ATTO TERZO.
Stanza in casa dei fratelli Bermond. Due porte laterali: quella di destra serve d’ingresso comune; quella di sinistra mette agli appartamenti interni. Caminetto acceso nel fondo. Tavola, sedie, poltrone. — È sera: la scena è scura.
Stanza in casa dei fratelli Bermond. Due porte laterali: quella di destra serve d’ingresso comune; quella di sinistra mette agli appartamenti interni. Caminetto acceso nel fondo. Tavola, sedie, poltrone. — È sera: la scena è scura.
Vitt.(immobile, seduto sur una poltrona davanti al caminetto).
Amedeo(apre l’uscio di sinistra, dà una rapida occhiata all’intorno, non vede Vittorio e s’avvia a destra).
Vitt.(con voce tranquilla, senza voltarsi). Amedeo!
Amedeo(trasalendo). M’hai chiamato?
Vitt.(alzandosi). Oh guarda: non m’accorgevo d’essere al buio! E anche tu, di là, eh? (gli passa davanti e va all’uscio di destra). Michele!... lume, presto! (ad Amedeo). Tu stai con me.
Amedeo.Perchè?
Vitt.Mi fai piacere.
Michele(entra con una lucerna che posa sulla tavola, e via).
Amedeo.È un desiderio, od è un ordine?
Vitt.(non risponde).
Amedeo.Perchè, se mai... di là son più tranquillo.
Vitt.(blando). Però te ne andavi.
Amedeo(aspro). Se sono tuo prigioniero, dimmelo. Lo devo sapere!
Vitt.Sentiamo: è la mia presenza che ti è uggiosa?
Amedeo(prorompendo). Non dovevi promettere.
Vitt.T’ho detto tutto. Mi hai chiesto tempo per riflettere. Te l’ho accordato. Ora...
Amedeo.Non dovevi promettere.
Vitt.Quello che è fatto è fatto.
Amedeo.Sei spietato.
Vitt.(porgendogli la mano). Vieni qui, senti...
Amedeo.Lasciami stare.
Vitt.(con dolcezza). Soffro, sai, nel vederti così... Tu rendi l’obbligo mio mille volte più imperioso ed amaro. Sei mio fratello! Devo fare per te quello che farei per me. Devo contrastarti la felicità più severamente, più duramente che a qualunque altro. Ecco.
Amedeo.La tua promessa è assurda, assolutamente assurda. Non la dovevi dare.
Vitt.(calmo e grave). T’ho detto e ti ripeto che non ho potuto sottrarmi. Che vuoi? Nella vita si dànno questi casi urgenti, queste circostanze che vincolano implacabilmente tutto l’avvenire... Momenti terribili, che non si possono stornare, nè con ragioni, nè con pianti, nè con alcun mezzo umano. Tu dici che quello che ho fatto è assurdo? Che ne so io? Che me ne importa?
Amedeo.Tu ti sei attaccato a un’idea, ne hai vissuto, l’hai nel sangue (con forza). Ma io posso, io voglio discutere!
Vitt.Non devo considerar nulla. Eh già, lo so, è un sentimento. Non è che un sentimento!... Non si spiega, non si afferra, non si definisce. Prova a mancarvi. Prova a esitare in fatto di lealtà, di generosità, di coraggio; prova a non respingere un insulto; prova a non pagare i debiti che la legge non tutela; prova a non considerar come sacra qualunque promessa! (severamente). I doveri di noi gentiluomini verso Dio, verso il prossimo, e verso noi stessi, non si contano e non si pesano.
Amedeo.Ma una promessa vincola chi la fa! Io sonolibero! Sabina è libera! E poi, senti, mi hai detto tu stesso che D’Aldengo era ferito, morente. Puoi tu affermare ch’egli fosse ancor sano di mente? Eh? Vedi? La stranezza della sua richiesta è una prova chiara, lampante ch’egli non lo era più. E mi vuoi sacrificare a un delirante, a un demente? Ti par giusto?
Vitt.(angustiato, tra sè). Fa quel che devi, e avvenga quel che può (percorre la scena accigliato, col capo basso).
Amedeo(addoloratissimo). Ma questo è un sogno d’inferno! Non posso, non posso, non posso romper così col passato!
Vitt.Affidati a me.
Amedeo(amaramente). Oh!
Vitt.Ti guarirò. Farò tutto al mondo per renderti la calma, per farti felice.
Amedeo.Taci, taci, mi fai male! Oppure no; senti: son calmo. Mi calmerò anche di più. Lascia ch’io torni a lei, ch’io la veda ancor una volta...
Vitt.(accenna dolcemente di no).
Amedeo(implorando). Chi sa? Forse trovandola tranquilla, persuasa... Lei stessa mi dirà... Ragioneremo. Sai, alle volte una parola può far un gran bene. Mi lasci andare, eh?... No? Perchè così soffro troppo, vedi: soffro proprio troppo!... Non conviene nemmeno a te pretendere tanto, spingermi così. Son tuo fratello, Vittorio, son tuo fratello!... (fa l’atto di lanciarsi all’uscio).
Vitt(si frappone).
Amedeo(indietreggia e si getta singhiozzando sopra una seggiola). (Un silenzio).
(Si sente picchiar sommessamente all’uscio di destra).
(Si sente picchiar sommessamente all’uscio di destra).
Vitt.(a Amedeo). Su, su! Presto, che nessuno ti veda!
Amedeo(alzandosi). Chi sarà? (pieno di speranza). Chi può essere? Chi credi che sia?
(Si picchia ancora).
(Si picchia ancora).
Vitt.Avanti!
Michele.Il signor conte Di Pranero, il signor cavaliere La Torretta.
Amedeo(si allontana lentamente, cupo, e va a porsi davanti al caminetto).
Vitt.(a Michele). Dirai loro che... (dopo aver pensato). No: falli entrare.
Michele(via).
La Tor.(entrando, seguito da Di Pranero). Deo gratias!
Vitt.Venite, venite.
La Tor.(vedendo Amedeo). Oh guarda! Bermond iuniore! Quanto tempo è che non ci vediamo! (avvicinandosi). Si sta bene, eh, vicino al fuoco?
Vitt.Sedete, vi prego.
La Tor.eDi Pran.(seggono intorno al camino)
Amedeo(si scosta, si avvia verso l’uscio di destra: d’un tratto si volta titubante a guardare Vittorio).
Vitt.(lo fissa, lo ferma con lo sguardo).
Amedeo(siede vicino alla tavola).
Di Pran.Dunque si parte o non si parte, domani?
Vitt.Si parte. Non eravamo rimasti intesi così?
Di Pran.Eh altro! Ma non avendoti visto in tutta la giornata...
La Tor.Che diavolo hai fatto?
Vitt.Che volete... gli affari...
Di Pran.Noi abbiamo girata la capitale in cerca di notizie.
Vitt.Ah sì? Ebbene?
Michele(entra portando un vassoio con bottiglie e bicchieri).
La Tor.(vedendolo). Bravo!... Come ti chiami?
Michele.Michele, signore.
La Tor.Bravo, Michele.
Di Pran.(a Vittorio). È La Torretta, sai, che s’è preso la libertà...
La Tor.Di domandar del vino, dopo che tu avevi ordinato i liquori.
Vitt.Avete fatto benissimo (a Michele). Mesci e va pure.
Michele(eseguisce e via).
La Tor.(prima di bere). Viva la guerra! eh?
Di Pran.E viva l’amore!
La Tor.Lascialo stare, l’amore! Non c’è tempo adesso. Non si può bere e fischiare a un tratto. Non parlerei così, se qui ci fossero dame, ma... (rivolto ad Amedeo) cavalierino, e voi?
Amedeo.Grazie, non bevo vino.
La Tor.Cospetto! Si vede.
Amedeo.Perchè?
La Tor.Siete pallido.
Di Pran.Avete brutta cera.
Vitt.Dunque, e coteste notizie?
La Tor.Oh buone, eccellenti! Si prepara una campagna coi fiocchi!
Vitt.(attento). Dite, dite: che cosa sapete?
Di Pran.Si muovono tutti.
Vitt.(con gli occhi scintillanti). Che! la leva in massa?
Di Pran.No: se fosse stata ordinata, lo sapresti anche tu...
La Tor.Ma fa quasi lo stesso. Giovani e vecchi, ricchie poveri, contadini e borghesi, nobili e plebei, tutti in moto, tutti in faccende. All’armi! all’armi! L’altro anno si sono ammessi nei reggimenti i fanciulli? Ebbene, guarda, sarà molto se quest’anno si riuscirà a far stare a casa i lattanti!
Di Pran.Euh! È tutto dire!
La Tor.Naturalmente che esagero un poco.
Di Pran.(brontolando). Sì, ma l’argomento è serio...
La Tor.Ed io so parlar anche sul serio (alzando il bicchiere). Al Re! Al Piemonte! A noi! Va bene così?
Vitt.Benissimo.
Di Pran.(avviandosi). A domani, dunque!
Vitt.A domani, a domani.
Di Pran.(ad Amedeo). Cavaliere, buona notte. E curate la vostra salute.
La Tor.Cospetto! E se mai... ricordatevi che l’aria di montagna è una gran medicina.
Vitt.(accompagnandoli). All’alba!
La Tor.Non quella dei tafani, eh?
Di Pran.eLa Tor.(escono).
Vitt.(accostandosi ad Amedeo, e battendogli sopra una spalla). Tu vieni con me.
Amedeo(lo guarda trasognato).
Vitt.Hai sentito come ti hanno parlato quei due ufficiali? E, bada, senza nessuna intenzione di offenderci. Il tuo posto non è più qui.
Amedeo(si scosta con un atto rabbioso).
Vitt.Partiamo insieme, domattina.
Amedeo.Senza vederla più?... No!
Vitt.Ricorda. Volevi venire quando si entrò in campagna. Non ho consentito. Pareva non si trattasseche di respingere una torma di furibondi, e profittar della vittoria per tentar la conquista. Era un errore, era un sogno. Il nemico ha vinto, rivinto; si fa ogni giorno più esperto e feroce. (Con forza). La casa brucia, tutti dobbiamo correre al fuoco!
Amedeo(animandosi un poco). Ti raggiungerò.
Vitt.Parti con me e ti darò il modo di farti subito onore. Staremo in Asti fin che ci lascieranno. Oh, ma non si andrà per le lunghe! Alla metà di gennaio ci metteremo in marcia verso le montagne: andremo a rilevare i battaglioni che avranno svernato lassù. Vedrai un’accolta di spettri... e ti sentirai un altr’uomo.
Amedeo(amaramente). È un rimprovero, questo?
Vitt.Seguimi, e domani a quest’ora non potrò fartelo più.
Amedeo.Verrò, te lo giuro.
Vitt.Devi dire: vengo (con forza persuasiva). Senti, Amedeo: anche adesso là si battono, sai. Le maledette carmagnole brulicano lungo il confine, e stuzzicano, e provocano, e sfidano senza posa i nostri avamposti. Appena il sole squaglierà le nevi, daremo battaglia (con entusiasmo). E noi due ci saremo: saremo là, fianco a fianco. Ah! tu non sai ancora cosa sono i colpi, gli urli, la lotta, le bandiere al vento! Vedrai, vedrai, vedrai che nella vita non c’è soltanto l’amore.
Amedeo(con voce sorda). E se... se, diviso da lei, io non potessi sopportarla la vita?
Vitt.(fissandolo). Vale a dire che, in un momento di disperazione, di follia, potresti anche pensare a... E sta bene (dopo un silenzio, con molta calma). L’anno passato, dopo le giornate di giugno, sul Raus, dentro un ridotto, si trovarono i corpi di due giovinette. Avevano indosso l’assisa, e le armi alla mano. Come, perchè fossero là, nessuno seppe: nessuno, credo, lo saprà mai. Forse, chi sa, non potendo anch’esse sopportare la vita, le povere donne,l’avevan buttata via... da uomo (dopo una pausa). Hai inteso?
Amedeo(sottovoce). Sì.
Vitt.(energico). Allora, a noi: occupiamoci!
Amedeo(come risvegliandosi). Aiutami tu! Assistimi! Dimmi tu quel che devo fare. Io non so più: non posso pensare...
Vitt.(affettuoso). Son qui, non ti lascio. Chiameremo Michele. Egli penserà alla roba. Una piccola valigia, niente più del necessario. Noi, noi penseremo all’essenziale. Alle armi. Sta bene attento. Porterai la tua spada, quella d’acciaio brunito: l’altra non è buona che per la parata. Le pistole lunghe, quelle di Versailles, sono eccellenti. E poi vedremo (avviandosi a sinistra). Bisogna vedere subito, anzi. Vengo di là, con te. (Fermandosi). Prima però... prima però, vieni qui. Ti voglio qui, sul cuore. (Lo prende fra le braccia). Non ho che te! Sei la mia speranza. D’ora in poi starai con me; sempre, sempre, sempre con me...
Amedeo(intenerito). Vittorio...
(Rimangono abbracciati in mezzo alla scena).
(Rimangono abbracciati in mezzo alla scena).
Sab.(entra frettolosa).
Amedeo(vedendola). Dio!... Lei.
Vitt.(turbato). Signora!
Sab.(indicando Amedeo). Voglio parlare con lui.
Vitt.Devo ritirarmi? Lo esigete?
Sab.No, potete restare. Anzi, ve ne prego. (Con ironia). La discussione sarà più animata. Prima però voglio parlar sola: io sola con lui.
Vitt.(risale la scena e va ad appoggiarsi al camino).
Sab.(ad Amedeo) Ti eri già arreso, eh!
Amedeo(esita a rispondere).
Sab.Lo vedo. Lo prevedevo. Lo sentivo, sai. Ho pensato: Che farà il conte?... Vorrà condur via Amedeo, domani, stasera, subito forse! E son venuta. Dunque è così? Ti ha persuaso a partire? Dimmi la verità. E saresti andato? Senza una parola, senza pur salutarmi? E il tuo grande, il tuo immenso amore?
Amedeo.Ho lottato, ho lottato...
Sab.Eh, ma non quanto occorreva per vincere!
Amedeo.Ma tu, tu stessa, quando t’ho lasciata...
Sab.(con impeto). Io?! Ma io ti ho gridato di sperare. E credevo tutto finito. E provavo la sensazione di scendere, di scendere in un gran vuoto buio, senza fondo. Ho anche desiderato di morire! Ma poi, ma poi, ma poi... Insomma, sono venuta, son qui, e bisogna decidere (accostandosi rapida). Avanti, sentiamo: rinunzi a me?
Amedeo(vivamente). No!
Sab.Bene (indicando Vittorio). E allora che rispondi a lui? Come ti svincoli?
Amedeo(abbassa gli occhi, confuso).
Vitt.(stendendo il braccio, ancor calmo). Amedeo, non vi è mai stata una nube fra di noi, mai, mai, mai... T’ho sempre trovato docile, buono, condiscendente. (Con forza crescente). Son maggiore di te, tuo tutor naturale. Posso, come capo della nostra casa, anche comandare.
Amedeo(ribellandosi tutt’a un tratto). Ah! Non lo farai!
Vitt.(severo). Non bisogna costringermi.
Amedeo.La tua potestà non può essere nè arbitraria, nè assoluta.
Vitt.Rappresento tuo padre.
Amedeo.Mio padre era giusto.
Vitt.(offeso). Amedeo!
Amedeo.Mio padre era giusto. (Con sarcasmo). E la giustizia, fratello? E la lealtà? E i sentimenti tanto vantati poc’anzi?
Vitt.(esasperato). Tu adesso m’insulti!
Amedeo.Sei il più forte, non devi abusare.
Vitt.(violentissimo). M’insulti, m’insulti, m’insulti!
Sab.(interponendosi accorata, tremante). Pace, signori! pace, pace! Questo è terribile, che per me...
Vitt.Bada, Amedeo, non ragioniamo più!
Amedeo(furibondo). Mi difendo! Difendo il mio avvenire, la mia felicità... (indicando Sabina). Difendo i diritti di noi due vivi contro la prepotenza insensata di un morto!
Vitt.(con grandissima autorità ed energia). Ma, Dio santo! Sei pur mio fratello! Il sangue deve bollir con vigore nelle vene a te come a me. La guerra sta per farsi accanita, terribile... Io parto e tu resti! Dimmi: vuoi dunque il biasimo, il disonore, la vergogna?
Sab.(allibita). Oh!
Amedeo(perplesso, abbattuto). Vedi... È così che mi hai vinto!
Sab.(con voce soffocata, con un rapido gesto di deliberazione) Ebbene, sì. Anche tu... Quando sarà tempo. Quando ti parrà tempo. Quando vorrai. Non t’impedirò (singhiozzando e torcendosi le mani). Ma adesso no! Adesso no!... Tu sei mio.
Amedeo.Sabina!
Sab.(risoluta). Basta così. Andiamo.
Amedeo(a Vittorio). Tu! Dimmi una parola...
Sab.(andando incontro a Vittorio). Parlerò io! (Di fronte, con veemenza). Non ho che una ragione. Amo. Sento un immenso tesoro di affetti nel cuore. Ho sete, tanta sete di vita. (Dopo una pausa). Ora a voi. Replicherò poi, se potrò (si scosta).
Vitt.(crollando il capo mestamente). Che vi posso dire ch’io non abbia già detto, o che voi stessa non possiate pensare... Badate a voi! Passati i dì dell’amore: può venire il rimpianto... Ve le ho ripetute le ultime parole di Carlo. Esse mi risalgono continuamente dal cuore all’orecchio. E ora mi suonano già come un lamento. Badate a voi! Sonoterribili i lamenti dei morti: sordi a ogni discolpa, inflessibili a fronte di qualunque pentimento, tornano, tornano; non si acquetano, non si stancano, non dànno più pace. Badate a voi!
Sab.No!... Non posso credere questo. Guai se i morti potessero influir così su di noi... Guai se potessero abbrancarsi così ai vivi! Non lo ammetto. Vi deve essere una legge che ripara, rinnova, conserva. Una legge provvida, naturale. Vedete bene: d’inverno tutto muore, poi a primavera rinasce. Pensate un po’, se le foglie cadute potessero soffocare i germi nascenti? Tutto sarebbe finito! Chi vive va avanti, si sa. Anche senza l’amore, basta l’istinto!
Vitt.E il rimorso? Non credete al rimorso?
Sab.Ma sì, ma sì, ma sì: credo al rimorso, ma per chi mal fa. Io penso a Carlo... (a fronte alta). Vedete come pronunzio questo nome. Penso a Carlo con sicurezza, con calma. Quest’è un’ora grave, eh? Un’ora decisiva, solenne. Non ho paura. Vorrei vederlo apparir qui, tra noi; vorrei saper presente il suo spirito, e non parlerei in altro modo. (Guardando intorno). E chi sa! Chi sa! Questo è certo: l’immagine di lui morto, più grande e buono di quel che non mi sia mai parso vivo, mi riempie la mente. Egli adesso meglio sa, meglio ama... Non temo rimorsi. Non ho paura... (dopo un lungo silenzio). Amedeo!
Amedeo(dolorosamente implorando). Vittorio, Vittorio!
Vitt.(li guarda immobile, con le braccia incrociate).
Sab.(ad Amedeo, con espressione, con grazia allettatrice). Son venuta sola, per le strade oscure, deserte. Vuoi lasciarmi tornar via così?
Amedeo(a Vittorio, supplichevole). Perdonami...
Sab.(con passione). Vieni, vieni, vieni! Non senti che nel fondo del suo cuore egli ci ha già perdonati? (via).
Amedeo(si abbandona e la segue).
Vitt.(guarda ancora per un momento la porta dondesono usciti, poi scioglie, lascia cadere le braccia). Così!... Doveva andare così! (Guardando intorno, quasi con un senso di speranza). Sì, Carlo... anch’io ti vorrei qui: per sentirmi assolvere prima... poi per vederti convinto che il tuo volere mancava veramente di sapienza e di bontà. (Risale lentamente la scena, meditabondo).
Cala la tela.
INDICEEdoardo CalandraPag. 7NOVELLE.La Straniera27L’Orso51Due Spaventi69Il Fucilato89Un Vaccaro117TEATRO.Irreparabile125Leonessa141La Primavera del ’99169Madonna Oretta190La Parola212
OPERE DI EDOARDO CALANDRALa bell’Alda. — Torino, F. Casanova, 1884.I Lancia di Faliceto. — Torino, F. Casanova, 1886.Pifferi di Montagna. — Torino, F. Casanova, 1887.Pifferi di Montagna. — Un Paladino.— Torino, F. Casanova, 1891.La Contessa Irene.— Torino, F. Casanova, 1889.Vecchio Piemonte.— Torino, Roux e Viarengo (ora S.T.E.N.), 1905.La Bufera.— Torino, S.T.E.N. 1911.A guerra aperta.— Torino, S.T.E.N., 1906.Juliette.— Torino, S.T.E.N., 1909.La Straniera.— Torino, S.T.E.N., 1914.
OPERE DI EDOARDO CALANDRA
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.