MEMENTO(11 MAGGIO. 2 GIUGNO 1878)
Lo sai tu, santo imperator, qual manot'abbia raggiunto? Dalle cime fulgidedella tua gloria non volgesti il guardogiù nella valle,dove ferve del popolo la vitaintensa e oscura? Quel perenne fumodi vulcano passandoti sul volto,nera carezza,l'anima vecchia e sul sepolcro curval'infinito a spiar dell'indomanimai non ti cinse e la irritò col torboondar? Scintillerosse, guizzanti quasi d'occhi accesie schiacciati ad un punto, in fuga, in follavi salian turbinando e al ciel svanianoper entro il fumo,come inutil dilegua e inascoltatanel voto immane la bestemmia. O vecchiovittorioso guerrier, sull'elmo acutaporti una punta,che sorride col ciel, riso d'acciaroal sorriso fiammante della folgore;bada alla terra — le saette irromponosu dagli abissi!E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte,greve di allori e di corona, orrendostranier nel mondo e re, qual ti somiglia,o imperatore?Come la donna dal lascivo cuoree i dotti sensi, te fanciullo videla fortuna ed amò: con improvvisaviltà l'anticopallido amante di fatali giornie di notti fatali empia tradendo,fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio,lo scroscio pazzo,d'una battaglia e di un imper più vastod'un sogno e bello più del sol, fanciulloprincipe, a' piedi ti gittò sfinitoNapoleonee col vento furial della vittoriala imberbe guancia ti lambia perversadi molli baci. Nel deserto lividodell'oceànomisterïoso e solitario sparveuna sera col sol lo smisuratovinto Titano. Dai cadenti azzurridell'orizzontesprizzâr baleni, e un mormorio dall'acquesommesso ascese, che svanì nel soffiod'un lamento infinito — Hai vinto, hai vintoovunque e sempreParide imbelle e Priamo tremante.Hai vinto: bada, l'oceàn talvoltaschianta lo scoglio: ti vacilla il caposotto l'elmettoe sotto i piedi il trono, altar maggioredella tua chiesa. Con delirio arcanovi si sfracella una tempesta: bada,re sacerdote,che in cor l'orgoglio degli aviti regie dei percossi ammicchi in ciel con Dio —sulle tempeste della terra ghignaateo il sole!E preme il vento e l'uragano; l'ariafosca s'aggreva: pei silenzi sacriignorati dell'alte cattedrali,dei monumenti,l'alme grandi dei morti erran fremendodi un'altra morte e fin sul regio lettoa notte intendi sibilar tremantile tue bandiere.È notte, è caldo: delle scolte il gridolungi si tocca e si allontana: forsedomani all'alba ti battranno; vigila,imperatore...
Lo sai tu, santo imperator, qual manot'abbia raggiunto? Dalle cime fulgidedella tua gloria non volgesti il guardogiù nella valle,
Lo sai tu, santo imperator, qual mano
t'abbia raggiunto? Dalle cime fulgide
della tua gloria non volgesti il guardo
giù nella valle,
dove ferve del popolo la vitaintensa e oscura? Quel perenne fumodi vulcano passandoti sul volto,nera carezza,
dove ferve del popolo la vita
intensa e oscura? Quel perenne fumo
di vulcano passandoti sul volto,
nera carezza,
l'anima vecchia e sul sepolcro curval'infinito a spiar dell'indomanimai non ti cinse e la irritò col torboondar? Scintille
l'anima vecchia e sul sepolcro curva
l'infinito a spiar dell'indomani
mai non ti cinse e la irritò col torbo
ondar? Scintille
rosse, guizzanti quasi d'occhi accesie schiacciati ad un punto, in fuga, in follavi salian turbinando e al ciel svanianoper entro il fumo,
rosse, guizzanti quasi d'occhi accesi
e schiacciati ad un punto, in fuga, in folla
vi salian turbinando e al ciel svaniano
per entro il fumo,
come inutil dilegua e inascoltatanel voto immane la bestemmia. O vecchiovittorioso guerrier, sull'elmo acutaporti una punta,
come inutil dilegua e inascoltata
nel voto immane la bestemmia. O vecchio
vittorioso guerrier, sull'elmo acuta
porti una punta,
che sorride col ciel, riso d'acciaroal sorriso fiammante della folgore;bada alla terra — le saette irromponosu dagli abissi!
che sorride col ciel, riso d'acciaro
al sorriso fiammante della folgore;
bada alla terra — le saette irrompono
su dagli abissi!
E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte,greve di allori e di corona, orrendostranier nel mondo e re, qual ti somiglia,o imperatore?
E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte,
greve di allori e di corona, orrendo
stranier nel mondo e re, qual ti somiglia,
o imperatore?
Come la donna dal lascivo cuoree i dotti sensi, te fanciullo videla fortuna ed amò: con improvvisaviltà l'antico
Come la donna dal lascivo cuore
e i dotti sensi, te fanciullo vide
la fortuna ed amò: con improvvisa
viltà l'antico
pallido amante di fatali giornie di notti fatali empia tradendo,fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio,lo scroscio pazzo,
pallido amante di fatali giorni
e di notti fatali empia tradendo,
fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio,
lo scroscio pazzo,
d'una battaglia e di un imper più vastod'un sogno e bello più del sol, fanciulloprincipe, a' piedi ti gittò sfinitoNapoleone
d'una battaglia e di un imper più vasto
d'un sogno e bello più del sol, fanciullo
principe, a' piedi ti gittò sfinito
Napoleone
e col vento furial della vittoriala imberbe guancia ti lambia perversadi molli baci. Nel deserto lividodell'oceàno
e col vento furial della vittoria
la imberbe guancia ti lambia perversa
di molli baci. Nel deserto livido
dell'oceàno
misterïoso e solitario sparveuna sera col sol lo smisuratovinto Titano. Dai cadenti azzurridell'orizzonte
misterïoso e solitario sparve
una sera col sol lo smisurato
vinto Titano. Dai cadenti azzurri
dell'orizzonte
sprizzâr baleni, e un mormorio dall'acquesommesso ascese, che svanì nel soffiod'un lamento infinito — Hai vinto, hai vintoovunque e sempre
sprizzâr baleni, e un mormorio dall'acque
sommesso ascese, che svanì nel soffio
d'un lamento infinito — Hai vinto, hai vinto
ovunque e sempre
Paride imbelle e Priamo tremante.Hai vinto: bada, l'oceàn talvoltaschianta lo scoglio: ti vacilla il caposotto l'elmetto
Paride imbelle e Priamo tremante.
Hai vinto: bada, l'oceàn talvolta
schianta lo scoglio: ti vacilla il capo
sotto l'elmetto
e sotto i piedi il trono, altar maggioredella tua chiesa. Con delirio arcanovi si sfracella una tempesta: bada,re sacerdote,
e sotto i piedi il trono, altar maggiore
della tua chiesa. Con delirio arcano
vi si sfracella una tempesta: bada,
re sacerdote,
che in cor l'orgoglio degli aviti regie dei percossi ammicchi in ciel con Dio —sulle tempeste della terra ghignaateo il sole!
che in cor l'orgoglio degli aviti regi
e dei percossi ammicchi in ciel con Dio —
sulle tempeste della terra ghigna
ateo il sole!
E preme il vento e l'uragano; l'ariafosca s'aggreva: pei silenzi sacriignorati dell'alte cattedrali,dei monumenti,
E preme il vento e l'uragano; l'aria
fosca s'aggreva: pei silenzi sacri
ignorati dell'alte cattedrali,
dei monumenti,
l'alme grandi dei morti erran fremendodi un'altra morte e fin sul regio lettoa notte intendi sibilar tremantile tue bandiere.
l'alme grandi dei morti erran fremendo
di un'altra morte e fin sul regio letto
a notte intendi sibilar tremanti
le tue bandiere.
È notte, è caldo: delle scolte il gridolungi si tocca e si allontana: forsedomani all'alba ti battranno; vigila,imperatore...
È notte, è caldo: delle scolte il grido
lungi si tocca e si allontana: forse
domani all'alba ti battranno; vigila,
imperatore...
Bologna 18 Giugno anniversario di Waterloo.
INDICELo scrofolosopag. 3La viola (per una fanciulla)11Autunno15Il coltello19Ideale27Palinodia31Barcarola35Nel bagno39Brindisi43Bianca!53La vestizione57Dopo65A Giosuè Carducci (Odi barbare) risposta di un Barbaro71Nina — Nanna87Curiosità97Silentium103Memento (11 maggio, 12 giugno 1878)107