I libri che si prestano.

I libri che si prestano.

Siete solito far rilegare in tela e pelle i grossi volumi di storia, di filosofia, di critica. Errore. Quei libroni non escono mai di casa. Fate rilegare invece i viaggi del De Amicis, i romanzi del Fogazzaro, del Tolstoi, del Barrili, del D'Annunzio; le novelle della Serao, del Verga; le poesie dell'Heine, del Leopardi, del Pascoli, della Negri; sono questi i libri, che vanno sempre in giro e che vi vengono sempre chiesti. Spesso non vi si dà nemmeno il tempo di poterli rileggere a tutta comodità. Le richieste degli amici piovono. Chi viene personalmente a casa, chi vi manda un bigliettino, chi vi abborda in mezzo alla strada: tutti vogliono leggere; e voi di buona o mala voglia dovete contentarli.

Convenite con me: è una cattiva, cattivissima usanza quella di prestare libri.

Niente si presta con tanta facilità, niente si chiede con maggiore disinvoltura.

E quel che è peggio non si sa mai in quali mani vadano a cadere i vostri libri. Voi li prestate all'amico tale, ma poichè ognuno ha la sua schiera più o meno numerosa di amici, questo signor tale si crede nel diritto di farli leggere ad un altro, e così di amico in amico, i vostri poveri libri sono eternamente in moto.

Dopo un paio di mesi, dopo un anno ritornano a domicilio, ma in quale stato miserando! Sono dei feriti che vengono dalla guerra: malconci, piegati, ripiegati, sdruciti. Ad uno manca la copertina, ad un altro il dorso, ad un terzo un intero quaderno. E bisogna star zitto. Se ve ne risentite, l'amico è lì pronto a dirvi che il libro è stato trattato con ogni riguardo. “È sdrucito? ma se era sdrucito!„ “È macchiato d'inchiostro? ma se era così!„

***

Quando vi viene restituito un libro, dategli sempre un'occhiata. Certi signori hanno il gusto di scrivere a margine le loro impressioni. È una critica spicciola, a monosillabi, spesso triviale, spesso arguta. Alcuni scrivono col lapis come per dire: se non vi piacciono queste osservazioncelle, cancellatele; altri non accettano revisione, vogliono eternarle con l'inchiostro!

Conservo i “Miserabili„ pieni di esclamazioni e di applausi. Ad ogni pagina:sublime! divino! insuperabile! impareggiabile! A fianco ad una poesia della Negri:Bravo la signorina!In un romanzo moderno, di cui taccio il nome dell'autore, trovo scritto di lungo e a grosso carattere questo bel complimento:Sei un porco!Nè credo che il poco cortese lettore abbia torto: certe espressioni somigliano davvero ad un grugnito!

A metà di “Biancospino„ del Barrili veggo un gran crocione in blu e sotto:Mi hai scocciato!

All'ultima pagina del “Conte di Montecristo„Il finale non mi piace un fico secco!A piè di un capitolo di “Spagna„ proprio dove il De Amicis parla della Cattedrale:Non è vero, io ci sono stato tre mesi a Madrid!Ma che cosa non è vero? Non è vero che ci sia la Cattedrale!

Carina quella che leggo nella “Margherita Pusterla„. Tutti sanno che il Cantù alla porta del suo patetico romanzo incide questo breve dialogo:

“Lettore, hai mai spasimato?„

— No. —

“Questo libro non è per te.„

Tanto piacere!aggiunge un capo ameno.

Nè mancano i commentatori. “Niccolò dei Lapi„ è stracarico di note insulse e puerili.Firenze al tempo di Savonarola contava 30 mila anime. Massimo D'Azeglio era pittore e ministro di Vittorio Emanuele. I Palleschi e i Piagnoni erano due partiti politici, come oggi abbiamo i clericalie i liberali. Il Guerrazzi ha scritto una bella vita di Francesco Ferruccio.

Altri, come se la lettura di un libro fosse un avvenimento di massima importanza, vogliono far sapere a cielo e terra il tempo che hanno impiegato a leggere un volume. All'ultima pagina delle tragedie del Shakespeare trovo scritto:Incominciato a leggere il 15 giugno, terminato il 21 settembre dello stesso anno. E si limitassero a queste due date! Nossignore. Uno si esprime così:Terminato oggi 25 marzo, festa dell'Annunziazione di Maria SS.Scommetto che questo complimento me l'abbia fatto un canonico, il quale aspiri alla nomina di Vescovo. Un secondo:Letto in una giornata d'inverno.Sarei tentato a scrivervi sotto: “Stupido, le Ricordanze del Settembrini non si divorano in un giorno!„ Un terzo sarà un astronomo, si esprime così:2 gennaio — mezzanotte — fulmini — freddo da cane.

E che dire poi di quelle signore, che si divertono a scrivere a margine dei nostri libri note di famiglia, indirizzi di amiche, ecc.? L'“Abate„ dello Scott n'è zeppo.— Fazzoletti 5 — lenzuola 4 — asciugamani 5 — calzoni 2 — camicie 12 — Domani 26 luglio bisogna pagare il sarto — Per la gonna a Carmela metri 3 di stoffa — Elvira Taiani, Via Bezzecca 15, Roma — Dottor Ernesto Solmi, Via Firenze N. 19, 2º piano, per consulto L. 10.

E ci sono delle sorprese anche più sensazionali. Sentite. Presto i “Racconti„ del Panzacchiad un amico. Lo chiamo amico, perchè disgraziatamente si chiamano amici anche quelli che fanno dei brutti servizî. E questo signore me lo fece a modo o meglio me lo stava facendo, che io me ne accorsi a tempo e detti il “chi va là!„ Dunque dicevo, presto i “Racconti„ del Panzacchi. Dopo un paio di mesi non so come, nè perchè quel libro mi serve e glielo chiedo.

“Ve lo manderò oggi per mio figlio; ve lo manderò domani per la domestica„. Intanto passa oggi, passa domani; si arriva alla domenica, e il libro non viene. Un comune amico mi dice che i “Racconti„ del Panzacchi sono presso una signorina. Mando un biglietto alla signorina, e dopo mezz'ora ecco il libro, accompagnato da un altro biglietto. La signorina si dichiara fortunata potermi servire, ma mi prega di restituirglielo con una certa premura, perchè è un dono, e i doni sono molto cari. Un dono? dunque non è il libro mio questo? No, è il mio; sì, sì, è il mio! Apro e alla prima pagina trovo scritto:Alla signorina B. in segno di affettuoso ricordo l'amico(e qui nome e cognome di quel signore).

Santo Iddio! Del mio libro ne aveva fatto un dono! Che si voglia rubare... ma donarlo!...

Dopo un paio di giorni seppi da quel comune amico che il donatore stava disturbato con me. Io non mi dovevo permettere!.. O bella, e lui si doveva permettere?...

***

E ritornassero tutti, i vostri poveri libri!

Diciamolo a onore e gloria del genere umano: pochi sono gli onesti che restituiscono un libro. Il Descuret nellaMedicina delle Passionidice: “Non prestate mai un libro ad un bibliomane, è capace di ritenerselo!„

Come è ingenuo il signor Dottore! Questa malattia la tengono un po' tutti. I libri escono, ma spesso non ritornano. Voi vi dimenticate, l'amico si dimentica o finge di dimenticarsi e buona notte!

Viene però il giorno delredde rationem. Il giornale, ad esempio, vi dà una brutta nuova: è morto Vittoriano Sardou. È morto? come è morto? Che peccato! Sardou è un artista! E senza volerlo l'occhio corre allo scaffale: sentite il bisogno di rileggere ad alta voce una scena delRabagas. Ma dov'è questo dramma? L'ho visto sempre qui, insieme coi lavori dell'Hugo. Fosse nella camera da letto? no; sul comodino? no; in mezzo a quei giornali? nemmeno. L'avessi prestato? Già, già, l'ho prestato, l'ho prestato: mi ricordo. Ma a chi?„

Qui vi smarrite e si smarrirebbe il più abile commissario di polizia. Come prenderne le tracce? Ne domandate agli amici, ne scrivete a qualche collega lontano, che spesso spesso ricorre avoi per buoni libri; ma, com'è facile immaginare, chi fa il nescio, chi si disturba, chi cade dalle nuvole.

— Rabagas? tu sai che i drammi voglio sentirli a teatro!

— Ma se non l'ho letto!

— Io Rabagas!

— Fammi il piacere, ricordati a chi l'hai dato! —

— Ma sei pazzo? —

Eppure fra tutti questi signori che dicono no, c'è uno che dovrebbe dir sì, c'è uno che mentisce, c'è uno che in barba ad ogni regola di buona creanza si tiene il vostro libro.

Vi vengono dei sospetti, voi conoscete i polli, sapete più o meno chi sa giuocare di scherma. Vorreste entrare zitto zitto in casa sua, rovistare nella libreria, trovare la refurtiva e dirgli in faccia: “Sei un ladro!„ Ma chi vi dà questo diritto? Violare il domicilio! ci sono da sei mesi ad un anno di detenzione!...

Per due o tre giorni siete disturbato, disturbatissimo. Fate mille giuramenti. Non darò un libro neppure... Che mi tagliassero le mani!...

Giuramenti da donnicciuole. Dopo un paio di giorni l'ira passa e si ritorna da capo. Come si fa a negare un libro, come si fa a dire lì sul muso ad un amico: “Non posso servirti, perchè tu non lo restituisci più, perchè tu forse sei un ladro!„

E ladri di libri ve ne sono: ladri di cartella,ladri che dovrebbero comparire dinanzi alle Assisi. Ne conosco alcuni che raccattando libri da Tizio e da Caio mettono su un po' di libreria. E che arte ad allontanare ogni traccia! Se il libro ha sulla copertina il vostro nome, strappano la copertina; se il libro è rilegato ed ha il vostro nome sul dorso, raschiano la pelle finchè il nome va via e il libro... resta nelle loro mani.

Il miglior modo sarebbe quello di non prestar libri a chicchessia. Ma è possibile? Sareste qualificato per orso e peggio! Negare un libro. Vergogna! I libri non si negano. Dunque? Bisogna ricorrere a pretesti, a sotterfugi, a bugie. Esempio. Viene un amico a casa vostra e dopo avervi coperto di complimenti, dopo essersi premurosamente informato della vostra salute vi chiede, con bel garbo, il “Piccolo mondo antico„.

Voi su due piedi, da bravo avvocato, rispondete con cortesia:

— Non te lo consiglio, non ne vale la pena, sai. È un libro che annoia. —

“Come! mi hanno detto... ho letto sul giornale che...„

— Senti a me: non credere ai giornali. Del resto se lo vuoi, padronissimo; ma son sicuro che te ne pentirai. È un libro poco interessante. —

Lui resta per un momento sopra pensiero e poi quasi rassegnandosi:

“Se me lo assicuri...„

— Ma ti pare! —

Nuove strette di mano, nuovi complimenti.

L'amico se ne va. E voi, dopo averlo accompagnato fino alla porta, ritornate indietro, esclamando con un sorriso a fior di labbra:

— Sicuro ilPiccolo mondo anticoè un capolavoro, ma non voglio farlo uscire di casa! —

Forse questareclamedispiacerebbe al povero Fogazzaro. Ma che c'entra lui? Il padrone siete voi, avete voi sborsate le brave cinque lire!


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