INDICE.

Maria, mater gratiae....

Maria, mater gratiae....

Già discende il figlioccio di Carlone: è al penultimo gradino. Quando, oh! — che è? che non è? — il muratore dà una spallata ad Anacleto; il quale s'afferra alla scala; e la scala e l'uomo, che è all'ultimo gradino, precipitano insieme nel fosso. S'odon grida. Cogliendo l'opportunità di farsi onore lo Zoppo e il Chiù s'avventano a difesa del compagno, che il muratore martella di pugni, intanto che s'invoca soccorso....

Mater misericordiae....

Mater misericordiae....

Irrompono a difesa del maestro due o tre manovali; s'avanza Carlone per metter pace.

— Ohe, ragazzi! — minaccia. Poi prega: — State buoni, ragazzi! — Ma come pacificarli a parole? — Di questi ci vogliono! — urla uno dei cantori, che è un Ercole e che dove batte, abbatte. — Son qua io, Carlone!

Pur troppo però l'Ercole è d'un'altra parrocchia; e che c'entra lui? Infatti una voce, non si sa di chi, ripete immantinente d'intorno: — Son quelli di San Martino! — Si ripete fra i più lontani: — Tradimento! aiuto! Son quelli di San Martino che portano le liti!... Son pagati dall'ingegnere! Traditori! Addosso!

E i poveri «compagni di San Martino» si raccolgonoinsieme, si guardano in faccia; spengono le torcie per usarle come armi.

— Dalli a quelli di San Martino!

— Dalli! — grida Anacleto dell'Orto sanguinoso e felice d'essere scampato dalle mani del muratore.

— Addosso! — grida lo Zoppo che nella battaglia par diventato dritto.

— Vigliacchi! — grida Silverio il Chiù, scappando via senza più ridere.

E i «compagni di San Vincenzo» commisti ai «compagni di San Giorgio» si gettan sui «compagni di San Martino», e gli spettatori forestieri sui parrocchiani di Rioronco. Carlone piange, grida pietosamente con le mani nei capelli....

*

.... Così, mentre il carabiniere piemontese, tacendo finalmente l'altro, cominciava a raccontare una sua avventura molto seria con unatotadi Torino, l'altro balzò in piedi dicendo:

— Hai udito?

Eran grida confuse e lontane, verso il monte: all'Olmo. Già dalla viottola comparivano donne affannate, disperate, che a vederli alzavano grida e braccia chiamando, terribili:

— Correte! correte!

I carabinieri accorrevano. Ma avevan fatti appena pochi passi (e il toscano aveva appena mormorato: — Te lo diceo io?) — quando di giù, dalla strada vennero altre voci pietose, altre donne ansiose invocavano....

—Cuntacc!

— S'ammazzano all'Oratorio! — gridavano — s'ammazzano all'Oratorio!

*

Oh no! Non gravi ferimenti; non morti.

Dal sereno cielo il sole cadeva in una letizia fervida; s'attenuava in una gioia di colori digradanti dalle fiamme della fede al biancore della carità; si spegneva in vista alle prime stelle ch'esprimevano raggi di meraviglia. Ombre di pace velavano i culmini e i dorsi dei monti più alti; calavano; e il fremito della notte penetrava tra le fronde e le foglie come voci d'anime ch'esortassero silenzio ai viventi per udirsi in concordia tra loro; e il rio diceva al mondo con che soave fluire le ore della quiete e le sue acque scorrerebbero tra gli steli cullati dall'aria, tra i sassi arrisi dalle stelle, tra le piante dormienti anch'esse (se Darwin non errò). E quante anime avevano veste di penne, si obliavano sicure d'ogni minaccia, nei loro ripari, col capo sotto l'ala tepida e parecchi con una zampina in alto; e i buoi russavano senza brutti sogni d'amore; e da tutta la terra pareva uscire un respiro immenso di tregua e di riposo.

A domani! A domani le cure e le battaglie degli uomini di cattiva volontà! Ma quei montanari semplici e buoni come animali, pur non udendo altre esortazioni che dei vecchi e dei preti, sentirono, quando se ne furon ben date,che anche per le bastonate e le querele era tempo di finirla; e chiotti chiotti o rumorosi, divisi o a gruppi, e senza lo spettacolo dei fuochi e del resto, se ne tornarono alle loro case. Non più di due o tre ore dopo, tutti, anche gli innamorati che non avevan ricuperato il tempo perduto, anche il Moretto e il Sartoretto oramai men gelosi che indolenziti, dormivano placidamente. Tutti, fuorchè Carlone e il curato; i quali meditavano la loro colpa e la colpa del diavolo vittorioso a Rioronco proprio il giorno di San Michele. E quando fu stanco di dar volta per il letto, e sempre più rimorso, il buon vecchio si levò — avanti giorno —; e andò all'Oratorio in cerca di sollievo, a chiedere perdono a Sant'Anna.

Poscia rincasando, s'imbattè nel figlioccio. Questi in segretezza gli raccontò che un birocciaio la notte aveva visto il diavolo vestito da prete correre, leggero e veloce come una piuma, verso l'olmo. Forse il diavolo non aveva più orrore della Madonna, dopo che l'avevano quasi nascosta in quella «fioriera»?

Ma Carlone comprese e sorrise tutto contento. Senza dubbio il curato, non resistendo ai rimorsi, si era alzato, la notte, ed era andato alla Madonnina per domandar perdono anche lui!

INDICE.Il suicidio del maestro BonarcaPag. 1La giocatrice20Doni nuziali41Dall'Eldorado63Il cappello del marito105Efficacia d'una giarrettiera124La fortuna di un uomo133Una “scampanata„201Il polso217Come finì la Modestia230L'entusiasta punito243L'agnello251Il falcone260In Arcadia272

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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