ATTO I.

NOTE STORICHEATTO I.——ScenaI.—Pag.20.Basta, buffone,E vieni all’argomento.Questo Menecrate è un personaggio storico, carissimo a Nerone, e da esso regalato di ville e di poderi rubati ad uomini insigni nel patriziato e che avevano meritato gli onori del trionfo (Svetonio nella Vita di Nerone, cap. XXX). Nè era nuova ai costumi dei Romani anche locati nelle più alte magistrature questa famigliarità con pantomimi, commedianti, citaredi, ed altre persone di simil genere. Silla il dittatore, cheuomo politico e conduttore di eserciti valeva assai più di mille Neroni messi insieme, si compiaceva sommamente d’una tale compagnia (Vedi Plutarco nella Vita di Silla).ScenaI.—Pag.20.Gli affari dell’imperioInnanzi a tutto.Quest’ironia era nel carattere di Nerone. Come accennai nella Prefazione, egli non pensò mai all’imperio.Augendi propagandique imperii nec voluntate ulla neque spe motus unquam, etiam ex Britannia deducere exercitum cogitavit, nec nisi, verecundia ne obtrectare parentis gloriae videretur, destitit(Svet.XVIII). Ciò in risposta a quelli che volevano ad ogni costo in Nerone l’imperatore e l’uomo politico.ScenaII.—Pag.22.Ieri nel circo atterrammo il più fortePugillatore della Gallia.Comodo imperatore combatteva nel circo contro i gladiatori armati d’una spada di legno,mentre egli ne imbrandiva una vera ed acutissima; Nerone per contrario pigliava la cosa sul serio e, nelle lotte principalmente, il giuoco suo favorito, obbediva scrupolosamente a tutte le regole ch’erano in uso.In certando vero ita legi obediebat ut, numquam excreare ausus, sudorem quoque frontis brachio detergeret(Svet.XXIV).ScenaII.—Pag.25....Ed io son troppoBenefico.Divitiarum et pecuniae fructum non alium putabat quam profusionem: sordidos ac deparcos esse quibus ratio impensarum constaret(Svet.XXX).ScenaII.—Pag.27....Uno ad esempioNominerò: Cassio Longino.L’uccisione di questo insigne giureconsulto è storica, ed il crimine di lesa maestà che gli fuapposto è quello di avere conservato nella propria casa la statua di Cassio, suo antenato ed uno dei feritori di Giulio Cesare (Svet.XXXVII).ScenaII.—Pag.30....RomanaÈ per noi quanta gente abita il mondo.E tale fu il concetto di Cesare dittatore. Aprire la cittadinanza romana al mondo. I figli di quella plebe che s’era ritirata sdegnosamente sul monte sacro erano ridotti a scarso numero, decimati dalle guerre esterne e civili, e già sotto Nerone s’incontrano rari i nomi appartenenti alle illustri famiglie repubblicane. Grande fu da principio lo stupore quando per decreto di Cesare si videro entrare e sedere nel Senato alcuni Galli avvolti nella toga romana; ma ben presto lo stupore si mutò in abitudine, e Roma divenne la sede d’un popolo nuovo formato dai vagabondi di tutte le nazioni che v’accorrevano ad esercitarvi il loro mestiere di cittadini; mestiere facile e che si contentava d’un pugno di farinain ogni giorno e dei giochi del circo. Questa fu la politica costante degli imperatori, e se vogliamo dare alle parole il significato vero che ànno, Roma si mostrò ben piùCATTOLICA, regnando Giove ottimo massimo, che sotto i successori di san Pietro.ScenaII.—Pag.33.Anzi mi sembra che sarebbe giustoDal nome mio chiamare non l’AprileMa Roma.Questa vanagloria di Nerone è attestata dal suo biografo (Svet.LV), e lo splendore degli edifizi inalzati sotto il suo imperio, se non la scusa, almeno la spiega.ScenaII.—Pag.34.Oggi darò spettacolo, cantandoNel pubblico teatro.E questa era la occupazione sua prediletta, sebbene avesse una piccola e stridula voce, costringendo amici e nemici ad ascoltarlo per piùore continue. Supplizio nuovo, poichè a niuno era lecito uscire di teatro mentr’egli cantava. Alcune donne vi partorirono, altri si finsero malati ed anche morti per essere trasportati via. Cantò in Grecia, in Napoli, in Roma. IlRepertoriodell’imperiale cantore ci è stato conservato da Svetonio (cap. XXI); era composto dell’Oreste, dell’Edipo, dell’Ercole furibondo, e di molte altre tragedie; anzi il biografo racconta che, rappresentando Nerone la parte di Ercole, mentre era avvolto da catene, come richiedeva l’argomento, un soldatuncolo pretoriano, presa la cosa sul serio, accorse sulla scena per liberarlo. In una delle repubbliche dell’America meridionale avvenne un fatto quasi simile; la schiavitù deinegriera in pieno fervore, e si rappresentava l’Otello; nella terribile scena quando il geloso sta per soffocare la moglie, un soldato ch’era di guardia in platea appunta il suo fucile e stende morto il povero Otello, esclamando: Non sarà mai che in mia presenza unnegroammazzi unabianca! Strano zelo dell’antico soldato imperiale e del moderno soldato della repubblica!ScenaIV.—Pag.37....La plebe è mia, m’adora...E fino ad un certo punto Nerone avea ragione. Non profondeva egli tesori per dare banchetti pubblici e spettacoli d’ogni genere? E la plebe non chiedeva di meglio, e attestò il suo affetto per l’artista imperatore; e se all’annunzio della sua morte la città parve rallegrarsi, questa esultanza si può in parte attribuire all’amore di mutare padrone, novità sempre cara alle serve moltitudini. Per lunghissimo tempo il suo sepolcro e nell’estate e nell’inverno fu visto coperto di fiori, e Svetonio racconta (cap. LVII) che, essendo egli giovanetto e trascorsi già vent’anni dalla morte di Nerone, avvenne tra i Parti una terribile ribellione perchè un impostore aveva sparsa voce di essere il redivivo imperatore.ScenaVI.—Pag.50....Tu dunque seiAtte liberta?Poche notizie ci pervennero di questa donna, ma bastevoli a dimostrare quanto sia stato il dominio esercitato da lei sull’animo di Nerone.Tacito ne parla una volta sola, ma in quale circostanza! L’immortale istorico afferma che fu essa la quale impedì l’incesto fra Nerone ed Agrippina. Svetonio invece è in contraddizione con Tacito su tale turpe argomento, ed il lettore se n’avrà voglia potrà consultarlo da sè stesso. Questo secondo scrittore narra però che Nerone, preso da amore ardentissimo per Atte, fece giurare in Senato da personaggi consolari ch’essa era nata da sangue di re e che aveva stabilito di assumerla al trono imperiale come sua legittima moglie—ed avvenuta la morte dell’imperatore, la ricorda fra le liberte che bruciarono e seppellirono il suo cadavere (cap. XXVIII e L).ATTO SECONDO——ScenaI.—Pag.67.Eccola là l’orribile cometa.L’apparizione di questa cometa e la fame che desolò la città in quel tempo sono fatti istorici.Sembra che nel firmamento antico le comete fossero assai più frequenti che nel moderno, poichè alla morte di moltissimi imperatori non mancò mai di essere presente quella«A’ purpurei tiranni infausta luce».(Tasso)ScenaII.—Pag.70....Entrarono nel tempioDi Marte Ultore, e gli tolsero l’elmo.Questa carissima facezia su Marte Ultore, che si lascia portar via l’elmo dai primi ladri che gli capitano innanzi, è di Giovenale (Satire).ScenaII.—Pag.72.La nave Alessandrina andava carcaDi certa polve ecc.Anche questo è un fatto storico (Svet.XLV).ScenaIII.—Pag.81.Fermi!Venere! Ò il punto vincitore.Nel gioco dei dadi i romani chiamavanoVenusil numero maggiore eCanesquello minore.ScenaV.—Pag.86.Son giudei; alla croceCome il loro profeta!I Cristiani erano già numerosi in quel tempo in Roma. Svetonio e Tacito parlano di essi come di gente malefica e sovvertitrice dell’ordine pubblico, anzi quest’ultimo istorico, sempre cercatore e lodatore della virtù dovunque la trova, biasima Nerone di averli fatti mettere a morte, non perchè non la meritassero, ma perchè data con feroce e nuovo apparato di supplizi.ScenaVI.—Pag.91.Avvezzo alle serviliCompiacenze tu sei ecc.Questi versi, co’ quali Nevio ricorda a Nerone la morte di Trasèa Peto, sono tratti quasi alla lettera dall’ammirabile racconto che ne fa Tacito.ScenaVII.—Pag.98.CorsiCome briaco per le vie di Roma.Ed era il suo costume. Appena fatta sera, si travestiva, ed in compagnia d’uomini rotti ad ogni vizio andava girovagando per le più remote strade della città, derubando e percuotendo i pacifici cittadini che facevano ritorno alle loro case, e spesso così percossi e derubati si compiaceva d’immergerli in qualche cloaca. Divideva poi come un ladruncolo d’infima classe la preda tolta. Nè sempre Nerone fece queste belle opere impunemente: una volta un marito lo lasciò quasi morto a furia di percosse, e da quella notte alcuni tribuni de’ pretoriani ebbero ordine di seguirlo da lontano per guardargli le spalle (VediSvetonio, Tacito, Dione).ScenaVIII.—Pag.103.Quell’ostinatoDeclamator mi deve la sua fama.Ed è vero. Seneca, uguale in ciò a tanti apostoli antichi e moderni, scrisse bene e vissemale; predicò la povertà stoica, e possedeva case, schiavi, e ville sontuosissime; insegnò nei libri la dignità umana, e fu compiacente educatore del tiranno. Guai alla fama del filosofo, se la morte fortemente sostenuta non avesse dato autorità ai suoi scritti!ATTO TERZO——ScenaI.—Pag.113....e qui l’imperïalePugillator, deposta ogni fierezza,Si tramuta in artefice.Habuit et pingendiFINGENDIQUE MAXIMEnon mediocre studium(Svet.LIII).ScenaI.—Pag.113.Eppure egli una voltaPianse nel sottoscrivere il decretoChe puniva di morte un cittadino.Il principio dell’impero di Nerone fu buono;—egli emanò leggi sapientissime, nè lasciò trascorrere occasione alcuna senza mostrare la sua liberalità e la sua clemenza. È celebre la esclamazione ch’egli fece quando gli fu recata la prima sentenza di morte acciò la sottoscrivesse:Quam mallem nescire literas!Una volta, volendo il Senato rendergli pubbliche grazie, Nerone rispose:Quum meruero. Ma presto la sua natura si corruppe, aiutandola la potenza di fare ogni cosa che volesse, ed è noto checorruptio optimi viri pessima.ScenaII.—Pag.115.Ove son esse?Ov’eran prima che fossero nate.Questa sentenza che mette le anime de’ morti nel luogo ov’erano prima di nascere si trova in una tragedia attribuita a Seneca, e fu recitata senza che alcun magistrato gridasse allo scandalo per religione bestemmiata. Ò voluto ricordarla come prova dell’ateismodi quel tempo.ScenaIV.—Pag.128.Ad un mio cennoL’astrologo conduci innanzi a quellaFenestra.Nerone conobbe veramente quest’astrologo Babilio, e soleva consultarlo; ma non appartiene a lui l’astuzia di salvare sè stesso dando ad intendere all’imperatore che morrebbe, trascorsa appena un’ora dalla sua morte. Un fatto simile avvenne realmente fra Tiberio e il suo astrologo, fatto che anche Walter Scott rubò a Tacito per farne regalo a Luigi XI di Francia in uno de’ suoi romanzi.ScenaVI.—Pag.146.Vorrei con le mie maniCercar nelle tue viscere...UNICUIQUE SUUM, come stampa l’Osservatore romano, pesando cattolicamente gli uomini sulla bilancia delle cose e delle bestie.Questo tratto di amore da macellaio è di Caligola, nè credo che Nerone si adonterà di questo prestito di ferocia fattogli dal suo antecessore.ATTO QUARTO——ScenaI.—Pag.161.Il vituperioSulla legge Licinia!Questa legge insieme ad altre moltesuntuarieprescriveva un limite alle spese de’ banchetti. Giulio Cesare tentò di riporla in vigore, ma inutilmente; cadde ben presto in dimenticanza, e il lusso de’ conviti divenne smisurato. Il lettore può consultare su tale argomento Petronio,Cena di Trimalcione.ScenaI.—Pag.166.Medic’arteNulla può contro quella di Locusta.Locusta fu celebre compositrice di veleni al servigio della casa imperiale. Essa somministrò la bevanda che uccise Britannico, ed avvenne che, operando lentamente questa bevanda, Nerone fece chiamare a sè l’avvelenatrice, e la percosse con le sue mani, rimproverandola di aver dato a Britannico non un veleno ma un rimedio contro i veleni (Svet.XXXIII). Dopo la morte dell’imperatore fu presa, giudicata, e data al carnefice.ScenaIV.—Pag.177.Eccomi solo! ecc.La maggior parte de’ pensieri espressi in questo monologo sono storici.ScenaV.—Pag.182.Pensa ai suicidiEroici delle tue vittime.Nessuna età offre maggior numero di morti ammirabilmente sopportate. I martiri si dividevano in due categorie, diverse di scuola, di speranze, di coraggio:StoicismoeCristianesimo. Gli stoici morivano ridendo, ed i Cristiani pure; ma questi tolleravano pochi momenti di dolore tenendosi certi di avere la ricompensa d’una beatitudine eterna, mentre i primi ridevano unicamente per dar prova di forza d’animo. Ne’ cristiani dunque c’era un’usura assai maggiore. Davano a prestito uno per ripigliare molti milioni—dato per ipotesi che potesse farsi paragone fra il tempo e l’eternità.ATTO QUINTO——ScenaI.—Pag.194.Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio.Tutti gli episodi di questa fuga sono storici.ScenaII.—Pag.198.PotreiDare un po’ di quïete alle mie membra.So di certo critico che non voleva darsi pace di questo sonno di Nerone in un momento così terribile. Svetonio risponde a tranquillizzarlo:Receptus(Nerone)in proximam cellam, decubuit super lectumecc. (cap. XLVIII); e sopra un letto è più facile di dormire che di star desto, specialmente dopo una notte passata nell’orgia e nei travagli d’una fuga. La stanchezza vince tutto: si legge di moltissimi condannati che furonosvegliati dal carnefice, nè Nerone aveva ancora perduta la speranza di sfuggire a’ soldati che lo inseguivano.ScenaII.—Pag.202.Io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino.Se Nerone non fu de’ poeti più illustri, non fu certo degli ultimi. Svetonio racconta di avere avuti tra mano gli autografi dell’imperatore, autografi pieni di pentimenti, di cassature, e di versi soprascritti agli altri; prova, se non d’altro, che Nerone i versi li faceva da sè (cap. LI).ScenaII.—Pag.203.Sei tu, mia madre?...Tutti gli storici narrano che Nerone negli ultimi mesi di sua vita era assalito da notturne visioni, e in esse fra i spettri delle molte sue vittime giganteggiava quello di sua madre.ScenaII.—Pag.203.È ver—cantastiNel supremo momento di tua vita.Lucano, mentre il sangue colava dalle sue vene, declamava tranquillamente alcuni versi del suo poemaFarsaglia.Scena ultima.—Pag.211.Tardi, soldato; è questa la tua fede?E furono le sue ultime parole:Sero: haec est fides?(Svet.cap. XLIX).Fine

NOTE STORICHEATTO I.——ScenaI.—Pag.20.Basta, buffone,E vieni all’argomento.Questo Menecrate è un personaggio storico, carissimo a Nerone, e da esso regalato di ville e di poderi rubati ad uomini insigni nel patriziato e che avevano meritato gli onori del trionfo (Svetonio nella Vita di Nerone, cap. XXX). Nè era nuova ai costumi dei Romani anche locati nelle più alte magistrature questa famigliarità con pantomimi, commedianti, citaredi, ed altre persone di simil genere. Silla il dittatore, cheuomo politico e conduttore di eserciti valeva assai più di mille Neroni messi insieme, si compiaceva sommamente d’una tale compagnia (Vedi Plutarco nella Vita di Silla).ScenaI.—Pag.20.Gli affari dell’imperioInnanzi a tutto.Quest’ironia era nel carattere di Nerone. Come accennai nella Prefazione, egli non pensò mai all’imperio.Augendi propagandique imperii nec voluntate ulla neque spe motus unquam, etiam ex Britannia deducere exercitum cogitavit, nec nisi, verecundia ne obtrectare parentis gloriae videretur, destitit(Svet.XVIII). Ciò in risposta a quelli che volevano ad ogni costo in Nerone l’imperatore e l’uomo politico.ScenaII.—Pag.22.Ieri nel circo atterrammo il più fortePugillatore della Gallia.Comodo imperatore combatteva nel circo contro i gladiatori armati d’una spada di legno,mentre egli ne imbrandiva una vera ed acutissima; Nerone per contrario pigliava la cosa sul serio e, nelle lotte principalmente, il giuoco suo favorito, obbediva scrupolosamente a tutte le regole ch’erano in uso.In certando vero ita legi obediebat ut, numquam excreare ausus, sudorem quoque frontis brachio detergeret(Svet.XXIV).ScenaII.—Pag.25....Ed io son troppoBenefico.Divitiarum et pecuniae fructum non alium putabat quam profusionem: sordidos ac deparcos esse quibus ratio impensarum constaret(Svet.XXX).ScenaII.—Pag.27....Uno ad esempioNominerò: Cassio Longino.L’uccisione di questo insigne giureconsulto è storica, ed il crimine di lesa maestà che gli fuapposto è quello di avere conservato nella propria casa la statua di Cassio, suo antenato ed uno dei feritori di Giulio Cesare (Svet.XXXVII).ScenaII.—Pag.30....RomanaÈ per noi quanta gente abita il mondo.E tale fu il concetto di Cesare dittatore. Aprire la cittadinanza romana al mondo. I figli di quella plebe che s’era ritirata sdegnosamente sul monte sacro erano ridotti a scarso numero, decimati dalle guerre esterne e civili, e già sotto Nerone s’incontrano rari i nomi appartenenti alle illustri famiglie repubblicane. Grande fu da principio lo stupore quando per decreto di Cesare si videro entrare e sedere nel Senato alcuni Galli avvolti nella toga romana; ma ben presto lo stupore si mutò in abitudine, e Roma divenne la sede d’un popolo nuovo formato dai vagabondi di tutte le nazioni che v’accorrevano ad esercitarvi il loro mestiere di cittadini; mestiere facile e che si contentava d’un pugno di farinain ogni giorno e dei giochi del circo. Questa fu la politica costante degli imperatori, e se vogliamo dare alle parole il significato vero che ànno, Roma si mostrò ben piùCATTOLICA, regnando Giove ottimo massimo, che sotto i successori di san Pietro.ScenaII.—Pag.33.Anzi mi sembra che sarebbe giustoDal nome mio chiamare non l’AprileMa Roma.Questa vanagloria di Nerone è attestata dal suo biografo (Svet.LV), e lo splendore degli edifizi inalzati sotto il suo imperio, se non la scusa, almeno la spiega.ScenaII.—Pag.34.Oggi darò spettacolo, cantandoNel pubblico teatro.E questa era la occupazione sua prediletta, sebbene avesse una piccola e stridula voce, costringendo amici e nemici ad ascoltarlo per piùore continue. Supplizio nuovo, poichè a niuno era lecito uscire di teatro mentr’egli cantava. Alcune donne vi partorirono, altri si finsero malati ed anche morti per essere trasportati via. Cantò in Grecia, in Napoli, in Roma. IlRepertoriodell’imperiale cantore ci è stato conservato da Svetonio (cap. XXI); era composto dell’Oreste, dell’Edipo, dell’Ercole furibondo, e di molte altre tragedie; anzi il biografo racconta che, rappresentando Nerone la parte di Ercole, mentre era avvolto da catene, come richiedeva l’argomento, un soldatuncolo pretoriano, presa la cosa sul serio, accorse sulla scena per liberarlo. In una delle repubbliche dell’America meridionale avvenne un fatto quasi simile; la schiavitù deinegriera in pieno fervore, e si rappresentava l’Otello; nella terribile scena quando il geloso sta per soffocare la moglie, un soldato ch’era di guardia in platea appunta il suo fucile e stende morto il povero Otello, esclamando: Non sarà mai che in mia presenza unnegroammazzi unabianca! Strano zelo dell’antico soldato imperiale e del moderno soldato della repubblica!ScenaIV.—Pag.37....La plebe è mia, m’adora...E fino ad un certo punto Nerone avea ragione. Non profondeva egli tesori per dare banchetti pubblici e spettacoli d’ogni genere? E la plebe non chiedeva di meglio, e attestò il suo affetto per l’artista imperatore; e se all’annunzio della sua morte la città parve rallegrarsi, questa esultanza si può in parte attribuire all’amore di mutare padrone, novità sempre cara alle serve moltitudini. Per lunghissimo tempo il suo sepolcro e nell’estate e nell’inverno fu visto coperto di fiori, e Svetonio racconta (cap. LVII) che, essendo egli giovanetto e trascorsi già vent’anni dalla morte di Nerone, avvenne tra i Parti una terribile ribellione perchè un impostore aveva sparsa voce di essere il redivivo imperatore.ScenaVI.—Pag.50....Tu dunque seiAtte liberta?Poche notizie ci pervennero di questa donna, ma bastevoli a dimostrare quanto sia stato il dominio esercitato da lei sull’animo di Nerone.Tacito ne parla una volta sola, ma in quale circostanza! L’immortale istorico afferma che fu essa la quale impedì l’incesto fra Nerone ed Agrippina. Svetonio invece è in contraddizione con Tacito su tale turpe argomento, ed il lettore se n’avrà voglia potrà consultarlo da sè stesso. Questo secondo scrittore narra però che Nerone, preso da amore ardentissimo per Atte, fece giurare in Senato da personaggi consolari ch’essa era nata da sangue di re e che aveva stabilito di assumerla al trono imperiale come sua legittima moglie—ed avvenuta la morte dell’imperatore, la ricorda fra le liberte che bruciarono e seppellirono il suo cadavere (cap. XXVIII e L).ATTO SECONDO——ScenaI.—Pag.67.Eccola là l’orribile cometa.L’apparizione di questa cometa e la fame che desolò la città in quel tempo sono fatti istorici.Sembra che nel firmamento antico le comete fossero assai più frequenti che nel moderno, poichè alla morte di moltissimi imperatori non mancò mai di essere presente quella«A’ purpurei tiranni infausta luce».(Tasso)ScenaII.—Pag.70....Entrarono nel tempioDi Marte Ultore, e gli tolsero l’elmo.Questa carissima facezia su Marte Ultore, che si lascia portar via l’elmo dai primi ladri che gli capitano innanzi, è di Giovenale (Satire).ScenaII.—Pag.72.La nave Alessandrina andava carcaDi certa polve ecc.Anche questo è un fatto storico (Svet.XLV).ScenaIII.—Pag.81.Fermi!Venere! Ò il punto vincitore.Nel gioco dei dadi i romani chiamavanoVenusil numero maggiore eCanesquello minore.ScenaV.—Pag.86.Son giudei; alla croceCome il loro profeta!I Cristiani erano già numerosi in quel tempo in Roma. Svetonio e Tacito parlano di essi come di gente malefica e sovvertitrice dell’ordine pubblico, anzi quest’ultimo istorico, sempre cercatore e lodatore della virtù dovunque la trova, biasima Nerone di averli fatti mettere a morte, non perchè non la meritassero, ma perchè data con feroce e nuovo apparato di supplizi.ScenaVI.—Pag.91.Avvezzo alle serviliCompiacenze tu sei ecc.Questi versi, co’ quali Nevio ricorda a Nerone la morte di Trasèa Peto, sono tratti quasi alla lettera dall’ammirabile racconto che ne fa Tacito.ScenaVII.—Pag.98.CorsiCome briaco per le vie di Roma.Ed era il suo costume. Appena fatta sera, si travestiva, ed in compagnia d’uomini rotti ad ogni vizio andava girovagando per le più remote strade della città, derubando e percuotendo i pacifici cittadini che facevano ritorno alle loro case, e spesso così percossi e derubati si compiaceva d’immergerli in qualche cloaca. Divideva poi come un ladruncolo d’infima classe la preda tolta. Nè sempre Nerone fece queste belle opere impunemente: una volta un marito lo lasciò quasi morto a furia di percosse, e da quella notte alcuni tribuni de’ pretoriani ebbero ordine di seguirlo da lontano per guardargli le spalle (VediSvetonio, Tacito, Dione).ScenaVIII.—Pag.103.Quell’ostinatoDeclamator mi deve la sua fama.Ed è vero. Seneca, uguale in ciò a tanti apostoli antichi e moderni, scrisse bene e vissemale; predicò la povertà stoica, e possedeva case, schiavi, e ville sontuosissime; insegnò nei libri la dignità umana, e fu compiacente educatore del tiranno. Guai alla fama del filosofo, se la morte fortemente sostenuta non avesse dato autorità ai suoi scritti!ATTO TERZO——ScenaI.—Pag.113....e qui l’imperïalePugillator, deposta ogni fierezza,Si tramuta in artefice.Habuit et pingendiFINGENDIQUE MAXIMEnon mediocre studium(Svet.LIII).ScenaI.—Pag.113.Eppure egli una voltaPianse nel sottoscrivere il decretoChe puniva di morte un cittadino.Il principio dell’impero di Nerone fu buono;—egli emanò leggi sapientissime, nè lasciò trascorrere occasione alcuna senza mostrare la sua liberalità e la sua clemenza. È celebre la esclamazione ch’egli fece quando gli fu recata la prima sentenza di morte acciò la sottoscrivesse:Quam mallem nescire literas!Una volta, volendo il Senato rendergli pubbliche grazie, Nerone rispose:Quum meruero. Ma presto la sua natura si corruppe, aiutandola la potenza di fare ogni cosa che volesse, ed è noto checorruptio optimi viri pessima.ScenaII.—Pag.115.Ove son esse?Ov’eran prima che fossero nate.Questa sentenza che mette le anime de’ morti nel luogo ov’erano prima di nascere si trova in una tragedia attribuita a Seneca, e fu recitata senza che alcun magistrato gridasse allo scandalo per religione bestemmiata. Ò voluto ricordarla come prova dell’ateismodi quel tempo.ScenaIV.—Pag.128.Ad un mio cennoL’astrologo conduci innanzi a quellaFenestra.Nerone conobbe veramente quest’astrologo Babilio, e soleva consultarlo; ma non appartiene a lui l’astuzia di salvare sè stesso dando ad intendere all’imperatore che morrebbe, trascorsa appena un’ora dalla sua morte. Un fatto simile avvenne realmente fra Tiberio e il suo astrologo, fatto che anche Walter Scott rubò a Tacito per farne regalo a Luigi XI di Francia in uno de’ suoi romanzi.ScenaVI.—Pag.146.Vorrei con le mie maniCercar nelle tue viscere...UNICUIQUE SUUM, come stampa l’Osservatore romano, pesando cattolicamente gli uomini sulla bilancia delle cose e delle bestie.Questo tratto di amore da macellaio è di Caligola, nè credo che Nerone si adonterà di questo prestito di ferocia fattogli dal suo antecessore.ATTO QUARTO——ScenaI.—Pag.161.Il vituperioSulla legge Licinia!Questa legge insieme ad altre moltesuntuarieprescriveva un limite alle spese de’ banchetti. Giulio Cesare tentò di riporla in vigore, ma inutilmente; cadde ben presto in dimenticanza, e il lusso de’ conviti divenne smisurato. Il lettore può consultare su tale argomento Petronio,Cena di Trimalcione.ScenaI.—Pag.166.Medic’arteNulla può contro quella di Locusta.Locusta fu celebre compositrice di veleni al servigio della casa imperiale. Essa somministrò la bevanda che uccise Britannico, ed avvenne che, operando lentamente questa bevanda, Nerone fece chiamare a sè l’avvelenatrice, e la percosse con le sue mani, rimproverandola di aver dato a Britannico non un veleno ma un rimedio contro i veleni (Svet.XXXIII). Dopo la morte dell’imperatore fu presa, giudicata, e data al carnefice.ScenaIV.—Pag.177.Eccomi solo! ecc.La maggior parte de’ pensieri espressi in questo monologo sono storici.ScenaV.—Pag.182.Pensa ai suicidiEroici delle tue vittime.Nessuna età offre maggior numero di morti ammirabilmente sopportate. I martiri si dividevano in due categorie, diverse di scuola, di speranze, di coraggio:StoicismoeCristianesimo. Gli stoici morivano ridendo, ed i Cristiani pure; ma questi tolleravano pochi momenti di dolore tenendosi certi di avere la ricompensa d’una beatitudine eterna, mentre i primi ridevano unicamente per dar prova di forza d’animo. Ne’ cristiani dunque c’era un’usura assai maggiore. Davano a prestito uno per ripigliare molti milioni—dato per ipotesi che potesse farsi paragone fra il tempo e l’eternità.ATTO QUINTO——ScenaI.—Pag.194.Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio.Tutti gli episodi di questa fuga sono storici.ScenaII.—Pag.198.PotreiDare un po’ di quïete alle mie membra.So di certo critico che non voleva darsi pace di questo sonno di Nerone in un momento così terribile. Svetonio risponde a tranquillizzarlo:Receptus(Nerone)in proximam cellam, decubuit super lectumecc. (cap. XLVIII); e sopra un letto è più facile di dormire che di star desto, specialmente dopo una notte passata nell’orgia e nei travagli d’una fuga. La stanchezza vince tutto: si legge di moltissimi condannati che furonosvegliati dal carnefice, nè Nerone aveva ancora perduta la speranza di sfuggire a’ soldati che lo inseguivano.ScenaII.—Pag.202.Io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino.Se Nerone non fu de’ poeti più illustri, non fu certo degli ultimi. Svetonio racconta di avere avuti tra mano gli autografi dell’imperatore, autografi pieni di pentimenti, di cassature, e di versi soprascritti agli altri; prova, se non d’altro, che Nerone i versi li faceva da sè (cap. LI).ScenaII.—Pag.203.Sei tu, mia madre?...Tutti gli storici narrano che Nerone negli ultimi mesi di sua vita era assalito da notturne visioni, e in esse fra i spettri delle molte sue vittime giganteggiava quello di sua madre.ScenaII.—Pag.203.È ver—cantastiNel supremo momento di tua vita.Lucano, mentre il sangue colava dalle sue vene, declamava tranquillamente alcuni versi del suo poemaFarsaglia.Scena ultima.—Pag.211.Tardi, soldato; è questa la tua fede?E furono le sue ultime parole:Sero: haec est fides?(Svet.cap. XLIX).Fine

NOTE STORICHE

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ScenaI.—Pag.20.

Basta, buffone,E vieni all’argomento.

Questo Menecrate è un personaggio storico, carissimo a Nerone, e da esso regalato di ville e di poderi rubati ad uomini insigni nel patriziato e che avevano meritato gli onori del trionfo (Svetonio nella Vita di Nerone, cap. XXX). Nè era nuova ai costumi dei Romani anche locati nelle più alte magistrature questa famigliarità con pantomimi, commedianti, citaredi, ed altre persone di simil genere. Silla il dittatore, cheuomo politico e conduttore di eserciti valeva assai più di mille Neroni messi insieme, si compiaceva sommamente d’una tale compagnia (Vedi Plutarco nella Vita di Silla).

ScenaI.—Pag.20.

Gli affari dell’imperioInnanzi a tutto.

Quest’ironia era nel carattere di Nerone. Come accennai nella Prefazione, egli non pensò mai all’imperio.Augendi propagandique imperii nec voluntate ulla neque spe motus unquam, etiam ex Britannia deducere exercitum cogitavit, nec nisi, verecundia ne obtrectare parentis gloriae videretur, destitit(Svet.XVIII). Ciò in risposta a quelli che volevano ad ogni costo in Nerone l’imperatore e l’uomo politico.

ScenaII.—Pag.22.

Ieri nel circo atterrammo il più fortePugillatore della Gallia.

Comodo imperatore combatteva nel circo contro i gladiatori armati d’una spada di legno,mentre egli ne imbrandiva una vera ed acutissima; Nerone per contrario pigliava la cosa sul serio e, nelle lotte principalmente, il giuoco suo favorito, obbediva scrupolosamente a tutte le regole ch’erano in uso.In certando vero ita legi obediebat ut, numquam excreare ausus, sudorem quoque frontis brachio detergeret(Svet.XXIV).

ScenaII.—Pag.25.

...Ed io son troppoBenefico.

Divitiarum et pecuniae fructum non alium putabat quam profusionem: sordidos ac deparcos esse quibus ratio impensarum constaret(Svet.XXX).

ScenaII.—Pag.27.

...Uno ad esempioNominerò: Cassio Longino.

L’uccisione di questo insigne giureconsulto è storica, ed il crimine di lesa maestà che gli fuapposto è quello di avere conservato nella propria casa la statua di Cassio, suo antenato ed uno dei feritori di Giulio Cesare (Svet.XXXVII).

ScenaII.—Pag.30.

...RomanaÈ per noi quanta gente abita il mondo.

E tale fu il concetto di Cesare dittatore. Aprire la cittadinanza romana al mondo. I figli di quella plebe che s’era ritirata sdegnosamente sul monte sacro erano ridotti a scarso numero, decimati dalle guerre esterne e civili, e già sotto Nerone s’incontrano rari i nomi appartenenti alle illustri famiglie repubblicane. Grande fu da principio lo stupore quando per decreto di Cesare si videro entrare e sedere nel Senato alcuni Galli avvolti nella toga romana; ma ben presto lo stupore si mutò in abitudine, e Roma divenne la sede d’un popolo nuovo formato dai vagabondi di tutte le nazioni che v’accorrevano ad esercitarvi il loro mestiere di cittadini; mestiere facile e che si contentava d’un pugno di farinain ogni giorno e dei giochi del circo. Questa fu la politica costante degli imperatori, e se vogliamo dare alle parole il significato vero che ànno, Roma si mostrò ben piùCATTOLICA, regnando Giove ottimo massimo, che sotto i successori di san Pietro.

ScenaII.—Pag.33.

Anzi mi sembra che sarebbe giustoDal nome mio chiamare non l’AprileMa Roma.

Questa vanagloria di Nerone è attestata dal suo biografo (Svet.LV), e lo splendore degli edifizi inalzati sotto il suo imperio, se non la scusa, almeno la spiega.

ScenaII.—Pag.34.

Oggi darò spettacolo, cantandoNel pubblico teatro.

E questa era la occupazione sua prediletta, sebbene avesse una piccola e stridula voce, costringendo amici e nemici ad ascoltarlo per piùore continue. Supplizio nuovo, poichè a niuno era lecito uscire di teatro mentr’egli cantava. Alcune donne vi partorirono, altri si finsero malati ed anche morti per essere trasportati via. Cantò in Grecia, in Napoli, in Roma. IlRepertoriodell’imperiale cantore ci è stato conservato da Svetonio (cap. XXI); era composto dell’Oreste, dell’Edipo, dell’Ercole furibondo, e di molte altre tragedie; anzi il biografo racconta che, rappresentando Nerone la parte di Ercole, mentre era avvolto da catene, come richiedeva l’argomento, un soldatuncolo pretoriano, presa la cosa sul serio, accorse sulla scena per liberarlo. In una delle repubbliche dell’America meridionale avvenne un fatto quasi simile; la schiavitù deinegriera in pieno fervore, e si rappresentava l’Otello; nella terribile scena quando il geloso sta per soffocare la moglie, un soldato ch’era di guardia in platea appunta il suo fucile e stende morto il povero Otello, esclamando: Non sarà mai che in mia presenza unnegroammazzi unabianca! Strano zelo dell’antico soldato imperiale e del moderno soldato della repubblica!

ScenaIV.—Pag.37.

...La plebe è mia, m’adora...

E fino ad un certo punto Nerone avea ragione. Non profondeva egli tesori per dare banchetti pubblici e spettacoli d’ogni genere? E la plebe non chiedeva di meglio, e attestò il suo affetto per l’artista imperatore; e se all’annunzio della sua morte la città parve rallegrarsi, questa esultanza si può in parte attribuire all’amore di mutare padrone, novità sempre cara alle serve moltitudini. Per lunghissimo tempo il suo sepolcro e nell’estate e nell’inverno fu visto coperto di fiori, e Svetonio racconta (cap. LVII) che, essendo egli giovanetto e trascorsi già vent’anni dalla morte di Nerone, avvenne tra i Parti una terribile ribellione perchè un impostore aveva sparsa voce di essere il redivivo imperatore.

ScenaVI.—Pag.50.

...Tu dunque seiAtte liberta?

Poche notizie ci pervennero di questa donna, ma bastevoli a dimostrare quanto sia stato il dominio esercitato da lei sull’animo di Nerone.Tacito ne parla una volta sola, ma in quale circostanza! L’immortale istorico afferma che fu essa la quale impedì l’incesto fra Nerone ed Agrippina. Svetonio invece è in contraddizione con Tacito su tale turpe argomento, ed il lettore se n’avrà voglia potrà consultarlo da sè stesso. Questo secondo scrittore narra però che Nerone, preso da amore ardentissimo per Atte, fece giurare in Senato da personaggi consolari ch’essa era nata da sangue di re e che aveva stabilito di assumerla al trono imperiale come sua legittima moglie—ed avvenuta la morte dell’imperatore, la ricorda fra le liberte che bruciarono e seppellirono il suo cadavere (cap. XXVIII e L).

——

ScenaI.—Pag.67.

Eccola là l’orribile cometa.

L’apparizione di questa cometa e la fame che desolò la città in quel tempo sono fatti istorici.Sembra che nel firmamento antico le comete fossero assai più frequenti che nel moderno, poichè alla morte di moltissimi imperatori non mancò mai di essere presente quella

«A’ purpurei tiranni infausta luce».

(Tasso)

ScenaII.—Pag.70.

...Entrarono nel tempioDi Marte Ultore, e gli tolsero l’elmo.

Questa carissima facezia su Marte Ultore, che si lascia portar via l’elmo dai primi ladri che gli capitano innanzi, è di Giovenale (Satire).

ScenaII.—Pag.72.

La nave Alessandrina andava carcaDi certa polve ecc.

Anche questo è un fatto storico (Svet.XLV).

ScenaIII.—Pag.81.

Fermi!Venere! Ò il punto vincitore.

Nel gioco dei dadi i romani chiamavanoVenusil numero maggiore eCanesquello minore.

ScenaV.—Pag.86.

Son giudei; alla croceCome il loro profeta!

I Cristiani erano già numerosi in quel tempo in Roma. Svetonio e Tacito parlano di essi come di gente malefica e sovvertitrice dell’ordine pubblico, anzi quest’ultimo istorico, sempre cercatore e lodatore della virtù dovunque la trova, biasima Nerone di averli fatti mettere a morte, non perchè non la meritassero, ma perchè data con feroce e nuovo apparato di supplizi.

ScenaVI.—Pag.91.

Avvezzo alle serviliCompiacenze tu sei ecc.

Questi versi, co’ quali Nevio ricorda a Nerone la morte di Trasèa Peto, sono tratti quasi alla lettera dall’ammirabile racconto che ne fa Tacito.

ScenaVII.—Pag.98.

CorsiCome briaco per le vie di Roma.

Ed era il suo costume. Appena fatta sera, si travestiva, ed in compagnia d’uomini rotti ad ogni vizio andava girovagando per le più remote strade della città, derubando e percuotendo i pacifici cittadini che facevano ritorno alle loro case, e spesso così percossi e derubati si compiaceva d’immergerli in qualche cloaca. Divideva poi come un ladruncolo d’infima classe la preda tolta. Nè sempre Nerone fece queste belle opere impunemente: una volta un marito lo lasciò quasi morto a furia di percosse, e da quella notte alcuni tribuni de’ pretoriani ebbero ordine di seguirlo da lontano per guardargli le spalle (VediSvetonio, Tacito, Dione).

ScenaVIII.—Pag.103.

Quell’ostinatoDeclamator mi deve la sua fama.

Ed è vero. Seneca, uguale in ciò a tanti apostoli antichi e moderni, scrisse bene e vissemale; predicò la povertà stoica, e possedeva case, schiavi, e ville sontuosissime; insegnò nei libri la dignità umana, e fu compiacente educatore del tiranno. Guai alla fama del filosofo, se la morte fortemente sostenuta non avesse dato autorità ai suoi scritti!

——

ScenaI.—Pag.113.

...e qui l’imperïalePugillator, deposta ogni fierezza,Si tramuta in artefice.

Habuit et pingendiFINGENDIQUE MAXIMEnon mediocre studium(Svet.LIII).

ScenaI.—Pag.113.

Eppure egli una voltaPianse nel sottoscrivere il decretoChe puniva di morte un cittadino.

Il principio dell’impero di Nerone fu buono;—egli emanò leggi sapientissime, nè lasciò trascorrere occasione alcuna senza mostrare la sua liberalità e la sua clemenza. È celebre la esclamazione ch’egli fece quando gli fu recata la prima sentenza di morte acciò la sottoscrivesse:Quam mallem nescire literas!Una volta, volendo il Senato rendergli pubbliche grazie, Nerone rispose:Quum meruero. Ma presto la sua natura si corruppe, aiutandola la potenza di fare ogni cosa che volesse, ed è noto checorruptio optimi viri pessima.

ScenaII.—Pag.115.

Ove son esse?Ov’eran prima che fossero nate.

Questa sentenza che mette le anime de’ morti nel luogo ov’erano prima di nascere si trova in una tragedia attribuita a Seneca, e fu recitata senza che alcun magistrato gridasse allo scandalo per religione bestemmiata. Ò voluto ricordarla come prova dell’ateismodi quel tempo.

ScenaIV.—Pag.128.

Ad un mio cennoL’astrologo conduci innanzi a quellaFenestra.

Nerone conobbe veramente quest’astrologo Babilio, e soleva consultarlo; ma non appartiene a lui l’astuzia di salvare sè stesso dando ad intendere all’imperatore che morrebbe, trascorsa appena un’ora dalla sua morte. Un fatto simile avvenne realmente fra Tiberio e il suo astrologo, fatto che anche Walter Scott rubò a Tacito per farne regalo a Luigi XI di Francia in uno de’ suoi romanzi.

ScenaVI.—Pag.146.

Vorrei con le mie maniCercar nelle tue viscere...

UNICUIQUE SUUM, come stampa l’Osservatore romano, pesando cattolicamente gli uomini sulla bilancia delle cose e delle bestie.Questo tratto di amore da macellaio è di Caligola, nè credo che Nerone si adonterà di questo prestito di ferocia fattogli dal suo antecessore.

——

ScenaI.—Pag.161.

Il vituperioSulla legge Licinia!

Questa legge insieme ad altre moltesuntuarieprescriveva un limite alle spese de’ banchetti. Giulio Cesare tentò di riporla in vigore, ma inutilmente; cadde ben presto in dimenticanza, e il lusso de’ conviti divenne smisurato. Il lettore può consultare su tale argomento Petronio,Cena di Trimalcione.

ScenaI.—Pag.166.

Medic’arteNulla può contro quella di Locusta.

Locusta fu celebre compositrice di veleni al servigio della casa imperiale. Essa somministrò la bevanda che uccise Britannico, ed avvenne che, operando lentamente questa bevanda, Nerone fece chiamare a sè l’avvelenatrice, e la percosse con le sue mani, rimproverandola di aver dato a Britannico non un veleno ma un rimedio contro i veleni (Svet.XXXIII). Dopo la morte dell’imperatore fu presa, giudicata, e data al carnefice.

ScenaIV.—Pag.177.

Eccomi solo! ecc.

La maggior parte de’ pensieri espressi in questo monologo sono storici.

ScenaV.—Pag.182.

Pensa ai suicidiEroici delle tue vittime.

Nessuna età offre maggior numero di morti ammirabilmente sopportate. I martiri si dividevano in due categorie, diverse di scuola, di speranze, di coraggio:StoicismoeCristianesimo. Gli stoici morivano ridendo, ed i Cristiani pure; ma questi tolleravano pochi momenti di dolore tenendosi certi di avere la ricompensa d’una beatitudine eterna, mentre i primi ridevano unicamente per dar prova di forza d’animo. Ne’ cristiani dunque c’era un’usura assai maggiore. Davano a prestito uno per ripigliare molti milioni—dato per ipotesi che potesse farsi paragone fra il tempo e l’eternità.

——

ScenaI.—Pag.194.

Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio.

Tutti gli episodi di questa fuga sono storici.

ScenaII.—Pag.198.

PotreiDare un po’ di quïete alle mie membra.

So di certo critico che non voleva darsi pace di questo sonno di Nerone in un momento così terribile. Svetonio risponde a tranquillizzarlo:Receptus(Nerone)in proximam cellam, decubuit super lectumecc. (cap. XLVIII); e sopra un letto è più facile di dormire che di star desto, specialmente dopo una notte passata nell’orgia e nei travagli d’una fuga. La stanchezza vince tutto: si legge di moltissimi condannati che furonosvegliati dal carnefice, nè Nerone aveva ancora perduta la speranza di sfuggire a’ soldati che lo inseguivano.

ScenaII.—Pag.202.

Io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino.

Se Nerone non fu de’ poeti più illustri, non fu certo degli ultimi. Svetonio racconta di avere avuti tra mano gli autografi dell’imperatore, autografi pieni di pentimenti, di cassature, e di versi soprascritti agli altri; prova, se non d’altro, che Nerone i versi li faceva da sè (cap. LI).

ScenaII.—Pag.203.

Sei tu, mia madre?...

Tutti gli storici narrano che Nerone negli ultimi mesi di sua vita era assalito da notturne visioni, e in esse fra i spettri delle molte sue vittime giganteggiava quello di sua madre.

ScenaII.—Pag.203.

È ver—cantastiNel supremo momento di tua vita.

Lucano, mentre il sangue colava dalle sue vene, declamava tranquillamente alcuni versi del suo poemaFarsaglia.

Scena ultima.—Pag.211.

Tardi, soldato; è questa la tua fede?

E furono le sue ultime parole:Sero: haec est fides?(Svet.cap. XLIX).

Fine


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