Chapter 22

Clarissimo Melchiori Trivisano Classis Maritimæ Reipublicæ Venetæ Imperatori designato Meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius Venetus Patricius Salutem.

Clarissimo Melchiori Trivisano Classis Maritimæ Reipublicæ Venetæ Imperatori designato Meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius Venetus Patricius Salutem.

Quanto sia l'amore et ubligatione che ciascuno patricio debbe havere a li soi compatrioti, li quali in ogni loro operatione per la Republica più che bene si portano, magnifico Marchiò Trevixano, non mi accade exprimere, perchè gli eruditi l'intendeno, et gli ignoranti il cognoscono, et il vulgo il predicano. Masolumvi entra medio una rubigine, la quale intermossa, tutti operanti a benefitio publico sarebbeno exaltati; et vi subjunge la invidia, ch'è di natura pessima, nemica dil bene e contraria a ogni honesto vivere: le qual do parte de invidia, con la detratione, sono quelle che, come ho ditto, pervertono gli homeni dal recto judicio. Ma ben che queste vi sia, pur la fama de la verità è sempre, nè pol star molto occulta. Che, si questo non fusse, vedendo per far bene talhor esser mal da alcuni remeritati, niuno si sforzeria patir fatiche, continui affanni, sonni perdere, il giorno senza quiete stare, et cose contrarie a la età loro sostenere. Adoncha il merito pur è dato a ciascuno secondo li gradi soi. Et io, uno di quelli patricii mi ritrovo essere, el quale con ogni dimostratione, etnon solumcon li suffragii, honoro, extollo et magnifico quelloro si operano bene per la nostra Republica, come Toa Magnificentia continuamente ha fatto, sìaliasessendo in armada vice generale, et in la pretura patavina,quamin questa legatione in exercito terrestre contra a l'impeto gallico posto; et a quelli legeranno li toi progressi et sapientissimo governo, li sarà spechio e norma,maximea chi useran tal ufficio ne li posteri tempi. Et havendo alquanto considerato, dopoi finita questa mia decima lucubratione, ch'è tutta la guerra gallica in Italia, opra di farne qualche conto per la verità di quella et cosse nuove, poi l'intitolata al Serenissimo Principe nostro, mi pensai extollerte con questo poco de inculte parole, et titolarti uno di cinque libri. Concludendo, ioet tutti gli altri patricii et senatori te siamo grandemente ubligati per li modi tenuti, frequenti a imitatione, trovarsi in questa tua età ne la battaglia al Taro in Parmesana, dove fu spanto assà sangue, etfortassepiù che za molti anni in Italia sia seguito; et poi seguir l'exercito gallico già quasi rotto et posto in fuga, et governarpacificecol collega tuo tanto exercito di la Signoria nostra, a presso di quaranta millia persone; etdemum, andato a l'ossidione di Novara, terra dil Duca de Milano, da Galli tenuta, dove sei stato qualche zorno; et benchè quella non si ottenisse, pur chi legerà questa vedrà esser ivi sta fatto assai.Ergo, meritote habiamo designato la pretura maritima, ne la qual son certo,ut moris est, talmente ti porterai, che a la dignità ultima,inter nos Venetos, adjungerai. Et quanto sia di Toa Magnificentia,licetlonga familiarità con quella non habbi per avanti habuta, per questa la sarà certificata, io esser suo quanto io son. Et a Toa Magnificentia mi ricomando,quae diu felix valeat. Vale.

Ex urbe Veneta, ultimo Decembris 1495.


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