Chapter 34

441.Sotto la lettera è scritto: «Noi Bartolomeo Bettini e compagni abiamo ricevuto da Benvenuto Ulivieri e compagni scudi sesanta sei d'oro in oro, e' quali ci pagono per messer Michelagnolo Buonaroti Simoni, e sono per la paga di gennaro e febraro e marzo prossimi passati del suo Notariato di Romagnia: auti contanti questo dì 26 d'aprile 1549 a messer Piero Nannucci .... scudi 66 d'oro in oro.»E addì xiii di giugno, scudi quaranta quatro di giuli X per ducato auti contanti per le paghe d'aprile e maggio .... sc. 44.»E addì xj di dicembre, scudi quaranta quatro di giuli auti contanti per le paghe di giugno e luglio .... sc. 44.»442.È copia del tempo, e Michelangelo il Giovane scrisse dietro: «Dettemela il cav. Pierantonio di Giulio de' Nobili.» Questa lettera, oltre la stampa fattane in Firenze dal Varchi nel 1549 e poi in Venezia nel 1564 dall'Aldo, si legge ancora nellePittoriche, vol. I, pag. 9.443.Risponde alla questione sorta allora quale delle due arti, la Scultura e la Pittura, fosse più nobile. Il Varchi, avuto il parere di varii artisti, stampò il Libretto intitolato:Due lezioni di messer Benedetto Varchi: nella prima delle qualisi dichiara un Sonetto di messer Michelagnolo Buonarroti; nella secondasi disputa quale sia più nobile arte, la Scultura o la Pittura: con una lettera d'esso Michelagnolo, et più altri eccellentissimi pittori et scultori sopra la questione sopradetta. —In Fiorenza, appresso Lorenzo Torrentino, impressor ducale. MDXLIX, in-8º.444.Stampata nellePittoriche, vol. V, pag. 48.445.Il Libretto di Benedetto Varchi, già citato, col Commento sopra il sonetto di Michelangelo:Non ha l'ottimo artista alcun concetto.446.Fu pubblicata dal Gaye, Opera citata, vol. II, pag. 426, e dal Gualandi nel vol. I, pag. 21, dellaNuova Raccolta di Lettere sulla pittura, scultura ed architettura. Bologna, 1844, in-8º.447.Intendi: le suePoesie.448.Seconda minuta della precedente.449.Cioè, le suePoesie.450.Terza minuta della medesima lettera.451.Intendi:il detto Commento al suo sonetto.452.Dal codice citato dellePoesie.453.Cioè,Poesie.454.Le lettere di Michelangiolo a Giorgio Vasari sono riferite nellaVita del Buonarroti, scritta dal Biografo aretino, e nellePittoriche. Noi le ristampiamo più corrette ed intere, servendoci di una copia che a' nostri giorni era in mano del cav. Bustelli, stata già fatta da Michelangelo il Giovane sugli originali di esse lettere, possedute allora dal cav. Giorgio Vasari il Giovane.455.Papa Giulio III si era vòlto a fare in San Pietro a Montorio una cappella di marmo con due sepolture: l'una per il cardinale Antonio Del Monte suo zio, e l'altra per Fabiano suo avolo. Il Vasari ne aveva fatti disegni e modelli, e l'opera delle sepolture era stata allogata all'Ammannato, contentandosene Michelangelo, al quale era data la cura del tutto.456.Cioè, della cappella e sepolture in San Pietro a Montorio che lavorava l'Ammannati.457.Ammannato.458.Così chiamava Michelangelo il vescovo Aliotti.459.Frammento di lettera che si legge riportato da Benvenuto Cellini nella propriaVita; che poi di nuovo fu pubblicato nelGiornale Arcadicodi Roma, tomo LVII, pag. 301, e ultimamente dal Moreni nell'Illustrazione storico-critica d'una rarissima Medaglia rappresentante Bindo Altoviti: opera di Michelangelo Buonarroti. Stampata in Firenze, per il Magheri, 1824, in-8º.460.Di questo ritratto bellissimo di bronzo parla il Cellini nella detta suaVita. Al tempo del Moreni era ancora nelle case degli Altoviti a piè di Ponte Sant'Angelo di Roma.461.Il primo figliuolo nato a Lionardo suo nipote.462.Colla lettera era il sonetto che comincia:Giunto è già il corso della vita mia.463.La pubblicò molto inesattamente per il primo il Bottari, ed è nel vol. VI dellePittoriche, pag. 40. Egli disse di averla tratta dall'originale presso gli eredi di Michelangelo, senza potere scoprire a chi fosse indirizzata. Ma che sia l'Ammannato non si può dubitare.464.Questo che segue manca in tutte le stampe.465.Delle lettere di Michelangelo al Vasari questa è pubblicata ora per la prima volta. Si trova copiata ancora nel codicetto intitolato:Copia di Poesie di Michelagnolo.466.Anche questa era inedita.467.Marinozzi da Ancona.468.Con le parole che seguono, principia il Vasari un'altra lettera di Michelangelo a lui.469.Morì a' 3 di dicembre 1555. Vedi la letteraCCLXXXIVdi questa Raccolta.470.Quel che segue non è nello stampato.471.Cellini.472.Anche questa è inedita.473.Peruzzi, architetto del Papa.474.La tavola commessa al Vasari da papa Giulio III per una cappella del Vaticano. La qual tavola, perchè non gli era stata pagata, fu poi per ordine di Pio IV fatta restituire al Vasari, e da lui mandata ad Arezzo e messa nella Pieve.475.Il libretto mandato da Cosimo Bartoli a Michelangelo ha questo titolo:Difesa della lingua fiorentina e di Dante, con le regole di far bella e numerosa la prosa: Firenze, 1566, in-4º. È opera di Carlo Lenzoni, ma avendola per morte lasciata imperfetta, fu terminata dal Giambullari: morto il quale, pervenne alle mani del Bartoli, che la mise in stampa, dedicandola al duca Cosimo.476.Michelangelo discorre di questa sua fermata nelle montagne di Spoleto, essendo in cammino per Loreto, in una lettera al nipote Lionardo del 31 d'ottobre 1556. Pare che dimorasse colà circa 40 giorni.477.Si legge nel vol. I, pag. 13, dellePittoriche.478.Figlioccio di Michelangelo.479.È inedita nelCarteggiodel duca Cosimo, Filza 460; ed è in risposta ad una del Duca dell'otto di maggio 1557, che si legge nel vol. II, pag. 418, delCarteggio inedito d'Artisti, ec., del Gaye.480.Malenotti.481.Questo modello di legname è nell'Archivio della Fabbrica di San Pietro.482.Il cardinale Rodolfo Pio da Carpi.483.È in risposta ad una del Vasari dell'otto di maggio, che si legge nellePittoriche,vol. I, pag. 6, ripetuta nel vol. VIII, pag. 45.484.Quel che segue non si legge nelle stampe passate.485.Realdo Colombo, medico celebre.486.Papa Clemente morì a' 25 di settembre 1534. Michelangelo dunque giunse in Roma a' 23 del detto mese. Ma certamente questa sua andata colà fu per pochi giorni, e anticipò di tre mesi l'ultima, la quale fu sul finire del dicembre di quell'anno medesimo, come per altri riscontri si può conoscere.487.Crede Michelangelo il Giovane che qui manchi una parola, forsescusa; ma pare che, anche senza questa, il discorso torni.488.Qui manca qualcosa, forse:non si doveva mai pigliare, o c'è di più la parolama.489.Le parole che seguono non sono negli stampati.490.Quel che segue non è nelle stampe.491.Stampata nellePittoriche, vol. I, pag. 4. Ma quivi la data è sbagliata, come nel Vasari.492.Quel che segue manca nelle stampe. Traggo questa aggiunta, come alcune correzioni nel corpo della lettera, da una copia contemporanea che è presso il cav. Giuseppe Palagi.493.Nonostante le spiegazioni da Michelangelo date al Vasari, ed il modelletto di terra mandato all'Ammannato, pure bisogna dire che la scala della Libreria di San Lorenzo, come oggi si vede, riuscì cosa alquanto lontana dal concetto e dalla intenzione del Buonarroti.494.Da una copia già presso il cav. Bustelli.495.Pare che fino dal 1549 Michelangelo fosse stato richiesto circa la forma della scala della Libreria. In una lettera di Lelio Torelli a Pier Francesco Riccio, maggiordomo del duca Cosimo, scritta di Firenze il 20 gennaio 1549 (1550), si dice:Io mando alla Signoria vostra una lettera di Michelangelo, ch'io m'havea proposto di ragionarli sopra la scala della Libreria di San Lorenzo; che havendo inteso che era così bella et nuova inventione, et che quella che hora si disegnava non riusciva, pensandomi che la Signoria vostra potesse cavar qualche costrutto di questa consideratione, mi feci dar questa lettera da ser Giovanfrancesco(Fattucci):la qual, come harà vostra Signoria operato, li piacerà rimandarmi; et della cosa farà quanto le piacerà. So che non propongo cosa ch'Ella non sappia, ma quando morì l'Ansuino(Andrea Sansovino)in quelle stanze era il modello di detta scala, et intendo ch'erano lavorate tutte le pietre, excetto il primo scaglione. (Archivio di Stato in Firenze,Carteggiodi Pier Francesco Riccio, Filza 7ª).496.Sta nel vol. I, pag. 10, dellePittoriche, e fu ripubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 18, secondo l'originale che è nelCarteggiodel duca Cosimo de' Medici, Filza 482, carte 2.497.De' cinque che ne fece, mandò quello scelto da' Deputati al Duca in Firenze, per mezzo di Tiberio Calcagni. Ma la chiesa de' Fiorentini fu poi fatta col disegno di altri.498.Pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 25. L'originale sottoscritto solamente dalla mano di Michelangelo si trova nella Filza 483, carte 797, delCarteggiodel duca Cosimo.499.Si trova nella Filza 484 del dettoCarteggiodel duca Cosimo: è scritta da altra mano, forse da Daniello Ricciarelli, e sottoscritta da Michelangelo. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 25.500.Il Vasari dipinse laGenealogia degli Deinelle stanze nuove del Palazzo Vecchio, che rispondono dalla Loggia del Grano.501.La Sala detta de' 500.502.Pubblicata nellePittoriche, vol. I, pag. 11; ma senza indicazione di data e coll'indirizzo al duca Cosimo. Circa la data, si congettura il 1560; potendo benissimo essere di qualche altro anno indietro: e circa alla persona, vedendo che è scritta ad un Monsignore, si può con ragione supporre che sia il cardinale Rodolfo Pio da Carpi, il quale si sa che fu uno de' deputati sopra il governo della Fabbrica di San Pietro. E questa lettera, o meglio spiegazione, pare che fosse dettata dal Buonarroti per risposta ad un qualche dubbio statogli mosso circa alcuna parte del suo lavoro.503.Questa lettera fa pubblicata dal Fea secondo l'originale, che egli non dice da chi posseduto, nell'operetta intitolata:Notizie intorno a Raffaele Sanzio da Urbino, ec. Roma, Poggioli, 1822, in-8º.504.Questo Pier Filippo fu per qualche tempo uno de' tutori di Michelangelo e di Francesco, figliuoli pupilli dell'Urbino.505.La vedova dell'Urbino, figliuola di Guido da Colonnello, la quale nell'anno dopo si rimaritò al dottor Giulio Brunelli da Gubbio.506.Questa bozza di lettera non è di mano di Michelangelo.507.È tra lePittoriche, nel vol. VI, pag. 43; noi la ripubblichiamo secondo una copia contemporanea.508.A lui donò Michelangelo laPietàche ruppe, che oggi è nel Duomo di Firenze.509.Non è di mano di Michelangelo, e trovasi scritta nel foglio bianco di una lettera del Vasari a Michelangelo, de' 4 di novembre 1561.510.Cesare da Castel Durante, uno de' soprastanti alla Fabbrica di San Pietro. A costui l'otto di agosto 1563, essendo a San Pietro, furono date tre pugnalate, per le quali in breve si morì.511.Pier Luigi Gaeta, che il Vasari dice giovane, ma sufficientissimo, al quale accadde, nel 1561 essendo mandato da Michelangelo a cambiare certi ducati d'oro vecchi, di esser preso e messo in prigione per sospetto che avesse avuto mano nel furto di un gran tesoro trovato in que' giorni nella vigna di Orazio Muti.512.A proposito di questa pittura, per mostrare come Michelangelo, contro l'opinione d'alcuni, la cominciasse veramente nel maggio di quell'anno, ci pare opportuno di riferire il presente documento:«A nome di Dio a dì 11 di magio 1508.»Io Piero di Iacopo Roselli maestro di murare òne ricevuto ogi questo dì 11 magio deto di sopra, da Michelagnolo Bonaroti iscultore, ducati dieci d'oro di camera per parte di isciarvare (scialbare) la vòlta di papa Sisto in ne la cappella, e ariciare e fare quelo bisognerà: che fane fare papa Giulio. E per fede del vero òne fato questa di mia propria mano questo dì sopradeto duc. 10 d'oro di camera.»A dì 24 di magio ducati quindici d'oro di camera ebi a dì deto e per lui da Francesco Granaci contanti duc. 15 d'oro di cam.»E a dì 3 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.»E a dì 10 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.»E a dì 17 di Iulio ducati dieci d'oro di camera ebi contanti da Michelagnolo detto duc. 10 d'oro di cam.»E a dì 27 di Iulio ducati trenta d'oro di camera per resto di ponte e de l'ariciato e di quelo òne fato insino a questo dì duc. 30 d'oro di cam.»513.Francesco Alidosi, vescovo di Pavia.514.Per mostrargli il modo del lavorare in fresco e d'aiutarlo.515.Pietro d'Urbano da Pistoia.516.Intendi:la sepoltura di papa Giulio.517.Pubblicato la prima volta colfac-similein litografia nelGiornale storico degli Archivi toscani, anno I, pag. 50. Firenze, Cellini, 1857, in-8º.518.Fancelli detto ilZara,del quale è stato parlato altra volta.519.Cioè, Pietro Urbano da Pistoia.520.Questi Ricordi sono scritti da Pietro Urbano.521.Il detto Fancelli.522.Di mano di Michelangelo.523.Questo conto fanno i cavatori.524.Questi che seguono sono di mano di Pietro d'Urbano.525.Pubblicato dal suo originale nelGiornale, ec.526.Il Contratto è del 15 di marzo 1518.527.Anche questo è stampato nel dettoGiornale,ec.528.L'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.529.Filippo di Bertocco, di Giorgio da Cagione, scarpellino, che abitava in Pietrasanta.530.ForteCarretto a due ruote, detto anche nizza.531.Domenico di Giovanni Bertini dettoTopolino.532.Rogato il 29 d'ottobre 1518.533.Di qui scrive Michelangelo.534.Donato Benti, scultore fiorentino.535.Comprò questo sito inVia Mozzao di San Zanobi per farvi una stanza da lavorare i suoi marmi.536.Questo Federigo Frizzi, scultore fiorentino abitante in Roma, racconciò e messe su nella chiesa della Minerva la figura di Cristo, stata guasta da Pietro Urbino.537.Ferrucci.538.Modesti.539.Giovanni. Erano denari della provvisione che gli faceva pagare papa Clemente.540.Queste prime partite del 4 d'aprile sono d'altra mano; quel che segue è scritto da Michelangelo.541.Giovanni di Baldassarre, orefice, dettoil Piloto. Lavorò per la Sagrestia di San Lorenzo la palla faccettata della cupola, e per la casa de' Medici in Via Larga fece una gelosia di rame traforata a una finestra inginocchiata disegnata da Michelangelo. Morì di ferite nel 1536.542.Intendi: il gruppo della Madonna con Gesù bambino, e Sant'Anna che è nella chiesa d'Or San Michele.543.Buonarroto, fratello di Michelangelo, morì di peste a dì 2 di luglio 1528.544.Intendi: che abitava nella Via degli Alberighi.545.Montigiani.546.Bartolommea Della Casa.547.Da Panzano, madre di Antonio Mini che stava con Michelangelo.548.Per sospetto che anch'essi fossero ammorbati.549.Buonarroto lasciò tre figliuoli: Lionardo, Simone e Francesca. Simone morì fanciullo.550.Questo conto di spese è in un foglio, dove Michelangelo aveva principiato una lettera in questo modo: «Honorando mio maggiore. In Venezia oggi questo dì dieci di settembre.»La data del principio della lettera fa supporre che due sieno state le gite di Michelangelo a Venezia: l'una sul finire dell'agosto 1529, partendosi da Ferrara dove era stato mandato a vedere le fortificazioni; e l'altra quando fuggì da Firenze il 21 di settembre. Il conto delle spese riguarda questa seconda gita, essendovi nominati il Corsini, il Mini e il Piloto, che gli furono compagni.551.Questo Ricordo è scritto da Francesco Granacci.552.Il Podere di Pozzolatico.553.Cioè, la Madonna nella sepoltura di papa Giulio in San Pietro in Vincola. Sandro dettolo Scheranofu de' Fancelli da Settignano, e nacque da Giovanni di Sandro scultore, fratello di Domenico dettoil Zara.554.Ebbe il provento di questo ufficio di Rimini, dopo che perdè l'altro del passo del Po di Piacenza.555.Fu eletto papa col nome di Paolo IV, il 23 di maggio 1555.556.IRicordiper tal conto vanno fino al luglio del 1563.557.Giovanni della Groslaye, francese, cardinale del titolo di Santa Sabina e chiamato ilCardinale di San Dionigi.È noto che il gruppo dellaPietàstette dapprima nella cappella di Santa Petronilla del vecchio San Pietro, e che poi rovinata la detta cappella nella riedificazione di quel tempio, fu trasportato nell'altra dettadella Madonna della Febbre, dove ancora si vede. Michelangelo per provvedere il marmo che gli bisognava, fu senza dubbio a Carrara; e di queste, che furono forse le sue prime gite colà, abbiamo la prova nelle seguenti due lettere del Cardinale suddetto: l'una agli Anziani di Lucca, pubblicata dal marchese Campori nelleNotizie biografiche degli Artisti della provincia di Massa: Modena, Vincenzi, 1874, in-8º, e l'altra, fino ad ora inedita, alla Repubblica di Firenze.(Archivio di Stato in Lucca.)«Magnifici ac potentes Domini tanquam fratres honorandi.— Novamente ci semo convenuti con maestroMichele AngelodiLudovicostatuario fiorentino presente latore, che ei faccia una pietra di marmo, cioè una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio, per ponere in una certa Cappella, quale noi intendemo fondare in S. Piero di Roma nel luocho di Sancta Peronella; et conferendosi lui al presente lì in quelle parti per far cavar et condurre qui li marmi a tale opera necessarij, noi confidentemente preghiamo le Signorie vostre a nostra comtemplatione li prestino ogni aiuto et favore per tal cosa, come da lui più a pieno gli sarà exposto: il che tutto reputaremo esser fatto in noi propio come in verità sarà facto: et di tal benefitio non ci scorderemo: ma achadendo che mai possiamo riservire le Signorie vostre in cosa alchuna per effecto, intenderano quanto questo haveremo hauto accepto et grato.Bene valete.«Rome, die xviii novembris 1497.«Io: tituli Sancte Sabinepresbiter CardinalisSancti Dionisij, ec.»(Archivio di Stato in Firenze.)«Excelsi ac potentes Domini tanquam fratres precipui, salutem.— Per che intendemo esser impedito a Carrara uno nostro; quale havemo mandato lì per cavare marmi et farli condure a Roma per une certa opera che intendemodomino concedentefar fare in una nostra cappella in S. Piero di Roma, ricurremo a le Signorie Vostre, pregandole vogliano scrivere per tal modo al Marchese di quello luoco, al qualeetiamnoi scrivemo, che mediante el conveniente prezo da pagarsi per dicto nostro, ogni impedimento rimoto, li lassi cavare et trasportare dicti marmi, et si degni prestarli ogni aiuto, non sia per alcuno modo turbato, o vero in longo detenuto. Il che certamente haveremo da le Signorie Vostre a gratia singulare. Et a li suoi beneplaciti sempre ce offerimo.Bene valete.Rome, die vij aprilis 1498.M. Saxoferratensis.»Da queste lettere si rileva che il lavoro era già cominciato da Michelangelo circa un anno innanzi alla presente allogazione.558.Si vede che questa dichiarazione fu fatta da Michelangelo sopra la bozza della scritta passata tra lui e il Cardinale per quest'opera innanzi la definitiva allogazione di essa.559.Questo contratto, tolto dai Rogiti di ser Francesco da Montalcino nell'Archivio de' Contratti di Siena, fu impresso la prima volta nel vol. III, pag. 19, deiDocumenti per la storia dell'Arte senese, raccolti ed illustrati dal dott. Gaetano Milanesi. Siena, Porri, 1856, in-8º.560.Andrea Fusina milanese, che aveva dato il disegno della Cappella, e lavoratone il quadro e gli ornamenti.561.È questi lo scultore fiorentino, che fu emulo del Buonarroti.562.Esiste questo strumento tra i Rogiti del Ciampelli nell'Archivio generale de' Contratti di Firenze. Noi non abbiamo creduto di riferirlo, perchè in pochi particolari differisce da quello che si leggerà più innanzi, rogato da ser Lorenzo Violi sotto il dì 11 ottobre 1504.563.Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore:Deliberazioni degli Operai dal 1496 al 1507, c. 186. Fu pubblicato dal Gaye:Carteggio inedito d'Artisti, vol. II, pag. 454. Fino dal 2 di luglio del medesimo anno gli Operai avevano pensato a far finire la statua rimasta nell'Opera male abbozzata e guasta da maestro Agostino di Antonio di Duccio, al quale l'avevano allogata il 16 d'aprile 1463; come si rileva da questa deliberazione: «Operarii deliberaverunt quod quidam homo ex marmore vocatoDavidmale abozatum et sculptum existentem in curte dicte Opere, et desiderantes talem gigantem erigi, et elevari in altum per magistros dicte Opere in pedes stare, ad hoc ut videatur per magistros in hoc expertos, si possit absolvi et finiri.» (Libro cit., a carte 36.)Insieme coll'allogazione della statua delDavidmi pare che importi di ripubblicare ancora ilPareredei principali artisti di Firenze, chiamati a proporre il miglior luogo da darsi alla detta statua. QuestoParerefu già pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 455; ma ora si dà più corretto ed intiero. A questo faranno seguito altri documenti che si riferiscono alla stessa materia.«Die 25 mensis ianuarii 1503 (s. c. 1504).»Prefati Operarii — viso qualiter statua vel seuDavidest quasi finita; et desiderantes eam locare et eidem dare locum commodum et congruum, et tale locum tempore quo debet micti et mictenda est in tali loco, esse debere locum solidum et resolidatum, ex relatoMichelangeli, magistri dictiGigantis, et Consulum Artis Lane; et desiderantes tale consilium mitti ad effectum et modum predictum; omni modo — deliberaverunt — convocari et coadunari ad hoc ut eligatur dictus (locus) infrascriptos homines et architectores — et quorum nomina sunt ista — et vulgariter notata — et eorum dicta adnotavi de verbo ad verbum:»Andrea della Robbia»Betto Buglioni [Benedetto di Giovanni Buglioni, scultore e maestro di terre cotte invetriate. Nacque nel 1469, e morì nel 1521.]»Giovanni Cornuole [Giovanni di Lorenzo dell'Opere dettodelle Corniuole. È celebre il ritratto in corniuola del Savonarola fatto da lui. Morì nel 1516.]»Vante miniatore [Vante o Attavante di Gabbriello Attavanti, nato in Firenze nel 1452. Viveva ancora nel 1512.]»L'Araldo di Palazzo [Francesco di Lorenzo Filareti.]»Giovanni piffero [Cellini, padre di Benvenuto.]»Lorenzo della Golpaia [L'autore del celebre Orologio, o meglio Planisferio.]»Bonaccorso di Bartoluccio [Ghiberti.]»Salvestro gioielliere [Del Lavacchio.]»Michelangelo orafo [Bandinelli, padre di Baccio, scultore.]»Cosimo Rosselli»Guasparre orafo [Guasparre di Simone Baldini, padre di Bernardone, orafo.]»Lodovico orafo e maestro di getti [Lodovico di Guglielmo Lotti, padre di Lorenzetto, scultore.]»El Riccio orafo [Andrea di Giovanni, dettoil Riccio.]»Gallieno ricamatore [Gallieno di Mariano.]»David dipintore [Del Ghirlandaio.]»Simone del Pollaiuolo [Il Cronaca, architetto.]»Philippo di Philippo dipintore [Filippino Lippi, pittore.]»Sandro di Botticello pittore»Giovanni alias vero Giuliano et»Antonio da San Gallo»Andrea da Monte a San Savino pittore (sic)»Chimenti del Tasso [Clemente di Francesco del Tasso, legnaiuolo.]»Francesco di Andrea Granacci»Biagio pittore [Biagio d'Antonio Tucci.]»Pietro di Cosimo pittore»Lionardo da Vinci»Pietro Perugino in Pinti pittore»Lorenzo di Credi pittore»Bernardo della Ciecha legnaiuolo. [Bernardo di Marco Renzi, intagliatore ed architetto, dettodella Cecca, perchè discepolo di Francesco d'Agnolo, chiamatola Cecca, ingegnere famoso. Morì nel 1529.](In margine è scritto):»Baccio d'Agnolo legnaiuolo, Giovanni piffero e fratello: ma questi non furono richiesti nè vennono.»Francesco da Settignano [Francesco di Stoldo Fancelli.], Chimenti scultore [Clemente di Taddeo da Santa Maria a Pontanico.].»Iacopo legnaiuolo da Santa Maria in Campo, Gio. Francesco sculptore [Rustici.].»Questi sono arroti e non furono invitati per errore.»Comparuerunt dicti omnes supranominati in audientia dicte Opere et tanquam moniti et advocati a dictis operariis ad perihendum et deponendum dictum et voluntatem, et locum dandum ubi et in quo ponenda est dicta statua; et primo narrando de verbo ad verbum que retulerunt ex ore proprio vulgariter:»Maestro Francesco, araldo della Signoria.Io ho rivolto per l'animo quello che mi possa dare el iuditio: havere due luoghi dove può sopportare tale statua: el primo dove è laIuditta; [LaGiudittadi bronzo di Donatello.] el secondo el mezo della corte del Palagio dove è ilDavidprimo;[IlDaviddi bronzo del Verrocchio.] perchè laIudittaè segno mortifero: e non sta bene, havendo noi la ✠ per insegnia et el giglio; non sta bene che la donna uccida l'uomo, et maxime essendo stata posta con chattiva chostellatione; perchè da poi en qua siete iti di male in peggio et perdèsi Pisa. EtDaviddella Corte è una figura e non è perfetta, perchè la gamba sua di drieto è sciocha. Pertanto io consiglierei che si ponesse questa statua in uno de' due luoghi; ma più tosto dovè è laIuditta.»Francesco Monciatto, legnaiuolo, rispose et disse: Io credo che tutte le cose che si fanno si fanno per qualche fine; e così credo; perchè fu fatta per mettere in su i pilastri di fuori, o sproni intorno alla chiesa [Di Santa Maria del Fiore.]. La causa di non ve la mettere, non so; e quivi a me pareva stéssi bene in ornamento della chiesa et de' Consoli. E mutato loco, io consiglio che stia bene, poi che voi vi siete levato dal primo obietto, o in Palazo, o intorno alla chiesa: e non bene resoluto, referirommi al decto d'altri, come quello che non ò bene pensato per la extremità del tempo, del luogo più congruo.»Cosimo Rosselli.Et per messer Francesco et per Francesco s'è detto bene: che credo stia bene intorno a quello Palazo. Et aveo pensato di metterlo dalle schalee della chiesa dalla mano ritta chon uno inbasamento in sul chanto di dette schalee, con uno inbasamento et ornamento alto, et quivi le metterei, secondo me.»Sandro Botticello.Cosimo à detto apunto dove a me pare esser veduto da' viandanti; et dall'altro canto con unaIuditta, o nella Loggia de' Signiori; ma piutosto in sul canto della chiesa: et quivi iudico stia bene, et esser el miglior luogo da' Lorini.»Giuliano da San Gallo.L'animo mio era vòlto in sul chanto della chiesa dove à detto Cosimo et è veduta da' viandanti: ma poi che è cosa pubblica, veduto la imperfectione del marmo, per lo essere tènero e chotto, et essendo stato all'acqua, non mi pare fussi durabile. Pertanto per questa causa ò pensato che stia bene nell'archo di mezo della Loggia de' Signori o i' nel mezo dell'archo, che si potessi andarle intorno, o dal lato drènto presso al muro nel mezo chon uno nichio nero di drieto in modo di cappelluzza: che se la mettono all'acqua verrà mancho presto: et vuole stare coperta.»Elsicondo Araldo[Angelo Manfidi, genero del primo Araldo.]. Vegho el detto di tutti e tutti a buono senso intendono per varii modi: et ricercando e luoghi rispetto a' diacci e freddi, ò examinato volere stare al coperto, e el luogo suo essere nella Loggia detta e nell'archo presso al Palazo, et quivi stare coperta et essere honorata per chonto del Palazzo; et se nell'archo di mezo si romperebbe l'ordine delle cerimonie che si fanno quivi per e' Signori e li altri magistrati. (In margine): Questo aggiunse poi dopo il detto d'ognuno all'ultimo. Et avanti che si disponghino le Magnificentie Vostre dove à stare, lo chonferiate con li Signori, perchè vi è de' buoni ingiegni.»Andreavocato elRiccio orafo. Io mi achordo dove dicie messer Francesco araldo, et quivi stare bene coperta et essere quivi più stimata et più riguardata quando fussi per essere guasta, et stare meglio al coperto et e' viandanti andare a vedere, et non tal cosa andare incontro a' viandanti et che noi e' viandanti l'andiàno a vedere, et non che la figura venghi a vedere noi.»Lorenzo della Golpaia.Io m'achordo al detto dell'Araldo di sopra e del Riccio e di Giuliano da San Gallo.»Biagio dipintore.Io credo che saviamente sia detto et io sono di questo parere, che meglio sia dove à detto Giuliano, mettendola tanto drento non guasti le cerimonie delli uffici si fanno in nella Loggia o veramente in su le schalee.»Bernardo di Marcho.Io mi appicho a Giuliano da San Gallo ed a me pare buona ragione, et vonne chon detto Giuliano per le ragioni da lui dette.»Leonardo di ser Piero da Vinci.Io confermo che stia nella Loggia dove à dètto detto Giuliano in su el muricciuolo, dove s'appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente e in modo non guasti le cerimonie delli uffici.»Salvestro.E' s'è parlato e preso tutti i luoghi et che le siano tal cose vedute et dette. Credo che quello che l'à facta sia per darle miglior luogo. Io per me mi stimo intorno al Palazo stare meglio, e che quello che l'à facta niente di mancho, come ò detto, sappia meglio el luogo che nissuno, per l'aria e modo della figura.»Philippo di Philippo.Io (sic) per tutti è stato detto benissimo, et credo che el maestro habia miglior luogo et più lungamente pensato el luogo e da lui s'intenda, confirmando el detto tutto di chi à parlato: che saviamente si è detto.»Gallieno richamatore.A me, secondo mio ingiegno e veduto la qualità della statua, disegno stia bene dove è el lione di Piaza chon uno inbasamento in ornamento: el quale luogo a tal statua è conveniente, e el lione mettendo allato alla porta del Palazo in sul chanto del muricciuolo.»David dipintore.A me pare che Gallieno habia detto el luogo tanto degnio quanto altro luogo, et quello sia el luogo congruo et commodo: et porre el lione altrove dove à detto, o in altro luogo dove meglio fussi iudicato.»Antonio legnaiuolo da San Gallo.Se el marmo non fussi tènero, el luogo del lione è buono luogo: ma non credo fussi sopportato, essendo stato quivi lungo tempo. Pertanto essendo el marmo tènero, mi pare di darli luogo nella Loggia: e se non fussi così, in sulla strada e' viandanti durino faticha a vederla insino quivi.»Michelangelo orafo.Questi savi hano bene detto et maxime Giuliano da San Gallo. A me pare che el luogo della Loggia sia buono; e se quello non piacesse, nel mezo della sala del Consiglio.»Giovanni piffero.Poichè vegho la existimatione vostra, io confermerei el detto di Giuliano, se si vedesse tutta: ma non si vede tutta: ma e' s'à pensare alla ragione, all'aria, alla apertura, alla pariete et al tecto: pertanto bisognia andarle intorno: et dall'altro lato potrebbe uno tristo darle chon uno stangone. Mi pare sia bene nella corte del Palazo, dove dixe messer Francesco araldo, et sarà grande conforto allo autore, essendo in luogo degnio di tale statua.»Giovanni Cornuole.Io ero vòlto a metterla dove è el lione, ma non haveo pensato el marmo essere tènero et havere a esser guasto dall'acqua et freddi: pertanto io iudico che stia bene nella Loggia, dove Giuliano da San Gallo à detto.»Guasparre di Simone.A me pareva metterla in sulla piaza di San Giovanni: ma a me pare la Loggia più comodo luogo, poichè è tènera.»Pietro di Cosimo dipintore.Io confirmo el decto di Giuliano da San Gallo et più che se ne achordi quello che l'à facta, che lui sa meglio come vuole stare.»Li altri sopra nominati e richiesti chol detto loro per più brevità qui non si scripsono. Ma el detto loro fu che si riferirono al decto di quelli di sopra et a chi uno et chi a un altro de' sopra detti sanza discrepanza.» (Libro detto delle Deliberazioni degli Operai di Santa Maria del Fiore, c. 71 e segg.)«Die 25 februarii 1501 (s. c. 1502).»Spectabiles viri Consules Artis Lane — deliberaverunt quod Operarii possint dareMichelangelo de Bonarrotissculptori flor. 400 largos de auro in auro proGiganteincepto per eum, computatos (sic) id quod habuit usque nunc, et quod possint sibi dare fioren. sex largos pro mense, donec fuerit finitum; et teneatur eum complevisse ad minus infra duos annos ab hodie ita quod in effectu possint expendere usque ad integram perfectionem dictiGigantisflor. 400 largos de auro in auro.» (Librocit., a c. 41 tergo.)«Die 28 dicti mensis.»Prefati Operarii — visa dicta deliberatione facta sub dicta die 25 februarii presentis, per predictos — spectabiles — Consules, ut supra, de declarando per dictos Operarios salarium dictiMichelangeli de Bonarrotis, et quod possint dicti Operarii declarare et facere dictam mercedem et salarium; et audita petitione tam facta per dictumMichelangelum,quam voluntate dictorum Consulum; vigore auctoritatis predicte, declaraverunt dictum pretium et mercedem dictiMichelangelipro faciendo et conficiendo plene et perfecte dictumGigantemseuDavid, existentem in dicta Opera et iam semifactum per dictumMichelangelum, fuisse et esse floren. 400 largorum de auro in aurum, et eidem dictam summam persolvendam per camerarium dicte Opere, finito dictoGigante, et cum salario quolibet mense, prout alias per dictos Consules factum fuit — et usque ad dictum tempus et perfectionis (sic) dictiGigantis— computatis in dictam summam flor. 400, id quod tunc habuisset vel habuerit.» (Librocit., a c. 42 e 42 tergo.)«Die xxviij mensis maii 1504.»Item dicti domini — deliberaverunt quod statua marmoreaGigantisad presens in eorum platea existens collocetur et ponatur in eo loco in quo ad presens est aerea statuaIuditante portam eorum Palatii, et propterea illaIuditexinde removeatur.»Item — deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus viris Operariis Opere sancte Marie Floris de Florentia, quatenus quam citius fieri potest, iumptibus tamen et expensis dicte opere, ordinent et provideant magistros et manovales ac lignamina et omnia alia opportunos et opportuna ad conducendum et collocandum statuam marmoream in platea dictorum dominorum existentem ad locum et in loco in quo collocari debet.» (Deliberazioni de' Signori e Collegi del 1503-1504, c. 49.)«Die xj iunii 1504.»Deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus Operaris Opere sancte Marie Floris de Florentia quatenus sumptibus et expensis dicte Opere quam citius fieri potest facere faciant basam marmoream subtus et circum circa pedes gigantis ad presens ante portam eorum palatii existentis modo et forma et prout designabitur perSimonem del PollaiuoloetAntonium de Sancto Gallo, architectores florentinos.» (Deliberazionidette, a c. 52.)564.Libro delleDeliberazioni de' Signori e Collegi del 1501 e 1502, n. 94, a c. 89 t. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 55.565.Questa statua di bronzo era destinata, come è noto, a Monsignor di Nemours, chiamato ilMarescial di Gie; ma, dopochè egli cadde dalla grazia del Re di Francia, fu dalla Repubblica mandata a donare al segretario Robertet.566.Anche questa allogazione fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 473. Noi la riproduciamo corretta ed ampliata secondo che sta nel libro originale delleDeliberazioni degli Operai di Santa Maria del Fiore dal 1496 al 1507. Si sa che di queste dodici statue di Apostoli, Michelangelo cominciò solamente quella delSan Matteo, la quale appena in parte abbozzata, rimasta per tre secoli nell'Opera, fu a' nostri giorni trasportata nell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.567.Fatte da Bicci di Lorenzo, pittore fiorentino.568.Qui manca un verso.569.Questo contratto è tra i Rogiti di ser Lorenzo Violi, e fu pubblicato la prima volta da Domenico Maria Manni nell'opuscolo:Addizioni necessarie alle Vite de' due celebri statuarii Michelagnolo Buonarroti e Pietro Tacca.— In Firenze, MDCCCLXXIV, nella stamperia di Pietro Gaetano Viviani, in-8º. — Ma delle quindici statue Michelangelo pare non ne facesse che quattro, cioèSan Pietro,San Paolo,San PioeSan Gregorio, oltre l'aver riformato e perfezionato ilSan Francescocominciato da Pietro Torrigiano. Chi poi facesse l'altre statue, che pur si vedono nella cappella Piccolomini, è ignoto. Restò Michelangelo tuttavia debitore di cento scudi anticipatigli dal cardinale Francesco, secondo i patti della prima convenzione, i quali Anton Maria Piccolomini cedè nel 1537 a Paolo Panciatichi da Pistoia.570.Lo strumento è tra i Rogiti di ser Pandolfo Ghirlanda da Carrara, e fu pubblicato da Carlo Frediani nelRagionamento storico su le diverse gite fatte a Carrara da Michelangiolo Buonarroti, Massa, pei Fratelli Frediani, 1837, in-8º. Questo e gli altri si dànno secondo la lezione del Frediani.571.Baccio da Montelupo.572.De' Fancelli.573.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.574.Questa si può chiamare la seconda convenzione per conto della sepoltura di papa Giulio, essendochè un'altra ne fece con Michelangelo il medesimo Papa, mentre viveva.575.Il volgarizzamento è fatto dal notaro Francesco Vigorosi, e copiato da Michelangelo.576.È di mano di Michelangelo.577.Muratore ed architetto fiorentino.578.Seguono notati dalla mano di maestro Antonio i pagamenti fattigli da Michelangelo per questo conto dal 9 di luglio 1513 al 25 d'aprile del 1514 che sommano a ducati 339 di carlini.579.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Antonio Cortile.580.È di mano di Michelangiolo.581.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Calvano Parlontiotto.582.È di mano di Michelangelo.583.Fancelli.584.Era da Pisa e fu discepolo di maestro Domenico, il quale lo condusse seco, allorchè andò a lavorare in Spagna, e morendo colà lo fece erede di tutte le masserizie dell'arte sua.585.Anche questo è di mano di Michelangelo.586.Raffaello di Niccolò di Lorenzo Mazzocchi, matricolato all'Arte de' maestri di pietra. Le sue memorie vanno fino al 1525.587.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.588.È di mano di Michelangelo.589.Mancano le sottoscrizioni.590.È di mano di Michelangelo.591.Anche questo è di mano di Michelangelo.592.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.593.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.594.È originale.595.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.596.Anche questo si legge nel citato Opuscolo del Frediani.597.Uno de' due originali del presente contratto era un tempo nelle mani del prof. Achille Gennarelli.598.Pubblicato da Vincenzo Santini nel vol. V, pag. 216, de'Commentarii storici sulla Versilia centrale: Pisa, Pieraccini, 1863, in-8º, e riscontrato coll'originale nei Protocolli di ser Giovanni Della Badessa.599.Dai Rogiti di ser Giovanni Bertoni. Di questo contratto è una copia nell'Archivio Buonarroti.600.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Protocolli di ser Lionardo Lombardelli.601.Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa, di Pietrasanta: Protocollo del 1518 e 1519, c. 130, nelloArchivio de' Contratti di Firenze. Si legge ancora nell'Op. cit. del Santini, vol. V, pag. 221.602.Quel che segue è scritto da Michelangelo.603.Archiviodetto, da' Rogiti di ser Giovanni Della Badessa: Protocollo del 1518 e 1519, c. 199.604.Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 23.605.Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 52.606.Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa da Pietrasanta: Protocollo del 1519.607.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Lionardo Lombardelli.608.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Niccolò Parlontiotto.609.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Niccolò Parlontiotto.610.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Pandolfo Ghirlanda.611.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Girolamo Ghirlanda.612.Deliberazioni della Signoria di Firenze dal 1527 al 1528, vol. CXCII. Fu pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 88. È noto poi che questo marmo fu dato a Baccio Bandinelli, il quale ne cavò il gruppo d'Ercole e Cacco, tanto biasimato a' suoi giorni, che si vede in Piazza della Signoria.613.La elezione di Michelangelo a fortificare Firenze fu per la prima volta pubblicata nelGiornale Storico degli Archivi Toscani, vol. II, anno 1858, pag. 66, traendola dalLibro di Stanziamenti e Condotte de' Dieci dall'anno 1527 al 1529. Da questo documento si prova che Michelangelo anche avanti aveva prestato gratuitamente l'opera sua nelle fortificazioni della città.614.Vero è che Michelangelo non si trovò presente a questo contratto, come egli stesso dichiara nella sua lettera, che è laCDXXXV, a pag. 489 e segg., di questa Raccolta.615.Mancano le sottoscrizioni.616.Pubblicato dal canonico Moreni nella Prefazione all'Idea della perfezione della pittura, di Rolando Freart, tradotta dal francese da Anton Maria Salvini. Firenze, Carli, 1809, in-8º.617.Forse Iacopo Del Duca, scultore siciliano.618.È questi l'Urbino, servitore di Michelangelo. Dal presente contratto apparisce che egli per sua professione era scarpellino, e forse Michelangelo ebbe occasione di conoscerlo e servirsi di lui fin da quando fermò la sua dimora in Roma; il che fu nel dicembre del 1533, come è stato detto altrove.619.Pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. I, pag. 295.620.Nell'originale seguono le firme.621.Anche questo è pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 296.622.Figliuolo di quel Donato Benti, scultore fiorentino, più volte nominato.

441.Sotto la lettera è scritto: «Noi Bartolomeo Bettini e compagni abiamo ricevuto da Benvenuto Ulivieri e compagni scudi sesanta sei d'oro in oro, e' quali ci pagono per messer Michelagnolo Buonaroti Simoni, e sono per la paga di gennaro e febraro e marzo prossimi passati del suo Notariato di Romagnia: auti contanti questo dì 26 d'aprile 1549 a messer Piero Nannucci .... scudi 66 d'oro in oro.

»E addì xiii di giugno, scudi quaranta quatro di giuli X per ducato auti contanti per le paghe d'aprile e maggio .... sc. 44.

»E addì xj di dicembre, scudi quaranta quatro di giuli auti contanti per le paghe di giugno e luglio .... sc. 44.»

442.È copia del tempo, e Michelangelo il Giovane scrisse dietro: «Dettemela il cav. Pierantonio di Giulio de' Nobili.» Questa lettera, oltre la stampa fattane in Firenze dal Varchi nel 1549 e poi in Venezia nel 1564 dall'Aldo, si legge ancora nellePittoriche, vol. I, pag. 9.

443.Risponde alla questione sorta allora quale delle due arti, la Scultura e la Pittura, fosse più nobile. Il Varchi, avuto il parere di varii artisti, stampò il Libretto intitolato:Due lezioni di messer Benedetto Varchi: nella prima delle qualisi dichiara un Sonetto di messer Michelagnolo Buonarroti; nella secondasi disputa quale sia più nobile arte, la Scultura o la Pittura: con una lettera d'esso Michelagnolo, et più altri eccellentissimi pittori et scultori sopra la questione sopradetta. —In Fiorenza, appresso Lorenzo Torrentino, impressor ducale. MDXLIX, in-8º.

444.Stampata nellePittoriche, vol. V, pag. 48.

445.Il Libretto di Benedetto Varchi, già citato, col Commento sopra il sonetto di Michelangelo:Non ha l'ottimo artista alcun concetto.

446.Fu pubblicata dal Gaye, Opera citata, vol. II, pag. 426, e dal Gualandi nel vol. I, pag. 21, dellaNuova Raccolta di Lettere sulla pittura, scultura ed architettura. Bologna, 1844, in-8º.

447.Intendi: le suePoesie.

448.Seconda minuta della precedente.

449.Cioè, le suePoesie.

450.Terza minuta della medesima lettera.

451.Intendi:il detto Commento al suo sonetto.

452.Dal codice citato dellePoesie.

453.Cioè,Poesie.

454.Le lettere di Michelangiolo a Giorgio Vasari sono riferite nellaVita del Buonarroti, scritta dal Biografo aretino, e nellePittoriche. Noi le ristampiamo più corrette ed intere, servendoci di una copia che a' nostri giorni era in mano del cav. Bustelli, stata già fatta da Michelangelo il Giovane sugli originali di esse lettere, possedute allora dal cav. Giorgio Vasari il Giovane.

455.Papa Giulio III si era vòlto a fare in San Pietro a Montorio una cappella di marmo con due sepolture: l'una per il cardinale Antonio Del Monte suo zio, e l'altra per Fabiano suo avolo. Il Vasari ne aveva fatti disegni e modelli, e l'opera delle sepolture era stata allogata all'Ammannato, contentandosene Michelangelo, al quale era data la cura del tutto.

456.Cioè, della cappella e sepolture in San Pietro a Montorio che lavorava l'Ammannati.

457.Ammannato.

458.Così chiamava Michelangelo il vescovo Aliotti.

459.Frammento di lettera che si legge riportato da Benvenuto Cellini nella propriaVita; che poi di nuovo fu pubblicato nelGiornale Arcadicodi Roma, tomo LVII, pag. 301, e ultimamente dal Moreni nell'Illustrazione storico-critica d'una rarissima Medaglia rappresentante Bindo Altoviti: opera di Michelangelo Buonarroti. Stampata in Firenze, per il Magheri, 1824, in-8º.

460.Di questo ritratto bellissimo di bronzo parla il Cellini nella detta suaVita. Al tempo del Moreni era ancora nelle case degli Altoviti a piè di Ponte Sant'Angelo di Roma.

461.Il primo figliuolo nato a Lionardo suo nipote.

462.Colla lettera era il sonetto che comincia:Giunto è già il corso della vita mia.

463.La pubblicò molto inesattamente per il primo il Bottari, ed è nel vol. VI dellePittoriche, pag. 40. Egli disse di averla tratta dall'originale presso gli eredi di Michelangelo, senza potere scoprire a chi fosse indirizzata. Ma che sia l'Ammannato non si può dubitare.

464.Questo che segue manca in tutte le stampe.

465.Delle lettere di Michelangelo al Vasari questa è pubblicata ora per la prima volta. Si trova copiata ancora nel codicetto intitolato:Copia di Poesie di Michelagnolo.

466.Anche questa era inedita.

467.Marinozzi da Ancona.

468.Con le parole che seguono, principia il Vasari un'altra lettera di Michelangelo a lui.

469.Morì a' 3 di dicembre 1555. Vedi la letteraCCLXXXIVdi questa Raccolta.

470.Quel che segue non è nello stampato.

471.Cellini.

472.Anche questa è inedita.

473.Peruzzi, architetto del Papa.

474.La tavola commessa al Vasari da papa Giulio III per una cappella del Vaticano. La qual tavola, perchè non gli era stata pagata, fu poi per ordine di Pio IV fatta restituire al Vasari, e da lui mandata ad Arezzo e messa nella Pieve.

475.Il libretto mandato da Cosimo Bartoli a Michelangelo ha questo titolo:Difesa della lingua fiorentina e di Dante, con le regole di far bella e numerosa la prosa: Firenze, 1566, in-4º. È opera di Carlo Lenzoni, ma avendola per morte lasciata imperfetta, fu terminata dal Giambullari: morto il quale, pervenne alle mani del Bartoli, che la mise in stampa, dedicandola al duca Cosimo.

476.Michelangelo discorre di questa sua fermata nelle montagne di Spoleto, essendo in cammino per Loreto, in una lettera al nipote Lionardo del 31 d'ottobre 1556. Pare che dimorasse colà circa 40 giorni.

477.Si legge nel vol. I, pag. 13, dellePittoriche.

478.Figlioccio di Michelangelo.

479.È inedita nelCarteggiodel duca Cosimo, Filza 460; ed è in risposta ad una del Duca dell'otto di maggio 1557, che si legge nel vol. II, pag. 418, delCarteggio inedito d'Artisti, ec., del Gaye.

480.Malenotti.

481.Questo modello di legname è nell'Archivio della Fabbrica di San Pietro.

482.Il cardinale Rodolfo Pio da Carpi.

483.È in risposta ad una del Vasari dell'otto di maggio, che si legge nellePittoriche,vol. I, pag. 6, ripetuta nel vol. VIII, pag. 45.

484.Quel che segue non si legge nelle stampe passate.

485.Realdo Colombo, medico celebre.

486.Papa Clemente morì a' 25 di settembre 1534. Michelangelo dunque giunse in Roma a' 23 del detto mese. Ma certamente questa sua andata colà fu per pochi giorni, e anticipò di tre mesi l'ultima, la quale fu sul finire del dicembre di quell'anno medesimo, come per altri riscontri si può conoscere.

487.Crede Michelangelo il Giovane che qui manchi una parola, forsescusa; ma pare che, anche senza questa, il discorso torni.

488.Qui manca qualcosa, forse:non si doveva mai pigliare, o c'è di più la parolama.

489.Le parole che seguono non sono negli stampati.

490.Quel che segue non è nelle stampe.

491.Stampata nellePittoriche, vol. I, pag. 4. Ma quivi la data è sbagliata, come nel Vasari.

492.Quel che segue manca nelle stampe. Traggo questa aggiunta, come alcune correzioni nel corpo della lettera, da una copia contemporanea che è presso il cav. Giuseppe Palagi.

493.Nonostante le spiegazioni da Michelangelo date al Vasari, ed il modelletto di terra mandato all'Ammannato, pure bisogna dire che la scala della Libreria di San Lorenzo, come oggi si vede, riuscì cosa alquanto lontana dal concetto e dalla intenzione del Buonarroti.

494.Da una copia già presso il cav. Bustelli.

495.Pare che fino dal 1549 Michelangelo fosse stato richiesto circa la forma della scala della Libreria. In una lettera di Lelio Torelli a Pier Francesco Riccio, maggiordomo del duca Cosimo, scritta di Firenze il 20 gennaio 1549 (1550), si dice:Io mando alla Signoria vostra una lettera di Michelangelo, ch'io m'havea proposto di ragionarli sopra la scala della Libreria di San Lorenzo; che havendo inteso che era così bella et nuova inventione, et che quella che hora si disegnava non riusciva, pensandomi che la Signoria vostra potesse cavar qualche costrutto di questa consideratione, mi feci dar questa lettera da ser Giovanfrancesco(Fattucci):la qual, come harà vostra Signoria operato, li piacerà rimandarmi; et della cosa farà quanto le piacerà. So che non propongo cosa ch'Ella non sappia, ma quando morì l'Ansuino(Andrea Sansovino)in quelle stanze era il modello di detta scala, et intendo ch'erano lavorate tutte le pietre, excetto il primo scaglione. (Archivio di Stato in Firenze,Carteggiodi Pier Francesco Riccio, Filza 7ª).

496.Sta nel vol. I, pag. 10, dellePittoriche, e fu ripubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 18, secondo l'originale che è nelCarteggiodel duca Cosimo de' Medici, Filza 482, carte 2.

497.De' cinque che ne fece, mandò quello scelto da' Deputati al Duca in Firenze, per mezzo di Tiberio Calcagni. Ma la chiesa de' Fiorentini fu poi fatta col disegno di altri.

498.Pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 25. L'originale sottoscritto solamente dalla mano di Michelangelo si trova nella Filza 483, carte 797, delCarteggiodel duca Cosimo.

499.Si trova nella Filza 484 del dettoCarteggiodel duca Cosimo: è scritta da altra mano, forse da Daniello Ricciarelli, e sottoscritta da Michelangelo. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. III, pag. 25.

500.Il Vasari dipinse laGenealogia degli Deinelle stanze nuove del Palazzo Vecchio, che rispondono dalla Loggia del Grano.

501.La Sala detta de' 500.

502.Pubblicata nellePittoriche, vol. I, pag. 11; ma senza indicazione di data e coll'indirizzo al duca Cosimo. Circa la data, si congettura il 1560; potendo benissimo essere di qualche altro anno indietro: e circa alla persona, vedendo che è scritta ad un Monsignore, si può con ragione supporre che sia il cardinale Rodolfo Pio da Carpi, il quale si sa che fu uno de' deputati sopra il governo della Fabbrica di San Pietro. E questa lettera, o meglio spiegazione, pare che fosse dettata dal Buonarroti per risposta ad un qualche dubbio statogli mosso circa alcuna parte del suo lavoro.

503.Questa lettera fa pubblicata dal Fea secondo l'originale, che egli non dice da chi posseduto, nell'operetta intitolata:Notizie intorno a Raffaele Sanzio da Urbino, ec. Roma, Poggioli, 1822, in-8º.

504.Questo Pier Filippo fu per qualche tempo uno de' tutori di Michelangelo e di Francesco, figliuoli pupilli dell'Urbino.

505.La vedova dell'Urbino, figliuola di Guido da Colonnello, la quale nell'anno dopo si rimaritò al dottor Giulio Brunelli da Gubbio.

506.Questa bozza di lettera non è di mano di Michelangelo.

507.È tra lePittoriche, nel vol. VI, pag. 43; noi la ripubblichiamo secondo una copia contemporanea.

508.A lui donò Michelangelo laPietàche ruppe, che oggi è nel Duomo di Firenze.

509.Non è di mano di Michelangelo, e trovasi scritta nel foglio bianco di una lettera del Vasari a Michelangelo, de' 4 di novembre 1561.

510.Cesare da Castel Durante, uno de' soprastanti alla Fabbrica di San Pietro. A costui l'otto di agosto 1563, essendo a San Pietro, furono date tre pugnalate, per le quali in breve si morì.

511.Pier Luigi Gaeta, che il Vasari dice giovane, ma sufficientissimo, al quale accadde, nel 1561 essendo mandato da Michelangelo a cambiare certi ducati d'oro vecchi, di esser preso e messo in prigione per sospetto che avesse avuto mano nel furto di un gran tesoro trovato in que' giorni nella vigna di Orazio Muti.

512.A proposito di questa pittura, per mostrare come Michelangelo, contro l'opinione d'alcuni, la cominciasse veramente nel maggio di quell'anno, ci pare opportuno di riferire il presente documento:

«A nome di Dio a dì 11 di magio 1508.

»Io Piero di Iacopo Roselli maestro di murare òne ricevuto ogi questo dì 11 magio deto di sopra, da Michelagnolo Bonaroti iscultore, ducati dieci d'oro di camera per parte di isciarvare (scialbare) la vòlta di papa Sisto in ne la cappella, e ariciare e fare quelo bisognerà: che fane fare papa Giulio. E per fede del vero òne fato questa di mia propria mano questo dì sopradeto duc. 10 d'oro di camera.

»A dì 24 di magio ducati quindici d'oro di camera ebi a dì deto e per lui da Francesco Granaci contanti duc. 15 d'oro di cam.

»E a dì 3 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 10 di gugnio ducati dieci d'oro di camera per lui da Francesco Granaci ebi contanti duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 17 di Iulio ducati dieci d'oro di camera ebi contanti da Michelagnolo detto duc. 10 d'oro di cam.

»E a dì 27 di Iulio ducati trenta d'oro di camera per resto di ponte e de l'ariciato e di quelo òne fato insino a questo dì duc. 30 d'oro di cam.»

513.Francesco Alidosi, vescovo di Pavia.

514.Per mostrargli il modo del lavorare in fresco e d'aiutarlo.

515.Pietro d'Urbano da Pistoia.

516.Intendi:la sepoltura di papa Giulio.

517.Pubblicato la prima volta colfac-similein litografia nelGiornale storico degli Archivi toscani, anno I, pag. 50. Firenze, Cellini, 1857, in-8º.

518.Fancelli detto ilZara,del quale è stato parlato altra volta.

519.Cioè, Pietro Urbano da Pistoia.

520.Questi Ricordi sono scritti da Pietro Urbano.

521.Il detto Fancelli.

522.Di mano di Michelangelo.

523.Questo conto fanno i cavatori.

524.Questi che seguono sono di mano di Pietro d'Urbano.

525.Pubblicato dal suo originale nelGiornale, ec.

526.Il Contratto è del 15 di marzo 1518.

527.Anche questo è stampato nel dettoGiornale,ec.

528.L'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

529.Filippo di Bertocco, di Giorgio da Cagione, scarpellino, che abitava in Pietrasanta.

530.ForteCarretto a due ruote, detto anche nizza.

531.Domenico di Giovanni Bertini dettoTopolino.

532.Rogato il 29 d'ottobre 1518.

533.Di qui scrive Michelangelo.

534.Donato Benti, scultore fiorentino.

535.Comprò questo sito inVia Mozzao di San Zanobi per farvi una stanza da lavorare i suoi marmi.

536.Questo Federigo Frizzi, scultore fiorentino abitante in Roma, racconciò e messe su nella chiesa della Minerva la figura di Cristo, stata guasta da Pietro Urbino.

537.Ferrucci.

538.Modesti.

539.Giovanni. Erano denari della provvisione che gli faceva pagare papa Clemente.

540.Queste prime partite del 4 d'aprile sono d'altra mano; quel che segue è scritto da Michelangelo.

541.Giovanni di Baldassarre, orefice, dettoil Piloto. Lavorò per la Sagrestia di San Lorenzo la palla faccettata della cupola, e per la casa de' Medici in Via Larga fece una gelosia di rame traforata a una finestra inginocchiata disegnata da Michelangelo. Morì di ferite nel 1536.

542.Intendi: il gruppo della Madonna con Gesù bambino, e Sant'Anna che è nella chiesa d'Or San Michele.

543.Buonarroto, fratello di Michelangelo, morì di peste a dì 2 di luglio 1528.

544.Intendi: che abitava nella Via degli Alberighi.

545.Montigiani.

546.Bartolommea Della Casa.

547.Da Panzano, madre di Antonio Mini che stava con Michelangelo.

548.Per sospetto che anch'essi fossero ammorbati.

549.Buonarroto lasciò tre figliuoli: Lionardo, Simone e Francesca. Simone morì fanciullo.

550.Questo conto di spese è in un foglio, dove Michelangelo aveva principiato una lettera in questo modo: «Honorando mio maggiore. In Venezia oggi questo dì dieci di settembre.»

La data del principio della lettera fa supporre che due sieno state le gite di Michelangelo a Venezia: l'una sul finire dell'agosto 1529, partendosi da Ferrara dove era stato mandato a vedere le fortificazioni; e l'altra quando fuggì da Firenze il 21 di settembre. Il conto delle spese riguarda questa seconda gita, essendovi nominati il Corsini, il Mini e il Piloto, che gli furono compagni.

551.Questo Ricordo è scritto da Francesco Granacci.

552.Il Podere di Pozzolatico.

553.Cioè, la Madonna nella sepoltura di papa Giulio in San Pietro in Vincola. Sandro dettolo Scheranofu de' Fancelli da Settignano, e nacque da Giovanni di Sandro scultore, fratello di Domenico dettoil Zara.

554.Ebbe il provento di questo ufficio di Rimini, dopo che perdè l'altro del passo del Po di Piacenza.

555.Fu eletto papa col nome di Paolo IV, il 23 di maggio 1555.

556.IRicordiper tal conto vanno fino al luglio del 1563.

557.Giovanni della Groslaye, francese, cardinale del titolo di Santa Sabina e chiamato ilCardinale di San Dionigi.

È noto che il gruppo dellaPietàstette dapprima nella cappella di Santa Petronilla del vecchio San Pietro, e che poi rovinata la detta cappella nella riedificazione di quel tempio, fu trasportato nell'altra dettadella Madonna della Febbre, dove ancora si vede. Michelangelo per provvedere il marmo che gli bisognava, fu senza dubbio a Carrara; e di queste, che furono forse le sue prime gite colà, abbiamo la prova nelle seguenti due lettere del Cardinale suddetto: l'una agli Anziani di Lucca, pubblicata dal marchese Campori nelleNotizie biografiche degli Artisti della provincia di Massa: Modena, Vincenzi, 1874, in-8º, e l'altra, fino ad ora inedita, alla Repubblica di Firenze.

(Archivio di Stato in Lucca.)

«Magnifici ac potentes Domini tanquam fratres honorandi.— Novamente ci semo convenuti con maestroMichele AngelodiLudovicostatuario fiorentino presente latore, che ei faccia una pietra di marmo, cioè una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio, per ponere in una certa Cappella, quale noi intendemo fondare in S. Piero di Roma nel luocho di Sancta Peronella; et conferendosi lui al presente lì in quelle parti per far cavar et condurre qui li marmi a tale opera necessarij, noi confidentemente preghiamo le Signorie vostre a nostra comtemplatione li prestino ogni aiuto et favore per tal cosa, come da lui più a pieno gli sarà exposto: il che tutto reputaremo esser fatto in noi propio come in verità sarà facto: et di tal benefitio non ci scorderemo: ma achadendo che mai possiamo riservire le Signorie vostre in cosa alchuna per effecto, intenderano quanto questo haveremo hauto accepto et grato.Bene valete.

«Rome, die xviii novembris 1497.

«Io: tituli Sancte Sabinepresbiter CardinalisSancti Dionisij, ec.»

(Archivio di Stato in Firenze.)

«Excelsi ac potentes Domini tanquam fratres precipui, salutem.— Per che intendemo esser impedito a Carrara uno nostro; quale havemo mandato lì per cavare marmi et farli condure a Roma per une certa opera che intendemodomino concedentefar fare in una nostra cappella in S. Piero di Roma, ricurremo a le Signorie Vostre, pregandole vogliano scrivere per tal modo al Marchese di quello luoco, al qualeetiamnoi scrivemo, che mediante el conveniente prezo da pagarsi per dicto nostro, ogni impedimento rimoto, li lassi cavare et trasportare dicti marmi, et si degni prestarli ogni aiuto, non sia per alcuno modo turbato, o vero in longo detenuto. Il che certamente haveremo da le Signorie Vostre a gratia singulare. Et a li suoi beneplaciti sempre ce offerimo.Bene valete.

Rome, die vij aprilis 1498.

M. Saxoferratensis.»

Da queste lettere si rileva che il lavoro era già cominciato da Michelangelo circa un anno innanzi alla presente allogazione.

558.Si vede che questa dichiarazione fu fatta da Michelangelo sopra la bozza della scritta passata tra lui e il Cardinale per quest'opera innanzi la definitiva allogazione di essa.

559.Questo contratto, tolto dai Rogiti di ser Francesco da Montalcino nell'Archivio de' Contratti di Siena, fu impresso la prima volta nel vol. III, pag. 19, deiDocumenti per la storia dell'Arte senese, raccolti ed illustrati dal dott. Gaetano Milanesi. Siena, Porri, 1856, in-8º.

560.Andrea Fusina milanese, che aveva dato il disegno della Cappella, e lavoratone il quadro e gli ornamenti.

561.È questi lo scultore fiorentino, che fu emulo del Buonarroti.

562.Esiste questo strumento tra i Rogiti del Ciampelli nell'Archivio generale de' Contratti di Firenze. Noi non abbiamo creduto di riferirlo, perchè in pochi particolari differisce da quello che si leggerà più innanzi, rogato da ser Lorenzo Violi sotto il dì 11 ottobre 1504.

563.Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore:Deliberazioni degli Operai dal 1496 al 1507, c. 186. Fu pubblicato dal Gaye:Carteggio inedito d'Artisti, vol. II, pag. 454. Fino dal 2 di luglio del medesimo anno gli Operai avevano pensato a far finire la statua rimasta nell'Opera male abbozzata e guasta da maestro Agostino di Antonio di Duccio, al quale l'avevano allogata il 16 d'aprile 1463; come si rileva da questa deliberazione: «Operarii deliberaverunt quod quidam homo ex marmore vocatoDavidmale abozatum et sculptum existentem in curte dicte Opere, et desiderantes talem gigantem erigi, et elevari in altum per magistros dicte Opere in pedes stare, ad hoc ut videatur per magistros in hoc expertos, si possit absolvi et finiri.» (Libro cit., a carte 36.)

Insieme coll'allogazione della statua delDavidmi pare che importi di ripubblicare ancora ilPareredei principali artisti di Firenze, chiamati a proporre il miglior luogo da darsi alla detta statua. QuestoParerefu già pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 455; ma ora si dà più corretto ed intiero. A questo faranno seguito altri documenti che si riferiscono alla stessa materia.

«Die 25 mensis ianuarii 1503 (s. c. 1504).

»Prefati Operarii — viso qualiter statua vel seuDavidest quasi finita; et desiderantes eam locare et eidem dare locum commodum et congruum, et tale locum tempore quo debet micti et mictenda est in tali loco, esse debere locum solidum et resolidatum, ex relatoMichelangeli, magistri dictiGigantis, et Consulum Artis Lane; et desiderantes tale consilium mitti ad effectum et modum predictum; omni modo — deliberaverunt — convocari et coadunari ad hoc ut eligatur dictus (locus) infrascriptos homines et architectores — et quorum nomina sunt ista — et vulgariter notata — et eorum dicta adnotavi de verbo ad verbum:

»Andrea della Robbia

»Betto Buglioni [Benedetto di Giovanni Buglioni, scultore e maestro di terre cotte invetriate. Nacque nel 1469, e morì nel 1521.]

»Giovanni Cornuole [Giovanni di Lorenzo dell'Opere dettodelle Corniuole. È celebre il ritratto in corniuola del Savonarola fatto da lui. Morì nel 1516.]

»Vante miniatore [Vante o Attavante di Gabbriello Attavanti, nato in Firenze nel 1452. Viveva ancora nel 1512.]

»L'Araldo di Palazzo [Francesco di Lorenzo Filareti.]

»Giovanni piffero [Cellini, padre di Benvenuto.]

»Lorenzo della Golpaia [L'autore del celebre Orologio, o meglio Planisferio.]

»Bonaccorso di Bartoluccio [Ghiberti.]

»Salvestro gioielliere [Del Lavacchio.]

»Michelangelo orafo [Bandinelli, padre di Baccio, scultore.]

»Cosimo Rosselli

»Guasparre orafo [Guasparre di Simone Baldini, padre di Bernardone, orafo.]

»Lodovico orafo e maestro di getti [Lodovico di Guglielmo Lotti, padre di Lorenzetto, scultore.]

»El Riccio orafo [Andrea di Giovanni, dettoil Riccio.]

»Gallieno ricamatore [Gallieno di Mariano.]

»David dipintore [Del Ghirlandaio.]

»Simone del Pollaiuolo [Il Cronaca, architetto.]

»Philippo di Philippo dipintore [Filippino Lippi, pittore.]

»Sandro di Botticello pittore

»Giovanni alias vero Giuliano et

»Antonio da San Gallo

»Andrea da Monte a San Savino pittore (sic)

»Chimenti del Tasso [Clemente di Francesco del Tasso, legnaiuolo.]

»Francesco di Andrea Granacci

»Biagio pittore [Biagio d'Antonio Tucci.]

»Pietro di Cosimo pittore

»Lionardo da Vinci

»Pietro Perugino in Pinti pittore

»Lorenzo di Credi pittore

»Bernardo della Ciecha legnaiuolo. [Bernardo di Marco Renzi, intagliatore ed architetto, dettodella Cecca, perchè discepolo di Francesco d'Agnolo, chiamatola Cecca, ingegnere famoso. Morì nel 1529.]

(In margine è scritto):

»Baccio d'Agnolo legnaiuolo, Giovanni piffero e fratello: ma questi non furono richiesti nè vennono.

»Francesco da Settignano [Francesco di Stoldo Fancelli.], Chimenti scultore [Clemente di Taddeo da Santa Maria a Pontanico.].

»Iacopo legnaiuolo da Santa Maria in Campo, Gio. Francesco sculptore [Rustici.].

»Questi sono arroti e non furono invitati per errore.

»Comparuerunt dicti omnes supranominati in audientia dicte Opere et tanquam moniti et advocati a dictis operariis ad perihendum et deponendum dictum et voluntatem, et locum dandum ubi et in quo ponenda est dicta statua; et primo narrando de verbo ad verbum que retulerunt ex ore proprio vulgariter:

»Maestro Francesco, araldo della Signoria.Io ho rivolto per l'animo quello che mi possa dare el iuditio: havere due luoghi dove può sopportare tale statua: el primo dove è laIuditta; [LaGiudittadi bronzo di Donatello.] el secondo el mezo della corte del Palagio dove è ilDavidprimo;[IlDaviddi bronzo del Verrocchio.] perchè laIudittaè segno mortifero: e non sta bene, havendo noi la ✠ per insegnia et el giglio; non sta bene che la donna uccida l'uomo, et maxime essendo stata posta con chattiva chostellatione; perchè da poi en qua siete iti di male in peggio et perdèsi Pisa. EtDaviddella Corte è una figura e non è perfetta, perchè la gamba sua di drieto è sciocha. Pertanto io consiglierei che si ponesse questa statua in uno de' due luoghi; ma più tosto dovè è laIuditta.

»Francesco Monciatto, legnaiuolo, rispose et disse: Io credo che tutte le cose che si fanno si fanno per qualche fine; e così credo; perchè fu fatta per mettere in su i pilastri di fuori, o sproni intorno alla chiesa [Di Santa Maria del Fiore.]. La causa di non ve la mettere, non so; e quivi a me pareva stéssi bene in ornamento della chiesa et de' Consoli. E mutato loco, io consiglio che stia bene, poi che voi vi siete levato dal primo obietto, o in Palazo, o intorno alla chiesa: e non bene resoluto, referirommi al decto d'altri, come quello che non ò bene pensato per la extremità del tempo, del luogo più congruo.

»Cosimo Rosselli.Et per messer Francesco et per Francesco s'è detto bene: che credo stia bene intorno a quello Palazo. Et aveo pensato di metterlo dalle schalee della chiesa dalla mano ritta chon uno inbasamento in sul chanto di dette schalee, con uno inbasamento et ornamento alto, et quivi le metterei, secondo me.

»Sandro Botticello.Cosimo à detto apunto dove a me pare esser veduto da' viandanti; et dall'altro canto con unaIuditta, o nella Loggia de' Signiori; ma piutosto in sul canto della chiesa: et quivi iudico stia bene, et esser el miglior luogo da' Lorini.

»Giuliano da San Gallo.L'animo mio era vòlto in sul chanto della chiesa dove à detto Cosimo et è veduta da' viandanti: ma poi che è cosa pubblica, veduto la imperfectione del marmo, per lo essere tènero e chotto, et essendo stato all'acqua, non mi pare fussi durabile. Pertanto per questa causa ò pensato che stia bene nell'archo di mezo della Loggia de' Signori o i' nel mezo dell'archo, che si potessi andarle intorno, o dal lato drènto presso al muro nel mezo chon uno nichio nero di drieto in modo di cappelluzza: che se la mettono all'acqua verrà mancho presto: et vuole stare coperta.

»Elsicondo Araldo[Angelo Manfidi, genero del primo Araldo.]. Vegho el detto di tutti e tutti a buono senso intendono per varii modi: et ricercando e luoghi rispetto a' diacci e freddi, ò examinato volere stare al coperto, e el luogo suo essere nella Loggia detta e nell'archo presso al Palazo, et quivi stare coperta et essere honorata per chonto del Palazzo; et se nell'archo di mezo si romperebbe l'ordine delle cerimonie che si fanno quivi per e' Signori e li altri magistrati. (In margine): Questo aggiunse poi dopo il detto d'ognuno all'ultimo. Et avanti che si disponghino le Magnificentie Vostre dove à stare, lo chonferiate con li Signori, perchè vi è de' buoni ingiegni.

»Andreavocato elRiccio orafo. Io mi achordo dove dicie messer Francesco araldo, et quivi stare bene coperta et essere quivi più stimata et più riguardata quando fussi per essere guasta, et stare meglio al coperto et e' viandanti andare a vedere, et non tal cosa andare incontro a' viandanti et che noi e' viandanti l'andiàno a vedere, et non che la figura venghi a vedere noi.

»Lorenzo della Golpaia.Io m'achordo al detto dell'Araldo di sopra e del Riccio e di Giuliano da San Gallo.

»Biagio dipintore.Io credo che saviamente sia detto et io sono di questo parere, che meglio sia dove à detto Giuliano, mettendola tanto drento non guasti le cerimonie delli uffici si fanno in nella Loggia o veramente in su le schalee.

»Bernardo di Marcho.Io mi appicho a Giuliano da San Gallo ed a me pare buona ragione, et vonne chon detto Giuliano per le ragioni da lui dette.

»Leonardo di ser Piero da Vinci.Io confermo che stia nella Loggia dove à dètto detto Giuliano in su el muricciuolo, dove s'appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente e in modo non guasti le cerimonie delli uffici.

»Salvestro.E' s'è parlato e preso tutti i luoghi et che le siano tal cose vedute et dette. Credo che quello che l'à facta sia per darle miglior luogo. Io per me mi stimo intorno al Palazo stare meglio, e che quello che l'à facta niente di mancho, come ò detto, sappia meglio el luogo che nissuno, per l'aria e modo della figura.

»Philippo di Philippo.Io (sic) per tutti è stato detto benissimo, et credo che el maestro habia miglior luogo et più lungamente pensato el luogo e da lui s'intenda, confirmando el detto tutto di chi à parlato: che saviamente si è detto.

»Gallieno richamatore.A me, secondo mio ingiegno e veduto la qualità della statua, disegno stia bene dove è el lione di Piaza chon uno inbasamento in ornamento: el quale luogo a tal statua è conveniente, e el lione mettendo allato alla porta del Palazo in sul chanto del muricciuolo.

»David dipintore.A me pare che Gallieno habia detto el luogo tanto degnio quanto altro luogo, et quello sia el luogo congruo et commodo: et porre el lione altrove dove à detto, o in altro luogo dove meglio fussi iudicato.

»Antonio legnaiuolo da San Gallo.Se el marmo non fussi tènero, el luogo del lione è buono luogo: ma non credo fussi sopportato, essendo stato quivi lungo tempo. Pertanto essendo el marmo tènero, mi pare di darli luogo nella Loggia: e se non fussi così, in sulla strada e' viandanti durino faticha a vederla insino quivi.

»Michelangelo orafo.Questi savi hano bene detto et maxime Giuliano da San Gallo. A me pare che el luogo della Loggia sia buono; e se quello non piacesse, nel mezo della sala del Consiglio.

»Giovanni piffero.Poichè vegho la existimatione vostra, io confermerei el detto di Giuliano, se si vedesse tutta: ma non si vede tutta: ma e' s'à pensare alla ragione, all'aria, alla apertura, alla pariete et al tecto: pertanto bisognia andarle intorno: et dall'altro lato potrebbe uno tristo darle chon uno stangone. Mi pare sia bene nella corte del Palazo, dove dixe messer Francesco araldo, et sarà grande conforto allo autore, essendo in luogo degnio di tale statua.

»Giovanni Cornuole.Io ero vòlto a metterla dove è el lione, ma non haveo pensato el marmo essere tènero et havere a esser guasto dall'acqua et freddi: pertanto io iudico che stia bene nella Loggia, dove Giuliano da San Gallo à detto.

»Guasparre di Simone.A me pareva metterla in sulla piaza di San Giovanni: ma a me pare la Loggia più comodo luogo, poichè è tènera.

»Pietro di Cosimo dipintore.Io confirmo el decto di Giuliano da San Gallo et più che se ne achordi quello che l'à facta, che lui sa meglio come vuole stare.

»Li altri sopra nominati e richiesti chol detto loro per più brevità qui non si scripsono. Ma el detto loro fu che si riferirono al decto di quelli di sopra et a chi uno et chi a un altro de' sopra detti sanza discrepanza.» (Libro detto delle Deliberazioni degli Operai di Santa Maria del Fiore, c. 71 e segg.)

«Die 25 februarii 1501 (s. c. 1502).

»Spectabiles viri Consules Artis Lane — deliberaverunt quod Operarii possint dareMichelangelo de Bonarrotissculptori flor. 400 largos de auro in auro proGiganteincepto per eum, computatos (sic) id quod habuit usque nunc, et quod possint sibi dare fioren. sex largos pro mense, donec fuerit finitum; et teneatur eum complevisse ad minus infra duos annos ab hodie ita quod in effectu possint expendere usque ad integram perfectionem dictiGigantisflor. 400 largos de auro in auro.» (Librocit., a c. 41 tergo.)

«Die 28 dicti mensis.

»Prefati Operarii — visa dicta deliberatione facta sub dicta die 25 februarii presentis, per predictos — spectabiles — Consules, ut supra, de declarando per dictos Operarios salarium dictiMichelangeli de Bonarrotis, et quod possint dicti Operarii declarare et facere dictam mercedem et salarium; et audita petitione tam facta per dictumMichelangelum,quam voluntate dictorum Consulum; vigore auctoritatis predicte, declaraverunt dictum pretium et mercedem dictiMichelangelipro faciendo et conficiendo plene et perfecte dictumGigantemseuDavid, existentem in dicta Opera et iam semifactum per dictumMichelangelum, fuisse et esse floren. 400 largorum de auro in aurum, et eidem dictam summam persolvendam per camerarium dicte Opere, finito dictoGigante, et cum salario quolibet mense, prout alias per dictos Consules factum fuit — et usque ad dictum tempus et perfectionis (sic) dictiGigantis— computatis in dictam summam flor. 400, id quod tunc habuisset vel habuerit.» (Librocit., a c. 42 e 42 tergo.)

«Die xxviij mensis maii 1504.

»Item dicti domini — deliberaverunt quod statua marmoreaGigantisad presens in eorum platea existens collocetur et ponatur in eo loco in quo ad presens est aerea statuaIuditante portam eorum Palatii, et propterea illaIuditexinde removeatur.

»Item — deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus viris Operariis Opere sancte Marie Floris de Florentia, quatenus quam citius fieri potest, iumptibus tamen et expensis dicte opere, ordinent et provideant magistros et manovales ac lignamina et omnia alia opportunos et opportuna ad conducendum et collocandum statuam marmoream in platea dictorum dominorum existentem ad locum et in loco in quo collocari debet.» (Deliberazioni de' Signori e Collegi del 1503-1504, c. 49.)

«Die xj iunii 1504.

»Deliberaverunt quod precipiatur spectabilibus Operaris Opere sancte Marie Floris de Florentia quatenus sumptibus et expensis dicte Opere quam citius fieri potest facere faciant basam marmoream subtus et circum circa pedes gigantis ad presens ante portam eorum palatii existentis modo et forma et prout designabitur perSimonem del PollaiuoloetAntonium de Sancto Gallo, architectores florentinos.» (Deliberazionidette, a c. 52.)

564.Libro delleDeliberazioni de' Signori e Collegi del 1501 e 1502, n. 94, a c. 89 t. Fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 55.

565.Questa statua di bronzo era destinata, come è noto, a Monsignor di Nemours, chiamato ilMarescial di Gie; ma, dopochè egli cadde dalla grazia del Re di Francia, fu dalla Repubblica mandata a donare al segretario Robertet.

566.Anche questa allogazione fu pubblicata dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 473. Noi la riproduciamo corretta ed ampliata secondo che sta nel libro originale delleDeliberazioni degli Operai di Santa Maria del Fiore dal 1496 al 1507. Si sa che di queste dodici statue di Apostoli, Michelangelo cominciò solamente quella delSan Matteo, la quale appena in parte abbozzata, rimasta per tre secoli nell'Opera, fu a' nostri giorni trasportata nell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.

567.Fatte da Bicci di Lorenzo, pittore fiorentino.

568.Qui manca un verso.

569.Questo contratto è tra i Rogiti di ser Lorenzo Violi, e fu pubblicato la prima volta da Domenico Maria Manni nell'opuscolo:Addizioni necessarie alle Vite de' due celebri statuarii Michelagnolo Buonarroti e Pietro Tacca.— In Firenze, MDCCCLXXIV, nella stamperia di Pietro Gaetano Viviani, in-8º. — Ma delle quindici statue Michelangelo pare non ne facesse che quattro, cioèSan Pietro,San Paolo,San PioeSan Gregorio, oltre l'aver riformato e perfezionato ilSan Francescocominciato da Pietro Torrigiano. Chi poi facesse l'altre statue, che pur si vedono nella cappella Piccolomini, è ignoto. Restò Michelangelo tuttavia debitore di cento scudi anticipatigli dal cardinale Francesco, secondo i patti della prima convenzione, i quali Anton Maria Piccolomini cedè nel 1537 a Paolo Panciatichi da Pistoia.

570.Lo strumento è tra i Rogiti di ser Pandolfo Ghirlanda da Carrara, e fu pubblicato da Carlo Frediani nelRagionamento storico su le diverse gite fatte a Carrara da Michelangiolo Buonarroti, Massa, pei Fratelli Frediani, 1837, in-8º. Questo e gli altri si dànno secondo la lezione del Frediani.

571.Baccio da Montelupo.

572.De' Fancelli.

573.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.

574.Questa si può chiamare la seconda convenzione per conto della sepoltura di papa Giulio, essendochè un'altra ne fece con Michelangelo il medesimo Papa, mentre viveva.

575.Il volgarizzamento è fatto dal notaro Francesco Vigorosi, e copiato da Michelangelo.

576.È di mano di Michelangelo.

577.Muratore ed architetto fiorentino.

578.Seguono notati dalla mano di maestro Antonio i pagamenti fattigli da Michelangelo per questo conto dal 9 di luglio 1513 al 25 d'aprile del 1514 che sommano a ducati 339 di carlini.

579.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Antonio Cortile.

580.È di mano di Michelangiolo.

581.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Calvano Parlontiotto.

582.È di mano di Michelangelo.

583.Fancelli.

584.Era da Pisa e fu discepolo di maestro Domenico, il quale lo condusse seco, allorchè andò a lavorare in Spagna, e morendo colà lo fece erede di tutte le masserizie dell'arte sua.

585.Anche questo è di mano di Michelangelo.

586.Raffaello di Niccolò di Lorenzo Mazzocchi, matricolato all'Arte de' maestri di pietra. Le sue memorie vanno fino al 1525.

587.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.

588.È di mano di Michelangelo.

589.Mancano le sottoscrizioni.

590.È di mano di Michelangelo.

591.Anche questo è di mano di Michelangelo.

592.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.

593.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.

594.È originale.

595.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit.

596.Anche questo si legge nel citato Opuscolo del Frediani.

597.Uno de' due originali del presente contratto era un tempo nelle mani del prof. Achille Gennarelli.

598.Pubblicato da Vincenzo Santini nel vol. V, pag. 216, de'Commentarii storici sulla Versilia centrale: Pisa, Pieraccini, 1863, in-8º, e riscontrato coll'originale nei Protocolli di ser Giovanni Della Badessa.

599.Dai Rogiti di ser Giovanni Bertoni. Di questo contratto è una copia nell'Archivio Buonarroti.

600.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Protocolli di ser Lionardo Lombardelli.

601.Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa, di Pietrasanta: Protocollo del 1518 e 1519, c. 130, nelloArchivio de' Contratti di Firenze. Si legge ancora nell'Op. cit. del Santini, vol. V, pag. 221.

602.Quel che segue è scritto da Michelangelo.

603.Archiviodetto, da' Rogiti di ser Giovanni Della Badessa: Protocollo del 1518 e 1519, c. 199.

604.Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 23.

605.Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 52.

606.Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa da Pietrasanta: Protocollo del 1519.

607.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Lionardo Lombardelli.

608.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Niccolò Parlontiotto.

609.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Niccolò Parlontiotto.

610.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Pandolfo Ghirlanda.

611.Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Girolamo Ghirlanda.

612.Deliberazioni della Signoria di Firenze dal 1527 al 1528, vol. CXCII. Fu pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 88. È noto poi che questo marmo fu dato a Baccio Bandinelli, il quale ne cavò il gruppo d'Ercole e Cacco, tanto biasimato a' suoi giorni, che si vede in Piazza della Signoria.

613.La elezione di Michelangelo a fortificare Firenze fu per la prima volta pubblicata nelGiornale Storico degli Archivi Toscani, vol. II, anno 1858, pag. 66, traendola dalLibro di Stanziamenti e Condotte de' Dieci dall'anno 1527 al 1529. Da questo documento si prova che Michelangelo anche avanti aveva prestato gratuitamente l'opera sua nelle fortificazioni della città.

614.Vero è che Michelangelo non si trovò presente a questo contratto, come egli stesso dichiara nella sua lettera, che è laCDXXXV, a pag. 489 e segg., di questa Raccolta.

615.Mancano le sottoscrizioni.

616.Pubblicato dal canonico Moreni nella Prefazione all'Idea della perfezione della pittura, di Rolando Freart, tradotta dal francese da Anton Maria Salvini. Firenze, Carli, 1809, in-8º.

617.Forse Iacopo Del Duca, scultore siciliano.

618.È questi l'Urbino, servitore di Michelangelo. Dal presente contratto apparisce che egli per sua professione era scarpellino, e forse Michelangelo ebbe occasione di conoscerlo e servirsi di lui fin da quando fermò la sua dimora in Roma; il che fu nel dicembre del 1533, come è stato detto altrove.

619.Pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. I, pag. 295.

620.Nell'originale seguono le firme.

621.Anche questo è pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 296.

622.Figliuolo di quel Donato Benti, scultore fiorentino, più volte nominato.


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