NOTA

spallezare—detto di cavallo: andare con leggiadria agitando con eleganza le spalle

spantegare—spandere, diffondere, spalancare

sparamenta—fodere delle scarpe: «quid sunt sparamenta lege Nicolam Zavatinum»

sparare—risparmiare

sparaverus—sparviero; ire sparavero, andar in bocca al lupo; ad sparaverum, in rovina

sparpagnare—spargere, disseminare, sparpagliare

sparpagnatio—profusione

spazzare—disbrigare

spazzaiamenter—subito

speciarus—farmacista

spedus—spiedo

spegazzare—imbrattare, scarabocchiare

spelizzare—«expilare»

spelorzus—spilorcio, briccone

spergol—aspersorio

spernazzare—sparnazzare

sperzurare—giurare

spesa—salario

spessiter—«frequenter»

spetia—spezie, droga

spica (aietti)—spicchio d'aglio

spigare—spiegare

spinare—spillare, metter a mano una botte di vino

spinazza—spinaci

spinbozzus—probabilmente è il frutto del pugnitopo, dalla coccola rossa subsferica

spinelle—tumoretti linfatici nelle gambe de' cavalli

spinettum—zipolo

spingardella—«est genus artelariae»

spingardoium—canzone a ballo

spiramen—respiro

spizzare—zampillare

splumatus—sprimacciato

sponsonare—stimolare, pungere

spontonis—ferro conico appuntito: spuntone

spresiare—sprezzare

spronus—sperone

sprovedutus e sprovistus—impreveduto

spudare—sputare

spudazzus—sputacchio

spulicare—spulciare

squadernare—sconquassare (oggi dicesi in dialetto mantovano squinternare)

squadernari—dividersi in quattro

squadronus—«quam bataionem florentini vocant»

squaiare—scuotere, far trasalire

squaquarare—gozzovigliare, «pro bene vivere usurpatur ab epicureis»; «frui»

squaquarinus—«est factus cum duobus digitis, toccans barbozzum alterius. Poëta Godianus: Temnite foemineos squaquarinos, temnite basos»

squarcina—coltellaccio

squarzare—squarciare

squarzone—grosso squarcio

squilla—specie di pianta a bulbo o cipolla, detta piú comunemente scilla

stafezare—correre come staffetta

stagnus—resistente, sodo

staiezare—tagliuzzare

staladizzus—svernato

stalium—stalí, andate a destra: termine tecnico adoperato anche oggi da' barcaioli veneziani per evitare gli urti

stambussada—«mantuanice accipitur pro bastonata»

stamegna—stamigna, tela rude che si adopera per colare liquidi

starus—staio

Stephanus—nel senso di pietra, lapidazione

stigare—eccitare, aizzare

stimmare—tener alto

stipula—stoppia

stipulator—armeggione scaltro e disonesto

stirpare—estirpare

stivallus—stivale

stiverius—sorta di cane

stizza—carogna

stizzare—aizzare

stizzus, stizzones—tizzoni

stopinare—«dicitur tremare, quia, deficiente oleo in lucerna, stopinus languens trepidat»

stopinos (cagare)—aver gran paura

stoppare—turare

storta—«est genus spadae, quae latine dicitur samitarra»

storthiare—tirar un colpo di spada

storax—balsamo asiatico

strabucconem (ir e ad)—traballante

stracchedo—stanchezza

stradarolus—aggressore da strada, grassatore

stradiottus—soldati slavi o albanesi a cavallo, armati alla leggera

strafozate—superbamente, magnificamente

stralusentus—sfolgorante

strangozzare—languire, basire

stranudare—starnutire

strapluviare—il gocciolar della pioggia in locali mal riparati

strapazzare—tuffarsi

strassinare—trascinare

stravaccare—atterrare

stravaccatus—sdraiato

straviare—disperdere

straviatus—fuor di sé, fuor di strada, badalone, perdigiorno

strazza—straccio: anche nome di un ballo

strazzolentus—cencioso

streggius—lasca

streppare—strappare, svellere

streppone—straccione

streppus—strappo

striccare—stringere, premere, strizzare (l'occhio)

striccus—premuto, stretto

striggia—striglia

striggiare—strigliare

strinare—abbruciacchiare, arsicciare

strinatos (campos)—«dixit, quia stipulas incendunt»

stringa—cordella, staffile; stringas tirare, morire. Nella Toscolana al verso stringas cum totis quinqne feretis è apposta la nota: «sunt aliae stringae, quae habent ferrettum unum»

stringatus—attillato

strionis—stregone

strissare—strisciare, passar rasente con impeto

strolecchus—astrologo

strollogus—astrologo

stropellus—ramoscello

stroppa—virgulto adoperato per legare ed anche per battere; in stroppa stare, stare a segno, in freno

strozzerus—l'addestratore di uccelli di rapina per la caccia

strues—mucchio

strya—strega

stryatus—stregato

stryanismus—stregonesimo

stua—stufa

stuare—spegnere

stuffus—coperto

stupidus—che fa istupidire

sturlare—urtare, cozzare, spingere

sturlonus—spinta, urto

stura—stufa; mandare ad stuvam, mandare a male, all'inferno

suadela—arte di persuasione

subiare—(vedi sifiare)

subius—«et sibilus»

subitanus—subitaneo

submaginare—riflettere su qualche cosa, ricercandone le cause e ricostruendosela in mente

substizzare—attizzare

suffimigium—«quasi sacrificium diabolo»

sugare—asciugare

summata—gelatina (?)

supposta—«quid sit vade et quaere; venetianiter la cura, lombarditer una spera», serviziale

supressada—sorta di salame o galantina

suttus—asciutto; pan suttus, pane solo, senza pietanza

tabachinare—far il mezzano

tabachinus—«est mediator, nuntius, amantium»

tacagnus—«fuit homo sceleratissimus omnium» (v. spelorzus)

tacare—attaccare

tacuinus—almanacco

tacola—gazza

tacolare—lo stridere delle gazze

taconatus—rattoppato

taconus (v. gazanus)—maltagliato

taërus—tagliere

taiola—tagliola

talentum—«appetitum»

talqualiter—in modo che

tamagnam—«tam magnam»

tampellare—picchiare romorosamente

tantonus—a tentoni

tapare—fare; ben tapá, ben fatto, bella tacca d'uomo; mal tapá, male in arnese

Taprobano—l'antico nome sanscrito di Ceylon

tararare—«trombezare»

tarma—tignola

tartuffa e tartufola—tartufo, percossa

tasentare—racchetare con modi amorevoli

taulazzus—tavolaccio, targa di legno per bersaglio

tavanus—tafano, assillo. «Seneca inquit: Philosophiae murum sic Plato trapassavit, velut tavanus ragni telam»

tavernarus—oste

tavoleria—la scacchiera, i giochi di tavole

teggetta—«vas coquinarium»

tegnaris—tigna

temma—paura

tenconus—postema nell'inguinaglia, causata da mal venereo

tenerire—ammollire

tentus—rattenuto

tesera—«virga est supra quam villani numerum signant»

testazza—grossa testa

testum—vaso di terra o di ferro che, coperto di bragie, serve a sua volta a coprire tegami e piatti per meglio cuocere le vivande

tetare—poppare

teza—capanna

tezottum—capanna, casalone

Thebittus—l'astronomo Harrani Abul Assan Tabit

tibiare—trebbiare

tichitare—«percutere cum tich toch»

tilatus—attillato

tinazzus—grosso tino

Tiphis—Tifi Odassi, precursore del Folengo

tira—serqua, lunga sfilata

tiriaca—triaca, noto medicinale

tirintana—processione

titalora—capoverso di canzone popolare

tochettum, tochus, tochellus—«frustum et frustillum», tozzo

todannum—«tuum dannum, est collisio indriotonicea»

Tognazzus—Toniaccio (da Antonio)

tola—tavola (abbecedario), «tabella supra quam alphabetum a pueris discitur»

tomaca—pomodoro

tomachae—polpette con zucchero e uova

tomboare—rintronare, «fictitium verbum»

tominus (casus)—cacio casalingo di qualitá scadente

tommus—salto col capo in giú, capitombolo

tommare—cadere

Tonellus e Tonnellus—Antonello

torno—tornio

torrazzo—«magna turris»

torus—letto

torzes—torcie

tosonos e tosottos—i capelli tosati

tosus—tosato

totanto, quotanto—tanto, quanto

tozzare e tozzolare—battere di santa ragione

trabaccas levare—andarsene

trabaccolae—padiglioni, tribune per spettacoli, tenda, baracca

trabuccare—incespicare, cadere: scudos trabuccantes vorrà dire scudi che eran di giusto peso, e facevano perciò traboccar la bilancia

tracagnare—bastonare

tracagnus—bastone: «tracagnum mantuanice, trusum bressanice, trambaium graece, truncum latine»

trafegare—trafficare

tragicus—doloroso, soggetto di tragedia

traina—«genus nummi»

tramazzare—«ruere»

tramazzus—stramazzone

trambaius—«et tracagnus idem sunt», «unguentum boschi»

trammare—tramare

trampinare—«caminare» con fatica

transbaltigare—traballare: «cigat, ninigat, nutat»

transtrum—trasto: asse trasversale delle barche per sedervisi

trapozzare—il tuffarsi del sole nell'onde

trare (facere)—«proverbialiter dicimus: facit trare, idest fallit et abarrat»

trascocti—«valde ebrii»

travellus—travicello

travenire—intervenire, succedere

travus—trave

tremolantes—brividi, peti, persone cosí dette «quia semper tremant», ed anche ornamenti che svolazzano

tremolus—tremarella

trentapara—il diavolo, come a dire trenta paia di diavoli: vale anche per befana e altra orrida apparizione

trentinam—«est genus nummi, quam furcifur rex Ripae Trenti primus signavit» (30 centesimi)

treppare—ingannare, beffare (v. truffare)

trespus—trespolo

tressum (per)—per traverso

trevella—travicella o piccola piana

trezza—treccia

tribianus—uva bianca

tridare—battere, tritare, pestare

tridus—trito, battuto

trigare (se)—arrestarsi, rattenersi

trigornos—tre giorni

trilignifera—la forca da' tre legni

trilisum e terlisum—traliccio

trincher, tarlofen—trinken e der Teufel (a proposito dei tedeschi avvinazzati): «quid significhent lege Svetonium»

trinzans—trinciante

trinzera—trincera

trisaltare—«galzopando saltare»

trivilinus—trivellino, succhiellino

trivilare—succhiellare

troare—trovare

truccum—mazzapicchio (v. trusum)

trucimaniter—da turcimanno, col senso di mezzano

truffare—«decipere, soiare, calettare, trepare, bertegiare, bertonare, tosare»

trusum—(vedi tracagnus)

trutinare—pesare sulla bilancia

tufare (nasum)—tappare, turare

tumefactus—gonfio d'ira, orgoglio

Turluru la cavra è mozza—canzone popolare italiana del Cinquecento

tuscis—tosse

Tyum—«est vallis spaciosa prope moenia Mantuae» (Te)

ubinus—piccolo cavallo veloce

ulva—erba palustre

umberlicus e umblicus—ombelico (contadinesca storpiatura)

umbriosus—ombroso

uncus—adunco

urta—urtone, spinta

urzum—orcio

ussum—«ostium», porta

vaccarius—(rustice) «pro vicario»

valentisia—valore

valisa—valigia

Valtropia—Valtrompia nel Bresciano

vanigare—vangare

vappa—vinello annacquato o svanito

varolae—vaiuolo

varolus—il branzino, che quando è giovane ha molte macchie come i vaiolosi

varones—ghiozzi

vascones—guasconi

vedella—vitella: «optimum edulium et lecardo congruum testa cum pelle vedelli»

vederus—vista

vegiare—vigilare, vegliare

Vegnesa—«pro Venetia»

ventessa o ventissa—«dicimus ventum et ventissam, sicut abbatem et abbatissam, papam et papissam»

ventilare (se)—avventarsi

ventrones—ventraie, immondezze

verasus—«est spiritus qui vertitur in lupum et infantes vorat»

Verbitrium—«constans tribus ex verbis»

verdugum—spadetta spagnola, stocco

verettone—«verettam, stralem, sagittam, quadrellam»

verghezare—battere (la lana), scamatare

vergotinus—qualche

vergottam—qualche cosa, il contrapposto di negotta

vermeius—vermiglio

vermer—«vinum valde celebratum», dice il Terranza (?)

vermocagnus—canchero (vermis caninus): era bestemmia proibita dagli statuti mantovani

vernare—rigermogliare in primavera

vernazza—vernaccia

vertones—(vedi verettone)

verzella—«est instrumentum duobus virgis compositum ad disgranandam segetem»

verzonus—grosso cavolo

veschiare—invischiare

vesica—vescica

veza—botte

vezza—veccia

vezzatus—avvezzo

vezzum—costume

vidoëlla—vedovella

vilazzus—codardaccio

villacaria—codardia

villanus Spagnae—«optimus equus est»

villotta—«genus cantilenae rusticanae»

villus—pelo, ciuffo di peli

vinazzolus—il granello interno degli acini d'uva

vinessa—vinaccia

viras—«ornamenta gladii», ghiera

virdus—verde

virens—nel fior degli anni

virgulatus—listato, variegato

visaggium e visazzum—viso

visinus—«vicinus et vicinanza differunt in prima sillaba: unde Vergilius de vicino: Nec mala vicini pecoris contagia laedent. De visinanza Salvanellus: Per totam merdae visinanzam spantegat oybos»

vitia—veccia

vitriata—vetrata

vodus—vuoto

vogatio—vogata

Volta—paese mantovano

voluntariter—ben di cuore

vulpazza—volpaccia, volpone

zacara—condimenti generici

zaccara—cosa o persona di niun pregio

zacchetum—giacchetta

zaccum—giaco, arme da dosso, fatte di maglie di ferro

zaffare—«cito prendere, hinc zaffus, idest sbirus, qui sunt genus hominum poltronissimum»; ed altrove: «proprie sbirorum est et est venetianicum»

zaffus—birro

zafranatus—color di zafferano, giallo

zaghettus—chierichetto

zagus—chierico, scaccino, sacrestano

zaina—catinella, quartuccio (di vino)

zainus—bicchiere

zais—«vox bubulchi cum sistit boves nimis frezzosos»

zaltronus—cialtrone

Zambello—Giovanni bello

Zan—Giovanni

zancae—ciancia

zanchae—«chelae», branche dello scorpione (costellazione)

zanetta—(v. gianetta) superlativo, zanettone

zanettus—ginnetto, cavallo spagnolo

zanini—vermi che rodon le fave e le lenticchie

Zannina—Giannina, «nunc Zanina, nunc Zoanina scribitur»

zanza—ciancia

zanzare—cianciare

zapellus—intoppo

zaratanizzare—ciarlatanare

zarda—frode, brutto tiro, propriamente è il soprosso nello stinco de' cavalli

zarra lavanzus(I, 214 Moscheide)—il verso corrisp. della Toscolana dice: «quod superem vulgus ponite ne pereat»

zat—«arabice, bufo latine, rospus caldaice»

zavata—«est scarparota, accipitur pro qualibet re vilissima»

zazara—zazzera

zelatia—gelatina

zelatus—gelato

zelosus—geloso

zenari—gennaio

Zenoa e Zenna—«pro Zenua genovesi dicunt»

zenocchius—ginocchi

zenovesus—genovese

zentaia—«gens plebaea»

zenzala—zanzara

zerla—gerla

zettus—getto, stampo, tiro; bellus zettus, bel colpo

Zibeltarri—Gibilterra

zibettus—«muschius, zibettus odore provocant ardorem»

zifara—cifra

ziponus—giubbone

zobias—«dies Iovis»

zoccus—ceppo d'albero, «est arboris maior radix»

zoia—gioia

zoiellum—gioiello

zoiosus—gioioso

zoncare—troncare

Zoppinus—celebre cantastorie veneziano

zorneia—giornea

Zorzus—Giorgio: San Giorgio, localitá mantovana

zosum—«giusum, deorsum»

zovare—giovare

zubebus—zibibbo

zubiana—strega che va al corso del giovedí

zucada—capata, botta col capo

zuffo—ciuffo, culmine

zugare—giocare

zugnus—giugno

zuppelli—zoccoli, pianelle

zuratus—giurato: «frater zuratus plus quam amicus»

zurma—ciurma

DelleMaccheroneeil Folengo ci ha lasciato quattro redazioni stampate (manoscritti non si conoscono), molto diverse fra loro: mirabile prova della serietá artistica, dell'amorosa cura con cui dalla prima giovinezza sino alla morte egli elaborò i suoi poemi, martellandone quasi, instancabile cesellatore, ogni esametro.

L'edizione principe delBaldusin 17 libri (Venetiis, in aedibus Alexandri Paganini, inclito Lauredano principe, kal. ian. MDXVII; riprodotta una sola volta, nel 1520, a Venezia da Cesare Arrivabene) è poco piú di un abbozzo di adolescente precoce. Ci dá i canti goliardici sbocciati a Bologna, tra la gaia baraonda universitaria; ritoccati dal Folengo, con segreto rimpianto delle sue scapestrerie studentesche, negli inizi della clausura monastica. Benché il volumetto contenga embrionalmente tutti i germi fecondi dell'arte folenghiana, può nondimeno esser lasciato affatto in disparte (come semplice curiositá da eruditi) in una ristampa delleMaccheronee.

Ben altro valore compete alla seconda redazione di quattro anni dopo: alla Toscolana (Tusculani apud lacum benacensem, Alexander Paganinus, MDXXI die V ianuarii). Il frate, omai pronto alla ribellione, rivela con audacia sfolgorante il suo genio di poeta realista e satirico: l'irruente giovanile esuberanza si riversa, oltreché negli ampliati poemi, nelle bizzarre prefazioni appostevi col fittizio nome di Aquario Lodola (cfr. Appendice III), nelle annotazioni marginali ond'è come da perenne commento autentico assiepata ogni pagina. Il Rabelais ebbe indubbiamente tra mano la Toscolana e ne derivò motivi non pochi di parodia, come dimostrai ne' mieiStudi folenghiani(Firenze, 1899, pp. 46-52) e piú ampiamente ha svolto il THUASNE (Études sur Rabelais, Paris, 1904, pp. 159-265), a cui s'attiene pedissequo il PLATTARD (L'oeuvre de Rabelais, Paris, 1910).

La Toscolana fu riprodotta a Milano nel 1522 (per magistrum Augustinum de Vicomercato), e ristampata più volte a Venezia durante il Cinquecento (cfr. PORTIOLI,Le opere maccheroniche di M. C., Mantova, 1882, I, p. XCVI). Per tacere di altre due ristampe del Seicento, venne posta a base delle grandi edizioni mantovane del Settecento (quella Terranza, con la falsa data di Amsterdam, 1768-72) e dell'Ottocento (la citata Portioli); nelle quali due ultime però la Toscolana fu improvvidamente spogliata del suo massimo pregio, le prefazioni e le note.

Il successo entusiastico riscosso dalla seconda redazione delBalduscacciò immeritatamente nell'ombra le due successive, che racchiudono un'espressione più completa e matura dell'arte folenghiana: la Cipadense e le stampe conosciute sotto lo pseudonimo indecifrabile di Vigaso Cocaio.

Quando la Cipadense fosse pubblicata non è agevole stabilire con precisione: par certo soltanto che uscisse dalle officine del Paganini, editore delle due prime redazioni. Nell'avvertenza di Francesco Folengo (cfr. Appendice II) è detto che il cugino Teofilo gli consegnò il manoscritto nell'ottobre del 1530, partendo da Ancona per ritrarsi col fratello Giovan Battista nell'eremo di Capo Campanella; e nell'Errata-corrigefinale si spiegano le molte mende con la lontananza dell'autore: sta però di fatto che in più passi del Baldus sono chiaramente adombrati avvenimenti posteriori al 1530. P. es., nel libro XIX (vv. 403-5) si deplora la morte di Luigi Gonzaga detto Rodomonte, ucciso a Vicovaro nel dicembre 1532. Nel libro XXV (cfr. nell'appendice II le varianti ai vv. 240, 243) Megera nomina due volte un papa Paolo preconizzato restauratore della Chiesa cattolica, e non può non riferirsi a Paolo III, eletto nell'ottobre 1534. Forse nel libro XVIII (vv. 480-82) si accenna alle gesta africane di Carlo V e di Ferrante Gonzaga (luglio-agosto 1535). Ce n'è quanto basta per concludere che il Folengo per lo meno sino al 1535 introdusse modificazioni nella Cipadense: la quale usci probabilmente tra il 1539 e il '40, dacché vi è celebrato, come ancor vivo Federigo Gonzaga duca di Mantova ([+]giugno 1540), mentre non vi figura più l'entusiastico elogio per Isabella d'Este ([+]febbraio 1539: cfr. Portioli, I, 117).

La Cipadense fu ristampata una sola volta nel 1555 (Venetiis, apud Petrum Bosellum): i suoi esemplari sono pressoché scomparsi; se ne conoscono solo quattro, esistenti nella Comunale di Mantova, nella Vittorio Emanuele di Roma, nel British Museum, che ne ha due (THUASNE, p. 173).

A impedirne la diffusione dovettero anzitutto contribuire le scappate poco ortodosse (nella predica di Cingar del libro ix è rammentato con deferenza Martin Lutero!): poi, le sorvenute edizioni di Vigaso Cocaio, la prima delle quali vide la luce a Venezia, otto anni dopo la morte del Folengo (Merlini Cocalii poëtae mantuani Macaronicorum poëmata, Venetiis, MDLII, cum privilegio illustrissimi senatus venetorum). Si è creduto finora che la stampa fosse procurata da Pietro Ravani: ma a buon conto il privilegio, conservato nell'Archivio di Stato di Venezia (Senato, Terra, filza 13), venne chiesto e ottenuto da Giovanni Varisco.

Serenissimo Principe, eccelsa ed illustrissima Signoria,

Perché il fedelissimo servitor della Serenità Vostra, Zuani de Varisco desidera far stampar leDechedi messer Pietro Martiredelle cose del mondo novo, tradotte de latino nella volgar lingua, e la novaMacaroneadi Merlino, e dubita che della fatica sua alcun altro non venisse ad aver il premio, ristampando quelli; però a piedi di Vostra Serenità ricorre la si degni concedergli che per anni diece alcun altro non possa imprimere né impresse vendere, cosí in questa città di Venezia, come ancor in ciascuna città e luoco suo, le dette opere senza licenza di esso supplicante. Con pena a chi contrafacesse, di perder tutte le opere qual'avesse stampato, e de ducati diece per una, uno terzo della qual pena sia di quello che darà la denonzia, l'altro terzo dell'arsenale di Vostra Serenità e l'altro terzo della Pietà. Ed alla buona grazia di Vostra Serenità umilmente prostrato si raccomanda.

1551, die 2 iunii in rogatis

Che per auttorità di questo Consiglio sia concesso a Zuanne de Varisco, che niuno altro che lui senza sua permissione non possi stampar né far stampar in questa cittá e in tutto il dominio nostro, né stampate altrove vendere in quelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . la novaMacaroneadi Merlino, per anni diece; sotto pena a chi facesse in contrario di perder le opere stampate, e ducati 10 per cadauna opera, un terzo de la qual pena sia di quello che darà la denonzia, l'altro terzo dell'arsenale e l'altro della Pietà…

De parte … 155—De non … 6—Non syncere … 15.

Malgrado queste comminatorie, Pietro Ravani ristampò due volte l'edizione di Vigaso Cocaio: nel 1554 e s. a.; il Varisco la reimpresse nel 1561, corredandola di rozze xilografie («nunc recens accurate recognita cum figuris locis suis appositis: Venetiis, apud Ioannem Variscum et socios, MDLXI»).

Queste edizioni di Vigaso Cocaio giovarono immensamente alla fama del Folengo in Francia e in Italia: l'una di esse cadde tra mani dell'anonimo, geniale scrittore a cui si deve la versione francese delBaldoe dellaMoscheide, comparsa nel 1606 col titolo:Histoire macaronique de Merlin Coccaie, prototype de Rabelais…Paris, chez Toussaincts du Bray (ristampata dal bibliofilo JACOB, Parigi, 1859, 1876, ed. Garnier, con ommissione dellaMoscheide). Quel traduttore francese conosceva mediocremente l'italiano e non era affatto in grado di cogliere molte peculiarità dialettali delleMaccheronee: pure aveva un intuito cosí meraviglioso del carattere poetico del Folengo, ch'egli ne ha reso in complesso perfettamente lo spirito, se pure ha tradito troppo di sovente la lettera.

Ma la fortuna maggiore dell'edizione di Vigaso Cocaio fu d'esser prescelta da Francesco de Sanctis, che se ne valse per dettare il suo stupendo capitolo decimoquarto dellaStoria della lett. it.: insuperata e definitiva valutazione dell'arte (se non in tutto, delle tendenze politico-religiose) del Folengo.

Come mai invece la critica erudita s'impuntò a gabellare per una ciurmeria l'edizione di Vigaso Cocaio? (cfr. ciò che io pure ne dissi nelGiorn. stor. d. lett, it., XIV, 395). La spiegazione è presto detta: fu attribuita soverchia importanza a circostanze esterne; non si penetrò abbastanza ne' pregi intrinseci dell'opera d'arte, che portava in sé il suggello più luminoso dell'autenticità.

Vigaso Cocaio premise alla sua stampa una pappolata (cfr. Appendice I), che è davvero un impasto di inesattezze e di incongruenze. Si spaccia per maestro del poeta (un maestro di longevità privilegiata, che sorvive al discepolo); e narrandone la vita, a farlo apposta, accumula errori su errori precisamente intorno a quel periodo giovanile in cui il Folengo l'avrebbe avuto ai fianchi per mentore. Come roba propria egli ha poi inserito in quel pasticcio di prefazione la lettera di Niccolò Costanti, posta in fine alla Cipadense, dove si strombettano esagerate lodi del Folengo, proclamato superiore a Virgilio, a Dante, al Petrarca.

Se a ciò s'aggiunga che qua e lá talune modificazioni non paiono a prima vista plausibili; che nel libro XXII non si trovano più molti versi importantissimi della digressione autobiografica; che certe prolissitá e ridondanze fanno talora desiderare piú briosa sveltezza; ognuno comprenderá quanto facile fosse, in un esame frettoloso e superficiale, sentenziare mistificatrici le stampe di Vigaso Cocaio, come, sull'orma d'altri molti, facemmo il Portioli ed io.

Ma il mio errore emendai giá negliStudi folenghiani: ed ora alla redazione serbataci da Vigaso Cocaio restituisco tutta l'autoritá che le spetta, ponendo la Varisco 1552 a base di questa ristampa delleMaccheronee.

Dalle varianti della Cipadense, che ho costipato nell'Appendice II, scaturisce evidente che solo il Folengo, attardandosi con industre pazienza, sino agli ultimi istanti della vita, su questa creazione prediletta della sua fantasia, poteva avervi apportato cosí profonde, organiche, conseguenti e quasi sempre felicissime modificazioni.

Il processo evolutivo dell'arte sua si mantiene sempre costante. Dalla forma latina corretta passa invariabilmente a giri di frase piú maccheronici, per accrescer la prevalenza degli elementi volgari e dialettali: dagli espedienti buffoneschi, talvolta addirittura meccanici e grossolani, assorge a forme d'arte piú cosciente e riflessa, mirando ad ottenere la comicità con la riproduzione piú esatta del reale, con lo studio piú meditato de' caratteri, con lo svolgimento piú ampio degli episodi. Come ha scritto il Thuasne (p. 172): «Il est certain que la forme un peu sèche et aride de la rédaction de la Toscolana fait place dans la Cipadense et dans l'édition de Vigaso Cocaio à une richesse vraiment extraordinaire, quelquefois même prolixe, de descriptions réalistes, qui excellent dans les détails intimes et vécus et dans l'observation exacte et toujours spirituelle des mille incidents de la vie; le tout exprimé dans une langue vivante et colorée, où le vers est d'une facture supérieure à celle des anciennes rédactions».

Questo maggior valore estetico s'appalesa, nelle stampe di Vigaso Cocaio, giá subito nellaZanitonella, rimodellata da mano maestra. LaZanitonellanella Cipadense era stata un po' trascurata dal Folengo. Non pago di accodarla al Baldus, ne aveva addirittura sacrificata l'ultima parte, sopprimendo come estranee al quadro ristretto degli amori di Tonello e Zanina le due egloghe VI e VII della Toscolana. Ma nella stampa di Vigaso Cocaio le due egloghe falcidiate ricompaiono, e con modificazioni «rilevantissime», come ha notato giustamente il Cotronei nelGiorn. st. d.lett. it., XXXVI, 295. Chi mai se non il Folengo avrebbe potuto non solo rifarle da capo a fondo con cosí pittoresca rappresentazione de' costumi rusticani, ma dar loro quell'intimo legame che le rannoda saldamente al resto dellaZanitonella? (cfr. l'Appendice III).

Un altro esempio di innovazione artistica squisita abbiamo nell'episodio di Tognazzo, beffato atrocemente da Cingar e Berta. Il vecchio pazzo, nel ricordare l'estinta consorte, si abbandona anche nella Cipadense ad un elogio grottesco, che richiama le lodi del Berni alla sua donna:

Chiome d'argento fine, irte e attorte.

La parodia è troppo sbardellata per produrre altro effetto che quello d'una sghignazzata grossolana: meglio avvisato, il Folengo pone in bocca a Tognazzo encomi appropriati, che riescono molto più comici per la serietá con cui li pronuncia il solenne console di Cipada (vv. 527-44 del libro VI).

I ritocchi fatti dal Folengo all'eloquente arringa di Berta in difesa del bistrattato bel sesso (libro VI, vv. 435-526) dimostrano egualmente il piú fine magistero d'arte: e generalmente la sua mano fu sempre ben guidata sia nell'aggiungere qualche tratto alla caratteristica dei personaggi, sia nel variare gl'ingredienti di quel suo realismo «rapido, nutrito di fatti, sobrio di colori», sia nel rendere la dizione piú scorrevole e incisiva, piú facilmente intelligibile a tutti.

È invero degno di nota che mentre il Folengo volgarizza e maccheronizza (sit venia verbo) di piú l'espressione, evita però nell'ultima redazione, in confronto della Cipadense, certe locuzioni troppo strettamente dialettali, che anche la comune de' lettori italiani del suo tempo non avrebbe potuto comprendere senza le note marginali della Toscolana o senza un apposito lessico.

Quali son dunque le modificazioni della Vigaso Cocaio da lamentare ne' rispetti dell'arte?—Francamente, non ve ne sono che di trascurabili, data la vastitá del rifacimento, o di pienamente giustificate.

Se il Folengo ridusse a pochi versi i molti brani di latino classico di cui riboccava la Cipadense, lo fece sicuramente e per serbare alleMaccheroneemaggior unitá di colorito, e per eliminare composizioni, che, nelle more della stampa, affidata al cugino Francesco, aveva creduto nel 1533 di pubblicare co'Pomilionesdel fratello Giovan Battista. Questa ripetizione dové parere sconveniente al Folengo, che diè quindi di frego alla maggior parte de' canti del suo Giuberto, contenendoli in piú discreti limiti (libri XIII, XV, XX).

La soppressione de' versi autobiografici, giá ricordati, spiegai ne' mieiStudi(p. 85) come dovuta all'ovvio riconoscimento, da parte del Folengo, che quelle scuse apologetiche mal colorate non reggevano all'evidenza de' fatti; ond'era piú savio consiglio tacere.

Rincrescevole insomma può dirsi la sola mulilazione del lungo discorso, che il vecchio Guido volge morente al suo Baldo per incitarlo alla virtú (cfr. le varianti della Cipadense al libro xviii). Il Folengo tagliò netta la chiusa; e fu male, non giá perché que' versi abbiano pregi peregrini di pensiero e di stile, ma perché gli austeri ammonimenti del padre all'eroe avrebbero messo meglio in luce quanto il Canello (Lett. it. nel sec. XVI, p. 175) e il Cotronei (l. c.p. 311) acutamente intravidero: che la figura di Baldo fu concepita dal poeta «con un gran fondo di serietá»; che non son quindi da accentuar troppo, sulla falsariga del De Sanctis, le apparenze «ciniche» del Folengo, nella cui poesia sotto esterioritá giullaresche vibrano nobili sensi, elevati intendimenti morali.

Prescindendo da qualche timido accenno luterano (p. es. quella malvelata negazione del libero arbitrio che è nellaZanitonella, vv. 563-66), è incontestabile ch'egli voleva sinceramente e fervidamente una riforma interna della Chiesa tralignata: è del pari manifesto che nell'anima sua ruggivano fiere collere patriottiche contro il dominio straniero. Pochi connazionali avevano allora cosí magnanimo orgoglio di italianitá, come quello che ispira i vv. 346-50 del XXV libro.

A piú retta valutazione delle tendenze politico-religiose del Folengo varrá dunque la conoscenza del poema, nella redazione definitiva, su cui cadde stanca la sua mano di correttore incontentabile.

Nel ristampare leMaccheronee, con quanta piú accuratezza mi è stata possibile tramezzo ad altre occupazioni troppo diverse, ho cercato di far sí che questa edizione riunisse i pregi delle tre redazioni di maggior valore. Come perciò al testo della Vigaso Cocaio ho fatto seguire complete le varianti della Cipadense, cosí ho voluto che delle prefazioni e delle glosse marginali della Toscolana non fossero defraudati i lettori: quelle ho recato per intero; queste ho conglobato nel lessico, al quale ho dato un'estensione, che certo non avevano né il saggio insignificante del Portioli, né l'altro più ricco del Terranza. Mi auguro che, mercé queste cure reso accessibile a tutte le persone colte, sia pienamente compreso, e gustato quanto vale, il più grande poeta realista d'Italia[1].

[1] Per la letteratura critica sul F., cfr. GASPARY,St. d. lett. it., 2. ed., p. 315 sgg.; FLAMINI,Il Cinquecento, pp. 543-44; a cui s'aggiungano: CONTINELLI,Il Baidus, Cittá di Castello, 1904;Miscellanea D'Ancona, pp. 423-44, 603-11; i cit. lavori del THUASNE e del PLATTARD; il buon saggio critico del BIONDOLILLO,La macheronea di M. C., Palermo, 1911 (su cuiGiorn. st. d. lett, it., lviii, 389), e un acuto scritto del Parodi, nelMarzoccodel 21 maggio 1911.

Tonellus pag. 3Ad Zaninam » 4Ad Cupidinem » 5De Zannina » 6Ad Zaninam » 7De se medesimo » iviECLOGA—Tonellus, Garillus, Petralus » 8De seipso » 14De bocca Zaninae » 15Matinada » 16Ad eandem » 19Ad eandem fugientem—Alphabetum » 21Visus a Salvigno sic parlat » 24ECLOGA—Salvignus et Tonellus » 25Mira Tonelli vis » 31ECLOGA DE IMBRIAGATURA—Tonellus, Garillus » 33ECLOGA—Bigolinus, Tonnellus, Salvignus » 39Recognoscentia Tonelli » 44

Liber primus pag. 47 » sccundus » 65 » tertius » 81 » quartus » 99 » quintus » 115 » sextus » 129 » septimus » 145 » octavus » 167 » nonus » 189 » decimus » 205 » undecimus » 221 » duodecimus » 241 » tertius decimus » 259 » quartus decimus » 273 » quintus decimus » 285 » sextus decimus » 297 » decimus septimus » 315 » decimus octavus » 335

Liber decimus nonus pag. 3 » vigesimus » 21 » » primus » 45 » » secundus » 59 » » tertius » 77 » » quartus » 99 » » quintus » 121

Liber primus pag. 143 » secundus » 157 » tertius » 171

I. De primavera pag. 185II. De aestate » iviIII. De autumno » 186IV. De inverno » iviV. Facete dictum » iviVI. De quodam parasito » 187VII. De Benaco » iviVIII. De morte Tonelli » 188IX. De Baldracco » iviX. Ad Briossum » iviXI. Ad Falchettum » 189XII. Ad Baldraccum » 190XIII. Ad Boccalum » 191XIV. Ad Baldum » iviXV. De Cingare, facetia » 192XVI. In obitu episcopi Cipadae » ivi

I. Prefazione e argomento delBaldonell'edizionedi Vigaso Cocaio.i. Vigaso Cocaio alli lettori pag. 197ii. Argomento sopra ilBaldo» 202

II. Le varianti della Cipadense.i. Francesco Folengo alli lettori » 205ii. Zanitonella » 207iii. Baldus » 215Libro primo » ivi» secondo » 219» terzo » 222» quarto » 226» quinto » 228» sesto » 230» settimo » 234» ottavo » 239» nono » 241» decimo » ivi» undecimo » ivi» duodecimo » 242» decimoterzo » ivi» decimoquarto » 243» decimoquinto » 245» decimosesto » 250» decimosettimo » 251» decimottavo » ivi» decimonono » 253» ventesimo » ivi» ventesimoprimo » 254» ventesimosecondo » 255» ventesimoterzo » 256» ventesimoquarto » ivi» ventesimoquinto » 257iv. Moscheidos » 259v. Epigrammata » 262

III. Saggio di varianti della Toscolana.

i. Le prefazioni pag. 273i. Epistolium colericum magistri Acquarii ad ScardaffumZaratanum, Merlini poëmatis corruptorem » iviii. Laudes Merlini » 276iii. Merlini Cocaii Apologetica in sui escusationem » 284iv. Normula macaronica de sillabis » 286

ii. Le egloghe finali dellaZanitonella» 287Eccloga sexta » ivi» septima » 292

iii. Brani delBaldonon accolti nella Cipadensee nella Vigaso Cocaio » 299

IV. Lessico » 315Nota » 361


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