XXXIII.E il Poeta è fermo sull’ingresso del quarto scaglione del purgatorio, quando domanda e ottiene una nuova dichiarazione sugli speciali Peccati che si purgano nel girone che è avanti lui e negli altri tre che sono sopra lui. Che cosa ha veduto sin allora? Ha veduto anime tutte converse a Dio, su per il monte che è sotto l’emisferio contrapposto a quello che si inarca sulla terra e sul centro di essa che è Gerusalemme. Ma prima d’entrare la porta del Purgatorio egli vide andar lentamente o sedersi stanche animeche si conversero bensì a Dio, ma tardivamente, per difetto nella Volontà. Queste anime sono di quattro ragioni: di scomunicati, di altri che indugiarono il pentimento al punto di morte, di altri a cui il pentimento fu in certo modo estorto dalla morte violenta, di altri, che sono re e principi, che hanno negletto ciò che dovevano fare (Purg.VII 92). Tutti sono negligenti, quanto a dire accidiosi in certo modo; e possono ridursi a due specie: dei negligenti che avevano, se non perduto, almeno smarrito l’eterno amore per maledizione ecclesiastica, e, segregati dalla comunione dei fedeli, erano stati posti nella condizione degli infedeli; e questi corrispondono sì ai sospesi nel Limbo che hanno perduto il cielo per non aver fè; salvo che i primi potevano e vollero tornare a Dio, e i secondi meno potevano e meno vollero riconoscer la fede; e sì agli eresiarchi che potevano e non vollero; e dei negligenti che, pur non essendo in istato d’infedeltà, visseroaversie si conversero solo all’ultimo; e questi corrispondono come agli ignavi dell’Antinferno così agli altri accidiosi dello Stige, che vissero e morirono aversi, pur non avendo fatta ingiuria propria. Come tra questi staranno, quali porci in brago, gran regi, perchè in loro il valore è maggior dovere e più facile ad essi e più utile agli altri, così tra questi negligenti stanno in una Valletta amena imperatori, re e principi, puniti per qualche loro negligenza, che non grave in sè come quella degli altri aspettanti, è pure con simile indugio punita, perchèdi tali che meno la dovevano avere. E la Valletta amena corrisponde tuttavia al nobile Castello, in quanto qui e lì sono segregati nobili e magni spiriti, cui acquisti grazia nel cielo l’onrata nominanza che hanno nella terra (Inf.IV 76 e segg.). E sebbene la corrispondenza non sembri così esatta, da fare che le quattro specie di accidiosi dell’Antinferno e Antidite siano richiamate dalle quattro sorte di negligenti dell’Antipurgatorio, pure si vede in Dante lo studio d’una simmetria esterna, suddividendo in quattro queste sorte che sarebbero veramente due. Ma egli volle che la corrispondenza fosse doppia: di Antipurgatorio con Antinferno e Antidite, come è ragionevole avesse a essere, essendo l’Antipurgatorio di aversi per tutta la vita, conversi solo all’ultimo (salvo forse i principi, la cui negligenza fu d’altra parte più grave); e di Antipurgatorio con Antinferno e Limbo soltanto, nella quale corrispondenza la Valletta richiama il Castello; e del quarto girone del purgatorio col quinto e sesto cerchio dell’Inferno. Dante salì per li tre gradi, sull’ultimo dei quali stava l’Angelo, ed entra coi settePin fronte nella porta serrata, a cui indietro volgersi non deve chi a Dio si converse, ed è, d’allora soltanto, da lui ricevuto in penitenza. Sale faticosamente di cornice in cornice (poi che solo quando avrà purgate le sue colpe, il suo volere sarà libero e i piedi non sentiranno più fatica:Purg.XII 124), e vede pagare il fio prima la superbia, così più volte nominata e qualificatagià disio dell’eccellenza (XI 86); poi la colpa dell’invidia, per la quale si è più lieti degli altrui danni che di ventura sua (XIII 110); per la quale si appuntano i desiri dove per compagnia parte si scema (XV 50); poi il foco d’ira o l’iracondia, che dagli esempi e di virtù contraria e di colpa punita, riesce chiaramente un desiderio di vendetta. Notevole anzi che i tre esempi di colpa punita, sono un’empiezzadi madre che uccide il suo pargolo, una non riuscita vendetta d’uomo contro uomo, e un suicidio. Appena il Poeta ha visitate queste tre cornici ed è salito alla quarta, sente dalla Ragione dichiarare che ciò che ha veduto piangere di sotto, è il triforme amor del male; del mal del Prossimo; del Prossimo, non di Dio, non di sè, chè non si può odiar Dio, se si vedesecundum seipsumoper essentiam(S.2ª 2aeXXXIV 1), nè sè medesimi, se il bene che uno vuole a sè è bene, e non male appreso come bene, e se uno ama sè per quello che è principalmente, e non per quello che stima di principalmente essere,secundum naturam corporalem et sensitivam(S.1ª 2aeXXIX 4). Si parla dunque, a questo punto del Purgatorio, dell’Uomo che sia quello che veramente ha da essere:conversoal bene ciò è a Dio, checonvertit omnia ad seipsum; ma soloin quantum est essendi principium, per essentiam, per seipsum, non per certi suoi effetti: che allora l’Uomo può odiarlo; e l’odioest aversio quaedam(S.2ª 2aeXXXIV 1). L’odio di Dio e di sè è dunque là nel baratro contrapposto, non quassù per il santomonte. Quassù si sconta l’amore del male del Prossimo appreso come un bene: colpa dell’errante Amore. E il male del Prossimo si amò dai peccatori mediatamente: che immediatamente essi amarono l’eccellenza, il podere, grazia, onore e fama, la vendetta o il soddisfacimento della loro ira; ma per aggiungere questi fini, bramarono la soppressione e il male, in somma, del Prossimo. Se il Prossimo l’avessero veramente soppresso e in qualunque modo ingiuriato, sarebbero i peccatori nelle tre cornici del purgatorio? Dante deve credere di no, perchè essi allora sarebbero rei di malizia, di cui ingiuria è il fine, per il quale, o raggiunto con forza o con frode, essi sarebberoaversida Dio, nell’inferno. E quando se ne fossero pentiti? Ecco: per certe colpe, non avrebbero già fatto a tempo; se avessero soppresso il benefattore o l’ospite; e poi, per Dante, certi peccati portano un accecamento e indurimento (excaecatio et obduratio... animi humani inhaerentis malo et aversi a divino lumine:S.1ª 2aeLXXIX 3), simboleggiato nel Gorgon che è in mano alle tre Furie, che rende se non impossibile il pentimento, almeno così tardivo da costringere i pentiti a lungo indugio nell’Antipurgatorio. E solo l’avessero bramato, questo male, e non fatto, non avevano perciò bisogno di volgersi a Dio col pentimento per essere ammessi al Purgatorio? Avevano: altrimenti,conversicome sarebbero stati a un bene secondo loro, che non solo non è il vero bene ma il male secondo verità, sarebberostati pur sempreaversida Dio; e avrebbero avuto luogo tra quelli cui vinse l’ira e quietarono nel male. L’Uomo adunque, giunto alla quarta cornice, apprende che i superbi, gl’invidi e gl’iracondi dei tre primi gironi del Purgatorio, amarono il mal del Prossimo, e comprende subito che quelli dei tre ultimi cerchi dell’Inferno, che il male fecero, nè al Prossimo solo, sono iracondi, invidi e superbi. Nel Purgatorio sono a mano a mano qualificati con detti nomi, e solo dopo lasciati, nel girone dell’accidia, all’ingresso, dichiarati con un ragionamento filosofico Tomistico; nell’inferno sono dichiarati con un ragionamento filosofico Aristotelico, prima di essere visitati, all’uscire dal ripiano dell’accidia. Quindi l’Uomo sente la definizione di detta accidia che è lentezza dell’Amore in vedere o acquistare il bene che è vero bene; nella quale definizione è compresa l’accidia sì della vita pratica e sì della vita intellettuale. E comprende che questa accidia è diconversia Dio, chè quella diaversinon può consistere che in un odio, ciò è aversione, scemo però di effetto, o lento, se si vuole, di questo medesimo bene. E visita sì questa cornice, sì le altre tre, nelle quali si espiano le colpe di avarizia e suo contrario, di gola e di lussuria, che la Ragione a lui non nomina per loro proprio nome, ma dichiara come amore che si abbandona troppo a un bene che non è il vero bene, quasi pensando che il suo discepolo questi nomi li sa già dall’Inferno. E giunge alla foresta viva. Da selva a foresta: dall’impedimentodel vizio alla libertà, dalle tenebre alla luce.
E il Poeta è fermo sull’ingresso del quarto scaglione del purgatorio, quando domanda e ottiene una nuova dichiarazione sugli speciali Peccati che si purgano nel girone che è avanti lui e negli altri tre che sono sopra lui. Che cosa ha veduto sin allora? Ha veduto anime tutte converse a Dio, su per il monte che è sotto l’emisferio contrapposto a quello che si inarca sulla terra e sul centro di essa che è Gerusalemme. Ma prima d’entrare la porta del Purgatorio egli vide andar lentamente o sedersi stanche animeche si conversero bensì a Dio, ma tardivamente, per difetto nella Volontà. Queste anime sono di quattro ragioni: di scomunicati, di altri che indugiarono il pentimento al punto di morte, di altri a cui il pentimento fu in certo modo estorto dalla morte violenta, di altri, che sono re e principi, che hanno negletto ciò che dovevano fare (Purg.VII 92). Tutti sono negligenti, quanto a dire accidiosi in certo modo; e possono ridursi a due specie: dei negligenti che avevano, se non perduto, almeno smarrito l’eterno amore per maledizione ecclesiastica, e, segregati dalla comunione dei fedeli, erano stati posti nella condizione degli infedeli; e questi corrispondono sì ai sospesi nel Limbo che hanno perduto il cielo per non aver fè; salvo che i primi potevano e vollero tornare a Dio, e i secondi meno potevano e meno vollero riconoscer la fede; e sì agli eresiarchi che potevano e non vollero; e dei negligenti che, pur non essendo in istato d’infedeltà, visseroaversie si conversero solo all’ultimo; e questi corrispondono come agli ignavi dell’Antinferno così agli altri accidiosi dello Stige, che vissero e morirono aversi, pur non avendo fatta ingiuria propria. Come tra questi staranno, quali porci in brago, gran regi, perchè in loro il valore è maggior dovere e più facile ad essi e più utile agli altri, così tra questi negligenti stanno in una Valletta amena imperatori, re e principi, puniti per qualche loro negligenza, che non grave in sè come quella degli altri aspettanti, è pure con simile indugio punita, perchèdi tali che meno la dovevano avere. E la Valletta amena corrisponde tuttavia al nobile Castello, in quanto qui e lì sono segregati nobili e magni spiriti, cui acquisti grazia nel cielo l’onrata nominanza che hanno nella terra (Inf.IV 76 e segg.). E sebbene la corrispondenza non sembri così esatta, da fare che le quattro specie di accidiosi dell’Antinferno e Antidite siano richiamate dalle quattro sorte di negligenti dell’Antipurgatorio, pure si vede in Dante lo studio d’una simmetria esterna, suddividendo in quattro queste sorte che sarebbero veramente due. Ma egli volle che la corrispondenza fosse doppia: di Antipurgatorio con Antinferno e Antidite, come è ragionevole avesse a essere, essendo l’Antipurgatorio di aversi per tutta la vita, conversi solo all’ultimo (salvo forse i principi, la cui negligenza fu d’altra parte più grave); e di Antipurgatorio con Antinferno e Limbo soltanto, nella quale corrispondenza la Valletta richiama il Castello; e del quarto girone del purgatorio col quinto e sesto cerchio dell’Inferno. Dante salì per li tre gradi, sull’ultimo dei quali stava l’Angelo, ed entra coi settePin fronte nella porta serrata, a cui indietro volgersi non deve chi a Dio si converse, ed è, d’allora soltanto, da lui ricevuto in penitenza. Sale faticosamente di cornice in cornice (poi che solo quando avrà purgate le sue colpe, il suo volere sarà libero e i piedi non sentiranno più fatica:Purg.XII 124), e vede pagare il fio prima la superbia, così più volte nominata e qualificatagià disio dell’eccellenza (XI 86); poi la colpa dell’invidia, per la quale si è più lieti degli altrui danni che di ventura sua (XIII 110); per la quale si appuntano i desiri dove per compagnia parte si scema (XV 50); poi il foco d’ira o l’iracondia, che dagli esempi e di virtù contraria e di colpa punita, riesce chiaramente un desiderio di vendetta. Notevole anzi che i tre esempi di colpa punita, sono un’empiezzadi madre che uccide il suo pargolo, una non riuscita vendetta d’uomo contro uomo, e un suicidio. Appena il Poeta ha visitate queste tre cornici ed è salito alla quarta, sente dalla Ragione dichiarare che ciò che ha veduto piangere di sotto, è il triforme amor del male; del mal del Prossimo; del Prossimo, non di Dio, non di sè, chè non si può odiar Dio, se si vedesecundum seipsumoper essentiam(S.2ª 2aeXXXIV 1), nè sè medesimi, se il bene che uno vuole a sè è bene, e non male appreso come bene, e se uno ama sè per quello che è principalmente, e non per quello che stima di principalmente essere,secundum naturam corporalem et sensitivam(S.1ª 2aeXXIX 4). Si parla dunque, a questo punto del Purgatorio, dell’Uomo che sia quello che veramente ha da essere:conversoal bene ciò è a Dio, checonvertit omnia ad seipsum; ma soloin quantum est essendi principium, per essentiam, per seipsum, non per certi suoi effetti: che allora l’Uomo può odiarlo; e l’odioest aversio quaedam(S.2ª 2aeXXXIV 1). L’odio di Dio e di sè è dunque là nel baratro contrapposto, non quassù per il santomonte. Quassù si sconta l’amore del male del Prossimo appreso come un bene: colpa dell’errante Amore. E il male del Prossimo si amò dai peccatori mediatamente: che immediatamente essi amarono l’eccellenza, il podere, grazia, onore e fama, la vendetta o il soddisfacimento della loro ira; ma per aggiungere questi fini, bramarono la soppressione e il male, in somma, del Prossimo. Se il Prossimo l’avessero veramente soppresso e in qualunque modo ingiuriato, sarebbero i peccatori nelle tre cornici del purgatorio? Dante deve credere di no, perchè essi allora sarebbero rei di malizia, di cui ingiuria è il fine, per il quale, o raggiunto con forza o con frode, essi sarebberoaversida Dio, nell’inferno. E quando se ne fossero pentiti? Ecco: per certe colpe, non avrebbero già fatto a tempo; se avessero soppresso il benefattore o l’ospite; e poi, per Dante, certi peccati portano un accecamento e indurimento (excaecatio et obduratio... animi humani inhaerentis malo et aversi a divino lumine:S.1ª 2aeLXXIX 3), simboleggiato nel Gorgon che è in mano alle tre Furie, che rende se non impossibile il pentimento, almeno così tardivo da costringere i pentiti a lungo indugio nell’Antipurgatorio. E solo l’avessero bramato, questo male, e non fatto, non avevano perciò bisogno di volgersi a Dio col pentimento per essere ammessi al Purgatorio? Avevano: altrimenti,conversicome sarebbero stati a un bene secondo loro, che non solo non è il vero bene ma il male secondo verità, sarebberostati pur sempreaversida Dio; e avrebbero avuto luogo tra quelli cui vinse l’ira e quietarono nel male. L’Uomo adunque, giunto alla quarta cornice, apprende che i superbi, gl’invidi e gl’iracondi dei tre primi gironi del Purgatorio, amarono il mal del Prossimo, e comprende subito che quelli dei tre ultimi cerchi dell’Inferno, che il male fecero, nè al Prossimo solo, sono iracondi, invidi e superbi. Nel Purgatorio sono a mano a mano qualificati con detti nomi, e solo dopo lasciati, nel girone dell’accidia, all’ingresso, dichiarati con un ragionamento filosofico Tomistico; nell’inferno sono dichiarati con un ragionamento filosofico Aristotelico, prima di essere visitati, all’uscire dal ripiano dell’accidia. Quindi l’Uomo sente la definizione di detta accidia che è lentezza dell’Amore in vedere o acquistare il bene che è vero bene; nella quale definizione è compresa l’accidia sì della vita pratica e sì della vita intellettuale. E comprende che questa accidia è diconversia Dio, chè quella diaversinon può consistere che in un odio, ciò è aversione, scemo però di effetto, o lento, se si vuole, di questo medesimo bene. E visita sì questa cornice, sì le altre tre, nelle quali si espiano le colpe di avarizia e suo contrario, di gola e di lussuria, che la Ragione a lui non nomina per loro proprio nome, ma dichiara come amore che si abbandona troppo a un bene che non è il vero bene, quasi pensando che il suo discepolo questi nomi li sa già dall’Inferno. E giunge alla foresta viva. Da selva a foresta: dall’impedimentodel vizio alla libertà, dalle tenebre alla luce.