NOTE:

Quando la mano di Dio scrive nel volume della Storia dei popoli, gli eventi corrono con le penne del fulmine. Le madri lombarde a questa ora ebbero vendetta, e la madre dei Bandiera placata abbraccia adesso nella schiera dei martiri le anime de suoi figliuoli, diventate cittadine dei cieli.

Quando la mano di Dio scrive nel volume della Storia dei popoli, gli eventi corrono con le penne del fulmine. Le madri lombarde a questa ora ebbero vendetta, e la madre dei Bandiera placata abbraccia adesso nella schiera dei martiri le anime de suoi figliuoli, diventate cittadine dei cieli.

NOTE:1.Il cavaliere don Paolo dei Pelliccioni fu famosissimo bandito di cotesti tempi: le sue avventure e il suo fine sono tali, da formare argomento di tremenda tragedia.2.Filippo il Macedone avendo ricevuto in un giorno stesso le notizie della nascita del figliuol suo Alessandro, della vittoria dei suoi cavalli nei giuochi olimpici, e della rotta data da Parmenione agl'Illirii, esclamò: «O Giove! dopo tre grandi contentezze piacciati mandarmi qualche disgrazia leggiera».Plutarcoin Alessandro.3.Che la passione veemente dell'anima faccia forza al corpo impedito ed ostruito non pure per caso, ma per natura altresì, la storia ce ne somministra nobilissimo esempio nel figliuolo di Creso; il quale, quantunque muto per natura, vedendo un soldato di Ciro in procinto di ammazzare suo padre, recuperò ad un tratto la favella, e disse: «Ferma, soldato, tu uccidi Creso».Erodoto, Storie, Lib. I, 85.4.Riccardo Cuore-di-leone, quando fu morto suo padre Enrico II, che lo aveva maledetto, si fece a contemplarne il cadavere. Giuntogli appresso gli scoperse la faccia, e s'inginocchiò accanto al letto per recitargli sue preci; senonchè appena ebbe appoggiata la testa ai lenzuoli si levò in piedi, uscì precipitoso dalla stanza e non comparve più.Thierry, Storia della conquista dei Normanni tom. 3. p. 170.5.Questa fu sentenza di Cristoforo Colombo; e mentre così diceva non iscopriva l'America.6.Nell'alchimia gli esperimentatori proponevansi due fini: quello di trovare l'oro, e l'altro di rinvenirlo potabile, il quale avesse virtù di ringiovanire e prolungare la vita. Il fatto del vaccaio di Sicilia, che ai tempi del re Guglielmo trovò sotto terra un fiasco di oro potabile, e bevutolo tornò giovane, viene referito da Rogero Bacone.Opus maius, p. 409. I Templari si proponevano simbolicamente la ricerca delgraal, o coppa di oro, che raccolse il sangue di Gesù Cristo, la quale aveva due singolari virtù: di prolungare di 500 anni la vita a coloro che la guardavano, e di far morire quelli che vi si accostavano, meno i fanciulli.Michelet, Storia dì Francia, tom. 3. pag. 130.7.Intorno all'arguzia di esercitarsi a sostenere il tormento della corda per non confessare il delitto leggasi il seguente curiosissimo caso, accaduto nel secolo stesso in cui cadde il fatto dei Marchesi Massimi; anzi pure in questa, medesima via Ghibellina, dov'è posto il Carcere delle Murate; dentro il quale, mercè il senno e la bontà altrui da parecchi anni dimoro: «Intorno all'anno 1570 viveva in Firenze un nostro concittadino chiamato Vincenzo di Zanobi Sarselli in apparenza buona persona, benchè come dimostrò la esperienza nutrisse nell'ànimo pensieri diabolici; dissi in apparenza buona persona, perchè udii già dire da un vecchio detto Giulio Ruoti, che circa 25 anni sono morì di età di più di 80 anni, che lo haveva molto ben conosciuto, frequentava le compagnie particolarmente quella di San Niccolò, detta del Ceppo, nella quale (per quanto diceva il medesimo Ruoti) il Sarselli mai non entrava se non si poneva in ginocchioni a ginocchi nudi, siccome nelle pubbliche processioni voleva essere quello, che portava il crocifisso; insomma faceva ogni estrinseca, et apparente divozione di pietà, et anco ho sentito da persone degne di fede, ch'egli da giovine si trattenesse in bottega di un mercante d'arte della lana nella quale s'impiegavano in quei tempi le persone civili, e ben nate. Con tale occasione s'intrinsecò familiarmente in una stretta amicizia con un giovane parimente lanaiolo chiamato Matteo di Bartolommeo Santini persona civile, e di buona gente. A questa coppia si aggiunse per terzo un homaccetto di bassa estrazione, il nome e cognome del quale non ho potuto rinvenire, ma persona di mezza tacca, come dire donzello, o servente di uno dei nostri magistrati, o simile; e però dovendolo io più volte nominare nel progresso di questo discorso lo chiamerò lo Incognito. Trovandosi dunque del continuo insieme questo terzetto di amici a cene, a giuochi, in casa di femmine e altrove, sì come in tutte le allegrie di spesa, che essendo eglino poveri compagni non solo con tenue patrimonio, ma piuttosto di quelli, che vivevano con la propria fatica, et industria: questo modo di vivere gli messe nella necessità dopo qualche tempo di pensare, non avendo essi come potessero fare, a valersi di quello di altri per continuare nella loro dissoluta vita. Onde il Sarselli, ch'era tra loro il più vecchio, e di maggiore autorità, una volta, che uno di loro si lamentava di non havere denari disse: a chi ha cervello non mancano mai denari, a me non ne sono mai mancati, e non ne mancheranno ancora a voi, se farete a mio consiglio, et interrogato da loro del modo di trovare con tanta facilità, con la qualità dei discorsi si aperse loro liberamente essere già un tempo, che egli quando in un modo, quando in un altro, industriosamente involando ad altri quello, che gli bisognava non solo per la necessità, ma per le voglie, e capricci ancora, e per mostrare, che ciò non fosse errore, o almeno molto leggero, come quello, ch'era un bel parlatore e pronto di lingua aggiunse a loro il seguente discorso: — Iddio e la natura che fanno ogni cosa bene, e niente operano indarno hanno messo in questo mondo per benefizio, e comodo del genere umano questi bene detti di fortuna perchè chi si ha di bisogno se ne pigli, e quelli, che si hanno più di noi non gli hanno per altro, se non perchè essendo stati più valenti uomini degli altri si sono presi la loro parte, e la nostra, di maniera, che il privarli di qualche particella non è torre loro, ma egli è bene il modo di tornare a riavere qualche cosa del nostro. — Con questi et altri discorsi mettendosi la cattività in ischerno fece a poco a poco sdrucciolare nella infamia et in un mare di scelleraggini quei due poveri giovani, i quali perduto in tutto e per tutto la faccia, e la vergogna assuefacendosi a poco a poco a torre quello degli altri, e passando dalle bagatelle alle cose grandi, e dalle grandi alle maggiori, divennero i più fini ladri del mondo, nella quale perfidia, e mal modo di vivere imperversarono tanto, che tutti alfine, chi in un modo, chi in un altro, si ruppero finalmente il collo. Era il Sarselli tristo, e come tale, considerato quello, che a lungo andare gli poteva intervenire, per armarsi ad ogni colpo di avversa fortuna fece un giorno ai suoi compagni il seguente ragionamento: — Non è dubbio, fratelli, che se i birri non guastassero, quello che abbiamo tra le mani non sarebbe il più bel mestiere del mondo, ma perchè tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino; io stimo necessario per regola di buon governo lo andarci preparando a tutti quei travagli, che noi possiamo verosimilmente incontrare per poterci in ogni caso schermire dai pericoli, che portano seco quell'imprese, che noi giornalmente intraprendiamo, e per dichiararmi meglio voglio dire, che non sarebbe gran fatto, che una volta, o alcuno di noi desse nella rete, o parlasse in prigione; in questo caso bisogna darci ad intendere di avere ad essere trattati con quei rigori, che è solita la Giustizia con i delinquenti, e perchè ho sentito dire, che la corda è la regina dei tormenti, et il più comune et usato mezzo del quale la Giustizia si serve per cavarne dei rei la confessione dei loro delitti, sarei di parere, che noi sperimentassimo una volta in noi medesimi questa sorta di patimento per potere poi in ogni caso resistere, e salvarci, e quando a voi paja di applicare a questo consiglio, e di metterlo ad esecuzione, io ho un luogo assai comodo e facile in casa mia dove se io non voglio non può entrare altri, che me: qui di notte tempo entreremo provvisti degli ordigni necessari, e senza che nessuno possi osservarci eserciteremo le nostre persone in questo cimento. — Piacque questo consiglio al Santini et allo Incognito et non andò molto tempo, che lo misero in pratica, perchè adunati una notte in casa del Sarselli, che abitava in quel tempo invia Ghibellinain una casetta (credo di certo Menchi) posta quasi allo incontro di via Buonfanti ove era una cantina assai solitaria separata dall'abitato della casa, ov'egli aveva accomodato una carrucola con il suo canape ad una campanella di essa volta, e quindi ritirati loro tre soli a qualche ora stravagante della notte spartirono le cariche facendo uno da Giudice esaminatore, uno da reo, e l'altro faceva da famiglio, e tirava su e teneva il canape al quale il reo era attaccato e sospeso, e così cangiando ogni sera ciascuno di loro lo uffizio toccava una volta per uno a fare tutte le sue parti. Questo esercizio ebbe per alcuno di loro un fine molto diverso di quello, che essi supponevano, perchè osservando il Sarselli, che lo Incognito non reggeva al cimento con la medesima forza, che reggevano gli altri, gridò una notte per la impazienza del dolore mentr'egli lo teneva sospeso per la corda: — calatemi, che io lo dirò — il Sarselli mentre, che a poco a poco lo calava dato di occhio al Santini, il quale faceva da esaminatore, posto che fu lo Incognito in terra fingendo sciorgli le mani dalla fune gliel'avvolse al collo, e con lo aiuto del Santini lo strangolò, e lo avvolsero in un pezzo di rascia, e postolo uno di loro sopra le spalle, e l'altro facendogli scorta, camminarono di buon passo per la via dei Buonfanti, e lo portarono nei chiostri di Santa Croce, ch'è tra la chiesa, e il convento, e corrisponde alle scalere, giacchè la porta di quel chiostro stava in quel tempo tutta la notte aperta, e quivi entrati posero quel cadavere così involto in una delle sepolture, che sono nel medesimo cimitero, e poi serrata la detta sepoltura se ne tornarono alla casa loro con la medesima quiete come se fossero tornati da una cena etc. etc. Arrestati per sospetto, e torturati, Sarselli tenne fermo, Santini confessò, allora anche il primo dopo avere patito nuove torture palesò ogni cosa; — furono impiccati ec.»Morbio, Storia del Municipii Italiani— Firenze — pag. 29 e segg.8.Gl'Inglesi avevano già incominciato ad usare di questa bevanda, chiamataacquaviteoacqua arzente, nella guerra dei Paesi Bassi nel 1581, dandola ai soldati per infondere loro coraggio, e confortarli dai fastidii e dai danni ch'essi pativano a cagione della umidità.9.Il mal caduco, o epilessia, chiamavasi in cotesti tempibenedetto, ed anchemal comitale.10.DescuretnellaMedicina delle passioni, al Titolo delle passioni dominanti, narra di uno avaro caduto in frenesia, guarito da Celso mediante lo annunzio di molte successioni ereditate; —e di una avara caduta in letargia rinvenuta per virtù di uno scudo nuovo messole in mano; — finalmente di uno avaro in istato dicomada ventiquattro ore, rinvenuto udendo il rumore della scrivania aperta dai figliuoli, onde trarne danaro per le spese.11.Coll'opera di una moltitudine di schiavi fecero a forza voltare il corso delBusentino, piccolo fiume che bagna le mura di Cosenza. Nel letto vuoto scavarono il sepolcro reale, empiendolo con le splendide spoglie e i trofei di Roma: quindi si fecero tornare le acque nel nativo canale e restò per sempre celato il segreto posto in cui fu depositato il cadavere di Alarico con la inumana strage degli schiavi che si erano impiegati nello eseguire questa opera. —Giornandes, De reb. Getic. c. 30 p. 634, citato daGibbon, Storia della decadenza dello Impero Romano.12.Questo esempio di tremenda ipocrisia non è solo nella storia degli uomini. Giovanni senza paura, duca di Borgogna, fece ammazzare a tradimento il duca di Orleans; ed alle sue esequie teneva un lembo del tappeto mortuario, e piangeva con gli altri. —Michelet, Storia di Francia, tom. 4. pag. 160.13.In Livorno fu un pinzochero ignorante, il quale confortava il padre moribondo con queste parole: «Lei, signor padre, pensi a morire, che io penserò a mandarla in paradiso.» Infatti egli logorò il suo patrimonio in messe e funerali, e morì povero lasciando i figliuoli mendichi. — È nota in Toscana la storia dello Ammannato, celebre scultore fiorentino, il quale, facendo il calcolo di vivere fino ad una certa età, si serbò tanto da campare da par suo, e l'altro suo avere donò ai reverendi Padri Gesuiti. Ora i suoi calcoli andarono falliti, ed egli si trovò a vivere oltre la previsione. I Padri donatarii non aborrirono, secondo l'antico loro costume, di lasciarlo andare mendicando per le strade, dove levava una voce di lamento, che diceva: «Date un quattrino al povero Ammannato — A cui mancò la roba, e crebbe il fiato.»14.Anche di recente lessi sopra i giornali casi di ustione spontanea per ebbrezza.Lavi, Monografia ec.racconta il seguente fatto. — Nel 1828, a istanza del Commissario di Polizia, visita nella sua qualità di medico una vecchia di 65 anni, perdutissima a bere liquori spiritosi. La stanza esalava fetore empireumatico, i vetri delle finestre erano di un colore più o meno rossastro, i muri coperti d'acqua crassa; — il cadavere era ridotto ad una massa informe carbonizzata, come un pane da quattro libbre; il petto e l'addome erano spariti, l'estremità eransi appressate alla testa, la quale toccata appena andò in cenere; la cuffia era intatta. Cotesta femmina soleva bere un litro di acquavite, e due bottiglie di vino al giorno; e non era troppo. — Il subito trapasso da un'alta ad una bassa temperatura è motivo di subitaneo sviluppo della combustione.15.Questa ultima parte di predica udii io stesso; e non può negarsi che il buon frate non adoperasse lo epiteto dipentitaalla mano, con più sagacia del Minzoni nel sonetto «Quando Gesù con l'ultimo lamento» (famosonelle scuole dei reverendi Padri Gesuiti) là dove dice: «Con lapentitaman fe' strazio ed onte». — Rincresce veramente nel vedere come quel grande intelletto di Ugo Foscolo si confonda a criticare lapentita mandel povero Minzoni: pare Domiziano, che si sollazzi ad uccidere le mosche col romano pugnale.16.Questa lettera, e le sette che seguono, mancano nell'originale della data.17.Nell'originale la lettera manca della data; ma sopra di essa vi è il bollo dell'ufficio postale di Firenze, in data del 14 settembre 1859.

1.Il cavaliere don Paolo dei Pelliccioni fu famosissimo bandito di cotesti tempi: le sue avventure e il suo fine sono tali, da formare argomento di tremenda tragedia.

1.Il cavaliere don Paolo dei Pelliccioni fu famosissimo bandito di cotesti tempi: le sue avventure e il suo fine sono tali, da formare argomento di tremenda tragedia.

2.Filippo il Macedone avendo ricevuto in un giorno stesso le notizie della nascita del figliuol suo Alessandro, della vittoria dei suoi cavalli nei giuochi olimpici, e della rotta data da Parmenione agl'Illirii, esclamò: «O Giove! dopo tre grandi contentezze piacciati mandarmi qualche disgrazia leggiera».Plutarcoin Alessandro.

2.Filippo il Macedone avendo ricevuto in un giorno stesso le notizie della nascita del figliuol suo Alessandro, della vittoria dei suoi cavalli nei giuochi olimpici, e della rotta data da Parmenione agl'Illirii, esclamò: «O Giove! dopo tre grandi contentezze piacciati mandarmi qualche disgrazia leggiera».Plutarcoin Alessandro.

3.Che la passione veemente dell'anima faccia forza al corpo impedito ed ostruito non pure per caso, ma per natura altresì, la storia ce ne somministra nobilissimo esempio nel figliuolo di Creso; il quale, quantunque muto per natura, vedendo un soldato di Ciro in procinto di ammazzare suo padre, recuperò ad un tratto la favella, e disse: «Ferma, soldato, tu uccidi Creso».Erodoto, Storie, Lib. I, 85.

3.Che la passione veemente dell'anima faccia forza al corpo impedito ed ostruito non pure per caso, ma per natura altresì, la storia ce ne somministra nobilissimo esempio nel figliuolo di Creso; il quale, quantunque muto per natura, vedendo un soldato di Ciro in procinto di ammazzare suo padre, recuperò ad un tratto la favella, e disse: «Ferma, soldato, tu uccidi Creso».Erodoto, Storie, Lib. I, 85.

4.Riccardo Cuore-di-leone, quando fu morto suo padre Enrico II, che lo aveva maledetto, si fece a contemplarne il cadavere. Giuntogli appresso gli scoperse la faccia, e s'inginocchiò accanto al letto per recitargli sue preci; senonchè appena ebbe appoggiata la testa ai lenzuoli si levò in piedi, uscì precipitoso dalla stanza e non comparve più.Thierry, Storia della conquista dei Normanni tom. 3. p. 170.

4.Riccardo Cuore-di-leone, quando fu morto suo padre Enrico II, che lo aveva maledetto, si fece a contemplarne il cadavere. Giuntogli appresso gli scoperse la faccia, e s'inginocchiò accanto al letto per recitargli sue preci; senonchè appena ebbe appoggiata la testa ai lenzuoli si levò in piedi, uscì precipitoso dalla stanza e non comparve più.Thierry, Storia della conquista dei Normanni tom. 3. p. 170.

5.Questa fu sentenza di Cristoforo Colombo; e mentre così diceva non iscopriva l'America.

5.Questa fu sentenza di Cristoforo Colombo; e mentre così diceva non iscopriva l'America.

6.Nell'alchimia gli esperimentatori proponevansi due fini: quello di trovare l'oro, e l'altro di rinvenirlo potabile, il quale avesse virtù di ringiovanire e prolungare la vita. Il fatto del vaccaio di Sicilia, che ai tempi del re Guglielmo trovò sotto terra un fiasco di oro potabile, e bevutolo tornò giovane, viene referito da Rogero Bacone.Opus maius, p. 409. I Templari si proponevano simbolicamente la ricerca delgraal, o coppa di oro, che raccolse il sangue di Gesù Cristo, la quale aveva due singolari virtù: di prolungare di 500 anni la vita a coloro che la guardavano, e di far morire quelli che vi si accostavano, meno i fanciulli.Michelet, Storia dì Francia, tom. 3. pag. 130.

6.Nell'alchimia gli esperimentatori proponevansi due fini: quello di trovare l'oro, e l'altro di rinvenirlo potabile, il quale avesse virtù di ringiovanire e prolungare la vita. Il fatto del vaccaio di Sicilia, che ai tempi del re Guglielmo trovò sotto terra un fiasco di oro potabile, e bevutolo tornò giovane, viene referito da Rogero Bacone.Opus maius, p. 409. I Templari si proponevano simbolicamente la ricerca delgraal, o coppa di oro, che raccolse il sangue di Gesù Cristo, la quale aveva due singolari virtù: di prolungare di 500 anni la vita a coloro che la guardavano, e di far morire quelli che vi si accostavano, meno i fanciulli.Michelet, Storia dì Francia, tom. 3. pag. 130.

7.Intorno all'arguzia di esercitarsi a sostenere il tormento della corda per non confessare il delitto leggasi il seguente curiosissimo caso, accaduto nel secolo stesso in cui cadde il fatto dei Marchesi Massimi; anzi pure in questa, medesima via Ghibellina, dov'è posto il Carcere delle Murate; dentro il quale, mercè il senno e la bontà altrui da parecchi anni dimoro: «Intorno all'anno 1570 viveva in Firenze un nostro concittadino chiamato Vincenzo di Zanobi Sarselli in apparenza buona persona, benchè come dimostrò la esperienza nutrisse nell'ànimo pensieri diabolici; dissi in apparenza buona persona, perchè udii già dire da un vecchio detto Giulio Ruoti, che circa 25 anni sono morì di età di più di 80 anni, che lo haveva molto ben conosciuto, frequentava le compagnie particolarmente quella di San Niccolò, detta del Ceppo, nella quale (per quanto diceva il medesimo Ruoti) il Sarselli mai non entrava se non si poneva in ginocchioni a ginocchi nudi, siccome nelle pubbliche processioni voleva essere quello, che portava il crocifisso; insomma faceva ogni estrinseca, et apparente divozione di pietà, et anco ho sentito da persone degne di fede, ch'egli da giovine si trattenesse in bottega di un mercante d'arte della lana nella quale s'impiegavano in quei tempi le persone civili, e ben nate. Con tale occasione s'intrinsecò familiarmente in una stretta amicizia con un giovane parimente lanaiolo chiamato Matteo di Bartolommeo Santini persona civile, e di buona gente. A questa coppia si aggiunse per terzo un homaccetto di bassa estrazione, il nome e cognome del quale non ho potuto rinvenire, ma persona di mezza tacca, come dire donzello, o servente di uno dei nostri magistrati, o simile; e però dovendolo io più volte nominare nel progresso di questo discorso lo chiamerò lo Incognito. Trovandosi dunque del continuo insieme questo terzetto di amici a cene, a giuochi, in casa di femmine e altrove, sì come in tutte le allegrie di spesa, che essendo eglino poveri compagni non solo con tenue patrimonio, ma piuttosto di quelli, che vivevano con la propria fatica, et industria: questo modo di vivere gli messe nella necessità dopo qualche tempo di pensare, non avendo essi come potessero fare, a valersi di quello di altri per continuare nella loro dissoluta vita. Onde il Sarselli, ch'era tra loro il più vecchio, e di maggiore autorità, una volta, che uno di loro si lamentava di non havere denari disse: a chi ha cervello non mancano mai denari, a me non ne sono mai mancati, e non ne mancheranno ancora a voi, se farete a mio consiglio, et interrogato da loro del modo di trovare con tanta facilità, con la qualità dei discorsi si aperse loro liberamente essere già un tempo, che egli quando in un modo, quando in un altro, industriosamente involando ad altri quello, che gli bisognava non solo per la necessità, ma per le voglie, e capricci ancora, e per mostrare, che ciò non fosse errore, o almeno molto leggero, come quello, ch'era un bel parlatore e pronto di lingua aggiunse a loro il seguente discorso: — Iddio e la natura che fanno ogni cosa bene, e niente operano indarno hanno messo in questo mondo per benefizio, e comodo del genere umano questi bene detti di fortuna perchè chi si ha di bisogno se ne pigli, e quelli, che si hanno più di noi non gli hanno per altro, se non perchè essendo stati più valenti uomini degli altri si sono presi la loro parte, e la nostra, di maniera, che il privarli di qualche particella non è torre loro, ma egli è bene il modo di tornare a riavere qualche cosa del nostro. — Con questi et altri discorsi mettendosi la cattività in ischerno fece a poco a poco sdrucciolare nella infamia et in un mare di scelleraggini quei due poveri giovani, i quali perduto in tutto e per tutto la faccia, e la vergogna assuefacendosi a poco a poco a torre quello degli altri, e passando dalle bagatelle alle cose grandi, e dalle grandi alle maggiori, divennero i più fini ladri del mondo, nella quale perfidia, e mal modo di vivere imperversarono tanto, che tutti alfine, chi in un modo, chi in un altro, si ruppero finalmente il collo. Era il Sarselli tristo, e come tale, considerato quello, che a lungo andare gli poteva intervenire, per armarsi ad ogni colpo di avversa fortuna fece un giorno ai suoi compagni il seguente ragionamento: — Non è dubbio, fratelli, che se i birri non guastassero, quello che abbiamo tra le mani non sarebbe il più bel mestiere del mondo, ma perchè tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino; io stimo necessario per regola di buon governo lo andarci preparando a tutti quei travagli, che noi possiamo verosimilmente incontrare per poterci in ogni caso schermire dai pericoli, che portano seco quell'imprese, che noi giornalmente intraprendiamo, e per dichiararmi meglio voglio dire, che non sarebbe gran fatto, che una volta, o alcuno di noi desse nella rete, o parlasse in prigione; in questo caso bisogna darci ad intendere di avere ad essere trattati con quei rigori, che è solita la Giustizia con i delinquenti, e perchè ho sentito dire, che la corda è la regina dei tormenti, et il più comune et usato mezzo del quale la Giustizia si serve per cavarne dei rei la confessione dei loro delitti, sarei di parere, che noi sperimentassimo una volta in noi medesimi questa sorta di patimento per potere poi in ogni caso resistere, e salvarci, e quando a voi paja di applicare a questo consiglio, e di metterlo ad esecuzione, io ho un luogo assai comodo e facile in casa mia dove se io non voglio non può entrare altri, che me: qui di notte tempo entreremo provvisti degli ordigni necessari, e senza che nessuno possi osservarci eserciteremo le nostre persone in questo cimento. — Piacque questo consiglio al Santini et allo Incognito et non andò molto tempo, che lo misero in pratica, perchè adunati una notte in casa del Sarselli, che abitava in quel tempo invia Ghibellinain una casetta (credo di certo Menchi) posta quasi allo incontro di via Buonfanti ove era una cantina assai solitaria separata dall'abitato della casa, ov'egli aveva accomodato una carrucola con il suo canape ad una campanella di essa volta, e quindi ritirati loro tre soli a qualche ora stravagante della notte spartirono le cariche facendo uno da Giudice esaminatore, uno da reo, e l'altro faceva da famiglio, e tirava su e teneva il canape al quale il reo era attaccato e sospeso, e così cangiando ogni sera ciascuno di loro lo uffizio toccava una volta per uno a fare tutte le sue parti. Questo esercizio ebbe per alcuno di loro un fine molto diverso di quello, che essi supponevano, perchè osservando il Sarselli, che lo Incognito non reggeva al cimento con la medesima forza, che reggevano gli altri, gridò una notte per la impazienza del dolore mentr'egli lo teneva sospeso per la corda: — calatemi, che io lo dirò — il Sarselli mentre, che a poco a poco lo calava dato di occhio al Santini, il quale faceva da esaminatore, posto che fu lo Incognito in terra fingendo sciorgli le mani dalla fune gliel'avvolse al collo, e con lo aiuto del Santini lo strangolò, e lo avvolsero in un pezzo di rascia, e postolo uno di loro sopra le spalle, e l'altro facendogli scorta, camminarono di buon passo per la via dei Buonfanti, e lo portarono nei chiostri di Santa Croce, ch'è tra la chiesa, e il convento, e corrisponde alle scalere, giacchè la porta di quel chiostro stava in quel tempo tutta la notte aperta, e quivi entrati posero quel cadavere così involto in una delle sepolture, che sono nel medesimo cimitero, e poi serrata la detta sepoltura se ne tornarono alla casa loro con la medesima quiete come se fossero tornati da una cena etc. etc. Arrestati per sospetto, e torturati, Sarselli tenne fermo, Santini confessò, allora anche il primo dopo avere patito nuove torture palesò ogni cosa; — furono impiccati ec.»Morbio, Storia del Municipii Italiani— Firenze — pag. 29 e segg.

7.Intorno all'arguzia di esercitarsi a sostenere il tormento della corda per non confessare il delitto leggasi il seguente curiosissimo caso, accaduto nel secolo stesso in cui cadde il fatto dei Marchesi Massimi; anzi pure in questa, medesima via Ghibellina, dov'è posto il Carcere delle Murate; dentro il quale, mercè il senno e la bontà altrui da parecchi anni dimoro: «Intorno all'anno 1570 viveva in Firenze un nostro concittadino chiamato Vincenzo di Zanobi Sarselli in apparenza buona persona, benchè come dimostrò la esperienza nutrisse nell'ànimo pensieri diabolici; dissi in apparenza buona persona, perchè udii già dire da un vecchio detto Giulio Ruoti, che circa 25 anni sono morì di età di più di 80 anni, che lo haveva molto ben conosciuto, frequentava le compagnie particolarmente quella di San Niccolò, detta del Ceppo, nella quale (per quanto diceva il medesimo Ruoti) il Sarselli mai non entrava se non si poneva in ginocchioni a ginocchi nudi, siccome nelle pubbliche processioni voleva essere quello, che portava il crocifisso; insomma faceva ogni estrinseca, et apparente divozione di pietà, et anco ho sentito da persone degne di fede, ch'egli da giovine si trattenesse in bottega di un mercante d'arte della lana nella quale s'impiegavano in quei tempi le persone civili, e ben nate. Con tale occasione s'intrinsecò familiarmente in una stretta amicizia con un giovane parimente lanaiolo chiamato Matteo di Bartolommeo Santini persona civile, e di buona gente. A questa coppia si aggiunse per terzo un homaccetto di bassa estrazione, il nome e cognome del quale non ho potuto rinvenire, ma persona di mezza tacca, come dire donzello, o servente di uno dei nostri magistrati, o simile; e però dovendolo io più volte nominare nel progresso di questo discorso lo chiamerò lo Incognito. Trovandosi dunque del continuo insieme questo terzetto di amici a cene, a giuochi, in casa di femmine e altrove, sì come in tutte le allegrie di spesa, che essendo eglino poveri compagni non solo con tenue patrimonio, ma piuttosto di quelli, che vivevano con la propria fatica, et industria: questo modo di vivere gli messe nella necessità dopo qualche tempo di pensare, non avendo essi come potessero fare, a valersi di quello di altri per continuare nella loro dissoluta vita. Onde il Sarselli, ch'era tra loro il più vecchio, e di maggiore autorità, una volta, che uno di loro si lamentava di non havere denari disse: a chi ha cervello non mancano mai denari, a me non ne sono mai mancati, e non ne mancheranno ancora a voi, se farete a mio consiglio, et interrogato da loro del modo di trovare con tanta facilità, con la qualità dei discorsi si aperse loro liberamente essere già un tempo, che egli quando in un modo, quando in un altro, industriosamente involando ad altri quello, che gli bisognava non solo per la necessità, ma per le voglie, e capricci ancora, e per mostrare, che ciò non fosse errore, o almeno molto leggero, come quello, ch'era un bel parlatore e pronto di lingua aggiunse a loro il seguente discorso: — Iddio e la natura che fanno ogni cosa bene, e niente operano indarno hanno messo in questo mondo per benefizio, e comodo del genere umano questi bene detti di fortuna perchè chi si ha di bisogno se ne pigli, e quelli, che si hanno più di noi non gli hanno per altro, se non perchè essendo stati più valenti uomini degli altri si sono presi la loro parte, e la nostra, di maniera, che il privarli di qualche particella non è torre loro, ma egli è bene il modo di tornare a riavere qualche cosa del nostro. — Con questi et altri discorsi mettendosi la cattività in ischerno fece a poco a poco sdrucciolare nella infamia et in un mare di scelleraggini quei due poveri giovani, i quali perduto in tutto e per tutto la faccia, e la vergogna assuefacendosi a poco a poco a torre quello degli altri, e passando dalle bagatelle alle cose grandi, e dalle grandi alle maggiori, divennero i più fini ladri del mondo, nella quale perfidia, e mal modo di vivere imperversarono tanto, che tutti alfine, chi in un modo, chi in un altro, si ruppero finalmente il collo. Era il Sarselli tristo, e come tale, considerato quello, che a lungo andare gli poteva intervenire, per armarsi ad ogni colpo di avversa fortuna fece un giorno ai suoi compagni il seguente ragionamento: — Non è dubbio, fratelli, che se i birri non guastassero, quello che abbiamo tra le mani non sarebbe il più bel mestiere del mondo, ma perchè tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino; io stimo necessario per regola di buon governo lo andarci preparando a tutti quei travagli, che noi possiamo verosimilmente incontrare per poterci in ogni caso schermire dai pericoli, che portano seco quell'imprese, che noi giornalmente intraprendiamo, e per dichiararmi meglio voglio dire, che non sarebbe gran fatto, che una volta, o alcuno di noi desse nella rete, o parlasse in prigione; in questo caso bisogna darci ad intendere di avere ad essere trattati con quei rigori, che è solita la Giustizia con i delinquenti, e perchè ho sentito dire, che la corda è la regina dei tormenti, et il più comune et usato mezzo del quale la Giustizia si serve per cavarne dei rei la confessione dei loro delitti, sarei di parere, che noi sperimentassimo una volta in noi medesimi questa sorta di patimento per potere poi in ogni caso resistere, e salvarci, e quando a voi paja di applicare a questo consiglio, e di metterlo ad esecuzione, io ho un luogo assai comodo e facile in casa mia dove se io non voglio non può entrare altri, che me: qui di notte tempo entreremo provvisti degli ordigni necessari, e senza che nessuno possi osservarci eserciteremo le nostre persone in questo cimento. — Piacque questo consiglio al Santini et allo Incognito et non andò molto tempo, che lo misero in pratica, perchè adunati una notte in casa del Sarselli, che abitava in quel tempo invia Ghibellinain una casetta (credo di certo Menchi) posta quasi allo incontro di via Buonfanti ove era una cantina assai solitaria separata dall'abitato della casa, ov'egli aveva accomodato una carrucola con il suo canape ad una campanella di essa volta, e quindi ritirati loro tre soli a qualche ora stravagante della notte spartirono le cariche facendo uno da Giudice esaminatore, uno da reo, e l'altro faceva da famiglio, e tirava su e teneva il canape al quale il reo era attaccato e sospeso, e così cangiando ogni sera ciascuno di loro lo uffizio toccava una volta per uno a fare tutte le sue parti. Questo esercizio ebbe per alcuno di loro un fine molto diverso di quello, che essi supponevano, perchè osservando il Sarselli, che lo Incognito non reggeva al cimento con la medesima forza, che reggevano gli altri, gridò una notte per la impazienza del dolore mentr'egli lo teneva sospeso per la corda: — calatemi, che io lo dirò — il Sarselli mentre, che a poco a poco lo calava dato di occhio al Santini, il quale faceva da esaminatore, posto che fu lo Incognito in terra fingendo sciorgli le mani dalla fune gliel'avvolse al collo, e con lo aiuto del Santini lo strangolò, e lo avvolsero in un pezzo di rascia, e postolo uno di loro sopra le spalle, e l'altro facendogli scorta, camminarono di buon passo per la via dei Buonfanti, e lo portarono nei chiostri di Santa Croce, ch'è tra la chiesa, e il convento, e corrisponde alle scalere, giacchè la porta di quel chiostro stava in quel tempo tutta la notte aperta, e quivi entrati posero quel cadavere così involto in una delle sepolture, che sono nel medesimo cimitero, e poi serrata la detta sepoltura se ne tornarono alla casa loro con la medesima quiete come se fossero tornati da una cena etc. etc. Arrestati per sospetto, e torturati, Sarselli tenne fermo, Santini confessò, allora anche il primo dopo avere patito nuove torture palesò ogni cosa; — furono impiccati ec.»Morbio, Storia del Municipii Italiani— Firenze — pag. 29 e segg.

8.Gl'Inglesi avevano già incominciato ad usare di questa bevanda, chiamataacquaviteoacqua arzente, nella guerra dei Paesi Bassi nel 1581, dandola ai soldati per infondere loro coraggio, e confortarli dai fastidii e dai danni ch'essi pativano a cagione della umidità.

8.Gl'Inglesi avevano già incominciato ad usare di questa bevanda, chiamataacquaviteoacqua arzente, nella guerra dei Paesi Bassi nel 1581, dandola ai soldati per infondere loro coraggio, e confortarli dai fastidii e dai danni ch'essi pativano a cagione della umidità.

9.Il mal caduco, o epilessia, chiamavasi in cotesti tempibenedetto, ed anchemal comitale.

9.Il mal caduco, o epilessia, chiamavasi in cotesti tempibenedetto, ed anchemal comitale.

10.DescuretnellaMedicina delle passioni, al Titolo delle passioni dominanti, narra di uno avaro caduto in frenesia, guarito da Celso mediante lo annunzio di molte successioni ereditate; —e di una avara caduta in letargia rinvenuta per virtù di uno scudo nuovo messole in mano; — finalmente di uno avaro in istato dicomada ventiquattro ore, rinvenuto udendo il rumore della scrivania aperta dai figliuoli, onde trarne danaro per le spese.

10.DescuretnellaMedicina delle passioni, al Titolo delle passioni dominanti, narra di uno avaro caduto in frenesia, guarito da Celso mediante lo annunzio di molte successioni ereditate; —e di una avara caduta in letargia rinvenuta per virtù di uno scudo nuovo messole in mano; — finalmente di uno avaro in istato dicomada ventiquattro ore, rinvenuto udendo il rumore della scrivania aperta dai figliuoli, onde trarne danaro per le spese.

11.Coll'opera di una moltitudine di schiavi fecero a forza voltare il corso delBusentino, piccolo fiume che bagna le mura di Cosenza. Nel letto vuoto scavarono il sepolcro reale, empiendolo con le splendide spoglie e i trofei di Roma: quindi si fecero tornare le acque nel nativo canale e restò per sempre celato il segreto posto in cui fu depositato il cadavere di Alarico con la inumana strage degli schiavi che si erano impiegati nello eseguire questa opera. —Giornandes, De reb. Getic. c. 30 p. 634, citato daGibbon, Storia della decadenza dello Impero Romano.

11.Coll'opera di una moltitudine di schiavi fecero a forza voltare il corso delBusentino, piccolo fiume che bagna le mura di Cosenza. Nel letto vuoto scavarono il sepolcro reale, empiendolo con le splendide spoglie e i trofei di Roma: quindi si fecero tornare le acque nel nativo canale e restò per sempre celato il segreto posto in cui fu depositato il cadavere di Alarico con la inumana strage degli schiavi che si erano impiegati nello eseguire questa opera. —Giornandes, De reb. Getic. c. 30 p. 634, citato daGibbon, Storia della decadenza dello Impero Romano.

12.Questo esempio di tremenda ipocrisia non è solo nella storia degli uomini. Giovanni senza paura, duca di Borgogna, fece ammazzare a tradimento il duca di Orleans; ed alle sue esequie teneva un lembo del tappeto mortuario, e piangeva con gli altri. —Michelet, Storia di Francia, tom. 4. pag. 160.

12.Questo esempio di tremenda ipocrisia non è solo nella storia degli uomini. Giovanni senza paura, duca di Borgogna, fece ammazzare a tradimento il duca di Orleans; ed alle sue esequie teneva un lembo del tappeto mortuario, e piangeva con gli altri. —Michelet, Storia di Francia, tom. 4. pag. 160.

13.In Livorno fu un pinzochero ignorante, il quale confortava il padre moribondo con queste parole: «Lei, signor padre, pensi a morire, che io penserò a mandarla in paradiso.» Infatti egli logorò il suo patrimonio in messe e funerali, e morì povero lasciando i figliuoli mendichi. — È nota in Toscana la storia dello Ammannato, celebre scultore fiorentino, il quale, facendo il calcolo di vivere fino ad una certa età, si serbò tanto da campare da par suo, e l'altro suo avere donò ai reverendi Padri Gesuiti. Ora i suoi calcoli andarono falliti, ed egli si trovò a vivere oltre la previsione. I Padri donatarii non aborrirono, secondo l'antico loro costume, di lasciarlo andare mendicando per le strade, dove levava una voce di lamento, che diceva: «Date un quattrino al povero Ammannato — A cui mancò la roba, e crebbe il fiato.»

13.In Livorno fu un pinzochero ignorante, il quale confortava il padre moribondo con queste parole: «Lei, signor padre, pensi a morire, che io penserò a mandarla in paradiso.» Infatti egli logorò il suo patrimonio in messe e funerali, e morì povero lasciando i figliuoli mendichi. — È nota in Toscana la storia dello Ammannato, celebre scultore fiorentino, il quale, facendo il calcolo di vivere fino ad una certa età, si serbò tanto da campare da par suo, e l'altro suo avere donò ai reverendi Padri Gesuiti. Ora i suoi calcoli andarono falliti, ed egli si trovò a vivere oltre la previsione. I Padri donatarii non aborrirono, secondo l'antico loro costume, di lasciarlo andare mendicando per le strade, dove levava una voce di lamento, che diceva: «Date un quattrino al povero Ammannato — A cui mancò la roba, e crebbe il fiato.»

14.Anche di recente lessi sopra i giornali casi di ustione spontanea per ebbrezza.Lavi, Monografia ec.racconta il seguente fatto. — Nel 1828, a istanza del Commissario di Polizia, visita nella sua qualità di medico una vecchia di 65 anni, perdutissima a bere liquori spiritosi. La stanza esalava fetore empireumatico, i vetri delle finestre erano di un colore più o meno rossastro, i muri coperti d'acqua crassa; — il cadavere era ridotto ad una massa informe carbonizzata, come un pane da quattro libbre; il petto e l'addome erano spariti, l'estremità eransi appressate alla testa, la quale toccata appena andò in cenere; la cuffia era intatta. Cotesta femmina soleva bere un litro di acquavite, e due bottiglie di vino al giorno; e non era troppo. — Il subito trapasso da un'alta ad una bassa temperatura è motivo di subitaneo sviluppo della combustione.

14.Anche di recente lessi sopra i giornali casi di ustione spontanea per ebbrezza.Lavi, Monografia ec.racconta il seguente fatto. — Nel 1828, a istanza del Commissario di Polizia, visita nella sua qualità di medico una vecchia di 65 anni, perdutissima a bere liquori spiritosi. La stanza esalava fetore empireumatico, i vetri delle finestre erano di un colore più o meno rossastro, i muri coperti d'acqua crassa; — il cadavere era ridotto ad una massa informe carbonizzata, come un pane da quattro libbre; il petto e l'addome erano spariti, l'estremità eransi appressate alla testa, la quale toccata appena andò in cenere; la cuffia era intatta. Cotesta femmina soleva bere un litro di acquavite, e due bottiglie di vino al giorno; e non era troppo. — Il subito trapasso da un'alta ad una bassa temperatura è motivo di subitaneo sviluppo della combustione.

15.Questa ultima parte di predica udii io stesso; e non può negarsi che il buon frate non adoperasse lo epiteto dipentitaalla mano, con più sagacia del Minzoni nel sonetto «Quando Gesù con l'ultimo lamento» (famosonelle scuole dei reverendi Padri Gesuiti) là dove dice: «Con lapentitaman fe' strazio ed onte». — Rincresce veramente nel vedere come quel grande intelletto di Ugo Foscolo si confonda a criticare lapentita mandel povero Minzoni: pare Domiziano, che si sollazzi ad uccidere le mosche col romano pugnale.

15.Questa ultima parte di predica udii io stesso; e non può negarsi che il buon frate non adoperasse lo epiteto dipentitaalla mano, con più sagacia del Minzoni nel sonetto «Quando Gesù con l'ultimo lamento» (famosonelle scuole dei reverendi Padri Gesuiti) là dove dice: «Con lapentitaman fe' strazio ed onte». — Rincresce veramente nel vedere come quel grande intelletto di Ugo Foscolo si confonda a criticare lapentita mandel povero Minzoni: pare Domiziano, che si sollazzi ad uccidere le mosche col romano pugnale.

16.Questa lettera, e le sette che seguono, mancano nell'originale della data.

16.Questa lettera, e le sette che seguono, mancano nell'originale della data.

17.Nell'originale la lettera manca della data; ma sopra di essa vi è il bollo dell'ufficio postale di Firenze, in data del 14 settembre 1859.

17.Nell'originale la lettera manca della data; ma sopra di essa vi è il bollo dell'ufficio postale di Firenze, in data del 14 settembre 1859.

INDICEPREFAZIONEPag. 5La vendetta paterna§ I. Orazio, come tutti i personaggi di romanzo, prima ricusa a raccontare, e poi racconta; però che diversamente non si stamperebbe la storia21§ II. Le Terzettate25§ III. La Maledizione36§ IV. Don Marcantonio Massimi40§ V. Don Luca Massimi49§ VI. Don Mario Massimi79§ VII. Don Severo Massimi90Lettere inediteA Ferdinando Bertelli115A Ersilia Bertelli sposa116A Teresa Bertelli nata Guerrazzi119A Ersilia Bertelli120A Teresa Bertelli122A Ersilia Bertelli126A Ferdinando Bertelli128A Emilia Bertelli130A Ersilia Bertelli132A Ferdinando Bertelli133A Ersilia Bertelli135A Teresa Bertelli138A Ersilia Bertelli138A Ferdinando Bertelli141A Teresa Bertelli143A Ersilia Bertelli145A Teresa Bertelli146A Ferdinando Bertelli147A Ersilia Bertelli149A Ferdinando Bertelli160A Ersilia Bertelli161A Emilia Bertelli168A Ferdinando Bertelli170A Ersilia Bertelli177A Ferdinando Bertelli180A Cesare Stiavelli186Predica per il Venerdì SantoPREFAZIONE193Predica per il Venerdì Santo197

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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