Chapter 7

(Dietro, di mano di Buonarroto.)1515. Di Roma, a dì 16 d'agosto: de' dì 11 ricevuta.

(Dietro, di mano di Buonarroto.)

1515. Di Roma, a dì 16 d'agosto: de' dì 11 ricevuta.

Museo Britannico.Di Roma, (18 d'agosto 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io non ò tempo da scriverti a lungo; solo questi dua versi per dirti com'io aspetto e' danari, come ti scrissi per l'ultima mia. De' campi che tu mi di' che Lodovico ti fa scrivere, digli che io gli tôrrò, ma lasciàno passare prima dua mesi. Non altro. Attendete a far bene, perchè bisognia.

Michelagnioloscultore in Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (25 d'agosto 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ebi dua lettere di cambio: e' Borgerini l'ànno accettate e ànnomi fatto fede come gli ànno in diposito di mio e' detti danari, e stanno a mia posta. Di quest'altra settimana me gli farò dare. Tu mi scrivi che Pier Francesco mi manderà el resto: io ti dico che se Pier Francesco non à modo di farmegli pagare qua adesso sanza suo danno, che tu gli rimetta súbito in Santa Maria Nuova e piglia e' libro e le carte e màndamelo. Prègoti che questa faccenda tu la facci presto: e avisami de' casi tua e della bottega. Abbi pazienza e ingiegniati con ogni diligienza mantenere quel capitale che voi avete. Non altro. Sabato non scrissi, perchè 'l fante si spacciò venerdì, che io nol seppi.

Michelagnioloscultore in Roma.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (1 di settembre 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ebbi le lettere e porta'le a' Borgerini e lascia'vi e' danari in diposito. Ogi, o lunedì, anderò per essi. Un'altra volta non levare da Santa Maria Nova e' danari, se tu non sai prima di potermegli far pagar qua; e none levare se non quant'e' tu me ne fai pagare; però el resto, se tu non me gli ài mandati, rimettigli súbito in Santa Maria Nova, e fa d'avere e' libro e le carte e màndamelo, e fa' presto quant'e' puoi, e non lasciare e' mia danari in man d'altri; chè io non conosco uomo che viva. Tu ti duoli meco de' casi della bottega: abbi pazienzia: per tutto è delle passione più che tu non credi e non sai. Questi tempi io gli ò aspettati già più anni sono, e òvene sempre avisati, che e' non era tempo da entrare in simil cosa. Pure ingegniati mantenere el capitale e attendete all'anima, perchè le cose potrebbono ire più là che tu non credi. Rispondi al padre di Betto[123]da Rovezzano, che io non ò marmi da lavorare; che io l'àrei accettato volentieri: e non gli dare altra speranza. Con questa sarà una che va a messere Antonio, cancelliere del marchese di Carrara. Fanne buon servigio e avisa.

Michelagnioloin Roma.

(Dietro, di mano di Buonarroto.)1515. Di Roma, a dì 5 di settembre: de' dì primo di detto ricevuta.

(Dietro, di mano di Buonarroto.)

1515. Di Roma, a dì 5 di settembre: de' dì primo di detto ricevuta.

Archivio Buonarroti.Di Roma, (8 di settembre 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Intendo per l'ultima tua come il resto dei danari sono in Santa Maria Nova. Io ti scrissi che tu ve gli rimettessi, credendo, secondo che tu m'avevi scritto, che tu gli avessi dati a Pier Francesco che me gli mandassi per un mulattiere; e perchè e' non mi piaceva, ti scrissi gli rimettessi dove s'erano. Ora tu mi di' non gli avere levati: la cosa sta adunche bene: non bisognia più parlarne. Quando n'àrò di bisognio, t'aviserò. Tu mi scrivi in un modo, che par che tu creda che io abi più cura delle cose del mondo, ch'e' non si conviene: eh io n'ò più cura per voi che per me medesimo, com'io ò sempre fatto. Io non vo drieto a favole, e non son però pazzo afatto, come voi credete; e credo che voi gusterete meglio le lettere che io v'ò scritto da quattro anni in qua, di qui a qualche tempo, che voi non fate adesso, se non mi inganno; e s'io m'inganno, i' non mi inganno in cose cattive, perchè io so che d'ogni tempo è buono aver cura di sè e delle sua cose. Io mi ricordo che tu volevi pigliar certo partito circa diciotto mesi fà, o più o meno non lo so; io ti scrissi che e' non era ancora tempo; che tu lasciassi passare un anno per buon rispetto. In questo tempo, pochi dì poi morì el re di Francia: tu mi rispondesti overo scrivesti dipoi, che el re era morto e che in Italia non era più pericolo di cosa nessuna, e che io andavo drieto a frati e a favole, e facestiti befe di me. Vedi che 'l re non è però morto:[124]e sare' molto meglio per noi che voi vi fussi governati a mio modo già parechi anni sono: e basta. Io ò avuta con la tua una lettera che viene da Carrara dal Zara[125]e mostra aver desiderio di servirmi: io non gli scrivo niente, perchè io òscritto a messer Antonio da Massa, cancelliere del marchese di Carrara, per l'ultima che io ti mandai. Credo gliene àrai mandata: e non vo' dare altra comessione a altri, se prima non ò risposta da lui. Non altro.

Michelagnioloscultore in Roma.

(Dietro, di mano di Buonarroto.)1515. Di Roma, a dì 12 di setembre: de' dì 8 detto ricevuta.

(Dietro, di mano di Buonarroto.)

1515. Di Roma, a dì 12 di setembre: de' dì 8 detto ricevuta.

Museo Britannico.Di Roma, 22 di settembre 1515.

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io t'ò scritto più volte el parer mio e così sono per far sempre, perchè fo per bene vostro ciò che io fo, e benchè tu abi un altro opinione, questo non importa niente: vero è che e' non è da farsi befe di nessuno, e lo star con timore in questi tempi e provedersi per l'anima e pel corpo non può nuocere niente.

Io àrei caro che tu mi facessi pagar qua de' danari, quando tu intendessi che e' fussi tempo che e' non se ne perdessi niente. Non altro. Attendete a stare in pace e quel che non si può fare, non si facci: s'e' tempi sono cattivi, bisognia avere pazienza; e pensate che ciò che io fo, fo per voi, come per me.

A dì 22 di settembre 1515.

Michelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (20 d'ottobre 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io t'ò scritto che tu mi facci pagar qua que' danari, e così ti scrivo di nuovo, quando e' torni bene a chi tu me gli fai pagare; perchè come t'ò scritto, non voglio obrigi, o manco che io posso. E' primi danari che tu mi facesti pagar qua, ne guadagniò dua per cento chi me gli pagò; e' secondi, ne perdè: chè non fu mia intenzione, perchè non m'intendo di queste cose. Stimavo che e' si facessi quel medesimo. Ora di questi fa come tu voi, purchè e' mi sieno pagati quando ti vien bene. Sappi che io non voglio dar carico nè noia nessuna a Pier Francesco Borgerini, perchè io gli voglio essere manco obrigato che io posso, perchè io gli ò a fare una certa cosa di pittura,[126]e parrebe che io ricercassi el pagamento inanzi: però non voglio obrigo seco, perchè io gli voglio bene e non voglio niente da lui e vo'lo servire per amore e non per obrigo: e servirollo, se io potrò, più volentieri che uomo che io servissi mai, perchè gli è veramente giovane da bene: e s'io non m'inganno, di Fiorentini qua non à pari. Intendo come di costà presto farete festa dell'acordo.[127]L'ò molto caro, perchè el nostro bene mi piace assai; pur non di manco attendi alle cose tua e non ti impaciar di niente, e quel che per altre lettere t'ò scritto, non te ne far befe. Non altro.

Con questa sarà una: prego la mandi bene a Carrara.

Michelagnioloin Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (3 di novembre 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — I' ò avuto la letera del cambio del resto de' danari. Non son ito ancora al banco de' Borgerini: v'anderò di quest'altra settimana. Credo mi serviranno bene, com'ànno fatto altre volte. Tu mi scrivi, che lo Spedalingo s'è doluto di me, che io abbia levati tanti danari in sì poco tempo: parmi che e' sia un gran matto a dolersi di simil cosa, facendom'io rendere el mio che gli à goduto tanto, e più ancora avendomi oferto cinque cento ducati del suo, quando bisogniassi. Ma io non mi maraviglio, perchè io so chi egli è.[128]Tu mi richiedi di danari, e di' che ora le cose sono aconcie e che e' si comincia a riscuotere e a lavorare. Io mi rido del fatto tuo, e maràvigliomi di certe cose che tu mi scrivi. Ora io non sono per replicare altro: de' danari io non posso, perchè a me bisognia lavorare du' anni inanzi che io sia del pari con costoro; tanti danari ò avuti. Sì che andate temporegiando e non vi manca da vivere: e atendi a riscuotere el più che tu puoi, e non entrare in più faccende per tutto questo verno, e non dar niente a credenza. Queste cose io te l'ò a scrivere, perchè io sono obrigato, intendendola a questo modo: so ben che tu te ne fai befe. Non altro.

Michelagnioloscultore in Roma.

Museo Britannico.Di Roma, (6 di novembre 1515).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Tu mi scrivi che ài parlato allo Spedalingo, e che come e' torna dice che farà 'l bisognio. Tu mi di' che anderai a trovare el garzone di Pier Francesco e che me gli farai pagar qua. Io ti scrissi che quando tu trovavi da potermegli far pagare, che tu lo facessi. Pier Francesco dice che ne perde: io non gli voglio far danno, nè che patisca per mio amore, perch'io non voglio esser obrigato a nessuno: però non gli sendo comodo, nè a lui nè a altri, làsciagli più presto stare dove e' sono. Non m'acade altro. El Papa s'è partito da Roma e qui si dice che viene costà.[129]

Michelagnioloscultore in Roma.

Museo Britannico.Di Carrara, 23 di novembre 1516.

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ò inteso per le tua ultime[130]come Lodovico è stato per morire, e come ultimamente el medico dice, non acadendo altro, che gli è fuora di pericolo: poichè così è, io non mi metterò a venire costà, perchè m'è sconcio assai: pure quando ci fussi pericolo, io lo vorrei vedere a ogni modo inanzi che e' morissi, se io dovessi morire seco insieme. ma io ò buona speranza che gli starà bene, e però non vengo: e quando pure avenisse che egli ricascassi; che Dio lui e noi ne guardi; fa che e' non gli manchi niente delle cose dell'anima e de' sacramenti della Chiesa, e fatti lasciare da lui se e' vuole che noi facciamo cosa nessuna per l'anima sua; e delle cose necessarie al corpo, fate che e' non gli manchi niente: perchè io non mi sono afaticato mai se non per lui, per aiutarlo ne' sua bisogni inanzi che lui muoia, e così fa che la donna tua attenda con amore quando bisogni al suo governo, perchè la ristorerò e tutti voi altri quando bisogniassi. Non abbiate rispetto nessuno se vi dovessi mettere ciò che noi abbiàno. Non m'acade altro. State in pace, e avisami, perchè sto con passione e timore assai.

Una lettera che sarà in questa, dàlla a Stefano sellaio che la mandi a Roma ne' Borgerini. Fanne far buon servizio, perchè son cose che importano.

A dì venti tre di novembre 1516.

Archivio Buonarroti.Di Carrara, 13 di marzo 1517.

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto.— Io non ò prima risposto a una tua per non aver da mandar le lettere .... o che ò dell'altre faccende che mi danno più noia.Dell'uficio.... che tu mi di' avere avuto, fanne come ti pare a te, che io non me neintendo: che ò tempo da pensare a simile cose!Tu mi avisiche ài venduto el mio cavallo e che ai pagato per LuigiGerardini e'danari: ài fatto bene: serbami el resto.Io ti aviso chenon credo venire costà per parechi mesi, perchè ò autocommessionedal Papa fare la facciata di San Lorenzo, comeàrai inteso.Non bisogniache io venga a veder più che Baccio d'Agnolosolleciti il modello, perchè n'ò fatto qua uno io a mio modo .... e non ò più bisognio di lui. Però come è detto.... avessi modo di mandare qua pel vostro mulo, avisamiper chi l'ò mandare: e non lo posso tenere perchè non ò comodità nèdi biada nè di paglia nè di fieno. Parmi .... voi, manda súbito per esso, e io darò a colui .... mi scriverrai. Se non mandi, lo rimanderò ....vorrei avere a mandare costà per non ....Non acadealtro. Siate sani. Cristo vi guardi ....

A dì tredici di marzo 1516.

Michelagnioloin Carrara.

Museo Britannico.Di Pietrasanta, 2 d'aprile (1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io vorrei che tu mi avisassi se Iacopo Salviati à fatto fare el partito a' Consoli dell'Arte della lana secondo la minuta, come mi promesse, e se non l'à fatto fare, prègalo per mia parte che lo facci; e quando tu vedessi che e' non fussi per farlo, avisami, acciò che io mi ritraga di qua, perchè mi son messo in una cosa da impoverire e anche non mi riesce come stimavo: pur nondimanco, quando mi sia osservato quello ch'è detto, sono per sequitare la impresa con grandissima spesa e noia, senza certezza nessuna per ancora.

Circa a' casi della strada[132]qua, di' a Iacopo, che io farò tanto quanto piace alla sua Magnificenzia, e che quello mi commetterà, non se ne troverrà mai ingannato, perchè io non cerco l'utile mio in simile cose, ma l'utile e l'onore de' padroni e della patria: e se io ò chiesto al Papa o al Cardinale che mi dieno alturità sopra questa strada, l'ò fatto solo per potere comandare e farla dirizare in que' luoghi dove sono e' marmi migliori; che non gli conoscie ognuno: e non l'ò chiesta per farla fare per guadagniare, che io non penso a simile cosa; anzi prego la magnificenzia di Iacopo che la facci fare a maestro Donato,[133]perchè vale assai in questa cosa, e ò che e' sia fedele; e che a me dia alturità di farla adirizare e aconciare come mi pare, perchè conosco dove sono e' marmi migliori e so che strada bisognia a carregiare e credo megliorarci assai per chi spenderà. Però fa' intendere quello ti scrivo a detto Iacopo e racomandami a sua Magnificenzia, e prega quella mi racomandi a Pisa a' sua uomini che mi faccino favore a trovare barche per levare e' mia marmi da Carrara. Sono stato a Gienova e ò condotto quattro barche alla spiaggia percaricargli. E' Carraresi ànno corotti e' padroni di dette barche e ànno pensato d'assediarmi, i' modo che io non ò fatto conclusione nessuna, e credo oggi andare a Pisa per provedere dell'altre. Però racomandami, com'è detto, e scrivimi. A dì dua d'aprile.

Michelagnioloin Pietra Santa.

Fate di Piero,[134]che sta meco, come faresti di me; e se gli bisognia danari, dategli, e io vi sodisfarò.

Museo Britannico.Di Pisa, 7 d'aprile (1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ero assediato, come ti scrissi, di condurre e' mia marmi; e gunto a Pisa, col favore di Iacopo Salviati gli ò allogati qua da un padrone di barca per gusto prezo e sarò servito: e tutto à fatto Francesco Peri per amore di Iacopo, come è detto. Però ti prego mi racomandi alla sua Magnificienza e ringrazi quella, perchè riconosco da quella grandissimo servizio e tutti noi gli dobiamo essere obrigati insino della vita. Io ò una sua lettera e non rispondo a quella per non essere sofiziente, ma infra quindici dì sarò costà e a boca spero risponder meglio che in iscritto non saperei fare. La strada e ogni cosa spero anderà bene. Fallo intendere e ringrazia e racomandami, come è detto. Io mi parto adesso e vo a Pietra Santa, e Francesco Peri mi dà cento ducati che io gli porti al Comessario[135]di Pietra Santa per la strada.

A dì sette d'aprile.

Michelagnioloin Pisa.

Museo Britannico.Di Pietrasanta, (18 d'aprile 1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Intendo per la tua el partito[136]non è fatto ancora: io n'ò passione assai: però io mando costì un mio garzone a posta, solo per questo, che stia a vedere tutto giovedì se 'l partito si fa, e venerdì mattina si parta e vengami a rispondere: e se 'l partito sarà fatto com'io l'ò chiesto, seguiterò la impresa; quando non sia fatto per tutto giovedì, come tu mi scrivi, non stimerò però che Iacopo Salviati non abbi volontà di farlo, ma che e' non possa; e monterò súbito a cavallo e anderò a trovare el cardinale de' Medici e el Papa, e dirò loro el fatto mio, e qui lascierò la impresa e ritorneromi a Carrara; chè ne sono pregato come si prega Cristo. Questi scarpellini che io menai di costà non si intendono niente al mondo nè delle cave nè de' marmi. Còstonmi già più di cento trenta ducati e non m'ànno ancora cavata un scaglia di marmo che buona sia, e vanno ciurmando per tutto che ànno trovato gran cose e cercono di lavorare per l'Opera[137]e per altri co' danari che gli ànno ricevuti da me. Non so che favore s'abino: ma ogni cosa saperà el Papa. Io poi che mi fermai qui ò buttato via circa trecento ducati, e non vego ancor nulla che sia per me. Io ò tolto a risucitar morti a voler domesticar questi monti e a mettere l'arte in questo paese; che quando l'Arte della lana mi déssi, oltre a' marmi, cento ducati el mese, che io facessi quello che io fo, non farebbe male, non che non mi fare el partito. Però racomandami a IacopoSalviati e scrivi pel mio garzone come la cosa e' va, acciò che io pigli partito súbito, perchè mi consumo a star qui sospeso.

Michelagnioloin Pietra Santa.

Le barche che io noleggiai a Pisa non sono mai arrivate. Credo essere stato ucciellato: e così mi vanno tutte le cose. Oh maledetto mille volte el dì e l'ora che io mi parti' da Carrara! Quest'è cagione della mia rovina: ma io vi ritornerò presto. Oggi è peccato a far bene. Racomandami a Giovanni da Ricasoli.

Museo Britannico.Di Seravezza, (12 d'agosto 1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Se io non fussi costà a tempo di pagare la gabella del terreno che io comperai,[138]vedi d'acordarla in qualche modo che io non caschi in contumacia, per tanto che io torni; che sarà infra un mese. Le cose mia di qua stimo anderanno bene, ma con grandissima noia. Io mando costà Michele[139]acattare certe cose dall'Opera:[140]se gli bisogniassi un mulo per portarle qua, aiutagniene trovare, che e' si spenda el manco che e' si può.

Michelagnioloin Seraveza.

Museo Britannico.Di Seravezza, (    d'agosto 1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Degli scarpellini che vennon qua, solo c'è restato Meo e Ciecone;[141]gli altri se ne sono venuti: ebbono qua da me quatro ducati e promessi loro danari continuamente da vivere, acciò che e' potessino sodisfarmi. Ànno lavorato pochi dì e con dispetto, i' modo che quel tristerello di Rubechio[142]m'à presso che guasto una colonna che ò cavata. Ma più mi duole che vengono costà e danno cattiva fama a me e alle cave de' marmi per iscaricare loro, in modo che volendo poi degli uomini, none posso avere. Vorrei almeno, poichè e' m'ànno gabato, che e' si stessino cheti. Però io t'aviso, acciò che tu gli facci star cheti con qualche paura o di Iacopo Salviati, o come pare a te, perchè questi giottoncegli fanno gran danno a quest'opera e anche a me.

Michelagnioloin Seraveza.

Museo Britannico.Di Seravezza, (2 di settembre 1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ebi per una tua come Donato Caponi t'avea messo per le mani una certa possessione, e ancora come el Capitolo[143]voleva vendere quel resto delle terre. Io non ti posso rispondere nè all'una cosa nè all'altra, perchè non sono resoluto. Parleremo poi costà insieme.

Gli scarpellini che vennono qua, non iscontorono niente: lavororono solamente per que' pochi danari che io dètti loro: poi s'andorono con Dio. Vero è che Meo e Ciecone sarebono stati e àrebon fatto ciò che avessino potuto, ma non potevano così soli far niente; i' modo che io dètti loro licenzia.

Sandro[144]s'è partito ancora lui di qua. È stato qua parechi mesi con un mulo e con un muletto in sulle pompe, atteso a pescare e a vaghegiare. Àmmi buttato via cento ducati: à lasciato qua una certa quantità di marmi con testimoni che io pigli quegli che fanno per me. Io non ve ne trovo tanti per me che vaglino venti cinque ducati, perchè sono una ribalderìa. O per malizia o per ignioranzia e' m'à trattato molto male. Com'io sono costà voglio essere sodisfatto a' ogni modo. Non altro. Credo ancora starò un mese di qua.

Michelagnioloin Seraveza.

Una lettera che sarà in questa, prègoti la sugielli e fagli una coverta colla sopra scritta che dica:A maestro Piero Rosselli[145]architettore in Roma; e dirizala al Banco de' Borgerini in Roma.

Museo Britannico.Di Seravezza, (16 di settembre 1518).

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Intendo per la tua come ài per le mani un podere di là da Fiesole poco, che è cosa buona, e ancora Pier Francesco Borgerini t'à parlato della casa.

Io ti dico della casa di Pier Francesco che io son per tôrla per gusto prezzo, quando l'aria non sia cattiva.

Del podere ancora sono per tôrlo, se ti pare cosa buona; però se puoi tenere le cose sospese, fa'llo tanto che io sia costà; che stimo tornare infra quindici o venti dì.

Di Ciecone tu mi di' che s'io voglio che e' venga adesso che gli è guarito, che e' verrà volentieri. Rispondigli, che adesso comincia qua el verno, che non ci fa se non piovere e non si può stare nelle montagne a lavorare: però non mi pare che e' sia da venire ora, chè butteremo el tempo e' danari.

Io scrivo a Berto[146]quello m'ocorre. Racomandami a lui.

Avisami quando mi scrivi come sta Gismondo, e di' a Pietro[147]che attenda a imparare e che io sarò costà presto.

Michelagnioloin Seraveza.

Museo Britannico.Di Settignano?,    (1518?).

A Buonarroto in Firenze.

Buonarroto. — Io àrei caro che tu intendessi quante staiora sono quelle terre da Santa Caterina e quello che le montano. Le non sono le terre che noi andiamo a vedere; le son quelle di sopra. Io l'ò segniate a Pietro e lui ti mostrerà quali son desse: e questo ti priego facci presto, perchè mi bisognía rispondere a Giovanni da Ricasoli che le tien sospese per mio conto.

Della casa di Pier Francesco, se io fussi certo averla, io l'aspetterei qualche mese; ma bisognierebe farne ora el contratto, e io darei adesso e' danari in diposito: quanto che no, non è da parlarne più. Rispondimi più presto che puoi.

Michelagniolo.

Archivio Buonarroti.Di Firenze, 22 d'agosto 1527.

A Buonarroto a Settignano.

Buonarroto. — I' ò avuto oggi uno uficio: scrivano strasordinario de' Cinque del Contado.[148]Dice che e' dura un anno, e che e' s'à quatro ducati el mese, e che e' si può fare fare a chi l'uomo vuole. Io non so, e non posso attendervi: bisogniami o rifiutarlo o darlo, overo farlo fare a altri. Guarda se fa per te.... che a questi tempi io non ti consiglio che tu venga a Firenze: pure te l'ò voluto fare intendere, inanzi che io lo rifiuti; chè ò quattordici dì di tempo. Rispondi.

A dì 22 d'agosto 1527.

Michelagnioloin Firenze.

Museo Britannico.Di Firenze, (    di luglio 1527).

A Buonarroto a Settignano.

Buonarroto. — Io sono andato a trovare messere Antonio Vespucci:[150]àmmi detto che io non posso secondo le leggie fare fare l'uficio che io ò avuto a un altro, e che sebene e' si fa fare a altri, che e' si fa per consuetudine e non per leggie: che se io mi voglio arristiare accettarlo per farlo fare a altri, che io m'arristi, ma che io potrei essere tanburato[151]e averne noia. Però a me parrebbe di rifiutarlo, non tanto per questo, quant'e' per conto della peste che mi pare che la vadi tutta via di male in peggio, e non vorrei che a stanza di quaranta ducati tu mettessi a pericolo la vita tua. Io t'aiuterò di quello che io potrò. Rispondimi presto quello che ti pare che io facci, perchè domani bisognia che io sia resoluto, acciò possino rifare un altro, se rifiuto.

Michelagnioloin Firenze.

Non toccare le lettere che io ti mando con mano.

FINE DELLE LETTERE A BUONARROTO.


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