256.Appendice di documenti,n. 55.257.Dispacci dell'ambasciatore ferrarese in Francia, Manfredo Manfredi, al duca Alfonso, gennaio 1507.258.Lettere di Jeronimo Magnanini al suo signore Alfonso. Ferrara, dagli 11 al 22 aprile, nell'Archivio Este.259.Cæsaris Borgia Ducis Epicedium per Herculem Strozzam ad Divam Lucretiam Borgiam Ferrariæ Ducem. Nello Strozii Poetæ Pater et Filius. Parigi, 1530.260.VediGenealogia della Casa Borgia, del Cittadella.261.Lettera di Giulio Alvarotti dalla Francia, del 14 febbraio 1550. — Archivio di Modena.262.Campori,Una vittima della storia; Antonio Cappelli,Lettere di L. Ariosto, prefazione, pag.LXI. Vedi anche W. Gilbert,Lucrezia Borgia Duchess of Ferrara, vol. II, pag. 240 e seg.263.Di ciò egli diede nuova al marchese Gonzaga con lettera da Pesaro, 4 novembre 1505. — Archivio di Mantova.264.Gli Atti relativi a questi ultimi Sforza di Pesaro sono in copia nell'Archivio di Stato di Firenze: testamento di Giovanni Sforza del 24 luglio 1510; trattato di Galeazzo col legato papale del 30 ottobre 1512; testamento di Galeazzo del 23 marzo 1515; in Pesaro poi le tavole nuziali d'Isabella del 29 settembre 1520.265.«J'ose dire que, de son temps, ni beaucoup avant, il ne s'est point trouvé de plus triomphante princesse, car elle était belle, bonne, douce et courtoise à toutes gens.»Le Loyal serviteur, Histoire du bon Chevalier, le seigneur De Bayard, chap. 45.266.Il dispaccio dell'agente è nell'Archivio di Mantova.267.Gl'istrumenti nelLiber Arrendamentorum, già citato, provengono dalla Cancelleria di Lucrezia.268.Vedi Cittadella,Genealogia della famiglia Borgia, pag. 41 e seg.269.Pubblicate nell'edizione italiana dellaVita di Leon Xdel Roscoe, cap. VII, pag. 300 e seg.270.Cittadella,Albero genealogico, n. XXXI.271.Trovai gli Atti nell'Archivio di Stato di Firenze, fra le carte di Urbino, cl. I, div. C, fil. 14. — Giulia Varano nel 1534 sposò Guidobaldo II di Urbino, cui portò in dote Camerino. Ma colui dovette nel 1539 cederlo a Paolo III, che lo diede al nipote Ottavio Farnese.272.Dispaccio di Beltrando Costabili al duca Ercole. Roma, 7 marzo 1504.[273]273.Il dispaccio del Costabili è uno degli ultimi citati in questa storia. Dispacci e relazioni officiali di oratori, agenti, inviati e ambasciatori della Repubblica di Venezia, delle Corti di Ferrara e di Mantova, incontrammo sin qui ad ogni passo. I nomi dei Capello e Zorzi; dei Pozzi, Trotti, Manfredi, Seregni, Sacrato, Cartari, Saraceni, Bellingeri, Boccaccio, Carissimi e Costabili; dei Brognolo, Cataneo e Carola, e per la molta attività che spiegavano, e per la intera fiducia che meritamente godevano, hanno dovuto lasciare nel lettore gradita impressione. Quanto a noi, procedendo nella traduzione di questo libro, in verità ci parve mano mano formassero il più spiccato e più nobile contrapposto a un mondo ricchissimo e splendidissimo, senza dubbio, nelle forme, ma guasto nelle intime essenzialità della vita; a un mondo, ove ogni cosa, per sacra che fosse, cedeva spesso alla passione e all'interesse brutale, e ogni idea di moralità sembrava quasi del tutto ottenebrata, e carattere proprio degl'uomini pubblici era quello di non averne alcuno. Rimpetto a quel mondo sì profondamente commosso e tutto pieno d'instabilità negl'animi e in qualsiasi umana relazione, splende davvero di bella luce quella pleiade di uomini seriamente e costantemente devoti al dover loro e ai loro Stati, scrupolosi nel loro ufficio, fedeli ai Principi loro, cauti, oculati, attenti sempre, quanto alacri, abili ed esperti! E come quei che gli si affidarono, dovettero esser contenti de' segnalati servizii che n'ebbero e del modo onde furon resi! Nel dividerci da essi sia lecita questa parola che ne onori la memoria. Valga la fama di quegli uomini egregii a riabilitare, non fosse che in parte, il nome italiano in quell'epoca floridissima e tristissima insieme. Nè, da un altro lato, l'operosità e svegliatezza, onde fecero mostra, avrà forse contribuito poco a fondare quella reputazione di sagacia e d'avvedutezza che l'ingegno diplomatico degl'Italiani s'è acquistata. (Nota del Traduttore.)274.Documento nell'ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 7.275.Atto del 4 dicembre 1503, nell'Archivio suddetto.276.ArchivioSancta Sanctorum: istrumento del 1º aprile 1504.277.ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 5.278.ArchivioSancta Sanctorum, armadio VI, mazzo VI, n. 7.279.Appendice di documenti,n. 58.280.Testamento di Vannozza nell'Archivio del Campidoglio, cred. XIV, T. 72, pag. 305, negli Atti del notaio Andrea Carosi.281.Presso Marin Sanudo,Diario, vol. XXVI, fol. 135.282.Pubblicata nellaLucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, dello Zucchetti, pag. 21.283.Appendice di documenti,n. 59.284.Edita dallo Zucchetti, pag. 23.285.Edita dallo Zucchetti, pag. 23. Lo Zucchetti crede cheil ciliziodi Lucrezia non fosse la veste di crini, ma quel cordone che sogliono portare stretto e nascosto sotto gli abiti gli ascritti al Terziarato di San Francesco. Anche Dante deve averlo portato siffatto cordone.286.Devo alla bontà del signor Giulio Friedländer, direttore del Gabinetto numismatico di Berlino, una copia in gesso della medaglia colà esistente, e che è l'esemplare più perfetto tra quelli che se ne trovano (in Ferrara, Modena e Bologna). L'incisione è presa dal rame stesso, che il signor Friedländer fece disegnare pel suo scritto sulla medaglia di Lucrezia:Eine Schaumünze der Lucrezia Borgia von Filippino Lippi, ne'Berliner Blätter für Munz = Siegel= und Wappen = Kunde. Bd. III, Berlin, 1806. In quello scritto il lettore può vedere ciò che l'esimio Numismatico ha detto a proposito della medaglia e del tempo dell'impressione. Egli pensa che nel gennaio 1502 ne fu fatto in Bologna il modello in cera, che non venne poi eseguito che nel 1505, quando Lucrezia era divenuta di fatto duchessa di Ferrara.287.Le due medaglie si trovano nelTrésor de Numismatique et de Glyptique, II, pl. XXV, 2, e II, pl. XXIV, 1.288.Vedi Ugolini,Storia dei Duchi d'Urbino, cap. II, pag. 248.289.J. M. S. Daurignac,Histoire de S. Francois de Borgia, duc de Gandie, troisième General de la Compagnie de Jésus. Paris, 1863.
256.Appendice di documenti,n. 55.
256.Appendice di documenti,n. 55.
257.Dispacci dell'ambasciatore ferrarese in Francia, Manfredo Manfredi, al duca Alfonso, gennaio 1507.
257.Dispacci dell'ambasciatore ferrarese in Francia, Manfredo Manfredi, al duca Alfonso, gennaio 1507.
258.Lettere di Jeronimo Magnanini al suo signore Alfonso. Ferrara, dagli 11 al 22 aprile, nell'Archivio Este.
258.Lettere di Jeronimo Magnanini al suo signore Alfonso. Ferrara, dagli 11 al 22 aprile, nell'Archivio Este.
259.Cæsaris Borgia Ducis Epicedium per Herculem Strozzam ad Divam Lucretiam Borgiam Ferrariæ Ducem. Nello Strozii Poetæ Pater et Filius. Parigi, 1530.
259.Cæsaris Borgia Ducis Epicedium per Herculem Strozzam ad Divam Lucretiam Borgiam Ferrariæ Ducem. Nello Strozii Poetæ Pater et Filius. Parigi, 1530.
260.VediGenealogia della Casa Borgia, del Cittadella.
260.VediGenealogia della Casa Borgia, del Cittadella.
261.Lettera di Giulio Alvarotti dalla Francia, del 14 febbraio 1550. — Archivio di Modena.
261.Lettera di Giulio Alvarotti dalla Francia, del 14 febbraio 1550. — Archivio di Modena.
262.Campori,Una vittima della storia; Antonio Cappelli,Lettere di L. Ariosto, prefazione, pag.LXI. Vedi anche W. Gilbert,Lucrezia Borgia Duchess of Ferrara, vol. II, pag. 240 e seg.
262.Campori,Una vittima della storia; Antonio Cappelli,Lettere di L. Ariosto, prefazione, pag.LXI. Vedi anche W. Gilbert,Lucrezia Borgia Duchess of Ferrara, vol. II, pag. 240 e seg.
263.Di ciò egli diede nuova al marchese Gonzaga con lettera da Pesaro, 4 novembre 1505. — Archivio di Mantova.
263.Di ciò egli diede nuova al marchese Gonzaga con lettera da Pesaro, 4 novembre 1505. — Archivio di Mantova.
264.Gli Atti relativi a questi ultimi Sforza di Pesaro sono in copia nell'Archivio di Stato di Firenze: testamento di Giovanni Sforza del 24 luglio 1510; trattato di Galeazzo col legato papale del 30 ottobre 1512; testamento di Galeazzo del 23 marzo 1515; in Pesaro poi le tavole nuziali d'Isabella del 29 settembre 1520.
264.Gli Atti relativi a questi ultimi Sforza di Pesaro sono in copia nell'Archivio di Stato di Firenze: testamento di Giovanni Sforza del 24 luglio 1510; trattato di Galeazzo col legato papale del 30 ottobre 1512; testamento di Galeazzo del 23 marzo 1515; in Pesaro poi le tavole nuziali d'Isabella del 29 settembre 1520.
265.«J'ose dire que, de son temps, ni beaucoup avant, il ne s'est point trouvé de plus triomphante princesse, car elle était belle, bonne, douce et courtoise à toutes gens.»Le Loyal serviteur, Histoire du bon Chevalier, le seigneur De Bayard, chap. 45.
265.«J'ose dire que, de son temps, ni beaucoup avant, il ne s'est point trouvé de plus triomphante princesse, car elle était belle, bonne, douce et courtoise à toutes gens.»Le Loyal serviteur, Histoire du bon Chevalier, le seigneur De Bayard, chap. 45.
266.Il dispaccio dell'agente è nell'Archivio di Mantova.
266.Il dispaccio dell'agente è nell'Archivio di Mantova.
267.Gl'istrumenti nelLiber Arrendamentorum, già citato, provengono dalla Cancelleria di Lucrezia.
267.Gl'istrumenti nelLiber Arrendamentorum, già citato, provengono dalla Cancelleria di Lucrezia.
268.Vedi Cittadella,Genealogia della famiglia Borgia, pag. 41 e seg.
268.Vedi Cittadella,Genealogia della famiglia Borgia, pag. 41 e seg.
269.Pubblicate nell'edizione italiana dellaVita di Leon Xdel Roscoe, cap. VII, pag. 300 e seg.
269.Pubblicate nell'edizione italiana dellaVita di Leon Xdel Roscoe, cap. VII, pag. 300 e seg.
270.Cittadella,Albero genealogico, n. XXXI.
270.Cittadella,Albero genealogico, n. XXXI.
271.Trovai gli Atti nell'Archivio di Stato di Firenze, fra le carte di Urbino, cl. I, div. C, fil. 14. — Giulia Varano nel 1534 sposò Guidobaldo II di Urbino, cui portò in dote Camerino. Ma colui dovette nel 1539 cederlo a Paolo III, che lo diede al nipote Ottavio Farnese.
271.Trovai gli Atti nell'Archivio di Stato di Firenze, fra le carte di Urbino, cl. I, div. C, fil. 14. — Giulia Varano nel 1534 sposò Guidobaldo II di Urbino, cui portò in dote Camerino. Ma colui dovette nel 1539 cederlo a Paolo III, che lo diede al nipote Ottavio Farnese.
272.Dispaccio di Beltrando Costabili al duca Ercole. Roma, 7 marzo 1504.[273]
272.Dispaccio di Beltrando Costabili al duca Ercole. Roma, 7 marzo 1504.[273]
273.Il dispaccio del Costabili è uno degli ultimi citati in questa storia. Dispacci e relazioni officiali di oratori, agenti, inviati e ambasciatori della Repubblica di Venezia, delle Corti di Ferrara e di Mantova, incontrammo sin qui ad ogni passo. I nomi dei Capello e Zorzi; dei Pozzi, Trotti, Manfredi, Seregni, Sacrato, Cartari, Saraceni, Bellingeri, Boccaccio, Carissimi e Costabili; dei Brognolo, Cataneo e Carola, e per la molta attività che spiegavano, e per la intera fiducia che meritamente godevano, hanno dovuto lasciare nel lettore gradita impressione. Quanto a noi, procedendo nella traduzione di questo libro, in verità ci parve mano mano formassero il più spiccato e più nobile contrapposto a un mondo ricchissimo e splendidissimo, senza dubbio, nelle forme, ma guasto nelle intime essenzialità della vita; a un mondo, ove ogni cosa, per sacra che fosse, cedeva spesso alla passione e all'interesse brutale, e ogni idea di moralità sembrava quasi del tutto ottenebrata, e carattere proprio degl'uomini pubblici era quello di non averne alcuno. Rimpetto a quel mondo sì profondamente commosso e tutto pieno d'instabilità negl'animi e in qualsiasi umana relazione, splende davvero di bella luce quella pleiade di uomini seriamente e costantemente devoti al dover loro e ai loro Stati, scrupolosi nel loro ufficio, fedeli ai Principi loro, cauti, oculati, attenti sempre, quanto alacri, abili ed esperti! E come quei che gli si affidarono, dovettero esser contenti de' segnalati servizii che n'ebbero e del modo onde furon resi! Nel dividerci da essi sia lecita questa parola che ne onori la memoria. Valga la fama di quegli uomini egregii a riabilitare, non fosse che in parte, il nome italiano in quell'epoca floridissima e tristissima insieme. Nè, da un altro lato, l'operosità e svegliatezza, onde fecero mostra, avrà forse contribuito poco a fondare quella reputazione di sagacia e d'avvedutezza che l'ingegno diplomatico degl'Italiani s'è acquistata. (Nota del Traduttore.)
273.Il dispaccio del Costabili è uno degli ultimi citati in questa storia. Dispacci e relazioni officiali di oratori, agenti, inviati e ambasciatori della Repubblica di Venezia, delle Corti di Ferrara e di Mantova, incontrammo sin qui ad ogni passo. I nomi dei Capello e Zorzi; dei Pozzi, Trotti, Manfredi, Seregni, Sacrato, Cartari, Saraceni, Bellingeri, Boccaccio, Carissimi e Costabili; dei Brognolo, Cataneo e Carola, e per la molta attività che spiegavano, e per la intera fiducia che meritamente godevano, hanno dovuto lasciare nel lettore gradita impressione. Quanto a noi, procedendo nella traduzione di questo libro, in verità ci parve mano mano formassero il più spiccato e più nobile contrapposto a un mondo ricchissimo e splendidissimo, senza dubbio, nelle forme, ma guasto nelle intime essenzialità della vita; a un mondo, ove ogni cosa, per sacra che fosse, cedeva spesso alla passione e all'interesse brutale, e ogni idea di moralità sembrava quasi del tutto ottenebrata, e carattere proprio degl'uomini pubblici era quello di non averne alcuno. Rimpetto a quel mondo sì profondamente commosso e tutto pieno d'instabilità negl'animi e in qualsiasi umana relazione, splende davvero di bella luce quella pleiade di uomini seriamente e costantemente devoti al dover loro e ai loro Stati, scrupolosi nel loro ufficio, fedeli ai Principi loro, cauti, oculati, attenti sempre, quanto alacri, abili ed esperti! E come quei che gli si affidarono, dovettero esser contenti de' segnalati servizii che n'ebbero e del modo onde furon resi! Nel dividerci da essi sia lecita questa parola che ne onori la memoria. Valga la fama di quegli uomini egregii a riabilitare, non fosse che in parte, il nome italiano in quell'epoca floridissima e tristissima insieme. Nè, da un altro lato, l'operosità e svegliatezza, onde fecero mostra, avrà forse contribuito poco a fondare quella reputazione di sagacia e d'avvedutezza che l'ingegno diplomatico degl'Italiani s'è acquistata. (Nota del Traduttore.)
274.Documento nell'ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 7.
274.Documento nell'ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 7.
275.Atto del 4 dicembre 1503, nell'Archivio suddetto.
275.Atto del 4 dicembre 1503, nell'Archivio suddetto.
276.ArchivioSancta Sanctorum: istrumento del 1º aprile 1504.
276.ArchivioSancta Sanctorum: istrumento del 1º aprile 1504.
277.ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 5.
277.ArchivioSancta Sanctorum, armadio IV, mazzo VI, n. 5.
278.ArchivioSancta Sanctorum, armadio VI, mazzo VI, n. 7.
278.ArchivioSancta Sanctorum, armadio VI, mazzo VI, n. 7.
279.Appendice di documenti,n. 58.
279.Appendice di documenti,n. 58.
280.Testamento di Vannozza nell'Archivio del Campidoglio, cred. XIV, T. 72, pag. 305, negli Atti del notaio Andrea Carosi.
280.Testamento di Vannozza nell'Archivio del Campidoglio, cred. XIV, T. 72, pag. 305, negli Atti del notaio Andrea Carosi.
281.Presso Marin Sanudo,Diario, vol. XXVI, fol. 135.
281.Presso Marin Sanudo,Diario, vol. XXVI, fol. 135.
282.Pubblicata nellaLucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, dello Zucchetti, pag. 21.
282.Pubblicata nellaLucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, dello Zucchetti, pag. 21.
283.Appendice di documenti,n. 59.
283.Appendice di documenti,n. 59.
284.Edita dallo Zucchetti, pag. 23.
284.Edita dallo Zucchetti, pag. 23.
285.Edita dallo Zucchetti, pag. 23. Lo Zucchetti crede cheil ciliziodi Lucrezia non fosse la veste di crini, ma quel cordone che sogliono portare stretto e nascosto sotto gli abiti gli ascritti al Terziarato di San Francesco. Anche Dante deve averlo portato siffatto cordone.
285.Edita dallo Zucchetti, pag. 23. Lo Zucchetti crede cheil ciliziodi Lucrezia non fosse la veste di crini, ma quel cordone che sogliono portare stretto e nascosto sotto gli abiti gli ascritti al Terziarato di San Francesco. Anche Dante deve averlo portato siffatto cordone.
286.Devo alla bontà del signor Giulio Friedländer, direttore del Gabinetto numismatico di Berlino, una copia in gesso della medaglia colà esistente, e che è l'esemplare più perfetto tra quelli che se ne trovano (in Ferrara, Modena e Bologna). L'incisione è presa dal rame stesso, che il signor Friedländer fece disegnare pel suo scritto sulla medaglia di Lucrezia:Eine Schaumünze der Lucrezia Borgia von Filippino Lippi, ne'Berliner Blätter für Munz = Siegel= und Wappen = Kunde. Bd. III, Berlin, 1806. In quello scritto il lettore può vedere ciò che l'esimio Numismatico ha detto a proposito della medaglia e del tempo dell'impressione. Egli pensa che nel gennaio 1502 ne fu fatto in Bologna il modello in cera, che non venne poi eseguito che nel 1505, quando Lucrezia era divenuta di fatto duchessa di Ferrara.
286.Devo alla bontà del signor Giulio Friedländer, direttore del Gabinetto numismatico di Berlino, una copia in gesso della medaglia colà esistente, e che è l'esemplare più perfetto tra quelli che se ne trovano (in Ferrara, Modena e Bologna). L'incisione è presa dal rame stesso, che il signor Friedländer fece disegnare pel suo scritto sulla medaglia di Lucrezia:Eine Schaumünze der Lucrezia Borgia von Filippino Lippi, ne'Berliner Blätter für Munz = Siegel= und Wappen = Kunde. Bd. III, Berlin, 1806. In quello scritto il lettore può vedere ciò che l'esimio Numismatico ha detto a proposito della medaglia e del tempo dell'impressione. Egli pensa che nel gennaio 1502 ne fu fatto in Bologna il modello in cera, che non venne poi eseguito che nel 1505, quando Lucrezia era divenuta di fatto duchessa di Ferrara.
287.Le due medaglie si trovano nelTrésor de Numismatique et de Glyptique, II, pl. XXV, 2, e II, pl. XXIV, 1.
287.Le due medaglie si trovano nelTrésor de Numismatique et de Glyptique, II, pl. XXV, 2, e II, pl. XXIV, 1.
288.Vedi Ugolini,Storia dei Duchi d'Urbino, cap. II, pag. 248.
288.Vedi Ugolini,Storia dei Duchi d'Urbino, cap. II, pag. 248.
289.J. M. S. Daurignac,Histoire de S. Francois de Borgia, duc de Gandie, troisième General de la Compagnie de Jésus. Paris, 1863.
289.J. M. S. Daurignac,Histoire de S. Francois de Borgia, duc de Gandie, troisième General de la Compagnie de Jésus. Paris, 1863.