maria!... Almeno il sonno è tutt'uno pei ricchi e pei poveri...(scende)Fiorenza non c'è... Che cosa faccio ora? Denari, manco un centesimo; al caffè punto credito; all'osteria un monte di debiti... No, in tutto il mondo non c'è un uomo più crocifisso di me! Qui da vendere, da impegnare... piazza pulita! Che Andrea abbia ragione? Egli sta bene, ha tutto il necessario... mentre io! E se andassi da lui?... No, mi ha mortificato in faccia a tutti. Alla fin fine se ho dato fondo ad ogni cosa fu per vantaggio della mia famiglia. Oh! sicuro, se non le volessi bene... se la maltrattassi... Ma ho bastonato una sola volta, che è così poco, la moglie io?... Ho dato cattivo esempio ai figliuoli? Ho rubato, ho ammazzato? Io!! Li lasciavo patir la fame: ma torti, per diana, non ne ho fatti mai!...Maria(dietro il paravento). — Renza... Renza...Nanni.— Non è tornata ancora...Maria.— Sei tu, Nanni?Nanni.— Sono io. Che cosa vuoi?Maria.— Vorrei uscire... Sai che sopra mi aspettano...Nanni.— Stai meglio?Maria.— Meglio o peggio, bisogna pure che ci vada.SCENA II.FIORENZAdal fondo, con una tazza coperta, che va a deporre sul tavolo.Detti.Nanni.— Ecco Renza... La mamma t'aspetta.Fior.— Eccomi...(a Nanni sottovoce)Sai che i pigionali di sopra mi hanno detto che non possono fare senza di una donna di servizio nemmeno un giorno, e che la mamma, perchè è malata, non la vogliono più? Ed oggi era appunto il giorno della sua mesata!Nanni.— (E non sa della casa!)(si avvia al fondo).Fior.— Dove vai ora?Nanni.— Vado a cercarmi del lavoro.Fior.— Babbo... lo dici per davvero?Nanni.— Quante volte m'hai già trovato bugiardo?Fior.— Oh! scusa, e tieni un bacio, ma proprio di cuore per me e per la mamma!Nanni(commosso). — Ma che!... lasciami andare... aiuta la mamma a vestirsi. (Ah! mi ha pur fatto bene quel bacio della mia figliuola. È tanto buona, mi vuol tanto bene! Sì, voglio mutar vita... e il lotto... all'inferno...! Sicuro, non giocherò più... mai... nemmeno una volta all'anno... lo giuro sulla mia testa!)(via dal fondo).Fior.(scende con Maria presso il tavolo). — Lascia che ti copra per bene... fa tanto freddo oggi.... Tu hai ancora la febbre... Ora eccoti un po' di brodo che mi ha dato per te quella famiglia di sopra.... Bevi, ora che è caldo, e siedi.Maria.— Che bene mi fa questo brodo... mi abbraccia proprio lo stomaco!... Se non l'avevo, non le avrei potuto salire tutte quelle scale.Fior.— Oggi non ci andrai... Non ti reggi ritta!Maria.— Ma se mi licenziassero?Fior.— Ho già detto che sei malata, e che se mi resta un ritaglio di tempo salirò io... Ora sta tranquilla... Io spero ancora, se è vero che il babbo si rimetta a lavorare proprio di buzzo buono!...(siede e si pone a cucire).SCENA III.ORESTEdal fondo coi giornali.Detti.Oreste.— Mamma, dammi da mangiare... Che c'è del brodo oggi?Fior.— Questo è per la mamma malata...Oreste.— Anch'io sono malato e della peggio malattia!Maria.— E di che?Oreste.— Di miseria, di fame, di freddo..... Senti che mani, bambina.Fior.— Ah! non mi toccare! Se tu lavorassi con Luigi, almeno non avresti freddo.Oreste.— Ma avrei più fame... Oh datemi da mangiare che non n'ho vendute che due dozzine.Fior.— Guarda là nell'armadio, c'è del pane.Oreste(dopo aver preso del pane nell'armadio, scendendo, alla madre). — Pane... pane... Mamma, io vedo che nei tuoi pater noster tu non chiedi mai altro che il pane quotidiano... Se tu chiedessi anche un po' di stufatino quotidiano?Maria.— Spicciati... due dozzine sono poche a quest'ora.Oreste(mangiando). — Come si fa? Fa un freddo che cascan le code ai cani! Vento... acqua... tutti corrono... e nessuno si ferma... Aveva un bel gridare:La Nazione! per due soldila Nazione!Il Popolo! per un soldoil Popolo!Il Diritto!La Riforma!Il Corriere!L'Asino!Il Lampione!L'Italie!L'Opinionedella mattina!L'Opinione nazionale! Tutte a un soldo leopinioni! Ma sbraitava inutilmente! Perchè la gente si fermasse, strillavo: signori, la mia opinione è che lei prenda il popolo, salga sull'asino, accenda il lampione e via diritto per l'Italia a cercare una riforma che faccia per la nazione! Tutto fiato buttato via! Pareva che non avessi da vendere che laGazzetta Ufficiale! Ah! così mi fate? al partito estremo!Maria.— Non farmi altre birbonate, sai...Oreste.— Ma che birbonate! Guardai di qua... di là... non ci fossero guardie... e poi:legghino, signori, quell'uomo che uccise la moglie e nove figliuoli!Maria.— Oh che orrore!Fior.— E dove è mai successo?Oreste.— Ma che successo! Le s'inventan noi! E n'ho subito venduti quattro o cinque... e via ad un altro canto... Sentano, signori, un Ministro... che mangia!.. e subito altri tre o quattro...Fior.— Perchè inventi queste brutte cose?Oreste.— Perchè, cara mia, i giornali quando non sono pieni di birbonate e di disgrazie non si vendono.Fior.— Mi pare che dovrebbe essere il rovescio.Oreste.— Eppure è così. Un uomo che si butti nel fuoco per salvare una persona? Me ne importa assai!... Ma la porcheria e l'assassinio? Eh! io so come l'hanno avvezzato il pubblico! Ama la carne sanguinosa come le bestie del giardino... teologico!Maria.— Vai ora, non perder tempo...Oreste.— Oggi poi non ho da inventar nulla... Ce n'è due!Legghino, signori,(avviandosi)un prete che sposò la figliuola...(fermatosi, alla sorella:)non sarà vero, ma c'è scritto, e siccome c'è di mezzo un prete, tutti lo credono...(ad alta voce:)Un prete che sposò la figliuola...(a Fiorenza:)Senti...(ad alta voce:)e il nuovo romanzo in appendice: Le notti delle tre messicane!(via dal fondo)delle tre messicane, signori!Fior.— E dicono che i giornali si fanno per educare il popolo... Sarà, ma qualche volta mi pare che sarebbe meglio non saper leggere... O Luigi, siete ancora vivo?SCENA IV.LUIGIdal fondo.Detti.Maria.— Vi lasciate vedere alla fine!Luigi.— Che volete, c'è molto lavoro in bottega, e poi mio padre, da quel giorno benedetto, è un po' ingrugnato...Fior.— Vostro padre ha ragione, pur troppo!Luigi.— Ma io vi voglio sempre bene, e prima o poi avete ad esser mia...Fior.— Speriamolo... Ma badate a non disgustarlo... Se smettesse di darmi lavoro!Maria.— Dio guardi!Luigi.— Mio padre non è uomo da fare queste cose. Grida, predica, ma ha un cuore così. Ora è andato in casa d'un cavaliere qui vicino e non tornerà tanto presto... E Nanni?Maria.— Dopo quel colpo terribile non ride più... Oh! è una cosa che fa pietà l'idea fissa di quell'uomo!.. Alle volte pare anche a me che debba fare una bella vincita.SCENA V.NANNIdal fondo inosservato.Detti.Maria.— S'egli vincesse almeno un terno!(Nanni si arresta sulla soglia). E io ci penso tanto, malgrado mio, che questa notte istessa, guardate, io ho fatto un sogno proprio sul serio... un sogno così curioso... che se avessi denari, questa volta, per questa volta sola, giocherei anch'io.Fior.— Non ci mancherebbe altro!Luigi.— Oh! per una volta! Diteci il vostro sogno, e poi me ne vado.Maria.— Io ho sognato che la buon'anima di mia madre, entrata in questa stanza, mentre io dormiva, mi svegliò...Nanni.— (Ventisette).Maria.— E mi disse con una voce che andò al cuore...Nanni.— (Cinquantadue).Maria.— Figliola mia, se tu hai costanza vedrai che la fortuna verrà a picchiare anche all'uscio di casa tua... e poi sparì!Nanni.— (Trentanove e settantotto)(assorto, scende al deschetto e, inosservato, segna col gesso i numeri).Fior.— Ebbene? Che vuol dire? Che tu hai la febbre, nient'altro... Zitti, il babbo!Nanni.— (Numeri di morti!... che tentazione... ma no... non gioco più!)Luigi.— Ah! Io me ne torno a bottega... Buon giorno, Nanni.Nanni.— Buon giorno.Luigi(alle donne). — A rivederci(via dal fondo).Fior.— A rivederci, Luigi.(a Nanni)E non l'hai trovato il lavoro?Nanni.— Nessuno mi ha voluto dare un pezzetto di cuoio. Ora che sei senza pelle, lavora Nanni!Fior.— Non sei andato da Andrea?Nanni.— Che Andrea!Fior.— Per oggi del lavoro ne hai ancora, mi pare...Nanni.— Sì, una risuolatura già pagata!Maria.— Ah! Come si fa ora?Nanni.— Sarebbe meglio guardare se ci fosse qualche cosa in casa.Maria.— Ormai non ci son più neanche le coperte del letto! Ma zitto che c'è la mesata dei pigionali di sopra.Fior.— Senti...Nanni.— A che serve far misteri? Sei licenziata.Maria.— Ah! povera me che ci avevo fatto assegnamento sopra quelle sei lire!(piange).Fior.— Mamma, mi fai un bel coraggio! E voi c'era una gran necessità di dirglielo subito!Nanni(sentendo venir gente). — Silenzio! Quel signore, il cavaliere...(si pone a lavorare). (Chi sa che vedendola piangere non s'intenerisca e mi snoccioli qualche acconto sulle risuolature di là da venire!)Fior.— Mamma, asciugati gli occhi...SCENA VI.BONAVENTURAcon una mazza che ha il pomo d'oro, più azzimato del solito, dal fondo.Detti.Bonav.— Si può? Buon giorno, spose...Fior.— Sì, davvero!Nanni.— I suoi stivaletti non ho potuto ancora accomodarli, ma fra un paio d'ore saranno in ordine.Bonav.— Non importa... Quella è la moglie?Nanni.— Dicono.Maria.— Per servirla. S'accomodi.Bonav.— Mezza malata mi pare...Maria.— Ho la febbre... ma come è venuta se ne andrà!Bonav.— Male, male!... Bisognerebbe sentire un medico, pigliare le sue ordinazioni...Maria.— Eh! Il medico, il medico! So io quel che ci vorrebbe!Bonav.— Un cibo più sostanzioso... buona carne... buoni brodi... Badate che colle febbri non si scherza...Fior.— Povera mamma!Bonav.— Capisco... i tempi sono così cattivi... poco lavoro... tante tasse...Nanni.— Oh! per le tasse... a dirle la verità, ne discorro anch'io... ma quanto poi a pagarle... sfido l'esattore a pigliarmi la croce d'un quattrino! Dica piuttosto che ora tutto costa un occhio...Bonav.— E le pigioni? Un orrore!Nanni.— A me lo dice? Io ho tanta paura della scadenza che non ci penso mai!... Ma a parte lo scherzo, sono davvero brutti momentacci questi per me: la moglie, la vede, un'ombra; la figliuola che pure non faccio per dire sa far di tutto, con poco lavoro e sa come sono pagate le donne; il figliuolo poi meno che mai... sono in tanti oggi!Maria.— E sì che è svelto la sua buona parte!Bonav.— Che mestiere fa il vostro figliuolo?Nanni.— Fa il giornalista.Bonav.— Caspita! se ha dell'ingegno...Nanni.— Ingegno? Se lo sentisse come strilla!Bonav.— Ah! È della sinistra?Nanni.— Oh lui va a sinistra e a destra... pur di far quattrini!Bonav.— Ah! bene! bene! E voi, bella ragazza, quando vi maritate?Fior.— Oh sì giusto! Chi lo sa più quando!Bonav.— Allora, caro Nanni, perchè non la collocate come vi ho detto io?Nanni.— Senti, Renza, questo signore; se tu volessi fare la cameriera a sua moglie...Fior.— Ha moglie?Bonav.— Sì... Avreste trenta lire al mese, più lo spogliodei vestiti, le mancie di capo d'anno, dei pranzi, e via dicendo...Maria.— Davvero?Fior.— Ma io non ho il piacere di conoscerlo...Nanni.— Con una parola lo faccio conoscere subito: è un cavaliere!Bonav.— Bonaventura, qui vicino, sul canto.Nanni.— E un cavaliere Bonaventura non può recarti che fortuna...Fior.— Può essere; ma io non posso lasciare la mamma in quello stato.Bonav.— Oh! la vedrete quando vorrete... Voi piacete a mia moglie... Vi ha vista più volte dalla finestra... In casa mia, non faccio per dire, starete bene: c'è poco da fare, e mia moglie è sempre fuori di casa...Maria.— O figliuola mia, ma è la provvidenza che te lo manda!Nanni.— È come se tu avessi guadagnato un terno!Fior.— Il signore è anche troppo buono per quello che so fare io... (Eppure sento una ripugnanza!)Nanni.— Per me ti lascio libera, non ti dico una parola; tu sai in che miseria ci troviamo..... Fa come ti pare: tua madre ha bisogno di essere nutrita bene, tuo fratello di essere vestito, ed io non posso lavorare perchè sono senza pelle!Fior.— Ma che dirà Luigi?Nanni.— Che ha da dire? Saresti a due passi e lo vedresti ogni giorno egualmente; ma fa come ti pare... Pensa però che fra quindici giorni il padrone di casa ci dà lo sfratto...Maria.— Che dici tu mai? Oh! Nanni! Nanni!Nanni.— Ora è inutile il tuo Nanni, Nanni... Tu fai quello che ti pare: fame, freddo, fuori di casa, e senza pelle... sei in libertà!...Fior.— Avrei voluto dir prima una parola a Luigi; ma egli non può disapprovare che io colga una così buona occasione di essere utile alla famiglia...MariaeNanni. — Non può!Fior.— E allora accetto e vi ringrazio.Maria.— Che tu sia benedetta!Nanni.— L'è buona come un marzapane! È mia figlia!Bonav.— Poverina! Stava lì tutto il giorno ad agucchiare, a guastarsi le mani, a rompersi il petto... Ma io vado subito ad avvertire mia moglie: voi intanto preparatevi, e allegra, che d'or innanzi, non vi dico altro, sarete contenta in tutto... e via dicendo(via dal fondo).Fior.— Non vi posso nascondere che sto in una certa apprensione: ha un certo modo di guardarmi quel signore!Nanni.— Sguardo da cavaliere!Maria.— Ah! un'idea... aspetta... Sai, la merciaia? lei conosce mezza la città e mi saprà dire, non dubitare, se sono o no gente di garbo... O poveretta me, appena mi reggo ritta... e che brividi... con quel vento strapazzone!Fior.(aiutandola a coprirsi). — Par fatto apposta... Coraggio, mamma!(Maria esce dal fondo). Sei contento ora, babbo?Nanni.— Ed io contenterò anche te... Già, giocare non gioco più, te lo giuro. Tu ricordati intanto di mandar giù di cucina il più che potrai. È l'appetito che ci fa rabbiosi, sai: manda giù della roba che ci faccia la bocca dolce e poi vedrai!Fior.— Vado a mettere insieme quel po' di biancheria... Ah! purchè Luigi sia contento!(via dalla destra).Nanni.— Oh perchè non ha da essere contento anche lui? Trenta lire al mese; poco alla volta si paga la pigione, si leva dal Monte la nostra roba. Io, un paio di lire e anche tre al giorno me le guadagno... perchè se una volta con una lira codina si desinava, bisogna anche dire che a guadagnarla ci voleva poco meno che la giornata... Oreste se lo piglia Andrea; la mia Maria appena vede le cose avviate un po' per bene, la guarisce subito, e lavora e guadagna anche lei. E io moriva di fame! Ah! maledetto sia il giorno in cui mi ficcai in testa quel gioco scellerato!SCENA VII.BOBIdal fondo, col solito paniere.Detto.Bobi(fuori di scena). — Bollente!Nanni.— Accidenti anche a te! Ma venga; mi trova dispostoa riceverlo! S'io avessi lavorato tutte le ore che mi ha fatto perdere quel poltrone, non sarei ridotto a questo punto(si pone al deschetto e lavora).Bobi.— Ohe! Nanni, gran novità, sai!Nanni(senza badargli seguita a lavorare).Bobi.— Ti ricordi, Cecco l'arrotino? Ebbene, venerdì scorso, mentre stava cenando, che è, che non è, sua moglie gli casca fredda stecchita in terra! Ma guarda che cosa vuol dire nascere colla camicia! Un altro intanto si sarebbe disperato o sarebbe andato all'osteria... lui invece va dritto al botteghino del lotto e gioca il numero del colpo, l'età della moglie e il giorno della sua morte. Ma o fosse stralunato da quel che era successo o pensasse troppo alla vincita, fatto sta che invece di dare al botteghino un cavurrino, gli lascia bell'e intero un foglio da venti, e il Ricevitore gli mette un biglietto da venti sul terno.Nanni(crolla le spalle, ma rallenta il lavoro). — Me ne importa assai!Bobi.— Il giorno dopo, sabato, Cecco guarda la polizza e s'accorge soltanto allora di aver giocato venti lire!... Spaventato, corre qua e là per trovare qualcheduno che glie la pigliasse; ma sì! ebbe un bel cercare, non la potè vendere a nessun prezzo... Figurati come si limava dentro! Ma qui viene il buono: all'ora dell'estrazione va in piazza, e...Nanni.— Eh?...Bobi.— Vede tirar fuori uno dopo l'altro i suoi tre numeri!Nanni.— Gesummaria!... Ma che me ne importa? Tanto io non gioco più(si rimette a lavorare).Bobi.— A me lo vuoi dare ad intendere? Sai quanto ha vinto l'arrotino?Nanni.— Quanto?Bobi.— Centomila lire!Nanni.— Caspita!... se le goda!Bobi.— No, che non se le gode, perchè dalla consolazione gli ha dato volta il cervello.Nanni.— Che grullo! Ma a me che importa? Non gioco più.Bobi.— Non ti credo.Nanni.— Senti, stanotte mia moglie ha sognato sua madrebuon'anima che si può dire le portava i numeri e io non li gioco, non li gioco, capisci?Bobi.— Dio, se sortissero!Nanni.— Ma che sortissero! se c'ho la maledizione! Se in trent'anni non ho mai guadagnato un terno!Bobi.— E se ti toccasse di vederli sortire senza averli giocati? C'è da morire d'accidente!Nanni.— Non li guarderò, non lo saprò e così non me ne importerà nulla.Bobi(carezzevole). — Nanni...Nanni(sempre sulle sue). — Lasciami lavorare. Va via.Bobi.— Raccontami il sogno di tua moglie, e io vado via subito. E se vinco, il terzo.Nanni.— Bobi, se non te ne vai, ti mando io!Bobi.— O mondo cane! Se non vuoi giocare, padrone; ma rifiutare poi di guadagnare senza rimetterci altro che due parole, questa davvero non la posso mandar giù!Nanni(si alza e scende con Bobi alla ribalta). — Ebbene, senti, e poi vattene all'inferno te, il sogno e il giuoco e chi lo ha inventato. Mia moglie sognò dunque che la sua mamma morta or sono tanti anni, la svegliava...Bobi(tira fuori un libro unto e stracciato e lo consulta rapidamente). — Un momento, un momento. La madre morta... e la figlia che dorme... due numeri... tredici e diciotto...Nanni.— Uno solo: la figliuola svegliata dalla mamma, ventisette; la so a memoria io la cabala...Bobi.— Ma prima di essere svegliata, dormiva... diciotto.Nanni.— Allora prima di dormire sbadigliava, lavorava, mangiava e discorreva... Che bestia!Bobi.— Sei tu una bestia! Che t'importa se non giochi più?Nanni.— È vero, ma la cabala non si consulta in quel modo.Bobi.— Ma neanche nel consultare la cabala ci ha da essere un po' di libertà?! Dunque tredici e diciotto.Nanni.— Ventisette.Bobi.— Io giocherò il tredici e il diciotto.Nanni.— E sortirà il ventisette.Bobi.— Come ti pare. Avanti.Nanni.— La sveglia, come ho detto, e le dice con una voce che va al cuore... cinquantadue...Bobi.— Al cuore o ai piedi, tira via!Nanni.— Figlia mia, se tu hai costanza...Bobi.— Costanza? aspetta... costanza... ca... ca... che... chi... co... cu... costanza non c'è.Nanni.— Costanza vuol dire forza, coraggio... trentanove.Bobi.— Sarà, sebbene io che ho la costanza di non far nulla, non abbia mai avuto coraggio di far qualcosa... Ma via, tiriamo di lungo...Nanni.— Se hai costanza, vedrai ancora la fortuna in casa tua, nella tua famiglia... settantotto...Bobi.— Un momento, un momento: ha detto casa o famiglia?Nanni(stizzito). — Quando la smetti? Una o l'altra non capisci che qui torna lo stesso, testa di ciuco?!Bobi.— Nossignore, la casa bisogna giocare, la casa!Nanni(in collera). — La famiglia, che tu sia maledetto, perchè casa non ne abbiamo!Bobi.— O questa casa, perdindediana, non è tua pagando la pigione?Nanni(sulle furie). — No, perdinderindella, perchè la pigione non l'ho mai pagata!SCENA VIII.MARIAdal fondo.Detti.Maria.— Senti, Nanni... La merciaia mi ha detto che per ricchi sono ricchi, ma che non si sa come abbiano fatto i quattrini; peggio che il cavaliere è un certo donnaiuolo...Nanni.— Fiorenza saprà tenerselo alla larga, io spero!Maria.— Sì, ma che diranno Luigi, Andrea?Bobi.— To', Andrea non lavora appunto pel cavaliere? Perchè non potrà lavorare la vostra figliuola?Nanni.— E poi essa sarebbe la cameriera di sua moglie, l'ha detto lui!Bobi.— Quanti scrupoli! La figliuola ha già detto di sì;dunque non state a disgustare quei signori, che delle ragazze ne troveranno cento... Mancano ragazze!Maria.— Non mancano, ma come la nostra figliuola non molte.Bobi.— Sapete quello che avete a fare? Provi. (Si comincia sempre per provare!)Nanni.— Tu parli d'oro... la provi per un mese...Bobi.— Bravo, un mese... (n'avanza).SCENA IX.FIORENZAdalla sinistra con un involto.Detti.Fior.— Mamma, che t'ha detto la merciaia di quel signore?Nanni.— Che è un riccone sfondato... ed è proprio cavaliere, sai.Fior.— Ma la famiglia?Maria.— È gente amante dei divertimenti,guà! Ma tu non sei più una bambina; sai quel che è bene e quel che è male, e se anche ti potessero dare un esempio meno buono...Nanni.— Ma che le vai cantando? Tu non pensare che a fare il tuo dovere e non stare a ragionare.Bobi.— Lasciar dire e lasciar fare: ecco il modo di contentare la padrona e il padrone.Fior.— Insomma, voi siete contenti, non avete sospetti, non avete paure?Maria.— Siamo sicuri di te, e poi sei a due passi di casa.Nanni.— Io non dico che una parola: fatti rispettare veh! figliuola di un ciabattino, ma onesta!Bobi.— (E via dicendo...) Ecco l'amico: fatti pagare il mese anticipato.Nanni.— Questa è una buona idea!Bobi.— Non sono le idee che mi mancano, sono i quattrini.SCENA X.BONAVENTURAdal fondo seguito daORESTE.Detti.Bonav.(fuori). — Eh! non mi seccare!Oreste(come sopra). — È l'ultimaOpinione, e se non la piglia, la resta senza!Bonav.(comparendo dal fondo mentre minaccia Oreste colla mazza). — La finisci una volta, rompiscatole?Oreste(gridando). — Babbo, mamma! bastona la stampa, lui!Bonav.— Non bastono nessuno... Non sapeva che fosse il vostro figliuolo: avevate detto che faceva il giornalista...Nanni.— O non vende i giornali?Bonav.— Non è la stessa cosa; ma se sapeva che era vostro figliuolo... figuratevi!Nanni.— Oh! bravo, signor cavaliere, lo pigli lei sotto la sua protezione... Tu, soffiati il naso...Fior.— E levati il berretto.Bonav.(ad Oreste). — Dammi intanto qualche giornale(gli dà qualche moneta).Oreste.— Si lasci servire che ormai l'avventore lo conosco a prima vista... Se porta gli occhiali gli dola Nazione; se ha la barbail Diritto; se ha il cappello Lobbia gli dola Riforma; è caporale della Guardia nazionale? subitoil Popolo; a lei cavaliere, eccol'Opinione.Bonav.— Quale?Oreste.—Opinioninon ce n'è che due, quella delle sette e quella delle undici della mattina; dopo desinare opinioni non ce n'è più!Bonav.— Ah! Ah! Grazioso monello!Oreste.— Ehi! babbo, guarda che cosa ti ho portato per la pipa...Fior.— Butta via quella roba!Oreste.— Oh guarda cheristocratica! non vuole che io raccatti le cicche!Fior.— I ragazzi per le strade non imparano nulla di buono, e sarebbe un gran bene che potessimo fargli imparare un mestiere.Bonav.— Guarderò di farlo entrare io aMontedomini.Oreste.— AMontedomini, io? Cuccù! Non voglio stare rinchiuso; la stampa è libera... (Gli è più noioso di unvelocipite!)Bonav.— Farò qualche cosa per lui, non dubitate.Oreste.— La faccia subito: un pezzo di quel saprabitone tanto lungo, che mi faccia una giacchetta...Maria.— Quando la smetti?Bobi(che da un pezzo saluta Bonaventura inosservato). — Signor cavaliere, mi raccomando!Bonav.— Ah! siete voi!Bobi.— Sissignore, sempre io... per quell'impiego... seduto!...Bonav.— Ci penseremo... Bella ragazza, siamo all'ordine?Fior.— Eccomi bell'e pronta, signor cavaliere... Dunque, caro babbo...Nanni.— Un momento; signor cavaliere, scusi: le trenta lire me le pagherà prima o dopo il mese? Lo domando per curiosità, mica per altro...Bonav.— Per me ve le do anche subito(trae di tasca il portafogli).Maria.— Scusi, sa; mio marito senza pelle non può lavorare.Fior.— Non ne so bene il motivo, ma non sono contenta...(vede Luigi)Luigi! È il cielo che me lo manda!(gli va incontro al fondo).SCENA XI.LUIGIdal fondo.Detti.Fior.— Gran novità sapete? Vado a fare la cameriera in casa del cavaliere, se voi siete contento.Luigi.— In casa del cavaliere, voi? No davvero! Ma è possibile che vostro padre, vostra madre...Nanni.— Che cosa c'è?(a Bonaventura)La conti... la conti pure.Bonav.— Che cosa dice quel giovanotto?Nanni.— Nulla... nulla... La conti, cavaliere, la conti.Bonav.— No; non voglio impicci e desidero di sapere che cosa voglia quel giovane.Luigi.— Non voglio che Fiorenza, la mia fidanzata, metta il piede in casa sua, l'ha capito?Nanni.— Come? Voi non volete, voi? Ah! matto!Bonav.— Lasciamo stare...(rintascando il portafogli)Io non voglio scene...Nanni.— (Maledetto un ciuco!) Ma qui padrone sono io, e mi meraviglio che voi veniate in casa mia a parlare di voglio, o non voglio...Luigi.— Nanni, non mi fate dir altro... E lei si levi quattro passi dai contorni delle scarpe, se non vuole che la buona ventura gliela dia io!...Bonav.— A me? a me?Luigi.— A lei, sì, com'è vero che mi chiamo Luigi...Nanni.— O figliaccio!... Voglio vedere se qui non sono padrone io! Signor cavaliere, avanti; qua Fiorenza, e tu levati di sulla porta.Luigi.— No, Nanni, voi non dovete, non potete buttare la mia Fiorenza nella sua casa!Nanni.— Via, o fo uno sproposito!Luigi.— Allora provatevi!...Fior.eMaria(gridando e cercando di separarli). — No! No!Bobi(salito sul letto dietro il paravento). — Aiuto! soccorso!Oreste(contentissimo). — Si picchiano! Si picchiano!SCENA XII.ANDREAdal fondo.Detti.Andr.— Sei tu, Gigi, la causa di tutto questo chiasso?Nanni.— È un prepotente!Bobi.— È un codino!Bonav.— È un villano! Mi ha perduto il rispetto, e voi Andrea mi farete dare una soddisfazione.Andr.— Tu te li sei meritati questi titoli?Luigi.— Già, perchè voglio impedire alla mia Fiorenza di andare a fare la cameriera al signore.Bonav.— Ditelo voi che mi conoscete se io merito questo insulto.Andr.(a Nanni). — Qui ci dev'essere qualche equivoco. Voi siete contento che la vostra figliuola vada col cavaliere?Nanni.— Anche su questo ci trovereste a ridire?Andr.— Ma voi sapete bene dove la vada?Nanni.— Io so che voi vi occupate un po' troppo dei fatti miei!Andr.— Così rispondete ad un amico? Allora Gigi ha fatto benone.Nanni.— Che? Voi gli date ragione, qui, in casa mia?Andr.— Dal momento che voi perdete la ragione, bisogna ringraziare Iddio che l'abbia mio figlio!Bonav.— Ah! il torto l'ho io di avervi fatto guadagnare dei quattrini a voi!Andr.— Ma gli è appunto perchè ho lavorato in casa sua, che so di qual piede la zoppica, e non permetterò mai che questa giovine, finchè è fidanzata del mio figliuolo, oltrepassi la sua soglia.Bonav.— Non sono il cavalier Bonaventura se non ve la faccio pagar cara e salata!Andr.— A me, lei? Vecchio sudicione!Bonav.(levando la mazza). — Mascalzone!Luigi.— A mio padre?(abbranca Bonaventura che lascia cadere la mazza e va a buttarlo fuori della porta in fondo).Bobi(raccolta subito la mazza di Bonaventura, la nasconde inosservato sotto l'abito).Nanni.— A noi due!(vuol prendere un ferro sul deschetto per avventarsi sopra Andrea — le donne strillando vi si oppongono, e Nanni si appiglia a buttare addosso agli altri tutte le ciabatte che trova attorno al deschetto istesso, mentre il sipario cala rapidamente).FINE DELL'ATTO SECONDO.
NANNIentra dal fondo —MARIAdorme sul lettuccio dietro il paravento — Sul tavolo, qualche pannolino da cucire, per Fiorenza.
Nanni.— Messo fuori dal padrone di casa col pretesto che non pago la pigione! Maledetto chi ha inventato lui e la pigione! Ma intanto mi butteranno sul lastrico colla moglie malata!(guarda dietro il paravento)S'è sdraiata sul letto d'Oreste... e la dorme, meno male! Quando saprà che la pigione, invece di portarla al padrone, l'ho portata al botteghino! Che respiro affannoso! Dormi, dormi, povera Maria!... Almeno il sonno è tutt'uno pei ricchi e pei poveri...(scende)Fiorenza non c'è... Che cosa faccio ora? Denari, manco un centesimo; al caffè punto credito; all'osteria un monte di debiti... No, in tutto il mondo non c'è un uomo più crocifisso di me! Qui da vendere, da impegnare... piazza pulita! Che Andrea abbia ragione? Egli sta bene, ha tutto il necessario... mentre io! E se andassi da lui?... No, mi ha mortificato in faccia a tutti. Alla fin fine se ho dato fondo ad ogni cosa fu per vantaggio della mia famiglia. Oh! sicuro, se non le volessi bene... se la maltrattassi... Ma ho bastonato una sola volta, che è così poco, la moglie io?... Ho dato cattivo esempio ai figliuoli? Ho rubato, ho ammazzato? Io!! Li lasciavo patir la fame: ma torti, per diana, non ne ho fatti mai!...
Maria(dietro il paravento). — Renza... Renza...
Nanni.— Non è tornata ancora...
Maria.— Sei tu, Nanni?
Nanni.— Sono io. Che cosa vuoi?
Maria.— Vorrei uscire... Sai che sopra mi aspettano...
Nanni.— Stai meglio?
Maria.— Meglio o peggio, bisogna pure che ci vada.
FIORENZAdal fondo, con una tazza coperta, che va a deporre sul tavolo.Detti.
Nanni.— Ecco Renza... La mamma t'aspetta.
Fior.— Eccomi...(a Nanni sottovoce)Sai che i pigionali di sopra mi hanno detto che non possono fare senza di una donna di servizio nemmeno un giorno, e che la mamma, perchè è malata, non la vogliono più? Ed oggi era appunto il giorno della sua mesata!
Nanni.— (E non sa della casa!)(si avvia al fondo).
Fior.— Dove vai ora?
Nanni.— Vado a cercarmi del lavoro.
Fior.— Babbo... lo dici per davvero?
Nanni.— Quante volte m'hai già trovato bugiardo?
Fior.— Oh! scusa, e tieni un bacio, ma proprio di cuore per me e per la mamma!
Nanni(commosso). — Ma che!... lasciami andare... aiuta la mamma a vestirsi. (Ah! mi ha pur fatto bene quel bacio della mia figliuola. È tanto buona, mi vuol tanto bene! Sì, voglio mutar vita... e il lotto... all'inferno...! Sicuro, non giocherò più... mai... nemmeno una volta all'anno... lo giuro sulla mia testa!)(via dal fondo).
Fior.(scende con Maria presso il tavolo). — Lascia che ti copra per bene... fa tanto freddo oggi.... Tu hai ancora la febbre... Ora eccoti un po' di brodo che mi ha dato per te quella famiglia di sopra.... Bevi, ora che è caldo, e siedi.
Maria.— Che bene mi fa questo brodo... mi abbraccia proprio lo stomaco!... Se non l'avevo, non le avrei potuto salire tutte quelle scale.
Fior.— Oggi non ci andrai... Non ti reggi ritta!
Maria.— Ma se mi licenziassero?
Fior.— Ho già detto che sei malata, e che se mi resta un ritaglio di tempo salirò io... Ora sta tranquilla... Io spero ancora, se è vero che il babbo si rimetta a lavorare proprio di buzzo buono!...(siede e si pone a cucire).
ORESTEdal fondo coi giornali.Detti.
Oreste.— Mamma, dammi da mangiare... Che c'è del brodo oggi?
Fior.— Questo è per la mamma malata...
Oreste.— Anch'io sono malato e della peggio malattia!
Maria.— E di che?
Oreste.— Di miseria, di fame, di freddo..... Senti che mani, bambina.
Fior.— Ah! non mi toccare! Se tu lavorassi con Luigi, almeno non avresti freddo.
Oreste.— Ma avrei più fame... Oh datemi da mangiare che non n'ho vendute che due dozzine.
Fior.— Guarda là nell'armadio, c'è del pane.
Oreste(dopo aver preso del pane nell'armadio, scendendo, alla madre). — Pane... pane... Mamma, io vedo che nei tuoi pater noster tu non chiedi mai altro che il pane quotidiano... Se tu chiedessi anche un po' di stufatino quotidiano?
Maria.— Spicciati... due dozzine sono poche a quest'ora.
Oreste(mangiando). — Come si fa? Fa un freddo che cascan le code ai cani! Vento... acqua... tutti corrono... e nessuno si ferma... Aveva un bel gridare:La Nazione! per due soldila Nazione!Il Popolo! per un soldoil Popolo!Il Diritto!La Riforma!Il Corriere!L'Asino!Il Lampione!L'Italie!L'Opinionedella mattina!L'Opinione nazionale! Tutte a un soldo leopinioni! Ma sbraitava inutilmente! Perchè la gente si fermasse, strillavo: signori, la mia opinione è che lei prenda il popolo, salga sull'asino, accenda il lampione e via diritto per l'Italia a cercare una riforma che faccia per la nazione! Tutto fiato buttato via! Pareva che non avessi da vendere che laGazzetta Ufficiale! Ah! così mi fate? al partito estremo!
Maria.— Non farmi altre birbonate, sai...
Oreste.— Ma che birbonate! Guardai di qua... di là... non ci fossero guardie... e poi:legghino, signori, quell'uomo che uccise la moglie e nove figliuoli!
Maria.— Oh che orrore!
Fior.— E dove è mai successo?
Oreste.— Ma che successo! Le s'inventan noi! E n'ho subito venduti quattro o cinque... e via ad un altro canto... Sentano, signori, un Ministro... che mangia!.. e subito altri tre o quattro...
Fior.— Perchè inventi queste brutte cose?
Oreste.— Perchè, cara mia, i giornali quando non sono pieni di birbonate e di disgrazie non si vendono.
Fior.— Mi pare che dovrebbe essere il rovescio.
Oreste.— Eppure è così. Un uomo che si butti nel fuoco per salvare una persona? Me ne importa assai!... Ma la porcheria e l'assassinio? Eh! io so come l'hanno avvezzato il pubblico! Ama la carne sanguinosa come le bestie del giardino... teologico!
Maria.— Vai ora, non perder tempo...
Oreste.— Oggi poi non ho da inventar nulla... Ce n'è due!Legghino, signori,(avviandosi)un prete che sposò la figliuola...(fermatosi, alla sorella:)non sarà vero, ma c'è scritto, e siccome c'è di mezzo un prete, tutti lo credono...(ad alta voce:)Un prete che sposò la figliuola...(a Fiorenza:)Senti...(ad alta voce:)e il nuovo romanzo in appendice: Le notti delle tre messicane!(via dal fondo)delle tre messicane, signori!
Fior.— E dicono che i giornali si fanno per educare il popolo... Sarà, ma qualche volta mi pare che sarebbe meglio non saper leggere... O Luigi, siete ancora vivo?
LUIGIdal fondo.Detti.
Maria.— Vi lasciate vedere alla fine!
Luigi.— Che volete, c'è molto lavoro in bottega, e poi mio padre, da quel giorno benedetto, è un po' ingrugnato...
Fior.— Vostro padre ha ragione, pur troppo!
Luigi.— Ma io vi voglio sempre bene, e prima o poi avete ad esser mia...
Fior.— Speriamolo... Ma badate a non disgustarlo... Se smettesse di darmi lavoro!
Maria.— Dio guardi!
Luigi.— Mio padre non è uomo da fare queste cose. Grida, predica, ma ha un cuore così. Ora è andato in casa d'un cavaliere qui vicino e non tornerà tanto presto... E Nanni?
Maria.— Dopo quel colpo terribile non ride più... Oh! è una cosa che fa pietà l'idea fissa di quell'uomo!.. Alle volte pare anche a me che debba fare una bella vincita.
NANNIdal fondo inosservato.Detti.
Maria.— S'egli vincesse almeno un terno!(Nanni si arresta sulla soglia). E io ci penso tanto, malgrado mio, che questa notte istessa, guardate, io ho fatto un sogno proprio sul serio... un sogno così curioso... che se avessi denari, questa volta, per questa volta sola, giocherei anch'io.
Fior.— Non ci mancherebbe altro!
Luigi.— Oh! per una volta! Diteci il vostro sogno, e poi me ne vado.
Maria.— Io ho sognato che la buon'anima di mia madre, entrata in questa stanza, mentre io dormiva, mi svegliò...
Nanni.— (Ventisette).
Maria.— E mi disse con una voce che andò al cuore...
Nanni.— (Cinquantadue).
Maria.— Figliola mia, se tu hai costanza vedrai che la fortuna verrà a picchiare anche all'uscio di casa tua... e poi sparì!
Nanni.— (Trentanove e settantotto)(assorto, scende al deschetto e, inosservato, segna col gesso i numeri).
Fior.— Ebbene? Che vuol dire? Che tu hai la febbre, nient'altro... Zitti, il babbo!
Nanni.— (Numeri di morti!... che tentazione... ma no... non gioco più!)
Luigi.— Ah! Io me ne torno a bottega... Buon giorno, Nanni.
Nanni.— Buon giorno.
Luigi(alle donne). — A rivederci(via dal fondo).
Fior.— A rivederci, Luigi.(a Nanni)E non l'hai trovato il lavoro?
Nanni.— Nessuno mi ha voluto dare un pezzetto di cuoio. Ora che sei senza pelle, lavora Nanni!
Fior.— Non sei andato da Andrea?
Nanni.— Che Andrea!
Fior.— Per oggi del lavoro ne hai ancora, mi pare...
Nanni.— Sì, una risuolatura già pagata!
Maria.— Ah! Come si fa ora?
Nanni.— Sarebbe meglio guardare se ci fosse qualche cosa in casa.
Maria.— Ormai non ci son più neanche le coperte del letto! Ma zitto che c'è la mesata dei pigionali di sopra.
Fior.— Senti...
Nanni.— A che serve far misteri? Sei licenziata.
Maria.— Ah! povera me che ci avevo fatto assegnamento sopra quelle sei lire!(piange).
Fior.— Mamma, mi fai un bel coraggio! E voi c'era una gran necessità di dirglielo subito!
Nanni(sentendo venir gente). — Silenzio! Quel signore, il cavaliere...(si pone a lavorare). (Chi sa che vedendola piangere non s'intenerisca e mi snoccioli qualche acconto sulle risuolature di là da venire!)
Fior.— Mamma, asciugati gli occhi...
BONAVENTURAcon una mazza che ha il pomo d'oro, più azzimato del solito, dal fondo.Detti.
Bonav.— Si può? Buon giorno, spose...
Fior.— Sì, davvero!
Nanni.— I suoi stivaletti non ho potuto ancora accomodarli, ma fra un paio d'ore saranno in ordine.
Bonav.— Non importa... Quella è la moglie?
Nanni.— Dicono.
Maria.— Per servirla. S'accomodi.
Bonav.— Mezza malata mi pare...
Maria.— Ho la febbre... ma come è venuta se ne andrà!
Bonav.— Male, male!... Bisognerebbe sentire un medico, pigliare le sue ordinazioni...
Maria.— Eh! Il medico, il medico! So io quel che ci vorrebbe!
Bonav.— Un cibo più sostanzioso... buona carne... buoni brodi... Badate che colle febbri non si scherza...
Fior.— Povera mamma!
Bonav.— Capisco... i tempi sono così cattivi... poco lavoro... tante tasse...
Nanni.— Oh! per le tasse... a dirle la verità, ne discorro anch'io... ma quanto poi a pagarle... sfido l'esattore a pigliarmi la croce d'un quattrino! Dica piuttosto che ora tutto costa un occhio...
Bonav.— E le pigioni? Un orrore!
Nanni.— A me lo dice? Io ho tanta paura della scadenza che non ci penso mai!... Ma a parte lo scherzo, sono davvero brutti momentacci questi per me: la moglie, la vede, un'ombra; la figliuola che pure non faccio per dire sa far di tutto, con poco lavoro e sa come sono pagate le donne; il figliuolo poi meno che mai... sono in tanti oggi!
Maria.— E sì che è svelto la sua buona parte!
Bonav.— Che mestiere fa il vostro figliuolo?
Nanni.— Fa il giornalista.
Bonav.— Caspita! se ha dell'ingegno...
Nanni.— Ingegno? Se lo sentisse come strilla!
Bonav.— Ah! È della sinistra?
Nanni.— Oh lui va a sinistra e a destra... pur di far quattrini!
Bonav.— Ah! bene! bene! E voi, bella ragazza, quando vi maritate?
Fior.— Oh sì giusto! Chi lo sa più quando!
Bonav.— Allora, caro Nanni, perchè non la collocate come vi ho detto io?
Nanni.— Senti, Renza, questo signore; se tu volessi fare la cameriera a sua moglie...
Fior.— Ha moglie?
Bonav.— Sì... Avreste trenta lire al mese, più lo spogliodei vestiti, le mancie di capo d'anno, dei pranzi, e via dicendo...
Maria.— Davvero?
Fior.— Ma io non ho il piacere di conoscerlo...
Nanni.— Con una parola lo faccio conoscere subito: è un cavaliere!
Bonav.— Bonaventura, qui vicino, sul canto.
Nanni.— E un cavaliere Bonaventura non può recarti che fortuna...
Fior.— Può essere; ma io non posso lasciare la mamma in quello stato.
Bonav.— Oh! la vedrete quando vorrete... Voi piacete a mia moglie... Vi ha vista più volte dalla finestra... In casa mia, non faccio per dire, starete bene: c'è poco da fare, e mia moglie è sempre fuori di casa...
Maria.— O figliuola mia, ma è la provvidenza che te lo manda!
Nanni.— È come se tu avessi guadagnato un terno!
Fior.— Il signore è anche troppo buono per quello che so fare io... (Eppure sento una ripugnanza!)
Nanni.— Per me ti lascio libera, non ti dico una parola; tu sai in che miseria ci troviamo..... Fa come ti pare: tua madre ha bisogno di essere nutrita bene, tuo fratello di essere vestito, ed io non posso lavorare perchè sono senza pelle!
Fior.— Ma che dirà Luigi?
Nanni.— Che ha da dire? Saresti a due passi e lo vedresti ogni giorno egualmente; ma fa come ti pare... Pensa però che fra quindici giorni il padrone di casa ci dà lo sfratto...
Maria.— Che dici tu mai? Oh! Nanni! Nanni!
Nanni.— Ora è inutile il tuo Nanni, Nanni... Tu fai quello che ti pare: fame, freddo, fuori di casa, e senza pelle... sei in libertà!...
Fior.— Avrei voluto dir prima una parola a Luigi; ma egli non può disapprovare che io colga una così buona occasione di essere utile alla famiglia...
MariaeNanni. — Non può!
Fior.— E allora accetto e vi ringrazio.
Maria.— Che tu sia benedetta!
Nanni.— L'è buona come un marzapane! È mia figlia!
Bonav.— Poverina! Stava lì tutto il giorno ad agucchiare, a guastarsi le mani, a rompersi il petto... Ma io vado subito ad avvertire mia moglie: voi intanto preparatevi, e allegra, che d'or innanzi, non vi dico altro, sarete contenta in tutto... e via dicendo(via dal fondo).
Fior.— Non vi posso nascondere che sto in una certa apprensione: ha un certo modo di guardarmi quel signore!
Nanni.— Sguardo da cavaliere!
Maria.— Ah! un'idea... aspetta... Sai, la merciaia? lei conosce mezza la città e mi saprà dire, non dubitare, se sono o no gente di garbo... O poveretta me, appena mi reggo ritta... e che brividi... con quel vento strapazzone!
Fior.(aiutandola a coprirsi). — Par fatto apposta... Coraggio, mamma!(Maria esce dal fondo). Sei contento ora, babbo?
Nanni.— Ed io contenterò anche te... Già, giocare non gioco più, te lo giuro. Tu ricordati intanto di mandar giù di cucina il più che potrai. È l'appetito che ci fa rabbiosi, sai: manda giù della roba che ci faccia la bocca dolce e poi vedrai!
Fior.— Vado a mettere insieme quel po' di biancheria... Ah! purchè Luigi sia contento!(via dalla destra).
Nanni.— Oh perchè non ha da essere contento anche lui? Trenta lire al mese; poco alla volta si paga la pigione, si leva dal Monte la nostra roba. Io, un paio di lire e anche tre al giorno me le guadagno... perchè se una volta con una lira codina si desinava, bisogna anche dire che a guadagnarla ci voleva poco meno che la giornata... Oreste se lo piglia Andrea; la mia Maria appena vede le cose avviate un po' per bene, la guarisce subito, e lavora e guadagna anche lei. E io moriva di fame! Ah! maledetto sia il giorno in cui mi ficcai in testa quel gioco scellerato!
BOBIdal fondo, col solito paniere.Detto.
Bobi(fuori di scena). — Bollente!
Nanni.— Accidenti anche a te! Ma venga; mi trova dispostoa riceverlo! S'io avessi lavorato tutte le ore che mi ha fatto perdere quel poltrone, non sarei ridotto a questo punto(si pone al deschetto e lavora).
Bobi.— Ohe! Nanni, gran novità, sai!
Nanni(senza badargli seguita a lavorare).
Bobi.— Ti ricordi, Cecco l'arrotino? Ebbene, venerdì scorso, mentre stava cenando, che è, che non è, sua moglie gli casca fredda stecchita in terra! Ma guarda che cosa vuol dire nascere colla camicia! Un altro intanto si sarebbe disperato o sarebbe andato all'osteria... lui invece va dritto al botteghino del lotto e gioca il numero del colpo, l'età della moglie e il giorno della sua morte. Ma o fosse stralunato da quel che era successo o pensasse troppo alla vincita, fatto sta che invece di dare al botteghino un cavurrino, gli lascia bell'e intero un foglio da venti, e il Ricevitore gli mette un biglietto da venti sul terno.
Nanni(crolla le spalle, ma rallenta il lavoro). — Me ne importa assai!
Bobi.— Il giorno dopo, sabato, Cecco guarda la polizza e s'accorge soltanto allora di aver giocato venti lire!... Spaventato, corre qua e là per trovare qualcheduno che glie la pigliasse; ma sì! ebbe un bel cercare, non la potè vendere a nessun prezzo... Figurati come si limava dentro! Ma qui viene il buono: all'ora dell'estrazione va in piazza, e...
Nanni.— Eh?...
Bobi.— Vede tirar fuori uno dopo l'altro i suoi tre numeri!
Nanni.— Gesummaria!... Ma che me ne importa? Tanto io non gioco più(si rimette a lavorare).
Bobi.— A me lo vuoi dare ad intendere? Sai quanto ha vinto l'arrotino?
Nanni.— Quanto?
Bobi.— Centomila lire!
Nanni.— Caspita!... se le goda!
Bobi.— No, che non se le gode, perchè dalla consolazione gli ha dato volta il cervello.
Nanni.— Che grullo! Ma a me che importa? Non gioco più.
Bobi.— Non ti credo.
Nanni.— Senti, stanotte mia moglie ha sognato sua madrebuon'anima che si può dire le portava i numeri e io non li gioco, non li gioco, capisci?
Bobi.— Dio, se sortissero!
Nanni.— Ma che sortissero! se c'ho la maledizione! Se in trent'anni non ho mai guadagnato un terno!
Bobi.— E se ti toccasse di vederli sortire senza averli giocati? C'è da morire d'accidente!
Nanni.— Non li guarderò, non lo saprò e così non me ne importerà nulla.
Bobi(carezzevole). — Nanni...
Nanni(sempre sulle sue). — Lasciami lavorare. Va via.
Bobi.— Raccontami il sogno di tua moglie, e io vado via subito. E se vinco, il terzo.
Nanni.— Bobi, se non te ne vai, ti mando io!
Bobi.— O mondo cane! Se non vuoi giocare, padrone; ma rifiutare poi di guadagnare senza rimetterci altro che due parole, questa davvero non la posso mandar giù!
Nanni(si alza e scende con Bobi alla ribalta). — Ebbene, senti, e poi vattene all'inferno te, il sogno e il giuoco e chi lo ha inventato. Mia moglie sognò dunque che la sua mamma morta or sono tanti anni, la svegliava...
Bobi(tira fuori un libro unto e stracciato e lo consulta rapidamente). — Un momento, un momento. La madre morta... e la figlia che dorme... due numeri... tredici e diciotto...
Nanni.— Uno solo: la figliuola svegliata dalla mamma, ventisette; la so a memoria io la cabala...
Bobi.— Ma prima di essere svegliata, dormiva... diciotto.
Nanni.— Allora prima di dormire sbadigliava, lavorava, mangiava e discorreva... Che bestia!
Bobi.— Sei tu una bestia! Che t'importa se non giochi più?
Nanni.— È vero, ma la cabala non si consulta in quel modo.
Bobi.— Ma neanche nel consultare la cabala ci ha da essere un po' di libertà?! Dunque tredici e diciotto.
Nanni.— Ventisette.
Bobi.— Io giocherò il tredici e il diciotto.
Nanni.— E sortirà il ventisette.
Bobi.— Come ti pare. Avanti.
Nanni.— La sveglia, come ho detto, e le dice con una voce che va al cuore... cinquantadue...
Bobi.— Al cuore o ai piedi, tira via!
Nanni.— Figlia mia, se tu hai costanza...
Bobi.— Costanza? aspetta... costanza... ca... ca... che... chi... co... cu... costanza non c'è.
Nanni.— Costanza vuol dire forza, coraggio... trentanove.
Bobi.— Sarà, sebbene io che ho la costanza di non far nulla, non abbia mai avuto coraggio di far qualcosa... Ma via, tiriamo di lungo...
Nanni.— Se hai costanza, vedrai ancora la fortuna in casa tua, nella tua famiglia... settantotto...
Bobi.— Un momento, un momento: ha detto casa o famiglia?
Nanni(stizzito). — Quando la smetti? Una o l'altra non capisci che qui torna lo stesso, testa di ciuco?!
Bobi.— Nossignore, la casa bisogna giocare, la casa!
Nanni(in collera). — La famiglia, che tu sia maledetto, perchè casa non ne abbiamo!
Bobi.— O questa casa, perdindediana, non è tua pagando la pigione?
Nanni(sulle furie). — No, perdinderindella, perchè la pigione non l'ho mai pagata!
MARIAdal fondo.Detti.
Maria.— Senti, Nanni... La merciaia mi ha detto che per ricchi sono ricchi, ma che non si sa come abbiano fatto i quattrini; peggio che il cavaliere è un certo donnaiuolo...
Nanni.— Fiorenza saprà tenerselo alla larga, io spero!
Maria.— Sì, ma che diranno Luigi, Andrea?
Bobi.— To', Andrea non lavora appunto pel cavaliere? Perchè non potrà lavorare la vostra figliuola?
Nanni.— E poi essa sarebbe la cameriera di sua moglie, l'ha detto lui!
Bobi.— Quanti scrupoli! La figliuola ha già detto di sì;dunque non state a disgustare quei signori, che delle ragazze ne troveranno cento... Mancano ragazze!
Maria.— Non mancano, ma come la nostra figliuola non molte.
Bobi.— Sapete quello che avete a fare? Provi. (Si comincia sempre per provare!)
Nanni.— Tu parli d'oro... la provi per un mese...
Bobi.— Bravo, un mese... (n'avanza).
FIORENZAdalla sinistra con un involto.Detti.
Fior.— Mamma, che t'ha detto la merciaia di quel signore?
Nanni.— Che è un riccone sfondato... ed è proprio cavaliere, sai.
Fior.— Ma la famiglia?
Maria.— È gente amante dei divertimenti,guà! Ma tu non sei più una bambina; sai quel che è bene e quel che è male, e se anche ti potessero dare un esempio meno buono...
Nanni.— Ma che le vai cantando? Tu non pensare che a fare il tuo dovere e non stare a ragionare.
Bobi.— Lasciar dire e lasciar fare: ecco il modo di contentare la padrona e il padrone.
Fior.— Insomma, voi siete contenti, non avete sospetti, non avete paure?
Maria.— Siamo sicuri di te, e poi sei a due passi di casa.
Nanni.— Io non dico che una parola: fatti rispettare veh! figliuola di un ciabattino, ma onesta!
Bobi.— (E via dicendo...) Ecco l'amico: fatti pagare il mese anticipato.
Nanni.— Questa è una buona idea!
Bobi.— Non sono le idee che mi mancano, sono i quattrini.
BONAVENTURAdal fondo seguito daORESTE.Detti.
Bonav.(fuori). — Eh! non mi seccare!
Oreste(come sopra). — È l'ultimaOpinione, e se non la piglia, la resta senza!
Bonav.(comparendo dal fondo mentre minaccia Oreste colla mazza). — La finisci una volta, rompiscatole?
Oreste(gridando). — Babbo, mamma! bastona la stampa, lui!
Bonav.— Non bastono nessuno... Non sapeva che fosse il vostro figliuolo: avevate detto che faceva il giornalista...
Nanni.— O non vende i giornali?
Bonav.— Non è la stessa cosa; ma se sapeva che era vostro figliuolo... figuratevi!
Nanni.— Oh! bravo, signor cavaliere, lo pigli lei sotto la sua protezione... Tu, soffiati il naso...
Fior.— E levati il berretto.
Bonav.(ad Oreste). — Dammi intanto qualche giornale(gli dà qualche moneta).
Oreste.— Si lasci servire che ormai l'avventore lo conosco a prima vista... Se porta gli occhiali gli dola Nazione; se ha la barbail Diritto; se ha il cappello Lobbia gli dola Riforma; è caporale della Guardia nazionale? subitoil Popolo; a lei cavaliere, eccol'Opinione.
Bonav.— Quale?
Oreste.—Opinioninon ce n'è che due, quella delle sette e quella delle undici della mattina; dopo desinare opinioni non ce n'è più!
Bonav.— Ah! Ah! Grazioso monello!
Oreste.— Ehi! babbo, guarda che cosa ti ho portato per la pipa...
Fior.— Butta via quella roba!
Oreste.— Oh guarda cheristocratica! non vuole che io raccatti le cicche!
Fior.— I ragazzi per le strade non imparano nulla di buono, e sarebbe un gran bene che potessimo fargli imparare un mestiere.
Bonav.— Guarderò di farlo entrare io aMontedomini.
Oreste.— AMontedomini, io? Cuccù! Non voglio stare rinchiuso; la stampa è libera... (Gli è più noioso di unvelocipite!)
Bonav.— Farò qualche cosa per lui, non dubitate.
Oreste.— La faccia subito: un pezzo di quel saprabitone tanto lungo, che mi faccia una giacchetta...
Maria.— Quando la smetti?
Bobi(che da un pezzo saluta Bonaventura inosservato). — Signor cavaliere, mi raccomando!
Bonav.— Ah! siete voi!
Bobi.— Sissignore, sempre io... per quell'impiego... seduto!...
Bonav.— Ci penseremo... Bella ragazza, siamo all'ordine?
Fior.— Eccomi bell'e pronta, signor cavaliere... Dunque, caro babbo...
Nanni.— Un momento; signor cavaliere, scusi: le trenta lire me le pagherà prima o dopo il mese? Lo domando per curiosità, mica per altro...
Bonav.— Per me ve le do anche subito(trae di tasca il portafogli).
Maria.— Scusi, sa; mio marito senza pelle non può lavorare.
Fior.— Non ne so bene il motivo, ma non sono contenta...(vede Luigi)Luigi! È il cielo che me lo manda!(gli va incontro al fondo).
LUIGIdal fondo.Detti.
Fior.— Gran novità sapete? Vado a fare la cameriera in casa del cavaliere, se voi siete contento.
Luigi.— In casa del cavaliere, voi? No davvero! Ma è possibile che vostro padre, vostra madre...
Nanni.— Che cosa c'è?(a Bonaventura)La conti... la conti pure.
Bonav.— Che cosa dice quel giovanotto?
Nanni.— Nulla... nulla... La conti, cavaliere, la conti.
Bonav.— No; non voglio impicci e desidero di sapere che cosa voglia quel giovane.
Luigi.— Non voglio che Fiorenza, la mia fidanzata, metta il piede in casa sua, l'ha capito?
Nanni.— Come? Voi non volete, voi? Ah! matto!
Bonav.— Lasciamo stare...(rintascando il portafogli)Io non voglio scene...
Nanni.— (Maledetto un ciuco!) Ma qui padrone sono io, e mi meraviglio che voi veniate in casa mia a parlare di voglio, o non voglio...
Luigi.— Nanni, non mi fate dir altro... E lei si levi quattro passi dai contorni delle scarpe, se non vuole che la buona ventura gliela dia io!...
Bonav.— A me? a me?
Luigi.— A lei, sì, com'è vero che mi chiamo Luigi...
Nanni.— O figliaccio!... Voglio vedere se qui non sono padrone io! Signor cavaliere, avanti; qua Fiorenza, e tu levati di sulla porta.
Luigi.— No, Nanni, voi non dovete, non potete buttare la mia Fiorenza nella sua casa!
Nanni.— Via, o fo uno sproposito!
Luigi.— Allora provatevi!...
Fior.eMaria(gridando e cercando di separarli). — No! No!
Bobi(salito sul letto dietro il paravento). — Aiuto! soccorso!
Oreste(contentissimo). — Si picchiano! Si picchiano!
ANDREAdal fondo.Detti.
Andr.— Sei tu, Gigi, la causa di tutto questo chiasso?
Nanni.— È un prepotente!
Bobi.— È un codino!
Bonav.— È un villano! Mi ha perduto il rispetto, e voi Andrea mi farete dare una soddisfazione.
Andr.— Tu te li sei meritati questi titoli?
Luigi.— Già, perchè voglio impedire alla mia Fiorenza di andare a fare la cameriera al signore.
Bonav.— Ditelo voi che mi conoscete se io merito questo insulto.
Andr.(a Nanni). — Qui ci dev'essere qualche equivoco. Voi siete contento che la vostra figliuola vada col cavaliere?
Nanni.— Anche su questo ci trovereste a ridire?
Andr.— Ma voi sapete bene dove la vada?
Nanni.— Io so che voi vi occupate un po' troppo dei fatti miei!
Andr.— Così rispondete ad un amico? Allora Gigi ha fatto benone.
Nanni.— Che? Voi gli date ragione, qui, in casa mia?
Andr.— Dal momento che voi perdete la ragione, bisogna ringraziare Iddio che l'abbia mio figlio!
Bonav.— Ah! il torto l'ho io di avervi fatto guadagnare dei quattrini a voi!
Andr.— Ma gli è appunto perchè ho lavorato in casa sua, che so di qual piede la zoppica, e non permetterò mai che questa giovine, finchè è fidanzata del mio figliuolo, oltrepassi la sua soglia.
Bonav.— Non sono il cavalier Bonaventura se non ve la faccio pagar cara e salata!
Andr.— A me, lei? Vecchio sudicione!
Bonav.(levando la mazza). — Mascalzone!
Luigi.— A mio padre?
(abbranca Bonaventura che lascia cadere la mazza e va a buttarlo fuori della porta in fondo).
Bobi
(raccolta subito la mazza di Bonaventura, la nasconde inosservato sotto l'abito).
Nanni.— A noi due!
(vuol prendere un ferro sul deschetto per avventarsi sopra Andrea — le donne strillando vi si oppongono, e Nanni si appiglia a buttare addosso agli altri tutte le ciabatte che trova attorno al deschetto istesso, mentre il sipario cala rapidamente).
FINE DELL'ATTO SECONDO.