Nota del Trascrittore

"Già, esse sono là," disse il Re con un'aria di trionfo, indicando le torte ch'erano sulla tavola. "Niente di più chiaro diciò. Continua—'Già, sapete, un attacco ella sentì'—voi non aveste mai degli attacchi nervosi, cara mia, non è vero?" soggiunse, rivolgendosi alla Regina.

"Non mai!" tuonò furiosamente la Regina, e in quell'istante scagliò un calamajo al capo della Lucertola. (Il povero Tonietto avea abbandonatol'uso di scrivere col dito sulla lavagna, perchè s'era accorto che non vi lasciava traccia alcuna; ma ora si rimise sollecitamente all'opera, usando l'inchiostro che gli gocciolava sulla faccia, e l'usò sinchè n'ebbe).

"Dunque queste parole non siattaccano, a voi," disse il Re, guardando con la bocca sorridente tutt'intorno al Tribunale. E vi fu gran silenzio.

"È un bisticcio!" soggiunse il Re, con voce irata, e tutti allora risero. "Che i giurati ponderino il loro verdetto," ripetè il Re, forse per la ventesima volta in quel giorno.

"No, no!" disse la Regina. "Prima la sentenza—poi il verdetto."

"Ma che sciocchezze!" sclamò Alice ad alta voce. "Che idea d'aver prima la sentenza!"

"Tacete!" gridò la Regina, tutta infiammata in viso.

"No certo!" disse Alice.

"Decapitatela!" urlò la Regina con tutta la voce che aveva in gola. Ma niuno si mosse.

"Chi vi stima? chi vi teme?" disse Alice, (allora era cresciuta di tanto che giungeva allasua statura naturale). "Voi non siete altro che un mazzo di carte!"

Appena disse queste parole tutto il mazzo si sollevò in aria furiosamente, e poi si rovesciò sopra la fanciulla: essa dette un piccolo strillo, un po' commossa dalla paura, un po' dall'ira, e cercò di respingerle da sè, ma si ritrovò sul poggio, col capo appoggiato sulle ginocchia di sua sorella la quale le toglieva con molta delicatezza alcune foglie appassite ch'erano cadute sulla sua faccia.

"Risvegliati, Alice cara!" le disse la sorella; "che buona dormitona hai fatto, eh!"

"Oh! ho avuto un sogno tanto curioso!" disse Alice, e raccontò alla sorella, il meglio che per lei si potesse tutte le strane Avventure che avete lette sino ad ora; e quando finì, sua sorella la baciò, e le disse, "Èstatodavvero un sogno curioso, cara mia: ma ora, va' subito a prendere il tè; è già tardi." E così Alice si levò, e, andò via, pensando mentre correva, al sogno straordinario che aveva avuto.

Ma sua sorella rimase colà, e col capo appoggiato alla mano, tutta intenta a riguardare il sol cadente, e riflettendo sulla piccola Alice e sulle sue Avventure meravigliose, cadde in una specie d'assopimento, e sognò talcosa simile a questo:—

Prima di tutto sognò la piccola Alice:—con le sue manine delicate e congiunte sulle ginocchia di lei, e co' suoi grandi occhi lucenti fissi in lei. Poteva sentire il vero suono della sua voce, e vedere quello strano agitarsi della sua testolina per rigettare indietroi capelli chevoleanoper forza velarle il viso:—e mentre era tutta intenta ad ascoltare, o sembrava che fosse così, tutto il luogo che la circondava si animò, popolandosi di quelle creature vedute nel sogno dalla sua sorellina.

L'erba rigogliosa stormiva sotto di lei, mentre il Coniglio bianco scappava via—il Sorcio spaventato s'apriva, sguazzando, una via in mezzo dello stagno vicino—poteva sentire il rumore delle tazze, mentre la Lepre-marzolina e gli amici suoi partecipavano a quel loro perenne pasto—udiva la voce strillante della Regina che mandava i suoi invitati al patibolo—anche una volta il bimbo porcellino starnutiva sulle ginocchia della Duchessa, mentre i tondi e i piatti volavano d'ogni intorno—anche una volta l'urlo del Grifone, lo scricchiolìo della matita della Lucertola, la soppressione de' porcellini d'India riempivano l'aria, sposati al singhiozzar lontano della miserabile Falsa-Testuggine.

E sedette, con gli occhi a metà chiusi, e quasi si credette davvero nel paese delle Meraviglie;benchè sapesse che, aprendo gli occhi, tutto sarebbe mutato in realtà desolante—avrebbe sentito l'erba stormire all'agitar del vento—avrebbe veduto lo stagno increspato a causa delle canne—il rumore delle tazze si sarebbe mutato nel tintinnìo dei campanelli delle pecore, e la voce stridente della Regina nella voce del pastorello—e gli starnuti del bimbo, l'urlo del Grifone, e tutti gli altri strepiti curiosi, si sarebbero mutati (e lei n'era persuasa) nel rumore confuso d'una fattoria, e il muggito lontano degli armenti avrebbe surrogato i profondi singhiozzi della Falsa-Testuggine.

Finalmente, volle figurarsi la sua sorellina già cresciuta e diventata donna,—conservare ne' suoi anni maturi il cuore affettuoso e semplice della sua fanciullezza—raccogliere intorno a sè altre fanciulle, e farlorobrillare gli occhi beandoli con istorielle curiose e strane, e forse anche col sogno delle Avventure nel Paese delle Meraviglie; e con quanta simpaticatenerezza avrebbe ella stessa partecipato alle loro innocenti angosce, e con quanta letizia alle loro gioje, riandando i beati giorni della fanciullezza, e le gioconde giornate dell'estate.

FINE.

LONDRA:R. CLAY, FIGLI, E TAYLOR, STAMPATORI,BREAD STREET HILL.

Nota del TrascrittoreLa punteggiatura e l'ortografia originali sono state mantenute. Minimi errori di stampa sono stati corretti senza annotazione. Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):Pag.81- mancò che non glielo [gielo] portasse via.Pag.117- affissandola in faccia con un certo fare [faze] inquietoPag.118- bisbigliò all'orecchio della fanciulla, "È [E] sottoPag.122- che s'era avvicinato [avvicinata] ad Alice, ed osservava laPag.123- vuole [voule]."Pag.129- fra [far] breve."Pag.163- le [e] tre date, sopra le lavagne,Pag.163- e poi le sommarono [sommaronol]

La punteggiatura e l'ortografia originali sono state mantenute. Minimi errori di stampa sono stati corretti senza annotazione. Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):


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