Direttore—Ma dunque?Rodolfo—La senta: bisogna fare in modo che l'amico ne faccia una delle più grosse: e la farà di certo, se noi sappiamo dissimulare, ed assicurarlo da ogni amarezza. Egli ci cascherà: so quel che dico; e lo conosco troppo bene. Allora l'uomo è nostro: penserò io a impaurirlo; egli faremo fare tutto quello che ci parrà e piacerà. Ma bisogna che la dia retta a me.Direttore—Sentiamo!Rodolfo—Ella è invitata a pranzo dal Sindaco. Venga; e mostrandosi dolente del fatto accaduto, preghi l'Ispettore a dimenticarlo.Direttore—Eh!Rodolfo—Aspetti... Egli, tanto, è un buacciuòlo; e tutti sanno che la cosa si fa per celia. Lo lodi: lo imburri; si raccomandi anche...Direttore—Ma senta, signor Commendatore...Rodolfo—Si tratta di far la burletta; e da questa può nascerne il bene di lei e della sua Elvira. Mi dia retta: rideremo; ed Ella e la sua Elvira saranno contenti. Se mi riesce, non solo il caro Leone non si risentirà del torto che ella gli ha fatto; ma e della scuola e di lei scriverà al Ministro ogni bene; e ajuterà efficacemente il buon èsito della súpplica della signora Elvira, la quale farò in modo che venga a finir la serata da mia sorella; e potrà giovarci anche lei maravigliosamente. Ma perchè il topo resti in tráppola, bisogna che sia tranquillo d'animo. A tavola glielo metterò accanto: lo tratti onorevolmente, e gli mesca da bere...Direttore—Mi fido di lei; e l'ubbidirò.Rodolfo—Io scappo, per non dar sospetto. A rivederci a or ora.Direttore—A rivederla. (Rodolfo parte) Vediamo come va a finire. Sicuro, i' mi sono un poco lasciatoandare... Ma dall'altra parte un farfanícchio a quel modo... Andiamo a vestirci per il pranzo.Scena Quinta.Elvirae detto.Elvira—Mi è stato detto che eri qui; e qui son venuta per saper un poco com'è andata la faccenda...Direttore—Ora non posso distendermi troppo a raccontarti ogni cosa per filo e per segno; ma sta certa che l'ho servito di coppa e di coltello. L'ho solennemente scorbacchiato in presenza di tutti.Elvira—Dio mio! ma questa cosa ti potrebbe far danno, e frastornare le nostre nozze.Direttore—Veramente un po' troppo uscito dal mánico, sono; e me l'ha detto anche il Commendatore: però mi ha consigliato come mi debbo regolare; e spero che la cosa anderà a finir bene anche per noi. Il Commendatore ha immaginato non so che burletta; e mi ha accertato che, se noi lo secondiamo, ce ne troveremo contenti. Anzi ti avverto che la signora Giulia ti inviterà stasera al thè: sta preparata; e seconda anche tu il nostro disegno, che il Commendatore si dà molta cura anche per noi, e ama di veder concluso il nostro matrimonio.Elvira—Tanto meglio. Dunque va pure a preparartiper il pranzo; ed io verrò a casa della signora Giulia volentierissimo. Addio.Direttore—(le stringe la mano) Addio. (L'Elvira esce; il Direttore scrive alcuni appunti; e poi dice) Ecco fatto! O andiamo. (Esce e cala il sipario)FINE DELL'ATTO SECONDO.ATTO TERZOScena Prima.La stanza del Sindaco come nell'atto I.Fabrizio—(seduto al tavolino) O questa proprio me la sono goduta! Non c'è che dire: le donne hanno gli occhj più lunghi di noi!Questo sor Ispettore, disse la Giulia appena letta la lettera,debb'essere un ignorante e uno scroccone; e non è scattato un pelo: proprio tale in carne e in ossa. Che bocconi! come tracannava! (Firma alcune lettere) Ora bisognerà tornar di là, a veder come finisce la scena. Che grullo! E come ci ha creduto súbito alle scuse del Direttore! e come ha preso per contanti gli encomj che gli si facevano...Scena Seconda.Giuliae detto.Giulia—Fabrizio, cerca di sbrigarti. Abbiam finito di prendere il caffè, e vogliamo passare in sala.Fabrizio—O che non potete andare senza di me? Io ho qualche cosuccia da fare.—Ehi, dimmi un po': séguita a andar bene tra l'Ispettore e il Direttore?Giulia—Pajono amiconi da cent'anni. Un po' l'arte sopraffina del Direttore; un po' i fumi del buon vino; quel caro cavaliere parla con una effusione di cuore che innamora. Ha dimenticato la scenata della scuola; e ha ripreso, a quanto pare, il disegno fatto circa alla Laura...Fabrizio—Disegno circa alla Laura? Che disegno?Giulia—Non ne sai nulla? Credevo che Rodolfo te n'avesse parlato.Fabrizio—No... Io so solamente di una certa proposta insolente che l'Ispettore fece alla signora Elvira.Giulia—Ma il sor Ispettore non si ferma a una sola. Prima che con la Elvira, si era aperto amorosamente con la Laura, ed era venuto alle strette; e vuole a tutti i patti che stasera lo riceva da solo a solo...Fabrizio—Non mi canzoni! O come lo sai?Giulia—Rodolfo, senza volere, ha veduto e udito ogni cosa, e me lo ha detto. Anzi credo che tutto questo rimpaciamento tra il Direttore e il Cavaliere sia maneggio di Rodolfo stesso, il quale ha voluto che ogni amarezza e ogni dispiacere si diléguino dall'animo dell'Ispettore, affinchè non abbandoni per essi, o ci vada meno caloroso, l'affare della Laura. E di fatto par che,non solamente duri nel suo propòsito, ma che ci si sia riscaldato; perchè, scontrátala nell'uscir da pranzo, le ha detto non so che negli orecchj, e credendo di non esser veduto, le ha fatto anche pa[61].Fabrizio—O sciocco che non è altro! Ma senti: Giulia; queste son cose che non istanno bene, e tu mi scandalizzi a pigliarle in burla come fai.Giulia—È tutta farina di Rodolfo: egli vuol fare al signor Leone, sua vecchia conoscenza, una burla solenne, nella quale non ci sarà ombra di scandalo; e dalla quale anzi nascerà un gran bene.Fabrizio—Quel Rodolfo mi pare un po' troppo spericolato, e non vorrei trovarmi a qualche pasticcio.Giulia—Per codesto sta' pur sicuro... Ma sentiamo la Laura stessa. (Suona il campanello e viene un servitore) Dite alla Laura che venga qui. Sentiamo un po' meglio da lei, per potersi governare anche noi. Oh, tanto meglio, ecco anche Rodolfo.Scena Terza.Rodolfoe poi laLaura.Rodolfo—Ma di là siamo tante mosche senza capo: venite via.Giulia—Senti, bisogna prima intendersi su questa faccenda dell'Ispettore.Fabrizio—Sì, perchè non vorrei pasticci...Rodolfo—Non dubitare, no. Senti.Laura—(entra) Mi comanda signora?Giulia—Oh, bene! due colombi a una fava. O sentiamo un po' che cosa avete almanaccato contro quel valente cavaliere.Laura—Signor Commendatore, lo dica lei.Rodolfo—Io dirò quel che si può dire. Del rimanente state pur certi che non nascerà veruno scandalo. La Laura tra poco fingerà di sentirsi poco bene, e ti domanderà di poter ritirarsi in camera sua: il caro Leone, già indettato con lei, domanderà di ritirarsi per qualche momento a scriver lettere, e anderà dalla Laura... Altro non posso dirvi per ora: governerò il tutto io; e tu, Giulia, secóndami, e sii certa che non farei niuna cosa disdicevole a una mia sorella.Fabrizio—E tu, pazzerella, acconsenti a far questa bella figura?Laura—La stia pur certo, signor padrone, che la parte che fo io la potrebbe fare una monaca.Rodolfo—Via, via, non facciamo più chiácchiere. Andiamo di là; che non istà bene questo sparire di tutti i padroni di casa. (Partono)Scena Quarta.Sala di conversazione. Varj convitati che giuocano, chi a scacchi, chi a calabresella, i quali ogni tanto fanno qualche parola riguardante il loro giuoco. A un tavolino sul davantiLeonee ilDirettore, che giuocano a dama.Direttore—Signor Cavaliere, le buffo questa dama; doveva mangiarmi la pedina.Leone—Ecco le solite distrazioni!Direttore—Che vuole, lei ha altri pensieri che il giuoco della dama...Leone—Pur troppo la dice bene... E anche stamattina nella sua scuola... tutte distrazioni, sa?...Direttore—Lo vedeva bene, io; e me ne profittai per vendicarmi un poco... ha capito?... Che vuole? mi perdoni?...Leone—Anzi mi perdoni lei... Sa: non sapevo... Del resto... (si alza). Ma questo giuoco sarà bene smetterlo, eh?Direttore—Smettiamo. Io credeva di far piacere a lei...Leone—Grazie tante... La senta, signor Direttore: io ho pubblicato un ultimo mio lavoretto... Non sarà gran cosa... ma è fatto con amore... Gliene manderò una copia.Direttore—Mi terrò onorato d'un suo dono: e son certo che da quel libro imparerò assai.Leone—Veramente alcuni giornali ne hanno parlatoanche troppo bene; ma temo di adulazione; e vorrei che qualche uomo leale e spassionato ne dicesse proprio quel che ne pensa su qualche giornale accreditato. Lei, vede, potrebbe darlo questo giudizio; gliene sarei proprio tenuto: e se poi potessi fare qualche cosa per lei...Direttore—Volentierissimo, signor Cavaliere.Scena Quinta.Rodolfo,Giulia,Fabrizio.(Tutti si alzano)Giulia—Signori, ci perdónino se gli abbiamo lasciati qui soli. Mio marito doveva sbrigare una faccenda per il Municipio: io e mio fratello abbiam dovuto attendere a preparare un giochetto per più tardi. E per di più è venuta una forte emicránia alla cameriera, che l'ho dovuta accompagnare io stessa in camera sua, e ordinarle che vada a letto.Leone—(Tra sè) Povera Laurína! è stata di parola. Or ora verrò a consolarti, sai!Direttore.—Ma le pare, signora! che accadono scuse? Avremmo tutti avuto dispiacere, se, per cagione di noi, avessero trascurato le cose loro.Scena Sesta.UnServitoree poiElvira.Servitore—La signora maestra Elvira.Giulia—Passi súbito (le va incontro). Brava signora Elvira: ci ha fatto proprio un favore.Elvira—Sarebbe stata villanía il rifiutare sì cortese invito.Leone(Vedendo l'Elvira, si trova impicciato).Rodolfo—Signor Leone, stasera ci vorrebbe un poco di quel saporito brio, col quale ella condiva già le più nobili conversazioni.Leone—Eh, caro Commendatore, lei, che delle più nobili conversazioni è stato sempre il più bell'ornamento, dubito che voglia prendersi giuoco di me, povero letteratuccio... ma pure, la guardi, stasera mi sento in vena, e chi sa... Prima però bisogna che le mi concedano una mezz'oretta di tempo per isbrigare alcuni affari di ufizio; e poi tornerò qui, e mi studierò di ringiovanire.Fabrizio—Si serva pure: ella sa dov'è tutto l'occorrente per iscrivere.Rodolfo—(alla Giulia). Ci siamo: il topo si avvía verso la tráppola. Attenti.Giulia—Signor Cavaliere, noi andiamo di qua nella sala del pianoforte; e aspettiamo lei per prendere il thè.Leone—(Leva fuori l'orologio). Una mezz'oretta mi basterà. Guardi, sono le otto e un quarto; prima delle nove sarò da loro.Varie voci—Dunque l'aspettiamo: faccia presto.Leone—Ma lor signori son troppo cortesi verso di me. A rivederli a or' ora (passando vicino all'Elvira:) Signora Elvira, mi ha perdonato, eh? Mi raccomando a lei. (L'Elvira fa un atto di assentimento col riso sulle labbra; e Leone esce).Rodolfo—(alla Giulia e al Sindaco). Non si può negare che sia un gran buffone. Ora vedremo quel che sa fare.Fabrizio—Rodolfo, mi raccomando; bada che non accada qualche scandalo. Giulia, anche te...Giulia—Sta di buon animo: finirà tutto allegramente. (E volta agli invitati:) Signori, passiamo di qua, dove si starà più comodi; e intanto la signora Elvira ci farà sentire qualche nuovo pezzo di musica sul pianoforte.Elvira—Volentierissimo, giacchè la signora si contenta di così poco.(Escono ordinatamente, e co' soliti convenevoli).Scena Settima.Camera della Laura; da una parte il letto da una persona con parato, e alcuni mobili.LauraeCaterinavecchia.Caterina—Ma che pasticci mi fai fare, pazzerella? Badiamo che non mi trovi a...Laura—A che ti vuoi trovare? fammi il piacere! (Le accomoda le vesti). Guarda, tu pari tutta me. Ora pòsati sul letto: l'uscio è accosto; quandoviene l'amico, stúdiati più che puoi di nasconder la faccia: parla sottovoce. Abbassiamo dell'altro la calza di questo lume, (lo fa) e tiriamo ben giù la ventola. Così va ottimamente. Io sto qui nello stanzino accanto: fa' pulito ogni cosa; e ci sarà per te un bel regalíno. Ricòrdati bene di tutto (si sente rumore). Sta'... mi par di sentir gente. Addio.Scena Ottava.Leonee detta.Caterina—Dio mio! in che pasticci mi mette questo capo sventato.Leone—(apre adagio adagio e mette il capo dentro) Laurína!...Caterina—Chi è? (scende dal letto).Leone—(entra). Son io, amor mio.Caterina—(sottovoce) O Dio! È lei, sor cavaliere? Per carità, parli sottovoce. Oh, che ho fatto! Tremo come una foglia.Leone—(si avvicina) Fídati di me, mia dolcissima Laura: io son qui per farti felice. Vieni, amor mio, tra le mie braccia.Caterina—(fa la ritrosa) Senta, signor cavaliere...Leone—Ma perchè mi tratti colsor cavaliere, e collei? L'amore non vuol complimenti.Caterina—Mi vergogno a darle del tu...Leone—Ma no: fatti coraggio, anima del cuor mio... (si avvicina sempre più).Caterina—Per l'amor di Dio, Leoncíno mio, abbi compassione di me... Sono una fanciulla onesta... Non abusare della confidenza che ho avuto in te...Leone—Angiolo mio, (la abbraccia affettuosamente) io sarò tuo, tuo per sempre: ti adorerò proprio come le cose sante; ma calma per carità quell'ardore che ora mi avvampa. (Si sente rumore di passi).Caterina—Signore, ajutatemi! Siamo scoperti.Leone—(s'impaurisce) Laurína, per carità... Oh, Dio! dove mi nascondo?Caterina—Qui, qui, dietro il parato del letto.(Leone si nasconde; e Caterina si distende sul letto).Scena Nona.La signoraGiuliaconRodolfo, e detti.Giulia—Laura...Caterina—(coprendosi) Signora...Giulia—Come stai!Caterina—Poco bene, signora...Giulia—Ma qui c'era gente... Con chi discorrevi?Caterina—Signora mia, con nessuno...Rodolfo—(nel tempo che le due parlano, gira per la stanza, e adocchia il nascosto.) Con nessuno, eh? O qua dietro chi c'è'? (Va e tira fuori Leone, che resta confuso e immòbile.) E che faceva, signor Ispettore, là dietro?Leone—Passeggiavo...Giulia—Senti, passeggiava! Ed una persona della sua età, del suo grado, si lascia andare fino a questo punto, e rispetta così l'ospitalità?Leone—Signora, per pietà... Che vuole? Al cuore non gli si comanda. Commendatore, mi raccomando anche a voi...Rodolfo—Ah! ora vi raccomandate? Dopo aver così vituperosamente sparlato di me, e messo su de' giornalisti a scrivermi contro, avete il coraggio di raccomandarvi a me!! Meritereste che vi rendessi pan per focaccia.Leone—Credete, Commendatore, son calunnie...Rodolfo—Chetatevi, sfacciato! ci conosciamo. Un vostro pari, e chiappato in questo luogo, parlar di calunnie! Vedi, Giulia, che gente si elegge a ufficj così gelosi! Vedi che ospite gentile si è ficcato qui in casa tua.Leone—Per carità...Rodolfo—Non c'è carità che tenga; e mia sorella, per ora, dee conoscere di che be' panni vestite. Voi non avreste dovuto dimenticare con quali arti vi sia riuscito farvi un po' di largo nel mondo, voi, che e per ingegno e per istudj non avreste mai potuto stare se non terra terra. Encomiatore sfacciato di ogni ricco e potente, vi abbracciaste alle falde d'un letterato di qualche nome ed egli vi mise al mondo come letterato, benchè fosse il primo a mettervi in canzonella, e contraffare i vostri modi ridícoli: vi voltaste come le banderuole ad ogni vento che tirava, e scrivesteper bianchi e per neri, per guelfi e per ghibellíni: cercaste sempre lodi e favori, o raccomandandovi a modo di pitocco, o cercando di destar compassione: sempre vi ficcaste presso questo e quello: la vostra vita fu un continuo domandare impieghi ai governi di tutti i colori; e piangevate di consolazione, raccontando le udienze degli Arciduchi figliuoli di Canapone, come poi piangevate di gioja raccontando quelle de' figliuoli di Vittorio Emanuele: sfruttaste anche voi il sacro nome d'Italia... E foste creduto dagli stolti; e squadernando dinanzi agli occhj degli asini in seggio le lodi pitoccate e bugiarde, aveste ufficj e onorificenze. Questi e queste vi fecero dimenticar l'esser vostro: credeste d'esser davvero uomo da qualcosa: accortamente sfruttaste l'ira che aveva contro di me un giornalista, il quale, per fare, secondo lui, dispetto a me, celebrò e fe' celebrare le vostre sciocchezze stampate.Leone—Ma, Commendatore...Rodolfo—Chetátevi: accenno solo qualcuna delle vostre prodezze, per edificazione di mia sorella, la cui casa avete adesso contaminata; ma potrò squadernarle tutte a tutti, se non ponete al presente scandalo quel rimedio che solo può esserci.Leone—Commendatore, signora Giulia... mi raccomando... non mi rovinate... Ditemi quello che debbo fare.Giulia—Con quale intenzione ella era venuto in questa camera?Leone—Con onesta intenzione; e lo aveva detto anche alla Laurína.Giulia—Dunque ella è pronto a fare il suo dovere sposandola?Leone—Come! qui su due piedi?...Rodolfo—Esitereste forse?Leone—Non èsito: ma qui, ora...Rodolfo—Qui, ora dovete darle la mano, e giurarle fede; e dobbiamo annunziare il matrimonio di là alla conversazione. Questa è la condizione prima che io pongo alla vostra salvezza.Leone—Ed io lo farò.Giulia—(Va al letto dov'è la creduta Laura, e scoprendola e alzandola, la conduce sul davanti. Veduto che è la vecchia, Rodolfo e la Giulia danno in una risata; Leone si copre il volto colle mani.)Caterina—Signora, avesse sentito che parolíne dolci mi diceva il mio Leoncíno!Laura—(esce dallo stanzino) Eccomi qua io a spiegare tutta questa faccenda: io ho fatto quel che ho fatto, per dare una lezione al signor cavaliere, il quale, al modo tenuto meco, doveva avermi preso per qualche civetta; ed ho voluto fargli vedere che sono una ragazza onesta, e che tutte le cameriere non sono pari a quelle che forse egli ha trovato sin qui.Rodolfo—Vedete, signor Leone, anche una fanciulla vi dà lezioni di morale e di creanza. Spero che, se l'amavate prima, come le giuravate, adesso l'amerete anche più... e farete il vostro dovere.Lo sfregio aveste intenzione di farlo a lei, ed a lei dovete fare giusta ammenda.Laura—Ho inteso ogni cosa; e so di che si tratta: ma io ringrazio tanto e poi tanto. Per ora amo di restar fanciulla, e non abbandonerò la mia buona signora; ma, se dovessi rompermi il collo...Rodolfo—Lo vorresti fare con un po' più di sugo, è vero? Brava Laura. Sentite, Leone, la Laura rifiuta le vostre grazie: dunque di ciò non si parli più. (Leone è nella massima confusione.) Oh, senti, Giulia, tu va di là in sala; e così voialtre due (alla Laura e alla Caterina) uscite per un momento di qui; che debbo dir due parole all'Ispettore, col quale verrò tosto di là anch'io, e finiremo allegramente la serata. (Tutte le donne vanno via.)Leone—Rodolfo, vi siete vendicato troppo crudelmente.Rodolfo—Troppo cortesemente dovete dire. Ma adagio, ci restano molte cose da fare. Voi avete abusato vilmente della vostra autorità con la villana proposta fatta alla maestra: avete ferito nel cuore il direttore, che è per essere suo sposo: avete violato l'ospitalità di questa casa onorata; e nella scuola avete dato prova della vostra asinità. Acciocchè tutte queste cose rèstino celate, bisogna che voi facciate di tutto per farle dimenticare.Leone—Ma che cosa?Rodolfo—Nulla che non sia di stretta giustizia, e secondo la pura verità. Farete un largo rapportoal Ministro, dove farete l'elogio che meritano al sindaco e al direttore per il buon procedere delle scuole; delle quali parimente direte tutto il bene possibile: nè direte bugía, quando gli scolari di esse hanno mostrato di saperne più di voi.Leone—Ero distratto...Rodolfo—Síe: eri distratto!—Vi adoprerete con ogni efficacia, ed io verrò in vostro ajuto, perchè la súpplica della signora Elvira sia risoluta favorevolmente, e si possa fare con più allegría il suo prossimo matrimonio. Promettete ogni cosa?Leone—Prometto.Rodolfo—Per cancellare poi ogni sospetto dalle menti de' convitati, vi mostrerete lietissimo, farete ogni atto di cortesía al Direttore e alla Elvira; e, come siete poeta, così farete un sonetto per le loro nozze.Leone—Mi proverò.Rodolfo—Dunque andiamo; ma prima ascoltate un consiglio. È un po' tardi; ma sarà sempre opportuno. Temperate quella smania di nominanza che vi consuma; tanto, siate pur certo che le lodi accattate, e fatte o per favore, o per amicizia, non sono sufficienti a dar fama durevole; e chi non ha stoffa vera, come suol dirsi, resterà sempre un minchione, anche se lo celebreranno cento lingue e cento penne: anzi quelle lodi gli saranno cagione di scherno appresso le persone che veggon diritto. Temperate la lingua,e datevi anche una risciacquatína al cuore; chè è da vera birba il far l'arte che avete fatto con noi sino ad ora. Non dico altro, perchè m'intendete. Di ciò che avete detto o fatto contro di me non ne faccio verun caso, nè ve ne serbo odio: mi basta la leggiadra vendetta che io ne ho potuto fare qui in casa di mia sorella: e però, dove facciate appuntíno quanto avevate promesso, non dubitate che io sia per nuocervi minimamente.Leone—Farò tutto senza che manchi un ette.Rodolfo—Bene. Intanto andiamo a prendere il thè: mostratevi allegro, e mettete alla prova tutta la vostra fantasia! (Partono).Scena Decima.Sala del thè.Giulia,Elvira,Fabrizio, ilDirettoree tutti i convitati.(L'Elvira è al pianoforte, e avrà finito una sonata: tutti battono le mani).Giulia—(Va là e le stringe la mano) Brava signora Elvira; mi rallegro proprio di cuore: lei suona come un angelo.Elvira—(si alza) Troppo buona la signora Giulia.Scena Ultima.Rodolfo,Leonee detti.Rodolfo—Oh! siamo arrivati troppo tardi!Leone—Abbiamo sentito, avvicinandoci, un concento di paradiso...Rodolfo—(sotto voce) Bravo! così.Fabrizio—Era la mano maestra della signora Elvira.Leone—(avvicinandosi alla Elvira) Le faccio, signora Elvira, i miei complimenti; e mi duole di non essermi potuto beare nelle sue celesti armoníe.Elvira—Tutta bontà sua. L'approvazione de' suoi pari è il più bel premio che io possa sperare dalla mia buona volontà.Rodolfo—(da sè) Senti come la sa lunga! E quel baccello si beve la sopraffina canzonatura come un delizioso liquore!(Viene il thè: la Giulia lo prepara, e poi l'offre a questo ed a quello. Gl'invitati siedono senza ordine e senza precedenza).Fabrizio—Dunque, signor Cavaliere, com'è contento di questa città e di queste nostre scuole?Leone—Contentissimo: posso dire che questa Chiusi, lungi dall'esser chiusa, è per me il più spazioso e apríco giardino che mai abbia veduto, e dove fioriscono i più eletti fiori, degni del paradiso (volgendosi alle donne).Rodolfo—(da sè) Ohe! questi sono voli più che pindárici.Leone—Per le scuole e per gl'insegnanti, non ho mai veduto di meglio nella mia duracarriera; nè può essere altrimenti, quando ci sono delle signore Elvire e dei signori Carli.ElviraeCarlo—Troppo buono!Leone—C'è stato un piccolo malinteso... ma il valente direttore mi ha fatto veder la cosa per il suo verso; sì che, invece di sdegno, mi ha accresciuto la stima.Direttore—E qui corampopolo gliene rinnuovo le più umili scuse.Leone—Lasci stare le scuse. Lei è degno della mia stima e della mia protezione.Direttore—Troppo onore! troppa grazia!Fabrizio—Anche la signora Elvira anderà superba di tanta sua degnazione, dovendo tra poco essere sposa del signor Direttore.Rodolfo—Oh, mi rallegro... E quando, se è lécito?Direttore—Ora a Pasqua.Rodolfo—Bravi! Cavaliere, voi siete valoroso poeta, ed anche all'improvviso: su, preparate un sonetto per questi due sposi, che tanto vi onorano e vi stimano.Leone—Caro Commendatore, volentieri... ma cosìstans in duobus pedibus.Fabrizio—(al Direttore sotto voce) O non si dicestans pede in uno.Direttore—(c. s.) Sì: ma egli ha la licenza di dire a quel modo.Giulia—Bene: si ritiri nella stanza accanto, e ci pensi su: io sono ambiziosa di poter dire:qui in casa mia scrisse e declamò un sonetto l'illustre Feroci.Leone—A tanta cortesía non è possibil resistere: mi proverò. (Va via)Rodolfo—Io non mi son mai trovato a uno spasso come quel di stasera: e tu, Giulia, e lei signora Elvira, e il signor direttore, fate maravigliosamente la vostra parte. Ma quel demonio della Laura, eh?Fabrizio—Insomma si può sapere com'è andata?Rodolfo—Te lo dirà poi la Giulia: ti basti che tutto è andato bene; che l'Ispettore si era indotto a sposar Laura, e che ella gli ha detto un bel no.Fabrizio—Ma, o in camera?...Giulia—C'era la vecchia Caterina... (Ridono tutti)Direttore—Ma dica, Commendatore, come anderà del rapporto al Ministro?Rodolfo—Non ha sentito? Porterà a cielo ogni cosa... E poi lasci fare a me.(Nel tempo del colloquio gli altri fingeranno di parlare tra loro, e sfoglieranno libri e album, l'Elvira guarda della musica insieme con la Giulia.)Fabrizio—A propòsito: guarda se mi fai dare un po' di nastro all'occhiello: non per me, sai,ma perchè sono quasi il solo sindaco non cavaliere; e poi per decoro di tua sorella.Rodolfo—Se non vuoi altro che una croce, sta di buon animo, che non ti mancherà. Tu lo sai, come dice quell'amico:Una croce e un sigaro non si nega a nessuno.Leone—(entra) Ecco fatto.Giulia—Come! così presto?Rodolfo—O non l'ho detto che scrive all'improvviso?Leone—Bádino, ve', signori, mi usino compatimento. (Legge e gestisce con enfasi)Tu sei Minerva, o Elvira; e tu se' Apollo,O illustre Carlo; e se vi unite insieme.Da voi d'eroi nascerà chiaro seme,Di cui l'ausonio ciel ben fia satollo.Quando sotto il dolce giogo porrete il collo,Rifiorirà d'Italia ogni altra speme;E quel che più a noi Italiani preme,S'impregnerà di gloria ogni rampollo.Ritornerà per noi l'età dell'oro;Ritornerà, credete, êra novella;Faremo tutti un bello eletto coro.E in quel carattere che mai non si cancella,Griderem tutti nel più stil sonoro:Viva il dottissimo Carlo e Elvira bella.(Mentre legge, Rodolfo, Carlo, e tutti, udendo gli spropòsiti, fanno atti di scherno e di maraviglia).Tutti—Bravo! viva il poeta! viva il cavaliere Ispettore.Leone—(tutto giojoso) Grazie, grazie, signori e signore. Scuseranno: quasi improvvisato!Tutti—Bello, bellissimo! Bravo!Giulia—(Va da Leone, e dandogli la mano dice) Mi rallegro con lei, signor cavaliere (Leone fa delle svenevoli scimmiottate); e come è stato tanto cortese per la poesìa, così oso pregarla di esser tale sino in fondo.Leone—Eccomi qua: comandi.Giulia—Vogliamo fare un ballónzolo; ed ella mi deve onorare di ballar meco la prima quadriglia.Leone—Io lei? Lei me, ha a dire! Mi tengo più beato di questa sua garbatezza, che dell'essere coronato in Campidoglio.(Si dispongono per il ballo: uno si mette al pianoforte e suona. Leone farà mille svenevolezze; e prima che il ballo cominci a buono, Rodolfo, guardando con atto di scherno Leone, dice)Rodolfo—E questa è la gente che il Governo prepone alle scuole!!!...(Il ballo comincia; e mentre ballano cala il sipario)FINE.
Direttore—Ma dunque?Rodolfo—La senta: bisogna fare in modo che l'amico ne faccia una delle più grosse: e la farà di certo, se noi sappiamo dissimulare, ed assicurarlo da ogni amarezza. Egli ci cascherà: so quel che dico; e lo conosco troppo bene. Allora l'uomo è nostro: penserò io a impaurirlo; egli faremo fare tutto quello che ci parrà e piacerà. Ma bisogna che la dia retta a me.Direttore—Sentiamo!Rodolfo—Ella è invitata a pranzo dal Sindaco. Venga; e mostrandosi dolente del fatto accaduto, preghi l'Ispettore a dimenticarlo.Direttore—Eh!Rodolfo—Aspetti... Egli, tanto, è un buacciuòlo; e tutti sanno che la cosa si fa per celia. Lo lodi: lo imburri; si raccomandi anche...Direttore—Ma senta, signor Commendatore...Rodolfo—Si tratta di far la burletta; e da questa può nascerne il bene di lei e della sua Elvira. Mi dia retta: rideremo; ed Ella e la sua Elvira saranno contenti. Se mi riesce, non solo il caro Leone non si risentirà del torto che ella gli ha fatto; ma e della scuola e di lei scriverà al Ministro ogni bene; e ajuterà efficacemente il buon èsito della súpplica della signora Elvira, la quale farò in modo che venga a finir la serata da mia sorella; e potrà giovarci anche lei maravigliosamente. Ma perchè il topo resti in tráppola, bisogna che sia tranquillo d'animo. A tavola glielo metterò accanto: lo tratti onorevolmente, e gli mesca da bere...Direttore—Mi fido di lei; e l'ubbidirò.Rodolfo—Io scappo, per non dar sospetto. A rivederci a or ora.Direttore—A rivederla. (Rodolfo parte) Vediamo come va a finire. Sicuro, i' mi sono un poco lasciatoandare... Ma dall'altra parte un farfanícchio a quel modo... Andiamo a vestirci per il pranzo.Scena Quinta.Elvirae detto.Elvira—Mi è stato detto che eri qui; e qui son venuta per saper un poco com'è andata la faccenda...Direttore—Ora non posso distendermi troppo a raccontarti ogni cosa per filo e per segno; ma sta certa che l'ho servito di coppa e di coltello. L'ho solennemente scorbacchiato in presenza di tutti.Elvira—Dio mio! ma questa cosa ti potrebbe far danno, e frastornare le nostre nozze.Direttore—Veramente un po' troppo uscito dal mánico, sono; e me l'ha detto anche il Commendatore: però mi ha consigliato come mi debbo regolare; e spero che la cosa anderà a finir bene anche per noi. Il Commendatore ha immaginato non so che burletta; e mi ha accertato che, se noi lo secondiamo, ce ne troveremo contenti. Anzi ti avverto che la signora Giulia ti inviterà stasera al thè: sta preparata; e seconda anche tu il nostro disegno, che il Commendatore si dà molta cura anche per noi, e ama di veder concluso il nostro matrimonio.Elvira—Tanto meglio. Dunque va pure a preparartiper il pranzo; ed io verrò a casa della signora Giulia volentierissimo. Addio.Direttore—(le stringe la mano) Addio. (L'Elvira esce; il Direttore scrive alcuni appunti; e poi dice) Ecco fatto! O andiamo. (Esce e cala il sipario)FINE DELL'ATTO SECONDO.ATTO TERZOScena Prima.La stanza del Sindaco come nell'atto I.Fabrizio—(seduto al tavolino) O questa proprio me la sono goduta! Non c'è che dire: le donne hanno gli occhj più lunghi di noi!Questo sor Ispettore, disse la Giulia appena letta la lettera,debb'essere un ignorante e uno scroccone; e non è scattato un pelo: proprio tale in carne e in ossa. Che bocconi! come tracannava! (Firma alcune lettere) Ora bisognerà tornar di là, a veder come finisce la scena. Che grullo! E come ci ha creduto súbito alle scuse del Direttore! e come ha preso per contanti gli encomj che gli si facevano...Scena Seconda.Giuliae detto.Giulia—Fabrizio, cerca di sbrigarti. Abbiam finito di prendere il caffè, e vogliamo passare in sala.Fabrizio—O che non potete andare senza di me? Io ho qualche cosuccia da fare.—Ehi, dimmi un po': séguita a andar bene tra l'Ispettore e il Direttore?Giulia—Pajono amiconi da cent'anni. Un po' l'arte sopraffina del Direttore; un po' i fumi del buon vino; quel caro cavaliere parla con una effusione di cuore che innamora. Ha dimenticato la scenata della scuola; e ha ripreso, a quanto pare, il disegno fatto circa alla Laura...Fabrizio—Disegno circa alla Laura? Che disegno?Giulia—Non ne sai nulla? Credevo che Rodolfo te n'avesse parlato.Fabrizio—No... Io so solamente di una certa proposta insolente che l'Ispettore fece alla signora Elvira.Giulia—Ma il sor Ispettore non si ferma a una sola. Prima che con la Elvira, si era aperto amorosamente con la Laura, ed era venuto alle strette; e vuole a tutti i patti che stasera lo riceva da solo a solo...Fabrizio—Non mi canzoni! O come lo sai?Giulia—Rodolfo, senza volere, ha veduto e udito ogni cosa, e me lo ha detto. Anzi credo che tutto questo rimpaciamento tra il Direttore e il Cavaliere sia maneggio di Rodolfo stesso, il quale ha voluto che ogni amarezza e ogni dispiacere si diléguino dall'animo dell'Ispettore, affinchè non abbandoni per essi, o ci vada meno caloroso, l'affare della Laura. E di fatto par che,non solamente duri nel suo propòsito, ma che ci si sia riscaldato; perchè, scontrátala nell'uscir da pranzo, le ha detto non so che negli orecchj, e credendo di non esser veduto, le ha fatto anche pa[61].Fabrizio—O sciocco che non è altro! Ma senti: Giulia; queste son cose che non istanno bene, e tu mi scandalizzi a pigliarle in burla come fai.Giulia—È tutta farina di Rodolfo: egli vuol fare al signor Leone, sua vecchia conoscenza, una burla solenne, nella quale non ci sarà ombra di scandalo; e dalla quale anzi nascerà un gran bene.Fabrizio—Quel Rodolfo mi pare un po' troppo spericolato, e non vorrei trovarmi a qualche pasticcio.Giulia—Per codesto sta' pur sicuro... Ma sentiamo la Laura stessa. (Suona il campanello e viene un servitore) Dite alla Laura che venga qui. Sentiamo un po' meglio da lei, per potersi governare anche noi. Oh, tanto meglio, ecco anche Rodolfo.Scena Terza.Rodolfoe poi laLaura.Rodolfo—Ma di là siamo tante mosche senza capo: venite via.Giulia—Senti, bisogna prima intendersi su questa faccenda dell'Ispettore.Fabrizio—Sì, perchè non vorrei pasticci...Rodolfo—Non dubitare, no. Senti.Laura—(entra) Mi comanda signora?Giulia—Oh, bene! due colombi a una fava. O sentiamo un po' che cosa avete almanaccato contro quel valente cavaliere.Laura—Signor Commendatore, lo dica lei.Rodolfo—Io dirò quel che si può dire. Del rimanente state pur certi che non nascerà veruno scandalo. La Laura tra poco fingerà di sentirsi poco bene, e ti domanderà di poter ritirarsi in camera sua: il caro Leone, già indettato con lei, domanderà di ritirarsi per qualche momento a scriver lettere, e anderà dalla Laura... Altro non posso dirvi per ora: governerò il tutto io; e tu, Giulia, secóndami, e sii certa che non farei niuna cosa disdicevole a una mia sorella.Fabrizio—E tu, pazzerella, acconsenti a far questa bella figura?Laura—La stia pur certo, signor padrone, che la parte che fo io la potrebbe fare una monaca.Rodolfo—Via, via, non facciamo più chiácchiere. Andiamo di là; che non istà bene questo sparire di tutti i padroni di casa. (Partono)Scena Quarta.Sala di conversazione. Varj convitati che giuocano, chi a scacchi, chi a calabresella, i quali ogni tanto fanno qualche parola riguardante il loro giuoco. A un tavolino sul davantiLeonee ilDirettore, che giuocano a dama.Direttore—Signor Cavaliere, le buffo questa dama; doveva mangiarmi la pedina.Leone—Ecco le solite distrazioni!Direttore—Che vuole, lei ha altri pensieri che il giuoco della dama...Leone—Pur troppo la dice bene... E anche stamattina nella sua scuola... tutte distrazioni, sa?...Direttore—Lo vedeva bene, io; e me ne profittai per vendicarmi un poco... ha capito?... Che vuole? mi perdoni?...Leone—Anzi mi perdoni lei... Sa: non sapevo... Del resto... (si alza). Ma questo giuoco sarà bene smetterlo, eh?Direttore—Smettiamo. Io credeva di far piacere a lei...Leone—Grazie tante... La senta, signor Direttore: io ho pubblicato un ultimo mio lavoretto... Non sarà gran cosa... ma è fatto con amore... Gliene manderò una copia.Direttore—Mi terrò onorato d'un suo dono: e son certo che da quel libro imparerò assai.Leone—Veramente alcuni giornali ne hanno parlatoanche troppo bene; ma temo di adulazione; e vorrei che qualche uomo leale e spassionato ne dicesse proprio quel che ne pensa su qualche giornale accreditato. Lei, vede, potrebbe darlo questo giudizio; gliene sarei proprio tenuto: e se poi potessi fare qualche cosa per lei...Direttore—Volentierissimo, signor Cavaliere.Scena Quinta.Rodolfo,Giulia,Fabrizio.(Tutti si alzano)Giulia—Signori, ci perdónino se gli abbiamo lasciati qui soli. Mio marito doveva sbrigare una faccenda per il Municipio: io e mio fratello abbiam dovuto attendere a preparare un giochetto per più tardi. E per di più è venuta una forte emicránia alla cameriera, che l'ho dovuta accompagnare io stessa in camera sua, e ordinarle che vada a letto.Leone—(Tra sè) Povera Laurína! è stata di parola. Or ora verrò a consolarti, sai!Direttore.—Ma le pare, signora! che accadono scuse? Avremmo tutti avuto dispiacere, se, per cagione di noi, avessero trascurato le cose loro.Scena Sesta.UnServitoree poiElvira.Servitore—La signora maestra Elvira.Giulia—Passi súbito (le va incontro). Brava signora Elvira: ci ha fatto proprio un favore.Elvira—Sarebbe stata villanía il rifiutare sì cortese invito.Leone(Vedendo l'Elvira, si trova impicciato).Rodolfo—Signor Leone, stasera ci vorrebbe un poco di quel saporito brio, col quale ella condiva già le più nobili conversazioni.Leone—Eh, caro Commendatore, lei, che delle più nobili conversazioni è stato sempre il più bell'ornamento, dubito che voglia prendersi giuoco di me, povero letteratuccio... ma pure, la guardi, stasera mi sento in vena, e chi sa... Prima però bisogna che le mi concedano una mezz'oretta di tempo per isbrigare alcuni affari di ufizio; e poi tornerò qui, e mi studierò di ringiovanire.Fabrizio—Si serva pure: ella sa dov'è tutto l'occorrente per iscrivere.Rodolfo—(alla Giulia). Ci siamo: il topo si avvía verso la tráppola. Attenti.Giulia—Signor Cavaliere, noi andiamo di qua nella sala del pianoforte; e aspettiamo lei per prendere il thè.Leone—(Leva fuori l'orologio). Una mezz'oretta mi basterà. Guardi, sono le otto e un quarto; prima delle nove sarò da loro.Varie voci—Dunque l'aspettiamo: faccia presto.Leone—Ma lor signori son troppo cortesi verso di me. A rivederli a or' ora (passando vicino all'Elvira:) Signora Elvira, mi ha perdonato, eh? Mi raccomando a lei. (L'Elvira fa un atto di assentimento col riso sulle labbra; e Leone esce).Rodolfo—(alla Giulia e al Sindaco). Non si può negare che sia un gran buffone. Ora vedremo quel che sa fare.Fabrizio—Rodolfo, mi raccomando; bada che non accada qualche scandalo. Giulia, anche te...Giulia—Sta di buon animo: finirà tutto allegramente. (E volta agli invitati:) Signori, passiamo di qua, dove si starà più comodi; e intanto la signora Elvira ci farà sentire qualche nuovo pezzo di musica sul pianoforte.Elvira—Volentierissimo, giacchè la signora si contenta di così poco.(Escono ordinatamente, e co' soliti convenevoli).Scena Settima.Camera della Laura; da una parte il letto da una persona con parato, e alcuni mobili.LauraeCaterinavecchia.Caterina—Ma che pasticci mi fai fare, pazzerella? Badiamo che non mi trovi a...Laura—A che ti vuoi trovare? fammi il piacere! (Le accomoda le vesti). Guarda, tu pari tutta me. Ora pòsati sul letto: l'uscio è accosto; quandoviene l'amico, stúdiati più che puoi di nasconder la faccia: parla sottovoce. Abbassiamo dell'altro la calza di questo lume, (lo fa) e tiriamo ben giù la ventola. Così va ottimamente. Io sto qui nello stanzino accanto: fa' pulito ogni cosa; e ci sarà per te un bel regalíno. Ricòrdati bene di tutto (si sente rumore). Sta'... mi par di sentir gente. Addio.Scena Ottava.Leonee detta.Caterina—Dio mio! in che pasticci mi mette questo capo sventato.Leone—(apre adagio adagio e mette il capo dentro) Laurína!...Caterina—Chi è? (scende dal letto).Leone—(entra). Son io, amor mio.Caterina—(sottovoce) O Dio! È lei, sor cavaliere? Per carità, parli sottovoce. Oh, che ho fatto! Tremo come una foglia.Leone—(si avvicina) Fídati di me, mia dolcissima Laura: io son qui per farti felice. Vieni, amor mio, tra le mie braccia.Caterina—(fa la ritrosa) Senta, signor cavaliere...Leone—Ma perchè mi tratti colsor cavaliere, e collei? L'amore non vuol complimenti.Caterina—Mi vergogno a darle del tu...Leone—Ma no: fatti coraggio, anima del cuor mio... (si avvicina sempre più).Caterina—Per l'amor di Dio, Leoncíno mio, abbi compassione di me... Sono una fanciulla onesta... Non abusare della confidenza che ho avuto in te...Leone—Angiolo mio, (la abbraccia affettuosamente) io sarò tuo, tuo per sempre: ti adorerò proprio come le cose sante; ma calma per carità quell'ardore che ora mi avvampa. (Si sente rumore di passi).Caterina—Signore, ajutatemi! Siamo scoperti.Leone—(s'impaurisce) Laurína, per carità... Oh, Dio! dove mi nascondo?Caterina—Qui, qui, dietro il parato del letto.(Leone si nasconde; e Caterina si distende sul letto).Scena Nona.La signoraGiuliaconRodolfo, e detti.Giulia—Laura...Caterina—(coprendosi) Signora...Giulia—Come stai!Caterina—Poco bene, signora...Giulia—Ma qui c'era gente... Con chi discorrevi?Caterina—Signora mia, con nessuno...Rodolfo—(nel tempo che le due parlano, gira per la stanza, e adocchia il nascosto.) Con nessuno, eh? O qua dietro chi c'è'? (Va e tira fuori Leone, che resta confuso e immòbile.) E che faceva, signor Ispettore, là dietro?Leone—Passeggiavo...Giulia—Senti, passeggiava! Ed una persona della sua età, del suo grado, si lascia andare fino a questo punto, e rispetta così l'ospitalità?Leone—Signora, per pietà... Che vuole? Al cuore non gli si comanda. Commendatore, mi raccomando anche a voi...Rodolfo—Ah! ora vi raccomandate? Dopo aver così vituperosamente sparlato di me, e messo su de' giornalisti a scrivermi contro, avete il coraggio di raccomandarvi a me!! Meritereste che vi rendessi pan per focaccia.Leone—Credete, Commendatore, son calunnie...Rodolfo—Chetatevi, sfacciato! ci conosciamo. Un vostro pari, e chiappato in questo luogo, parlar di calunnie! Vedi, Giulia, che gente si elegge a ufficj così gelosi! Vedi che ospite gentile si è ficcato qui in casa tua.Leone—Per carità...Rodolfo—Non c'è carità che tenga; e mia sorella, per ora, dee conoscere di che be' panni vestite. Voi non avreste dovuto dimenticare con quali arti vi sia riuscito farvi un po' di largo nel mondo, voi, che e per ingegno e per istudj non avreste mai potuto stare se non terra terra. Encomiatore sfacciato di ogni ricco e potente, vi abbracciaste alle falde d'un letterato di qualche nome ed egli vi mise al mondo come letterato, benchè fosse il primo a mettervi in canzonella, e contraffare i vostri modi ridícoli: vi voltaste come le banderuole ad ogni vento che tirava, e scrivesteper bianchi e per neri, per guelfi e per ghibellíni: cercaste sempre lodi e favori, o raccomandandovi a modo di pitocco, o cercando di destar compassione: sempre vi ficcaste presso questo e quello: la vostra vita fu un continuo domandare impieghi ai governi di tutti i colori; e piangevate di consolazione, raccontando le udienze degli Arciduchi figliuoli di Canapone, come poi piangevate di gioja raccontando quelle de' figliuoli di Vittorio Emanuele: sfruttaste anche voi il sacro nome d'Italia... E foste creduto dagli stolti; e squadernando dinanzi agli occhj degli asini in seggio le lodi pitoccate e bugiarde, aveste ufficj e onorificenze. Questi e queste vi fecero dimenticar l'esser vostro: credeste d'esser davvero uomo da qualcosa: accortamente sfruttaste l'ira che aveva contro di me un giornalista, il quale, per fare, secondo lui, dispetto a me, celebrò e fe' celebrare le vostre sciocchezze stampate.Leone—Ma, Commendatore...Rodolfo—Chetátevi: accenno solo qualcuna delle vostre prodezze, per edificazione di mia sorella, la cui casa avete adesso contaminata; ma potrò squadernarle tutte a tutti, se non ponete al presente scandalo quel rimedio che solo può esserci.Leone—Commendatore, signora Giulia... mi raccomando... non mi rovinate... Ditemi quello che debbo fare.Giulia—Con quale intenzione ella era venuto in questa camera?Leone—Con onesta intenzione; e lo aveva detto anche alla Laurína.Giulia—Dunque ella è pronto a fare il suo dovere sposandola?Leone—Come! qui su due piedi?...Rodolfo—Esitereste forse?Leone—Non èsito: ma qui, ora...Rodolfo—Qui, ora dovete darle la mano, e giurarle fede; e dobbiamo annunziare il matrimonio di là alla conversazione. Questa è la condizione prima che io pongo alla vostra salvezza.Leone—Ed io lo farò.Giulia—(Va al letto dov'è la creduta Laura, e scoprendola e alzandola, la conduce sul davanti. Veduto che è la vecchia, Rodolfo e la Giulia danno in una risata; Leone si copre il volto colle mani.)Caterina—Signora, avesse sentito che parolíne dolci mi diceva il mio Leoncíno!Laura—(esce dallo stanzino) Eccomi qua io a spiegare tutta questa faccenda: io ho fatto quel che ho fatto, per dare una lezione al signor cavaliere, il quale, al modo tenuto meco, doveva avermi preso per qualche civetta; ed ho voluto fargli vedere che sono una ragazza onesta, e che tutte le cameriere non sono pari a quelle che forse egli ha trovato sin qui.Rodolfo—Vedete, signor Leone, anche una fanciulla vi dà lezioni di morale e di creanza. Spero che, se l'amavate prima, come le giuravate, adesso l'amerete anche più... e farete il vostro dovere.Lo sfregio aveste intenzione di farlo a lei, ed a lei dovete fare giusta ammenda.Laura—Ho inteso ogni cosa; e so di che si tratta: ma io ringrazio tanto e poi tanto. Per ora amo di restar fanciulla, e non abbandonerò la mia buona signora; ma, se dovessi rompermi il collo...Rodolfo—Lo vorresti fare con un po' più di sugo, è vero? Brava Laura. Sentite, Leone, la Laura rifiuta le vostre grazie: dunque di ciò non si parli più. (Leone è nella massima confusione.) Oh, senti, Giulia, tu va di là in sala; e così voialtre due (alla Laura e alla Caterina) uscite per un momento di qui; che debbo dir due parole all'Ispettore, col quale verrò tosto di là anch'io, e finiremo allegramente la serata. (Tutte le donne vanno via.)Leone—Rodolfo, vi siete vendicato troppo crudelmente.Rodolfo—Troppo cortesemente dovete dire. Ma adagio, ci restano molte cose da fare. Voi avete abusato vilmente della vostra autorità con la villana proposta fatta alla maestra: avete ferito nel cuore il direttore, che è per essere suo sposo: avete violato l'ospitalità di questa casa onorata; e nella scuola avete dato prova della vostra asinità. Acciocchè tutte queste cose rèstino celate, bisogna che voi facciate di tutto per farle dimenticare.Leone—Ma che cosa?Rodolfo—Nulla che non sia di stretta giustizia, e secondo la pura verità. Farete un largo rapportoal Ministro, dove farete l'elogio che meritano al sindaco e al direttore per il buon procedere delle scuole; delle quali parimente direte tutto il bene possibile: nè direte bugía, quando gli scolari di esse hanno mostrato di saperne più di voi.Leone—Ero distratto...Rodolfo—Síe: eri distratto!—Vi adoprerete con ogni efficacia, ed io verrò in vostro ajuto, perchè la súpplica della signora Elvira sia risoluta favorevolmente, e si possa fare con più allegría il suo prossimo matrimonio. Promettete ogni cosa?Leone—Prometto.Rodolfo—Per cancellare poi ogni sospetto dalle menti de' convitati, vi mostrerete lietissimo, farete ogni atto di cortesía al Direttore e alla Elvira; e, come siete poeta, così farete un sonetto per le loro nozze.Leone—Mi proverò.Rodolfo—Dunque andiamo; ma prima ascoltate un consiglio. È un po' tardi; ma sarà sempre opportuno. Temperate quella smania di nominanza che vi consuma; tanto, siate pur certo che le lodi accattate, e fatte o per favore, o per amicizia, non sono sufficienti a dar fama durevole; e chi non ha stoffa vera, come suol dirsi, resterà sempre un minchione, anche se lo celebreranno cento lingue e cento penne: anzi quelle lodi gli saranno cagione di scherno appresso le persone che veggon diritto. Temperate la lingua,e datevi anche una risciacquatína al cuore; chè è da vera birba il far l'arte che avete fatto con noi sino ad ora. Non dico altro, perchè m'intendete. Di ciò che avete detto o fatto contro di me non ne faccio verun caso, nè ve ne serbo odio: mi basta la leggiadra vendetta che io ne ho potuto fare qui in casa di mia sorella: e però, dove facciate appuntíno quanto avevate promesso, non dubitate che io sia per nuocervi minimamente.Leone—Farò tutto senza che manchi un ette.Rodolfo—Bene. Intanto andiamo a prendere il thè: mostratevi allegro, e mettete alla prova tutta la vostra fantasia! (Partono).Scena Decima.Sala del thè.Giulia,Elvira,Fabrizio, ilDirettoree tutti i convitati.(L'Elvira è al pianoforte, e avrà finito una sonata: tutti battono le mani).Giulia—(Va là e le stringe la mano) Brava signora Elvira; mi rallegro proprio di cuore: lei suona come un angelo.Elvira—(si alza) Troppo buona la signora Giulia.Scena Ultima.Rodolfo,Leonee detti.Rodolfo—Oh! siamo arrivati troppo tardi!Leone—Abbiamo sentito, avvicinandoci, un concento di paradiso...Rodolfo—(sotto voce) Bravo! così.Fabrizio—Era la mano maestra della signora Elvira.Leone—(avvicinandosi alla Elvira) Le faccio, signora Elvira, i miei complimenti; e mi duole di non essermi potuto beare nelle sue celesti armoníe.Elvira—Tutta bontà sua. L'approvazione de' suoi pari è il più bel premio che io possa sperare dalla mia buona volontà.Rodolfo—(da sè) Senti come la sa lunga! E quel baccello si beve la sopraffina canzonatura come un delizioso liquore!(Viene il thè: la Giulia lo prepara, e poi l'offre a questo ed a quello. Gl'invitati siedono senza ordine e senza precedenza).Fabrizio—Dunque, signor Cavaliere, com'è contento di questa città e di queste nostre scuole?Leone—Contentissimo: posso dire che questa Chiusi, lungi dall'esser chiusa, è per me il più spazioso e apríco giardino che mai abbia veduto, e dove fioriscono i più eletti fiori, degni del paradiso (volgendosi alle donne).Rodolfo—(da sè) Ohe! questi sono voli più che pindárici.Leone—Per le scuole e per gl'insegnanti, non ho mai veduto di meglio nella mia duracarriera; nè può essere altrimenti, quando ci sono delle signore Elvire e dei signori Carli.ElviraeCarlo—Troppo buono!Leone—C'è stato un piccolo malinteso... ma il valente direttore mi ha fatto veder la cosa per il suo verso; sì che, invece di sdegno, mi ha accresciuto la stima.Direttore—E qui corampopolo gliene rinnuovo le più umili scuse.Leone—Lasci stare le scuse. Lei è degno della mia stima e della mia protezione.Direttore—Troppo onore! troppa grazia!Fabrizio—Anche la signora Elvira anderà superba di tanta sua degnazione, dovendo tra poco essere sposa del signor Direttore.Rodolfo—Oh, mi rallegro... E quando, se è lécito?Direttore—Ora a Pasqua.Rodolfo—Bravi! Cavaliere, voi siete valoroso poeta, ed anche all'improvviso: su, preparate un sonetto per questi due sposi, che tanto vi onorano e vi stimano.Leone—Caro Commendatore, volentieri... ma cosìstans in duobus pedibus.Fabrizio—(al Direttore sotto voce) O non si dicestans pede in uno.Direttore—(c. s.) Sì: ma egli ha la licenza di dire a quel modo.Giulia—Bene: si ritiri nella stanza accanto, e ci pensi su: io sono ambiziosa di poter dire:qui in casa mia scrisse e declamò un sonetto l'illustre Feroci.Leone—A tanta cortesía non è possibil resistere: mi proverò. (Va via)Rodolfo—Io non mi son mai trovato a uno spasso come quel di stasera: e tu, Giulia, e lei signora Elvira, e il signor direttore, fate maravigliosamente la vostra parte. Ma quel demonio della Laura, eh?Fabrizio—Insomma si può sapere com'è andata?Rodolfo—Te lo dirà poi la Giulia: ti basti che tutto è andato bene; che l'Ispettore si era indotto a sposar Laura, e che ella gli ha detto un bel no.Fabrizio—Ma, o in camera?...Giulia—C'era la vecchia Caterina... (Ridono tutti)Direttore—Ma dica, Commendatore, come anderà del rapporto al Ministro?Rodolfo—Non ha sentito? Porterà a cielo ogni cosa... E poi lasci fare a me.(Nel tempo del colloquio gli altri fingeranno di parlare tra loro, e sfoglieranno libri e album, l'Elvira guarda della musica insieme con la Giulia.)Fabrizio—A propòsito: guarda se mi fai dare un po' di nastro all'occhiello: non per me, sai,ma perchè sono quasi il solo sindaco non cavaliere; e poi per decoro di tua sorella.Rodolfo—Se non vuoi altro che una croce, sta di buon animo, che non ti mancherà. Tu lo sai, come dice quell'amico:Una croce e un sigaro non si nega a nessuno.Leone—(entra) Ecco fatto.Giulia—Come! così presto?Rodolfo—O non l'ho detto che scrive all'improvviso?Leone—Bádino, ve', signori, mi usino compatimento. (Legge e gestisce con enfasi)Tu sei Minerva, o Elvira; e tu se' Apollo,O illustre Carlo; e se vi unite insieme.Da voi d'eroi nascerà chiaro seme,Di cui l'ausonio ciel ben fia satollo.Quando sotto il dolce giogo porrete il collo,Rifiorirà d'Italia ogni altra speme;E quel che più a noi Italiani preme,S'impregnerà di gloria ogni rampollo.Ritornerà per noi l'età dell'oro;Ritornerà, credete, êra novella;Faremo tutti un bello eletto coro.E in quel carattere che mai non si cancella,Griderem tutti nel più stil sonoro:Viva il dottissimo Carlo e Elvira bella.(Mentre legge, Rodolfo, Carlo, e tutti, udendo gli spropòsiti, fanno atti di scherno e di maraviglia).Tutti—Bravo! viva il poeta! viva il cavaliere Ispettore.Leone—(tutto giojoso) Grazie, grazie, signori e signore. Scuseranno: quasi improvvisato!Tutti—Bello, bellissimo! Bravo!Giulia—(Va da Leone, e dandogli la mano dice) Mi rallegro con lei, signor cavaliere (Leone fa delle svenevoli scimmiottate); e come è stato tanto cortese per la poesìa, così oso pregarla di esser tale sino in fondo.Leone—Eccomi qua: comandi.Giulia—Vogliamo fare un ballónzolo; ed ella mi deve onorare di ballar meco la prima quadriglia.Leone—Io lei? Lei me, ha a dire! Mi tengo più beato di questa sua garbatezza, che dell'essere coronato in Campidoglio.(Si dispongono per il ballo: uno si mette al pianoforte e suona. Leone farà mille svenevolezze; e prima che il ballo cominci a buono, Rodolfo, guardando con atto di scherno Leone, dice)Rodolfo—E questa è la gente che il Governo prepone alle scuole!!!...(Il ballo comincia; e mentre ballano cala il sipario)FINE.
Direttore—Ma dunque?
Rodolfo—La senta: bisogna fare in modo che l'amico ne faccia una delle più grosse: e la farà di certo, se noi sappiamo dissimulare, ed assicurarlo da ogni amarezza. Egli ci cascherà: so quel che dico; e lo conosco troppo bene. Allora l'uomo è nostro: penserò io a impaurirlo; egli faremo fare tutto quello che ci parrà e piacerà. Ma bisogna che la dia retta a me.
Direttore—Sentiamo!
Rodolfo—Ella è invitata a pranzo dal Sindaco. Venga; e mostrandosi dolente del fatto accaduto, preghi l'Ispettore a dimenticarlo.
Direttore—Eh!
Rodolfo—Aspetti... Egli, tanto, è un buacciuòlo; e tutti sanno che la cosa si fa per celia. Lo lodi: lo imburri; si raccomandi anche...
Direttore—Ma senta, signor Commendatore...
Rodolfo—Si tratta di far la burletta; e da questa può nascerne il bene di lei e della sua Elvira. Mi dia retta: rideremo; ed Ella e la sua Elvira saranno contenti. Se mi riesce, non solo il caro Leone non si risentirà del torto che ella gli ha fatto; ma e della scuola e di lei scriverà al Ministro ogni bene; e ajuterà efficacemente il buon èsito della súpplica della signora Elvira, la quale farò in modo che venga a finir la serata da mia sorella; e potrà giovarci anche lei maravigliosamente. Ma perchè il topo resti in tráppola, bisogna che sia tranquillo d'animo. A tavola glielo metterò accanto: lo tratti onorevolmente, e gli mesca da bere...
Direttore—Mi fido di lei; e l'ubbidirò.
Rodolfo—Io scappo, per non dar sospetto. A rivederci a or ora.
Direttore—A rivederla. (Rodolfo parte) Vediamo come va a finire. Sicuro, i' mi sono un poco lasciatoandare... Ma dall'altra parte un farfanícchio a quel modo... Andiamo a vestirci per il pranzo.
Scena Quinta.
Elvirae detto.
Elvira—Mi è stato detto che eri qui; e qui son venuta per saper un poco com'è andata la faccenda...
Direttore—Ora non posso distendermi troppo a raccontarti ogni cosa per filo e per segno; ma sta certa che l'ho servito di coppa e di coltello. L'ho solennemente scorbacchiato in presenza di tutti.
Elvira—Dio mio! ma questa cosa ti potrebbe far danno, e frastornare le nostre nozze.
Direttore—Veramente un po' troppo uscito dal mánico, sono; e me l'ha detto anche il Commendatore: però mi ha consigliato come mi debbo regolare; e spero che la cosa anderà a finir bene anche per noi. Il Commendatore ha immaginato non so che burletta; e mi ha accertato che, se noi lo secondiamo, ce ne troveremo contenti. Anzi ti avverto che la signora Giulia ti inviterà stasera al thè: sta preparata; e seconda anche tu il nostro disegno, che il Commendatore si dà molta cura anche per noi, e ama di veder concluso il nostro matrimonio.
Elvira—Tanto meglio. Dunque va pure a preparartiper il pranzo; ed io verrò a casa della signora Giulia volentierissimo. Addio.
Direttore—(le stringe la mano) Addio. (L'Elvira esce; il Direttore scrive alcuni appunti; e poi dice) Ecco fatto! O andiamo. (Esce e cala il sipario)
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
Scena Prima.
La stanza del Sindaco come nell'atto I.
Fabrizio—(seduto al tavolino) O questa proprio me la sono goduta! Non c'è che dire: le donne hanno gli occhj più lunghi di noi!Questo sor Ispettore, disse la Giulia appena letta la lettera,debb'essere un ignorante e uno scroccone; e non è scattato un pelo: proprio tale in carne e in ossa. Che bocconi! come tracannava! (Firma alcune lettere) Ora bisognerà tornar di là, a veder come finisce la scena. Che grullo! E come ci ha creduto súbito alle scuse del Direttore! e come ha preso per contanti gli encomj che gli si facevano...
Scena Seconda.
Giuliae detto.Giulia—Fabrizio, cerca di sbrigarti. Abbiam finito di prendere il caffè, e vogliamo passare in sala.
Fabrizio—O che non potete andare senza di me? Io ho qualche cosuccia da fare.—Ehi, dimmi un po': séguita a andar bene tra l'Ispettore e il Direttore?
Giulia—Pajono amiconi da cent'anni. Un po' l'arte sopraffina del Direttore; un po' i fumi del buon vino; quel caro cavaliere parla con una effusione di cuore che innamora. Ha dimenticato la scenata della scuola; e ha ripreso, a quanto pare, il disegno fatto circa alla Laura...
Fabrizio—Disegno circa alla Laura? Che disegno?
Giulia—Non ne sai nulla? Credevo che Rodolfo te n'avesse parlato.
Fabrizio—No... Io so solamente di una certa proposta insolente che l'Ispettore fece alla signora Elvira.
Giulia—Ma il sor Ispettore non si ferma a una sola. Prima che con la Elvira, si era aperto amorosamente con la Laura, ed era venuto alle strette; e vuole a tutti i patti che stasera lo riceva da solo a solo...
Fabrizio—Non mi canzoni! O come lo sai?
Giulia—Rodolfo, senza volere, ha veduto e udito ogni cosa, e me lo ha detto. Anzi credo che tutto questo rimpaciamento tra il Direttore e il Cavaliere sia maneggio di Rodolfo stesso, il quale ha voluto che ogni amarezza e ogni dispiacere si diléguino dall'animo dell'Ispettore, affinchè non abbandoni per essi, o ci vada meno caloroso, l'affare della Laura. E di fatto par che,non solamente duri nel suo propòsito, ma che ci si sia riscaldato; perchè, scontrátala nell'uscir da pranzo, le ha detto non so che negli orecchj, e credendo di non esser veduto, le ha fatto anche pa[61].
Fabrizio—O sciocco che non è altro! Ma senti: Giulia; queste son cose che non istanno bene, e tu mi scandalizzi a pigliarle in burla come fai.
Giulia—È tutta farina di Rodolfo: egli vuol fare al signor Leone, sua vecchia conoscenza, una burla solenne, nella quale non ci sarà ombra di scandalo; e dalla quale anzi nascerà un gran bene.
Fabrizio—Quel Rodolfo mi pare un po' troppo spericolato, e non vorrei trovarmi a qualche pasticcio.
Giulia—Per codesto sta' pur sicuro... Ma sentiamo la Laura stessa. (Suona il campanello e viene un servitore) Dite alla Laura che venga qui. Sentiamo un po' meglio da lei, per potersi governare anche noi. Oh, tanto meglio, ecco anche Rodolfo.
Scena Terza.
Rodolfoe poi laLaura.
Rodolfo—Ma di là siamo tante mosche senza capo: venite via.
Giulia—Senti, bisogna prima intendersi su questa faccenda dell'Ispettore.
Fabrizio—Sì, perchè non vorrei pasticci...
Rodolfo—Non dubitare, no. Senti.
Laura—(entra) Mi comanda signora?
Giulia—Oh, bene! due colombi a una fava. O sentiamo un po' che cosa avete almanaccato contro quel valente cavaliere.
Laura—Signor Commendatore, lo dica lei.
Rodolfo—Io dirò quel che si può dire. Del rimanente state pur certi che non nascerà veruno scandalo. La Laura tra poco fingerà di sentirsi poco bene, e ti domanderà di poter ritirarsi in camera sua: il caro Leone, già indettato con lei, domanderà di ritirarsi per qualche momento a scriver lettere, e anderà dalla Laura... Altro non posso dirvi per ora: governerò il tutto io; e tu, Giulia, secóndami, e sii certa che non farei niuna cosa disdicevole a una mia sorella.
Fabrizio—E tu, pazzerella, acconsenti a far questa bella figura?
Laura—La stia pur certo, signor padrone, che la parte che fo io la potrebbe fare una monaca.
Rodolfo—Via, via, non facciamo più chiácchiere. Andiamo di là; che non istà bene questo sparire di tutti i padroni di casa. (Partono)
Scena Quarta.
Sala di conversazione. Varj convitati che giuocano, chi a scacchi, chi a calabresella, i quali ogni tanto fanno qualche parola riguardante il loro giuoco. A un tavolino sul davantiLeonee ilDirettore, che giuocano a dama.
Direttore—Signor Cavaliere, le buffo questa dama; doveva mangiarmi la pedina.
Leone—Ecco le solite distrazioni!
Direttore—Che vuole, lei ha altri pensieri che il giuoco della dama...
Leone—Pur troppo la dice bene... E anche stamattina nella sua scuola... tutte distrazioni, sa?...
Direttore—Lo vedeva bene, io; e me ne profittai per vendicarmi un poco... ha capito?... Che vuole? mi perdoni?...
Leone—Anzi mi perdoni lei... Sa: non sapevo... Del resto... (si alza). Ma questo giuoco sarà bene smetterlo, eh?
Direttore—Smettiamo. Io credeva di far piacere a lei...
Leone—Grazie tante... La senta, signor Direttore: io ho pubblicato un ultimo mio lavoretto... Non sarà gran cosa... ma è fatto con amore... Gliene manderò una copia.
Direttore—Mi terrò onorato d'un suo dono: e son certo che da quel libro imparerò assai.
Leone—Veramente alcuni giornali ne hanno parlatoanche troppo bene; ma temo di adulazione; e vorrei che qualche uomo leale e spassionato ne dicesse proprio quel che ne pensa su qualche giornale accreditato. Lei, vede, potrebbe darlo questo giudizio; gliene sarei proprio tenuto: e se poi potessi fare qualche cosa per lei...
Direttore—Volentierissimo, signor Cavaliere.
Scena Quinta.
Rodolfo,Giulia,Fabrizio.
(Tutti si alzano)
Giulia—Signori, ci perdónino se gli abbiamo lasciati qui soli. Mio marito doveva sbrigare una faccenda per il Municipio: io e mio fratello abbiam dovuto attendere a preparare un giochetto per più tardi. E per di più è venuta una forte emicránia alla cameriera, che l'ho dovuta accompagnare io stessa in camera sua, e ordinarle che vada a letto.
Leone—(Tra sè) Povera Laurína! è stata di parola. Or ora verrò a consolarti, sai!
Direttore.—Ma le pare, signora! che accadono scuse? Avremmo tutti avuto dispiacere, se, per cagione di noi, avessero trascurato le cose loro.
Scena Sesta.
UnServitoree poiElvira.
Servitore—La signora maestra Elvira.
Giulia—Passi súbito (le va incontro). Brava signora Elvira: ci ha fatto proprio un favore.
Elvira—Sarebbe stata villanía il rifiutare sì cortese invito.
Leone(Vedendo l'Elvira, si trova impicciato).
Rodolfo—Signor Leone, stasera ci vorrebbe un poco di quel saporito brio, col quale ella condiva già le più nobili conversazioni.
Leone—Eh, caro Commendatore, lei, che delle più nobili conversazioni è stato sempre il più bell'ornamento, dubito che voglia prendersi giuoco di me, povero letteratuccio... ma pure, la guardi, stasera mi sento in vena, e chi sa... Prima però bisogna che le mi concedano una mezz'oretta di tempo per isbrigare alcuni affari di ufizio; e poi tornerò qui, e mi studierò di ringiovanire.
Fabrizio—Si serva pure: ella sa dov'è tutto l'occorrente per iscrivere.
Rodolfo—(alla Giulia). Ci siamo: il topo si avvía verso la tráppola. Attenti.
Giulia—Signor Cavaliere, noi andiamo di qua nella sala del pianoforte; e aspettiamo lei per prendere il thè.
Leone—(Leva fuori l'orologio). Una mezz'oretta mi basterà. Guardi, sono le otto e un quarto; prima delle nove sarò da loro.
Varie voci—Dunque l'aspettiamo: faccia presto.
Leone—Ma lor signori son troppo cortesi verso di me. A rivederli a or' ora (passando vicino all'Elvira:) Signora Elvira, mi ha perdonato, eh? Mi raccomando a lei. (L'Elvira fa un atto di assentimento col riso sulle labbra; e Leone esce).
Rodolfo—(alla Giulia e al Sindaco). Non si può negare che sia un gran buffone. Ora vedremo quel che sa fare.
Fabrizio—Rodolfo, mi raccomando; bada che non accada qualche scandalo. Giulia, anche te...
Giulia—Sta di buon animo: finirà tutto allegramente. (E volta agli invitati:) Signori, passiamo di qua, dove si starà più comodi; e intanto la signora Elvira ci farà sentire qualche nuovo pezzo di musica sul pianoforte.
Elvira—Volentierissimo, giacchè la signora si contenta di così poco.
(Escono ordinatamente, e co' soliti convenevoli).
Scena Settima.
Camera della Laura; da una parte il letto da una persona con parato, e alcuni mobili.
LauraeCaterinavecchia.
Caterina—Ma che pasticci mi fai fare, pazzerella? Badiamo che non mi trovi a...
Laura—A che ti vuoi trovare? fammi il piacere! (Le accomoda le vesti). Guarda, tu pari tutta me. Ora pòsati sul letto: l'uscio è accosto; quandoviene l'amico, stúdiati più che puoi di nasconder la faccia: parla sottovoce. Abbassiamo dell'altro la calza di questo lume, (lo fa) e tiriamo ben giù la ventola. Così va ottimamente. Io sto qui nello stanzino accanto: fa' pulito ogni cosa; e ci sarà per te un bel regalíno. Ricòrdati bene di tutto (si sente rumore). Sta'... mi par di sentir gente. Addio.
Scena Ottava.
Leonee detta.
Caterina—Dio mio! in che pasticci mi mette questo capo sventato.
Leone—(apre adagio adagio e mette il capo dentro) Laurína!...
Caterina—Chi è? (scende dal letto).
Leone—(entra). Son io, amor mio.
Caterina—(sottovoce) O Dio! È lei, sor cavaliere? Per carità, parli sottovoce. Oh, che ho fatto! Tremo come una foglia.
Leone—(si avvicina) Fídati di me, mia dolcissima Laura: io son qui per farti felice. Vieni, amor mio, tra le mie braccia.
Caterina—(fa la ritrosa) Senta, signor cavaliere...
Leone—Ma perchè mi tratti colsor cavaliere, e collei? L'amore non vuol complimenti.
Caterina—Mi vergogno a darle del tu...
Leone—Ma no: fatti coraggio, anima del cuor mio... (si avvicina sempre più).
Caterina—Per l'amor di Dio, Leoncíno mio, abbi compassione di me... Sono una fanciulla onesta... Non abusare della confidenza che ho avuto in te...
Leone—Angiolo mio, (la abbraccia affettuosamente) io sarò tuo, tuo per sempre: ti adorerò proprio come le cose sante; ma calma per carità quell'ardore che ora mi avvampa. (Si sente rumore di passi).
Caterina—Signore, ajutatemi! Siamo scoperti.
Leone—(s'impaurisce) Laurína, per carità... Oh, Dio! dove mi nascondo?
Caterina—Qui, qui, dietro il parato del letto.
(Leone si nasconde; e Caterina si distende sul letto).
Scena Nona.
La signoraGiuliaconRodolfo, e detti.
Giulia—Laura...
Caterina—(coprendosi) Signora...
Giulia—Come stai!
Caterina—Poco bene, signora...
Giulia—Ma qui c'era gente... Con chi discorrevi?
Caterina—Signora mia, con nessuno...
Rodolfo—(nel tempo che le due parlano, gira per la stanza, e adocchia il nascosto.) Con nessuno, eh? O qua dietro chi c'è'? (Va e tira fuori Leone, che resta confuso e immòbile.) E che faceva, signor Ispettore, là dietro?
Leone—Passeggiavo...
Giulia—Senti, passeggiava! Ed una persona della sua età, del suo grado, si lascia andare fino a questo punto, e rispetta così l'ospitalità?
Leone—Signora, per pietà... Che vuole? Al cuore non gli si comanda. Commendatore, mi raccomando anche a voi...
Rodolfo—Ah! ora vi raccomandate? Dopo aver così vituperosamente sparlato di me, e messo su de' giornalisti a scrivermi contro, avete il coraggio di raccomandarvi a me!! Meritereste che vi rendessi pan per focaccia.
Leone—Credete, Commendatore, son calunnie...
Rodolfo—Chetatevi, sfacciato! ci conosciamo. Un vostro pari, e chiappato in questo luogo, parlar di calunnie! Vedi, Giulia, che gente si elegge a ufficj così gelosi! Vedi che ospite gentile si è ficcato qui in casa tua.
Leone—Per carità...
Rodolfo—Non c'è carità che tenga; e mia sorella, per ora, dee conoscere di che be' panni vestite. Voi non avreste dovuto dimenticare con quali arti vi sia riuscito farvi un po' di largo nel mondo, voi, che e per ingegno e per istudj non avreste mai potuto stare se non terra terra. Encomiatore sfacciato di ogni ricco e potente, vi abbracciaste alle falde d'un letterato di qualche nome ed egli vi mise al mondo come letterato, benchè fosse il primo a mettervi in canzonella, e contraffare i vostri modi ridícoli: vi voltaste come le banderuole ad ogni vento che tirava, e scrivesteper bianchi e per neri, per guelfi e per ghibellíni: cercaste sempre lodi e favori, o raccomandandovi a modo di pitocco, o cercando di destar compassione: sempre vi ficcaste presso questo e quello: la vostra vita fu un continuo domandare impieghi ai governi di tutti i colori; e piangevate di consolazione, raccontando le udienze degli Arciduchi figliuoli di Canapone, come poi piangevate di gioja raccontando quelle de' figliuoli di Vittorio Emanuele: sfruttaste anche voi il sacro nome d'Italia... E foste creduto dagli stolti; e squadernando dinanzi agli occhj degli asini in seggio le lodi pitoccate e bugiarde, aveste ufficj e onorificenze. Questi e queste vi fecero dimenticar l'esser vostro: credeste d'esser davvero uomo da qualcosa: accortamente sfruttaste l'ira che aveva contro di me un giornalista, il quale, per fare, secondo lui, dispetto a me, celebrò e fe' celebrare le vostre sciocchezze stampate.
Leone—Ma, Commendatore...
Rodolfo—Chetátevi: accenno solo qualcuna delle vostre prodezze, per edificazione di mia sorella, la cui casa avete adesso contaminata; ma potrò squadernarle tutte a tutti, se non ponete al presente scandalo quel rimedio che solo può esserci.
Leone—Commendatore, signora Giulia... mi raccomando... non mi rovinate... Ditemi quello che debbo fare.
Giulia—Con quale intenzione ella era venuto in questa camera?
Leone—Con onesta intenzione; e lo aveva detto anche alla Laurína.
Giulia—Dunque ella è pronto a fare il suo dovere sposandola?
Leone—Come! qui su due piedi?...
Rodolfo—Esitereste forse?
Leone—Non èsito: ma qui, ora...
Rodolfo—Qui, ora dovete darle la mano, e giurarle fede; e dobbiamo annunziare il matrimonio di là alla conversazione. Questa è la condizione prima che io pongo alla vostra salvezza.
Leone—Ed io lo farò.
Giulia—(Va al letto dov'è la creduta Laura, e scoprendola e alzandola, la conduce sul davanti. Veduto che è la vecchia, Rodolfo e la Giulia danno in una risata; Leone si copre il volto colle mani.)
Caterina—Signora, avesse sentito che parolíne dolci mi diceva il mio Leoncíno!
Laura—(esce dallo stanzino) Eccomi qua io a spiegare tutta questa faccenda: io ho fatto quel che ho fatto, per dare una lezione al signor cavaliere, il quale, al modo tenuto meco, doveva avermi preso per qualche civetta; ed ho voluto fargli vedere che sono una ragazza onesta, e che tutte le cameriere non sono pari a quelle che forse egli ha trovato sin qui.
Rodolfo—Vedete, signor Leone, anche una fanciulla vi dà lezioni di morale e di creanza. Spero che, se l'amavate prima, come le giuravate, adesso l'amerete anche più... e farete il vostro dovere.Lo sfregio aveste intenzione di farlo a lei, ed a lei dovete fare giusta ammenda.
Laura—Ho inteso ogni cosa; e so di che si tratta: ma io ringrazio tanto e poi tanto. Per ora amo di restar fanciulla, e non abbandonerò la mia buona signora; ma, se dovessi rompermi il collo...
Rodolfo—Lo vorresti fare con un po' più di sugo, è vero? Brava Laura. Sentite, Leone, la Laura rifiuta le vostre grazie: dunque di ciò non si parli più. (Leone è nella massima confusione.) Oh, senti, Giulia, tu va di là in sala; e così voialtre due (alla Laura e alla Caterina) uscite per un momento di qui; che debbo dir due parole all'Ispettore, col quale verrò tosto di là anch'io, e finiremo allegramente la serata. (Tutte le donne vanno via.)
Leone—Rodolfo, vi siete vendicato troppo crudelmente.
Rodolfo—Troppo cortesemente dovete dire. Ma adagio, ci restano molte cose da fare. Voi avete abusato vilmente della vostra autorità con la villana proposta fatta alla maestra: avete ferito nel cuore il direttore, che è per essere suo sposo: avete violato l'ospitalità di questa casa onorata; e nella scuola avete dato prova della vostra asinità. Acciocchè tutte queste cose rèstino celate, bisogna che voi facciate di tutto per farle dimenticare.
Leone—Ma che cosa?
Rodolfo—Nulla che non sia di stretta giustizia, e secondo la pura verità. Farete un largo rapportoal Ministro, dove farete l'elogio che meritano al sindaco e al direttore per il buon procedere delle scuole; delle quali parimente direte tutto il bene possibile: nè direte bugía, quando gli scolari di esse hanno mostrato di saperne più di voi.
Leone—Ero distratto...
Rodolfo—Síe: eri distratto!—Vi adoprerete con ogni efficacia, ed io verrò in vostro ajuto, perchè la súpplica della signora Elvira sia risoluta favorevolmente, e si possa fare con più allegría il suo prossimo matrimonio. Promettete ogni cosa?
Leone—Prometto.
Rodolfo—Per cancellare poi ogni sospetto dalle menti de' convitati, vi mostrerete lietissimo, farete ogni atto di cortesía al Direttore e alla Elvira; e, come siete poeta, così farete un sonetto per le loro nozze.
Leone—Mi proverò.
Rodolfo—Dunque andiamo; ma prima ascoltate un consiglio. È un po' tardi; ma sarà sempre opportuno. Temperate quella smania di nominanza che vi consuma; tanto, siate pur certo che le lodi accattate, e fatte o per favore, o per amicizia, non sono sufficienti a dar fama durevole; e chi non ha stoffa vera, come suol dirsi, resterà sempre un minchione, anche se lo celebreranno cento lingue e cento penne: anzi quelle lodi gli saranno cagione di scherno appresso le persone che veggon diritto. Temperate la lingua,e datevi anche una risciacquatína al cuore; chè è da vera birba il far l'arte che avete fatto con noi sino ad ora. Non dico altro, perchè m'intendete. Di ciò che avete detto o fatto contro di me non ne faccio verun caso, nè ve ne serbo odio: mi basta la leggiadra vendetta che io ne ho potuto fare qui in casa di mia sorella: e però, dove facciate appuntíno quanto avevate promesso, non dubitate che io sia per nuocervi minimamente.
Leone—Farò tutto senza che manchi un ette.
Rodolfo—Bene. Intanto andiamo a prendere il thè: mostratevi allegro, e mettete alla prova tutta la vostra fantasia! (Partono).
Scena Decima.
Sala del thè.
Giulia,Elvira,Fabrizio, ilDirettoree tutti i convitati.
(L'Elvira è al pianoforte, e avrà finito una sonata: tutti battono le mani).
Giulia—(Va là e le stringe la mano) Brava signora Elvira; mi rallegro proprio di cuore: lei suona come un angelo.
Elvira—(si alza) Troppo buona la signora Giulia.
Scena Ultima.
Rodolfo,Leonee detti.
Rodolfo—Oh! siamo arrivati troppo tardi!
Leone—Abbiamo sentito, avvicinandoci, un concento di paradiso...
Rodolfo—(sotto voce) Bravo! così.
Fabrizio—Era la mano maestra della signora Elvira.
Leone—(avvicinandosi alla Elvira) Le faccio, signora Elvira, i miei complimenti; e mi duole di non essermi potuto beare nelle sue celesti armoníe.
Elvira—Tutta bontà sua. L'approvazione de' suoi pari è il più bel premio che io possa sperare dalla mia buona volontà.
Rodolfo—(da sè) Senti come la sa lunga! E quel baccello si beve la sopraffina canzonatura come un delizioso liquore!
(Viene il thè: la Giulia lo prepara, e poi l'offre a questo ed a quello. Gl'invitati siedono senza ordine e senza precedenza).
Fabrizio—Dunque, signor Cavaliere, com'è contento di questa città e di queste nostre scuole?
Leone—Contentissimo: posso dire che questa Chiusi, lungi dall'esser chiusa, è per me il più spazioso e apríco giardino che mai abbia veduto, e dove fioriscono i più eletti fiori, degni del paradiso (volgendosi alle donne).
Rodolfo—(da sè) Ohe! questi sono voli più che pindárici.
Leone—Per le scuole e per gl'insegnanti, non ho mai veduto di meglio nella mia duracarriera; nè può essere altrimenti, quando ci sono delle signore Elvire e dei signori Carli.
ElviraeCarlo—Troppo buono!
Leone—C'è stato un piccolo malinteso... ma il valente direttore mi ha fatto veder la cosa per il suo verso; sì che, invece di sdegno, mi ha accresciuto la stima.
Direttore—E qui corampopolo gliene rinnuovo le più umili scuse.
Leone—Lasci stare le scuse. Lei è degno della mia stima e della mia protezione.
Direttore—Troppo onore! troppa grazia!
Fabrizio—Anche la signora Elvira anderà superba di tanta sua degnazione, dovendo tra poco essere sposa del signor Direttore.
Rodolfo—Oh, mi rallegro... E quando, se è lécito?
Direttore—Ora a Pasqua.
Rodolfo—Bravi! Cavaliere, voi siete valoroso poeta, ed anche all'improvviso: su, preparate un sonetto per questi due sposi, che tanto vi onorano e vi stimano.
Leone—Caro Commendatore, volentieri... ma cosìstans in duobus pedibus.
Fabrizio—(al Direttore sotto voce) O non si dicestans pede in uno.
Direttore—(c. s.) Sì: ma egli ha la licenza di dire a quel modo.
Giulia—Bene: si ritiri nella stanza accanto, e ci pensi su: io sono ambiziosa di poter dire:qui in casa mia scrisse e declamò un sonetto l'illustre Feroci.
Leone—A tanta cortesía non è possibil resistere: mi proverò. (Va via)
Rodolfo—Io non mi son mai trovato a uno spasso come quel di stasera: e tu, Giulia, e lei signora Elvira, e il signor direttore, fate maravigliosamente la vostra parte. Ma quel demonio della Laura, eh?
Fabrizio—Insomma si può sapere com'è andata?
Rodolfo—Te lo dirà poi la Giulia: ti basti che tutto è andato bene; che l'Ispettore si era indotto a sposar Laura, e che ella gli ha detto un bel no.
Fabrizio—Ma, o in camera?...
Giulia—C'era la vecchia Caterina... (Ridono tutti)
Direttore—Ma dica, Commendatore, come anderà del rapporto al Ministro?
Rodolfo—Non ha sentito? Porterà a cielo ogni cosa... E poi lasci fare a me.
(Nel tempo del colloquio gli altri fingeranno di parlare tra loro, e sfoglieranno libri e album, l'Elvira guarda della musica insieme con la Giulia.)
Fabrizio—A propòsito: guarda se mi fai dare un po' di nastro all'occhiello: non per me, sai,ma perchè sono quasi il solo sindaco non cavaliere; e poi per decoro di tua sorella.
Rodolfo—Se non vuoi altro che una croce, sta di buon animo, che non ti mancherà. Tu lo sai, come dice quell'amico:Una croce e un sigaro non si nega a nessuno.
Leone—(entra) Ecco fatto.
Giulia—Come! così presto?
Rodolfo—O non l'ho detto che scrive all'improvviso?
Leone—Bádino, ve', signori, mi usino compatimento. (Legge e gestisce con enfasi)
Tu sei Minerva, o Elvira; e tu se' Apollo,O illustre Carlo; e se vi unite insieme.Da voi d'eroi nascerà chiaro seme,Di cui l'ausonio ciel ben fia satollo.
Quando sotto il dolce giogo porrete il collo,Rifiorirà d'Italia ogni altra speme;E quel che più a noi Italiani preme,S'impregnerà di gloria ogni rampollo.
Ritornerà per noi l'età dell'oro;Ritornerà, credete, êra novella;Faremo tutti un bello eletto coro.
E in quel carattere che mai non si cancella,Griderem tutti nel più stil sonoro:Viva il dottissimo Carlo e Elvira bella.
(Mentre legge, Rodolfo, Carlo, e tutti, udendo gli spropòsiti, fanno atti di scherno e di maraviglia).
Tutti—Bravo! viva il poeta! viva il cavaliere Ispettore.
Leone—(tutto giojoso) Grazie, grazie, signori e signore. Scuseranno: quasi improvvisato!
Tutti—Bello, bellissimo! Bravo!
Giulia—(Va da Leone, e dandogli la mano dice) Mi rallegro con lei, signor cavaliere (Leone fa delle svenevoli scimmiottate); e come è stato tanto cortese per la poesìa, così oso pregarla di esser tale sino in fondo.
Leone—Eccomi qua: comandi.
Giulia—Vogliamo fare un ballónzolo; ed ella mi deve onorare di ballar meco la prima quadriglia.
Leone—Io lei? Lei me, ha a dire! Mi tengo più beato di questa sua garbatezza, che dell'essere coronato in Campidoglio.
(Si dispongono per il ballo: uno si mette al pianoforte e suona. Leone farà mille svenevolezze; e prima che il ballo cominci a buono, Rodolfo, guardando con atto di scherno Leone, dice)
Rodolfo—E questa è la gente che il Governo prepone alle scuole!!!...
(Il ballo comincia; e mentre ballano cala il sipario)
FINE.