Chapter 23

Restate debitori per queste partite come di sopra si vede, di ducati cento novantatre, sol. xiiij e den. xj d'oro larghi, aconciando li ducati cinquecento Camera per la strada di Pietrasanta, che ducati cento ne pagamo qui a li vostri, come di sopra, et lo resto sono in credito vostro. Cristo vi guardi.

Bernardo Nicolinicamarlingode lo Arcivescovadoa dì xviiij di dicembre 1517.[525]

(Fuori.)Magnifico viro domino Iacopo Salviati in Firenze.Conto delli fondamenti per la facciata di San Lorenzo.(E d'altra mano.)Copiata al Giornale a c. 159, et a c. 198.

(Fuori.)

Magnifico viro domino Iacopo Salviati in Firenze.

Conto delli fondamenti per la facciata di San Lorenzo.

(E d'altra mano.)

Copiata al Giornale a c. 159, et a c. 198.

1518 8 di febbraio.

Sia noto come a dì otto di febbraio mille cinque cento diciassette, Bartolomeo detto Mancino, figliuolo di Giampagolo di Cagione da Torano, mi vendè quattro pezzi di marmo.[526]

25 detto.

Io Michelagniolo di Lodovico Simoni ò ricievuto, oggi questo dì venti cinque di febraio, da papa Leone, per conto della facciata di San Lorenzo, ducati otto cento d'oro, ciò è ducatiottocento; e per il detto Papa me gli à pagati Iacopo Salviati propio. E per fede del vero ò fatta questa di mia mano propia detto dì in Firenze 1517.[527]

Arch. Buon.1518 4 d'agosto.

Ricordo come stasera a dì quattro d'agosto mille cinquecento diciotto dètti ducati quattro a Barone, a Rubecchio, a Ceccone, a Sandro, a Andrea in Seravezza in casa Tommè per conto della allogagione del cavare marmi, come apparisce per uno contratto di ser Giovanni della Badessa da Pietra Santa.

5 detto.

Ricordo, come a dì cinque di detto, dètti uno ducato a Raffaello detto Bardoccio scarpellino, pure da Settignano, in casa la Galante in Seravezza, per conto di marmi che cava per me.

7 detto.

Ricordo, come a dì sette di detto, dètti carlini dieci a certi manovali per iscalzare un sasso su nella cava.

10 detto.

Ricordo, come a dì dieci di detto, dètti a Michele di Piero di Pippo da Settignano ducati dua per che gli andassi a Firenze per accattare certe taglie dall'Opera.[528]

13 detto.

Ricordo, come a dì tredici di detto, dètti un ducato a Giannone ferraro in Seravezza per comperare ferro per fare due ulivelle e altri ferramenti.

15 detto.

E a dì quindici di detto, dètti carlini otto a certi manovali per iscalzare certi marmi su nelle cave.

19 detto.

E a' dì diciannove di detto, dètti un ducato a Raffaello detto Bardoccio, per conto de' marmi che e' cava per me in Seravezza: e detto dì dètti a uno manovale soldi sedici per iscalzare marmi in nella cava.

21 detto.

E a dì venti uno di detto, dètti a uno di Seravezza lire quattro d'un noce mi vendè per fare un argano per collocare dal monte una colonna bozzata.

E a dì venti uno dètti a Bardoccio ducati tre che dice volea dargli a Filippo[529]da Carrara, che lavora seco.

22 detto.

E a dì venti dua pagai soldi cinquanta cinque a uno manovale per tante giornate per iscalzare marmi nella cava.

E detto dì pagai bolognini venti quattro a uno scarpellino o vero cavatore Carrarese, che m'avea aiutato nella cava.

24 detto.

E a dì ventiquattro di detto pagai a uno manovale, per iscalzare pietre nella cava, lire tre e soldi sei per tante opere.

E detto dì venti quattro pagai soldi quaranta per quattro giornate che io tenni alla marina aspettare el canapo che venissi di Pisa in su la barca.

28 detto.

E a dì venti otto dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati tre d'oro larghi; e detto dì a dua maestri di legname, carlini sedici per fattura di dua argani; e dètti ancora carlini tre a uno manovale per tante giornate per iscalzare marmi nella cava.

1518 3 di settembre.

E a dì tre di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati uno pel sopra detto conto.

5 detto.

E a dì cinque di settembre dètti al detto Raffaello uno ducato pel detto conto.

.... detto.

E a dì.... di settembre pagai a Bernardino calzolaio da Seravezza grossi dua per una corda per legare l'argano per mandare giù una colonna; e pagai a Baiardo carlini cinque per tante giornate per mandare giù la colonna, e uno carlino a Cancherino per una giornata: pagò Baccio da Filicaia per me di danari avea di mio.

12 detto.

E a' dì dodici di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati dua d'oro pel sopra detto conto.

E detto dì dètti a maestro Pietro falegname carlini otto per tante giornate per fare una lizza per la colonna; e dètti quattro carlini a Antonio manovale per tante opere per aiutare mandare giù la colonna.

E detto dì dodici dètti al fratello di Giuliano di Cacca uno carlino per una giornata per mandare giù la colonna.

14 detto.

E a dì quattordici pagai a Giuliano d'Isach, a Girolamo di Nardo, a Barso di Polo, a Ambrogio di Polo, a Giovanni d'Andrea, a Lorenzo di Giovanni, a Antonio da Convalli, a Iacopo di Gian Vai da Zaini, villa sopra Seravezza, carlini undici per tante giornate per mandare giù la colonna.

E a dì quattordici dètti a maestro Cristofano sarto per uno ciriegio per una lizza[530]per mandar giù la colonna, bolognini diciotto.

25 detto.

E a dì venticinque di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio, nell'osteria di Pistoia, ducati sei per conto di certe pietre che cava per me a Seravezza: e detto dì, in detta osteria, dètti a Michele di Pietro di Pippo scarpellino ducati dua per conto di marmi che e' cava per me in sopra ditto loco.

28 detto.

E a dì venti otto di detto, dètti al sopradetto Bardoccio ducati dua per el medesimo conto.

29 d'ottobre.

Oggi a dì ventinove d'ottobre mille cinquecento diciotto cavai cento sette ducati de' mille ch'io ò in mano del Papa, cioè del sacchetto cucito, e dèttine trenta a Topolino[531]scarpellino da Settignano, e venticinque a Andrea scarpellino pure da Settignano, che andassino a cavar marmi per la facciata di San Lorenzo a Pietrasanta, come appare contratto di ser Filippo Cioni,[532]al quale dètti dua barili per distendere il contratto.

Ò a scrivere come io andai a Pietrasanta per collare la colonna che si ruppe, e stettivi circa a dua mesi e mezzo, con una bestia e un garzone. E perchè Berto da Filicaia venne anch'egli, intenderò el dì che noi partimmo da Firenze; che non me ne ricordo: e 'l dì ch'io partii da Pietra Santa amalato, porrò mente una fede ch'io ò di mano di Donato Benti di settanta ducati che io gli lasciai per conto de' mia marmi di Carrara; e vedrollo e scriverrò ancora.

1518 28 d'ottobre.

Ò a scrivere come Pietro tornò a dì ventiotto di detto da Pietra Santa, che l'avevo mandato circa sei dì innanzi col mulo a vedere quello faceva Bardoccio, e a intendere se e' maestri di cava di Pietra Santa si volevano obrigare a cavare una certa quantità di marmi per San Lorenzo.

Ò a scrivere come, quando partii ammalato da Pietra Santa, come è detto, lasciai la mattina ducati tre a Baccio di Berto da Filicaia, che pagassi el mulattiere e certe giornate d'uomini che m'aiutorno collare la colonna che si ruppe, e a 'ntendere quello gli è restato in mano.

30 detto.

Ò a scrivere come stamani, a dì trenta di detto, mi parto da Firenze e vo a Pietrasanta a mettere in opera certi scarpellini che ò obrigati per ser Filippo Cioni, com'è detto sopra.

Ò a scrivere d'un cavallo e vettura per otto dì, d'una ferratura d'un mulo, d'un paio di borzachini, d'un capello, d'un fodero d'una spada, e del cinto da legarla, lire quindici, ora, dì trenta di detto, ch'io vo a Pietra Santa.

Arch. di Stato in Firenze.1518 3 di novembre.

[533]A dì tre di novembre mille cinquecento diciotto dètti a Donato scultore ducati dieci in casa sua in Seravezza, presente Pietro che sta meco, e presente la moglie di Donato[534]e le figliuole a tavola, per aver cura e caricare e' mia marmi dall'Avenza, e per quelli io fo cavare a Pietra Santa o vero a Seravezza; e quello spenderà per me, n'à tenere conto, e io gnien'ò a far buoni.

5 detto.

A dì cinque di detto tornammo Pietro ed io da Seravezza a Firenze con due cavalcature per conto di San Lorenzo.

E dì cinque detto, dètti a ser Filippo Cioni barili quattro e soldi tre per la copia di dua contratti di scarpellini che io ò mandati a Seravezza a cavare per San Lorenzo.

Sito comprato di Via Mozza.

Museo Brit.1518 24 di novemb.

Ricordo come a dì venti quattro di novembre mille cinque cento diciotto, sere Matteo di Pavolo prete di San Lorenzo mi fece contratto d'un sito che m'avea venduto nella strada che va da San Bernaba a Santa Caterina,[535]e fu rogato di detto contratto ser Filippo Cioni che sta nell'Opera di Santa Maria del Fiore, di notte, circa due ore in Gualfonda in casa Francesco Gerini: e contai in su detto contratto cento settanta ducati d'oro largi, che così fùmo d'accordo di detto sito, e fu testimonio Matteo de' Servi e Baccio di Pecione legnaiuolo che fa bottega lungo e' fondamenti; e dètti al detto notaio un ducato.

Facciata di San Lorenzo.

27 detto.

Ricordo come a dì ventisette di detto mandai Pietro che sta meco a Pietra Santa per conto de' marmi ch'io fo cavare là per la facciata di San Lorenzo.

Sito di Via Mozza.

1518 4 di dicembre.

Ricordo come oggi a dì quatro di dicembre dètti a Baccio di Puccione uno ducato d'oro largo, che lo déssi a uno che mi portava sassi nel sito che io comperai da San Bernaba per far certe mura.

9 detto.

Ricordo come a dì nove di detto, dètti a Meo fondatore ducati quattro d'oro largi nel sopradetto sito per certi fondamenti che lui mi vi fa con un pozzo.

11 detto.

Ricordo come stamani a dì undici di detto, dètti a Baccio di Puccione, ec. (e così seguita per una facciata e mezzo.)

Facciata di San Lorenzo.

Arch. Buon.1518 27 di dicemb.

Ricordo come adì ventisette di dicembre 1518 mandai a Donato Benti scultore a Seravezza ducati dieci larghi per Domenico detto Zucca scarpellino, che cava là marmi per San Lorenzo di Firenze.

Sito di Via Mozza.

1519 3 di gennaio.

Ricordo come a' dì tre di gennaio 1518 pagai alla Gabella de' Contratti ducati undici d'oro larghi, e sei barili, presente messer Gian Francesco, cappellano di Santa Maria del Fiore, e Matteo de' Servi, per conto di un sito che io comperai da messer Matteo di Pagolo, prete di San Lorenzo, ovvero da Francesco Gerini, ducati cento settanta. E il detto pagamento della gabella è segnato al Campione Giuliano Biliotti.

Facciata di San Lorenzo.

26 di marzo.

Io Michelangiolo Buonarroti ò ricevuto oggi questo dì ventisei di marzo mille cinquecento diciannove ducati cinquecento d'oro larghi da Bernardo Niccolini, per le mani de' Gaddi di Firenze, i quali m'à fatto pagare el cardinale de' Medici per commissione di papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo che io fo: e così n'ò fatte due quitanze.

29 detto.

Ricordo come a dì 29 di marzo si partì Michelagniolo di Lodovico Simoni scultore e andò a Pietra Santa.

E a dì sopradetto a Raffaello scarpelino che sta a Signia con Michelagniolo, lire quatro contanti.

3 d'aprile.

Io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò pagato oggi questo dì tre d'aprile mille cinque cento diciannove, ducati quindici d'oro largi a Domenico di Matteo di Pagolo Morelli e Andrea di Giovanni d'Andrea del Luchesino scarpellini da Settignano, per conto de' marmi ànno tolto da me a cavare nelle montagnie di Pietra Santa per la facciata di San Lorenzo di Firenze, come appare per contratto di ser Filippo Cioni cancelliere dell'Opera; e detto contratto fu fatto a dì venti otto d'ottobre mille cinque cento diciotto, e dal dì detto contratto per insino a questo dì detto, detto Domenico e Andrea compagni confessono avere ricievuti pel sopra detto conto co' quindici ducati detti, ducati cento venti d'oro largi insei partite; ducati venti cinque el dì del contratto; ducati trenta a dì ventidua di dicenbre, e a' dì dieci di giennaio ducati dieci, e a dì venti uno di febraio ducati venti, e a dì quatro di marzo ducati venti, e a dì tre d'aprile, ciò è oggi questo dì, ducati quindici, come è detto. E per fede della verità detto Andrea e Domenico confessano avere ricevuti detti danari per detto conto; e così si sotto scriverranno qui di lor propia mano.

Io Domenico soprascritto confeso avere ricieuto con Andrea mio copagno insino a ogi questo dì 3 d'aprile sopra scritto.

Io Andrea cofeso avere ricevuti deti denari co' Domenico mio compangnio.

Io Domenico e Andrea confessiamo avere ricevuto ogi questo dì 25 d'aprile 1519 ducati trentatre d'oro larghi per sopradetto conto.

4 detto.

Ricordo come oggi questo dì quattro d'aprile mille cinquecento diciannove io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò allogato overo dato a fare uno carro a dua ruote a Pierino di Girolamo del Bianco da Massa, con questi patti: che io gli debba dare dodici lire dell'una delle ruote finita del legname solo; con questo inteso, che dandogli e' ferri, me le debba ancora ferrare pel detto prezzo: e per caparra di ciò, oggi questo dì detto gli ò dato, al detto maestro, ducati dua in Seravezza, presente prete Agostino.

E oggi questo dì sopradetto ò dato qui in Seravezza ducati dua a Donato Benti che vadi a Carrara e che dia abozare una pietra che io ò a Sponda, che io comperai da Lotto scudi dieci; e come è detto, Donato la dia abozare per una figura di cinque braccia, e dia detti dua ducati che io gli ò dati di caparra.

6 detto.

Adì sei di detto per mandare uno a Firenze per le girelle delle taglie che le conduca in Pisa, grossi sette.

8 detto.

E a dì otto d'aprile dètti ducati dua al Pollina, a Leone e a Bello da Carrara, per conto di certi marmi ànno tolto a farmi. Ànno promesso in fra tre o quattro dì venire qui a Seravezza a fare el contratto di detta allogagione di marmi.

E detto dì dètti a maestro Lazzero e a Leri suo fratello ducati dua per conto de' ferramenti d'un carro, e delle casse d'un paio di taglie che loro mi fanno di ferro e ànno avuto per infino detto dì ducati sei; cinque da me, e uno da maestro Donato.

12 detto.

E a dì dodici di detto per la portatura d'un canapo e di quattro girelle di bronzo da Pisa a Seravezza, undici grossoni e mezzo.

E detto dì per corde per legare le taglie per collare una colonna, lire cinque e mezzo.

E detto dì dodici pagai in Pisa ducati dugento settanta a' Salviati per tanti n'aveano spesi per me: e così n'ebbi la ricevuta da Francesco Peri.

13 detto.

E a dì tredici di detto, dètti barili tre a ser Giovanni della Badessa, notaio in Pietra Santa, per parte di pagamento d'un contratto m'à a levare, fatto detto dì col Pollina e col Bello e con Leone uomini da Torano, villa di Carrara, maestri di cavar marmi, per otto pezzi di marmo che m'ànno a cavare e dare in barca, con condizione e tempi e modi che appariscono per esso contratto di ser Giovanni della Badessa. E detto dì del contratto, in su 'l dettocontratto, a' detti uomini di Carrara contai e' detti ducati venti uno d'oro larghi; intendendosi seguire el pagamento a' tempi che dice detto contratto.

1519 16 d'aprile.

E a dì sedici pagai a maestro Lorenzo ferraro da Ripa di Seravezza lire quattro per fattura della cassa di ferro d'una taglia; la qual taglia m'avea a far maestro Lazaro dalla Corvara: e questi danari ànno a dare a suo conto.

18 detto.

E a dì diciotto di detto pagai a maestro Domenico di Giovanni di Bertino, scarpellino da Settignano, ducati sei larghi per conto de' marmi mi cava in Finocchiaia per la facciata di San Lorenzo.

25 detto.

E a' dì venticinque a detto maestro Domenico ducati tre d'oro larghi per detto conto.

E detto dì a Michele di Pier di Pippo scarpellino per sei opere per collar la colonna, grossi dodici.

22 di maggio.

A dì ventidua di maggio dètti a maestro Donato in Seravezza ducati dieci che gli déssi a Michele di Piero di Pippo, scarpellino da Settignano, e a Bastiano d'Agnoletto da Seravezza, presente Raffaello d'Iacopo di Nencio scarpellino e detto Bastiano e Michele.

12 di settemb.

Ricordo come oggi a dì dodici di settembre millecinquecento diciannove pagai a Michele Lelli, e a Luca Fancellotti, carradori e compagni, lire quaranta cinque per un resto di marmi che e' mi condussono da Signa, che furono sette pezzi: e condussonmegli alla stanza mia di Via Mozza. E detti carradori mi dissono aver condotti detti marmi, dua pezzi con tre paia di buoi l'uno, e gli altri per insino in sette pezzi, dua paia di buoi per pezzo. E io non avendo visto e' pezzi dètti loro e' detti danari.[di settembre.]Dipoi visto e' pezzi, trovai che fra e' detti sette ve n'era tre d'un paio di buoi per pezzo, e trova'mi giuntato di nove lire, perchè tre lire era el mercato tra noi per paio di buoi. E dètti detto dì a' detti carradori lire tre per tanti mi dissono avere spesi per acconciare el carro.

Pochi dì innanzi al sopra detto dì, ero tornato da Carrara da vedere Pietro che sta meco che stava per morire: el quale io avevo mandato là con danari per conto delle figure della faccia di San Lorenzo. Fra andare in poste e medico e medicine, e per levarlo da Carrara e condurlo a Seravezza portato da gli uomini, e con dieci ducati che io gli lasciai a Seravezza, mi trovai speso trenta tre ducati e mezo.

1519 10 di maggio.

A Bardoccio grossi tre a dì dieci di maggio grossi cinque al carro detto dì.

Cinque ducati a Matteo dell'Opera per cinque legni a dì undici detto.

Ducati quaranta quatro a Pietro per portare a Carrara a dì detto.

13 detto.

E a dì tredici di detto a Bardoccio dètti ducati dua al banco di Giovanni de' Servi che gli déssi a' carradori che portono e' marmi da Signia.

14 detto.

E a dì quattordici di detto, dètti a Baccio di Puccione ducati cinque largi in tanti barili, e' quali gli contò Giovanni de' Servi al banco per resto d'asse che detto Baccio avea comperato per la soffitta della stanza di Via Moza.

E detto dì soldi trenta a dua segatori, per segature di certe piane per detta stanza soldi trenta, e' quali portò Ciappino.

1519 16 di maggio.

E a dì sedici di detto, dètti a Baccio di Puccione legnaiuolo ducati tre d'oro largi, presente ser Gian Francesco, cappellano di Santa Maria del Fiore, in sulla porta dell'Opera per conto di finestre e porte e un palco della stanza di Via Moza che io ò murata.

7 di giugno.

E a dì sette di giugno a Baccio di Puccione dètti un ducato d'oro, che ne dètte grossi dua e uno barile al Mariola che andò a portare un comandamento a Signia a' carradori e a Michele di Pier di Pippo che andò acompagniare el carro ne dètte sei, e 'l resto si gli rimase per conto dell'opere della stanza di Via Moza.

9 detto.

E a dì nove di detto vennono e' carradori con un marmo con cinque paia di buoi alla stanza di Via Moza, a' quali dètti loro ducati otto largi; ducati sei per detta pietra di cinque paia di buoi a ragione di quattro lire el paro; che così fumo d'acordo, e penorno dua giornate; e dua ducati che restavono aver prima per dua altre pietre. E detti danari contò a' detti carradori, cioè a Michele di Lello e sua compagni, Baccio di Puccione, presente Topolino, e Michele di Pier di Pippo, in sulla porta della stanza di Via Moza: a detto Michele dètti grossi cinque che era venuto col carro.

10 detto.

E a dì dieci di detto, dètti a Barone scarpellino un ducato e manda'lo a Carrara a trovare Pietro per conto della allegagione de' marmi che io ò fatta là, come apariscie per ser Giovan Badessa da Pietra Santa.

1520 10 di gennaio.

Ricordo come io Michelagnolo, scultore fiorentino, ò pagato oggi questo dì dieci di gennaio mille cinquecento diciannove, ducati quindici d'oro larghi a maestro Domenico di Bertino, cioè Giovanni di Bertino, scarpellino da Settigniano, per conto d'una certa quantità di marmi che io gli ò dato a cavare nelle montagne di Pietra Santa, come apparisce per uno contratto di ser Filippo Cioni, notaio fiorentino: e detti danari gli ò dati detto dì in Seravezza in casa maestro Donato scultore, presente lui e maestro Michele di Pier di Pippo, scarpellino da Settigniano.

12 detto.

E più a' dì dodici di detto, dètti a maestro Donato Benti, scultore fiorentino, ducati dieci d'oro larghi in Seravezza in casa sua per conto de' marmi che e' mi fa caricare all'Avenza per Pisa: è per l'opera de' marmi di San Lorenzo di Firenze, che si cavano a Seravezza.

E a dì detto, dètti a Domenico di Matteo Moregli e a Andrea di Giovanni del Luchesino suo compagnio, amendua scarpellini da Settigniano, ducati dieci d'oro larghi per conto de' marmi che e' cavano per me nelle montagne di Seravezza per conto della facciata di San Lorenzo di Firenze, come appariscie per un contratto di ser Filippo Cioni. E detti danari dètti loro in Seravezza in casa maestro Donato Benti, e in sua presenza.

1520 10 di gennaio.

Ricordo come oggi questo dì dieci di gennaio dètti a maestro Domenico di Giovanni di Bertino, scarpellino da Settigniano, ducati quindici d'oro larghi per conto d'una certa quantità di marmi che io gli ò dato a cavare nelle montagnie di Pietra Santa, come appariscie per un contratto di ser Filippo Cioni.

1520 4 di marzo.

E a dì quatro di marzo 1519 io Piero Urbano che sto con Michelagniolo ò pagato a maestro Domenico di Giovanni di Bertino, detto Topolino, da Settigniano, ducati venti d'oro larghi per conto di cavare nelle cave di Pietra Santa per l'opera di San Lorenzo che Michelagniolo à tolto a fare di marmi e di colone; e confessa avere aùti in più volte ducati ottanta dua, metendovi questi venti sopradetti: presente io Pietro, et Michele di Piero da Settigniano, come appariscie contratto di ser Filippo Cioni.

1 detto.

E a dì primo di marzo 1519 io Pietro Urbano che sto con Michelagniolo ò pagato a Domenico di Mateo di Paolo Morelli, e Andrea di Giovanni d'Andrea de Luchesino suo compagnio, ducati venti d'oro largi, da Setigniano, per conto di cavare nelle cave di Pietra Santa marmi per cavare per Santo Lorenzo di Firenze, come apariscie per contratto che apariscie per sere Filippo Cioni.

4 detto.

E a dì 4 di marzo 1519 ò dato io Pietro Urbano a maestro Donato Benti fiorentino scultore, ducati 10 d'oro larghi per conto de condure e' marmi di Carrara in Pisa.

E a questo pagamento tutto è stato presente e testimoni Michelagniolo e Michele di Piero, e Donato Benti scultore e io Pietro Urbano da Pistoia.

8 detto.

E a dì 8 di marzo 1519 a Giovanni del Giudice da Seraveza ducati dua per conto di conperare u' noce che è 'n sul fiume di Seraveza.

E a dì 8 detto per maestro Biagio di Cristofano, maestro di carra, ducati dua per far principio di pagamento di detto carro de' fare del detto nocie.

E a dì 8 detto a Lazzero e Filippo suo fratello ducati 3 d'oro larghi per conto di fare le casse d'un paio di taglie, e per pali e per un manico d'ulivello in dua pezi.

E a dì 8 sopradetto a Donato ducati tre d'oro largi per pagarne el carro dua, e uno per farne tirare cierte pietre alla marina.

10 detto.

Sia noto come io Michelagniolo, scultor fiorentino, trovandomi a Carrara per marmi per mia opere nel mille cinque cento sedici, ebi commessione da papa Leone di fare cavare marmi per la facciata di San Lorenzo di Firenze, secondo uno disegnio io gli aveo fatto di detta opera.

Dipoi a dì otto o più vero dì del mese di giennaio in detto tempo ebbi da papa Leone ducati mille largi per el sopra detto conto per le mani di Iacopo Salviati, e contòmegli in Carrara uno suo servidore detto Bentivoglio.

E a dì circa venticinque di febraio nel mille cinquecento diciassette o più vero tempo, ebbi da papa Leone in Firenze ducati ottocento per le mani di Iacopo Salviati per detta opera de' marmi di San Lorenzo, e non mi possendo servire a Carrara di detti marmi, mi missi a fare cavare nelle montagnie di Seraveza, villa di Pietra Santa, dove inanzi non era mai più stato cavato.

E a dì venti sei di marzo mille cinque cento diciannove mi fece pagare el cardinale de' Medici pel papa Leone pel sopra detto conto, ducati cinque cento; e contòmegli e' Gadi di Firenze.

1520 10 di marzo.

Ora papa Leone forse per fare più presto la sopra detta facciata di San Lorenzo, che l'allogazione ch'egli avea fatta a me (sic) e così parendo ancora a me, d'acordo mi libera e per tutti e' danari sopra detti che io ò ricievuti si conta l'aviamento che io ò fatto a Pietra Santa e e' marmi che vi sono cavati e abozati come oggi si vede; e chiamasi contento e sodisfatto da me, come è detto, di tutti e' danari ricievuti per detta facciata di San Lorenzo e d'ogni altra cosa che io abbia avuto a far seco insino a questo dì dieci di marzo 1519: e così mi lascia in mia libertà e disobrigo che io non abbia più a rendere conto a nessuno di cosa che io abbia avuto a far seco o con altri per suo conto.

Compra del podere di Rovezzano.

Museo Brit.1520 11 di luglio.

Io Michelagniolo di Lodovico Simoni ò ricevuto oggi questo dì undici di luglio mille cinque cento venti da Buonarroto di Lodovico Simoni e compagni, lanaiuoli, fiorini dugento settanta due in oro largi, e' quali son parte d'un deposito di fiorini cinquecento trenta d'oro largi che fu fatto a detto Buonarroto infino a dì venti sette d'ottobre mille cinque cento diciannove, da Piero di Bartolo Tedaldi, per conto di un podere che io comperai da detto Piero nel popolo di San Michele a Rovezzano, luogo detto el Fattoio, per prezzo di fiorini secento d'oro largi, infino a dì venti sette d'ottobre detto: e detto Piero di detto prezzo n'ebbe fiorini settanta d'oro in sul contratto, e el resto, che sono fiorini cinque cento trenta, se ne fece el detto diposito infino a tanto io fossi ben sodo di detta compera: e perchè el detto Piero Tedaldi avea obrigato innanzi a detta vendita staiòra quaranta nove di terra di detto podere per la somma di fiorini dugento cinquanta dua d'oro a Piero Buonaguisi suo genero, promesse detto Piero Tedaldi che detto Piero Buonaguisi retificherebbe a detto credito, come apparisce nel contratto. Dipoi passato el tempo, domandato da Piero Tedaldi che Piero Buonaguisi retificherebbe, e non avendo voluto retificare e volendo le dette staiòra di terre per lui; io Michelagniolo detto per non mi essere osservato el contratto rogato per ser Buonaventura di Lionardo, notaio fiorentino, mi son fatto rendere dal sopradetto Buonarroto la somma di fiorini dugento cinquanta dua, che tanto à detto Pier Buonaguisi in su dette staiòra quaranta nove di dette terre; e più mi son fatto rendere fiorini venti d'oro largi, che tanti sono per la gabella che io avea pagata, che io non posseggo, e altre spese fatte per detta parte di dette staiòra: e di tutto come è detto, n'è rogato ser Buonaventura di Lionardo sopra detto. E per fede di ciò io Michelagniolo sopra detto a detto Buonarroto e compagni ò fatta questa ricievuta di mia propria mano, questo di sopra detto in Firenze.

Noi Buonaroto di Lodovico Simoni e compagni: (diciamo) che abbiamo ricevuto questo dì 7 di giugno 1522 fiorini dugiento settanta due d'oro, moneta, da Michelagnolo di Lodovico Simoni, e' quali sono e' sopradetti danari che noi rendemo a lui, e' quali sono parte de' danari del podere che Michelagniolo comperò da Piero Tedaldi che..... crediti di Monte che sieno per sodo per Michelagniolo, come dice il contratto rogato per ser Buonaventura di Lionardo, notaio fiorentino, sotto dì 27 d'ottobre 1519.

Sepolture di San Lorenzo.

Arch. Buon.1521 10 d'aprile.

A dì dieci d'aprile nel millecinquecento ventuno.

Dètti a Scipione, scarpellino da Settignano, ducati dieci per conto di suo salario che cominciò detto dì, per istare a Carrara a cavar marmi per conto del cardinale de' Medici per le sepolture di San Lorenzo.

E a dì nove di detto, ebbi da Domenico Boninsegni ducati dugento, per andare a Carrara per detti marmi del Cardinale.

Debito pagato.

18 detto.

Io Pietro Urbano, garzone di Michelagnolo Buonarroti, ò ricevuti questo dì dicotto d'aprile 1521 da Bernardo da Verrazano e compagni, ducati sedici d'oro in oro larghi, li quali mi pagano per ordine d'Averardo e Battista Salviati e compagni di Firenze, per altanti da ser Giov. Francesco, cappellano di Santa Maria del Fiore: e per fede ò fatto questa prima quietanza di mia propria mano, adì detto, in Roma.

IoPietro Urbanoscrissi.

2 di maggio.

Ricordo come oggi questo dì dua di maggio mille cinquecento ventuno rende' a Lionardo sellaio ducati quatro, che gli avea prestati a Roma a Pietro da Pistoia che sta meco: e contogniene per me ser Giovan Francesco, capellano di Santa Maria del Fiore, nello spezial del Diamante, mie presenzia.

Sepolture di San Lorenzo.

1521 9 d'aprile.

A dì nove d'aprile mille cinque cento venti uno ebbi dal cardinale de' Medici, e per lui da Domenico Boninsegni, ducati dugiento per andare a Carrara allogare a cavare e' marmi per le sepulture che vanno nella Sagrestia nuova di San Lorenzo. Andai a Carrara e là stetti circa venti dì, e là feci tutte le misure di dette sepulture di terra e disegniate in carta, allogai e' marmi in dua parte a dua compagnie, cioè a Marcuccio e a Francione del Ferraro da Carrara, e a questi dètti cinquanta ducati d'oro di caparra, come apariscie pel contratto di ser Calvano da Carra(ra). L'altra compagnia fu el Pollina, Leone e 'l Bello e Quindici uomini tutti da Torano, villa di Carrara: e a questi dètti ducati cento, come apariscie per un altro contratto di detto ser Calvano. Menai un garzone, Scipione da Settigniano, che stéssi là a fare osservar le misure e la qualità de' marmi, e dàvogli sei ducati el mese, e dèttigli dieci ducati inanzi. Menai un altro garzone meco a cavallo, Rafaello di Batista della Palla, al quale donai tre ducati. Tornati che fùmo, presente Stefano miniatore, fra cavagli e spese con tutte le spese dette, mi restò de' dugento ducati alla tornata in mano, ducati ventitre.

20 di luglio.

A dì venti di luglio ebi dal cardinale de' Medici, e per lui da Domenico Boninsegni ducati cento di corone, e' quali mi portò Stefano miniatore. Andai a Carrara con un fante a piè che si chiama Giovanni povero; e stetti nove dì. Non dètti danari a' Carraresi, perchè non avevano fatto quello m'era scritto. Dètti là cinque corone a Scipione per conto di suo salario, e al fante che venne meco dua corone alla tornata.

1521 16 d'agosto.

E oggi a dì sedici d'agosto, sendo venuti qua a Firenze le dua compagnie de' detti Carraresi, ò dato loro qua trenta ducati per compagnia, e' quali portai a Giovanni de' Servi e fecigli pagare a lui loro, cioè sessanta ducati larghi, come apar pel suo libro.

19 detto.

E oggi a dì diciannove di detto ò finito di pagare Scipione di quatro mesi che è stato a Carrara, che restava aver nove ducati e venti soldi. Ògli portati a Giovanni de' Servi, e lui gli à pagati a detto Scipione, come apar pel suo libro.

Cristo della Minerva.

26 d'ottobre.

Ricordo come oggi a dì ventisei d'ottobre millecinquecento ventiuno, io Michelagniolo scultore dètti in sul banco di Giovanni de' Salviati a Lionardo sellaio corone sette, e una me ne cambiò detto Giovanni; e dètti, oltre alle sette corone, quattro grossoni a detto Lionardo per farle sette ducati d'oro; el resto dètte a me. E detti sette ducati d'oro dètti a detto Lionardo, perchè e' ne mandassi quattro a Federigo, detto Frizzi,[536]scultore fiorentino a Roma, per conto di una figura di un Cristo ch'e' mi ha finito a Roma, di marmo, di messer Metello Vari, e messa in opera nella Minerva: e el resto, che sono tre ducati, dice detto Lionardo che e' gli aveva avere da me, perchè gli prestò a Roma a Pietro Urbano pistoiese che stava meco.

Compra d'una Casa.

1522 11 di marzo.

Questo dì 11 di marzo 1521 si è pagato a messer Lionardo Buonafede, Spedalingo di Santa Maria Nuova, fiorini 70 d'oro larghi per la valuta di fiorini cento di sugello: e' quali denari à pagati Michelagnolo di Lodovico Simoni per le mani di Bonaroto e Gismondo, fratelli di detto Michelagnolo; sono per conto di una casetta conprò detto Michelagnolo da detto Spedale in sino a dì 7 d'aprile 1514, come appare per il contratto rogato per Giovanni da Romena sotto detto dì.

E quali danari si sono mesi a loro contratto per le mani di Fra Filippo d...... (sic), camarlingo di detto Spedale a38, e a Libro verde segnato n. a157, dove n'è creditore e debitore detto Michelagnolo. Veduto per Bonaroto Simoni questo dì 14 di marzo 1521.

Sepolture di San Lorenzo.

1524 12 di gennaio.

Ricordo come oggi questo dì dodici di gennaio mille cinquecento ventitrè cominciò Bastiano legnaiuolo a lavorar meco in su modegli delle sepolture di San Lorenzo.

11 di febbraio.

Ricordo come oggi questo dì undici di febbraio 1523 ò ricevuto da Marco Fantini ducati otto, cioè 8 ducati larghi per conto della pigione d'un anno passato, d'una casa che tiene di nostro, in casa mia di grossi di sei soldi l'uno.

1524 29 di marzo.

Ricordo come oggi questo dì venti nove di marzo 1524 maestro Andrea[537]da Fiesole scarpellino, capo maestro all'Opera di Santa Maria del Fiore, è venuto a guidare l'opera delle sepolture che io fo nella Sagrestia di San Lorenzo, cioè a mettere le pietre innanzi agli squadratori: e verrà a detta opera una volta el dì per un'ora, e quando bisognerà vi starà ancora un mezo dì, e un dì intero: che così siàno d'accordo. E chiesemi detto maestro Andrea per far questo, ducati sei el mese; io gniene profersi quattro: àssi a dare in quel mezzo, secondo mi dice Baccio legnaiuolo, che è stato mezzano. E detto maestro Andrea feci chiedere agli Operai, di suo consentimento, a messere Iacopo da Prato.[538]

31 d'agosto.

Ricordo come oggi questo dì ultimo di marzo ò fatto portare in su' curri da la stanza mia di Via Mozza a San Lorenzo un pezzo de' mia marmi lungo braccia quattro giuste, largo un braccio e mezzo, grosso fra dua terzi e tre quarti, per metterlo nelle sepolture della Sagrestia; e questo ò fatto, perchè gli scarpellini m'ànno levato una certa cornicetta di dua pilastri, in modo che la non v'è più dentro, e bisogna rifarli, e non vi sendo marmi ancora venuti al proposito, per non rifargli, v'ò messo per non gli avere aspettare questo di mio, e se vi metterò l'altro che vi manca che s'è guasto, lo scriverrò qui di sotto. E gli scarpellini che l'ànno condotto dalla stanza mia di Via Mozza a San Lorenzo, son questi: Scipione da Settignano, Urbano Bondo da Settignano, Marchionne figliuolo di Scipione, el Biancalana da Settignano, el Bellegote da Settignano, el Forello da la Porta alla Croce.

1524 dall'8 di genn. al 31 di marzo.

Ricordo come oggi questo dì otto di gennaio mille cinque cento venti tre spesi per conto della Sagrestia di San Lorenzo lire venti dua e soldi quattordici in dua tigli, e' quali ebbi all'Opera da Matteo che è sopra el legname.

Sagrestia e Sepolture di San Lorenzo.

E a' dì nove spesi per detto conto in venti quattro braccia d'asse d'albero lire otto e soldi quattro, e la portatura soldi cinque.

E detto dì in un quadernuccio, un grossone.

E a' dì dodici di detto per quattro facchini che portorno una panca da legnaiuoli in chiesa, sedici quattrini.

E a' dì quindici di detto per quattro libbre d'aguti, soldi diciotto e otto danari.

E a dì sedici di detto per diciassette braccia d'asse, lire sei e sei soldi e sette quattrini pel portatore.

E detto dì per cinque giornate a Bastiano legnaiuolo, lire sette e mezzo, a ragione di tre carlini el dì.

E detto dì, soldi quindici per fare segare un tiglio.

E a' dì diciotto, nove quattrini per far segare due regoli di tiglio.

E a' dì ventidua di detto a Bastiano legnaiuolo, un grossone per chiodi e bullette.

E a' dì ventitrè, soldi tredici a Stefano miniatore, che avea dati a un facchino che avea portato a San Lorenzo una panca da legnaiuoli, asse e altri legnami.

E detto dì ventitrè pagai per sei giornate carlini diciotto a Bastiano legnaiuolo, che fa e' modegli delle sepulture per San Lorenzo.

E a' dì ventisei per dua libbre d'aguti a Bastiano, un carlino.

E a dì venti otto di detto, dètti a Bastiano un carlino per un pezzo d'asse e una crazia per colla.

E a dì trenta di detto a Bastiano, (quattrini) quattordici per una libbra di chiodi.

E detto dì trenta a Bastiano per questa settimana dètti lire nove a ragione di tre carlini el dì, come di sopra.

E a' dì primo di febbraio in quattro pezzi d'asse che furono braccia nove e un terzo, crazie trentasette da que' di Cappello a San Tommaso.

E detto dì primo, crazie quattro in più carichi a un portatore.

E detto dì a Baccio di Puccione per dua libbre di chiodi, venti otto quattrini per conficcare l'asse del ponte della Sagrestia di San Lorenzo.

E detto dì a Baccio di Puccione legnaiuolo per una giornata soldi venti, e per un maestro di murare soldi diciotto, e per un legnaiuolo soldi dieci, e per un manovale soldi otto, che sono per cuoprire d'asse el ponte della vôlta della Sagrestia di San Lorenzo.

E a dì tre di febbraio a Bastiano quattordici quattrini per una libbra d'aguti, e sei quattrini a un portatore per portare un pezzo di tiglio da San Lorenzo a casa.

E a dì quattro di febbraio a quattro portatori che portorno da casa mia a San Lorenzo un cassone col coperchio per un modello delle sepulture, soldi venti tre e un quattrino.

E a dì cinque dètti a quattro facchini sei crazie, perchè mi portorno un tiglio intero dall'Opera a San Lorenzo.

E a dì sei di detto per cinque giornate a Bastiano legnaiuolo lire sette e mezzo, presente Stefano.

E al Candela legnaiuolo oggi detto dì sei per cinque giornate lire quattro, presente Stefano.

E oggi detto dì sei pagai a Baccio da Frascoli, overo da Decomano, lire sei e soldi cinque, presente Stefano miniatore; per nove braccia d'asse di mezzo, e per undici braccia di terzo, in bottega sua propia.

E detto dì sei pagai a Bastiano, detto Bargiacca, scarpellino da Fiesole, lire tre e soldi quattro per quattro giornate per intaccare e ridirizzare e' quadri della vôlta della Sagrestia di San Lorenzo per potere far di stucco.

E a un segatore detto dì, soldi ventidua, manco un quattrino, per segar tiglio per fare cornice pe' sopra detti modegli.

E a dì otto di detto, dètti a Goro che forma carlini tre in bottega sua nella via de' Martegli, per una certa quantità di terra di cimatura che lui mi dètte e acconciò per fare uno de' quadri della vôlta della Sagrestia di San Lorenzo, acciò che quegli che l'ànno a fare di stucco vegghino com'ella à stare.

E detto dì, tre crazie in tre facchini che portorono tre carichi di scaglie di marmo dalla stanza mia di Via Mozza a San Lorenzo, per pestare e mettere in sulla calcina per fare lo stucco per detta vôlta.

E a dì tredici di detto pagai a Bastiano legnaiuolo lire nove per sei giornate per conto de' modegli della Sagrestia di San Lorenzo, cioè delle sepulture.

E detto dì a Bastiono, detto Bargiacca, scarpellino da Fiesole, pagai lire quattro e soldi sedici per sei giornate per fare certe intaccature alla vôlta della Sagrestia.

E detto dì pagai al Candela legnaiuolo lire quattro per cinque giornate pe' detti modegli.

E detto dì pagai a Stefano miniatore uno ducato che e' pagassi al Nizza legnaiuolo per resto di asse che e' tolse da lui pe' detti modegli.

E detto dì rende' a Stefano miniatore soldi otto per quattro fasci ch'egli avea fatti portare, cioè una panca da legnaiuoli a San Lorenzo con un pezzo di tiglio da casa mia.

E detto dì ò renduto a Stefano lire otto e soldi quattro per libbre ottocento venti di bianco ch'egli avea tolto e pagato a Giuliano, fornaciaio da Castello, a ragione di soldi otto lo staio. Fassi lo staio libbre quaranta: e tolselo per conto dello stucco della vôlta della cappella nuova, overo Sagrestia di San Lorenzo.

E detto dì rende' a Stefano soldi otto per sei some di rena grossa per conto dello stucco.

E detto dì rende' a Stefano soldi venti dua per dua vagli ch'egli avea comperati per detto conto.

E detto dì rende' a Stefano venti otto quattrini per dua libbre d'aguti tolti per detto conto.

E a dì venti di detto a Bastiano legnaiuolo per sopra detto conto per sei giornate, lire nove: portò Stefano miniatore.

E detto dì al Bargiacca scarpellino lire quattro per cinque giornate: portò Stefano.

E detto dì a Francesco legnaiuolo, detto el Camicia, lire cinque per cinque giornate.

E a dì venti uno dètti tre grossoni a Piero ossaio per medicare Bastiano scarpellino che era cascato della vôlta della Sagrestia: cioè el Bargiacca.

E a dì venti sette di febbraio dètti lire sette e soldi dieci a Bastiano legnaiuolo per giornate cinque per conto de' modegli della Sagrestia di San Lorenzo: e' quali portò Stefano miniatore.

E detto dì per detto conto a Francesco, detto il Camicia, legnaiuolo, per giornate cinque, dètti lire cinque: e' quali portò Stefano miniatore.

E detto dì per segare un tiglio per detto conto, soldi venti.

E a dì cinque di marzo 1523 dètti a Bastiano legnaiuolo per sei giornate lire nove pel conto sopra ditto de' modegli della Sagrestia, e lire sei a Francesco, detto el Camicia, legnaiuolo, pel medesimo conto: e detto dì pagai a quattro facchini trenta dua quattrini per portare uno pancone dal Borgo de' Greci a San Lorenzo, che mi vendè il Camicia, per battervi su la terra, per detto conto.

E a dì otto di marzo in dua facchini che portorno marmo pesto dal giardino de' Medici a San Lorenzo per conto dello stucco, dètti crazie sei.

E detto dì dètti crazie sette a Bastiano torniaio per quattro mezzi balaustri pel modello delle sepulture della Sagrestia.

E detto dì trenta soldi dètti a Goro scultore per terra che mi à fatto cavare d'una cantina alla porta a San Niccolò.

E detto dì dètti sei grossoni per sei carrettate di detta terra per portatura da San Niccolò a San Lorenzo per conto de' sopradetti modegli.

E detto dì dètti soldi dieci per dieci some di detta terra pel detto conto.

E detto dì sedici soldi e otto danari a detto Goro scultore per una giornata che stette per me a fare cavare detta terra.

A dì nove di marzo dètti a Pier manovale quattordici quattrini per una libbra di chiodi per conficcare certe capre per detta opera.

E detto dì per terra bianca, che fu libbre quattrocento sessanta, soldi venti dua e un quattrino a ragione di cinque soldi el centinaio.

E detto dì dua quattrini al Camicia per cacio per mastrice.

E a dì dodici di marzo ebbe Stefano miniatore soldi trenta otto per conto, o vero per parte di danari spesi del suo per conto della Sagrestia: e quali danari se gli ritenne de' venti ducati che mi portò detto dì dallo Spina.[539]

E detto dì dètti a Bastiano legnaiuolo lire sei per quattro giornate, che fu l'ultimo dì che fu finito uno de' modegli delle dua sepolture della Sagrestia.

E detto dì pel medesimo conto lire quattro al Camicia legnaiuolo per quattro giornate.

E a dì detto dètti a Baccio da Frascoli soldi trenta dua per conto di certe asse che dètte a Bastiano legnaiuolo per conto della Sagrestia: e' quali portò Stefano.

E detto dì rende' a Stefano miniatore lire sette e soldi quindici che avea pagati a Francesco, detto el Camicia, legnaiuolo, per un pancone di noce per battervi su la terra per la Sagrestia; el quale pancone s'era tolto per insino a dì quindici di febbraio passato.

E detto dì rende' a Stefano lire tre che avea pagate per insino a dì quindici di febbraio per braccia dieci e cinque ottavi d'asse di terzo al Nizza per conto della Sagrestia.

E detto dì rende' a Stefano per some sei di rena, soldi nove, per conto dello stucco.

E a dì detto per libbre dua d'aguti, nove soldi e otto.

E detto dì rende' a Stefano per dua libbre d'aguti, una di tozzetti, l'altra di venti, soldi nove e otto che avea tolti insino a' diciassette di febbraio.

E detto dì rende' a Stefano per dua catini per lavare la rena, quatrini sedici.

E detto dì rende' a Stefano soldi trenta dua per dua opere che avea pagate al Candela legnaiuolo per insino a dì diciassette di febbraio: portò Bastiano legnaiuolo.

E a dì dodici di marzo una crazia per cacio da mastrice: rende' a Stefano.

E detto dì rende' a Stefano nove soldi e otto per dua libbre d'aguti.

E detto dì rende' a Stefano soldi quindici che avea dati al Camicia legnaiuolo per conto della Sagrestia.

E detto dì rende' a Stefano sette quatrini avea spesi in cacio da mastrice per detto conto.

E detto dì rende' a Stefano lire quattro e soldi dieci, e' quali avea pagati a Francesco della Croce facchino per opere nove per pestare marmo per lo stucco della Sagrestia.

E detto dì rende' a Stefano lire cinque e mezzo ch'avea spese in un vaglio d'ottone per vagliare la rena per lo stucco: el quale pesò libbre undici e mezzo, a soldi dieci la libbra.

E detto dì rende' a Stefano un grossone per una staffa di ferro pel pestello con che si pesta gli embrici vecchi per lo stucco.

E detto dì rende' a Stefano per dua libbre d'aguti di Barga, soldi dieci.

E detto dì per cinquanta bullette da lamberchiare: rende' a Stefano una crazia.

E detto dì dodici di marzo rende' a Stefano lire nove per giornate diciotto d'uno scarpellino per dirizare e intacare la vôlta della Sagrestia per lo stucco.

E a dì detto rende' a Stefano lire dieci e soldi tre, e' quali avea pagati a Matteo dell'Opera per un tiglio che io tolsi a dì venti sette di febraio passato, e per la portatura soldi dodici: rende' a detto Stefano. El qual tiglio servì al modello delle sepulture della Sagrestia.

E detto dì rende' soldi cinque a Stefano per un tiglio a' segatori.

E a' dì venti nove per tre libre d'aguti diciannove soldi e quatro: rende' a Stefano.

E detto dì rende' a Stefano soldi diciotto per cento bullette da lamberchiare e dua libre di chiodi di sessanta e di Barga.

E detto dì rende' a Stefano quatrini sei avea dato a' segatori.

E per quatro libre d'aguti, una di sessanta, dua di tozetti, e una di trenta sei: rende' a Stefano soldi diciannove e un quatrino.

E detto dì dodici di marzo 1523 portò Stefano miniatore al Nizza legnaiuolo lire dodici per conto, o vero per parte di pagamento d'asse che tolse da lui pel modello delle sepulture della Sagrestia: cioè portò lire dodici.

E a dì venti uno di marzo ò pagato a Baccio da Frascoli, o vero da Decomano, lire quaranta sei, cioè sei corone e quindici grossoni e ònne riavuti tre quatrini, per quatrocento sessanta braccia d'asse di faggio, a ragione di sei quatrini el braccio, per fare el ponte della vôlta della Sagrestia di San Lorenzo, per potere farla di stuco: e dette asse di faggio me le prestò detto Baccio da Decomano a dì primo di febraio 1523 per coprire el detto ponte: e stasera in bottega sua l'ò pagato come è detto, presente ser Giovambatista Zeffi e Donato del Sera: e (à) avuto lire quaranta sei.

E oggi a dì venti dua di detto ò pagato al Nizza legnaiuolo diciassette grossoni, presente Stefano miniatore e Pier Gondi in bottega sua, per resto di certe asse che avevo tolte da lui per conto d'un modello delle sepulture della Sagrestia di San Lorenzo.

E oggi a dì trentuno di marzo in quatro fogli di ferro stagniato per fare modanature per gli scarpellini di San Lorenzo, soldi venti, a ragion di cinque soldi el pezzo.

1524 dall'8 di genn. al 1º d'aprile.

Nota in quello si sono spesi li fiorini 50 d'oro ricievuti in tre volte, come si dirà appresso; e prima

Per conto d'un modello di legniame delle sepolture della Sagrestia di San Lorenzo che io ò a fare per papa Clemente:


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