SCENA QUINTA.Elena, Clelia, Marianna.

(La scena si è venuta oscurando).

(La scena si è venuta oscurando).

Mar.(Di sull’uscio) È notte, devo portar lume?

Clelia.Portalo.

Mar.Non c’è più pane per la cena. Il dottore ne mangia per quattro...

Clelia.E tu comprane.

Mar.Vado subito. — Scusino: il signor conte è arrivato con la sua valigia, e in camera non la trovo più...

Clelia.L’avrà ritirata lui stesso.

Mar.Era solamente per sapere se cenava con loro, o se per caso...

Clelia.(Con impazienza). Ti ha detto qualcosa?

Mar.No.

Clelia.Dunque va, e fa presto.

Rob.(Entrando, a Marianna) Lume, subito.

Clelia.L’ho già ordinato.

Mar.(Via).

Clelia.(A Roberto) L’hai presa tu la chiave dell’armadio?

Rob.No.

Clelia.Eppure Marianna...

Rob.Ebbene sì.

Clelia.Come rispondi!

Rob.(Addolcito) Scusami...

Mar.(Rientra col lume)

Rob.Ma questo è per voi! — Portane un altro per me.

Clelia.Non vuoi star qui?

Rob.Non posso, ho da fare.

Clelia.Prendi questo. (A Marianna, che aspetta) Va, va.

Mar.(Via).

Rob.(Prende il lume e s’incammina).

Clelia.Roberto!... senza dir nulla a tua moglie?

Rob.(Fermandosi) Ma sì... ma sì, altro! (Va verso Elena).

Elena.(Lo guarda fissamente, aspettando).

Rob.(Posando il lume sulla tavola nervosamente) Insomma cosa c’è? (a Clelia) Tu mi parli come a un ragazzo mal educato; Elena mi fa una faccia! Se ci son novità, ditelo. Se no, lasciatemi andare. (Dopo breve pausa). E non state in quest’aria; si gela. Venite via; fatevi accendere il fuoco nel salotto.

Clelia.(Con le lagrime nella voce) Ah Roberto, come ci fai male!

Rob.(Tra’ denti) Ecco.

Clelia.Sono sempre stata buona con te. Non rimpiango niente, ma questo è il momento di ricordartene. Tu lasci una moglie che ti vuole un bene dell’anima, per correr dietro... sappiamo tutti a chi. È un vero scandalo, sai. Non è l’esempio che devono dare i signori. — E so anche altre cose... Giudizio Roberto, giudizio, per carità! Pensa ai bambini, pensa ad Elena, pensa a me...

Rob.Elena... Elena ha torto: dovrebbe capire che non si può restar gli stessi per tutta la vita... Se fosse sincera, vedrebbe che anche lei non mi ama più come una volta.

Elena.(Scattando in piedi) Credi questo tu? — Non lo è. — Tu vorresti che lo fosse, eh?

Rob.Oh santo Dio!

Elena.Sei cambiato? Ti giuro che io non lo sono. Il mio amore sei tu, la mia felicità sei tu. Mi sonodata a te per tutta in vita, non posso capire quello che adesso succede.

Rob.È un cattivo momento per discutere. Siamo tutti nervosi...

Elena.No, no, no, finiamola, finiamola subito, d’un colpo. A te, parla.

Rob.Ebbene sia. Non sono più degno di te. Perdonami quello che ti faccio soffrire.

Elena.Avanti, avanti; non puoi aver finito.

Rob.Hai mia madre che ti ama come una figlia...

Clelia.Ah sì, questo sì!

Rob.Hai i bambini... Amatevi fra di voi, e non pensate più a me. Vedete bene che non misuro più le cose. Soffro, son vinto, è finita!

Elena.(A Clelia) Lo senti, lo senti!

Clelia.Roberto!

Rob.Conducila via, fa questo per lei!

Elena.Aspetta! Parlo io. Dunque è finita; non posso sperar più, non tornerai quel di prima, non saremo più noi, mai, mai, mai!? Allora, per forza, devo cambiare anch’io. Noi madri amiamo i nostri figli, li difendiamo. Bada a te! badate a voi! Non farei nulla per me, ma penso a loro. — Guardatevi!

Clelia.(Spaventata) Non dir queste cose! Per carità; non parlare così!

Elena.Tu non sai che cosa è questo momento per me! — Dimmi ancora: non vivrò più a lungo; se muoio, tu la sposerai?

Rob.(A Clelia) Conducila via, conducila via!

Elena.(Con grandissima intensità di passione) Dimmi no, dimmi no! Trova una parola, Roberto! trovala, trovala...

Clelia.(Abbracciandola) Vieni; lasciamolo stare, vieni con me. (A Roberto, severamente) Non ti riconosco più, fa quello che vuoi! (Via, conducendo Elena, dalla sinistra).

Guarda la porta per cui sono uscite e porge l’orecchio come per accertarsi che se ne vanno davvero. — Si aggira un momento turbato, agitatissimo; d’un tratto corre all’armadio, apre con la chiave che ha in tasca, e presa la valigia, parte rapidamente dal giardino.

Guarda la porta per cui sono uscite e porge l’orecchio come per accertarsi che se ne vanno davvero. — Si aggira un momento turbato, agitatissimo; d’un tratto corre all’armadio, apre con la chiave che ha in tasca, e presa la valigia, parte rapidamente dal giardino.

La scena rimane vuota per alcuni momenti.

La scena rimane vuota per alcuni momenti.

Elena.(Ricompare, e cerca avidamente con gli sguardi Roberto).

Mar.(Entra frettolosa dal giardino e si ferma sulla soglia a guardare indietro).

Elena.(Correndo a lei) È uscito, eh? Corri, chiamalo, voglio parlargli...

Mar.(Trattenendola) Se sapesse!...

Elena.Via! Lasciami...

Mar.Non vada fuori. Tornavo a casa. All’usciolo trovo una figura: questa mi vede e scappa. Io dietro; scantona, io dietro!... È buio, ma l’ho riconosciuta. Indovini...

Elena.No! No!

Mar.Era Delfina.

Elena.Ah!

Mar.Aspetti, aspetti! In questo ecco il padrone che salta fuor dall’usciolo: guarda di qua, guarda di là,non vede nessuno — perchè noi eravamo dietro il canto — e via, verso la stazione!... Si credeva in ritardo.

Elena.Cosa dici?

Mar.Non capisce? Scappavano insieme...

Elena.(Con un grido) Oh! Non è vero! Non è vero! Non è vero!

Mar.(indicando l’armadio) Guardi che è aperto! Aveva messa lì la valigia per averla a mano...

Elena.(Si passa una mano sulla fronte, guarda fissamente, come fuori di sè).

Mar.Lo sapevo, io! Ma in grazia mia non si sono trovati... (Correndo all’uscio del giardino) E l’altra è là, sa, la sfacciata! Aspetta; chi sa come si arrabbia! Non so cosa le farei!

Elena.(È sempre ritta davanti all’armadio: ad un tratto si scuote come colpita bruscamente da un’idea, si slancia, trova la boccetta dell’acido e respingendo Marianna, balza in giardino).

Mar.(Sbalordita) Ohi, ohi! perchè? Cosa fa?... Signora, signora!

(Uno strido acutissimo di fuori).

(Uno strido acutissimo di fuori).

Mar.Oh povera me! (Correndo via a sinistra) Signora Clelia! Signora Clelia!

Elena.(Rientra ansante, si lascia andar sul sofà, esausta di forze. Dopo un istante, si scuote come svegliandosi, tende l’orecchio atterrita).

Rumori confusi di fuori: voci che si vengono avvicinando rapidamente.

Rumori confusi di fuori: voci che si vengono avvicinando rapidamente.

— È là, è là, è là!

— Cos’è stato?

— È qui; venite qui!

— Chi è? cos’ha?

— Misericordia!

— Lumi, lumi, lumi...

— Una donna!

Una Voce. (più chiara e più forte) Ha la faccia bruciata!

Elena.(Balzando in piedi) I figli! I figli!... Voglio i miei figli!

Cala la tela.


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