XX.Io non aveva mai compreso, nella nostra istoria, la violenza della passione di Amnon per la sua sorella Tamar, e la sua indegna condotta. La comprendevo adesso.L'amore è sempre una malattia. In alcuni momenti, l'è una distruzione. Durante quindici giorni la mia anima aveva dato un terribile combattimento al mio cuore. Essa gli aveva presentato una ad una tutte le impossibilità, le inconvenienze, gli oltraggi del mio amore per Ida. Il cuore aveva sempre risposto: È vero, ma io l'amo. L'anima era restata colle sue ragioni vittoriose; ma il cuore aveva trionfato. Partii dunque da Gerico, risoluto di sposar Ida, checchè ne potesse accadere. L'avvenire era armato da capo a piedi in mio favore, se mai mi ripentissi. Poteva cacciarla, farla uccidere, ucciderla, se il delirio della mia passione si fosse calmato. Nonpertanto, quantunque assolutamente determinato al passo disperato di sposare l'abbandonata favorita d'un ufficiale romano, volli, per giustificarmi ai miei propri occhi, domandare un consiglio.Arrivando a Gerusalemme andai a trovare Hannah.Il sagan era uomo da darlo, questo consiglio.Dopo la morte d'Erode, l'indomani stesso, duepartiti si erano levati in armi l'uno contro l'altro in Gerusalemme: il partito dei nobili, depresso dai Maccabei; il partito dei separatisti, schiacciato da Erode: i vecchi legittimisti[4], i quali sulla base della legge organica di Mosè ambivano una grande libertà oligarchica; il partito democratico, che mirava a monopolizzare e trar profitto del potere, oligarchico pure, ma dal basso in sù. I due partiti erano ambo contrarii alla dinastia, alle istituzioni di Erode, ed alla divisione ch'egli aveva fatto dei suoi Stati. Il partito nobile aveva per iscopo di rovesciare l'etnarca Archelao figlio di Erode, ed il gran sacerdote Joazar, della casa Betusiana, e d'impadronirsi del governo civile e religioso. Il partito popolare aveva per iscopo di rovesciare a qualunque costo Archelao, figlio d'una regina Samaritana, quindi impuro, e di trattare con Joazar, meno odiato, a causa delle sue maniere facili e nobili. Il capo del partito nobile era questo Hannah, figlio di Seth, uomo di grande nascita, di grandi ricchezze, dotato di coraggio, d'ambizione, di perseveranza illimitata, quantunque d'intelligenza scarsa, e di costumi depravati.I due partiti avevano trionfato della famiglia di Erode. Archelao era stato chiamato a Roma per render conto della sua condotta. Accusato da tutti i partiti e dai suoi stessi fratelli, Augusto l'aveva esiliato a Vienna. In seguito l'Etnarchia era stata annessa alla Siria come provincia romana, mentre le due tetrarchie restavano ai due altri figli di Erode, che ambivano d'annettere la Giudea e la Samaria ai loroStati. L'accusa principale contro Archelao era questa: ch'egli aveva cacciato sua moglie Mariamne, e sposato Glaphyra, figlia del re di Cappadocia, la quale era stata prima moglie di suo fratello Alessandro. Quando Archelao fu esiliato, la bella e giovine regina ne morì di dolore. Cyrenius, governatore della Siria, fu incaricato di organizzare le nuove provincie sotto un governatore speciale, chiamato procuratore. Caesarea, sulla costa, fu destinata a capitale e residenza di questo funzionario.Cyrenius venne a Gerusalemme. Dopo aver tasteggiato tutti i partiti, destituì Joazar il gran sacerdote popolare, e mise al suo posto Hannah. Mentre il primo procuratore, Coponius, risiedeva a Cesarea, Hannah regnava in Gerusalemme. Durante quindici anni, quantunque i Giudei fossero oppressi d'imposte, addolorati dalla perdita della loro nazionalità e del loro governo nazionale, nulla turbò l'impero di Hannah e del partito nobile che governava Gerusalemme in nome di Roma. Ma Valerius Gratus, il governatore della Siria inviato da Tiberio, si avvisò di dare un altro assetto al dominio romano, forse perchè egli vide la marea dello scontento ingrossare, e perchè sperava scongiurare il pericolo appoggiandosi al partito popolare. Fatto sta che Hannah fu destituito, e Ismael elevato a grande sacerdote.Gratus comprese presto l'importanza del fallo che aveva commesso, dallo scontento più grave ancora che seguì la destituizione d'Hannah, scontento fomentato dal partito nobile. Non volendo indietreggiare, e pur volendo calmare gli spiriti, destituì alla sua volta Ismael, e nominò gran sacerdote Eleazar figlio di Hannah, lasciando a quest'ultimo, col titolo di sagan (deputato), le funzioni spirituali, ed il regolamentodei riti inerenti alla carica di gran sacerdote.Gratus non poteva però consolarsi di essere stato costretto a tutto ciò da Hannah e dai nobili. Per cui appena il potè impunemente, depose anche Eleazar, ed elesse in suo luogo Simone. Nuovo fallo; perchè in meno di un anno fu obbligato di deporre anche Simone e di nominare Caifas, genero del sagan. Da allora il trionfo del partito nobile fu definitivo, almeno per un certo tempo.Pilato se ne fece un appoggio. Ma non riuscì nè a neutralizzare nè a vincere con questo partito quello popolare. Questo abbracciò i principii d'una fazione — la galilea di Giuda, di Gamala — cioè l'odio contro i Romani, e l'attesa d'un messia, il quale doveva vendicare i Giudei, spezzandone il giogo. Hannah vide questo partito ascendere, crescere, divenire ardito. Sentendosi in mezzo a due pericoli, piaggiò Pilato, e cospirò meco.Tale era il sagan — un bell'uomo d'una cinquantina d'anni, rotto a tutti i vizii ed a tutte le astuzie, — che io stava per prendere a giudice della mia condotta.Gli raccontai tutto: i miei passi presso l'Ida, l'accoglimento che ne aveva avuto, la mia lotta interiore, la risoluzione da me presa. Hannah m'ascoltò seriamente, tranquillamente, poi mi chiese:— Hai tu la forza di strappare codesta passione dal tuo cuore?— No. Ho provato, e non ci sono riescito.— Lo vedo. Il tuo viso porta le traccie della sua lotta. Allora che vieni a domandarmi? Ogni transazione per mascherare la vergogna del tuo matrimonio, sarebbe un'altra vergogna. La passione non halogica, non può quindi avere un codice. Agisci francamente, apertamente, altamente. Sposa quella donna, e aspetta dal tempo il rimedio.— Ella non ha alcun parente a cui dirigermi. Non oso presentarmi a lei di nuovo, per paura di romper tutto. Vuoi tu andare a domandarle per me la sua mano?— Son pronto.— Non ne arrossisci? Non indietreggi dinanzi il rimprovero di esser entrato in una casa impura?— Per nulla. Soltanto combineremo una storia, che allontani più ch'è possibile di tali rimproveri.— Ti lascio piena libertà d'azione.— Quando devo andare a vederla?— Aspetta. Bisogna che io parli prima con Moab onde prepararla alla tua visita. Temo di non riescire.— Allora m'avviserai quando potrò presentarmi.— In che maniera pensi tu di diminuire dinanzi il mondo la mia follia, e di mostrare mia moglie ai miei amici?— Molto semplicemente. Noi non possiamo presentarla come la vedova di Cajus Crispus, che tutta Gerusalemme conosce, e sa essere vivo a Sebaste in questo momento, e che può capitar qui domani forse, alla testa della sua cavalleria. Gli è mestieri dunque far passare Ida per la moglie di quell'ufficiale, ripudiata da lui perchè la trovò invincibilmente attaccata alla fede dei suoi padri. Così, tutto è salvo. La bellezza d'Ida giustifica la passione del Romano che l'ha sposata, sperando convertirla in seguito. Questa perseveranza nel culto delle leggi di Mosè allontana da lei il rimprovero di avere sposato un pagano, e noi possiamo, senza contaminarci, entrarenella sua casa. Qualunque onest'uomo può sposare una donna divorziata per simile ragione. Ma gli è d'uopo d'una cosa: che Ida abbia uno scritto di suo marito che confermi codesto divorzio. Ella non l'ha, probabilmente. Occorre ad ogni costo che ne abbia uno, dovesse ella falsificarlo. Io m'incarico, se c'è di bisogno, di far domandare da Pilato questo attestato, se Cajus Crispus lo rifiuta. Nella condizione eccezionale di quella giovane, possiamo alterare il rito ordinario del matrimonio, accorciare le dilazioni, semplificare le formalità. In una parola, noi siamo padroni di agire un poco a nostro comodo, e preparare così dei motivi di nullità di matrimonio nel caso che tu te ne penta, o che abbandoni la tua follia.— Grazie, Hannah, tu mi salvi. Corro a Berachah.Vi corsi infatti immediatamente e vidi Moab. Gli dichiarai che volevo sposare la sua padrona, e gli spiegai il tutto.Egli comprese. Promise di fare tutto ciò ch'era necessario, d'ottenere l'atto di divorzio, e di venire da me fra due giorni, per annunziarmi il risultato dei suoi passi. Ritornai più calmo, e, devo confessarlo? scusando me stesso della mia viltà.Moab non disse una parola ad Ida di tutti questi accordi. A sua insaputa andò a vedere Pilato, nel giorno stesso, alla sua torre di Mariamne.Ho saputo da Noah e da Moab, più tardi, i fatti che sto per raccontare, e li racconto qui onde far meglio comprendere le scene dolorose che stanno per svolgersi.L'uomo che io aveva veduto uscire dalla casa di Ida, la notte in cui vi cercai un ricovero, era propriamentePilato. Cajus Crispus non aveva mai veduto Ida. Colui che l'aveva comperata e fatta rapire era lo stesso Pilato. Il suo amante era Pilato. Nessuno conosceva questo amore. Egli andava a vederla la notte, e quasi tutte le notti. L'amore d'Ida era la brezza di quella vita bruciata da tante cupidigie e da tante passioni. Dopo la terribile scena però, ch'egli aveva avuto con sua moglie, Pilato aveva tremato forse; aveva avuto rimorso; in ogni caso e' voleva prepararsi il diritto d'essere d'ora in avanti severo con Claudia.Ida l'aspettava come sempre. Quando ella udì il rumore dei cavalli, il rumore dei passi nell'atrium, corse, il sorriso sul volto, i baci sulle labbra, le braccia aperte. Ventidue ore della sua giornata erano un desiderio ed un preparamento a quelle due ore di beatitudine che passava col triste e cupo Romano. Ella cominciava a perder la speranza di vederlo in quella notte; la tempesta sfrenata metteva a soqquadro il cielo; l'ora ordinaria era scorsa. L'arrivo di Pilato le parve dunque una doppia festa. Ma appena fu egli penetrato nei raggi di quella camera da letto rischiarata vivamente, ella indietreggia colpita dall'aspetto di lui. Era orribilmente pallido, aveva gli occhi stravolti, gli abiti coperti di sangue, il braccio ferito, Ida gettò un grido. Pilato quella volta non le rese le sue carezze; non la calmò. Sedette, o meglio si lasciò cadere affranto sopra dei cuscini, e piegò la fronte fra le mani, sulle ginocchia. Ida corse a lui.— Dio mio, Dio mio, cos'hai? gridò essa.Pilato si alzò d'uno sbalzo, e baciandola in fronte le disse:— Tranquillizzati. Questa notte hai d'uopo di tutta la tua calma. Vengo ad annunziarti una disgrazia.— Che! non m'ami più? sclamò Ida tremante.— Peggio ancora, Ida.— Impossibile. Ma parla dunque, parla, Dio buono.— Ida, non ho che alcuni istanti a darti, e darei la mia vita, per diminuirti l'amarezza. Ma non posso più nasconderti il vero senza disonore.Ida gettò le braccia al collo del suo amante, e con voce soffocata, balbettò:— Parla.— Ida, io ti lascio.— Come? tu mi lasci?— Ida, amo mia moglie.Le braccia d'Ida si sciolsero a poco a poco, un gemito sordo si sprigionò dal suo petto, e cadde al suolo fulminata. Pilato la prese fra le sue braccia, la posò dolcemente sul letto, e s'inginocchiò al suo capezzale, spiando, con gli occhi annegati di lagrime, il suo ritorno alla vita. Scorse lungo tempo. Finalmente, poco a poco, le pallide guancie, le labbra scolorite d'Ida si animarono, un soffio ardente traversò la sua bocca, le sue diafane narici palpitarono, le palpebre si aprirono dolcemente, smisuratamente, l'occhio ceruleo brillò come la stella mattutina, le lunghe ciglia tremarono; poi alzandosi di un colpo sul letto, gettando le braccia al collo dell'amante, e scoppiando in un riso convulso, ella gridò:— Oh! amico mio, che sogno infame ho io fatto.Pilato diede in un lungo sospiro, e tacque.— Indovina! continuò Ida, ho sognato che tu mi lasciavi, dicendomi con voce breve e mortale: Amo mia moglie.— Ida, non hai sognato.— Non ho sognato, dici? gli è dunque vero! èvero che m'abbandoni e che ami quella donna, bella.... oh! bella, che ho veduta nel circo?— È vero.— E l'amavi tu, quando m'hai presa? L'amavi tu durante quelle notti lunghe e felici nelle quali mi hai mille volte ripetuto, che io era la luce della tua vita? L'amavi, quando mi prendevi sulle tue ginocchia, e la testa piegata sulle mie spalle, m'abbruciavi del tuo soffio, mi compenetravi di un fuoco che ci faceva tremare insieme, come due foglie sotto i buffi della tempesta? L'amavi tu, quando, qui, in questo posto, dove tu sei, dove sono io, m'inondavi dei tuoi sguardi come d'un bagno di fiamme, e che la tua anima si esalava in una cascata di baci? Dimmi, dimmi, era a lei che tu pensavi quando eri così vinto di tristezza, quando eri così fosco, quando sospiravi di così profondo, da sì lontano, che quel sospiro pareva uscisse dalla tomba della tua anima?— Ida, mia moglie non sa ancora che io l'amo, che l'amo da sei anni! Ella non ha ancora ricevuto un solo bacio da me.Ida balzò dal suo letto, e prendendo la testa di Pilato sul suo seno la coperse di baci.— È vero quello che mi dici? è proprio vero, amor mio?— È vero, Ida. L'è la mia terribile storia. Ma non è meno vero, figliuola mia, che io devo lasciarti per sempre, e che amai quella donna fatale dal primo giorno che la vidi.— Tu non m'hai dunque mai amata!— Ho fatto meglio che amarti, Ida, io ti ho considerata come il riposo della mia anima. I giorni felici della mia vita si contano con quelli che ho passato vicino a te.— Ah! me ne ricordo ora: tu non mi hai mai detto d'amarmi. Sì, almeno non mi hai mentito. Ah! se tu sapessi, Ponzio, come io t'amo? Ma trovami dunque un paragone perchè io possa esprimerti come io t'amo, perocchè io, povera figlia del popolo, sono ignorante. Sì, ti sfido a trovare un paragone che non sia pallido e mentitore. Ma perchè non m'ami tu? Sono brutta forse? Sono cattiva? Mi vesto male, e non so dirti mille tenere cose? Me ne passano tante nell'anima, pure; te ne dico tante, quando non sei più là! Poi, non so come avvenga, dacchè tu arrivi, non so far altro che guardarti, abbracciarti, e poi.... ecco tutto! Ebbene inventa qualche cosa che valga un bacio tutto pregno di ciò che l'esistenza ha di più ardente. Dimmi i miei difetti, Ponzio, me ne correggerò. La mia testa, il mio corpo sono tuoi, fanne ciò che vuoi, col ferro e col fuoco.— Ida, tu sei la creatura la più bella, la più soave, che io m'abbia vista in mia vita. Ma io amo mia moglie, che mi odia.— Ma, io t'amo, io, Ponzio. Non sono così folgorantemente bella come tua moglie; ma io t'amo, non amo che te, non ho mai amato che te. Questa sera sono una stolida, vedi! Ho ricevuto un colpo troppo forte dalle tue parole. Ma vedrai domani sera come ti dirò delle cose gentili, come mi farò bella. M'adornerò dei bei giojelli che mi hai regalati. Il vecchio Thorix mi coglierà dei fiori che metterò nei miei capelli. Vedrai come Noah mi pettinerà bene. La povera ragazza ruberebbe la bellezza d'una regina per adornarmene, e farti piacere. Ceneremo insieme domani sera. Ti canterò quella bella canzone del tuo paese che m'hai insegnata..... Vedi, Ponzio, ti parlerò in Iberiano.— Ida, fanciulla mia, non c'è più «domani sera» per noi! Ti dico addio per sempre.— Oh! impossibile, impossibile, ti dico. Non si viene da una povera ragazza che ti ama, che non ti ha mai fatto del male, e non le si dice con quell'accento feroce che hai questa sera nella voce: Addio! addio, sia pure: ma nel cielo. Uccidimi, ucciditi, ed andiamo a ritrovarci in seno al Dio d'Abraham. Chi è dunque che ti ha consigliato di venirmi a torturare così, stanotte, con codesto orribile scherzo? È tua moglie forse. Ma di che sarebbe ella gelosa poichè la è così bella, più bella di me?Pilato si alzò. Questa specie di divagazione della giovinetta, lo straziava.— Ida, diss'egli, da alcune ore una nuova vita è principiata per noi. Mia moglie ha un amante che io non ho il diritto di uccidere, ma ella ti ucciderebbe se sapesse che tu sei mia. Eppure, Dio sa quanti rimorsi m'hanno costato queste goccie di consolazione di cui tu hai sparso la mia vita lugubre e disonorata. Io mi getto in un avvenire di tenebre, cui non oso guardar di fronte, e nemmeno intravedere. Non so cosa avverrà di me. So che non posso ormai continuare a vederti senza insultarti, senza insultare me stesso, senza insultare la donna che porta il mio nome. Tu ti consolerai, col tempo. Sei pura, sei restata pura anche sotto i tristi baci strappati al mio dolore. Sei giovane, l'avvenire è un abbagliante promettitore: confida in lui. Se sei stata punta da un'ortica cogliendo delle mammole, i fiori che si schiudevano nelle tue braccia non saranno men belli, quando il bruciore sarà calmato. Ah! potessi dire altrettanto di me! Gli Dei mi hanno messo nel cuore un amore per farne il mio carnefice....— Cessa, o Ponzio, disse Ida, vedo che tu sei infelice, e che sei determinato. Oh! come vorrei vedere tua moglie, e dirle quanto tu sei buono, e supplicarla a ginocchio di amarti.— Ida, Ida, sclamò Pilato abbracciandola in un accesso di delirio, perchè non posso io dirti: t'amo! tu sei la più nobile di tutte le creature!Poi sciogliendosi ad un tratto da quella stretta, si precipitò fuori della stanza gridando:— Addio, mia gioja perduta, addio consolazione celeste, sii felice per sempre!— Pilato! Pilato! gridò Ida come risvegliandosi di un balzo, ancora una parola, un ultimo bacio. Pilato! ascoltami, Pilato.....Pilato era già nella corte ed usciva dalla cinta. Ida corse fino all'atrio, e cadde svenuta nelle braccia del vecchio Thorix, il suo giardiniere gallo.Dopo quella notte, Pilato non uscì più dalla sua torre, consumato da una implacabile malinconia.Ida si strusse in lagrime, dopo due giorni di delirio, ed otto di febbre. Noah, Febea, la vecchia moglie del giardiniere, vegliarono giorno e notte su lei. Infine ella si alzò come dal fondo d'una tomba ove aveva lasciato la sua gioja, la sua speranza, la sua gioventù. Il giorno stesso in cui potè dare degli ordini, rese la libertà a tutti gli schiavi di cui Pilato l'aveva circondata, come una piccola regina. Thorix che da trent'anni abitava quella casa, passando di padrone in padrone, attaccato a quella gleba di cui aveva fatto un piccolo paradiso, a quelle piante, a quei fiori, a tutta la creazione che aveva imposta a quelle nude roccie, non volle la libertà, onde non lasciare quel mondo che era nato sotto le sue mani. Febea non abbandonò suo marito. Noah rifiutò di separarsi dalla sua padrona.Intanto, Ida — continuo a chiamarla così — avendo perduto l'amante, non volle conservarne le reliquie. In questa casa, tutto le ricordava una felicità svanita, un amore che aveva naufragato al primo volo. Ma dove andare? Che divenire? Allora il pensiero di sua madre, della casa di suo padre, brillò come un arcobaleno dinanzi ai suoi occhi. Bisognava far loro conoscere la sua posizione. Chi inviare? Ella non aveva nessuno cui confidarsi. Moab era ancora molto ammalato, malgrado le cure ed i rimedii secreti di Febea che lo vegliava. Thorix non comprendeva quel mondo di cose, che una donna sa, od indovina, e che Ida voleva far conoscere a sua madre, per commuoverla. Prese una risoluzione, ed un mattino fece montare Noah sopra un cammello, Thorix sopra un asino onde accompagnarla, e li inviò a Nazareth.Gesù conosceva da lungo tempo la dolorosa storia di sua sorella, dalla sua vendita al suo destino finale. Non ne aveva detto nulla nè a sua madre, nè ai suoi fratelli, nè a sua sorella. Noah trovò la famiglia partita per Cafarnaum. Ida sapeva già la morte del padre. Gesù era assente.È impossibile descrivere il lutto che si abbattè sul cuore della povera madre del Rabbì, al racconto misto di lagrime che le fece Noah. Ne parlò ai suoi figli. Un grido di riprovazione sorse da tutta la famiglia.I fratelli, l'altra sorella del Rabbì, erano gente di intelligenza limitata, rozzi, senza cuore, pieni d'avidità, d'ambizione, d'invidia, e di gelosia. La madre avrebbe voluto attendere a rispondere fino all'arrivo di Gesù, che era allora il capo della famiglia, essendo il primogenito. Ma gli altri figliuoli dellamoglie del carpentiere si pronunziarono in forma chiara ed energica «Mirjam è una straniera per noi, se la mette il piede in questa casa, noi la lasciamo tutti, ti lasciamo tutti, madre, o l'anneghiamo nel lago.» Questa è la risposta che la povera Noah udì tremante, e la sola che potè recare alla sua padrona.Ida aveva ricevuto questa comunicazione da due giorni, allorchè io picchiai alla sua porta.In questa situazione, si comprende la proposizione che mi venne fatta da Moab. Occorreva a quella povera giovane un angolo per ricoverarsi, poichè era decisa ad abbandonare la casa di marmo ed il delizioso rifugio donato da Pilato.Ida, nonpertanto, sperava ancora nel ritorno del suo amante. Non poteva rendersi conto di ciò che era accaduto, e come in alcuni minuti avesse potuto rompersi un legame tessuto d'oro e di raggi per due anni. Per determinarla era mestieri un colpo decisivo.....Moab stava per portarlo.Egli si recò da Pilato.Lo trovò in un piccolo appartamento nella torre Mariamna, molto poco ed assai semplicemente ammobigliato. Dappertutto c'erano soldati romani, cosicchè l'avresti detto alloggiato in un accampamento in tempo di guerra. Moab fu introdotto appena fece dire qual era il suo nome, e che veniva da Berachah.Una certa emozione si dipinse sul viso di Pilato. L'aspetto di quell'uomo gli faceva ricordare tante cose, tanti giorni felici, irrevocabilmente tramontati! Imperciocchè Pilato era davvero cupamente triste, pallido più del solito, e come consunto da una febbreche non gli dava tregua. Lo si sarebbe detto convalescente. Aveva ancora il braccio avvolto in un pezzo di stoffa.— È accaduta qualche disgrazia? gli chiese Pilato ansiosamente.— La disgrazia sta di casa da noi, rispose Moab, non può dunque più arrivare.— Parla, allora. È Ida che t'invia?— No. Ella non conosce il passo che io faccio. Agisco di mia propria ispirazione.Pilato prese un'aria più fredda, e soggiunse:— Cosa vuoi dunque?— Ecco, in due parole: m'occorre una tua lettera ad Ida, nella quale tu, nella maniera più definitiva e più formale, le dichiari che la non debba più pensare a te, perchè tu sei felice con tua moglie.— Proprio! sclamò Pilato.— Che la debba maritarsi, se trova uno sposo, e dimenticare il passato.— È tutto?— Non ancora. Mi farai poi uno scritto, in nome di Cajus Crispus, che dica ch'egli l'ha ripudiata, e che Ida è libera di convolare a nuove nozze.— Quante nozze nelle tue parole! Stanno esse soltanto nel tuo discorso?— No.— Come no! Ida si mariterebbe dunque di già?— Non è lei che si marita, sono io che la marito.— Tu? ma, fulmini di Giove! parla dunque chiaro e presto.— Io procedo per ordine. Non posso principiare dalla fine.— Allora?— Ebbene! Tu sai che Ida non vuole nulla da te, che ti ha rinviato i tuoi schiavi, e che si apparecchia a lasciare la casa che le hai data. Ella inviò Noah presso sua madre a Cafarnaum. N'ebbe in risposta: che non la conoscono più, e che se si arrischia a por piede in quella casa, i suoi fratelli la annegheranno nel lago di Gennezareth.— Bestie brutali.'— Cosa vuoi? ci sono dei bruti simili, i quali considerano che l'onore è ancora qualche cosa in questo mondo. Non sei dell'istessa opinione tu, marito di Claudia Paolilla?Pilato fulminò di uno sguardo il suo insultatore, e non rispose. Moab continuò:— Tu sai inoltre che Ida è povera, che è giovine e bella, e che, malgrado il tuo contatto, la è una delle più pure figlie d'Israello. Che diverrà ella quando sia uscita da quella casa, ove tutto le ricorda una gioja estinta, un amore oltraggiato, l'onore perduto? La sua vita è nelle lagrime; se non lascia quella casa, ella morrà.— Che posso io fare?— Quello che ti ho chiesto.— Con quale scopo?— Tel dico subito. Ti ricordi di quel giovane Giuda bar Simone da Kariot, che nel circo salvò la vita di tua moglie, che tu facesti arrestare, e ch'ella fece porre in libertà?— Me ne ricordo.— Ebbene questo giovane vide Ida nel circo, e ne fu colpito nel cuore. Egli la cercò, mi cercò, ma non potè allora trovarci. Per uno strano caso, una notte di tempesta, quella stessa in cui egli uscì dal palazzo d'Erode ed andava a Betlemme onde veder sua madre, egli si ricoverò a Berachah.— Lo incontrai per via.— Quindici giorni dopo, egli venne a ringraziar Ida; la rivide, la riconobbe, e la sua pazzia scoppiò. Lo misi alla porta, dichiarandogli che la vedova di Cajus Crispus non riceverebbe ormai che quegli che venisse a domandare la sua mano.— Ed è ritornato?— Mi ha domandato, quindici giorni dopo, di sposare Ida. Non l'ha riveduta. Non le ha nulla domandato. Vuole ora inviare il sagan a portare il suo messaggio.— E Ida non ne sa nulla?— Assolutamente nulla.— Tu dunque non vieni in suo nome?— Te l'ho già detto.— Ebbene, io respingo la tua dimanda.— E perchè la respingi tu?— Dapprima, perchè così mi piace; poi, perchè sei tu che me la fai; finalmente, perchè non credo alla tua storia, e che essa deve coprire qualche vergognoso mercato.— Pilato, non abbiamo l'abitudine, noi, di comperare le nipoti a degli zii infami, e di farle rapire. Io ti ho detto il vero. Tu puoi assicurartene come meglio vorrai.— Non ho d'uopo di verificare nulla; i vostri nomi me lo dicono abbastanza.— Non so quale obbjezione hai contro i nostri nomi, e non vengo a spiegarmi a questo proposito. Si tratta d'altro.— Di che dunque?— Di che? disse Moab principiando a torcersi le mani e a respirare più violentemente, di che? Tu hai disonorato una povera fanciulla che non avevanulla fatto per provocare una simile sventura. Questa fanciulla ti ha amato, è ancora onesta abbastanza per rifiutare il prezzo dell'amore ch'ella ti ha dato, e non venduto. Ora questa povera creatura, che ti ama ancora, ha qualcuno che s'interessa a lei, e che l'ama, l'ama al punto di dimenticare che la è stata gualcita....— Sarebbe dunque ben felice, quel giovane, ottenendo Ida?— Il passo ch'egli fa, lo dice ad esuberanza.— Non la sposerebbe senza questi scritti che mi domandi?— L'uno serve a decidere Ida; l'altro a redimerla, e rendere la sua disgrazia dignitosa.— Ed egli si riputerebbe ben infelice, codesto Giuda, se dovesse rinunziare a lei?— Lo credo. Io m'intendo poco d'amore, ma e' mi pare colpito da demenza.— Ebbene, io rifiuto reciso di cooperare a codeste nozze.— Ma rifletti, Pilato, che qui non si tratta di Giuda, ma d'Ida, continuò Moab con grande calma nella voce mentre che i colori si alternavano sul suo sembiante. Dimentica Giuda, e le ragioni che puoi avere contro di lui, se tuttavia ne hai alcuna. Ma potrai tu riposar tranquillo le tue notti, quando avrai gettato questa povera figlia sul lastrico, forse in mezzo a quelle disgraziate che portano la testa coperta ed il corpo nudo, agli angoli delle strade? Se io avessi un ricovero, io non sarei qui, non ti parlerei supplicante come fo. Ma il mio covo, il mio, gli è quello da cui scaccio nel deserto la tigre ed il leopardo. Posso io condurre quella povera creatura in quell'inferno? Non ho un pezzo di pane, vivo di radici,di locuste, di qualche lappata di mele che disputo alle vespe. Posso nutrire quell'essere delicato di queste immondizie? Non so lavorare. Il mio mestiere è di pregare, di far del bene, di fulminare il vizio, d'amare il mio paese, di detestare e combattere lo straniero. Varrebbe meglio forse coltivare la terra. Nol so. Ma è troppo tardi per tornare a ciò. E poi non è di questo che ora si tratta. Pensaci! cosa diverrà Ida una volta partita da Berachah? Pilato non ascoltava più Moab, forse non lo vedeva più. Passeggiava a passi concitati, e parlava a se stesso.— Ecco gli amori eterni! L'eternità d'una donna, della più innamorata, non è dunque che quindici giorni? Come! il suo viso è ancora rosso dell'alito mio! i miei baci aleggiano ancora sulle sue labbra, le sue pupille riflettono ancora il mio viso, e già, già! ella apre le sue braccia ad un altro uomo! Puh! Ebbene, no; io non coopererò a questa infamia. La prostituzione di questa ragazza principierebbe nel giorno delle sue nozze.— Pilato, non dir ciò. Gli è male ciò che tu pensi, e ciò che vuoi fare. Tu non hai mai amato Ida; donde ti viene codesta gelosia?— Non è gelosia, è nausea. Io vendico la morale.— Marito di Claudia, ti proibisco di pronunziare codesta parola, parlando d'Ida.— Che! tu....— Sei stato un infame, non esser vile.— Va fuori.... fuori da qui, miserabile furfante— Sì, uscirò, rispose Moab, ma quando l'avrò vendicata codesta morale, l'onore, il mio paese, ed Ida....E così dicendo Moab cavò un pugnale e si scagliò su Pilato.Pilato gettò un grido: cinque o sei soldati si precipitarono nella stanza.
Io non aveva mai compreso, nella nostra istoria, la violenza della passione di Amnon per la sua sorella Tamar, e la sua indegna condotta. La comprendevo adesso.
L'amore è sempre una malattia. In alcuni momenti, l'è una distruzione. Durante quindici giorni la mia anima aveva dato un terribile combattimento al mio cuore. Essa gli aveva presentato una ad una tutte le impossibilità, le inconvenienze, gli oltraggi del mio amore per Ida. Il cuore aveva sempre risposto: È vero, ma io l'amo. L'anima era restata colle sue ragioni vittoriose; ma il cuore aveva trionfato. Partii dunque da Gerico, risoluto di sposar Ida, checchè ne potesse accadere. L'avvenire era armato da capo a piedi in mio favore, se mai mi ripentissi. Poteva cacciarla, farla uccidere, ucciderla, se il delirio della mia passione si fosse calmato. Nonpertanto, quantunque assolutamente determinato al passo disperato di sposare l'abbandonata favorita d'un ufficiale romano, volli, per giustificarmi ai miei propri occhi, domandare un consiglio.
Arrivando a Gerusalemme andai a trovare Hannah.
Il sagan era uomo da darlo, questo consiglio.
Dopo la morte d'Erode, l'indomani stesso, duepartiti si erano levati in armi l'uno contro l'altro in Gerusalemme: il partito dei nobili, depresso dai Maccabei; il partito dei separatisti, schiacciato da Erode: i vecchi legittimisti[4], i quali sulla base della legge organica di Mosè ambivano una grande libertà oligarchica; il partito democratico, che mirava a monopolizzare e trar profitto del potere, oligarchico pure, ma dal basso in sù. I due partiti erano ambo contrarii alla dinastia, alle istituzioni di Erode, ed alla divisione ch'egli aveva fatto dei suoi Stati. Il partito nobile aveva per iscopo di rovesciare l'etnarca Archelao figlio di Erode, ed il gran sacerdote Joazar, della casa Betusiana, e d'impadronirsi del governo civile e religioso. Il partito popolare aveva per iscopo di rovesciare a qualunque costo Archelao, figlio d'una regina Samaritana, quindi impuro, e di trattare con Joazar, meno odiato, a causa delle sue maniere facili e nobili. Il capo del partito nobile era questo Hannah, figlio di Seth, uomo di grande nascita, di grandi ricchezze, dotato di coraggio, d'ambizione, di perseveranza illimitata, quantunque d'intelligenza scarsa, e di costumi depravati.
I due partiti avevano trionfato della famiglia di Erode. Archelao era stato chiamato a Roma per render conto della sua condotta. Accusato da tutti i partiti e dai suoi stessi fratelli, Augusto l'aveva esiliato a Vienna. In seguito l'Etnarchia era stata annessa alla Siria come provincia romana, mentre le due tetrarchie restavano ai due altri figli di Erode, che ambivano d'annettere la Giudea e la Samaria ai loroStati. L'accusa principale contro Archelao era questa: ch'egli aveva cacciato sua moglie Mariamne, e sposato Glaphyra, figlia del re di Cappadocia, la quale era stata prima moglie di suo fratello Alessandro. Quando Archelao fu esiliato, la bella e giovine regina ne morì di dolore. Cyrenius, governatore della Siria, fu incaricato di organizzare le nuove provincie sotto un governatore speciale, chiamato procuratore. Caesarea, sulla costa, fu destinata a capitale e residenza di questo funzionario.
Cyrenius venne a Gerusalemme. Dopo aver tasteggiato tutti i partiti, destituì Joazar il gran sacerdote popolare, e mise al suo posto Hannah. Mentre il primo procuratore, Coponius, risiedeva a Cesarea, Hannah regnava in Gerusalemme. Durante quindici anni, quantunque i Giudei fossero oppressi d'imposte, addolorati dalla perdita della loro nazionalità e del loro governo nazionale, nulla turbò l'impero di Hannah e del partito nobile che governava Gerusalemme in nome di Roma. Ma Valerius Gratus, il governatore della Siria inviato da Tiberio, si avvisò di dare un altro assetto al dominio romano, forse perchè egli vide la marea dello scontento ingrossare, e perchè sperava scongiurare il pericolo appoggiandosi al partito popolare. Fatto sta che Hannah fu destituito, e Ismael elevato a grande sacerdote.
Gratus comprese presto l'importanza del fallo che aveva commesso, dallo scontento più grave ancora che seguì la destituizione d'Hannah, scontento fomentato dal partito nobile. Non volendo indietreggiare, e pur volendo calmare gli spiriti, destituì alla sua volta Ismael, e nominò gran sacerdote Eleazar figlio di Hannah, lasciando a quest'ultimo, col titolo di sagan (deputato), le funzioni spirituali, ed il regolamentodei riti inerenti alla carica di gran sacerdote.
Gratus non poteva però consolarsi di essere stato costretto a tutto ciò da Hannah e dai nobili. Per cui appena il potè impunemente, depose anche Eleazar, ed elesse in suo luogo Simone. Nuovo fallo; perchè in meno di un anno fu obbligato di deporre anche Simone e di nominare Caifas, genero del sagan. Da allora il trionfo del partito nobile fu definitivo, almeno per un certo tempo.
Pilato se ne fece un appoggio. Ma non riuscì nè a neutralizzare nè a vincere con questo partito quello popolare. Questo abbracciò i principii d'una fazione — la galilea di Giuda, di Gamala — cioè l'odio contro i Romani, e l'attesa d'un messia, il quale doveva vendicare i Giudei, spezzandone il giogo. Hannah vide questo partito ascendere, crescere, divenire ardito. Sentendosi in mezzo a due pericoli, piaggiò Pilato, e cospirò meco.
Tale era il sagan — un bell'uomo d'una cinquantina d'anni, rotto a tutti i vizii ed a tutte le astuzie, — che io stava per prendere a giudice della mia condotta.
Gli raccontai tutto: i miei passi presso l'Ida, l'accoglimento che ne aveva avuto, la mia lotta interiore, la risoluzione da me presa. Hannah m'ascoltò seriamente, tranquillamente, poi mi chiese:
— Hai tu la forza di strappare codesta passione dal tuo cuore?
— No. Ho provato, e non ci sono riescito.
— Lo vedo. Il tuo viso porta le traccie della sua lotta. Allora che vieni a domandarmi? Ogni transazione per mascherare la vergogna del tuo matrimonio, sarebbe un'altra vergogna. La passione non halogica, non può quindi avere un codice. Agisci francamente, apertamente, altamente. Sposa quella donna, e aspetta dal tempo il rimedio.
— Ella non ha alcun parente a cui dirigermi. Non oso presentarmi a lei di nuovo, per paura di romper tutto. Vuoi tu andare a domandarle per me la sua mano?
— Son pronto.
— Non ne arrossisci? Non indietreggi dinanzi il rimprovero di esser entrato in una casa impura?
— Per nulla. Soltanto combineremo una storia, che allontani più ch'è possibile di tali rimproveri.
— Ti lascio piena libertà d'azione.
— Quando devo andare a vederla?
— Aspetta. Bisogna che io parli prima con Moab onde prepararla alla tua visita. Temo di non riescire.
— Allora m'avviserai quando potrò presentarmi.
— In che maniera pensi tu di diminuire dinanzi il mondo la mia follia, e di mostrare mia moglie ai miei amici?
— Molto semplicemente. Noi non possiamo presentarla come la vedova di Cajus Crispus, che tutta Gerusalemme conosce, e sa essere vivo a Sebaste in questo momento, e che può capitar qui domani forse, alla testa della sua cavalleria. Gli è mestieri dunque far passare Ida per la moglie di quell'ufficiale, ripudiata da lui perchè la trovò invincibilmente attaccata alla fede dei suoi padri. Così, tutto è salvo. La bellezza d'Ida giustifica la passione del Romano che l'ha sposata, sperando convertirla in seguito. Questa perseveranza nel culto delle leggi di Mosè allontana da lei il rimprovero di avere sposato un pagano, e noi possiamo, senza contaminarci, entrarenella sua casa. Qualunque onest'uomo può sposare una donna divorziata per simile ragione. Ma gli è d'uopo d'una cosa: che Ida abbia uno scritto di suo marito che confermi codesto divorzio. Ella non l'ha, probabilmente. Occorre ad ogni costo che ne abbia uno, dovesse ella falsificarlo. Io m'incarico, se c'è di bisogno, di far domandare da Pilato questo attestato, se Cajus Crispus lo rifiuta. Nella condizione eccezionale di quella giovane, possiamo alterare il rito ordinario del matrimonio, accorciare le dilazioni, semplificare le formalità. In una parola, noi siamo padroni di agire un poco a nostro comodo, e preparare così dei motivi di nullità di matrimonio nel caso che tu te ne penta, o che abbandoni la tua follia.
— Grazie, Hannah, tu mi salvi. Corro a Berachah.
Vi corsi infatti immediatamente e vidi Moab. Gli dichiarai che volevo sposare la sua padrona, e gli spiegai il tutto.
Egli comprese. Promise di fare tutto ciò ch'era necessario, d'ottenere l'atto di divorzio, e di venire da me fra due giorni, per annunziarmi il risultato dei suoi passi. Ritornai più calmo, e, devo confessarlo? scusando me stesso della mia viltà.
Moab non disse una parola ad Ida di tutti questi accordi. A sua insaputa andò a vedere Pilato, nel giorno stesso, alla sua torre di Mariamne.
Ho saputo da Noah e da Moab, più tardi, i fatti che sto per raccontare, e li racconto qui onde far meglio comprendere le scene dolorose che stanno per svolgersi.
L'uomo che io aveva veduto uscire dalla casa di Ida, la notte in cui vi cercai un ricovero, era propriamentePilato. Cajus Crispus non aveva mai veduto Ida. Colui che l'aveva comperata e fatta rapire era lo stesso Pilato. Il suo amante era Pilato. Nessuno conosceva questo amore. Egli andava a vederla la notte, e quasi tutte le notti. L'amore d'Ida era la brezza di quella vita bruciata da tante cupidigie e da tante passioni. Dopo la terribile scena però, ch'egli aveva avuto con sua moglie, Pilato aveva tremato forse; aveva avuto rimorso; in ogni caso e' voleva prepararsi il diritto d'essere d'ora in avanti severo con Claudia.
Ida l'aspettava come sempre. Quando ella udì il rumore dei cavalli, il rumore dei passi nell'atrium, corse, il sorriso sul volto, i baci sulle labbra, le braccia aperte. Ventidue ore della sua giornata erano un desiderio ed un preparamento a quelle due ore di beatitudine che passava col triste e cupo Romano. Ella cominciava a perder la speranza di vederlo in quella notte; la tempesta sfrenata metteva a soqquadro il cielo; l'ora ordinaria era scorsa. L'arrivo di Pilato le parve dunque una doppia festa. Ma appena fu egli penetrato nei raggi di quella camera da letto rischiarata vivamente, ella indietreggia colpita dall'aspetto di lui. Era orribilmente pallido, aveva gli occhi stravolti, gli abiti coperti di sangue, il braccio ferito, Ida gettò un grido. Pilato quella volta non le rese le sue carezze; non la calmò. Sedette, o meglio si lasciò cadere affranto sopra dei cuscini, e piegò la fronte fra le mani, sulle ginocchia. Ida corse a lui.
— Dio mio, Dio mio, cos'hai? gridò essa.
Pilato si alzò d'uno sbalzo, e baciandola in fronte le disse:
— Tranquillizzati. Questa notte hai d'uopo di tutta la tua calma. Vengo ad annunziarti una disgrazia.
— Che! non m'ami più? sclamò Ida tremante.
— Peggio ancora, Ida.
— Impossibile. Ma parla dunque, parla, Dio buono.
— Ida, non ho che alcuni istanti a darti, e darei la mia vita, per diminuirti l'amarezza. Ma non posso più nasconderti il vero senza disonore.
Ida gettò le braccia al collo del suo amante, e con voce soffocata, balbettò:
— Parla.
— Ida, io ti lascio.
— Come? tu mi lasci?
— Ida, amo mia moglie.
Le braccia d'Ida si sciolsero a poco a poco, un gemito sordo si sprigionò dal suo petto, e cadde al suolo fulminata. Pilato la prese fra le sue braccia, la posò dolcemente sul letto, e s'inginocchiò al suo capezzale, spiando, con gli occhi annegati di lagrime, il suo ritorno alla vita. Scorse lungo tempo. Finalmente, poco a poco, le pallide guancie, le labbra scolorite d'Ida si animarono, un soffio ardente traversò la sua bocca, le sue diafane narici palpitarono, le palpebre si aprirono dolcemente, smisuratamente, l'occhio ceruleo brillò come la stella mattutina, le lunghe ciglia tremarono; poi alzandosi di un colpo sul letto, gettando le braccia al collo dell'amante, e scoppiando in un riso convulso, ella gridò:
— Oh! amico mio, che sogno infame ho io fatto.
Pilato diede in un lungo sospiro, e tacque.
— Indovina! continuò Ida, ho sognato che tu mi lasciavi, dicendomi con voce breve e mortale: Amo mia moglie.
— Ida, non hai sognato.
— Non ho sognato, dici? gli è dunque vero! èvero che m'abbandoni e che ami quella donna, bella.... oh! bella, che ho veduta nel circo?
— È vero.
— E l'amavi tu, quando m'hai presa? L'amavi tu durante quelle notti lunghe e felici nelle quali mi hai mille volte ripetuto, che io era la luce della tua vita? L'amavi, quando mi prendevi sulle tue ginocchia, e la testa piegata sulle mie spalle, m'abbruciavi del tuo soffio, mi compenetravi di un fuoco che ci faceva tremare insieme, come due foglie sotto i buffi della tempesta? L'amavi tu, quando, qui, in questo posto, dove tu sei, dove sono io, m'inondavi dei tuoi sguardi come d'un bagno di fiamme, e che la tua anima si esalava in una cascata di baci? Dimmi, dimmi, era a lei che tu pensavi quando eri così vinto di tristezza, quando eri così fosco, quando sospiravi di così profondo, da sì lontano, che quel sospiro pareva uscisse dalla tomba della tua anima?
— Ida, mia moglie non sa ancora che io l'amo, che l'amo da sei anni! Ella non ha ancora ricevuto un solo bacio da me.
Ida balzò dal suo letto, e prendendo la testa di Pilato sul suo seno la coperse di baci.
— È vero quello che mi dici? è proprio vero, amor mio?
— È vero, Ida. L'è la mia terribile storia. Ma non è meno vero, figliuola mia, che io devo lasciarti per sempre, e che amai quella donna fatale dal primo giorno che la vidi.
— Tu non m'hai dunque mai amata!
— Ho fatto meglio che amarti, Ida, io ti ho considerata come il riposo della mia anima. I giorni felici della mia vita si contano con quelli che ho passato vicino a te.
— Ah! me ne ricordo ora: tu non mi hai mai detto d'amarmi. Sì, almeno non mi hai mentito. Ah! se tu sapessi, Ponzio, come io t'amo? Ma trovami dunque un paragone perchè io possa esprimerti come io t'amo, perocchè io, povera figlia del popolo, sono ignorante. Sì, ti sfido a trovare un paragone che non sia pallido e mentitore. Ma perchè non m'ami tu? Sono brutta forse? Sono cattiva? Mi vesto male, e non so dirti mille tenere cose? Me ne passano tante nell'anima, pure; te ne dico tante, quando non sei più là! Poi, non so come avvenga, dacchè tu arrivi, non so far altro che guardarti, abbracciarti, e poi.... ecco tutto! Ebbene inventa qualche cosa che valga un bacio tutto pregno di ciò che l'esistenza ha di più ardente. Dimmi i miei difetti, Ponzio, me ne correggerò. La mia testa, il mio corpo sono tuoi, fanne ciò che vuoi, col ferro e col fuoco.
— Ida, tu sei la creatura la più bella, la più soave, che io m'abbia vista in mia vita. Ma io amo mia moglie, che mi odia.
— Ma, io t'amo, io, Ponzio. Non sono così folgorantemente bella come tua moglie; ma io t'amo, non amo che te, non ho mai amato che te. Questa sera sono una stolida, vedi! Ho ricevuto un colpo troppo forte dalle tue parole. Ma vedrai domani sera come ti dirò delle cose gentili, come mi farò bella. M'adornerò dei bei giojelli che mi hai regalati. Il vecchio Thorix mi coglierà dei fiori che metterò nei miei capelli. Vedrai come Noah mi pettinerà bene. La povera ragazza ruberebbe la bellezza d'una regina per adornarmene, e farti piacere. Ceneremo insieme domani sera. Ti canterò quella bella canzone del tuo paese che m'hai insegnata..... Vedi, Ponzio, ti parlerò in Iberiano.
— Ida, fanciulla mia, non c'è più «domani sera» per noi! Ti dico addio per sempre.
— Oh! impossibile, impossibile, ti dico. Non si viene da una povera ragazza che ti ama, che non ti ha mai fatto del male, e non le si dice con quell'accento feroce che hai questa sera nella voce: Addio! addio, sia pure: ma nel cielo. Uccidimi, ucciditi, ed andiamo a ritrovarci in seno al Dio d'Abraham. Chi è dunque che ti ha consigliato di venirmi a torturare così, stanotte, con codesto orribile scherzo? È tua moglie forse. Ma di che sarebbe ella gelosa poichè la è così bella, più bella di me?
Pilato si alzò. Questa specie di divagazione della giovinetta, lo straziava.
— Ida, diss'egli, da alcune ore una nuova vita è principiata per noi. Mia moglie ha un amante che io non ho il diritto di uccidere, ma ella ti ucciderebbe se sapesse che tu sei mia. Eppure, Dio sa quanti rimorsi m'hanno costato queste goccie di consolazione di cui tu hai sparso la mia vita lugubre e disonorata. Io mi getto in un avvenire di tenebre, cui non oso guardar di fronte, e nemmeno intravedere. Non so cosa avverrà di me. So che non posso ormai continuare a vederti senza insultarti, senza insultare me stesso, senza insultare la donna che porta il mio nome. Tu ti consolerai, col tempo. Sei pura, sei restata pura anche sotto i tristi baci strappati al mio dolore. Sei giovane, l'avvenire è un abbagliante promettitore: confida in lui. Se sei stata punta da un'ortica cogliendo delle mammole, i fiori che si schiudevano nelle tue braccia non saranno men belli, quando il bruciore sarà calmato. Ah! potessi dire altrettanto di me! Gli Dei mi hanno messo nel cuore un amore per farne il mio carnefice....
— Cessa, o Ponzio, disse Ida, vedo che tu sei infelice, e che sei determinato. Oh! come vorrei vedere tua moglie, e dirle quanto tu sei buono, e supplicarla a ginocchio di amarti.
— Ida, Ida, sclamò Pilato abbracciandola in un accesso di delirio, perchè non posso io dirti: t'amo! tu sei la più nobile di tutte le creature!
Poi sciogliendosi ad un tratto da quella stretta, si precipitò fuori della stanza gridando:
— Addio, mia gioja perduta, addio consolazione celeste, sii felice per sempre!
— Pilato! Pilato! gridò Ida come risvegliandosi di un balzo, ancora una parola, un ultimo bacio. Pilato! ascoltami, Pilato.....
Pilato era già nella corte ed usciva dalla cinta. Ida corse fino all'atrio, e cadde svenuta nelle braccia del vecchio Thorix, il suo giardiniere gallo.
Dopo quella notte, Pilato non uscì più dalla sua torre, consumato da una implacabile malinconia.
Ida si strusse in lagrime, dopo due giorni di delirio, ed otto di febbre. Noah, Febea, la vecchia moglie del giardiniere, vegliarono giorno e notte su lei. Infine ella si alzò come dal fondo d'una tomba ove aveva lasciato la sua gioja, la sua speranza, la sua gioventù. Il giorno stesso in cui potè dare degli ordini, rese la libertà a tutti gli schiavi di cui Pilato l'aveva circondata, come una piccola regina. Thorix che da trent'anni abitava quella casa, passando di padrone in padrone, attaccato a quella gleba di cui aveva fatto un piccolo paradiso, a quelle piante, a quei fiori, a tutta la creazione che aveva imposta a quelle nude roccie, non volle la libertà, onde non lasciare quel mondo che era nato sotto le sue mani. Febea non abbandonò suo marito. Noah rifiutò di separarsi dalla sua padrona.
Intanto, Ida — continuo a chiamarla così — avendo perduto l'amante, non volle conservarne le reliquie. In questa casa, tutto le ricordava una felicità svanita, un amore che aveva naufragato al primo volo. Ma dove andare? Che divenire? Allora il pensiero di sua madre, della casa di suo padre, brillò come un arcobaleno dinanzi ai suoi occhi. Bisognava far loro conoscere la sua posizione. Chi inviare? Ella non aveva nessuno cui confidarsi. Moab era ancora molto ammalato, malgrado le cure ed i rimedii secreti di Febea che lo vegliava. Thorix non comprendeva quel mondo di cose, che una donna sa, od indovina, e che Ida voleva far conoscere a sua madre, per commuoverla. Prese una risoluzione, ed un mattino fece montare Noah sopra un cammello, Thorix sopra un asino onde accompagnarla, e li inviò a Nazareth.
Gesù conosceva da lungo tempo la dolorosa storia di sua sorella, dalla sua vendita al suo destino finale. Non ne aveva detto nulla nè a sua madre, nè ai suoi fratelli, nè a sua sorella. Noah trovò la famiglia partita per Cafarnaum. Ida sapeva già la morte del padre. Gesù era assente.
È impossibile descrivere il lutto che si abbattè sul cuore della povera madre del Rabbì, al racconto misto di lagrime che le fece Noah. Ne parlò ai suoi figli. Un grido di riprovazione sorse da tutta la famiglia.
I fratelli, l'altra sorella del Rabbì, erano gente di intelligenza limitata, rozzi, senza cuore, pieni d'avidità, d'ambizione, d'invidia, e di gelosia. La madre avrebbe voluto attendere a rispondere fino all'arrivo di Gesù, che era allora il capo della famiglia, essendo il primogenito. Ma gli altri figliuoli dellamoglie del carpentiere si pronunziarono in forma chiara ed energica «Mirjam è una straniera per noi, se la mette il piede in questa casa, noi la lasciamo tutti, ti lasciamo tutti, madre, o l'anneghiamo nel lago.» Questa è la risposta che la povera Noah udì tremante, e la sola che potè recare alla sua padrona.
Ida aveva ricevuto questa comunicazione da due giorni, allorchè io picchiai alla sua porta.
In questa situazione, si comprende la proposizione che mi venne fatta da Moab. Occorreva a quella povera giovane un angolo per ricoverarsi, poichè era decisa ad abbandonare la casa di marmo ed il delizioso rifugio donato da Pilato.
Ida, nonpertanto, sperava ancora nel ritorno del suo amante. Non poteva rendersi conto di ciò che era accaduto, e come in alcuni minuti avesse potuto rompersi un legame tessuto d'oro e di raggi per due anni. Per determinarla era mestieri un colpo decisivo.....
Moab stava per portarlo.
Egli si recò da Pilato.
Lo trovò in un piccolo appartamento nella torre Mariamna, molto poco ed assai semplicemente ammobigliato. Dappertutto c'erano soldati romani, cosicchè l'avresti detto alloggiato in un accampamento in tempo di guerra. Moab fu introdotto appena fece dire qual era il suo nome, e che veniva da Berachah.
Una certa emozione si dipinse sul viso di Pilato. L'aspetto di quell'uomo gli faceva ricordare tante cose, tanti giorni felici, irrevocabilmente tramontati! Imperciocchè Pilato era davvero cupamente triste, pallido più del solito, e come consunto da una febbreche non gli dava tregua. Lo si sarebbe detto convalescente. Aveva ancora il braccio avvolto in un pezzo di stoffa.
— È accaduta qualche disgrazia? gli chiese Pilato ansiosamente.
— La disgrazia sta di casa da noi, rispose Moab, non può dunque più arrivare.
— Parla, allora. È Ida che t'invia?
— No. Ella non conosce il passo che io faccio. Agisco di mia propria ispirazione.
Pilato prese un'aria più fredda, e soggiunse:
— Cosa vuoi dunque?
— Ecco, in due parole: m'occorre una tua lettera ad Ida, nella quale tu, nella maniera più definitiva e più formale, le dichiari che la non debba più pensare a te, perchè tu sei felice con tua moglie.
— Proprio! sclamò Pilato.
— Che la debba maritarsi, se trova uno sposo, e dimenticare il passato.
— È tutto?
— Non ancora. Mi farai poi uno scritto, in nome di Cajus Crispus, che dica ch'egli l'ha ripudiata, e che Ida è libera di convolare a nuove nozze.
— Quante nozze nelle tue parole! Stanno esse soltanto nel tuo discorso?
— No.
— Come no! Ida si mariterebbe dunque di già?
— Non è lei che si marita, sono io che la marito.
— Tu? ma, fulmini di Giove! parla dunque chiaro e presto.
— Io procedo per ordine. Non posso principiare dalla fine.
— Allora?
— Ebbene! Tu sai che Ida non vuole nulla da te, che ti ha rinviato i tuoi schiavi, e che si apparecchia a lasciare la casa che le hai data. Ella inviò Noah presso sua madre a Cafarnaum. N'ebbe in risposta: che non la conoscono più, e che se si arrischia a por piede in quella casa, i suoi fratelli la annegheranno nel lago di Gennezareth.
— Bestie brutali.'
— Cosa vuoi? ci sono dei bruti simili, i quali considerano che l'onore è ancora qualche cosa in questo mondo. Non sei dell'istessa opinione tu, marito di Claudia Paolilla?
Pilato fulminò di uno sguardo il suo insultatore, e non rispose. Moab continuò:
— Tu sai inoltre che Ida è povera, che è giovine e bella, e che, malgrado il tuo contatto, la è una delle più pure figlie d'Israello. Che diverrà ella quando sia uscita da quella casa, ove tutto le ricorda una gioja estinta, un amore oltraggiato, l'onore perduto? La sua vita è nelle lagrime; se non lascia quella casa, ella morrà.
— Che posso io fare?
— Quello che ti ho chiesto.
— Con quale scopo?
— Tel dico subito. Ti ricordi di quel giovane Giuda bar Simone da Kariot, che nel circo salvò la vita di tua moglie, che tu facesti arrestare, e ch'ella fece porre in libertà?
— Me ne ricordo.
— Ebbene questo giovane vide Ida nel circo, e ne fu colpito nel cuore. Egli la cercò, mi cercò, ma non potè allora trovarci. Per uno strano caso, una notte di tempesta, quella stessa in cui egli uscì dal palazzo d'Erode ed andava a Betlemme onde veder sua madre, egli si ricoverò a Berachah.
— Lo incontrai per via.
— Quindici giorni dopo, egli venne a ringraziar Ida; la rivide, la riconobbe, e la sua pazzia scoppiò. Lo misi alla porta, dichiarandogli che la vedova di Cajus Crispus non riceverebbe ormai che quegli che venisse a domandare la sua mano.
— Ed è ritornato?
— Mi ha domandato, quindici giorni dopo, di sposare Ida. Non l'ha riveduta. Non le ha nulla domandato. Vuole ora inviare il sagan a portare il suo messaggio.
— E Ida non ne sa nulla?
— Assolutamente nulla.
— Tu dunque non vieni in suo nome?
— Te l'ho già detto.
— Ebbene, io respingo la tua dimanda.
— E perchè la respingi tu?
— Dapprima, perchè così mi piace; poi, perchè sei tu che me la fai; finalmente, perchè non credo alla tua storia, e che essa deve coprire qualche vergognoso mercato.
— Pilato, non abbiamo l'abitudine, noi, di comperare le nipoti a degli zii infami, e di farle rapire. Io ti ho detto il vero. Tu puoi assicurartene come meglio vorrai.
— Non ho d'uopo di verificare nulla; i vostri nomi me lo dicono abbastanza.
— Non so quale obbjezione hai contro i nostri nomi, e non vengo a spiegarmi a questo proposito. Si tratta d'altro.
— Di che dunque?
— Di che? disse Moab principiando a torcersi le mani e a respirare più violentemente, di che? Tu hai disonorato una povera fanciulla che non avevanulla fatto per provocare una simile sventura. Questa fanciulla ti ha amato, è ancora onesta abbastanza per rifiutare il prezzo dell'amore ch'ella ti ha dato, e non venduto. Ora questa povera creatura, che ti ama ancora, ha qualcuno che s'interessa a lei, e che l'ama, l'ama al punto di dimenticare che la è stata gualcita....
— Sarebbe dunque ben felice, quel giovane, ottenendo Ida?
— Il passo ch'egli fa, lo dice ad esuberanza.
— Non la sposerebbe senza questi scritti che mi domandi?
— L'uno serve a decidere Ida; l'altro a redimerla, e rendere la sua disgrazia dignitosa.
— Ed egli si riputerebbe ben infelice, codesto Giuda, se dovesse rinunziare a lei?
— Lo credo. Io m'intendo poco d'amore, ma e' mi pare colpito da demenza.
— Ebbene, io rifiuto reciso di cooperare a codeste nozze.
— Ma rifletti, Pilato, che qui non si tratta di Giuda, ma d'Ida, continuò Moab con grande calma nella voce mentre che i colori si alternavano sul suo sembiante. Dimentica Giuda, e le ragioni che puoi avere contro di lui, se tuttavia ne hai alcuna. Ma potrai tu riposar tranquillo le tue notti, quando avrai gettato questa povera figlia sul lastrico, forse in mezzo a quelle disgraziate che portano la testa coperta ed il corpo nudo, agli angoli delle strade? Se io avessi un ricovero, io non sarei qui, non ti parlerei supplicante come fo. Ma il mio covo, il mio, gli è quello da cui scaccio nel deserto la tigre ed il leopardo. Posso io condurre quella povera creatura in quell'inferno? Non ho un pezzo di pane, vivo di radici,di locuste, di qualche lappata di mele che disputo alle vespe. Posso nutrire quell'essere delicato di queste immondizie? Non so lavorare. Il mio mestiere è di pregare, di far del bene, di fulminare il vizio, d'amare il mio paese, di detestare e combattere lo straniero. Varrebbe meglio forse coltivare la terra. Nol so. Ma è troppo tardi per tornare a ciò. E poi non è di questo che ora si tratta. Pensaci! cosa diverrà Ida una volta partita da Berachah? Pilato non ascoltava più Moab, forse non lo vedeva più. Passeggiava a passi concitati, e parlava a se stesso.
— Ecco gli amori eterni! L'eternità d'una donna, della più innamorata, non è dunque che quindici giorni? Come! il suo viso è ancora rosso dell'alito mio! i miei baci aleggiano ancora sulle sue labbra, le sue pupille riflettono ancora il mio viso, e già, già! ella apre le sue braccia ad un altro uomo! Puh! Ebbene, no; io non coopererò a questa infamia. La prostituzione di questa ragazza principierebbe nel giorno delle sue nozze.
— Pilato, non dir ciò. Gli è male ciò che tu pensi, e ciò che vuoi fare. Tu non hai mai amato Ida; donde ti viene codesta gelosia?
— Non è gelosia, è nausea. Io vendico la morale.
— Marito di Claudia, ti proibisco di pronunziare codesta parola, parlando d'Ida.
— Che! tu....
— Sei stato un infame, non esser vile.
— Va fuori.... fuori da qui, miserabile furfante
— Sì, uscirò, rispose Moab, ma quando l'avrò vendicata codesta morale, l'onore, il mio paese, ed Ida....
E così dicendo Moab cavò un pugnale e si scagliò su Pilato.
Pilato gettò un grido: cinque o sei soldati si precipitarono nella stanza.