La vela nera.“Per l’ignota e tenace masnada che mantenne viva, negli anni più oscuri, la tradizione italica fra gli imbestialiti montoni delle opposte sponde.„
“Per l’ignota e tenace masnada che mantenne viva, negli anni più oscuri, la tradizione italica fra gli imbestialiti montoni delle opposte sponde.„
“Per l’ignota e tenace masnada che mantenne viva, negli anni più oscuri, la tradizione italica fra gli imbestialiti montoni delle opposte sponde.„
Pochi sanno delle navi e degli uomini tenaci che vanno per l’Adriatico. I piccoli porti, fra le lunghe palizzate, sono pressochè ignoti, si aprono nel silenzio delle terre estreme dove non passa la nostra fiumana.
Una gente antica vi si perpetua. Il nome di Venezia e il cuore della città grande vi sopravvivono. È una forza invincibile di razza di cui l’Italia si illumina. Là i fanciulli battono le vie degli avi, sul mare, approdano alle stesse terre su le opposte sponde e scacciati vi ritornano e combattuti non cedono.
Ogni porto ha un paese, una chiesa e una tradizione.
I paesi son tutti di casipole dai colori vivaci, distese sui due lati del canale e si adornano di ampi camini ed hanno una piccola porta dischiusa all’ospite ed al viandante. Iddio vi dimora.
Chi entra trova volti sereni e cuori grandi. Quello che dà la madia è per i figli e per l’ospite. E tutto ciò che l’anima ha di sereno vi si irradia. Case di uomini miti coi fratelli loro che vanno per il mondo nella volontà del Signore.Il mare insegna due cose ai navigatori: il silenzio e la bontà.
La chiesa è povera, ha la modestia del luogo; una sola arcata, un solo altare. Poco basta all’amore di Dio.
Tre campane che s’odono dal mare, da molto lontano sul mare; una soglia erbita; un coltrone roggio che ha il colore delle vele, che par fatto da una vela vecchia e chiude il vano della porta e spenge gli scarsi rumori e la luce troppo viva. Un raccoglimento discreto è fra le mura scialbe in cui si serrano in fila gli ex-voto. Giungono le donne sole a pregare in silenzio e i fanciulli che reclinano la testa scoperta. E chi parte non fa rumore e chi entra si inchina. Su l’altare non brillano che due ceri; due soli ceri color del miele.
La tradizione è sacra come la famiglia e la nave e l’amore dei figli ed il pane. È il cuor della razza. Nessuno dimentica. Le parole dei padri e degli avi son parole di Vangelo; i loro costumi fanno legge; il loro ardimento è il segno verso il quale tendono e si avviano i giovani.
Chi abbandona il mare è abbandonato a sua volta, esce dalla famiglia marinara, va ramingo fra gente diversa; chi non segue i segni delle stelle, che conducono all’opposta sponda, non è riconosciuto di buona tempra; chi non affronta ogni tempesta è vile.
Leggi invariabili e secolari. Furono forse primache Venezia fosse e le sopravvivono. Le tempeste non tramutano le grandi correnti del mare. La storia sottostà alla forza delle genti. Le maggiori virtù, come le aristocrazie, salgono dal cuore dei popoli saldi e taciturni.
E questa stirpe chiusa fra gli estuari, distesa e sperduta lungo le coste piatte, là dove la nostra curiosità non giunge, coltiva da secoli una virtù di eroismo; forma un’aristocrazia del mare.
L’Italia le deve il sopravvivere del suo nome e della sua lingua e della sua forza di civiltà per molte terre nelle quali il suo nome la sua lingua e la sua civiltà sarebbero dimenticate da anni. Sono le singole virtù delle varie stirpi unite a un sol ceppo che fanno grandi le nazioni.