220.Trecent'annileggono per errore le prime edizioni.221.Allude alla tenuta di Bagnolo ereditata dal cugino Rinaldo Ariosto, negatagli dal fattore ducale Alfonso Trotti, ed alla rinuncia che dovette emettere de' benefici ecclesiastici per non aver voluto seguire in Ungheria il card. Ippolito d'Este. Vedi anche l'ultimo documento allaPrefaz. storico-criticadi questo libro. All'Ariosto furono attribuiti due sonetti satirici contro il Trotti perchè si trovarono scritti di sua mano (Opere minori, T. I, p. 307-8). Io li credo invece dettati da Antonio Cammelli detto il Pistoia.222.IlNegromante. Non pare fosse recitata in Roma, ove però l'anno prima si diedero iSuppositidell'Ariosto colla scena dipinta da Raffaello nel palazzo papale, stando lo stesso Leone X a regolare l'entrata degli spettatori. Sulla recita delle sue commedie parla l'Ariosto nella lettera del 17 dicembre 1532 più avanti riportata.223.Chiamato anchel'abbate di Gaetadal luogo ove nacque. Credendosi assai valente verseggiatore serviva da buffone a Leone X, il quale nel 1515 lo mandò con sontuoso e burlesco trionfo sopra un elefante per Roma fra le risa e gli scherni del popolo a farsi incoronare poeta.224.N'ebbi copia, come inedita, dal ch. Gaetano Milanesi.225.Questa e così le altre lettere dirette agli Anziani suddetti furono tratte dai copiari dell'Archivio di Stato in Lucca e pubblicate la prima volta dal signor Angelo Fondora nelGior. stor. degli Archivi Toscani, 1862.226.Le sottoscrizioni sono omesse nelle seguenti lettere, quando si trovano conformi alle antecedenti.227.Le lettere agli Otto di Pratica e ad altri ufficiali della Repubblica fiorentina vennero tratte dall'Archivio centrale di Stato in Firenze per cura del ch. G. Milanesi, e pubblicate la prima volta nelGior. stor. degli Archivi Tosc., 1864.228.Forsecasa.229.Andrea Doria il più grand'uomo di mare del suo tempo e che divenne il ristauratore della libertà genovese. — Fra Bernardino d'Airasa ammiraglio gierosolimitano.230.Questa lettera per gl'incendi avvenuti all'Archivio Estense in Ferrara e per l'acqua adoperata ed estinguerli è in parte corrosa e tanto dilavata nell'inchiostro che mi fu difficile interpretarla. Con le parole in corsivo ho cercato supplire ov'eravi assoluta mancanza.231.Per le Gride dell'Ariosto citate più volte in queste Lettere, veggasi in fine del volume.232.Intende la lettera precedente diretta al duca, a cui questa serve di accompagnatoria.233.Bonaventura Pistofilo anch'esso segretario del duca.234.Questa lettera, com'è detto in principio, ripete in gran parte la XXVIII del 23 maggio 1522.235.Don Ercole d'Este primogenito del duca, che trovavasi a Roma per raccomandare al nuovo papa Adriano VI la restituzione di Modena e Reggio.236.Lodovico Cato era stato spedito ambasciatore al papa in Ispagna, ove questi trovavasi all'atto dell'elezione (8 gennaio 1522). Le provincie ricuperate dal duca al tempo della sede vacante, e così la Garfagnana, gli furono lasciate in possesso.237.Molti sono i decreti pronunziati dalla Repubblica di Genova dal 1445 al 1490 intorno alla necessità di riformare la disciplina e lo stato degli ecclesiastici. Un frammento di costituzione già emanata dall'arcivescovo Jacopo da Varagine e confermata fin dal 1299 da Porchetto Spinola fa conoscere come vi fossero sacerdoti chenec clericater vivunt, nec abitum clericalem deferunt. Una lettera di frate Zanetto, o Giovanni da Udine, maestro generale dell'Ordine de' Minori di S. Francesco (1472) asserisce che i frati e le monache della provincia di Genovaincontinenter, sine freno et irreligiose vivunt(Foliat. Notar. Ms. della Civico-Beriana). È certo poi che le domenicane de' SS. Giacomo e Filippo si arbitravano lasciare la clausura a loro piacimento, e quando tornavano al chiostro dicevano alla priorissa:Madre, con vostra licenza, siamo ite a diporto(Bandello,Novelle). Nei registriDiversorum Communi Januaesi leggono i seguenti decreti della Signoria: 1445,Decretum contra vitam monalium SS. Philippi et Jacobi. — 1466,De monacabus cohibendis. — 1467,Contra moniales. — 1472,De reformatione status monialium. Un breve di Alessandro VI lamenta (1497) che:moniales ipsae, abiecta religionis honestate, extra dictum monasterium(de' SS. Giacomo e Filippo)pro libito et desiderio suo per totam urbem vagantur, et inhonestam vitam ducunt in ipsius religionis oprobrium, animarum earundem periculum, et totius populi ianuensis scandalum non modicum; e comanda al Maestro generale dell'Ordine di S. Domenico che si ponga ogni cura e si adoperi ogni mezzo ad infrenare gli scandali e sradicare i disordini. Un breve di Clemente VII (1529) commette all'Arcivescovo di Genova ed al Priore di S. Teodoro di attendere alla riforma de' monasteri, dicendo chiaramente che le monache continuavano nella rilassatezza del costumeex maiori frequentia et familiaritate cum clericis, religiosis et secularibus personis, e altrettanto ripete Giulio III in una bolla del 4 settembre 1551. (Da docum. esaminati e comunicatimi dall'amico G. B. Passano).238.All'orecchio poetico dell'Ariosto parve più sonoro introdurre spesso in questo vocabolo il dittongo mobile, che si perde quando l'accrescimento della parola porta innanzi la sede dell'accento, come inniego,priego,siedoecc.239.Gli imputati di aver dato recapito ai banditi, che entro il termine assegnato non comparivano al cospetto del duca in Ferrara per giustificarsi, erano considerati come colpevoli di ribellione e cadevano nella confisca dei beni.240.Anche questa lettera è in parte consunta dal fuoco, come si vede per le parole supplite in carattere corsivo. Non potendosi più leggervi la data dell'anno, l'ho fissata al 1522 coll'aiuto dellaCronaca modenesedi Tomasino de' Lancellotti (Parma, 1862, vol. I, p. 419), ove sotto il 10 novembre 1522 si nota una grande rotta che Virgilio da Castagneto e suoi seguaci (il Moro dal Sillico, fratelli e compagni) ebbero nell'azzuffarsi colla banda di Domenico d'Amorotto: due fazioni di briganti tendenti a soverchiarsi.241.Gian Giacomo Cantello nella citata lettera (diretta il 15 nov. alconte Lud. Ariosto) si scusa altresì degli inconvenienti a cui venne forzato conDomenico de Morottonel respingere l'assalto che fu dato ad entrambi poco tempo prima sul monte di Mocogno da una fazione contraria, la quale ebbe eccitamento, come egli si duole, dagli ufficiali ducali.242.Alberto Pio di Carpi, buon cultore di lettere e amico dei letterati (Aldo Manuzio, che fu suo maestro, gli dedicò alcune opere da lui impresse), teneva allora a nome del papa le fortezze di Reggio e Rubiera, e fu creduto volesse tradirle ai Francesi, sperando con ciò di allontanare il pericolo imminente di perdere del tutto per opera del duca di Ferrara il dominio di Carpi, già ceduto per una metà da Giberto di lui cugino ad Ercole I nel 1500. — Alberto favoriva l'Amorotto per averne un aiuto che poi non riescì, e fors'anco perchè accrescesse nella provincia del Frignano imbarazzi al duca, il quale in una lettera del 22 nov. 1522 diretta al suo ambasciatore Lod. Cato trovo che ne fece lagnanze alla corte di Roma.243.Di Domenico d'Amorotto (o Morotto) di Carpineti, figlio di un oste, che, reso temibile per delitti di sangue e straordinario ardimento, tentò più fiate, alla testa de' suoi ribaldi seguaci, d'invadere Reggio, e, quantunque respinto e cercato a morte, ebbe due volte dal Guicciardini governatore papale, per farlo a sè favorevole, il commissariato della montagna Reggiana, parla a lungo il Panciroli nellaStoria di Reggio, e Tomasino de' Lancellotti nellaCronaca di Modena. Francesco Rococciolo in fine di un suo poema latino intitolatoMutineis, che si conserva ms. nella Bibl. Estense di Modena, tocca pure dell'Amorotto.244.Della sua bontà parla degnamente anche nella Lettera XXXVI: ma «bisogno era di asprezza, Non di clemenza all'opre lor nefande» (Satira V), e perciò dice gli fosse imputata a difetto.245.L'Ariosto, per non morir dalla noia in Castelnovo, avea bisogno di portarsi ogni cinque o sei mesi a passeggiarne uno nella piazza di Ferrara, come ricorda nellaSatira VI.246.Così per non perdere le rendite ecclesiastiche tenne sempre occulto il suo matrimonio con Alessandra Benucci vedova Strozzi.247.Di prete Matteo è toccato anche alla Lett. XLIV. Tali richiami ed insinuazioni tendevano a far rimovere il duca da quanto aveva più volte ordinato all'Ariosto, come rilevo da lettera scrittagli da Ferrara il 29 marzo 1522, ove leggesi: «Circa quel prete Matteo, avete visto quel che per un'altra v'avemo scritto, e così vedrete di eseguire; perchè, per ordinario, nè voi nè altro nostro officiale si può impacciare a castigar preti ecc.»248.Vedi Lett.LV.249.Manca il fine, che doveva trovarsi in un altro foglio o mezzo foglio perduto.250.Commissario lucchese.251.Il medico Gio. Pietro Attolini coi fratelli surricordati furono alla testa della congiura che nel 1521 levò la Garfagnana dalla dipendenza de' fiorentini per ridarla al duca di Ferrara: circostanza che dev'essere stata principale movente ad ottener privilegi. Veggasi anche la Prefazione al presente volume.252.Capitano di Barga.253.Veggasi anche la LetteraLXXXIVdiretta agli Anziani di Lucca.254.Mesino dal Forno, valoroso condottiero di una compagnia di cavalleggeri nella guerra coi Veneziani, ebbe nel 1521 il Capitanato delle fanterie di Alfonso I per ricuperare il Finale. Ma all'epoca di questa Lettera congiurava col di lui fratello Girolamo contro il duca, e n'ebbe per un tempo l'esilio.255.Perciò disse allaSatira V, v. 145-147.O siami in rôcca, o voglia all'aria uscire,Accuse e liti sempre e gridi ascolto,Furti, omicidi, odii, vendette ed ire.256.Riportata fra le Gride in fine di questo volume,n. III.257.V. la Lett.LXXXVIIIdiretta dall'Ariosto al Duca, ove anche più evidente apparisce la mala volontà della Repubblica di Firenze, che tendeva a ricuperare Pietra Santa.258.Obizo Remo segretario ducale. V. Lett.XXXIII.259.Come vedesi alla LetteraLXXIII.260.Niccolò Rucellai.261.Commissario ducale spedito nel Frignano con molti uomini d'arme, e che ad estirpare la fazione dell'Amorotto abbruciò Mocogno, Riva e Gaiano (Cronaca modenesediTom. de' Lancellotti, anno 1523).262.Quanto è detto di sopra si riferisce alla precedente LetteraLXXX.263.Consigliere ducale tenuto in molta grazia, e mandato nel 1519 ambasciatore a Carlo V.264.Ucciso il 5 luglio 1523 con molti seguaci di sua parte nella pianura fra la Riva e Montespecchio per opera della contraria fazione di Virgilio da Castagneto, anch'esso morto nel conflitto (Tomasino de' Lancellotti,Cron. modenese, T. I, pag. 238-39).265.Consigliere di giustizia. Fu nel 1522 oratore a Roma per togliere gli interdetti di Giulio II e Leone X sopra Ferrara.266.Donde l'illustre famiglia de' conti Valdrighi in Modena.267.Usa sempreogni modo, ommessa a maggiore speditezza e fuggir l'iato, la preposizionea, più conforme al latinoomnimodo.268.Appressoperdopo, locuzione avverbiale elittica molto usata in queste Lettere e che l'Ariosto qualche volta riempie:Appresso gli significo cheecc.269.Notisidesertoperchi non ha credito nè sèguito, che in questo luogo è bellissimo modo: ma forse a taluno non potrà piacere la frase dicerti banditi.... e sono due deserti, ove il numero indeterminato si riducea un determinato troppo ristretto, ed ove anche i nomi de' banditi non sono affatto indeterminati poichè uno eradetto il Frate.270.Veggasi anche la LetteraLXXVI.271.Cioè il conte Carlo figlio di Giovanni che fu anch'esso ucciso. Manca la lettera antecedente qui accennata; ma veggansi in proposito le successive lettereCIIIeCIV. Il duca scriveva all'Ariosto il 23 maggio 1524: «Perchè lo assassinamento nella persona del conte Carlo da Sandonnino e della madre, con rapimento delle lor robe, fu tanto atroce e di sì malo esempio, e tanto ci dispiacque, che sempre avemo giudicato che tutti quelli che ne furon partecipi e colpevoli meritino d'esser severissimamente puniti e desideriamo che la giustizia abbia loco.... vi replichiamo che non solamente contra quel Iacopo Buoso che avete nelle mani, ma anco contra qualunque altro capitasse nelle vostre forze, che in modo alcuno avesse colpa nel detto assassinamento, volemo che possiate procedere, condannare ed eseguire rigidamente secondo che ricerca la natura del caso, non come Capitano, ma come Commissario ecc.» Una contessa Vittoria di San Donnino (la cui famiglia ebbe un Vescovo di Modena nel 1465) fu madre del celebre cardinale Pietro di Giammaria Campori, nato in Castelnovo verso l'anno 1554.272.Per parte italiana (contraria al duca di Ferrara alleato colla Francia) s'intende la Lega che per cacciare d'Italia i Francesi era stata fatta dal papa coi Veneziani e l'imperatore. Qui però, da quanto si scorge più innanzi alla Lett.CXIV, si accenna a chi favoriva di prender soldo nell'unica milizia veramente italiana comandata da Giovanni de' Medici dettodalle bande nereche allora dimorava in quelle vicinanze, avendo comprato alcune terre nella Lunigiana, e fabbricatovi una fortezza. Ad istanza del cardinale Giulio de' Medici, che fra poco vedremo papa, Giovanni erasi ritirato dai servigi della Francia per darsi a quelli della Lega (VediE. Ricotti,Storia delle Compagnie di ventura, vol. IV).273.Alla morte di Adriano VI, 14 settembre 1523, essendosi il duca affrettato di ricuperare i suoi Stati durante la sede vacante, ebbe Reggio il 29 detto mese, ed ora trovavasi in Rubiera, che, fatta sollevazione contro Lionello Pio governatore papale, gli aperse le porte. Avverte ilPanciroli,Storia di Reggio, che a' suoi tempi Rubiera era considerata la più celebre di tutte le fortezze tra Milano e Cesena.274.Il duca, prima di passar sotto Reggio, tentò ancora di riaver Modena, ma Guido Rangoni alla testa di molti soldati la mantenne nel governo della Chiesa. Perciò il nuovo papa Clemente VII donavagli molte terre e lo conservava al presidio di Modena sino al 1526, in cui fu destinato al comando dell'esercito della Chiesa per la nuova Lega contro Carlo V.275.Cioènon ieri ma l'altro giorno avanti, corrispondente all'affermativoier l'altro, e che può meglio precisare il giorno che non fal'altro ieri. L'usò anche nella Lett.LXI, p. 110.276.Pistofilo. Manca la Lettera qui accennata.277.Giulio de' Medici fu eletto papa col nome di Clemente VII il 19 novembre 1523.278.Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,Che un'altra, che per prenderli ci è posta,Non osa trar del sacco la bandiera.(Ariosto,Sat. V).279.Manca in questa Lettera la prima metà del foglio.280.«Ecco il dotto, il fedele, il diligente Segretario Pistofilo»: così l'Ariosto all'ultimo canto delFurioso, e gli diresse anche laSatira VI, per ringraziarlo delle offerte di ottenergli che fosse mandato ambasciatore a Clemente VII, invece del commissariato di Garfagnana.281.Questa Lettera e la maggior parte di quelle che seguono dirette al duca di Ferrara sono molto consunte dal fuoco e dall'acqua. S'intendono sempre mancanti nei luoghi punteggiati, o supplite per approssimazione colle parole in corsivo. Nella parte omessa della presente ho potuto rilevare da parole qui e là intelligibili, che l'Ariosto si lagna del Capitano della Ragione il quale, all'unico scopo di accrescere il proprio guadagno, non solo vietavagli qualunque ingerenza nel di lui officio, ma avrebbe ancora voluto far buona parte di quello del Commissario, giacchè ottenne altresì che fosse rivocata ogni autorità di comporre litigi senza la sentenza del giudice.282.Da ciò si ricava che il 7 febbraio 1522 fu il giorno preciso in cui l'Ariosto venne nominato Commissario, come dallaSatira Vsi conosce che solo nel 20 del mese stesso si portò in Garfagnana. Veggasi anche l'Elegia IIIove descrive il suo viaggio con procella d'acque e venti.283.Notinsi i motivi e la proposta di questa votazione.284.A questa magnifica Lettera (salvatasi fortunatamente dal fuoco) allude il Tiraboschi, ove dice: «Una tra le altre è degna di considerazione per la libertà con cui (l'Ariosto) in essa si duole che il duca non sostenga la sua autorità e gli ordini da lui dati in quel suo governo, ma si lasci talvolta piegare ad annullar le sentenze da esso date.» (Storia della Lett. ital.T. VII).285.Magistropermagistrato. Così il Davila dicemaestroilmairede' Francesi. (Storia delle guerre di Francia, lib. II).286.Anche questa lettera diretta al Pistofilo è perduta.287.La desinenza inivoapplicata ai participî dà ai medesimi la forma esteriore dei nomi qualificanti, che perciò diconsi nonaggiuntimaaggiuntivi. Per conseguenzadirettivoha virtualmente e in potenza quello chedirettoovveroindirizzatoha in atto.288.Intende le genti di Gio. de' Medici, o come dice altre volte diparte italiana, le quali essendo venute a contesa coi marchesi Malaspina, devastarono la Lunigiana, occupando e malmenando ancora alcuni luoghi di Garfagnana.289.Gio. de' Medici trovavasi allora a Roma.290.L'Ariosto potrà essersi compiaciuto della coincidenza di un nome cavalleresco in chi fece restituire al duca la rôcca di Camporgiano, vedendo assunti per nomi di guerra quelli che erano resi celebri dai poeti romanzieri dell'epoca. È a notarsi altresì che la Lett. LXI ricorda unghiotto Margutte, il cui soprannome di biasimo sembra derivato dal poema di Luigi Pulci, potendo anche questo Margutte ripetere coll'altro: «Io fui prima alle strade malandrino.» (Morgante Maggiore, cant. 18, st. 136).291.La Lettera ha la data di Ferrara per errore di penna, chè senza dubbio venne scritta, come l'antecedente dello stesso giorno, da Castelnovo.292.Questa Lettera, a differenza di tutte le altre, non pare di pugno dell'Ariosto.293.Questa Lettera ripete in gran parte quello che fu detto nellaXCIdel 15 luglio 1523. Manca della data del giorno e mese, e l'ho qui posta dopo l'antecedente, che resta interrotta perchè consunta nell'ultima parte, avendo nel presente caso seguito l'ordine dell'antica collocazione in filza di tali autografi. — Dalla data del 1524 rimasta leggibile, si rileva che la causa dopo un anno era nello stesso piede di prima.294.Abbiamo la risposta del duca Alfonso a questa Lettera, in data del 4 agosto, ove dice che in quanto alle rôcche non vuol fare per ora altri Castellani nè altre provvisioni, ma che gli piace e giudica ben fatto che il podestà di Trassilico si riduca ad abitare nella rôcca di detto luogo, sperando che la desterità dell'Ariosto sia per indurre quella Vicaria a ripararla. Approva che siasi scritto al Capitano di Fivizzano ed alli officiali di Lunigiana per ordinare gli uomini loro, e richiama l'attenzione del Commissario affinchè i disordini accaduti in generale ne' giorni passati non facciano sorgere scandalo di inimicizie particolari. Si raccomanda infine che la buona giunta (di 25 uomini) mandata alli balestrieri ordinari sia tenuta unita, onde serva per timore e castigo dei delinquenti e ribaldi, per quiete dei buoni e per servigio dello Stato, sicchè la spesa non sia gittata e fatta invano.295.Queste ultime notizie date dall'Ariosto, unitamente a quelle aggiunte nella Lettera antecedente, mossero il duca a scrivere il 12 agosto al suo segretario Pietro Antonio Torello residente in Napoli presso la corte di quel Vicerè: «.... se ben la persona del Sig. Gioannino de' Medici si trovi in Roma, la gente sua che è in Lunigiana va pigliando li castelli e lochi di quelli marchesi Malaspini, e già ha tolto tutto al marchese Spinetta, e fatto prigione lui con gli figliuoli e moglie in un castello chiamato Monti, e ora dicono che è d'intorno a Fosdinovo che è del marchese Lorenzo, il quale intendemo che è aiutato da San Giorgio, cioè da Genova: e a favore della detta gente di esso Sig. Gioannino, per quanto semo avvisati, son venuti sette pezzi d'artiglieria con le sue munizioni per mare da Pisa: il che tutto comunicarete per parte nostra con lo Ill. Sig. Vicerè, se ben pensamo che S. S. Ill. possa saperlo per altra via meglio che noi; e a S. Ecc. molto ci raccomandate.»296.Così ha il manoscritto.297.Dal R. Archivio di Stato in Lucca, e ne resto obbligatissimo agli amici cav. Salvatore Bongi direttore, e cav. Giovanni Sforza archivista.298.Gli Anziani gli risposero il 14 d'ottobre: «M.ceDom.eCi ritroviamo una di V. M.tiain commendatione di Hercole Saltarello gentile homo ferrarese, il quale desidereria essere electo capo di qualche cavallo leggeri o di fantaria in questa nostra città et indichiamo sia persona di buona qualità, integrità et experientia, poi che quella intercede per lui. Ma vivendo noi qua al presente pacificamente, nè havendo bisogno condurre gente, non vediamo ordine poterli gratificare; et quando haremo a fare electione di simili persone, non mancheremo ricordarci di lui per causa di V. M. et demostreremo le commendationi sue non essere state vulgari.»299.Dall'Arch. de' Frari in Venezia. Reg. n. 24,Terra, 1525-27, a carte 227-28, riprodotta nella sua originale ortografia.300.Veggasi in questo vol. la LetteraXIII, p. 26.301.E cioè due volte a Milano e quattro a Venezia a tutto il 1526, sebbene una di Venezia 1524 porti sul frontispiziocon licentia del ditto autore.302.Allude a una terza edizione originale che l'autore fin dal 1527 proponevasi di fare del suo poema e che venne soltanto in luce a Ferrara per Francesco Rosso da Valenza adì 1º ottobre 1532, in-4, di nuovo corretto e ampliato di sei altri canti, come si è già avvertito.303.More veneto, corrispondente al 7 genn. 1528. L'Ariosto avendo tardato sino al 1532 a far uso di questo rinnovato privilegio venetoapprovato dal Consiglio di Pregadi, il Furioso seguitò a ristamparsi senza utilità dell'autore, che morì il 6 giugno 1533.304.Veggasi laSatiraVII dell'Ariosto diretta al Bembo ove con più efficacia raccomanda il figlio Virginio.305.Dall'Archivio di Stato in Milano. Favoritami dal chiarissimo signor soprintendente comm. Cesare Cantù.306.Oratore Estense presso il duca di Milano.307.Riportata in fine del volume fra iPrivilegi per la stampadell'Orlando furioso.308.Conte Massimiliano Stampa.309.Lettera di qualche importanza per l'intenzione manifestata dall'Ariosto di dare alle stampe altre sue cose oltre il poema che venne in luce nell'ottobre di quest'anno con l'aggiunta di sei canti; benchè la morte che il sorprese l'anno seguente non gli lasciasse tempo neppure di dar principio all'effettuazione di questi suoi pensieri. (G. Campori).310.Quartesana e Recana, due villaggi del Ferrarese, dove la casa Strozzi aveva molti poderi. (Barotti).311.Alessandra Strozzi vedova Benucci sposata dall'Ariosto secretamente per non perdere i suoi benefici ecclesiastici. Veggansi in fine del volume sette Lettere scritte o dettate quasi sempre dall'Ariosto a nome di Alessandra.312.Il segretario e biografo del duca Alfonso, Bonaventura Pistofilo, più volte ricordato.313.Letterato e dotto in molte discipline, segretario del marchese di Mantova, nominato al canto XLII delFurioso(G. C.).314.Camorra, per Camurra alla sanese, o Gamurra alla fiorentina. Veste di panno da donna. (Barotti).315.Dell'ediz. di Ferrara per Francesco Rosso da Valenza, colla data del primo ottobre 1532, in-4.316.Dall'Arch. Gonzaga in Mantova, e pubblicata la prima volta dal signorAless. LuzionelGior. Storico della letter. ital., anno I, 1883, vol. II, p. 167.317.Detta poiLa Scolasticada Galasso e Virginio Ariosto che la terminarono.318.Questa minuta di Lett. manca della data e della firma. L'ho giudicata dei primi di maggio 1510, quando l'Ariosto fu spedito in Roma a cercar favore e discolpe al card. Ippolito, accusato di essersi intruso nell'Abbazia di Nonantola dopo la morte del cardinale Cesarini, e di aver forzato quei monaci ad eleggerlo Abbate; di che il papa sdegnato minacciava fargli contro un processo.319.L'Ariosto ebbe tre benefici eccles. dal card. Ippolito, ma essendosi rifiutato di seguirlo in Ungheria ne perdè la grazia, e dovette rinunciarne due nel 1517. Forse per queste recenti Lettere a favore di Lodovico, e perchè dato in società di un Costabili, venne per convenienza conservato nel beneficio di Milano, che fruttavagli «il terzo Di quel che al notar vien d'ogni negozio.»Sat.II.320.Ricordate più volte nelle LettereLIV,LXXIIeLXXXIecc.321.Il duca approvava questa grida dirigendo all'Ariosto la Lettera che qui si riporta, poichè le nuove proposte di compensi per cattura e giudicatura de' banditi vengono a formarne il complemento. Segue indi l'autenticazione notarile che l'Ariosto fece farvi.«M. Lud. Noi avemo avuto la lettera vostra dì 27 del passato, per la quale avemo inteso come in esecuzione di quel che vi avemo commisso, avete fatto ardere la casa di quel Genese che occise a' dì passati il conte Giovanni da S. Donnino, di che vi commendiamo, e per questa nostra approviamo e confirmiamo la grida che avete fatto publicare contra quelli che dànno ricetto a' banditi, e vi diamo piena libertà che procediate alla esecuzione contra qualunque contraffacesse, secondo la comminatoria apposta in detta grida, come parrà a voi; alla prudenza e discrezione del quale ci riportiamo.«E perchè li banditi abbino causa di star più dalla lunga, e li officiali ed esecutori di far più volentiera e con più diligenza l'officio loro in cercar di avere nelle mani li delinquenti e punirli, vorressimo da mò innanzi il Capitano de' Balestrieri avesse per la cattura d'ogni bandito in pena capitale quattro ducati, e ciascuno balestriero un ducato, e il Cap. della Ragione che commettesse la esecuzione della giustizia avesse quattro ducati, la qual spesa si dovesse pagare in comune, perchè per comune benefizio avemo pensato questa ordinazione. Fate dunque congregare il Consiglio generale, e proponete la cosa, facendo intendere a quelli nostri dilettissimi sudditi la causa che ci move, ed esortandoli a contentarsi di fare la detta spesa; attento che è da credere che li banditi si guarderanno di praticare in quella nostra provincia per non essere presi, come intendino che sia posto questo ordine, e conseguentemente essa spesa si averà da pagare di rado; e se pur si pagherà spesso, purgherà essa provincia; e così non può il detto ordine essere se non utile, partorire buon frutto a l'uno e a l'altro modo: e se essi uomini se ne contenteranno, come credemo, fate che 'l si registri, e che si ponga in osservanza, e daretene avviso; e se a voi e a' detti uomini paresse che si dovesse construire o maggior o minor mercede a' detti officiali ed esecutori, similmente daretene avviso. Bene valete.«Ferrariae, IV maij 1522.«Ego Laurentius filius q. providitoris Antonij a Porta de Castelnovo Carfignanae publicus Apostolica, Imperialique Auctoritate Notarius, de mandato Mag. D. Ludovici de Ariostis de Ferraria ducalis generalis Commissarij provinciae Carfignanae sup. proclama una cum suprascriptis litteris ducalibus de verbo ad verbum sicut in suis originalibus inveni exemplavi, nil addito vel diminuto quod sensum mutet, et quia facta diligenti auscultatione de ipsis exemplis ad eorum originalia sup. utraq. concordare inveni: idcireo in fidem praemissorum hic me subscripsi meisque solitis et consuetis signo et nomine autenticavi.»(l. ✠ s.)
220.Trecent'annileggono per errore le prime edizioni.
220.Trecent'annileggono per errore le prime edizioni.
221.Allude alla tenuta di Bagnolo ereditata dal cugino Rinaldo Ariosto, negatagli dal fattore ducale Alfonso Trotti, ed alla rinuncia che dovette emettere de' benefici ecclesiastici per non aver voluto seguire in Ungheria il card. Ippolito d'Este. Vedi anche l'ultimo documento allaPrefaz. storico-criticadi questo libro. All'Ariosto furono attribuiti due sonetti satirici contro il Trotti perchè si trovarono scritti di sua mano (Opere minori, T. I, p. 307-8). Io li credo invece dettati da Antonio Cammelli detto il Pistoia.
221.Allude alla tenuta di Bagnolo ereditata dal cugino Rinaldo Ariosto, negatagli dal fattore ducale Alfonso Trotti, ed alla rinuncia che dovette emettere de' benefici ecclesiastici per non aver voluto seguire in Ungheria il card. Ippolito d'Este. Vedi anche l'ultimo documento allaPrefaz. storico-criticadi questo libro. All'Ariosto furono attribuiti due sonetti satirici contro il Trotti perchè si trovarono scritti di sua mano (Opere minori, T. I, p. 307-8). Io li credo invece dettati da Antonio Cammelli detto il Pistoia.
222.IlNegromante. Non pare fosse recitata in Roma, ove però l'anno prima si diedero iSuppositidell'Ariosto colla scena dipinta da Raffaello nel palazzo papale, stando lo stesso Leone X a regolare l'entrata degli spettatori. Sulla recita delle sue commedie parla l'Ariosto nella lettera del 17 dicembre 1532 più avanti riportata.
222.IlNegromante. Non pare fosse recitata in Roma, ove però l'anno prima si diedero iSuppositidell'Ariosto colla scena dipinta da Raffaello nel palazzo papale, stando lo stesso Leone X a regolare l'entrata degli spettatori. Sulla recita delle sue commedie parla l'Ariosto nella lettera del 17 dicembre 1532 più avanti riportata.
223.Chiamato anchel'abbate di Gaetadal luogo ove nacque. Credendosi assai valente verseggiatore serviva da buffone a Leone X, il quale nel 1515 lo mandò con sontuoso e burlesco trionfo sopra un elefante per Roma fra le risa e gli scherni del popolo a farsi incoronare poeta.
223.Chiamato anchel'abbate di Gaetadal luogo ove nacque. Credendosi assai valente verseggiatore serviva da buffone a Leone X, il quale nel 1515 lo mandò con sontuoso e burlesco trionfo sopra un elefante per Roma fra le risa e gli scherni del popolo a farsi incoronare poeta.
224.N'ebbi copia, come inedita, dal ch. Gaetano Milanesi.
224.N'ebbi copia, come inedita, dal ch. Gaetano Milanesi.
225.Questa e così le altre lettere dirette agli Anziani suddetti furono tratte dai copiari dell'Archivio di Stato in Lucca e pubblicate la prima volta dal signor Angelo Fondora nelGior. stor. degli Archivi Toscani, 1862.
225.Questa e così le altre lettere dirette agli Anziani suddetti furono tratte dai copiari dell'Archivio di Stato in Lucca e pubblicate la prima volta dal signor Angelo Fondora nelGior. stor. degli Archivi Toscani, 1862.
226.Le sottoscrizioni sono omesse nelle seguenti lettere, quando si trovano conformi alle antecedenti.
226.Le sottoscrizioni sono omesse nelle seguenti lettere, quando si trovano conformi alle antecedenti.
227.Le lettere agli Otto di Pratica e ad altri ufficiali della Repubblica fiorentina vennero tratte dall'Archivio centrale di Stato in Firenze per cura del ch. G. Milanesi, e pubblicate la prima volta nelGior. stor. degli Archivi Tosc., 1864.
227.Le lettere agli Otto di Pratica e ad altri ufficiali della Repubblica fiorentina vennero tratte dall'Archivio centrale di Stato in Firenze per cura del ch. G. Milanesi, e pubblicate la prima volta nelGior. stor. degli Archivi Tosc., 1864.
228.Forsecasa.
228.Forsecasa.
229.Andrea Doria il più grand'uomo di mare del suo tempo e che divenne il ristauratore della libertà genovese. — Fra Bernardino d'Airasa ammiraglio gierosolimitano.
229.Andrea Doria il più grand'uomo di mare del suo tempo e che divenne il ristauratore della libertà genovese. — Fra Bernardino d'Airasa ammiraglio gierosolimitano.
230.Questa lettera per gl'incendi avvenuti all'Archivio Estense in Ferrara e per l'acqua adoperata ed estinguerli è in parte corrosa e tanto dilavata nell'inchiostro che mi fu difficile interpretarla. Con le parole in corsivo ho cercato supplire ov'eravi assoluta mancanza.
230.Questa lettera per gl'incendi avvenuti all'Archivio Estense in Ferrara e per l'acqua adoperata ed estinguerli è in parte corrosa e tanto dilavata nell'inchiostro che mi fu difficile interpretarla. Con le parole in corsivo ho cercato supplire ov'eravi assoluta mancanza.
231.Per le Gride dell'Ariosto citate più volte in queste Lettere, veggasi in fine del volume.
231.Per le Gride dell'Ariosto citate più volte in queste Lettere, veggasi in fine del volume.
232.Intende la lettera precedente diretta al duca, a cui questa serve di accompagnatoria.
232.Intende la lettera precedente diretta al duca, a cui questa serve di accompagnatoria.
233.Bonaventura Pistofilo anch'esso segretario del duca.
233.Bonaventura Pistofilo anch'esso segretario del duca.
234.Questa lettera, com'è detto in principio, ripete in gran parte la XXVIII del 23 maggio 1522.
234.Questa lettera, com'è detto in principio, ripete in gran parte la XXVIII del 23 maggio 1522.
235.Don Ercole d'Este primogenito del duca, che trovavasi a Roma per raccomandare al nuovo papa Adriano VI la restituzione di Modena e Reggio.
235.Don Ercole d'Este primogenito del duca, che trovavasi a Roma per raccomandare al nuovo papa Adriano VI la restituzione di Modena e Reggio.
236.Lodovico Cato era stato spedito ambasciatore al papa in Ispagna, ove questi trovavasi all'atto dell'elezione (8 gennaio 1522). Le provincie ricuperate dal duca al tempo della sede vacante, e così la Garfagnana, gli furono lasciate in possesso.
236.Lodovico Cato era stato spedito ambasciatore al papa in Ispagna, ove questi trovavasi all'atto dell'elezione (8 gennaio 1522). Le provincie ricuperate dal duca al tempo della sede vacante, e così la Garfagnana, gli furono lasciate in possesso.
237.Molti sono i decreti pronunziati dalla Repubblica di Genova dal 1445 al 1490 intorno alla necessità di riformare la disciplina e lo stato degli ecclesiastici. Un frammento di costituzione già emanata dall'arcivescovo Jacopo da Varagine e confermata fin dal 1299 da Porchetto Spinola fa conoscere come vi fossero sacerdoti chenec clericater vivunt, nec abitum clericalem deferunt. Una lettera di frate Zanetto, o Giovanni da Udine, maestro generale dell'Ordine de' Minori di S. Francesco (1472) asserisce che i frati e le monache della provincia di Genovaincontinenter, sine freno et irreligiose vivunt(Foliat. Notar. Ms. della Civico-Beriana). È certo poi che le domenicane de' SS. Giacomo e Filippo si arbitravano lasciare la clausura a loro piacimento, e quando tornavano al chiostro dicevano alla priorissa:Madre, con vostra licenza, siamo ite a diporto(Bandello,Novelle). Nei registriDiversorum Communi Januaesi leggono i seguenti decreti della Signoria: 1445,Decretum contra vitam monalium SS. Philippi et Jacobi. — 1466,De monacabus cohibendis. — 1467,Contra moniales. — 1472,De reformatione status monialium. Un breve di Alessandro VI lamenta (1497) che:moniales ipsae, abiecta religionis honestate, extra dictum monasterium(de' SS. Giacomo e Filippo)pro libito et desiderio suo per totam urbem vagantur, et inhonestam vitam ducunt in ipsius religionis oprobrium, animarum earundem periculum, et totius populi ianuensis scandalum non modicum; e comanda al Maestro generale dell'Ordine di S. Domenico che si ponga ogni cura e si adoperi ogni mezzo ad infrenare gli scandali e sradicare i disordini. Un breve di Clemente VII (1529) commette all'Arcivescovo di Genova ed al Priore di S. Teodoro di attendere alla riforma de' monasteri, dicendo chiaramente che le monache continuavano nella rilassatezza del costumeex maiori frequentia et familiaritate cum clericis, religiosis et secularibus personis, e altrettanto ripete Giulio III in una bolla del 4 settembre 1551. (Da docum. esaminati e comunicatimi dall'amico G. B. Passano).
237.Molti sono i decreti pronunziati dalla Repubblica di Genova dal 1445 al 1490 intorno alla necessità di riformare la disciplina e lo stato degli ecclesiastici. Un frammento di costituzione già emanata dall'arcivescovo Jacopo da Varagine e confermata fin dal 1299 da Porchetto Spinola fa conoscere come vi fossero sacerdoti chenec clericater vivunt, nec abitum clericalem deferunt. Una lettera di frate Zanetto, o Giovanni da Udine, maestro generale dell'Ordine de' Minori di S. Francesco (1472) asserisce che i frati e le monache della provincia di Genovaincontinenter, sine freno et irreligiose vivunt(Foliat. Notar. Ms. della Civico-Beriana). È certo poi che le domenicane de' SS. Giacomo e Filippo si arbitravano lasciare la clausura a loro piacimento, e quando tornavano al chiostro dicevano alla priorissa:Madre, con vostra licenza, siamo ite a diporto(Bandello,Novelle). Nei registriDiversorum Communi Januaesi leggono i seguenti decreti della Signoria: 1445,Decretum contra vitam monalium SS. Philippi et Jacobi. — 1466,De monacabus cohibendis. — 1467,Contra moniales. — 1472,De reformatione status monialium. Un breve di Alessandro VI lamenta (1497) che:moniales ipsae, abiecta religionis honestate, extra dictum monasterium(de' SS. Giacomo e Filippo)pro libito et desiderio suo per totam urbem vagantur, et inhonestam vitam ducunt in ipsius religionis oprobrium, animarum earundem periculum, et totius populi ianuensis scandalum non modicum; e comanda al Maestro generale dell'Ordine di S. Domenico che si ponga ogni cura e si adoperi ogni mezzo ad infrenare gli scandali e sradicare i disordini. Un breve di Clemente VII (1529) commette all'Arcivescovo di Genova ed al Priore di S. Teodoro di attendere alla riforma de' monasteri, dicendo chiaramente che le monache continuavano nella rilassatezza del costumeex maiori frequentia et familiaritate cum clericis, religiosis et secularibus personis, e altrettanto ripete Giulio III in una bolla del 4 settembre 1551. (Da docum. esaminati e comunicatimi dall'amico G. B. Passano).
238.All'orecchio poetico dell'Ariosto parve più sonoro introdurre spesso in questo vocabolo il dittongo mobile, che si perde quando l'accrescimento della parola porta innanzi la sede dell'accento, come inniego,priego,siedoecc.
238.All'orecchio poetico dell'Ariosto parve più sonoro introdurre spesso in questo vocabolo il dittongo mobile, che si perde quando l'accrescimento della parola porta innanzi la sede dell'accento, come inniego,priego,siedoecc.
239.Gli imputati di aver dato recapito ai banditi, che entro il termine assegnato non comparivano al cospetto del duca in Ferrara per giustificarsi, erano considerati come colpevoli di ribellione e cadevano nella confisca dei beni.
239.Gli imputati di aver dato recapito ai banditi, che entro il termine assegnato non comparivano al cospetto del duca in Ferrara per giustificarsi, erano considerati come colpevoli di ribellione e cadevano nella confisca dei beni.
240.Anche questa lettera è in parte consunta dal fuoco, come si vede per le parole supplite in carattere corsivo. Non potendosi più leggervi la data dell'anno, l'ho fissata al 1522 coll'aiuto dellaCronaca modenesedi Tomasino de' Lancellotti (Parma, 1862, vol. I, p. 419), ove sotto il 10 novembre 1522 si nota una grande rotta che Virgilio da Castagneto e suoi seguaci (il Moro dal Sillico, fratelli e compagni) ebbero nell'azzuffarsi colla banda di Domenico d'Amorotto: due fazioni di briganti tendenti a soverchiarsi.
240.Anche questa lettera è in parte consunta dal fuoco, come si vede per le parole supplite in carattere corsivo. Non potendosi più leggervi la data dell'anno, l'ho fissata al 1522 coll'aiuto dellaCronaca modenesedi Tomasino de' Lancellotti (Parma, 1862, vol. I, p. 419), ove sotto il 10 novembre 1522 si nota una grande rotta che Virgilio da Castagneto e suoi seguaci (il Moro dal Sillico, fratelli e compagni) ebbero nell'azzuffarsi colla banda di Domenico d'Amorotto: due fazioni di briganti tendenti a soverchiarsi.
241.Gian Giacomo Cantello nella citata lettera (diretta il 15 nov. alconte Lud. Ariosto) si scusa altresì degli inconvenienti a cui venne forzato conDomenico de Morottonel respingere l'assalto che fu dato ad entrambi poco tempo prima sul monte di Mocogno da una fazione contraria, la quale ebbe eccitamento, come egli si duole, dagli ufficiali ducali.
241.Gian Giacomo Cantello nella citata lettera (diretta il 15 nov. alconte Lud. Ariosto) si scusa altresì degli inconvenienti a cui venne forzato conDomenico de Morottonel respingere l'assalto che fu dato ad entrambi poco tempo prima sul monte di Mocogno da una fazione contraria, la quale ebbe eccitamento, come egli si duole, dagli ufficiali ducali.
242.Alberto Pio di Carpi, buon cultore di lettere e amico dei letterati (Aldo Manuzio, che fu suo maestro, gli dedicò alcune opere da lui impresse), teneva allora a nome del papa le fortezze di Reggio e Rubiera, e fu creduto volesse tradirle ai Francesi, sperando con ciò di allontanare il pericolo imminente di perdere del tutto per opera del duca di Ferrara il dominio di Carpi, già ceduto per una metà da Giberto di lui cugino ad Ercole I nel 1500. — Alberto favoriva l'Amorotto per averne un aiuto che poi non riescì, e fors'anco perchè accrescesse nella provincia del Frignano imbarazzi al duca, il quale in una lettera del 22 nov. 1522 diretta al suo ambasciatore Lod. Cato trovo che ne fece lagnanze alla corte di Roma.
242.Alberto Pio di Carpi, buon cultore di lettere e amico dei letterati (Aldo Manuzio, che fu suo maestro, gli dedicò alcune opere da lui impresse), teneva allora a nome del papa le fortezze di Reggio e Rubiera, e fu creduto volesse tradirle ai Francesi, sperando con ciò di allontanare il pericolo imminente di perdere del tutto per opera del duca di Ferrara il dominio di Carpi, già ceduto per una metà da Giberto di lui cugino ad Ercole I nel 1500. — Alberto favoriva l'Amorotto per averne un aiuto che poi non riescì, e fors'anco perchè accrescesse nella provincia del Frignano imbarazzi al duca, il quale in una lettera del 22 nov. 1522 diretta al suo ambasciatore Lod. Cato trovo che ne fece lagnanze alla corte di Roma.
243.Di Domenico d'Amorotto (o Morotto) di Carpineti, figlio di un oste, che, reso temibile per delitti di sangue e straordinario ardimento, tentò più fiate, alla testa de' suoi ribaldi seguaci, d'invadere Reggio, e, quantunque respinto e cercato a morte, ebbe due volte dal Guicciardini governatore papale, per farlo a sè favorevole, il commissariato della montagna Reggiana, parla a lungo il Panciroli nellaStoria di Reggio, e Tomasino de' Lancellotti nellaCronaca di Modena. Francesco Rococciolo in fine di un suo poema latino intitolatoMutineis, che si conserva ms. nella Bibl. Estense di Modena, tocca pure dell'Amorotto.
243.Di Domenico d'Amorotto (o Morotto) di Carpineti, figlio di un oste, che, reso temibile per delitti di sangue e straordinario ardimento, tentò più fiate, alla testa de' suoi ribaldi seguaci, d'invadere Reggio, e, quantunque respinto e cercato a morte, ebbe due volte dal Guicciardini governatore papale, per farlo a sè favorevole, il commissariato della montagna Reggiana, parla a lungo il Panciroli nellaStoria di Reggio, e Tomasino de' Lancellotti nellaCronaca di Modena. Francesco Rococciolo in fine di un suo poema latino intitolatoMutineis, che si conserva ms. nella Bibl. Estense di Modena, tocca pure dell'Amorotto.
244.Della sua bontà parla degnamente anche nella Lettera XXXVI: ma «bisogno era di asprezza, Non di clemenza all'opre lor nefande» (Satira V), e perciò dice gli fosse imputata a difetto.
244.Della sua bontà parla degnamente anche nella Lettera XXXVI: ma «bisogno era di asprezza, Non di clemenza all'opre lor nefande» (Satira V), e perciò dice gli fosse imputata a difetto.
245.L'Ariosto, per non morir dalla noia in Castelnovo, avea bisogno di portarsi ogni cinque o sei mesi a passeggiarne uno nella piazza di Ferrara, come ricorda nellaSatira VI.
245.L'Ariosto, per non morir dalla noia in Castelnovo, avea bisogno di portarsi ogni cinque o sei mesi a passeggiarne uno nella piazza di Ferrara, come ricorda nellaSatira VI.
246.Così per non perdere le rendite ecclesiastiche tenne sempre occulto il suo matrimonio con Alessandra Benucci vedova Strozzi.
246.Così per non perdere le rendite ecclesiastiche tenne sempre occulto il suo matrimonio con Alessandra Benucci vedova Strozzi.
247.Di prete Matteo è toccato anche alla Lett. XLIV. Tali richiami ed insinuazioni tendevano a far rimovere il duca da quanto aveva più volte ordinato all'Ariosto, come rilevo da lettera scrittagli da Ferrara il 29 marzo 1522, ove leggesi: «Circa quel prete Matteo, avete visto quel che per un'altra v'avemo scritto, e così vedrete di eseguire; perchè, per ordinario, nè voi nè altro nostro officiale si può impacciare a castigar preti ecc.»
247.Di prete Matteo è toccato anche alla Lett. XLIV. Tali richiami ed insinuazioni tendevano a far rimovere il duca da quanto aveva più volte ordinato all'Ariosto, come rilevo da lettera scrittagli da Ferrara il 29 marzo 1522, ove leggesi: «Circa quel prete Matteo, avete visto quel che per un'altra v'avemo scritto, e così vedrete di eseguire; perchè, per ordinario, nè voi nè altro nostro officiale si può impacciare a castigar preti ecc.»
248.Vedi Lett.LV.
248.Vedi Lett.LV.
249.Manca il fine, che doveva trovarsi in un altro foglio o mezzo foglio perduto.
249.Manca il fine, che doveva trovarsi in un altro foglio o mezzo foglio perduto.
250.Commissario lucchese.
250.Commissario lucchese.
251.Il medico Gio. Pietro Attolini coi fratelli surricordati furono alla testa della congiura che nel 1521 levò la Garfagnana dalla dipendenza de' fiorentini per ridarla al duca di Ferrara: circostanza che dev'essere stata principale movente ad ottener privilegi. Veggasi anche la Prefazione al presente volume.
251.Il medico Gio. Pietro Attolini coi fratelli surricordati furono alla testa della congiura che nel 1521 levò la Garfagnana dalla dipendenza de' fiorentini per ridarla al duca di Ferrara: circostanza che dev'essere stata principale movente ad ottener privilegi. Veggasi anche la Prefazione al presente volume.
252.Capitano di Barga.
252.Capitano di Barga.
253.Veggasi anche la LetteraLXXXIVdiretta agli Anziani di Lucca.
253.Veggasi anche la LetteraLXXXIVdiretta agli Anziani di Lucca.
254.Mesino dal Forno, valoroso condottiero di una compagnia di cavalleggeri nella guerra coi Veneziani, ebbe nel 1521 il Capitanato delle fanterie di Alfonso I per ricuperare il Finale. Ma all'epoca di questa Lettera congiurava col di lui fratello Girolamo contro il duca, e n'ebbe per un tempo l'esilio.
254.Mesino dal Forno, valoroso condottiero di una compagnia di cavalleggeri nella guerra coi Veneziani, ebbe nel 1521 il Capitanato delle fanterie di Alfonso I per ricuperare il Finale. Ma all'epoca di questa Lettera congiurava col di lui fratello Girolamo contro il duca, e n'ebbe per un tempo l'esilio.
255.Perciò disse allaSatira V, v. 145-147.O siami in rôcca, o voglia all'aria uscire,Accuse e liti sempre e gridi ascolto,Furti, omicidi, odii, vendette ed ire.
255.Perciò disse allaSatira V, v. 145-147.
O siami in rôcca, o voglia all'aria uscire,Accuse e liti sempre e gridi ascolto,Furti, omicidi, odii, vendette ed ire.
O siami in rôcca, o voglia all'aria uscire,Accuse e liti sempre e gridi ascolto,Furti, omicidi, odii, vendette ed ire.
O siami in rôcca, o voglia all'aria uscire,
Accuse e liti sempre e gridi ascolto,
Furti, omicidi, odii, vendette ed ire.
256.Riportata fra le Gride in fine di questo volume,n. III.
256.Riportata fra le Gride in fine di questo volume,n. III.
257.V. la Lett.LXXXVIIIdiretta dall'Ariosto al Duca, ove anche più evidente apparisce la mala volontà della Repubblica di Firenze, che tendeva a ricuperare Pietra Santa.
257.V. la Lett.LXXXVIIIdiretta dall'Ariosto al Duca, ove anche più evidente apparisce la mala volontà della Repubblica di Firenze, che tendeva a ricuperare Pietra Santa.
258.Obizo Remo segretario ducale. V. Lett.XXXIII.
258.Obizo Remo segretario ducale. V. Lett.XXXIII.
259.Come vedesi alla LetteraLXXIII.
259.Come vedesi alla LetteraLXXIII.
260.Niccolò Rucellai.
260.Niccolò Rucellai.
261.Commissario ducale spedito nel Frignano con molti uomini d'arme, e che ad estirpare la fazione dell'Amorotto abbruciò Mocogno, Riva e Gaiano (Cronaca modenesediTom. de' Lancellotti, anno 1523).
261.Commissario ducale spedito nel Frignano con molti uomini d'arme, e che ad estirpare la fazione dell'Amorotto abbruciò Mocogno, Riva e Gaiano (Cronaca modenesediTom. de' Lancellotti, anno 1523).
262.Quanto è detto di sopra si riferisce alla precedente LetteraLXXX.
262.Quanto è detto di sopra si riferisce alla precedente LetteraLXXX.
263.Consigliere ducale tenuto in molta grazia, e mandato nel 1519 ambasciatore a Carlo V.
263.Consigliere ducale tenuto in molta grazia, e mandato nel 1519 ambasciatore a Carlo V.
264.Ucciso il 5 luglio 1523 con molti seguaci di sua parte nella pianura fra la Riva e Montespecchio per opera della contraria fazione di Virgilio da Castagneto, anch'esso morto nel conflitto (Tomasino de' Lancellotti,Cron. modenese, T. I, pag. 238-39).
264.Ucciso il 5 luglio 1523 con molti seguaci di sua parte nella pianura fra la Riva e Montespecchio per opera della contraria fazione di Virgilio da Castagneto, anch'esso morto nel conflitto (Tomasino de' Lancellotti,Cron. modenese, T. I, pag. 238-39).
265.Consigliere di giustizia. Fu nel 1522 oratore a Roma per togliere gli interdetti di Giulio II e Leone X sopra Ferrara.
265.Consigliere di giustizia. Fu nel 1522 oratore a Roma per togliere gli interdetti di Giulio II e Leone X sopra Ferrara.
266.Donde l'illustre famiglia de' conti Valdrighi in Modena.
266.Donde l'illustre famiglia de' conti Valdrighi in Modena.
267.Usa sempreogni modo, ommessa a maggiore speditezza e fuggir l'iato, la preposizionea, più conforme al latinoomnimodo.
267.Usa sempreogni modo, ommessa a maggiore speditezza e fuggir l'iato, la preposizionea, più conforme al latinoomnimodo.
268.Appressoperdopo, locuzione avverbiale elittica molto usata in queste Lettere e che l'Ariosto qualche volta riempie:Appresso gli significo cheecc.
268.Appressoperdopo, locuzione avverbiale elittica molto usata in queste Lettere e che l'Ariosto qualche volta riempie:Appresso gli significo cheecc.
269.Notisidesertoperchi non ha credito nè sèguito, che in questo luogo è bellissimo modo: ma forse a taluno non potrà piacere la frase dicerti banditi.... e sono due deserti, ove il numero indeterminato si riducea un determinato troppo ristretto, ed ove anche i nomi de' banditi non sono affatto indeterminati poichè uno eradetto il Frate.
269.Notisidesertoperchi non ha credito nè sèguito, che in questo luogo è bellissimo modo: ma forse a taluno non potrà piacere la frase dicerti banditi.... e sono due deserti, ove il numero indeterminato si riducea un determinato troppo ristretto, ed ove anche i nomi de' banditi non sono affatto indeterminati poichè uno eradetto il Frate.
270.Veggasi anche la LetteraLXXVI.
270.Veggasi anche la LetteraLXXVI.
271.Cioè il conte Carlo figlio di Giovanni che fu anch'esso ucciso. Manca la lettera antecedente qui accennata; ma veggansi in proposito le successive lettereCIIIeCIV. Il duca scriveva all'Ariosto il 23 maggio 1524: «Perchè lo assassinamento nella persona del conte Carlo da Sandonnino e della madre, con rapimento delle lor robe, fu tanto atroce e di sì malo esempio, e tanto ci dispiacque, che sempre avemo giudicato che tutti quelli che ne furon partecipi e colpevoli meritino d'esser severissimamente puniti e desideriamo che la giustizia abbia loco.... vi replichiamo che non solamente contra quel Iacopo Buoso che avete nelle mani, ma anco contra qualunque altro capitasse nelle vostre forze, che in modo alcuno avesse colpa nel detto assassinamento, volemo che possiate procedere, condannare ed eseguire rigidamente secondo che ricerca la natura del caso, non come Capitano, ma come Commissario ecc.» Una contessa Vittoria di San Donnino (la cui famiglia ebbe un Vescovo di Modena nel 1465) fu madre del celebre cardinale Pietro di Giammaria Campori, nato in Castelnovo verso l'anno 1554.
271.Cioè il conte Carlo figlio di Giovanni che fu anch'esso ucciso. Manca la lettera antecedente qui accennata; ma veggansi in proposito le successive lettereCIIIeCIV. Il duca scriveva all'Ariosto il 23 maggio 1524: «Perchè lo assassinamento nella persona del conte Carlo da Sandonnino e della madre, con rapimento delle lor robe, fu tanto atroce e di sì malo esempio, e tanto ci dispiacque, che sempre avemo giudicato che tutti quelli che ne furon partecipi e colpevoli meritino d'esser severissimamente puniti e desideriamo che la giustizia abbia loco.... vi replichiamo che non solamente contra quel Iacopo Buoso che avete nelle mani, ma anco contra qualunque altro capitasse nelle vostre forze, che in modo alcuno avesse colpa nel detto assassinamento, volemo che possiate procedere, condannare ed eseguire rigidamente secondo che ricerca la natura del caso, non come Capitano, ma come Commissario ecc.» Una contessa Vittoria di San Donnino (la cui famiglia ebbe un Vescovo di Modena nel 1465) fu madre del celebre cardinale Pietro di Giammaria Campori, nato in Castelnovo verso l'anno 1554.
272.Per parte italiana (contraria al duca di Ferrara alleato colla Francia) s'intende la Lega che per cacciare d'Italia i Francesi era stata fatta dal papa coi Veneziani e l'imperatore. Qui però, da quanto si scorge più innanzi alla Lett.CXIV, si accenna a chi favoriva di prender soldo nell'unica milizia veramente italiana comandata da Giovanni de' Medici dettodalle bande nereche allora dimorava in quelle vicinanze, avendo comprato alcune terre nella Lunigiana, e fabbricatovi una fortezza. Ad istanza del cardinale Giulio de' Medici, che fra poco vedremo papa, Giovanni erasi ritirato dai servigi della Francia per darsi a quelli della Lega (VediE. Ricotti,Storia delle Compagnie di ventura, vol. IV).
272.Per parte italiana (contraria al duca di Ferrara alleato colla Francia) s'intende la Lega che per cacciare d'Italia i Francesi era stata fatta dal papa coi Veneziani e l'imperatore. Qui però, da quanto si scorge più innanzi alla Lett.CXIV, si accenna a chi favoriva di prender soldo nell'unica milizia veramente italiana comandata da Giovanni de' Medici dettodalle bande nereche allora dimorava in quelle vicinanze, avendo comprato alcune terre nella Lunigiana, e fabbricatovi una fortezza. Ad istanza del cardinale Giulio de' Medici, che fra poco vedremo papa, Giovanni erasi ritirato dai servigi della Francia per darsi a quelli della Lega (VediE. Ricotti,Storia delle Compagnie di ventura, vol. IV).
273.Alla morte di Adriano VI, 14 settembre 1523, essendosi il duca affrettato di ricuperare i suoi Stati durante la sede vacante, ebbe Reggio il 29 detto mese, ed ora trovavasi in Rubiera, che, fatta sollevazione contro Lionello Pio governatore papale, gli aperse le porte. Avverte ilPanciroli,Storia di Reggio, che a' suoi tempi Rubiera era considerata la più celebre di tutte le fortezze tra Milano e Cesena.
273.Alla morte di Adriano VI, 14 settembre 1523, essendosi il duca affrettato di ricuperare i suoi Stati durante la sede vacante, ebbe Reggio il 29 detto mese, ed ora trovavasi in Rubiera, che, fatta sollevazione contro Lionello Pio governatore papale, gli aperse le porte. Avverte ilPanciroli,Storia di Reggio, che a' suoi tempi Rubiera era considerata la più celebre di tutte le fortezze tra Milano e Cesena.
274.Il duca, prima di passar sotto Reggio, tentò ancora di riaver Modena, ma Guido Rangoni alla testa di molti soldati la mantenne nel governo della Chiesa. Perciò il nuovo papa Clemente VII donavagli molte terre e lo conservava al presidio di Modena sino al 1526, in cui fu destinato al comando dell'esercito della Chiesa per la nuova Lega contro Carlo V.
274.Il duca, prima di passar sotto Reggio, tentò ancora di riaver Modena, ma Guido Rangoni alla testa di molti soldati la mantenne nel governo della Chiesa. Perciò il nuovo papa Clemente VII donavagli molte terre e lo conservava al presidio di Modena sino al 1526, in cui fu destinato al comando dell'esercito della Chiesa per la nuova Lega contro Carlo V.
275.Cioènon ieri ma l'altro giorno avanti, corrispondente all'affermativoier l'altro, e che può meglio precisare il giorno che non fal'altro ieri. L'usò anche nella Lett.LXI, p. 110.
275.Cioènon ieri ma l'altro giorno avanti, corrispondente all'affermativoier l'altro, e che può meglio precisare il giorno che non fal'altro ieri. L'usò anche nella Lett.LXI, p. 110.
276.Pistofilo. Manca la Lettera qui accennata.
276.Pistofilo. Manca la Lettera qui accennata.
277.Giulio de' Medici fu eletto papa col nome di Clemente VII il 19 novembre 1523.
277.Giulio de' Medici fu eletto papa col nome di Clemente VII il 19 novembre 1523.
278.Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,Che un'altra, che per prenderli ci è posta,Non osa trar del sacco la bandiera.(Ariosto,Sat. V).
278.
Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,Che un'altra, che per prenderli ci è posta,Non osa trar del sacco la bandiera.(Ariosto,Sat. V).
Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,Che un'altra, che per prenderli ci è posta,Non osa trar del sacco la bandiera.
Qui vanno gli assassini in sì gran schiera,
Che un'altra, che per prenderli ci è posta,
Non osa trar del sacco la bandiera.
(Ariosto,Sat. V).
(Ariosto,Sat. V).
279.Manca in questa Lettera la prima metà del foglio.
279.Manca in questa Lettera la prima metà del foglio.
280.«Ecco il dotto, il fedele, il diligente Segretario Pistofilo»: così l'Ariosto all'ultimo canto delFurioso, e gli diresse anche laSatira VI, per ringraziarlo delle offerte di ottenergli che fosse mandato ambasciatore a Clemente VII, invece del commissariato di Garfagnana.
280.«Ecco il dotto, il fedele, il diligente Segretario Pistofilo»: così l'Ariosto all'ultimo canto delFurioso, e gli diresse anche laSatira VI, per ringraziarlo delle offerte di ottenergli che fosse mandato ambasciatore a Clemente VII, invece del commissariato di Garfagnana.
281.Questa Lettera e la maggior parte di quelle che seguono dirette al duca di Ferrara sono molto consunte dal fuoco e dall'acqua. S'intendono sempre mancanti nei luoghi punteggiati, o supplite per approssimazione colle parole in corsivo. Nella parte omessa della presente ho potuto rilevare da parole qui e là intelligibili, che l'Ariosto si lagna del Capitano della Ragione il quale, all'unico scopo di accrescere il proprio guadagno, non solo vietavagli qualunque ingerenza nel di lui officio, ma avrebbe ancora voluto far buona parte di quello del Commissario, giacchè ottenne altresì che fosse rivocata ogni autorità di comporre litigi senza la sentenza del giudice.
281.Questa Lettera e la maggior parte di quelle che seguono dirette al duca di Ferrara sono molto consunte dal fuoco e dall'acqua. S'intendono sempre mancanti nei luoghi punteggiati, o supplite per approssimazione colle parole in corsivo. Nella parte omessa della presente ho potuto rilevare da parole qui e là intelligibili, che l'Ariosto si lagna del Capitano della Ragione il quale, all'unico scopo di accrescere il proprio guadagno, non solo vietavagli qualunque ingerenza nel di lui officio, ma avrebbe ancora voluto far buona parte di quello del Commissario, giacchè ottenne altresì che fosse rivocata ogni autorità di comporre litigi senza la sentenza del giudice.
282.Da ciò si ricava che il 7 febbraio 1522 fu il giorno preciso in cui l'Ariosto venne nominato Commissario, come dallaSatira Vsi conosce che solo nel 20 del mese stesso si portò in Garfagnana. Veggasi anche l'Elegia IIIove descrive il suo viaggio con procella d'acque e venti.
282.Da ciò si ricava che il 7 febbraio 1522 fu il giorno preciso in cui l'Ariosto venne nominato Commissario, come dallaSatira Vsi conosce che solo nel 20 del mese stesso si portò in Garfagnana. Veggasi anche l'Elegia IIIove descrive il suo viaggio con procella d'acque e venti.
283.Notinsi i motivi e la proposta di questa votazione.
283.Notinsi i motivi e la proposta di questa votazione.
284.A questa magnifica Lettera (salvatasi fortunatamente dal fuoco) allude il Tiraboschi, ove dice: «Una tra le altre è degna di considerazione per la libertà con cui (l'Ariosto) in essa si duole che il duca non sostenga la sua autorità e gli ordini da lui dati in quel suo governo, ma si lasci talvolta piegare ad annullar le sentenze da esso date.» (Storia della Lett. ital.T. VII).
284.A questa magnifica Lettera (salvatasi fortunatamente dal fuoco) allude il Tiraboschi, ove dice: «Una tra le altre è degna di considerazione per la libertà con cui (l'Ariosto) in essa si duole che il duca non sostenga la sua autorità e gli ordini da lui dati in quel suo governo, ma si lasci talvolta piegare ad annullar le sentenze da esso date.» (Storia della Lett. ital.T. VII).
285.Magistropermagistrato. Così il Davila dicemaestroilmairede' Francesi. (Storia delle guerre di Francia, lib. II).
285.Magistropermagistrato. Così il Davila dicemaestroilmairede' Francesi. (Storia delle guerre di Francia, lib. II).
286.Anche questa lettera diretta al Pistofilo è perduta.
286.Anche questa lettera diretta al Pistofilo è perduta.
287.La desinenza inivoapplicata ai participî dà ai medesimi la forma esteriore dei nomi qualificanti, che perciò diconsi nonaggiuntimaaggiuntivi. Per conseguenzadirettivoha virtualmente e in potenza quello chedirettoovveroindirizzatoha in atto.
287.La desinenza inivoapplicata ai participî dà ai medesimi la forma esteriore dei nomi qualificanti, che perciò diconsi nonaggiuntimaaggiuntivi. Per conseguenzadirettivoha virtualmente e in potenza quello chedirettoovveroindirizzatoha in atto.
288.Intende le genti di Gio. de' Medici, o come dice altre volte diparte italiana, le quali essendo venute a contesa coi marchesi Malaspina, devastarono la Lunigiana, occupando e malmenando ancora alcuni luoghi di Garfagnana.
288.Intende le genti di Gio. de' Medici, o come dice altre volte diparte italiana, le quali essendo venute a contesa coi marchesi Malaspina, devastarono la Lunigiana, occupando e malmenando ancora alcuni luoghi di Garfagnana.
289.Gio. de' Medici trovavasi allora a Roma.
289.Gio. de' Medici trovavasi allora a Roma.
290.L'Ariosto potrà essersi compiaciuto della coincidenza di un nome cavalleresco in chi fece restituire al duca la rôcca di Camporgiano, vedendo assunti per nomi di guerra quelli che erano resi celebri dai poeti romanzieri dell'epoca. È a notarsi altresì che la Lett. LXI ricorda unghiotto Margutte, il cui soprannome di biasimo sembra derivato dal poema di Luigi Pulci, potendo anche questo Margutte ripetere coll'altro: «Io fui prima alle strade malandrino.» (Morgante Maggiore, cant. 18, st. 136).
290.L'Ariosto potrà essersi compiaciuto della coincidenza di un nome cavalleresco in chi fece restituire al duca la rôcca di Camporgiano, vedendo assunti per nomi di guerra quelli che erano resi celebri dai poeti romanzieri dell'epoca. È a notarsi altresì che la Lett. LXI ricorda unghiotto Margutte, il cui soprannome di biasimo sembra derivato dal poema di Luigi Pulci, potendo anche questo Margutte ripetere coll'altro: «Io fui prima alle strade malandrino.» (Morgante Maggiore, cant. 18, st. 136).
291.La Lettera ha la data di Ferrara per errore di penna, chè senza dubbio venne scritta, come l'antecedente dello stesso giorno, da Castelnovo.
291.La Lettera ha la data di Ferrara per errore di penna, chè senza dubbio venne scritta, come l'antecedente dello stesso giorno, da Castelnovo.
292.Questa Lettera, a differenza di tutte le altre, non pare di pugno dell'Ariosto.
292.Questa Lettera, a differenza di tutte le altre, non pare di pugno dell'Ariosto.
293.Questa Lettera ripete in gran parte quello che fu detto nellaXCIdel 15 luglio 1523. Manca della data del giorno e mese, e l'ho qui posta dopo l'antecedente, che resta interrotta perchè consunta nell'ultima parte, avendo nel presente caso seguito l'ordine dell'antica collocazione in filza di tali autografi. — Dalla data del 1524 rimasta leggibile, si rileva che la causa dopo un anno era nello stesso piede di prima.
293.Questa Lettera ripete in gran parte quello che fu detto nellaXCIdel 15 luglio 1523. Manca della data del giorno e mese, e l'ho qui posta dopo l'antecedente, che resta interrotta perchè consunta nell'ultima parte, avendo nel presente caso seguito l'ordine dell'antica collocazione in filza di tali autografi. — Dalla data del 1524 rimasta leggibile, si rileva che la causa dopo un anno era nello stesso piede di prima.
294.Abbiamo la risposta del duca Alfonso a questa Lettera, in data del 4 agosto, ove dice che in quanto alle rôcche non vuol fare per ora altri Castellani nè altre provvisioni, ma che gli piace e giudica ben fatto che il podestà di Trassilico si riduca ad abitare nella rôcca di detto luogo, sperando che la desterità dell'Ariosto sia per indurre quella Vicaria a ripararla. Approva che siasi scritto al Capitano di Fivizzano ed alli officiali di Lunigiana per ordinare gli uomini loro, e richiama l'attenzione del Commissario affinchè i disordini accaduti in generale ne' giorni passati non facciano sorgere scandalo di inimicizie particolari. Si raccomanda infine che la buona giunta (di 25 uomini) mandata alli balestrieri ordinari sia tenuta unita, onde serva per timore e castigo dei delinquenti e ribaldi, per quiete dei buoni e per servigio dello Stato, sicchè la spesa non sia gittata e fatta invano.
294.Abbiamo la risposta del duca Alfonso a questa Lettera, in data del 4 agosto, ove dice che in quanto alle rôcche non vuol fare per ora altri Castellani nè altre provvisioni, ma che gli piace e giudica ben fatto che il podestà di Trassilico si riduca ad abitare nella rôcca di detto luogo, sperando che la desterità dell'Ariosto sia per indurre quella Vicaria a ripararla. Approva che siasi scritto al Capitano di Fivizzano ed alli officiali di Lunigiana per ordinare gli uomini loro, e richiama l'attenzione del Commissario affinchè i disordini accaduti in generale ne' giorni passati non facciano sorgere scandalo di inimicizie particolari. Si raccomanda infine che la buona giunta (di 25 uomini) mandata alli balestrieri ordinari sia tenuta unita, onde serva per timore e castigo dei delinquenti e ribaldi, per quiete dei buoni e per servigio dello Stato, sicchè la spesa non sia gittata e fatta invano.
295.Queste ultime notizie date dall'Ariosto, unitamente a quelle aggiunte nella Lettera antecedente, mossero il duca a scrivere il 12 agosto al suo segretario Pietro Antonio Torello residente in Napoli presso la corte di quel Vicerè: «.... se ben la persona del Sig. Gioannino de' Medici si trovi in Roma, la gente sua che è in Lunigiana va pigliando li castelli e lochi di quelli marchesi Malaspini, e già ha tolto tutto al marchese Spinetta, e fatto prigione lui con gli figliuoli e moglie in un castello chiamato Monti, e ora dicono che è d'intorno a Fosdinovo che è del marchese Lorenzo, il quale intendemo che è aiutato da San Giorgio, cioè da Genova: e a favore della detta gente di esso Sig. Gioannino, per quanto semo avvisati, son venuti sette pezzi d'artiglieria con le sue munizioni per mare da Pisa: il che tutto comunicarete per parte nostra con lo Ill. Sig. Vicerè, se ben pensamo che S. S. Ill. possa saperlo per altra via meglio che noi; e a S. Ecc. molto ci raccomandate.»
295.Queste ultime notizie date dall'Ariosto, unitamente a quelle aggiunte nella Lettera antecedente, mossero il duca a scrivere il 12 agosto al suo segretario Pietro Antonio Torello residente in Napoli presso la corte di quel Vicerè: «.... se ben la persona del Sig. Gioannino de' Medici si trovi in Roma, la gente sua che è in Lunigiana va pigliando li castelli e lochi di quelli marchesi Malaspini, e già ha tolto tutto al marchese Spinetta, e fatto prigione lui con gli figliuoli e moglie in un castello chiamato Monti, e ora dicono che è d'intorno a Fosdinovo che è del marchese Lorenzo, il quale intendemo che è aiutato da San Giorgio, cioè da Genova: e a favore della detta gente di esso Sig. Gioannino, per quanto semo avvisati, son venuti sette pezzi d'artiglieria con le sue munizioni per mare da Pisa: il che tutto comunicarete per parte nostra con lo Ill. Sig. Vicerè, se ben pensamo che S. S. Ill. possa saperlo per altra via meglio che noi; e a S. Ecc. molto ci raccomandate.»
296.Così ha il manoscritto.
296.Così ha il manoscritto.
297.Dal R. Archivio di Stato in Lucca, e ne resto obbligatissimo agli amici cav. Salvatore Bongi direttore, e cav. Giovanni Sforza archivista.
297.Dal R. Archivio di Stato in Lucca, e ne resto obbligatissimo agli amici cav. Salvatore Bongi direttore, e cav. Giovanni Sforza archivista.
298.Gli Anziani gli risposero il 14 d'ottobre: «M.ceDom.eCi ritroviamo una di V. M.tiain commendatione di Hercole Saltarello gentile homo ferrarese, il quale desidereria essere electo capo di qualche cavallo leggeri o di fantaria in questa nostra città et indichiamo sia persona di buona qualità, integrità et experientia, poi che quella intercede per lui. Ma vivendo noi qua al presente pacificamente, nè havendo bisogno condurre gente, non vediamo ordine poterli gratificare; et quando haremo a fare electione di simili persone, non mancheremo ricordarci di lui per causa di V. M. et demostreremo le commendationi sue non essere state vulgari.»
298.Gli Anziani gli risposero il 14 d'ottobre: «M.ceDom.eCi ritroviamo una di V. M.tiain commendatione di Hercole Saltarello gentile homo ferrarese, il quale desidereria essere electo capo di qualche cavallo leggeri o di fantaria in questa nostra città et indichiamo sia persona di buona qualità, integrità et experientia, poi che quella intercede per lui. Ma vivendo noi qua al presente pacificamente, nè havendo bisogno condurre gente, non vediamo ordine poterli gratificare; et quando haremo a fare electione di simili persone, non mancheremo ricordarci di lui per causa di V. M. et demostreremo le commendationi sue non essere state vulgari.»
299.Dall'Arch. de' Frari in Venezia. Reg. n. 24,Terra, 1525-27, a carte 227-28, riprodotta nella sua originale ortografia.
299.Dall'Arch. de' Frari in Venezia. Reg. n. 24,Terra, 1525-27, a carte 227-28, riprodotta nella sua originale ortografia.
300.Veggasi in questo vol. la LetteraXIII, p. 26.
300.Veggasi in questo vol. la LetteraXIII, p. 26.
301.E cioè due volte a Milano e quattro a Venezia a tutto il 1526, sebbene una di Venezia 1524 porti sul frontispiziocon licentia del ditto autore.
301.E cioè due volte a Milano e quattro a Venezia a tutto il 1526, sebbene una di Venezia 1524 porti sul frontispiziocon licentia del ditto autore.
302.Allude a una terza edizione originale che l'autore fin dal 1527 proponevasi di fare del suo poema e che venne soltanto in luce a Ferrara per Francesco Rosso da Valenza adì 1º ottobre 1532, in-4, di nuovo corretto e ampliato di sei altri canti, come si è già avvertito.
302.Allude a una terza edizione originale che l'autore fin dal 1527 proponevasi di fare del suo poema e che venne soltanto in luce a Ferrara per Francesco Rosso da Valenza adì 1º ottobre 1532, in-4, di nuovo corretto e ampliato di sei altri canti, come si è già avvertito.
303.More veneto, corrispondente al 7 genn. 1528. L'Ariosto avendo tardato sino al 1532 a far uso di questo rinnovato privilegio venetoapprovato dal Consiglio di Pregadi, il Furioso seguitò a ristamparsi senza utilità dell'autore, che morì il 6 giugno 1533.
303.More veneto, corrispondente al 7 genn. 1528. L'Ariosto avendo tardato sino al 1532 a far uso di questo rinnovato privilegio venetoapprovato dal Consiglio di Pregadi, il Furioso seguitò a ristamparsi senza utilità dell'autore, che morì il 6 giugno 1533.
304.Veggasi laSatiraVII dell'Ariosto diretta al Bembo ove con più efficacia raccomanda il figlio Virginio.
304.Veggasi laSatiraVII dell'Ariosto diretta al Bembo ove con più efficacia raccomanda il figlio Virginio.
305.Dall'Archivio di Stato in Milano. Favoritami dal chiarissimo signor soprintendente comm. Cesare Cantù.
305.Dall'Archivio di Stato in Milano. Favoritami dal chiarissimo signor soprintendente comm. Cesare Cantù.
306.Oratore Estense presso il duca di Milano.
306.Oratore Estense presso il duca di Milano.
307.Riportata in fine del volume fra iPrivilegi per la stampadell'Orlando furioso.
307.Riportata in fine del volume fra iPrivilegi per la stampadell'Orlando furioso.
308.Conte Massimiliano Stampa.
308.Conte Massimiliano Stampa.
309.Lettera di qualche importanza per l'intenzione manifestata dall'Ariosto di dare alle stampe altre sue cose oltre il poema che venne in luce nell'ottobre di quest'anno con l'aggiunta di sei canti; benchè la morte che il sorprese l'anno seguente non gli lasciasse tempo neppure di dar principio all'effettuazione di questi suoi pensieri. (G. Campori).
309.Lettera di qualche importanza per l'intenzione manifestata dall'Ariosto di dare alle stampe altre sue cose oltre il poema che venne in luce nell'ottobre di quest'anno con l'aggiunta di sei canti; benchè la morte che il sorprese l'anno seguente non gli lasciasse tempo neppure di dar principio all'effettuazione di questi suoi pensieri. (G. Campori).
310.Quartesana e Recana, due villaggi del Ferrarese, dove la casa Strozzi aveva molti poderi. (Barotti).
310.Quartesana e Recana, due villaggi del Ferrarese, dove la casa Strozzi aveva molti poderi. (Barotti).
311.Alessandra Strozzi vedova Benucci sposata dall'Ariosto secretamente per non perdere i suoi benefici ecclesiastici. Veggansi in fine del volume sette Lettere scritte o dettate quasi sempre dall'Ariosto a nome di Alessandra.
311.Alessandra Strozzi vedova Benucci sposata dall'Ariosto secretamente per non perdere i suoi benefici ecclesiastici. Veggansi in fine del volume sette Lettere scritte o dettate quasi sempre dall'Ariosto a nome di Alessandra.
312.Il segretario e biografo del duca Alfonso, Bonaventura Pistofilo, più volte ricordato.
312.Il segretario e biografo del duca Alfonso, Bonaventura Pistofilo, più volte ricordato.
313.Letterato e dotto in molte discipline, segretario del marchese di Mantova, nominato al canto XLII delFurioso(G. C.).
313.Letterato e dotto in molte discipline, segretario del marchese di Mantova, nominato al canto XLII delFurioso(G. C.).
314.Camorra, per Camurra alla sanese, o Gamurra alla fiorentina. Veste di panno da donna. (Barotti).
314.Camorra, per Camurra alla sanese, o Gamurra alla fiorentina. Veste di panno da donna. (Barotti).
315.Dell'ediz. di Ferrara per Francesco Rosso da Valenza, colla data del primo ottobre 1532, in-4.
315.Dell'ediz. di Ferrara per Francesco Rosso da Valenza, colla data del primo ottobre 1532, in-4.
316.Dall'Arch. Gonzaga in Mantova, e pubblicata la prima volta dal signorAless. LuzionelGior. Storico della letter. ital., anno I, 1883, vol. II, p. 167.
316.Dall'Arch. Gonzaga in Mantova, e pubblicata la prima volta dal signorAless. LuzionelGior. Storico della letter. ital., anno I, 1883, vol. II, p. 167.
317.Detta poiLa Scolasticada Galasso e Virginio Ariosto che la terminarono.
317.Detta poiLa Scolasticada Galasso e Virginio Ariosto che la terminarono.
318.Questa minuta di Lett. manca della data e della firma. L'ho giudicata dei primi di maggio 1510, quando l'Ariosto fu spedito in Roma a cercar favore e discolpe al card. Ippolito, accusato di essersi intruso nell'Abbazia di Nonantola dopo la morte del cardinale Cesarini, e di aver forzato quei monaci ad eleggerlo Abbate; di che il papa sdegnato minacciava fargli contro un processo.
318.Questa minuta di Lett. manca della data e della firma. L'ho giudicata dei primi di maggio 1510, quando l'Ariosto fu spedito in Roma a cercar favore e discolpe al card. Ippolito, accusato di essersi intruso nell'Abbazia di Nonantola dopo la morte del cardinale Cesarini, e di aver forzato quei monaci ad eleggerlo Abbate; di che il papa sdegnato minacciava fargli contro un processo.
319.L'Ariosto ebbe tre benefici eccles. dal card. Ippolito, ma essendosi rifiutato di seguirlo in Ungheria ne perdè la grazia, e dovette rinunciarne due nel 1517. Forse per queste recenti Lettere a favore di Lodovico, e perchè dato in società di un Costabili, venne per convenienza conservato nel beneficio di Milano, che fruttavagli «il terzo Di quel che al notar vien d'ogni negozio.»Sat.II.
319.L'Ariosto ebbe tre benefici eccles. dal card. Ippolito, ma essendosi rifiutato di seguirlo in Ungheria ne perdè la grazia, e dovette rinunciarne due nel 1517. Forse per queste recenti Lettere a favore di Lodovico, e perchè dato in società di un Costabili, venne per convenienza conservato nel beneficio di Milano, che fruttavagli «il terzo Di quel che al notar vien d'ogni negozio.»Sat.II.
320.Ricordate più volte nelle LettereLIV,LXXIIeLXXXIecc.
320.Ricordate più volte nelle LettereLIV,LXXIIeLXXXIecc.
321.Il duca approvava questa grida dirigendo all'Ariosto la Lettera che qui si riporta, poichè le nuove proposte di compensi per cattura e giudicatura de' banditi vengono a formarne il complemento. Segue indi l'autenticazione notarile che l'Ariosto fece farvi.«M. Lud. Noi avemo avuto la lettera vostra dì 27 del passato, per la quale avemo inteso come in esecuzione di quel che vi avemo commisso, avete fatto ardere la casa di quel Genese che occise a' dì passati il conte Giovanni da S. Donnino, di che vi commendiamo, e per questa nostra approviamo e confirmiamo la grida che avete fatto publicare contra quelli che dànno ricetto a' banditi, e vi diamo piena libertà che procediate alla esecuzione contra qualunque contraffacesse, secondo la comminatoria apposta in detta grida, come parrà a voi; alla prudenza e discrezione del quale ci riportiamo.«E perchè li banditi abbino causa di star più dalla lunga, e li officiali ed esecutori di far più volentiera e con più diligenza l'officio loro in cercar di avere nelle mani li delinquenti e punirli, vorressimo da mò innanzi il Capitano de' Balestrieri avesse per la cattura d'ogni bandito in pena capitale quattro ducati, e ciascuno balestriero un ducato, e il Cap. della Ragione che commettesse la esecuzione della giustizia avesse quattro ducati, la qual spesa si dovesse pagare in comune, perchè per comune benefizio avemo pensato questa ordinazione. Fate dunque congregare il Consiglio generale, e proponete la cosa, facendo intendere a quelli nostri dilettissimi sudditi la causa che ci move, ed esortandoli a contentarsi di fare la detta spesa; attento che è da credere che li banditi si guarderanno di praticare in quella nostra provincia per non essere presi, come intendino che sia posto questo ordine, e conseguentemente essa spesa si averà da pagare di rado; e se pur si pagherà spesso, purgherà essa provincia; e così non può il detto ordine essere se non utile, partorire buon frutto a l'uno e a l'altro modo: e se essi uomini se ne contenteranno, come credemo, fate che 'l si registri, e che si ponga in osservanza, e daretene avviso; e se a voi e a' detti uomini paresse che si dovesse construire o maggior o minor mercede a' detti officiali ed esecutori, similmente daretene avviso. Bene valete.«Ferrariae, IV maij 1522.«Ego Laurentius filius q. providitoris Antonij a Porta de Castelnovo Carfignanae publicus Apostolica, Imperialique Auctoritate Notarius, de mandato Mag. D. Ludovici de Ariostis de Ferraria ducalis generalis Commissarij provinciae Carfignanae sup. proclama una cum suprascriptis litteris ducalibus de verbo ad verbum sicut in suis originalibus inveni exemplavi, nil addito vel diminuto quod sensum mutet, et quia facta diligenti auscultatione de ipsis exemplis ad eorum originalia sup. utraq. concordare inveni: idcireo in fidem praemissorum hic me subscripsi meisque solitis et consuetis signo et nomine autenticavi.»(l. ✠ s.)
321.Il duca approvava questa grida dirigendo all'Ariosto la Lettera che qui si riporta, poichè le nuove proposte di compensi per cattura e giudicatura de' banditi vengono a formarne il complemento. Segue indi l'autenticazione notarile che l'Ariosto fece farvi.
«M. Lud. Noi avemo avuto la lettera vostra dì 27 del passato, per la quale avemo inteso come in esecuzione di quel che vi avemo commisso, avete fatto ardere la casa di quel Genese che occise a' dì passati il conte Giovanni da S. Donnino, di che vi commendiamo, e per questa nostra approviamo e confirmiamo la grida che avete fatto publicare contra quelli che dànno ricetto a' banditi, e vi diamo piena libertà che procediate alla esecuzione contra qualunque contraffacesse, secondo la comminatoria apposta in detta grida, come parrà a voi; alla prudenza e discrezione del quale ci riportiamo.
«E perchè li banditi abbino causa di star più dalla lunga, e li officiali ed esecutori di far più volentiera e con più diligenza l'officio loro in cercar di avere nelle mani li delinquenti e punirli, vorressimo da mò innanzi il Capitano de' Balestrieri avesse per la cattura d'ogni bandito in pena capitale quattro ducati, e ciascuno balestriero un ducato, e il Cap. della Ragione che commettesse la esecuzione della giustizia avesse quattro ducati, la qual spesa si dovesse pagare in comune, perchè per comune benefizio avemo pensato questa ordinazione. Fate dunque congregare il Consiglio generale, e proponete la cosa, facendo intendere a quelli nostri dilettissimi sudditi la causa che ci move, ed esortandoli a contentarsi di fare la detta spesa; attento che è da credere che li banditi si guarderanno di praticare in quella nostra provincia per non essere presi, come intendino che sia posto questo ordine, e conseguentemente essa spesa si averà da pagare di rado; e se pur si pagherà spesso, purgherà essa provincia; e così non può il detto ordine essere se non utile, partorire buon frutto a l'uno e a l'altro modo: e se essi uomini se ne contenteranno, come credemo, fate che 'l si registri, e che si ponga in osservanza, e daretene avviso; e se a voi e a' detti uomini paresse che si dovesse construire o maggior o minor mercede a' detti officiali ed esecutori, similmente daretene avviso. Bene valete.
«Ferrariae, IV maij 1522.
«Ego Laurentius filius q. providitoris Antonij a Porta de Castelnovo Carfignanae publicus Apostolica, Imperialique Auctoritate Notarius, de mandato Mag. D. Ludovici de Ariostis de Ferraria ducalis generalis Commissarij provinciae Carfignanae sup. proclama una cum suprascriptis litteris ducalibus de verbo ad verbum sicut in suis originalibus inveni exemplavi, nil addito vel diminuto quod sensum mutet, et quia facta diligenti auscultatione de ipsis exemplis ad eorum originalia sup. utraq. concordare inveni: idcireo in fidem praemissorum hic me subscripsi meisque solitis et consuetis signo et nomine autenticavi.»(l. ✠ s.)