I libri del popolo.

I libri del popolo.

Anche il popolo ha i suoi libri.

Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con tanto garbo a posare il piede sulla cassetta e vi copre d'inchini e diillustrissimo; quel burbero omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che quasi a malincuore piglia i vostri bauli; quel vecchio pescivendolo dalla barba patriarcale, che vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi, sono unaffabeta„; quell'arzillo portinaio che vi saluta con un sorriso e mormora maledettamente quando vi ritirate tardi e non mettete la mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro libri, hanno una letteratura minuscola, umile, semplice, dimessa, che sfugge all'occhio della critica e della storia.

Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi della nostra cultura, spesso effimera e superficiale,non conosciamo questa letteratura, che vive col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive aspirazioni.

Sono volumetti di poche pagine, che si vendono negli angoli delle strade remote, sui muricciuoli, sulle gradinate delle chiese, dei tribunali, alle porte dei teatri di terz'ordine.

Povere animucce! vanno in giro nascondendo la loro nudità. Si tramandano di generazione in generazione, senza nome di autore o di tipografo, senza indicazione di luogo e di tempo. Costano un soldo, mancano spesso di frontespizio e di indice, sono laceri, sono sciupati; ma il popolo li compra, perchè gli somigliano; li legge, perchè lo commuovono; li ama perchè sono scritti per lui, solo per lui.

Che cosa dicono questi libriccini? Ricordano vecchie tradizioni, raccontano avventure comiche o cavalleresche, narrano la vita di santi o di assassini famosi, di grandi capitani o di ladri.

Le scuole letterarie si succedono le une alle altre, nuove dottrine abbattono le antiche, i capolavori di ieri sono giudicati oggi sdolcinature, ma i libri del popolo, lontani dalla moda bizzarra e febbrile, che regola il nostro gusto artistico, sono sempre nuovi, sempre belli. Il popolo non discute, non analizza, non si lascia prendere dai momentanei successi o dalle ingrate cadute, è fedele ai suoi libriccini: non li abbandona, non li tradisce. Li legge con piacere, li rilegge, li mandaa memoria e li conserva gelosamente. Ciò che lo commoveva ieri lo commuove oggi, lo commuoverà domani.

L'età eroica è finita, Giove è caduto, l'Olimpo è chiuso, chiusi i cicli cavallereschi. Voi non credete più all'ippogrifo, ai castelli incantati, alle dame bianche; il popolo vi crede. Tutto ciò che riesce a commuoverlo, è bello, è vero!

Egli non appartiene a nessuna scuola: è classico e romantico; è poeta e storico; è antico e moderno; è cristiano e pagano; è tutto e niente: è popolo. Sempre vario e sempre uniforme come la natura, conosce una sola arte: il sentimento.

È un bambino il popolo: un bambino un po' capriccioso, un po' irruente, spesso brutale, ma sempre bambino. E questo eterno bambino compra quei volumetti come per comprarsi un soldo di svago. Vuol ridere, vuol punzecchiare, vuol fantasticare.

La sua tenerezza è per gli amanti infelici, per le donne tradite. La storia pietosa diPia dei Tolomei, diGenoveffalo commuove fino alle lacrime.

Grande entusiasmo per i rivoluzionari. Nel popolo c'è sempre l'odio contro le autorità costituite. Ieri gridava “abbasso i Borboni!„ oggi griderebbe “abbasso Savoia!„ Il Governo per lui è sempre un nemico che lo sfrutta con balzelli, che gli strappa i figliuoli a venti anni, che fa pagare un sigaro due soldi, e non vuole che portiin tasca neppure un piccolo coltello per fettarsi il pane.

Per voi Musolino è un brigante, un pericoloso delinquente; per il popolo è un buon figliuolo, tradito dagli amici, angariato dai potenti e precipitato in una oscura prigione, perchè... perchè il povero ha sempre torto. Si dà alla macchia, è vero; ma come potrebbe diversamente far trionfare la giustizia e vendicarsi dei suoi nemici? La vendetta! Il popolo è cattolico apostolico romano, adora Dio, la Vergine e i Santi, digiuna e fa elemosina; ma il perdono alle offese, no, bisogna vendicarsi: per lui la vendetta è un dovere sacrosanto. Chi non si vendica, è vile, e il popolo non vuol essere vile.

***

Chi scrive quei libriccini? Non si sa. Nascono, quasi direi, da per sè: nascono come l'erba nei campi. Sono i trovatelli, sono i figli del popolo. L'autore, modesto, si nasconde: non ci tiene a far sapere il suo nome e cognome. Se il libriccino piace, se incontra la simpatia del pubblico, non è merito suo. Non ha neppure il coraggio di farsi chiamare poeta. Poeta? Confessa lui stesso che le sue rime sono rozze:

Tanto eseguì quel cavalier sublimeOr qui finisco le mie rozze rime.

Tanto eseguì quel cavalier sublimeOr qui finisco le mie rozze rime.

Tanto eseguì quel cavalier sublime

Or qui finisco le mie rozze rime.

Da quanto tempo esistono? Alcuni forse videro la luce ieri, altri sono antichi, molto antichi, — ricordano secoli —; ma tutti, vecchi e nuovi, vivono insieme, vanno insieme per il mondo, entrano insieme nei tuguri, nelle casupole di campagna, nelle bottegucce, e sono accolti sempre con piacere.

Quanti sono? Ne ho contati 1012, ma ve ne saranno altri. Questi libercoli sono come le stelle: non si possono mai enumerare tutti. E crescono sempre: un contadino vede in sogno la Madonna, una donna a Senerchia ammazza a colpi di scure il drudo di sua figlia, un cane salva la sua padroncina, i Portoghesi mandano a spasso il proprio re: ecco cinque libriccini per questi avvenimenti. Lasciate che termini il processo Cuocolo, avremo subito un altro libriccino per quella Venerabile Confraternita!

Il popolo dunque ha la sua ricca, ricchissima letteratura, che non conosce orizzonti, che non ha limiti: basta dire che incomincia con laCreazione dell'uomoe termina con ilGiudizio universale.

Signori letterati, le vostre grandi librerie non fanno gola al popolo. Egli non ha nulla da invidiarvi. Voi avete l'Orlando Furioso, ilMorgante Maggiore: il popolo tiene ilGuerrin Meschino, iReali di Francia, leMeravigliose Avventure del Valoroso Leonildo, gliAmori di Florindo e Chiarastella, laStoria di Chiarina e Tamante.

Voi leggete l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, ilParadiso Perduto, laStoria delle Crociate; il popolo senza conoscere Omero, senza ringraziare il Monti, il Pindemonte o il Caro, senza far di cappello al Milton o al Michand, possiede l'incendio di Troia, laStoria di una regina chiamata Elena, che fu rapita da un principe e che fece nascere una grande guerra, gliAmori di Enea e di Didone, gliAngeli superbi che diventarono demoni con le corna e furono precipitati nell'inferno, laPresa di Gerusalemme, ossia il Santo Sepolcro conquistato dai cristiani.

Voi conservate gelosamente le opere storiche, le biografie dei grandi uomini; il popolo conserva con egual cura laVitae iMiracoli di S. Antonio,Giuditta l'ebrea,Sansone,Masaniello,Pietro Micca,Giuseppe Garibaldi,Giuseppe Mastrillo,Giuseppe Musolino.

Voi educate il vostro cuore all'osservanza del dovere con le opere istruttive dello Smiles, del Tommaseo, del Thouar, del Lessona, del Gotti, dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dalBuon figliuolo, dalCattivo figliuolo, dall'Albero fruttifero, dalContadino che si fa milionario, dalPrincipe che va chiedendo l'elemosina, dalContrasto bellissimo tra un povero ed un ricco, che disputano chi di loro è più felice, daiDotti e saggi consigli, lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone, padre di famiglia.

Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière,col Cervantes; il popolo ride con i166 difetti delle donne, con laStoria di Pulcinella, colTestamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a sè stesso, colVecchio che sposa dieci mogli.

Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non ride mai a discapito del buon costume, non ha come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti, un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso, geniale, schietto, non equivoco. Nella sua natura un po' selvaggia, c'è molto pudore!

***

Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti in poesia. Il popolo è per natura poeta e non sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è pesante e fa dormire.

Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo iComandamenti di Dio, iSette peccati mortali, leSventure dei canidebbono presentarsi sotto forma di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non si regge, la rima non torna, la parola è incerta; ma che! il popolo non vuole arte, vuole sentimento. Per lui tutta l'arte poetica consiste nella rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio, e basta. Il resto è lusso; e il popolo sa che il lusso non è per lui, ma per i signori.

Com'è nata questa letteratura così varia, così ciarliera, così allegra, così modestamente drammatica? Il popolo raccoglie le bricciole che cadonodalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura. Noi abbiamo tanti poemi, tanti romanzi, tante storie, tanti drammi, tante commedie, il popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude in questi libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda, scomoda, restringe, e tutti i capolavori riducead usum delphini. Finanche dellaDivina Commediaegli vuole la sua porzione. Oh! vi credete che il Sacro Poema sia tutto per voi? I fabbriferrai del trecento lo leggevano intero, il nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo, ma una fetta la vuole. A noi lascia i canti meno drammatici, i canti che fanno pensare, che hanno bisogno di commento, e si fa confezionare così alla buona laFrancesca da Rimini, ilFarinata degli Uberti, ilPier de le Vigne, ilConte Ugolino.

Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba, tutto manomette, tutto riduce a sua immagine e somiglianza, solo in una scienza è sovrano: nell'astrologia.

Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a spiare sole, pianeti e stelle, a scovrire macchie e canali, a misurare distanze e orbite; ma sapete dire che cosa succederà domani, che succederà magari oggi?

No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha il suoBarbanera.

È un libriccino di 64 pagine e costa due soldi. Carta ruvida, copertina color cenere, vignette preistoriche;ma l'abito non fa monaco; quel libriccino predice il futuro in modo assoluto:

Gli astri, il sole ed ogni sferaOr misura il BarbaneraPer poter altrui predireTutto quel che ha da venire.

Gli astri, il sole ed ogni sferaOr misura il BarbaneraPer poter altrui predireTutto quel che ha da venire.

Gli astri, il sole ed ogni sfera

Or misura il Barbanera

Per poter altrui predire

Tutto quel che ha da venire.

E davvero predice tutto, settimana per settimana, o meglio quarto per quarto, giacchè tutte le cose di quaggiù dipendono dalla luna e sono per conseguenza...lunatiche.

Quest'anno, l'estate sarà.... calda, l'inverno.... freddo, i raccolti abbondanti, ma potrebbero essere anche scarsi, in primavera qualche nevicata, in autunno piogge. Attenti al 24 Gennaio:

... osserva ben che tempo fa,Perchè così, più o men, l'anno sarà.

... osserva ben che tempo fa,Perchè così, più o men, l'anno sarà.

... osserva ben che tempo fa,

Perchè così, più o men, l'anno sarà.

Ma Barbanera non si ferma ai fenomeni celesti, dà anche uno sguardo agli uomini e fissa i principali avvenimenti politici, scientifici, letterari e mondani.

A crederci quest'anno avremo,duelli, (prepàrati, On. Chiesa!) —diplomatici in imbarazzo, medici in faccende, studenti che si agitano, crisi bancaria, scontro ferroviario(uno?) —collisione di vapori in mare, (allude alle Convenzioni Marittime?) —una Potenza minaccia di ritirare ilsuo rappresentante da una Corte d'Europa, violazione di un segreto di Stato, si teme l'invasione epidemica di una grave malattia, (il colera? E noi abbiamo l'esposizione! Ma che sapeva Barbanera? Colpa del Conte di S. Martino, che non gliel'ha comunicato a tempo!).

Ma insomma il 1911 sarà un anno di disgrazie? Nossignore. Avremonuove scoperte—un matrimonio principesco(ah! miss Elkins, la fretta ti ha rovinato!),buone vincite al lotto, cattura di un pericoloso malfattore, si scopre l'autore di un atroce delitto(e poi diciamo che la nostra Polizia dorme!),nuova opera in musica, applauditissima(assicurate Mascagni!),crisi mini... A proposito: i nostri giornali spiano gli uomini politici, assistono alle sedute del Parlamento, intervistano. Deputati e Senatori, eppure non sapevano che il Ministero Luzzatti-Sacchi sarebbe stato messo in sacco in modo curioso. Il Barbanera invece lo sapeva!22 gennaio — crisi ministeriale in vista. Il 22 gennaio? ma il povero Luzzatti cadde il 18 Marzo. Sissignore, ma ricordatevi bene: l'agonia incominciò il 22 gennaio. E Barbanera sa pure un'altra cosa, sa che Giolitti cadrà il 29 Novembre. Ma lasciamo stare la politica. Oramai i ministri somigliano ai bimbi irrequieti: salgono e scendono, scendono e salgono, senza sapere che potrebbero rompersi la nuca del collo. Questo però non lo dice Barbanera, lo diciamo noi. Il buon astronomo invece, ci offrel'indicazione dellefiere e dei mercati, l'elenco di tutte le vigilie comandate, una tavola di Saturno per il lotto, la gerarchia cattolica, la genealogia delle principali case regnanti(nel Portogallo governa ancora Manuel II!),le lunazioni ebraiche, una dozzina di aneddotiecc. ecc.

Ecco perchè il popolo ama il suo Barbanera. Specie il nostro contadino n'è entusiasta. Due o tre giorni prima del Santo Natale, acquista un po' di grazia di Dio, ma il primo acquisto è Barbanera. Lo accoglie con un sorriso, come si accoglie un amico di vecchia data, lo mette in tasca e per un anno intero consulta questo vangelo. Prima d'intraprendere qualunque lavoro di campagna interroga il suo inseparabile lunario. Bisogna seminare? ma che ne dice Barbanera? Piantar patate, faggiuoli, cavoli? e che ne pensa Barbanera? Mietere? per l'amor di Dio, in questi giorni abbiamo piogge.Giove è in congiunzione con la luna.

E pare che quest'anno Giove voglia divertirsi un po' di più. Sempre piogge, piogge, piogge! Potrebbe finirla. È vecchio e fa il libertino!

***

Sfortunatamente questa letteratura minuscola, unico cibo intellettuale del popolo, accenna a scomparire. Il Barbanera è ancora vegeto e sano, anzi quest'anno è in rialzo, perchè nel passatoinverno si avverò, con una precisione maravigliosa, tutto ciò che aveva preannunziato; ma dolorosamente bisogna constatare che tutti questi libriccini, a poco, a poco son messi da parte. E sapete perchè? Alcuni in nome della civiltà, del progresso cercano mettere nelle mani del popolo altri libri che parlano di dritti manomessi, di emancipazione di proletariato ecc. E quei cari libriccini sono chiamati grotteschi, ridicoli, incompatibili con lo spirito moderno.

Ma il giorno in cui il popolo avrà perduta la sua letteratura e quel non so che di poetico primitivo, che è l'unico balsamo nella sua fatale infelicità, quel giorno, solleticato, ma non soddisfatto dalle massime utopistiche degl'innovatori, vedrà la vita come una maledizione!

Per carità, lasciate che il popolo sia popolo. Proteggetelo, emancipatelo, ma non lo snaturate, non gli strappate quei libriccini di poche pagine, che furono scritti per lui, che gli fanno dimenticare tanti dolori, che commovendolo, divertendolo, educandolo, lo conservano sempre fantastico, sempre pietoso, sempre bambino nei suoi sentimenti, nelle sue credenze!


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