ATTO TERZO

La scena rappresenta un salotto elegantissimo, ma pieno di casse e di bauli chiusi ed aperti, ecc. — Sulle seggiole e sui tavoli, ecc., roba da mettere nei bauli, e roba per il viaggio. — Un pianoforte.

Niccolinopoi unUfficiale di Cavalleria(Niccolino ha i baffi più grossi e i piccoli favoriti a mezza guancia).

NICCOLINO

(entra con circospezione chiamando) Giuseppina! Si può vedere la signora? Giuseppina (sente aprire l'uscio opposto, attraversa la scena in fretta, si leva il cappello in cui c'è dentro un grosso mazzetto di violette. Sorride, come aspettando Dorina; ma poi quando si apre l'uscio ha una scossa, si fa serio, e si ritira in un angolo).

UFFICIALE

(un bell'ufficiale di cavalleria, alto, berretto in testa, esce dalla camera di Dorina, abbottonandosi i guanti. Ha la sigaretta in bocca. Si ferma dinanzi ad un tavolo, accende un fiammifero, accende la sigaretta e va via).

NICCOLINO

(pallido e assai turbato, vuol seguire l'ufficiale con impeto, ma poi si ferma irresoluto. Si siede sopra un canapè di faccia, alla porta dove è uscito l'ufficiale, si ficca la lente nell'occhio e guarda fissamente quella porta con ira, con furore geloso, battendo nervosamente la punta del piede per terra).

GiuseppinaeDETTO.

GIUSEPPINA

(portando il riparto di un baule pieno di roba) Come? il signor Marchese? È un po' che aspetta? — La signora non so se riceve!

NICCOLINO

(con voce rauca) Il portiere m'ha detto che c'era.

GIUSEPPINA

Ma la signora voleva riposare fino alle sei, avendo poi da viaggiare tutta la notte.

NICCOLINO

(guardando l'orologio) Sono le cinque e tre quarti.

GIUSEPPINA

Dio, Dio! Con tante cose da fare! — Come faremo a partire stasera?

NICCOLINO

(con tono di preghiera a Giuseppina) Siate buona, Giuseppina: domandate alla signora se mi può ricevere. Vorrei vederla subito; mi preme di parlarle prima che incominci l'andirivieni delle visite e dei saluti. (dandole le violette perchè le porti a Dorina) Mi fate questo favore, buona Giuseppina?

GIUSEPPINA

(prende le violette ed entra da Dorina).

NICCOLINO

(resta immobile, pensoso, colla lente nell'occhio, fissando un punto del pavimento).

GIUSEPPINA

(entrando) La signora ha detto, se vuol accomodarsi, che viene subito (va via).

NICCOLINO

(cammina su e giù, sempre più furibondo; poi afferra un giornale a caso e si sfoga stracciandolo rabbiosamente).

DorinaeNiccolino.

DORINA

(è assai mutata — ha ormai un tutt'altro tipo — un tipo eccentrico di artista originale, ma sempre molto fine e molto signorile. Ha pure una pettinatura strana, originalissima: è pettinata con tutti i capelli raccolti sulla testa attraversati da un grosso spillone. — Vestito ricco e bizzarro: tiene addosso una gran pelliccia o una gran casacca, perchè si dà l'aria di avere sempre freddo e di essere sempre un pochino ammalata — ha in mano le violette).

DORINA

Ah, Nenè; — siete voi? (gli porge mollemente tutta la mano. Vedendo il giornale stracciato) Lasciate vedere, Nenè. (con dolore e stupore affettuoso) Oh,L'Italie; l'articolo del Santanera! (cerca fra i pezzi del giornale mentre si siede sul sofà, rannicchiandosi con attucci civettuoli e languidi).

NICCOLINO

Finitela: sono in uno stato di rabbia, di... vi vorrei sbranare!

DORINA

(sorridendo con comico terrore) Oh!

NICCOLINO

Come il vostro giornale!

DORINA

(come sopra) Che c'è di nuovo, Nenè?

NICCOLINO

(stizzito) E non chiamatemi Nenè! — Adesso che mi avete messo questo nome, per tutta Roma non sono più altro che Ne-nè!

DORINA

(scrollando il capo e sorridendo con mestizia) Presto... non vi chiamerò più in nessun modo. Bella Roma, addio! (sospira) Si parte.

NICCOLINO

(si contiene a stento, mostrandosi in fiera lotta tra il dolore e il furore).

DORINA

(solleva il fazzolettone di trine che ha al collo, mette le viole nello scollato del petto, poi le ricopre ancora, mettendoci le mani sopra con un attuccio da bimba) Siete contento, Nenè?

NICCOLINO

(con uno slancio appassionato) Non partite, Dori; ve ne supplico!

DORINA

Oh come si fa? Ho promesso al Duca e bisogna andare!

NICCOLINO

(con voce sorda) L'avete promesso al tenente Mattìa, che è qui, che farà il viaggio con voi!

DORINA

(con meraviglia tranquilla) È qui? il Mattìa?

NICCOLINO

(prorompendo) Ma non fatene le meraviglie perchè...

Giuseppina, con un piatto d'argento con sopra una bottiglia d'acqua, una piccola bottiglietta contagocce, un piccolo bicchierino, eDETTI.

GIUSEPPINA

Signora: la sua medicina.

DORINA

Oh, no, pietà di me; è tanto cattiva!

GIUSEPPINA

Ma le farà bene, signora.

DORINA

(prende il piccolo bicchierino) Nenè: un po' d'acqua.

NICCOLINO

(con un riso forzato e la mano tremante le versa l'acqua).

DORINA

(indicandogli la medicina e porgendo il bicchiere) Nove gocce, non di più.

NICCOLINO

(versa c. s.)

DORINA

Nove gocce solo!... Basta!... Basta!... (beve, poi pestando i piedi e scotendo le braccia) Presto!... presto!

(Niccolino e Giuseppina corrono a cercare la piccola scatola dei dolci. La trova Niccolino e la porta a Dorina che ne mangia in fretta).

GIUSEPPINA

Comanda altro, signora?

DORINA

Che fai adesso? — E tutta questa roba?

GIUSEPPINA

Di là non ho potuto ancora far niente! La biancheria, le gioie... Non so come si potrà partire stasera!

DORINA

(con fermezza, pur conservando il suo fare dolcemente languido) Tanto, bisogna partire: si partirà! (Giuseppina va via).

NICCOLINO

(con voce sorda, ma supplichevole) Avete sentito? Non c'è nemmeno il tempo necessario. Aspettate domani.

DORINA

(lo guarda, scrollando il capo con civetteria; piano, cantarellando) Non si può...

NICCOLINO

(con impeto d'ira appassionata) Tutto per quel soldataccio!

DORINA

Oh Nenè! Vi proibisco di fare l'Otello! Non vado a Napoli per il Mattìa, lo sapete, ma per il Duca. Povero Duca!... Tanto buono! (ridendo) Io gli devo molto e desidera che mi fermi a Napoli in questi giorni che sono libera (socchiudendo gli occhi mollemente, come rapita in estasi) Napoli... il mare... Oh Paradiso... Napoli!... Napoli!... Napoli!

NICCOLINO

Siete perfida! Siete bugiarda!

DORINA

Nenè!

NICCOLINO

Andate a Napoli col Mattìa!

DORINA

Mi seccate poi: vi dico che non ne so niente.

NICCOLINO

L'ho veduto io.

DORINA

(con meraviglia) Oh, è a Roma?

NICCOLINO

Ma se era qui adesso! L'ho veduto uscire!

DORINA

(risentita) Nenè: non è carino ciò che fate. Sorvegliare la gente dietro le porte!

NICCOLINO

Sì; ero là e l'ho visto uscire! Ero là e per poco non gli sono saltato addosso!

DORINA

(più seria) Avreste avuto torto. Il Mattìa è un buon amico, non più di un buon amico, come voi, come il Duca, come il Santanera, come tutti.

NICCOLINO

(supplicando) Allora, non partite stasera, partite domani.

DORINA

(cantarellando con seduzione) Non si può, Nenè — non si può!

NICCOLINO

Ma in nome di Dio, come avete fatto a perdere la testa?

DORINA

(vivamente) Insomma, basta; è un discorso che mi secca. In proposito, hanno fatto anche troppe chiacchiere! (calmandosi e tornando carezzevole) Non abbiate timore. Vengono tutti come venite voi, e se ne vanno come ve ne andate voi!

NICCOLINO

Io dicevo per il vostro bene; perchè mi preme il vostro onore, il vostro nome.

DORINA

(ridendo) Ah! ah! ah!... Per il mio bene? — quale? Il bene che mi volete voi? — Per il mio nome? Basta a far piena tutte le sere! — Il mio onore? Mi portano alle stelle!

NICCOLINO

(con ironia) NellaCarmen!

DORINA

(continua a ridere).

NICCOLINO

Non ridete così, mentre un uomo soffre. Mi irritate.

DORINA

E volete che pianga? — Vi ricordate una volta, quando piangevo? Anche allora vi urtavo i nervi. — Ma dite, Nenè, perchè mi state sempre vicino, se non mi potete soffrire, nè quando piango, nè quando rido?

NICCOLINO

Allora ero uno stupido: non capivo niente!

DORINA

E avete cominciato a capire, dopo la prima sera dellaCarmen, a Torino?

NICCOLINO

Dori... Sentite, Dori: abusate della vostra forza. Volete rendermi feroce, per vendicarvi?

DORINA

(con naturalezza e sincerità) Vendicarmi di che? anzi, vi dirò di più; mi piacete sempre; vi trovo carino, simpatico, meno (indica i piccoli favoriti) quelle no — via, via! — e vi voglio bene davvero!

NICCOLINO

Come... (le si avvicina lusingato).

DORINA

Come gli altri.

NICCOLINO

(torna ad adirarsi) Odiatemi piuttosto!

DORINA

(ridendo) Oh, ci siamo.

NICCOLINO

Che cosa volete? Che cosa devo fare? Sono geloso, sono capace di commettere qualunque eccesso: mi pare che strozzandovi proverei un grande sollievo! (le prende una mano).

DORINA

Ahi, Nenè, mi fate male!

NICCOLINO

Un bacio; almeno uno.

DORINA

No!

NICCOLINO

Un bacio, che cos'è per voi?! Niente! Anche per forza dovrete...

DORINA

(chiamando forte) Giuseppina!

GIUSEPPINA

(di dentro) Signora!

NICCOLINO

(si alza e cammina imbronciato per la stanza).

GIUSEPPINA

(entra).

DORINA

(naturalmente) Finirai dopo di là: questa roba, t'ho detto, vengono a prenderla subito.

GIUSEPPINA

Sissignora. (riempie, chiude i bauli, ecc., per tutto il resto della scena).

NICCOLINO

(dopo aver girato un po', torna a un tratto a sedersi sul canapè vicino a Dorina; le parla piano, per non essere udito da Giuseppina, ma sempre con calore) Sentite, Dori: io sono pronto a fare qualunque sacrificio per voi.

DORINA

Adesso? (con una risatina sincera e senza ombra d'ironia) Sapete che ho avuto la riconferma alCostanzicon mille lire per sera?

NICCOLINO

Invece di andare a Napoli, andiamo a Livorno e... prendiamo il mare! — Domandate: tutto ciò che volete! — Infine, pensateci, il teatro, che cos'è?

DORINA

Oh, Nenè, molto meno e... e infinitamente più di ciò che mi potete offrire. — Il pubblico mio? il successo?

NICCOLINO

Ma se basta un raffreddore per distruggere tutto l'incanto!

DORINA

E allora aspettate a parlarmene quando sarò raffreddata! (Niccolino si alza stizzito, Dorina cambiando) Intanto (sospirando) bisognerà pranzare. (con languore) E non ho niente fame!

GIUSEPPINA

(senza voltarsi, sempre occupata a mettere roba nei bauli) Ho ordinato per le sette.

NICCOLINO

(sedendo di nuovo vicino a Dorina) (piano) Se è vero ciò che dite... Se è vero... rimanete sul teatro, ma lasciate che vi segua sempre, io solo!

DORINA

Seguirmi sempre e solo? (sorridendo) Bel divertimento! Ma vedrete: passerà. Vi è già passata un'altra volta.

NICCOLINO

Allora è stata mia madre; adesso mia madre non conta più niente!

DORINA

E la bella nipotina? l'Adele? È vero che vorrebbe farvela sposare come voleva farvi sposare la Monleone?

NICCOLINO

La sposerò appunto come l'altra. L'Adelina poi ha una grande simpatia per Luigi.

DORINA

(ridendo) Davvero? — State attento, Nenè. Luigi è un uomo molto pratico. A vederlo, sembra l'amico di tutto il mondo, il salvatore di tutte le patrie; in fondo, non ha che un amore solo, — sè stesso. Guardatevene! Se ha messo gli occhi sull'Adelina, presto o tardi raggiungerà il suo scopo e siccome l'Adelina sarà ricchissima per vostra madre... così questo matrimonio finirebbe, un giorno, col seccarvi doppiamente.

NICCOLINO

Cosa volete che mi secchi? — Che giorno può mai venire in cui sia più seccato di questo? — Io sono ricco quanto mi basta. Ma se voi partite stasera, io non so più che cosa farò. Sì, Dori, è proprio così! Io del mondo sono stufo, stufo, stufo. Mi annoio a Parigi come a Roma, come a Milano. Mi ricordo la prima sera che vi ho sentita a Torino: ero in uno stato tale displeen, da battere la testa contro le colonne! Poi mi era parso che Luigi vi facesse la corte, e ho voluto ricominciare anch'io, perchè mi divertivo a ingelosirlo. E così a poco a poco, senza accorgermene, ho subìto voi, ho subìto ilteatro, fino al punto di vivere anch'io della vostra vita, di voi, dellaCarmen. Ma sapete che quando vado a passeggio, guardo e leggo gli avvisi del teatro, come se ci fosse qualche cosa di mio? Sapete che sono amico del vostro direttore di scena? del macchinista delCostanzi? Lasciate almeno che venga a Napoli anch'io.

DORINA

Siete troppo geloso, troppo sospettoso, troppo lunatico.

NICCOLINO

Non voglio perdervi. — Non voglio lasciarvi a Napoli sola!

DORINA

Non voglio, non voglio. Non avete nessun diritto, caro Nenè.

NICCOLINO

Tant'è, non dovete partire; dovessi commettere qualunque pazzia.

DORINA

(ridendo) Meno male che le vostre dichiarazioni me le fate in un modo molto lusinghiero. Ho timore, Nenè, che sareste insopportabile in tutti i modi.

NICCOLINO

(non risponde, resta quasi immobile, fisso in un pensiero — Dorina non ha dato nessuna importanza all'esclamazione di Niccolino).

Don Luigi(abito nero e cravatta bianca) —Santanera(abito nero e cravatta bianca),DETTI. —Santaneraè un bel giovanotto elegante, dal tipo aristocratico.

LUIGI

(stringendo la mano a Dorina, gravemente e con paterna affettuosità) Presa la medicina?

DORINA

Sì, Luigi: nove gocce.

LUIGI

Brava! (le bacia la mano, poi saluta Niccolino) Ciao! (a Dorina) Feroce la belva?

DORINA

(ridendo e rispondendo a Luigi mentre stringe la mano a Santanera) Ferocissima.

SANTANERA

(ammirando Dorina) Splendida!

DORINA

Mi sento così, così...

SANTANERA

(stringe la mano in silenzio a Niccolino, il quale risponde in silenzio, rimanendo fisso nel pensiero di prima).

DORINA

Sapete, Santanera, come è stato cattivo? (indicando Niccolino) In un impeto tragico ha stracciato l'Italiecol vostro articolo.

SANTANERA

(serio, lentamente, prende un altro giornale che aveva in tasca e lo dà a Dorina) Lo avevo promesso alla marchesa Maranzani: lo dò a voi. Alla marchesa ne porterò un altro domani.

DORINA

Grazie!

SANTANERA

Ci abbandonate e siete ilare, sorridente.

DORINA

(con un sospiro) Vi rimpiangerò a Napoli.

LUIGI

Salutatemi il Duca.

SANTANERA

Scialarda e gli altri, verranno alla stazione.

LUIGI

(con gravità) Ci sarà tutto il vostro pubblico; tutta Roma. I vostri amici, i vostri ammiratori, li vostri adoratori!

DORINA

Come sono buoni! troppo buoni con me.

GIUSEPPINA

(che era uscita, rientra) Il pranzo è pronto, signora.

DORINA

Non vi dico di venire di là perchè oggi c'è un disordine da far paura.

LUIGI

(guardando l'orologio) Aspetterò. — Stasera ho una seduta agli uffici, importantissima. Ma pranzerò in fretta.

DORINA

Fo presto anch'io a pranzare. Poi, non ho fame.

SANTANERA

(che è andato vicino alla porta dalla quale deve passare Dorina, levando dalla tasca una busta con un ritratto) Non ho voluto lasciarvi partire senza il mio ritratto.

DORINA

Oh, grazie. Com'è bello! Ma siete più carino voi! (guardando di dietro) Non mi avete scritto niente?

LUIGI

Sì; guardate lì. (comicamente sospirando) Si conserva la negativa?

DORINA

(sfiorandogli il viso amabilmente col ritratto, come percuotendolo) Scioccone! (va via ridendo).

SANTANERA

(con un sospiro, seguendo Dorina collo sguardo) Unbijou!

LUIGI

(serio, a mezza voce, come pensando tra sè) Unbijou! (sospirando) di molto valore!

Luigi, Niccolino, Santanera.

SANTANERA

(gira per la stanza, guarda tutto, poi si avvicina al pianoforte).

NICCOLINO

(ad un tratto, scuotendosi e come risolvendosi si avvicina a Luigi e gli dice, senza essere udito da Santanera) Sentiamo, legislatore, che cosa diresti se io volessi sposare la Dori?

LUIGI

(fa un movimento brusco, poi tra il diplomatico e il sentenzioso) È per lo meno inutile sposare una donna quando non è... (con fine malizia) necessario. È Alessandro Dumas che parla.

NICCOLINO

(con collera sorda) Ma quando invece...

LUIGI

Capisco!... — Alessandro Dumas non ha detto niente! Ma ti dico io che faresti uno sproposito!

SANTANERA

(trova uno spartito) Oh laCarmen! La divinaCarmen! (mentre Niccolino e Luigi parlano fra di loro, Santanera facendo passare lo spartito, suonerà a caso i motivi più noti dellaCarmen).

NICCOLINO

(continuando il suo discorso con Luigi) Molti hanno fatto uno sproposito simile al mio e sono felicissimi.

LUIGI

(sempre con molta gravità) O fingono di esserlo, perchè la gente rida meno. — Sai che si fanno dei nomi?

NICCOLINO

Esagerazioni.

LUIGI

Può essere.

NICCOLINO

Credi nel Duca, tu?

LUIGI

(pensa, poi sempre grave e sentenzioso) Nel Duca? no. Il Duca è un vecchio gentiluomo dieci volte milionario: gliel'ho presentato io stesso a Torino, la sera appunto del suo debutto. Se n'è entusiasmato, ha speso e spende tesori, ma credo appunto che la Dori non sia altro per lui che... un oggetto di lusso, (alludendo alla vecchia età del Duca) solamente di lusso. — Ma... il guerriero? Il Mattìa?

NICCOLINO

(sorridendo) Come il Duca.

LUIGI

Cioè?

NICCOLINO

Un oggetto di vanità.

LUIGI

Chi te lo ha detto?

NICCOLINO

(vivamente) Lei stessa.

LUIGI

Ah, benissimo! Lei infatti lo può sapere!...

NICCOLINO

Credi pure: denari, santità e amanti che si affibbiano alle donne, metà della metà!

LUIGI

È verissimo: ma in certi casi, anche metà della metà... è abbastanza!

NICCOLINO

(senza aver badato all'interruzione di Luigi) Vuoi un esempio? Fra i tanti nomi che si fanno, c'è anche il tuo: — è vero?

LUIGI

(pausa) Tutte le volte che mi hai fatto questa domanda, ti ho dato la medesima risposta: no!

NICCOLINO

Dunque vedi; come non è vero per te, può essere non vero anche per gli altri.

SANTANERA

(suonando l'aria dellaCarmen) Oh la Dori!... sublime!

NICCOLINO

(sente l'effetto della musica: con passione e trasporto) E poi, infine, che me ne importa? È anche un po' colpa mia e le perdono tutto. Se non posso lasciarla? l'ho nel sangue; l'amo, laodio, sono geloso! — Una delle tre: o divento matto, o m'ammazzo, o la sposo, dunque...

LUIGI

Dei tre mali, il minore, e la sposi. Ma diventerai ridicolo.

NICCOLINO

Non me ne importa.

LUIGI

E tua madre?

NICCOLINO

Non me ne importa.

LUIGI

E l'Adelina?

NICCOLINO

Ti piace?... Tu piaci a lei. — Se non lo sai, te lo dico io e te l'abbandono!

LUIGI

Ma tua madre?

SANTANERA

(suona un altro pezzo dellaCarmen) Divina! (voltandosi) Niccolino... oh, la Dori! (si volta e continua a suonare).

NICCOLINO

(accalorandosi sempre di più) Va bene; sarò diseredato, lascierà tutto all'Adelina; tanto meglio per te. Essa sarà molto ricca, e tu rasségnati. Non me ne importa niente!

LUIGI

Di modo che... io avrei tutto l'interesse a lasciarti fare?

NICCOLINO

Ti dispenso anche da ogni scrupolo.

LUIGI

Sei meraviglioso. E fino a quando penserai a questo bel progetto?

NICCOLINO

Come, fino a quando?

LUIGI

Quanto ti durerà questa nuova frenesia?

NICCOLINO

Fino a che non l'avrò sposata.

LUIGI

Senti, Nicola: per quanto tu abbia perduta la testa, potrei sperare ancora di riuscire a farti capire la ragione. Ma non ti faccio altri discorsi, non ti discuto neppure, non ti credo. Cose che si dicono.... — Non ti credo!

NICCOLINO

Non mi credi? Vedrai.

LUIGI

Vedremo! Promettimi soltanto di non dir nulla oggi alla Dori di queste tue belle aspirazioni.

NICCOLINO

Perchè?

LUIGI

Per non avertene a pentire domani; mettiamo pure dopo domani!

NICCOLINO

Vedrai.

LUIGI

Non vedremo niente!

SANTANERA

(alzandosi) Io non ho mai imaginato nulla di più delizioso, di piùcharmant.

LUIGI

DellaCarmen?

SANTANERA

E della Dori.

NICCOLINO

(ha un impeto di rabbia e di gelosia — Luigi e Santanera si guardano significativamente).

SANTANERA

(ridendo del suo riso particolare; alzando il capo chiudendo gli occhi) Oh Nenè! (movimento dispettoso di Niccolino. — Santanera con un gran sospiro) Bisogna rassegnarsi.

NICCOLINO

(con impeto) A che?

SANTANERA

A vederla partire. Tu ardi (indicando verso la stanza di Dorina), ma non accendi! (ride c. s.)

UnServitore, dueFacchinieDETTI; poiGiuseppina.

(I due facchini si fermano vicino alla porta; il servitore va a battere all'uscio della Dorina).

SERVO

Signora Giuseppina! Sono qui i facchini per la roba da portare alla stazione!

GIUSEPPINA

(di dentro) Vengo subito. (servo va via).

SANTANERA

(guardando i bauli e cantarellando mestamente con significazione che irrita maggiormente Niccolino) «Oh dolce Napoli! Oh suol beato!...»

GIUSEPPINA

(con le chiavi dei bauli; ai facchini). La signora è arrabbiatissima. Dovevate venire più presto.

FACCHINO

Eh c'è tempo!

GIUSEPPINA

(ha chiuso i bauli) Allora questi prima di tutti. (li conta in fretta) Uno, due... (conta fino a sette) Sette capi.

FACCHINO

Eh va bene!

GIUSEPPINA

(fa per uscire in fretta: Niccolino la ferma).

NICCOLINO

(piano) Dunque? È irremovibile? Vuol partire stasera?

GIUSEPPINA

Figurarsi; non ha nemmeno pranzato per non perdere tempo. Ha una smania, ha l'argento vivo addosso! (va via).

SANTANERA

(guardando Niccolino, come sopra) «Oh dolce Napoli! Oh suol beato!».

NICCOLINO

(ha un impeto di furore contro Santanera; poi si volta ai facchini; e dà loro in fretta del denaro) Andatevene! — Andate! via!

FACCHINO

Eh, signorino?

NICCOLINO

Siete pagati, andatevene!

FACCHINO

Ma... signorino!

NICCOLINO

(spingendoli fuori) Siete pagati tre volte: — Fuori! Via!

FACCHINI

(scena muta fra di loro: vanno via).

NICCOLINO

(si butta sul canapè, in fondo della scena, e vi rimane cupo, muto).

Niccolino,LuigieSantanera.

SANTANERA

(ha paura che Niccolino faccia una scenata anche contro di lui. Prende il cappello per andarsene, guardando Niccolino con diffidenza, ma sempre grave, con fare molto signorile. — Piano a Luigi) Diventa matto.

LUIGI

Matto pericoloso: sai che cosa minaccia alla Dori? Di sposarla.

SANTANERA

(ridendo c. s.) Oh, definitivamente?

LUIGI

E con tutti gli onori.

SANTANERA

Ma... non gli hai fatto la cronaca?

LUIGI

(sorridendo) Dice... che io parlo per gelosia!

SANTANERA

È un colmo. Ma tu? (sorride guardandolo come per fargli capire che gli avrebbe potuto rivelare di avere avuto una relazione colla Dori).

LUIGI

(con molta importanza) Io? Primo: non è vero! — Secondo: fosse vero, non lo direi. — Terzo:fosse vero e glielo dicessi, sarebbe una ragione di più. Del resto io ho parlato a Nicola molto chiaro, molto franco e non ho rimorsi. Gli ho detto del ridicolo, di sua madre, del suo avvenire.

SANTANERA

Non vuol capir niente?

LUIGI

Per capire, capisce, ma non vuol intendere. Gli ho detto del Duca, non ci crede.

SANTANERA

E del Mattìa?

LUIGI

Non ci crede. (Santanera lo guarda con stupore) Glielo ha detto la Dori che non è vero.

SANTANERA

Allora lascia che prenda moglie. Ha la fede necessaria.

Dorina e Detti.

DORINA

(con tono languido) Non ho pranzato, sapete?

LUIGI

Male.

SANTANERA

Malissimo.

DORINA

Avevo tante cose... (con un brivido) Un freddo di là. Non vedo l'ora di essere a posto. (vede ancora i bauli, ecc.) Come? Ancora tutto qui? (chiamando) Giuseppina!

NICCOLINO

(alzandosi ed avanzandosi colla faccia stravolta, la voce grossa e un po' titubante) Sono stato io...

DORINA

(vivamente) Voi? — Ma per qual ragione?

NICCOLINO

Non voglio... ve ne supplico: aspettate a partire.

DORINA

Oh, sentite, caro amico, finora ho portato pazienza, ma adesso passate la misura. Ho deciso di partire, partirò, e non so per quale ragione voi veniate a fare il padrone in casa mia. Non ve ne ho dato nessun diritto. Avete mandato via i facchini? Andateli a richiamare.

LUIGI

(per calmarla) Avete ragione.

NICCOLINO

(che ha preso il paltò e il cappello) Quello che volevo dirvi... meglio così... perchè non avete cuore. No!... andate a Napoli, dove volete, con chi volete!

LUIGI

Nicola, basta.

NICCOLINO

Sì, capisco tutta questa vostra ostinazione, questa vostra fretta (lo ha detto anche la Giuseppina), questa vostra smania di partire! — Mi avete aperto gli occhi e in tempo. Siete tutta civetteria, tutta falsità: il vostro cuore, i vostri nervi, i vostri languori, — sì — e mi avete guarito, perchè sono stufo, stufo di essere ridicolo per voi, — ed ora, non mi vedrete mai più! (va via furioso).

DORINA

(con voce languida e lamentevole) Nenè...

LUIGI

Lasciatelo andare.

SANTANERA

Si fa troppo pericoloso.

DORINA

(con affettata inquietudine) Ho paura, cosa farà?

LUIGI

Una passeggiata e poi a pranzare.

DORINA

Non lo vedrò più, davvero?

LUIGI

Se partite subito, no.

SANTANERA

(serio) Si è troppo compromesso in faccia nostra.

LUIGI

Sapete che cosa vi minaccia?... Di sposarvi!

DORINA

(sempre flebile e coll'aria di sentirsi poco bene) Lo ha detto anche a me; ma per scherzare.

LUIGI

No, no, con me diceva sul serio!

SANTANERA

Marchesa Carmen!

DORINA

(sempre amabile, ma con intenzione) No; in tal caso... Marchesa Dori. (ha un altro brivido di freddo) Mi ha fatto male ad inquietarmi. (si avvia lentamente verso il canapè) Ho freddo.

SANTANERA

(le va a prendere la pelliccia, ecc., e l'aiuta a vestirla, poi la Dori si butta sul canapè — Luigi e Santanera la coprono con uno scialle) Riposate un poco.

LUIGI

A partire avete tempo fino alle undici.

DORINA

(con uno sguardo riconoscente) Sì...

SANTANERA

Intanto noi andremo a pranzo. Poi ci vedremo alla stazione.

DORINA

Buon Luigi... (si preme la fronte colle mani).

LUIGI

(che aiutato da Santanera l'ha accomodata sul canapè, dà un vaso con dei fiori a Santanera indicandogli di portarlo lontano) L'odore dei fiori potrebbe farle male. (abbassando il lume della lucerna) Così?

DORINA

Grazie.

LUIGI

Se non vi sentite bene, partite domani.

DORINA

Oh, come si fa?

LUIGI

Proprio no?

SANTANERA

Inflessibile?

DORINA

Come si fa?...

(Santanera e Luigi le baciano la mano e vanno via in punta di piedi).

Dorinasola, poiGiuseppina, poiNiccolino.

DORINA

(quando sono usciti sorride cogli occhietti vivi: si accerta che sono proprio andati via, poi si alza di colpo dal canapè) Auf! Finalmente!

GIUSEPPINA

Si parte dunque?

DORINA

Chi sa?

GIUSEPPINA

Si parte soli?

DORINA

(la guarda ridendo con malizia).

GIUSEPPINA

Viene il signor tenente Mattìa?

DORINA

Che! Niente seccatori!

GIUSEPPINA

E il signor marchese?

DORINA

Vattene che egli ritorna. (con malizia) Ma non ti sei accorta che è appunto perchè egli possa ritornare, che ho voluto essere sola? (con un gesto graziosissimo la spinge verso la porta) Ah, Nenè! Chi avrebbe detto che tu saresti stato il mio trionfo, tu che non hai saputo, che non hai voluto saperne di me allora, e adesso...

NICCOLINO

(entra difilato come uno che ha preso una grande risoluzione) Dori...

DORINA

Vi aspettavo!

NICCOLINO

Volete sposarmi?

DORINA

Sentite: voi mi avete fatto una proposta, alla quale devo rispondere molto seriamente. Mi trovate anche in un momento di sincerità, ed è bene. Io dunque voglio parlarvi sinceramente, perchè, credetelo, io vi sono ancora amica. — Se voi siete stato brutale, almeno siete stato sincero e colle mie illusioni e colle mie speranze... voi eravate nel vero, ed io nel falso. — Ho sofferto, ho molto sofferto; ma poi ho pensato che il mondo, il quale non aveva fatto niente per me, non meritava nè le mie lacrime, nè i miei rimorsi, — e mi sono messa a combatterlo, colle mie arti, colla mia furberia; ed ho vinto anche voi, senza volerlo, senza saperlo. Ma ora che mi vedete come sono, come quando vi ero indifferente, — ora che ho perduto l'incanto, tornate ragionevole, e andiamo ognuno per la nostra strada. Siamo stati infelici tutte le volte che ci siamo incontrati. Non è la Carmen, non è nemmeno la Dori, è proprio Dorina che vi parla.

NICCOLINO

Ma non capite che così... vi amo anche di più?Ma lasciatemi almeno il tempo di cercare, di tentare, di persuadervi, di convincervi...

DORINA

(con grazia) E di commuovermi?

NICCOLINO

Sì; se avete un po' di cuore.

DORINA

Dunque, se mi ostinassi a partire stasera... non ne avrei proprio? (si guardano. Dorina sorride con grazia, con malizia civettuola).

GIUSEPPINA

(entra dalla comune).

DORINA

(si volta a Giuseppina) Che c'è?

GIUSEPPINA

C'è signora, che del portiere io non mi fido: non capisce niente. Secondo il solito... (fa capire che è ubriaco) Andrà certo perduta della gran roba.

DORINA

(a Niccolino) Vedete, le vostre prodezze!

NICCOLINO

(vivamente) Dunque, Dori?

GIUSEPPINA

Direi anch'io di aspettare. (alludendo al portiere) Con quell'uomo? Si figuri!

DORINA

(incertissima) Ma... se... bisognerebbe almeno telegrafare al Duca.

NICCOLINO

Sì, sì, telegrafate subito! Dori, Dorina mia!

DORINA

Ah, Dorina? —Mia? Troppo presto!

NICCOLINO

Non perdiamo tempo, dunque... Telegrafate!

DORINA

(sempre incerta) Non ho nemmeno l'occorrente...

NICCOLINO

(le dà la carta) Ecco la carta.

DORINA

(c. s.) Badate che... anche se mi fermo, non vuol dire; anzi, mi fermo per persuadervi che sarebbe uno sproposito per tutti e due.

NICCOLINO

Fate presto, scrivete. Discuteremo poi.

DORINA

Capirete... ci sarebbero molte condizioni.

NICCOLINO

Le accetto tutte!

DORINA

Io sono sicura del mio impresario: e se voi invece, un bel giorno, mi protestate?

NICCOLINO

Vi darò tutte le garanzie!

DORINA

(guardando Giuseppina) E che cosa si telegrafa?

GIUSEPPINA

Trattenuta — leggera indisposizione. — Verrò domani.

NICCOLINO

No! trattenuta improvvisamente... scriverò domani. (Dandole il lapis della sua catenella).

DORINA

(nel prenderlo gli stringe colla catena il dito o la mano).

NICCOLINO

Ahi!

DORINA

E al caso, stringerò anche più forte: ognuno deve avere la catena che si merita!

GIUSEPPINA

(tra sè) Ho capito: vado a disfare le valigie (va via).

DORINA

(scrivendo) ... indisposizione...

NICCOLINO

(dettando) Scriverò...

DORINA

(scrivendo) Verrò domani. C'è sempre tempo di mandarne un altro.

NICCOLINO

(prendendo il dispaccio) Lo porto io e... mi lasciate tornare?... Sì?... Mi lasciate tornare?

DORINA

Tornerete... domattina.

NICCOLINO

(con un atto supplichevole) Vi prego, vi supplico, Dori... Vedete bene...

DORINA

No, no; domattina.

NICCOLINO

(con grande passione e calore) Dori, Dorina...

DORINA

No, mio caro. Dori non l'avete voluta; Dorina nemmeno: al caso... bisognerà aspettare quando sarò marchesa!

Fine.


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