Servitore deditissimo,Ludovico Ariosto.
Servitore deditissimo,Ludovico Ariosto.
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico mio onorando. Ora ritrovandomi in casa di madonna Alessandra, è arrivato un vostro messo con una vostra lettera; ed è arrivato a tempo, perchè avevo bisogno di scrivervi, e non sapeva come mandarvi la lettera. Non ieri, l'altro, venne una febbre a messer Guido, ed oggi, che è il terzo giorno gli è ritornata. Egli mi pare che si metta alquanto di paura, ancora che li medici gli dicano che il male non è pericoloso; e dice che si vuol confessare domani ed acconciar li fatti suoi e per l'anima e pel corpo: ed oggi, essendolo io andato a visitare, mi disse (ch'altri non v'era che egli ed io) ch'io vi scrivessi che veniste in questa terra, perchè vuole che quello che si ha da fare si concluda. Io poi sono venuto di qua a casa di madonna Alessandra; e conferendo seco questa vostra venuta, è di parere che non dobbiate correre così in fretta, perchè le pare che sarìa un far disordine e tumulto,non essendo ancora placata quella fera salvatica. Io avrei ben desiderato che questo vostro messo avesse avuto volontà d'aspettar tutto domani, acciò che riparlando io con messer Guido poi che la febbre fosse cessata, avessi meglio potuto sapere quello che vorrà fare poichè sarete in questa terra; ma volendosi partire, non ho voluto che venga senza questa mia. A me parria, e così a madonna Alessandra, acciò che non veniste a volo per forse ritornarvene senza conclusione indietro, che voi non veniste all'avuta di questa; ma che voi mi mandaste qui un vostro messo subito, per lo quale io vi potessi dare avviso più maturo dell'intenzion di messer Guido risoluta, poi ch'io avessi potuto parlar seco, che non fosse sì gravato dal male come è oggi. Pur io mi rimetto a voi, che facciate in questo quanto vi pare.
Della casa non s'è fatto altro, poichè fin qui non non ne abbiamo ritrovate. Quelli de' Trotti dicono che non vogliono affittar la lor casa, ma venderla. Io non starò di cercare. Madonna Alessandra farà le vostre raccomandazioni, ma non tutte. Mi vi offero e raccomando. Ferrariae, 21 iunii 1532.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Vostro,Lodovico Ariosto.
A Villabona.
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Avendo a questi dì avuto una vostra lettera, subitole diedi risposta, ancora che fosse direttiva a madonna Alessandra, con speranza di mandarla per lo messo che ci avea portata la vostra, perchè promise di venire a tôrla la mattina, ma poi non venne; sicchè la lettera restò qui più di tre giorni poichè fu fatta. Finalmente la dirizzammo a Lendenara in mano d'un Ercole Malmignato, con speranza che ve l'abbia a mandare: forse che a quest'ora l'avete avuta, e forse anco che no. Quando pur fosse andata in sinistro, mi è paruto di replicarvi questa, la quale il fattore di messer Guido a Recano mi ha promesso di mandarvela per un messo a posta. Voi dunque intenderete, se già non l'avete inteso, che quando la vostra lettera arrivò, messer Guido si era ammalato d'una febbre molto acuta; ed essendolo io andato a visitare, mi disse ch'io vi scrivessi che voi venissi subito, per dar fine a quanto era tra voi promesso. Poi, cessando la febbre ed essendo ritornato meglio in sè, disse a madonna Alessandra, che vi rescrivessi che voi non vi affrettassi di venire, ma che sarìa buono che voi mandassi qui un vostro messo, il quale quando fosse accaduto peggio a messer Guido vi potesse subito venire a darne avviso, acciocchè voi lasciando ogni cosa aveste a venire. E così ella ve lo scrisse di sua mano, ed anco vi mandò la mostra di certi capelli. Ora intenderete che messer Guido sta assai bene; e gli è fallato un termine della febbre: speriamo che non ne avrà più. Per questo non ci accade ad affrettarvi altrimente per adesso; ma aspettare le cose vostre per poter poi venire espedito.Ben vi conforta madonna Alessandra, ed io similmente, che cerchiate d'espedirvi più tosto che sia possibile, e che vegnate poi, acciò non intervenisse qualch'altra cosa che vi avesse a far danno. Altro non accade. Madonna Alessandra ed io vi ci raccomandiamo. Se avrete la lettera di sua mano, avrete inteso di quella camorra,[314]e d'altre cose ch'ella vi scrive: se non l'avrete avuta, ve lo replicheremo un'altra volta.
Ferrariae, 28 iunii 1532.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Vostro,Lodovico Ariosto.
A Villabona.
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Oltre quello che madonna Alessandra scrisse ieri al sicuro, chè credo ch'avrete veduta la lettera, vi avviso che messer Guido ha publicato il parentado fra voi e lui a tante persone, che non può esser che molte donne non comincino a visitar la sposa. Per la qual cosa madonna Alessandra vi prega, che, con quella più fretta che potete, mandate o da far una veste o una sottana, ma più tosto una sottana; ed anche un scuffiotto; e che rimandiate il sarto incontanente sì per questo, sìancora che sua mogliere sta gravissimamente, nè si spera che abbia a campare; e ritrovandosi lui fuori, non può esser senza pericolo della sua roba. Se le donne l'anderanno a visitare, e non si trovi meglio vestita, sarà vergogna di tutti. Sicchè affrettatevi quanto potete, e voi non passate li 20 dì di questo mese a trovarvi qui per sposarla: chè solo questa causa intertiene messer Guido, che non va a l'officio, ed ogni dì è sollecitato d'andarvi. Circa il vostro venire con compagnia, so che madonna Alessandra vi ha scritto. A messer Guido non pare che vegnate se non più privatamente che potete; perchè, per aver avviate le sue robe, non avrìa modo di accettarvi con gran compagnia. In questo si ha da eseguire la sua volontade. Mi vi offero, e raccomando.
Ferrariae, 12 augusti 1532.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Madonna Alessandra non accetta la vostra scusa, nè per questo vi leva quel nome che v'ha dato nella sua lettera, per allegar voi d'aver faccende che vi ritengono: chè a lei pare, e così anco a noi altri, che nessuna, fosse di che importanza si volesse, vi dovesse più importar di questa. La scusa che ci proponete che dovria usar vostro suocero, non sarìa accettata per buona dal signor Duca; perchè giàson dieci giorni che va fuor di casa, e a voler mostrar di esser ricaduto non sarebbe più a tempo. Sicchè pensate di metter ogni cosa da parte, e di venir più tosto sei giorni innanzi il 28, che un'ora da poi, sì perchè siete aspettato e desiderato, sì perchè fate gran danno con la vostra tardanza a messer Guido; prima appresso al signor Duca, che lo sollecita che vada all'offizio, e poi perchè, aspettandovi, sta con gran spesa. Chè 'l genero e la figliuola e figliuolini son venuti da Modona, e l'altro genero e figliuola son venuti da Carpi; e, fra l'uno e l'altro, vi sono già parecchi dì alle spalle con presso a venti bocche, senza i cavalli: e si aspetta anco da Mantova madonna Leonara sua sorella; sicchè a pena han potuto servar una camera per voi. E più incresce a messer Guido che tutti stanno incomodi, perchè ha già mandato buona parte innanzi delle sue robe: in somma, voi avete da venir più tosto oggi, che tardare a domani.
Gli scuffiotti si sono avuti da Mantova; che sono bellissimi, e son molto ben piaciuti. Li danari si avranno dal fattor vostro; e si farà, circa il comprar l'oro, quel ch'è di bisogno. Intanto ella ed io vi ci raccomandiamo; ma molto più di noi, per quanto mi dice madonna Alessandra, vi si raccomanda la consorte vostra.
Ferrariae, 20 augusti 1532.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Vostro,Lodovico Ariosto.
Fuori —Al molto magnifico quanto fratello onorando Messer Gianfrancesco Strozzi.
Ad Isabella Gonzaga marchesana di Mantova
Illustrissima ed eccellentissima signora mia osservandissima. Io mando a Vostra Eccellenza uno delli mieiOrlandi furiosi,[315]che avendoli meglio corretti e ampliati di sei canti, e di molte stanze sparse chi qua chi là pel libro, mi parrebbe molto uscir del debito mio, s'io, innanzi a tutti gli altri, non ne facessi copia a Vostra Eccellenza, come a quella che riverisco e adoro, e alla quale so che le mie composizioni (sieno come si vogliono) essere gratissime sogliono. Quella si degnerà di accettarlo, insieme col buono animo col quale io le fo questo picciol dono: in buona grazia della quale mi ricomando sempre.
Ferrariae, 9 octobris 1532.
Di Vostra Eccellenza
Servitor deditissimo,Ludovico Ariosto.
Servitor deditissimo,Ludovico Ariosto.
A Margherita Paleologa Gonzaga, in Mantova
Ill.maet eccell.aSignora osserv.maEssendo io sempre stato deditissimo servitore dell'Ill.macasa diGonzaga, è di necessità che essendo V. Eccell.afatta di quella, io sia verso di lei quello che io sono stato verso gli altri; e perchè quella mi cognosca per suo, mi è paruto di farle un piccol dono di questo mio libro diOrlando furioso, il quale meglio corretto e ampliato ho fatto ristampare di novo. Quella sarà per sua benignità contenta di accettarlo per segno d'un principio di mia servitù ed annumerarmi nel numero de' suoi servitori; in bona grazia della quale mi raccomando sempre
Di Vostra Ecc.a
Ferrara, 9 ottobre 1532.
Servitore,Lodovico Ariosto.
Servitore,Lodovico Ariosto.
Al principe Guidobaldo Feltrio della Rovere
Illustrissimo ed eccellentissimo signor mio. La lettera di Vostra Eccellenza dì sette del mese passato ho ricevuta molto tardi, perchè messer Antonio Bucio portatore di essa venendo a Ferrara, non mi ci trovò, però che più d'un mese son stato col Duca patron mio a Mantova. Poi ch'io son ritornato, mi ha dato la lettera, e dettomi a bocca quanto sarebbe il desiderio di V. E. di avere alcuna mia Comedia che non fosse più stata recitata. Mi ha doluto e duole di non poter satisfare a quella in cosa di così poca importanza, alla quale vorrei poter servire con le facultadi e con la vita. Ma sappia V. E., ch'io non mi trovo aver fatto se non quattroComedie, delle quali due, iSuppositie laCassaria, rubatemi dalli recitatori, già vent'anni che fûro rappresentate in Ferrara, andaro con mia grandissima displicenzia in stampa: poi son circa tre anni che ripigliai laCassaria, e la mutai quasi tutta e rifeci di nuovo, e l'ampliai ne la forma che 'l signor Marco Pio ne mandò copia a V. E.; e in questa nuova forma è stata rappresentata in questa terra, e non altrove. L'altre due, cioè laLenaed ilNegromante, sono state recitate in questa terra solamente, per quanto io sappia. Altre Comedie non ho. Gli è vero che già molt'anni ne principiai un'altra, la quale io nominoI Studenti;[317]ma per molte occupazioni non l'ho mai finita; e quando io l'avessi finita, non la potrei difendere che 'l signor Duca mio patron ed il signor don Ercole non me la facessino prima recitare in Ferrara, ch'io ne dessi copia altrove. Sì che V. E. mi abbi scusato in questo. S'in altra cosa posso servirla, disponga di me come d'un suo deditissimo servitore. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.
Di Ferrara, agli 17 di decembre 1532.
Di Vostra Eccellenzia
Servitore deditissimo,Lud. Ariosto.
Servitore deditissimo,Lud. Ariosto.
Fuori —All'Ill.moSignor mio Obser.moSignor Guido Baldo Feltro da la Rovere, Ducale primogenito d'Urbino ecc. — A Pesaro.