La rivoluzione inglese del 1688 salvava però ancora una volta il libero reggimento della Nuova Inghilterra: Boston insorgeva alla notizia di essa, il governatore regio veniva gettato in carcere; e tutto il paese, rivendicando le antiche sue carte, ripristinava di fatto le sue repubbliche democratiche, dipendenti di nome dal re d'Inghilterra, governate in realtà dalla sola rappresentanza popolare.
§ 7.La società della N. Inghilterra e la sua forza d'espansione.— All'epoca della seconda rivoluzione inglese circa 75.000 bianchi, che rappresentavano in buona parte una vera selezione morale della razza inglese, abitavano la N. Inghilterra ed avevano iniziato la trasformazione del deserto con tale successo da destare l'ammirazione del mondo contemporaneo: più della metà di questa popolazione apparteneva alla colonia del Massachusetts, il quale comprendendovi il Maine e la prima colonia dei Pellegrini, la gloriosa per quanto poco sviluppata Nuova Plymouth che nel 1692 entrerà a far parte di esso, annoverava un 44.000 anime; il Rhode Island e Providence un 6.000; altrettante New Hampshire; da 17 a 20.000 il Connecticut.
La libertà aveva portato i suoi frutti, permettendoal paese di sviluppare senza alcun ostacolo tutte le sue energie: gli atti di navigazione della metropoli non erano stati rispettati; nessuna dogana era stata stabilita. Alla penuria dei primi tempi era successa l'abbondanza: la produzione era ormai superiore al consumo, e s'esportavano pelli, legname, pesce e grano, quest'ultimo nelle Indie Occidentali: l'industria navale, la quale già prima del 1643 dava bastimenti di 400 tonnellate, era quanto mai progredita e con essa la navigazione, monopolizzata può dirsi dal Massachusetts, che faceva il trasporto delle mercanzie per tutte quasi le colonie e mandava i suoi navigli sotto tutti i climi del mondo, mentre la rada di Boston vedeva già bastimenti di Spagna e d'Italia, di Francia e d'Olanda: la stessa industria vi aveva già da un pezzo fatto il suo ingresso, fino cioè dal 1643 in cui erano sorte le prime fabbriche per la lavorazione del cotone fatto venire dalle Barbados.
Scarsa era invece la moneta, giacchè dall'Inghilterra ben poca ne veniva, mentre le colonie dovevano mandarne per le loro provvigioni: nei primi tempi anzi al difetto di essa si era sopperito con lo scambio dei generi e l'uso deiwampun, delle pelli di castoro, del granturco, delle palle di piombo; ma col 1653 s'era impiantata nel Mass. una prima zecca.
La vita degli abitanti era ancora semplicissima, per quanto generale fosse la prosperità, la mendicità ignota e rarissimo il furto. Gli stabilimenti consistevano essenzialmente in comunità d'agricoltori, situate presso la riva del mare: al nord del Piscataqua erano villaggi che dovevano la loro origine al commercio dellepelli di castoro più ancora che al traffico dei legnami ed alla pesca; più al sud città isolate in riva all'Oceano ed ai fiumi necessari pei molini; nell'interno del paese la colonizzazione incominciava appena allora a penetrare. Le case per lo più erano in legno e mattoni, più rare quelle in pietra; dimessi gli abiti; gli uomini in calzoni corti, casacca, bavero, manopole bianche, mantello corto e cappello alto a larga tesa, nelle solennità una fusciacca a colori smaglianti, bottoni di oro o d'argento e stivaloni colla rivolta; le donne un modesto abito di panno tessuto in casa e alla domenica il cappuccio di seta, le maniche e le cuffie ricamate; frugali i pasti consistenti in granturco bollito nel latte, carni di maiale, legumi, erbaggi, pane di segala, sidro e birra.
Data la parità di condizione dei primi coloni più o meno mantenuta grazie alla povertà del suolo ed alla divisione dell'eredità in parti uguali, che non permettevano un troppo rapido formarsi ed accumularsi della ricchezza colla sua conseguenza inevitabile, il riflettersi cioè delle disuguaglianze economiche nella costituzione politica e sociale, regnava in quella società, cui erano ignote le ingenti fortune, una grande uguaglianza. Nè questa era una convinzione filosofica, ma la constatazione d'un fatto evidente e palpabile:goodman,goodwife(buon uomo, buona donna) si chiamavano famigliarmente fra loro, riservando per ben pochi ilmisteromistress(signore o signora), per gli ecclesiastici ed i magistrati più che altro. Lo sviluppo d'una coltura largamente diffusa per quanto elementare favoriva poi ancor più questa eguaglianza, togliendo di mezzo quell'abissointellettuale, che ordinariamente separa le classi abbienti da quelle non abbienti.
Costume alle origini era diventata ben presto legge nei codici della Nuova Inghilterra che «nessuno dei fratelli dovesse soffrire nella sua famiglia una grossolanità spinta al punto di non dare ai figliuoli ed ai dipendenti l'istruzione necessaria per metterli in stato di leggere perfettamente la lingua inglese». Così fino dal 1647 i legislatori del Mass. stabilivano che in ogni luogo, dove abitassero cinquanta proprietari d'immobili, dovesse esservi un maestro «affinchè la cultura dei nostri progenitori non rimanga sotterrata nelle loro tombe» ed ogni ragazzo crescesse sapendo leggere e scrivere la propria lingua; in ogni centro, dove vivessero cento o più famiglie, una scuola di grado superiore o di «grammatica» che desse poi l'adito all'università. Il bisogno d'una elevata cultura era infatti tanto vivo fra i primi Puritani, molti dei quali erano stati allevati nelle università inglesi, che fino dai primi tempi avevano pensato alla fondazione d'una università: Harvard College rimonta infatti al 1636 e si ricollega al ricco emigrato Giovanni Harvard, che morendo nel 1638 legava al collegio la sua biblioteca oltre alla metà dei suoi beni; ulteriori donazioni di privati e perfino regolari contributi dei cittadini assicuravano in seguito la floridezza dell'istituto. Questo del resto come gli altri stabilimenti congeneri, più che vere università nel senso moderno della parola erano scuole medie, paragonabili ed anzi inferiori, se ne eccettui per certi studi professionali, ai nostri licei. Se gli alti studi facevano però difetto, l'istruzione media ed elementareera più diffusa che in alcun altro paese. La favoriva oltre delle scuole la lettura, che in una società, dove nei primi tempi in ispecie ballo, teatro, giochi d'azzardo ed altri divertimenti del genere erano severamente proibiti, costituiva uno dei rari passatempi concessi agli abitanti in quelle lunghe e monotone veglie d'inverno, ch'essi passavano bloccati dalla neve nelle lor case; la favoriva ancor più la stampa locale, che già dal 1639 s'era introdotta nella N. Inghilterra: dei racconti di viaggi, deipamphletpolitici, i classici più noti, le opere dei moralisti formavano può dirsi tutta la cultura del paese.
Più ancora dell'istruzione poi era curata la morale, posta essa pure sotto l'egida della legge, che s'intrometteva nella vita privata, proibendo ad esempio come nel 1634 «mode nuove ed immodeste, maniche così corte da potersi vedere il braccio ignudo, maniche e calzoni smisuratamente ampi etc.», obbligando ciascuno a vestire a seconda della sua condizione, e così via. Santa la famiglia, la cui purezza era gelosamente custodita dalla legge: la donna adultera e il suo complice erano condannati a morte; mentre il seduttore d'una fanciulla era obbligato a sposarla: di divorzio mancano esempi nei primi tempi, ma una clausola di uno degli statuti riconosceva la possibilità di tale avvenimento, mentre respinta affatto era la separazione di corpo e di beni, l'anomalia della legislazione moderna per la quale il colpevole è bene spesso premiato, l'innocente punito. Considerata delitto pubblico la crudeltà verso gli animali; ritenuta peste del paese gli uomini di cattivi costumi, ai quali bene spesso era interdettoil soggiorno e tolti i diritti civili. Si poteva vivere là più anni senza vedere un ubbriaco, senza udire un giuramento, senza imbattersi in un mendicante.
Mite relativamente all'epoca la legislazione, se ne eccettui nelle cose di religione: un gran numero di misfatti puniti altrove di morte erano stati quivi cancellati dalla lista dei delitti capitali; la protezione della proprietà non arrivò mai al sacrificio della vita umana; le pene inflitte pel furto e pel brigantaggio erano meno severe di quelle della stessa legislazione americana del secolo XIX. Feroce invece la legge nei suoi rapporti col culto, nei primi tempi in ispecie, quando nessuno poteva sottrarsi senza plausibile motivo alle pratiche religiose, che obbligavano a rimanere in chiesa per ore ed ore, e chi non vi si faceva vedere per un mese intero veniva messo al palo od esposto al pubblico per ludibrio in una gabbia di legno! Ancora nel 1692, in seguito al triste influsso esercitato sullo spirito pubblico da un libro del fanatico pastore Cotton Mather sulla stregoneria, scoppierà una vera follia religiosa contro le supposte streghe: una ventina di persone verranno in breve regolarmente giustiziate ed oltre una cinquantina tormentate e martoriate sino alle più strane confessioni, finchè l'orrore per questi veri assassini metterà un alt all'infame follia, gettando il discredito sulla feroce bacchettoneria dei pastori.
Austero e spirituale quanto mai il culto puritano; chè i Puritani, liberandosi di tutte le inutili formalità, non invocavano santi, non elevavano altari, non adoravanocrocefissi, non baciavano libri e pile, non veneravano reliquie, non chiedevano assoluzioni, non pagavano decime, non vedevano nel matrimonio un atto religioso nè un essere sacro nel ministro del culto, il quale veniva confermato dai fratelli o dagli altri ministri. E mentre nel campo religioso il puritanesimo spiritualizzava ogni giorno più il calvinismo, da cui era derivato, nel campo sociale lo umanizzava ogni giorno più.
Cessando infatti sul democratico suolo della Nuova Inghilterra, dove non c'erano caste ereditarie da rovesciare, di fare la sua idea dominante di quel principio della predestinazione, con cui il fondatore plebeo del calvinesimo aveva opposto all'aristocrazia feudale la nobiltà senza macchia degli eletti predestinati dal principio del mondo, il puritanesimo s'imprimeva a poco a poco un carattere proprio, arrivando ad adottare la carità come base del suo insegnamento morale. Dio sarà per esso l'«essere universale», la natura in tutta la sua complessità null'altro che «una emanazione della pienezza infinita di Dio»; cosicchè l'amore del creatore comprenderà l'amore per quanto esiste, si ridurrà cioè nell'attaccamento per tutti, in una benevolenza universale, e la gloria di Dio implicherà la salute e la gloria dell'umanità. Combattere per la salute di essa, lottare cioè per una giusta causa, sarà il modo migliore di eseguire la volontà del Signore, sarà farsi strumento addirittura dei suoi decreti ab eterno.
Così la N. Inghilterra per una sublime inconseguenza concilierà il fatalismo panteistico, incarnatonella sovranità assolata di Dio, con la libertà umana e, rifuggendo da ogni ozioso ascetismo, riporrà nell'energia del volere, nell'agire per un nobile fine l'ideale pratico della sua vita pubblica e privata. Individuo e società venivano così ad imbeversi di questo spirito religioso, ed il rigore straordinario d'una credenza austera, la forte disciplina ecclesiastica dei primi nuclei scolpivano il tipo morale del paese. Il fanciullo venendo al mondo era allevato al genio del paese; nel suo cervello non entravano può dirsi nozioni che non fossero marcate d'una impronta cristiana: il suo primo ed in molti casi ultimo libro, il suovademecumper la vita oltrecchè per la scuola elementare, sarà quelNew England primer, il quale redatto da un'assemblea di 120 ministri conterrà il Credo, delle preghiere, dei piccoli inni o delle canzoni religiose in versi corti, delle massime tolte dai libri santi o da opere teologiche, delle esortazioni morali, ed alla fine il dialogo fra Cristo, la gioventù ed il diavolo: se oltrepasserà poi la cultura inferiore, troverà nella grama letteratura del paese la stessa impronta morale.
In perfetta corrispondenza con lo stato materiale e morale del paese, la letteratura infatti della N. Inghilterra, iniziata può dirsi dal governatore Bradstreet con una storia della colonia di Plymouth, sarà necessariamente ben povera, mentre altre e più urgenti occupazioni assorbivano gli animi ed impiegavano i corpi, si riduceva più che altro a qualche traduzione, a qualche libro di morale e di teologia, a qualche noioso poema epico o religioso: così Riccardo Mather insieme col Welde e l'Eliot dava una traduzione deiSalmi, elegante nella sua fedeltà e semplicità; Beniamino Thomson dettava un lungo poema epico sulla celebre lotta del 1675-76 dal titolo «Crisi della N. Inghilterra»; Michele Wigglesworth ne componeva uno assai più popolare intitolato «Il giorno del Giudizio». Era insomma una letteratura antimondana per eccellenza, la quale, frutto dell'ambiente, contribuiva alla sua volta a plasmare le nuove generazioni sullo stampo di esso.
La severa concezione della vita individuale si convertiva in una non meno severa della vita sociale; la missione morale dell'uomo si integrava in quella politica del cittadino, compenetrando di sè tutta la vita di quello stato, che era una cosa sola con la religione. Le istituzioni della N. Inghilterra non sono altro che calvinesimo in azione: la sua teocrazia è tale solo in apparenza, riducendosi in sostanza ad una perfetta democrazia; giacchè, se i ministri della chiesa governavano lo Stato, essi venivano però eletti dai membri di quella chiesa, cui tutti potevano anzi dovevano partecipare. Il principio puritano la «voce della maggioranza essere la voce di Dio» portava infatti per conseguenza necessaria la sovranità del popolo.
Dalla convinzione profonda che fede indipendenza e prosperità pubblica erano aspetti diversi d'una cosa stessa, che non si poteva disinteressarsi di una senza metter in pericolo le altre, si generava quel patriottismo fervente, quella potente unità morale e sociale della N. Inghilterra che ne faranno l'antesignana della libertà. Quando infatti lo spirito calvinista avrà perduto per forza di tempi, di esigenze sociali, di contattidiversi quella sua rigidità primitiva, quell'intolleranza fanatica che non si limitava a predicare contro l'uso dei veli e dei capelli lunghi, ad imporre nomi biblici ai neonati, a togliere la croce dalla bandiera inglese, ma arrivava pur troppo a stringer capestri al collo di quaccheri e ad abbruciare povere donne accusate di stregoneria, rimarrà pur sempre l'essenza di esso: l'intolleranza della legge disarmerà, ma per essere supplita da quella dell'opinione, fortificata dall'abitudine e divenuta un istinto; la tolleranza trionferà, ma se potrà menomare la vivacità e la spontaneità della fede negli spiriti non potrà indebolire il vigore della disciplina nei costumi; il fanatismo della libertà tramonterà, ma dopo aver creato una società, cui sarà ignota ogni autorità che non sia quella razionale della libera convinzione dello spirito pubblico.
Come l'intolleranza fu il sale che conservò pura la moralità del paese (prova non dubbia quel Rhode Island il quale, fatto rifugio oltrecchè delle coscienze perseguitate delle eccentricità insofferenti d'ogni freno e della gente irrequieta o viziosa bandita da altre sedi, si troverà al cadere del periodo coloniale in uno stato di vera demoralizzazione pubblica e privata, con scuole miserabili, indietro di più che cent'anni rispetto a quelle del Massachusetts); così l'ordinamento amministrativo fu la garanzia più valida di quelle libertà, che i primi coloni avevano inaugurato. È merito infatti della democrazia di villaggio inaugurata nei primi tempi e fedelmente mantenuta in seguito, se potè svilupparsi nella N. Inghilterra quella rigogliosissima vita politica, ch'era integrazione ultima della sua prosperità economica e della sua elevatezza intellettuale e morale.
Se all'occhio di un osservatore superficiale la N. Inghilterra risulta composta dalle quattro colonie di Massachusetts, Rhode Island, Connecticut e New Hampshire, essa si presenta a chi penetri nella sua storia come un aggregato di tante piccole democrazie, quanti erano i suoi stabilimenti, i suoi comuni. Iltownshipinfatti era stata ed era la cellula di quell'uniforme tessuto sociale. Per una specie dicovenanttra gli abitanti, frutto da un lato dell'abitudine di vivere e governarsi in congregazioni religiose indipendenti, tendenza dall'altro innata nella razza pelselfgovernment, iltownshipdella N. Inghilterra s'era costituito, come vedemmo, in organismo politico completo: più tardi itownshipsi erano avvicinati, obbedendo alla necessità d'una cooperazione contro gli Indiani ed anche d'una intesa comune per difendere e godere dei diritti e privilegi dichiarati comuni da una carta a tutti gli abitanti di quel dato territorio; e così era sorta la colonia, la quale però non aveva distrutto iltownprimitivo. Nel Rhode Island ad esempio a termini della carta del 1647, primo patto segnato fra i 4townsindipendenti, l'assemblea non era chiamata a decider su progetti di legge se non dopo che ciascuntownper conto suo li aveva votati: il governo coloniale non aveva che un potere di ratifica e di revisione; l'iniziativa continuava ad appartenere alla località. Il patto stesso perfino non era intangibile, ma si allentava o si scindeva, come avvenne nello stesso Rhode Island nel 1651, quando si ritornò a due confederazioni particolari di duetownsciascuna, e più ancora nel 1686 quando l'assemblea si disciolse dopo aver reso a ciascuntownla cura di governarsi da sè isolatamente.
Così mentre presso la maggior parte delle nazioni moderne l'esistenza politica cominciò nelle classi più elevate, allargandosi successivamente ed incompletamente alle inferiori, mentre lo stato non fu che lo strumento della dominazione dei vincitori sui vinti; nella N. Inghilterra invece l'esistenza politica fu dagli inizi della prima colonizzazione a tutti comune, e la colonia non fu che l'aggregato di organismi autonomi ed indipendenti. Il comune, ecco la pietra angolare del grande edificio politico futuro; l'indipendenza comunale, ecco il principio vitale della libertà americana.
Nel comune regna una vera vita politica, attiva ed essenzialmente democratica e repubblicana. La colonia riconosce il primato della metropoli; ma, se la monarchia inglese detta leggi allo stato, nella vita municipale vive già la repubblica. Il comune nomina i suoi magistrati, fissa le imposte, le riparte, le riscuote, arma i cittadini in caso di bisogno, pensa alla loro istruzione, soddisfa ai bisogni generali della popolazione: suo cardine è la sovranità popolare con tutte le sue conseguenze, cioè universalità del suffragio, libero voto dell'imposta, responsabilità ed eleggibilità di tutti i funzionari pubblici, libertà personale, giudizio per giuria, governo infine diretto. Al pari delle piccole repubbliche della Grecia, nel comune neoinglese i cittadini trattano essi stessi gli affari pubblici. Come tutti gli uomini al di sopra dei 16 anni erano soldati ed una volta al mese venivano chiamati a raccolta per le necessarie esercitazioni; così tutti, ricchi o poveri, saggi od ignoranti, erano membri dell'assemblea di villaggio, di quella minuscola legislatura,dove si fissavano le imposte e si decretavano i ponti, le strade e le scuole, dove con la scelta dei magistrati locali e dei ministri del culto si davano pure le istruzioni opportune ai rappresentanti mandati all'assemblea dello stato. A questa scuola si formava l'educazione politica del popolo; in essa si acquistava quella pratica degli affari, che sarà tanto preziosa per il paese. Di mano in mano che il progresso della società esigerà degli sforzi su un campo più vasto, lo spirito pubblico si farà più maturo a sopportarli, saprà portare nella politica generale dello stato prima, della confederazione in seguito la sagacia e la saggezza, che s'era svolta nel regolare gli affari del villaggio. Ilselfgovernment, esercitato da tutti sino al punto di divenire seconda natura, presso una società d'agricoltori, cui avanza del tempo per pensare ed istruirsi, che sono pieni di sollecitudine per l'educazione, che non hanno fra loro nè nobiltà nè popolaccio, ecco insieme con la scuola e la milizia locale il segreto, che fece la grandezza della N. Inghilterra, come fu la linfa vitale della sua rigogliosa democrazia.
Linfa vitale, dicemmo, non già causa essenziale di questa democrazia, come fecero e fanno molti pensatori, i quali scambiando gli effetti per le cause attribuiscono nel caso nostro speciale come in quello generale un dato tipo di società a quelle istituzioni politiche, che sono esse stesse il frutto di quell'ambiente sociale. La democrazia di villaggio fu infatti, come vedemmo, il risultato naturale delle condizioni originarie, nelle quali incominciò la colonizzazione neoinglese. Ed allora che cosa più naturale che ascrivere,come fecero altri, alle origini soltanto, al punto di partenza della società neoinglese il suo sviluppo ulteriore? Delle vecchie istituzioni europee, fu osservato, nessuna, può dirsi, emigrò nella N. Inghilterra: non la monarchia, la quale è presente nelle colonie come un'ombra; non l'aristocrazia feudale, la quale, già fiaccata sul vecchio continente, non poteva certo assurgere a nuova vita nel deserto in mezzo agli stenti ed alle privazioni cui tutti erano sottoposti i coloni; non la dominazione del clero, troppo solidamente attaccata al vecchio edificio dalla catena dell'interesse; non le ghilde, le maestranze, le consorterie, le mille corporazioni in una parola sorte in Europa per reazione ai castelli baronali o per soddisfare bisogni sociali ignoti all'America. Vi immigrava solo un popolo libero, che, affrancatosi da tutti gli elementi inceppanti della civiltà lasciata, poteva crearne una nuova basata su principi più conformi al diritto di natura. Erano uomini per di più appartenenti a quella razza germanica così gelosa della sua indipendenza personale da farle attribuire, per quanto a torto, da alcuni quale caratteristica massima l'individualismo: uomini infine che uscivano dalle classi inferiori, dove più puro s'era conservato il sangue sassone, senza mistura con quello normanno, ed univano così alla purezza della razza l'umiltà dell'origine, eccitamento maggiore a forme sociali più largamente democratiche. Erano infine cristiani, che dello spirito più puro e più umano del cristianesimo pascevano l'anima loro, e per di più protestanti, seguaci cioè di quella Riforma, che aveva rappresentato il risveglio della libertà intellettuale nella massa del popolo. Nessunopuò certo mettere in dubbio l'influenza straordinaria di tale genesi sullo sviluppo della democrazia neoinglese: ma non da essa soltanto essa ripete sua vita.
Le colonie meridionali, nonostante origini non molto dissimili, nonostante il primo assetto, che vedremo democratico, terminavano col plasmare una società affatto diversa. Ed allora si cercherà la spiegazione del fenomeno in qualche cosa di esclusivo alla N. Inghilterra, al calvinesimo, meglio ancora al puritanesimo. Ora nessuno può certo negare l'influenza democratica del calvinesimo, visibile dovunque esso si affermi, a Ginevra, in Olanda, in Francia come in America; nè tanto meno quella ancor più potente del puritanesimo, che tutto informò di sè la società della Nuova Inghilterra. Ma non per questo tale società fu il frutto del puritanesimo e tanto meno del calvinesimo: il calvinesimo si trova pure in qualche colonia centrale diversa socialmente dalla N. Inghilterra; il puritanesimo stesso non sa impedire sul democratico suolo della N. Inghilterra l'introduzione e peggio ancora la consacrazione del più antidemocratico degli istituti, d'un istituto, che trionfando avrebbe soffocato sul nascere ogni democrazia dando un indirizzo totalmente opposto a quella società, voglio dire la schiavitù dei negri. Nel 1641 il Massachusetts, retto fin'allora da magistrati elettivi senza alcun codice scritto, adottava un corpo di leggi fondamentali, il famoso «Body of Liberties», ed appunto questa «magna charta» della libertà puritana ha il triste vanto, ironia della storia, d'esser il primo statuto americano che sancisca laschiavitù: così il codice dei Pellegrini, fuggiti in America per difendere tra le foreste la propria libertà, anticipava di parecchi anni quelli della Virginia e del Maryland nell'istituzione più disumana e liberticida![8]E per trovare un appoggio di essa, per mettere in pace la coscienza coll'utile il legislatore puritano ricorrerà al Vecchio Testamento, al rigore della legge mosaica strettamente nazionale, anzichè al Nuovo Testamento dallo spirito più largo ed umano: il diritto della schiavitù si baserà infatti sulla differenza di religione, sul paganesimo dei negri. Così nel cristianissimo Massachusetts, infiammato dal più ardente zelo religioso che mai abbia conosciuto una collettività umana, si vedranno dei cristiani negare ai proprî schiavi il battesimo, perchè questo avrebbe reso insostenibile di fronte alla coscienza puritana la condizione servile.
Gli è che le origini dei popoli, come delle istituzioni, conservano la loro purezza solo quando trovino un ambiente favorevole al loro sviluppo, perchè solo allora i fattori iniziali si associano ai successivi, traendone nuova forza e vigore, anzichè venire elisi da questi: il cristianesimo si tuffa nel sangue dei Borgia e tramonta nei baccanali di Leone X; dalle più democratiche origini sorgerà, come vedremo, nelle colonie meridionali dello stesso Nord-America una società a ritroso dei tempi, che rinnova superandole le infamie peggiori del mondo romano a base di conquista e di schiavitù.
Per fortuna della pia ed egalitaria coscienza puritana le condizioni climatiche e territoriali, più fortidella volontà umana individuale e collettiva, s'incaricavano esse di metterla d'accordo con l'interesse. Gli schiavi negri costavano quattro o cinque volte più dei servi bianchi: gli schiavi negri non erano adatti come i servi bianchi alla costruzione dei navigli, industria che arricchiva il paese assai più dell'importazione negra; i negri emancipati da molti zelanti antischiavisti costituivano un pericolo ed un aggravio per la colonia, mentre i bianchi ritornati liberi dopo il periodo fissato di loro servitù divenivano cittadini preziosi per essa; gli schiavi negri infine erano soggetti per ragione del clima rigidissimo ad una mortalità, ignota alle altre colonie, donde le perdite notevoli dei loro proprietari. Tutto questo non sarebbe forse bastato a determinare quella corrente antischiavista, cui la coscienza puritana e la società democratica ad essa informata preparava il terreno migliore, se, cagione questa principalissima, non fosse stata affatto contraria alla schiavitù dei negri l'economia agricola del paese, determinata dalle sue condizioni climatico-territoriali: era questa la causa fondamentale per cui, mentre la schiavitù negra nasceva morta può dirsi sul suolo della N. Inghilterra, vi si salvavano gli ottimi germi importati dai coloni, sviluppandosi nel più florido organismo democratico. La democrazia della N. Inghilterra s'assideva per essa sulla base meno bugiarda e più sicura, che la storia conosca, l'eguaglianza cioè delle condizioni economiche.
Se ne eccettui lungo la costa del paese, che ricca di porti invitava alla pesca, alla navigazione ed alle industrie a questa annesse, le quali costituivano infattile forme quasi esclusive di vita economica delle città litoranee, l'agricoltura era col taglio dei boschi l'industria predominante della N. Inghilterra. Il suolo ed il clima non permettevano però la cultura su vasta scala di articoli d'esportazione; sicchè l'agricoltura doveva limitarsi a produrre quanto bastasse ai bisogni locali, cioè maiz, frumento, avena e orzo, prodotti per di più che, data la sterilità del suolo e la mancanza delle risorse meccaniche del giorno d'oggi, rendevano impossibile la coesistenza, grazie al provento d'uno stesso fondo, di proprietario e fittavolo, di padrone e schiavi. Nonchè allignarvi il latifondo, la stessa piccola proprietà dissociata dal lavoro era impossibile in tali condizioni, di mano in mano specialmente che i bisogni sociali cresciuti spingevano l'agricoltura su terre di qualità inferiori: ilfarm, cioè il pezzo di terra coltivato direttamente dal proprietario, rimaneva pertanto come ai primi giorni la base dell'agricoltura e su di essa sorgeva una classe di proprietari agricoltori, di sua natura democratica e repubblicana. Nella lotta quotidiana per strappare di che vivere al suolo ingrato sotto un cielo inclemente, nella piena libertà della natura, nella semplicità della vita operosa e devota dei campi coltivati con le mani proprie e dei figli, si manteneva così intatta quella democrazia rurale, che abbracciava la grande maggioranza della popolazione: ancora al 1797 gli agricoltori staranno al resto degli abitanti come 100 ad 11. A differenza pertanto degli altri paesi, dove le campagne coltivate ma non possedute da una plebe analfabeta rappresentano la palla di piombo d'ogni progresso sociale e politico, il cetoagricolo della Nuova Inghilterra costituirà il vero nerbo della democrazia neoinglese, rinforzo anzichè pericolo per quella democrazia mercantile, che le industrie navali ed i traffici marinari vanno sviluppando in Boston e sugli altri punti della costa.
Così le forme economiche, imposte alla N. Inghilterra nell'ambiente storico del sec. XVII dalle sue condizioni climatico-territoriali, assicurando al paese per lungo tempo una certa eguaglianza economica ed intellettuale, impedivano di tralignare alla democrazia puritana importata dai primi coloni e svoltasi rigogliosa neltownship. La società creata da essa, una volta affermatasi, potrà durare per coesistenza sua propria anche senza la dottrina confessionale, da cui era proceduta: quando l'arco troppo teso del puritanesimo si distenderà, quando le ultime traccie della costituzione teocratica dei primi tempi saranno sparite dalla N. Inghilterra, vi sopravviverà pur sempre la razza da quelle forze modellata.
Il rigoroso cristianesimo e l'idea democratica si perpetueranno allo stato di forte suggestione ereditaria, sottomettendo il primo alla sua norma tutte le attività superiori dello spirito, informando la seconda di sè tutta quanta la vita sociale; e dal loro connubio uscirà quel tipoyankee[9], dalla veduta limitata e bassa ma tenace e forte delle cose, che con la sua energia informerà alla sua volta di sè l'intero popolo americano. Grazie ai germi straordinariamente vivaci del sec. XVII, ad un primo movimento di concentrazione seguirà infatti un moto d'espansione tanto più notevole quanto più densa diventerà la popolazione dellaNuova Inghilterra, la quale al 1754 conterà già un 436.000 abitanti, di cui soli 11.000 schiavi negri. Così, mentre l'Est ed il Nord-Ovest dei futuri Stati Uniti saranno figli diretti della N. Inghilterra, l'elemento neoinglese guadagnerà o materialmente coll'immigrazione o moralmente col suo influsso le popolazioni del Centro e dello stesso Sud, condannate le prime dalla poca coesione ed omogeneità, le seconde dalla mancanza assoluta d'istruzione e di lumi a subire l'ascendente d'una superiorità intellettuale e sociale. Non è pertanto esagerazione l'affermare che l'yankeefarà l'Americano, tanto è il peso del solido nucleo democratico della N. Inghilterra sui destini sociali dell'intera gente anglo-americana.
NOTE AL CAPITOLO SECONDO.8.Nel 1645 la corte generale del Massachusetts condannava un mercante di schiavi, che aveva rapito dei negri sulle coste d'Africa, a restituirli alla loro contrada nativa; e su questo fatto aggiunto ad una falsa interpretazione d'una clausola del codice del 1641 alcuni storici, troppo zelanti difensori degli antichi Puritani, si basarono per negare la schiavitù nella colonia: ma questo fatto è perfettamente consono al codice del 1641, nel quale veniva permesso solo l'acquisto legale dei negri e punito invece di morte il furto di uomini; contraddizione del resto patente, giacchè i legislatori sapevano bene che il furto nella più parte dei casi era l'origine prima di quella proprietà umana, di cui permettevano l'acquisto legale ai coloni (Cfr. Mondaini,La questione dei Negri nella storia e nella società nord-americana, Torino, Bocca 1898).9.Parola d'origine incerta, con cui si designano in genere gli Anglo-Americani, in ispecie i neoinglesi; pare fosse in origine il soprannome algonchino dei primi coloni.
8.Nel 1645 la corte generale del Massachusetts condannava un mercante di schiavi, che aveva rapito dei negri sulle coste d'Africa, a restituirli alla loro contrada nativa; e su questo fatto aggiunto ad una falsa interpretazione d'una clausola del codice del 1641 alcuni storici, troppo zelanti difensori degli antichi Puritani, si basarono per negare la schiavitù nella colonia: ma questo fatto è perfettamente consono al codice del 1641, nel quale veniva permesso solo l'acquisto legale dei negri e punito invece di morte il furto di uomini; contraddizione del resto patente, giacchè i legislatori sapevano bene che il furto nella più parte dei casi era l'origine prima di quella proprietà umana, di cui permettevano l'acquisto legale ai coloni (Cfr. Mondaini,La questione dei Negri nella storia e nella società nord-americana, Torino, Bocca 1898).
8.Nel 1645 la corte generale del Massachusetts condannava un mercante di schiavi, che aveva rapito dei negri sulle coste d'Africa, a restituirli alla loro contrada nativa; e su questo fatto aggiunto ad una falsa interpretazione d'una clausola del codice del 1641 alcuni storici, troppo zelanti difensori degli antichi Puritani, si basarono per negare la schiavitù nella colonia: ma questo fatto è perfettamente consono al codice del 1641, nel quale veniva permesso solo l'acquisto legale dei negri e punito invece di morte il furto di uomini; contraddizione del resto patente, giacchè i legislatori sapevano bene che il furto nella più parte dei casi era l'origine prima di quella proprietà umana, di cui permettevano l'acquisto legale ai coloni (Cfr. Mondaini,La questione dei Negri nella storia e nella società nord-americana, Torino, Bocca 1898).
9.Parola d'origine incerta, con cui si designano in genere gli Anglo-Americani, in ispecie i neoinglesi; pare fosse in origine il soprannome algonchino dei primi coloni.
9.Parola d'origine incerta, con cui si designano in genere gli Anglo-Americani, in ispecie i neoinglesi; pare fosse in origine il soprannome algonchino dei primi coloni.