ATTO TERZO.È una stanza di aspetto squallido: piccola, polverosa, male ammobigliata, con le pareti di un colore piuttosto fosco. I mobili — un cassettone, un armadietto, un lavamano — son roba vecchia. C'è, a destra, un letto di cui la testa è alquanto discosta dalla parete, occupata dall'armadietto. Presso il capezzale, una sedia. Qualche altra sedia qua e là. — Una poltrona sdrucita, quasi nel mezzo della stanza. — Verso il lato sinistro, un tavolino con sopra un po' di carta, un calamaio, una penna e un lume a petrolio. Sul cassettone, qualche fiala, qualche pannolino. — Alle pareti, qualche oleografia sbiadita. — Due porte nella parete di fondo, a molta distanza l'una dall'altra. Tutt'e due queste porte danno in un corridoio oscuro. Alla parete sinistra, una finestra chiusa. È notte. Il lume è acceso.SCENA I.GIGETTA,poiESTER.Gigetta(in una modesta vestaglia bianca, è adagiata nella poltrona, col capo arrovesciato sulla spalliera.)(Un orologio interno suona le cinque.)Gigetta(seguendo i rintocchi, li conta:)Uno... due... tre... quattro... cinque...(Pausa.)Non viene!(Pausa.)Se potessi mandarle un'altra lettera,... un'altra lettera più chiara, più urgente...(Si leva. È diventata sottile, diafana. Ha il viso magro e bianchissimo, gli occhi più grandi nelle orbite disseccate. Cammina come una sonnambula. — Giunge al tavolino. Siede. Prende e intinge la penna, e, sopra un pezzo di carta che è lassù, la fa scorrere lentamente, pronunziando, lievi, le parole che sente e che scrive:)«Non ritardare più, Nellina.... Tra qualche ora, sarà l'alba.... Pensa che sono in una trista casa, dove... anche la morte... non vuole entrare che di notte.... Pensa che se ritardi ancora, essa arriverà prima di te... e io morirò sola sola. Capisco che il trovarmi già finita... non ti impedirebbe di darmi un bacio.... Ma io... non me ne accorgerei... e non ne avrei nessuna gioia....»(Le dita restano inerti. La penna cade sulla carta. Ella, con le braccia penzoloni, gli sguardi nel vuoto, pronunzia queste altre parole che il suo cuore le suggerisce e che la sua penna non deve scrivere:)«Vieni a mamma tua, Nellina.... Io ti aspetto per dirtelo, in questa notte di addio, che sono la tua mamma.... Vieni a saperlo.... Vieni a perdonarmi....»La voce di Ester(con falsa infantilità scherzosa e rumorosa)Zia Fanny, zia Fanny! Io me ne scappo!...Un'altra voce femminile(un po' vecchigna e comicamente autorevole)Ester! Non ti muovere di qua, ti dico!La voce di EsterÈ pazzo! È pazzo!... Io ho paura dei pazzi!L'altra voceMa dove porti la pelliccia e il cappello del signore? Sono scherzi di maleducata! Hai inteso?Ester(entra dalla porta a sinistra. È una donna giovanetta, che ha le guance e le labbra tinte di rossetto, i capelli arricciati e pettinati con soverchia ricercatezza. Indossa una vestaglia cilestre piuttosto sciatta e breve, che lascia scoperti i piedi, stretti nelle scarpine di pelle colorata. Porta sopra un braccio una pelliccia maschile e in una mano un elegante cappello duro da uomo. Ella è, evidentemente, un po' brilla. Ha gli occhi scintillanti. Le parole le sdrucciolano dalla bocca. Entra ridendo:)Ah ah ah ah!... Com'è ridicolo! Se tu vedessi, Gigettona!... Trema dal capo ai piedi.... Non si regge più sulle gambe.... E poi, appena Elviruccia e io gli facciamo l'occhiolino, si elettrizza e farnetica che sembra davvero un pazzo!... Elviruccia lo ha chiamato: «Vecchio lupo rammollito!...»(Ride.)Intanto, ohè, il lupo rammollito... è spendereccio...(Col pollice e con l'indice di una mano accenna ai quattrini.)Ha perfino fatto comperareuna bottiglia di «Cognac Tre Stelle».... E come beve!... Ma,saperlotte!,... ha voluto per forza darne a bere anche a me... e sono diventata... alquanto rammollita anch'io!...(Le si accosta molto e abbassa la voce:)Vuoi che te ne porti un bicchierino di nascosto?Gigetta(l'ha sogguardata sinora con uno smarrimento malinconico e pietoso. Ma, all'avvicinarsi di lei, ha una sensazione tra di nausea e di spavento. Le risponde, nondimeno, con bontà:)No... ti prego... lasciami stare....EsterMa perchè?!... Sono venuta apposta per farti distrarre.... Guarda, guarda che copricapo forestiero!...(Mostra, a rovescio, il cappello che ha una nitida fodera bianca.)Guarda che sfarzo di pelliccia!... Aspetta che me la voglio godere un po'...(Mette il cappello a terra e infila la pelliccia.)Nei nostri paraggi ignobili, non era mai comparso un animale con questo bellissimo pelo indosso.(Cacciando le mani nelle saccocce, le dice in confidenza:)Fu un ammiratore di zia Fanny quando lei faceva la mima nel ballo «Amor» e se la intendeva con Adamo.... Epoca remota!... Adesso, poveraccia,... se non avesse inventate delle nipotine,... addio Adamo!...(Cavando da una saccoccia un grosso portasigari di terso metallo bianco e pesandolo sulla palma della mano)Saperlotte, che valigetta d'argento!(Lo apre e ne tira fuori un avana dalla fascetta lucente.)Gigettona, ne avrai visti tu, aituoi tempi, di questi sigari di prezzo!(Glielo mostra con ammirazione.)La voce di zia Fanny(più severa di prima)Ester! Ester!...Ester(senza gridare, come se la sedicente zia le stesse davanti)Impìccati!La voce di zia FannyMa, insomma, che stai macchinando in quel corridoio oscuro?Ester(con una mano affettuosamente posata sulla spalla di Gigetta e con la testa voltata verso la porta per farsi sentire)Non sono nel corridoio.... Tengo compagnia alla nostra...(Interrompendosi e abbassando il tono)Diavolo!... Stavo per fare una brioche!(Piano a Gigetta:)La zia non lo dice a nessuno che ha fittata una stanza a te.... Capirai che se si venisse a sapere che in casa c'è un'ammalata....La voce di zia FannySùbito qua. Obbedisci!EsterPronti!(Si ficca il sigaro in un angolo della bocca. Piglia da terra il cappello e se lo mette in testa,calcandolo sopra un orecchio. E, con addosso la pelliccia, il sigaro in bocca, il cappello messo a sghimbescio, si avvia quasi vacillando.)È curioso che il rammollimento comincia a prendermi le gambe come a quell'ometto lì.... Ma, con la buona volontà, si va avanti lo stesso!(Ella esce, e si ode che raucamente grida:)Cognac!... Absinthe!... Whisky!...(Giunge, attenuato dalla lontananza, un prorompere di risa femminili.)La voce di zia Fanny(risonante di compiacenza)Boietta! Boietta, che non sei altro!(Poi, silenzio.)Gigetta(ha continuato a guardare Ester, non più con smarrimento e commiserazione, bensì in una tetra impassibilità. Ed ora, di nuovo sola, ritorna, estatica, al suo pensiero. Rivolge lo sguardo alla carta scritta e rilegge:)Non ritardare, più, Nellina.... Fra qualche ora sarà l'alba.... Pensa che...(S'interrompe. Trasalisce. Mormora:)Una carrozza...(Animandosi)È lei! È lei!... Deve essere lei!(Con una energia prodigiosa, vince la debolezza del corpo. Si alza, e, protendendo le braccia, correndo alla porta a destra, oltrepassando la soglia, con un'ansia incalzante, prima a bassa voce, poi un po' più forte, chiama:)Nellina! Nellina! Nellina!... Nellina!(E, nel buio del corridoio, si aggrappa a lei fortemente.)SCENA II.GIGETTAeNELLINA.Gigetta(rientra, lasciandosi reggere da Nellina.)Nellina(indossa un ricchissimo mantello di ermellino. Ha nei capelli un qualche smagliante fiore. Sulla testa un velo. Di sotto al mantello in disordine, si scorge la ricchezza bizzarra dell'abito e la nudità delle spalle e del petto. Ella adagia Gigetta sulla poltrona, avvolgendola nel suo sguardo.)Finalmente.... Finalmente ti ritrovo....GigettaNon parlare, te ne supplico, prima di aver chiuso quelle porte!Nellina(chiude le due porte, butta via il velo e si slancia a riabbracciare Gigetta.)Gigetta mia cara, Gigetta mia cara! Quando verso le quattro sono tornata a casa e ho lette le poche parole con cui tu mi chiamavi, m'è parso che, nelle ore passate stanotte fra la solita spensieratezza mentre tu mi aspettavi a mia insaputa, io avessi commesso il mio più cattivo peccato! Che odio ho avuto per me, Gigetta, e, anche, come ti ho rimproverata di esserti nascosta per tanto tempo! Io non avevo più a chirivolgermi, non sapevo più dove cercarti!... Tu eri sparita all'improvviso, senza lasciare traccia di te, come sparisce un'ombra.... Perchè, perchè ti sei nascosta così?GigettaNon te l'avevo forse avvertito che mi sarei nascosta se mi fossi ridotta al punto di non poter rifiutare i tuoi soccorsi?NellinaLa più incomprensibile, la più strana di tutte le cose strane che mi hai sempre dette!GigettaIo dovevo evitare a qualunque costo la tentazione di lasciarmi soccorrere da te; e credo che poche donne, nelle condizioni mie, non avrebbero sentito lo stesso dovere. Ma... a quali atrocità mi sono piegata!... Non parlarti, non udirti, non vederti più,... ed essere costretta a insozzare il mio dolore strisciando ancora, con la morte alle spalle, nella muffa del vizio! Che cosa funesta, Nellina! Che abiezione! Che orrore!Nellina(stringendosi a lei)No, non pensarci, non pensarci, ora! E non farmici pensare! Mi metti addosso come dei vermi!GigettaTu non puoi immaginare neppure vagamente ciò che io ho provato! Del male che mi prendeva il petto io mi vergognavo non meno di quanto ne soffrissi, perchè capivo che la consunzione mi rendeva ogni giorno più misera, ogni giorno più brutta.... E mi rifugiavo nel buio della notte.... E la luce dell'alba mi avviliva anche più dell'offesa che era passata sulle rovine della mia persona!Nellina(stringendosi sempre più a lei, dolorosamente)Ed io ero nel lusso, Gigetta, e ridevo, ridevo, ridevo....GigettaRidevi, come ho riso io alla tua età!Nellina(in uno scatto di angoscia ribelle)Ma io avrò il coraggio del suicidio se da questi medesimi tormenti inauditi sarò minacciata!(Si allontana un poco, tutta vibrante, e siede, guardando ancora con la mente il quadro orrido che ella s'è visto comporre dinanzi.)Gigetta(con riluttante dolcezza)È stato più grande, credimi, il coraggio... di non voler morire. E questo coraggio io l'ho avuto...(indugiando nella reticenza)... per te.Nellina(si leva con una scossa di sorpresa. Poi, attonita, le chiede:)Per me?!Gigetta(nell'alternativa della speranza e del timore di essere indovinata)Di che ti meravigli?Nellina(trasognata)Non so.... Stanotte, più che mai, mi sembra che ci sia qualche cosa di straordinario, qualche cosa di prodigioso in tutto quello che accade tra noi. E il pensiero che per me tu non ti sei stancata di vivere nella più crudele mortificazione mentre perfino m'impedivi di soccorrerti; mi trasporta addirittura fuori della vita.... Io ti vedo come in un mistero, come in un sogno....Gigetta(sovraeccitandosi)Ma io, al contrario, voglio che questa notte tu mi veda nella realtà di una colpa, che non hai mai sospettata! Nulla di prodigioso! Nulla! Nulla! Non illuderti più, Nellina! In tutto quello che accade tra noi due non c'è che un rimorso: un rimorso perenne, un rimorso crescente: il mio rimorso!Nellina(spaventata e teneramente soccorrevole)Il rimorso di che, Gigetta? Spiègati!Gigetta(levandosi freneticamente)Io sono stata una di quelle madri mostruose che meriterebbero di essere bruciate vive!Nellina(vivamente perplessa)Tu avesti una creatura?!GigettaSì, ebbi una creatura.NellinaE che ne facesti?! Di', parla: che ne facesti?!Gigetta... Avevo ceduto alla violenza feroce di un vile.... Quando la bambina mi nacque, io ero una piccola belva, senza amore, senza coscienza.... Non l'amavo, non mi pareva mia....Nellina(interrompendola con un accento di furore orribilmente minaccioso)E tu l'abbandonasti?! Tu fosti capace di questo delitto che è il più iniquo dei delitti?!Gigetta(atterrita da quell'ira inesorabile)No.... Ascoltami.... Ascoltami....Nellina(con un grido selvaggio)Toglierla dal mondo, piuttosto che abbandonarla!Gigetta(spalanca gli occhi in un terrore di istantanea chiaroveggenza. Poi, chinando la fronte, con ribrezzo e raccapriccio, stentatamente balbetta:).... Io... difatti... la tolsi dal mondo.(Come abbattuta da un peso enorme, cade sopra una sedia.)(Breve pausa.)Nellina(accigliata, cupa, truce, ma placata).... In tal caso... la tua coscienza — è vero — non può non essere divorata dal rimorso, ma lei, intanto,... fu messa in salvo.GigettaNo, perchè io l'ho sempre riveduta nella tua persona.... Dinanzi ai miei occhi, ella rivive in te.(Scendendo in ginocchio)Calpestami, schiacciami, maledicimi.... Fammi tutto quello che mi faresti se tu sentissi di essere lei!Nellina(sopraffatta dalle sensazioni più diverse, invasa da una commozione complicata)Ma che dici?! Che dici?! Àlzati sùbito!(La prende, la solleva, la mantieneserrata fra le braccia.)Ti pare possibile che io voglia maledirti? Ti pare possibile che io voglia giudicarti?!... Questa tua allucinazione, sì, questa tua allucinazione di madre, che dura da tanto tempo e che mi spiega la tua tenerezza, la tua umiltà, i tuoi scrupoli, i tuoi sacrifizi, mi ha fatto per lo meno comprendere che anche una donna come noi può alimentarsi di bontà e di amore. Tu hai carezzato il mio cuore come si carezza un bambino sordo e muto e, facendo così, gli hai dato, a poco a poco, l'udito e la parola. Io ti sono riconoscente, Gigetta, io ti copro di benedizioni, e, giacchè tu rivedi in me la figlia che volesti perdere, ciò che io ti dico dovrebbe bastare, se non altro, a liberarti dal tuo cilicio.GigettaNon basta, non basta! La tua indulgenza è un dono generoso che tu mi fai, e io me lo prendo con devozione.... Ma non ho ancora ottenuto lo scopo per il quale volli avere la forza di vivere... e non posso ancora morire tranquillamente vicino a lei... e vicino a te.(Si distacca e ricasca sulla sedia.)(Un silenzio.)Nellina(sedendole accanto, le si curva all'orecchio amorosamente)Che altro vorresti che io ti dicessi?....Gigetta(la contempla, la osserva, la carezza, trattenendo le lagrime).... Queste perle che hai al collo.... Questoricco mantello....(Poi, ritira la mano e abbassa il capo scoraggiata.)Nellina(si drizza con lentezza e, cautamente, alle spalle di lei, si toglie il filo di perle e il mantello e fa scivolare l'uno e l'altro sopra una sedia. Indi, si turba per la nudità audace del seno. Prende il velo che già aveva sul capo, vi si avvolge per nasconderla e resta tuttora indietro in atto di trepida umiltà.)Gigetta(chiamandola ad un tratto, paurosamente:)Nellina!(Erge il torace, contrae le linee della fronte, dilata gli occhi e resta in ascolto.)Nellina(avanzandosi)Che hai, Gigetta?!GigettaNon senti?Nellina(per rassicurarla).... Un rumore di passi.... Qualche voce.... Saranno le persone di casa.Gigetta(misteriosamente)Lo sai che casa è questa?NellinaE che temi?GigettaDi là... c'è un uomo orribile....NellinaMa tu non devi temerne.Gigetta(con gli occhi straordinariamente aperti e fissi).... Egli si trascina fra quelle donne.... Ha le mani tremanti, che offrono.... Ha le labbra livide, che chiedono, che chiedono.... Ti cerca, Nellina!... Ti scorge.... Ti vuole....(Con un grido)Viene a prenderti!(Afferrandola tutta rapidamente e difendendola, quasi che, difatti, l'uomo fosse entrato avido e rapace)Ah no: questa no!(Pausa.)(Indi, tenendola ancora stretta)Si allontana.... Giunge alla porta di scala....(Pausa.)—(Si ode nel silenzio il rumore di una porta che si chiude pesantemente.)— Se n'è andato.Nellina(ha un sussulto.)GigettaHai visto che ti ho difesa?Nellina(come convinta)Ho visto.(Si drizza, e resta immota, in un atteggiamento d'ipnotizzata, con sul volto i segni di una veggenza estatica.)Gigetta(in un tono segreto di paura e di ambascia incalzante)Ma quando, tra breve, io non potrò più difenderti, egli ritornerà.... E ritorneranno gli altri che sono come lui.... E tu non vorrai respingerli, e continuerai a credere di compiere così la tua vendetta, continuerai a non vedere che essa ricade sulla tua testa, continuerai a ridere, a ridere.......(Scoppia in singhiozzi.)Nellina(in una profonda crisi di lagrime)Non riderò più, Gigetta!Gigetta(irradiandosi)Tu?!NellinaSì, io piango, io piango! Per la prima volta piango, perchè con te mi addoloro, con te mi pento, con te, oramai, non desidero e non cerco che un poco di riposo.Gigetta(in una suprema emozione di giubilo che esaurisce le sue forze)Io lo trovo, finalmente! Io lo trovo in questo tuo pianto, che ho voluto aspettare e che è, per te, il principio di una vita purificata.Nellina(piangendo)Di un'altra vita infelice! Di un'altra vita senza rifugio!Gigetta(sfinita)Non è vero. T'indicherò io... il rifugio... e forse... la felicità.(Ha un gesto di sosta.)Adagiami sul letto... e dammi dell'aria....Nellina(la sorregge fino al letto e ve l'adagia delicatamente. Poi, apre la finestra.)(I primi riverberi dell'alba invadono la stanzuccia.)GigettaAnche l'alba?...(Ravvivandosi)Tutte le grazie, Nellina! È la nostra festa, è la nostra festa, e diremo ancora tante cose belle! Vieni qua, vieni qua....Nellina(smorza il lume, raccoglie il mantello, e si accinge a stenderlo sul corpo di Gigetta.)GigettaNo, non coprirmi con questo mantello!...Nellina(si arresta, ha un brivido, lascia cadere il mantello a terra.)Gigetta(per dissimulare il significato del suo rifiuto)Non ho freddo.(E implora:)Accòstati....Nellina(si accosta al capezzale, s'inginocchia, posa una guancia sui cuscini, sicchè la sua testa sfiora quella di Gigetta.)Gigetta(si volta tutta dal lato dov'è Nellina e, con soave intimità, le susurra:)Hai più avuto notizie... di Giacomo?NellinaNotizie di Giacomo?!... No.GigettaIo sì, perchè... un giorno... mi recai da lui....Nellina... Era lontano?GigettaNon troppo lontano.NellinaEra... solo?GigettaTutto solo, in una casetta di campagna.NellinaTi ricevette male?Gigettalo m'inginocchiai sulla soglia,... e lui mi sollevò fra le sue braccia... come tu hai fatto pocanzi.(La voce diGigettasi va spegnendo.)(Nellinaha la bocca dischiusa che quasi combacia con la bocca di Gigetta, e ne respira l'alito.)NellinaE poi?GigettaPoi... parlammo di te.Nellina(sùbito)Che ti disse?GigettaLe sue prime parole... furono queste: «Quando voi, Gigetta,... avete bussato... alla mia porta,... io,... non so perchè,... ho creduto che fosse Nellina....»Nellina(si abbandona nuovamente al pianto: a un pianto sommesso di dolce effusione.)Gigetta«Qui... in questa pace — egli soggiunse — ...io,... qualche volta,... la chiamo a nome, sottovoce,... come se ella fosse... nella stanza accanto........» E mi disse di più........ Mi disse....(Il languore vince la sua voce; ma il suo pensiero continua a parlare.)(Si odono appena, in un ritmo piano, i singulti diNellina.)(Il sipario cade lentamente.)Fine del dramma.
È una stanza di aspetto squallido: piccola, polverosa, male ammobigliata, con le pareti di un colore piuttosto fosco. I mobili — un cassettone, un armadietto, un lavamano — son roba vecchia. C'è, a destra, un letto di cui la testa è alquanto discosta dalla parete, occupata dall'armadietto. Presso il capezzale, una sedia. Qualche altra sedia qua e là. — Una poltrona sdrucita, quasi nel mezzo della stanza. — Verso il lato sinistro, un tavolino con sopra un po' di carta, un calamaio, una penna e un lume a petrolio. Sul cassettone, qualche fiala, qualche pannolino. — Alle pareti, qualche oleografia sbiadita. — Due porte nella parete di fondo, a molta distanza l'una dall'altra. Tutt'e due queste porte danno in un corridoio oscuro. Alla parete sinistra, una finestra chiusa. È notte. Il lume è acceso.
GIGETTA,poiESTER.
Gigetta
(in una modesta vestaglia bianca, è adagiata nella poltrona, col capo arrovesciato sulla spalliera.)
(Un orologio interno suona le cinque.)
Gigetta
(seguendo i rintocchi, li conta:)Uno... due... tre... quattro... cinque...(Pausa.)Non viene!(Pausa.)Se potessi mandarle un'altra lettera,... un'altra lettera più chiara, più urgente...(Si leva. È diventata sottile, diafana. Ha il viso magro e bianchissimo, gli occhi più grandi nelle orbite disseccate. Cammina come una sonnambula. — Giunge al tavolino. Siede. Prende e intinge la penna, e, sopra un pezzo di carta che è lassù, la fa scorrere lentamente, pronunziando, lievi, le parole che sente e che scrive:)«Non ritardare più, Nellina.... Tra qualche ora, sarà l'alba.... Pensa che sono in una trista casa, dove... anche la morte... non vuole entrare che di notte.... Pensa che se ritardi ancora, essa arriverà prima di te... e io morirò sola sola. Capisco che il trovarmi già finita... non ti impedirebbe di darmi un bacio.... Ma io... non me ne accorgerei... e non ne avrei nessuna gioia....»(Le dita restano inerti. La penna cade sulla carta. Ella, con le braccia penzoloni, gli sguardi nel vuoto, pronunzia queste altre parole che il suo cuore le suggerisce e che la sua penna non deve scrivere:)«Vieni a mamma tua, Nellina.... Io ti aspetto per dirtelo, in questa notte di addio, che sono la tua mamma.... Vieni a saperlo.... Vieni a perdonarmi....»
La voce di Ester
(con falsa infantilità scherzosa e rumorosa)Zia Fanny, zia Fanny! Io me ne scappo!...
Un'altra voce femminile
(un po' vecchigna e comicamente autorevole)Ester! Non ti muovere di qua, ti dico!
La voce di Ester
È pazzo! È pazzo!... Io ho paura dei pazzi!
L'altra voce
Ma dove porti la pelliccia e il cappello del signore? Sono scherzi di maleducata! Hai inteso?
Ester
(entra dalla porta a sinistra. È una donna giovanetta, che ha le guance e le labbra tinte di rossetto, i capelli arricciati e pettinati con soverchia ricercatezza. Indossa una vestaglia cilestre piuttosto sciatta e breve, che lascia scoperti i piedi, stretti nelle scarpine di pelle colorata. Porta sopra un braccio una pelliccia maschile e in una mano un elegante cappello duro da uomo. Ella è, evidentemente, un po' brilla. Ha gli occhi scintillanti. Le parole le sdrucciolano dalla bocca. Entra ridendo:)Ah ah ah ah!... Com'è ridicolo! Se tu vedessi, Gigettona!... Trema dal capo ai piedi.... Non si regge più sulle gambe.... E poi, appena Elviruccia e io gli facciamo l'occhiolino, si elettrizza e farnetica che sembra davvero un pazzo!... Elviruccia lo ha chiamato: «Vecchio lupo rammollito!...»(Ride.)Intanto, ohè, il lupo rammollito... è spendereccio...(Col pollice e con l'indice di una mano accenna ai quattrini.)Ha perfino fatto comperareuna bottiglia di «Cognac Tre Stelle».... E come beve!... Ma,saperlotte!,... ha voluto per forza darne a bere anche a me... e sono diventata... alquanto rammollita anch'io!...(Le si accosta molto e abbassa la voce:)Vuoi che te ne porti un bicchierino di nascosto?
Gigetta
(l'ha sogguardata sinora con uno smarrimento malinconico e pietoso. Ma, all'avvicinarsi di lei, ha una sensazione tra di nausea e di spavento. Le risponde, nondimeno, con bontà:)No... ti prego... lasciami stare....
Ester
Ma perchè?!... Sono venuta apposta per farti distrarre.... Guarda, guarda che copricapo forestiero!...(Mostra, a rovescio, il cappello che ha una nitida fodera bianca.)Guarda che sfarzo di pelliccia!... Aspetta che me la voglio godere un po'...(Mette il cappello a terra e infila la pelliccia.)Nei nostri paraggi ignobili, non era mai comparso un animale con questo bellissimo pelo indosso.(Cacciando le mani nelle saccocce, le dice in confidenza:)Fu un ammiratore di zia Fanny quando lei faceva la mima nel ballo «Amor» e se la intendeva con Adamo.... Epoca remota!... Adesso, poveraccia,... se non avesse inventate delle nipotine,... addio Adamo!...(Cavando da una saccoccia un grosso portasigari di terso metallo bianco e pesandolo sulla palma della mano)Saperlotte, che valigetta d'argento!(Lo apre e ne tira fuori un avana dalla fascetta lucente.)Gigettona, ne avrai visti tu, aituoi tempi, di questi sigari di prezzo!(Glielo mostra con ammirazione.)
La voce di zia Fanny
(più severa di prima)Ester! Ester!...
Ester
(senza gridare, come se la sedicente zia le stesse davanti)Impìccati!
La voce di zia Fanny
Ma, insomma, che stai macchinando in quel corridoio oscuro?
Ester
(con una mano affettuosamente posata sulla spalla di Gigetta e con la testa voltata verso la porta per farsi sentire)Non sono nel corridoio.... Tengo compagnia alla nostra...(Interrompendosi e abbassando il tono)Diavolo!... Stavo per fare una brioche!(Piano a Gigetta:)La zia non lo dice a nessuno che ha fittata una stanza a te.... Capirai che se si venisse a sapere che in casa c'è un'ammalata....
La voce di zia Fanny
Sùbito qua. Obbedisci!
Ester
Pronti!(Si ficca il sigaro in un angolo della bocca. Piglia da terra il cappello e se lo mette in testa,calcandolo sopra un orecchio. E, con addosso la pelliccia, il sigaro in bocca, il cappello messo a sghimbescio, si avvia quasi vacillando.)È curioso che il rammollimento comincia a prendermi le gambe come a quell'ometto lì.... Ma, con la buona volontà, si va avanti lo stesso!(Ella esce, e si ode che raucamente grida:)Cognac!... Absinthe!... Whisky!...
(Giunge, attenuato dalla lontananza, un prorompere di risa femminili.)
La voce di zia Fanny
(risonante di compiacenza)Boietta! Boietta, che non sei altro!
(Poi, silenzio.)
Gigetta
(ha continuato a guardare Ester, non più con smarrimento e commiserazione, bensì in una tetra impassibilità. Ed ora, di nuovo sola, ritorna, estatica, al suo pensiero. Rivolge lo sguardo alla carta scritta e rilegge:)Non ritardare, più, Nellina.... Fra qualche ora sarà l'alba.... Pensa che...(S'interrompe. Trasalisce. Mormora:)Una carrozza...(Animandosi)È lei! È lei!... Deve essere lei!(Con una energia prodigiosa, vince la debolezza del corpo. Si alza, e, protendendo le braccia, correndo alla porta a destra, oltrepassando la soglia, con un'ansia incalzante, prima a bassa voce, poi un po' più forte, chiama:)Nellina! Nellina! Nellina!... Nellina!(E, nel buio del corridoio, si aggrappa a lei fortemente.)
GIGETTAeNELLINA.
Gigetta
(rientra, lasciandosi reggere da Nellina.)
Nellina
(indossa un ricchissimo mantello di ermellino. Ha nei capelli un qualche smagliante fiore. Sulla testa un velo. Di sotto al mantello in disordine, si scorge la ricchezza bizzarra dell'abito e la nudità delle spalle e del petto. Ella adagia Gigetta sulla poltrona, avvolgendola nel suo sguardo.)Finalmente.... Finalmente ti ritrovo....
Gigetta
Non parlare, te ne supplico, prima di aver chiuso quelle porte!
Nellina
(chiude le due porte, butta via il velo e si slancia a riabbracciare Gigetta.)Gigetta mia cara, Gigetta mia cara! Quando verso le quattro sono tornata a casa e ho lette le poche parole con cui tu mi chiamavi, m'è parso che, nelle ore passate stanotte fra la solita spensieratezza mentre tu mi aspettavi a mia insaputa, io avessi commesso il mio più cattivo peccato! Che odio ho avuto per me, Gigetta, e, anche, come ti ho rimproverata di esserti nascosta per tanto tempo! Io non avevo più a chirivolgermi, non sapevo più dove cercarti!... Tu eri sparita all'improvviso, senza lasciare traccia di te, come sparisce un'ombra.... Perchè, perchè ti sei nascosta così?
Gigetta
Non te l'avevo forse avvertito che mi sarei nascosta se mi fossi ridotta al punto di non poter rifiutare i tuoi soccorsi?
Nellina
La più incomprensibile, la più strana di tutte le cose strane che mi hai sempre dette!
Gigetta
Io dovevo evitare a qualunque costo la tentazione di lasciarmi soccorrere da te; e credo che poche donne, nelle condizioni mie, non avrebbero sentito lo stesso dovere. Ma... a quali atrocità mi sono piegata!... Non parlarti, non udirti, non vederti più,... ed essere costretta a insozzare il mio dolore strisciando ancora, con la morte alle spalle, nella muffa del vizio! Che cosa funesta, Nellina! Che abiezione! Che orrore!
Nellina
(stringendosi a lei)No, non pensarci, non pensarci, ora! E non farmici pensare! Mi metti addosso come dei vermi!
Gigetta
Tu non puoi immaginare neppure vagamente ciò che io ho provato! Del male che mi prendeva il petto io mi vergognavo non meno di quanto ne soffrissi, perchè capivo che la consunzione mi rendeva ogni giorno più misera, ogni giorno più brutta.... E mi rifugiavo nel buio della notte.... E la luce dell'alba mi avviliva anche più dell'offesa che era passata sulle rovine della mia persona!
Nellina
(stringendosi sempre più a lei, dolorosamente)Ed io ero nel lusso, Gigetta, e ridevo, ridevo, ridevo....
Gigetta
Ridevi, come ho riso io alla tua età!
Nellina
(in uno scatto di angoscia ribelle)Ma io avrò il coraggio del suicidio se da questi medesimi tormenti inauditi sarò minacciata!(Si allontana un poco, tutta vibrante, e siede, guardando ancora con la mente il quadro orrido che ella s'è visto comporre dinanzi.)
Gigetta
(con riluttante dolcezza)È stato più grande, credimi, il coraggio... di non voler morire. E questo coraggio io l'ho avuto...(indugiando nella reticenza)... per te.
Nellina
(si leva con una scossa di sorpresa. Poi, attonita, le chiede:)Per me?!
Gigetta
(nell'alternativa della speranza e del timore di essere indovinata)Di che ti meravigli?
Nellina
(trasognata)Non so.... Stanotte, più che mai, mi sembra che ci sia qualche cosa di straordinario, qualche cosa di prodigioso in tutto quello che accade tra noi. E il pensiero che per me tu non ti sei stancata di vivere nella più crudele mortificazione mentre perfino m'impedivi di soccorrerti; mi trasporta addirittura fuori della vita.... Io ti vedo come in un mistero, come in un sogno....
Gigetta
(sovraeccitandosi)Ma io, al contrario, voglio che questa notte tu mi veda nella realtà di una colpa, che non hai mai sospettata! Nulla di prodigioso! Nulla! Nulla! Non illuderti più, Nellina! In tutto quello che accade tra noi due non c'è che un rimorso: un rimorso perenne, un rimorso crescente: il mio rimorso!
Nellina
(spaventata e teneramente soccorrevole)Il rimorso di che, Gigetta? Spiègati!
Gigetta
(levandosi freneticamente)Io sono stata una di quelle madri mostruose che meriterebbero di essere bruciate vive!
Nellina
(vivamente perplessa)Tu avesti una creatura?!
Gigetta
Sì, ebbi una creatura.
Nellina
E che ne facesti?! Di', parla: che ne facesti?!
Gigetta
... Avevo ceduto alla violenza feroce di un vile.... Quando la bambina mi nacque, io ero una piccola belva, senza amore, senza coscienza.... Non l'amavo, non mi pareva mia....
Nellina
(interrompendola con un accento di furore orribilmente minaccioso)E tu l'abbandonasti?! Tu fosti capace di questo delitto che è il più iniquo dei delitti?!
Gigetta
(atterrita da quell'ira inesorabile)No.... Ascoltami.... Ascoltami....
Nellina
(con un grido selvaggio)Toglierla dal mondo, piuttosto che abbandonarla!
Gigetta
(spalanca gli occhi in un terrore di istantanea chiaroveggenza. Poi, chinando la fronte, con ribrezzo e raccapriccio, stentatamente balbetta:).... Io... difatti... la tolsi dal mondo.(Come abbattuta da un peso enorme, cade sopra una sedia.)
(Breve pausa.)
Nellina
(accigliata, cupa, truce, ma placata).... In tal caso... la tua coscienza — è vero — non può non essere divorata dal rimorso, ma lei, intanto,... fu messa in salvo.
Gigetta
No, perchè io l'ho sempre riveduta nella tua persona.... Dinanzi ai miei occhi, ella rivive in te.(Scendendo in ginocchio)Calpestami, schiacciami, maledicimi.... Fammi tutto quello che mi faresti se tu sentissi di essere lei!
Nellina
(sopraffatta dalle sensazioni più diverse, invasa da una commozione complicata)Ma che dici?! Che dici?! Àlzati sùbito!(La prende, la solleva, la mantieneserrata fra le braccia.)Ti pare possibile che io voglia maledirti? Ti pare possibile che io voglia giudicarti?!... Questa tua allucinazione, sì, questa tua allucinazione di madre, che dura da tanto tempo e che mi spiega la tua tenerezza, la tua umiltà, i tuoi scrupoli, i tuoi sacrifizi, mi ha fatto per lo meno comprendere che anche una donna come noi può alimentarsi di bontà e di amore. Tu hai carezzato il mio cuore come si carezza un bambino sordo e muto e, facendo così, gli hai dato, a poco a poco, l'udito e la parola. Io ti sono riconoscente, Gigetta, io ti copro di benedizioni, e, giacchè tu rivedi in me la figlia che volesti perdere, ciò che io ti dico dovrebbe bastare, se non altro, a liberarti dal tuo cilicio.
Gigetta
Non basta, non basta! La tua indulgenza è un dono generoso che tu mi fai, e io me lo prendo con devozione.... Ma non ho ancora ottenuto lo scopo per il quale volli avere la forza di vivere... e non posso ancora morire tranquillamente vicino a lei... e vicino a te.(Si distacca e ricasca sulla sedia.)
(Un silenzio.)
Nellina
(sedendole accanto, le si curva all'orecchio amorosamente)Che altro vorresti che io ti dicessi?....
Gigetta
(la contempla, la osserva, la carezza, trattenendo le lagrime).... Queste perle che hai al collo.... Questoricco mantello....(Poi, ritira la mano e abbassa il capo scoraggiata.)
Nellina
(si drizza con lentezza e, cautamente, alle spalle di lei, si toglie il filo di perle e il mantello e fa scivolare l'uno e l'altro sopra una sedia. Indi, si turba per la nudità audace del seno. Prende il velo che già aveva sul capo, vi si avvolge per nasconderla e resta tuttora indietro in atto di trepida umiltà.)
Gigetta
(chiamandola ad un tratto, paurosamente:)Nellina!(Erge il torace, contrae le linee della fronte, dilata gli occhi e resta in ascolto.)
Nellina
(avanzandosi)Che hai, Gigetta?!
Gigetta
Non senti?
Nellina
(per rassicurarla).... Un rumore di passi.... Qualche voce.... Saranno le persone di casa.
Gigetta
(misteriosamente)Lo sai che casa è questa?
Nellina
E che temi?
Gigetta
Di là... c'è un uomo orribile....
Nellina
Ma tu non devi temerne.
Gigetta
(con gli occhi straordinariamente aperti e fissi).... Egli si trascina fra quelle donne.... Ha le mani tremanti, che offrono.... Ha le labbra livide, che chiedono, che chiedono.... Ti cerca, Nellina!... Ti scorge.... Ti vuole....(Con un grido)Viene a prenderti!(Afferrandola tutta rapidamente e difendendola, quasi che, difatti, l'uomo fosse entrato avido e rapace)Ah no: questa no!(Pausa.)(Indi, tenendola ancora stretta)Si allontana.... Giunge alla porta di scala....(Pausa.)—(Si ode nel silenzio il rumore di una porta che si chiude pesantemente.)— Se n'è andato.
Nellina
(ha un sussulto.)
Gigetta
Hai visto che ti ho difesa?
Nellina
(come convinta)Ho visto.(Si drizza, e resta immota, in un atteggiamento d'ipnotizzata, con sul volto i segni di una veggenza estatica.)
Gigetta
(in un tono segreto di paura e di ambascia incalzante)Ma quando, tra breve, io non potrò più difenderti, egli ritornerà.... E ritorneranno gli altri che sono come lui.... E tu non vorrai respingerli, e continuerai a credere di compiere così la tua vendetta, continuerai a non vedere che essa ricade sulla tua testa, continuerai a ridere, a ridere.......(Scoppia in singhiozzi.)
Nellina
(in una profonda crisi di lagrime)Non riderò più, Gigetta!
Gigetta
(irradiandosi)Tu?!
Nellina
Sì, io piango, io piango! Per la prima volta piango, perchè con te mi addoloro, con te mi pento, con te, oramai, non desidero e non cerco che un poco di riposo.
Gigetta
(in una suprema emozione di giubilo che esaurisce le sue forze)Io lo trovo, finalmente! Io lo trovo in questo tuo pianto, che ho voluto aspettare e che è, per te, il principio di una vita purificata.
Nellina
(piangendo)Di un'altra vita infelice! Di un'altra vita senza rifugio!
Gigetta
(sfinita)Non è vero. T'indicherò io... il rifugio... e forse... la felicità.(Ha un gesto di sosta.)Adagiami sul letto... e dammi dell'aria....
Nellina
(la sorregge fino al letto e ve l'adagia delicatamente. Poi, apre la finestra.)
(I primi riverberi dell'alba invadono la stanzuccia.)
Gigetta
Anche l'alba?...(Ravvivandosi)Tutte le grazie, Nellina! È la nostra festa, è la nostra festa, e diremo ancora tante cose belle! Vieni qua, vieni qua....
Nellina
(smorza il lume, raccoglie il mantello, e si accinge a stenderlo sul corpo di Gigetta.)
Gigetta
No, non coprirmi con questo mantello!...
Nellina
(si arresta, ha un brivido, lascia cadere il mantello a terra.)
Gigetta
(per dissimulare il significato del suo rifiuto)Non ho freddo.(E implora:)Accòstati....
Nellina
(si accosta al capezzale, s'inginocchia, posa una guancia sui cuscini, sicchè la sua testa sfiora quella di Gigetta.)
Gigetta
(si volta tutta dal lato dov'è Nellina e, con soave intimità, le susurra:)Hai più avuto notizie... di Giacomo?
Nellina
Notizie di Giacomo?!... No.
Gigetta
Io sì, perchè... un giorno... mi recai da lui....
Nellina
... Era lontano?
Gigetta
Non troppo lontano.
Nellina
Era... solo?
Gigetta
Tutto solo, in una casetta di campagna.
Nellina
Ti ricevette male?
Gigetta
lo m'inginocchiai sulla soglia,... e lui mi sollevò fra le sue braccia... come tu hai fatto pocanzi.
(La voce diGigettasi va spegnendo.)
(Nellinaha la bocca dischiusa che quasi combacia con la bocca di Gigetta, e ne respira l'alito.)
Nellina
E poi?
Gigetta
Poi... parlammo di te.
Nellina
(sùbito)Che ti disse?
Gigetta
Le sue prime parole... furono queste: «Quando voi, Gigetta,... avete bussato... alla mia porta,... io,... non so perchè,... ho creduto che fosse Nellina....»
Nellina
(si abbandona nuovamente al pianto: a un pianto sommesso di dolce effusione.)
Gigetta
«Qui... in questa pace — egli soggiunse — ...io,... qualche volta,... la chiamo a nome, sottovoce,... come se ella fosse... nella stanza accanto........» E mi disse di più........ Mi disse....(Il languore vince la sua voce; ma il suo pensiero continua a parlare.)
(Si odono appena, in un ritmo piano, i singulti diNellina.)
(Il sipario cade lentamente.)
Fine del dramma.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.