III.

III.Voi avete tutti udito senza dubbio le origini e il modo di quella sollevazione che fecero a' dì nostri gli Spagnuoli contra Napoleone. Ondechè, confortandovi solamente a richiamare a vostra mente que' fatti che sono necessarii pel resto di questa istoria, io dico continuando che.... «Maestro, maestro, fermatevi, se vi piace» disse una delle gentildonne; e voi pensate sempre che tutti sien vecchi quanto voi. In che anno dite che incominciò quella guerra?» «L'anno 1808, [pg!164] che seguì quello in che io vi lasciava ieri.» «Or bene; con licenza vostra, non ero nata.» «Ed io», disse un'altra, «non era guari che avevo lasciato il petto di mia mamma.» «Ed io», disse una terza, «avrei pur potuto incominciar ad udirne parlare; ma non so perchè non se ne parlava allora come delle altre guerre dell'imperadore.» «Perchè» disse uno degli uomini, «le altre gli andavano bene e questa male. E per la medesima ragione, i Francesi che hanno scritto tanto e tanto bene dell'altre guerre, hanno scritto assai meno di questa. E perchè poi i Francesi sono i soli, con perdono del signor editor delle novelle, che sappiano scrivere di cose e in modo che si faccian leggere popolarmente....» «Oh oh!» gridai io editore. «Oh oh!» gridò un altro, e poi un altro; e incominciò una disputa e una contesa che non c'intendevamo troppo, e in men d'un minuto uscirono venti proposizioni che avrebber bastato a tenerci bene o male tutta la notte. Ma quel paciero del maestro, gridando «la novella, la novella», riuscì pure a far tacere a poco a poco tutti, e così ricominciò.Or bene! quantunque la tromba della storia mi stia troppo male in bocca, pure, perchè vedo non saputi da tutti voi i fatti storici necessari sapersi per il séguito di mia narrazione; io ve li dirò quali li andai raccapezzando dai discorsi di Toniotto e dell'ufficiale, e poi anche d'un signore spagnuolo racchiuso in Fenestrelle insieme con un prelato romano che andavo in quegli anni a vedere. Voi avete dunque a sapere, che prima del 1808 la Spagna fu retta da un re che tutto il giorno, ed ogni giorno, non faceva altro che cacciare, e una regina che non faceva nulla di buono, ed un favorito che facea tutto, ed a cui i ministri ricorrevano, egli ministro, egli generalissimo, egli almirante, egli ogni cosa. Chiamavasi il principe della Pace, e sarebbesi detto meglio della servitù; tale e tanta era quella in che teneva soggetti a sè ed a Francia, gli Spagnuoli. Fremevano essi, pur più della servitù esterna. E fosse che gli appiccicassero quest'ira, o che in uno Spagnuolo anche corrottissimo l'ira contro ai soverchiatori stranieri sopraviva all'altre virtù, o che il principe temesse di Napoleone, o Napoleone sospettasse [pg!165] di lui, certo è che nel 1807 si guastò la loro scellerata amicizia; e il principe fu il primo a minacciar Napoleone, che era allora mille miglia lontano impiccato nella guerra di Prussia. Non rispose questi per allora; ma tornato vincitore minacciò a sua posta, e spaventò l'incauto; e fu fatto un convegno perfido tra le due parti, a spese, come succede, d'un terzo inferiore, il Portogallo. Ma fu in quegli scellerati negozii finta talora la stessa perfidia. Il vero vantaggio che Napoleone voleva trarre di questa, era aver suoi eserciti introdotti e sparsi nella penisola; avutolo, più non si parlò di quell'accordo così invecchiato in pochi mesi; sì di altri così bui che non furono mai bene svelati, ma in che certo trattavasi di dividere o menomare la Spagna, od anche di far migrar per America il re e tutta la famiglia reale, lasciando il Regno, quasi casa diserta da legittimi padroni, al primo occupante. Fosse poi vera o no questa disegnata fuga del re e del principe, certo fu loro apposta dal popolo di Aranjuez; una villa regia dove erano allora, e d'onde credevasi che fossero per partire alla volta di Cadice e d'America. Questo popolo d'Aranjuez erano tutte creature del Principe; ma perchè i beneficii degli usurpatori non fruttano gratitudine vera mai, tutti si sollevarono contra lui, per impedire la partenza della corte. E fuggendo egli e nascondendosi, lo vegliarono due o tre dì e notti come una fiera nella sua tana; e trovatolo, lo avrebbero scannato, se non era di Ferdinando principe dell'Asturie, figliuolo primogenito ed erede del re. Il quale, essendo stato più di niuno altro perseguitato dal favorito, pur lo salvò in quel giorno, che credo fu il più bello di vita sua. Seguinne lo scendere dal trono il vecchio re, il salirvi Ferdinando, e tornar subito a Madrid tra le acclamazioni e l'amore universale; ma quasi a un tempo lo arrivar di Murat generalissimo coll'esercito francese; il non voler questi riconoscere il nuovo re; l'incamminarsi a Bajona, quasi ricorrendo alla mediazione ed al supremo giudizio di Napoleone imperadore, prima il re padre e la regina madre; poi, tratto da scellerati allettamenti e da inetti consigli, anche Ferdinando, e suo fratello Don Carlos. A Bajona furono vere scene di comedia e tragedia, che finirono colle [pg!166] rinuncie universali di tutti quanti a Napoleone, e il nominarsi da questo il suo fratello Giuseppe a re di Spagna; come avrebbe nominato a una prefettura vacante. Intanto, Murat voleva far partir di Madrid gli ultimi principi legittimi, Don Antonio zio, Don Francesco fratello ultimo, e la regina d'Etruria sorella di Ferdinando re. Erano allestiti i cocchi, attaccate le mule, pronte le scorte nel cortile e sotto gli atrii del palazzo. Fu veduto da alcuni popolani. Incominciarono a far calca, a tagliar le corde delle mule, ad esser respinti, a respingere, a gridar gli uni e gli altri all'armi, ad assalirsi improvisi, inavvertiti nelle vie; i Francesi colle spade e i fucili da guerra, gli Spagnuoli con gli schioppi da caccia e i coltelli da tasca; in ultimo, i Francesi a schiere arrivanti in ordinanza dal campo di fuor la città, gli Spagnuoli anche in ordinanza al quartier dell'artiglieria sotto la condotta di Daoiz e Velarde, due giovani capitani, che in breve poi parlamentando furono trucidati su' loro pezzi. Uscirono allora in processione ed in pompa il consiglio di Castiglia e gli altri magistrati, e persone autorevoli, fra' combattenti, e fu sedata la sollevazione. La notte che seguì, stabilironsi una commissione militare nella casa de' corrieri, e due o tre picchetti di gendarmi o soldati, al Prado e alla porta del Sol; e poi furono arrestati per via, tratti in giudicio, condannati e trucidati in poche ore, chi dice alcune dozzine, chi centinaia di popolani; ad esempio od a caso, certo non a giustizia, che a questo modo non potè cader su' colpevoli, se pur tale potea dirsi nessuno. Ma tutti coloro che temevano essere sospettati, partirono poscia il mattino appresso, e si dispersero per tutta Spagna; e come arrivava uno di essi, o la novella dell'infame ed immortale 2 di maggio, sollevavasi ogni città, ogni terra o contado, giurando guerra e vendetta. Trovaronsi così gli invasori confinati e pressati sulla strada maestra da Francia a Madrid, e volendo allargarsi e far punte, spinsero colonne su varie direzioni. Una su Saragozza, in cui entrarono fino a mezzo, e furono respinti poi a colpi di tegole e mattoni fuor della porta; e allora solamente si pensò a chiuder questa; e poi a trarre i cannoni sulle mura; e far terrapieni, e tutto il rimanente di [pg!167] quell'assedio, anzi que' due assedii che sono forse la più bella fazione militare che niuna città antica o nuova abbia fatta mai. Andò un'altra colonna su Valenza; e fu anche respinta di sotto alle porte; ed una terza nell'Andalusia. La quale, capitanata dal generale Dupont, inoltrò inoffesa fino al ponte dell'Alcolea sul Guadalquivir; nè ivi pure trovò dura resistenza; e superatolo in una zuffa di poche ore, entrò l'istessa sera in Cordova, capitale di regno, e città potente e ricca, che fu la Capua di quell'esercito francese fermatovisi a predare e gozzovigliare.La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici, la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de' Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio, solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove, che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, [pg!168] interruppe egli a un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro, far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano. Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti, gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini. Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano, non che d'un povero prior di romiti; e [pg!169] il novizio ammonito obbedì la prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale, accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate o romito di niuna maniera, ma abbigliato damajoAndaluso; la giubba, i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono schioppo inglese a due colpi.Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è, che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante; in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove testè l'abbiamo trovato. E [pg!170] così è che, essendo questa vocazione falsa, venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo, invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta, dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione, e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare. Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a' caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da' nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate, venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia ilpuceroo pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio. Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe [pg!171] stato in pochi minuti immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da farlo invece immergere in profondi pensieri.A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro. Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo; finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni. Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su' prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita. Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa, or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo, svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati, agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile, davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo albeggiare [pg!172] dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti, all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi, predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri, che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare; venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi, tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta [pg!173] sveglia a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi, partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra, verso i monti d'Alhama capitò una sera ad unaventaod osteria isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi; all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che so io, che per l'onor di Perico [pg!174] non si vuol verificare; e in un'adunanza generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu riconosciuto e gridato lor capitano.Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de' più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi diguerriglie; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano, tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny, altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid; finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad occupar, [pg!175] come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E allora incominciò la guerra in regola da quella parte.Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar. Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava. Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu, che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.Ora di queste fazioni lasciando le cose che a' politici e militari sarebbero più importanti, vengo a quello che importa [pg!176] a noi, alla parte che v'ebbe Perico. Trovandosi già da qualche tempo intorno a Menjibar, e conoscendo que' luoghi meglio di nessuno, egli era stato di quelli che avean passato il guado con Reding, anzi, innanzi alle truppe di lui; e n'avea poi fatto come la vanguardia, o il battitor di strada fino a Baylen. Nè ivi pure erasi fermato; che, occupata la terra dal grosso di Reding, questi l'avea spinto anche più in là ad unirsi con altre guerriglie e bande leggeri di sollevati che vedevansi sopra i monti, dalle parti di Cordova. Fazione importantissima, perchè compiuta quell'unione, era così compiuto il cerchio dentro al quale volevasi racchiudere Dupont, e fuor del quale escluder Vedel. E Perico eseguì l'incarico con gran brio e prestezza, e in breve pe' suoi corridori fu in comunicazione con quell'altre guerriglie; e fermossi allora a prender posto. Ma poco andò, e scôrse appressarsi una schiera di Vedel; e temendo allora non bastare a resistere, chiamò pressato aiuto a quelle guerriglie, e intanto, siccome era uomo stato sempre valorosissimo anche nelle sue male imprese, or tanto più nelle buone, credendo importantissimo il posto che teneva, senza contare i nemici nè i suoi, colle forze che aveva, entrò, come si dice, in ballo, e incominciò bravamente a difendersi. Tuttavia, incalzati da' nemici che erano superiori e pur s'andavano via via accrescendo, egli e i suoi sarebbero stati costretti a cedere; se non che in breve videro da lungi staccarsi da quegli altri guerriglieri, e prontamente dirigersi verso essi, e allegramente avanzare una buona schiera di quelli; e tosto li udirono dar liete grida, e rispondendo a quelle, finalmente li videro arrivare a due tiri di schioppo, e il capitano che pareva più di niuno ardente, fermarsi pure e rivolgersi, e fermare sua schiera pochi istanti per riordinarla; e, riordinata, di nuovo poi a passo raddoppiato muoverla fin quasi a toccar le spalle de' combattenti di Perico, ed ivi di nuovo fermarla. Allora, perchè in mezzo al fuoco e al fumo non si potea distinguere, il nuovo capitano chiedendo dove fosse il colonnello o comandante del posto, ed essendogli additato, pieno d'ardore si avanzò verso lui, ed abbassata, come a superiore, la spada: «I miei superiori» diceva, «mi mandano [pg!177] agli ordini vostri...» e volea dir, colonnello; ma mettendo gli occhi in lui, ed incontrandoli, e riconoscendosi, disse l'uno: «Perico!» e l'altro: «Don Luis!» e diedero indietro un passo, e quasi furono per rivolger i ferri l'uno contra l'altro. Ma riprendendo i sensi primo Don Luis: «Colonnello,» disse franco allora, «io sono agli ordini vostri; e, benchè nuovo qui, niun subalterno mi passerà in obbedienza. Parmi poi non abbiate tempo a perdere in farne pruova. Qual posto è il mio?» «Qui, accanto a me» disse Perico rasserenato già, «qui, accanto a me; io scelgo sempre il miglior posto, e voi ne dovete avere vostra parte. Fate avanzare vostra schiera in buon ordine, ben formata.... com'ella è, che sta bene. Fatela avanzare a prender il posto di questa brava gente che incomincia ad essere stanca, e un po' scomposta per que' vuoti un po' numerosi che fa il cannone. Avanti, avanti, in buon ordine. E voi altri figliuoli, adagio, indietro tra gli intervalli, e sostenete il fuoco finchè principii l'altro ben caldo.... Bene così, bene così adagio, indietro, adagio. E quando siate a dugento passi, tu il Nero e tu il Rosso, e tu il Guapo, li farete riposare alcuni minuti, e distribuirete nuovi cartocci; e poi riformerete i pelottoni, che ce ne sien pur meno, ma non sieno così piccoli come sono qui ora; che fa troppo mal vedere, e troppo piacere ai nemici.... Bene, bene così. E voi altri: passo di carica, avanti.... Ed ora, alto là; incominciate il fuoco.» E così dicendo ed afferrando la sua buona carabina, e più di niuno lesto caricandola, solo de' suoi, non ritraevasi a riposare; ed andava porsi allato a Don Luis, e a combattere con lui. Don Luis ancor egli, vedendo ciò inguainava la spada e prendeva uno schioppo, e faceva da buon soldato In breve, riposati e riordinati quelli primi di Perico rientravano in linea; e allora, tutti insieme già più forti del nemico, avanzarono arditi contra lui, e sforzaronlo a ritrarsi, benchè in ordine, e fermatosi di tempo in tempo a resistere. Comandò allora Perico che avanzassero ad inseguire prima i suoi, e poi quelli di Don Luis, e poi di nuovo i suoi, e gli altri sottentrando a vicenda; fuori che egli e Don Luis sempre erano di quelli che avanzavano, anzi, alla testa [pg!178] amendue, senza lasciarsi mai un momento, quasi che all'antiche mal augurate disfide fosse tra i due una nuova più opportuna sottentrata, a spese de' nemici della loro patria. In ultimo, rivolta già in fuga la ritratta di questi, tutti insieme gli Spagnuoli diedersi ad inseguirli di corsa fino al grosso dell'esercito francese; ed allora solamente fermatisi Perico e Don Luis, ed entrati in comunicazione co' proprii generali, ebbero ordine di rimaner insieme e guardare i Francesi quella notte, e finchè finissero i trattati incominciati. Ed essi così fecero, e disposero a ciò la loro gente; e, a notte già avanzata, si ridussero poi al medesimo fuoco ed al medesimorancio, insieme co' loro principali.E finita poi la cena, e ritrattisi gli ufficiali a loro posti, rimasero finalmente là soli i due avversari a quattr'occhi; che è un momento desiderato e temuto da chiunque, avendo cuor franco e ardito, vorrebbe, ma non sa se dovrebbe far pace, e ad ogni modo desidera finir il dubbio e rimaner amici o nimici. Appena furono scostati i subalterni, incominciò Don Luis: «Uomo, egli è gran tempo che non ci siamo veduti soli. All'ultima volta, tu avesti forse ad esser mal contento di me; come io forse potetti essere di te poi. Ma, che che sia di tutto ciò, e di quanto io udiva dire di te; certo, io non avevo pur udito il più importante, quello che or veggo co' miei occhi: te colonnello e condottiero per la nostra patria, e per l'infelicissimo nostro signor re, che Dio guardi, Don Fernando; e condottiero poi certo buono e pro', quanto niuno che militi per questa santissima causa. Nè io sono uomo, dopo ciò e in questi tempi, da serbare i pregiudizii della nascita o della educazione, o che creda non si possa acquistar nobiltà colle nobili gesta, o non veda che nobilissime sono ora le tue.... Così è, cavaliero; e d'ora in poi, te considerando come pari e non indegno di qualunque maggior signore, te terrò.... Ecco mia mano, se ti piace; te terrò d'or innanzi sempre.... per mio degno nimico.» Perico aveva già al primo invito fatta innanzi la mano; ritrassela, come involontario, all'inaspettata proposta ma poscia, in un attimo e con un lieve sorriso, più altiero forse che non le altiere parole di Don Luis, sporsela di [pg!179] nuovo, anzi afferrò quella di lui; e, tenendola stretta: «Or bene,» disse, «per nimici sia; ed io così t'accetto; ma te n'avverto, senza quella gratitudine che tu sembreresti richieder da me. Io 'l so, io 'l sento, nè ho mestieri di tua concessione oramai: disuguale a te da principio, sia pure per condizione; più disuguale certo per la trista vita ch'io feci alcun tempo: ora tuo uguale, anzi, se vuoi mirare a mie divise e udir il titolo che mi è dato, tuo superiore divenni per le mie azioni in campo. Quindi io potrei, come tu già ricusasti me quasi troppo basso nemico, così, ora io ricusar te. Nè io te ricuserei tuttavia perciò.... Ma ad ogni modo.... nemmen t'accetto.» E così dicendo respinse indietro la mano di Don Luis, che sdegnosa e involontaria si portò a sua spada. Ma continuò Perico, oramai men dal grado, men dalle azioni in campo, che dalla superior generosità de' suoi sensi fatto superiore all'avversario: «Odi, Don Luis, non son tempi da queste gare, nè tempi da far computi d'ingiurie a chi n'ha date o ricevute più; nè tempi nemmeno.... da ricordar amori, nè da lasciarsi ammorbidire il cuore; quando, occupata tutta la Spagna dagli stranieri, rapito, toltone scelleratamente il re nostro, e Spagna e re chiamano tutti i nostri sforzi, tutti i nostri pensieri, nostre spade, nostri coltelli, nostre braccia, anima e corpo, tutti noi a quella sacra difesa, a quella sacra ricuperazione. Mira là giù quei reggimenti, que' cannoni, quell'esercito che dicevano invincibile. Ora il buon Castaños, il buon Reding, e posso dire, per sua poca parte, anche il buon Perico il contrabandiero, l'hanno vinto, lo hanno avvilito, l'hanno chiuso là come un toro furibondo ma spossato e impotente in una piazza, onde già è destinato a non uscir più se non morto, e cadavero vile strascinato per la rena. E noi, noi pur siamo, noi stolti che ci credevamo dammeno di costoro! Noi che gli abbiamo ridotti a ciò! Or che pensiero aver fuor di questo? Che altro che far il medesimo a tutti i loro compagni? e tutti cacciarli non che della bella Andalusia, ma anche della Mancia e di Castiglia, e di tutta la penisola! Noi anderemo a liberare i Portoghesi; noi a tor agl'Inglesi la paura, noi forse a invader Francia, a liberare tutti i [pg!180] popoli dall'usurpatore. Or è sonato il giorno della Spagna. Ora, liberati dall'infame Godoy, abbiamo scosso il collo, alzato il capo; ora siam tornati Spagnuoli degni di quel Cortes, di quel Pizzarro, di quel Gran Capitano, di quel Fernando e Isabella, di quel Cid, di quel Gusman il buono che cantiamo ognidì, e vanno così nomati e gloriosi.... Oh forse un dì sarà famoso anche il nome di Perico il contrabandiero. Uomo, vuoi tu precipitar tutto ciò con pensar a cose dappoco, a cose che già più non sono? Uomo, ecco la mano, io te lo dico; ecco la mano d'un amico se la vuoi.... me nemico non avrai se non quando avrò agio a ripensarci, passata la Bidassoa e sulle terre di Francia.» Don Luis era stato a udire tacito, ma palpitante: ed anch'egli giovane, anch'egli Spagnuolo, anch'egli datosi tutto cuore a quella santissima causa, non aveva potuto non infiammarsi anch'egli di quei pensieri e quegli affetti caldamente espressi da Perico, ed accompagnati poi di quella voce e quell'espressione di verità e persuasione che è degli uomini d'azione, e che persuade sovente più che non le stesse parole. Ondechè, sporgendo anch'egli di nuovo la mano, tolse quella di Perico, e tenutesi pochi istanti congiunte, congiungendosi, e per così dire toccandosi anche gli sguardi, e per essi i pensieri e gli animi, ambi a un tempo aperte le braccia, precipitavano al collo l'un dell'altro; e alcune rade virili lagrime spargendo, giuravansi eterna amicizia.E la serbarono, e perchè s'erano pacificati senza nemmeno spiegazione intorno alla prima causa di lor nimicizia, che sovente è il miglior mezzo di pacificarsi, spiegaronsene poi; e videro che avevano tutti e due avuto men torto assai che non se n'eran creduto; e rispetto alla Marichita, capacitandosi ognuno che l'altro non ne sapea più di lui, ambi conchiusero che ella si fosse fuggita in quella stessa notte dell'invasione de' contrabandieri nella casa di Ciclana. Don Luis confessò che non sapeva pur egli nemmeno ciò che si volesse in quella sua passione, ed era innamorato tanto da non volerle far torto mai di niuna maniera, non tanto poi da risolversi a farla sua sposa. Onde andava vivendo di dì in dì, e compiacendosi del vederla ed amarla ed esserne amato, [pg!181] come credeva, ma finalmente, vedendola mutarsi e farsi mesta, era forse per rompere il ghiaccio e probabilmente per isposarla, quando ella era sparita. Perico narrò la scena della notte all'inferriata; e i suoi dubbii pure di torla per moglie, e sua risoluzione poi di rapirla ad ogni modo quell'altra notte, che ancor egli era stato ingannato in non ritrovarla. E quindi perdendosi in vane congetture, e talor rimanendo gran tempo senza riparlarne, talor riparlandone concordemente, nulla fu mai più che guastasse la loro amicizia. Don Luis rimase con Perico quasi tenente o secondo od eguale suo, che non si sapea quale; levando insieme tutti e due una numerosissima schiera, ed insieme capitanandola più anni nella prospera e poi nell'avversa fortuna di lor patria, quasi fratelli. Tanto che la guerriglia, invece di chiamarsi come prima del contrabandiero, chiamossi poi per gran tempo la guerriglia de' due fratelli; ed era in tutta Spagna famosa non solamente per la straordinaria loro prodezza e disciplina e prontezza, ma anche per quel fratellevole amore, così per amor della patria succeduto all'accanita inimicizia.L'ufficiale narrator di questa novella fu prigione de' due guerriglieri, e vide quella lor virile unione; e trattato umanissimamente, contro il consueto degli altri guerriglieri, ebbe da essi medesimi la narrazione. E domandando loro se mai più non avessero avuto notizia nè sospetto di Marichita, dissero: che al principio del 1810, quando superata da' Francesi la Sierra Morena, invasa Andalusia, presa Siviglia, e stretta Cadice, volò il duca d'Albuquerque a serrarsi in questa città, essi che erano dell'esercito di quel pro' giovanetto, non volendo, siccome guerriglieri, andarsi a racchiudere entro una piazza, lo lasciarono; e insieme poi se ne furono a guerreggiar alla spicciolata in Estremadura, anzi su' limiti di questa e di Portogallo. Dove, capitati una sera a una terra che non vollero dir quale, ma che non era quasi altro che un convento di donne e sue dipendenze, ed entrati in chiesa in sull'imbrunire, all'ora dell'ultimo ufficio, udirono nel salmeggiare dal coro una che risonò in cuore ad ambedue; e involontarii miser gli occhi in viso l'un all'altro; e sostati [pg!182] alquanto, finito l'ufficio uscirono insieme, e datisi le mani ed abbracciatisi, disse Perico: «Vogliam noi andare al nimico?» E Don Luis: «Camminando tutta la notte, potrebbesi sorprenderlo all'aggiornare.» «E così scostarlo» aggiunse Perico «da questo refugio di pace.» Abbracciaronsi i due fratelli di nuovo, e chiamato, il tamburo, fecero dare il segno della partenza.[pg!183]

III.Voi avete tutti udito senza dubbio le origini e il modo di quella sollevazione che fecero a' dì nostri gli Spagnuoli contra Napoleone. Ondechè, confortandovi solamente a richiamare a vostra mente que' fatti che sono necessarii pel resto di questa istoria, io dico continuando che.... «Maestro, maestro, fermatevi, se vi piace» disse una delle gentildonne; e voi pensate sempre che tutti sien vecchi quanto voi. In che anno dite che incominciò quella guerra?» «L'anno 1808, [pg!164] che seguì quello in che io vi lasciava ieri.» «Or bene; con licenza vostra, non ero nata.» «Ed io», disse un'altra, «non era guari che avevo lasciato il petto di mia mamma.» «Ed io», disse una terza, «avrei pur potuto incominciar ad udirne parlare; ma non so perchè non se ne parlava allora come delle altre guerre dell'imperadore.» «Perchè» disse uno degli uomini, «le altre gli andavano bene e questa male. E per la medesima ragione, i Francesi che hanno scritto tanto e tanto bene dell'altre guerre, hanno scritto assai meno di questa. E perchè poi i Francesi sono i soli, con perdono del signor editor delle novelle, che sappiano scrivere di cose e in modo che si faccian leggere popolarmente....» «Oh oh!» gridai io editore. «Oh oh!» gridò un altro, e poi un altro; e incominciò una disputa e una contesa che non c'intendevamo troppo, e in men d'un minuto uscirono venti proposizioni che avrebber bastato a tenerci bene o male tutta la notte. Ma quel paciero del maestro, gridando «la novella, la novella», riuscì pure a far tacere a poco a poco tutti, e così ricominciò.Or bene! quantunque la tromba della storia mi stia troppo male in bocca, pure, perchè vedo non saputi da tutti voi i fatti storici necessari sapersi per il séguito di mia narrazione; io ve li dirò quali li andai raccapezzando dai discorsi di Toniotto e dell'ufficiale, e poi anche d'un signore spagnuolo racchiuso in Fenestrelle insieme con un prelato romano che andavo in quegli anni a vedere. Voi avete dunque a sapere, che prima del 1808 la Spagna fu retta da un re che tutto il giorno, ed ogni giorno, non faceva altro che cacciare, e una regina che non faceva nulla di buono, ed un favorito che facea tutto, ed a cui i ministri ricorrevano, egli ministro, egli generalissimo, egli almirante, egli ogni cosa. Chiamavasi il principe della Pace, e sarebbesi detto meglio della servitù; tale e tanta era quella in che teneva soggetti a sè ed a Francia, gli Spagnuoli. Fremevano essi, pur più della servitù esterna. E fosse che gli appiccicassero quest'ira, o che in uno Spagnuolo anche corrottissimo l'ira contro ai soverchiatori stranieri sopraviva all'altre virtù, o che il principe temesse di Napoleone, o Napoleone sospettasse [pg!165] di lui, certo è che nel 1807 si guastò la loro scellerata amicizia; e il principe fu il primo a minacciar Napoleone, che era allora mille miglia lontano impiccato nella guerra di Prussia. Non rispose questi per allora; ma tornato vincitore minacciò a sua posta, e spaventò l'incauto; e fu fatto un convegno perfido tra le due parti, a spese, come succede, d'un terzo inferiore, il Portogallo. Ma fu in quegli scellerati negozii finta talora la stessa perfidia. Il vero vantaggio che Napoleone voleva trarre di questa, era aver suoi eserciti introdotti e sparsi nella penisola; avutolo, più non si parlò di quell'accordo così invecchiato in pochi mesi; sì di altri così bui che non furono mai bene svelati, ma in che certo trattavasi di dividere o menomare la Spagna, od anche di far migrar per America il re e tutta la famiglia reale, lasciando il Regno, quasi casa diserta da legittimi padroni, al primo occupante. Fosse poi vera o no questa disegnata fuga del re e del principe, certo fu loro apposta dal popolo di Aranjuez; una villa regia dove erano allora, e d'onde credevasi che fossero per partire alla volta di Cadice e d'America. Questo popolo d'Aranjuez erano tutte creature del Principe; ma perchè i beneficii degli usurpatori non fruttano gratitudine vera mai, tutti si sollevarono contra lui, per impedire la partenza della corte. E fuggendo egli e nascondendosi, lo vegliarono due o tre dì e notti come una fiera nella sua tana; e trovatolo, lo avrebbero scannato, se non era di Ferdinando principe dell'Asturie, figliuolo primogenito ed erede del re. Il quale, essendo stato più di niuno altro perseguitato dal favorito, pur lo salvò in quel giorno, che credo fu il più bello di vita sua. Seguinne lo scendere dal trono il vecchio re, il salirvi Ferdinando, e tornar subito a Madrid tra le acclamazioni e l'amore universale; ma quasi a un tempo lo arrivar di Murat generalissimo coll'esercito francese; il non voler questi riconoscere il nuovo re; l'incamminarsi a Bajona, quasi ricorrendo alla mediazione ed al supremo giudizio di Napoleone imperadore, prima il re padre e la regina madre; poi, tratto da scellerati allettamenti e da inetti consigli, anche Ferdinando, e suo fratello Don Carlos. A Bajona furono vere scene di comedia e tragedia, che finirono colle [pg!166] rinuncie universali di tutti quanti a Napoleone, e il nominarsi da questo il suo fratello Giuseppe a re di Spagna; come avrebbe nominato a una prefettura vacante. Intanto, Murat voleva far partir di Madrid gli ultimi principi legittimi, Don Antonio zio, Don Francesco fratello ultimo, e la regina d'Etruria sorella di Ferdinando re. Erano allestiti i cocchi, attaccate le mule, pronte le scorte nel cortile e sotto gli atrii del palazzo. Fu veduto da alcuni popolani. Incominciarono a far calca, a tagliar le corde delle mule, ad esser respinti, a respingere, a gridar gli uni e gli altri all'armi, ad assalirsi improvisi, inavvertiti nelle vie; i Francesi colle spade e i fucili da guerra, gli Spagnuoli con gli schioppi da caccia e i coltelli da tasca; in ultimo, i Francesi a schiere arrivanti in ordinanza dal campo di fuor la città, gli Spagnuoli anche in ordinanza al quartier dell'artiglieria sotto la condotta di Daoiz e Velarde, due giovani capitani, che in breve poi parlamentando furono trucidati su' loro pezzi. Uscirono allora in processione ed in pompa il consiglio di Castiglia e gli altri magistrati, e persone autorevoli, fra' combattenti, e fu sedata la sollevazione. La notte che seguì, stabilironsi una commissione militare nella casa de' corrieri, e due o tre picchetti di gendarmi o soldati, al Prado e alla porta del Sol; e poi furono arrestati per via, tratti in giudicio, condannati e trucidati in poche ore, chi dice alcune dozzine, chi centinaia di popolani; ad esempio od a caso, certo non a giustizia, che a questo modo non potè cader su' colpevoli, se pur tale potea dirsi nessuno. Ma tutti coloro che temevano essere sospettati, partirono poscia il mattino appresso, e si dispersero per tutta Spagna; e come arrivava uno di essi, o la novella dell'infame ed immortale 2 di maggio, sollevavasi ogni città, ogni terra o contado, giurando guerra e vendetta. Trovaronsi così gli invasori confinati e pressati sulla strada maestra da Francia a Madrid, e volendo allargarsi e far punte, spinsero colonne su varie direzioni. Una su Saragozza, in cui entrarono fino a mezzo, e furono respinti poi a colpi di tegole e mattoni fuor della porta; e allora solamente si pensò a chiuder questa; e poi a trarre i cannoni sulle mura; e far terrapieni, e tutto il rimanente di [pg!167] quell'assedio, anzi que' due assedii che sono forse la più bella fazione militare che niuna città antica o nuova abbia fatta mai. Andò un'altra colonna su Valenza; e fu anche respinta di sotto alle porte; ed una terza nell'Andalusia. La quale, capitanata dal generale Dupont, inoltrò inoffesa fino al ponte dell'Alcolea sul Guadalquivir; nè ivi pure trovò dura resistenza; e superatolo in una zuffa di poche ore, entrò l'istessa sera in Cordova, capitale di regno, e città potente e ricca, che fu la Capua di quell'esercito francese fermatovisi a predare e gozzovigliare.La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici, la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de' Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio, solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove, che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, [pg!168] interruppe egli a un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro, far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano. Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti, gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini. Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano, non che d'un povero prior di romiti; e [pg!169] il novizio ammonito obbedì la prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale, accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate o romito di niuna maniera, ma abbigliato damajoAndaluso; la giubba, i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono schioppo inglese a due colpi.Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è, che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante; in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove testè l'abbiamo trovato. E [pg!170] così è che, essendo questa vocazione falsa, venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo, invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta, dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione, e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare. Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a' caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da' nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate, venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia ilpuceroo pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio. Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe [pg!171] stato in pochi minuti immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da farlo invece immergere in profondi pensieri.A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro. Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo; finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni. Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su' prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita. Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa, or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo, svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati, agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile, davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo albeggiare [pg!172] dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti, all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi, predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri, che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare; venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi, tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta [pg!173] sveglia a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi, partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra, verso i monti d'Alhama capitò una sera ad unaventaod osteria isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi; all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che so io, che per l'onor di Perico [pg!174] non si vuol verificare; e in un'adunanza generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu riconosciuto e gridato lor capitano.Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de' più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi diguerriglie; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano, tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny, altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid; finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad occupar, [pg!175] come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E allora incominciò la guerra in regola da quella parte.Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar. Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava. Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu, che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.Ora di queste fazioni lasciando le cose che a' politici e militari sarebbero più importanti, vengo a quello che importa [pg!176] a noi, alla parte che v'ebbe Perico. Trovandosi già da qualche tempo intorno a Menjibar, e conoscendo que' luoghi meglio di nessuno, egli era stato di quelli che avean passato il guado con Reding, anzi, innanzi alle truppe di lui; e n'avea poi fatto come la vanguardia, o il battitor di strada fino a Baylen. Nè ivi pure erasi fermato; che, occupata la terra dal grosso di Reding, questi l'avea spinto anche più in là ad unirsi con altre guerriglie e bande leggeri di sollevati che vedevansi sopra i monti, dalle parti di Cordova. Fazione importantissima, perchè compiuta quell'unione, era così compiuto il cerchio dentro al quale volevasi racchiudere Dupont, e fuor del quale escluder Vedel. E Perico eseguì l'incarico con gran brio e prestezza, e in breve pe' suoi corridori fu in comunicazione con quell'altre guerriglie; e fermossi allora a prender posto. Ma poco andò, e scôrse appressarsi una schiera di Vedel; e temendo allora non bastare a resistere, chiamò pressato aiuto a quelle guerriglie, e intanto, siccome era uomo stato sempre valorosissimo anche nelle sue male imprese, or tanto più nelle buone, credendo importantissimo il posto che teneva, senza contare i nemici nè i suoi, colle forze che aveva, entrò, come si dice, in ballo, e incominciò bravamente a difendersi. Tuttavia, incalzati da' nemici che erano superiori e pur s'andavano via via accrescendo, egli e i suoi sarebbero stati costretti a cedere; se non che in breve videro da lungi staccarsi da quegli altri guerriglieri, e prontamente dirigersi verso essi, e allegramente avanzare una buona schiera di quelli; e tosto li udirono dar liete grida, e rispondendo a quelle, finalmente li videro arrivare a due tiri di schioppo, e il capitano che pareva più di niuno ardente, fermarsi pure e rivolgersi, e fermare sua schiera pochi istanti per riordinarla; e, riordinata, di nuovo poi a passo raddoppiato muoverla fin quasi a toccar le spalle de' combattenti di Perico, ed ivi di nuovo fermarla. Allora, perchè in mezzo al fuoco e al fumo non si potea distinguere, il nuovo capitano chiedendo dove fosse il colonnello o comandante del posto, ed essendogli additato, pieno d'ardore si avanzò verso lui, ed abbassata, come a superiore, la spada: «I miei superiori» diceva, «mi mandano [pg!177] agli ordini vostri...» e volea dir, colonnello; ma mettendo gli occhi in lui, ed incontrandoli, e riconoscendosi, disse l'uno: «Perico!» e l'altro: «Don Luis!» e diedero indietro un passo, e quasi furono per rivolger i ferri l'uno contra l'altro. Ma riprendendo i sensi primo Don Luis: «Colonnello,» disse franco allora, «io sono agli ordini vostri; e, benchè nuovo qui, niun subalterno mi passerà in obbedienza. Parmi poi non abbiate tempo a perdere in farne pruova. Qual posto è il mio?» «Qui, accanto a me» disse Perico rasserenato già, «qui, accanto a me; io scelgo sempre il miglior posto, e voi ne dovete avere vostra parte. Fate avanzare vostra schiera in buon ordine, ben formata.... com'ella è, che sta bene. Fatela avanzare a prender il posto di questa brava gente che incomincia ad essere stanca, e un po' scomposta per que' vuoti un po' numerosi che fa il cannone. Avanti, avanti, in buon ordine. E voi altri figliuoli, adagio, indietro tra gli intervalli, e sostenete il fuoco finchè principii l'altro ben caldo.... Bene così, bene così adagio, indietro, adagio. E quando siate a dugento passi, tu il Nero e tu il Rosso, e tu il Guapo, li farete riposare alcuni minuti, e distribuirete nuovi cartocci; e poi riformerete i pelottoni, che ce ne sien pur meno, ma non sieno così piccoli come sono qui ora; che fa troppo mal vedere, e troppo piacere ai nemici.... Bene, bene così. E voi altri: passo di carica, avanti.... Ed ora, alto là; incominciate il fuoco.» E così dicendo ed afferrando la sua buona carabina, e più di niuno lesto caricandola, solo de' suoi, non ritraevasi a riposare; ed andava porsi allato a Don Luis, e a combattere con lui. Don Luis ancor egli, vedendo ciò inguainava la spada e prendeva uno schioppo, e faceva da buon soldato In breve, riposati e riordinati quelli primi di Perico rientravano in linea; e allora, tutti insieme già più forti del nemico, avanzarono arditi contra lui, e sforzaronlo a ritrarsi, benchè in ordine, e fermatosi di tempo in tempo a resistere. Comandò allora Perico che avanzassero ad inseguire prima i suoi, e poi quelli di Don Luis, e poi di nuovo i suoi, e gli altri sottentrando a vicenda; fuori che egli e Don Luis sempre erano di quelli che avanzavano, anzi, alla testa [pg!178] amendue, senza lasciarsi mai un momento, quasi che all'antiche mal augurate disfide fosse tra i due una nuova più opportuna sottentrata, a spese de' nemici della loro patria. In ultimo, rivolta già in fuga la ritratta di questi, tutti insieme gli Spagnuoli diedersi ad inseguirli di corsa fino al grosso dell'esercito francese; ed allora solamente fermatisi Perico e Don Luis, ed entrati in comunicazione co' proprii generali, ebbero ordine di rimaner insieme e guardare i Francesi quella notte, e finchè finissero i trattati incominciati. Ed essi così fecero, e disposero a ciò la loro gente; e, a notte già avanzata, si ridussero poi al medesimo fuoco ed al medesimorancio, insieme co' loro principali.E finita poi la cena, e ritrattisi gli ufficiali a loro posti, rimasero finalmente là soli i due avversari a quattr'occhi; che è un momento desiderato e temuto da chiunque, avendo cuor franco e ardito, vorrebbe, ma non sa se dovrebbe far pace, e ad ogni modo desidera finir il dubbio e rimaner amici o nimici. Appena furono scostati i subalterni, incominciò Don Luis: «Uomo, egli è gran tempo che non ci siamo veduti soli. All'ultima volta, tu avesti forse ad esser mal contento di me; come io forse potetti essere di te poi. Ma, che che sia di tutto ciò, e di quanto io udiva dire di te; certo, io non avevo pur udito il più importante, quello che or veggo co' miei occhi: te colonnello e condottiero per la nostra patria, e per l'infelicissimo nostro signor re, che Dio guardi, Don Fernando; e condottiero poi certo buono e pro', quanto niuno che militi per questa santissima causa. Nè io sono uomo, dopo ciò e in questi tempi, da serbare i pregiudizii della nascita o della educazione, o che creda non si possa acquistar nobiltà colle nobili gesta, o non veda che nobilissime sono ora le tue.... Così è, cavaliero; e d'ora in poi, te considerando come pari e non indegno di qualunque maggior signore, te terrò.... Ecco mia mano, se ti piace; te terrò d'or innanzi sempre.... per mio degno nimico.» Perico aveva già al primo invito fatta innanzi la mano; ritrassela, come involontario, all'inaspettata proposta ma poscia, in un attimo e con un lieve sorriso, più altiero forse che non le altiere parole di Don Luis, sporsela di [pg!179] nuovo, anzi afferrò quella di lui; e, tenendola stretta: «Or bene,» disse, «per nimici sia; ed io così t'accetto; ma te n'avverto, senza quella gratitudine che tu sembreresti richieder da me. Io 'l so, io 'l sento, nè ho mestieri di tua concessione oramai: disuguale a te da principio, sia pure per condizione; più disuguale certo per la trista vita ch'io feci alcun tempo: ora tuo uguale, anzi, se vuoi mirare a mie divise e udir il titolo che mi è dato, tuo superiore divenni per le mie azioni in campo. Quindi io potrei, come tu già ricusasti me quasi troppo basso nemico, così, ora io ricusar te. Nè io te ricuserei tuttavia perciò.... Ma ad ogni modo.... nemmen t'accetto.» E così dicendo respinse indietro la mano di Don Luis, che sdegnosa e involontaria si portò a sua spada. Ma continuò Perico, oramai men dal grado, men dalle azioni in campo, che dalla superior generosità de' suoi sensi fatto superiore all'avversario: «Odi, Don Luis, non son tempi da queste gare, nè tempi da far computi d'ingiurie a chi n'ha date o ricevute più; nè tempi nemmeno.... da ricordar amori, nè da lasciarsi ammorbidire il cuore; quando, occupata tutta la Spagna dagli stranieri, rapito, toltone scelleratamente il re nostro, e Spagna e re chiamano tutti i nostri sforzi, tutti i nostri pensieri, nostre spade, nostri coltelli, nostre braccia, anima e corpo, tutti noi a quella sacra difesa, a quella sacra ricuperazione. Mira là giù quei reggimenti, que' cannoni, quell'esercito che dicevano invincibile. Ora il buon Castaños, il buon Reding, e posso dire, per sua poca parte, anche il buon Perico il contrabandiero, l'hanno vinto, lo hanno avvilito, l'hanno chiuso là come un toro furibondo ma spossato e impotente in una piazza, onde già è destinato a non uscir più se non morto, e cadavero vile strascinato per la rena. E noi, noi pur siamo, noi stolti che ci credevamo dammeno di costoro! Noi che gli abbiamo ridotti a ciò! Or che pensiero aver fuor di questo? Che altro che far il medesimo a tutti i loro compagni? e tutti cacciarli non che della bella Andalusia, ma anche della Mancia e di Castiglia, e di tutta la penisola! Noi anderemo a liberare i Portoghesi; noi a tor agl'Inglesi la paura, noi forse a invader Francia, a liberare tutti i [pg!180] popoli dall'usurpatore. Or è sonato il giorno della Spagna. Ora, liberati dall'infame Godoy, abbiamo scosso il collo, alzato il capo; ora siam tornati Spagnuoli degni di quel Cortes, di quel Pizzarro, di quel Gran Capitano, di quel Fernando e Isabella, di quel Cid, di quel Gusman il buono che cantiamo ognidì, e vanno così nomati e gloriosi.... Oh forse un dì sarà famoso anche il nome di Perico il contrabandiero. Uomo, vuoi tu precipitar tutto ciò con pensar a cose dappoco, a cose che già più non sono? Uomo, ecco la mano, io te lo dico; ecco la mano d'un amico se la vuoi.... me nemico non avrai se non quando avrò agio a ripensarci, passata la Bidassoa e sulle terre di Francia.» Don Luis era stato a udire tacito, ma palpitante: ed anch'egli giovane, anch'egli Spagnuolo, anch'egli datosi tutto cuore a quella santissima causa, non aveva potuto non infiammarsi anch'egli di quei pensieri e quegli affetti caldamente espressi da Perico, ed accompagnati poi di quella voce e quell'espressione di verità e persuasione che è degli uomini d'azione, e che persuade sovente più che non le stesse parole. Ondechè, sporgendo anch'egli di nuovo la mano, tolse quella di Perico, e tenutesi pochi istanti congiunte, congiungendosi, e per così dire toccandosi anche gli sguardi, e per essi i pensieri e gli animi, ambi a un tempo aperte le braccia, precipitavano al collo l'un dell'altro; e alcune rade virili lagrime spargendo, giuravansi eterna amicizia.E la serbarono, e perchè s'erano pacificati senza nemmeno spiegazione intorno alla prima causa di lor nimicizia, che sovente è il miglior mezzo di pacificarsi, spiegaronsene poi; e videro che avevano tutti e due avuto men torto assai che non se n'eran creduto; e rispetto alla Marichita, capacitandosi ognuno che l'altro non ne sapea più di lui, ambi conchiusero che ella si fosse fuggita in quella stessa notte dell'invasione de' contrabandieri nella casa di Ciclana. Don Luis confessò che non sapeva pur egli nemmeno ciò che si volesse in quella sua passione, ed era innamorato tanto da non volerle far torto mai di niuna maniera, non tanto poi da risolversi a farla sua sposa. Onde andava vivendo di dì in dì, e compiacendosi del vederla ed amarla ed esserne amato, [pg!181] come credeva, ma finalmente, vedendola mutarsi e farsi mesta, era forse per rompere il ghiaccio e probabilmente per isposarla, quando ella era sparita. Perico narrò la scena della notte all'inferriata; e i suoi dubbii pure di torla per moglie, e sua risoluzione poi di rapirla ad ogni modo quell'altra notte, che ancor egli era stato ingannato in non ritrovarla. E quindi perdendosi in vane congetture, e talor rimanendo gran tempo senza riparlarne, talor riparlandone concordemente, nulla fu mai più che guastasse la loro amicizia. Don Luis rimase con Perico quasi tenente o secondo od eguale suo, che non si sapea quale; levando insieme tutti e due una numerosissima schiera, ed insieme capitanandola più anni nella prospera e poi nell'avversa fortuna di lor patria, quasi fratelli. Tanto che la guerriglia, invece di chiamarsi come prima del contrabandiero, chiamossi poi per gran tempo la guerriglia de' due fratelli; ed era in tutta Spagna famosa non solamente per la straordinaria loro prodezza e disciplina e prontezza, ma anche per quel fratellevole amore, così per amor della patria succeduto all'accanita inimicizia.L'ufficiale narrator di questa novella fu prigione de' due guerriglieri, e vide quella lor virile unione; e trattato umanissimamente, contro il consueto degli altri guerriglieri, ebbe da essi medesimi la narrazione. E domandando loro se mai più non avessero avuto notizia nè sospetto di Marichita, dissero: che al principio del 1810, quando superata da' Francesi la Sierra Morena, invasa Andalusia, presa Siviglia, e stretta Cadice, volò il duca d'Albuquerque a serrarsi in questa città, essi che erano dell'esercito di quel pro' giovanetto, non volendo, siccome guerriglieri, andarsi a racchiudere entro una piazza, lo lasciarono; e insieme poi se ne furono a guerreggiar alla spicciolata in Estremadura, anzi su' limiti di questa e di Portogallo. Dove, capitati una sera a una terra che non vollero dir quale, ma che non era quasi altro che un convento di donne e sue dipendenze, ed entrati in chiesa in sull'imbrunire, all'ora dell'ultimo ufficio, udirono nel salmeggiare dal coro una che risonò in cuore ad ambedue; e involontarii miser gli occhi in viso l'un all'altro; e sostati [pg!182] alquanto, finito l'ufficio uscirono insieme, e datisi le mani ed abbracciatisi, disse Perico: «Vogliam noi andare al nimico?» E Don Luis: «Camminando tutta la notte, potrebbesi sorprenderlo all'aggiornare.» «E così scostarlo» aggiunse Perico «da questo refugio di pace.» Abbracciaronsi i due fratelli di nuovo, e chiamato, il tamburo, fecero dare il segno della partenza.[pg!183]

III.Voi avete tutti udito senza dubbio le origini e il modo di quella sollevazione che fecero a' dì nostri gli Spagnuoli contra Napoleone. Ondechè, confortandovi solamente a richiamare a vostra mente que' fatti che sono necessarii pel resto di questa istoria, io dico continuando che.... «Maestro, maestro, fermatevi, se vi piace» disse una delle gentildonne; e voi pensate sempre che tutti sien vecchi quanto voi. In che anno dite che incominciò quella guerra?» «L'anno 1808, [pg!164] che seguì quello in che io vi lasciava ieri.» «Or bene; con licenza vostra, non ero nata.» «Ed io», disse un'altra, «non era guari che avevo lasciato il petto di mia mamma.» «Ed io», disse una terza, «avrei pur potuto incominciar ad udirne parlare; ma non so perchè non se ne parlava allora come delle altre guerre dell'imperadore.» «Perchè» disse uno degli uomini, «le altre gli andavano bene e questa male. E per la medesima ragione, i Francesi che hanno scritto tanto e tanto bene dell'altre guerre, hanno scritto assai meno di questa. E perchè poi i Francesi sono i soli, con perdono del signor editor delle novelle, che sappiano scrivere di cose e in modo che si faccian leggere popolarmente....» «Oh oh!» gridai io editore. «Oh oh!» gridò un altro, e poi un altro; e incominciò una disputa e una contesa che non c'intendevamo troppo, e in men d'un minuto uscirono venti proposizioni che avrebber bastato a tenerci bene o male tutta la notte. Ma quel paciero del maestro, gridando «la novella, la novella», riuscì pure a far tacere a poco a poco tutti, e così ricominciò.Or bene! quantunque la tromba della storia mi stia troppo male in bocca, pure, perchè vedo non saputi da tutti voi i fatti storici necessari sapersi per il séguito di mia narrazione; io ve li dirò quali li andai raccapezzando dai discorsi di Toniotto e dell'ufficiale, e poi anche d'un signore spagnuolo racchiuso in Fenestrelle insieme con un prelato romano che andavo in quegli anni a vedere. Voi avete dunque a sapere, che prima del 1808 la Spagna fu retta da un re che tutto il giorno, ed ogni giorno, non faceva altro che cacciare, e una regina che non faceva nulla di buono, ed un favorito che facea tutto, ed a cui i ministri ricorrevano, egli ministro, egli generalissimo, egli almirante, egli ogni cosa. Chiamavasi il principe della Pace, e sarebbesi detto meglio della servitù; tale e tanta era quella in che teneva soggetti a sè ed a Francia, gli Spagnuoli. Fremevano essi, pur più della servitù esterna. E fosse che gli appiccicassero quest'ira, o che in uno Spagnuolo anche corrottissimo l'ira contro ai soverchiatori stranieri sopraviva all'altre virtù, o che il principe temesse di Napoleone, o Napoleone sospettasse [pg!165] di lui, certo è che nel 1807 si guastò la loro scellerata amicizia; e il principe fu il primo a minacciar Napoleone, che era allora mille miglia lontano impiccato nella guerra di Prussia. Non rispose questi per allora; ma tornato vincitore minacciò a sua posta, e spaventò l'incauto; e fu fatto un convegno perfido tra le due parti, a spese, come succede, d'un terzo inferiore, il Portogallo. Ma fu in quegli scellerati negozii finta talora la stessa perfidia. Il vero vantaggio che Napoleone voleva trarre di questa, era aver suoi eserciti introdotti e sparsi nella penisola; avutolo, più non si parlò di quell'accordo così invecchiato in pochi mesi; sì di altri così bui che non furono mai bene svelati, ma in che certo trattavasi di dividere o menomare la Spagna, od anche di far migrar per America il re e tutta la famiglia reale, lasciando il Regno, quasi casa diserta da legittimi padroni, al primo occupante. Fosse poi vera o no questa disegnata fuga del re e del principe, certo fu loro apposta dal popolo di Aranjuez; una villa regia dove erano allora, e d'onde credevasi che fossero per partire alla volta di Cadice e d'America. Questo popolo d'Aranjuez erano tutte creature del Principe; ma perchè i beneficii degli usurpatori non fruttano gratitudine vera mai, tutti si sollevarono contra lui, per impedire la partenza della corte. E fuggendo egli e nascondendosi, lo vegliarono due o tre dì e notti come una fiera nella sua tana; e trovatolo, lo avrebbero scannato, se non era di Ferdinando principe dell'Asturie, figliuolo primogenito ed erede del re. Il quale, essendo stato più di niuno altro perseguitato dal favorito, pur lo salvò in quel giorno, che credo fu il più bello di vita sua. Seguinne lo scendere dal trono il vecchio re, il salirvi Ferdinando, e tornar subito a Madrid tra le acclamazioni e l'amore universale; ma quasi a un tempo lo arrivar di Murat generalissimo coll'esercito francese; il non voler questi riconoscere il nuovo re; l'incamminarsi a Bajona, quasi ricorrendo alla mediazione ed al supremo giudizio di Napoleone imperadore, prima il re padre e la regina madre; poi, tratto da scellerati allettamenti e da inetti consigli, anche Ferdinando, e suo fratello Don Carlos. A Bajona furono vere scene di comedia e tragedia, che finirono colle [pg!166] rinuncie universali di tutti quanti a Napoleone, e il nominarsi da questo il suo fratello Giuseppe a re di Spagna; come avrebbe nominato a una prefettura vacante. Intanto, Murat voleva far partir di Madrid gli ultimi principi legittimi, Don Antonio zio, Don Francesco fratello ultimo, e la regina d'Etruria sorella di Ferdinando re. Erano allestiti i cocchi, attaccate le mule, pronte le scorte nel cortile e sotto gli atrii del palazzo. Fu veduto da alcuni popolani. Incominciarono a far calca, a tagliar le corde delle mule, ad esser respinti, a respingere, a gridar gli uni e gli altri all'armi, ad assalirsi improvisi, inavvertiti nelle vie; i Francesi colle spade e i fucili da guerra, gli Spagnuoli con gli schioppi da caccia e i coltelli da tasca; in ultimo, i Francesi a schiere arrivanti in ordinanza dal campo di fuor la città, gli Spagnuoli anche in ordinanza al quartier dell'artiglieria sotto la condotta di Daoiz e Velarde, due giovani capitani, che in breve poi parlamentando furono trucidati su' loro pezzi. Uscirono allora in processione ed in pompa il consiglio di Castiglia e gli altri magistrati, e persone autorevoli, fra' combattenti, e fu sedata la sollevazione. La notte che seguì, stabilironsi una commissione militare nella casa de' corrieri, e due o tre picchetti di gendarmi o soldati, al Prado e alla porta del Sol; e poi furono arrestati per via, tratti in giudicio, condannati e trucidati in poche ore, chi dice alcune dozzine, chi centinaia di popolani; ad esempio od a caso, certo non a giustizia, che a questo modo non potè cader su' colpevoli, se pur tale potea dirsi nessuno. Ma tutti coloro che temevano essere sospettati, partirono poscia il mattino appresso, e si dispersero per tutta Spagna; e come arrivava uno di essi, o la novella dell'infame ed immortale 2 di maggio, sollevavasi ogni città, ogni terra o contado, giurando guerra e vendetta. Trovaronsi così gli invasori confinati e pressati sulla strada maestra da Francia a Madrid, e volendo allargarsi e far punte, spinsero colonne su varie direzioni. Una su Saragozza, in cui entrarono fino a mezzo, e furono respinti poi a colpi di tegole e mattoni fuor della porta; e allora solamente si pensò a chiuder questa; e poi a trarre i cannoni sulle mura; e far terrapieni, e tutto il rimanente di [pg!167] quell'assedio, anzi que' due assedii che sono forse la più bella fazione militare che niuna città antica o nuova abbia fatta mai. Andò un'altra colonna su Valenza; e fu anche respinta di sotto alle porte; ed una terza nell'Andalusia. La quale, capitanata dal generale Dupont, inoltrò inoffesa fino al ponte dell'Alcolea sul Guadalquivir; nè ivi pure trovò dura resistenza; e superatolo in una zuffa di poche ore, entrò l'istessa sera in Cordova, capitale di regno, e città potente e ricca, che fu la Capua di quell'esercito francese fermatovisi a predare e gozzovigliare.La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici, la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de' Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio, solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove, che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, [pg!168] interruppe egli a un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro, far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano. Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti, gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini. Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano, non che d'un povero prior di romiti; e [pg!169] il novizio ammonito obbedì la prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale, accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate o romito di niuna maniera, ma abbigliato damajoAndaluso; la giubba, i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono schioppo inglese a due colpi.Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è, che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante; in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove testè l'abbiamo trovato. E [pg!170] così è che, essendo questa vocazione falsa, venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo, invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta, dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione, e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare. Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a' caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da' nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate, venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia ilpuceroo pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio. Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe [pg!171] stato in pochi minuti immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da farlo invece immergere in profondi pensieri.A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro. Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo; finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni. Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su' prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita. Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa, or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo, svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati, agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile, davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo albeggiare [pg!172] dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti, all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi, predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri, che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare; venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi, tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta [pg!173] sveglia a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi, partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra, verso i monti d'Alhama capitò una sera ad unaventaod osteria isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi; all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che so io, che per l'onor di Perico [pg!174] non si vuol verificare; e in un'adunanza generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu riconosciuto e gridato lor capitano.Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de' più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi diguerriglie; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano, tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny, altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid; finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad occupar, [pg!175] come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E allora incominciò la guerra in regola da quella parte.Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar. Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava. Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu, che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.Ora di queste fazioni lasciando le cose che a' politici e militari sarebbero più importanti, vengo a quello che importa [pg!176] a noi, alla parte che v'ebbe Perico. Trovandosi già da qualche tempo intorno a Menjibar, e conoscendo que' luoghi meglio di nessuno, egli era stato di quelli che avean passato il guado con Reding, anzi, innanzi alle truppe di lui; e n'avea poi fatto come la vanguardia, o il battitor di strada fino a Baylen. Nè ivi pure erasi fermato; che, occupata la terra dal grosso di Reding, questi l'avea spinto anche più in là ad unirsi con altre guerriglie e bande leggeri di sollevati che vedevansi sopra i monti, dalle parti di Cordova. Fazione importantissima, perchè compiuta quell'unione, era così compiuto il cerchio dentro al quale volevasi racchiudere Dupont, e fuor del quale escluder Vedel. E Perico eseguì l'incarico con gran brio e prestezza, e in breve pe' suoi corridori fu in comunicazione con quell'altre guerriglie; e fermossi allora a prender posto. Ma poco andò, e scôrse appressarsi una schiera di Vedel; e temendo allora non bastare a resistere, chiamò pressato aiuto a quelle guerriglie, e intanto, siccome era uomo stato sempre valorosissimo anche nelle sue male imprese, or tanto più nelle buone, credendo importantissimo il posto che teneva, senza contare i nemici nè i suoi, colle forze che aveva, entrò, come si dice, in ballo, e incominciò bravamente a difendersi. Tuttavia, incalzati da' nemici che erano superiori e pur s'andavano via via accrescendo, egli e i suoi sarebbero stati costretti a cedere; se non che in breve videro da lungi staccarsi da quegli altri guerriglieri, e prontamente dirigersi verso essi, e allegramente avanzare una buona schiera di quelli; e tosto li udirono dar liete grida, e rispondendo a quelle, finalmente li videro arrivare a due tiri di schioppo, e il capitano che pareva più di niuno ardente, fermarsi pure e rivolgersi, e fermare sua schiera pochi istanti per riordinarla; e, riordinata, di nuovo poi a passo raddoppiato muoverla fin quasi a toccar le spalle de' combattenti di Perico, ed ivi di nuovo fermarla. Allora, perchè in mezzo al fuoco e al fumo non si potea distinguere, il nuovo capitano chiedendo dove fosse il colonnello o comandante del posto, ed essendogli additato, pieno d'ardore si avanzò verso lui, ed abbassata, come a superiore, la spada: «I miei superiori» diceva, «mi mandano [pg!177] agli ordini vostri...» e volea dir, colonnello; ma mettendo gli occhi in lui, ed incontrandoli, e riconoscendosi, disse l'uno: «Perico!» e l'altro: «Don Luis!» e diedero indietro un passo, e quasi furono per rivolger i ferri l'uno contra l'altro. Ma riprendendo i sensi primo Don Luis: «Colonnello,» disse franco allora, «io sono agli ordini vostri; e, benchè nuovo qui, niun subalterno mi passerà in obbedienza. Parmi poi non abbiate tempo a perdere in farne pruova. Qual posto è il mio?» «Qui, accanto a me» disse Perico rasserenato già, «qui, accanto a me; io scelgo sempre il miglior posto, e voi ne dovete avere vostra parte. Fate avanzare vostra schiera in buon ordine, ben formata.... com'ella è, che sta bene. Fatela avanzare a prender il posto di questa brava gente che incomincia ad essere stanca, e un po' scomposta per que' vuoti un po' numerosi che fa il cannone. Avanti, avanti, in buon ordine. E voi altri figliuoli, adagio, indietro tra gli intervalli, e sostenete il fuoco finchè principii l'altro ben caldo.... Bene così, bene così adagio, indietro, adagio. E quando siate a dugento passi, tu il Nero e tu il Rosso, e tu il Guapo, li farete riposare alcuni minuti, e distribuirete nuovi cartocci; e poi riformerete i pelottoni, che ce ne sien pur meno, ma non sieno così piccoli come sono qui ora; che fa troppo mal vedere, e troppo piacere ai nemici.... Bene, bene così. E voi altri: passo di carica, avanti.... Ed ora, alto là; incominciate il fuoco.» E così dicendo ed afferrando la sua buona carabina, e più di niuno lesto caricandola, solo de' suoi, non ritraevasi a riposare; ed andava porsi allato a Don Luis, e a combattere con lui. Don Luis ancor egli, vedendo ciò inguainava la spada e prendeva uno schioppo, e faceva da buon soldato In breve, riposati e riordinati quelli primi di Perico rientravano in linea; e allora, tutti insieme già più forti del nemico, avanzarono arditi contra lui, e sforzaronlo a ritrarsi, benchè in ordine, e fermatosi di tempo in tempo a resistere. Comandò allora Perico che avanzassero ad inseguire prima i suoi, e poi quelli di Don Luis, e poi di nuovo i suoi, e gli altri sottentrando a vicenda; fuori che egli e Don Luis sempre erano di quelli che avanzavano, anzi, alla testa [pg!178] amendue, senza lasciarsi mai un momento, quasi che all'antiche mal augurate disfide fosse tra i due una nuova più opportuna sottentrata, a spese de' nemici della loro patria. In ultimo, rivolta già in fuga la ritratta di questi, tutti insieme gli Spagnuoli diedersi ad inseguirli di corsa fino al grosso dell'esercito francese; ed allora solamente fermatisi Perico e Don Luis, ed entrati in comunicazione co' proprii generali, ebbero ordine di rimaner insieme e guardare i Francesi quella notte, e finchè finissero i trattati incominciati. Ed essi così fecero, e disposero a ciò la loro gente; e, a notte già avanzata, si ridussero poi al medesimo fuoco ed al medesimorancio, insieme co' loro principali.E finita poi la cena, e ritrattisi gli ufficiali a loro posti, rimasero finalmente là soli i due avversari a quattr'occhi; che è un momento desiderato e temuto da chiunque, avendo cuor franco e ardito, vorrebbe, ma non sa se dovrebbe far pace, e ad ogni modo desidera finir il dubbio e rimaner amici o nimici. Appena furono scostati i subalterni, incominciò Don Luis: «Uomo, egli è gran tempo che non ci siamo veduti soli. All'ultima volta, tu avesti forse ad esser mal contento di me; come io forse potetti essere di te poi. Ma, che che sia di tutto ciò, e di quanto io udiva dire di te; certo, io non avevo pur udito il più importante, quello che or veggo co' miei occhi: te colonnello e condottiero per la nostra patria, e per l'infelicissimo nostro signor re, che Dio guardi, Don Fernando; e condottiero poi certo buono e pro', quanto niuno che militi per questa santissima causa. Nè io sono uomo, dopo ciò e in questi tempi, da serbare i pregiudizii della nascita o della educazione, o che creda non si possa acquistar nobiltà colle nobili gesta, o non veda che nobilissime sono ora le tue.... Così è, cavaliero; e d'ora in poi, te considerando come pari e non indegno di qualunque maggior signore, te terrò.... Ecco mia mano, se ti piace; te terrò d'or innanzi sempre.... per mio degno nimico.» Perico aveva già al primo invito fatta innanzi la mano; ritrassela, come involontario, all'inaspettata proposta ma poscia, in un attimo e con un lieve sorriso, più altiero forse che non le altiere parole di Don Luis, sporsela di [pg!179] nuovo, anzi afferrò quella di lui; e, tenendola stretta: «Or bene,» disse, «per nimici sia; ed io così t'accetto; ma te n'avverto, senza quella gratitudine che tu sembreresti richieder da me. Io 'l so, io 'l sento, nè ho mestieri di tua concessione oramai: disuguale a te da principio, sia pure per condizione; più disuguale certo per la trista vita ch'io feci alcun tempo: ora tuo uguale, anzi, se vuoi mirare a mie divise e udir il titolo che mi è dato, tuo superiore divenni per le mie azioni in campo. Quindi io potrei, come tu già ricusasti me quasi troppo basso nemico, così, ora io ricusar te. Nè io te ricuserei tuttavia perciò.... Ma ad ogni modo.... nemmen t'accetto.» E così dicendo respinse indietro la mano di Don Luis, che sdegnosa e involontaria si portò a sua spada. Ma continuò Perico, oramai men dal grado, men dalle azioni in campo, che dalla superior generosità de' suoi sensi fatto superiore all'avversario: «Odi, Don Luis, non son tempi da queste gare, nè tempi da far computi d'ingiurie a chi n'ha date o ricevute più; nè tempi nemmeno.... da ricordar amori, nè da lasciarsi ammorbidire il cuore; quando, occupata tutta la Spagna dagli stranieri, rapito, toltone scelleratamente il re nostro, e Spagna e re chiamano tutti i nostri sforzi, tutti i nostri pensieri, nostre spade, nostri coltelli, nostre braccia, anima e corpo, tutti noi a quella sacra difesa, a quella sacra ricuperazione. Mira là giù quei reggimenti, que' cannoni, quell'esercito che dicevano invincibile. Ora il buon Castaños, il buon Reding, e posso dire, per sua poca parte, anche il buon Perico il contrabandiero, l'hanno vinto, lo hanno avvilito, l'hanno chiuso là come un toro furibondo ma spossato e impotente in una piazza, onde già è destinato a non uscir più se non morto, e cadavero vile strascinato per la rena. E noi, noi pur siamo, noi stolti che ci credevamo dammeno di costoro! Noi che gli abbiamo ridotti a ciò! Or che pensiero aver fuor di questo? Che altro che far il medesimo a tutti i loro compagni? e tutti cacciarli non che della bella Andalusia, ma anche della Mancia e di Castiglia, e di tutta la penisola! Noi anderemo a liberare i Portoghesi; noi a tor agl'Inglesi la paura, noi forse a invader Francia, a liberare tutti i [pg!180] popoli dall'usurpatore. Or è sonato il giorno della Spagna. Ora, liberati dall'infame Godoy, abbiamo scosso il collo, alzato il capo; ora siam tornati Spagnuoli degni di quel Cortes, di quel Pizzarro, di quel Gran Capitano, di quel Fernando e Isabella, di quel Cid, di quel Gusman il buono che cantiamo ognidì, e vanno così nomati e gloriosi.... Oh forse un dì sarà famoso anche il nome di Perico il contrabandiero. Uomo, vuoi tu precipitar tutto ciò con pensar a cose dappoco, a cose che già più non sono? Uomo, ecco la mano, io te lo dico; ecco la mano d'un amico se la vuoi.... me nemico non avrai se non quando avrò agio a ripensarci, passata la Bidassoa e sulle terre di Francia.» Don Luis era stato a udire tacito, ma palpitante: ed anch'egli giovane, anch'egli Spagnuolo, anch'egli datosi tutto cuore a quella santissima causa, non aveva potuto non infiammarsi anch'egli di quei pensieri e quegli affetti caldamente espressi da Perico, ed accompagnati poi di quella voce e quell'espressione di verità e persuasione che è degli uomini d'azione, e che persuade sovente più che non le stesse parole. Ondechè, sporgendo anch'egli di nuovo la mano, tolse quella di Perico, e tenutesi pochi istanti congiunte, congiungendosi, e per così dire toccandosi anche gli sguardi, e per essi i pensieri e gli animi, ambi a un tempo aperte le braccia, precipitavano al collo l'un dell'altro; e alcune rade virili lagrime spargendo, giuravansi eterna amicizia.E la serbarono, e perchè s'erano pacificati senza nemmeno spiegazione intorno alla prima causa di lor nimicizia, che sovente è il miglior mezzo di pacificarsi, spiegaronsene poi; e videro che avevano tutti e due avuto men torto assai che non se n'eran creduto; e rispetto alla Marichita, capacitandosi ognuno che l'altro non ne sapea più di lui, ambi conchiusero che ella si fosse fuggita in quella stessa notte dell'invasione de' contrabandieri nella casa di Ciclana. Don Luis confessò che non sapeva pur egli nemmeno ciò che si volesse in quella sua passione, ed era innamorato tanto da non volerle far torto mai di niuna maniera, non tanto poi da risolversi a farla sua sposa. Onde andava vivendo di dì in dì, e compiacendosi del vederla ed amarla ed esserne amato, [pg!181] come credeva, ma finalmente, vedendola mutarsi e farsi mesta, era forse per rompere il ghiaccio e probabilmente per isposarla, quando ella era sparita. Perico narrò la scena della notte all'inferriata; e i suoi dubbii pure di torla per moglie, e sua risoluzione poi di rapirla ad ogni modo quell'altra notte, che ancor egli era stato ingannato in non ritrovarla. E quindi perdendosi in vane congetture, e talor rimanendo gran tempo senza riparlarne, talor riparlandone concordemente, nulla fu mai più che guastasse la loro amicizia. Don Luis rimase con Perico quasi tenente o secondo od eguale suo, che non si sapea quale; levando insieme tutti e due una numerosissima schiera, ed insieme capitanandola più anni nella prospera e poi nell'avversa fortuna di lor patria, quasi fratelli. Tanto che la guerriglia, invece di chiamarsi come prima del contrabandiero, chiamossi poi per gran tempo la guerriglia de' due fratelli; ed era in tutta Spagna famosa non solamente per la straordinaria loro prodezza e disciplina e prontezza, ma anche per quel fratellevole amore, così per amor della patria succeduto all'accanita inimicizia.L'ufficiale narrator di questa novella fu prigione de' due guerriglieri, e vide quella lor virile unione; e trattato umanissimamente, contro il consueto degli altri guerriglieri, ebbe da essi medesimi la narrazione. E domandando loro se mai più non avessero avuto notizia nè sospetto di Marichita, dissero: che al principio del 1810, quando superata da' Francesi la Sierra Morena, invasa Andalusia, presa Siviglia, e stretta Cadice, volò il duca d'Albuquerque a serrarsi in questa città, essi che erano dell'esercito di quel pro' giovanetto, non volendo, siccome guerriglieri, andarsi a racchiudere entro una piazza, lo lasciarono; e insieme poi se ne furono a guerreggiar alla spicciolata in Estremadura, anzi su' limiti di questa e di Portogallo. Dove, capitati una sera a una terra che non vollero dir quale, ma che non era quasi altro che un convento di donne e sue dipendenze, ed entrati in chiesa in sull'imbrunire, all'ora dell'ultimo ufficio, udirono nel salmeggiare dal coro una che risonò in cuore ad ambedue; e involontarii miser gli occhi in viso l'un all'altro; e sostati [pg!182] alquanto, finito l'ufficio uscirono insieme, e datisi le mani ed abbracciatisi, disse Perico: «Vogliam noi andare al nimico?» E Don Luis: «Camminando tutta la notte, potrebbesi sorprenderlo all'aggiornare.» «E così scostarlo» aggiunse Perico «da questo refugio di pace.» Abbracciaronsi i due fratelli di nuovo, e chiamato, il tamburo, fecero dare il segno della partenza.[pg!183]

Voi avete tutti udito senza dubbio le origini e il modo di quella sollevazione che fecero a' dì nostri gli Spagnuoli contra Napoleone. Ondechè, confortandovi solamente a richiamare a vostra mente que' fatti che sono necessarii pel resto di questa istoria, io dico continuando che.... «Maestro, maestro, fermatevi, se vi piace» disse una delle gentildonne; e voi pensate sempre che tutti sien vecchi quanto voi. In che anno dite che incominciò quella guerra?» «L'anno 1808, [pg!164] che seguì quello in che io vi lasciava ieri.» «Or bene; con licenza vostra, non ero nata.» «Ed io», disse un'altra, «non era guari che avevo lasciato il petto di mia mamma.» «Ed io», disse una terza, «avrei pur potuto incominciar ad udirne parlare; ma non so perchè non se ne parlava allora come delle altre guerre dell'imperadore.» «Perchè» disse uno degli uomini, «le altre gli andavano bene e questa male. E per la medesima ragione, i Francesi che hanno scritto tanto e tanto bene dell'altre guerre, hanno scritto assai meno di questa. E perchè poi i Francesi sono i soli, con perdono del signor editor delle novelle, che sappiano scrivere di cose e in modo che si faccian leggere popolarmente....» «Oh oh!» gridai io editore. «Oh oh!» gridò un altro, e poi un altro; e incominciò una disputa e una contesa che non c'intendevamo troppo, e in men d'un minuto uscirono venti proposizioni che avrebber bastato a tenerci bene o male tutta la notte. Ma quel paciero del maestro, gridando «la novella, la novella», riuscì pure a far tacere a poco a poco tutti, e così ricominciò.

Or bene! quantunque la tromba della storia mi stia troppo male in bocca, pure, perchè vedo non saputi da tutti voi i fatti storici necessari sapersi per il séguito di mia narrazione; io ve li dirò quali li andai raccapezzando dai discorsi di Toniotto e dell'ufficiale, e poi anche d'un signore spagnuolo racchiuso in Fenestrelle insieme con un prelato romano che andavo in quegli anni a vedere. Voi avete dunque a sapere, che prima del 1808 la Spagna fu retta da un re che tutto il giorno, ed ogni giorno, non faceva altro che cacciare, e una regina che non faceva nulla di buono, ed un favorito che facea tutto, ed a cui i ministri ricorrevano, egli ministro, egli generalissimo, egli almirante, egli ogni cosa. Chiamavasi il principe della Pace, e sarebbesi detto meglio della servitù; tale e tanta era quella in che teneva soggetti a sè ed a Francia, gli Spagnuoli. Fremevano essi, pur più della servitù esterna. E fosse che gli appiccicassero quest'ira, o che in uno Spagnuolo anche corrottissimo l'ira contro ai soverchiatori stranieri sopraviva all'altre virtù, o che il principe temesse di Napoleone, o Napoleone sospettasse [pg!165] di lui, certo è che nel 1807 si guastò la loro scellerata amicizia; e il principe fu il primo a minacciar Napoleone, che era allora mille miglia lontano impiccato nella guerra di Prussia. Non rispose questi per allora; ma tornato vincitore minacciò a sua posta, e spaventò l'incauto; e fu fatto un convegno perfido tra le due parti, a spese, come succede, d'un terzo inferiore, il Portogallo. Ma fu in quegli scellerati negozii finta talora la stessa perfidia. Il vero vantaggio che Napoleone voleva trarre di questa, era aver suoi eserciti introdotti e sparsi nella penisola; avutolo, più non si parlò di quell'accordo così invecchiato in pochi mesi; sì di altri così bui che non furono mai bene svelati, ma in che certo trattavasi di dividere o menomare la Spagna, od anche di far migrar per America il re e tutta la famiglia reale, lasciando il Regno, quasi casa diserta da legittimi padroni, al primo occupante. Fosse poi vera o no questa disegnata fuga del re e del principe, certo fu loro apposta dal popolo di Aranjuez; una villa regia dove erano allora, e d'onde credevasi che fossero per partire alla volta di Cadice e d'America. Questo popolo d'Aranjuez erano tutte creature del Principe; ma perchè i beneficii degli usurpatori non fruttano gratitudine vera mai, tutti si sollevarono contra lui, per impedire la partenza della corte. E fuggendo egli e nascondendosi, lo vegliarono due o tre dì e notti come una fiera nella sua tana; e trovatolo, lo avrebbero scannato, se non era di Ferdinando principe dell'Asturie, figliuolo primogenito ed erede del re. Il quale, essendo stato più di niuno altro perseguitato dal favorito, pur lo salvò in quel giorno, che credo fu il più bello di vita sua. Seguinne lo scendere dal trono il vecchio re, il salirvi Ferdinando, e tornar subito a Madrid tra le acclamazioni e l'amore universale; ma quasi a un tempo lo arrivar di Murat generalissimo coll'esercito francese; il non voler questi riconoscere il nuovo re; l'incamminarsi a Bajona, quasi ricorrendo alla mediazione ed al supremo giudizio di Napoleone imperadore, prima il re padre e la regina madre; poi, tratto da scellerati allettamenti e da inetti consigli, anche Ferdinando, e suo fratello Don Carlos. A Bajona furono vere scene di comedia e tragedia, che finirono colle [pg!166] rinuncie universali di tutti quanti a Napoleone, e il nominarsi da questo il suo fratello Giuseppe a re di Spagna; come avrebbe nominato a una prefettura vacante. Intanto, Murat voleva far partir di Madrid gli ultimi principi legittimi, Don Antonio zio, Don Francesco fratello ultimo, e la regina d'Etruria sorella di Ferdinando re. Erano allestiti i cocchi, attaccate le mule, pronte le scorte nel cortile e sotto gli atrii del palazzo. Fu veduto da alcuni popolani. Incominciarono a far calca, a tagliar le corde delle mule, ad esser respinti, a respingere, a gridar gli uni e gli altri all'armi, ad assalirsi improvisi, inavvertiti nelle vie; i Francesi colle spade e i fucili da guerra, gli Spagnuoli con gli schioppi da caccia e i coltelli da tasca; in ultimo, i Francesi a schiere arrivanti in ordinanza dal campo di fuor la città, gli Spagnuoli anche in ordinanza al quartier dell'artiglieria sotto la condotta di Daoiz e Velarde, due giovani capitani, che in breve poi parlamentando furono trucidati su' loro pezzi. Uscirono allora in processione ed in pompa il consiglio di Castiglia e gli altri magistrati, e persone autorevoli, fra' combattenti, e fu sedata la sollevazione. La notte che seguì, stabilironsi una commissione militare nella casa de' corrieri, e due o tre picchetti di gendarmi o soldati, al Prado e alla porta del Sol; e poi furono arrestati per via, tratti in giudicio, condannati e trucidati in poche ore, chi dice alcune dozzine, chi centinaia di popolani; ad esempio od a caso, certo non a giustizia, che a questo modo non potè cader su' colpevoli, se pur tale potea dirsi nessuno. Ma tutti coloro che temevano essere sospettati, partirono poscia il mattino appresso, e si dispersero per tutta Spagna; e come arrivava uno di essi, o la novella dell'infame ed immortale 2 di maggio, sollevavasi ogni città, ogni terra o contado, giurando guerra e vendetta. Trovaronsi così gli invasori confinati e pressati sulla strada maestra da Francia a Madrid, e volendo allargarsi e far punte, spinsero colonne su varie direzioni. Una su Saragozza, in cui entrarono fino a mezzo, e furono respinti poi a colpi di tegole e mattoni fuor della porta; e allora solamente si pensò a chiuder questa; e poi a trarre i cannoni sulle mura; e far terrapieni, e tutto il rimanente di [pg!167] quell'assedio, anzi que' due assedii che sono forse la più bella fazione militare che niuna città antica o nuova abbia fatta mai. Andò un'altra colonna su Valenza; e fu anche respinta di sotto alle porte; ed una terza nell'Andalusia. La quale, capitanata dal generale Dupont, inoltrò inoffesa fino al ponte dell'Alcolea sul Guadalquivir; nè ivi pure trovò dura resistenza; e superatolo in una zuffa di poche ore, entrò l'istessa sera in Cordova, capitale di regno, e città potente e ricca, che fu la Capua di quell'esercito francese fermatovisi a predare e gozzovigliare.

La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici, la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de' Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio, solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove, che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, [pg!168] interruppe egli a un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro, far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano. Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti, gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini. Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano, non che d'un povero prior di romiti; e [pg!169] il novizio ammonito obbedì la prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale, accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate o romito di niuna maniera, ma abbigliato damajoAndaluso; la giubba, i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono schioppo inglese a due colpi.

Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è, che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante; in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove testè l'abbiamo trovato. E [pg!170] così è che, essendo questa vocazione falsa, venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo, invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta, dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione, e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare. Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a' caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da' nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate, venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia ilpuceroo pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio. Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe [pg!171] stato in pochi minuti immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da farlo invece immergere in profondi pensieri.

A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro. Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo; finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni. Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su' prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita. Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa, or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo, svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati, agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile, davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo albeggiare [pg!172] dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti, all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.

Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi, predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri, che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare; venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi, tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta [pg!173] sveglia a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi, partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra, verso i monti d'Alhama capitò una sera ad unaventaod osteria isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi; all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che so io, che per l'onor di Perico [pg!174] non si vuol verificare; e in un'adunanza generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu riconosciuto e gridato lor capitano.

Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de' più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi diguerriglie; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano, tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny, altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid; finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad occupar, [pg!175] come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E allora incominciò la guerra in regola da quella parte.

Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar. Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava. Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu, che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.

Ora di queste fazioni lasciando le cose che a' politici e militari sarebbero più importanti, vengo a quello che importa [pg!176] a noi, alla parte che v'ebbe Perico. Trovandosi già da qualche tempo intorno a Menjibar, e conoscendo que' luoghi meglio di nessuno, egli era stato di quelli che avean passato il guado con Reding, anzi, innanzi alle truppe di lui; e n'avea poi fatto come la vanguardia, o il battitor di strada fino a Baylen. Nè ivi pure erasi fermato; che, occupata la terra dal grosso di Reding, questi l'avea spinto anche più in là ad unirsi con altre guerriglie e bande leggeri di sollevati che vedevansi sopra i monti, dalle parti di Cordova. Fazione importantissima, perchè compiuta quell'unione, era così compiuto il cerchio dentro al quale volevasi racchiudere Dupont, e fuor del quale escluder Vedel. E Perico eseguì l'incarico con gran brio e prestezza, e in breve pe' suoi corridori fu in comunicazione con quell'altre guerriglie; e fermossi allora a prender posto. Ma poco andò, e scôrse appressarsi una schiera di Vedel; e temendo allora non bastare a resistere, chiamò pressato aiuto a quelle guerriglie, e intanto, siccome era uomo stato sempre valorosissimo anche nelle sue male imprese, or tanto più nelle buone, credendo importantissimo il posto che teneva, senza contare i nemici nè i suoi, colle forze che aveva, entrò, come si dice, in ballo, e incominciò bravamente a difendersi. Tuttavia, incalzati da' nemici che erano superiori e pur s'andavano via via accrescendo, egli e i suoi sarebbero stati costretti a cedere; se non che in breve videro da lungi staccarsi da quegli altri guerriglieri, e prontamente dirigersi verso essi, e allegramente avanzare una buona schiera di quelli; e tosto li udirono dar liete grida, e rispondendo a quelle, finalmente li videro arrivare a due tiri di schioppo, e il capitano che pareva più di niuno ardente, fermarsi pure e rivolgersi, e fermare sua schiera pochi istanti per riordinarla; e, riordinata, di nuovo poi a passo raddoppiato muoverla fin quasi a toccar le spalle de' combattenti di Perico, ed ivi di nuovo fermarla. Allora, perchè in mezzo al fuoco e al fumo non si potea distinguere, il nuovo capitano chiedendo dove fosse il colonnello o comandante del posto, ed essendogli additato, pieno d'ardore si avanzò verso lui, ed abbassata, come a superiore, la spada: «I miei superiori» diceva, «mi mandano [pg!177] agli ordini vostri...» e volea dir, colonnello; ma mettendo gli occhi in lui, ed incontrandoli, e riconoscendosi, disse l'uno: «Perico!» e l'altro: «Don Luis!» e diedero indietro un passo, e quasi furono per rivolger i ferri l'uno contra l'altro. Ma riprendendo i sensi primo Don Luis: «Colonnello,» disse franco allora, «io sono agli ordini vostri; e, benchè nuovo qui, niun subalterno mi passerà in obbedienza. Parmi poi non abbiate tempo a perdere in farne pruova. Qual posto è il mio?» «Qui, accanto a me» disse Perico rasserenato già, «qui, accanto a me; io scelgo sempre il miglior posto, e voi ne dovete avere vostra parte. Fate avanzare vostra schiera in buon ordine, ben formata.... com'ella è, che sta bene. Fatela avanzare a prender il posto di questa brava gente che incomincia ad essere stanca, e un po' scomposta per que' vuoti un po' numerosi che fa il cannone. Avanti, avanti, in buon ordine. E voi altri figliuoli, adagio, indietro tra gli intervalli, e sostenete il fuoco finchè principii l'altro ben caldo.... Bene così, bene così adagio, indietro, adagio. E quando siate a dugento passi, tu il Nero e tu il Rosso, e tu il Guapo, li farete riposare alcuni minuti, e distribuirete nuovi cartocci; e poi riformerete i pelottoni, che ce ne sien pur meno, ma non sieno così piccoli come sono qui ora; che fa troppo mal vedere, e troppo piacere ai nemici.... Bene, bene così. E voi altri: passo di carica, avanti.... Ed ora, alto là; incominciate il fuoco.» E così dicendo ed afferrando la sua buona carabina, e più di niuno lesto caricandola, solo de' suoi, non ritraevasi a riposare; ed andava porsi allato a Don Luis, e a combattere con lui. Don Luis ancor egli, vedendo ciò inguainava la spada e prendeva uno schioppo, e faceva da buon soldato In breve, riposati e riordinati quelli primi di Perico rientravano in linea; e allora, tutti insieme già più forti del nemico, avanzarono arditi contra lui, e sforzaronlo a ritrarsi, benchè in ordine, e fermatosi di tempo in tempo a resistere. Comandò allora Perico che avanzassero ad inseguire prima i suoi, e poi quelli di Don Luis, e poi di nuovo i suoi, e gli altri sottentrando a vicenda; fuori che egli e Don Luis sempre erano di quelli che avanzavano, anzi, alla testa [pg!178] amendue, senza lasciarsi mai un momento, quasi che all'antiche mal augurate disfide fosse tra i due una nuova più opportuna sottentrata, a spese de' nemici della loro patria. In ultimo, rivolta già in fuga la ritratta di questi, tutti insieme gli Spagnuoli diedersi ad inseguirli di corsa fino al grosso dell'esercito francese; ed allora solamente fermatisi Perico e Don Luis, ed entrati in comunicazione co' proprii generali, ebbero ordine di rimaner insieme e guardare i Francesi quella notte, e finchè finissero i trattati incominciati. Ed essi così fecero, e disposero a ciò la loro gente; e, a notte già avanzata, si ridussero poi al medesimo fuoco ed al medesimorancio, insieme co' loro principali.

E finita poi la cena, e ritrattisi gli ufficiali a loro posti, rimasero finalmente là soli i due avversari a quattr'occhi; che è un momento desiderato e temuto da chiunque, avendo cuor franco e ardito, vorrebbe, ma non sa se dovrebbe far pace, e ad ogni modo desidera finir il dubbio e rimaner amici o nimici. Appena furono scostati i subalterni, incominciò Don Luis: «Uomo, egli è gran tempo che non ci siamo veduti soli. All'ultima volta, tu avesti forse ad esser mal contento di me; come io forse potetti essere di te poi. Ma, che che sia di tutto ciò, e di quanto io udiva dire di te; certo, io non avevo pur udito il più importante, quello che or veggo co' miei occhi: te colonnello e condottiero per la nostra patria, e per l'infelicissimo nostro signor re, che Dio guardi, Don Fernando; e condottiero poi certo buono e pro', quanto niuno che militi per questa santissima causa. Nè io sono uomo, dopo ciò e in questi tempi, da serbare i pregiudizii della nascita o della educazione, o che creda non si possa acquistar nobiltà colle nobili gesta, o non veda che nobilissime sono ora le tue.... Così è, cavaliero; e d'ora in poi, te considerando come pari e non indegno di qualunque maggior signore, te terrò.... Ecco mia mano, se ti piace; te terrò d'or innanzi sempre.... per mio degno nimico.» Perico aveva già al primo invito fatta innanzi la mano; ritrassela, come involontario, all'inaspettata proposta ma poscia, in un attimo e con un lieve sorriso, più altiero forse che non le altiere parole di Don Luis, sporsela di [pg!179] nuovo, anzi afferrò quella di lui; e, tenendola stretta: «Or bene,» disse, «per nimici sia; ed io così t'accetto; ma te n'avverto, senza quella gratitudine che tu sembreresti richieder da me. Io 'l so, io 'l sento, nè ho mestieri di tua concessione oramai: disuguale a te da principio, sia pure per condizione; più disuguale certo per la trista vita ch'io feci alcun tempo: ora tuo uguale, anzi, se vuoi mirare a mie divise e udir il titolo che mi è dato, tuo superiore divenni per le mie azioni in campo. Quindi io potrei, come tu già ricusasti me quasi troppo basso nemico, così, ora io ricusar te. Nè io te ricuserei tuttavia perciò.... Ma ad ogni modo.... nemmen t'accetto.» E così dicendo respinse indietro la mano di Don Luis, che sdegnosa e involontaria si portò a sua spada. Ma continuò Perico, oramai men dal grado, men dalle azioni in campo, che dalla superior generosità de' suoi sensi fatto superiore all'avversario: «Odi, Don Luis, non son tempi da queste gare, nè tempi da far computi d'ingiurie a chi n'ha date o ricevute più; nè tempi nemmeno.... da ricordar amori, nè da lasciarsi ammorbidire il cuore; quando, occupata tutta la Spagna dagli stranieri, rapito, toltone scelleratamente il re nostro, e Spagna e re chiamano tutti i nostri sforzi, tutti i nostri pensieri, nostre spade, nostri coltelli, nostre braccia, anima e corpo, tutti noi a quella sacra difesa, a quella sacra ricuperazione. Mira là giù quei reggimenti, que' cannoni, quell'esercito che dicevano invincibile. Ora il buon Castaños, il buon Reding, e posso dire, per sua poca parte, anche il buon Perico il contrabandiero, l'hanno vinto, lo hanno avvilito, l'hanno chiuso là come un toro furibondo ma spossato e impotente in una piazza, onde già è destinato a non uscir più se non morto, e cadavero vile strascinato per la rena. E noi, noi pur siamo, noi stolti che ci credevamo dammeno di costoro! Noi che gli abbiamo ridotti a ciò! Or che pensiero aver fuor di questo? Che altro che far il medesimo a tutti i loro compagni? e tutti cacciarli non che della bella Andalusia, ma anche della Mancia e di Castiglia, e di tutta la penisola! Noi anderemo a liberare i Portoghesi; noi a tor agl'Inglesi la paura, noi forse a invader Francia, a liberare tutti i [pg!180] popoli dall'usurpatore. Or è sonato il giorno della Spagna. Ora, liberati dall'infame Godoy, abbiamo scosso il collo, alzato il capo; ora siam tornati Spagnuoli degni di quel Cortes, di quel Pizzarro, di quel Gran Capitano, di quel Fernando e Isabella, di quel Cid, di quel Gusman il buono che cantiamo ognidì, e vanno così nomati e gloriosi.... Oh forse un dì sarà famoso anche il nome di Perico il contrabandiero. Uomo, vuoi tu precipitar tutto ciò con pensar a cose dappoco, a cose che già più non sono? Uomo, ecco la mano, io te lo dico; ecco la mano d'un amico se la vuoi.... me nemico non avrai se non quando avrò agio a ripensarci, passata la Bidassoa e sulle terre di Francia.» Don Luis era stato a udire tacito, ma palpitante: ed anch'egli giovane, anch'egli Spagnuolo, anch'egli datosi tutto cuore a quella santissima causa, non aveva potuto non infiammarsi anch'egli di quei pensieri e quegli affetti caldamente espressi da Perico, ed accompagnati poi di quella voce e quell'espressione di verità e persuasione che è degli uomini d'azione, e che persuade sovente più che non le stesse parole. Ondechè, sporgendo anch'egli di nuovo la mano, tolse quella di Perico, e tenutesi pochi istanti congiunte, congiungendosi, e per così dire toccandosi anche gli sguardi, e per essi i pensieri e gli animi, ambi a un tempo aperte le braccia, precipitavano al collo l'un dell'altro; e alcune rade virili lagrime spargendo, giuravansi eterna amicizia.

E la serbarono, e perchè s'erano pacificati senza nemmeno spiegazione intorno alla prima causa di lor nimicizia, che sovente è il miglior mezzo di pacificarsi, spiegaronsene poi; e videro che avevano tutti e due avuto men torto assai che non se n'eran creduto; e rispetto alla Marichita, capacitandosi ognuno che l'altro non ne sapea più di lui, ambi conchiusero che ella si fosse fuggita in quella stessa notte dell'invasione de' contrabandieri nella casa di Ciclana. Don Luis confessò che non sapeva pur egli nemmeno ciò che si volesse in quella sua passione, ed era innamorato tanto da non volerle far torto mai di niuna maniera, non tanto poi da risolversi a farla sua sposa. Onde andava vivendo di dì in dì, e compiacendosi del vederla ed amarla ed esserne amato, [pg!181] come credeva, ma finalmente, vedendola mutarsi e farsi mesta, era forse per rompere il ghiaccio e probabilmente per isposarla, quando ella era sparita. Perico narrò la scena della notte all'inferriata; e i suoi dubbii pure di torla per moglie, e sua risoluzione poi di rapirla ad ogni modo quell'altra notte, che ancor egli era stato ingannato in non ritrovarla. E quindi perdendosi in vane congetture, e talor rimanendo gran tempo senza riparlarne, talor riparlandone concordemente, nulla fu mai più che guastasse la loro amicizia. Don Luis rimase con Perico quasi tenente o secondo od eguale suo, che non si sapea quale; levando insieme tutti e due una numerosissima schiera, ed insieme capitanandola più anni nella prospera e poi nell'avversa fortuna di lor patria, quasi fratelli. Tanto che la guerriglia, invece di chiamarsi come prima del contrabandiero, chiamossi poi per gran tempo la guerriglia de' due fratelli; ed era in tutta Spagna famosa non solamente per la straordinaria loro prodezza e disciplina e prontezza, ma anche per quel fratellevole amore, così per amor della patria succeduto all'accanita inimicizia.

L'ufficiale narrator di questa novella fu prigione de' due guerriglieri, e vide quella lor virile unione; e trattato umanissimamente, contro il consueto degli altri guerriglieri, ebbe da essi medesimi la narrazione. E domandando loro se mai più non avessero avuto notizia nè sospetto di Marichita, dissero: che al principio del 1810, quando superata da' Francesi la Sierra Morena, invasa Andalusia, presa Siviglia, e stretta Cadice, volò il duca d'Albuquerque a serrarsi in questa città, essi che erano dell'esercito di quel pro' giovanetto, non volendo, siccome guerriglieri, andarsi a racchiudere entro una piazza, lo lasciarono; e insieme poi se ne furono a guerreggiar alla spicciolata in Estremadura, anzi su' limiti di questa e di Portogallo. Dove, capitati una sera a una terra che non vollero dir quale, ma che non era quasi altro che un convento di donne e sue dipendenze, ed entrati in chiesa in sull'imbrunire, all'ora dell'ultimo ufficio, udirono nel salmeggiare dal coro una che risonò in cuore ad ambedue; e involontarii miser gli occhi in viso l'un all'altro; e sostati [pg!182] alquanto, finito l'ufficio uscirono insieme, e datisi le mani ed abbracciatisi, disse Perico: «Vogliam noi andare al nimico?» E Don Luis: «Camminando tutta la notte, potrebbesi sorprenderlo all'aggiornare.» «E così scostarlo» aggiunse Perico «da questo refugio di pace.» Abbracciaronsi i due fratelli di nuovo, e chiamato, il tamburo, fecero dare il segno della partenza.

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