LA POLONIA E LA RUSSIA

LA POLONIA E LA RUSSIAI.Noi dividiamo le idee del marchese Wielopolski[4].I polacchi, e coloro che considerano la quistione al punto di vista esclusivamente della Polonia, respingono la teoria della disperazione proclamata da questo patriotta. Ma noi dobbiamo esaminare la questione al punto di vista dellʼEuropa e deglʼinteressi generali dellʼumanità. Non dobbiamo quindi preoccuparci dei lamenti, e, se volete, neppure dei dritti di un popolo che ci ha abbarbagliati delle sue imprese cavalleresche, commossi dei suoi infortuni. Esso espia le colpe della sua aristocrazia—cui non troviamo giammai nella storia al servizio della libertà, della giustizia per tutti, avendo pietà del popolo, risparmiando il debole.LʼItalia ha espiati i delitti delle due Rome—lʼimperiale e la cattolica.—I filantropi da congressi, i democrati da parata, attestano le loro simpatie ai vinti. Noi offriamo loro,di più, ciò che ci sembra la verità. Perocchè noi scriviamo con coscienza, noi che eravamo ieri ancora nei ranghi dei vinti e che siamo ancora oggidì nella posizione di minacciati.Lʼesercito francese guarda a Roma, lʼaustriaco campa a Trento.Lʼattitudine dellʼEuropa verso la Polonia sarebbe oltraggiante se la fosse volontaria. La stampa, che sʼinteressa alla vittoria di Gladiatore e si entusiasma ai gargarismi della Patti, registra con indifferenza lʼannichilamento della Polonia. E noi vediamo passare in mezzo a noi, senza provare il minimo turbamento, il minimo rimorso, lʼesiliato polacco, che porta, dʼordinario, così degnamente il peso della sua sventura. Non pertanto, malgrado questa indifferenza, si sente che la coscienza pubblica ha nel fondo unʼinquietudine dolorosa, e che vi restano ancora delle anime generose le quali sclamano: «No: la non può durare così! Gli è impossibile, non si può lasciar distruggere la Polonia dalla Russia, come si lasciano gli americani terminare la distruzione dei Pelle-rossi!» E si cerca allʼorizzonte se vi è una nuvola dal lato dellʼOriente che si oscuri, e cui si possa considerare come il precursore della tempesta. Eppure non bisogna dissimularlo: questa tempesta che taluni invocano, lʼimmensissima maggioranza la paventa.La faccia dellʼEuropa è cangiata. LʼInghilterra si è ritirata sotto la tenda, non come Achille il quale tiene il broncio ad Agamennone, che digerisce nelle braccia di Briseide, ma come il Nestore della politica europea, per preoccuparsi deglʼinteressi seri della comunità e lavorare. LʼAustria, smozzata, curale sue lividure e le sue piaghe al regime dellʼacqua di Jouvence della libertà. La Francia si prepara alla riscossa pel ricupero delle provincie e dellʼonore militare perduto. LʼAlemagna, costituita, termina lentamente la sua opera—pronta, un dì, a lasciare andare, se occorre, Posen e la Galizia onde annettersi lʼarciducato di Austria. Le idee economiche e sociali hanno preso il posto delle idee politiche nel regime internazionale. Il sistema delle alleanze, divenuto barbogio, ha ceduto il posto ai trattati di commercio. La riconoscenza del fatto compiuto è inserita come un principio nel dritto pubblico europeo. La ricostruzione delle nazionalità è considerata come una misura di ordine pubblico; ma unicamente quando ciò si compie senza turbare la pace generale e contro nazioni di razza diversa, non mica quando trattasi di nazioni consanguinee, tra le quali ei sarebbe pericoloso intervenire, fazioso pronunziarsi.Questi cangiamenti dellʼidiosincrasia dei popoli e dei governi pesano singolarmente sulla quistione polacca e sulla politica generale, al punto, che se la quistione italiana fosse ancora da risolvere, egli è più che probabile che la non sarebbe neppur sollevata. E nondimeno, eʼ trattasi della razza teutona e della razza latina, lʼuna incontro allʼaltra, e non di due rami della razza slava, come nella quistione polacca!Io so che questʼultima asserzione—la consanguineità della razza—è contestata. Perocchè la scienza ethnologica sopratutto non poteva sottrarsi allʼidrofobia della politica ed alle allucinazioni dei partiti. Ma, lʼho detto, io non mi colloco nè al puntodi vista della Russia, nè a quello della Polonia, ma al punto di vista europeo, e quindi sul terreno dellʼimparzialità—se fuvvi mai storia imparziale! Imperciocchè, ove la coscienza è sincera, vi è il sistema scientifico, cui ogni istorico si è formulato, che può essere iniquo.Io quindi non proverò neppure di ricostruire la razza slava. Ciò mi condurrebbe inoltre troppo lontano ed escirebbe dalle proporzioni delle conclusioni di un racconto romanzesco. Però ei mi sembra indispensabile toccarne qualche motto, onde giustificare su quale base e per quali ragioni io ho creduto arringarmi ai consigli che il marchese Wielopolski dà ai suoi compatriotti.II.Lʼunità della razza slava ha il suo elemento di certezza nellʼuniformità della lingua—uniformità spinta sì lontano, che glʼindigeni del Don e della Volga possono comprendere e quasi conversare con quelli della Pomerania, della Boemia, della Polonia, della Dalmazia, e col Bulgaro del mar Nero. La razza slava è la seconda espressione della natura europea, indigena ancora sul suolo che occupa oggidì e non venuta dallʼAsia, poco modificata. Dappoichè lo slavo, cui ci dipinge la cronaca di Nestor allʼXI secolo, è esattamente lo stesso che quello dei nostri dì, non avendo che due varietà un poʼ spiccate: al nord, la sotto-razza scandinava; al sud, la sotto-razza ellenica.La slava è stata sempre una razza conquistata. I popoli dellʼAsia e quelli della Germania occidentale lʼhanno, a volta a volta, calpestata e dominata; perocchè dessa invocava lʼaiuto degli uni per sottrarsi allʼoppressione degli altri—come fecero i popoli delle penisole itala ed iberica. I Kimris, o Cimbri, furono i primi a passare sulla razza slava. I Sarmati—nomadi dagli occhi di lucertola, di origine mongolica e di razza puramente asiatica—vennero a cacciar via i Kimris, e furono cacciati a loro volta dai Goti—popoli usciti dalla Scandinavia, trascinando dietro a loro unʼaccozzaglia di Celti, di Slavi e di Germani. Questi dominatori, portanti una civiltà cui Odin aveva forse ricevuta dalla Persia o dallʼIndia, fondarono un impero slavo, assiso sul Danubio e sul Dnieper, nellʼUkrania, ed alle sponde del mar Nero, risuscitarono la dominazione cimbrica, e riaserrarono la frontiera romana, sotto il nome di Daci e di Marcomanni. Nomadi, essi imperavano a cavallo sui popoli indigeni, coltivatori sedentanei, e vivevano a cavallo—come i polacchi nella convenzione dellapospolite. Se la loro potenza avesse durato, forse i Goti si sarebbero fusi con glʼindigeni. Ma queglino fra gli slavi, che avevano emigrato sotto la dominazione gotica, ritornarono come vanguardia degli Unni—popoli asiatici—e respinsero lo straniero dal suolo della loro patria.Gli Unni rimpiazzarono i Goti, che retrocessero sulle possessioni romane ed annunziarono Attila. Questi si manifestò allʼEuropa come la folgore, dominando dalle frontiere della Cina fino al Baltico e procedendo sopra Roma, menando con lui un miscuglio di guerrieri di tutte le nazioni e di tutte lestirpi cui aveva traversate. I Goti batterono gli Unni sulle sponde del Netad e li ricacciarono in Asia. Poi si divisero dagli slavi: questi rivennero nelle loro contrade e conservarono le loro abitudini ed il loro organamento sociale; i Goti seguirono la loro attrazione naturale verso lʼOccidente.La razza slava ed i suoi rami ellenici erano attirati verso lʼOriente e Costantinopoli.Lasciamo da banda la varietà ellenica, o dorica, la quale, in faccia delle concezioni gigantesche e mostruose della Caldea e dellʼEgitto, si concentrò e sʼisolò, e seguiamo il movimento della varietà Tsciuda.Questo ramo della razza slava del nord, occupava le sponde orientali del Baltico, si stendeva lungo il mare Bianco fino alle foci dellʼOby e nei profondi del continente Asiatico. Queste contrade, quasi deserte oggidì nella parte che forma le vaste solitudini della Siberia, mostrano nelle tombe e nelle gallerie delle mine dellʼAltai le tracce di una civiltà, il cui sovvenire storico è perduto. Questa varietà della razza slava abitava il doppio versante della catena degli Ural, di cui lʼuno discende verso lʼOby e lʼaltro verso la Volga. Queglino che accampavano sullʼOby, e formavano lʼObdoria o lʼUgoria discesero, verso lʼXI secolo, alla volta del bacino del Danubio, e costituirono la razza dominante dei Maggyari in Ungheria. Queglino che guardavano la Volga, andarono a formare la Bulgaria o Volgaria. Questa corrente dʼinvasione settentrionale, sul fuoco centrale della razza slava, si opponeva alla corrente meridionale, la quale, trascinando seco dei brani della razza mongolica, partiva dallʼOriente e dalle spondedel Caspio. La sede dellʼimpero, Costantinopoli, trovavasi così allogata fra due osti.Carlomagno, avendo distrutto gli Avari, residui di razze asiatiche, gli slavi restarono liberi. Gli Ugri Maggyari si spiegarono nel mezzodì fino al di là delle Alpi e nellʼItalia. I Normanni, scandinavi, svilupparono la loro supremazia sulla razza slava del Nord e fondarono lʼimpero Russo—sulle contrade occupate un dì dai Goti—sotto il nome di Polanieni, o abitanti della pianura—appellativo conservato di poi da uno dei rami della razza slava quando essi si separarono.Con un istinto ammirevole, fin dai suoi incunabili, questo impero russo ebbe coscienza del destino che lo spingeva e guidava. La sua aspirazione è lʼOriente. Il suo centro, Costantinopoli. Esso abbraccia il cristianesimo bizantino e mantiene i legami naturali tra i popoli conquistati ed i popoli della medesima razza slava annessi. E quando Costantinopoli, al XV secolo, cadde in potere dei Turchi, lʼidea morale, i frantumi tradizionali e materiali dellʼimpero di Oriente, si trovano agglomerati in lui. Lʼunità orientale fu così rappresentata dallʼimpero russo in faccia dellʼoccidente sbocconcellato. Questa posizione, queste tendenze assorbenti, sarebbero di già esse sole bastate per svegliare la rivalità delle nazionalità nascenti della medesima razza: lʼUngheria, la Polonia, la Svezia.Gli Stati slavi dellʼEuropa centrale però non si fondarono con la medesima facilità e con la medesima celerità! La Polonia, la Boemia, lʼUngheria, la Prussia, la Transilvania, la Lituania, la Moravia avevano la medesima costituzione politica—vale adire, il principio elettivo dei popoli primitivi sfuggiti alle strette di Roma. Essi avevano la stessa legge del suolo e dei costumi; e quindi una vicissitudine tempestosa di principati locali e passaggeri.La Boemia, cittadella dellʼindipendenza slava, legata agli slavi per la razza ed ai Germani per glʼinteressi, sempre irresoluta in fra i due, attaccata dagli uni quando la si collegava agli altri, non seppe padroneggiare la situazione e profittare della sua civiltà brillante e precoce. Sotto Ottocaro III, la Boemia rifiutò lʼImpero e lo fece passare nella casa dʼAustria. Sotto Carlo IV, al momento di divenire il centro della potenza imperiale, ripugnando, a causa della sua natura slava, da tutte le combinazioni artificiali, la Boemia ricadde nellʼirresolutezza e divenne la preda dellʼinflessibile ascendente austriaco.Una sorte eguale, per le medesime cause, toccò allʼUngheria. Centro, sotto Attila, della dominazione delle razze asiatiche, essa fu sempre un punto di attrazione per questi popoli. I maggyari, slavi, ma della famiglia semi-asiatica delle razze dellʼUral e della Volga, dominarono la razza slava indigena. Poscia, organizzati a casta conquistatrice e guerriera, respinsero le invasioni asiatiche. Essi avrebbero potuto dirigere, in luogo della Russia, lo slavismo dellʼimpero orientale; ma il cattolicismo che avevano abbracciato, li tenne a parte e li condannò allʼinferiorità politica.Il cattolicismo non è simpatico alla natura slava; e là stesso ove lo si è impiantato, esso ha cangiato di carattere. Sradicata senza sforzi, presso gli Scandinavi, alterata nel suo spirito in Polonia, in Ungheria, in Boemia, la dottrina cattolica ha contribuitoalla caduta di questi Stati sotto la pressione dellʼinvasione tedesca e dellʼascendente russo, mentre che dessa paralizzava la loro influenza sullʼimpero dʼOriente. Gli è al cattolicismo altresì che la Polonia deve le sue vicissitudini ed una parte delle sue sventure.In uno Stato di quasi anarchia per parecchi secoli sotto i suoi dodici woivodi o palatini, la Polonia si presenta col nome di regno al XIV secolo e forma uno stato, mediante la sua riunione con la Lituania, sotto il dominio dei Jagelloni. La sua rivalità colla Russia comincia alla sua culla e riempie la sua storia—passando per le medesime fasi della lotta che sʼimpegna tra lʼInghilterra e la Francia. E forse questa rivalità avrebbe finito in una fusione violenta sotto lʼinvasione degli antichi Unni di Attila, divenuti i Tartari di Gengis-Khan, se un baratro profondo e fatale non li avesse divisi per sempre, il cattolicismo, alimentato dallʼinfluenza astuta ed interessata della corte di Roma.Il ritorno degli Asiatici arrestò per lungo tempo lo slancio della civiltà slava.La razza slava ha dovuto lottare perpetuamente contro i popoli nomadi, arrivando dalla medesima direzione, ma non essendo sempre della medesima razza, puramente asiatica. La razza bianca occupò originariamente tutta quella parte dellʼAsia che guarda lʼEuropa, ove la presenza della razza gialla è recentissima: la Siberia, il Caucaso, le contrade della Transoxiana e del Caspio.... quelle contrade insomma che la Russia conquista adesso lʼuna dietro lʼaltra, con grande spavento della Turchia, della Persia, e dellʼInghilterra,—la quale vede le sue possessioniindiane separate dalle russe, nellʼAsia Centrale, unicamente dal Punjab. Le sabbie che sterilirono paesi un dì fertili, e lʼindebolimento consecutivo di queste popolazioni, incapaci di difendersi contro le invasioni asiatiche, determinarono il ritorno della razza bianca nellʼOccidente dellʼEuropa.Questi popoli—Sciti degli antichi—per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dellʼaffinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente—e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dellʼUkrania, del Don, e dellʼIaik—un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero lʼincarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dellʼOrda Dorata.La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma lʼinvasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, lʼunità slava e la creazione affatto asiatica dellʼautocrazia dello Tzar.Lʼunità inghiottì la libertà.In questi scompigli, Kief, la culla religiosa e civilizzatrice delle razze slave, perdè la sua superiorità.Si era visto, del resto, i sovrani russi, per una preveggenza politica particolare, trasportare successivamente la loro capitale su i punti ove il progresso del loro dominio sembrava richiedere la loro presenza. Allʼorigine, essi avevano abbandonata Novgorod, la città della civiltà scandinava, per il soggiorno di Kief, che inoculò alla razza slava lo spirito bizantino. Souzdal li mise, in seguito, in contatto diretto con gli Tsciudi della Permia e dellʼUral; Volodimir, con quelli della Volga; Moskou divenne infine la testa di ponte della razza slava, che salvò lʼEuropa, respingendo gli urti delle razze asiatiche. Pietroburgo ebbe il suo torno quando la Russia si rivolse verso lʼOccidente, provocata dalla Svezia: e Varsavia è una tappa verso Costantinopoli.La caduta di Novgorod aprì il passo allʼordine Teutonico, il quale, col nome di conversione religiosa, applicò un feudalismo feroce ai popoli slavi del Baltico. La ripulsione grondante odio, che questi cavalieri religiosi incontrarono, li fece sottomettersi alla Polonia. Essi salvarono così la conquista ma compromisero la potenza protettrice.Lʼunione scandinava non ebbe effetto, perchè fondata sopra elementi diversi. La Danimarca e la Norvegia erano attirate verso lʼInghilterra, a causa delle loro affinità cimbriche. La Svezia, dopo la rottura del trattato di Colmar, spinta dalla sua natura slava, si avanzò verso le Provincie slave del Baltico.Avendo abbracciata la Riforma, la Svezia ne ricavò una grande importanza militare, intervenendo in Alemagna sotto Gustavo Adolfo nella guerra dei Trenta-anni. Carlo XII volle anche egli spiegare la sua ascendenza sulle province slave, ma si trovò inpresenza della Russia. Questa lo retrospinse, si distolse così dalle guerre oscure dellʼAsia e si rivelò allʼEuropa stupefatta.La Russia si rivelò avendo i piedi sulle tre sue rivali: la Turchia, la Polonia e la Svezia. Si rivelò, avendo alla sua testa un principe riformatore, dʼorigine germanica, che sopraponeva la civiltà occidentale alla civiltà slava, cui nè la Prussia, nè lʼUngheria, nè la Polonia, nè la Russia essa stessa, non avevan potuto realizzare. La civiltà di Pietro il Grande, eterogenea e superficiale, non neutralizzò la pressione, cui nellʼinteresse slavo le facevano, e fanno, le masse. Essa mantiene quindi la Russia in un eretismo continuo ed in lotta con il movimento che si sviluppa nel resto dellʼEuropa. Ma ciò appunto crea sordamente una rottura irreparabile tra lo Tzarismo, istituzione asiatica germanizzata, e la razza slava.Contro lo spirito di questa razza lʼAustria tenne il patibolo rizzato in permanenza per sei mesi in Ungheria; chiamò, più tardi, lo Tzar per schiacciare i Maggyari; consacrò la servitù della Boemia per supplici rinnovellati. Contro lo spirito di questa razza, le tre potenze che possedevano popoli slavi, si divisero la Polonia—tra le quali potenze la meno colpevole fa sicuramente la Russia, che obbediva alla sua natura slava e che covava dei lunghi odi e delle gelosie implacabili. Ma lʼanima slava è restata inconcussa. Lo spirito occidentale della dinastia dei Romanof è adesso la pietra dʼintoppo della razza slava—par gli uni, perchè lo trovano eccessivo, per gli altri, perchè non lo trovano abbastanza audace.III.Al di là dellʼOder e delle Alpi Giulie comincia un altro mondo, diverso affatto da quello che abita lʼOccidente. LʼEuropa vera termina colà. Colà stesso comincia lʼOriente. Quivi è il dominio indigeno della razza slava. LʼUngheria, la Polonia, la Boemia, i Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee, affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta allʼepidermide. QuellʼEuropa geografica non è lʼEuropa reale, ma un Europa semi-asiatica, che serve di transizione tra lʼOccidente e lʼAsia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che lʼimperio austriaco non ha saputo svellere dallʼUngheria, dallʼIlliria, dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il posto, la fisonomia, lʼufficio della Russia si disegnano da sè stessi.La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato a causa dellʼimmensa portata del suo scopo; e la sua potenza sʼimpone a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali dà lʼimpulso. Lʼidea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è stata: la ristaurazione delle sub-razze slave cadute sotto il dominio straniero asiatico ed occidentale; la liberazionedi tutti i rami di questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti e le conduca. La Polonia, non più che lʼEuropa, non sopprimeranno questa missione della Russia—missione omogenea alla sua natura, conforme al suo genio, utile alla sua politica.La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha un piano per raggiungerlo—ed alla effettuazione del quale concorrono la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi popoli, lʼabilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi e del suo progresso.Gli altri popoli brancolano nellʼincognito, alla ventura. Essi seguono meno i loro interessi di razza—perchè la razza celtica, detta latina, la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro—e corrono dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico, ora da unʼaberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che dà la conquista.La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla Svezia ed acciuffargliene un lembo—la Finlandia. La si è vista abbattere il dominio dei Kan tartari—retroguardia dellʼinvasione mongolica—aprendosi così il passo verso lʼAsia e lʼimpero Ottomano. La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani della Polonia, per consumare lʼassorbimento di questa disgraziata nazione, anche dopo quando laFrancia e lʼInghilterra lʼavevano fermata in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i Principati.Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo allʼincedere della Russia, nulla lo frastornerà.Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, allʼavvenimento dʼYvan (Kaletu) unʼestensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di 6,290,000 abitanti. Lʼimpero russo, allʼavvenimento di Catterina I, 1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831, la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa 21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000 di abitanti. Se il concetto dellʼimpero greco-slavo di Pietro il Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della Turchia, della Grecia, dellʼAustria, della Prussia, la Moldo-Valachia e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai settantacinque milioni che ora possiede.Li aggiungerà dessa?Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa,la Russia rode il continente dellʼAsia centrale e si approssima allʼIndia britannica. Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese sʼintrattenne di questo progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi il terrore che ispira allʼInghilterra questo colosso misterioso, che avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto-segretario di stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro—come lo faceva altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi allʼAssociazione britannica per lʼavanzamento delle scienze.—E Gladstone dichiarò, che i due governi sono quasi dʼaccordo per interporre lʼAfganistan, come territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.Questo trattato sarà desso rispettato?Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a violarlo.Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò lʼInghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema coloniale ed ilself-reliant government. La Russia si annette come province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la sua colonizzazione militare ed agricola, la sʼinsinua, sʼimpianta, sʼirradica nella società e nel suolo conquistato. LʼAsia, del resto, è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed ove scaricherà, nellʼavvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di vitalità.Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia ne usa con abilità—abbastanza per rompere le resistenze, non troppa per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò lʼAustria dovunque la sʼimpose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al tempo delle guerre napoleoniche ed allʼoccasione delle rivoluzioni polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario, causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado lʼautonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e lʼInghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio. Essa può accrescere a volontà lʼestensione del suo territorio dal lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua popolazione mediante la ricchezza interna dellʼImpero, essenzialmente agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. LʼImpero russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili,che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di comunicazioni facili e poco costose del nord dellʼEuropa col centro dellʼAsia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per ogni mestiere.Allʼesteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e lʼInghilterra hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si suicidò, ma non si graffiò neppure lʼepidermide della nazione. Meglio ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di Sebastopoli ha preluso allʼorganamento più moderno dellʼesercito russo ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il paese da una estremità allʼaltra—da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia allʼAmur forse, sul Pacifico.Il lato debole dellʼImpero russo è il non avere sbocchi su i grandi Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato, i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì il pericolo dellʼEuropa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.La Russia ha rinunziato allʼEuropa occidentale, vale a dire ad uscire di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la Francia, lʼInghilterra, lʼAustria, lʼAlemagna, che dovranno andare ad attaccarla sul suo territorio—vale a dire, andarsi a collocare nella gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizidel XVIII secolo, nè con lʼarroganza di Napoleone, nè sotto lʼincubo del misterioso terrore che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo. Abbiamo noi ragione?IV.La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione allʼesteriore, di protezione allʼinterno. Questa situazione è ancora normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava, e quanto allʼinterno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza. Dʼaltronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per la rivendica che dessa proclama?Eʼ basta considerare freddamente a quale condizione di nullità politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse allo straniero. La Boemia, lʼIlliria, i Principati, la Serbia, la Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion dʼessere, nè un valore politico qualunque, non per sè stessi, non nellʼagglomerazione composita di cui forman parte.Lo tzarismo è lʼespressione di questa situazione, perchè è temibile e minaccioso, per lo straniero;ed allʼinterno, esso è ancora una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi aristocratiche.Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come dʼordinario lo si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene allʼaristocrazia locale. Lʼamministrazione subisce il controllo di questa medesima aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo in unʼoligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un dì, e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi complici. Il giorno in cui lʼaristocrazia russa sarà penetrata dalla necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più generoso, la è finita per lo tzarismo.In Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà, per ristabilire lʼequilibrio o servir di contrappeso. Lʼaffrancamento della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e lʼinteresse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà presto altresì. Laborghesia dimanderà allora la sua propria autonomia ed il controllo dei suoi affari.Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia, a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e lʼistinto della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto, prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà dunque demolito prima che lʼagglomerazione dei popoli slavi non sia presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato contro la Russia.Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava. Esso tiene in iscacco lʼEuropa; serve di centro di gravitazione alle parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la nobiltà, di garentia ai nobili contro lʼinvasione del proletario, di centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione, trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo contro lʼinondazione slavo, mediante la compressione interna.Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito, volgerle al medesimo scopo.Ma esso addiverrà evidentemente uno ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata, la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la stabilità dellʼopera che lo tzarismo avrà terminata.Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale, sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere formidabile: allʼesteriore, a causa dellʼattrazione che desso esercita, della pressione che infligge, del pericolo che può far correre allʼindipendenza degli Stati vicini, dellʼesagerazione dellʼambizione che dà sovente il capogiro, dellʼinfluenza che prende nella condotta e nella vita intima degli altri popoli; allʼinterno, per la sua origine straniera che non cessa di tradirsi, e per lʼassorbimento della libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è lʼanima. Ed eʼ la soffoca, la galvanizza, la muove, lʼaddormenta, lʼannienta, la spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando lʼemancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al postutto rappresenta la proprietà e lʼintelligenza, sarà scomparsa?La ricostruzione della Russia sʼimpone, a causa di ciò, ogni giorno di un modo più urgente—per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.Questa palingenesi dello tzarismo diventerà dʼaltrondeun novello elemento di forza per la razza slava—nel senso che dessa non attirerà più oggimai certe parti staccate, come lʼUngheria, la Polonia, la Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di unʼesistenza autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la situazione.Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova missione della Polonia—missione di grandezza per lei, di sicurezza per lʼEuropa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella dellʼUngheria nellʼImpero austriaco, non è possibile che con una Russia costituzionale o repubblicana.V.La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quellʼautonomia nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per uno sforzo dʼiniziativa interna.Da chi può venire, dallo straniero, lʼaffrancamento della Polonia?Noi lʼabbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.LʼInghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di economia sociale; ilself-government, ilself-reliant.Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del carattere dei francesi, i quali, vedendo nellochauvinismemilitare il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.Lʼultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia faccia la guerra, essa la farà per sè, non per andare a risuscitare popoli lontani, da cui non può sperare unsussidio immediato nellʼimpresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie perdute.La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra—germi alimentati un dì dalla dominazione austriaca su i popoli che lʼodiavano, dallo sminuzzolamento illogico dellʼAlemagna, dallʼavidità nello spartimento della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando pur lo volesse e lʼoccasione se ne offrisse.La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come lʼItalia. Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse possibile. Dʼaltronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per scoraggiare la Francia da queste intraprese.LʼInghilterra non si occupa più della politica continentale.—Essa non incoraggia più le rivoluzioni, come al tempo di Canning e di Palmerston; non sostenta le reazioni, come al tempo di Pitt. La si rassegna ai fatti compiuti, anche quando la danneggiano, come nellʼaffare dello Schleswig. Unʼagressione sul suo Impero delle Indie potrebbe forse obbligarla a rompere con la Russia. Ma anche in questo caso, cui essa prevede, a cui si prepara, lʼInghilterra localizzerebbe la guerra in Asia, ove i suoi mezzi di resistenza sono più efficaci, meno costosi, più sicuri e più numerosi. Tutto al più, lʼInghilterra somministrerebbe del danaro alla Polonia per provocare una rivoluzione come diversione.LʼAustria non sʼimpegnerà giammai in una guerraper la ricostruzione della Polonia. Essa ha troppo a perdere—essa che fu e che, fino ad un certo punto, è ancora la violazione flagrante delle nazionalità; essa il cui impero numera ventidue milioni di slavi; essa che al primo dì dellʼesistenza nazionale polacca avrebbe a vedersi estirpar la Gallizia. In caso di guerra tra la Russia e lʼAustria, questa potrà fomentare lʼinsurrezione polacca, ma i soccorsi che le darebbe sariano troppo esili per contarli come elementi di successo. Ed ancora, eʼ non bisogna perder di vista che i governi sono tutti naturalmente conservatori e che, anche spinti alla disperazione, essi non si legano alla rivoluzione che per moderarla da prima, profittarne e tradirla in ultimo.La Polonia può dessa sperare la sua liberazione dalla Germania, anche nel caso di un conflitto rinnovellato tra la Germania e la Francia, in cui la Russia stesse a lato di questʼultima? Eʼ sarebbe forse nellʼinteresse della Germania di trovare una nazione libera, indipendente, guerriera, interposta tra lei e la Russia, la cui vicinanza è un incubo doloroso. Ma lʼAlemagna costituita nella sua unità, soddisfatta nelle sue aspirazioni, rassicurata nei suoi interessi, sicura nellʼavvenire, non è una nazione da incoraggiare o da alimentare avventure. Minacciata dʼaltronde allʼoccidente dalla Francia, il cui rancore è inestinguibile, lʼAlemagna eviterà tutte le occasioni di spiacere alla Russia, che le ha resi di così grandi servigi nellʼultima guerra, ne coltiverà lʼalleanza preziosa, ne paventerà il contraccolpo fulminante. Imperciocchè egli è mestieri non obbliarlo, che laPomerania è slava, la Posnania è Polonia, la Boemia è appostata ai suoi fianchi come una fortezza.La Polonia non può quindi aspettare soccorso da alcuna delle potenze occidentali.LʼEuropa non avrebbe che due mezzi per metter sosta alle invasioni della Russia, e perciò allʼinghiottimento della Polonia: quello di una coalizione, direi quasi, una crociata, per riedificare la Polonia, una Svezia, una Turchia istoriche; quello di combattere piedi a piedi, con la diplomazia, lʼinfluenza russa dovunque la tenti stabilirsi, dovunque la crei una forza, dovunque la prepari un pericolo. Napoleone I, Napoleone III e lʼInghilterra riuniti, hanno sperimentato lʼinutilità, lʼimpotenza, i danni delle alleanze e della guerra. Lʼazione dei gabinetti europei non è riescita nellʼopera di contenere la Russia nel circolo che il congresso di Vienna e quello di Parigi le avevano tracciato.Si limita lo sviluppo degli Stati, quando questo sviluppo è fittizio come quello dellʼAustria; non si può, tutto al più, che rallentarlo, quando questo sviluppo è naturale, come quello della Russia, della Germania, della Italia—ancora incomplete. La coalizione per la guerra dunque e lʼassicurazione mutua degli Stati per la diplomazia non raffreneranno il progresso della Russia, e non verranno per conseguenza in aiuto della ricostruzione della Polonia.Lʼunica probabilità di autonomia per questa nazione sarebbe una confederazione provocata dalla Russia essa stessa, sotto la sua supremazia. Ma anche in questa eventualità insperata la Russia non affrancherebbe la Polonia; perocchè rompere i ceppi della Polonia eʼ sarebbe mettere in piedi una rivale.La Polonia pretende alla egemonia sulla razza slava, per i medesimi titoli storici che la pretende la Russia—titoli consacrati dalle sventure, dalla persistenza, dalla gloria, dal valore—specie di consacrazione meno effettiva che il successo ma che non è meno abbarbagliante. Se per distaccare lʼUngheria e la Boemia dallʼAustria e la Posnania dalla Germania, se per attaccarsi la Grecia ed i Principati Danubiani, una confederazione di popoli slavi fosse necessaria, la Russia non vi vorrebbe entrare che tirandosi dietro la Polonia, ma una Polonia assimilata, come dessa si assimilò la Finlandia, come la Polonia si aveva assimilata la Lituania.La Polonia non deve dunque contare che su sè stessa, su i suoi propri e soli sforzi.I Polacchi lo hanno compreso, del resto, e la Russia nol sa che troppo—pruova i dispacci alteri e schernevoli di Gortschakof nel 1863 e 1864. La Polonia ha saggiato tutti i mezzi che erano alla sua portata. Essa ha provato la guerra, alligandosi allo straniero, sotto Napoleone I. Essa ha provato la guerra con le sue proprie forze, sotto Kosciusko. Essa ha provata lʼinsurrezione, nel 1830 e nel 1863. Essa ha provato la ricostruzione nazionale sotto la protezione russa, consacrata dal congresso di Vienna, al tempo di Alessandro I. Essa ha provato lo statuto amministrativo di Nicola I. Essa ha provato la forza. Essa ha provato la resistenza passiva e lʼattestazione del dritto. Essa ha provato di svegliare le simpatie dellʼEuropa e di provocare la protesta dei governi e la pressione diplomatica. Essa ha provato lʼopposizione morale.... Tutto ciò che un nobile popolo, un gran popolo, un popolo coraggioso,convinto, deciso, poteva fare, la Polonia lʼha praticato. Essa ha soccombuto. Tutto le è venuto manco. Le circostanze, Dio, gli uomini, la politica, la religione, si son messe nella partita per ischiacciarla. Ed essa è stata sopraffatta, rotta, annientata. Che le rimane a fare adesso? Lʼultima prova—quella della disperazione, quella che il marchese di Wielopolski le ha consigliata, quella che la logica della situazione impone: associarsi alle viste ed allʼimpulsione della sua rivale, lavorare per lei a fine di lavorare nel medesimo tempo per sè stessa.VI.La superiorità morale della Russia è incontestabile. Essa possiede, fra gli altri rami della razza slava, la convenienza della posizione che la mette a portata di soddisfare ad un tempo glʼinteressi della civiltà ed i sentimenti della tradizione naturale. Essa può agire a suo placito in Asia ed in Europa. Essa è organizzata. Essa possiede la confidenza degli slavi e la fede in sè stessa. Essa domina. Essa occupa colle sue colossali dimensioni tutta la contrada della razza e brilla al centro. Essa è temuta dallo straniero. Essa risponde alle aspirazioni dei popoli e rappresenta ed incarna lo spirito slavo, malgrado la macchia germanica della dinastia. Essa maneggia interessi naturali ed omogenei alla tempera del suo popolo. Essa è liberale nellʼordine economico, sociale, industriale. Essa è tollerante, quasi atea, quando il culto non inalbera bandiera politica, come in Polonia.....Che le manca? Realizzare lʼindipendenza delle famiglie slave adagiate sotto lʼimperio tedesco e turco, per organizzare la razza intera sul tipo moderno, mediante la trasformazione della proprietà e lo stabilimento della libertà. Lʼaffrancamento dei servi rende questʼopera più facile e pronta, e promette lʼavvento della libertà senza scosse, senza ruine, senza rivoluzione insanguinata nellʼordine delle caste, distribuendo la libertà economica da prima alle classi minute e la libertà politica alle classi emancipate di già.La parte della Polonia in questa situazione è bella e tracciata. Non potendo svellersi dalla Russia con la forza, bisogna assimilarsela con la libertà, sterpando lo tzarismo o cangiandone la natura. I popoli non sono ambiziosi come le dinastie. Ma, al contrario di queste, i popoli smaniano di libertà—anche quando questa libertà non profitta loro guari, come nellʼAmerica del Sud; non la si comprende, come in Irlanda; se ne usa poco, come in Italia e Spagna: se ne è presto stucchi, come in Francia. Tutto ciò che la Polonia potria ottenere dalla diplomazia, e la diplomazia e la Russia concedere, non la soddisferà. Lʼalleanza di nazione a nazione, di una Polonia costituzionale e di una Russia autocrata, è una chimera, non solamente perchè la Polonia è vinta e la Russia vi si opporrebbe, ma perchè lʼequilibrio della reciprocità non esisterebbe. Laonde, presto arriverebbe una di queste due cose: o la Polonia sarebbe assorbita dallo Tzar, come lo è al presente; o lo Tzar soccomberebbe alla libertà—ciò che devesi tentare. Questʼunione dʼaltronde, è stata sperimentata sotto Alessandro I e non riescì.Alessandro II sperimenta in questo momento lʼefficacia della connessione violenta. Sarà egli più avventuroso? Io nol penso. Bisogna dunque apparecchiarsi per il periodo dellʼassorbimento, che non può mancare di giungere. Ed è questo che si consiglia alla Polonia, onde la non sia ingoiata dallo tzarismo come un elemento morto, neutralizzato, infecondo, senza ragion dʼessere, senza avvenire, senza efficacia, ma come un corpo vivente che esercita sur un altro corpo lʼazione magnetica del dominatore di certe belve feroci—io stava quasi per dire, lʼazione del tossico.La questione tra la Polonia e la Russia non è sociale, e perciò radicalmente insolubile. Essa è nazionale e politica, e quindi appunto essenzialmente pratica. La Polonia è incivilita; la Russia lo è meno: ecco la causa intima e grave della lotta e della ripulsione. La Polonia ha due cose dellʼEuropeo occidentale: lo spirito e la fede: ecco le asperità della soluzione della difficoltà. Ma la conciliazione è bella e trovata, pronta affatto, sulla terra promessa della libertà.La Polonia può conservare il suo culto, il quale non spiace che in quanto che esso è un simbolo, in questa fase dellʼinsurrezione, di uno spirito nazionale in rivolta. La Polonia può godere delle sue tendenze europee, delself-government. Ma la Russia spiegherà in Polonia altresì, senza ostacolo, il suo istinto di razza: sostituire, cioè, il mondo slavo al mondo occidentale. In Polonia pure, la Russia non vorrà vedere sommerso, sotto la petulanza oligarchica della nobiltà polacca ed a suo unico profitto, quello tzarismoche ha salvata, costrutta, rilevata, costituita, fatta grande e potente la razza slava.La Polonia deve essere il Piemonte, la Prussia del mondo slavo. Per conseguenza, la non deve mettersi in lotta con i russi, che sono i suoi strumenti, i suoi complici, i suoi associati, i suoi co-interessati. I polacchi debbono portare, entrando nella famiglia, la rivoluzione in Russia, non accendere la rivoluzione in casa propria. La rivoluzione in casa è una ribellione: ed i russi la spezzano e spengono nel sangue. La rivoluzione in Russia è unʼopera di salute comune; ed i russi la salutano.Rompere lo tzarismo quale è al presente, ecco dove deve mirar la Polonia—ed inhoc signo vincis. I polacchi vogliono una patria: ciò è giusto, ciò è bello. Ma prima di essere cittadino di qualche contrada, gli è mestieri esser uomo. Ora, non si è uomo che per la libertà. Dunque, guerra allo tzarismo! Su questo terreno, polacchi e russi sono fratelli. Ma perchè il russo riconosca questo fratello, e che ne accetti lo aiuto e lʼiniziativa nellʼopera comune dellʼaffrancamento politico—come glʼitaliani accettarono lʼopera del Piemonte—gli è dʼuopo che il polacco cessi di esser polacco e nemico e che si fonda nella razza slava rappresentata dalla Russia, come il piemontese si fuse nel popolo della sua razza.Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro lʼalemanno,e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?«I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dellʼoccidente».Noi crediamo che il marchese aveva ragione.La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento—non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata lʼopera terribile della conquista,—provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nellʼinfanzia. Ora la Russia ha raggiunta lʼetà virile, che le permette di vivere da sè stessa, e di occuparsi della sua bisogna.Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per lʼEuropa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma unʼopera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre allʼultima estremità...Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra lʼEuropa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio allʼEuropa, allʼumanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dellʼItalia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate controil consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.La rivoluzione dʼItalia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. LʼAustria era unImperodi razza teutonica; lʼItalia, unanazionedi razza latina. LʼAustria non poteva assimilarsi lʼItalia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. LʼAustria non faceva allʼitaliano la sua parte eguale, come la fa oggidì allʼUngheria, come la Russia lʼoffre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise allʼItalia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III allʼimpero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi eʼ non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar—la Russia complice—sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. LʼEuropa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo diresistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: lʼannientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui lʼavvenire appartiene, come allʼAmerica.Parigi, Aprile 1871.IL MARCHESE DI TREGLE

LA POLONIA E LA RUSSIAI.Noi dividiamo le idee del marchese Wielopolski[4].I polacchi, e coloro che considerano la quistione al punto di vista esclusivamente della Polonia, respingono la teoria della disperazione proclamata da questo patriotta. Ma noi dobbiamo esaminare la questione al punto di vista dellʼEuropa e deglʼinteressi generali dellʼumanità. Non dobbiamo quindi preoccuparci dei lamenti, e, se volete, neppure dei dritti di un popolo che ci ha abbarbagliati delle sue imprese cavalleresche, commossi dei suoi infortuni. Esso espia le colpe della sua aristocrazia—cui non troviamo giammai nella storia al servizio della libertà, della giustizia per tutti, avendo pietà del popolo, risparmiando il debole.LʼItalia ha espiati i delitti delle due Rome—lʼimperiale e la cattolica.—I filantropi da congressi, i democrati da parata, attestano le loro simpatie ai vinti. Noi offriamo loro,di più, ciò che ci sembra la verità. Perocchè noi scriviamo con coscienza, noi che eravamo ieri ancora nei ranghi dei vinti e che siamo ancora oggidì nella posizione di minacciati.Lʼesercito francese guarda a Roma, lʼaustriaco campa a Trento.Lʼattitudine dellʼEuropa verso la Polonia sarebbe oltraggiante se la fosse volontaria. La stampa, che sʼinteressa alla vittoria di Gladiatore e si entusiasma ai gargarismi della Patti, registra con indifferenza lʼannichilamento della Polonia. E noi vediamo passare in mezzo a noi, senza provare il minimo turbamento, il minimo rimorso, lʼesiliato polacco, che porta, dʼordinario, così degnamente il peso della sua sventura. Non pertanto, malgrado questa indifferenza, si sente che la coscienza pubblica ha nel fondo unʼinquietudine dolorosa, e che vi restano ancora delle anime generose le quali sclamano: «No: la non può durare così! Gli è impossibile, non si può lasciar distruggere la Polonia dalla Russia, come si lasciano gli americani terminare la distruzione dei Pelle-rossi!» E si cerca allʼorizzonte se vi è una nuvola dal lato dellʼOriente che si oscuri, e cui si possa considerare come il precursore della tempesta. Eppure non bisogna dissimularlo: questa tempesta che taluni invocano, lʼimmensissima maggioranza la paventa.La faccia dellʼEuropa è cangiata. LʼInghilterra si è ritirata sotto la tenda, non come Achille il quale tiene il broncio ad Agamennone, che digerisce nelle braccia di Briseide, ma come il Nestore della politica europea, per preoccuparsi deglʼinteressi seri della comunità e lavorare. LʼAustria, smozzata, curale sue lividure e le sue piaghe al regime dellʼacqua di Jouvence della libertà. La Francia si prepara alla riscossa pel ricupero delle provincie e dellʼonore militare perduto. LʼAlemagna, costituita, termina lentamente la sua opera—pronta, un dì, a lasciare andare, se occorre, Posen e la Galizia onde annettersi lʼarciducato di Austria. Le idee economiche e sociali hanno preso il posto delle idee politiche nel regime internazionale. Il sistema delle alleanze, divenuto barbogio, ha ceduto il posto ai trattati di commercio. La riconoscenza del fatto compiuto è inserita come un principio nel dritto pubblico europeo. La ricostruzione delle nazionalità è considerata come una misura di ordine pubblico; ma unicamente quando ciò si compie senza turbare la pace generale e contro nazioni di razza diversa, non mica quando trattasi di nazioni consanguinee, tra le quali ei sarebbe pericoloso intervenire, fazioso pronunziarsi.Questi cangiamenti dellʼidiosincrasia dei popoli e dei governi pesano singolarmente sulla quistione polacca e sulla politica generale, al punto, che se la quistione italiana fosse ancora da risolvere, egli è più che probabile che la non sarebbe neppur sollevata. E nondimeno, eʼ trattasi della razza teutona e della razza latina, lʼuna incontro allʼaltra, e non di due rami della razza slava, come nella quistione polacca!Io so che questʼultima asserzione—la consanguineità della razza—è contestata. Perocchè la scienza ethnologica sopratutto non poteva sottrarsi allʼidrofobia della politica ed alle allucinazioni dei partiti. Ma, lʼho detto, io non mi colloco nè al puntodi vista della Russia, nè a quello della Polonia, ma al punto di vista europeo, e quindi sul terreno dellʼimparzialità—se fuvvi mai storia imparziale! Imperciocchè, ove la coscienza è sincera, vi è il sistema scientifico, cui ogni istorico si è formulato, che può essere iniquo.Io quindi non proverò neppure di ricostruire la razza slava. Ciò mi condurrebbe inoltre troppo lontano ed escirebbe dalle proporzioni delle conclusioni di un racconto romanzesco. Però ei mi sembra indispensabile toccarne qualche motto, onde giustificare su quale base e per quali ragioni io ho creduto arringarmi ai consigli che il marchese Wielopolski dà ai suoi compatriotti.II.Lʼunità della razza slava ha il suo elemento di certezza nellʼuniformità della lingua—uniformità spinta sì lontano, che glʼindigeni del Don e della Volga possono comprendere e quasi conversare con quelli della Pomerania, della Boemia, della Polonia, della Dalmazia, e col Bulgaro del mar Nero. La razza slava è la seconda espressione della natura europea, indigena ancora sul suolo che occupa oggidì e non venuta dallʼAsia, poco modificata. Dappoichè lo slavo, cui ci dipinge la cronaca di Nestor allʼXI secolo, è esattamente lo stesso che quello dei nostri dì, non avendo che due varietà un poʼ spiccate: al nord, la sotto-razza scandinava; al sud, la sotto-razza ellenica.La slava è stata sempre una razza conquistata. I popoli dellʼAsia e quelli della Germania occidentale lʼhanno, a volta a volta, calpestata e dominata; perocchè dessa invocava lʼaiuto degli uni per sottrarsi allʼoppressione degli altri—come fecero i popoli delle penisole itala ed iberica. I Kimris, o Cimbri, furono i primi a passare sulla razza slava. I Sarmati—nomadi dagli occhi di lucertola, di origine mongolica e di razza puramente asiatica—vennero a cacciar via i Kimris, e furono cacciati a loro volta dai Goti—popoli usciti dalla Scandinavia, trascinando dietro a loro unʼaccozzaglia di Celti, di Slavi e di Germani. Questi dominatori, portanti una civiltà cui Odin aveva forse ricevuta dalla Persia o dallʼIndia, fondarono un impero slavo, assiso sul Danubio e sul Dnieper, nellʼUkrania, ed alle sponde del mar Nero, risuscitarono la dominazione cimbrica, e riaserrarono la frontiera romana, sotto il nome di Daci e di Marcomanni. Nomadi, essi imperavano a cavallo sui popoli indigeni, coltivatori sedentanei, e vivevano a cavallo—come i polacchi nella convenzione dellapospolite. Se la loro potenza avesse durato, forse i Goti si sarebbero fusi con glʼindigeni. Ma queglino fra gli slavi, che avevano emigrato sotto la dominazione gotica, ritornarono come vanguardia degli Unni—popoli asiatici—e respinsero lo straniero dal suolo della loro patria.Gli Unni rimpiazzarono i Goti, che retrocessero sulle possessioni romane ed annunziarono Attila. Questi si manifestò allʼEuropa come la folgore, dominando dalle frontiere della Cina fino al Baltico e procedendo sopra Roma, menando con lui un miscuglio di guerrieri di tutte le nazioni e di tutte lestirpi cui aveva traversate. I Goti batterono gli Unni sulle sponde del Netad e li ricacciarono in Asia. Poi si divisero dagli slavi: questi rivennero nelle loro contrade e conservarono le loro abitudini ed il loro organamento sociale; i Goti seguirono la loro attrazione naturale verso lʼOccidente.La razza slava ed i suoi rami ellenici erano attirati verso lʼOriente e Costantinopoli.Lasciamo da banda la varietà ellenica, o dorica, la quale, in faccia delle concezioni gigantesche e mostruose della Caldea e dellʼEgitto, si concentrò e sʼisolò, e seguiamo il movimento della varietà Tsciuda.Questo ramo della razza slava del nord, occupava le sponde orientali del Baltico, si stendeva lungo il mare Bianco fino alle foci dellʼOby e nei profondi del continente Asiatico. Queste contrade, quasi deserte oggidì nella parte che forma le vaste solitudini della Siberia, mostrano nelle tombe e nelle gallerie delle mine dellʼAltai le tracce di una civiltà, il cui sovvenire storico è perduto. Questa varietà della razza slava abitava il doppio versante della catena degli Ural, di cui lʼuno discende verso lʼOby e lʼaltro verso la Volga. Queglino che accampavano sullʼOby, e formavano lʼObdoria o lʼUgoria discesero, verso lʼXI secolo, alla volta del bacino del Danubio, e costituirono la razza dominante dei Maggyari in Ungheria. Queglino che guardavano la Volga, andarono a formare la Bulgaria o Volgaria. Questa corrente dʼinvasione settentrionale, sul fuoco centrale della razza slava, si opponeva alla corrente meridionale, la quale, trascinando seco dei brani della razza mongolica, partiva dallʼOriente e dalle spondedel Caspio. La sede dellʼimpero, Costantinopoli, trovavasi così allogata fra due osti.Carlomagno, avendo distrutto gli Avari, residui di razze asiatiche, gli slavi restarono liberi. Gli Ugri Maggyari si spiegarono nel mezzodì fino al di là delle Alpi e nellʼItalia. I Normanni, scandinavi, svilupparono la loro supremazia sulla razza slava del Nord e fondarono lʼimpero Russo—sulle contrade occupate un dì dai Goti—sotto il nome di Polanieni, o abitanti della pianura—appellativo conservato di poi da uno dei rami della razza slava quando essi si separarono.Con un istinto ammirevole, fin dai suoi incunabili, questo impero russo ebbe coscienza del destino che lo spingeva e guidava. La sua aspirazione è lʼOriente. Il suo centro, Costantinopoli. Esso abbraccia il cristianesimo bizantino e mantiene i legami naturali tra i popoli conquistati ed i popoli della medesima razza slava annessi. E quando Costantinopoli, al XV secolo, cadde in potere dei Turchi, lʼidea morale, i frantumi tradizionali e materiali dellʼimpero di Oriente, si trovano agglomerati in lui. Lʼunità orientale fu così rappresentata dallʼimpero russo in faccia dellʼoccidente sbocconcellato. Questa posizione, queste tendenze assorbenti, sarebbero di già esse sole bastate per svegliare la rivalità delle nazionalità nascenti della medesima razza: lʼUngheria, la Polonia, la Svezia.Gli Stati slavi dellʼEuropa centrale però non si fondarono con la medesima facilità e con la medesima celerità! La Polonia, la Boemia, lʼUngheria, la Prussia, la Transilvania, la Lituania, la Moravia avevano la medesima costituzione politica—vale adire, il principio elettivo dei popoli primitivi sfuggiti alle strette di Roma. Essi avevano la stessa legge del suolo e dei costumi; e quindi una vicissitudine tempestosa di principati locali e passaggeri.La Boemia, cittadella dellʼindipendenza slava, legata agli slavi per la razza ed ai Germani per glʼinteressi, sempre irresoluta in fra i due, attaccata dagli uni quando la si collegava agli altri, non seppe padroneggiare la situazione e profittare della sua civiltà brillante e precoce. Sotto Ottocaro III, la Boemia rifiutò lʼImpero e lo fece passare nella casa dʼAustria. Sotto Carlo IV, al momento di divenire il centro della potenza imperiale, ripugnando, a causa della sua natura slava, da tutte le combinazioni artificiali, la Boemia ricadde nellʼirresolutezza e divenne la preda dellʼinflessibile ascendente austriaco.Una sorte eguale, per le medesime cause, toccò allʼUngheria. Centro, sotto Attila, della dominazione delle razze asiatiche, essa fu sempre un punto di attrazione per questi popoli. I maggyari, slavi, ma della famiglia semi-asiatica delle razze dellʼUral e della Volga, dominarono la razza slava indigena. Poscia, organizzati a casta conquistatrice e guerriera, respinsero le invasioni asiatiche. Essi avrebbero potuto dirigere, in luogo della Russia, lo slavismo dellʼimpero orientale; ma il cattolicismo che avevano abbracciato, li tenne a parte e li condannò allʼinferiorità politica.Il cattolicismo non è simpatico alla natura slava; e là stesso ove lo si è impiantato, esso ha cangiato di carattere. Sradicata senza sforzi, presso gli Scandinavi, alterata nel suo spirito in Polonia, in Ungheria, in Boemia, la dottrina cattolica ha contribuitoalla caduta di questi Stati sotto la pressione dellʼinvasione tedesca e dellʼascendente russo, mentre che dessa paralizzava la loro influenza sullʼimpero dʼOriente. Gli è al cattolicismo altresì che la Polonia deve le sue vicissitudini ed una parte delle sue sventure.In uno Stato di quasi anarchia per parecchi secoli sotto i suoi dodici woivodi o palatini, la Polonia si presenta col nome di regno al XIV secolo e forma uno stato, mediante la sua riunione con la Lituania, sotto il dominio dei Jagelloni. La sua rivalità colla Russia comincia alla sua culla e riempie la sua storia—passando per le medesime fasi della lotta che sʼimpegna tra lʼInghilterra e la Francia. E forse questa rivalità avrebbe finito in una fusione violenta sotto lʼinvasione degli antichi Unni di Attila, divenuti i Tartari di Gengis-Khan, se un baratro profondo e fatale non li avesse divisi per sempre, il cattolicismo, alimentato dallʼinfluenza astuta ed interessata della corte di Roma.Il ritorno degli Asiatici arrestò per lungo tempo lo slancio della civiltà slava.La razza slava ha dovuto lottare perpetuamente contro i popoli nomadi, arrivando dalla medesima direzione, ma non essendo sempre della medesima razza, puramente asiatica. La razza bianca occupò originariamente tutta quella parte dellʼAsia che guarda lʼEuropa, ove la presenza della razza gialla è recentissima: la Siberia, il Caucaso, le contrade della Transoxiana e del Caspio.... quelle contrade insomma che la Russia conquista adesso lʼuna dietro lʼaltra, con grande spavento della Turchia, della Persia, e dellʼInghilterra,—la quale vede le sue possessioniindiane separate dalle russe, nellʼAsia Centrale, unicamente dal Punjab. Le sabbie che sterilirono paesi un dì fertili, e lʼindebolimento consecutivo di queste popolazioni, incapaci di difendersi contro le invasioni asiatiche, determinarono il ritorno della razza bianca nellʼOccidente dellʼEuropa.Questi popoli—Sciti degli antichi—per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dellʼaffinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente—e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dellʼUkrania, del Don, e dellʼIaik—un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero lʼincarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dellʼOrda Dorata.La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma lʼinvasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, lʼunità slava e la creazione affatto asiatica dellʼautocrazia dello Tzar.Lʼunità inghiottì la libertà.In questi scompigli, Kief, la culla religiosa e civilizzatrice delle razze slave, perdè la sua superiorità.Si era visto, del resto, i sovrani russi, per una preveggenza politica particolare, trasportare successivamente la loro capitale su i punti ove il progresso del loro dominio sembrava richiedere la loro presenza. Allʼorigine, essi avevano abbandonata Novgorod, la città della civiltà scandinava, per il soggiorno di Kief, che inoculò alla razza slava lo spirito bizantino. Souzdal li mise, in seguito, in contatto diretto con gli Tsciudi della Permia e dellʼUral; Volodimir, con quelli della Volga; Moskou divenne infine la testa di ponte della razza slava, che salvò lʼEuropa, respingendo gli urti delle razze asiatiche. Pietroburgo ebbe il suo torno quando la Russia si rivolse verso lʼOccidente, provocata dalla Svezia: e Varsavia è una tappa verso Costantinopoli.La caduta di Novgorod aprì il passo allʼordine Teutonico, il quale, col nome di conversione religiosa, applicò un feudalismo feroce ai popoli slavi del Baltico. La ripulsione grondante odio, che questi cavalieri religiosi incontrarono, li fece sottomettersi alla Polonia. Essi salvarono così la conquista ma compromisero la potenza protettrice.Lʼunione scandinava non ebbe effetto, perchè fondata sopra elementi diversi. La Danimarca e la Norvegia erano attirate verso lʼInghilterra, a causa delle loro affinità cimbriche. La Svezia, dopo la rottura del trattato di Colmar, spinta dalla sua natura slava, si avanzò verso le Provincie slave del Baltico.Avendo abbracciata la Riforma, la Svezia ne ricavò una grande importanza militare, intervenendo in Alemagna sotto Gustavo Adolfo nella guerra dei Trenta-anni. Carlo XII volle anche egli spiegare la sua ascendenza sulle province slave, ma si trovò inpresenza della Russia. Questa lo retrospinse, si distolse così dalle guerre oscure dellʼAsia e si rivelò allʼEuropa stupefatta.La Russia si rivelò avendo i piedi sulle tre sue rivali: la Turchia, la Polonia e la Svezia. Si rivelò, avendo alla sua testa un principe riformatore, dʼorigine germanica, che sopraponeva la civiltà occidentale alla civiltà slava, cui nè la Prussia, nè lʼUngheria, nè la Polonia, nè la Russia essa stessa, non avevan potuto realizzare. La civiltà di Pietro il Grande, eterogenea e superficiale, non neutralizzò la pressione, cui nellʼinteresse slavo le facevano, e fanno, le masse. Essa mantiene quindi la Russia in un eretismo continuo ed in lotta con il movimento che si sviluppa nel resto dellʼEuropa. Ma ciò appunto crea sordamente una rottura irreparabile tra lo Tzarismo, istituzione asiatica germanizzata, e la razza slava.Contro lo spirito di questa razza lʼAustria tenne il patibolo rizzato in permanenza per sei mesi in Ungheria; chiamò, più tardi, lo Tzar per schiacciare i Maggyari; consacrò la servitù della Boemia per supplici rinnovellati. Contro lo spirito di questa razza, le tre potenze che possedevano popoli slavi, si divisero la Polonia—tra le quali potenze la meno colpevole fa sicuramente la Russia, che obbediva alla sua natura slava e che covava dei lunghi odi e delle gelosie implacabili. Ma lʼanima slava è restata inconcussa. Lo spirito occidentale della dinastia dei Romanof è adesso la pietra dʼintoppo della razza slava—par gli uni, perchè lo trovano eccessivo, per gli altri, perchè non lo trovano abbastanza audace.III.Al di là dellʼOder e delle Alpi Giulie comincia un altro mondo, diverso affatto da quello che abita lʼOccidente. LʼEuropa vera termina colà. Colà stesso comincia lʼOriente. Quivi è il dominio indigeno della razza slava. LʼUngheria, la Polonia, la Boemia, i Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee, affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta allʼepidermide. QuellʼEuropa geografica non è lʼEuropa reale, ma un Europa semi-asiatica, che serve di transizione tra lʼOccidente e lʼAsia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che lʼimperio austriaco non ha saputo svellere dallʼUngheria, dallʼIlliria, dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il posto, la fisonomia, lʼufficio della Russia si disegnano da sè stessi.La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato a causa dellʼimmensa portata del suo scopo; e la sua potenza sʼimpone a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali dà lʼimpulso. Lʼidea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è stata: la ristaurazione delle sub-razze slave cadute sotto il dominio straniero asiatico ed occidentale; la liberazionedi tutti i rami di questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti e le conduca. La Polonia, non più che lʼEuropa, non sopprimeranno questa missione della Russia—missione omogenea alla sua natura, conforme al suo genio, utile alla sua politica.La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha un piano per raggiungerlo—ed alla effettuazione del quale concorrono la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi popoli, lʼabilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi e del suo progresso.Gli altri popoli brancolano nellʼincognito, alla ventura. Essi seguono meno i loro interessi di razza—perchè la razza celtica, detta latina, la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro—e corrono dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico, ora da unʼaberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che dà la conquista.La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla Svezia ed acciuffargliene un lembo—la Finlandia. La si è vista abbattere il dominio dei Kan tartari—retroguardia dellʼinvasione mongolica—aprendosi così il passo verso lʼAsia e lʼimpero Ottomano. La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani della Polonia, per consumare lʼassorbimento di questa disgraziata nazione, anche dopo quando laFrancia e lʼInghilterra lʼavevano fermata in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i Principati.Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo allʼincedere della Russia, nulla lo frastornerà.Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, allʼavvenimento dʼYvan (Kaletu) unʼestensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di 6,290,000 abitanti. Lʼimpero russo, allʼavvenimento di Catterina I, 1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831, la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa 21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000 di abitanti. Se il concetto dellʼimpero greco-slavo di Pietro il Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della Turchia, della Grecia, dellʼAustria, della Prussia, la Moldo-Valachia e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai settantacinque milioni che ora possiede.Li aggiungerà dessa?Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa,la Russia rode il continente dellʼAsia centrale e si approssima allʼIndia britannica. Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese sʼintrattenne di questo progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi il terrore che ispira allʼInghilterra questo colosso misterioso, che avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto-segretario di stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro—come lo faceva altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi allʼAssociazione britannica per lʼavanzamento delle scienze.—E Gladstone dichiarò, che i due governi sono quasi dʼaccordo per interporre lʼAfganistan, come territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.Questo trattato sarà desso rispettato?Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a violarlo.Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò lʼInghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema coloniale ed ilself-reliant government. La Russia si annette come province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la sua colonizzazione militare ed agricola, la sʼinsinua, sʼimpianta, sʼirradica nella società e nel suolo conquistato. LʼAsia, del resto, è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed ove scaricherà, nellʼavvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di vitalità.Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia ne usa con abilità—abbastanza per rompere le resistenze, non troppa per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò lʼAustria dovunque la sʼimpose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al tempo delle guerre napoleoniche ed allʼoccasione delle rivoluzioni polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario, causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado lʼautonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e lʼInghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio. Essa può accrescere a volontà lʼestensione del suo territorio dal lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua popolazione mediante la ricchezza interna dellʼImpero, essenzialmente agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. LʼImpero russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili,che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di comunicazioni facili e poco costose del nord dellʼEuropa col centro dellʼAsia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per ogni mestiere.Allʼesteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e lʼInghilterra hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si suicidò, ma non si graffiò neppure lʼepidermide della nazione. Meglio ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di Sebastopoli ha preluso allʼorganamento più moderno dellʼesercito russo ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il paese da una estremità allʼaltra—da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia allʼAmur forse, sul Pacifico.Il lato debole dellʼImpero russo è il non avere sbocchi su i grandi Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato, i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì il pericolo dellʼEuropa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.La Russia ha rinunziato allʼEuropa occidentale, vale a dire ad uscire di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la Francia, lʼInghilterra, lʼAustria, lʼAlemagna, che dovranno andare ad attaccarla sul suo territorio—vale a dire, andarsi a collocare nella gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizidel XVIII secolo, nè con lʼarroganza di Napoleone, nè sotto lʼincubo del misterioso terrore che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo. Abbiamo noi ragione?IV.La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione allʼesteriore, di protezione allʼinterno. Questa situazione è ancora normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava, e quanto allʼinterno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza. Dʼaltronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per la rivendica che dessa proclama?Eʼ basta considerare freddamente a quale condizione di nullità politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse allo straniero. La Boemia, lʼIlliria, i Principati, la Serbia, la Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion dʼessere, nè un valore politico qualunque, non per sè stessi, non nellʼagglomerazione composita di cui forman parte.Lo tzarismo è lʼespressione di questa situazione, perchè è temibile e minaccioso, per lo straniero;ed allʼinterno, esso è ancora una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi aristocratiche.Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come dʼordinario lo si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene allʼaristocrazia locale. Lʼamministrazione subisce il controllo di questa medesima aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo in unʼoligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un dì, e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi complici. Il giorno in cui lʼaristocrazia russa sarà penetrata dalla necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più generoso, la è finita per lo tzarismo.In Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà, per ristabilire lʼequilibrio o servir di contrappeso. Lʼaffrancamento della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e lʼinteresse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà presto altresì. Laborghesia dimanderà allora la sua propria autonomia ed il controllo dei suoi affari.Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia, a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e lʼistinto della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto, prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà dunque demolito prima che lʼagglomerazione dei popoli slavi non sia presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato contro la Russia.Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava. Esso tiene in iscacco lʼEuropa; serve di centro di gravitazione alle parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la nobiltà, di garentia ai nobili contro lʼinvasione del proletario, di centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione, trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo contro lʼinondazione slavo, mediante la compressione interna.Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito, volgerle al medesimo scopo.Ma esso addiverrà evidentemente uno ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata, la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la stabilità dellʼopera che lo tzarismo avrà terminata.Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale, sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere formidabile: allʼesteriore, a causa dellʼattrazione che desso esercita, della pressione che infligge, del pericolo che può far correre allʼindipendenza degli Stati vicini, dellʼesagerazione dellʼambizione che dà sovente il capogiro, dellʼinfluenza che prende nella condotta e nella vita intima degli altri popoli; allʼinterno, per la sua origine straniera che non cessa di tradirsi, e per lʼassorbimento della libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è lʼanima. Ed eʼ la soffoca, la galvanizza, la muove, lʼaddormenta, lʼannienta, la spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando lʼemancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al postutto rappresenta la proprietà e lʼintelligenza, sarà scomparsa?La ricostruzione della Russia sʼimpone, a causa di ciò, ogni giorno di un modo più urgente—per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.Questa palingenesi dello tzarismo diventerà dʼaltrondeun novello elemento di forza per la razza slava—nel senso che dessa non attirerà più oggimai certe parti staccate, come lʼUngheria, la Polonia, la Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di unʼesistenza autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la situazione.Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova missione della Polonia—missione di grandezza per lei, di sicurezza per lʼEuropa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella dellʼUngheria nellʼImpero austriaco, non è possibile che con una Russia costituzionale o repubblicana.V.La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quellʼautonomia nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per uno sforzo dʼiniziativa interna.Da chi può venire, dallo straniero, lʼaffrancamento della Polonia?Noi lʼabbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.LʼInghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di economia sociale; ilself-government, ilself-reliant.Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del carattere dei francesi, i quali, vedendo nellochauvinismemilitare il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.Lʼultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia faccia la guerra, essa la farà per sè, non per andare a risuscitare popoli lontani, da cui non può sperare unsussidio immediato nellʼimpresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie perdute.La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra—germi alimentati un dì dalla dominazione austriaca su i popoli che lʼodiavano, dallo sminuzzolamento illogico dellʼAlemagna, dallʼavidità nello spartimento della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando pur lo volesse e lʼoccasione se ne offrisse.La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come lʼItalia. Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse possibile. Dʼaltronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per scoraggiare la Francia da queste intraprese.LʼInghilterra non si occupa più della politica continentale.—Essa non incoraggia più le rivoluzioni, come al tempo di Canning e di Palmerston; non sostenta le reazioni, come al tempo di Pitt. La si rassegna ai fatti compiuti, anche quando la danneggiano, come nellʼaffare dello Schleswig. Unʼagressione sul suo Impero delle Indie potrebbe forse obbligarla a rompere con la Russia. Ma anche in questo caso, cui essa prevede, a cui si prepara, lʼInghilterra localizzerebbe la guerra in Asia, ove i suoi mezzi di resistenza sono più efficaci, meno costosi, più sicuri e più numerosi. Tutto al più, lʼInghilterra somministrerebbe del danaro alla Polonia per provocare una rivoluzione come diversione.LʼAustria non sʼimpegnerà giammai in una guerraper la ricostruzione della Polonia. Essa ha troppo a perdere—essa che fu e che, fino ad un certo punto, è ancora la violazione flagrante delle nazionalità; essa il cui impero numera ventidue milioni di slavi; essa che al primo dì dellʼesistenza nazionale polacca avrebbe a vedersi estirpar la Gallizia. In caso di guerra tra la Russia e lʼAustria, questa potrà fomentare lʼinsurrezione polacca, ma i soccorsi che le darebbe sariano troppo esili per contarli come elementi di successo. Ed ancora, eʼ non bisogna perder di vista che i governi sono tutti naturalmente conservatori e che, anche spinti alla disperazione, essi non si legano alla rivoluzione che per moderarla da prima, profittarne e tradirla in ultimo.La Polonia può dessa sperare la sua liberazione dalla Germania, anche nel caso di un conflitto rinnovellato tra la Germania e la Francia, in cui la Russia stesse a lato di questʼultima? Eʼ sarebbe forse nellʼinteresse della Germania di trovare una nazione libera, indipendente, guerriera, interposta tra lei e la Russia, la cui vicinanza è un incubo doloroso. Ma lʼAlemagna costituita nella sua unità, soddisfatta nelle sue aspirazioni, rassicurata nei suoi interessi, sicura nellʼavvenire, non è una nazione da incoraggiare o da alimentare avventure. Minacciata dʼaltronde allʼoccidente dalla Francia, il cui rancore è inestinguibile, lʼAlemagna eviterà tutte le occasioni di spiacere alla Russia, che le ha resi di così grandi servigi nellʼultima guerra, ne coltiverà lʼalleanza preziosa, ne paventerà il contraccolpo fulminante. Imperciocchè egli è mestieri non obbliarlo, che laPomerania è slava, la Posnania è Polonia, la Boemia è appostata ai suoi fianchi come una fortezza.La Polonia non può quindi aspettare soccorso da alcuna delle potenze occidentali.LʼEuropa non avrebbe che due mezzi per metter sosta alle invasioni della Russia, e perciò allʼinghiottimento della Polonia: quello di una coalizione, direi quasi, una crociata, per riedificare la Polonia, una Svezia, una Turchia istoriche; quello di combattere piedi a piedi, con la diplomazia, lʼinfluenza russa dovunque la tenti stabilirsi, dovunque la crei una forza, dovunque la prepari un pericolo. Napoleone I, Napoleone III e lʼInghilterra riuniti, hanno sperimentato lʼinutilità, lʼimpotenza, i danni delle alleanze e della guerra. Lʼazione dei gabinetti europei non è riescita nellʼopera di contenere la Russia nel circolo che il congresso di Vienna e quello di Parigi le avevano tracciato.Si limita lo sviluppo degli Stati, quando questo sviluppo è fittizio come quello dellʼAustria; non si può, tutto al più, che rallentarlo, quando questo sviluppo è naturale, come quello della Russia, della Germania, della Italia—ancora incomplete. La coalizione per la guerra dunque e lʼassicurazione mutua degli Stati per la diplomazia non raffreneranno il progresso della Russia, e non verranno per conseguenza in aiuto della ricostruzione della Polonia.Lʼunica probabilità di autonomia per questa nazione sarebbe una confederazione provocata dalla Russia essa stessa, sotto la sua supremazia. Ma anche in questa eventualità insperata la Russia non affrancherebbe la Polonia; perocchè rompere i ceppi della Polonia eʼ sarebbe mettere in piedi una rivale.La Polonia pretende alla egemonia sulla razza slava, per i medesimi titoli storici che la pretende la Russia—titoli consacrati dalle sventure, dalla persistenza, dalla gloria, dal valore—specie di consacrazione meno effettiva che il successo ma che non è meno abbarbagliante. Se per distaccare lʼUngheria e la Boemia dallʼAustria e la Posnania dalla Germania, se per attaccarsi la Grecia ed i Principati Danubiani, una confederazione di popoli slavi fosse necessaria, la Russia non vi vorrebbe entrare che tirandosi dietro la Polonia, ma una Polonia assimilata, come dessa si assimilò la Finlandia, come la Polonia si aveva assimilata la Lituania.La Polonia non deve dunque contare che su sè stessa, su i suoi propri e soli sforzi.I Polacchi lo hanno compreso, del resto, e la Russia nol sa che troppo—pruova i dispacci alteri e schernevoli di Gortschakof nel 1863 e 1864. La Polonia ha saggiato tutti i mezzi che erano alla sua portata. Essa ha provato la guerra, alligandosi allo straniero, sotto Napoleone I. Essa ha provato la guerra con le sue proprie forze, sotto Kosciusko. Essa ha provata lʼinsurrezione, nel 1830 e nel 1863. Essa ha provato la ricostruzione nazionale sotto la protezione russa, consacrata dal congresso di Vienna, al tempo di Alessandro I. Essa ha provato lo statuto amministrativo di Nicola I. Essa ha provato la forza. Essa ha provato la resistenza passiva e lʼattestazione del dritto. Essa ha provato di svegliare le simpatie dellʼEuropa e di provocare la protesta dei governi e la pressione diplomatica. Essa ha provato lʼopposizione morale.... Tutto ciò che un nobile popolo, un gran popolo, un popolo coraggioso,convinto, deciso, poteva fare, la Polonia lʼha praticato. Essa ha soccombuto. Tutto le è venuto manco. Le circostanze, Dio, gli uomini, la politica, la religione, si son messe nella partita per ischiacciarla. Ed essa è stata sopraffatta, rotta, annientata. Che le rimane a fare adesso? Lʼultima prova—quella della disperazione, quella che il marchese di Wielopolski le ha consigliata, quella che la logica della situazione impone: associarsi alle viste ed allʼimpulsione della sua rivale, lavorare per lei a fine di lavorare nel medesimo tempo per sè stessa.VI.La superiorità morale della Russia è incontestabile. Essa possiede, fra gli altri rami della razza slava, la convenienza della posizione che la mette a portata di soddisfare ad un tempo glʼinteressi della civiltà ed i sentimenti della tradizione naturale. Essa può agire a suo placito in Asia ed in Europa. Essa è organizzata. Essa possiede la confidenza degli slavi e la fede in sè stessa. Essa domina. Essa occupa colle sue colossali dimensioni tutta la contrada della razza e brilla al centro. Essa è temuta dallo straniero. Essa risponde alle aspirazioni dei popoli e rappresenta ed incarna lo spirito slavo, malgrado la macchia germanica della dinastia. Essa maneggia interessi naturali ed omogenei alla tempera del suo popolo. Essa è liberale nellʼordine economico, sociale, industriale. Essa è tollerante, quasi atea, quando il culto non inalbera bandiera politica, come in Polonia.....Che le manca? Realizzare lʼindipendenza delle famiglie slave adagiate sotto lʼimperio tedesco e turco, per organizzare la razza intera sul tipo moderno, mediante la trasformazione della proprietà e lo stabilimento della libertà. Lʼaffrancamento dei servi rende questʼopera più facile e pronta, e promette lʼavvento della libertà senza scosse, senza ruine, senza rivoluzione insanguinata nellʼordine delle caste, distribuendo la libertà economica da prima alle classi minute e la libertà politica alle classi emancipate di già.La parte della Polonia in questa situazione è bella e tracciata. Non potendo svellersi dalla Russia con la forza, bisogna assimilarsela con la libertà, sterpando lo tzarismo o cangiandone la natura. I popoli non sono ambiziosi come le dinastie. Ma, al contrario di queste, i popoli smaniano di libertà—anche quando questa libertà non profitta loro guari, come nellʼAmerica del Sud; non la si comprende, come in Irlanda; se ne usa poco, come in Italia e Spagna: se ne è presto stucchi, come in Francia. Tutto ciò che la Polonia potria ottenere dalla diplomazia, e la diplomazia e la Russia concedere, non la soddisferà. Lʼalleanza di nazione a nazione, di una Polonia costituzionale e di una Russia autocrata, è una chimera, non solamente perchè la Polonia è vinta e la Russia vi si opporrebbe, ma perchè lʼequilibrio della reciprocità non esisterebbe. Laonde, presto arriverebbe una di queste due cose: o la Polonia sarebbe assorbita dallo Tzar, come lo è al presente; o lo Tzar soccomberebbe alla libertà—ciò che devesi tentare. Questʼunione dʼaltronde, è stata sperimentata sotto Alessandro I e non riescì.Alessandro II sperimenta in questo momento lʼefficacia della connessione violenta. Sarà egli più avventuroso? Io nol penso. Bisogna dunque apparecchiarsi per il periodo dellʼassorbimento, che non può mancare di giungere. Ed è questo che si consiglia alla Polonia, onde la non sia ingoiata dallo tzarismo come un elemento morto, neutralizzato, infecondo, senza ragion dʼessere, senza avvenire, senza efficacia, ma come un corpo vivente che esercita sur un altro corpo lʼazione magnetica del dominatore di certe belve feroci—io stava quasi per dire, lʼazione del tossico.La questione tra la Polonia e la Russia non è sociale, e perciò radicalmente insolubile. Essa è nazionale e politica, e quindi appunto essenzialmente pratica. La Polonia è incivilita; la Russia lo è meno: ecco la causa intima e grave della lotta e della ripulsione. La Polonia ha due cose dellʼEuropeo occidentale: lo spirito e la fede: ecco le asperità della soluzione della difficoltà. Ma la conciliazione è bella e trovata, pronta affatto, sulla terra promessa della libertà.La Polonia può conservare il suo culto, il quale non spiace che in quanto che esso è un simbolo, in questa fase dellʼinsurrezione, di uno spirito nazionale in rivolta. La Polonia può godere delle sue tendenze europee, delself-government. Ma la Russia spiegherà in Polonia altresì, senza ostacolo, il suo istinto di razza: sostituire, cioè, il mondo slavo al mondo occidentale. In Polonia pure, la Russia non vorrà vedere sommerso, sotto la petulanza oligarchica della nobiltà polacca ed a suo unico profitto, quello tzarismoche ha salvata, costrutta, rilevata, costituita, fatta grande e potente la razza slava.La Polonia deve essere il Piemonte, la Prussia del mondo slavo. Per conseguenza, la non deve mettersi in lotta con i russi, che sono i suoi strumenti, i suoi complici, i suoi associati, i suoi co-interessati. I polacchi debbono portare, entrando nella famiglia, la rivoluzione in Russia, non accendere la rivoluzione in casa propria. La rivoluzione in casa è una ribellione: ed i russi la spezzano e spengono nel sangue. La rivoluzione in Russia è unʼopera di salute comune; ed i russi la salutano.Rompere lo tzarismo quale è al presente, ecco dove deve mirar la Polonia—ed inhoc signo vincis. I polacchi vogliono una patria: ciò è giusto, ciò è bello. Ma prima di essere cittadino di qualche contrada, gli è mestieri esser uomo. Ora, non si è uomo che per la libertà. Dunque, guerra allo tzarismo! Su questo terreno, polacchi e russi sono fratelli. Ma perchè il russo riconosca questo fratello, e che ne accetti lo aiuto e lʼiniziativa nellʼopera comune dellʼaffrancamento politico—come glʼitaliani accettarono lʼopera del Piemonte—gli è dʼuopo che il polacco cessi di esser polacco e nemico e che si fonda nella razza slava rappresentata dalla Russia, come il piemontese si fuse nel popolo della sua razza.Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro lʼalemanno,e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?«I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dellʼoccidente».Noi crediamo che il marchese aveva ragione.La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento—non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata lʼopera terribile della conquista,—provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nellʼinfanzia. Ora la Russia ha raggiunta lʼetà virile, che le permette di vivere da sè stessa, e di occuparsi della sua bisogna.Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per lʼEuropa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma unʼopera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre allʼultima estremità...Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra lʼEuropa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio allʼEuropa, allʼumanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dellʼItalia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate controil consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.La rivoluzione dʼItalia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. LʼAustria era unImperodi razza teutonica; lʼItalia, unanazionedi razza latina. LʼAustria non poteva assimilarsi lʼItalia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. LʼAustria non faceva allʼitaliano la sua parte eguale, come la fa oggidì allʼUngheria, come la Russia lʼoffre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise allʼItalia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III allʼimpero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi eʼ non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar—la Russia complice—sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. LʼEuropa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo diresistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: lʼannientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui lʼavvenire appartiene, come allʼAmerica.Parigi, Aprile 1871.IL MARCHESE DI TREGLE

Noi dividiamo le idee del marchese Wielopolski[4].

I polacchi, e coloro che considerano la quistione al punto di vista esclusivamente della Polonia, respingono la teoria della disperazione proclamata da questo patriotta. Ma noi dobbiamo esaminare la questione al punto di vista dellʼEuropa e deglʼinteressi generali dellʼumanità. Non dobbiamo quindi preoccuparci dei lamenti, e, se volete, neppure dei dritti di un popolo che ci ha abbarbagliati delle sue imprese cavalleresche, commossi dei suoi infortuni. Esso espia le colpe della sua aristocrazia—cui non troviamo giammai nella storia al servizio della libertà, della giustizia per tutti, avendo pietà del popolo, risparmiando il debole.

LʼItalia ha espiati i delitti delle due Rome—lʼimperiale e la cattolica.—

I filantropi da congressi, i democrati da parata, attestano le loro simpatie ai vinti. Noi offriamo loro,di più, ciò che ci sembra la verità. Perocchè noi scriviamo con coscienza, noi che eravamo ieri ancora nei ranghi dei vinti e che siamo ancora oggidì nella posizione di minacciati.

Lʼesercito francese guarda a Roma, lʼaustriaco campa a Trento.

Lʼattitudine dellʼEuropa verso la Polonia sarebbe oltraggiante se la fosse volontaria. La stampa, che sʼinteressa alla vittoria di Gladiatore e si entusiasma ai gargarismi della Patti, registra con indifferenza lʼannichilamento della Polonia. E noi vediamo passare in mezzo a noi, senza provare il minimo turbamento, il minimo rimorso, lʼesiliato polacco, che porta, dʼordinario, così degnamente il peso della sua sventura. Non pertanto, malgrado questa indifferenza, si sente che la coscienza pubblica ha nel fondo unʼinquietudine dolorosa, e che vi restano ancora delle anime generose le quali sclamano: «No: la non può durare così! Gli è impossibile, non si può lasciar distruggere la Polonia dalla Russia, come si lasciano gli americani terminare la distruzione dei Pelle-rossi!» E si cerca allʼorizzonte se vi è una nuvola dal lato dellʼOriente che si oscuri, e cui si possa considerare come il precursore della tempesta. Eppure non bisogna dissimularlo: questa tempesta che taluni invocano, lʼimmensissima maggioranza la paventa.

La faccia dellʼEuropa è cangiata. LʼInghilterra si è ritirata sotto la tenda, non come Achille il quale tiene il broncio ad Agamennone, che digerisce nelle braccia di Briseide, ma come il Nestore della politica europea, per preoccuparsi deglʼinteressi seri della comunità e lavorare. LʼAustria, smozzata, curale sue lividure e le sue piaghe al regime dellʼacqua di Jouvence della libertà. La Francia si prepara alla riscossa pel ricupero delle provincie e dellʼonore militare perduto. LʼAlemagna, costituita, termina lentamente la sua opera—pronta, un dì, a lasciare andare, se occorre, Posen e la Galizia onde annettersi lʼarciducato di Austria. Le idee economiche e sociali hanno preso il posto delle idee politiche nel regime internazionale. Il sistema delle alleanze, divenuto barbogio, ha ceduto il posto ai trattati di commercio. La riconoscenza del fatto compiuto è inserita come un principio nel dritto pubblico europeo. La ricostruzione delle nazionalità è considerata come una misura di ordine pubblico; ma unicamente quando ciò si compie senza turbare la pace generale e contro nazioni di razza diversa, non mica quando trattasi di nazioni consanguinee, tra le quali ei sarebbe pericoloso intervenire, fazioso pronunziarsi.

Questi cangiamenti dellʼidiosincrasia dei popoli e dei governi pesano singolarmente sulla quistione polacca e sulla politica generale, al punto, che se la quistione italiana fosse ancora da risolvere, egli è più che probabile che la non sarebbe neppur sollevata. E nondimeno, eʼ trattasi della razza teutona e della razza latina, lʼuna incontro allʼaltra, e non di due rami della razza slava, come nella quistione polacca!

Io so che questʼultima asserzione—la consanguineità della razza—è contestata. Perocchè la scienza ethnologica sopratutto non poteva sottrarsi allʼidrofobia della politica ed alle allucinazioni dei partiti. Ma, lʼho detto, io non mi colloco nè al puntodi vista della Russia, nè a quello della Polonia, ma al punto di vista europeo, e quindi sul terreno dellʼimparzialità—se fuvvi mai storia imparziale! Imperciocchè, ove la coscienza è sincera, vi è il sistema scientifico, cui ogni istorico si è formulato, che può essere iniquo.

Io quindi non proverò neppure di ricostruire la razza slava. Ciò mi condurrebbe inoltre troppo lontano ed escirebbe dalle proporzioni delle conclusioni di un racconto romanzesco. Però ei mi sembra indispensabile toccarne qualche motto, onde giustificare su quale base e per quali ragioni io ho creduto arringarmi ai consigli che il marchese Wielopolski dà ai suoi compatriotti.

Lʼunità della razza slava ha il suo elemento di certezza nellʼuniformità della lingua—uniformità spinta sì lontano, che glʼindigeni del Don e della Volga possono comprendere e quasi conversare con quelli della Pomerania, della Boemia, della Polonia, della Dalmazia, e col Bulgaro del mar Nero. La razza slava è la seconda espressione della natura europea, indigena ancora sul suolo che occupa oggidì e non venuta dallʼAsia, poco modificata. Dappoichè lo slavo, cui ci dipinge la cronaca di Nestor allʼXI secolo, è esattamente lo stesso che quello dei nostri dì, non avendo che due varietà un poʼ spiccate: al nord, la sotto-razza scandinava; al sud, la sotto-razza ellenica.

La slava è stata sempre una razza conquistata. I popoli dellʼAsia e quelli della Germania occidentale lʼhanno, a volta a volta, calpestata e dominata; perocchè dessa invocava lʼaiuto degli uni per sottrarsi allʼoppressione degli altri—come fecero i popoli delle penisole itala ed iberica. I Kimris, o Cimbri, furono i primi a passare sulla razza slava. I Sarmati—nomadi dagli occhi di lucertola, di origine mongolica e di razza puramente asiatica—vennero a cacciar via i Kimris, e furono cacciati a loro volta dai Goti—popoli usciti dalla Scandinavia, trascinando dietro a loro unʼaccozzaglia di Celti, di Slavi e di Germani. Questi dominatori, portanti una civiltà cui Odin aveva forse ricevuta dalla Persia o dallʼIndia, fondarono un impero slavo, assiso sul Danubio e sul Dnieper, nellʼUkrania, ed alle sponde del mar Nero, risuscitarono la dominazione cimbrica, e riaserrarono la frontiera romana, sotto il nome di Daci e di Marcomanni. Nomadi, essi imperavano a cavallo sui popoli indigeni, coltivatori sedentanei, e vivevano a cavallo—come i polacchi nella convenzione dellapospolite. Se la loro potenza avesse durato, forse i Goti si sarebbero fusi con glʼindigeni. Ma queglino fra gli slavi, che avevano emigrato sotto la dominazione gotica, ritornarono come vanguardia degli Unni—popoli asiatici—e respinsero lo straniero dal suolo della loro patria.

Gli Unni rimpiazzarono i Goti, che retrocessero sulle possessioni romane ed annunziarono Attila. Questi si manifestò allʼEuropa come la folgore, dominando dalle frontiere della Cina fino al Baltico e procedendo sopra Roma, menando con lui un miscuglio di guerrieri di tutte le nazioni e di tutte lestirpi cui aveva traversate. I Goti batterono gli Unni sulle sponde del Netad e li ricacciarono in Asia. Poi si divisero dagli slavi: questi rivennero nelle loro contrade e conservarono le loro abitudini ed il loro organamento sociale; i Goti seguirono la loro attrazione naturale verso lʼOccidente.

La razza slava ed i suoi rami ellenici erano attirati verso lʼOriente e Costantinopoli.

Lasciamo da banda la varietà ellenica, o dorica, la quale, in faccia delle concezioni gigantesche e mostruose della Caldea e dellʼEgitto, si concentrò e sʼisolò, e seguiamo il movimento della varietà Tsciuda.

Questo ramo della razza slava del nord, occupava le sponde orientali del Baltico, si stendeva lungo il mare Bianco fino alle foci dellʼOby e nei profondi del continente Asiatico. Queste contrade, quasi deserte oggidì nella parte che forma le vaste solitudini della Siberia, mostrano nelle tombe e nelle gallerie delle mine dellʼAltai le tracce di una civiltà, il cui sovvenire storico è perduto. Questa varietà della razza slava abitava il doppio versante della catena degli Ural, di cui lʼuno discende verso lʼOby e lʼaltro verso la Volga. Queglino che accampavano sullʼOby, e formavano lʼObdoria o lʼUgoria discesero, verso lʼXI secolo, alla volta del bacino del Danubio, e costituirono la razza dominante dei Maggyari in Ungheria. Queglino che guardavano la Volga, andarono a formare la Bulgaria o Volgaria. Questa corrente dʼinvasione settentrionale, sul fuoco centrale della razza slava, si opponeva alla corrente meridionale, la quale, trascinando seco dei brani della razza mongolica, partiva dallʼOriente e dalle spondedel Caspio. La sede dellʼimpero, Costantinopoli, trovavasi così allogata fra due osti.

Carlomagno, avendo distrutto gli Avari, residui di razze asiatiche, gli slavi restarono liberi. Gli Ugri Maggyari si spiegarono nel mezzodì fino al di là delle Alpi e nellʼItalia. I Normanni, scandinavi, svilupparono la loro supremazia sulla razza slava del Nord e fondarono lʼimpero Russo—sulle contrade occupate un dì dai Goti—sotto il nome di Polanieni, o abitanti della pianura—appellativo conservato di poi da uno dei rami della razza slava quando essi si separarono.

Con un istinto ammirevole, fin dai suoi incunabili, questo impero russo ebbe coscienza del destino che lo spingeva e guidava. La sua aspirazione è lʼOriente. Il suo centro, Costantinopoli. Esso abbraccia il cristianesimo bizantino e mantiene i legami naturali tra i popoli conquistati ed i popoli della medesima razza slava annessi. E quando Costantinopoli, al XV secolo, cadde in potere dei Turchi, lʼidea morale, i frantumi tradizionali e materiali dellʼimpero di Oriente, si trovano agglomerati in lui. Lʼunità orientale fu così rappresentata dallʼimpero russo in faccia dellʼoccidente sbocconcellato. Questa posizione, queste tendenze assorbenti, sarebbero di già esse sole bastate per svegliare la rivalità delle nazionalità nascenti della medesima razza: lʼUngheria, la Polonia, la Svezia.

Gli Stati slavi dellʼEuropa centrale però non si fondarono con la medesima facilità e con la medesima celerità! La Polonia, la Boemia, lʼUngheria, la Prussia, la Transilvania, la Lituania, la Moravia avevano la medesima costituzione politica—vale adire, il principio elettivo dei popoli primitivi sfuggiti alle strette di Roma. Essi avevano la stessa legge del suolo e dei costumi; e quindi una vicissitudine tempestosa di principati locali e passaggeri.

La Boemia, cittadella dellʼindipendenza slava, legata agli slavi per la razza ed ai Germani per glʼinteressi, sempre irresoluta in fra i due, attaccata dagli uni quando la si collegava agli altri, non seppe padroneggiare la situazione e profittare della sua civiltà brillante e precoce. Sotto Ottocaro III, la Boemia rifiutò lʼImpero e lo fece passare nella casa dʼAustria. Sotto Carlo IV, al momento di divenire il centro della potenza imperiale, ripugnando, a causa della sua natura slava, da tutte le combinazioni artificiali, la Boemia ricadde nellʼirresolutezza e divenne la preda dellʼinflessibile ascendente austriaco.

Una sorte eguale, per le medesime cause, toccò allʼUngheria. Centro, sotto Attila, della dominazione delle razze asiatiche, essa fu sempre un punto di attrazione per questi popoli. I maggyari, slavi, ma della famiglia semi-asiatica delle razze dellʼUral e della Volga, dominarono la razza slava indigena. Poscia, organizzati a casta conquistatrice e guerriera, respinsero le invasioni asiatiche. Essi avrebbero potuto dirigere, in luogo della Russia, lo slavismo dellʼimpero orientale; ma il cattolicismo che avevano abbracciato, li tenne a parte e li condannò allʼinferiorità politica.

Il cattolicismo non è simpatico alla natura slava; e là stesso ove lo si è impiantato, esso ha cangiato di carattere. Sradicata senza sforzi, presso gli Scandinavi, alterata nel suo spirito in Polonia, in Ungheria, in Boemia, la dottrina cattolica ha contribuitoalla caduta di questi Stati sotto la pressione dellʼinvasione tedesca e dellʼascendente russo, mentre che dessa paralizzava la loro influenza sullʼimpero dʼOriente. Gli è al cattolicismo altresì che la Polonia deve le sue vicissitudini ed una parte delle sue sventure.

In uno Stato di quasi anarchia per parecchi secoli sotto i suoi dodici woivodi o palatini, la Polonia si presenta col nome di regno al XIV secolo e forma uno stato, mediante la sua riunione con la Lituania, sotto il dominio dei Jagelloni. La sua rivalità colla Russia comincia alla sua culla e riempie la sua storia—passando per le medesime fasi della lotta che sʼimpegna tra lʼInghilterra e la Francia. E forse questa rivalità avrebbe finito in una fusione violenta sotto lʼinvasione degli antichi Unni di Attila, divenuti i Tartari di Gengis-Khan, se un baratro profondo e fatale non li avesse divisi per sempre, il cattolicismo, alimentato dallʼinfluenza astuta ed interessata della corte di Roma.

Il ritorno degli Asiatici arrestò per lungo tempo lo slancio della civiltà slava.

La razza slava ha dovuto lottare perpetuamente contro i popoli nomadi, arrivando dalla medesima direzione, ma non essendo sempre della medesima razza, puramente asiatica. La razza bianca occupò originariamente tutta quella parte dellʼAsia che guarda lʼEuropa, ove la presenza della razza gialla è recentissima: la Siberia, il Caucaso, le contrade della Transoxiana e del Caspio.... quelle contrade insomma che la Russia conquista adesso lʼuna dietro lʼaltra, con grande spavento della Turchia, della Persia, e dellʼInghilterra,—la quale vede le sue possessioniindiane separate dalle russe, nellʼAsia Centrale, unicamente dal Punjab. Le sabbie che sterilirono paesi un dì fertili, e lʼindebolimento consecutivo di queste popolazioni, incapaci di difendersi contro le invasioni asiatiche, determinarono il ritorno della razza bianca nellʼOccidente dellʼEuropa.

Questi popoli—Sciti degli antichi—per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dellʼaffinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente—e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dellʼUkrania, del Don, e dellʼIaik—un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero lʼincarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dellʼOrda Dorata.

La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma lʼinvasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, lʼunità slava e la creazione affatto asiatica dellʼautocrazia dello Tzar.

Lʼunità inghiottì la libertà.

In questi scompigli, Kief, la culla religiosa e civilizzatrice delle razze slave, perdè la sua superiorità.Si era visto, del resto, i sovrani russi, per una preveggenza politica particolare, trasportare successivamente la loro capitale su i punti ove il progresso del loro dominio sembrava richiedere la loro presenza. Allʼorigine, essi avevano abbandonata Novgorod, la città della civiltà scandinava, per il soggiorno di Kief, che inoculò alla razza slava lo spirito bizantino. Souzdal li mise, in seguito, in contatto diretto con gli Tsciudi della Permia e dellʼUral; Volodimir, con quelli della Volga; Moskou divenne infine la testa di ponte della razza slava, che salvò lʼEuropa, respingendo gli urti delle razze asiatiche. Pietroburgo ebbe il suo torno quando la Russia si rivolse verso lʼOccidente, provocata dalla Svezia: e Varsavia è una tappa verso Costantinopoli.

La caduta di Novgorod aprì il passo allʼordine Teutonico, il quale, col nome di conversione religiosa, applicò un feudalismo feroce ai popoli slavi del Baltico. La ripulsione grondante odio, che questi cavalieri religiosi incontrarono, li fece sottomettersi alla Polonia. Essi salvarono così la conquista ma compromisero la potenza protettrice.

Lʼunione scandinava non ebbe effetto, perchè fondata sopra elementi diversi. La Danimarca e la Norvegia erano attirate verso lʼInghilterra, a causa delle loro affinità cimbriche. La Svezia, dopo la rottura del trattato di Colmar, spinta dalla sua natura slava, si avanzò verso le Provincie slave del Baltico.

Avendo abbracciata la Riforma, la Svezia ne ricavò una grande importanza militare, intervenendo in Alemagna sotto Gustavo Adolfo nella guerra dei Trenta-anni. Carlo XII volle anche egli spiegare la sua ascendenza sulle province slave, ma si trovò inpresenza della Russia. Questa lo retrospinse, si distolse così dalle guerre oscure dellʼAsia e si rivelò allʼEuropa stupefatta.

La Russia si rivelò avendo i piedi sulle tre sue rivali: la Turchia, la Polonia e la Svezia. Si rivelò, avendo alla sua testa un principe riformatore, dʼorigine germanica, che sopraponeva la civiltà occidentale alla civiltà slava, cui nè la Prussia, nè lʼUngheria, nè la Polonia, nè la Russia essa stessa, non avevan potuto realizzare. La civiltà di Pietro il Grande, eterogenea e superficiale, non neutralizzò la pressione, cui nellʼinteresse slavo le facevano, e fanno, le masse. Essa mantiene quindi la Russia in un eretismo continuo ed in lotta con il movimento che si sviluppa nel resto dellʼEuropa. Ma ciò appunto crea sordamente una rottura irreparabile tra lo Tzarismo, istituzione asiatica germanizzata, e la razza slava.

Contro lo spirito di questa razza lʼAustria tenne il patibolo rizzato in permanenza per sei mesi in Ungheria; chiamò, più tardi, lo Tzar per schiacciare i Maggyari; consacrò la servitù della Boemia per supplici rinnovellati. Contro lo spirito di questa razza, le tre potenze che possedevano popoli slavi, si divisero la Polonia—tra le quali potenze la meno colpevole fa sicuramente la Russia, che obbediva alla sua natura slava e che covava dei lunghi odi e delle gelosie implacabili. Ma lʼanima slava è restata inconcussa. Lo spirito occidentale della dinastia dei Romanof è adesso la pietra dʼintoppo della razza slava—par gli uni, perchè lo trovano eccessivo, per gli altri, perchè non lo trovano abbastanza audace.

Al di là dellʼOder e delle Alpi Giulie comincia un altro mondo, diverso affatto da quello che abita lʼOccidente. LʼEuropa vera termina colà. Colà stesso comincia lʼOriente. Quivi è il dominio indigeno della razza slava. LʼUngheria, la Polonia, la Boemia, i Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee, affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta allʼepidermide. QuellʼEuropa geografica non è lʼEuropa reale, ma un Europa semi-asiatica, che serve di transizione tra lʼOccidente e lʼAsia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che lʼimperio austriaco non ha saputo svellere dallʼUngheria, dallʼIlliria, dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il posto, la fisonomia, lʼufficio della Russia si disegnano da sè stessi.

La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato a causa dellʼimmensa portata del suo scopo; e la sua potenza sʼimpone a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali dà lʼimpulso. Lʼidea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è stata: la ristaurazione delle sub-razze slave cadute sotto il dominio straniero asiatico ed occidentale; la liberazionedi tutti i rami di questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti e le conduca. La Polonia, non più che lʼEuropa, non sopprimeranno questa missione della Russia—missione omogenea alla sua natura, conforme al suo genio, utile alla sua politica.

La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha un piano per raggiungerlo—ed alla effettuazione del quale concorrono la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi popoli, lʼabilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi e del suo progresso.

Gli altri popoli brancolano nellʼincognito, alla ventura. Essi seguono meno i loro interessi di razza—perchè la razza celtica, detta latina, la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro—e corrono dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico, ora da unʼaberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che dà la conquista.

La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla Svezia ed acciuffargliene un lembo—la Finlandia. La si è vista abbattere il dominio dei Kan tartari—retroguardia dellʼinvasione mongolica—aprendosi così il passo verso lʼAsia e lʼimpero Ottomano. La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani della Polonia, per consumare lʼassorbimento di questa disgraziata nazione, anche dopo quando laFrancia e lʼInghilterra lʼavevano fermata in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i Principati.

Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo allʼincedere della Russia, nulla lo frastornerà.

Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, allʼavvenimento dʼYvan (Kaletu) unʼestensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di 6,290,000 abitanti. Lʼimpero russo, allʼavvenimento di Catterina I, 1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831, la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa 21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000 di abitanti. Se il concetto dellʼimpero greco-slavo di Pietro il Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della Turchia, della Grecia, dellʼAustria, della Prussia, la Moldo-Valachia e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai settantacinque milioni che ora possiede.

Li aggiungerà dessa?

Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.

Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa,la Russia rode il continente dellʼAsia centrale e si approssima allʼIndia britannica. Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese sʼintrattenne di questo progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi il terrore che ispira allʼInghilterra questo colosso misterioso, che avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto-segretario di stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro—come lo faceva altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi allʼAssociazione britannica per lʼavanzamento delle scienze.—E Gladstone dichiarò, che i due governi sono quasi dʼaccordo per interporre lʼAfganistan, come territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.

Questo trattato sarà desso rispettato?

Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a violarlo.

Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò lʼInghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema coloniale ed ilself-reliant government. La Russia si annette come province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la sua colonizzazione militare ed agricola, la sʼinsinua, sʼimpianta, sʼirradica nella società e nel suolo conquistato. LʼAsia, del resto, è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed ove scaricherà, nellʼavvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di vitalità.

Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.

La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia ne usa con abilità—abbastanza per rompere le resistenze, non troppa per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò lʼAustria dovunque la sʼimpose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al tempo delle guerre napoleoniche ed allʼoccasione delle rivoluzioni polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario, causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado lʼautonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.

Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e lʼInghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio. Essa può accrescere a volontà lʼestensione del suo territorio dal lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua popolazione mediante la ricchezza interna dellʼImpero, essenzialmente agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. LʼImpero russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili,che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di comunicazioni facili e poco costose del nord dellʼEuropa col centro dellʼAsia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per ogni mestiere.

Allʼesteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e lʼInghilterra hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si suicidò, ma non si graffiò neppure lʼepidermide della nazione. Meglio ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di Sebastopoli ha preluso allʼorganamento più moderno dellʼesercito russo ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il paese da una estremità allʼaltra—da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia allʼAmur forse, sul Pacifico.

Il lato debole dellʼImpero russo è il non avere sbocchi su i grandi Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato, i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì il pericolo dellʼEuropa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.

La Russia ha rinunziato allʼEuropa occidentale, vale a dire ad uscire di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la Francia, lʼInghilterra, lʼAustria, lʼAlemagna, che dovranno andare ad attaccarla sul suo territorio—vale a dire, andarsi a collocare nella gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizidel XVIII secolo, nè con lʼarroganza di Napoleone, nè sotto lʼincubo del misterioso terrore che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo. Abbiamo noi ragione?

La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione allʼesteriore, di protezione allʼinterno. Questa situazione è ancora normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava, e quanto allʼinterno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza. Dʼaltronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per la rivendica che dessa proclama?

Eʼ basta considerare freddamente a quale condizione di nullità politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse allo straniero. La Boemia, lʼIlliria, i Principati, la Serbia, la Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion dʼessere, nè un valore politico qualunque, non per sè stessi, non nellʼagglomerazione composita di cui forman parte.

Lo tzarismo è lʼespressione di questa situazione, perchè è temibile e minaccioso, per lo straniero;ed allʼinterno, esso è ancora una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi aristocratiche.

Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come dʼordinario lo si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene allʼaristocrazia locale. Lʼamministrazione subisce il controllo di questa medesima aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo in unʼoligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un dì, e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi complici. Il giorno in cui lʼaristocrazia russa sarà penetrata dalla necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più generoso, la è finita per lo tzarismo.

In Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà, per ristabilire lʼequilibrio o servir di contrappeso. Lʼaffrancamento della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e lʼinteresse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà presto altresì. Laborghesia dimanderà allora la sua propria autonomia ed il controllo dei suoi affari.

Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia, a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e lʼistinto della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto, prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà dunque demolito prima che lʼagglomerazione dei popoli slavi non sia presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato contro la Russia.

Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava. Esso tiene in iscacco lʼEuropa; serve di centro di gravitazione alle parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la nobiltà, di garentia ai nobili contro lʼinvasione del proletario, di centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione, trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo contro lʼinondazione slavo, mediante la compressione interna.

Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito, volgerle al medesimo scopo.Ma esso addiverrà evidentemente uno ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata, la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la stabilità dellʼopera che lo tzarismo avrà terminata.

Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale, sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere formidabile: allʼesteriore, a causa dellʼattrazione che desso esercita, della pressione che infligge, del pericolo che può far correre allʼindipendenza degli Stati vicini, dellʼesagerazione dellʼambizione che dà sovente il capogiro, dellʼinfluenza che prende nella condotta e nella vita intima degli altri popoli; allʼinterno, per la sua origine straniera che non cessa di tradirsi, e per lʼassorbimento della libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è lʼanima. Ed eʼ la soffoca, la galvanizza, la muove, lʼaddormenta, lʼannienta, la spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando lʼemancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al postutto rappresenta la proprietà e lʼintelligenza, sarà scomparsa?

La ricostruzione della Russia sʼimpone, a causa di ciò, ogni giorno di un modo più urgente—per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.

Questa palingenesi dello tzarismo diventerà dʼaltrondeun novello elemento di forza per la razza slava—nel senso che dessa non attirerà più oggimai certe parti staccate, come lʼUngheria, la Polonia, la Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di unʼesistenza autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la situazione.

Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova missione della Polonia—missione di grandezza per lei, di sicurezza per lʼEuropa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella dellʼUngheria nellʼImpero austriaco, non è possibile che con una Russia costituzionale o repubblicana.

La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quellʼautonomia nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per uno sforzo dʼiniziativa interna.

Da chi può venire, dallo straniero, lʼaffrancamento della Polonia?

Noi lʼabbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.

LʼInghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di economia sociale; ilself-government, ilself-reliant.

Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del carattere dei francesi, i quali, vedendo nellochauvinismemilitare il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.

Lʼultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia faccia la guerra, essa la farà per sè, non per andare a risuscitare popoli lontani, da cui non può sperare unsussidio immediato nellʼimpresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie perdute.

La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra—germi alimentati un dì dalla dominazione austriaca su i popoli che lʼodiavano, dallo sminuzzolamento illogico dellʼAlemagna, dallʼavidità nello spartimento della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando pur lo volesse e lʼoccasione se ne offrisse.

La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come lʼItalia. Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse possibile. Dʼaltronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per scoraggiare la Francia da queste intraprese.

LʼInghilterra non si occupa più della politica continentale.—Essa non incoraggia più le rivoluzioni, come al tempo di Canning e di Palmerston; non sostenta le reazioni, come al tempo di Pitt. La si rassegna ai fatti compiuti, anche quando la danneggiano, come nellʼaffare dello Schleswig. Unʼagressione sul suo Impero delle Indie potrebbe forse obbligarla a rompere con la Russia. Ma anche in questo caso, cui essa prevede, a cui si prepara, lʼInghilterra localizzerebbe la guerra in Asia, ove i suoi mezzi di resistenza sono più efficaci, meno costosi, più sicuri e più numerosi. Tutto al più, lʼInghilterra somministrerebbe del danaro alla Polonia per provocare una rivoluzione come diversione.

LʼAustria non sʼimpegnerà giammai in una guerraper la ricostruzione della Polonia. Essa ha troppo a perdere—essa che fu e che, fino ad un certo punto, è ancora la violazione flagrante delle nazionalità; essa il cui impero numera ventidue milioni di slavi; essa che al primo dì dellʼesistenza nazionale polacca avrebbe a vedersi estirpar la Gallizia. In caso di guerra tra la Russia e lʼAustria, questa potrà fomentare lʼinsurrezione polacca, ma i soccorsi che le darebbe sariano troppo esili per contarli come elementi di successo. Ed ancora, eʼ non bisogna perder di vista che i governi sono tutti naturalmente conservatori e che, anche spinti alla disperazione, essi non si legano alla rivoluzione che per moderarla da prima, profittarne e tradirla in ultimo.

La Polonia può dessa sperare la sua liberazione dalla Germania, anche nel caso di un conflitto rinnovellato tra la Germania e la Francia, in cui la Russia stesse a lato di questʼultima? Eʼ sarebbe forse nellʼinteresse della Germania di trovare una nazione libera, indipendente, guerriera, interposta tra lei e la Russia, la cui vicinanza è un incubo doloroso. Ma lʼAlemagna costituita nella sua unità, soddisfatta nelle sue aspirazioni, rassicurata nei suoi interessi, sicura nellʼavvenire, non è una nazione da incoraggiare o da alimentare avventure. Minacciata dʼaltronde allʼoccidente dalla Francia, il cui rancore è inestinguibile, lʼAlemagna eviterà tutte le occasioni di spiacere alla Russia, che le ha resi di così grandi servigi nellʼultima guerra, ne coltiverà lʼalleanza preziosa, ne paventerà il contraccolpo fulminante. Imperciocchè egli è mestieri non obbliarlo, che laPomerania è slava, la Posnania è Polonia, la Boemia è appostata ai suoi fianchi come una fortezza.

La Polonia non può quindi aspettare soccorso da alcuna delle potenze occidentali.

LʼEuropa non avrebbe che due mezzi per metter sosta alle invasioni della Russia, e perciò allʼinghiottimento della Polonia: quello di una coalizione, direi quasi, una crociata, per riedificare la Polonia, una Svezia, una Turchia istoriche; quello di combattere piedi a piedi, con la diplomazia, lʼinfluenza russa dovunque la tenti stabilirsi, dovunque la crei una forza, dovunque la prepari un pericolo. Napoleone I, Napoleone III e lʼInghilterra riuniti, hanno sperimentato lʼinutilità, lʼimpotenza, i danni delle alleanze e della guerra. Lʼazione dei gabinetti europei non è riescita nellʼopera di contenere la Russia nel circolo che il congresso di Vienna e quello di Parigi le avevano tracciato.

Si limita lo sviluppo degli Stati, quando questo sviluppo è fittizio come quello dellʼAustria; non si può, tutto al più, che rallentarlo, quando questo sviluppo è naturale, come quello della Russia, della Germania, della Italia—ancora incomplete. La coalizione per la guerra dunque e lʼassicurazione mutua degli Stati per la diplomazia non raffreneranno il progresso della Russia, e non verranno per conseguenza in aiuto della ricostruzione della Polonia.

Lʼunica probabilità di autonomia per questa nazione sarebbe una confederazione provocata dalla Russia essa stessa, sotto la sua supremazia. Ma anche in questa eventualità insperata la Russia non affrancherebbe la Polonia; perocchè rompere i ceppi della Polonia eʼ sarebbe mettere in piedi una rivale.

La Polonia pretende alla egemonia sulla razza slava, per i medesimi titoli storici che la pretende la Russia—titoli consacrati dalle sventure, dalla persistenza, dalla gloria, dal valore—specie di consacrazione meno effettiva che il successo ma che non è meno abbarbagliante. Se per distaccare lʼUngheria e la Boemia dallʼAustria e la Posnania dalla Germania, se per attaccarsi la Grecia ed i Principati Danubiani, una confederazione di popoli slavi fosse necessaria, la Russia non vi vorrebbe entrare che tirandosi dietro la Polonia, ma una Polonia assimilata, come dessa si assimilò la Finlandia, come la Polonia si aveva assimilata la Lituania.

La Polonia non deve dunque contare che su sè stessa, su i suoi propri e soli sforzi.

I Polacchi lo hanno compreso, del resto, e la Russia nol sa che troppo—pruova i dispacci alteri e schernevoli di Gortschakof nel 1863 e 1864. La Polonia ha saggiato tutti i mezzi che erano alla sua portata. Essa ha provato la guerra, alligandosi allo straniero, sotto Napoleone I. Essa ha provato la guerra con le sue proprie forze, sotto Kosciusko. Essa ha provata lʼinsurrezione, nel 1830 e nel 1863. Essa ha provato la ricostruzione nazionale sotto la protezione russa, consacrata dal congresso di Vienna, al tempo di Alessandro I. Essa ha provato lo statuto amministrativo di Nicola I. Essa ha provato la forza. Essa ha provato la resistenza passiva e lʼattestazione del dritto. Essa ha provato di svegliare le simpatie dellʼEuropa e di provocare la protesta dei governi e la pressione diplomatica. Essa ha provato lʼopposizione morale.... Tutto ciò che un nobile popolo, un gran popolo, un popolo coraggioso,convinto, deciso, poteva fare, la Polonia lʼha praticato. Essa ha soccombuto. Tutto le è venuto manco. Le circostanze, Dio, gli uomini, la politica, la religione, si son messe nella partita per ischiacciarla. Ed essa è stata sopraffatta, rotta, annientata. Che le rimane a fare adesso? Lʼultima prova—quella della disperazione, quella che il marchese di Wielopolski le ha consigliata, quella che la logica della situazione impone: associarsi alle viste ed allʼimpulsione della sua rivale, lavorare per lei a fine di lavorare nel medesimo tempo per sè stessa.

La superiorità morale della Russia è incontestabile. Essa possiede, fra gli altri rami della razza slava, la convenienza della posizione che la mette a portata di soddisfare ad un tempo glʼinteressi della civiltà ed i sentimenti della tradizione naturale. Essa può agire a suo placito in Asia ed in Europa. Essa è organizzata. Essa possiede la confidenza degli slavi e la fede in sè stessa. Essa domina. Essa occupa colle sue colossali dimensioni tutta la contrada della razza e brilla al centro. Essa è temuta dallo straniero. Essa risponde alle aspirazioni dei popoli e rappresenta ed incarna lo spirito slavo, malgrado la macchia germanica della dinastia. Essa maneggia interessi naturali ed omogenei alla tempera del suo popolo. Essa è liberale nellʼordine economico, sociale, industriale. Essa è tollerante, quasi atea, quando il culto non inalbera bandiera politica, come in Polonia.....Che le manca? Realizzare lʼindipendenza delle famiglie slave adagiate sotto lʼimperio tedesco e turco, per organizzare la razza intera sul tipo moderno, mediante la trasformazione della proprietà e lo stabilimento della libertà. Lʼaffrancamento dei servi rende questʼopera più facile e pronta, e promette lʼavvento della libertà senza scosse, senza ruine, senza rivoluzione insanguinata nellʼordine delle caste, distribuendo la libertà economica da prima alle classi minute e la libertà politica alle classi emancipate di già.

La parte della Polonia in questa situazione è bella e tracciata. Non potendo svellersi dalla Russia con la forza, bisogna assimilarsela con la libertà, sterpando lo tzarismo o cangiandone la natura. I popoli non sono ambiziosi come le dinastie. Ma, al contrario di queste, i popoli smaniano di libertà—anche quando questa libertà non profitta loro guari, come nellʼAmerica del Sud; non la si comprende, come in Irlanda; se ne usa poco, come in Italia e Spagna: se ne è presto stucchi, come in Francia. Tutto ciò che la Polonia potria ottenere dalla diplomazia, e la diplomazia e la Russia concedere, non la soddisferà. Lʼalleanza di nazione a nazione, di una Polonia costituzionale e di una Russia autocrata, è una chimera, non solamente perchè la Polonia è vinta e la Russia vi si opporrebbe, ma perchè lʼequilibrio della reciprocità non esisterebbe. Laonde, presto arriverebbe una di queste due cose: o la Polonia sarebbe assorbita dallo Tzar, come lo è al presente; o lo Tzar soccomberebbe alla libertà—ciò che devesi tentare. Questʼunione dʼaltronde, è stata sperimentata sotto Alessandro I e non riescì.Alessandro II sperimenta in questo momento lʼefficacia della connessione violenta. Sarà egli più avventuroso? Io nol penso. Bisogna dunque apparecchiarsi per il periodo dellʼassorbimento, che non può mancare di giungere. Ed è questo che si consiglia alla Polonia, onde la non sia ingoiata dallo tzarismo come un elemento morto, neutralizzato, infecondo, senza ragion dʼessere, senza avvenire, senza efficacia, ma come un corpo vivente che esercita sur un altro corpo lʼazione magnetica del dominatore di certe belve feroci—io stava quasi per dire, lʼazione del tossico.

La questione tra la Polonia e la Russia non è sociale, e perciò radicalmente insolubile. Essa è nazionale e politica, e quindi appunto essenzialmente pratica. La Polonia è incivilita; la Russia lo è meno: ecco la causa intima e grave della lotta e della ripulsione. La Polonia ha due cose dellʼEuropeo occidentale: lo spirito e la fede: ecco le asperità della soluzione della difficoltà. Ma la conciliazione è bella e trovata, pronta affatto, sulla terra promessa della libertà.

La Polonia può conservare il suo culto, il quale non spiace che in quanto che esso è un simbolo, in questa fase dellʼinsurrezione, di uno spirito nazionale in rivolta. La Polonia può godere delle sue tendenze europee, delself-government. Ma la Russia spiegherà in Polonia altresì, senza ostacolo, il suo istinto di razza: sostituire, cioè, il mondo slavo al mondo occidentale. In Polonia pure, la Russia non vorrà vedere sommerso, sotto la petulanza oligarchica della nobiltà polacca ed a suo unico profitto, quello tzarismoche ha salvata, costrutta, rilevata, costituita, fatta grande e potente la razza slava.

La Polonia deve essere il Piemonte, la Prussia del mondo slavo. Per conseguenza, la non deve mettersi in lotta con i russi, che sono i suoi strumenti, i suoi complici, i suoi associati, i suoi co-interessati. I polacchi debbono portare, entrando nella famiglia, la rivoluzione in Russia, non accendere la rivoluzione in casa propria. La rivoluzione in casa è una ribellione: ed i russi la spezzano e spengono nel sangue. La rivoluzione in Russia è unʼopera di salute comune; ed i russi la salutano.

Rompere lo tzarismo quale è al presente, ecco dove deve mirar la Polonia—ed inhoc signo vincis. I polacchi vogliono una patria: ciò è giusto, ciò è bello. Ma prima di essere cittadino di qualche contrada, gli è mestieri esser uomo. Ora, non si è uomo che per la libertà. Dunque, guerra allo tzarismo! Su questo terreno, polacchi e russi sono fratelli. Ma perchè il russo riconosca questo fratello, e che ne accetti lo aiuto e lʼiniziativa nellʼopera comune dellʼaffrancamento politico—come glʼitaliani accettarono lʼopera del Piemonte—gli è dʼuopo che il polacco cessi di esser polacco e nemico e che si fonda nella razza slava rappresentata dalla Russia, come il piemontese si fuse nel popolo della sua razza.

Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro lʼalemanno,e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?

«I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dellʼoccidente».

Noi crediamo che il marchese aveva ragione.

La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento—non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata lʼopera terribile della conquista,—provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nellʼinfanzia. Ora la Russia ha raggiunta lʼetà virile, che le permette di vivere da sè stessa, e di occuparsi della sua bisogna.

Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per lʼEuropa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma unʼopera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre allʼultima estremità...

Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra lʼEuropa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio allʼEuropa, allʼumanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.

Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dellʼItalia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate controil consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?

La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.

La rivoluzione dʼItalia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. LʼAustria era unImperodi razza teutonica; lʼItalia, unanazionedi razza latina. LʼAustria non poteva assimilarsi lʼItalia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. LʼAustria non faceva allʼitaliano la sua parte eguale, come la fa oggidì allʼUngheria, come la Russia lʼoffre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise allʼItalia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III allʼimpero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.

Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi eʼ non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar—la Russia complice—sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. LʼEuropa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo diresistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: lʼannientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui lʼavvenire appartiene, come allʼAmerica.

Parigi, Aprile 1871.

IL MARCHESE DI TREGLE


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