L'ospedale.

L'ospedale.

Il pianterreno delle vostre librerie è l'ospizio di mendicità, la casa di salute, il ricovero per l'infanzia abbandonata, il ricettacolo di tutta la zavorra letteraria e scientifica.

Là gli storpi, gli sciancati, i colpiti alla testa, i moncherini, i ciarlatani, gli stupidi, i rompiscatole!

Sono libri vecchi, logori, scompaginati, senza principio e senza fine, che trovaste in casa e che non aveste il coraggio di buttare al fuoco; libri scolastici, che vi furono maestri nelle classi secondarie e che voi, fedele alla gratitudine umana, imbrattaste d'inchiostro, ornaste di sgorbi e di dipinti e in ultimo gettaste tra i ferri vecchi; conferenze, discorsi, che vi furono mandatiin omaggioe che voi, per semplice cortesia, non rimandaste all'autorecon sentite condoglianze; giornali politiciche si salvarono come per miracolo dagli artigli della vostra signora o dalle mani distruggitrici dei vostri bimbi; periodici letterari, cataloghi, annunzi bibliografici, numeri unici, giornaletti di provincia, che ricordano una nascita, una morte, un banchetto, una polemica, un'elezione politica o amministrativa, un... accidente qualsiasi.

Ma strano; voi aprite mille volte le librerie, cercate, rovistate, traslocate, ma non vi viene mai la voglia di mettere le mani su quel caos. Ci sarebbe da perdere la testa. Vedete: un avanzo di libro parla di guerre persiane e assire, un altro ricorda le regole delPortoreale, un terzo vi fa una mezza predica lunga e stucchevole sul Purgatorio, un quarto vi insegna che cosa sia il sillogismo e di quante parti consti; e in mezzo a questa roba mummificata, relazioni di banche, comparse di avvocati, contratti di locazione, valtzer per mandolino, lettere di famiglia!

Accanto ad una carta geografica trovate una pagina di giornale, che vi ricorda il matrimonio del Principe Umberto con Margherita di Savoia; qui, due sonetti per nozze, là, una dozzina di orazioni funebri, in cui chi piange davvero, è la povera grammatica. Libri di preghiera, fotografie sciupate, giornaletti umoristici, disegni rachitici, inviti per commemorazione, biglietti del sarto o del macellaio, cartoline illustrate e non illustrate. Che confusione, che torre di Babele!

E questo benedetto ospedale ingrossa a vistad'occhio. Ogni giorno nuovi ospiti. Vi arrivano lavoretti critici, saggi di traduzione, poesiole anemiche, novellucce soporifere, commedie lacrimevoli. Dove mettere questa manna? Nel cestino? No. Il cestino accoglie le lettere, lareclamerompiscatole, la carta che sporcate voi! E poi vi farebbe l'animo di gettare nel cestino quel discorso del vostro Onorevole, quel programma amministrativo del vostro Sindaco, quella conferenza del medico di famiglia? Non leggete questa roba: sta bene, ma gettarla nel cestino, è troppo. Diavolo, si tratta di educazione! Il Decalogo ci dice che la roba altrui non si deve desiderare, ma quando questa roba ci viene offertain segno di omaggio, con i migliori salutio con altri intingoli cordiali, bisogna trattarla bene.

Dunque, se non volete essere chiamato selvaggio mettetela a pianterreno, imbalsamatela, eternatela. I vostri figliuoli, a cui certamente lascerete queste preziose reliquie, vedranno con i propri occhi che i nostri Deputati, i nostri Sindaci... ciarlano e in che modo!

***

Disgraziatamente in questo caos vanno a finire i libri che più lavorano. Voi, ad esempio, avete sempre sul tavolo iPromessi Sposi. L'avete letto una volta, dieci volte, trenta volte, l'avete studiato, commentato, analizzato, ma non sapete dargliil benservito. Si sente il bisogno di gustare ogni mattina un pezzetto di quella prosa cristallina.

Ma il continuo uso consuma: quel libro si sciupa, si logora, si disfà. Un giorno va via la copertina, un altro giorno i quaderni non vogliono stare più insieme. “Debbo farlo rilegare!„ dite tra voi stesso e intanto si tira così. Ma un bel giorno, che è che non è, ne trovate sul tavolo una metà. E l'altra? Ne cercate nella camera da letto, sulle sedie, niente. Oh! dunque è scomparsa? Ne domandate ai figliuoli, alla domestica. Silenzio. Son tutti muti; tutti no, perchè la vostra signora, che ha gusto a darvi sempre torto, incomincia a dire che la colpa è vostra, che siete molto trascurato, che dovreste avere più cura dei libri, che... e continua la predica.

Voi intanto restate per un momento con quel coso in mano, poi l'adagiate nell'ospizio, con la speranza di ritrovare quanto prima l'altra metà. Ma dopo un paio di giorni ve ne siete già dimenticato e iPromessi Sposise ne staranno in eterno nell'angolo remoto a piangere la loro disgrazia. E non sono soli: ivi un terzo delParadiso perduto, ivi un po' d'Infernocommentato dal Biagioli, tre o quattro canti dell'Iliade, cinque quaderni dell'Ivanhoe, due libri deiMiserabili, dieci dispense di unaStoria della rivoluzione italiana; un quarto diAsinodel Guerrazzi, insomma tutti quei libri collocati a riposo, non per limite di età, ma per grave infortunio in servizio.

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Vi arriva una conferenza della Serao, una commedia del Traversi o del Rovetta, una prolusione del D'Ancona, un'ode del Pascoli; in mezz'ora si leggono, e dopo che farne di questi opuscoletti, che contano appena dieci, quindici pagine? Sono belli, sono interessanti, ma non hanno dorso, non hanno reni! I volumi ben nutriti, trovano il loro posto, ma questi libriccini non sappiamo proprio dove collocarli. Sono farfallette variopinte che svolazzano: sul tavolo, sulle sedie, sul comodino, nelle tasche del paletot, nella valigia, ne trovate da per tutto. Spesso ne scegliete otto, dieci dello stesso formato, li unite come in un mazzetto, li fate rilegare col modesto titoloopuscolio con l'altro tanto antipatico, ma molto in uso, dimiscellanea.

È una fortuna però che tocca a pochi: la maggior parte di essi va a finire... all'ospedale. Colpa loro: si nascondono in un periodico letterario, entrano nella combriccola dei cataloghi, si seppelliscono vivi fra i giornali e naturalmente ne condividono la sorte. Chi volete che vada a scovarli?

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Qualche volta, stando di malumore, aprite la libreria con l'animo deliberato di far piazza pulita.A che tutta quella zavorra, tutto quel vecchiume! Ciò che merita di essere conservato, si conservi, ma il resto in cucina, dal salumaio o... altrove!

Con santa pazienza tirate quella roba e incominciate lo spoglio. Avanti, avanti. Tutti fuori. Giudizio universale! Da principio si va alla svelta, non si guarda in faccia a nessuno. Invano quelle sacre reliquie chiedono pietà e misericordia. Siete deciso. Al fuoco! Al fuoco!

Ma che! a poco a poco vi fate prendere la mano. Gli occhi si fissano su una bella incisione. Com'è naturale questa bimba, che scherza col micino! Bella, sì, bella. Sarebbe un peccato! Mettiamola da parte. Importante questo catalogo dell'Hoepli: è del 1909, è recente, conserviamolo. Perbacco! Lalettera anonimadel De Amicis! Ed io la credevo smarrita! Da parte. Una pastorale del Bonomelli! Il Bonomelli scrive bene! Da parte.Tre surice dint'a nu mastrillo.Ah! la ricordo questa farsa del Petito. Da parte. Teh! come è graziosa questa caricatura! Da parte. Questo giornaletto bisogna conservarlo: è la risposta che diedi a quello screanzato. Da parte. Un articolo di Domenico Oliva! Da parte. Un numero delMarzocco. Vediamo. Ah! sì, sì, c'è una poesia di Ada Negri. È inutile! Ada Negri è vera poetessa. Che versi! che armonia!

Le ore passano, voi vi divertite a leggere, a rievocare tanti ricordi del passato e quando ilvostro figliuolo vi dice dall'altra stanza: “Papà, a tavola!„ voi vi scuotete come da un sogno delizioso.

Dunque bisogna bruciare queste carte?

No, no, dopo pranzo le rimetterete al loro posto. Quell'ospedale ha il suo valore!


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