Il giornale.
Sapete quanti giornali, giornaletti, riviste e periodici si pubblicano in Italia? No, non lo sapete; neppure io lo so. Ma tutti — io e voi — siamo convinti che di giornali, fra grandi e piccoli, se ne pubblicano una infinità.
Monarchici, repubblicani, radicali, socialisti, cattolici, liberi pensatori, anarchici: uomini dell'ordine e uomini del disordine hanno il loro giornale. Un tempo gli organi erano soltanto nelle chiese per accompagnare gli uffizî divini, oggi ogni partito politico ha il suo organo: il giornale. E che armonie! Che pezzi a quattro mani! È una lotta continua, incessante, frenetica di principî, di idee, di tendenze. Ognuno alza la voce, ognuno ha la pretensione di illuminare le menti, di risolvere i grandi problemi sociali.
Non li credete: la maggior parte di essi mirano alla soluzione di un sol problema: afferrare il potere. Lo diceva il Giusti:
Tutto si riduce a parer mio:Levati tu chè mi vo' metter io.
Tutto si riduce a parer mio:Levati tu chè mi vo' metter io.
Tutto si riduce a parer mio:
Levati tu chè mi vo' metter io.
Ma lasciamo la politica, tanto più che non tutti i giornali parlano di politica.
Oggi, ogni classe ha il suo giornale. Medici, avvocati, ingegneri, maestri secondarî e primarî, militari di alta, bassa e media forza, fotografi, commercianti, impiegati a milleduecento, macellai, barbieri, facchini, lustrini, spazzini hanno il loro giornaletto. Financo gli accattoni! Sì, gli accattoni. A Parigi si pubblica un giornaletto per questi signori. Costa un centesimo ed esce ogni settimana. Certamente non tocca quistioni politiche, scientifiche o letterarie, — gli accattoni hanno ben altro pel capo! — ma parla di feste, di fiere, di nozze, di funerali, dove quei poveretti possonolavoraredi più. In quel giornalucolo si legge, ad esempio:
Domenica il barone Arsonille festeggia le sue nozze d'argento. La sera nella sua bellissima villa offre un pranzo a cinquecento poveri. Le iscrizioni vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena, N. 36.
Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente, sarà a Parigi la Regina Madre d'Italia, Margheritadi Savoia. Possiamo assicurare i lettori che l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi alle 5 detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais.
Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux. Lascia trentamila lire ai poveri della città. Rivolgersi alla Prefettura, sezione III, non più tardi del 26 corrente.
La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo però che andando di questo passo anche i ladri avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal momento che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè non dovrebbero averlo? Ma io credo che i signori ladri possano risparmiarsi questa spesa. Il giornaletto degli accattoni può benissimo servire anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli accattoni e per i ladri, se pure alcuni privilegiati non facciano l'uno e l'altro, secondo il caso.
Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina e bisogna parlare di bagni. Farete i bagni quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di lavoro indefesso si sente la necessità di tuffarsi per una ventina di volte nel mare.
Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un martirio!
Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale!È impossibile: il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale per i bagnanti:Le Courrier du baigneur? Stampato su tela cerata impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno.
A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente: per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano:Le Journal de l'Atlantique. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano, sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
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Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto malei detenuti. Appena un poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo:The star of Hope, cioè laStella della Speranza. E questo giornale si offre gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia?
Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato? Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non mantenga: è loro abitudine.
Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento. È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupatie il periodico è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano. Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il Messia.
Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso, ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo; eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo, denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole; altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico. A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita, il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori, vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che inultimo caso c'è il tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al pagamento„.
Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa, come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i periodici si riducono a fumo.
Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe. Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sulFanfulla della Domenica, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire la vostra prosa!„
Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i giornaletti, salvo a cantarne ilmisereredopo pochi mesi, giacchè la maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita, domani nella camera ardente.
Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti? Il bilancio non lo permette.E voi spesso, senza tanti complimenti, scrivete sulla fascetta:si respinge. Alcuni, a quest'atto che sembra scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i piedi.
Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande:si respinge. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo di talento, questo direttore: scrive colvoi. Un tempo questo lusso se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S. Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc.
Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore, annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o cinque lire.
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Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri, superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno, il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano, è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo. Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che verista! che screanzato! che caro amico!
Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale edomani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo dirà il giornale.
Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„
E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale, benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare Costituzione, per mettere sucerte Eccellenze!
Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre, ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione, ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle assicurazioni ha scontentato tutti.
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Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e — se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte. Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta. Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per non dir peggio!
Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione. “Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è morto. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie. Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il Consiglio dei ministri prepara isolenni funerali a spese dello Stato, il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî, dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! — quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste. Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova; alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav. uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato!
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Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza, botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia.
Potreste dire l'anno scorso avemmo il coleranelle Puglie, nella Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari, e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa, che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti, che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!
E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce.
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Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra che il giornale sia la voce misteriosa dell'universo; è la grande lettera che il mondo intero scrive nelle ore della notte.
Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale, a scuola, il giornale arriva e impaziente vi aspetta. Ha tante cose da dire: vi deve parlare della riforma elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta alla Minerva, delle tenerezze che ci usa l'alleata!
E con lui non si può stare mai di malumore. A guisa di un abile cuoco si presenta sempre con delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla corte di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa diSassonia, la sfilata delle matrone al processo di Viterbo. E poi, l'inevitabile conflitto tra socialisti e cattolici, la quotidiana catastrofe di un areoplano. Menelik che muore e non muore, il colera che c'è e non c'è, il monumento a Vittorio Emanuele che si inaugura e non si completa.
Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto il giornale, chiudete gli occhi per dieci secondi e vi vedete dinanzi, come in una grande fotografia, tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi, tante stranezze che la società ha commesso ieri.
Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha per tutti. A voi la politica, alla vostra signora la cronaca, a vostra figlia — debbo dirlo? — la corrispondenza privata o l'avventura romantica, alla domestica i numeri del lotto, alla nonna il diario sacro.
Che, non volete politica? siete un commerciante di cereali? Benissimo. Il giornale vi segna il prezzo del grano, dell'orzo, dei fagioli, dei ceci; e non v'inganna, come quei signori commessi, che giurano e spergiurano sulla menzogna e da cui avete un po' imparato il mestiere anche voi!
Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna dall'America? Ma con quale piroscafo? Con l'Urania? Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a Cadice, il 17 a Lione, il 19 sarà a Genova, il 21 a Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il 31 vostro figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini.
Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete sempre il giornale. Il giornale vi dice dove la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa.
Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi potete far a meno del sigaro, del caffè, della colazione, del teatro, non del giornale. È lui ildeus ex machinadella vita moderna. Senza il giornale, voi siete un solitario, un ignorantone, non sapete neppure che cosa succede a dieci passi di distanza. Vergogna!
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Si chiama giornale politico, ma non s'interessa soltanto della politica. Oh! credete davvero che gli uomini politici valgano gran cosa, e che il giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del giornale. Fate qualche cosa di straordinario, di sbalorditivo in bene o in male, e il giornale vi apre le braccia.
Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come madama Hubert? vincete il primo premio alla lotteria nazionale? vi elevate a 2000 metri con l'aeroplano senza rompervi o anche rompendovi la nuca del collo? scovrite o fingete di scovrire il polo Nord? il giornale vi mette in prima pagina. E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri sono per tutti quelli che stordiscono il pubblico.Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati, grandi furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore.
Che? siete protagonista di un dramma passionale? Bazzica! Domani tutti sapranno il vostro nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra riverita effigie.
E il giornale non si contenta di lumeggiare, ricostruire, alterare il dramma, ma vuole l'antefactum, vuol sapere il vostro passato, i vostri parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale, e fruga nelle corrispondenze, e interroga amici, nemici, domestici.
Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale nella sua fretta è perito, giudice, spia, inquisitore. Voi siete libero di fare quello che volete; ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha un piccolo sentore, state fresco! Quello screanzato porta in processione i fatti vostri, che se sono straordinarî, andranno in prima pagina, con grossi caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina, dove tutte le piccole notizie si ammassano senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano, che impazziscono, che si divertono, che rubano, che si uccidono, senza destare molto interesse.
Il giornale dunque è come l'orologio, che vi segna ora per ora, minuto per minuto tutto ciò che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno specchio, in cui per un momento appaiono le scene liete e dolorose di un giorno.
Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori!
Sono delle vedute cinematografiche che si succedono con una velocità vertiginosa e che non vi danno neppure il tempo di raccogliere le vostre impressioni: mentre vi affligete per un macabro delitto, un'avventura comica di due giovani sposi vi fa smascellare dalle risa; qui uno scontro ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un pranzo coi fiocchi vi stuzzica l'appetito.
Nè mancano le scenette comiche. Il giornale vuole che il pubblico faccia buon sangue. Vedete: a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato di scovrire il ladro; a New York una signorina pretende dai fratelli Wright duecentoventicinque mila lire, perchè l'aeroplano di quei signori le ha rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni mette per la seconda volta i denti.
E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano mai. Ogni giorno c'è lo spunto di una commedia o di una farsa. Signor Antona Traversi, signor Butti, signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi il cervello per mettere su certetele, spesso inverosimili, leggete la cronaca del giornale.
E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio? Un bel giorno scrive a grossi caratteri:Un parto in Vaticano. Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza, ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire...Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha messo fuori un leopardino!
Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale potreste scrivere:Dies irae!
Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire, un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace!
Che cosa è la lettera? La lettera vi parla diuna persona sola e alle volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere, dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è compiaciuto informarvi delle cose sue.
Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete ringraziare nessuno: avete pagato!
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Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza, quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo, un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè? Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta: tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che oggi tutti quelliche ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo poco, non è vero?
Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione. Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si restava dalla mattina alla sera a divorare ilConte di Montecristoo l'Ivanhoe. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien ligato.
Ma non tutti si accontentano del romanzo.
I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il nuovo indirizzo letterario attira.Ma è mai possibile ritornare agli studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il volume.
Ma che, dopo una decina di pagine, sentite bussare alla porta.
“È permesso?„
— Avanti. —
“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la liquidazione di quelle spese di giudizio.„
“È permesso?„
— Avanti. —
“Signor dottore, per carità, venite, venite subito a casa, c'è mia moglie che non può partorire!„ Voi chiudete il libro e buona notte.
Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È vergogna, sa! non poter aprire la bocca quando gli amici discutono con tanta sicumera.
Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto e per meglio servirvi si trasforma in una vera enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica, filosofia, storia, archeologia, giurisprudenza, medicina, religione, finanze, agricoltura. Qui, una scena di una nuova commedia dell'Antona Traversi, che si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto delleMemoriedel Nigra, in cui si parla della fuga dell'imperatrice Eugenia; sopra, una lunga intervistacol Flammarion a proposito del radium; sotto, cinque sonetti del Trilussa.
C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini. Il Bollettino Meteorologico per dirvi che se da voi fa caldo, a Catania si brucia, a Milano si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela. Il Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia che mentre il vostro portafogli è vuoto, la Banca di Londra ha cinquecento milioni, quella di Roma trecento, quella di Genova duecento, quella di Napoli appena cento! Che miseria! sempre pezzenti noi del Sud! Il Bollettino Commerciale, il quale vi informa che in quest'ultima decade è disceso il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci, dei fagiuoli; solo le carote sono in rialzo; nè fa maraviglia: le carote van sempre in alto; appartengono alla famiglia delle zucche! Seguono i concorsi, le aste, i fallimenti, e in ultimo lo Stato Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi muore: le tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la donna!
Insomma ogni giorno non manca l'articolo letterario, una primizia poetica, la recensione di un libro nuovo, una conversazione scientifica. E come se ciò non bastasse, un'intera colonna per riassumere gli articoli più importanti delle principali riviste del mondo.
Leggendo per un paio di anni questa quotidiana enciclopedia, senza toccare altri libri, avete già l'aria di uomo colto e in pubblico farete semprebella figura. La scienza spicciola, che si acquista senza studio e senza lavoro, è qui!
Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene a tavolino dieci ore al giorno per fare una provvista di scienza. Le provviste son sempre pericolose: aggravano il cervello e rovinano la salute. E poi, che bisogno c'è di provviste? Il giornale è lì pronto a servirvi. L'anno scorso, ad esempio, tutti si preparavano a ricevere la non gradita visita di una signora celeste, un po' capricciosa, e, diciamolo pure, un po' pettegola; non per niente la cometa è di genere femminile, mentre i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono dell'altro genere, cioè del genere nostro!
Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi mise al corrente di ogni cosa? Lo so, voi siete una persona colta, avete fatto i vostri studî, ma vi ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene il giornale, senza darsi l'aria di un maestro, vi disse che cosa è la cometa, che cosa è la chioma, che cosa è la coda, di che si compone l'una e l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti chilometri percorre al secondo, quanto dista dal sole, quanto dista dalla terra; e qui fotografia, disegni, interviste con i migliori astronomi del mondo.
In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava che della cometa. Se a quelle conversazioni avesse potuto assistere Galileo, avrebbe esclamatopien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son tutti astronomi con i fiocchi!„
E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto semplicemente informarci dei casi e dei decessi quotidiani, magari alzare un po' la voce con il Governo e con le autorità, che nei momenti del pericolo dormono o fingono dormire, per risvegliarsi poi quando S. M. il Re spande Croci e Commende; ma il giornale fece molto di più: alzò cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare, quali saggiare appena, quali evitare. Niente frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle indigestioni! Pulizia, pulizia interna ed esterna!
L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il colera si ostinava a voler passare anche la stagione autunnale fra noi, si decise finalmente a pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna al Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Interno li manda ai Prefetti, i Prefetti ai Sottoprefetti, i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci ai brigadieri delle Guardie Municipali... Ditemi la verità, quando riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate? Io lo ricordo e lo dico: ebbi l'opuscolo nel mese di dicembre, quando il colera ritornava in Siberia per le sante feste natalizie.
Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di questa elemosina che ci viene da Roma. Il giornale, vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva per tempo armati contro il comune nemico!
Ma per tutto questo materiale non bastano quattropagine; bisognerebbe racchiuderlo in un caratterino minuto, microscopico. No, il giornale non fa economia di carta, nè vuole che stentiate a leggere. Non bastano quattro pagine? sei; non bastano sei? otto. E tutta questa roba ben condita, per un soldo, per cinque soli centesimi!
Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso il libro. Ma non è vero. Il giornale non uccide: è il libro che si ritira, è il libro che ha riconosciuto il suo torto. E sapete qual'è questo torto?
Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca: cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni, che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica!
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Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio? Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli?Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio pianoforte?
Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona, secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo.
Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni, sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce, tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti, cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori, acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire? volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî? Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere, vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza? Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di Peretola. Eccoviun unguento che farà sparire in men di due ore quel vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso? ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza? Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica! La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di Domineddio, nè da parte di Giolitti.
O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol; due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott; un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda:assaggiatelo! Migliore del cognac!Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!
Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori.
Gratis, gratis, gratis!Vogliono solo sapere il vostro nome, per mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni.
E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani, di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione! — si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno; un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani — sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla prossima estrazione.
Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge:Per la tosse asinina le pillole Bertelli.
Questi grandi colpi di scena sono concessi al Tot, alle pillole Pink, all'Ischirogeno, all'Olio Sasso, alle Pastiglie Valda, all'Emulsione Scott, non perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea Ufficiale del Regno, giudicati universalmente miracolosi,siano trattati con più riguardi, ma perchè le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè può perdere il suo tempo ad esaminare la bontà della merce: accoglie tutti. Voi dovete saper scegliere e non farvi infinocchiare!
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Eppure questo giornale, che vi favorisce in tutto non vive che un giorno! Oggi è desiderato, aspettato con ansia, letto con avidità, discusso calorosamente, domani è già in preda alla domestica o nelle mani dei ragazzi!
La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri. Pochi sono quelli che lo conservano e ne fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta di romanzo, componendo dei bizzarri libretti rettangolari, ma tutto il resto, così deturpato, via!
Coi giornali la vostra signora fa modelli di abiti, coi giornali i vostri bimbi combinano dei grossi berretti alla napoleone, coi giornali si rivestono libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi armadi, si avvolgono balocchi e dolci.
Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è già vecchio decrepito e comincia la sua Via crucis! Ridotto in piccoli pezzi va a finire in cucina, nella bottega del salumaio, in mezzo alla strada o in un altro luogo... voi m'intendete!
In Cina invece le cose vanno un po' meglio.In ogni famiglia si conservano gelosamente questi fogli e due volte la settimana girano dei carretti per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher vengono bruciati in un apposito forno crematorio insieme a bastoni d'incenso. È una cerimonia religiosa addirittura: dinanzi al forno si rizza un altare, su cui una lampada brucia dell'olio santo. Le ceneri poi si chiudono in sacchetti e vengono gettate nel mare.
Voi invece, più moderni, distruggete senza tante cerimonie i giornali, che pure rappresentano la storia di un giorno.
Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani dei vostri bimbi: il giornale non muore! Domani ritornerà con altre notizie più belle, più fresche, più interessanti.
I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri bimbi saranno padri, ma quel giornale, quel gran Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel gran furbo, quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che gli uomini faranno parlare di sè!