Chapter 4

Già. Quella ch'era moglie a due mariti.

Già. Quella ch'era moglie a due mariti.

Già. Quella ch'era moglie a due mariti.

AUTORE.

EbbeneTu della greca tunica i personaggi spogli,E avrai or, viceversa, marito con due mogli.Sei contento?

EbbeneTu della greca tunica i personaggi spogli,E avrai or, viceversa, marito con due mogli.Sei contento?

Ebbene

Tu della greca tunica i personaggi spogli,

E avrai or, viceversa, marito con due mogli.

Sei contento?

FULVIO.

(passandosi la mano sul mento e riempiendo la pipa)

Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio,Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi seIl tema è vero...

Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio,Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi seIl tema è vero...

Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio,

Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.

La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi se

Il tema è vero...

AUTORE.

È storico...

È storico...

È storico...

FULVIO.

(incredulo)

Storico?

Storico?

Storico?

AUTORE.

Eh, altro che.Ti basti che nei fogli fu raccontato un fattoPreciso tale quale lo narro al second'atto.

Eh, altro che.Ti basti che nei fogli fu raccontato un fattoPreciso tale quale lo narro al second'atto.

Eh, altro che.

Ti basti che nei fogli fu raccontato un fatto

Preciso tale quale lo narro al second'atto.

FULVIO.

Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibileChe un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile.Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero:È un fatto non possibile...

Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibileChe un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile.Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero:È un fatto non possibile...

Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibile

Che un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile.

Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero:

È un fatto non possibile...

(sospirando)

eppur giuro che è vero.E vuoi...

eppur giuro che è vero.E vuoi...

eppur giuro che è vero.

E vuoi...

AUTORE.

Voglio, sian temi moderni o in veste achea,Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea.

Voglio, sian temi moderni o in veste achea,Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea.

Voglio, sian temi moderni o in veste achea,

Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea.

FULVIO.

Che idea?

Che idea?

Che idea?

AUTORE.

La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa...

La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa...

La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa...

FULVIO.

(Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe?

(Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe?

(Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe?

AUTORE.

Questa:Le leggi di natura eterne, immote, arcaneHan dritto a precedenza sovra le leggi umane:Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco,O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco:Variano con le foggie de le mutanti età,Cogli eventi, coi gusti: e il fio la societàDei loro sbagli sconta con lagrime e con guai...Le leggi che natura pose non sbaglian mai.Contro dileidiritti veri non sono: ell'èIl diritto supremo: di savii e papi, e re,Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa:Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa.Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io,Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio:A me dei verdi aprili dona il fior verginale.Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale. —La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola,Della tua vita, o giovane, so la vera parola:Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là ilvero.Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero.Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza:La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza! —Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici,Ed ecco allora scrive... ilCantico dei Cantici.Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uniSudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni:Ilmioed iltuogli è il dritto: nel lotto disugualeDi miseri e gaudenti sta l'ordine sociale. —Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasceHa dritto alla sua parte di gioie dalle fasce:Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori,Io di sudor sfruttati io vendico i dolori:Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone,E a furia di compensi rimetto l'equazione. —Ode il poeta: e nascono così nel suo pensieroPrimaLuna di Miele, dopo, ilPovero Piero!Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito:Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito:Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna,Disonor, multa e carcere castighino le corna. —Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attentiLegare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti?Non ad amplessi sterili, a carezze seniliNon io dannavo il riso dei cor primaverili.A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core,Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore:Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono:Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono. —Attento il vate ascolta la disputa curiosaE torna a casa a scrivere diMenecle la sposa.Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo,Mettono capo tutti ad un concetto solo:Dall'idea madre scendono sì come varii filiD'una sola matassa: e per diversi stiliIn un sol vero unisconsi, come diverse spumePer diversi torrenti vannosi a unir nel fiume.

Questa:Le leggi di natura eterne, immote, arcaneHan dritto a precedenza sovra le leggi umane:Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco,O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco:Variano con le foggie de le mutanti età,Cogli eventi, coi gusti: e il fio la societàDei loro sbagli sconta con lagrime e con guai...Le leggi che natura pose non sbaglian mai.Contro dileidiritti veri non sono: ell'èIl diritto supremo: di savii e papi, e re,Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa:Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa.Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io,Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio:A me dei verdi aprili dona il fior verginale.Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale. —La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola,Della tua vita, o giovane, so la vera parola:Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là ilvero.Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero.Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza:La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza! —Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici,Ed ecco allora scrive... ilCantico dei Cantici.Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uniSudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni:Ilmioed iltuogli è il dritto: nel lotto disugualeDi miseri e gaudenti sta l'ordine sociale. —Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasceHa dritto alla sua parte di gioie dalle fasce:Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori,Io di sudor sfruttati io vendico i dolori:Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone,E a furia di compensi rimetto l'equazione. —Ode il poeta: e nascono così nel suo pensieroPrimaLuna di Miele, dopo, ilPovero Piero!Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito:Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito:Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna,Disonor, multa e carcere castighino le corna. —Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attentiLegare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti?Non ad amplessi sterili, a carezze seniliNon io dannavo il riso dei cor primaverili.A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core,Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore:Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono:Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono. —Attento il vate ascolta la disputa curiosaE torna a casa a scrivere diMenecle la sposa.Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo,Mettono capo tutti ad un concetto solo:Dall'idea madre scendono sì come varii filiD'una sola matassa: e per diversi stiliIn un sol vero unisconsi, come diverse spumePer diversi torrenti vannosi a unir nel fiume.

Questa:

Le leggi di natura eterne, immote, arcane

Han dritto a precedenza sovra le leggi umane:

Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco,

O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco:

Variano con le foggie de le mutanti età,

Cogli eventi, coi gusti: e il fio la società

Dei loro sbagli sconta con lagrime e con guai...

Le leggi che natura pose non sbaglian mai.

Contro dileidiritti veri non sono: ell'è

Il diritto supremo: di savii e papi, e re,

Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa:

Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa.

Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io,

Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio:

A me dei verdi aprili dona il fior verginale.

Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale. —

La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola,

Della tua vita, o giovane, so la vera parola:

Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là ilvero.

Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero.

Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza:

La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza! —

Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici,

Ed ecco allora scrive... ilCantico dei Cantici.

Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uni

Sudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni:

Ilmioed iltuogli è il dritto: nel lotto disuguale

Di miseri e gaudenti sta l'ordine sociale. —

Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasce

Ha dritto alla sua parte di gioie dalle fasce:

Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori,

Io di sudor sfruttati io vendico i dolori:

Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone,

E a furia di compensi rimetto l'equazione. —

Ode il poeta: e nascono così nel suo pensiero

PrimaLuna di Miele, dopo, ilPovero Piero!

Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito:

Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito:

Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna,

Disonor, multa e carcere castighino le corna. —

Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attenti

Legare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti?

Non ad amplessi sterili, a carezze senili

Non io dannavo il riso dei cor primaverili.

A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core,

Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore:

Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono:

Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono. —

Attento il vate ascolta la disputa curiosa

E torna a casa a scrivere diMenecle la sposa.

Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo,

Mettono capo tutti ad un concetto solo:

Dall'idea madre scendono sì come varii fili

D'una sola matassa: e per diversi stili

In un sol vero unisconsi, come diverse spume

Per diversi torrenti vannosi a unir nel fiume.

FULVIO.

E dunque, per intenderci più chiaro, la tuaLea...

E dunque, per intenderci più chiaro, la tuaLea...

E dunque, per intenderci più chiaro, la tuaLea...

AUTORE.

È un'altra applicazione di quella stessa idea.

È un'altra applicazione di quella stessa idea.

È un'altra applicazione di quella stessa idea.

FULVIO.

Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me!Ma che combinazione! Tal e quale!...

Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me!Ma che combinazione! Tal e quale!...

Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me!

Ma che combinazione! Tal e quale!...

AUTORE.

Cioè?

Cioè?

Cioè?

FULVIO.

Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassettoCoordinati tutti a un unico concetto:Laleggeche a saldare i creditor fa invitoColdritto di naturacompor dell'appetito.Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinarioUn acconto al trattore... o un capo di vestiario.Quando, vedi, mi occorse comprar questopaltò,A Corradino il capo troncai per man d'Angiò:In altri dì rischiavo restar senza merendaE allor dritto al patibolo mandaiBice di Tenda.Pel calzolaio ho scritto:Due morti di pugnale!Che fa precisamente un morto per stivale.Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venireE i drammi nel cassetto...

Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassettoCoordinati tutti a un unico concetto:Laleggeche a saldare i creditor fa invitoColdritto di naturacompor dell'appetito.Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinarioUn acconto al trattore... o un capo di vestiario.Quando, vedi, mi occorse comprar questopaltò,A Corradino il capo troncai per man d'Angiò:In altri dì rischiavo restar senza merendaE allor dritto al patibolo mandaiBice di Tenda.Pel calzolaio ho scritto:Due morti di pugnale!Che fa precisamente un morto per stivale.Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venireE i drammi nel cassetto...

Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassetto

Coordinati tutti a un unico concetto:

Laleggeche a saldare i creditor fa invito

Coldritto di naturacompor dell'appetito.

Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinario

Un acconto al trattore... o un capo di vestiario.

Quando, vedi, mi occorse comprar questopaltò,

A Corradino il capo troncai per man d'Angiò:

In altri dì rischiavo restar senza merenda

E allor dritto al patibolo mandaiBice di Tenda.

Pel calzolaio ho scritto:Due morti di pugnale!

Che fa precisamente un morto per stivale.

Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venire

E i drammi nel cassetto...

(sospirando)

talor stanno a dormire:Le tristi note intanto, da Oriente da OccidenteTi piovono, ti piovono inesorabilmente,Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arteNe le diverse cifre su le diverse carte...

talor stanno a dormire:Le tristi note intanto, da Oriente da OccidenteTi piovono, ti piovono inesorabilmente,Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arteNe le diverse cifre su le diverse carte...

talor stanno a dormire:

Le tristi note intanto, da Oriente da Occidente

Ti piovono, ti piovono inesorabilmente,

Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arte

Ne le diverse cifre su le diverse carte...

(estrae di tasca e presenta all'altro una nota di conti in una striscia di carta lunghissima che non finisce mai di svolgersi)

E in un gran conto solo si vanno a riunire...Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire.

E in un gran conto solo si vanno a riunire...Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire.

E in un gran conto solo si vanno a riunire...

Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire.

AUTORE.

(prima sconcertato, poi lo abbraccia)

Oh mio povero amico! e che vuoi far con ventiLire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti?

Oh mio povero amico! e che vuoi far con ventiLire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti?

Oh mio povero amico! e che vuoi far con venti

Lire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti?

FULVIO.

(baciandolo con espansione)

Sei un cuor d'oro. Grazie.

Sei un cuor d'oro. Grazie.

Sei un cuor d'oro. Grazie.

(stende la mano per prendere il denaro)

AUTORE.

S'intende. Non adesso.

S'intende. Non adesso.

S'intende. Non adesso.

FULVIO.

(sconcertato)

Eh? Quando?

Eh? Quando?

Eh? Quando?

AUTORE.

Appena il dramma avrà avuto successo.

Appena il dramma avrà avuto successo.

Appena il dramma avrà avuto successo.

FULVIO.

(con gesto e smorfia di disappunto)

Ah!

Ah!

Ah!

(riprendendosi e sforzandosi sorridere)

Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è...Un successone!...

Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è...Un successone!...

Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è...

Un successone!...

AUTORE.

(con effusione stringendogli la mano)

Oh grazie! Voglio credere a te!Posso credere?...

Oh grazie! Voglio credere a te!Posso credere?...

Oh grazie! Voglio credere a te!

Posso credere?...

FULVIO.

Diamine!... ti dico... a gonfia vela...

Diamine!... ti dico... a gonfia vela...

Diamine!... ti dico... a gonfia vela...

(va via lento esitante, e ripetendo, un po' a denti stretti: a gonfia vela! fatto qualche passo ritorna verso l'autore e senza guardarlo gli stende la mano)

Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela.

Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela.

Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela.

FINE DEL PROLOGO.


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