The Project Gutenberg eBook ofLanterna

The Project Gutenberg eBook ofLanternaThis ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.Title: LanternaAuthor: Aldo PalazzeschiRelease date: September 22, 2018 [eBook #57951]Language: ItalianCredits: Produced by Gianfranco De Robertis, Carlo Traverso and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LANTERNA ***

This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.

Title: LanternaAuthor: Aldo PalazzeschiRelease date: September 22, 2018 [eBook #57951]Language: ItalianCredits: Produced by Gianfranco De Robertis, Carlo Traverso and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)

Title: Lanterna

Author: Aldo Palazzeschi

Author: Aldo Palazzeschi

Release date: September 22, 2018 [eBook #57951]

Language: Italian

Credits: Produced by Gianfranco De Robertis, Carlo Traverso and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)

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Copertina del libro elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio:https://www.pgdp.net/

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LANTERNA

DI ALDO PALAZZESCHI:Cavalli BianchiL. 5,—

DI ALDO PALAZZESCHI:Cavalli BianchiL. 5,—

ALDO PALAZZESCHI

FIRENZE — 1907   ▴ ▴ ▴ ▴ ▴STAB. TIPOGRAFICO ALDINO

RIPRODUZIONE INTERDETTA

INDICE

È proprio nel mezzo alla valle,non alta, rotonda, nerissima,à piatta la cima:nè porta nè foro vi luce.La valle, grandissima valle,abonda di fango,i fiori, pochissimi,vi nascono grassi e sbiaditi,le ortiche vi crescono alte.Nel mezzo, non alta, rotonda,come ombra, padrona superba del pianola Torre rimane.La sera, ogni sera, al tramonto,ognuno s'appressa e n'ascolta il romore,romore che tutti ormai sanno:voltare di foglio,voltare leggero di foglio.Ognuno ne ascolta,la sera, il romore e si guarda.— Si legge là dentro!— Si legge una pagina al giorno!— Chi legge?— Qual libro?— È un vecchio che legge,un vecchio con barba bianchissima!Il libro racconta una storia....— La storia dev'essere lunga,da tanto è il voltare di foglio!— È un giovine invece che legge,un bimbo coll'ali dorate!La storia è assai breve,ma è scritta una sola parola ogni foglio!— Il Sole vi legge!È il libro del Sole!La sera al tramonto è il voltare di foglio!La sera col lieve spirare dell'ultimo raggio!E invece lo scritto è piccino e fittissimo,neppure le lenti potenti lo fanno capire! —Oh! È lunga la storia, assai lunga!Ognuno ne ascolta la sera il voltare di foglio.

È proprio nel mezzo alla valle,non alta, rotonda, nerissima,à piatta la cima:nè porta nè foro vi luce.La valle, grandissima valle,abonda di fango,i fiori, pochissimi,vi nascono grassi e sbiaditi,le ortiche vi crescono alte.Nel mezzo, non alta, rotonda,come ombra, padrona superba del pianola Torre rimane.La sera, ogni sera, al tramonto,ognuno s'appressa e n'ascolta il romore,romore che tutti ormai sanno:voltare di foglio,voltare leggero di foglio.Ognuno ne ascolta,la sera, il romore e si guarda.— Si legge là dentro!— Si legge una pagina al giorno!— Chi legge?— Qual libro?— È un vecchio che legge,un vecchio con barba bianchissima!Il libro racconta una storia....— La storia dev'essere lunga,da tanto è il voltare di foglio!— È un giovine invece che legge,un bimbo coll'ali dorate!La storia è assai breve,ma è scritta una sola parola ogni foglio!— Il Sole vi legge!È il libro del Sole!La sera al tramonto è il voltare di foglio!La sera col lieve spirare dell'ultimo raggio!E invece lo scritto è piccino e fittissimo,neppure le lenti potenti lo fanno capire! —Oh! È lunga la storia, assai lunga!Ognuno ne ascolta la sera il voltare di foglio.

Dai vetri scurissimitraspare leggera di nebbia violafinissima luce,baciata dagli angioli grandidai santi dai manti splendentidi cupi colori.Non s'ode di fuori romore di vita,non s'ode lamento,nè s'odon ne l'eco morentile note de l'organo lento,soltanto leggera di nebbia violala luce traspare.Il Tempio è serrato,serrato fin tanto che raggiodi fuori si veda.La gente à la chiave del Tempio,la gente che è fuori aspettando,rivolta impaziente a la luceche ancora leggera traspare.Nel mezzo, nel vuoto del Tempio,sul gelido marmo, prostratodinanzi a l'altare maggioreov'ardono i ceri del segno,vi prega, dominio d'orrore, il Kinik.Strappato àn di mano l'impero al Kinik,l'àn chiuso nel Tempio.I ceri massiccivi furono accesi a l'altare maggioresiccome per festa,fu chiusa la porta ferrata.Soltanto il terrore l'invade là dentro,aspetta dei ceri la fine tremandoravvolto nel serico mantopiù giallo dell'odioche a terra nel cupo del Tempio risplende.La gente di fuori in silenzio,rivolta a le grandi vetratela luce ne sugge con occhio impaziente,lo vede, il Kinik, prostratonel mezzo sul gelido marmodinanzi a l'altare maggiore,lo vede, qual macchia che l'acqua non lava.Ne sugge la luce anelante la gentee in mano tremante la chiavedel Tempio prepara.Prostrato sul gelido marmo,dinanzi a l'altare maggioreov'ardono i ceri del segno,tremante d'orrore vi prega il Kinik.Soltanto stridore tremendo di chiavigli ronza a le orecchie e a la mente atterrita,s'avvolge, si serra nel serico mantoche giallo nel cupo del Tempio risplendequal macchia che l'acqua non lava.

Dai vetri scurissimitraspare leggera di nebbia violafinissima luce,baciata dagli angioli grandidai santi dai manti splendentidi cupi colori.Non s'ode di fuori romore di vita,non s'ode lamento,nè s'odon ne l'eco morentile note de l'organo lento,soltanto leggera di nebbia violala luce traspare.Il Tempio è serrato,serrato fin tanto che raggiodi fuori si veda.La gente à la chiave del Tempio,la gente che è fuori aspettando,rivolta impaziente a la luceche ancora leggera traspare.Nel mezzo, nel vuoto del Tempio,sul gelido marmo, prostratodinanzi a l'altare maggioreov'ardono i ceri del segno,vi prega, dominio d'orrore, il Kinik.Strappato àn di mano l'impero al Kinik,l'àn chiuso nel Tempio.I ceri massiccivi furono accesi a l'altare maggioresiccome per festa,fu chiusa la porta ferrata.Soltanto il terrore l'invade là dentro,aspetta dei ceri la fine tremandoravvolto nel serico mantopiù giallo dell'odioche a terra nel cupo del Tempio risplende.La gente di fuori in silenzio,rivolta a le grandi vetratela luce ne sugge con occhio impaziente,lo vede, il Kinik, prostratonel mezzo sul gelido marmodinanzi a l'altare maggiore,lo vede, qual macchia che l'acqua non lava.Ne sugge la luce anelante la gentee in mano tremante la chiavedel Tempio prepara.Prostrato sul gelido marmo,dinanzi a l'altare maggioreov'ardono i ceri del segno,tremante d'orrore vi prega il Kinik.Soltanto stridore tremendo di chiavigli ronza a le orecchie e a la mente atterrita,s'avvolge, si serra nel serico mantoche giallo nel cupo del Tempio risplendequal macchia che l'acqua non lava.

A Clodio Bellenghi.

Nazarene bianche, Nazarene nere.Del fiume a le rivesi guardan da tanto i conventi,si guardan con occhio di vecchia amiciziale piccole torri, una bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.Due volte s'incontran, le bianche e le nere,sul ponte, sul ponte che unisce i conventi,gli unisce da tanto per vecchia amicizia,le piccole torri si guardan ridentiuna bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.Le piccole chiese al crepuscolo s'aprono,ne sortono leste le suore ed infilano il ponte;nel mezzo s'incontran,s'inchinan le bianche e le nere,si recan l'un l'altre a la piccola chiesa al saluto;vi fanno una breve preghierae leste rinfilano il ponte.Di nuovo nel mezzo s'incontran,s'inchinan le file, una bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.

Nazarene bianche, Nazarene nere.Del fiume a le rivesi guardan da tanto i conventi,si guardan con occhio di vecchia amiciziale piccole torri, una bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.Due volte s'incontran, le bianche e le nere,sul ponte, sul ponte che unisce i conventi,gli unisce da tanto per vecchia amicizia,le piccole torri si guardan ridentiuna bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.Le piccole chiese al crepuscolo s'aprono,ne sortono leste le suore ed infilano il ponte;nel mezzo s'incontran,s'inchinan le bianche e le nere,si recan l'un l'altre a la piccola chiesa al saluto;vi fanno una breve preghierae leste rinfilano il ponte.Di nuovo nel mezzo s'incontran,s'inchinan le file, una bianca e una nera,le suore s'incontran la sera,la sera al crepuscolo.

— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta! —Smagrita ricurva la piccola vecchiagirando le strade saltella e balletta.Si ferma la gente a guardarla,di rado taluno le getta denaro,saltella più lesta la vecchia al tintinno,ringrazia provandosi ancoradi reggere a la piruetta.Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa,nessuno le porge la mano,nessuno a soccorrerla viene.— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta!— La tua perucchina, comare Coletta,ne perde il capecchio!— E il bel mazzolino, comare Coletta!Di fiori assai freschi!Ancora non ànno lasciato cadereil vivo scarlatto!— Ricordan quei fiori, comare Coletta,gli antichi splendori?— Danzavi nel mezzo ai ripalchin'è vero, comare Coletta?Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,coperta soltanto dai guardi malefici, vero?— Ricordi le luci, le gemme,le vesti smaglianti?— Ricordi il tuo sozzo peccato?— Tu sei maledetta, comare Coletta!Vecchiaccia d'inferno!— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta! —Ricurva, sciancata, provandosi ancoradi reggere a la piruetta,s'aggira per fame la vecchia rugosa,trascina la logora veste pendente a brandelli,le cade a pennecchi di capo il capecchiofra il lazzo e le risa,la rabbia le serra la bocca di rughe ormai fossa,soltanto il mazzetto di fiori scarlattiancora le ride nel mezzo del petto.— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta!

— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta! —Smagrita ricurva la piccola vecchiagirando le strade saltella e balletta.Si ferma la gente a guardarla,di rado taluno le getta denaro,saltella più lesta la vecchia al tintinno,ringrazia provandosi ancoradi reggere a la piruetta.Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa,nessuno le porge la mano,nessuno a soccorrerla viene.— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta!— La tua perucchina, comare Coletta,ne perde il capecchio!— E il bel mazzolino, comare Coletta!Di fiori assai freschi!Ancora non ànno lasciato cadereil vivo scarlatto!— Ricordan quei fiori, comare Coletta,gli antichi splendori?— Danzavi nel mezzo ai ripalchin'è vero, comare Coletta?Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,coperta soltanto dai guardi malefici, vero?— Ricordi le luci, le gemme,le vesti smaglianti?— Ricordi il tuo sozzo peccato?— Tu sei maledetta, comare Coletta!Vecchiaccia d'inferno!— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta! —Ricurva, sciancata, provandosi ancoradi reggere a la piruetta,s'aggira per fame la vecchia rugosa,trascina la logora veste pendente a brandelli,le cade a pennecchi di capo il capecchiofra il lazzo e le risa,la rabbia le serra la bocca di rughe ormai fossa,soltanto il mazzetto di fiori scarlattiancora le ride nel mezzo del petto.— Saltella e balletta comare Coletta!Saltella e balletta!

Nel mezzo a la notte, ogni notte,la veglia incomincia a Palazzo Oro Ror.In riva a lo stagno s'innalza il Palazzo,soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.Già lenta l'orchestra incomincia la danza,la notte è profonda.Comincian le dame che giungon da lungi,discendon silenti dai cocchi dorati:Dei ricchi broccati ricuopron le dame,ricuopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati,finissime gemme,topazi ametisti.Finestra non s'apre a Palazzo Oro Ror,soltanto la porta a la serapel passo a le dame.In fila infinita si seguono i cocchi dorati,discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.Soltanto lo stagno ne specchia l'entratae l'oro dei cocchi risplende ne l'acqua estasiata.L'orchestra soltanto si sente,si perde il lentissimo suonoconfuso fra muover di serici manti.La veglia ora è piena,di fuori più nulla si vede.Silenzio.Un cocchio lucente che ancora in lontano risplende,s'appressa più ratto del ventoe rapida scende la dama tardante,se n'ode soltanto leggero frusciare del serico manto.Il cocchio ora lento ne l'ombra si perde.

Nel mezzo a la notte, ogni notte,la veglia incomincia a Palazzo Oro Ror.In riva a lo stagno s'innalza il Palazzo,soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.Già lenta l'orchestra incomincia la danza,la notte è profonda.Comincian le dame che giungon da lungi,discendon silenti dai cocchi dorati:Dei ricchi broccati ricuopron le dame,ricuopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati,finissime gemme,topazi ametisti.Finestra non s'apre a Palazzo Oro Ror,soltanto la porta a la serapel passo a le dame.In fila infinita si seguono i cocchi dorati,discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.Soltanto lo stagno ne specchia l'entratae l'oro dei cocchi risplende ne l'acqua estasiata.L'orchestra soltanto si sente,si perde il lentissimo suonoconfuso fra muover di serici manti.La veglia ora è piena,di fuori più nulla si vede.Silenzio.Un cocchio lucente che ancora in lontano risplende,s'appressa più ratto del ventoe rapida scende la dama tardante,se n'ode soltanto leggero frusciare del serico manto.Il cocchio ora lento ne l'ombra si perde.

La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale,non cenna di giunger la terra.La gente a le rive ne segue il cammino,si ferma a spiarne l'andare.La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale.In piedi a la prua de la barcasi stanno i tre giovani Principi:Martillo, Corano, Ginnello.S'aggiran pel grande silenziocon occhio rivolto a la terra lontana,ravvolti nel nero mantello.La gente a le rive ne segue il cammino,si ferma a spiarne l'andare.La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale.

La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale,non cenna di giunger la terra.La gente a le rive ne segue il cammino,si ferma a spiarne l'andare.La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale.In piedi a la prua de la barcasi stanno i tre giovani Principi:Martillo, Corano, Ginnello.S'aggiran pel grande silenziocon occhio rivolto a la terra lontana,ravvolti nel nero mantello.La gente a le rive ne segue il cammino,si ferma a spiarne l'andare.La Vela s'aggira nel largo,lontana in un cerchio di mare uguale.

A Marino Moretti.

Iersera la festa dei vivi colori,la danza di risa e di lazzi iersera!...La festa del grigio è stamane,del grigio di piombo.S'è fatta la luce assai tardi;la strada è ravvolta nel grigio silenzio,non s'ode che l'eco di sonno,di sonno di piombo.La nebbia leggera purifica l'ariasiccome i vapori d'incenso,ricuopre di grigio lo specchio macchiatoche ancora ne l'ombra riflettegli sprazzi scarlatti di risa,di risa e di lazzi.Riposano ai piedi dei letti di sonno profondogualciti gli stracci dai vivi colori.La festa del grigio è stamane!Rasentan le muracoperte di brune mantiglie,beghine ricurve,rasentan le mura silenti.Insiste argentino l'invito a la Messa:la Prima.Leggere vi corron le piccole figlie.La strada è ravvolta nel grigio silenzio.L'invito argentino si tace.Più nulla. La Messa incomincia.Più ratte rasentan le murale brune mantiglie,più rade si fanno ed il passo ne cessa.Soltanto la nebbia leggeratranquilla rimane al suo giorno di festa:la festa del grigio è stamane!

Iersera la festa dei vivi colori,la danza di risa e di lazzi iersera!...La festa del grigio è stamane,del grigio di piombo.S'è fatta la luce assai tardi;la strada è ravvolta nel grigio silenzio,non s'ode che l'eco di sonno,di sonno di piombo.La nebbia leggera purifica l'ariasiccome i vapori d'incenso,ricuopre di grigio lo specchio macchiatoche ancora ne l'ombra riflettegli sprazzi scarlatti di risa,di risa e di lazzi.Riposano ai piedi dei letti di sonno profondogualciti gli stracci dai vivi colori.La festa del grigio è stamane!Rasentan le muracoperte di brune mantiglie,beghine ricurve,rasentan le mura silenti.Insiste argentino l'invito a la Messa:la Prima.Leggere vi corron le piccole figlie.La strada è ravvolta nel grigio silenzio.L'invito argentino si tace.Più nulla. La Messa incomincia.Più ratte rasentan le murale brune mantiglie,più rade si fanno ed il passo ne cessa.Soltanto la nebbia leggeratranquilla rimane al suo giorno di festa:la festa del grigio è stamane!

Palazzo Mirena è distrutto,distrutto dal fuoco.In sera di festa, la veglia era piena,le fiamme terribili avvolseroil grande palazzo.Più bello dei bellis'ergeva nel mezzo al giardino,superbo fra gli alberi grandi.Le fiamme arrivarono al cieloper tutta la notte,la notte che ognuno ricorda, e si segna.L'aurora lo vide terribile mucchiodi bragi roventi.Ognuno ricorda la notte del fuoco.Il cielo che s'ebbe di fiammeterribile omaggio per tutta una notte,rimase chiazzato di rossoper giorni e per giorni.E ancora ai tramonti vi sostano sopravapori rossastri,vi sostan siccome a saluto,messaggi di fiamme lontanevenuti da nuovi flagelli.E il vento per anco sollevale ceneri ultime.In sera di festa, la veglia era piena,smagliante di luci e di gemme,fiorita da petali rossi e scarlattidi dolci sorrisi lunghissimi,fra muover di passi leggeri,di piccoli passi dorati;strisciare d'inchini profondi, lentissimi,frusciare di serici manti,di manti vermigli, violetti,di manti bianchissimi,coperti di gemme fulgenti,cosparsi di perle finissime,goccianti di vivi diamanti,fluenti di trecce biondissime,nel mezzo a la nottele fiamme terribili avvolseroil grande palazzo.Moltissime dame perirono,alcune rimasero folli,le meno ne furono salve.Madama Mirena,la bionda Contessa dal guardo di Sole,rimase al suo posto.Si videro dame gettarsi dall'altoravvolte di fiamme,fuggire seguite dal fuoco appiccato a le vesti,fuggire fuggire pel grande giardinosiccome le torce terribili al ventostrapparsi le trecce infuocate,le vesti coperte di fiamme,gettarsi furenti a le vaschenel mezzo al giardino.Colonna tremenda di fiammeal cielo s'alzava Palazzo Mirena,giravan d'intorno furenti,cadevan dall'altofardelli di fiamme roventi,le dame ormai folli.Pochissime furono salve.Nessuno più vide Madama Mirena:padrona, rimase al suo postostrisciando a le fiamme l'inchino infinito.Gli avanzi rimangono intatti,nessuno vi pose la mano,soltanto una crocefu posta nel mezzo fra i neri carboniche a l'ombra degli alberi grandirimangon ricordo.Talora fra il nero si scorgondei raggi lucenti,fulgore di gemme rimaste,«son gli occhi di Dama Mirena!»Di sotto ai carbonisi dice che ancora Ella guardi.

Palazzo Mirena è distrutto,distrutto dal fuoco.In sera di festa, la veglia era piena,le fiamme terribili avvolseroil grande palazzo.Più bello dei bellis'ergeva nel mezzo al giardino,superbo fra gli alberi grandi.Le fiamme arrivarono al cieloper tutta la notte,la notte che ognuno ricorda, e si segna.L'aurora lo vide terribile mucchiodi bragi roventi.Ognuno ricorda la notte del fuoco.Il cielo che s'ebbe di fiammeterribile omaggio per tutta una notte,rimase chiazzato di rossoper giorni e per giorni.E ancora ai tramonti vi sostano sopravapori rossastri,vi sostan siccome a saluto,messaggi di fiamme lontanevenuti da nuovi flagelli.E il vento per anco sollevale ceneri ultime.In sera di festa, la veglia era piena,smagliante di luci e di gemme,fiorita da petali rossi e scarlattidi dolci sorrisi lunghissimi,fra muover di passi leggeri,di piccoli passi dorati;strisciare d'inchini profondi, lentissimi,frusciare di serici manti,di manti vermigli, violetti,di manti bianchissimi,coperti di gemme fulgenti,cosparsi di perle finissime,goccianti di vivi diamanti,fluenti di trecce biondissime,nel mezzo a la nottele fiamme terribili avvolseroil grande palazzo.Moltissime dame perirono,alcune rimasero folli,le meno ne furono salve.Madama Mirena,la bionda Contessa dal guardo di Sole,rimase al suo posto.Si videro dame gettarsi dall'altoravvolte di fiamme,fuggire seguite dal fuoco appiccato a le vesti,fuggire fuggire pel grande giardinosiccome le torce terribili al ventostrapparsi le trecce infuocate,le vesti coperte di fiamme,gettarsi furenti a le vaschenel mezzo al giardino.Colonna tremenda di fiammeal cielo s'alzava Palazzo Mirena,giravan d'intorno furenti,cadevan dall'altofardelli di fiamme roventi,le dame ormai folli.Pochissime furono salve.Nessuno più vide Madama Mirena:padrona, rimase al suo postostrisciando a le fiamme l'inchino infinito.Gli avanzi rimangono intatti,nessuno vi pose la mano,soltanto una crocefu posta nel mezzo fra i neri carboniche a l'ombra degli alberi grandirimangon ricordo.Talora fra il nero si scorgondei raggi lucenti,fulgore di gemme rimaste,«son gli occhi di Dama Mirena!»Di sotto ai carbonisi dice che ancora Ella guardi.

Immobili e mute le dame già aspettano:aspettano intorno a la vasca dei latti.Bellissime dame coperte da un manto bianchissimo,un manto di fino damasco.Adornan di perle le treccele dame bianchissime,le trecce più bianche del lattecosparse di perle finissime.Corona le fanno passandole intorno lentissimicon ala spiegata paoni bianchissimi;e ai manti, che a terra riposanla coda infinita,bianchissimi gatti sonnecchiano.Immobili e mute le dame già aspettanointorno a la vasca dei latti;aspettan l'istante.La vasca dei latti circondala casa del Principe Bianco,la piccola cella di candido marmoche s'alza leggera nel mezzo del latte.In fila infinita vi nuotano intornoleggeri dei cigni bianchissimi.È giunto l'istante.Leggera nel mezzo la cella si scuopren'appare sul dorso d'un cigno grandissimoil Principe Bianco.Immobili e mute le dame d'intorno,arrestano i cigni la corsa leggera,si ferman vicino a ogni damacon ala spiegata i paoni,si levano i gatti dal sonnoe restano immobili a lato dei manti.Il Principe Bianco con guardo sicurosi volge a l'intorno,accenna una dama,e rapido il cigno nuotando leggero sui lattilo reca a la dama prescelta,lo sosta un istante;s'inchina la damae il Principe il petto ne sfioracon labro bianchissimo,non perla ne sugge,un bacio soltanto vi pone.La dama prostrata rimane,e il cigno girando leggerocol Principe Bianconel mezzo a la vasca ritorna.La cella si cuopre.Più ratti del vento si aggirano i cigni d'intorno,le dame si muovon lentissimesul candido seno agitandoventagli di piume bianchissime.Inchinan passando la dama prostrata.Più lesti le girano attornocon ala spiegata i paoni,e i gatti ne seguono lento il camminoa lato del manto bianchissimo.Soltanto la dama prescelta rimane prostrata.

Immobili e mute le dame già aspettano:aspettano intorno a la vasca dei latti.Bellissime dame coperte da un manto bianchissimo,un manto di fino damasco.Adornan di perle le treccele dame bianchissime,le trecce più bianche del lattecosparse di perle finissime.Corona le fanno passandole intorno lentissimicon ala spiegata paoni bianchissimi;e ai manti, che a terra riposanla coda infinita,bianchissimi gatti sonnecchiano.Immobili e mute le dame già aspettanointorno a la vasca dei latti;aspettan l'istante.La vasca dei latti circondala casa del Principe Bianco,la piccola cella di candido marmoche s'alza leggera nel mezzo del latte.In fila infinita vi nuotano intornoleggeri dei cigni bianchissimi.È giunto l'istante.Leggera nel mezzo la cella si scuopren'appare sul dorso d'un cigno grandissimoil Principe Bianco.Immobili e mute le dame d'intorno,arrestano i cigni la corsa leggera,si ferman vicino a ogni damacon ala spiegata i paoni,si levano i gatti dal sonnoe restano immobili a lato dei manti.Il Principe Bianco con guardo sicurosi volge a l'intorno,accenna una dama,e rapido il cigno nuotando leggero sui lattilo reca a la dama prescelta,lo sosta un istante;s'inchina la damae il Principe il petto ne sfioracon labro bianchissimo,non perla ne sugge,un bacio soltanto vi pone.La dama prostrata rimane,e il cigno girando leggerocol Principe Bianconel mezzo a la vasca ritorna.La cella si cuopre.Più ratti del vento si aggirano i cigni d'intorno,le dame si muovon lentissimesul candido seno agitandoventagli di piume bianchissime.Inchinan passando la dama prostrata.Più lesti le girano attornocon ala spiegata i paoni,e i gatti ne seguono lento il camminoa lato del manto bianchissimo.Soltanto la dama prescelta rimane prostrata.

Pallante,regina.

Vorrei che nel mezzo a la notte sorgesseun raggio di sole soltanto per me,che sol la mia chioma dorata nel buio brillasse.

Vorrei che nel mezzo a la notte sorgesseun raggio di sole soltanto per me,che sol la mia chioma dorata nel buio brillasse.

Corilla,beghina.

Per Cristosubiscogioisco e finisco.

Per Cristosubiscogioisco e finisco.

Callina,centenario.

S'andavan, la notte serena, tre barche per mare,tre musici v'erano dentro a ciascuna, s'andavanoal cielo stellato e a la luna le note dolcissime offrire.

S'andavan, la notte serena, tre barche per mare,tre musici v'erano dentro a ciascuna, s'andavanoal cielo stellato e a la luna le note dolcissime offrire.

Erak,stregone.

Non valeper male ugualesalire con ale.

Non valeper male ugualesalire con ale.

Una Paolotta.

S'ammassan su i ceri spentigrondanti le lagrime pallide, morte, e non cadono,siccome le gocce spremute stagnate su cuori pendenti.

S'ammassan su i ceri spentigrondanti le lagrime pallide, morte, e non cadono,siccome le gocce spremute stagnate su cuori pendenti.

Cucù,pappagallo.

Chi vuole Cucù?Cucù nonc'èpiù!Cucurucucù.

Chi vuole Cucù?Cucù nonc'èpiù!Cucurucucù.

Eletta,pellegrina.

Diomede Prassede!Per l'erto Carmelo dei Santichi cede con fede, concede.

Diomede Prassede!Per l'erto Carmelo dei Santichi cede con fede, concede.

Manca,contessa.

La casa vorrei ne lo stagno del pianto,le mura di lagrime, il tetto di dolo,udire sol l'eco d'un lungo lamento.

La casa vorrei ne lo stagno del pianto,le mura di lagrime, il tetto di dolo,udire sol l'eco d'un lungo lamento.

Kerek,astronomo.

Io guardo vagarelontano pianetavivente al bagliore di sola cometa.

Io guardo vagarelontano pianetavivente al bagliore di sola cometa.

Cerinne,pescatore.

A vela che indora rivolgo la prora,il bacio n'aspetto del ventosu vela d'argento.

A vela che indora rivolgo la prora,il bacio n'aspetto del ventosu vela d'argento.

Una Dama di Nazaret.

Amara lagrima pungente dolore,diventa un bel fioredinanzi all'altare Maggiore.

Amara lagrima pungente dolore,diventa un bel fioredinanzi all'altare Maggiore.

Violante,regina.

Un cuore guizzante vorrei per trastullo,trapungerlo tutto con un fino spillo,fiorire di gocce un broccato giallo.

Un cuore guizzante vorrei per trastullo,trapungerlo tutto con un fino spillo,fiorire di gocce un broccato giallo.

Marzio,paggio.

Vorrei con un bacio rovente strappareun fiore superbo di sangue su labro vermiglio,il vuoto dei petali tolti per sempre lasciare.

Vorrei con un bacio rovente strappareun fiore superbo di sangue su labro vermiglio,il vuoto dei petali tolti per sempre lasciare.

Concetta,pellegrina.

Pregate salendo, velate,per l'erte ed a terra lo sguardo volgete,salite, velate, erte consacrate.

Pregate salendo, velate,per l'erte ed a terra lo sguardo volgete,salite, velate, erte consacrate.

Stanca,contessa.

Dormire nel lento romore grondantedi piccola fontevorrei, di lentissima fonte costante.

Dormire nel lento romore grondantedi piccola fontevorrei, di lentissima fonte costante.

Giuditta,filatrice.

Avvolto, rattortosu fuso di tortoogni filo è corto.

Avvolto, rattortosu fuso di tortoogni filo è corto.

Benedetta,rocchettina.

Sia il lungo sentier spinosissimosia il triste cammin pungentissimoper Cibo squisito soavissimo.

Sia il lungo sentier spinosissimosia il triste cammin pungentissimoper Cibo squisito soavissimo.

Faante,regina.

Vorrei cavalcare nel mare la notte,con sola compagna la luna,cavalli più bianchi del latte.

Vorrei cavalcare nel mare la notte,con sola compagna la luna,cavalli più bianchi del latte.

Rerè,pappagallo.

Rerè mio Rerè!Più bello chi è?Rerè mio Rerè!

Rerè mio Rerè!Più bello chi è?Rerè mio Rerè!

Matilla,beghina.

Perdonoconcesso,mi confesso e mi riconfesso.

Perdonoconcesso,mi confesso e mi riconfesso.

Stefanello,scaccino.

Cero che si porta, chiave d'una porta,cero che s'accende, gioia che s'attende,per cero che arda, occhio che ti guarda.

Cero che si porta, chiave d'una porta,cero che s'accende, gioia che s'attende,per cero che arda, occhio che ti guarda.

Rasentano piano gli specchi invisibili,avvolti di nebbianon lasciano traccia ne l'ombra,gli specchi non ànno riflessi,non cade su loro de l'ombra una macchia,neppure la macchia dell'oro.Un raggio vien fuori dal mezzo di luce giallastra:sul raggio soltanto rimangono lievi impalpabiliimpronte sfumate di luci, di nebbie: Riflessi.Dispaiono appaiono lentisi fanno ora vivi ora smortiappaiono spaiono lenti.Dei volti talora vi appaiono,dei volti bianchissimi,appena il pallore la luce ne scuopre.Talvolta vi passan leggeri dei manti fioriti;vi passano lenti cangianti splendenti.S'arrestano i volti talora,s'arrestan, più chiari si fanno,vi splende d'un tratto uno sguardo:due occhi che corron cercando pungenti,o in fondo confusi v'appaion languenti morenti.Vi passa pian piano la nebbia e ricuopre,confonde gli sguardi con luce di gemme.In basso continua si seguela ridda dei piccoli puntidi dadi danzanti.Due dadi grandissimi in fondo rimangono fermi;ne splendono i punti nerissimi intenti.Vi passan leggere davantile impronte sfumate di luci, di nebbie: Riflessi.Dispaiono appaiono lentisi fanno ora vivi ora smortiappaiono spaiono lenti.

Rasentano piano gli specchi invisibili,avvolti di nebbianon lasciano traccia ne l'ombra,gli specchi non ànno riflessi,non cade su loro de l'ombra una macchia,neppure la macchia dell'oro.Un raggio vien fuori dal mezzo di luce giallastra:sul raggio soltanto rimangono lievi impalpabiliimpronte sfumate di luci, di nebbie: Riflessi.Dispaiono appaiono lentisi fanno ora vivi ora smortiappaiono spaiono lenti.Dei volti talora vi appaiono,dei volti bianchissimi,appena il pallore la luce ne scuopre.Talvolta vi passan leggeri dei manti fioriti;vi passano lenti cangianti splendenti.S'arrestano i volti talora,s'arrestan, più chiari si fanno,vi splende d'un tratto uno sguardo:due occhi che corron cercando pungenti,o in fondo confusi v'appaion languenti morenti.Vi passa pian piano la nebbia e ricuopre,confonde gli sguardi con luce di gemme.In basso continua si seguela ridda dei piccoli puntidi dadi danzanti.Due dadi grandissimi in fondo rimangono fermi;ne splendono i punti nerissimi intenti.Vi passan leggere davantile impronte sfumate di luci, di nebbie: Riflessi.Dispaiono appaiono lentisi fanno ora vivi ora smortiappaiono spaiono lenti.

Il parco è serrato serrato serrato,serrato da un muro ch'è lungole miglia le miglia le miglia,da un muro coperto di muffe,coperto di verdi licheni,grondante di dense fanghiglie.Nè un varco soltanto nel parco trasparenè un foro vi luce,soltanto si posson le muffe cadentivedere, soltantole dense fanghiglie grondanti.Altissimi i cedri ne passano il muro,i pini dal fusto robusto ne sporgon l'ombrellos'innalzan cipressi, rossastre magnolie,e salici, e salici tantipiangenti di pianti lontani,che mischian sul muro cadentile lagrime ai verdi licheni,agrigefanghiglie grondanti.Di fuori ecco il parco serrato,serrato da un muroch'è lungo le miglia e le miglia.Fra l'ombre, fra l'ombre potentinel folto degli alberi grandisoltanto tre donne s'aggirano lento,bellissime donne: Regine Parenti.S'aggirano lento in silenzione l'ombre del parco serrato,pesante trascinano il manto di lutto, le Donne,coperte da un veloche appena il pallore del volto ne scopre.

Il parco è serrato serrato serrato,serrato da un muro ch'è lungole miglia le miglia le miglia,da un muro coperto di muffe,coperto di verdi licheni,grondante di dense fanghiglie.Nè un varco soltanto nel parco trasparenè un foro vi luce,soltanto si posson le muffe cadentivedere, soltantole dense fanghiglie grondanti.Altissimi i cedri ne passano il muro,i pini dal fusto robusto ne sporgon l'ombrellos'innalzan cipressi, rossastre magnolie,e salici, e salici tantipiangenti di pianti lontani,che mischian sul muro cadentile lagrime ai verdi licheni,agrigefanghiglie grondanti.Di fuori ecco il parco serrato,serrato da un muroch'è lungo le miglia e le miglia.Fra l'ombre, fra l'ombre potentinel folto degli alberi grandisoltanto tre donne s'aggirano lento,bellissime donne: Regine Parenti.S'aggirano lento in silenzione l'ombre del parco serrato,pesante trascinano il manto di lutto, le Donne,coperte da un veloche appena il pallore del volto ne scopre.

Nel mezzo a la sala degli ori massicci,s'uniscon Le Tristi a la veglia.La sala rotonda dai cento splendori!Nel mezzo la lampada a spirito innalzadi nebbia leggera la fiamma violache incerta riflette nel giallo degli ori splendenti.Le fanno corona le sette poltrone massiccecoperte di gialli broccati.Pendenti dai travi doratile lampade d'oro discendono.Colonne s'innalzan reggentidei cofani d'oro cosparsi di gialli topazi.S'ammassan nei cantidei gialli broccati abondanti.La lampada in mezzo è già accesa,fra poco Le Tristi verranno a la veglia.Intorno, segrete,le piccole porte conduconoad una poltrona ciascuna.La fiamma s'innalza di nebbia leggerafra il giallo smagliante dell'oro.Silenti come ombre,ravvolte nel manto viola,ricchissimo manto di fino damasco,Le Tristi compaion ciascuna a la piccola porta.Son sette:Ginnasia Contessa di Borgo Silenzio,Meriga Contessa di Casa Lontana,Corrada Contessa di Valle Pallingo,Venanzia Contessa di Vasta Palude,Romilda Contessa di Lago d'Argento,Piccarda Contessa di Piccolo Dolo,Marraia Contessa di Dolo Maggiore.Si strisciano muto l'inchino profondo,la piccola porta si chiude ed ognunacon muovere lento s'appressa a la propria poltrona.Si seggon con occhio rivolto a la fiamma.Non parlan, Le Tristi,nessuna conosce la voce dell'altra,non volgono il guardo fra loro.In cerchio d'intorno a la fiammane seguono il lieve bagliore.I manti viola riposano a terra la coda infinita,s'ammassan fra l'oro massicciosiccome le fiamme pesantivenienti da lampade d'oro.Rimangon Le Tristi a la veglia.Immobili e mute con occhio rivolto a la fiamma.Insieme si levanodirette ciascuna a la piccola porta,si sostan voltandosi,si strisciano muto l'inchino profondo,scompaiono.La fiamma nel mezzo pian piano si spegne.La sala degli ori massiccisoltanto il suo giallo pesante ne l'ombra risplende.

Nel mezzo a la sala degli ori massicci,s'uniscon Le Tristi a la veglia.La sala rotonda dai cento splendori!Nel mezzo la lampada a spirito innalzadi nebbia leggera la fiamma violache incerta riflette nel giallo degli ori splendenti.Le fanno corona le sette poltrone massiccecoperte di gialli broccati.Pendenti dai travi doratile lampade d'oro discendono.Colonne s'innalzan reggentidei cofani d'oro cosparsi di gialli topazi.S'ammassan nei cantidei gialli broccati abondanti.La lampada in mezzo è già accesa,fra poco Le Tristi verranno a la veglia.Intorno, segrete,le piccole porte conduconoad una poltrona ciascuna.La fiamma s'innalza di nebbia leggerafra il giallo smagliante dell'oro.Silenti come ombre,ravvolte nel manto viola,ricchissimo manto di fino damasco,Le Tristi compaion ciascuna a la piccola porta.Son sette:Ginnasia Contessa di Borgo Silenzio,Meriga Contessa di Casa Lontana,Corrada Contessa di Valle Pallingo,Venanzia Contessa di Vasta Palude,Romilda Contessa di Lago d'Argento,Piccarda Contessa di Piccolo Dolo,Marraia Contessa di Dolo Maggiore.Si strisciano muto l'inchino profondo,la piccola porta si chiude ed ognunacon muovere lento s'appressa a la propria poltrona.Si seggon con occhio rivolto a la fiamma.Non parlan, Le Tristi,nessuna conosce la voce dell'altra,non volgono il guardo fra loro.In cerchio d'intorno a la fiammane seguono il lieve bagliore.I manti viola riposano a terra la coda infinita,s'ammassan fra l'oro massicciosiccome le fiamme pesantivenienti da lampade d'oro.Rimangon Le Tristi a la veglia.Immobili e mute con occhio rivolto a la fiamma.Insieme si levanodirette ciascuna a la piccola porta,si sostan voltandosi,si strisciano muto l'inchino profondo,scompaiono.La fiamma nel mezzo pian piano si spegne.La sala degli ori massiccisoltanto il suo giallo pesante ne l'ombra risplende.

Frate Puccio.


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