NOTE AL CAPITOLO SETTIMO.

Riunitosi coi Francesi, che avevano tolto al nemico Rhode Island, il generale supremo s'apprestava infatti nell'estate del 1781 ad eseguire un piano di lunga mano meditato ma tenuto secretissimo, quello cioè di concentrare in New York le forze inglesi coll'apparente minaccia di attaccarla e di distruggere nel frattempo il corpo di lord Cornwallis, che gravava comeincubo sugli Stati del Sud, per quanto a rigore non fosse padrone se non del suolo dove successivamente piantava le tende. Il piano riusciva a meraviglia: il Clinton richiamava su New York quante più truppe poteva, sfornendone lo stesso corpo del Cornwallis, il quale molestato dal Greene e dal Lafayette ed abbandonato dalla flotta inglese, tornata ai primi di settembre a New York dopo uno scontro infelice con quella francese, si trincerava coi suoi 7000 uomini in Yorktown, nella penisola posta tra i fiumi James e York. L'esercito collegato forte d'un 12.000 soldati regolari Benza contare un 4000 uomini di milizie vi arrivava con la flotta nel mese di settembre ed al cadere di esso investiva la piazza con oltre 100 pezzi di artiglieria grossa, che in pochi giorni smantellavano le fortificazioni del Cornwallis, togliendogli ogni speranza di resistenza. Tentava egli allora di evadere audacemente coi suoi la notte del 18 ottobre, attraversando il fiume York; ma una fiera tempesta disperdeva le barche, obbligandolo due giorni dopo ad arrendersi a discrezione: solo i lealisti americani più compromessi potevano sottrarsi alle mani del vincitore, riparando su un vascello, che il Cornwallis otteneva di spedire a New York senza che fosse visitato dal nemico.

Colla capitolazione di Yorktown terminava, può dirsi, la guerra d'indipendenza. L'Inghilterra invero teneva ancora sul teatro di essa ben 42.000 uomini oltre alla flotta e poteva contare per di più su un 30.000 realisti armati; ma gli avvenimenti degli ultimi sei anni le avevano dimostrato la difficoltà enorme per non dire l'impossibilità di soggiogare quel vasto paese, dicui nonostante i 112.000 soldati ed i 22.000 marinai impiegati contro l'America ed i 115 milioni di sterline spese nella lotta contro gl'insorti ed in quella marittima contro Francia Spagna ed Olanda, non aveva saputo conservare che Savannah, Charleston e New York; mentre il trionfo dei nuovi principî di diritto internazionale incarnati nella neutralità armata, cui aderiva nel 1781 anche la Prussia, minacciava con un ulteriore protrarsi della lotta di annientare il suo primato marittimo, già scosso dall'interruzione del commercio durante la guerra. Nè meno disposti dell'Inghilterra alla pace erano i nemici di essa in Europa.

La guerra marittima infatti, se era sembrato per un momento dovesse terminare col trionfo dei Franco-Ispani, i quali avevano conquistato l'isola di Minorca da tre quarti di secolo in possesso dell'Inghilterra e tenevano bloccato nella rocca di Gibilterra fin dal 1779 il bravo generale Elliot, togliendogli quasi ogni speranza, volgeva ormai favorevole agli Inglesi in tutti i mari del mondo. L'ammiraglio Rodney sconfiggeva e distruggeva al capo S. Vincenzo la flotta spagnuola; attaccava vittoriosamente alle Antille, fra le isole di Dominica e Saintes, la flotta francese, che meditava di congiungersi con quella alleata per occupare la Giamaica, e ne faceva prigioniero lo stesso ammiraglio de Grasse; mentre l'Elliot, arse le batterie galleggianti, nuova invenzione dell'ingegnere francese d'Arçon, vedeva respinte definitivamente da Gibilterra le navi nemiche al sopraggiungere nel settembre 1782 dell'ammiraglio Howe.

Così la Spagna, che poco prima non voleva sentirparlare di pace se non a condizione della resa di Gibilterra, e la Francia, che aveva proposto all'Inghilterra l'abbandono di tutte le conquiste indiane salvo il Bengala, venivano a più miti consigli, delusa la prima nelle mal concepite speranze, esausta finanziariamente la seconda; ed a trattative pure scendeva l'Olanda attaccata anch'essa nelle sue colonie e rovinata nel suo commercio.

Il trattato provvisorio pertanto, cui avevano condotto già nel novembre 1782 i negoziati susseguiti alla resa di Yorktown e pel quale gli Angloamericani ottenevano il riconoscimento completo della loro indipendenza e sovranità da parte della madrepatria, trovava presto piena conferma nella pace generale.

La pace di Parigi del 3 settembre 1783 registrava ufficialmente la nascita di quella nuova nazione, cui 70.000 martiri della libertà avevano dato col sangue il battesimo; ed un contemporaneo, il Watson, poteva scrivere senza dover essere smentito dal futuro, che l'esito fortunato della rivoluzione americana avrebbe, secondo ogni verisimiglianza, esercitato «un'efficacia reale sulla storia dell'intera specie umana».

Nel 1776, allorchè le colonie ribelli avevano proclamato la loro indipendenza, gli Stati Uniti si limitavano alla riva dell'Atlantico, non oltrepassando all'ovest la catena degli Appalachiani che per toccare le rive dei due grandi laghi Erie ed Ontario e le foreste rivierasche dell'Ohio, in tutto un milione circa di kmq. Questa superficie veniva invece più che raddoppiata nella pace del 1783, stipulandosi in essa che la linea mediana del Mississippi avrebbe limitato il territoriodegli Stati Uniti lungo tutto il confine occidentale sino al 31º grado di latitudine, col quale cominciava la Louisiana. Al sud il territorio veniva limitato dalla Florida appartenente agli Spagnuoli; al nord il confine veniva fissato al corso della riviera Saint Croix e rimaneva invece mal definito più oltre, correndo a mezzogiorno dei Grandi Laghi sino al Mississippi lungo un territorio non bene esplorato[16].

Su questa grandiosa base territoriale, destinata inoltre ad essere più che quadruplicata dalle compere, annessioni e conquiste successive, una nuova democrazia plebea, assisasi accanto dei più superbi imperi, elevava un nuovo edificio, rappresentante il trionfo dell'eguaglianza naturale sui privilegi, della sovranità popolare sulle autorità irresponsabili, della libertà più assoluta di pensiero di parola di stampa d'industria di commercio sul connubio liberticida fra chiesa e stato, sulle limitazioni e restrizioni di tutte le umane attività. Esempio ed incoraggiamento migliore di questa prima e fortunata insurrezione contro il passato non poteva il nuovo mondo, in compenso del patrimonio ereditato, dare all'antico per l'opera generale di rinnovamento, cui tendevano le nuove forze sociali dell'epoca.

NOTE AL CAPITOLO SETTIMO.15.Vedi taleDichiarazionein appendice al volume.16.Sulla Rivoluzione americana cfr.Frank Moore: Diary of the American Revolution from newspapers and original documents (New York 1860): sulla parte avuta in essa dal Washington vediVie, correspondance et écrits de Washington, avec une introduction deM. Guizot. Paris, 1839. 4 vol. in-4.

15.Vedi taleDichiarazionein appendice al volume.

15.Vedi taleDichiarazionein appendice al volume.

16.Sulla Rivoluzione americana cfr.Frank Moore: Diary of the American Revolution from newspapers and original documents (New York 1860): sulla parte avuta in essa dal Washington vediVie, correspondance et écrits de Washington, avec une introduction deM. Guizot. Paris, 1839. 4 vol. in-4.

16.Sulla Rivoluzione americana cfr.Frank Moore: Diary of the American Revolution from newspapers and original documents (New York 1860): sulla parte avuta in essa dal Washington vediVie, correspondance et écrits de Washington, avec une introduction deM. Guizot. Paris, 1839. 4 vol. in-4.


Back to IndexNext