NOTE:

NOTE:1.Della letter. venez., ediz. 1854, pag. 180.2.Bibl. Marciana, ital., cl. VII, cod. 130, mss.3.Hist. de la Rep. de Venise, Paris, 1819, Didot, VI, pag. 398 e seg.4.Hist. de Charles VIII, deux. édit., I, 239, not. 3.5.Arch. storico per le prov. napoletane, Ann. II, fasc. I, p. 13.6.Della lett. venez., pag. 17, 151.7.Nelle note all'EloquenzadelFontanini, II, 229.8.St. della lett. ital.(ediz. di Napoli, 1781), IX, 225, 318.9.De antiquitate urbis Patavii, pag. 258.10.Degli scrittori padovani, alla voce.11.È naturale lo studio con cui tenta di dissimulare il suo plagio, senza riuscirvi sempre. Descrive il Sanuto le ceremonie con cui fu consegnato il bastone e lo stendardo di Capitano generale al marchese di Mantova, e dice che fu cantata una messa «con cantadori, trombe et pifarivenuti da qui» (pag. 552); e il Guazzo dice «con molti et buoni cantatori, e suono di piffari e trombevenuti da Venetia» (c. 201 t.º). Poco dopo il Sanuto ricorda il «protetornostroSan Marcho» (pag. 553); e il Guazzo sostituisce il «protettoreloroSan Marco» (c. 202). Similmente, il Guazzo, scrivendo dopo l'evento, soppresse (c. 5 t.º) la frase che aveva letto in Sanuto relativamente a Carlo VIII: «benchè non fusse creto (creduto) volesse venir» (pag. 32). Ma qualche volta, non intendendo il suo testo, lo storpiò in modo che si tradì. Dice di fatti che a dì 4 Marzo 1495 vennero a Venezia due ambasciatori del Moro, e che furono condotti «con gli pattialla casa del duca di Ferrara» (c. 108 t.º), dove alloggiarono. Ma il Sanuto avea detto «con li piati» (pag. 252), cioè con quelle barche molto capaci e bene adorne che si usavano in simili circostanze. Ad ogni modo, il plagio del Guazzo non mi fu sempre del tutto inutile. Egli aveva sotto gli occhi un testo migliore di quello di cui ho dovuto servirmi, e ho potuto così in più d'un luogo ristaurare la lezione o supplire le sue mancanze. Vedi, per es., a pag. 393.12.Lo dice egli stesso (pag. 218, 221) nellaCronachetta, che pubblicai nel 1880 (Venezia, Visentini), per le nozze Papadopoli-Hellenbach.13.XXII, pag. 401 e segg.14.Contiene i dogadi di Pietro Mocenigo, Andrea Vendramino, Giovanni Mocenigo, Marco Barbarigo e i primi anni di Agostino Barbarigo. Nell'edizione muratoriana la storia di questi dogi non occupa che una cinquantina di colonne (1201-1252); nel mss. originale un grosso volume di quasi 800 pagine. Ho dato un saggio dell'importanza di questo mss., pubblicandoIl Dogado di Pietro Mocenigo(per le nozze Acquaviva d'Aragona-Mocenigo, Venezia, 1882, Visentini), in modo che appaia il vantaggio del mss. inedito sulla edizione del Muratori.15.Brown,Ragguagli, III, 79.16.Ibid., III, 102.17.Leggesi anche negliAnnalidelMalipiero,Archivio stor. ital., VII, p. I, pag. 399 e segg.18.Si legge distesamente inDumont,Corps... diplomatique, t. III, p. II, p. 531 e segg.19.Queste circostanze non erano sfuggite al Sanuto. Egli nota, per esempio, (pag. 627) l'assenza dei Provveditori veneziani, e le acclamazioni della folla che «una vocegridava: Viva! Viva San Marco che mantien la fede!»20.Anche omise i prudenti consigli, che poi il sig. d'Argenton diede al Re, a cui «non parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro».Sanudo,La Spediz., pag. 395. In generale è notevole, che tutte le particolarità (e non sono poche) poco onorevoli ai Francesi, sono tutte omesse dal Guazzo. Vedi, p. e., a pag. 210, 241, 267, 291, 309, 344, 393, 479, 488 ecc. ecc.21.Mons. d'Argenton aveva in fatti il suo alloggio nell'isola di S Giorgio Maggiore (pag. 88-89).22.È curiosa una conversazione che il veneto secretario d'ambasciata ebbe a Costantinopoli con alcuni pascià. Aveva egli annunziato al sultano la lega conclusa ai danni di Carlo VIII, e «quattro bassà de' primi», a' quali la lega «pareva molto di novo, gli dissero: Come va queste cosse? El signor Ludovico ha fatto venir el re de Franza in Italia, et a hora ha fatto liga? La Signoria, si la voleva, nel principio poteva ostar a la venuta, et l'ha lassato venir et prosperar; et a hora è stata causa di sta (questa) liga. El Papa prima era in amicitia con el Re de Napoli, poi dette el passo al Re de Franza; et pur è dentro (nella lega). El Re de Spagna li ha promesso fede et bona paxe, et have do contadi; et pur è contra esso Re de Franza. Et l'Imperator era pur so amigo etc. A le qual parole saviamente ditto secretario rispose, dicendo havevano fatto questa liga per conservatione di Stadi loro, et senza nuocer a niuno. Ma loro concludeva, le cosse de Italia hora era piova, hora era sol etc.» (pag. 374). Come si vede, c'era più buon senso a Costantinopoli che in Italia.23.La guerra dei pirati, I, 201.24.«A hore una di notte venne uno vexentin,bandito di Vicenza, chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et ozi, partito di Verzel mostrando andar a Turin, venne da' nostri et referì....» ecc. ecc. (pag. 557).25.Di fatti nel tomo primo deiDiarii, il Sanuto aggiunge che Basilio fu bandito per omicidio (col. 704). Negli archivi di Vicenza non si è finora scoperto il processo che precedette questa condanna. Vedi, per altro, come si comportasse lo Scola rispetto a Carlo VIII, negliErrori vecchi e documenti nuovi, che ho pubblicati nel 1882 (p. 135 e segg.). Anche questa notizia si deve aggiungere alla biografia di Basilio.26.Gli artisti ed artefici che lavorarono in Castel nuovo a tempo di Alfonso I e Ferrante I d'Aragona. Napoli, 1876, p. 10 e seg.27.«Do galeaze venute con vittuarie da Marseia».28.Anche il Guazzo, a dire il vero, ricorda «le porte enee di Castelnovo di Napoli» (c. 192), tra il bottino che si raccolse a Rapallo. Ma la notizia era campata in aria, perchè, copiando in questo luogo il Sanuto, non si ricordava di avere omesso il cenno sulla rapina ideata di quelle porte.29.Il Guazzo, che fu soldato, non avrebbe dovuto sopprimere su questa battaglia tante importanti particolarità, che il Sanuto ci conservò. Vedi, per esempio, la premura di conservare le artiglierie da campo (pag. 488, 490 ecc.), che i Francesi ebbero più care delle cose del re (pag. 482, 491 ecc.) cadute in mano al nemico. Ma il Guazzo, che vedeva crescersi sotto mano il volume, non pensava che a sopprimere senza discernimento alcuno tutte le particolarità che rendono così istruttivo e così pittoresco il racconto sanutiano.30.Marin Sanuto morì nel 1536. Dieci anni dopo, quando il Guazzo era sul punto di pubblicare il suo plagio, domandò al Senato un privilegio di stampa per «l'historie de l'anno 1493 fino al presente», storie che diceva di avere «fedelmente scritte... con lunghe sue fatiche et vigilie» (Senato,Terra, filza num. 3, 28 Agosto 1546). Non sospettandosi il plagio, gli fu conceduto il privilegio per dieci anni, e leHistorie di Carlo VIII, scritte con quellefatiche et vigilieche conosciamo, videro la luce nel 1547con privilegio.31.Non ci parve che valesse il prezzo dell'opera l'affaticarci a ristaurare questo passo, che nel nostro scorrettissimo testo dice così: «Perchè in questo tempo non solamente vi si combatteva in questo di uno stato uno animo una republicha, ma,ut ita dicam, ecc.».32.Le inesattezze dei numeri possono facilmente essere attribuite al copista: non ci permettiamo peraltro di mutar nulla. Del resto è noto che Luigi XI mori a Plessis du Parc, a dì 30 Agosto 1483; e che Carlo VIII, nato nel castello d'Amboise a dì 30 Giugno 1470, fu consacrato nella cattedrale di Rheims il 30 Maggio 1484. Entrò solennemente a Parigi il 5 di Luglio.33.Margherita andò in Francia dopo il trattato di Arras, 23 Decembre 1482, e ne uscì dopo il trattato di Senlis, 23 Maggio 1493.34.Carlo VIII non entrò in Rennes che dopo i simulati accordi del 15 Novembre 1491.35.L'Evesque de Lombez, abbé de Saint Denys e l'abbé de Saint Anthoine de Viennoissono fra i commissarî incaricati da Carlo VIII, a dì 16 Settembre 1491, di stringere nuovi accordi con Innocenzo VIII sugli argomenti di cui parlano le relative istruzioni inGodefroy,Hist. de Charles VIII, 1684, pag. 617 e segg. In queste istruzioni non si tratta peraltro delle dispense. Intorno alle quali dice lo stesso autore (pag. 621): «il fallut plusieurs dispenses, et principalement pour la resolution des mariages dans lesquels les parties se trouuoient engagées respectiuement, car le Roy estoit marié avec Marguerite d'Austriche et la Duchesse avec Maximilian Roy des Romains: cependant le pretexte du bien public et de la paix seruit à faciliter toutes choses». Le dispense accordate da Innocenzo VIII (15 Decembre 1491) e gli atti (13 Novembre e 21 Decembre 1492) relativi alla clausola chedicta Illustrissima d. Anna... rapta non fuerit, si leggono inDumont,Corps Diplomatique, t. III, p. II, p. 274 e segg.36.Veramente furono celebrate nel castello di Langeais.37.L'ambasciata occorse nel 1492. Ne fu publicata laRelazionedaAlberi, ser. I, vol. IV.38.Per la somma precisa, v.Dumont, l. c., pag. 296.39.Boabdil.Ma la nostra copia leggeMeles(Melec?)Bleusem; e abbiam creduto meglio sopprimere questa storpiatura. Al copista si deve attribuire anche l'errore del numero successivo, giacchè dalla battaglia di Xeres de la Frontera alla conquista di Granata corse un secolo più di quel che è detto nel testo.40.Il trattato fu sottoscritto in Barcellona a dì 19 Gennaio.41.L'autore scriveva dunque queste pagine tra il 25 Gennaio 1494 e il 21 Gennaio 1495, che tanto appunto durò il regno di Alfonso II.42.Romanin,St. docum., IV, 424.43.L'Aretino (Rer. Italic., XIX, 921 e segg.) parla di Innocenzo VII succeduto a Bonifacio IX.44.Cioè successore di Innocenzo VII.45.In questo periodo è confuso Gregorio XII con Alessandro V e Giovanni XXIII. Cf.Muratori,Annali, ad ann. 1409, 1411.46.Ladislao morì il 6 Agosto 1414.47.Giovanna morì il 2 Febbraio 1435; ma, secondo il costume veneziano, il nostro cronista poteva assegnare alla morte della regina il 1434. Riguardo alle circostanze che, secondo il cronista, precedettero e seguirono questa morte, la confusione è manifesta.48.Così lo chiama anche il Sanudo più sotto, aggiungendo che questo secondo fratello di Alfonso era gran maestro dell'ordine di S. Giacomo. Abbiamo quindi corretto questo luogo ove, con manifesto errore del copista, si davano per fratelli ad Alfonso Giovanni re di Navarraet il re di Spagna.49.Anche qui la cronologia è difettosa. Giovanna II morì il 2 Febbraio 1435, la battaglia di Ponza tra l'Assereto ed Alfonso accadde al 5 d'Agosto, l'insurrezione di Genova a dì 27 Decembre dello stesso anno.50.«Il quale (Giovanni) non si fermò in Lombardia, ma ne venne a Firenze dove onoratissimamente fu ricevuto».Macchiavelli,Storie, Lib. VI, che così emenda il racconto del Sanudo.51.Alfonso morì il 27 Giugno 1458.52.Non diLusitania, come dice erroneamente il nostro testo.53.Veramente fu sua sorella anche Eleonora, che nel 1428 andò sposa ad Eduardo, infante di Portogallo.54.Maria, che nel 1420 sposò Giovanni II re di Castiglia, e figlio di Enrico III. Ora Alfonso V (figlio di Ferdinando il Giusto re d'Aragona secondogenito di Giovanni I re di Castiglia) nel 1415 sposò Maria sua cugina, figlia di Enrico III re di Castiglia. Ecco il doppio motivo per cui l'Autore chiama Giovanni II re di Castigliaparente consanguineodi Alfonso V.55.I documenti che espongono questi fatti con precisione, vedi inLunig,Codex Italiae diplomat., II, 1257 et segg.56.Apparteneva a questa ambasceria anche Girolamo Tuttavilla.57.VediBaschet,La Diplomatie Venitienne, pag 302, 303.58.Gentile Becchi.59.Giovanni Villiers, abate di San Dionisio di Parigi, e sin dal 1473 vescovo di Lombez, da Alessandro VI (21 Agosto 1493) creato Cardinale prete del titolo di S. Sabina.60.More veneto.61.Alessandro Caraffa.62.Nato a dì 27 Luglio 1469, Ferdinando non aveva ancora venticinque anni compiuti.63.Ferdinando nel 1446 sposò Isabella figlia di Tristano di Clermont e della contessa di Copertino.64.Cardinale diacono del titolo di S. Adriano (1477) e Arcivescovo di Taranto (1478), m. a Roma 1485. Cf.Notar Giacomo,Cronica di Napoli, p. 96, 140, 143, eBurchardiDiarium(edit. Gennarelli), pag. 72 nota.65.Morto a venticinque anni, il 26 Ottobre 1486.66.Eleonora morì l'11 Ottobre 1493.67.Morto Mattia Corvino, Beatrice sposò il successore Ladislao. Si sa peraltro qual conto facesse costui della moglie, che pure gli aveva agevolata la via del trono. E forse anche per questo l'Autore la dice vedova.68.Cioè di Ferdinando il Cattolico.69.Un figlio Carlo morì fanciullo. L'ynfantequi ricordata è Giovanna, che poi sposò il nipote proprio, re Ferdinando II.70.«Madamma Cianzia de Aragonia figliola naturale dello illustrissimo Signore Duca de Calabria et de madamma Trusia... Gazulla,» doveva sposare Onorato Gaetani ma sposò invece Goffredo Borgia.Notar Giacomo, p. 163, 178, 180, 182. Cf.Trinchera,Cod. Arag., II, 199.71.Giovanni Borgia, eletto da Sisto IV arcivescovo di Monreale in Sicilia, creato da Alessandro VI, a dì 31 Agosto 1492, Cardinale prete del titolo di S. Susanna.72.Questo ambasciatore era in Napoli, il giorno dell'incoronazione di Alfonso (BurchardiDiarium, pag. 312). IlSummontedice che ambasciatore Spagnuolo in Napoli era a questo tempo il Vescovo di Tarragona (Dell'Historiaecc., ed. Bulifon, t. III, p. 483), cioè Don Gonzalo Fernandes de Heredia, già governatore di Roma (BurchardiDiar., p. 250), e del quale vedi ilVillanueva,Viage literario a las Iglesias de Espana, XVIII, 42, XX, 20. Ma dice ilSummonteche l'ambasciatore spagnuolo assistette personalmente alla ceremonia, ilBurcardoinvece asserisce che non vi fu presente, per questione di etichetta. L'Arcivescovo di Tarragona e il governatore di Catalogna sarebbero dunque due persone diverse?73.Più di duecentomila dice ilSummonte, ibid., 482. Ottomila ilDiariumBurchardi(pag. 307), con cui si dovrebbe paragonare, in tutte le sue circostanze, questo racconto.74.«Il Re cantò l'evangelio... con un tanto eccellente modo, che parve fusse stato gran tempo prete et a quell'officio usato».Summonte, ibid., p. 488.75.Ippolita Sforza, moglie di Alfonso, era morta fin dal 19 Agosto 1488. La regina di cui in questo luogo si parla è dunque Giovanna di Aragona, vedova di re Ferdinando. Chi ne fosse peraltro il nipote, ricordato qui dall'Autore, non saprei dire con sicurezza. Sospetterei che fosse «Don Henricus de Aragonia frater consobrinus reginae Neapolitanae et nepos regis Hispaniarum» (BurchardiDiarium, pag. 290), il quale cavalcava appunto a sinistra di don Goffredo nell'entrata solenne del cardinale di Monreale, ed assistette all'incoronazione di Alfonso, ove doveva tenere e tenne di fatti il pomo durante la ceremonia (ibid., pag. 284, 311).76.Di questo fratello naturale di Alfonso II vedi iRicordidiFilippo di Vigneulles, nell'Arch. Stor. Ital., Serie I, App. IX, 232, eBurchardiDiarium, pag. 145, 290.77.«Nihil mihi in hoc convivio singulari singulariter placuit, praeter credentiam, quae pulcherrimis et magnis vasis aureis et argenteis ornata erat; existimavi ea quae ibi exposita erant ad circiter ducatus XL m.». Burchardi Diarium, pag. 316.78.È la sesta fra le orazioni diM. A. Sabellico,Operum, ediz. 1560, vol. IV, col. 497.79.Pietro de Aranda, della cui dignità e delle cui vicende vedi ilDiario di BurcardoinEccardi,Corpus historicum Medii Ævi, vol. II, col. 2095, 2097, 2112.80.«Postquam..... ad divini numinis timorem excitaris» legge correttamente ilDumont,Corps dipl., t. III. p. II, pag. 316.81.Supplisci colDumont: «Rex Alphonsus avus ejus, deinde Ferdinandus pater, cui successit rex, qui per praedecessores ecc.». Loc. cit.82.Gli errori dell'amanuense o del traduttore corregge questa lezione: «Exponendo vires et conatus nostros in resistentia facienda, ne dictus Rex Franciae aliqua victoria contra nos potiatur, et contra fratrem Suae Majestatis».Dumont, l. c.83.«Quod velit facere omnem resistentiam et se defendere contra ipsum, et deviare ne frater suus capiatur ex manibus nostris, quos exhortetur et stringat, quod pro quanto cari pendant amicitiam suam, debeant esse adjumento et defensioni nostrae et regis Alphonsi terra marique, et quod omnes amicos nostros et primum regem habebit pro bonis amicis suis, et nostros inimicos pro inimicis».Dumont, l. c.84.«Fiolo de 4 Sultani de Latheath cainf», leggeva la nostra copia, che abbiamo emendata colDumont, ibid., pag. 317.85.«Quod si vita careret» legge ilDumont, ibid.86.«Antequam sit nobis dictum corpus datum, et per vestros meis consignatum».Dumont, ibid., pag. 318.87.Alonso de Sylva, intorno a cui vedi Prescott,Storia di Ferd. e d'Isab., traduz. ital., Firenze, 1847, vol. II, p. 316.88.De Bidant, o De Bidaut, è detto anche in Godefroy, Histoire, pag. 194. Ma è noto che l'ambasciata spedita nella primavera del 1494 da Carlo VIII in Italia, era composta: I. dell'Aubigny; II. del vescovo di s. Malo, Guglielmo Briçonnet; III. di Giovanni Matharon, presidente di Provenza; IV. di Perron de Basche.89.Specie di nave.Arbatozele chiamaNotar Giacomo,Cronica, descrivendo l'armata del re Alfonso, pag. 183.E. B. Senarega,De rebus genuensibus,inRer. Italic. Script., vol. XXIV, col. 539: «Tertium genus navium, quodArbatociamappellabat, quod ad majores bombardas emittendas aptius erat».90.Pietro d'Urfè.91.Queste galereper forza, sarebbero lebarche forzaedi cui parla ilMalipiero(p. 321) negliAnnali?92.Fra la galea di Giammaria Pignatello e la fusta di Giampaolo da Capri si legge nella nostra copia: «Galie 7 armate et armate in Puglia e Terra d'Otranto». Probabilmente qui l'A. traeva la somma delle galee (27) precedenti, indicando in quali province fossero armate. Il che si conferma dall'indicazione che segue a questo elenco, ove le galere si contano a ventisette e non più.93.Queste altrebarzenon compariscono nella somma di cinquantuna vela, che segue immediatamente.94.Nel grande Archivio di Napoli manca il carteggio diplomatico di Alfonso II, probabilmente dato alle fiamme nella popolare insurrezione del 1647. Dal primo repertorio dei Quinternioni di Calabria citra ed ultra risulta che per diploma di Ferdinando (27 Aprile 1463) Francesco Siscar ebbe la terra di Ajello, tolta per ribellione a Sansonetto Sersale di Sorrento. Della famiglia Siscara, venuta in Napoli con Alfonso I di Aragona, e di Paolo (che probabilmente è il nostro ambasciatore) il quale ereditò alla morte del padre (1480) il Contado di Ajello, vedi iDiscorsi delle famiglie nobili del regno di Napoli del sig.Carlo de Lellis, Napoli, 1654, pag. 286. Tutte queste notizie debbo alla erudizione e cortesia del comm. Francesco Trinchera, benemerito direttore del grande Archivio di Napoli.95.Giorgio Costa, portoghese, arciv. di Lisbona, fatto cardinale da Sisto IV.96.Raffaello Riario, savonese, creato cardinale da Sisto IV.97.Cesare Borgia che, dal 1493 al 1498, fu cardinale diac. di s. Maria Nuova, ed ebbe titolo di arcivescovo di Valenza.98.Ascanio, figlio di Francesco Sforza duca di Milano, fatto card. da Sisto IV.99.Peraltro «Baudricourt retourna en Bourgogne, dont il était gouverneur» diceCherrier, I, 430.100.A Bernadice il nostro manoscritto, che non sappiamo come spiegare.101.Federigo, figlio di Roberto Sanseverino, da Innocenzo VIII fatto cardinale diacono del titolo di s. Teodoro nel 1489, ma non publicato. «Il cardinale Ascanio Maria Sforza però, bramando vivamente di creare un pontefice a suo talento, operò sì co' cardinali, che il Sanseverino fu riconosciuto dal sacro Collegio per vero e legittimo cardinale, e con questo carattere potè trovarsi presente al conclave di Alessandro VI ecc.».Cardella,Memorie storiche de' Cardinali, II, 243.102.Bernardino Lonati da Pavia, ad istanza di Ascanio Sforza, creato cardinale diacono del titolo di s. Ciriaco, il 21 Agosto 1493.103.Non dovrebbe leggersiravennate?104.Non dice così ilGuicciardini, I,III.105.Crediamo inutile riprodurre i ventisette capitoli riassunti dal Cronista, che furono publicati testualmente daGino Capponinell'Archivio Storico Italiano, t. I, pag. 362-375.106.È la conosciuta orazione, che non riproduciamo, e che leggesi tra le opere diMarsilio Ficino(Basileae, 1576, I, 960, 961).107.È quel medesimo documento che leggesi inMalipiero,Annali(Archivio Storico Italiano, t. VII, pag. 325-327), e che quindi ci asteniamo dal riprodurre.108.Qualche leggerissima inesattezza sfuggita in questo elenco può facilmente correggersi coll'aiuto della nota opera delCardella.109.È l'epigramma publicato dalDe Cherrier,Histoire de Charles VIII, II, 80110.L'equivoco del cronista è evidente.111.Non riproduciamo questa lettera di convocazione data da Anversa il giorno 24 Novembre (VIII Kal. Decembris, vor S. Katherinentag) 1494, giacchè fu publicata al suo posto neiReichstagsacten. Cf.J. J. Mülleri,Reichstags-Theatrum MaximilianiI. p. I, pag. 199 e seg. Ienae, 1718.112.Giovanni, morto nel 1504.113.Non riproduciamo neppure questi capitoli, che sono una letterale traduzione di quelli che si leggono inMolini,Documenti di Storia Italiana, I, 22 e segg.114.Isabella (figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di Castiglia) n. 1 Ottobre 1470, sposò a dì 22 Novembre 1490 l'erede presuntivo del trono di Portogallo, Alonso, che morì pochi mesi dopo. Nel 1497 sposò Emanuele re di Portogallo, e morì l'anno appresso (23 Agosto).115.Lorenzo Suarez.116.Ippolita, che morì giovinetta.117.Simone Unferdorben, fanciullo di poco più che due anni, ucciso dagli ebrei in Trento il 23 Marzo 1475 secondo gliAnnali del principato ecclesiastico di Trento.... reintegrati e annotati daTomaso Gar, Trento, pag. 352-358.118.Intorno a questo prelato vediPrescott, ibid., p. II, cap. V.119.Perkin Warbee, noto impostore, di cui v.Hume, cap. XXV, XXVI.120.«Et l'havere di pretio della Reina» legge ilGuazzo.121.«Labarde» legge il Guazzo.122.La nostra copia è così scorretta, che disperiamo di restaurare il testo genuino. L'eruditissimo B. Capusso ci avverte peraltro che il secretario vecchio, di cui qui si parla, è Antonello Petrucci, «che si sa aver avuto il suo palagio nella piazza di S. Domenico».123.Altro luogo inesplicabile della nostra copia.124.La nostra scorrettissima copia leggeva:Ovo nicro novoecc., e non sapevamo come correggere il passo. Speravamo di trovare questa iscrizione o in qualche anticaGuidadi Napoli, o in altra opera storica. Ma riuscite indarno le nostre ricerche, ci siamo rivolti all'eruditissimo ed illustre sig. Bartolommeo Capasso, che gentilmente ci rispose: «Sui due versi del Castel dell'Ovo debbo dirle che essi non sono riportati, nè sono in qualunque maniera indicati in alcuno dei nostri patrii scrittori, sì editi che inediti. E siccome le descrizioni che abbiamo di Napoli, alquanto particolareggiate, non sono più antiche del secolo XVI, così bisogna supporre che fin da quel tempo non esistessero più. Verisimilmente dovettero sparire nell'assedio posto al castello dal Gran Capitano, nel quale Pietro Navarro, come credesi, fece le prime pruove delle sue mine, e con esse abbattè l'arco che dalla strada di S. Lucia immetteva al ponte del Castello, ove quei versi dovevano leggersi. In ogni modo, mancandoci il confronto di altri esemplari, non si può rettificarne gli errori con la lezione migliore. Ho cercato quindi di divinare il senso dell'epigrafe colla storia del castello, ed ecco dopo molto meditarvi su la mia congettura sul proposito.«NellaCronaca di Partenope, volgarmente attribuita ad un Giovanni Villani napoletano (l'edizione più facile a trovarsi è quella del 1680 di Napoli, nellaRaccolta di vari libriecc.), tra le altre opere di magia che si dicono fatte da Virgilio a beneficio dei Napoletani, trovasi laconsecrazionedi un ovo, che il poeta avrebbe chiuso in una caraffa di vetro, e depositato in un luogo secreto e ben custodito del Castello marino o del SS. Salvatore a mare, perchè ne fosse, per dir così, il Palladio, e ne dipendessero i fati da quello. Nella stessaCronaca(cap. 46 del lib. III) si narra che al tempo della regina Giovanna I, quando Ambrogio Visconti, figliuolo naturale del duca di Milano, fuggì dal detto castello, ove era prigione, ruppe la caraffa,e tutti li edifici antichi del castello se diruparo. Allora la regina lo fece di nuovo riedificare,et perchè non avesse perduto lo nome del detto castello, fece includere lo ovo in uno vassello di vetro, più bello, et più sottile et megliore.Ora, posto ciò, io leggo i due versi:Ovo nicro novo non sic turbor ovo dorica castra cluens tutor temerare timeto, così:Ovum(in)vitro novo, sottintendendoclaudituro altro simile; il vitro benissimo poteva scambiarsi innicro;non sic(ego, parla il castello)turbor(ab)ovo. Dorica castra cluens tutor(assicuro, difendo);temerare timeto. Ildorica castraallude evidentemente all'origine greca della città».Siano grazie all'eminente erudito che volle aiutarci colle sue dotte induzioni. La sua assicurazione, che l'epigramma sopra detto non è ricordato da alcuno scrittore napoletano edito e inedito, è una prova evidente della diligenza con la quale il nostro Sanudo raccoglieva le memorie non solamente di Venezia ma di tutta l'Italia. Alla cronaca del Sanudo, dice di fatti lo stesso illustre sig. Capasso, debbo «la cognizione di parecchi particolari intorno alla città di Napoli specialmente, che sono taciuti dai nostri cronisti, ed ignorati dai patrii scrittori».125.«A sì che tal Signoria di Venetia sapere non puotevano come quelli oratori voleano far lega», così il Guazzo.126.«Nascondeano i prelati di Roma nei monasteri le loro cose, andando il re di Franza a Roma di qualche novità dubitando». Guazzo.127.Leggesi stampata in seguito al discorso di Leonello Chieregato, che troveremo ricordato qui appresso.128.Leggesi in un libretto del tempo, del quale ho veduto due esemplari nella Biblioteca Marciana, ma senza alcuna nota tipografica. Trattandosi di un discorso che andò già per le stampe, credo inutile riprodurlo.129.«Per i capitoli haveano con il Re di Franza», aggiunge ilGuazzoc. 138.130.Questo elenco (molto più particolareggiato di quello che leggesi inMalipiero,Annali Veneti, I, 339 e segg) fu trascritto letteralmente e publicato dalGuazzo,Historie.. ove se contengono la venuta et partita di Carlo Ottavo(Ven., 1547), e 151 t.º e segg.131.Anche questo elenco fu publicato tale e quale dalGuazzo,ibid., c. 155 e seg.132.«Et essere in inimicicia con Genoesi, et volendo tornare in Franza gli fea di bisogno tenere la volta di Pontremolo, et ritornare per la via ov'era venuto» dice ilGuazzo(c. 158), che aveva sott'occhio un esemplare di questa cronaca più corretto del nostro.133.Anche questo elenco si legge inGuazzo,ibid., c. 163.134.È trascritto nelGuazzo, col titolo:Armata de i s. Venetiani nel mare, c. 165 t.º, e seg.135.Questo breve elenco si legge inGuazzo, c. 171 e 171 t.º.136.Questo pure leggesi inGuazzo, c. 171 tº.137.Leggesi nelGuazzo, a c. 175 t.º e seg.138.Questa lista fu publicata dalGuazzo, a c. 181 t.º.139.È l'orazione che leggesi inMalipiero,Annalinell'Arch. Stor. Ital.t. VII. p. 1, pag. 393.140.Leggasi anche inMalipiero,Annali, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VII, parte I, pag. 383 e seguenti.141.Leggesi inGuazzo,Historie, c. 205 t.º.142.Leggesi inMalipieroAnnali, nell'Arch. Stor. ital., t.º VII, parte I, pag. 391, e segg.143.«Un galeone di Franza si fu al fondo cacciato», dice ilGuazzo,Historie, c. 208 t.º144.«Lasci da can». Guazzo, Historie, c. 211 t.º.145.La prima pagina è in bianco.146.«Il signor Maniscalco di Giaè, monsignor di Pienes et monsignore Argenton». (GuazzoHistorie, c. 220 t.º 221), già nominati a pag. 608.147.È il trattato che leggesi distesamente inDumont,Corps... diplomatique, tom. III, p. II, pag. 531 e segg.148.Leggesi inMalipiero,Annali, nell'Arch. Stor. Ital., t. VII, p. I, p. 399 e segg.

1.Della letter. venez., ediz. 1854, pag. 180.

1.Della letter. venez., ediz. 1854, pag. 180.

2.Bibl. Marciana, ital., cl. VII, cod. 130, mss.

2.Bibl. Marciana, ital., cl. VII, cod. 130, mss.

3.Hist. de la Rep. de Venise, Paris, 1819, Didot, VI, pag. 398 e seg.

3.Hist. de la Rep. de Venise, Paris, 1819, Didot, VI, pag. 398 e seg.

4.Hist. de Charles VIII, deux. édit., I, 239, not. 3.

4.Hist. de Charles VIII, deux. édit., I, 239, not. 3.

5.Arch. storico per le prov. napoletane, Ann. II, fasc. I, p. 13.

5.Arch. storico per le prov. napoletane, Ann. II, fasc. I, p. 13.

6.Della lett. venez., pag. 17, 151.

6.Della lett. venez., pag. 17, 151.

7.Nelle note all'EloquenzadelFontanini, II, 229.

7.Nelle note all'EloquenzadelFontanini, II, 229.

8.St. della lett. ital.(ediz. di Napoli, 1781), IX, 225, 318.

8.St. della lett. ital.(ediz. di Napoli, 1781), IX, 225, 318.

9.De antiquitate urbis Patavii, pag. 258.

9.De antiquitate urbis Patavii, pag. 258.

10.Degli scrittori padovani, alla voce.

10.Degli scrittori padovani, alla voce.

11.È naturale lo studio con cui tenta di dissimulare il suo plagio, senza riuscirvi sempre. Descrive il Sanuto le ceremonie con cui fu consegnato il bastone e lo stendardo di Capitano generale al marchese di Mantova, e dice che fu cantata una messa «con cantadori, trombe et pifarivenuti da qui» (pag. 552); e il Guazzo dice «con molti et buoni cantatori, e suono di piffari e trombevenuti da Venetia» (c. 201 t.º). Poco dopo il Sanuto ricorda il «protetornostroSan Marcho» (pag. 553); e il Guazzo sostituisce il «protettoreloroSan Marco» (c. 202). Similmente, il Guazzo, scrivendo dopo l'evento, soppresse (c. 5 t.º) la frase che aveva letto in Sanuto relativamente a Carlo VIII: «benchè non fusse creto (creduto) volesse venir» (pag. 32). Ma qualche volta, non intendendo il suo testo, lo storpiò in modo che si tradì. Dice di fatti che a dì 4 Marzo 1495 vennero a Venezia due ambasciatori del Moro, e che furono condotti «con gli pattialla casa del duca di Ferrara» (c. 108 t.º), dove alloggiarono. Ma il Sanuto avea detto «con li piati» (pag. 252), cioè con quelle barche molto capaci e bene adorne che si usavano in simili circostanze. Ad ogni modo, il plagio del Guazzo non mi fu sempre del tutto inutile. Egli aveva sotto gli occhi un testo migliore di quello di cui ho dovuto servirmi, e ho potuto così in più d'un luogo ristaurare la lezione o supplire le sue mancanze. Vedi, per es., a pag. 393.

11.È naturale lo studio con cui tenta di dissimulare il suo plagio, senza riuscirvi sempre. Descrive il Sanuto le ceremonie con cui fu consegnato il bastone e lo stendardo di Capitano generale al marchese di Mantova, e dice che fu cantata una messa «con cantadori, trombe et pifarivenuti da qui» (pag. 552); e il Guazzo dice «con molti et buoni cantatori, e suono di piffari e trombevenuti da Venetia» (c. 201 t.º). Poco dopo il Sanuto ricorda il «protetornostroSan Marcho» (pag. 553); e il Guazzo sostituisce il «protettoreloroSan Marco» (c. 202). Similmente, il Guazzo, scrivendo dopo l'evento, soppresse (c. 5 t.º) la frase che aveva letto in Sanuto relativamente a Carlo VIII: «benchè non fusse creto (creduto) volesse venir» (pag. 32). Ma qualche volta, non intendendo il suo testo, lo storpiò in modo che si tradì. Dice di fatti che a dì 4 Marzo 1495 vennero a Venezia due ambasciatori del Moro, e che furono condotti «con gli pattialla casa del duca di Ferrara» (c. 108 t.º), dove alloggiarono. Ma il Sanuto avea detto «con li piati» (pag. 252), cioè con quelle barche molto capaci e bene adorne che si usavano in simili circostanze. Ad ogni modo, il plagio del Guazzo non mi fu sempre del tutto inutile. Egli aveva sotto gli occhi un testo migliore di quello di cui ho dovuto servirmi, e ho potuto così in più d'un luogo ristaurare la lezione o supplire le sue mancanze. Vedi, per es., a pag. 393.

12.Lo dice egli stesso (pag. 218, 221) nellaCronachetta, che pubblicai nel 1880 (Venezia, Visentini), per le nozze Papadopoli-Hellenbach.

12.Lo dice egli stesso (pag. 218, 221) nellaCronachetta, che pubblicai nel 1880 (Venezia, Visentini), per le nozze Papadopoli-Hellenbach.

13.XXII, pag. 401 e segg.

13.XXII, pag. 401 e segg.

14.Contiene i dogadi di Pietro Mocenigo, Andrea Vendramino, Giovanni Mocenigo, Marco Barbarigo e i primi anni di Agostino Barbarigo. Nell'edizione muratoriana la storia di questi dogi non occupa che una cinquantina di colonne (1201-1252); nel mss. originale un grosso volume di quasi 800 pagine. Ho dato un saggio dell'importanza di questo mss., pubblicandoIl Dogado di Pietro Mocenigo(per le nozze Acquaviva d'Aragona-Mocenigo, Venezia, 1882, Visentini), in modo che appaia il vantaggio del mss. inedito sulla edizione del Muratori.

14.Contiene i dogadi di Pietro Mocenigo, Andrea Vendramino, Giovanni Mocenigo, Marco Barbarigo e i primi anni di Agostino Barbarigo. Nell'edizione muratoriana la storia di questi dogi non occupa che una cinquantina di colonne (1201-1252); nel mss. originale un grosso volume di quasi 800 pagine. Ho dato un saggio dell'importanza di questo mss., pubblicandoIl Dogado di Pietro Mocenigo(per le nozze Acquaviva d'Aragona-Mocenigo, Venezia, 1882, Visentini), in modo che appaia il vantaggio del mss. inedito sulla edizione del Muratori.

15.Brown,Ragguagli, III, 79.

15.Brown,Ragguagli, III, 79.

16.Ibid., III, 102.

16.Ibid., III, 102.

17.Leggesi anche negliAnnalidelMalipiero,Archivio stor. ital., VII, p. I, pag. 399 e segg.

17.Leggesi anche negliAnnalidelMalipiero,Archivio stor. ital., VII, p. I, pag. 399 e segg.

18.Si legge distesamente inDumont,Corps... diplomatique, t. III, p. II, p. 531 e segg.

18.Si legge distesamente inDumont,Corps... diplomatique, t. III, p. II, p. 531 e segg.

19.Queste circostanze non erano sfuggite al Sanuto. Egli nota, per esempio, (pag. 627) l'assenza dei Provveditori veneziani, e le acclamazioni della folla che «una vocegridava: Viva! Viva San Marco che mantien la fede!»

19.Queste circostanze non erano sfuggite al Sanuto. Egli nota, per esempio, (pag. 627) l'assenza dei Provveditori veneziani, e le acclamazioni della folla che «una vocegridava: Viva! Viva San Marco che mantien la fede!»

20.Anche omise i prudenti consigli, che poi il sig. d'Argenton diede al Re, a cui «non parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro».Sanudo,La Spediz., pag. 395. In generale è notevole, che tutte le particolarità (e non sono poche) poco onorevoli ai Francesi, sono tutte omesse dal Guazzo. Vedi, p. e., a pag. 210, 241, 267, 291, 309, 344, 393, 479, 488 ecc. ecc.

20.Anche omise i prudenti consigli, che poi il sig. d'Argenton diede al Re, a cui «non parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro».Sanudo,La Spediz., pag. 395. In generale è notevole, che tutte le particolarità (e non sono poche) poco onorevoli ai Francesi, sono tutte omesse dal Guazzo. Vedi, p. e., a pag. 210, 241, 267, 291, 309, 344, 393, 479, 488 ecc. ecc.

21.Mons. d'Argenton aveva in fatti il suo alloggio nell'isola di S Giorgio Maggiore (pag. 88-89).

21.Mons. d'Argenton aveva in fatti il suo alloggio nell'isola di S Giorgio Maggiore (pag. 88-89).

22.È curiosa una conversazione che il veneto secretario d'ambasciata ebbe a Costantinopoli con alcuni pascià. Aveva egli annunziato al sultano la lega conclusa ai danni di Carlo VIII, e «quattro bassà de' primi», a' quali la lega «pareva molto di novo, gli dissero: Come va queste cosse? El signor Ludovico ha fatto venir el re de Franza in Italia, et a hora ha fatto liga? La Signoria, si la voleva, nel principio poteva ostar a la venuta, et l'ha lassato venir et prosperar; et a hora è stata causa di sta (questa) liga. El Papa prima era in amicitia con el Re de Napoli, poi dette el passo al Re de Franza; et pur è dentro (nella lega). El Re de Spagna li ha promesso fede et bona paxe, et have do contadi; et pur è contra esso Re de Franza. Et l'Imperator era pur so amigo etc. A le qual parole saviamente ditto secretario rispose, dicendo havevano fatto questa liga per conservatione di Stadi loro, et senza nuocer a niuno. Ma loro concludeva, le cosse de Italia hora era piova, hora era sol etc.» (pag. 374). Come si vede, c'era più buon senso a Costantinopoli che in Italia.

22.È curiosa una conversazione che il veneto secretario d'ambasciata ebbe a Costantinopoli con alcuni pascià. Aveva egli annunziato al sultano la lega conclusa ai danni di Carlo VIII, e «quattro bassà de' primi», a' quali la lega «pareva molto di novo, gli dissero: Come va queste cosse? El signor Ludovico ha fatto venir el re de Franza in Italia, et a hora ha fatto liga? La Signoria, si la voleva, nel principio poteva ostar a la venuta, et l'ha lassato venir et prosperar; et a hora è stata causa di sta (questa) liga. El Papa prima era in amicitia con el Re de Napoli, poi dette el passo al Re de Franza; et pur è dentro (nella lega). El Re de Spagna li ha promesso fede et bona paxe, et have do contadi; et pur è contra esso Re de Franza. Et l'Imperator era pur so amigo etc. A le qual parole saviamente ditto secretario rispose, dicendo havevano fatto questa liga per conservatione di Stadi loro, et senza nuocer a niuno. Ma loro concludeva, le cosse de Italia hora era piova, hora era sol etc.» (pag. 374). Come si vede, c'era più buon senso a Costantinopoli che in Italia.

23.La guerra dei pirati, I, 201.

23.La guerra dei pirati, I, 201.

24.«A hore una di notte venne uno vexentin,bandito di Vicenza, chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et ozi, partito di Verzel mostrando andar a Turin, venne da' nostri et referì....» ecc. ecc. (pag. 557).

24.«A hore una di notte venne uno vexentin,bandito di Vicenza, chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et ozi, partito di Verzel mostrando andar a Turin, venne da' nostri et referì....» ecc. ecc. (pag. 557).

25.Di fatti nel tomo primo deiDiarii, il Sanuto aggiunge che Basilio fu bandito per omicidio (col. 704). Negli archivi di Vicenza non si è finora scoperto il processo che precedette questa condanna. Vedi, per altro, come si comportasse lo Scola rispetto a Carlo VIII, negliErrori vecchi e documenti nuovi, che ho pubblicati nel 1882 (p. 135 e segg.). Anche questa notizia si deve aggiungere alla biografia di Basilio.

25.Di fatti nel tomo primo deiDiarii, il Sanuto aggiunge che Basilio fu bandito per omicidio (col. 704). Negli archivi di Vicenza non si è finora scoperto il processo che precedette questa condanna. Vedi, per altro, come si comportasse lo Scola rispetto a Carlo VIII, negliErrori vecchi e documenti nuovi, che ho pubblicati nel 1882 (p. 135 e segg.). Anche questa notizia si deve aggiungere alla biografia di Basilio.

26.Gli artisti ed artefici che lavorarono in Castel nuovo a tempo di Alfonso I e Ferrante I d'Aragona. Napoli, 1876, p. 10 e seg.

26.Gli artisti ed artefici che lavorarono in Castel nuovo a tempo di Alfonso I e Ferrante I d'Aragona. Napoli, 1876, p. 10 e seg.

27.«Do galeaze venute con vittuarie da Marseia».

27.«Do galeaze venute con vittuarie da Marseia».

28.Anche il Guazzo, a dire il vero, ricorda «le porte enee di Castelnovo di Napoli» (c. 192), tra il bottino che si raccolse a Rapallo. Ma la notizia era campata in aria, perchè, copiando in questo luogo il Sanuto, non si ricordava di avere omesso il cenno sulla rapina ideata di quelle porte.

28.Anche il Guazzo, a dire il vero, ricorda «le porte enee di Castelnovo di Napoli» (c. 192), tra il bottino che si raccolse a Rapallo. Ma la notizia era campata in aria, perchè, copiando in questo luogo il Sanuto, non si ricordava di avere omesso il cenno sulla rapina ideata di quelle porte.

29.Il Guazzo, che fu soldato, non avrebbe dovuto sopprimere su questa battaglia tante importanti particolarità, che il Sanuto ci conservò. Vedi, per esempio, la premura di conservare le artiglierie da campo (pag. 488, 490 ecc.), che i Francesi ebbero più care delle cose del re (pag. 482, 491 ecc.) cadute in mano al nemico. Ma il Guazzo, che vedeva crescersi sotto mano il volume, non pensava che a sopprimere senza discernimento alcuno tutte le particolarità che rendono così istruttivo e così pittoresco il racconto sanutiano.

29.Il Guazzo, che fu soldato, non avrebbe dovuto sopprimere su questa battaglia tante importanti particolarità, che il Sanuto ci conservò. Vedi, per esempio, la premura di conservare le artiglierie da campo (pag. 488, 490 ecc.), che i Francesi ebbero più care delle cose del re (pag. 482, 491 ecc.) cadute in mano al nemico. Ma il Guazzo, che vedeva crescersi sotto mano il volume, non pensava che a sopprimere senza discernimento alcuno tutte le particolarità che rendono così istruttivo e così pittoresco il racconto sanutiano.

30.Marin Sanuto morì nel 1536. Dieci anni dopo, quando il Guazzo era sul punto di pubblicare il suo plagio, domandò al Senato un privilegio di stampa per «l'historie de l'anno 1493 fino al presente», storie che diceva di avere «fedelmente scritte... con lunghe sue fatiche et vigilie» (Senato,Terra, filza num. 3, 28 Agosto 1546). Non sospettandosi il plagio, gli fu conceduto il privilegio per dieci anni, e leHistorie di Carlo VIII, scritte con quellefatiche et vigilieche conosciamo, videro la luce nel 1547con privilegio.

30.Marin Sanuto morì nel 1536. Dieci anni dopo, quando il Guazzo era sul punto di pubblicare il suo plagio, domandò al Senato un privilegio di stampa per «l'historie de l'anno 1493 fino al presente», storie che diceva di avere «fedelmente scritte... con lunghe sue fatiche et vigilie» (Senato,Terra, filza num. 3, 28 Agosto 1546). Non sospettandosi il plagio, gli fu conceduto il privilegio per dieci anni, e leHistorie di Carlo VIII, scritte con quellefatiche et vigilieche conosciamo, videro la luce nel 1547con privilegio.

31.Non ci parve che valesse il prezzo dell'opera l'affaticarci a ristaurare questo passo, che nel nostro scorrettissimo testo dice così: «Perchè in questo tempo non solamente vi si combatteva in questo di uno stato uno animo una republicha, ma,ut ita dicam, ecc.».

31.Non ci parve che valesse il prezzo dell'opera l'affaticarci a ristaurare questo passo, che nel nostro scorrettissimo testo dice così: «Perchè in questo tempo non solamente vi si combatteva in questo di uno stato uno animo una republicha, ma,ut ita dicam, ecc.».

32.Le inesattezze dei numeri possono facilmente essere attribuite al copista: non ci permettiamo peraltro di mutar nulla. Del resto è noto che Luigi XI mori a Plessis du Parc, a dì 30 Agosto 1483; e che Carlo VIII, nato nel castello d'Amboise a dì 30 Giugno 1470, fu consacrato nella cattedrale di Rheims il 30 Maggio 1484. Entrò solennemente a Parigi il 5 di Luglio.

32.Le inesattezze dei numeri possono facilmente essere attribuite al copista: non ci permettiamo peraltro di mutar nulla. Del resto è noto che Luigi XI mori a Plessis du Parc, a dì 30 Agosto 1483; e che Carlo VIII, nato nel castello d'Amboise a dì 30 Giugno 1470, fu consacrato nella cattedrale di Rheims il 30 Maggio 1484. Entrò solennemente a Parigi il 5 di Luglio.

33.Margherita andò in Francia dopo il trattato di Arras, 23 Decembre 1482, e ne uscì dopo il trattato di Senlis, 23 Maggio 1493.

33.Margherita andò in Francia dopo il trattato di Arras, 23 Decembre 1482, e ne uscì dopo il trattato di Senlis, 23 Maggio 1493.

34.Carlo VIII non entrò in Rennes che dopo i simulati accordi del 15 Novembre 1491.

34.Carlo VIII non entrò in Rennes che dopo i simulati accordi del 15 Novembre 1491.

35.L'Evesque de Lombez, abbé de Saint Denys e l'abbé de Saint Anthoine de Viennoissono fra i commissarî incaricati da Carlo VIII, a dì 16 Settembre 1491, di stringere nuovi accordi con Innocenzo VIII sugli argomenti di cui parlano le relative istruzioni inGodefroy,Hist. de Charles VIII, 1684, pag. 617 e segg. In queste istruzioni non si tratta peraltro delle dispense. Intorno alle quali dice lo stesso autore (pag. 621): «il fallut plusieurs dispenses, et principalement pour la resolution des mariages dans lesquels les parties se trouuoient engagées respectiuement, car le Roy estoit marié avec Marguerite d'Austriche et la Duchesse avec Maximilian Roy des Romains: cependant le pretexte du bien public et de la paix seruit à faciliter toutes choses». Le dispense accordate da Innocenzo VIII (15 Decembre 1491) e gli atti (13 Novembre e 21 Decembre 1492) relativi alla clausola chedicta Illustrissima d. Anna... rapta non fuerit, si leggono inDumont,Corps Diplomatique, t. III, p. II, p. 274 e segg.

35.L'Evesque de Lombez, abbé de Saint Denys e l'abbé de Saint Anthoine de Viennoissono fra i commissarî incaricati da Carlo VIII, a dì 16 Settembre 1491, di stringere nuovi accordi con Innocenzo VIII sugli argomenti di cui parlano le relative istruzioni inGodefroy,Hist. de Charles VIII, 1684, pag. 617 e segg. In queste istruzioni non si tratta peraltro delle dispense. Intorno alle quali dice lo stesso autore (pag. 621): «il fallut plusieurs dispenses, et principalement pour la resolution des mariages dans lesquels les parties se trouuoient engagées respectiuement, car le Roy estoit marié avec Marguerite d'Austriche et la Duchesse avec Maximilian Roy des Romains: cependant le pretexte du bien public et de la paix seruit à faciliter toutes choses». Le dispense accordate da Innocenzo VIII (15 Decembre 1491) e gli atti (13 Novembre e 21 Decembre 1492) relativi alla clausola chedicta Illustrissima d. Anna... rapta non fuerit, si leggono inDumont,Corps Diplomatique, t. III, p. II, p. 274 e segg.

36.Veramente furono celebrate nel castello di Langeais.

36.Veramente furono celebrate nel castello di Langeais.

37.L'ambasciata occorse nel 1492. Ne fu publicata laRelazionedaAlberi, ser. I, vol. IV.

37.L'ambasciata occorse nel 1492. Ne fu publicata laRelazionedaAlberi, ser. I, vol. IV.

38.Per la somma precisa, v.Dumont, l. c., pag. 296.

38.Per la somma precisa, v.Dumont, l. c., pag. 296.

39.Boabdil.Ma la nostra copia leggeMeles(Melec?)Bleusem; e abbiam creduto meglio sopprimere questa storpiatura. Al copista si deve attribuire anche l'errore del numero successivo, giacchè dalla battaglia di Xeres de la Frontera alla conquista di Granata corse un secolo più di quel che è detto nel testo.

39.Boabdil.Ma la nostra copia leggeMeles(Melec?)Bleusem; e abbiam creduto meglio sopprimere questa storpiatura. Al copista si deve attribuire anche l'errore del numero successivo, giacchè dalla battaglia di Xeres de la Frontera alla conquista di Granata corse un secolo più di quel che è detto nel testo.

40.Il trattato fu sottoscritto in Barcellona a dì 19 Gennaio.

40.Il trattato fu sottoscritto in Barcellona a dì 19 Gennaio.

41.L'autore scriveva dunque queste pagine tra il 25 Gennaio 1494 e il 21 Gennaio 1495, che tanto appunto durò il regno di Alfonso II.

41.L'autore scriveva dunque queste pagine tra il 25 Gennaio 1494 e il 21 Gennaio 1495, che tanto appunto durò il regno di Alfonso II.

42.Romanin,St. docum., IV, 424.

42.Romanin,St. docum., IV, 424.

43.L'Aretino (Rer. Italic., XIX, 921 e segg.) parla di Innocenzo VII succeduto a Bonifacio IX.

43.L'Aretino (Rer. Italic., XIX, 921 e segg.) parla di Innocenzo VII succeduto a Bonifacio IX.

44.Cioè successore di Innocenzo VII.

44.Cioè successore di Innocenzo VII.

45.In questo periodo è confuso Gregorio XII con Alessandro V e Giovanni XXIII. Cf.Muratori,Annali, ad ann. 1409, 1411.

45.In questo periodo è confuso Gregorio XII con Alessandro V e Giovanni XXIII. Cf.Muratori,Annali, ad ann. 1409, 1411.

46.Ladislao morì il 6 Agosto 1414.

46.Ladislao morì il 6 Agosto 1414.

47.Giovanna morì il 2 Febbraio 1435; ma, secondo il costume veneziano, il nostro cronista poteva assegnare alla morte della regina il 1434. Riguardo alle circostanze che, secondo il cronista, precedettero e seguirono questa morte, la confusione è manifesta.

47.Giovanna morì il 2 Febbraio 1435; ma, secondo il costume veneziano, il nostro cronista poteva assegnare alla morte della regina il 1434. Riguardo alle circostanze che, secondo il cronista, precedettero e seguirono questa morte, la confusione è manifesta.

48.Così lo chiama anche il Sanudo più sotto, aggiungendo che questo secondo fratello di Alfonso era gran maestro dell'ordine di S. Giacomo. Abbiamo quindi corretto questo luogo ove, con manifesto errore del copista, si davano per fratelli ad Alfonso Giovanni re di Navarraet il re di Spagna.

48.Così lo chiama anche il Sanudo più sotto, aggiungendo che questo secondo fratello di Alfonso era gran maestro dell'ordine di S. Giacomo. Abbiamo quindi corretto questo luogo ove, con manifesto errore del copista, si davano per fratelli ad Alfonso Giovanni re di Navarraet il re di Spagna.

49.Anche qui la cronologia è difettosa. Giovanna II morì il 2 Febbraio 1435, la battaglia di Ponza tra l'Assereto ed Alfonso accadde al 5 d'Agosto, l'insurrezione di Genova a dì 27 Decembre dello stesso anno.

49.Anche qui la cronologia è difettosa. Giovanna II morì il 2 Febbraio 1435, la battaglia di Ponza tra l'Assereto ed Alfonso accadde al 5 d'Agosto, l'insurrezione di Genova a dì 27 Decembre dello stesso anno.

50.«Il quale (Giovanni) non si fermò in Lombardia, ma ne venne a Firenze dove onoratissimamente fu ricevuto».Macchiavelli,Storie, Lib. VI, che così emenda il racconto del Sanudo.

50.«Il quale (Giovanni) non si fermò in Lombardia, ma ne venne a Firenze dove onoratissimamente fu ricevuto».Macchiavelli,Storie, Lib. VI, che così emenda il racconto del Sanudo.

51.Alfonso morì il 27 Giugno 1458.

51.Alfonso morì il 27 Giugno 1458.

52.Non diLusitania, come dice erroneamente il nostro testo.

52.Non diLusitania, come dice erroneamente il nostro testo.

53.Veramente fu sua sorella anche Eleonora, che nel 1428 andò sposa ad Eduardo, infante di Portogallo.

53.Veramente fu sua sorella anche Eleonora, che nel 1428 andò sposa ad Eduardo, infante di Portogallo.

54.Maria, che nel 1420 sposò Giovanni II re di Castiglia, e figlio di Enrico III. Ora Alfonso V (figlio di Ferdinando il Giusto re d'Aragona secondogenito di Giovanni I re di Castiglia) nel 1415 sposò Maria sua cugina, figlia di Enrico III re di Castiglia. Ecco il doppio motivo per cui l'Autore chiama Giovanni II re di Castigliaparente consanguineodi Alfonso V.

54.Maria, che nel 1420 sposò Giovanni II re di Castiglia, e figlio di Enrico III. Ora Alfonso V (figlio di Ferdinando il Giusto re d'Aragona secondogenito di Giovanni I re di Castiglia) nel 1415 sposò Maria sua cugina, figlia di Enrico III re di Castiglia. Ecco il doppio motivo per cui l'Autore chiama Giovanni II re di Castigliaparente consanguineodi Alfonso V.

55.I documenti che espongono questi fatti con precisione, vedi inLunig,Codex Italiae diplomat., II, 1257 et segg.

55.I documenti che espongono questi fatti con precisione, vedi inLunig,Codex Italiae diplomat., II, 1257 et segg.

56.Apparteneva a questa ambasceria anche Girolamo Tuttavilla.

56.Apparteneva a questa ambasceria anche Girolamo Tuttavilla.

57.VediBaschet,La Diplomatie Venitienne, pag 302, 303.

57.VediBaschet,La Diplomatie Venitienne, pag 302, 303.

58.Gentile Becchi.

58.Gentile Becchi.

59.Giovanni Villiers, abate di San Dionisio di Parigi, e sin dal 1473 vescovo di Lombez, da Alessandro VI (21 Agosto 1493) creato Cardinale prete del titolo di S. Sabina.

59.Giovanni Villiers, abate di San Dionisio di Parigi, e sin dal 1473 vescovo di Lombez, da Alessandro VI (21 Agosto 1493) creato Cardinale prete del titolo di S. Sabina.

60.More veneto.

60.More veneto.

61.Alessandro Caraffa.

61.Alessandro Caraffa.

62.Nato a dì 27 Luglio 1469, Ferdinando non aveva ancora venticinque anni compiuti.

62.Nato a dì 27 Luglio 1469, Ferdinando non aveva ancora venticinque anni compiuti.

63.Ferdinando nel 1446 sposò Isabella figlia di Tristano di Clermont e della contessa di Copertino.

63.Ferdinando nel 1446 sposò Isabella figlia di Tristano di Clermont e della contessa di Copertino.

64.Cardinale diacono del titolo di S. Adriano (1477) e Arcivescovo di Taranto (1478), m. a Roma 1485. Cf.Notar Giacomo,Cronica di Napoli, p. 96, 140, 143, eBurchardiDiarium(edit. Gennarelli), pag. 72 nota.

64.Cardinale diacono del titolo di S. Adriano (1477) e Arcivescovo di Taranto (1478), m. a Roma 1485. Cf.Notar Giacomo,Cronica di Napoli, p. 96, 140, 143, eBurchardiDiarium(edit. Gennarelli), pag. 72 nota.

65.Morto a venticinque anni, il 26 Ottobre 1486.

65.Morto a venticinque anni, il 26 Ottobre 1486.

66.Eleonora morì l'11 Ottobre 1493.

66.Eleonora morì l'11 Ottobre 1493.

67.Morto Mattia Corvino, Beatrice sposò il successore Ladislao. Si sa peraltro qual conto facesse costui della moglie, che pure gli aveva agevolata la via del trono. E forse anche per questo l'Autore la dice vedova.

67.Morto Mattia Corvino, Beatrice sposò il successore Ladislao. Si sa peraltro qual conto facesse costui della moglie, che pure gli aveva agevolata la via del trono. E forse anche per questo l'Autore la dice vedova.

68.Cioè di Ferdinando il Cattolico.

68.Cioè di Ferdinando il Cattolico.

69.Un figlio Carlo morì fanciullo. L'ynfantequi ricordata è Giovanna, che poi sposò il nipote proprio, re Ferdinando II.

69.Un figlio Carlo morì fanciullo. L'ynfantequi ricordata è Giovanna, che poi sposò il nipote proprio, re Ferdinando II.

70.«Madamma Cianzia de Aragonia figliola naturale dello illustrissimo Signore Duca de Calabria et de madamma Trusia... Gazulla,» doveva sposare Onorato Gaetani ma sposò invece Goffredo Borgia.Notar Giacomo, p. 163, 178, 180, 182. Cf.Trinchera,Cod. Arag., II, 199.

70.«Madamma Cianzia de Aragonia figliola naturale dello illustrissimo Signore Duca de Calabria et de madamma Trusia... Gazulla,» doveva sposare Onorato Gaetani ma sposò invece Goffredo Borgia.Notar Giacomo, p. 163, 178, 180, 182. Cf.Trinchera,Cod. Arag., II, 199.

71.Giovanni Borgia, eletto da Sisto IV arcivescovo di Monreale in Sicilia, creato da Alessandro VI, a dì 31 Agosto 1492, Cardinale prete del titolo di S. Susanna.

71.Giovanni Borgia, eletto da Sisto IV arcivescovo di Monreale in Sicilia, creato da Alessandro VI, a dì 31 Agosto 1492, Cardinale prete del titolo di S. Susanna.

72.Questo ambasciatore era in Napoli, il giorno dell'incoronazione di Alfonso (BurchardiDiarium, pag. 312). IlSummontedice che ambasciatore Spagnuolo in Napoli era a questo tempo il Vescovo di Tarragona (Dell'Historiaecc., ed. Bulifon, t. III, p. 483), cioè Don Gonzalo Fernandes de Heredia, già governatore di Roma (BurchardiDiar., p. 250), e del quale vedi ilVillanueva,Viage literario a las Iglesias de Espana, XVIII, 42, XX, 20. Ma dice ilSummonteche l'ambasciatore spagnuolo assistette personalmente alla ceremonia, ilBurcardoinvece asserisce che non vi fu presente, per questione di etichetta. L'Arcivescovo di Tarragona e il governatore di Catalogna sarebbero dunque due persone diverse?

72.Questo ambasciatore era in Napoli, il giorno dell'incoronazione di Alfonso (BurchardiDiarium, pag. 312). IlSummontedice che ambasciatore Spagnuolo in Napoli era a questo tempo il Vescovo di Tarragona (Dell'Historiaecc., ed. Bulifon, t. III, p. 483), cioè Don Gonzalo Fernandes de Heredia, già governatore di Roma (BurchardiDiar., p. 250), e del quale vedi ilVillanueva,Viage literario a las Iglesias de Espana, XVIII, 42, XX, 20. Ma dice ilSummonteche l'ambasciatore spagnuolo assistette personalmente alla ceremonia, ilBurcardoinvece asserisce che non vi fu presente, per questione di etichetta. L'Arcivescovo di Tarragona e il governatore di Catalogna sarebbero dunque due persone diverse?

73.Più di duecentomila dice ilSummonte, ibid., 482. Ottomila ilDiariumBurchardi(pag. 307), con cui si dovrebbe paragonare, in tutte le sue circostanze, questo racconto.

73.Più di duecentomila dice ilSummonte, ibid., 482. Ottomila ilDiariumBurchardi(pag. 307), con cui si dovrebbe paragonare, in tutte le sue circostanze, questo racconto.

74.«Il Re cantò l'evangelio... con un tanto eccellente modo, che parve fusse stato gran tempo prete et a quell'officio usato».Summonte, ibid., p. 488.

74.«Il Re cantò l'evangelio... con un tanto eccellente modo, che parve fusse stato gran tempo prete et a quell'officio usato».Summonte, ibid., p. 488.

75.Ippolita Sforza, moglie di Alfonso, era morta fin dal 19 Agosto 1488. La regina di cui in questo luogo si parla è dunque Giovanna di Aragona, vedova di re Ferdinando. Chi ne fosse peraltro il nipote, ricordato qui dall'Autore, non saprei dire con sicurezza. Sospetterei che fosse «Don Henricus de Aragonia frater consobrinus reginae Neapolitanae et nepos regis Hispaniarum» (BurchardiDiarium, pag. 290), il quale cavalcava appunto a sinistra di don Goffredo nell'entrata solenne del cardinale di Monreale, ed assistette all'incoronazione di Alfonso, ove doveva tenere e tenne di fatti il pomo durante la ceremonia (ibid., pag. 284, 311).

75.Ippolita Sforza, moglie di Alfonso, era morta fin dal 19 Agosto 1488. La regina di cui in questo luogo si parla è dunque Giovanna di Aragona, vedova di re Ferdinando. Chi ne fosse peraltro il nipote, ricordato qui dall'Autore, non saprei dire con sicurezza. Sospetterei che fosse «Don Henricus de Aragonia frater consobrinus reginae Neapolitanae et nepos regis Hispaniarum» (BurchardiDiarium, pag. 290), il quale cavalcava appunto a sinistra di don Goffredo nell'entrata solenne del cardinale di Monreale, ed assistette all'incoronazione di Alfonso, ove doveva tenere e tenne di fatti il pomo durante la ceremonia (ibid., pag. 284, 311).

76.Di questo fratello naturale di Alfonso II vedi iRicordidiFilippo di Vigneulles, nell'Arch. Stor. Ital., Serie I, App. IX, 232, eBurchardiDiarium, pag. 145, 290.

76.Di questo fratello naturale di Alfonso II vedi iRicordidiFilippo di Vigneulles, nell'Arch. Stor. Ital., Serie I, App. IX, 232, eBurchardiDiarium, pag. 145, 290.

77.«Nihil mihi in hoc convivio singulari singulariter placuit, praeter credentiam, quae pulcherrimis et magnis vasis aureis et argenteis ornata erat; existimavi ea quae ibi exposita erant ad circiter ducatus XL m.». Burchardi Diarium, pag. 316.

77.«Nihil mihi in hoc convivio singulari singulariter placuit, praeter credentiam, quae pulcherrimis et magnis vasis aureis et argenteis ornata erat; existimavi ea quae ibi exposita erant ad circiter ducatus XL m.». Burchardi Diarium, pag. 316.

78.È la sesta fra le orazioni diM. A. Sabellico,Operum, ediz. 1560, vol. IV, col. 497.

78.È la sesta fra le orazioni diM. A. Sabellico,Operum, ediz. 1560, vol. IV, col. 497.

79.Pietro de Aranda, della cui dignità e delle cui vicende vedi ilDiario di BurcardoinEccardi,Corpus historicum Medii Ævi, vol. II, col. 2095, 2097, 2112.

79.Pietro de Aranda, della cui dignità e delle cui vicende vedi ilDiario di BurcardoinEccardi,Corpus historicum Medii Ævi, vol. II, col. 2095, 2097, 2112.

80.«Postquam..... ad divini numinis timorem excitaris» legge correttamente ilDumont,Corps dipl., t. III. p. II, pag. 316.

80.«Postquam..... ad divini numinis timorem excitaris» legge correttamente ilDumont,Corps dipl., t. III. p. II, pag. 316.

81.Supplisci colDumont: «Rex Alphonsus avus ejus, deinde Ferdinandus pater, cui successit rex, qui per praedecessores ecc.». Loc. cit.

81.Supplisci colDumont: «Rex Alphonsus avus ejus, deinde Ferdinandus pater, cui successit rex, qui per praedecessores ecc.». Loc. cit.

82.Gli errori dell'amanuense o del traduttore corregge questa lezione: «Exponendo vires et conatus nostros in resistentia facienda, ne dictus Rex Franciae aliqua victoria contra nos potiatur, et contra fratrem Suae Majestatis».Dumont, l. c.

82.Gli errori dell'amanuense o del traduttore corregge questa lezione: «Exponendo vires et conatus nostros in resistentia facienda, ne dictus Rex Franciae aliqua victoria contra nos potiatur, et contra fratrem Suae Majestatis».Dumont, l. c.

83.«Quod velit facere omnem resistentiam et se defendere contra ipsum, et deviare ne frater suus capiatur ex manibus nostris, quos exhortetur et stringat, quod pro quanto cari pendant amicitiam suam, debeant esse adjumento et defensioni nostrae et regis Alphonsi terra marique, et quod omnes amicos nostros et primum regem habebit pro bonis amicis suis, et nostros inimicos pro inimicis».Dumont, l. c.

83.«Quod velit facere omnem resistentiam et se defendere contra ipsum, et deviare ne frater suus capiatur ex manibus nostris, quos exhortetur et stringat, quod pro quanto cari pendant amicitiam suam, debeant esse adjumento et defensioni nostrae et regis Alphonsi terra marique, et quod omnes amicos nostros et primum regem habebit pro bonis amicis suis, et nostros inimicos pro inimicis».Dumont, l. c.

84.«Fiolo de 4 Sultani de Latheath cainf», leggeva la nostra copia, che abbiamo emendata colDumont, ibid., pag. 317.

84.«Fiolo de 4 Sultani de Latheath cainf», leggeva la nostra copia, che abbiamo emendata colDumont, ibid., pag. 317.

85.«Quod si vita careret» legge ilDumont, ibid.

85.«Quod si vita careret» legge ilDumont, ibid.

86.«Antequam sit nobis dictum corpus datum, et per vestros meis consignatum».Dumont, ibid., pag. 318.

86.«Antequam sit nobis dictum corpus datum, et per vestros meis consignatum».Dumont, ibid., pag. 318.

87.Alonso de Sylva, intorno a cui vedi Prescott,Storia di Ferd. e d'Isab., traduz. ital., Firenze, 1847, vol. II, p. 316.

87.Alonso de Sylva, intorno a cui vedi Prescott,Storia di Ferd. e d'Isab., traduz. ital., Firenze, 1847, vol. II, p. 316.

88.De Bidant, o De Bidaut, è detto anche in Godefroy, Histoire, pag. 194. Ma è noto che l'ambasciata spedita nella primavera del 1494 da Carlo VIII in Italia, era composta: I. dell'Aubigny; II. del vescovo di s. Malo, Guglielmo Briçonnet; III. di Giovanni Matharon, presidente di Provenza; IV. di Perron de Basche.

88.De Bidant, o De Bidaut, è detto anche in Godefroy, Histoire, pag. 194. Ma è noto che l'ambasciata spedita nella primavera del 1494 da Carlo VIII in Italia, era composta: I. dell'Aubigny; II. del vescovo di s. Malo, Guglielmo Briçonnet; III. di Giovanni Matharon, presidente di Provenza; IV. di Perron de Basche.

89.Specie di nave.Arbatozele chiamaNotar Giacomo,Cronica, descrivendo l'armata del re Alfonso, pag. 183.E. B. Senarega,De rebus genuensibus,inRer. Italic. Script., vol. XXIV, col. 539: «Tertium genus navium, quodArbatociamappellabat, quod ad majores bombardas emittendas aptius erat».

89.Specie di nave.Arbatozele chiamaNotar Giacomo,Cronica, descrivendo l'armata del re Alfonso, pag. 183.E. B. Senarega,De rebus genuensibus,inRer. Italic. Script., vol. XXIV, col. 539: «Tertium genus navium, quodArbatociamappellabat, quod ad majores bombardas emittendas aptius erat».

90.Pietro d'Urfè.

90.Pietro d'Urfè.

91.Queste galereper forza, sarebbero lebarche forzaedi cui parla ilMalipiero(p. 321) negliAnnali?

91.Queste galereper forza, sarebbero lebarche forzaedi cui parla ilMalipiero(p. 321) negliAnnali?

92.Fra la galea di Giammaria Pignatello e la fusta di Giampaolo da Capri si legge nella nostra copia: «Galie 7 armate et armate in Puglia e Terra d'Otranto». Probabilmente qui l'A. traeva la somma delle galee (27) precedenti, indicando in quali province fossero armate. Il che si conferma dall'indicazione che segue a questo elenco, ove le galere si contano a ventisette e non più.

92.Fra la galea di Giammaria Pignatello e la fusta di Giampaolo da Capri si legge nella nostra copia: «Galie 7 armate et armate in Puglia e Terra d'Otranto». Probabilmente qui l'A. traeva la somma delle galee (27) precedenti, indicando in quali province fossero armate. Il che si conferma dall'indicazione che segue a questo elenco, ove le galere si contano a ventisette e non più.

93.Queste altrebarzenon compariscono nella somma di cinquantuna vela, che segue immediatamente.

93.Queste altrebarzenon compariscono nella somma di cinquantuna vela, che segue immediatamente.

94.Nel grande Archivio di Napoli manca il carteggio diplomatico di Alfonso II, probabilmente dato alle fiamme nella popolare insurrezione del 1647. Dal primo repertorio dei Quinternioni di Calabria citra ed ultra risulta che per diploma di Ferdinando (27 Aprile 1463) Francesco Siscar ebbe la terra di Ajello, tolta per ribellione a Sansonetto Sersale di Sorrento. Della famiglia Siscara, venuta in Napoli con Alfonso I di Aragona, e di Paolo (che probabilmente è il nostro ambasciatore) il quale ereditò alla morte del padre (1480) il Contado di Ajello, vedi iDiscorsi delle famiglie nobili del regno di Napoli del sig.Carlo de Lellis, Napoli, 1654, pag. 286. Tutte queste notizie debbo alla erudizione e cortesia del comm. Francesco Trinchera, benemerito direttore del grande Archivio di Napoli.

94.Nel grande Archivio di Napoli manca il carteggio diplomatico di Alfonso II, probabilmente dato alle fiamme nella popolare insurrezione del 1647. Dal primo repertorio dei Quinternioni di Calabria citra ed ultra risulta che per diploma di Ferdinando (27 Aprile 1463) Francesco Siscar ebbe la terra di Ajello, tolta per ribellione a Sansonetto Sersale di Sorrento. Della famiglia Siscara, venuta in Napoli con Alfonso I di Aragona, e di Paolo (che probabilmente è il nostro ambasciatore) il quale ereditò alla morte del padre (1480) il Contado di Ajello, vedi iDiscorsi delle famiglie nobili del regno di Napoli del sig.Carlo de Lellis, Napoli, 1654, pag. 286. Tutte queste notizie debbo alla erudizione e cortesia del comm. Francesco Trinchera, benemerito direttore del grande Archivio di Napoli.

95.Giorgio Costa, portoghese, arciv. di Lisbona, fatto cardinale da Sisto IV.

95.Giorgio Costa, portoghese, arciv. di Lisbona, fatto cardinale da Sisto IV.

96.Raffaello Riario, savonese, creato cardinale da Sisto IV.

96.Raffaello Riario, savonese, creato cardinale da Sisto IV.

97.Cesare Borgia che, dal 1493 al 1498, fu cardinale diac. di s. Maria Nuova, ed ebbe titolo di arcivescovo di Valenza.

97.Cesare Borgia che, dal 1493 al 1498, fu cardinale diac. di s. Maria Nuova, ed ebbe titolo di arcivescovo di Valenza.

98.Ascanio, figlio di Francesco Sforza duca di Milano, fatto card. da Sisto IV.

98.Ascanio, figlio di Francesco Sforza duca di Milano, fatto card. da Sisto IV.

99.Peraltro «Baudricourt retourna en Bourgogne, dont il était gouverneur» diceCherrier, I, 430.

99.Peraltro «Baudricourt retourna en Bourgogne, dont il était gouverneur» diceCherrier, I, 430.

100.A Bernadice il nostro manoscritto, che non sappiamo come spiegare.

100.A Bernadice il nostro manoscritto, che non sappiamo come spiegare.

101.Federigo, figlio di Roberto Sanseverino, da Innocenzo VIII fatto cardinale diacono del titolo di s. Teodoro nel 1489, ma non publicato. «Il cardinale Ascanio Maria Sforza però, bramando vivamente di creare un pontefice a suo talento, operò sì co' cardinali, che il Sanseverino fu riconosciuto dal sacro Collegio per vero e legittimo cardinale, e con questo carattere potè trovarsi presente al conclave di Alessandro VI ecc.».Cardella,Memorie storiche de' Cardinali, II, 243.

101.Federigo, figlio di Roberto Sanseverino, da Innocenzo VIII fatto cardinale diacono del titolo di s. Teodoro nel 1489, ma non publicato. «Il cardinale Ascanio Maria Sforza però, bramando vivamente di creare un pontefice a suo talento, operò sì co' cardinali, che il Sanseverino fu riconosciuto dal sacro Collegio per vero e legittimo cardinale, e con questo carattere potè trovarsi presente al conclave di Alessandro VI ecc.».Cardella,Memorie storiche de' Cardinali, II, 243.

102.Bernardino Lonati da Pavia, ad istanza di Ascanio Sforza, creato cardinale diacono del titolo di s. Ciriaco, il 21 Agosto 1493.

102.Bernardino Lonati da Pavia, ad istanza di Ascanio Sforza, creato cardinale diacono del titolo di s. Ciriaco, il 21 Agosto 1493.

103.Non dovrebbe leggersiravennate?

103.Non dovrebbe leggersiravennate?

104.Non dice così ilGuicciardini, I,III.

104.Non dice così ilGuicciardini, I,III.

105.Crediamo inutile riprodurre i ventisette capitoli riassunti dal Cronista, che furono publicati testualmente daGino Capponinell'Archivio Storico Italiano, t. I, pag. 362-375.

105.Crediamo inutile riprodurre i ventisette capitoli riassunti dal Cronista, che furono publicati testualmente daGino Capponinell'Archivio Storico Italiano, t. I, pag. 362-375.

106.È la conosciuta orazione, che non riproduciamo, e che leggesi tra le opere diMarsilio Ficino(Basileae, 1576, I, 960, 961).

106.È la conosciuta orazione, che non riproduciamo, e che leggesi tra le opere diMarsilio Ficino(Basileae, 1576, I, 960, 961).

107.È quel medesimo documento che leggesi inMalipiero,Annali(Archivio Storico Italiano, t. VII, pag. 325-327), e che quindi ci asteniamo dal riprodurre.

107.È quel medesimo documento che leggesi inMalipiero,Annali(Archivio Storico Italiano, t. VII, pag. 325-327), e che quindi ci asteniamo dal riprodurre.

108.Qualche leggerissima inesattezza sfuggita in questo elenco può facilmente correggersi coll'aiuto della nota opera delCardella.

108.Qualche leggerissima inesattezza sfuggita in questo elenco può facilmente correggersi coll'aiuto della nota opera delCardella.

109.È l'epigramma publicato dalDe Cherrier,Histoire de Charles VIII, II, 80

109.È l'epigramma publicato dalDe Cherrier,Histoire de Charles VIII, II, 80

110.L'equivoco del cronista è evidente.

110.L'equivoco del cronista è evidente.

111.Non riproduciamo questa lettera di convocazione data da Anversa il giorno 24 Novembre (VIII Kal. Decembris, vor S. Katherinentag) 1494, giacchè fu publicata al suo posto neiReichstagsacten. Cf.J. J. Mülleri,Reichstags-Theatrum MaximilianiI. p. I, pag. 199 e seg. Ienae, 1718.

111.Non riproduciamo questa lettera di convocazione data da Anversa il giorno 24 Novembre (VIII Kal. Decembris, vor S. Katherinentag) 1494, giacchè fu publicata al suo posto neiReichstagsacten. Cf.J. J. Mülleri,Reichstags-Theatrum MaximilianiI. p. I, pag. 199 e seg. Ienae, 1718.

112.Giovanni, morto nel 1504.

112.Giovanni, morto nel 1504.

113.Non riproduciamo neppure questi capitoli, che sono una letterale traduzione di quelli che si leggono inMolini,Documenti di Storia Italiana, I, 22 e segg.

113.Non riproduciamo neppure questi capitoli, che sono una letterale traduzione di quelli che si leggono inMolini,Documenti di Storia Italiana, I, 22 e segg.

114.Isabella (figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di Castiglia) n. 1 Ottobre 1470, sposò a dì 22 Novembre 1490 l'erede presuntivo del trono di Portogallo, Alonso, che morì pochi mesi dopo. Nel 1497 sposò Emanuele re di Portogallo, e morì l'anno appresso (23 Agosto).

114.Isabella (figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di Castiglia) n. 1 Ottobre 1470, sposò a dì 22 Novembre 1490 l'erede presuntivo del trono di Portogallo, Alonso, che morì pochi mesi dopo. Nel 1497 sposò Emanuele re di Portogallo, e morì l'anno appresso (23 Agosto).

115.Lorenzo Suarez.

115.Lorenzo Suarez.

116.Ippolita, che morì giovinetta.

116.Ippolita, che morì giovinetta.

117.Simone Unferdorben, fanciullo di poco più che due anni, ucciso dagli ebrei in Trento il 23 Marzo 1475 secondo gliAnnali del principato ecclesiastico di Trento.... reintegrati e annotati daTomaso Gar, Trento, pag. 352-358.

117.Simone Unferdorben, fanciullo di poco più che due anni, ucciso dagli ebrei in Trento il 23 Marzo 1475 secondo gliAnnali del principato ecclesiastico di Trento.... reintegrati e annotati daTomaso Gar, Trento, pag. 352-358.

118.Intorno a questo prelato vediPrescott, ibid., p. II, cap. V.

118.Intorno a questo prelato vediPrescott, ibid., p. II, cap. V.

119.Perkin Warbee, noto impostore, di cui v.Hume, cap. XXV, XXVI.

119.Perkin Warbee, noto impostore, di cui v.Hume, cap. XXV, XXVI.

120.«Et l'havere di pretio della Reina» legge ilGuazzo.

120.«Et l'havere di pretio della Reina» legge ilGuazzo.

121.«Labarde» legge il Guazzo.

121.«Labarde» legge il Guazzo.

122.La nostra copia è così scorretta, che disperiamo di restaurare il testo genuino. L'eruditissimo B. Capusso ci avverte peraltro che il secretario vecchio, di cui qui si parla, è Antonello Petrucci, «che si sa aver avuto il suo palagio nella piazza di S. Domenico».

122.La nostra copia è così scorretta, che disperiamo di restaurare il testo genuino. L'eruditissimo B. Capusso ci avverte peraltro che il secretario vecchio, di cui qui si parla, è Antonello Petrucci, «che si sa aver avuto il suo palagio nella piazza di S. Domenico».

123.Altro luogo inesplicabile della nostra copia.

123.Altro luogo inesplicabile della nostra copia.

124.La nostra scorrettissima copia leggeva:Ovo nicro novoecc., e non sapevamo come correggere il passo. Speravamo di trovare questa iscrizione o in qualche anticaGuidadi Napoli, o in altra opera storica. Ma riuscite indarno le nostre ricerche, ci siamo rivolti all'eruditissimo ed illustre sig. Bartolommeo Capasso, che gentilmente ci rispose: «Sui due versi del Castel dell'Ovo debbo dirle che essi non sono riportati, nè sono in qualunque maniera indicati in alcuno dei nostri patrii scrittori, sì editi che inediti. E siccome le descrizioni che abbiamo di Napoli, alquanto particolareggiate, non sono più antiche del secolo XVI, così bisogna supporre che fin da quel tempo non esistessero più. Verisimilmente dovettero sparire nell'assedio posto al castello dal Gran Capitano, nel quale Pietro Navarro, come credesi, fece le prime pruove delle sue mine, e con esse abbattè l'arco che dalla strada di S. Lucia immetteva al ponte del Castello, ove quei versi dovevano leggersi. In ogni modo, mancandoci il confronto di altri esemplari, non si può rettificarne gli errori con la lezione migliore. Ho cercato quindi di divinare il senso dell'epigrafe colla storia del castello, ed ecco dopo molto meditarvi su la mia congettura sul proposito.«NellaCronaca di Partenope, volgarmente attribuita ad un Giovanni Villani napoletano (l'edizione più facile a trovarsi è quella del 1680 di Napoli, nellaRaccolta di vari libriecc.), tra le altre opere di magia che si dicono fatte da Virgilio a beneficio dei Napoletani, trovasi laconsecrazionedi un ovo, che il poeta avrebbe chiuso in una caraffa di vetro, e depositato in un luogo secreto e ben custodito del Castello marino o del SS. Salvatore a mare, perchè ne fosse, per dir così, il Palladio, e ne dipendessero i fati da quello. Nella stessaCronaca(cap. 46 del lib. III) si narra che al tempo della regina Giovanna I, quando Ambrogio Visconti, figliuolo naturale del duca di Milano, fuggì dal detto castello, ove era prigione, ruppe la caraffa,e tutti li edifici antichi del castello se diruparo. Allora la regina lo fece di nuovo riedificare,et perchè non avesse perduto lo nome del detto castello, fece includere lo ovo in uno vassello di vetro, più bello, et più sottile et megliore.Ora, posto ciò, io leggo i due versi:Ovo nicro novo non sic turbor ovo dorica castra cluens tutor temerare timeto, così:Ovum(in)vitro novo, sottintendendoclaudituro altro simile; il vitro benissimo poteva scambiarsi innicro;non sic(ego, parla il castello)turbor(ab)ovo. Dorica castra cluens tutor(assicuro, difendo);temerare timeto. Ildorica castraallude evidentemente all'origine greca della città».Siano grazie all'eminente erudito che volle aiutarci colle sue dotte induzioni. La sua assicurazione, che l'epigramma sopra detto non è ricordato da alcuno scrittore napoletano edito e inedito, è una prova evidente della diligenza con la quale il nostro Sanudo raccoglieva le memorie non solamente di Venezia ma di tutta l'Italia. Alla cronaca del Sanudo, dice di fatti lo stesso illustre sig. Capasso, debbo «la cognizione di parecchi particolari intorno alla città di Napoli specialmente, che sono taciuti dai nostri cronisti, ed ignorati dai patrii scrittori».

124.La nostra scorrettissima copia leggeva:Ovo nicro novoecc., e non sapevamo come correggere il passo. Speravamo di trovare questa iscrizione o in qualche anticaGuidadi Napoli, o in altra opera storica. Ma riuscite indarno le nostre ricerche, ci siamo rivolti all'eruditissimo ed illustre sig. Bartolommeo Capasso, che gentilmente ci rispose: «Sui due versi del Castel dell'Ovo debbo dirle che essi non sono riportati, nè sono in qualunque maniera indicati in alcuno dei nostri patrii scrittori, sì editi che inediti. E siccome le descrizioni che abbiamo di Napoli, alquanto particolareggiate, non sono più antiche del secolo XVI, così bisogna supporre che fin da quel tempo non esistessero più. Verisimilmente dovettero sparire nell'assedio posto al castello dal Gran Capitano, nel quale Pietro Navarro, come credesi, fece le prime pruove delle sue mine, e con esse abbattè l'arco che dalla strada di S. Lucia immetteva al ponte del Castello, ove quei versi dovevano leggersi. In ogni modo, mancandoci il confronto di altri esemplari, non si può rettificarne gli errori con la lezione migliore. Ho cercato quindi di divinare il senso dell'epigrafe colla storia del castello, ed ecco dopo molto meditarvi su la mia congettura sul proposito.

«NellaCronaca di Partenope, volgarmente attribuita ad un Giovanni Villani napoletano (l'edizione più facile a trovarsi è quella del 1680 di Napoli, nellaRaccolta di vari libriecc.), tra le altre opere di magia che si dicono fatte da Virgilio a beneficio dei Napoletani, trovasi laconsecrazionedi un ovo, che il poeta avrebbe chiuso in una caraffa di vetro, e depositato in un luogo secreto e ben custodito del Castello marino o del SS. Salvatore a mare, perchè ne fosse, per dir così, il Palladio, e ne dipendessero i fati da quello. Nella stessaCronaca(cap. 46 del lib. III) si narra che al tempo della regina Giovanna I, quando Ambrogio Visconti, figliuolo naturale del duca di Milano, fuggì dal detto castello, ove era prigione, ruppe la caraffa,e tutti li edifici antichi del castello se diruparo. Allora la regina lo fece di nuovo riedificare,et perchè non avesse perduto lo nome del detto castello, fece includere lo ovo in uno vassello di vetro, più bello, et più sottile et megliore.

Ora, posto ciò, io leggo i due versi:Ovo nicro novo non sic turbor ovo dorica castra cluens tutor temerare timeto, così:Ovum(in)vitro novo, sottintendendoclaudituro altro simile; il vitro benissimo poteva scambiarsi innicro;non sic(ego, parla il castello)turbor(ab)ovo. Dorica castra cluens tutor(assicuro, difendo);temerare timeto. Ildorica castraallude evidentemente all'origine greca della città».

Siano grazie all'eminente erudito che volle aiutarci colle sue dotte induzioni. La sua assicurazione, che l'epigramma sopra detto non è ricordato da alcuno scrittore napoletano edito e inedito, è una prova evidente della diligenza con la quale il nostro Sanudo raccoglieva le memorie non solamente di Venezia ma di tutta l'Italia. Alla cronaca del Sanudo, dice di fatti lo stesso illustre sig. Capasso, debbo «la cognizione di parecchi particolari intorno alla città di Napoli specialmente, che sono taciuti dai nostri cronisti, ed ignorati dai patrii scrittori».

125.«A sì che tal Signoria di Venetia sapere non puotevano come quelli oratori voleano far lega», così il Guazzo.

125.«A sì che tal Signoria di Venetia sapere non puotevano come quelli oratori voleano far lega», così il Guazzo.

126.«Nascondeano i prelati di Roma nei monasteri le loro cose, andando il re di Franza a Roma di qualche novità dubitando». Guazzo.

126.«Nascondeano i prelati di Roma nei monasteri le loro cose, andando il re di Franza a Roma di qualche novità dubitando». Guazzo.

127.Leggesi stampata in seguito al discorso di Leonello Chieregato, che troveremo ricordato qui appresso.

127.Leggesi stampata in seguito al discorso di Leonello Chieregato, che troveremo ricordato qui appresso.

128.Leggesi in un libretto del tempo, del quale ho veduto due esemplari nella Biblioteca Marciana, ma senza alcuna nota tipografica. Trattandosi di un discorso che andò già per le stampe, credo inutile riprodurlo.

128.Leggesi in un libretto del tempo, del quale ho veduto due esemplari nella Biblioteca Marciana, ma senza alcuna nota tipografica. Trattandosi di un discorso che andò già per le stampe, credo inutile riprodurlo.

129.«Per i capitoli haveano con il Re di Franza», aggiunge ilGuazzoc. 138.

129.«Per i capitoli haveano con il Re di Franza», aggiunge ilGuazzoc. 138.

130.Questo elenco (molto più particolareggiato di quello che leggesi inMalipiero,Annali Veneti, I, 339 e segg) fu trascritto letteralmente e publicato dalGuazzo,Historie.. ove se contengono la venuta et partita di Carlo Ottavo(Ven., 1547), e 151 t.º e segg.

130.Questo elenco (molto più particolareggiato di quello che leggesi inMalipiero,Annali Veneti, I, 339 e segg) fu trascritto letteralmente e publicato dalGuazzo,Historie.. ove se contengono la venuta et partita di Carlo Ottavo(Ven., 1547), e 151 t.º e segg.

131.Anche questo elenco fu publicato tale e quale dalGuazzo,ibid., c. 155 e seg.

131.Anche questo elenco fu publicato tale e quale dalGuazzo,ibid., c. 155 e seg.

132.«Et essere in inimicicia con Genoesi, et volendo tornare in Franza gli fea di bisogno tenere la volta di Pontremolo, et ritornare per la via ov'era venuto» dice ilGuazzo(c. 158), che aveva sott'occhio un esemplare di questa cronaca più corretto del nostro.

132.«Et essere in inimicicia con Genoesi, et volendo tornare in Franza gli fea di bisogno tenere la volta di Pontremolo, et ritornare per la via ov'era venuto» dice ilGuazzo(c. 158), che aveva sott'occhio un esemplare di questa cronaca più corretto del nostro.

133.Anche questo elenco si legge inGuazzo,ibid., c. 163.

133.Anche questo elenco si legge inGuazzo,ibid., c. 163.

134.È trascritto nelGuazzo, col titolo:Armata de i s. Venetiani nel mare, c. 165 t.º, e seg.

134.È trascritto nelGuazzo, col titolo:Armata de i s. Venetiani nel mare, c. 165 t.º, e seg.

135.Questo breve elenco si legge inGuazzo, c. 171 e 171 t.º.

135.Questo breve elenco si legge inGuazzo, c. 171 e 171 t.º.

136.Questo pure leggesi inGuazzo, c. 171 tº.

136.Questo pure leggesi inGuazzo, c. 171 tº.

137.Leggesi nelGuazzo, a c. 175 t.º e seg.

137.Leggesi nelGuazzo, a c. 175 t.º e seg.

138.Questa lista fu publicata dalGuazzo, a c. 181 t.º.

138.Questa lista fu publicata dalGuazzo, a c. 181 t.º.

139.È l'orazione che leggesi inMalipiero,Annalinell'Arch. Stor. Ital.t. VII. p. 1, pag. 393.

139.È l'orazione che leggesi inMalipiero,Annalinell'Arch. Stor. Ital.t. VII. p. 1, pag. 393.

140.Leggasi anche inMalipiero,Annali, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VII, parte I, pag. 383 e seguenti.

140.Leggasi anche inMalipiero,Annali, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VII, parte I, pag. 383 e seguenti.

141.Leggesi inGuazzo,Historie, c. 205 t.º.

141.Leggesi inGuazzo,Historie, c. 205 t.º.

142.Leggesi inMalipieroAnnali, nell'Arch. Stor. ital., t.º VII, parte I, pag. 391, e segg.

142.Leggesi inMalipieroAnnali, nell'Arch. Stor. ital., t.º VII, parte I, pag. 391, e segg.

143.«Un galeone di Franza si fu al fondo cacciato», dice ilGuazzo,Historie, c. 208 t.º

143.«Un galeone di Franza si fu al fondo cacciato», dice ilGuazzo,Historie, c. 208 t.º

144.«Lasci da can». Guazzo, Historie, c. 211 t.º.

144.«Lasci da can». Guazzo, Historie, c. 211 t.º.

145.La prima pagina è in bianco.

145.La prima pagina è in bianco.

146.«Il signor Maniscalco di Giaè, monsignor di Pienes et monsignore Argenton». (GuazzoHistorie, c. 220 t.º 221), già nominati a pag. 608.

146.«Il signor Maniscalco di Giaè, monsignor di Pienes et monsignore Argenton». (GuazzoHistorie, c. 220 t.º 221), già nominati a pag. 608.

147.È il trattato che leggesi distesamente inDumont,Corps... diplomatique, tom. III, p. II, pag. 531 e segg.

147.È il trattato che leggesi distesamente inDumont,Corps... diplomatique, tom. III, p. II, pag. 531 e segg.

148.Leggesi inMalipiero,Annali, nell'Arch. Stor. Ital., t. VII, p. I, p. 399 e segg.

148.Leggesi inMalipiero,Annali, nell'Arch. Stor. Ital., t. VII, p. I, p. 399 e segg.


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