LETTERE SCRITTE DA LODOVICO ARIOSTOA NOMEdi Alessandra Benucci vedova Strozzi[329]

LETTERE SCRITTE DA LODOVICO ARIOSTOA NOMEdi Alessandra Benucci vedova Strozzi[329]

A Lorenzo Strozzi

in Firenze.

in Firenze.

Magnifico M.rLorenzo mio onorand.oCon mio gran dispiacere mi ha detto Goro da parte vostra ch'io faccia provisione di mandar a torre mie figliuole, altrimente voi me le manderete infin qui. Io non so chi vi mova a dir questo, perchè se quel monasterio ove sono ha mal governo, la colpa non è mia: e se Tito lor padre vi le messe quando eran più fanciulle, lo fece contra mia volontà; ma esso poteva sforzare me e loro insieme, chè sempre io dubitai di questo che ora mi avviene, che serianoallevate con poco timore e non com'erano state allevate da me insino a quel dì e siccome io allevai l'altra che qui mi rimase, la quale poi ho messa per mezzo della Regina di Napoli che sta a Ferrara in un monasterio in Mantoana, il quale è stato fondato da Madonna Antonia sorella di detta Regina: e per la bona creanza che avea avuta quella fanciulla da me, vi andò e vi sta volentieri e ogni volta ch'i'ho novella di lei ne ho grandissima consolazione. Ma ben tutto il contrario mi accadde di queste altre due, che sempre ho da sentire di loro cosa che mi dispiace, e tanto più mi dispiace quanto vi posso meno pigliar rimedio, chè se io fussi stata più appresso non arieno l'arroganza di dire e di fare a lor senno come hanno, e molte volte mi serei transferita a Fiorenza se io avessi possuto; ma parte il non avere il modo, e parte il non aver compagnia con chi io possa venir con mio onore, mi ha ritenuta contra la mia volontà: e sarei venuta con Madonna Costanza Salviata, ma la mia disgrazia volse che mi trovava in letto inferma, come vi può sua Signoria render vera testimonianza. Ma se io dovessi ruinarmi di questo poco che mi resta e venir sola, delibero ogni modo di venir questa prossima quaresima; e benchè io creda che la mia venuta serà di poco utile perchè hanno già presa la briglia con li denti e bisognarìa maggior prudenzia e maggior autorità della mia a reprimer l'audacia nella quale sono infistolite per il mal governo che hanno avuto: non di meno io farò a loro e a tutti li altri cognoscere che non hanno da sperar alcunacosa meglio per tornare a Ferrara, perchè di quel di suo padre non rimase tanto che avesse potuto a me e ad essi figliuoli far le spese tutto uno anno. E perchè Goro mi ha detto ancora che voi e alcuni altri avete opinione che Tito si ritrovasse gran quantità di denari, Dio volesse che fosse stato il vero, ch'io non arei patito li disagi che ho patito e patisco tuttavia, e averei potuto locar meglio la mia brigata che io non ho fatto e non arei consumato dieci anni del fiore della mia etade, come ho fatto in viduità, subietta a mille iudicii temerari, come spesso accade alle povere forastiere che non hanno da sè nè hanno parenti a chi rivolgersi; ma Mess. Guido Strozza è bonissimo testimonio se io trovai quantità di denari a Tito, che mentre il poveretto era amalato, esso ebbe la chiave di ciò che era in casa, e sa che non ci trovò tanti denari che lo potesse far seppellire senza il suo aiuto, e sa quante massarizie di casa mi fu forza a vendere se io volsi pagare la cera della sepoltura e quello che si era tolto dalla speciaria per la sua infermità; ed esso e Madonna Simona sua mogliere sanno quello che mi hanno dato e danno tuttavia, chè se essi non fussino non so come avessi possuto vivere e come allevare la povera famiglia che mi era rimasa: chè se io avessi avuto da me, non sarei stata così da poco ch'io avessi voluto andare alla mercede di altri. E perchè mie figliuole non stimino ch'io abbia tanta roba in casa che vendendola si possan cavare le doti da maritarle, io mando loro lo inventario di tutto quello che io mi trovodel loro padre. Ora lo esaminino e veggano se fra sei che sono, partendo questa roba, se ne può cavare tanto tesoro che elle si possino maritare o intrare in uno monasterio che lor piaccia più di questo ove la lor disgrazia e la poca prudenzia del padre le fece intrare. A quanto Goro mi ha detto, che voi le manderete in qua, rispondo ch'io credo che Goro abbia detto più che non avea commissione da voi; pure se vi par vergogna che essendo elle delli Strozzi voi ve le veggiate in su gli occhi in un monasterio che non ha quel governo che serìa conveniente, pensate che nè anco questi altri Strozzi da Ferrara vorranno questa vergogna che serìa molto maggiore della vostra, che fusson cavate d'un monasterio da Fiorenza e mandate a Ferrara, perchè tutto il mondo dirìa che per qualche loro gran fallo fusson rimandate a casa. E messer Guido dice che se voi le manderete, ben saranno qui delli cavalli da rimandarle indrieto: ma, come ho detto, non credo che siate per far questo, chè se lo onore di casa vostra vi move, serà molto più onore a pigliarvi cura, avendo come avete il Papa parente ed amico, di far metter l'osservanzia, vogliano o non vogliano quelle monache, e dar loro miglior governo. Questo mi par che serà più vostro onore che di fare a me questa ingiuria e questo scorno, che non credo di averlo meritato con voi, nè anco Tito lo meritò che alla sua memoria poniate questa macchia, nè anco li Strozzi di questa terra debbono essere in sì poco conto appresso di voi che debbiate lor fare questo dispiacere. E semie figliuole seranno renitente ad accettar la osservanzia o a far alcun'altra opera, ben sono delle carceri e delli altri modi da castigarle, meglio ora che sono donne fatte che non sono state castigate da fanciulle. Io vi prego cogli altri Strozzi insieme che abbiate compassione a queste povere orfane, se bene esse non cognoschino il suo bene nè il suo male, perchè levandole donde ora sono, sereste causa che andassino al disonore del mondo. Se voi sapessi il grado e le necessitadi in ch'io mi trovo avereste a me compassione ancora; e mi vi raccomando.

In Ferrara, a li 5 di ottobre 1525.

Alessandra Strozza.

Alessandra Strozza.

Fuori —Al Mag.comio onor.moMess. Lorenzo Strozzi, in Firenze.

A Giovanfrancesco Strozzi

in Padova.

in Padova.

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Io ebbi a questo dì una di V. S., la quale mi è stata cara per intender di quella: ma non che per sollecitarmi o ricordarmi della vostra cosa mi fosse di bisogno; perchè io non l'ho meno a côre, che se fosse particolarmente a mio grande utile, e mai non mi accade occasione di parlarne, ch'io non lofaccia con quella fede che mi par che mi sia debita. Ma circa questo non possiamo più stringere messer Guido[330]di quello che voglia essere stretto; il quale per modo alcuno non vuol che si parli di maritar quest'ultima figliuola, finchè non si sia disbrigato di quelle che già ha maritate, e che la Isabella non sia messa nel monasterio: la quale vi doveva esser posta fin all'Ognissanti passato, e la dote e le masserizie che le bisognano tutte sono in ordine: ma ella da quel tempo in qua è sempre stata inferma, e molte volte in pericolo di morte, e tuttavia sta male: sicch'ella è gran causa che non si può venire a risoluzione alcuna. Ben questo vi affermo, che negli Strozzi da Fiorenza non ha disegno alcuno; e, per certe occorrenze, è tanto mal satisfatto da loro, che non li può sentir nominare. Questo è quanto vi posso dire. Io ho buona speranza, e questa medesima posso offerire a voi. Io son sana, Dio grazia. Messer Guido e il conte Lorenzo[331]piateggiano gagliardamente circa la casa che il scrittor di questa[332]dice che vi parlò a Venezia: il quale sta bene, ed a V. S. si raccomanda, e non mancherà di fare il debito suo sempre che verrà l'occasione. Altro non occorre. A V. S. miraccomando, e la ringrazio di quanto mi ha scritto di Tito mio.

Da Ferrara, 22 ianuarii 1531.

Di V. S.,Alessandra Strozza.

Di V. S.,Alessandra Strozza.

Fuori —Al magn. Mess. Giovanfrancesco de' Strozzi, a Padova.

Al medesimo

Questa sarà in risposta di tre lettere di V. S.; alle quali, fuorch'una ch'io le scrissi di villa, non ho possuto risponder prima, perchè dopo il mio ritorno non sono mai stata ferma, ma andata di qua e di là, come carnovale. Alla prima, nella quale Ella mi dava commissione di far fare quelli drappeselli, non potei satisfare, perchè mi fu data tra via quando io andavo in villa; e non mi trovando io quì, se ben ci avessi scritto, non avrei possuto far cosa buona: ma tosto ch'io son ritornata, gli ho fatto fare, e pel primo che m'accada sufficiente, ve li manderò. Aveva anco ordinato il velo per la Madonna; ma il cancelliero del signor Alessandro mi ha detto da parte di V. S. ch'io non lo faccia far più, e terrò li danari per li drappeselli. Il medesimo che diede la lettera di V. S. al capitano Batistino, la diede ancora al conte Lorenzo; e perchè ho inteso che 'l conte Lorenzo dice che non l'ha avuta, sappiate che dice le gran bugie.

Io ho inteso delle nozze ch'avete fatte; delle quali ho preso tanto contento, quanto di cosa ch'io avessi potuto udire. Così Dio faccia che sieno felici e fauste, e che fra pochi giorni io senta che si faccian l'altre di madonna Lucrezia, e quelle di V. S. Circa che vi dolete che il Cancelliero di questa[333]fosse ammalato a Padova e V. S. niente ne seppe, V. S. sappia, che quando gli venne alli bagni la prima febbre, accadette che vi si trovò il cavaliero degli Obici, e lo pregò che venisse a Padova ad alloggiar seco finchè fosse risanato; e tanto lo persuase, che lasciò di venire a Ferrara, come avea prima deliberato, e andò a Padova, dove ebbe un'altra febbre, che fu terzana. Ed avendo egli disegnato, risanato che fosse, di star qualche giorno in Padova, dove avria visitato V. S. e gli altri suoi amici, sopraggiunse il signor Duca, e lo menò seco a Vinegia, che ancora era debole e non ben guarito, sicchè gli mancò il tempo di far quello ch'era il debito suo: e però V. S. lo scusi. S'un'altra volta gli accadesse a venire in quelle parti, rifarìa questo dove ora par che sia mancato; ed a V. S. molto si offerisce e raccomanda.

Il lino ebbi; del quale, oltra quello che di villa io le scrissi, senza fin la ringrazio, e per amor suo me lo goderò; ancora che mi pare che dovea bastare, chè l'anno passato V. S. me ne donò. Così mi pare che la si voglia far mia feudataria. Alla quale mi raccomando sempre, e la priego che damia parte abbracci la madonna sua madre, e sue sorelle; e all'una e all'altra senza fin mi raccomando, e s'io posso lor far servizio, che senza rispetto mi comandino, c'ho gran piacere e desiderio di far lor cosa grata.

Ferrara, 26 ottobre 1531.

Di V. S.,Alessandra Strozza.

Di V. S.,Alessandra Strozza.

Al medesimo[335]

Magn.oM. Giovan Franc.oqual fratello hon. Heri sera hebbi una de V. S. del primo dell'instante, per la qual ho visto quanto quella me scrive, precipue del Mag.coAriosto. Non ve pigliati admiration alcuna se non ve ho scritto, rispetto che aspetava scrivervi una gran nova de sua Sig.riae al presente ve la notifico, qualmente ditto M.coAriosto è statto alquanti giorni con la Excell.tiadello Ill.oSig.rMarchese del Guasto, et al partir suo glià donati D. 100 d'intrata all'anno per lui e per sui heredi, et gli ha donato un lapis lazari belissimo legato in oro cum una catena d'oro e una crosetta cum Iesù Christo d'oro. In vero che è una cossa belissima da veder, sì che per hora sua Sig.riase ritrova qua in Ferrara sano e molto contento di questo dono che il prefatto S.rMarchese gli à donato. Quanto al sposalitio della Mag.camadonna vostra sorella, certo io ne ho hauto tanto apiacer quanto fusse stata una mia sorella, e tanto più quanto mi è stà riferto per il Canc.rodello Ill.oS.rAlessandro Fregoso, qual mi ha dimostrato esser una delle bellissime spose habbia mai visto, e il simile della bona gratia c'haveva sua S.riadell'andar fora di casa, maxime de belissimi gesti e movezi che quella tien in sua persona. Et etiam di quello Mag.cosposo, giovine, galante, cortese; cossa che in verità non desidero altro, et ne non è mai giorno che non prego l'altissimo Dio che li conserva tutti doi in eterno nella sua contenteza: et credo che ogni giorno se troveranno più contenti l'uno per l'altro.

Quanto alli drapeselli, io ve li mando per uno de quelli del S.rAlessandro, e non ve pigliati admiration niuna se son statta tarda a mandarli per amor de quello nostro non se trovava qua in la terra.[336]Il Mag.coMess. Guido Strozo se alegra molto del sponsalitio della Mag.casorella di V. S. et molto se arecomanda, e il simile fa il M.comess.Ludovico Ariosto. Il M.coM. Guido à fondate tutte le sue possessioni da Rechan: del resto stiamo benissimo. Altro per ora non mi occorre, se non ch'a V. S. cum tutti di casa humilmente mi offero: et ribasandovi la man, a quello M.cosposo e la sposa fazo il medemo.

Da Ferrara, alli XVI novembrio MDXXXI.

Di V. S.

Come sorella,Alessandra Stroza.

Come sorella,Alessandra Stroza.

Al medesimo

a Villabona.

a Villabona.

Magnifico messer Giovanfrancesco. Oggi abbiamo avuto una vostra de' quattro di questo. Non accade a far altra scusa perchè non v'avemo prima scritto: volevamo prima aver la vostra, ch'ogni modo aspettavamo d'aver oggi; e domani, o avendola o non avendola, vi volevamo scrivere per le navi. Voi intenderete che 'l magnifico vostro suocero è senza febbre già cinque dì sono, ma tanto fiacco che par non si possa riavere; e per disgrazia che facesse qualche disordine e che ricadesse, avrei poca speranza nei fatti suoi: e per questo io vi conforto ad accelerarvi più che potete di venir alla conclusione; ch'almanco al fin d'agosto siate in questa terra ben espedito d'ogni cosa. Messer Bonaventura[337]mi ha detto questa mattina, che di dì in dìaspetta la dispensa. Se voi avessi così dal canto vostro in ordine il resto, si farìa poco indugio per la dispensa.

Noi credemo di mandarvi il disegno del ricamo della veste morella: pur non lo promettiam certo. Nella veste anderanno ventisei braccia di raso, e nelle sottomaniche due, che faranno ventotto; e nulla manco, per esser grande come ella è. Io non so la quantità dell'oro che v'andrà. Io so ben che madonna Beatrice Gualenga se ne fe' ricamar una questo carnevale, e fece le cordelline d'oro e di seta, e vi si messero due libre d'oro, che messer Guido le mandò a tôrre a Fiorenza. Credo che facendosi queste d'oro schietto, non ve n'andrà meno di tre libre, perchè hanno da esser cordelle, e non cordoni, che mostrano più ricco e più bello. Io vi conforto a non guardare un poco più o un poco meno: chè quando si ha da far una spesa, si vuol far magnifica, o lasciarla stare. Mi piace che abbiasi trovato il velluto rizzolino, che sia bello. Similmente per le sottomaniche bisogneranno ventotto braccia. Circa gli scuffiotti, mi piace che ne facciate fare uno morello e d'oro, massimamente che si confarà con la veste; e così vorrei che l'altro fosse rizzolino e d'oro, essendo l'altra camorra così fatta, cioè rizzolina. La consorte vi prega che siate contento, che facendole una camorra bianca, ch'anco abbia uno scuffiotto bianco e d'oro; e tanto più quanto ella sta molto bene col bianco. Io vi avvertisco a cercar oro sottile, che farà tanto più bello lavoro. E se voi mi rimetterete queste robe,si terrà conto e del numero e del peso, sicchè non ne sarete fraudato d'un ferlino;[338]e quando la veste sarà messa insieme per mandarla al ricamatore, io la peserò; e la peserò di nuovo quando il ricamatore me la ritornerà: e la farò lavorare tanto secretamente, che non si saprà; sicchè parerà poi, che voi l'abbiate mandata da Padoa bella e fatta. Altro non accade. Abbiamo fatte le vostre raccomandazioni. Il suocero, la consorte, e la cognata e noi senza fine ci raccomandiamo a Vostra Signoria.

Ferrariae, 5 iulii 1532.

Vostri,Alessandra Strozzied il suo Cancelliere.

Vostri,Alessandra Strozzied il suo Cancelliere.

A madonna Lucia Strozzi

Molto magnifica madonna onoranda. Io avvisai a questi dì al magnifico figliuolo di V. S. del male del Messer, e poi come era guarito, anzi era andato due volte o tre fuori di casa. Ma dipoi è ricaduto, e ieri ebbe una gran febbre. Mi è paruto mio debito di darne avviso; e perch'io non so dove messer Giovanfrancesco si ritrovi, ho voluto darne avviso a V. S., la quale sarà contenta di avvertirlo, che fin che 'l Messer non è ben sano, stia in loco dove possiamo sapere di lui per avvisarlo, sebisognerà. Alla quale mi raccomando, ed insieme a madonna Lucrezia, per infinite volte.

Ferrariae, 18 iulii 1532.

Quanto ubbidiente figliuola di V. S.,Alessandra Strozzi.

Quanto ubbidiente figliuola di V. S.,Alessandra Strozzi.

Fuori —Alla molto Magn. come madre onor. mad. Lucia moglie già del Mag. Mess. Carlo de' Strozzi. — A Padova.

A Giovanfrancesco Strozzi

(Il magnifico Ambasciator di Ferrara sia contento di fare ch'abbia recapito fedelmente).

Messer Giovanfrancesco mio onorando. Credo che per un'altra mia avrete inteso (la quale, non sapendo ove voi fossi, aveva indirizzata alla magnifica vostra madre) come messer Guido era ricaduto, e per questo vi facevo più fretta di dare espedizione alle vostre faccende, per attender a questa. Ora vi significo come, ancora che 'l male se gli sia molto alleggerito, e speramo che tosto riaverà la sua sanità, pur non è uscito ancora del letto; ed appresso, voi intenderete che 'l signor Duca nostro l'ha eletto per commissario di Romagna, dove avrà da trasferirsi con tutta la sua famiglia tosto che sia guarito. E per questo mi parrebbe che se ben la causa delli Calcagnini v'importa, la metteste da parte un poco per attendere a dar espedizione a questa; sicchè,innanzi che messer Guido si partissi di questa terra, voi avessi sposata vostra mogliere, e che voi fossi sicuro che la pratica non vi potesse esser turbata. Chè sebbene il signor Duca è rimaso satisfatto da messer Guido, il figliuolo non cessa di fargli dar delle battaglie; e sempre mai in tutte le cose l'avvenire è pericoloso: onde, per tutti i rispetti, sarà bene che cercate l'espedizione; ed io son quasi in animo, senza aspettar altra vostra risposta, di mandarvi il Sivero con uno sarto, acciò che si possa far tagliare quei panni.

Oltre di questo poi, avete a sapere, ch'espedita che sia questa cosa, non vi accaderà di provvedervi di casa altrimente; perchè, mentre che messer Guido starà in quell'officio di Romagna (che non potrà esser meno di due anni), voi potrete goder la casa di questa terra: in questo mezzo, con vostra comodità, provvedervi d'un'altra casa, dove vi possiate ridurre quando esso ritornerà. A questi dì esso disse al Cancelliere di questa, che vi scrivesse che a lui pareva che facessimo opera di comprar la casa di quei giovini de' Trotti da Santa Maria del Vado; ch'ogni modo non vi mancherà mai a chi venderla pel prezzo che voi l'aveste comprata: e le gabelle del comprare e del vendere non costeranno quanto gli affitti di quella o d'un'altra casa che voi toleste a pigione. Egli non ve ne scrisse altrimente, perchè tosto di poi successe quest'altra cosa, per la quale potrete avere una casa ottima senza pagarne pigione, pur che vegnate a capo di quanto avete a fare: ed io n'ho già parlato a messerGuido, e l'ho trovato di modo disposto, che spero che sarà contento di lasciarvi in casa. Ma non cesserò di dire e ridire, e importunar tanto che o volontieri o suo malgrado lo farà ogni modo; ma per quello ch'io n'ho finora, credo che lo farà volentieri.

Circa l'oro, io vi dico, che senza dubbio quello di Fiorenza sarà migliore; ed io, senza aspettare altro avviso da voi, ho fatto scrivere a Fiorenza, e quest'altra settimana sarà quì. Non accade altro se non che mandate trentatrè ducati d'oro per pagarlo: se costerà più o meno, se ne terrà buon conto. Io credo di mandarvi un altro disegno della veste; ma non l'ho potuto ancor aver dal maestro. A me piace più del primo; e l'uno e l'altro non è stato più visto: ed io, senza che voi me lo ricordassi, non farei fare una simil cosa che fosse stata vista indosso ad altri. Ho parlato con la consorte; la quale, prima, si vi raccomanda per infinite volte. Circa li ventagli, quel dal manico d'oro vorria che fosse di penne morelle gialle, alla similitudine della veste; l'altro dal manico bianco fosse anco di penne bianche. Le sottane, ne vorrìa una di raso incarnato, listata di tela d'oro, o di quello che piacerà a voi; l'altra di velluto alto e basso, di colore che parrà a voi: e così d'ogni cosa si rimette al parer vostro; chè tutto quello che piacerà a voi, piacerà a lei ancora. Del raso bianco, qui non se ne trova braccio, ch'io n'ho fatto cercar per tutto: bisognerà che mandiamo a Bologna, non vi piacendo di quello di Venezia. Della seta chermesina ch'avevo domandata, non la vorreipiù; ma in quel cambio, due onze di morella, ch'abbia il chermisino, che non perda il colore a lavarsi; e quattro onze d'oro, che sia sottile e ben coverto. Lo potrete far vedere a persone che se n'intendano, perchè vorrei far un colletto al modo della veste: e mandatelo presto, perchè si possa cominciar a lavorare; chè in queste cose bisogna mettere assai tempo. Oltra quello che vi scrisse madonna Alessandra, il Cancelliero vi conforta di espedirvi tosto, perchè sempre fu pericolo nell'indugio. E l'uno e l'altro, e prima la consorte e messer Guido senza fine vi si raccomandano.

Ferrariae, 23 iulii 1532.

Vostra,Alessandra Strozza.

Vostra,Alessandra Strozza.

Fuori —Al Magn. Messer Giovanfrancesco de' Strozzi, a Venezia.

Al medesimo

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Per lo messo di Vostra Signoria ho avute tutte quelle cose ch'ella mi scrive di mandarmi per lui. E prima, circa i danari, ho fatto che ser Iacomo Ziponaro gli ha portati al mercadante, e satisfattolo, e fattosi render lo scritto, il quale vi rimando; ed esso ser Iacomo di questo scriverà a V. S. più a pieno. Circa la corona e le perle e le altre coseche 'l vostro messo dovea portare a Lugo[339]a madonna Leona,[340]ci è parato di non lasciarle andar più inante; perchè Lugo si trova da questo tempo tutto allagato dintorno, e non vi può andare se non chi molto sia pratico della strada, e molto peggio persona a cavallo: e oltre a questo, tutto il paese è pieno di cavalli e di fanteria dell'imperatore,[341]che starebbe a pericolo di essere rubato. Io ho mandate le lettere: le cose ho ritenute appresso di me, cioè il zebelino, la corona, le perle da orecchie, le pantofole e l'ufficio. Come mi occorra messo fedele e sufficiente, e che si possa andare intorno, gliene manderò: intanto saprà ella che sono appresso di me. Della catena che avete mandata a me, molto riferisco grazie a V. S., ancora che non accadèa di pigliare adesso questo disconcio, non vi ritrovando meglio in danari di quello che vi dovete trovare; chè sempre si potèa fare. Io la salverò così a nome vostro come a mio, chè non meno ne porrete disporre, come se fosse in man vostra. Ben vi avvertisco e priego che non parliate di avermi fatto questo dono; perchè se venisse all'orecchie di vostra suocera, nè voi nè io avressimo mai più pace con lei. Io la terrò molto bene occulta, nè altri saprà ch'io l'abbia, che voi e il Cancellier di questa.

Circa il servitore che V. S. mi scrive, quella saprà che dopo la partita vostra esso ha preso moglie: nondimeno esso è per venire volontieri; ma io non l'ho voluto mandare, se prima non vi ho fatto intendere questo termine in che egli si ritrova. La moglie che egli ha preso, è donna attempata e senza figliuoli, e gli ha dato una casa ed un casale, e sta così bene che non avrà bisogno del vostro. Lui commendo a V. S. per uomo fidatissimo e sufficiente: tuttavia farete in questo il parer vostro. Dell'Ebrèo io non vi scriverò altro, perchè il servitor vostro vi riferirà a bocca quello ch'iogli ho detto. Del vostro non venire in qua non solo vi escuso, ma vi laudo; chè mi maraviglio come possa alcuno andare intorno. Altro non occorre. Insieme col Cancelliere mi vi raccomando, e vi priego che a madonna vostra madre ed alla sorella mi raccomandiate.

Ferrara, 25 decembre 1532.

Di V. S.Alessandra Strozza.

Di V. S.Alessandra Strozza.


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