(10) Capitolare dei massari all'argento, carte 22.
(11) Regio Archivio di Stato.Maggior Consiglio. Registro Presbyter (7 marzo 1314), carte 115 tergo. — Capitolare dei massari all'argento (12 maggio 1314), carte 18. — Capitolare dei massari all'argento (17 ottobre 1317), carte 18 tergo.
(12) Capitolare dei Signori di notte, Quarantia, § CLXXVIII (16 dic. 1315), carte 59.
(13) Regio Archivio di Stato.Maggior Consiglio, Registro Presbyter (21 giugno 1313 e 23 giugno 1313), carte 98.
(14) Documento XII.
(15) Capitolare dei Signori di notte, § CCLXI, carte 90.
(16) Archivio di Stato.Maggior Consiglio (secreta), Registro Capricornus, carte 69.
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1329-1339.
Morto il doge Soranzo, i voti degli elettori si raccolsero su Francesco Dandolo, che era stato ambasciatore presso il Pontefice quando fu tolta la scomunica. L'avvenimento più importante del suo principato fu la guerra contro Mastino della Scala signore di Verona, padrone di Vicenza, di Padova, di Treviso e di molte altre importanti città, e che in quel momento era forse il più temuto sovrano d'Italia. Egli molestava i commerci colla terra ferma ed usava della sua potenza a danno di Venezia; per cui la Repubblica, stretta alleanza coi Fiorentini, coi Visconti, coi d'Este, coi Gonzaga e con quanti altri si dolevano di Mastino, o lo temevano, gli mosse aspra guerra. Il comando delle truppe alleate fu dato a Pietro De Rossi già signore di Parma, che avea fama di essere il migliore condottiere del suo tempo ed era stato spodestato dallo Scaligero. La guerra fu lunga e con varie vicende, ma finalmente Mastino della Scala, vinto e tradito, segnò una pace, nella quale, oltre a molte condizioni onerose e cessioni di territorio, dava Padova ai Carraresi e Treviso ai Veneziani, che fu il primo possesso della Repubblica in terra ferma.
Nei capitolari dei massari all'oro ed all'argento ed in quello dei Signori di notte si conservano alquanti decreti di questo tempo, che regolano la stima e l'affinamento dell'oro, il prezzo del metallo, l'utile proveniente dalla fabbricazione, la resa dei conti che ciascun massaro deve fare agli ufficialide le Razon, ed altri meno importanti particolari nell'amministrazione della zecca (1). Altri decreti della Quarantìa si occupano di vasellami e di altri lavori di argento fatti dagli orefici, i quali devono prima avere il bollo dell'artefice, e quando, saggiati, sieno trovati di giusta lega, devono essere segnati col bollo di San Marco (2). Gli estimatori dell'oro a Rialto ed i soprastanti all'arte degli orefici hanno l'obbligo di sorvegliare all'esatto adempimento di tali prescrizioni, come pure al divieto di vendere argenti forestieri.
Merita pure di essere ricordata una legge, con cui il Maggior Consiglio nel 18 luglio 1331 (3) autorizza il Senato a trattare le cose dell'argento e delle monete assieme alla Quarantìa.
Mancano i registri della Quarantìa di quest'epoca, e quelli misti del Senato non cominciano se non dal 1332, per cui non abbiamo i decreti che ordinano la emissione di due nuove monete coniate da Francesco Dandolo esistenti in tutte le raccolte di monete veneziane, l'una delle quali rappresenta per la prima volta ilsoldo, ventesima parte della lira, l'altra la metà del grosso, detta perciòmezzanino. Entrambe sul diritto hanno il doge tenente in mano lo stendardo della croce, raffigurato in piedi nel mezzanino ed in ginocchio nel soldo; sul rovescio San Marco, nel mezzanino a mezzo busto, colla destra che benedice, e nel soldoin forma di lion; questo non è però disegnato in quel modo che più tardi divenne classico, ma è senza ali, rampante e col vessillo fra le zampe anteriori.
Le memorie storiche suppliscono alla deficienza di documenti, e pressoché tutte le cronache contemporanee, o fatte sopra memorie dell'epoca, notano il fatto con leggere varianti. UnaCronaca Venetadel secolo XVI, che si conserva nella Regia Biblioteca di San Marco (4) lo ricorda colle seguenti parole:
"Lanno de Xpo MCCCXXXIX el ditto missier Francesco Dandolo dose primieramente fese bater et cugnar una moneda chiamadamezanini, li qual valeva pizoli XVI l'uno et ancora soldini e questa moneda fo ditte vechie".
Un altro Codice esistente pure nella Biblioteca Marciana (5) pone all'anno 1328:
"ancora in sto tempo questo doxe fece cuniar tre sorte de monede una che si chiamavamatapan, l'altramezzaniniche valeva piccoli 16 et la terzasoldinide piccoli 12 l'uno".
La cronaca Magno (6) nomina soltanto ilmezzaninoe dimentica ilsoldino: Marino Sanuto (7) ricorda entrambe le monete, ma s'inganna nel prezzo del mezzanino, che dice equivalente ad un soldo e mezzo; mentre al tempo di Francesco Dandolo il grosso valeva 32 piccoli, e quindi la sua metà non poteva valerne che 16.
Nemmeno sull'epoca sono concordi i vari autori: le due cronache anonime più sopra citate stabiliscono la emissione, una nel 1328, l'altra nel 1339, Marino Sanuto nel 1337; ma nessuna di queste date dev'essere esatta, a quanto sembra, perché il Dandolo fu eletto doge nel 4 gennaio 1328 secondo l'usanza veneta, che corrisponde al 1329 dall'uso comune, e non è probabile che abbia coniato le nuove monete nel primo mese del suo regno. È certo però che la loro emissione fu ordinata assai prima del 1337, come lo dimostrano due documenti riportati dall'Azzoni Avogadro nella appendice del suo dotto lavoro sulle monete di Trevigi. Essi portano la data del 7 ed 8 novembre 1332 (8) e contengono la consultazione degli anziani del Comune di Treviso, e la lettera di quel podestà a Guglielmo Bevilacqua rappresentante i signori della Scala, dove si lamenta la introduzione dimoneta nuovaveneziana da 16 denari chiamata mezzanino, e molto più dell'altra da 12 denari, chiamata ginocchiello, perché si valutavano più del giusto loro pregio e sulla forma dei medesimi se ne fabbricavano di false. Per mettere in chiaro l'attendibilità dell'accusa, feci assaggiare le due monete e trovai che il mezzanino ha il titolo di 780 millesimi, ed il soldino 670 millesimi; i Trevisani avevano dunque ragione di lagnarsi delle due nuove monete, perché, sebbene il loro peso, relativamente al grosso, fosse eccedente, l'intrinseco era troppo scarso.
Essendo l'intrinseco deficiente, la zecca vi trovava largamente il suo conto, e coniava più volentieri il mezzanino ed il soldo che il grosso, ma la stessa ragione produsse di seguito perturbazioni nel valore relativo di queste monete fra loro, in modo che il grosso dovette aumentare di prezzo.
Non era infondato nemmeno l'altro lagno dei Trevigiani, che cioè sul modello delle nuove monete corressero delle falsificazioni, e ce lo conferma un decreto della Quarantìa del 17 novembre 1338 (9) che proibisce certisoldadini(soldini) fabbricati in grande quantità nella Slavonia ed in altre località ad imitazione dei veneziani, e che ordina ai pubblici ufficiali di confiscarli e di distruggerli. Pochi mesi dopo, nel 18 gennaio 1339, lo stesso Consiglio rinnova gli ordini e ricorda queste ed altre pene minacciate dalle leggi contro coloro che avessero e tenessero scientementemoneta de soldadini mala et falsa(10). Finalmente se ne occupò il Senato colla seguente parte:
1339. die viij. Maij.
"Cum moneta falsa de soldadinis qui fiunt in partibus Slavoniemultiplicet nimis in damnum nostris comunis, et alias fuerit missus ambaxator ad comitem Bartholum, in cujus terris predicta fieri dicuntur, et ipse responderit de cessando, et peius fiat;
Capta fuit pars, quod mittatur alius ambaxator ad dictas partes Slavonie cum illa commissione, et verbis gravibus et opportunis, que videbuntur domino, consiliarijs, capitibus et provisoribus, vel maiori parti eorum; qui habeat libras tres grossorum pro sua provisione pro ista materia, et vadat ad expensas communis, de grossis . xviij . in die. Insuper cum comes Duymus non venerit ad faciendum sacramentum fidelitatis, dato ei termino usque ad pasca resuretionis elapsum, et ipse non videatur curare de veniendo; commitatur dicto ambaxatori etiam quod precipiat dicto comiti, quod veniat personaliter usque ad sanctum Michaelem proximum, et si non venerit, quod nos faciemus fieri et mitti executioni secundum formam concessionis" (11).
Questo documento interessante ci fa conoscere una nuova officina in cui si batteva moneta scadente ad imitazione di quella di Venezia, ed indica un nuovo campo di ricerche ai numismatici. I conti Frangipani, contro i quali il Senato si mostra giustamente indignato, e che tenevano in feudo l'isola di Veglia da Venezia, e Segna dai re d'Ungheria, diedero spesso motivo a lagni, sia per questa che per altre colpe. Allorché i veneziani presero possesso di Veglia (1481), chiamati dagli abitanti che non potevano tollerare la tirannia del conte Zuane, Antonio Vinciguerra nella sua relazione (12) muove terribili accuse al principe spodestato, e, fra le altre, anche quella di fabbricare moneta falsa.
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Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto F R A punto D A N D V L O punto", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto QUAM punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto" (13).
Tavola IX, numero 11.
2. Varietà nel Rovescio. La stella superiore a sinistra è di poco più grande e con un circoletto interno.
3. Varietà nel Rovescio. La mano del Redentore è fra la prima e la seconda stella a sinistra.
Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
4. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto F R A punto D A N D V L O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola IX, numero 12.
5. Varietà nel Dritto. "F R A spazio D A N D V L O", "S spazio M spazio V E N E T I".
6. Varietà nel Dritto. "F R A punto D A N D V L O", "punto, due punti in verticale, S punto M punto V E N E T I punto".
Segni, o punti dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 2: un anello.
Segno 3. Campo 5: un anello.
Mezzanino, o mezzo grosso. Argento, titolo 0,780 circa (14). Peso, grani veneti 24 (grammi 1,242).
7. Dritto. Il doge in piedi a sinistra, col berretto ducale e manto ornato di pelliccia, tiene con ambe le mani l'asta di uno stendardo colla croce, che svolazza a destra "punto F R A punto D A N punto spazio punto D V L O punto D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte, cinto di aureola, che benedice colla destra avendo nella sinistra il vangelo "punto S punto M A R, C SEGNO, punto spazio punto V E N E T I punto".
8. Varietà nel Dritto. "punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".
9. Varietà nel Dritto. "F R A spazio D A N spazio D V L O spazio D V X".
Tavola IX, numero 13.
In alcuni esemplari delmezzanino, fra le pieghe del vestito di San Marco si osserva il seguente segno "punto punto punto anello" che probabilmente indica il massaro della moneta.
Soldino (soldo, un ventesimo della lira). Argento, titolo 0,670 circa (15). Peso, grani veneti 18 e mezzo (grammi 0,957).
10. Dritto. Il doge inginocchiato e volto a sinistra, con ricco manto e berretto ducale, tiene con ambe le mani l'asta di un'orifiamma colla croce the gli svolazza sul capo "punto croce punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante, cinto il capo di aureola, tenente nelle zampe anteriori un vessillo colla banderuola volta a destra, il tutto chiuso in cerchio che divide dall'iscrizione "croce S spazio M A R C V S spazio V E N E T I".
11. Varietà Dritto. "punto, croce in basso, punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".
Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".
Tavola IX, numero 14.
12. Varietà Dritto. "punto croce F R A punto D A N spazio D V L O spazio D V X".
Rovescio. Come il numero 11.
Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,198. Peso, grani veneti 5 e 66 centesimi (grammi 0,292): scodellato.
13. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto F R A punto D A punto D V X punto".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R CV, S ruotata, punto".
14. Varietà al Dritto. ed al Rovescio. quattro piccoli punti posti alla estremità della croce, fra questa ed il cerchio che racchiude la parte centrale.
Tavola X, numero 1.
Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,040 circa. Peso, grani veneti 7 (grammi 0,362).
15. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce punto F R A punto D A punto D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, spazio M A R C V, S ruotata, punto".
Museo Correr.
Tavola X, numero 2.
Civico Museo Trieste.
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SANTINELLI S. — Opera citata, pagina 271-272, (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 300.
CARLI RUBBI G. R. —Delle monete etc. Opera citata, Tomo I, pagina 413, tavola VI, numero IV.
BELLINI V. —Dell'antica lira ferrarese, etc. Opera citata, pagina 98.
BELLINI V. —De monetis Italiæ, etc. Opera citata,DissertazioneI. pagina 101, 102 e 108, numeri X, XI e XII; ed in ARGELATI, ParteV, pagina 30 e 31 t., numeri X, XI e XII.
(DUVAL e FRÖLICH). —Monnoies en or, etc. Opera citata, pagina 275.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO III, pagina 170 e 171, numeri XXXV, XXXVI e XXXVII.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1121, numero 3921.
ZON A. — Opera citata, pagina 80, 79 e tavola I, numeri 11 e 12.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 99 (154) (155) (156) (157) (158) e tavola.
KUNZ C. — Catalogo citato, pagina 7.
ORLANDINI G. — Catalogo citato, pagina 4 e 5.
Biografia dei Dogi. — Opera citata, doge LII.
Numismatica Veneta. — Opera citata, doge LII.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 15.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 228, 231, Volume V, 1875, pagina 198-200.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 17-18. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 98, — terza edizione, 1881, pagina 14.
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(1) Capitolare dei massari all'oro, § XXXVII, XXXVIIII, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIIII, XLV, XLVI, XLVII e XLVIII, carte 13-17.
(2) Capitolare dei massari all'argento (23 ottobre e 11 dicembre 1335), carte 23-26.
(3) Documento XIII.
(4) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 519, classe VII, Ital., carte 82.
(5) Regia Biblioteca di San Marco.Eletioni, Deliberazioni, Decreti,Istituzioni, Accordi, Privilegi, creation di Magistrati, Ordini,Corretioni, Parti delli Consigli et altro, estratte da una cronaca anonima manoscritta, Codice 1800, classe VII, Ital., pagina 136.
(6) Regia Biblioteca di San Marco, Codice 513, classe VII, Ital., Volume I, carte 91.
(7) Sanuto M.Vitæ ducum Venetorum, in Muratori,Rerum Ital.Script., Volume XXII, colonna 601.
(8) Zanetti G. A. Opera citata, Tomo IV, pagina 166-167.
(9) Capitolare dei Signori di notte, § CCCI, carte 110.
(10) Capitolare dei Signori di notte, § CCCIII, carte 112.
(11) Regio Archivio di Stato. Senato,Misti, Registro 18, carte 33.
(12) V. Solitro.Documenti storici sull'Istria e la Dalmazia. Venezia, 1844. —L'ultimo conte di Veglia. Relazione del segretario Antonio Vinciguerra.
(13) Nei ducati di questo ed altri dogi della stessa epoca manca talvolta il segno di abbreviatura sulla coda del Q.
(14) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,780.
(15) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,670.
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1339-1342.
I correttori della Promissione ducale, nominati dopo la morte di Francesco Dandolo, imposero nuove restrizioni al potere del doge, ciocché dimostra come si temessero gli esempi che venivano dalle vicine città d'Italia, ove principi ambiziosi avevano usurpato il potere assoluto coll'aiuto delle fazioni popolari e col favore della plebe. Dopo ciò fu eletto Bartolomeo Gradenigo, uomo già invecchiato nel servizio dello stato ed allora procuratore di San Marco.
La storia di questo principato non registra avvenimenti importanti, tranne la rivolta di Candia, rapidamente domata, ed alcuni disastri atmosferici. Venezia in quel tempo era ricca e prosperosa, sentiva già il desiderio di abbellirsi e di migliorare le condizioni delle sue fabbriche. Si costruì in pietra una fondamenta in Terranova, dove oggi si trova il giardinetto reale; si allargò la via che da San Giovanni Grisostomo conduce a San Bartolomeo, si ordinò la rifabbrica della sala del Maggior Consiglio ed altri lavori nel Palazzo Ducale. Anche le leggi suntuarie allora decretate mostrano ch'era già sentito il desiderio del comodo e del lusso, sebbene non si nascondesse il pericolo che veniva alla Repubblica dal rapido aumento della potenza dei Turchi, pericolo che i Veneziani addussero al re di Inghilterra scusandosi dallo stringere alleanza con lui nella guerra contro il re di Francia.
Nessuna novità troviamo relativamente alla zecca, che continuava a coniare le monete già conosciute; si lamentavano sempre più le falsificazioni e le imitazioni dei conî veneziani, donde il decreto 17 gennaio 1342 (1343) della Quarantìa Criminale (1), che autorizzava i Signori di notte al Criminal a procedere contro quel suddito dello stato che fabbricasse moneta falsa anche fuori del territorio veneziano, nello stesso modo con cui si procedeva contro chi lo faceva nell'interno dello stato.
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Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "B A spazio G R A D O N I C O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M spazio V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q punto T V spazio R E G I S spazio I S T E spazio D V C A, T SEGNO, punto".
Tavola X, numero 3.
Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto B A punto G R A D O N I C O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola X, numero 4.
Segni, o punti dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 5: un punto.
Segno 3. Campo 5: un anello.
Soldino. Argento, titolo 0,670 circa. Peso, grani veneti 18 e mezzo (grammi 0,957).
3. Dritto. Il doge inginocchiato, tiene con ambe le mani il vessillo "punto, croce in basso, punto, B A sopralineati, punto G R A D O spazio N I C O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "croce punto S punto M A R CV S spazio V E N E T I punto".
Tavola X, numero 5.
Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,198. Peso, grani veneti 5 e 66 centesimi (grammi 0,292): scodellato.
4. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto B A punto G R A punto D V X punto".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R CV, S ruotata, punto".
Museo Bottacin.
Tavola X, numero 6.
Museo Correr.
Museo Britannico.
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BELLINI V. —Dell'antica lira ferrarese, etc. Opera citata, pagina 98.
BELLINI V. —De monetis Italiæ, etc. Opera citata,DissertazioneI, pagina 101, 102, numeri XIII e XIV; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 e 32, numeri XIII e XIV.
(DUVAL e FRÖLICH). —Monnoies en or, etc. Opera citata, pagina 275.
GRADENIGO G. A. — Indice citato in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 171, numero XXXVIII.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1122, numero 3922.
SCHWEITZER F. — Opera citata, pagina 101 (159) (160) (161) e tavola.
Biografia dei Dogi. — Opera citata, Doge LIII.
Numismatica Veneta. — Opera citata, Doge LIII.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 16.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 228-229, 231.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 18. —ArchivioVeneto, Tomo XII, pagina 99, — terza edizione, 1881, pagina 15.
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(1) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro I, carte 6 tergo.
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1343-1354.
Morto Bartolomeo Gradenigo, fu eletto a succedergli, a soli 36 anni, Andrea Dandolo uomo dotto e cultore degli studi: principe saggio ed amantissimo della patria raccolse gli antichi documenti e scrisse le cronache, monumento imperituro di storia veneziana.
Appena assunto al dogado prese parte alla crociata indetta da Clemente VI, nella quale le armi latine riuscirono ad impadronirsi di Smirne, ma in breve tempo perdettero il territorio conquistato e sciolsero l'alleanza senza alcun risultato. Zara sollevatasi per la settima volta fu ricondotta all'obbedienza, ma altre e più gravi sventure colpirono allora Venezia; prima un terremoto violentissimo che fece cadere case e campanili; poi la terribile peste nel 1348, nella quale perirono tre quinti della popolazione e si estinsero cinquanta famiglie patrizie, e finalmente la guerra fratricida fra Genova e Venezia. Le flotte più poderose ed i migliori capitani del tempo lottarono accanitamente nelle acque del Bosforo, della Sardegna e nello stesso Adriatico, con vittorie e sconfitte sanguinose, le quali ebbero il solo risultato di indebolire le repubbliche rivali, senza che una delle due ottenesse l'ambita supremazia. Non valsero a placare gli animi la parola e gli scritti dell'immortale Petrarca ambasciatore di pace. Senza vedere la fine di questa guerra sciagurata, Andrea Dandolo morì nel 1354, ultimo doge sepolto a San Marco.
Anche dal punto di vista del numismatico, il principato di Andrea Dandolo è ricco di fatti degni di essere notati; nei registri del Maggior Consiglio, in quelli della Quarantìa e nei Capitolari dei magistrati sono trascritti provvedimenti diretti a migliorare l'andamento amministrativo della zecca, a diminuire le spese ed a togliere alcuni abusi che erano di pregiudizio al pubblico erario. Fra gli altri ricorderò, dal Capitolare dei massari all'argento, l'ordine in data 7 maggio 1344 (1), di portare ai massari dell'oro tutto quel metallo in cui si doveva partire l'oro dall'argento; dal libro dei Commemoriali (2) l'atto solenne (3 agosto 1345) di deposizione, in un banco ferrato della Cancelleria, di una verga d'oro, colla bolla di San Marco impressa sopra uno dei capi, la quale vergaest sazium ducatorum. Nei registri della Quarantìa Criminale si trova, com'è naturale, il maggior numero di documenti relativi alla moneta, ma disgraziatamente la raccolta non è completa e mancano alcuni volumi dei primi tempi, per cui sono deficienti le memorie su taluni avvenimenti che ci interessano, ed incompleti gli elenchi dei massari e dei pesatori all'oro ed all'argento, che in quei tempo erano nominati da questo magistrato.
Nei volumi che ci rimangono, merita di essere citata la terminazione del 26 agosto 1348 (3), che autorizza il massaro di quindicina a far fabbricare quella quantità dibianchiche trovasse conveniente, dandone conto al suo successore, tanto nelle spese quanto nell'entrata, perché questa è l'ultima volta in cui si parla di una simile moneta, come è di questo doge l'ultimo bianco conosciuto. Nel 5 ottobre 1349 (4), la Quarantìa allo scopo di studiare la riforma della zecca, nomina tre savi (Giovanni Grimani, Michieletto Duodo e Donato Onoradi). Con lodevole sollecitudine essi presentano le loro proposte nel 15 ottobre (5), le quali vengono dallo stesso Consiglio approvate, e riguardano il ricevimento dell'argento, la consegna delle monete ai mercanti, l'utile che dalla coniazione deve ritrarre il Comune, i conti che devono presentare i massari ed altre disposizioni di minore importanza. Altro decreto della Quarantìa del 29 ottobre 1349 (6), il quale, constatando che la separazione testé fatta della zecca dell'oro da quella dell'argento, è più utile che dannosa al Comune, e che in tal modo si soddisfano più prontamente i mercanti, mantiene la divisione delle due zecche. Nel 21 novembre 1351 (7), lo stesso magistrato ordina che gli argenti forastieri inferiori di lega ai veneziani, non possano essere venduti a Venezia, ma sieno rotti, e nel febbraio 1353-1354 (8) proibisce di far fabbricare o coniare a Venezia e nello Stato moneta che sia collo stampo o forma della moneta forestiera.
Un provvedimento, di cui non posso darmi una spiegazione esatta e sicura, si è quello prescritto da una legge del Maggior Consiglio, in data 24 febbrajo 1352, che ordina a tutti gli ufficiali del Comune di non ricevere ducati se non bollati, essendo gli altri inferiori. Ora è strano che con una disposizione così generica e tassativa, riprodotta in diversi Capitolari (9), non si trovi sopra i ducati di quell'epoca alcun segno che possa interpretarsi per il bollo prescritto. Conviene però osservare che nel medio evo, ed anche dopo, si usò raccogliere in sacchetti o cartocci le monete, sia per non avere la fatica di enumerarle, sia per essere sicuri della perfezione e qualità dei pezzi. A Firenze, precisamente nel secolo XIV, si chiudevano in una piccola borsa i fiorini autentici e perfetti, e vi si poneva il suggello dell'autorità, per cui erano preferiti agli altri e si chiamavano fiorini di suggello. A Venezia non abbiamo memoria di una simile costumanza nelle monete d'oro, ma è possibile che si facesse anche qui per i ducati quello che si faceva a Firenze per i fiorini, tanto più che certi usi si generalizzano facilmente in luoghi e tempi vicini, e può darsi anche che si chiamassero ducati bollati non solo quelli chiusi in un sacchetto, ma tutti quelli buoni e perfetti in modo da meritare di esservi collocati.
Non mi fu possibile invece trovare tutti i documenti relativi a fatti della massima importanza per coloro che si occupano della storia numismatica di questo periodo, e cioè il decreto che eleva il valore delgrossoa 4 soldi, e quello che istituisce il nuovomezzanino. Questi fatti sono però ricordati nelle memorie storiche e nelle cronache con piccole differenze nei particolari, ed hanno la più valida conferma nelle monete che esistono col nome del doge Andrea Dandolo.
L'antico manoscritto che abbiamo già citato, intitolato"Eletioni, Deliberationi, Decreti etc., etc."riporta che nell'anno 1346 (10) il doge Andrea Dandolo fece battere una moneta che si chiamavamezzaninoe valeva 16 piccoli, e che nel 1353 (11) si coniò una nuova moneta chiamatasoldino. Altre due cronache, appartenenti pure alla Marciana, l'una delle quali è attribuita a Daniele Barbaro (12) l'altra è chiamata Bemba (13), raccontano che nell'anno 1347 fu decretata la coniazione di due sorta di monete, e cioèmezzaniniesoldini.
Marino Sanuto (14) non parla dei mezzanini e si limita a notare la stampa dei nuovi soldi colle seguenti parole:
"nell'anno (1353) vedando venetiani i soi soldi erano stronzati atorno per tuorli l'arzento feno una nova sorte cuniar cum uno zerchio atorno aziò i non se podesse stronzar et quelli non haveano el ditto zerchio atorno non voleano si potesse spender".
Così altre cronache, senza occuparsi deimezzanini, ricordano la coniazione deisoldininell'anno 1353.
Anche le memorie di Zecca fanno menzione:
"Anno 1343 Prencipe D. D. Andrea Dandolo liAurelijcressetero fino a soldi quatro l'uno et si nominaronogrossoni. — 1343, Prencipe detto fu stampado moneta nova nominataquartaroliche era un quarto di grosson, valeva soldi uno l'uno".
La compilazione di epoca relativamente recente, che va sotto il nome diMemorie di Zecca(15), fatta dal Fedel Francesco Marchiori maestro di zecca, se non merita cieca fede rispetto ai tempi remoti o quando vi contraddicono i fatti e cronache, è però tratta da antiche carte e può servire di ajuto, allorché i documenti e le monete vi corrispondono. Essa cade in errore quì come altrove, nel dare a monete conosciute nomi inesatti, come quelli diaureliegrossoniai grossi e diquartaroliai soldi: cade in errore nell'ascrivere la riforma monetaria al 1343, anno della elezione del Dandolo, quasi ad indicare piuttosto il principato sotto cui furono coniate le monete, che la data vera dell'emissione. Noi però dal confronto colle altre notizie e dall'esame delle monete, possiamo rilevare che il nuovomezzaninosi cominciò a coniare nel 1346 o 1347, e che era valutato 16 piccoli. Esso ha il peso di 15 grani veneti abbondanti, di ottimo argento, e quindi il valore intrinseco di poco più di tre ottavi del grosso, per cui, correndo esso per 16 piccoli, ne viene naturalmente che il grosso aveva aumentato di pregio, o per dir meglio, il piccolo era rinvilito in modo, da non essere più un trentaduesimo del grosso, ma bensì un quarantesimo od un quarantaduesimo, e però è assai probabile che in questo tempo il grosso valesse 40 o 42 piccoli. Non essendo ilmezzaninola metà del grosso effettivo, fu mutato il suo tipo in modo da non confonderlo con quello coniato da Francesco Dandolo, ma siccome alla nuova moneta fu conservato il valore di 16 piccoli, si può arguire che sino dai primi anni del principato di Andrea Dandolo si cominciasse ad usare del grosso ideale di 32 piccoli effettivi, di cui ho già parlato a proposito della lira di grossi, e di cui avrò occasione di occuparmi anche in seguito.
In mezzo a tanta scarsezza di documenti storici, abbiamo la fortuna di possedere il decreto, che ordina la coniazione del soldino, conservato nei registri della Quarantìa Criminale, ed io qui lo pubblico per la prima volta.
"(1353) die VIII mensis aprilis.
Capta
Cum inquirendus sit omnis bonus modus qui inducat utilitatem communi et destrum merchatoribus navigantibus et conversantibus in partibus Romanie, et modus monete infrascripte verisimiliter redundare debeat, si fiat, in utilitatem tam communis quam dictorum merchatorum;
Vadit pars, quod fiat una moneta de eo argento quo fiunt mezanini et in eamet stampa qua fiebant soldini, que vadat ad soldos XXXVI pro marcha, et valeat quilibet denarius dicte monete parvos XII. Et quod omnes mercatores qui volent ponere argentum in Zecha pro faciendo fieri de dicta moneta debeant habere a communi, seu ab officialibus deputatis ad monetam, soldos XII grossos VI proqualibet marcha argenti quam posuerint in zecha. Et sculpiri debeat in ipsa moneta prima sillaba nominis massarii.
De parte 26" (16).
Dalla lettura di questo interessante documento si rileva che lo scopo principale della deliberazione era quello di recare vantaggio ai traffici colla Romania, dove pare che avesse trovato favore anche l'antico soldino. Ciò è pure dimostrato da una proposta trascritta nello stesso foglio, in seguito alla parte qui sopra riportata: in essa Andrea Gabriel chiedeva si coniassero soldini dell'antica bontà e dell'antico modello per comodo dei naviganti e commercianti in Romania. La proposta non fu accolta per ragioni facili ad indovinarsi, ma mostra quali erano i desideri ed i bisogni delle classi interessate.
La deliberazione notata ordina che il nuovo soldino abbia bensì lo stesso disegno dell'antico, ma la bontà del mezzanino, e che porti scolpita nel campo la lettera iniziale del nome del massaro. Il valore della moneta è determinato in 12 piccoli, e se ne devono trarre da una marca soldi 36; mentre l'erario è tenuto a pagare 12 e mezzo soldi di grosso al mercante che porta l'argento in zecca.
Non vi è bisogno di discutere il valore delle nuove monete fissato dalla legge in 12 piccoli; esse devono rappresentare il soldo della lira di piccoli e sono perciò chiamatesoldinied anchedodesini. Invece è necessaria qualche illustrazione alle altre cifre; perché non si capisce a prima giunta di che specie sieno quei 36 soldi che si devono ottenere da una marca: sono troppi per appartenere alla lira di grossi, e pochi, ma molto pochi, per essere della lira di piccoli. La frase che segue. . .et valeat quilibet denarius dicte monete. . .dà la chiave dell'enigma; perché, se viene chiamato denaro una unità di tale moneta, è evidente che soldo vuol dire l'agglomerazione di 12 pezzi; quindi da una marca si devono cavare 12 volte 36, e cioè 432 pezzi, il che corrisponde esattamente al peso del soldino di questo tempo. Anche il prezzo di 12 e mezzo soldi di grossi pagati dall'erario pubblico ai portatori dell'argento merita qualche breve osservazione, perché da una marca di argento fino, secondo il capitolare antico dei Massari alla moneta, si dovevano ottenere grossi 109 e mezzo o 109 e un terzo, i quali non fanno che soldi 9 e denari 1 e mezzo od un terzo di grossi. Ciò vuol dire che il grosso era già in questo tempo, e pochi anni prima del presente decreto, elevato al valore di 48 piccoli, e che il computo dei soldi si faceva non sopra i grossi effettivi, che erano di uguale bontà e peso degli antichi, ma sui piccoli, dei quali 32 si valutavano per un grosso nominale. Infatti soldi 12 e mezzo sono 150 grossi ideali inferiori agli esistenti, e la differenza fra questo prezzo e quello ricavato effettivamente dalla coniazione è evidentemente il compenso delle spese e l'utile della fabbricazione. Le memorie di zecca, sebbene sotto una data soltanto approssimativamente vera, ricordano il nuovo ragguaglio che rimase definitivo e tradizionale, perché anche oggi, nell'uso del nostro popolo, il grosso equivale a 4 soldi veneti.
Tanto il nuovomezzaninoche il nuovosoldinodi ottimo argento sono incisi e coniati con molta cura e diligenza ed hanno una perfezione di forma rotonda affatto sconosciuta fino allora. Il Sanuto ricorda che un cerchio posto nel contorno faceva tosto conoscere se le monete avessero subìto quella tosatura o stronzatura, di cui si lagnano non pochi documenti del tempo: e vediamo per la prima volta sostituiti gli antichi punti o segni dalle iniziali dei massari, per mezzo delle quali si possono rilevare gli anni della battitura, quando non sono interrotti gli elenchi di quei magistrati, che ci furono tramandati dagli antichi registri, di cui mancano alcuni volumi.
Per completare la storia numismatica di questo periodo è necessario parlare di altra nuova moneta coniata dai veneziani per comodo del commercio e dei loro possessi orientali: è iltornese, che, poco conosciuto dagli studiosi del secolo scorso, fu degnamente illustrato da Cumano e da Lazari dopo un fortunato rinvenimento seguìto in Morea nel 1849.
Le monete francesi, e principalmente quelle di Tours, erano divenute assai popolari in Levante durante le crociate, e gli avventurosi cavalieri che si erano impadroniti dell'Acaja, di quasi tutto il Peloponeso e di altre provincie vicine, avevano introdotti negli effimeri principati, conquistati con poveri mezzi, ma con molto ardire, una moneta che imitava perfettamente il denaro tornese, avendo da un lato la croce e dall'altro il celebre ed emblematico castello che si vede sulle monete di Tours. Attorno al castello si leggono i nomi delle principali signorie franche della Grecia come Tebe, Damala, Lepanto, Corfù, Tino, Scio ecc., ma la officina più antica e più importante fra esse era certamente quella di Chiarenza, capitale politica ed amministrativa del principato di Acaja, fondato da Goffredo di Villehardouin, che divenne sotto i suoi successori una città prosperosa, residenza di una corte feudale celebre per la sua magnificenza. Della antica grandezza oggi non rimane, presso l'umile villaggio, cui fu tolto perfino il nome, che una torre diroccata e le rovine del Castello Tornese, dove senza dubbio era piantata la zecca, da cui uscivano abbondantissimi quei denari, che nei secoli XIII e XIV ebbero rinomata diffusione in tutto l'Oriente.
Torna opportuno, a proposito dell'origine del tornese levantino, riprodurre le parole con cui Marino Sanuto, nellaIstoria del Regno di Romania(17), racconta il viaggio di Guglielmo di Villehardouin a Cipro per fare omaggio a San Luigi re di Francia, che si recava in Palestina nell'inverno 1249:
"Intendendo il principe Guglielmo che il Re passava in persona, volse andar egli a passarvi con circa 24 tra gallere e navilj e con 400 boni cavalli passò al Re. E dicendo egli al Re: Signor Sir tu sei maggior signor di me e puoi condur gente dove vuoi e quanta vuoi senza denari: io non posso far così. Il Re gli fece gratia ch'el potesse battere torneselli della lega del Re mettendo in una libbra tre onze e mezza d'argento".
Senza occuparci di quanto possa esservi di vero nella leggenda o tradizione ricordata dal celebre diarista veneziano, l'epoca ivi segnata concorda colle monete, non sembrando che il tornese sia stato coniato in Acaja se non dopo il 1250.
Altre notizie importanti delle monete che correvano in quei paesi possiamo rilevare dal diligentissimo Pegolotti, il quale dedica a Chiarenza il capitolo XIII, ove dice:
"In Chiarenza e per tutta la Morea vanno a perpero sterlini 20, e gli sterlini non vi si vendono, né vi si veggiono, ma spendonvisi torneselli piccioli che sono di lega oncie due e mezza d'argento fine per libbra, ed entrane per libbra soldi 33 denari 4 a conto e ogni denari 4 de' detti tornesi piccioli si contano per uno sterlino; e gli tre sterlini un grosso viniziano di zecca di Vinegia e gli 7 grossi un pipero (iperpero). . . La moneta di Chiarenza. . . chiamasi tornesella picciola" (18).
Da questo paragrafo importante si rileva che il tornesello era la sola moneta reale coniata nel paese e la vera base del sistema monetario, che 4 torneselli formavano unosterlino, moneta meramente ideale, e che 20 sterlini formavano uniperpero, il quale doveva essere una moneta di conto, che aveva il valore di un bisante di Costantinopoli, o forse lo stesso bisante degli imperatori greci, il quale continuava ad essere in corso in tutti i paesi che avevano fatto parte dell'antico impero.
I veneziani, che dopo la conquista di Costantinopoli avevano ottenuto il predominio commerciale e monetario in Oriente, si trovarono danneggiati nei loro interessi dalla introduzione del denaro tornese, che soddisfaceva al bisogno di moneta spicciola. Di questa preoccupazione si scorgono le traccie nei lagni espressi in parecchi documenti della prima metà del secolo XIV, non solo per le imitazioni di monete veneziane, ma anche per le nuove monete introdotte dai principi di Romania.
Dopo di avere provveduto ad una migliore sistemazione della moneta piccola di argento fino, colla emissione dei nuovimezzaninie dei nuovisoldini, il Senato, o la Quarantìa, pensarono che sarebbe tornato vantaggioso al Comune di fabbricare anche delle monetine di poco valore sul tipo del tornesello dell'Acaja; fabbricazione alla quale si mirava forse fino dal giorno in cui si pensò di aprire una officina in Corone o Modone, ma che non fu posta in esecuzione se non negli ultimi anni del principato di Andrea Dandolo, quando le circostanze erano più favorevoli per le guerre e l'anarchia che desolavano il Peloponeso.
Itorneselliveneziani somigliano a quelli di Chiarenza nel peso, nella forma ed anche nella lega, alquanto inferiore a quella indicata dal Pegolotti. Sul diritto hanno la croce patente col nome del principe; ma, invece del castello da cui traggono il nome, portano il Leone di San Marco per la prima volta colle ali, accosciato in quella forma che dal nostro popolo fu detta leone in molleca, ed in termine di zecca leone in soldo, colla leggenda espressiva "V E X I L I F E R spazio V E N E T I A R V M".
Sebbene non si conosca la legge con cui fu ordinata la coniazione deltornese, possiamo essere certi che nella zecca di Venezia e non altrove essa fu cominciata dopo la metà del secolo XIV. Ne abbiamo la prova in una istanza del 20 giugno 1354 (19) di Giovanni intagliatore
"che da cinque anni lavora ad incidere i conî secondo gli ordini ricevuti, ed ora è occupato da mattina a sera per i tornesi che in questo momento si fanno in zecca".
In breve tempo il tornese incontrò tanto favore e se ne coniò tale quantità, che uno dei massari fu detto massaro ai torneselli, perché destinato a sorvegliare quella fabbricazione, e così pure troviamo nominati uno scribaad tornesellosed un pesatoread tornesellos.
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Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto A N D R punto D A N D V L O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M spazio V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q punto T V spazio R E G I S punto I S T E spazio D V C A, T SEGNO".
Tavola X, numero 7.
Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto A N D R punto D A N D V L O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola X, numero 8.
Segni, o punti dei Massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 2: quattro linee a formare una croce.
Segno 3. Campo 1: quattro linee a formare una croce; campo 2: quattro linee a formare una croce.
Mezzanino di nuovo tipo (16 denari o piccoli). Argento, titolo 0,965 (20). Peso, grani veneti 15 e mezzo (gram. 0,802).
3. Dritto. A sinistra San Marco, nimbato in piedi, vestito di abiti sacerdotali ed il vangelo nella sinistra, colla testa di tre quarti si volge a destra e riceve dal doge, pur in piedi, ma di profilo, un cereo che questi gli porge con ambe le mani. Il principe con ricco manto, ornato di pelliccia, ha il capo coperto dal berretto ducale. Nel campo sotto il cereo, fra le due figure, una lettera, che è l'iniziale del massaro. Dietro il doge "A N punto D A D V, L SEGNO, punto", in mezzo "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E punto".
Rovescio. Gesù Cristo di fronte, con nimbo crociato di forma greca, sorge dal sepolcro ponendo a terra la gamba destra. È coperto di lunga veste che gli svolazza sul fianco, stringe nella sinistra la croce e nella destra un vessillo che ondeggia a sinistra. Sul sepolcro sono scolpite quattro croci, attorno "punto X P E punto R E S spazio V R E S I T punto".
Tavola X, numero 9.
Iniziali dei massari. "A, legatura AR, B D F, M corsivo, OI, N corsivo, P, S, EZH capovolta".
Soldino vecchio. Argento, titolo 0,670 circa. Peso, grani veneti 18 e mezzo (grammi 0,957).
4. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "croce punto A N D R spazio D A N spazio D V L O spazio D V X".
Rovescio. Leone rampante, coll'orifiamma "croce punto S punto M A R CV S punto V E N E T I punto".
Tavola X, numero 10.
Soldino nuovo. Argento, titolo 0,965 (21). Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).
5. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto A N D R punto D A N punto D V L O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma in un cerchio, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.
Tavola X, numero 11.
Iniziali dei massari "OI, S, ALFA CEDILLA".
Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190 (22) circa. Peso, grani veneti 6 e mezzo (grammi 0,336): scodellato.
6. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto A N spazio D A N spazio D V X punto".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R CV, S ruotata, punto".
Tavola X, numero 12.
Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,040 circa. Peso, grani veneti 7 (grammi 0,362).
7. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce A N D R punto D A N punto punto punto D V X".
Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto S punto M A R C VS punto".
Raccolta Papadopoli.
Tavola X, numero 13.
Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).
8. Dritto. Croce patente in un cerchio, attorno "croce, due punti in verticale, A N D R, due punti in verticale, D A N D V L O, due punti in verticale, D V X, due punti in verticale".
Rovescio. Leone accosciato sulle gambe posteriori, tenendo colle anteriori il vangelo, il tutto in un cerchio, attorno "croce V E X I L I F E R, due punti in verticale, V E N E C I A, RUM TONDA".
Tavola X, numero 14.
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SANTINELLI S. — Opera citata, pagina 271-272 e 274 (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 300 e 301.
KÖHLER I. D. — Opera citata, Tomo XIV, pagina 153-160.
MURATORI L. A. — Opera citata,DissertazioneXXVII, colonne 649-652, numeri X, XI e XII; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 48, tavola XXXVII, numeri X, XI e XII.
CARLI RUBBI G. R. —Delle monete etc. Opera citata, Tomo I, pagina 414, tavola VI, numero III.
BELLINI V. —De monetis Italiæ etc. Opera citata,DissertazioneI, pagina 102 e 108, numero XV; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 e 32, numero XV.
(DUVAL e FRÖLICH). —Monnoies en or, etc. Opera citata, pagina 275.
GAETANI P. A. —Museum Mazzuchellianum. Venetiis, 1761-63, Tomo I, tavola VII, numeri 7, 8.
GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 171-172, numeri XXXIX, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, e XLVIII.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1122-1123, numeri 3923, 3924, 3925.
PFISTER J. G. — Opera citata. —The Numismatic Journal, Volume II, 1837-1838, pagine 214, 215, tavola a pagina 201.
BELLOMO G. —La pala d'oro considerata sotto i riguardi storici, archeologici ed artistici, etc. Venezia, 1847, pagina 42 e 64-65 (nota 39), tavola II, numero 1.
ZON A. — Opera citata, pagina 30, tavola I, numero 13.
SCHWEITZER F. — Opera citata, Volume I, pagina 103-104 (162 a 196) e tavola.
CUMANO dottor C. —Numismatica, articolo del foglio "L'Istria",Anno V, numero 11, sabato 16 marzo 1850.
CUMANO dottor C. —Illustrazione da una moneta argentea di Scio, sul disegno del Matapane di Venezia. Trieste, 1852, pagina 32, 38, 40 e 43. (In questo opuscolo è riprodotto l'articolo del giornale "L'Istria").
LAZARI V. —Le monete dei possedimenti veneziani di oltremare e di terraferma. Venezia, 1851, pagina 65-69 e 169.
KUNZ C. — Catalogo citato, pagina 8.
ORLANDINI G. — Catalogo citato, pagina 5.
Biografia dei Dogi. Opera citata, Doge LIV.
Numismatica Veneta. Opera citata, Doge LIV.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 16 e 85.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 228-231, 254. Volume V, 1873, pagina 200-201 eVolume XI, 1879, pagina 130.
SCHLUMBERGER G. —Numismatique de l'Orient latin, Paris, 1878, pagina 312, 471-472.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 18-19 e 123-124. —Archivio Veneto, Tomo XII, pagina 99 e Tomo XIII, pagina 147, — terza edizione, 1881, pagina 15 e 89.
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(1) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 27.
(2) Regio Archivio di Stato.Commemoriali, registro IV, carte 88 tergo.
(3) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 26 tergo.
(4) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 47.
(5) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 48 a 51.
(6) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 51.
(7) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 27 tergo.
(8) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 85.
(9) Capitolare dei massari all'argento, carte 28 tergo. — Capitolare Uff. del Levante (Codici ex Brera 263), carte 63. — Capitolare del Cattaver, capit. XXXIV, carte 94.
(10) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 1800, Classe VII, Ital., pagina 138.
(11) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 1800, Classe VII, Ital., pagina 140.
(12) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 40, Classe VII, Ital., pagina 257.
(13) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 125, Classe VII, Ital., carte 531 (88).
(14) Regia Biblioteca di San Marco. M. Sanuto.Cronaca Veneta o Vitedei Dogi, Codice 800, Classe VII, Ital., carte 194 tergo.
(15) Archivio dei Provveditori in Zecca, Registro 18: Scartafaccio di Memorie di Francesco Marchiori maestro di zecca, 1748, carte 18.
(16) Regio Archivio di Stato.Quarantia Criminale, Parti, Registro II, carte 75.
(17) Hopf Charles.Chroniques gréco-romanes inédites ou peu connuesetc. Berlin, 1873, pagina 98. — Regia Biblioteca di San Marco, codice DCCXII, It., cl. VII.
(18) Pegolotti F. B. Opera citata, pagina 106-108.
(19) Regio Archivio di Stato.Maggior Consiglio, Grazie, Registro XIII, carte 46 tergo.
(20) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,968.
(21) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,973.
(22) L'esame chimico fatto dai Morin Frères di Parigi dà il titolo di 0,190.
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1354-1355.
Marino Falier, che succedeva nel ducato al compianto Andrea Dandolo, apparteneva ad una delle più antiche ed illustri famiglie; era stato più volte podestà, rettore, ambasciatore, provveditore, ed anche quando gli elettori raccolsero i loro voti sul suo nome, si trovava in Avignone, legato della repubblica presso il papa Innocenzo IV.
La guerra continuava contro i Genovesi e con tristi risultati, essendo stata sconfitta e quasi completamente distrutta dinanzi all'isola della Sapienza l'armata veneziana. Il re di Ungheria, da una parte, minacciava la Dalmazia, dall'altra i Genovesi si assicuravano l'influenza in Costantinopoli e si impadronivano delle migliori posizioni commerciali dell'Oriente, ma più grave ancora era il pericolo che all'interno correva la repubblica. Marino Falier di carattere violento ed ambizioso, sia perché spinto dal desiderio del potere assoluto, sia perché offeso, non gli paresse d'essere sufficientemente rispettato dall'aristocrazia dominante, congiurò per cambiare la forma di governo, assieme ai molti malcontenti che naturalmente, in momenti così tristi, esistevano a Venezia. Fortunatamente la trama fu scoperta, ed il doge ebbe mozzo il capo in quello stesso sito, ove prima di cingere la corona ducale, aveva prestato giuramento di osservare la promissione.
Poche sono le monete di questo doge e cioè il ducato, il soldino ed il tornese, e tutte assai rare, ciò che è facile a spiegarsi con la breve durata del suo principato, senza aver bisogno di cercare altre speciali ragioni, essendo egli rimasto sul trono soltanto sette mesi. Per la stessa ragione non posso ricordare se non alcuni provvedimenti deliberati dalla Quarantìa nel 21 ottobre 1354 (1), per impedire la diffusione delle monete false che si introducevano a Venezia, fatte ad imitazione di tipi forestieri, e specialmente deicarrarini, deifrisachesie deidenaria XXII.
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Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge, "M A I, N SEGNO, punto F A L E D R O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa distelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T IB I punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio Q punto T V spazio R EG I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".
Tavola XI, numero 1.
Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).
2. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto M A R I, N SEGNO, punto F A L spazio E D R O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "croce punto S punto M A R CV S spazio V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.
Tavola XI, numero 2.
3. Varietà nel Dritto. "punto croce punto M A I, N SEGNO, punto F A L spazio E D R O punto D V X".
Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".
Tavola XI, numero 3.
Iniziali dei massari. "OI, S".
Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).
4. Dritto. Croce patente "croce punto M A R I, N SEGNO, punto F A L E, D SEGNO, punto D V X punto".
Rovescio. Leone accosciato, col vangelo tra le zampe anteriori "croceV E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA, punto".
Museo Civico, Trieste.
Tavola XI, numero 4.
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GRADENIGO G. A. — Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 172, numero IL.
APPEL J. — Opera citata, Volume III, pagina 1123, numero 3926.
STROZZI C. —Memorie intorno ad una moneta inedita argentea di MarinoFalier, Firenze, 1834.
SCHWEITZER F. — Opera citata. Volume I, pagina 106 (197 a 200) e tavola.
ORLANDINI G. — Catalogo citato, pagina 5.
PADOVAN e CECCHETTI. — Opera citata, pagina 16, 17 e 85.
WACHTER (VON) C. — Opera citata. —Numismatische Zeitschrift, VolumeIII, 1871, pagina 231, 249 e 254, Volume V, 1873, pagina 201.
PADOVAN V. — Opera citata, edizione 1879, pagina 19 e 124. —Archivio Veneto, Tomo XII, pagina 99-100, e Tomo XII, pagina 147, — terza edizione, 1881, pagina 15, 16 e 89.
Bolla in piombo di Marino Falier conservata nella raccoltaPapadopoli.
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(1) Regio Archivio di Stato. Capitolare degli Ufficiali di Levante, carte 19 tergo.
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1355-1356.
Dopo tante commozioni e così gravi pericoli, Venezia aveva bisogno di un principe savio e prudente come fu Giovanni Gradenigo, che tutti gli storici dipingono amante della patria e geloso osservatore delle sue leggi. Aderendo agli inviti dei Duchi Visconti, signori di Genova, mandò ambasciatori a Milano, i quali firmarono un trattato che pose fine alle guerre fratricide fra le due potenti rivali del mare, e vi furono compresi i Signori di Padova, di Verona, di Mantova, di Ferrara e di Faenza. I beneficii della pace non tardarono a farsi sentire a Venezia, che vide nuovamente prosperare i suoi traffici e veleggiare i suoi navigli per i mari d'Oriente: ma i tempi erano torbidi, e la repubblica si trovò impegnata in una nuova guerra contro Lodovico re d'Ungheria, che penetrava in Dalmazia ed in Friuli, spingendo i suoi soldati fino sotto le mura di Treviso. Dopo soli sedici mesi di regno, Giovanni Gradenigo morì stimato e compianto da tutti.
Gli antichi raccoglitori di monete veneziane, non conoscevano che il ducato ed il soldino di questo doge: più tardi furono trovati il tornese ed il piccolo, e solamente da qualche anno il grosso, ma sempre assai raro. Sembra infatti che la fabbricazione di questa celebre moneta, rallentata da prima, cessasse completamente durante quattro o cinque lustri, per ricomparire nell'anno 1379 con piccole modificazioni nel disegno, ma una sensibile diminuzione di peso. Anche l'aspetto del grosso di Giovanni Gradenigo svela una emissione limitata ed eccezionale, essendone lo stile stentato ed arcaico, che lascia indovinare l'imitazione di un pezzo che non si lavorava ordinariamente.
Non conosciamo le ragioni della diminuzione e poi della cessazione della battitura del grosso: forse in passato se ne era coniata troppo grande quantità, ma più probabilmente le imitazioni avevano scemato il pregio di questa reputatissima moneta. Ve n'ha indizio nei molti provvedimenti fatti in questo torno di tempo contro i falsificatori e traboccatori di monete. Durante il breve ducato di Giovanni Gradenigo, troviamo, nel 22 giugno 1355 (1), confermate le disposizioni relative alle monete false e scadenti (frisachesi, carrarini e denari a XXII), bandite l'anno prima, e nel 21 novembre dello stesso anno inasprite le pene comminate ai contravventori della legge 27 febbraio 1353-1354, colla quale si vietava l'imitazione di monete forestiere a Venezia e nello stato. Perfino i correttori della promissione ducale, raccolti in un momento tanto agitato, come quello che correva tra la condanna del Falier e la elezione del Gradenigo, pensarono di completare le disposizioni che riguardavano i falsificatori di monete veneziane, proponendo che anche ai forestieri fosse applicata la pena del fuoco minacciata ai veneti, tanto se il reato fosse commesso a Venezia come altrove, ed il Maggior Consiglio nel giorno 19 aprile 1335 (2) approvava la proposta.
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Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "I O punto G R A D O N I C O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa distelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T IB I punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio Q punto T V spazio R EG I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".
Tavola XI, numero 5.
Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).
2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "I O punto G R A D O I C O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".
Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".
Tavola XI, numero 6.
Segni, o punti dei massari della moneta.
Segno 1. Nessun segno.
Segno 2. Campo 1: una croce; campo 2: una croce; campo 3: una croce.
Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).
3. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto I O, H SEGNO, S punto G R A D spazio O N I C O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.
Tavola XI, numero 7.
4. Varietà nel Rovescio. "croce punto S punto M A R punto C V S punto V E N E T I punto".
5. Varietà nel Dritto. "punto croce punto I O H S punto G R A D spazio O I C O punto D V X punto".
Rovescio. Come il numero 3.
Tavola XI, numero 8.
6. Varietà Dritto. "punto croce punto I O, H SEGNO, S punto G R A D spazio O I C O punto D V X".
Rovescio. "croce punto S punto M A R C V punto S V E N E T I punto".
Iniziali dei massari. "A, OI, S, ALFA CEDILLA".
Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190 circa. Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284): scodellato.
7. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto I O punto G R A punto D V X".
Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R CV, S ruotata, punto".
Tar. XI, numero 9.
Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).
8. Dritto. Croce patente "croce punto I O, due punti in verticale, G R A D O I C O punto D V X punto".