Nota del Trascrittore

Qui riprese la parola la Principessa, e fattasi coraggio, imporporandosi tutta d'un bel rossore, disse: — «Signori, può darsi che politicamente e militarmente il capitano Sennacheribbo Esposito abbia mal fatto ed ecceduto; e che, come il Ministero ha stimato opportuno di accusarlo, voi stimiate utile il condannarlo. Sebbene, vel confesso, non comprenda come possano scindersi due parti del medesimo atto ed approvar la mia liberazione e condannar la vendetta. Nè so se sarebbe stata miglior politica lasciar la vostra Infanta morire fra gli strazî o lasciarne impuniti i rapitori delusi che avrebber mossa immantinente guerra feroce a noi impreparati. Ad ogni modo è anche buono che voi sappiate quel ch'io penso e sento di quest'uomo; io, beneficata da lui e salva per opera sua dalla vergogna e dalla morte, e vendicata. Non ho riputazione di esser crudele, io, credo; e certo non v'ha persona nel Reame che spaventi la prospettiva di avermi per sovrana. Ignoravo affatto cosa fosse il desiderar male altrui, e l'ira e lo sdegno, e la voluttà del mal talento appagato. Eppure la vostra futura Regina ha sofferto tanto e tanto in quella notte del rapimento, che, vel giuro, ogni più efferata crudeltà in quei mostri le sarebbe sembrata pena inadeguata alla colpa loro. Ella s'è rallegrata del castigo inflitto a coloro che non offendevano in lei, lei sola, anzi tutta la nazione. CapitanoSennacheribbo, io vi ringrazio; capitano, io vi lodo ed approvo; ed intendo che tutti stimino e ritengano aver voi operato per espresso comando mio. La gratitudine mia non ha limite alcuno, oso confessar qui arditamente che mi stimola e consiglia e induce e persuade a contraccambiar l'affetto onde mi avete date prove così grandi ed efficaci e che mi avete manifestato con questi atti, non altrimenti, mai. Se io potessi ciò che volessi, invece di sedere al presente su quello sgabello, mi sedereste al fianco accanto al trono. Se le preghiere mie, se queste lacrime mie non valgono a commuovere gli animi e le menti di questi Signori, io mi trascinerò nella polvere a' piedi di mio padre, acciò vi renda giustizia sotto nome di grazia; e vi mantengala promessa profferita nello spedirvi in cerca della figliuola alla macchia di Valquerciame:Non tornare senza la Principessa, e se mi riconduci sana e salva la figliuola, ti giuro che nessuno sarà quind'innanzi al di sopra di te nel mio Regno. Se tutto tornasse indarno, se non ottenessi per voi giustizia e guiderdone, quel guiderdone che meritate, io vi giuro che mi reciderò le chiome, che prenderò il lutto; che non perdonerò mai ad alcuno di quanti avranno contribuito alla vostra rovina. La tua sovrana porterà la gramaglia per te, finchè viva; la tua amante non si piegherà mai ad altre nozze. E ch'io non dica così per dire, per rettorica, e che intenda impegnarmi solennemente sarà chiaro a te ed a tutti. Sono stata già una volta nelle tue braccia all'osteria delGallo d'oro, ma incosciente; ho abbandonato una volta il capo sul tuo petto, ma svenuta, involontariamente. Ebbene, ora, qui, nell'aula del Senato del Regno, costituito in Alta Corte di giustizia, io, Principessa ereditaria, vi chieggo questa grazia, di lasciar ch'io liberamente vi butti le braccia al collo e di concedermi un bacio, un bacio d'amore e di fede».

Chi potrebbe descrivere l'effetto di questo discorso; le lagrime, i pianti, i plausi, gli evviva, i battimani che gli tenner dietro; ed il giubilo popolare, quando si vide la bella donna Rosmunda pendere dalla cervice del capitano ch'era sorto in piedi, smorto, tremante, convulso, fuori di sè? Ella spossata, come dopo una crisi nervosa, caduta la esaltazione, singhiozzava disperatamente: ma negli occhi di lui v'era lo splendor sereno dell'orgoglio soddisfatto e contento, dell'uomo che ha avuto dalla vita quanto e più di quanto bramava, e cui nessuno può spogliare di tanta ricchezza. La fata Scarabocchiona s'appropinquò al gruppo, riprese, come là nella bettola delGallo d'oro, la figlioccia dalle braccia di Sennacheribbo e la portò sul plaustro, che i dragoncelli rosei, dall'ali bianche e dalle creste scarlatte involarono in men di quella agli occhi dell'adunanza stupefatta. Le invetriate si aprirono e richiusero da per loro, onde passasse. Frattanto il Commissario del Re ed i Senatori riflettevano: nessuno sentiva la benchè minima velleità d'incorrere nell'ira e nell'animosità della Principessa ereditaria, la quale, a breve andare, secondo l'ordine natural delle cose, avrebbe dovuto succedere al padre decrepito. Anche l'amor di patria raffiguravaloro i guai di una Regina zittellona che avesse poi a morire senza prole.

Calmato alquanto il subbuglio, il tumulto, la perturbazione che seguì la partita della fata e della Rosmunda, il Commissario governativo alzatosi in piedi ed impetrata la parola dal Presidente, dichiarò di ritirar l'accusa contro Sennacheribbo: — «Dal momento che ci abbiamo un ordine verbale di Sua Maestà, del quale sinora s'era taciuto e che investiva il capitano di poteri eccezionali e discrezionali; dal momento che un essere soprannaturale e non sottoposto alla giurisdizione dell'Alta Corte, riconosce di aver posto il capitano in condizioni totalmente diverse dalle ordinarie, sicchè questi può benissimo considerarsi come operante senza coscienza, od almeno in uno stato espresso d'irresponsabilità; io non posso insister più a lungo nell'accusa; prego dunque l'Alta Corte di ordinare che l'accusato venga posto in libertà, se non è trattenuto per altro motivo».

Il Senato si ritirò per deliberare. Dopo mezz'ora tutti i Senatori rioccuparono i loro posti ed il Presidente fral silenzio altissimo degli astanti pronunziò queste parole: — «Capitano Sennacheribbo, si alzi. Il Senato, costituito in Alta Corte di giustizia, la dichiara prosciolto d'ogni accusa alla unanimità. Ed alla unanimità stessa la dichiara benemerito della patria e della dinastia, e la ringrazia di quanto ha operato per l'una e per l'altra, salvando l'augusta Principessa, erede del trono». — Veramente questa seconda parte della sentenza senatoriale era incostituzionale, giacchè arieggiava un voto politico; ed il Senato, quando è costituito in Alta Corte, non può legalmente farne. Ma i signori Senatori volevano ingraziarsi con la Principessa e propiziarsi Sennacheribbo.

Se l'aula del Senato non crollò per lo fragore delle salve di applausi, del tripudio festoso e delle urla di gioia; se il povero Sennacheribbo non fu dilaniato e soffocato almeno dagli abbracciari, dagli spintoni e dalle strette di mano d'amici e d'ignoti, che volevan vederlo, accarezzarlo, onorarlo; ascrivo la cosa a miracolo. Tutti gli erano addosso, tutti gli si ricordavano. Il Commissario governativo gli fece scuse umilissime, allegando gli ordini dei superiori, le necessità dell'uffizio suo, eccetera. I Senatori si congratulavano. Il popolo poi, facendo irruzionenelle sale del Senato, s'impossessarono del capitano, lo sollevarono in alto sopra un tavolino, come nel Medio Evo si innalzavano gli eroi sui pavesi, e checchè il poverino dicesse, cominciarono a portarlo trionfante verso la Camera de' Deputati. La notizia dell'assoluzione v'era giunta già da un pezzo; ed un membro dell'Assemblea lì su due piedi propose un ordine del giorno di ringraziamento e d'encomio per Sennacheribbo e di decretargli il soprannome diVindice. Il Ministero si oppose: il Ministro degli Esteri protestò che lo si metteva in condizione impossibile di faccia alle Potenze; il Ministro della Guerra che era un corromper la disciplina; il Presidente del Consiglio pose la questione di gabinetto;.... ma l'ordine del giorno fu votato ad una immensa maggioranza. Allora i Ministri si ritirarono, dichiarando che presenterebbero le dimissioni al Re e pregarono la Camera di chiuder la seduta. Così accadde; ed i Deputati che uscivano dal palazzo, frammischiandosi alla folla, vi sparsero la notizia de' nuovi onori di Sennacheribbo.

Ma la più dolce ricompensa, il premio più soave aspettavano costui alla Reggia, sulla gran balconata dalla quale stavano Sua Maestà Zuccone XIV, e l'Altezza Reale della Infanta Rosmunda e la fata Scarabocchiona, che applaudivano anch'essi e sventolavano i fazzoletti. La compagnia de' dragoni di Sennacheribbo, comandata dal luogotenente, giunse finalmente a riconquistar sulla folla il proprio capitano, che rimontato a cavallo per la prima volta dopo quel memorando giorno, entrò nella Reggia al suon dell'inno reale. Il primo ed il secondo aiutante del Re lo aspettavano ai piedi della scalinata per complirlo in nome della Maestà Sua che gli mosse incontro fin sul pianerottolo dell'appartamento, e lo abbracciò e lo condusse sulla balconata dov'era la figliuola alla quale lo presentò, dicendo: — «Rosmunda ecco il tuo sposo!».

Il resto può immaginarsi. I soldati semplici della compagnia liberatrice furon creati tutti sottotenenti; i soldati scelti, luogotenenti: i caporali furon fatti capitani; i sergenti, maggiori; il foriere, tenente colonnello; il sottotenente fu promosso a colonnello; ed i due luogotenenti a maggior generali. E, strano a dirsi, questi ascensi favolosi, spagnoleschi, non produssero malcontento nell'esercito. Vennero inoltre tutti fregiati di un'apposita medaglia commemorativa: da un lato l'effigie della Principessacol motto:Ch'io non credetti ritornarci mai; dall'altro un dragone a cavallo che galoppava con la spada evaginata, e la scritta:La Principessa ereditaria Rosmunda alla IV Compagnia del V Reggimento Dragoni, riconoscente. Notte del XXVII aprile. La medaglia doveva portarsi appesa ad una fettuccia a quattro liste: bianca, rosea, violetta e scarlatta in memoria delle ali, del mantello, della picchiettatura nonchè della coda, della criniera e delle creste degli otto draghi del plaustro della fata Scarabocchiona.

Il Ministero offerse le dimissioni che vennero accettate; e succedendo al potere uomini energici e risoluti e che non avevan paura, gli Stati vicini si contentarono di qualche osservazione fatta in via diplomatica e della risposta che il Reame di Scaricabarili voleva vivere in pace con tutti, ma che non tollererebbe che alcuno s'immischiasse nelle sue faccende interne. E quando si parla così con un esercito corrispondente ad una popolazione di centoventitrè milioni, quattrocencinquantaseimila settecentottantanove abitanti, tutti vi lasciano in pace. Le relazioni diplomatiche furono alquanto fredde per un po' col Reame d'Exibo, ma il tempo fece miracoli, edattutì tale rancore.

Sennacheribbo, cui non dispiacque di esser salvo per opera di quella donna, al quale le Camere decretarono il titolo diVindice; ma che il popolo soprannominòMastr'Impiccae nella storia è noto più col secondo, che col primo epiteto, sposò la Rosmunda. E la fata Scarabocchiona volle sottoscrivere con un suo scarabocchio il contratto nuziale, acciò non potessero in avvenire i Pubblici Ministeri negare il suo intervento, anzi negarne l'esistenza. La madre adottiva di Sennacheribbo venne a vivere col figliuolo, amata e riverita non men che da lui, dalla Rosmunda, la quale, succedendo al padre del Regno, volle prima associato il marito al poter regio e poi gliel rinunziò tutto, dicendo che una donna deve pensare alla casa ed a' figliuoli unicamente. E figliuoli ne ebber di molti i due sposi, ed egregi d'indole; e se la vissero e se la godettero ed in pace sempre stettero ed a me nulla mi dettero.

Stretta la foglia e larga la via,Dite la vostra che ho detto la mia.

Stretta la foglia e larga la via,

Dite la vostra che ho detto la mia.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):6- recava in dote [doto] il Reame9- la rivestì di buone [buoni] vesti12- Sì [Si], cara fata Scarabocchiona16- definitivamente [definivamente] ad alcun16- erede presuntiva [presnutiva] del trono21- diran costoro di Scaricabarili [Scaribarili]22- le sue scene [scede], la sua svenevolezza27- che la Rosmunda [Rosmanda] provava29- press'a poco quanto [quando] l'epizoozia38- e con centoventitrè [ventitrè] milioni41- dietro il fuoco fatuo [fatto]43- il despota [desposta] d'Exibo47- di loro pieno consenso [concenso]?50- rintegrar la Rosmunda [Romunda]50- in benefico sopore [sapore]51- Zitto là [la]!53- uno scherzo, una facezia [fecezia]55- delle vertebre cervicali [cerviali]59- s'era costituito [costuito] un Triumvirato61- tolse [tolsa] dal seno la giarrettiera61- La chiuse [chinse] in una scatolettina66- rischiarò splendidamente [spendidamente] l'aula68- Capitano Sennacheribbo [Sencheribbo]72- ed attutì [attuì] tale rancore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):


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