I GIOVANIDai nostri giornali, specialmente letterari e artistici, si levano, è un po' di tempo, delle voci giovanili, che paiono fatte aspre e roche per il malcontento e per la stizza; e mi sono messo anch'io ad ascoltarle, provandone, lo dico subito, un misto di amarezza e di stupore.A questo dunque siamo. Non bastava l'odio delle classi; c'è chi sta ora evocando, dalle intime propensioni morbose dell'esser nostro, anche l'odio delle età. Che Mefisto li aiuti e li prosperi, buona gente!Per la prima volta (a quanto io ne so)la giovinezza, da coloro che hanno la fortuna di goderla, viene proclamata come un argomento di merito; per la prima volta essa è accampata come un diritto al rapido pervenire. Tutti quelli che non hanno più vent'anni sono avvisati e se lo abbiano per detto. Una nuova legge biologica è venuta improvvisamente a governare lo svolgersi e il maturarsi delle facoltà più preziose e più gelose dello spirito umano. Tutte le idee e le costumanze in contrario non sono che un fascio di roba vecchia, come il famoso brodetto di quella Sparta, ove, all'approssimarsi di un anziano, i giovani si levavano in piedi. Adesso si intima agli anziani di togliersi dagli scanni già troppo lungamente occupati; e si vuole che facciano presto perchè i nuovi venuti sono impazienti e non hanno tempo da spendere “nell'ansie dell'attesa.„Queste cose si ripetono oggi con moltaricchezza di epiteti e con molta fierezza di epifonemi; ma hanno anche un'aria tanto pocogiovanile, che io stento a credere che certi articoli — per quanto bambocciosi nella fattura — siano veramente opera di giovani. E se sono, giuro che fanno un gran torto alla età degli spiriti valenti e delle forze generose.***Come tutto ciò è sbagliato e goffo nel fondo e nella forma! Come tutto ciò è anche pratticamente disforme dal fine che si vorrebbe conseguire!Un giorno, mentre il generale Boulanger era più in auge e parlava alla Camera francese, un deputato lo interruppe di botto, gridandogli: — Signore, alla vostra età Bonaparte aveva già vinte tutte le sue battaglie! — Nessun dardo colpì forse più in pieno petto l'uomo che pareva predestinato al trionfo.La giovinezza non è solamente una forza per se stessa. È anche un prestigio augurale che moltiplica tutte le altre forze e dà loro un impeto irresistibile e vittorioso. Quindi se, sottratta ad un uomo la idea della giovinezza, vi fermate a pensarlo vecchio, per quanto egli sia forte e grande e forte e grande sia l'opera sua, ecco che egli rimane improvvisamente sminuito, se non nel giudizio, nel sentimento nostro. Qualche cosa di triste è sceso sopra la sua figura, simile a quell'ombra atra e fredda che i poeti antichi vedevano ondeggiare intorno al capo degli eroi votati alla morte. E anche aveva ragione Ugo Foscolo quando cantava dell'amata:Meste le Grazie mirinoChi la beltà fugaceTi membra....Poichè alla forza e al gaudio delle coscienze giovanili nessuna offesa deve esser fatta; nemmeno con la idea del caducoe del transitorio, nemmeno con la immagine importuna del poi. Noi dobbiamo circondare quelle coscienze d'un rispetto riverente e geloso onde niente la conturbi, niente adombri e faccia vacillare ai nostri occhi quella parvenza infinitamente amabile.Così noi conserviamo le energie più pure e più feconde del consorzio umano.Ed è per questo che la giovinezza ha sempre dominato il mondo; la giovinezza confidente e conquistatrice, benefica e diffusiva dell'esser suo, come il fiore del proprio aroma, come l'astro della propria luce. Quand'è che i giovani non sono stati i padroni? Sempre lo sono stati. Anche quando la politica parve guidata dalle mani esperte ma già un poco tremule dei settuagenari, i giovani stavano dietro ad essi; e da essi partì sempre lo impulso potente e l'istinto di orientazione; e i vecchi, anche loro malgrado, li secondaronoe interpretarono. Qualunque sia la generazione che tiene il governo, siate certi che ilmoventedecisivo voi sempre dovrete cercarlo negli spiriti e negli ideali della generazione che vien su dai venti ai trent'anni...E chi dice arte e poesia dice giovinezza. Non di rado l'età matura e la vecchiaia ci diedero dei capolavori; ma perchè l'anima giovanile aveva già dati gli elementi di essi, fulgidi e vitali. L'esperienza e la scienza sanno raccogliere, ordinare e comporre, quando non guastano. Paragonate la divinaPietàdel Buonarroti in San Pietro, col suo marmo esprimente il medesimo soggetto, in Santa Maria del Fiore. Ordinare, comporre, ampliare anche; tutte cose che il tempo insegna; ma la creazione è del giovane.Un grande poeta varierà mirabilmente per tutta la vita i motivi d'amore e di gloria che a venti anni gli cantavano nelcuore; un grande pittore svolgerà e illustrerà quell'ideale di belle forme che gli sorrisero alla mente giovanile e glie la conquistarono.***Di chi avrebbero dunque a temere i giovani? E che mai potrebbe giustificare queste loro querimonie e questi loro sospetti? Dubiterebbero mai, per caso, della vittoria?....Guardino intanto quel che succede anche adesso nel campo delle lettere. L'Europa letteraria, com'era ieri, così è oggi tutta un lieto dominio giovanile. Maurizio Maeterlinck, un giovinetto poco più che trentenne, tiene da dieci anni sotto il fascino delle sue visioni strane e de' suoi ritornelli dal ritmo ipotezzante, non solamente la pensosa anima fiamminga, ma appassiona anche il mondo anglo-sassone; ha degli adoratori in Francia, dei lettori e degli ammiratori per tutto il mondo. Al di làdei Pirenei, trionfa Eugenio De Castro, un poeta giovane, poco più che un ragazzo, dal nitido profilo d'annunziano di dieci anni fa; e la sua lirica è letta con entusiasmo nella penisola iberica e in tutti i possedimenti lusitani e spagnuoli, mentre a lui, nella sua Coimbra, arrivano i più belli e olezzanti fiori della lode da Parigi, da Londra, da Napoli e da Vienna. In Italia abbiamo Gabriele D'Annunzio. Intorno a lui già si raccolsero dall'estero, oltre la più calda ammirazione, i voti e le speranze di tutto un rinascimento latino; ma in Italia, prima ancora che uscisse di collegio, aveva già letterati illustri e dai capelli grigi, che lui preconizzavano il poeta vittorioso della generazione nascente.Tu Marcellus eris!E non si tratta, fra noi, di un caso strano e insolito. È una vera tradizione, che possiamo ricordare con orgoglio perchè è molto simpatica e molto onorevole.Nel principio del secolo, Ugo Foscolo e Vincenzo Monti annunziarono e designarono all'applauso degli italiani Alessandro Manzoni giovanetto. I suoi versi citati in una nota al carmeI sepolcrie le parole che li accompagnavano, parvero e furono un battesimo di gloria. Più tardi, viveva solitario in una oscura cittadina delle Marche e si struggeva nell'amore della fama il contino Leopardi. E fu un vecchio, Pietro Giordani, che andò a scoprirlo, che ruppe intorno a lui l'alto muro conventuale della casa patrizia e l'uggia del silenzio. E più tardi, fu ancora un vecchio, Terenzio Mamiani, che s'accese d'entusiasmo alle prime canzoni di Giosuè Carducci, gli andò incontro come un padre o come un fratello maggiore, lo tolse alle fatiche dell'insegnamento mediano e lo portò di slancio nel più glorioso ateneo d'Italia a insegnare e a rivelarsi poeta civile della terza Italia...Ed io non posso astenermi dal dimandare anche una volta: che cosa vogliono e di che temono questi giovani? Che è mai accaduto che possa legittimare questa loro impazienza, questa loro diffidenza e — diciamolo pure — questa loro irriverenza?Sono i vecchi divenuti così feroci? Sono divenuti gli uomini maturi così ingiusti e invidiosi dell'aria che essi respirano? Fuori le prove!Vorrebbero forse che l'ingegno umano abdicasse per amor loro a tutti i suoi diritti, e l'esperienza e lo studio e la critica al loro ufficio austero, doveroso, non declinabile? Se anche questo fosse possibile, badino i giovani che il maggior danno sarebbe per essi, poichè niente più che le soverchie indulgenze e il troppo facile plauso nuoce a chi comincia nella via dell'arte. Oppure, tra quelli di loro che più gridano e s'impazientano, — anche questaipotesi bisogna pur fare! — vi è qualcuno che si creda un piccolo Manzoni non abbastanza incoraggiato o un piccolo Leopardi un piccolo Carducci non abbastanza presto rivelati e sospenti sulla strada dei rapidi trionfi?... Io li consiglio a non si fidare troppo di questa ipotesi, dietro la quale potrebbe occultarsi una disastrosa cantonata!Quando l'amabile Giovinezza si avanza col volto luminoso d'avvenire e con in mano il fiore d'elitropio, il mondo è per lei pieno di sorrisi e d'inviti.... Così ha cantato un grande poeta, non certo incline troppo all'ottimismo. Non turbino essi, i giovani, questa amorosa corrispondenza della Giovinezza e della Vita con un coro di querimonie scorrette, di pretese eteroclite e di impazienze senili!
Dai nostri giornali, specialmente letterari e artistici, si levano, è un po' di tempo, delle voci giovanili, che paiono fatte aspre e roche per il malcontento e per la stizza; e mi sono messo anch'io ad ascoltarle, provandone, lo dico subito, un misto di amarezza e di stupore.
A questo dunque siamo. Non bastava l'odio delle classi; c'è chi sta ora evocando, dalle intime propensioni morbose dell'esser nostro, anche l'odio delle età. Che Mefisto li aiuti e li prosperi, buona gente!
Per la prima volta (a quanto io ne so)la giovinezza, da coloro che hanno la fortuna di goderla, viene proclamata come un argomento di merito; per la prima volta essa è accampata come un diritto al rapido pervenire. Tutti quelli che non hanno più vent'anni sono avvisati e se lo abbiano per detto. Una nuova legge biologica è venuta improvvisamente a governare lo svolgersi e il maturarsi delle facoltà più preziose e più gelose dello spirito umano. Tutte le idee e le costumanze in contrario non sono che un fascio di roba vecchia, come il famoso brodetto di quella Sparta, ove, all'approssimarsi di un anziano, i giovani si levavano in piedi. Adesso si intima agli anziani di togliersi dagli scanni già troppo lungamente occupati; e si vuole che facciano presto perchè i nuovi venuti sono impazienti e non hanno tempo da spendere “nell'ansie dell'attesa.„
Queste cose si ripetono oggi con moltaricchezza di epiteti e con molta fierezza di epifonemi; ma hanno anche un'aria tanto pocogiovanile, che io stento a credere che certi articoli — per quanto bambocciosi nella fattura — siano veramente opera di giovani. E se sono, giuro che fanno un gran torto alla età degli spiriti valenti e delle forze generose.
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Come tutto ciò è sbagliato e goffo nel fondo e nella forma! Come tutto ciò è anche pratticamente disforme dal fine che si vorrebbe conseguire!
Un giorno, mentre il generale Boulanger era più in auge e parlava alla Camera francese, un deputato lo interruppe di botto, gridandogli: — Signore, alla vostra età Bonaparte aveva già vinte tutte le sue battaglie! — Nessun dardo colpì forse più in pieno petto l'uomo che pareva predestinato al trionfo.
La giovinezza non è solamente una forza per se stessa. È anche un prestigio augurale che moltiplica tutte le altre forze e dà loro un impeto irresistibile e vittorioso. Quindi se, sottratta ad un uomo la idea della giovinezza, vi fermate a pensarlo vecchio, per quanto egli sia forte e grande e forte e grande sia l'opera sua, ecco che egli rimane improvvisamente sminuito, se non nel giudizio, nel sentimento nostro. Qualche cosa di triste è sceso sopra la sua figura, simile a quell'ombra atra e fredda che i poeti antichi vedevano ondeggiare intorno al capo degli eroi votati alla morte. E anche aveva ragione Ugo Foscolo quando cantava dell'amata:
Meste le Grazie mirinoChi la beltà fugaceTi membra....
Meste le Grazie mirino
Chi la beltà fugace
Ti membra....
Poichè alla forza e al gaudio delle coscienze giovanili nessuna offesa deve esser fatta; nemmeno con la idea del caducoe del transitorio, nemmeno con la immagine importuna del poi. Noi dobbiamo circondare quelle coscienze d'un rispetto riverente e geloso onde niente la conturbi, niente adombri e faccia vacillare ai nostri occhi quella parvenza infinitamente amabile.
Così noi conserviamo le energie più pure e più feconde del consorzio umano.
Ed è per questo che la giovinezza ha sempre dominato il mondo; la giovinezza confidente e conquistatrice, benefica e diffusiva dell'esser suo, come il fiore del proprio aroma, come l'astro della propria luce. Quand'è che i giovani non sono stati i padroni? Sempre lo sono stati. Anche quando la politica parve guidata dalle mani esperte ma già un poco tremule dei settuagenari, i giovani stavano dietro ad essi; e da essi partì sempre lo impulso potente e l'istinto di orientazione; e i vecchi, anche loro malgrado, li secondaronoe interpretarono. Qualunque sia la generazione che tiene il governo, siate certi che ilmoventedecisivo voi sempre dovrete cercarlo negli spiriti e negli ideali della generazione che vien su dai venti ai trent'anni...
E chi dice arte e poesia dice giovinezza. Non di rado l'età matura e la vecchiaia ci diedero dei capolavori; ma perchè l'anima giovanile aveva già dati gli elementi di essi, fulgidi e vitali. L'esperienza e la scienza sanno raccogliere, ordinare e comporre, quando non guastano. Paragonate la divinaPietàdel Buonarroti in San Pietro, col suo marmo esprimente il medesimo soggetto, in Santa Maria del Fiore. Ordinare, comporre, ampliare anche; tutte cose che il tempo insegna; ma la creazione è del giovane.
Un grande poeta varierà mirabilmente per tutta la vita i motivi d'amore e di gloria che a venti anni gli cantavano nelcuore; un grande pittore svolgerà e illustrerà quell'ideale di belle forme che gli sorrisero alla mente giovanile e glie la conquistarono.
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Di chi avrebbero dunque a temere i giovani? E che mai potrebbe giustificare queste loro querimonie e questi loro sospetti? Dubiterebbero mai, per caso, della vittoria?....
Guardino intanto quel che succede anche adesso nel campo delle lettere. L'Europa letteraria, com'era ieri, così è oggi tutta un lieto dominio giovanile. Maurizio Maeterlinck, un giovinetto poco più che trentenne, tiene da dieci anni sotto il fascino delle sue visioni strane e de' suoi ritornelli dal ritmo ipotezzante, non solamente la pensosa anima fiamminga, ma appassiona anche il mondo anglo-sassone; ha degli adoratori in Francia, dei lettori e degli ammiratori per tutto il mondo. Al di làdei Pirenei, trionfa Eugenio De Castro, un poeta giovane, poco più che un ragazzo, dal nitido profilo d'annunziano di dieci anni fa; e la sua lirica è letta con entusiasmo nella penisola iberica e in tutti i possedimenti lusitani e spagnuoli, mentre a lui, nella sua Coimbra, arrivano i più belli e olezzanti fiori della lode da Parigi, da Londra, da Napoli e da Vienna. In Italia abbiamo Gabriele D'Annunzio. Intorno a lui già si raccolsero dall'estero, oltre la più calda ammirazione, i voti e le speranze di tutto un rinascimento latino; ma in Italia, prima ancora che uscisse di collegio, aveva già letterati illustri e dai capelli grigi, che lui preconizzavano il poeta vittorioso della generazione nascente.Tu Marcellus eris!E non si tratta, fra noi, di un caso strano e insolito. È una vera tradizione, che possiamo ricordare con orgoglio perchè è molto simpatica e molto onorevole.
Nel principio del secolo, Ugo Foscolo e Vincenzo Monti annunziarono e designarono all'applauso degli italiani Alessandro Manzoni giovanetto. I suoi versi citati in una nota al carmeI sepolcrie le parole che li accompagnavano, parvero e furono un battesimo di gloria. Più tardi, viveva solitario in una oscura cittadina delle Marche e si struggeva nell'amore della fama il contino Leopardi. E fu un vecchio, Pietro Giordani, che andò a scoprirlo, che ruppe intorno a lui l'alto muro conventuale della casa patrizia e l'uggia del silenzio. E più tardi, fu ancora un vecchio, Terenzio Mamiani, che s'accese d'entusiasmo alle prime canzoni di Giosuè Carducci, gli andò incontro come un padre o come un fratello maggiore, lo tolse alle fatiche dell'insegnamento mediano e lo portò di slancio nel più glorioso ateneo d'Italia a insegnare e a rivelarsi poeta civile della terza Italia...
Ed io non posso astenermi dal dimandare anche una volta: che cosa vogliono e di che temono questi giovani? Che è mai accaduto che possa legittimare questa loro impazienza, questa loro diffidenza e — diciamolo pure — questa loro irriverenza?
Sono i vecchi divenuti così feroci? Sono divenuti gli uomini maturi così ingiusti e invidiosi dell'aria che essi respirano? Fuori le prove!
Vorrebbero forse che l'ingegno umano abdicasse per amor loro a tutti i suoi diritti, e l'esperienza e lo studio e la critica al loro ufficio austero, doveroso, non declinabile? Se anche questo fosse possibile, badino i giovani che il maggior danno sarebbe per essi, poichè niente più che le soverchie indulgenze e il troppo facile plauso nuoce a chi comincia nella via dell'arte. Oppure, tra quelli di loro che più gridano e s'impazientano, — anche questaipotesi bisogna pur fare! — vi è qualcuno che si creda un piccolo Manzoni non abbastanza incoraggiato o un piccolo Leopardi un piccolo Carducci non abbastanza presto rivelati e sospenti sulla strada dei rapidi trionfi?... Io li consiglio a non si fidare troppo di questa ipotesi, dietro la quale potrebbe occultarsi una disastrosa cantonata!
Quando l'amabile Giovinezza si avanza col volto luminoso d'avvenire e con in mano il fiore d'elitropio, il mondo è per lei pieno di sorrisi e d'inviti.... Così ha cantato un grande poeta, non certo incline troppo all'ottimismo. Non turbino essi, i giovani, questa amorosa corrispondenza della Giovinezza e della Vita con un coro di querimonie scorrette, di pretese eteroclite e di impazienze senili!