ATTO QUARTO

La scena dell'atto precedente.

Vittorio, Ninì, poiCantoni.

NINÌ(sta chiudendo un baule posto in fondo alla scena)

VITTORIO(entra dalla seconda porta a sinistra)

NINÌ

Siete stato dalla mamma?

VITTORIO

Sì.

NINÌ

È poco bene, nevvero?

VITTORIO(dissimulando)

Già, è poco bene... un po' d'emicrania...

NINÌ

Però potrà accompagnarmi alla stazione?

VITTORIO(imbarazzato, c. s.)

Io credo...

NINÌ

Avete fatto bene a consigliarmi di non dirle tutta la verità... Colle sue idee, andare in una compagnia d'operette, le pare una gran cosa... Così è più tranquilla... Oh! adesso combiniamo tra di noi. Selene è uscita, ma tornerà a momenti. Io debbo andare in due o tre posti... ò qualche piccola spesa da fare... Sentite: voi mi aspettate qui? Quando siamo alla stazione per le due, basta?

VITTORIO

Sì.

NINÌ

Allora vado, e torno tra un'ora al più.

VITTORIO

Sta bene, vai.

(Entra Cantoni).

NINÌ

Oh signor Cantoni, che miracolo! Giunge in buon punto; così posso salutarla...

CANTONI

Partite?

NINÌ

Sì. Si faccia raccontare dall'Olgiati: ò furia. Se si trattiene arrivo in tempo a vederla ancora. (Esce dalla comune).

Vittorio, Cantoni.

CANTONI

E dunque? Io, ti assicuro, sono qui trasognato...

VITTORIO

Ed io no? È un tal miscuglio di comico e di drammatico, caro mio, che non mi raccapezzo più. Ma, intanto, come sei qui?

CANTONI

Sono stato da Dario, poichè non l'avevo veduto jeri sera: e mi à raccontato tutto. Gli ò chiesto di te: mi à detto che eri qui, e son venuto. Intanto non occorre dire che mi metto a tua disposizione, se c'è qualcosa da fare, se posso essere utile...

VITTORIO

Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato?

CANTONI

Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire. Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile...

VITTORIO

Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi riguarda.»

CANTONI

Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo...

VITTORIO

Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi: Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!» E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine, vuol essere o parere troppo furbo, percompensarsi della ingenuità passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza, chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie!

CANTONI

Temi che si decida a sposarla ugualmente?

VITTORIO

Questo no. Ora à troppa paura del ridicolo. Jeri era un eroe; gli pareva di compiere una grande azione: salvare una sventurata in pericolo! Oggi non ardirebbe di uscir di casa, perchè in ogni uomo che incontra vede un ex-amante di Paolina. E questo non è, ne sono convinto.

Ma quel Vercellini...

VITTORIO

Quel Vercellini era un vecchio amico di famiglia... Ella lo conosceva da bambina... Rimasta orfana del padre, senza guida, senza cure, con quella madre là, figurati!... realmente ingenua, diciassette anni... Infine la solita storia! — Non sarebbe accaduto questo alla Selene o alla Ninì, sai? — Paolina, quando potè misurare tutta la gravità del fallo (che nascose a tutti, gelosamente, e che per fortuna non ebbe conseguenze) chiese a quel furfante una riparazione; egli le rispose offrendole... un matrimonio morganatico.

CANTONI

E tutto ciò come lo sai?

VITTORIO

Paolina lo scrisse a Dario jeri sera.

CANTONI

Di questo non mi à detto niente...

VITTORIO

Già; perchè non ci crede.

CANTONI

E tu ci credi?

VITTORIO

Io sì. Scusa: ella si era imbattuta in un cieco come Dario: poteva tacere, lasciarsi sposare. À confessato! Vuol dire che è buona e onesta e sincera!

CANTONI

E le sorelle?

VITTORIO

Non sanno nulla. La madre sentì risvegliarsi in sè stessa un senso di pudore, di vergogna, a modo suo, e celò ogni cosa a Selene e Ninì. E la Ninì aveva in pronto per stamane una famosa bomba: va a cantare l'operetta! —Neanche a farlo apposta! — Soltanto, dietro mio consiglio, non disse tutta la verità: fece credere che va a cantar da mezzo soprano al Bellini di Napoli, scritturata telegraficamente per supplire una collega fischiata.

CANTONI

E là madre diede il permesso?

VITTORIO

C'era poco da permettere: la Ninì quello che vuole, vuole. D'altronde, le balenò un'idea che le parve meravigliosa nel suo piccolo criterio. Lasciare Milano: qui non à più nulla da sperare: dunque, è un bene che la Ninì se ne vada; e magari anche la Selene! Rimasta sola con la Paolina cercherà d'indurla a seguir le sorelle e a trasferirsi altrove. E allora dice alla Selene di seguire la Ninì. E per tutta salvaguardia le fa accompagnare dalla fantesca, una donna fidata che ànno in casa da varî anni. La Selene, come puoi credere, non si fa pregare: soltanto, si dà premura di avvertirne quel vecchio marchese rimbambolato. — E così tra un'ora, se vuoi ammirare un quadretto di genere degno del Favretto, vai alla stazione: e nel treno di Roma, in un comparto di 1ª classe, vedrai Ninì, Selene, il marchese e la serva. E questa è la fine delle vergini!

CANTONI

Che fine... immatura!

VITTORIO

Ed ora, amico mio, ti prego, torna a Dario, stagli vicino.

CANTONI

Ci corro.

VITTORIO

A proposito. Digli che sono qui finchè ò... fatta la spedizione per Napoli, ma che non parto.

CANTONI

Dovevi partire?

VITTORIO

Dovevo accompagnare la Ninì. Ma tu capisci bene che non ò nessuna voglia di farlo, adesso.

CANTONI

Lo capisco perfettamente.

VITTORIO

Anzitutto non posso lasciare Dario: se proprio si deciderà a partire, lo accompagnerò a Berlino. E poi... te lo confesso... voglio far qualcosa anche per la Paolina. Povera ragazza, mi fa pietà; trovo che è degna ditutta la commiserazione. (Accompagnandolo) Ci vediamo in casa di Dario, tra poco.

CANTONI

Sta bene. Addio.

VITTORIO

Addio.

(Cantoni esce).

Vittorio, poiPaolina.

(Vittorio accompagna Cantoni sino all'uscita. Intanto Paolina appare alla porta di sinistra, e vedendo Vittorio si sofferma timida, vergognosa. Egli allora si dirige a lei, e le porge la mano. Paolina lo guarda per un momento, stupita. Vittorio le prende la mano e la stringe affettuosamente tra le sue, fissandola negli occhi, benevolo).

PAOLINA(con un fil di voce, commossa)

Lei mi porge la mano, signor Vittorio?

VITTORIO

Sì: e vi prego di ritenermi il vostro migliore amico. (La trascina dolcemente al divano e la fa sedere, sedendole accanto).

PAOLINA

Oh, grazie, grazie per queste sue parole. Ora posso lusingarmi di essere stata compresa, almeno da lei... Perchè non desidero altro ormai: di non essere disprezzata, di non essere creduta una malvagia che voleva ingannarel'unico uomo che ò amato con tutta l'anima mia... Egli mi disprezza forse... egli crede forse ch'io sia stata...

VITTORIO

Oh! no, Paolina. La vostra confessione, se impedisce a Dario di compiere quello che era il suo sogno, non gli dà il diritto che a compiangervi. Dario è oggi infelice quanto voi, forse più di voi. Questo colpo lo à annichilito. Egli non ragiona più, non riflette più... à perduta la testa... Pensa a fuggire, lontano da qui, dove aveva intravveduta la suprema delle felicità, dove invece si è trovato ad un tratto colpito dal più crudele dei disinganni.

PAOLINA

E sono io la causa di tutto ciò! Dio mio. Dio mio, avrei dovuto disingannarlo subito, avrei dovuto dirgli sino dal primo giorno...

VITTORIO

Ah, sì, figliola mia: sarebbe stato meglio per voi, per la vostra felicità, forse...

(Paolina scoppia in pianto, singhiozza affannosamente).

VITTORIO(cercando confortarla)

Paolina, Paolina...

PAOLINA(a voce interrotta, singhiozzando)

Io lo sapevo bene che non potevo essere sua moglie... Ma egli mi credette buona, onesta, degna di lui... Ò cominciato ad amarlo appunto per questo, perchè mi trattava bene, perchè mi mostrava del rispetto... mentre tutti gli altri... (Pausa) Avrei dovuto trovarlo prima, lo so, il coraggio di dirgli il mio segreto, di svelargli che non ero quella che mi credeva. Oh! che sforzi ò fatto per trovarlo questo coraggio, sino dal primo giorno. Ma egli mi parlava con tanto amore... «Tu sei buona, mi diceva, sei onesta, non puoi più rimanere in questo ambiente, almeno per ora, per qualche tempo, finchè avremo rimediato al male che ti circonda adesso... e a cui tu ài saputo sfuggire!» Egli mi diceva così... Era il primo uomo che mi stimasse, il primo che non mi dicesse delle cose orribili... Ed io avrei dovuto rivelargli la verità! Pensi, pensi che supplizio! C'erano persino dei momenti in cui finivo per convincermi che questo bel sogno si poteva realizzare, che io avrei potuto essere la moglie buona, onesta, innamorata che egli sognava!... (Esaltandosi) Ma jeri! jeri! venne lui, quell'infame... e stava per entrare, avrebbe stretta la mano di Dario, del mio Dario adorato... Ah! allora l'ò trovato il coraggio, non ò più avuto vergogna... ò sentito che non avrei arrossito in quel momento confessando la mia sventura... E l'ò fatto... e ò benedetto Iddio che mi à data la forza di farlo... tardi, ma ancora in tempo!... (Scoppia di nuovo in singhiozzi, nascondendosi la faccia tra le mani).

VITTORIO(dopo una pausa, commosso)

Orsù, figliola mia, non crucciatevi così... non piangete più... Pensiamo piuttosto al da farsi: ve l'ò detto, voglio essere il vostro migliore amico, voglio far qualcosa per voi... Sentite... nelle condizioni d'animo e di spirito in cui Dario si trova, non vi consiglierei neppur di tentare di rivederlo... adesso...

PAOLINA

Oh! non lo tenterò... glielo giuro!...

VITTORIO

Lo dico per voi... vorrei risparmiarvi nuove emozioni... avete bisogno di essere calma... oggi specialmente... Fra poco saranno qui la Ninì e la Selene, dovete nascondere il vostro affanno... Via, Paolina, asciugate i vostri occhi... dissimulate... non fatevi scorgere così... lasciate che partano... poi, rimasti qui noi soli, vedrete che, con calma, troveremo — decideremo...

PAOLINA(alzandosi, sforzandosi di essere calma)

Sì, sì... lo vede... sono calma... sono tranquilla... Dopo tutto, signor Vittorio, non ò il diritto di esserlo? La mia coscienza non mi rimprovera nulla... So che, onestamente, Dario non può rimproverarmi di nulla... non l'ò tradito, non l'ò ingannato, come avrei potuto farlo se fossi stata meno onesta... (Commovendosi ancora) se l'avessi amato meno...

NINÌ(di dentro)

Per di qua, per di qua.

VITTORIO(a Paolina)

Paolina, dissimulate, ve ne scongiuro.

(Entra Ninì, seguita da un fattorino).

Paolina, Vittorio, Ninì, unFattorinopoiSelene, poiDelfina.

NINÌ(introducendo il fattorino)

Portate questo abbasso; poi tornate.

(Il fattorino trascina fuori il baule).

NINÌ

Oh Paolina, come va? Stavi poco bene, jersera? (A Vittorio) Non c'è tempo da perdere: è il tocco: ò preso la carrozza e ò condotto il facchino... E Selene?... Non è ancora tornata? Dio santo, mi farà mancare la corsa?! — Ma io parto anche senza di lei... (A Vittorio, piano) (Dunque non venite, voi?)

VITTORIO

(No... mi rincresce di non potervi accompagnare...)

NINÌ

(Verrete a trovarmi a Napoli... per il mio debutto).

VITTORIO

(O questo sì, certamente).

NINÌ

E la mamma è pronta? Ma Dio santo, non c'è tempo da perdere. (Si reca alla seconda porta di sinistra e chiama) Mamma, mamma, andiamo dunque...

(Rientra il fattorino).

NINÌ(al fattorino)

Ora venite qui. (Escono entrambi dalla porta del fondo).

VITTORIO(a Paolina)

Mi raccomando, della calma, della calma, Paolina.

SELENE(dalla comune)

Si va?

NINÌ(entrando col fattorino carico di valigie)

Fate piano, mettete tutto in carrozza... (Il fattorino esce. A Selene) Ah sei qua! Partivo senza di te, sai? (Chiamando) Mamma, mamma?

(Entra Delfina)

NINÌ

Andiamo, andiamo!

DELFINA(a Vittorio, piano)

(Oh! bravo signor Vittorio, è qui ancora... Venga anche lei alla stazione... mi faccia questa grazia... io non avrei il coraggio di staccarmi dalle mie figliole).

VITTORIO

(Ci vengo, ci vengo, e dopo la riaccompagnerò a casa).

DELFINA

(Grazie. È un gran dolore, in tutti i sensi... Ma sa che sacrifici mi costa questa partenza... anche materialmente!... Tutti i conti da pagare...)

NINÌ(a Paolina, avvicinandosele)

Dunque addio Paolina... (La bacia) Tutti i miei auguri... Salutami Dario... digli che mi rincresce di non averlo potuto vedere prima di partire...

PAOLINA

Sì...

NINÌ(la bacia di nuovo)

No... no, non commuoverti... Io sono tanto felice!... Che vuoi, seguo la mia vocazione...

VITTORIO(per togliere Paolina al suo supplizio)

Su, su, piccine, andiamo... è tardi...

NINÌ

Sì, andiamo... (Piano a Vittorio) (Badate che Zamperoni non mi à ancora consegnato lo spadino. Occupatevene, e fate che lo mandi non più tardi di sabato...) Addio Paolina...

SELENE(baciando Paolina)

Addio, tanti auguri.

DELFINA

Avete tutto? Non dimenticate nulla?

NINÌ

No, no, andiamo. Addio, addio...

(Tutti si avviano).

VITTORIO(piano a Paolina)

(Coraggio).

(Tutti escono. Paolina li accompagna sino all'uscita).

Paolina, poiDario.

PAOLINA(rimane un momento immobile sulla soglia, cogli occhi fissi, imbambolati, a guardare quelli che se ne vanno. Poi si volge: si guarda attorno. Sulle sedie sono ancora le vesti da sposa come nell'atto terzo. Le osserva, ne prende qualcuna, poi, come ripetesse le parole di Dario)

Tutte scure, tutte scure... non pajono neppur vesti da sposa... (Le vesti le cadono dalle mani: fa qualche passo, come in uno stato di sonnambulismo, poi, vinta dall'emozione, dà in un angoscioso scoppio di pianto e cade spossata su di una sedia. Pausa).

DARIO(appare sulla soglia della comune, impacciato, quasi vergognoso, e sta un momento ad osservare)

PAOLINA(che non si è accorta della presenza di Dario, si alza, si volge, lo vede, e dà un piccolo grido, poi rimane a fissarlo, stupita, dubbiosa)

DARIO(commosso, a voce bassa)

Perdonatemi Paolina, se ò ardito di venirqui... ancora... Ci siamo lasciati, jeri, in un modo così doloroso... e siamo... o siamo stati troppo qualcosa l'uno per l'altro, per non scambiarci almeno una parola ancora, prima di... lasciarci... per sempre... (Pausa: fa due passi innanzi) Volete stringermi la mano?

PAOLINA(con effusione, va incontro a Dario e gli porge la mano, che egli afferra e tiene nella sua, lungamente. Paolina abbassa gli occhi, non osando di guardarlo)

DARIO

Ò molto da farmi perdonare da voi!

PAOLINA(sollevando gli occhi)

Perdonare?

DARIO

Sì. Jeri io sono fuggito, come un vile. Ma era la rovina di tutta la mia vita, della mia felicità... e come mi veniva da voi... mi parve persino che non dovessi neppur ribellarmici... Ora io partirò, andrò lontano... Mi attendono lunghe ore d'angoscia...

PAOLINA

Lei parte?... Oggi?

DARIO

Forse... oggi stesso...

PAOLINA

Non ci vedremo più... À fatto male di venir qui... di rivedermi ancora...

DARIO(à un impeto di passione, le afferra le mani, poi la circonda alla vita, e appassionatamente le susurra)

Paolina... mi vuoi bene, ancora?... Mi ami?... Dimmelo!...

PAOLINA(dimentica, quasi in estasi)

Oh Dario!...

DARIO(c. s.)

E allora no che non ci lasciamo... Non capisci che l'amore, che la passione mi ànno condotto qui... Se mi ami non ci dobbiamo, non ci possiamo dividere... c'è una forza sovrumana che ci unisce!... Io parto stasera, sì... e tu parti con me...

PAOLINA(colpita, svincolandosi, fissandolo)

No!...

DARIO(si guarda attorno rapidamente come se temesse d'esser veduto, poi circonda di nuovo Paolina, vincendo la riluttanza di lei)

Perchè no?... All'insaputa di tutti... noi fuggiamo, lontano, dove nessuno ci conosce... dove vivremo noi due soli, amandoci, adorandoci per tutta la vita...

PAOLINA(riuscendo a svincolarsi, commossa, senza astio o durezza di voce)

No! E non dire una parola di più, perchè mi offendi...

DARIO

Ti offendo?

PAOLINA

Sì, mi offendi: e oggi, oggi, ò il diritto di essere rispettata... (Colle lagrime nella voce) Sino a jeri che t'ingannavo, per amore, sia pure, ma t'ingannavo, se tu avessi saputo da altri che da me il mio passato, avresti avuto il diritto di propormi quello che ora mi proponi... (con un fil di voce) e l'avrei accettato, forse... Oggi no! Ti vergogni tu, di propormelo, perchè vuoi fuggire, all'insaputa di tutti, ti vergogni di amarmi... e vuoi che io accetti questo amore?!...

DARIO

Ma ti amo!

PAOLINA

No, no che non mi ami!... Se tu mi amassi apprezzeresti quel poco di buono che è in me, capiresti che la mia sventura non è una colpa, e non saresti venuto qui ad avvilirmi, confessandomi che arrossisci di quello che fai... Domani mi disprezzeresti, mi scacceresti forse lontano da te... Ne morirei di vergogna.

DARIO

Ah Paolina, dopo avermi innamorato ài forse creduto che una confessione terribile come quella che tu mi ài fatta non potesse mutare più le mie intenzioni a tuo riguardo... e per questo l'ài fatta!

PAOLINA(con un gesto disperato)

Oh Dio, che orrore! (Poi, a mani giunte, quasi supplichevole) Dario, Dario, e sei tu che mi parli così, tu, tu che avevi tanta fede in me, sino a jeri... Oggi, che ti ò aperto il mio cuore, a tal punto tu dubiti e mi disistimi?... Ma è possibile? E vorresti che fossi la tua amante! Ah no! Dario, mai, mai!

DARIO

E perchè non ài confessato subito?

PAOLINA

Perchè ti amavo... perchè avevo vergogna di confessarmi qual'ero al primo uomo che mi mostrava della stima e del rispetto sincero!... Oh, Dario tutto è finito, per sempre.... Tu lo vedi.... nessun legame, di nessuna natura, è più possibile tra di noi... Ebbene, in questo momento ti giuro che la mia confessione fu sincera, che fu un impulso dell'anima, che l'ò fatta senza calcolo alcuno... Ma dopo quella confessione io mi sento superiore a te. Non ti debbo più nulla... Non puoi rimproverarmi di nulla... E non ti ò cercato, non avrei tentato di rivederti...Sei tornato, tu, per offendermi. Addio!... (Si avvia verso la porta a sinistra).

DARIO(combattuto)

Paolina!...

PAOLINA(quasi sulla soglia, si ferma, si volge)

DARIO(accorre a lei, l'abbraccia)

Paolina!...

PAOLINA(dimentica)

Ti amo... ti amo!

DARIO(le susurra nei capelli)

Sì... a stasera...

PAOLINA(con impeto, come prima, svincolandosi)

No! Addio! (E fugge nella sua stanza)

DARIO

(à un impulso per rattenerla, ma si frena. Sta per chiamarla, ma soffoca le parole mettendosi il fazzoletto sulla bocca. Lotta ancora un momento, poi si risolve, prende il cappello che aveva posato sul tavolino, ed esce dalla comune). (Cala la tela).

FINE.


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