I libri di viaggio.
Fate largo: passano i viaggiatori.
Voi raramente uscite dal vostro paese nativo, e se qualche volta ve ne allontanate vi sembra aver indugiato già troppo. La vita di città vi infastidisce. Quell'andare, venire, correre di qua e di là, mangiarsi un boccone in fretta e furia vi dà sui nervi.
È vero: di tanto in tanto come per rompere la monotonia si fa una scappatina in città. Col pretesto degli affari si passano una ventina di giorni a Napoli, a Roma, a Firenze, a Venezia. Ma che! pare che qualcuno vi spinga di dietro a ritornare subito. Il pensiero della famiglia, gli affari, gl'impegni, vi chiamano in paese: subito alla stazione. Il treno è pronto e si parte. Dopo un paio di giorni eccovi a casa. Ma che stanchezza! Bisogna stare una settimana per orientarsi!Eppure si tratta di un viaggio di piacere. E se doveste intraprendere un viaggio lungo e disastroso? se doveste andarvene d'inverno nella Groenlandia o nelle isole dell'Oceania? Per l'amor di Dio! a solo pensarlo vengono i brividi del freddo e della... paura. Andar ramingo in mezzo alle nevi, passare notti intere sotto una capanna o a piè di un burrone, col pericolo di essere divorato dalle belve o massacrato dai barbari? Pazzia, pazzia!
Ma ognuno ha il suo bernoccolo, diceva il De Musset; ognuno è vittima di una febbre che lo spinge verso un ideale. A voi piace starvene rintanato nel vostro paese nativo, altri invece amano girare in lungo e in largo i luoghi più nascosti dell'Asia, i boschi più folti dell'Africa, le eterne ghiacciaie del polo. Per voi sarebbe la morte, per essi la vita.
E questi uomini di ferro, — che sotto gl'infocati raggi del sole africano, fra le nevi boreali, tra i deserti più sterminati camminano a piedi, sui muli, sui cammelli, sulle slitte; questi uomini, che vengono a tu per tu con i leoni, con le iene, con le tigri, con i leopardi; questi uomini che non dormono, non mangiano pur di arrampicarsi sulle cime di monti inaccessibili, — hanno scritto i loro libri: libri curiosi che vi dicono tante cose piacevoli, che vengono a parlarvi di tanti luoghi sconosciuti, di tanti costumi bizzarri.
Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi,vecchi, nuovi, illustrati. Li compraste a dispense quando eravate giovanotto, amante di avventure e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi da qualche libraio ambulante; vi furono donati dal babbo nel giorno del vostro onomastico ed ora sono tutti qui in questo scaffale e rappresentano i libri più piacevoli e più simpatici!
Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi conducono nelPaese di Gesù; se amate conoscere la vita intima dell'Oriente, così varia, così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi al Tompson e al Thontze: essi vi accompagnano da buoni amici nella Cina, facendovi penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore, inaccessibile ad ogni sguardo; se le recenti vittorie giapponesi hanno destato in voi grande simpatia per questo popolo giovane e valoroso, parlatene al De Riseis e questi vi farà conoscere la vita familiare, i costumi, la cultura dei piccoli figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti strani e raccapriccianti rivolgetevi al Salgari, al Maine Reyd.
Ma i libri di viaggio che avete sempre letto con entusiasmo, sono quelli di Giulio Verne, di questo gran mago, che resterà unico nella letteratura di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno libri di viaggio, ma Verne sarà sempre Verne, sempre il papà di questo genere letterario, che diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse a girare il mondo in ottanta giorni, a discendereventi mila leghe sotto il mare, a gettarvi a capo fitto nel centro della terra! Verne era il gran tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla scuola per seguire il capitano Grand. Quanti rimproveri, quanti castighi! Spesso mentre il professore spiegava un teorema di geometria, voi di nascosto a fuggirvene con l'iperbolico proiettile nella luna.
E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere a lettoLe avventure del polo Nord! Neve, neve, orsi bianchi, balene, deserti sterminati di ghiaccio e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio d'ore si smorzava il lume e giù con la testa sotto le coperte a sognare. Che sogni, che sogni! Quante volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in mezzo a una banda di selvaggi? Quante volte non sognaste (brutta tentazione!) di essere imperatore, di sedere in trono sopra una sedia d'avorio, venerato come un Dio? Quante volte non foste inseguito da orsi, da elefanti, da ippopotami e da tanti animali feroci?
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Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri di viaggio ancora vi dilettano. Talvolta nelle giornate uggiose d'inverno, in cui pel cattivo tempo vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe da dare l'anima al diavolo. I bimbi piangono, la vostra signora sgrida la domestica, il cagnolinoguaisce e voi, mandando un accidente a tutti, ve ne andateCon una principessa attraverso l'Africa!
E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta giorni a letto, sospeso tra il cielo e la terra, con una febbre gastrica, ostinata, ostinatissima a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio, a furia di dieta e di iniezioni, il pericolo è passato. Col buono e con la forza la febbre è andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia la noiosa ed eterna convalescenza. Siete debole e non avete neppure la forza di dare un passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po' di semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir di casa! Una ricaduta sarebbe fatale.
Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo? come si fa a passare quei giorni lunghi, sterminati? Le visite degli amici? Disgraziatamente quando si è infermi si ricevono visite sempre dalle persone più noiose e antipatiche, le quali vogliono sapere tutte le fasi della vostra malattia; e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere due, cinque, dieci volte la medesima canzone, secondo il numero degl'importuni.
E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale si scorre in mezz'ora. Leggere un romanzo, un volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza, si è proprio disposto a parlare di amore! Solo i libri di viaggio possono dilettarvi. Il medicovi consiglia il riposo, e voi alla sua barba ve ne andate col SalgariTra i pescatori di BaleneoNella città del re lebbroso. Un giorno a Londra col De Amicis, due in Egitto col Venosta, tre fra i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito Hedin; e correte per quelle coste sterili, per quelle foreste vergini, di giorno, di notte, al vento, alla pioggia... Avanti, avanti, oggi in Sicilia, domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice! I giorni passano, voi siete guarito e il medico vi concede finalmente di uscir di casa. Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori! Ma prima di lasciare la stanza da studio, date uno sguardo a quei libri di viaggio, che sono ancora sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli per l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato, durante la vostra convalescenza.
Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni cura questi libri; non li prestate, non li donate, anzi cercate di comprarne altri.
Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete vecchi? Il tramonto è bello, poetico in natura, non nella vita.
La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete condannati a starvene in casa con la gotta o altro ben di Dio, quei libri potranno rendervi meno doloroso il finale dell'opera!
Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio. Grazie a Dio, i capelli sono appena brizzolati: abbiamo a disposizione ancora un buon quartodi secolo e in un quarto di secolo possono succedere tante cose. Chi sa, si potrebbe anche abolire la vecchiaia!
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Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi vorremmo correre sempre, girare il mondo punto per punto, vedere tutto, esaminare tutto.
Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„, sentite un po' d'invidia per questo fortunato. Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„. Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza, avete i libri di viaggi. Essi sono più divertenti del viaggio stesso. È il viaggio senza rischi, senza incomodi, senza malanni e quel ch'è più senza spese. Quando si esce di casa, bisogna stare sempre col portafogli in mano e andar seminando biglietti di banca. Qui invece basta una lira, una sola lira per girare col Fogg l'intero mondo. E poi, dopo aver consumato quattrini, tempo e salute, che vi resta del viaggio fatto? impressioni superficiali. Qui invece avete il viaggio commentato, spiegato. Tutto ciò che nella fretta vi sarebbe sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non è mica necessario mettervi in balìa del mare per sapere che si fa in Cina, come vestono nell'Oceania, come pregano gl'Indiani. In questi trenta o quaranta volumi voi avete tutto il mondo con i suoi costumi bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche,brutali: con le sue religioni, con i suoi fanatismi, con i suoi capricci, con i suoi pregiudizi.
Che strana contraddizione! Voi non credete più ai maghi, alle fate, alle streghe, ma altri popoli vi credono; voi piangete quando la morte vi strappa una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi il naso, facendo una strizzatina di denti; voi pagate il medico quando siete infermi, altri lo pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo i vermi, i ragni, altri li mangiano con gran voluttà. Sono tutti i popoli che vi passano dinanzi, dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano dinanzi come in una mostra di gala, e chi vi fa una smorfia, chi vi sorride, chi vi minaccia, chi vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde, chi si avventa per divorarvi!
Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta, su questa trottola capricciosa, che gira senza mai riposarsi, sono rappresentate tutte le epoche, dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo. Ciò che per noi è passato, per altri popoli è presente. Oggi, alcune tribù dell'Australia bevono, come Alboino, nel cranio dei congiunti e sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie. Da noi ferrovie, tramways elettrici, telegrafi; nel centro dell'Africa silenzio e tenebre. Tutto ignorano, tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano di carne umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto, sanno solo che debbono conservare la propriaesistenza. Ma sono uomini costoro? hanno la stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no; ma la coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore del volto, la forma del cranio o del vestito, l'uomo è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante, selvaggio: è uomo. Sempre uguale e sempre diverso, ha un'anima miserabile o sublime, abbietta o nobile come la nostra.
Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli sono ignoranti, antropofagi, domani saranno civili. Il progresso si avanza, il progresso trionfa. Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra vi saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto sarà uniforme e monotono. Londra, Pechino, Calcutta, Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa, ecc. si rassomiglieranno come gocce d'acqua.
Nel duemila i libri di viaggio non saranno più interessanti!