XXVII.Ma se l’ira è punita nel settimo cerchio, quali sono nel pantano di Stige ‛L’anime di color cui vinse l’ira’? Così tornavo al luogo e all’ora oscura dell’Inferno; a cui quante volte avevo pensato interrompendo i miei ragionamenti, tante dicevo a me stesso che io doveva ossequio ad essi, anche quando parevano contradire la verità meglio apparente. Ora, dunque, riprendevo l’esame dellaquestione, dalla quale avevo mosso, e domandavo quali erano esse anime, e di che ree. Una cosa era chiarissima, che essi, della palude pingue, come i lussuriosi, golosi, avari e prodighi, avevano peccato per quella disposizione che l’Etica chiama incontinenza, allo stesso modo che di malizia erano rei i felli dell’ottavo e nono cerchio e di matta bestialitate quelli del settimo. E incontinenza è, secondo lo stesso Dante (Purg.XVII 136 e segg.), l’abbandonarsi troppo con l’amore d’animo a un bene, che è bene sì ma non fa l’uom felice; è (ib. 97 e segg.) il non misurarsi che faccia il detto amore ne’ beni terrestri, è il correre suo nel bene con più cura che non dee. E anche nell’inferno egli definisce gl’incontinenti in genere, pure adombrando i lussuriosi in ispecie (Inf.V 38 e segg.): ‛i peccator carnali, Che la ragion sommettono al talento’. Ora il talento che è? È quello che Dante chiamò ancora libito; è l’appetito sensitivo; anzi, quella sua parte che è detta il concupiscibile. Dunque nei peccatori carnali la ragione non fa più il suo ufficio di muovere essa la volontà, la quale è media tra la ragione e il concupiscibile (S.2ª 2aeCLV 3); ma lascia che l’altro la muova a suo piacere. E io mi domandavo, con altri molti: Può essere incontinenza d’altro che di concupiscibile? L’Etica in vero (VII 4) distingue gl’incontinenti assolutamente, cioè quelli che tali sono intorno ai piaceri del corpo, e gl’incontinenti secondo l’aggiunta intorno a questo o quello. E nel capo sesto distinguegl’incontinenti d’ira e quelli della concupiscenza, e dice quelli meno turpi di questi; quelli in qualche parte seguendo la ragione, e questi no. Vi è dunque come un’incontinenza di concupiscibile, così un’incontinenza d’irascibile, parti, questo e quello, dell’appetito sensitivo; il che conferma Tomaso in molti punti della Somma (2ª 2aeLIII 6, CLVI 4, CLVIII 4, CLV 2, CLVI 2). Bene: ma che altro è essere incontinente d’ira da essere reo d’ira o violenza o bestialità? E pure Dante i rei d’ira pone nel settimo cerchio, dentro Dite, con ciò affermando che non sono incontinenti. E che sono dunque? Sono uomini che fecero ingiuria, in seguito a incontinenza d’ira. Poi che per Dante l’ira non è ira se non ha per fine il male, come nè la invidia è invidia, nè la superbia è superbia senza altrui danno. Or dunque, se noi supponiamo che incontinenti d’irascibile siano quei della palude pingue, cui vinse l’ira, come incontinenti di concupiscibile sappiamo che sono quelli dei tre cerchi anteriori, che la ragion sommettono al talento, dobbiamo inferire che essi non fecero ingiuria, perchè altrimenti sarebbero stati messi più giù, nel settimo cerchio. Così pensavo; e vedevo che nel pantano erano genti fangose con sembiante offeso, di cui uno solo era nomato, Filippo Argenti, che all’ultimo in sè medesmo si volgea coi denti; e di questo non era ricordata alcuna reità e solo se ne diceva: ‛Bontà non è che sua memoria fregi’. E concludevo che ben poteva essere che il bizzarroe le altre genti ignude fossero stati incontinenti d’ira, ma che male altrui non avessero fatto, sì l’avessero voluto fare, rodendosi continuamente per l’odio e la rabbia: il che era significato sì dal male che erano, per divina giustizia, costretti a farsi laggiù, ‛Troncandosi coi denti a brano a brano’, e sì volgendosi, come l’uno d’essi fa, coi denti in sè medesimi. E subito le genti ignude tutte mi richiamarono al pensiero altri sciaurati anch’essi ignudi (Inf.III 64 e segg.), anch’essi continuamente in moto, anch’essi continuamente tormentati, sebbene da mosconi e da vespe e non dai compagni di pena o da loro stessi. Le somiglianze erano altre molte: Virgilio lassù garrisce Dante, dicendo ‛Non ragioniam di lor, ma guarda e passa’; qua Virgilio cinge a Dante il collo con le mani e lo bacia e lo chiama ‛Alma sdegnosa’, perchè ha ributtato l’Argenti; là e qua conosce un’Ombra, e della prima non dice il nome, la seconda non noma esso, sì il volgo delle anime; ‛Fama di loro il mondo esser non lassa’, dice Virgilio degli sciaurati; ‛Bontà non è che sua memoria fregi’, dice di Filippo Argenti. Cattivo il coro degli angeli che furono per sè, dei cattivi è tutta quella setta; bontà non fregia la memoria della persona orgogliosa. E questa esclama: ‛Vedi che son un che piango’; e di lagrime è mischiato il sangue che riga il volto dei vili. E là sono angeli, e qua staranno gran regi. E sopra tutto così dalla riviera d’Acheronte, presso cui era la setta dei cattivi, come dalla secca ripa della palude,in cui stavano i vinti dall’ira, Dante vedeva arrivare per il fiume e per il pantano una nave, e nella nave là Caron, qua Flegias; e tutti e due gridano e tutti e due tacciono alle parole di Virgilio. Che dovevo concludere?
Ma se l’ira è punita nel settimo cerchio, quali sono nel pantano di Stige ‛L’anime di color cui vinse l’ira’? Così tornavo al luogo e all’ora oscura dell’Inferno; a cui quante volte avevo pensato interrompendo i miei ragionamenti, tante dicevo a me stesso che io doveva ossequio ad essi, anche quando parevano contradire la verità meglio apparente. Ora, dunque, riprendevo l’esame dellaquestione, dalla quale avevo mosso, e domandavo quali erano esse anime, e di che ree. Una cosa era chiarissima, che essi, della palude pingue, come i lussuriosi, golosi, avari e prodighi, avevano peccato per quella disposizione che l’Etica chiama incontinenza, allo stesso modo che di malizia erano rei i felli dell’ottavo e nono cerchio e di matta bestialitate quelli del settimo. E incontinenza è, secondo lo stesso Dante (Purg.XVII 136 e segg.), l’abbandonarsi troppo con l’amore d’animo a un bene, che è bene sì ma non fa l’uom felice; è (ib. 97 e segg.) il non misurarsi che faccia il detto amore ne’ beni terrestri, è il correre suo nel bene con più cura che non dee. E anche nell’inferno egli definisce gl’incontinenti in genere, pure adombrando i lussuriosi in ispecie (Inf.V 38 e segg.): ‛i peccator carnali, Che la ragion sommettono al talento’. Ora il talento che è? È quello che Dante chiamò ancora libito; è l’appetito sensitivo; anzi, quella sua parte che è detta il concupiscibile. Dunque nei peccatori carnali la ragione non fa più il suo ufficio di muovere essa la volontà, la quale è media tra la ragione e il concupiscibile (S.2ª 2aeCLV 3); ma lascia che l’altro la muova a suo piacere. E io mi domandavo, con altri molti: Può essere incontinenza d’altro che di concupiscibile? L’Etica in vero (VII 4) distingue gl’incontinenti assolutamente, cioè quelli che tali sono intorno ai piaceri del corpo, e gl’incontinenti secondo l’aggiunta intorno a questo o quello. E nel capo sesto distinguegl’incontinenti d’ira e quelli della concupiscenza, e dice quelli meno turpi di questi; quelli in qualche parte seguendo la ragione, e questi no. Vi è dunque come un’incontinenza di concupiscibile, così un’incontinenza d’irascibile, parti, questo e quello, dell’appetito sensitivo; il che conferma Tomaso in molti punti della Somma (2ª 2aeLIII 6, CLVI 4, CLVIII 4, CLV 2, CLVI 2). Bene: ma che altro è essere incontinente d’ira da essere reo d’ira o violenza o bestialità? E pure Dante i rei d’ira pone nel settimo cerchio, dentro Dite, con ciò affermando che non sono incontinenti. E che sono dunque? Sono uomini che fecero ingiuria, in seguito a incontinenza d’ira. Poi che per Dante l’ira non è ira se non ha per fine il male, come nè la invidia è invidia, nè la superbia è superbia senza altrui danno. Or dunque, se noi supponiamo che incontinenti d’irascibile siano quei della palude pingue, cui vinse l’ira, come incontinenti di concupiscibile sappiamo che sono quelli dei tre cerchi anteriori, che la ragion sommettono al talento, dobbiamo inferire che essi non fecero ingiuria, perchè altrimenti sarebbero stati messi più giù, nel settimo cerchio. Così pensavo; e vedevo che nel pantano erano genti fangose con sembiante offeso, di cui uno solo era nomato, Filippo Argenti, che all’ultimo in sè medesmo si volgea coi denti; e di questo non era ricordata alcuna reità e solo se ne diceva: ‛Bontà non è che sua memoria fregi’. E concludevo che ben poteva essere che il bizzarroe le altre genti ignude fossero stati incontinenti d’ira, ma che male altrui non avessero fatto, sì l’avessero voluto fare, rodendosi continuamente per l’odio e la rabbia: il che era significato sì dal male che erano, per divina giustizia, costretti a farsi laggiù, ‛Troncandosi coi denti a brano a brano’, e sì volgendosi, come l’uno d’essi fa, coi denti in sè medesimi. E subito le genti ignude tutte mi richiamarono al pensiero altri sciaurati anch’essi ignudi (Inf.III 64 e segg.), anch’essi continuamente in moto, anch’essi continuamente tormentati, sebbene da mosconi e da vespe e non dai compagni di pena o da loro stessi. Le somiglianze erano altre molte: Virgilio lassù garrisce Dante, dicendo ‛Non ragioniam di lor, ma guarda e passa’; qua Virgilio cinge a Dante il collo con le mani e lo bacia e lo chiama ‛Alma sdegnosa’, perchè ha ributtato l’Argenti; là e qua conosce un’Ombra, e della prima non dice il nome, la seconda non noma esso, sì il volgo delle anime; ‛Fama di loro il mondo esser non lassa’, dice Virgilio degli sciaurati; ‛Bontà non è che sua memoria fregi’, dice di Filippo Argenti. Cattivo il coro degli angeli che furono per sè, dei cattivi è tutta quella setta; bontà non fregia la memoria della persona orgogliosa. E questa esclama: ‛Vedi che son un che piango’; e di lagrime è mischiato il sangue che riga il volto dei vili. E là sono angeli, e qua staranno gran regi. E sopra tutto così dalla riviera d’Acheronte, presso cui era la setta dei cattivi, come dalla secca ripa della palude,in cui stavano i vinti dall’ira, Dante vedeva arrivare per il fiume e per il pantano una nave, e nella nave là Caron, qua Flegias; e tutti e due gridano e tutti e due tacciono alle parole di Virgilio. Che dovevo concludere?