7.Nel carteggio di Giuseppe Giusti di recente pubblicato da Felice Lemonnier occorre la smentita a quanto un plebeo giornalista andava sbottonando circa lo spregio nel quale il Giusti teneva il Guerrazzi, e le cose sue. Il Giusti fu quegli che propose, ed ottenne si accettasse il Guerrazzi Accademico della Crusca. Caduto questi dal potere la marmaglia dei giornalisti, vile quanto maligna, prese a stracciarlo; nè solo lui, ma il Giusti altresì per la sua proposta accennata di sopra; il quale fiore di onestà e di gentilezza così rispose ad unodi codesti infelici:«Aprile 1849.«Il 22 marzo ricorrendo un'adunanza dell'Accademia della Crusca, e tra le altre cose dovendo nominare un socio corrispondente in luogo del Giordani morto di fresco, fui io quegli che proposi il Guerrazzi dichiarando, che intendeva onorare lo scrittore, e non punto adulare l'uomo potente. I miei colleghi assentirono di buona voglia e vinto il partito, incaricammo il segretario Valeriani di scrivere al Guerrazzi, ch'eravamo mossi a ciò dai suoi libri, e non dal posto che occupava.«Fino a tantochè il Guerrazzi rimase in alto nessuno fiatò; ora che è sceso taluni hanno mosso rimprovero all'Accademia, quasichè chiamandolo tra noi avessimo voluto piaggiare il triumviro piuttostochè onorare l'ingegno dell'uomo.«Ma siccome il Guerrazzi alto o basso ch'e' sia rimarrà sempre lo scrittore ch'è, io come lo proposi allora, tornerei a proporlo di nuovo, e non credo, che vi sia anima retta, che abbia il diritto d'imputarmelo a servilità.»(Epistolario di Giuseppe Giusti, vol. 2. p. 420).Questa lettera onora il Guerrazzi e di molto; ma la bell'anima del Giusti due cotanti più. — Se la marmaglia dei giornalisti avesse per inavvertenza smarrito la via della onestà e della verecondia, le si potrebbe dire: ««Mettiti, sciagurata! questa lettera a mo' di falsariga sotto al foglio dove tu scrivi, e ti ricondurrà su la diritta strada;» ma il cammino della rettitudine ella abbandonò a caso pensato; così lasciamola là come gli spinaci a bollire dentro la sua acqua; e non pensiamo più a lei. —
7.Nel carteggio di Giuseppe Giusti di recente pubblicato da Felice Lemonnier occorre la smentita a quanto un plebeo giornalista andava sbottonando circa lo spregio nel quale il Giusti teneva il Guerrazzi, e le cose sue. Il Giusti fu quegli che propose, ed ottenne si accettasse il Guerrazzi Accademico della Crusca. Caduto questi dal potere la marmaglia dei giornalisti, vile quanto maligna, prese a stracciarlo; nè solo lui, ma il Giusti altresì per la sua proposta accennata di sopra; il quale fiore di onestà e di gentilezza così rispose ad unodi codesti infelici:
«Aprile 1849.
«Il 22 marzo ricorrendo un'adunanza dell'Accademia della Crusca, e tra le altre cose dovendo nominare un socio corrispondente in luogo del Giordani morto di fresco, fui io quegli che proposi il Guerrazzi dichiarando, che intendeva onorare lo scrittore, e non punto adulare l'uomo potente. I miei colleghi assentirono di buona voglia e vinto il partito, incaricammo il segretario Valeriani di scrivere al Guerrazzi, ch'eravamo mossi a ciò dai suoi libri, e non dal posto che occupava.
«Fino a tantochè il Guerrazzi rimase in alto nessuno fiatò; ora che è sceso taluni hanno mosso rimprovero all'Accademia, quasichè chiamandolo tra noi avessimo voluto piaggiare il triumviro piuttostochè onorare l'ingegno dell'uomo.
«Ma siccome il Guerrazzi alto o basso ch'e' sia rimarrà sempre lo scrittore ch'è, io come lo proposi allora, tornerei a proporlo di nuovo, e non credo, che vi sia anima retta, che abbia il diritto d'imputarmelo a servilità.»
(Epistolario di Giuseppe Giusti, vol. 2. p. 420).
Questa lettera onora il Guerrazzi e di molto; ma la bell'anima del Giusti due cotanti più. — Se la marmaglia dei giornalisti avesse per inavvertenza smarrito la via della onestà e della verecondia, le si potrebbe dire: ««Mettiti, sciagurata! questa lettera a mo' di falsariga sotto al foglio dove tu scrivi, e ti ricondurrà su la diritta strada;» ma il cammino della rettitudine ella abbandonò a caso pensato; così lasciamola là come gli spinaci a bollire dentro la sua acqua; e non pensiamo più a lei. —
Nota del trascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. È stato omesso il testo della pagina di frontespizio, uguale a quello dellacopertinatranne per le seguenti righe, relative alla casa editrice:GIO. BATTISTA ROSSI LIBRAJO-EDITOREPALERMOMILANODECIO SANDRONGAETANO BRIGOLASono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):3- non abbaino [abbiano] i cani8- la proposta [propasta]10- e avvivarlo, mantenerlo [mantenarlo]17- ricordare tutti [tuti] i prigioni18- generazione, massime storici [storirici]24- e caso mai scoppiasse [scoppaisse]27- Ridolfi [Ridofi] come uomo di corte38- e simili altre fandonie [fandomie]44- la loro convinzione [convenzione]59- non disprezzasse [disprazzasse]78- se [sè] sarà peccato riputareGrafie alternative mantenute:qui / quìqua / quà
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. È stato omesso il testo della pagina di frontespizio, uguale a quello dellacopertinatranne per le seguenti righe, relative alla casa editrice:
GIO. BATTISTA ROSSI LIBRAJO-EDITOREPALERMOMILANODECIO SANDRONGAETANO BRIGOLA
Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):