XXVIII.

XXVIII.Uscendo dal Tempio, il Rabbì della Galilea si recò da me e pranzò. Avemmo ancora un lungo colloquio insieme ed io mi sforzai di tracciargli il quadro il più vero, il più vivente della situazione, di ciò che i partiti esigevano, di ciò che la nazione aspettava, e di ciò che noi, promotori della rivolta, speravamo. Egli mi rispose per monosillabi vaghi; mostrandosi perfino incredulo che fossimo stati noi che gli avevamo reso favorevole il popolo, l'avevamo messo in evidenza, fatto risaltare le sue parole ed i suoi atti. Rientrò in sè stesso, si ravvolse nel silenzio e nella tristezza, e prese a riflettere. Egli sentiva che andava incontro ad un duello, nel quale avrebbe trovata la morte; giacchè Gamaliele, il figlio del rettore del Gran Collegio, il suo rivale, a cui era stato dato l'incarico d'interrogarlo e di rispondergli, non era uomo da scompigliare con una parabola o da abbagliare con un tratto di spirito. Io non turbai il Rabbì nel suo raccoglimento fino all'ora settima. A quel momento solo uscimmo insieme per recarci dal sagan.Incontrammo Hannah alla sua porta. Usciva. Claudia l'aveva fatto chiamare, scongiurandolo di accorrere da lei immediatamente, avendo a fargli delle grandi comunicazioni. Ella e Pilato erano ritornati in quella stessa mattina dal loro viaggio. Hannah ci pregò dientrare, poichè eravamo attesi, ed egli aveva permesso di principiare la conferenza senza di lui.Nell'assenza del sagan, Caifas, il grande sacrificatore, presiedeva la riunione. Non era molto numerosa. Oltre Caifas, c'era il vecchio Simeone, Gamaliel, Menahem arrivato la vigilia, Eliseo governatore del palazzo d'Antipas, il vecchio Jeù per gli Esseniani, Gionata il figlio di Hannah, Polus il terapeuta, un membro della sinagoga di Alessandria, inviato da Filone al gran collegio, ed io. Di maniera che tutti i partiti erano rappresentati.Hannah ci aveva riuniti nel suo grande gabinetto di studio, nella parte più remota del palazzo ove egli si ritirava per meditare, o per spogliarsi della gravità delle sue funzioni. Un andito separava questo gabinetto da un piccolo appartamento addimandatouccidi-pensieri, mobigliato come quello d'un re assiro, ed ove egli celebrava dei misteri ben diversi da quelli delsancta sanctorum. All'estremità di quell'andito s'apriva una porta sporgente all'angolo più appartato del giardino, nel cui muro un altro uscio dava sopra una delle vie più deserte di Gerusalemme. Lo si chiamava l'uscio degli intrighi, dal quale un servo muto lasciava uscire, ma non lasciava entrar chicchessia, se non presentando una tessera convenuta. All'altra cima dell'andito trovavasi un piccolo gabinetto scuro, a tre uscite, l'una che immetteva nel piccolo appartamento, l'altra al gabinetto delle meditazioni, e la terza comunicava coll'andito, di rimpetto la porta donde si usciva nel giardino.Il Rabbì non condusse seco veruno dei suoi discepoli, onde essere più franco nell'esposizione delle sue idee. Quegli uomini non lo comprendevano giammai[20].Finchè era restato in mia casa, il Rabbì mi era sembrato estremamente inquieto, a causa di questa intimazione di spiegarsi. Ma entrando nel gabinetto del comitato, egli ritrovò la più completa serenità di spirito, e la sua figura così pronunziata, il suo sguardo così potentemente mobile, presero un'aria di dolcezza infinita.— Mi avete chiamato a questo convegno a porte chiuse, diss'egli, non so con quale scopo. Io ho parlato nelle vie, ho insegnato nelle sinagoghe e nel Tempio per degli anni, qui, ed in tutta la Palestina. Dovreste dunque sapere ciò che voglio, e chi sono.— Sì, rispose Gamaliele, noi ti abbiamo lasciato per lungo tempo la libertà più completa d'insegnare e di agire, benchè avessimo il diritto ed il dovere di chiuderti la bocca fino dalla prima ora, benchè tu ci avessi colmati d'ingiurie e condannate le nostre dottrine. Ciò deve provarti che noi non abbiamo nessun risentimento contro di te; che professiamo la tolleranza di tutte le opinioni. Ma ogni cosa ha un limite: quello che la forza maggiore impone alla volontà. «Posti fra l'impazienza dei nostri connazionali e la vigilanza del demonio straniero, fra le seduzioni del paganesimo e ciò che noi crediamo si debba soltanto all'Eterno, noi siamo addossati al dovere di esigere delle dichiarazioni formali da ogni qualunque pretendente al titolo di messia. Noi siamo obbligati a dedicarci alla sua missione superiore, se porta agli occhi nostri le condizioni volute di successo; nel caso contrario, a prodigargli le rimostranze e gli avvertimenti; e dopo ciò, si dia pure codesto pretendente per capo, per profeta, per figlio di Dio, o per Dio stesso, se resiste alla legge e alla nostra autorità, sovrana ancora, siamo obbligati apunirlo[21].» Ecco lo scopo della spiegazione alla quale t'invitiamo.— Potrei declinare la competenza morale, e forse politica — io sono suddito di Antipas — della vostra giurisdizione d'esame; ma non lo fo e mi vi sottometto senza resistenza. Soltanto vi chiedo perchè, dopo una longanimità così prolungata, mi chiamate voi a quest'ora onde rendervi conto delle mie parole, dei miei errori, della mia missione? Cosa volete voi, voi stessi, Sadducei, Farisei, Terapeuti, Esseniani, Erodiani, partigiani di Giuda di Gamala, Antiochiani? Vi siete voi posti d'accordo sopra una dottrina comune per erigervi a giudici di una dissidenza? Io non rifiuto di spiegarmi: al contrario; ma desidero avere alla mia volta delle spiegazioni.— Noi siamo qui per chiederne, e non per darne. Abbiamo i nostri titoli per interrogare; quali sono i tuoi per intimarci di dirti ciò che vogliamo? Non abbiamo soffocata la tua voce fin dalla prima ora, è vero; gli è questo un delitto? Sino a tanto che tu ti sei spacciato per figlio di una vergine, della razza di Davide, messia; noi non abbiamo detto nulla. Hai voluto importi come un Osiride, un Adone, un Budha, un Ormuzd, un Mythra o non so qual'altra divinità dell'India, della Fenicia, e dell'Egitto. Noi non abbiamo temuto questa importazione di idoli nel nostro paese. Spetta ai figli di Erode ed ai Romani lo inquietarsi di codesti discendenti di Davide. Anche noi attendiamo il liberatore del nostro paese. Hai fatto dei miracoli. Atalide figlio di Mercurio, Esculapio, Ercole, Gabienus, Policrate, Anfione, Eres, Orfeo, le figlie delgrande sacerdote Anius, le sacerdotesse di Diana, di Feronia, d'Irpicus, Simone di Samaria, Apollonio di Thiane, Augusto, tutti i medici, tutti i ciarlatani, tutti i sacerdoti delle religioni straniere, il cavallo Pegaso, il pesce Oannes che predicava sulle rive dell'Eufrate, tutti costoro ne hanno fatto, ne fanno altrettanti e così miracolosi come i tuoi[22]. Noi ti abbiamo lasciato continuare i tuoi prodigi.— Li avete calunniati.— Ne abbiamo riso. Hai predicato la risurrezione, che non si trova nei libri di Mosè; ma ti sei attribuita la massima d'Hillel: «Fa agli altri ciò che vorresti si facesse a te stesso;» hai abbracciato la dottrina dell'eguaglianza stabilita da Platone, e prima di lui, da Gesù figlio di Sirach, da Aristobulo, e da Pitagora; hai anche accettato «la legge orale trasmessa da Mosè a Giosuè, e da questi agli anziani che la comunicarono ai profeti, e da questi ai dottori delle grandi sinagoghe, come pure le tre sentenze emanate da questi ultimi: Siate lenti nel giudicare; moltiplicate i discepoli; e fatevi bastione della legge.» Allora, se tu hai stimatizzato il ridicolo dei nostri bigotti e dei nostri zelanti, se hai trasgredito diverse delle nostre pratiche, se, nell'interesse del tuo proselitismo, ci hai calunniati, abbiamo chiusi gli occhi, perchè tu rispettavi il fondo della legge.— L'ho poi violata forse?— L'hai straziata; hai bestemmiato. Ci hai domandato un giorno: per quale delle tue buone opere noi ti minacciavamo? Non è per nessuna buona opera, nè per alcun precetto di buona giustizia e dibuona morale; ma perchè, essendo uomo, osi farti Dio[23]. Ora, la nostra legge è precisa. Il signore ha detto: «Io sono Iehovah, l'eletto, l'eterno, il primo e l'ultimo; io non trasmetto a nessuno nè il mio nome, nè la mia gloria.... Non c'è stato alcun Dio avanti di me.... Non ce ne sarà dopo di me.... Non ne esiste alcuno con me.... Io sono l'eletto che crea la luce e le tenebre, che dà a volta a volta la pace o l'avversità.... Gli è a me solo che appartiene la vita eterna; io solo sono il Dio forte, il Dio giusto, il Dio liberatore, redentore, salvatore....»[24]. Non è questa la legge?— È la legge.— Ora, la legge soggiunge: «Se dunque sorge in mezzo a noi un profeta o un sognatore che faccia qualche segno o miracolo, e che il segno o miracolo di cui egli avrà parlato si compie; s'egli vi propone nel tempo stesso d'introdurre qualche altro dio, che voi non conosceste mai, e di servirlo; voi non ascolterete le parole di codesto profeta o sognatore. Iehova, il vostro Dio, colui che vi ha levati dalla casa della schiavitù, vi mette alla prova per vedere se lo amate con tutto il vostro cuore, con tutte le vostre forze.... Ma cotesto profeta o sognatore morrà, e la mano del popolo tutto si porterà su di lui»[25]. È questa la legge?— È questa.— Ebbene, tu non ti sei proclamato Dio soltanto nella Galilea, nelle sinagoghe, sotto i portici, e nellecorti del tempio, tu sei venuto perfino a predicarcelo nelle sale del tesoro pubblico[26]. È ciò vero?— Sì. Ma cosa avete voi detto quando il re Erode alzò dei templi ad Augusto, quando Antipas Erode alzò dei templi a Tiberio; quando alla sua volta furono alzati dei templi ad Erode stesso, e quando furono tutti ammessi come Dii?— Le città ove sono stati commessi questi sacrilegi, sono greche, o romane: tu ti sei proclamato Dio nel tempio stesso di Iehovah. Come Ebrei, come fedeli alle leggi di Mosè, come dottori della legge, come sacerdoti del tempio, come anziani, come membri del sanhedrin, possiamo noi permettere simili profanazioni? Ora tu ci chiedi ciò che noi vogliamo e se siamo d'accordo per condannare la tua dottrina.— Ve lo chiedo ancora.— Io ti rispondo. Siamo credenti e cittadini. Come credenti, i principî che ci separano sono rari, quantunque non fossimo d'accordo sopra diversi particolari della dottrina. Ma queste sono piccole varianti di zelo; sono pratiche del culto; interpretazioni della legge; è il progresso stesso di questa legge nei suoi rapporti col tempo, ed i cangiamenti che vi hanno apportato le nostre disgrazie, ed i nostri successi; è l'importazione di alcuni principii che i nostri fratelli di Babilonia, d'Egitto, della Grecia hanno richiesto onde far concordare la legge e la scienza; è il rigore degli Esseniani, o la troppa tolleranza dei Sadducei.... Ma tutto ciò non cangia punto il carattere del nostro patto, e le leggi organiche della nostra fede. Tu sei esseniano nel fondo; ma fossi tu sadduceocome Hannah, o fariseo come me, noi vivremmo sempre in pace nella stessa città, pregheremmo allo stesso altare, insegneremmo dalla stessa cattedra. Il Tempio e la sinagoga sono abbastanza grandi per abbracciare queste gradazioni, ed abbastanza illuminati per tollerarne le differenze. Noi siamo adunque d'accordo quanto basta per dirti unanimemente: tu bestemmii.— Lo siete pure come cittadini?— Meglio ancora.— Eppure io credeva che il Sadduceo volesse restar attaccato al testo della legge di Mosè ed alla giustizia, ch'egli respingesse le forme esterne del culto, le credenze riportate dall'Oriente, ed importate dall'Egitto e dalla Grecia — gli angeli, lo spirito, la resurrezione; — ch'egli limitasse alla tomba il patto di Dio col suo popolo; mentre il Fariseo ammette la legge orale all'istesso titolo che il Pentateuco, sviluppa secondo i tempi la legge di Mosè e l'adatta alle circostanze, lascia allo spirito una estrema libertà per interpretarla, ordina delle pratiche esterne, onde salvare dal naufragio la nazione e la legge, fa pompa di zelo, si adorna di filacteri, pone ai suoi vestiti una lista rossa più larga degli altri, per distinguersi dai Greci e dagli Arabi, crede alla risurrezione, ed alla giustizia dopo la morte, secondo le opere.— Sia pure. Ma queste sono sempre dissidenze e non bestemmie.— La legge che ammette delle dissidenze non è più la legge. Poi, io pensava che il Sadduceo riconoscesse la libertà assoluta dell'uomo, contento della sua parte sulla terra, non domandando nè temendo nulla, al di là; mentre il Fariseo insegna che Dio agisce a traverso l'uomo, e che la libertà umana ha deilimiti naturali. Avevo sempre visto il Sadduceo poco ambizioso, rassegnato al dominio romano, amante delle scienze e delle arti coltivate in Grecia ed in Egitto, quantunque poco premuroso di vederle adottate nel suo paese, senza zelo, disprezzante la folla, amante lo straniero, inclinato ai piaceri, desideroso di esser in buona vista di Dio e di Cesare, conservatore, tollerante, indifferente; mentre il Fariseo usa di tutti i mezzi onde restare partito dominante, attende un messia, si barcamena fra le idee ed i partiti, soddisfa le esigenze straniere, carezza l'opposizione nazionale, fa rispettare la legge, nel tempo stesso che mantien desta nei cuori la speranza di una vicina liberazione, e non soffocando gl'istinti popolari e non si lasciando sommergere dagl'impazienti, prepara i mezzi di resistenza, e previene una catastrofe dall'Occidente, simile a quella che venne dall'Oriente, e che perdette i nostri padri.— Sì, è vero. E poi?— Poi? Voi siete dunque d'accordo altresì cogli Antiochiani che lavorano ad effettuare un compromesso fra il culto di Mosè ed il culto greco[27]; cogli Erodiani che vogliono farsi il tratto di unione fra il Moriah ed il Campidoglio, trovando che il messia è venuto, e che fu Erode, opponendosi all'insurrezione nazionale, e consigliandovi di pagare il tributo a Cesare?— Ciò non è, ma fosse pure, tutto codesto non è un diniego della legge.— Chi si scosta dalla legge, la nega. Voi siete dunque d'accordo col terapeuta che adora forse ancora quellaregina cæli, che tiene una così grandeparte nei misteri dei templi egizii e fenicii[28], che si considera un cittadino più del cielo che di questo mondo, che abbandona i suoi beni, che personifica l'opera di Dio e la creazione a mo' degli Ebrei orientali, in un Adamo qualunque, che si affatica ad incarnare in una manifestazione reale i precetti dei libri sacri, che vive nell'isolamento, sobrio come la cicala che si nutre del suo canto monotono, mantenendo il silenzio, il più umile di loro essendo il più stimato; perocchè egli considera la schiavitù come contraria alla legge di natura, ed alla volontà di Dio?— Ma chi, chi fra noi si chiama figlio di Dio, e Dio? Ecco la questione.— Lo siete voi dunque? Ecco ancora la questione. Ma dite, dite, Sadducei, Farisei, Erodiani, Antiochiani, siete voi d'accordo con quei risanatori (terapeuti) e con quegli Esseniani, che hanno libri, dottrine, dogmi, misteri, una cabala propria che comunicano ai soli adepti secondo il grado d'iniziativa? Odiate voi pure la guerra e la servitù? adorate voi Dio nell'anima, e non con dei sacrifizii? praticate voi la comunità dei beni, la castità, il ritiro, la cura degli afflitti del corpo e dello spirito, studiando le virtù delle piante, delle terre, dei minerali, delle forze della creazione? istruite voi, vestite voi, nutrite voi dei fanciulli? proclamate voi l'immortalità dell'anima? inviate voi le vostre offerte al Tempio senza andarci voi stessi?— Tutto ciò è nelle nostre dottrine.— Sì, so bene che il vostro Hillel ha detto: Amate la pace, amate gli uomini, amate lo studio dellalegge; ma le vostre dottrine hanno esse come l'essenianismo la triplice base dell'amore di Dio, l'amore dell'uomo, l'amore della virtù? L'uomo è desso anche per voi sotto l'assoluto dominio di Dio? Credete voi la preghiera più necessaria che il sacrifizio, il combattimento ed il giuramento inutili? Ditemi, siete voi dunque tutti d'accordo come credenti e come cittadini? avete voi dunque abbandonato codesti principii che costituivano fino ad ora le vostre dissidenze? formate voi un solo corpo per respingere da voi una dottrina, che non accetta tutte le vostre, e giudicare l'uomo che l'insegna, come si giudicherebbe un traditore verso Dio e verso la natura?— Rabbì, ancora una volta, non spostare l'accusa che noi portiamo contro te. Tu hai professato, puoi professare ancora le dottrine che meglio ti piacciono; nessuno ti metterà ostacolo. Ma tutto ci ordina di falciare dalla radice la pullulazione di nuovi dii. Le differenze che ci dividono, non colpiscono il cuore della legge. Te l'ho già detto: qualche grado di zelo più o meno nelle pratiche del culto, dei rigori di principii, alcuni cangiamenti di forma, un soffio di vita nuova ispirata qui da Zoroastro, là da Pitagora, altrove da Zenone; una rassegnazione al dominio straniero più o meno paziente, la dottrina della vita oltre la tomba.... tutto ciò non cangia per nulla l'unità del popolo di Dio, la cui missione è sempre stata la ricostituzione dell'unità umana. Tu invece vuoi separarci.— Sì, lo voglio.— Lo confessi. Infatti, noi sappiamo che tu hai detto ai tuoi discepoli: «Se alcuno non vi riceve o non ascolta le vostre parole, scuotete la polvere dai vostri piedi, partendo da quella casa o da quella città,ed io vi assicuro che saranno trattate con più severità che gli abitanti di Sodoma e Gomorra. Poichè, non crediate che io sia venuto a portar la pace sulla terra. Io sono venuto a portar la spada, a metter il fuoco sulla terra: ed il mio desiderio è ch'essa bruci. Io porto la separazione, la divisione tra il figlio ed il padre, tra la figlia e la madre; i servitori d'un uomo saranno i suoi nemici; chiunque ama suo padre o sua madre più di me, suo figlio o sua figlia più di me, chi non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli, le sue sorelle, la sua stessa vita, non sarà mai mio discepolo»[29].— Io ho detto tutto ciò.— Tu hai predicato queste selvaggie dottrine perchè tu ti sei alzato rimpetto a Iehovah come suo eguale per dare un nuovo patto al suo popolo. Ebbene, in presenza dello sconvolgimento del mondo politico che Roma ora compie, noi vogliamo conservare l'unità del mondo morale, per non essere completamente assorbiti.— Sì, gridò con forza il Rabbì, io mi proclamo Dio[30]. Sì, io porto la separazione sulla terra. Sì, io porto un nuovo patto. Se il genere umano si componesse di uomini eletti come voi, la parte di Dio nel mondo, Dio stesso sarebbe superfluo. Ma io miro ai popoli. Ora, qual'è la legge che si è imposta ai popoli e che ha creato delle nazioni, che non abbiaavuto l'aria di un'ispirazione di Dio? Mosè non si faceva egli dare le sue tavole da Dio stesso? Numa, che creò Roma, non si faceva egli soffiar le sue leggi da una potenza soprannaturale? Come Mosè e come Numa, io detto una nuova legge. Bisogna che Dio intervenga, e che Dio parli. Io porto una separazione nel mondo, ma gli è il mondo che io separo dalla vostra legge. Mosè vi aveva comandato di riconoscere lo straniero come fratello; voi ne avete fatto un impuro. Il pagano e l'ebreo erano figli dell'istesso Dio per Mosè; voi avete rigettato questo fratello come il delitto e la maledizione. Oggi Rachele, Zipporah, Ruth sarebbero maledette; Giuseppe che aveva sposata la figlia d'un prete egiziano, e Salomone la figlia d'un re d'Egitto, sarebbero espulsi dalle vostre sinagoghe. La vostra legge ha due pesi e due misure. Se il Siriaco perde il suo cammello non può reclamarlo all'Ebreo che lo ha trovato; e l'Ebreo può riprendere colla forza il suo, se l'ha perduto. Se l'Ebreo uccide un Greco, può cercare un asilo a Kedesh, a Sechem, a Hebron; se il Greco uccide un Ebreo, è considerato come degno di morte. Una simile legge è iniqua; io me ne separo. Vi porto un nuovo patto....— Ma tu non hai insegnato un solo precetto che non sia stato ordinato avanti di te dai nostri padri della sapienza. Mosè, Antigone di Soco, Gesù figlio di Syrah, i profeti, Hillel, Schemaya, Abtalion, il Ietzira, il Zohar, il Battista, gli Esseniani, Giuda bar Bethyra, Jonathan bar Uziel... i nostri rabbini di Gerusalemme e di Alessandria, ed altrove Sakya-Muni, Joe, Confucio... tutti hanno proclamato prima di te, le leggi dell'amore e dell'eguaglianza. Qual è codesto nuovo patto che tu porti? Cosa c'insegni di nuovo?— Niente. Ma gli altri hanno insegnato, io voglio praticare; gli altri hanno detto: Ciò è buono! io dico: ciò è dovere! Gli altri hanno detto: Credete; io dico: Fate.— Piuttosto che dire: Fate! sarebbe meglio fare. Tu sei stato educato nella tua infanzia alle scuole esseniane che non fanno mostra d'insegnare, ma praticano. Tu hai veduto nella tua infanzia, nel tuo paese di Galilea, altri dottori che non hanno sprecato la loro voce a ripetere delle dottrine, ad ingiuriare altrui, ma che hanno agito: Giuda di Gamala ed i suoi adepti, i quali, per l'amor della patria, sono morti a migliaia a migliaia sul campo di battaglia e sulla croce. Ecco i dottori che noi veneriamo; ecco i messia che noi ammettiamo. Il mondo si rigenera per l'azione. Quando vediamo in Germania cadere Arminio, Sacrovir nelle Gallie, Tacfarinas nell'Africa, Giuda di Gamala in Galilea, tutti per istrappare il loro paese a questo abbominevole Polifemo di Roma che divora e digerisce popoli e nazioni, noi non abbiamo neppure uno sguardo da gettare ai ribiascicatori di vecchie parabole. Se tu non avessi fatto che questo, non avresti ora l'onore di occupare l'attenzione del gran Consiglio, e dei partiti della Giudea. Ma tu hai un'altra ambizione; noi abbiamo un altro scopo.— Ma, non mi avete voi mandato a cercare nella Galilea? Non mi avete voi invitato a venir a spiegare la mia opera in Gerusalemme?— Noi abbiam mandato a chiedere un Giuda di Gamala, e non una melensa parodia di Osiride. Noi avevamo veduto che la bordaglia ti ascoltava, come la ascolta sempre queglino che attaccano l'ordine stabilito dei fatti e delle idee. Noi abbiamo creduto nostro dovere di legalizzare questa forza che commovevail popolo, e farla convergere alla salvezza della nazione. Ma tu hai tentato d'isolarti; hai sconosciuto i sentimenti, le passioni, i bisogni dei tempi, l'istinto della nazione. Sull'altare che noi avevamo innalzato per un nuovo Giuda Maccabeo, tu hai provato di collocare te stesso sopra un Mosè postumo; e quando ti abbiamo chiesto: chi sei tu? e cosa vuoi? hai risposto con delle ingiurie, con degli equivoci, o con delle inezie che nulla spiegavano.... È d'uopo che ciò finisca. Roma ci spia, e diffida di codesti taumaturghi che si danno come figli di Dio, e figli di Davide, che eccitano le turbe, ed avvolgono i loro progetti nelle nuvole del regno di Dio. Ancora una volta, chi sei tu? cosa vuoi?Il Rabbì di Nazareth stava per rispondere, allorchè Hannah tutto sconvolto ed esterrefatto entrò nella stanza. Egli si avvicinò a Caifas e gli disse di rientrare nel suo palazzo, poichè egli aveva veduto una grande folla innanzi la sua porta e sospettava che fosse succeduta qualche disgrazia.Caifas uscì immediatamente. Allora Hannah ci disse che Bar Abbas aveva ucciso Justus, e che egli ignorava la causa di questo delitto.Questa notizia produsse un istante di diversione alla discussione. Ma Hannah avendo preso il posto di Caifas, l'attenzione si riportò tosto sopra il Rabbì della Galilea, cui Gamaliel costringeva ad una rivelazione definitiva. Infatti il Rabbì, dopo essersi raccolto un istante, rispose:— Io sono il figlio dell'uomo nel senso dei vostri profeti. Sono Ebreo. Il mio padre terrestre, carico di figliuoli e povero, mi confidò dall'infanzia alla sollecitudine degli Esseniani[31]. All'età di cinque anni,io apparteneva come ogni ebreo, alla legge. A dieci, fui iniziato ai regolamenti ed alle ordinanze. A tredici, io compivo i precetti come gli altri figli del popolo di Mosè. Avrei potuto ammogliarmi a diciotto o a vent'anni. Fui circonciso, presentato al Tempio, e ricevuto come figlio della legge. Portai la mia offerta al Tempio; osservai le feste e mangiai l'agnello pasquale come ogni altro individuo della Giudea. Frequentai la sinagoga, ove fui istruito, ove fui rischiarato sopra la legge; e come ogni altro compiuti i tredici anni, presentai i miei dubbi nelle discussioni pubbliche del Kaal (assemblea). Come Daniele, le mie osservazioni, a quell'età, furono rimarcate[32]. A trenta anni principiai come tutti i miei concittadini ad occuparmi dell'interpretazione della legge, della tradizione, e della cabala[33]. Nella mia infanzia ascoltai la voce dei miei maestri e di Menahem, che diceva: Amate; e la voce di Giuda il Golonite che diceva: Non più padroni; distruggete lo straniero. E vidi migliaia di questi figli della Galilea appesi alla croce dei Romani. Quando all'età prescritta dalla legge, io principiai l'insegnamento, il popolo che udì la mia parola, quelli che videro le mie opere, mi chiamarono figlio di Davide, messia, profeta, figlio di Dio, figlio unico di Dio... Essi l'avevano detto!— E tu lo ripeti e lo confermi? disse Gamaliele.— Il fatto rivela l'uomo, rispose il Rabbì. Voi trovateche la mia dottrina è stata insegnata prima di me? La verità è eterna: gli agenti di Dio possono dunque averla intravista. Ma questa parola dei miei predecessori è stata come la pioggia caduta sopra la pietra: è restata infeconda. Io sono in mezzo a voi come la pietra di paragone. Il cielo mi separa dai Sadducei; la terra dagli Esseniani; la nozione della patria, dai Goloniti; l'intelligenza della legge, dai Farisei. Voi tutti, giudicate l'atto; io, interrogo l'anima. Il vostro Dio non è il mio. Il vostro Iehovah è collerico, geloso, severo, e lungo nei suoi castighi; egli cammina nella tempesta; si manifesta con dei terremoti; scaccia Adamo; annega un mondo intero; distrugge popoli e città. Il mio è un padre; là ove il vostro punisce, egli perdona.— Rabbì, Dio è lo stesso ovunque, o non è più Dio.— Voi ve lo fabbricate a vostra similitudine. Mosè è il vostro legislatore. Egli è stato legislatore degli atti: io sono il legislatore delle anime. Voi proibite l'assassinio; io proibisco di più: la collera, e l'odio. Voi proibite l'adulterio: io proibisco più di ciò, il desiderio impuro. Voi proibite lo spergiuro: io proibisco l'istesso giuramento. Voi ponete come base del dritto il taglione; io pongo il perdono. Io vengo ad ordinarvi la carità, la riabilitazione del caduto, la mansuetudine. Voi avete degli schiavi; io vengo a ridirvi: gli uomini sono fratelli. Io predico la solidarietà umana; la glorificazione del debole e dell'abbietto: la supremazia dell'interno sull'esterno; la ricompensa dell'opera dopo la vita. Io ordino la communanza dei beni per mezzo della carità. Io vengo ad appianare la via del cielo che voi avete seminata di bronchi e sbarrata di abissi. Io riconosco la perfettibilità della legge, che voi avete cristallizzata nelladurezza. Se Dio vede il cuore, a che le pratiche esterne del culto? Dio assorbe l'uomo. Voi arrestate il progresso crescente dell'opera e della dottrina di Mosè; io gli do l'impulsione della vita coll'amore e la libertà del cuore e dell'anima. Io aggiungo la fede al precetto; la passione alla sua propagazione. Io porto la libertà morale.— V'è bisogno d'un Dio per ciò?— Sì; Dio solo può ciò. Dio purificato dalla sua paternità, si allarga, si stende, penetra ovunque. Io sono la coscienza di Dio, e ve lo rivelo. Io predico il regno di Dio, il regno dell'amore, della paternità di Dio, che aspira il mondo nel suo alito di benedizione, di bontà, di perdono. Non più intermediarii fra l'uomo e Dio. Il mio culto è quello della purezza del cuore, della fraternità, della reciprocità umana, della dolcezza. Io porto la calma interna. Voi vi preoccupate dell'eccezione: io guardo l'universalità. Voi appoggiate la piramide dell'umanità sulla punta; io la pianto sulla base. Voi considerate le classi: io innalzo il popolo. Ed ora, se la legge nuova che io proclamo, non per gli Ebrei soltanto, ma per il mondo, è un delitto, io sono colpevole.Queste parole del Rabbì furono seguite da un profondo silenzio. Esse avevano colpito la commissione. Gamaliele però, che sembrava il più pensieroso, rispose:— Rabbì, bisognerebbe anzi tutto metterti d'accordo con te stesso e fissare la tua dottrina. Un giorno tu dici che sei la spada, il fuoco, che porti la divisione nel mondo; all'indomani ti proclami il servo il più umile, l'agnello, l'apportatore del ramo d'ulivo, ed assicuri che il tuo giogo è soave. Un giorno tu chiami i Gentili ed i Samaritani cani e porci, un altro spalanchiper loro le porte del regno dei cieli, e degni fare per loro dei grossi miracoli. Un giorno accarezzi lo straniero come Mosè; all'indomani lo respingi come noi; lo fuggi. Tu eviti le sue città, dopo aver bevuto l'acqua alla giarra delle sue donne. Cosa vuoi dunque? Questa dottrina di circostanza, non ce ne impone. Israele non manca di dottori. Ma gli è questo forse ciò che ci occorre? Come! tu hai udito l'ardente parola di Giuda di Gamala, hai veduto i suoi compagni attaccati alla croce lungo le vie, vedi la guarnigione romana alla porta del Tempio del tuo Dio, che dico? di tuo Padre! e tu vieni a spacciarti come il Messia delle anime, il Cristo del perdono, ed unisci nell'istesso abbraccio, la vittima ed il carnefice? Come! quando un popolo intero attende col fremito dell'impazienza l'uomo che in nome di Dio lo chiami alla libertà ed alla indipendenza, tu osi dirgli: Hai torto, rendi a Cesare ciò che è di Cesare, obbedisci, taci; tu poni in ridicolo i Farisei, e tu condanni i Zeloti? E storni la corrente delle anime dalla patria, per sparpagliarle nel cielo? Come! quando questi Esseniani i cui principii sono contrarii alla guerra; quando questi Sadducei i cui interessi li invitano alla pace; quando questi Erodiani da cui la riconoscenza e la propria salvezza esigono la continuazione del dominio straniero sopra il suolo nazionale; quando tutti i partiti infine si sollevano, cingono una spada, proclamano giunta l'ora della risurrezione, tu vieni, chiamato da noi, tu vieni a dirci: Io sono Dio, e vi ordino di amare i Romani? Davvero, Rabbì, tu hai ragione: tu non sei di questo mondo, non sei di questo tempo, non sei di queste contrade! E noi dovremmo autorizzare il tuo apostolato della codardia, e permettere l'assassinio di questo popolo? Sì, il nostro Dioè il Dio di Mosè, il vendicatore, fino a che non avremo una famiglia. Egli sarà il padre, quando potremo chiamarci fratelli. Pilato, gli è dunque tuo fratello, o Rabbì? Rimetti nel fodero codeste tue dottrine, che sono quelle dei popoli liberi ed indipendenti. Esse non possono essere per noi: noi siamo gli schiavi dello straniero. Tu predichi l'uomo; noi cerchiamo dei cittadini. Tu ti atteggi a Cristo; noi cerchiamo un generale. Tu ti proclami Dio; noi abbiamo d'uopo di un tribuno che gridi al popolo: Sollevati, Dio lo vuole!— Io non sono nulla di tutto ciò, gridò il Rabbì.— Allora sei condannato, rispose Gamaliele.— Voi volete dunque la guerra.— Noi vogliamo che tu sii l'eco della nostra voce, il braccio della nostra volontà, la parola della nostra bocca: un uomo-strumento, e non un uomo-Dio.— Eppure io sono l'uomo-Dio.— Non spingerci ad esser severi, Rabbì.— Mio Padre ordina, io obbedisco. Il mio sangue ricadrà sul vostro capo.— Sia.Un grido e uno strepito di lotta si fecero in questo momento udire dietro la porta del gabinetto che serviva di comunicazione fra questa stanza e l'appartamento segreto di Hannah. Questi si precipitò per vedere cosa accadesse, mentre noi restammo uniti, fortemente scossi dalle ultime parole del Rabbì.Ma che avveniva dunque, dietro quel gabinetto?Ida, accompagnata da Noah, si era recata alla pretesa chiamata di suo fratello, comunicatale da Bar Abbas. Le due giovani donne avevano trovato Bar Abbas alla porta. Egli aveva lasciato Noah nella corte, e condotta Ida nell'appartamentouccidi-pensieri, ove Hannah li attendeva, divorato d'ansietà. Alcuni minutidopo, Justus venendo alla riunione, nel traversare la corte aveva scorta e riconosciuta Noah. Corse a lei. Noah gli raccontò come Gesù aveva chiamato sua sorella, e come Bar Abbas l'aveva condotta negli appartamenti del sagan, ove il Rabbì doveva incontrarla.Justus sapeva già che il sagan ardeva di una passione frenetica per la giovine, e che Bar Abbas gliel'aveva venduta. Ora, egli l'amava non meno ardentemente del sagan, ed aveva vent'anni. Un lampo gli rischiarò lo spirito. Il sagan aveva appena indirizzato alcune parole alla giovinetta che Justus, il quale sapeva ove trovarlo, si presentò tutto trafelato, ed annunziò ad Hannah che Claudia lo richiedeva all'istante.Se la bella e terribile Romana gli avesse domandato una libbra della sua carne, Hannah gliel'avrebbe forse accordata con meno rammarico, che quest'ora cui egli scorciava dalla sua vita per lei. Era impossibile però di rifiutarsi, od indugiare. Claudia non sapeva attendere. Era arrivata nella mattina, e d'altronde poteva avere a fargli qualche grave comunicazione, utile a conoscersi avanti di prendere una determinazione sul Rabbì di Nazareth. D'altra parte, Ida era ora in casa sua, in suo potere; valeva meglio trovarsi da solo a solo con lei, di notte, sbarazzato da ogni altra preoccupazione, e da quegli uomini che a due passi di distanza, decidevano del destino del loro paese.Egli sospirò, e si decise ad obbedire.Justus entrò dalla porta del gabinetto oscuro nella sala di riunione. Hannah pregò Ida di attendere il suo ritorno ed il momento di vedere suo fratello. Egli uscì dalla porta del giardino. Bar Abbas, cheaveva consegnata sua nipote, ne aspettava il prezzo, nella stanza vicina — vestibolo che conduceva alla scala secreta.Un quarto d'ora era appena passato dalla partenza di Hannah, quando Bar Abbas udì nella camera da letto del sagan, la voce di sua nipote, ed uno strepito di lotta, e di mobiglie rovesciate. Credendosi giuntato da Hannah, egli aprì la porta, ed entrò per impedire la deteriorazione della sua mercanzia, prima di averne palpato il prezzo. Restò stupidito. Invece di Hannah, vide Justus che stava compiendo la più odiosa violenza sopra la fanciulla, che si dibatteva eroicamente. Preso pel collo da Bar Abbas, Justus gli diede un colpo di pugnale. Ma vedendo alla sua volta luccicare sul suo capo il coltello di Bar Abbas, fuggì. Bar Abbas, colpito soltanto nel mantello, lo inseguì a traverso il vestibolo, lungo la scala secreta, nella corte, fuori della porta, e raggiuntolo nella strada lo freddò di botto con un colpo di coltello, che entrando dalla spalla, gli traversò il polmone. Justus cadde, senza profferir parola: ma dei soldati romani che passavano, arrestarono Bar Abbas e lo tradussero al pretorio.Ida, restata sola, spaventata, lacerata, vergognosa, non sospettando punto dei progetti del sagan, nel quale non scorgeva anzi che un protettore, temendo di restare in quella stanza, perdendo il capo, stravolta, aprì la porta del gabinetto. In quel momento la voce di suo fratello dalla stanza vicina la colpì. Ogni suo sospetto si dissipò. Si rannicchiò nel gabinetto oscuro, ed ascoltò, aspettando la fine.Nel frattempo, Hannah si presentava a Claudia. Ella non l'aveva fatto chiamare, ma mostrò piaceredi vederlo. Il sagan le raccontò ciò ch'era avvenuto dopo la partenza di lei, e le disse che doveva lasciarla per assistere all'interrogatorio di Gesù.— Vengo teco, sclamò Claudia.— È impossibile, rispose il sagan; le nostre leggi proibiscono che una donna, una straniera, assista alle deliberazioni del consiglio delegato dal sanhedrin.— Da quando in qua, sagan, objettò Claudia, le leggi sono state un ostacolo alla curiosità di una donna? Io voglio vedere, ascoltare, sapere, e decidere da me stessa. Volevo appunto provocare codesta deliberazione, e dare le mie disposizioni. Sono contenta che ciò si trovi fatto più presto che io non pensava.Tutte le scuse, tutti i dubbi, tutte le difficoltà del sagan non riescirono che ad infiammare il desiderio di Claudia, ed a svegliare i suoi sospetti. Bisognò cedere. Soltanto ella acconsentì ad ascoltare senza vedere, ed Hannah la condusse per la porta segreta del giardino e pel piccolo andito, al gabinetto oscuro ove stava Ida.Per via egli aveva appreso la sorte di Justus.Ida, udendo la voce del sagan nell'andito, ebbe vergogna di lasciarsi sorprendere, origliando alle porte. Uscì dunque immediatamente dal gabinetto, ove Claudia s'installava e passando pel quale Hannah entrava nella sala ove noi eravamo col Rabbì e Gamaliel, chiudendo la porta. Il sagan non aveva traversato il suo piccolo appartamento per non svelare a Claudia la presenza d'Ida. Questa aspettò un momento, restò un istante alle scolte, e non udendo più nulla cedette all'invincibile interesse che le ispiravano le mortali lotte di suo fratello col gran Consiglio,e s'insinuò di nuovo nel gabinetto. Claudia vide entrare in quella oscurità un'altra persona e non si mosse. Ma quando il Rabbì ebbe detta la sua ultima parola, quando Gamaliele rivelò la cospirazione contro i Romani, che covava in tutta la Palestina, Claudia pensò che quella persona misteriosa, sopraggiunta lì, a fianco di lei, ne sapeva di già troppo. All'ultima frase del Rabbì, un grido soffocato, o piuttosto un sospiro prolungato sfuggì dal petto della fanciulla. Claudia allora l'afferrò pel braccio e le dimandò:— Chi sei tu?— Ah! mi fai male, gridò la sorella di Gesù.Claudia si ricordò quella voce, e aprendo la porta dell'andito, trascinò seco Ida, e la riconobbe.— Sei ancora tu? ruggì la terribile romana. Per chi sei tu qui? perchè tremi tu?Ida perdette la testa. Vedendo quel viso pallido dall'emozione, quelle labbra tremanti, quegli occhi fiammeggianti ribaditi su lei, la Galilea si sentì svenire. Poi senza sapere ciò che dicesse, credendo addolcire la collera di quella donna la cui mano le bruciava la midolla delle ossa, rispose:— Per Pilato.— Muori allora, gridò Claudia, cavando dalle sue treccie il suo terribile spillone.Hannah fermò il braccio omicida. Ida si sottrasse alla stretta di Claudia, e vedendo aperta la porta del giardino fuggì. Una spiegazione corta, netta, cruda, irrevocabile, ebbe luogo all'istante fra Claudia ed il sagan.— Spezzatemi codest'uomo, gridò Claudia, parlando di Gesù.— Ma noi l'abbiamo chiamato, gli abbiamo preparatola strada, l'abbiamo alzato nell'anima della folla...— Ne avevamo bisogno allora; ora è inutile.— Occorrono però dei riguardi....— Nessuno.— Il consiglio non l'ha ancora giudicato, esso non ha ancora deciso....— Ho giudicato e deciso io. Schiacciatelo.— Bisogna ucciderlo allora.— Che lo si uccida.— Ma il movimento che abbiamo provocato?— Esso m'è inutile oggimai: soffocatelo, o Pilato lo soffocherà nel sangue.— Bisogna dunque spegnere quest'anima del popolo che avevamo risvegliata?— Sull'istante, se si può.— È irrevocabile?— Inesorabile.— Tu rinunzi dunque a tutte le visioni così dolcemente carezzate?— Ne carezzo una più dolce ancora: Ponzio mi ama ed io l'amo.— Era dunque per questo che...— Che? credevi forse ch'e' fosse per te e per i tuoi Ebrei?Hannah vedeva chiaro alla fine. Entrò precipitosamente nella sala ove noi eravamo, esitanti su ciò che dovessimo fare, sulla condotta che avevamo a tenere verso il Rabbì. Hannah ci ascoltò appena, poscia sclamò:— «Una parte considerevole del popolo crede senza esitare a tutti coloro che gli promettono la liberazione, e che si autorizzano di pretesi segni o miracoli. Che il Consiglio si mostri dunque attento e risoluto,imperciocchè, se noi lasciamo fare, i Romani che guatano l'occasione, che sono preparati, verranno e distruggeranno la città, il Tempio, la nazione intera. Per quanto rigorosa sia tale necessità, vale meglio che un capo ribelle, che un uomo solo perisca, anzi che il popolo d'Israele tutto intero[34]».

Uscendo dal Tempio, il Rabbì della Galilea si recò da me e pranzò. Avemmo ancora un lungo colloquio insieme ed io mi sforzai di tracciargli il quadro il più vero, il più vivente della situazione, di ciò che i partiti esigevano, di ciò che la nazione aspettava, e di ciò che noi, promotori della rivolta, speravamo. Egli mi rispose per monosillabi vaghi; mostrandosi perfino incredulo che fossimo stati noi che gli avevamo reso favorevole il popolo, l'avevamo messo in evidenza, fatto risaltare le sue parole ed i suoi atti. Rientrò in sè stesso, si ravvolse nel silenzio e nella tristezza, e prese a riflettere. Egli sentiva che andava incontro ad un duello, nel quale avrebbe trovata la morte; giacchè Gamaliele, il figlio del rettore del Gran Collegio, il suo rivale, a cui era stato dato l'incarico d'interrogarlo e di rispondergli, non era uomo da scompigliare con una parabola o da abbagliare con un tratto di spirito. Io non turbai il Rabbì nel suo raccoglimento fino all'ora settima. A quel momento solo uscimmo insieme per recarci dal sagan.

Incontrammo Hannah alla sua porta. Usciva. Claudia l'aveva fatto chiamare, scongiurandolo di accorrere da lei immediatamente, avendo a fargli delle grandi comunicazioni. Ella e Pilato erano ritornati in quella stessa mattina dal loro viaggio. Hannah ci pregò dientrare, poichè eravamo attesi, ed egli aveva permesso di principiare la conferenza senza di lui.

Nell'assenza del sagan, Caifas, il grande sacrificatore, presiedeva la riunione. Non era molto numerosa. Oltre Caifas, c'era il vecchio Simeone, Gamaliel, Menahem arrivato la vigilia, Eliseo governatore del palazzo d'Antipas, il vecchio Jeù per gli Esseniani, Gionata il figlio di Hannah, Polus il terapeuta, un membro della sinagoga di Alessandria, inviato da Filone al gran collegio, ed io. Di maniera che tutti i partiti erano rappresentati.

Hannah ci aveva riuniti nel suo grande gabinetto di studio, nella parte più remota del palazzo ove egli si ritirava per meditare, o per spogliarsi della gravità delle sue funzioni. Un andito separava questo gabinetto da un piccolo appartamento addimandatouccidi-pensieri, mobigliato come quello d'un re assiro, ed ove egli celebrava dei misteri ben diversi da quelli delsancta sanctorum. All'estremità di quell'andito s'apriva una porta sporgente all'angolo più appartato del giardino, nel cui muro un altro uscio dava sopra una delle vie più deserte di Gerusalemme. Lo si chiamava l'uscio degli intrighi, dal quale un servo muto lasciava uscire, ma non lasciava entrar chicchessia, se non presentando una tessera convenuta. All'altra cima dell'andito trovavasi un piccolo gabinetto scuro, a tre uscite, l'una che immetteva nel piccolo appartamento, l'altra al gabinetto delle meditazioni, e la terza comunicava coll'andito, di rimpetto la porta donde si usciva nel giardino.

Il Rabbì non condusse seco veruno dei suoi discepoli, onde essere più franco nell'esposizione delle sue idee. Quegli uomini non lo comprendevano giammai[20].Finchè era restato in mia casa, il Rabbì mi era sembrato estremamente inquieto, a causa di questa intimazione di spiegarsi. Ma entrando nel gabinetto del comitato, egli ritrovò la più completa serenità di spirito, e la sua figura così pronunziata, il suo sguardo così potentemente mobile, presero un'aria di dolcezza infinita.

— Mi avete chiamato a questo convegno a porte chiuse, diss'egli, non so con quale scopo. Io ho parlato nelle vie, ho insegnato nelle sinagoghe e nel Tempio per degli anni, qui, ed in tutta la Palestina. Dovreste dunque sapere ciò che voglio, e chi sono.

— Sì, rispose Gamaliele, noi ti abbiamo lasciato per lungo tempo la libertà più completa d'insegnare e di agire, benchè avessimo il diritto ed il dovere di chiuderti la bocca fino dalla prima ora, benchè tu ci avessi colmati d'ingiurie e condannate le nostre dottrine. Ciò deve provarti che noi non abbiamo nessun risentimento contro di te; che professiamo la tolleranza di tutte le opinioni. Ma ogni cosa ha un limite: quello che la forza maggiore impone alla volontà. «Posti fra l'impazienza dei nostri connazionali e la vigilanza del demonio straniero, fra le seduzioni del paganesimo e ciò che noi crediamo si debba soltanto all'Eterno, noi siamo addossati al dovere di esigere delle dichiarazioni formali da ogni qualunque pretendente al titolo di messia. Noi siamo obbligati a dedicarci alla sua missione superiore, se porta agli occhi nostri le condizioni volute di successo; nel caso contrario, a prodigargli le rimostranze e gli avvertimenti; e dopo ciò, si dia pure codesto pretendente per capo, per profeta, per figlio di Dio, o per Dio stesso, se resiste alla legge e alla nostra autorità, sovrana ancora, siamo obbligati apunirlo[21].» Ecco lo scopo della spiegazione alla quale t'invitiamo.

— Potrei declinare la competenza morale, e forse politica — io sono suddito di Antipas — della vostra giurisdizione d'esame; ma non lo fo e mi vi sottometto senza resistenza. Soltanto vi chiedo perchè, dopo una longanimità così prolungata, mi chiamate voi a quest'ora onde rendervi conto delle mie parole, dei miei errori, della mia missione? Cosa volete voi, voi stessi, Sadducei, Farisei, Terapeuti, Esseniani, Erodiani, partigiani di Giuda di Gamala, Antiochiani? Vi siete voi posti d'accordo sopra una dottrina comune per erigervi a giudici di una dissidenza? Io non rifiuto di spiegarmi: al contrario; ma desidero avere alla mia volta delle spiegazioni.

— Noi siamo qui per chiederne, e non per darne. Abbiamo i nostri titoli per interrogare; quali sono i tuoi per intimarci di dirti ciò che vogliamo? Non abbiamo soffocata la tua voce fin dalla prima ora, è vero; gli è questo un delitto? Sino a tanto che tu ti sei spacciato per figlio di una vergine, della razza di Davide, messia; noi non abbiamo detto nulla. Hai voluto importi come un Osiride, un Adone, un Budha, un Ormuzd, un Mythra o non so qual'altra divinità dell'India, della Fenicia, e dell'Egitto. Noi non abbiamo temuto questa importazione di idoli nel nostro paese. Spetta ai figli di Erode ed ai Romani lo inquietarsi di codesti discendenti di Davide. Anche noi attendiamo il liberatore del nostro paese. Hai fatto dei miracoli. Atalide figlio di Mercurio, Esculapio, Ercole, Gabienus, Policrate, Anfione, Eres, Orfeo, le figlie delgrande sacerdote Anius, le sacerdotesse di Diana, di Feronia, d'Irpicus, Simone di Samaria, Apollonio di Thiane, Augusto, tutti i medici, tutti i ciarlatani, tutti i sacerdoti delle religioni straniere, il cavallo Pegaso, il pesce Oannes che predicava sulle rive dell'Eufrate, tutti costoro ne hanno fatto, ne fanno altrettanti e così miracolosi come i tuoi[22]. Noi ti abbiamo lasciato continuare i tuoi prodigi.

— Li avete calunniati.

— Ne abbiamo riso. Hai predicato la risurrezione, che non si trova nei libri di Mosè; ma ti sei attribuita la massima d'Hillel: «Fa agli altri ciò che vorresti si facesse a te stesso;» hai abbracciato la dottrina dell'eguaglianza stabilita da Platone, e prima di lui, da Gesù figlio di Sirach, da Aristobulo, e da Pitagora; hai anche accettato «la legge orale trasmessa da Mosè a Giosuè, e da questi agli anziani che la comunicarono ai profeti, e da questi ai dottori delle grandi sinagoghe, come pure le tre sentenze emanate da questi ultimi: Siate lenti nel giudicare; moltiplicate i discepoli; e fatevi bastione della legge.» Allora, se tu hai stimatizzato il ridicolo dei nostri bigotti e dei nostri zelanti, se hai trasgredito diverse delle nostre pratiche, se, nell'interesse del tuo proselitismo, ci hai calunniati, abbiamo chiusi gli occhi, perchè tu rispettavi il fondo della legge.

— L'ho poi violata forse?

— L'hai straziata; hai bestemmiato. Ci hai domandato un giorno: per quale delle tue buone opere noi ti minacciavamo? Non è per nessuna buona opera, nè per alcun precetto di buona giustizia e dibuona morale; ma perchè, essendo uomo, osi farti Dio[23]. Ora, la nostra legge è precisa. Il signore ha detto: «Io sono Iehovah, l'eletto, l'eterno, il primo e l'ultimo; io non trasmetto a nessuno nè il mio nome, nè la mia gloria.... Non c'è stato alcun Dio avanti di me.... Non ce ne sarà dopo di me.... Non ne esiste alcuno con me.... Io sono l'eletto che crea la luce e le tenebre, che dà a volta a volta la pace o l'avversità.... Gli è a me solo che appartiene la vita eterna; io solo sono il Dio forte, il Dio giusto, il Dio liberatore, redentore, salvatore....»[24]. Non è questa la legge?

— È la legge.

— Ora, la legge soggiunge: «Se dunque sorge in mezzo a noi un profeta o un sognatore che faccia qualche segno o miracolo, e che il segno o miracolo di cui egli avrà parlato si compie; s'egli vi propone nel tempo stesso d'introdurre qualche altro dio, che voi non conosceste mai, e di servirlo; voi non ascolterete le parole di codesto profeta o sognatore. Iehova, il vostro Dio, colui che vi ha levati dalla casa della schiavitù, vi mette alla prova per vedere se lo amate con tutto il vostro cuore, con tutte le vostre forze.... Ma cotesto profeta o sognatore morrà, e la mano del popolo tutto si porterà su di lui»[25]. È questa la legge?

— È questa.

— Ebbene, tu non ti sei proclamato Dio soltanto nella Galilea, nelle sinagoghe, sotto i portici, e nellecorti del tempio, tu sei venuto perfino a predicarcelo nelle sale del tesoro pubblico[26]. È ciò vero?

— Sì. Ma cosa avete voi detto quando il re Erode alzò dei templi ad Augusto, quando Antipas Erode alzò dei templi a Tiberio; quando alla sua volta furono alzati dei templi ad Erode stesso, e quando furono tutti ammessi come Dii?

— Le città ove sono stati commessi questi sacrilegi, sono greche, o romane: tu ti sei proclamato Dio nel tempio stesso di Iehovah. Come Ebrei, come fedeli alle leggi di Mosè, come dottori della legge, come sacerdoti del tempio, come anziani, come membri del sanhedrin, possiamo noi permettere simili profanazioni? Ora tu ci chiedi ciò che noi vogliamo e se siamo d'accordo per condannare la tua dottrina.

— Ve lo chiedo ancora.

— Io ti rispondo. Siamo credenti e cittadini. Come credenti, i principî che ci separano sono rari, quantunque non fossimo d'accordo sopra diversi particolari della dottrina. Ma queste sono piccole varianti di zelo; sono pratiche del culto; interpretazioni della legge; è il progresso stesso di questa legge nei suoi rapporti col tempo, ed i cangiamenti che vi hanno apportato le nostre disgrazie, ed i nostri successi; è l'importazione di alcuni principii che i nostri fratelli di Babilonia, d'Egitto, della Grecia hanno richiesto onde far concordare la legge e la scienza; è il rigore degli Esseniani, o la troppa tolleranza dei Sadducei.... Ma tutto ciò non cangia punto il carattere del nostro patto, e le leggi organiche della nostra fede. Tu sei esseniano nel fondo; ma fossi tu sadduceocome Hannah, o fariseo come me, noi vivremmo sempre in pace nella stessa città, pregheremmo allo stesso altare, insegneremmo dalla stessa cattedra. Il Tempio e la sinagoga sono abbastanza grandi per abbracciare queste gradazioni, ed abbastanza illuminati per tollerarne le differenze. Noi siamo adunque d'accordo quanto basta per dirti unanimemente: tu bestemmii.

— Lo siete pure come cittadini?

— Meglio ancora.

— Eppure io credeva che il Sadduceo volesse restar attaccato al testo della legge di Mosè ed alla giustizia, ch'egli respingesse le forme esterne del culto, le credenze riportate dall'Oriente, ed importate dall'Egitto e dalla Grecia — gli angeli, lo spirito, la resurrezione; — ch'egli limitasse alla tomba il patto di Dio col suo popolo; mentre il Fariseo ammette la legge orale all'istesso titolo che il Pentateuco, sviluppa secondo i tempi la legge di Mosè e l'adatta alle circostanze, lascia allo spirito una estrema libertà per interpretarla, ordina delle pratiche esterne, onde salvare dal naufragio la nazione e la legge, fa pompa di zelo, si adorna di filacteri, pone ai suoi vestiti una lista rossa più larga degli altri, per distinguersi dai Greci e dagli Arabi, crede alla risurrezione, ed alla giustizia dopo la morte, secondo le opere.

— Sia pure. Ma queste sono sempre dissidenze e non bestemmie.

— La legge che ammette delle dissidenze non è più la legge. Poi, io pensava che il Sadduceo riconoscesse la libertà assoluta dell'uomo, contento della sua parte sulla terra, non domandando nè temendo nulla, al di là; mentre il Fariseo insegna che Dio agisce a traverso l'uomo, e che la libertà umana ha deilimiti naturali. Avevo sempre visto il Sadduceo poco ambizioso, rassegnato al dominio romano, amante delle scienze e delle arti coltivate in Grecia ed in Egitto, quantunque poco premuroso di vederle adottate nel suo paese, senza zelo, disprezzante la folla, amante lo straniero, inclinato ai piaceri, desideroso di esser in buona vista di Dio e di Cesare, conservatore, tollerante, indifferente; mentre il Fariseo usa di tutti i mezzi onde restare partito dominante, attende un messia, si barcamena fra le idee ed i partiti, soddisfa le esigenze straniere, carezza l'opposizione nazionale, fa rispettare la legge, nel tempo stesso che mantien desta nei cuori la speranza di una vicina liberazione, e non soffocando gl'istinti popolari e non si lasciando sommergere dagl'impazienti, prepara i mezzi di resistenza, e previene una catastrofe dall'Occidente, simile a quella che venne dall'Oriente, e che perdette i nostri padri.

— Sì, è vero. E poi?

— Poi? Voi siete dunque d'accordo altresì cogli Antiochiani che lavorano ad effettuare un compromesso fra il culto di Mosè ed il culto greco[27]; cogli Erodiani che vogliono farsi il tratto di unione fra il Moriah ed il Campidoglio, trovando che il messia è venuto, e che fu Erode, opponendosi all'insurrezione nazionale, e consigliandovi di pagare il tributo a Cesare?

— Ciò non è, ma fosse pure, tutto codesto non è un diniego della legge.

— Chi si scosta dalla legge, la nega. Voi siete dunque d'accordo col terapeuta che adora forse ancora quellaregina cæli, che tiene una così grandeparte nei misteri dei templi egizii e fenicii[28], che si considera un cittadino più del cielo che di questo mondo, che abbandona i suoi beni, che personifica l'opera di Dio e la creazione a mo' degli Ebrei orientali, in un Adamo qualunque, che si affatica ad incarnare in una manifestazione reale i precetti dei libri sacri, che vive nell'isolamento, sobrio come la cicala che si nutre del suo canto monotono, mantenendo il silenzio, il più umile di loro essendo il più stimato; perocchè egli considera la schiavitù come contraria alla legge di natura, ed alla volontà di Dio?

— Ma chi, chi fra noi si chiama figlio di Dio, e Dio? Ecco la questione.

— Lo siete voi dunque? Ecco ancora la questione. Ma dite, dite, Sadducei, Farisei, Erodiani, Antiochiani, siete voi d'accordo con quei risanatori (terapeuti) e con quegli Esseniani, che hanno libri, dottrine, dogmi, misteri, una cabala propria che comunicano ai soli adepti secondo il grado d'iniziativa? Odiate voi pure la guerra e la servitù? adorate voi Dio nell'anima, e non con dei sacrifizii? praticate voi la comunità dei beni, la castità, il ritiro, la cura degli afflitti del corpo e dello spirito, studiando le virtù delle piante, delle terre, dei minerali, delle forze della creazione? istruite voi, vestite voi, nutrite voi dei fanciulli? proclamate voi l'immortalità dell'anima? inviate voi le vostre offerte al Tempio senza andarci voi stessi?

— Tutto ciò è nelle nostre dottrine.

— Sì, so bene che il vostro Hillel ha detto: Amate la pace, amate gli uomini, amate lo studio dellalegge; ma le vostre dottrine hanno esse come l'essenianismo la triplice base dell'amore di Dio, l'amore dell'uomo, l'amore della virtù? L'uomo è desso anche per voi sotto l'assoluto dominio di Dio? Credete voi la preghiera più necessaria che il sacrifizio, il combattimento ed il giuramento inutili? Ditemi, siete voi dunque tutti d'accordo come credenti e come cittadini? avete voi dunque abbandonato codesti principii che costituivano fino ad ora le vostre dissidenze? formate voi un solo corpo per respingere da voi una dottrina, che non accetta tutte le vostre, e giudicare l'uomo che l'insegna, come si giudicherebbe un traditore verso Dio e verso la natura?

— Rabbì, ancora una volta, non spostare l'accusa che noi portiamo contro te. Tu hai professato, puoi professare ancora le dottrine che meglio ti piacciono; nessuno ti metterà ostacolo. Ma tutto ci ordina di falciare dalla radice la pullulazione di nuovi dii. Le differenze che ci dividono, non colpiscono il cuore della legge. Te l'ho già detto: qualche grado di zelo più o meno nelle pratiche del culto, dei rigori di principii, alcuni cangiamenti di forma, un soffio di vita nuova ispirata qui da Zoroastro, là da Pitagora, altrove da Zenone; una rassegnazione al dominio straniero più o meno paziente, la dottrina della vita oltre la tomba.... tutto ciò non cangia per nulla l'unità del popolo di Dio, la cui missione è sempre stata la ricostituzione dell'unità umana. Tu invece vuoi separarci.

— Sì, lo voglio.

— Lo confessi. Infatti, noi sappiamo che tu hai detto ai tuoi discepoli: «Se alcuno non vi riceve o non ascolta le vostre parole, scuotete la polvere dai vostri piedi, partendo da quella casa o da quella città,ed io vi assicuro che saranno trattate con più severità che gli abitanti di Sodoma e Gomorra. Poichè, non crediate che io sia venuto a portar la pace sulla terra. Io sono venuto a portar la spada, a metter il fuoco sulla terra: ed il mio desiderio è ch'essa bruci. Io porto la separazione, la divisione tra il figlio ed il padre, tra la figlia e la madre; i servitori d'un uomo saranno i suoi nemici; chiunque ama suo padre o sua madre più di me, suo figlio o sua figlia più di me, chi non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli, le sue sorelle, la sua stessa vita, non sarà mai mio discepolo»[29].

— Io ho detto tutto ciò.

— Tu hai predicato queste selvaggie dottrine perchè tu ti sei alzato rimpetto a Iehovah come suo eguale per dare un nuovo patto al suo popolo. Ebbene, in presenza dello sconvolgimento del mondo politico che Roma ora compie, noi vogliamo conservare l'unità del mondo morale, per non essere completamente assorbiti.

— Sì, gridò con forza il Rabbì, io mi proclamo Dio[30]. Sì, io porto la separazione sulla terra. Sì, io porto un nuovo patto. Se il genere umano si componesse di uomini eletti come voi, la parte di Dio nel mondo, Dio stesso sarebbe superfluo. Ma io miro ai popoli. Ora, qual'è la legge che si è imposta ai popoli e che ha creato delle nazioni, che non abbiaavuto l'aria di un'ispirazione di Dio? Mosè non si faceva egli dare le sue tavole da Dio stesso? Numa, che creò Roma, non si faceva egli soffiar le sue leggi da una potenza soprannaturale? Come Mosè e come Numa, io detto una nuova legge. Bisogna che Dio intervenga, e che Dio parli. Io porto una separazione nel mondo, ma gli è il mondo che io separo dalla vostra legge. Mosè vi aveva comandato di riconoscere lo straniero come fratello; voi ne avete fatto un impuro. Il pagano e l'ebreo erano figli dell'istesso Dio per Mosè; voi avete rigettato questo fratello come il delitto e la maledizione. Oggi Rachele, Zipporah, Ruth sarebbero maledette; Giuseppe che aveva sposata la figlia d'un prete egiziano, e Salomone la figlia d'un re d'Egitto, sarebbero espulsi dalle vostre sinagoghe. La vostra legge ha due pesi e due misure. Se il Siriaco perde il suo cammello non può reclamarlo all'Ebreo che lo ha trovato; e l'Ebreo può riprendere colla forza il suo, se l'ha perduto. Se l'Ebreo uccide un Greco, può cercare un asilo a Kedesh, a Sechem, a Hebron; se il Greco uccide un Ebreo, è considerato come degno di morte. Una simile legge è iniqua; io me ne separo. Vi porto un nuovo patto....

— Ma tu non hai insegnato un solo precetto che non sia stato ordinato avanti di te dai nostri padri della sapienza. Mosè, Antigone di Soco, Gesù figlio di Syrah, i profeti, Hillel, Schemaya, Abtalion, il Ietzira, il Zohar, il Battista, gli Esseniani, Giuda bar Bethyra, Jonathan bar Uziel... i nostri rabbini di Gerusalemme e di Alessandria, ed altrove Sakya-Muni, Joe, Confucio... tutti hanno proclamato prima di te, le leggi dell'amore e dell'eguaglianza. Qual è codesto nuovo patto che tu porti? Cosa c'insegni di nuovo?

— Niente. Ma gli altri hanno insegnato, io voglio praticare; gli altri hanno detto: Ciò è buono! io dico: ciò è dovere! Gli altri hanno detto: Credete; io dico: Fate.

— Piuttosto che dire: Fate! sarebbe meglio fare. Tu sei stato educato nella tua infanzia alle scuole esseniane che non fanno mostra d'insegnare, ma praticano. Tu hai veduto nella tua infanzia, nel tuo paese di Galilea, altri dottori che non hanno sprecato la loro voce a ripetere delle dottrine, ad ingiuriare altrui, ma che hanno agito: Giuda di Gamala ed i suoi adepti, i quali, per l'amor della patria, sono morti a migliaia a migliaia sul campo di battaglia e sulla croce. Ecco i dottori che noi veneriamo; ecco i messia che noi ammettiamo. Il mondo si rigenera per l'azione. Quando vediamo in Germania cadere Arminio, Sacrovir nelle Gallie, Tacfarinas nell'Africa, Giuda di Gamala in Galilea, tutti per istrappare il loro paese a questo abbominevole Polifemo di Roma che divora e digerisce popoli e nazioni, noi non abbiamo neppure uno sguardo da gettare ai ribiascicatori di vecchie parabole. Se tu non avessi fatto che questo, non avresti ora l'onore di occupare l'attenzione del gran Consiglio, e dei partiti della Giudea. Ma tu hai un'altra ambizione; noi abbiamo un altro scopo.

— Ma, non mi avete voi mandato a cercare nella Galilea? Non mi avete voi invitato a venir a spiegare la mia opera in Gerusalemme?

— Noi abbiam mandato a chiedere un Giuda di Gamala, e non una melensa parodia di Osiride. Noi avevamo veduto che la bordaglia ti ascoltava, come la ascolta sempre queglino che attaccano l'ordine stabilito dei fatti e delle idee. Noi abbiamo creduto nostro dovere di legalizzare questa forza che commovevail popolo, e farla convergere alla salvezza della nazione. Ma tu hai tentato d'isolarti; hai sconosciuto i sentimenti, le passioni, i bisogni dei tempi, l'istinto della nazione. Sull'altare che noi avevamo innalzato per un nuovo Giuda Maccabeo, tu hai provato di collocare te stesso sopra un Mosè postumo; e quando ti abbiamo chiesto: chi sei tu? e cosa vuoi? hai risposto con delle ingiurie, con degli equivoci, o con delle inezie che nulla spiegavano.... È d'uopo che ciò finisca. Roma ci spia, e diffida di codesti taumaturghi che si danno come figli di Dio, e figli di Davide, che eccitano le turbe, ed avvolgono i loro progetti nelle nuvole del regno di Dio. Ancora una volta, chi sei tu? cosa vuoi?

Il Rabbì di Nazareth stava per rispondere, allorchè Hannah tutto sconvolto ed esterrefatto entrò nella stanza. Egli si avvicinò a Caifas e gli disse di rientrare nel suo palazzo, poichè egli aveva veduto una grande folla innanzi la sua porta e sospettava che fosse succeduta qualche disgrazia.

Caifas uscì immediatamente. Allora Hannah ci disse che Bar Abbas aveva ucciso Justus, e che egli ignorava la causa di questo delitto.

Questa notizia produsse un istante di diversione alla discussione. Ma Hannah avendo preso il posto di Caifas, l'attenzione si riportò tosto sopra il Rabbì della Galilea, cui Gamaliel costringeva ad una rivelazione definitiva. Infatti il Rabbì, dopo essersi raccolto un istante, rispose:

— Io sono il figlio dell'uomo nel senso dei vostri profeti. Sono Ebreo. Il mio padre terrestre, carico di figliuoli e povero, mi confidò dall'infanzia alla sollecitudine degli Esseniani[31]. All'età di cinque anni,io apparteneva come ogni ebreo, alla legge. A dieci, fui iniziato ai regolamenti ed alle ordinanze. A tredici, io compivo i precetti come gli altri figli del popolo di Mosè. Avrei potuto ammogliarmi a diciotto o a vent'anni. Fui circonciso, presentato al Tempio, e ricevuto come figlio della legge. Portai la mia offerta al Tempio; osservai le feste e mangiai l'agnello pasquale come ogni altro individuo della Giudea. Frequentai la sinagoga, ove fui istruito, ove fui rischiarato sopra la legge; e come ogni altro compiuti i tredici anni, presentai i miei dubbi nelle discussioni pubbliche del Kaal (assemblea). Come Daniele, le mie osservazioni, a quell'età, furono rimarcate[32]. A trenta anni principiai come tutti i miei concittadini ad occuparmi dell'interpretazione della legge, della tradizione, e della cabala[33]. Nella mia infanzia ascoltai la voce dei miei maestri e di Menahem, che diceva: Amate; e la voce di Giuda il Golonite che diceva: Non più padroni; distruggete lo straniero. E vidi migliaia di questi figli della Galilea appesi alla croce dei Romani. Quando all'età prescritta dalla legge, io principiai l'insegnamento, il popolo che udì la mia parola, quelli che videro le mie opere, mi chiamarono figlio di Davide, messia, profeta, figlio di Dio, figlio unico di Dio... Essi l'avevano detto!

— E tu lo ripeti e lo confermi? disse Gamaliele.

— Il fatto rivela l'uomo, rispose il Rabbì. Voi trovateche la mia dottrina è stata insegnata prima di me? La verità è eterna: gli agenti di Dio possono dunque averla intravista. Ma questa parola dei miei predecessori è stata come la pioggia caduta sopra la pietra: è restata infeconda. Io sono in mezzo a voi come la pietra di paragone. Il cielo mi separa dai Sadducei; la terra dagli Esseniani; la nozione della patria, dai Goloniti; l'intelligenza della legge, dai Farisei. Voi tutti, giudicate l'atto; io, interrogo l'anima. Il vostro Dio non è il mio. Il vostro Iehovah è collerico, geloso, severo, e lungo nei suoi castighi; egli cammina nella tempesta; si manifesta con dei terremoti; scaccia Adamo; annega un mondo intero; distrugge popoli e città. Il mio è un padre; là ove il vostro punisce, egli perdona.

— Rabbì, Dio è lo stesso ovunque, o non è più Dio.

— Voi ve lo fabbricate a vostra similitudine. Mosè è il vostro legislatore. Egli è stato legislatore degli atti: io sono il legislatore delle anime. Voi proibite l'assassinio; io proibisco di più: la collera, e l'odio. Voi proibite l'adulterio: io proibisco più di ciò, il desiderio impuro. Voi proibite lo spergiuro: io proibisco l'istesso giuramento. Voi ponete come base del dritto il taglione; io pongo il perdono. Io vengo ad ordinarvi la carità, la riabilitazione del caduto, la mansuetudine. Voi avete degli schiavi; io vengo a ridirvi: gli uomini sono fratelli. Io predico la solidarietà umana; la glorificazione del debole e dell'abbietto: la supremazia dell'interno sull'esterno; la ricompensa dell'opera dopo la vita. Io ordino la communanza dei beni per mezzo della carità. Io vengo ad appianare la via del cielo che voi avete seminata di bronchi e sbarrata di abissi. Io riconosco la perfettibilità della legge, che voi avete cristallizzata nelladurezza. Se Dio vede il cuore, a che le pratiche esterne del culto? Dio assorbe l'uomo. Voi arrestate il progresso crescente dell'opera e della dottrina di Mosè; io gli do l'impulsione della vita coll'amore e la libertà del cuore e dell'anima. Io aggiungo la fede al precetto; la passione alla sua propagazione. Io porto la libertà morale.

— V'è bisogno d'un Dio per ciò?

— Sì; Dio solo può ciò. Dio purificato dalla sua paternità, si allarga, si stende, penetra ovunque. Io sono la coscienza di Dio, e ve lo rivelo. Io predico il regno di Dio, il regno dell'amore, della paternità di Dio, che aspira il mondo nel suo alito di benedizione, di bontà, di perdono. Non più intermediarii fra l'uomo e Dio. Il mio culto è quello della purezza del cuore, della fraternità, della reciprocità umana, della dolcezza. Io porto la calma interna. Voi vi preoccupate dell'eccezione: io guardo l'universalità. Voi appoggiate la piramide dell'umanità sulla punta; io la pianto sulla base. Voi considerate le classi: io innalzo il popolo. Ed ora, se la legge nuova che io proclamo, non per gli Ebrei soltanto, ma per il mondo, è un delitto, io sono colpevole.

Queste parole del Rabbì furono seguite da un profondo silenzio. Esse avevano colpito la commissione. Gamaliele però, che sembrava il più pensieroso, rispose:

— Rabbì, bisognerebbe anzi tutto metterti d'accordo con te stesso e fissare la tua dottrina. Un giorno tu dici che sei la spada, il fuoco, che porti la divisione nel mondo; all'indomani ti proclami il servo il più umile, l'agnello, l'apportatore del ramo d'ulivo, ed assicuri che il tuo giogo è soave. Un giorno tu chiami i Gentili ed i Samaritani cani e porci, un altro spalanchiper loro le porte del regno dei cieli, e degni fare per loro dei grossi miracoli. Un giorno accarezzi lo straniero come Mosè; all'indomani lo respingi come noi; lo fuggi. Tu eviti le sue città, dopo aver bevuto l'acqua alla giarra delle sue donne. Cosa vuoi dunque? Questa dottrina di circostanza, non ce ne impone. Israele non manca di dottori. Ma gli è questo forse ciò che ci occorre? Come! tu hai udito l'ardente parola di Giuda di Gamala, hai veduto i suoi compagni attaccati alla croce lungo le vie, vedi la guarnigione romana alla porta del Tempio del tuo Dio, che dico? di tuo Padre! e tu vieni a spacciarti come il Messia delle anime, il Cristo del perdono, ed unisci nell'istesso abbraccio, la vittima ed il carnefice? Come! quando un popolo intero attende col fremito dell'impazienza l'uomo che in nome di Dio lo chiami alla libertà ed alla indipendenza, tu osi dirgli: Hai torto, rendi a Cesare ciò che è di Cesare, obbedisci, taci; tu poni in ridicolo i Farisei, e tu condanni i Zeloti? E storni la corrente delle anime dalla patria, per sparpagliarle nel cielo? Come! quando questi Esseniani i cui principii sono contrarii alla guerra; quando questi Sadducei i cui interessi li invitano alla pace; quando questi Erodiani da cui la riconoscenza e la propria salvezza esigono la continuazione del dominio straniero sopra il suolo nazionale; quando tutti i partiti infine si sollevano, cingono una spada, proclamano giunta l'ora della risurrezione, tu vieni, chiamato da noi, tu vieni a dirci: Io sono Dio, e vi ordino di amare i Romani? Davvero, Rabbì, tu hai ragione: tu non sei di questo mondo, non sei di questo tempo, non sei di queste contrade! E noi dovremmo autorizzare il tuo apostolato della codardia, e permettere l'assassinio di questo popolo? Sì, il nostro Dioè il Dio di Mosè, il vendicatore, fino a che non avremo una famiglia. Egli sarà il padre, quando potremo chiamarci fratelli. Pilato, gli è dunque tuo fratello, o Rabbì? Rimetti nel fodero codeste tue dottrine, che sono quelle dei popoli liberi ed indipendenti. Esse non possono essere per noi: noi siamo gli schiavi dello straniero. Tu predichi l'uomo; noi cerchiamo dei cittadini. Tu ti atteggi a Cristo; noi cerchiamo un generale. Tu ti proclami Dio; noi abbiamo d'uopo di un tribuno che gridi al popolo: Sollevati, Dio lo vuole!

— Io non sono nulla di tutto ciò, gridò il Rabbì.

— Allora sei condannato, rispose Gamaliele.

— Voi volete dunque la guerra.

— Noi vogliamo che tu sii l'eco della nostra voce, il braccio della nostra volontà, la parola della nostra bocca: un uomo-strumento, e non un uomo-Dio.

— Eppure io sono l'uomo-Dio.

— Non spingerci ad esser severi, Rabbì.

— Mio Padre ordina, io obbedisco. Il mio sangue ricadrà sul vostro capo.

— Sia.

Un grido e uno strepito di lotta si fecero in questo momento udire dietro la porta del gabinetto che serviva di comunicazione fra questa stanza e l'appartamento segreto di Hannah. Questi si precipitò per vedere cosa accadesse, mentre noi restammo uniti, fortemente scossi dalle ultime parole del Rabbì.

Ma che avveniva dunque, dietro quel gabinetto?

Ida, accompagnata da Noah, si era recata alla pretesa chiamata di suo fratello, comunicatale da Bar Abbas. Le due giovani donne avevano trovato Bar Abbas alla porta. Egli aveva lasciato Noah nella corte, e condotta Ida nell'appartamentouccidi-pensieri, ove Hannah li attendeva, divorato d'ansietà. Alcuni minutidopo, Justus venendo alla riunione, nel traversare la corte aveva scorta e riconosciuta Noah. Corse a lei. Noah gli raccontò come Gesù aveva chiamato sua sorella, e come Bar Abbas l'aveva condotta negli appartamenti del sagan, ove il Rabbì doveva incontrarla.

Justus sapeva già che il sagan ardeva di una passione frenetica per la giovine, e che Bar Abbas gliel'aveva venduta. Ora, egli l'amava non meno ardentemente del sagan, ed aveva vent'anni. Un lampo gli rischiarò lo spirito. Il sagan aveva appena indirizzato alcune parole alla giovinetta che Justus, il quale sapeva ove trovarlo, si presentò tutto trafelato, ed annunziò ad Hannah che Claudia lo richiedeva all'istante.

Se la bella e terribile Romana gli avesse domandato una libbra della sua carne, Hannah gliel'avrebbe forse accordata con meno rammarico, che quest'ora cui egli scorciava dalla sua vita per lei. Era impossibile però di rifiutarsi, od indugiare. Claudia non sapeva attendere. Era arrivata nella mattina, e d'altronde poteva avere a fargli qualche grave comunicazione, utile a conoscersi avanti di prendere una determinazione sul Rabbì di Nazareth. D'altra parte, Ida era ora in casa sua, in suo potere; valeva meglio trovarsi da solo a solo con lei, di notte, sbarazzato da ogni altra preoccupazione, e da quegli uomini che a due passi di distanza, decidevano del destino del loro paese.

Egli sospirò, e si decise ad obbedire.

Justus entrò dalla porta del gabinetto oscuro nella sala di riunione. Hannah pregò Ida di attendere il suo ritorno ed il momento di vedere suo fratello. Egli uscì dalla porta del giardino. Bar Abbas, cheaveva consegnata sua nipote, ne aspettava il prezzo, nella stanza vicina — vestibolo che conduceva alla scala secreta.

Un quarto d'ora era appena passato dalla partenza di Hannah, quando Bar Abbas udì nella camera da letto del sagan, la voce di sua nipote, ed uno strepito di lotta, e di mobiglie rovesciate. Credendosi giuntato da Hannah, egli aprì la porta, ed entrò per impedire la deteriorazione della sua mercanzia, prima di averne palpato il prezzo. Restò stupidito. Invece di Hannah, vide Justus che stava compiendo la più odiosa violenza sopra la fanciulla, che si dibatteva eroicamente. Preso pel collo da Bar Abbas, Justus gli diede un colpo di pugnale. Ma vedendo alla sua volta luccicare sul suo capo il coltello di Bar Abbas, fuggì. Bar Abbas, colpito soltanto nel mantello, lo inseguì a traverso il vestibolo, lungo la scala secreta, nella corte, fuori della porta, e raggiuntolo nella strada lo freddò di botto con un colpo di coltello, che entrando dalla spalla, gli traversò il polmone. Justus cadde, senza profferir parola: ma dei soldati romani che passavano, arrestarono Bar Abbas e lo tradussero al pretorio.

Ida, restata sola, spaventata, lacerata, vergognosa, non sospettando punto dei progetti del sagan, nel quale non scorgeva anzi che un protettore, temendo di restare in quella stanza, perdendo il capo, stravolta, aprì la porta del gabinetto. In quel momento la voce di suo fratello dalla stanza vicina la colpì. Ogni suo sospetto si dissipò. Si rannicchiò nel gabinetto oscuro, ed ascoltò, aspettando la fine.

Nel frattempo, Hannah si presentava a Claudia. Ella non l'aveva fatto chiamare, ma mostrò piaceredi vederlo. Il sagan le raccontò ciò ch'era avvenuto dopo la partenza di lei, e le disse che doveva lasciarla per assistere all'interrogatorio di Gesù.

— Vengo teco, sclamò Claudia.

— È impossibile, rispose il sagan; le nostre leggi proibiscono che una donna, una straniera, assista alle deliberazioni del consiglio delegato dal sanhedrin.

— Da quando in qua, sagan, objettò Claudia, le leggi sono state un ostacolo alla curiosità di una donna? Io voglio vedere, ascoltare, sapere, e decidere da me stessa. Volevo appunto provocare codesta deliberazione, e dare le mie disposizioni. Sono contenta che ciò si trovi fatto più presto che io non pensava.

Tutte le scuse, tutti i dubbi, tutte le difficoltà del sagan non riescirono che ad infiammare il desiderio di Claudia, ed a svegliare i suoi sospetti. Bisognò cedere. Soltanto ella acconsentì ad ascoltare senza vedere, ed Hannah la condusse per la porta segreta del giardino e pel piccolo andito, al gabinetto oscuro ove stava Ida.

Per via egli aveva appreso la sorte di Justus.

Ida, udendo la voce del sagan nell'andito, ebbe vergogna di lasciarsi sorprendere, origliando alle porte. Uscì dunque immediatamente dal gabinetto, ove Claudia s'installava e passando pel quale Hannah entrava nella sala ove noi eravamo col Rabbì e Gamaliel, chiudendo la porta. Il sagan non aveva traversato il suo piccolo appartamento per non svelare a Claudia la presenza d'Ida. Questa aspettò un momento, restò un istante alle scolte, e non udendo più nulla cedette all'invincibile interesse che le ispiravano le mortali lotte di suo fratello col gran Consiglio,e s'insinuò di nuovo nel gabinetto. Claudia vide entrare in quella oscurità un'altra persona e non si mosse. Ma quando il Rabbì ebbe detta la sua ultima parola, quando Gamaliele rivelò la cospirazione contro i Romani, che covava in tutta la Palestina, Claudia pensò che quella persona misteriosa, sopraggiunta lì, a fianco di lei, ne sapeva di già troppo. All'ultima frase del Rabbì, un grido soffocato, o piuttosto un sospiro prolungato sfuggì dal petto della fanciulla. Claudia allora l'afferrò pel braccio e le dimandò:

— Chi sei tu?

— Ah! mi fai male, gridò la sorella di Gesù.

Claudia si ricordò quella voce, e aprendo la porta dell'andito, trascinò seco Ida, e la riconobbe.

— Sei ancora tu? ruggì la terribile romana. Per chi sei tu qui? perchè tremi tu?

Ida perdette la testa. Vedendo quel viso pallido dall'emozione, quelle labbra tremanti, quegli occhi fiammeggianti ribaditi su lei, la Galilea si sentì svenire. Poi senza sapere ciò che dicesse, credendo addolcire la collera di quella donna la cui mano le bruciava la midolla delle ossa, rispose:

— Per Pilato.

— Muori allora, gridò Claudia, cavando dalle sue treccie il suo terribile spillone.

Hannah fermò il braccio omicida. Ida si sottrasse alla stretta di Claudia, e vedendo aperta la porta del giardino fuggì. Una spiegazione corta, netta, cruda, irrevocabile, ebbe luogo all'istante fra Claudia ed il sagan.

— Spezzatemi codest'uomo, gridò Claudia, parlando di Gesù.

— Ma noi l'abbiamo chiamato, gli abbiamo preparatola strada, l'abbiamo alzato nell'anima della folla...

— Ne avevamo bisogno allora; ora è inutile.

— Occorrono però dei riguardi....

— Nessuno.

— Il consiglio non l'ha ancora giudicato, esso non ha ancora deciso....

— Ho giudicato e deciso io. Schiacciatelo.

— Bisogna ucciderlo allora.

— Che lo si uccida.

— Ma il movimento che abbiamo provocato?

— Esso m'è inutile oggimai: soffocatelo, o Pilato lo soffocherà nel sangue.

— Bisogna dunque spegnere quest'anima del popolo che avevamo risvegliata?

— Sull'istante, se si può.

— È irrevocabile?

— Inesorabile.

— Tu rinunzi dunque a tutte le visioni così dolcemente carezzate?

— Ne carezzo una più dolce ancora: Ponzio mi ama ed io l'amo.

— Era dunque per questo che...

— Che? credevi forse ch'e' fosse per te e per i tuoi Ebrei?

Hannah vedeva chiaro alla fine. Entrò precipitosamente nella sala ove noi eravamo, esitanti su ciò che dovessimo fare, sulla condotta che avevamo a tenere verso il Rabbì. Hannah ci ascoltò appena, poscia sclamò:

— «Una parte considerevole del popolo crede senza esitare a tutti coloro che gli promettono la liberazione, e che si autorizzano di pretesi segni o miracoli. Che il Consiglio si mostri dunque attento e risoluto,imperciocchè, se noi lasciamo fare, i Romani che guatano l'occasione, che sono preparati, verranno e distruggeranno la città, il Tempio, la nazione intera. Per quanto rigorosa sia tale necessità, vale meglio che un capo ribelle, che un uomo solo perisca, anzi che il popolo d'Israele tutto intero[34]».


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