XIX.

XIX.— Tullio? — disse l'Antonietta che fu la prima a comparir in sala. — No... noi non l'abbiamo incontrato.— Ma di dove venite?... Da San Vito?— Oh no... Dalla parte opposta... da una località che chiamano deiPlatani... Sai, zia Angela, dove c'è quel platano grande grande circondato da altri minori... Ci si va voltando a destra della fattoria...— Vuoi che non sappia?La ragazza continuò: — Il babbo, approfittando del cielo coperto, s'era fermato per buttar giù uno schizzo... egli odia gli effetti di sole... quando si levò il vento e convenne battere in ritirata...Appunto nel ritorno c'imbattemmo in Max e Fritz che facevano una passeggiata intandemsenza una mèta fissa... Oh, furono d'una galanterìa perfetta... Vollero a tutti i costi scender daltandeme camminare con noi... È vero che non conoscevano bene la strada... E v'assicuro che non ci è parsa una strada breve con quel po' po' di vento che soffiava e a volte ci toglieva il respiro, a volte minacciava di rovesciarci. Sul più bello è cominciata la pioggia e con la pioggia s'ebbe un cambiamento di scena. Se prima eravamo avvolti da nembi di polvere, adesso eravamo accecati dall'acqua, e l'acqua e la polvere mescolandosi insieme formavano per terra uno strato di fango in cui il piede s'affondava sino alla caviglia; se prima le mie sottane si gonfiavano come vele adesso mi si appiccicavano, fradicie, intorno alle gambe impedendomi il passo; nè i miei disgraziati cugini stavano meglio di me, con quel loro pesantissimotandemda spingere innanzi nella mota e nelle pozzanghere.— Non potevate ripararvi in un casolare, in un pagliajo? — Chiese la Marialì.— Oh sì... sarebbe convenuto internarsi nei campi e non ci si vedeva più in là del naso... E poi Max e Fritz avevano una gran fretta d'arrivare e piagnucolavano: — Che cosa dirà la mamma? — In confidenza... non c'è mica la zia Letizia?... io propenderei a credere che un tantino di paura quei giovinetti l'avessero... Bah!... Non c'è l'obbligo di nascere eroi... Insomma, eccoci quì sani e salvi... Ma di Tullio nessuna traccia... È evidente ch'egli ha preso la via di San Vito.— In tal caso — osservò Luciano — la carrozza lo avrà raggiunto e lo avrà raccolto... Egli andrà fino al paese con la signora Cesira e coi suoi compagni e tornerà indietro solo con tutto comodo... Mi sembra che possiamo principiar tranquillamente la nostra partita... Dunque, chi è che fa il quarto? L'Adele o la Marialì?— Se mi lasciaste in pace? — borbottò l'Adele che aveva deposto laTribunae stava spiegandoIl Capitan Fracassa.— Un momento e vengo io — disse la Marialì ch'era occupata ad aggiustar latoilettedell'Antonietta. — C'è la mia figliuola che, nella fretta discendere, non s'è neanche rasciugati i capelli nè agganciati i bottoni del vestito.— Ci accusano di gingillarci davanti allo specchio — replicò l'Antonietta mal celando la sua impazienza. — Ho voluto mostrare che al bisogno sappiamo far più presto degli uomini.— A far più presto in questo modo c'è poca bravura — riprese la Marialì.— Oh, ecco un altro reduce! — esclamò Cesare Torralba accennando a Frassini che entrava con l'aria cupa d'un cospiratore e salutava appena i presenti.— Dunque — gli chiese pronta l'Antonietta svincolandosi da sua madre, — non rimane proprio nessuna traccia?Giulio Frassini sospirò: — Nessuna. L'acqua ha scancellato tutto... È una fatalità. C'era qualcosa lì dentro, c'era un'idea, un simbolo.Cesare non potè trattenersi dall'interrompere.— Benedetto uomo! Lavora col sole come i semplici mortali.Frassini guardò il cognato con profonda commiserazione.— Il sole è buono pei mestieranti, pei virtuosi della forma. La vera arte sdegna i contorni e il colore. Che cosa ci vuole per riprodurre i contorni? L'abilità della mano. E pel colore? Una felice disposizione dell'occhio. Qualità subalterne. L'essenziale sta nell'esprimere l'inesprimibile, nell'afferrare l'inafferrabile. E questi si rivelano assai meglio nell'ombra che nella luce.Quì Giulio Frassini s'accorse che nessuno dei presenti era in grado d'intender le sue teorie estetiche, e traversata rapidamente la sala evitando di scontrarsi a faccia a faccia con l'Angela, si recò nel salotto ove il fratello Luciano era entrato prima di lui e accendeva le candele sul tavolino da gioco.— Oh bravo! — disse costui. — Poichè quelle donne fanno le preziose, scritturo te per ilwhist.Ma la Marialì che s'affacciava in quel punto alla soglia dichiarò che in quanto a lei era pronta.—Tant mieux.In tal caso, non mancano che Cesare e Girolamo. Bisogna chiamarli.Girolamo, senza fretta, rispose all'appello, ma Cesare, impegnato in un colloquio con Vignoni, fece pregare che lo dispensassero.Luciano s'impazientì.— Siamo da capo. Se Cesare diserta il campo, venga Frassini.— Io! Io! — biascicò l'artista in compenso. — Per quello che so il gioco, io!— Non importa. Mettiti là...Allons, vite!Appartati all'estremità della sala, il dottor Vignoni e Cesare Torralba discorrevano di cose molto importanti, a giudicarne almeno dalla cura che ponevano nel tener lontani i seccatori.Il fatto si è che il dottore confidava a Cesare le sue apprensioni circa allo stato dell'Angela, la quale scontava oggi l'attività esuberante delle ultime settimane. Sulle prime s'era illuso anche lui, gli era parso che l'entusiasmo con cui ella s'era accinta all'impresa di raccoglier per poco intorno ai genitori la famiglia dispersa le avesse recato un rifiorimento di gioventù; oggi egli era costretto a ricredersi; notava in lei certi sintomi che lo impensierivano, temeva che realmente ell'avesse abusato delle sue forze, che avesse raggiunto quel limite oltre il quale la corda troppo tesa si spezza. Desiderava, sperava ingannarsi;tuttavia era suo debito insistere perchè la signorina fosse lasciata in riposo non per un'ora, non per qualche ora, ma pel tempo necessario a rimettere in equilibrio i suoi nervi. D'altra parte non ci poteva esser quiete per lei finch'ella non aveva neppure una stanza propria, finchè per dormire, per raccogliersi non aveva che quel misero andito tra le due camere del suo babbo e della sua mamma, i quali, nell'inconscio egoismo dei vecchi e dei malati, la chiamavano ogni momento, di giorno e di notte. Per ciò appunto egli, il dottore, si rivolgeva alla persona di famiglia che gl'inspirava maggior fiducia e ne invocava la efficace cooperazione. Eran parecchie le difficoltà da vincere, e senza dubbio le più gravi erano quelle di persuadere la signorina Angela e di trovar chi la sostituisse presso il commendatore e presso la signora Laura. Per la camera....— Oh, per la camera — interruppe Cesare — offro la mia.— Ecco — ripigliò Vignoni — io avevo pensato a quella del signor Tullio... È naturale che si scomodi lui, un giovinotto...— No, no; la mia è più adattata. Io invece domanderò ospitalità a mio nipote... Non si tratta che di due notti... Parto martedì mattina.Il dottore non seppe nascondere l'impressione penosa prodottagli da questo annunzio.— Come mai?... Io che la credevo dei nostri per un pajo di mesi?— Magari! — sospirò Cesare. — Non c'è rimedio... Tanto più urge provvedere, perchè io sono pienamente del suo avviso e anzi la ringrazio d'esser ricorso a me... Posso parlar subito con mia sorella... Ha tastato il terreno?— Le ho ripetuto a sazietà che deve riposarsi. Ma non si riesce a nulla fin che non sia tornato il signor Tullio. — È lì che lo aspetta.E il dottore segnò col dito l'Angela che al capo opposto della sala, avviluppata nello sciallo, sedeva immobile presso una delle finestre, con gli occhi intenti verso il giardino.— Sembra tranquilla — disse Cesare Torralba.Vignoni tentennò la testa. — È la stanchezza... In fatti, s'è decisa a sedere... Ma provi a voler moverla di là... Vedrà come si ribella... Il signorTullio poteva ben risparmiarle questo motivo d'inquietudine.— Deve però convenire che sono inquietudini assurde... Che pericoli ci sono?— Ah... nessuno.Frattanto, preceduti dalla madre, scendevano dalle loro stanze i due Alvarez. Indossavano losmokingcoi risvolti di seta, erano pettinati, lisciati, profumati come se fossero usciti allora dalle mani d'un parrucchiere di via Toledo.La Letizia si guardò intorno, non si curò del fratello Cesare e del dottore ch'erano assorti nella loro conversazione, ma indirizzandosi all'Angela, chiese: — E gli altri?L'interrogata accennò al salotto attiguo, onde la Letizia s'avviò a quello in compagnia dei figliuoli, la cui apparizione fu accolta da unohtra ammirativo ed ironico.Cesare toccò il braccio del medico.— Sono due gran caricature que' miei nipoti.Vignoni si contentò di sorridere.Di là dai vetri si disegnò un'ombra, l'Angela balzò in piedi, la portiera si spalancò con fracasso,e Tullio, gocciolante da tutte le parti, si precipitò nella sala, gettò lungi da sè il cappello sformato, gettò l'inutile ombrello e disse affannosamente:— Ebbene?... Sono andato quasi fino a San Vito senza incontrar nessuno... È tornata?L'Angela non ebbe bisogno di rispondere, perchè parte di quelli che si trovavano in salotto s'erano mossi al rumore, e l'Antonietta, dimentica delle contumelie slanciatele dal cugino, fu la prima a presentarglisi e a commiserarlo.— Oh povero Tullio! In che stato! Sembri una fontana.La similitudine non aveva nulla di offensivo, essendovi fontane che sono capolavori d'arte, ma un uomo ch'è fradicio fino al midollo e cola acqua dai capelli, dagli occhi, dalle narici non è tenuto ad avere una grande equanimità, e Tullio cominciò già ad esser ferito dalla pietà canzonatoria di colei per amor della quale egli aveva affrontato la bufera. Anzi vedendola così asciutta mentr'egli era così bagnato gli venne il dubbio d'essere stato preso in giro, e insinuò stizzosamente:— A che gioco giochiamo?... Sarei per scommettereche non hai nemmeno messo il naso fuori della porta.— Questa è grossa! — esclamò l'Antonietta alzando le mani al cielo. — Meno male che ho i miei testimoni... Max! Fritz!... Avanti!I due giovinetti s'inoltrarono con la cautela di persone che non volevano arrischiare un piediluvio nel lago che andava via via formandosi intorno a Tullio.— Rispondete subito — intimò l'Antonietta. — Ero o non ero una mezz'ora fa in aperta campagna esposta alla pioggia ed al vento?— Altro che esserci! — replicarono in coro i due Alvarez. — Eravamo insieme.Ma la constatazione del fatto, in luogo di calmare gli spiriti bollenti di Tullio, rese il suo linguaggio più ostile e più provocante.— Ah, eran quelli i tuoi cavalieri? — egli disse.— Già. Ero col babbo, e nel ritorno si accompagnarono a noi Max e Fritz. Che c'è di strano?L'Angela, Cesare, il dottor Vignoni esortavano Tullio a smettere, ad andarsi a spogliare, ch'erala cosa più urgente, ma egli aveva bisogno di sfogar il suo malumore, e, con un profondo inchino all'Antonietta, replicò:— Anzi me ne congratulo tanto.. Specialmente se quei signorini erano in punto e virgola come ora... Eravate insmoking, cari?La Letizia Alvarez sfoderò gli artigli in difesa della prole.— Che modi son questi?... Chi ti dà il diritto di assumere quell'aria di superiorità verso i miei figliuoli?.. Se ti guardassi un po' nello specchio vedresti come sei ridicolo...— Non mai come quelle due teste da parrucchiere.— Tullio! — supplicava l'Angela, mentre lo zio Cesare e il dottor Vignoni lo prendevano ciascuno per un braccio e si sforzavano di tirarlo verso la scala.Inviperita, la Letizia si scagliava contro la sorella.— Tu che sei la padrona di casa avresti l'obbligo d'insegnar la creanza a chi non l'ha... Ma tu hai le tue preferenze, credi forse che non ce ne siamo accorti?... L'Antonietta e Tullio, Tullio e l'Antonietta, non c'è altri al mondo che loro.L'Angela cercava di rispondere ma non trovava le parole, e si passava e ripassava la mano sulla fronte come se fosse oppressa da un intollerabile peso.— Che c'entra l'Antonietta? — saltò su la Marialì intervenendo improvvisamente nella discussione.Quì Luciano Torralba che s'era staccato a malincuore dal tavolino delwhistcercò di far valere la sua autorità di fratello maggiore.— Volete finirla?— A me lo dici? — rimbeccò la Letizia che non era in vena di mansuetudine. — Dillo a tuo figlio. È lui che ha bisogno delle tue lezioni.Sul più bello s'aprì pian pianino l'uscio che dalla sala metteva nella camera del Commendatore Ercole, e la Maddalena, insinuando la testa nello spiraglio dei due battenti, chiamò:— Signorina Angela! Signorina Angela!... Il padrone s'è svegliato (sfido io con questo strepito!) e domanda di lei.Nello stesso tempo si udì una forte scampanellata.— E questa è la padrona — ripigliò la Maddalena. — Io non posso mica esser da tutte le parti.— E io — balbettò l'Angela ricadendo sulla sedia e stringendosi le tempie fra le dita — io non ne posso più... Ah, come la sala gira!Biascicò ancora poche parole incoerenti, allargò le braccia, protese in avanti il capo ed il petto, e sarebbe stramazzata per terra se il dottor Vignoni, che non l'aveva persa d'occhio mai, non fosse accorso a sorreggerla.— Dell'acqua!... Presto!... Dell'acqua!... E del ghiaccio!

— Tullio? — disse l'Antonietta che fu la prima a comparir in sala. — No... noi non l'abbiamo incontrato.

— Ma di dove venite?... Da San Vito?

— Oh no... Dalla parte opposta... da una località che chiamano deiPlatani... Sai, zia Angela, dove c'è quel platano grande grande circondato da altri minori... Ci si va voltando a destra della fattoria...

— Vuoi che non sappia?

La ragazza continuò: — Il babbo, approfittando del cielo coperto, s'era fermato per buttar giù uno schizzo... egli odia gli effetti di sole... quando si levò il vento e convenne battere in ritirata...Appunto nel ritorno c'imbattemmo in Max e Fritz che facevano una passeggiata intandemsenza una mèta fissa... Oh, furono d'una galanterìa perfetta... Vollero a tutti i costi scender daltandeme camminare con noi... È vero che non conoscevano bene la strada... E v'assicuro che non ci è parsa una strada breve con quel po' po' di vento che soffiava e a volte ci toglieva il respiro, a volte minacciava di rovesciarci. Sul più bello è cominciata la pioggia e con la pioggia s'ebbe un cambiamento di scena. Se prima eravamo avvolti da nembi di polvere, adesso eravamo accecati dall'acqua, e l'acqua e la polvere mescolandosi insieme formavano per terra uno strato di fango in cui il piede s'affondava sino alla caviglia; se prima le mie sottane si gonfiavano come vele adesso mi si appiccicavano, fradicie, intorno alle gambe impedendomi il passo; nè i miei disgraziati cugini stavano meglio di me, con quel loro pesantissimotandemda spingere innanzi nella mota e nelle pozzanghere.

— Non potevate ripararvi in un casolare, in un pagliajo? — Chiese la Marialì.

— Oh sì... sarebbe convenuto internarsi nei campi e non ci si vedeva più in là del naso... E poi Max e Fritz avevano una gran fretta d'arrivare e piagnucolavano: — Che cosa dirà la mamma? — In confidenza... non c'è mica la zia Letizia?... io propenderei a credere che un tantino di paura quei giovinetti l'avessero... Bah!... Non c'è l'obbligo di nascere eroi... Insomma, eccoci quì sani e salvi... Ma di Tullio nessuna traccia... È evidente ch'egli ha preso la via di San Vito.

— In tal caso — osservò Luciano — la carrozza lo avrà raggiunto e lo avrà raccolto... Egli andrà fino al paese con la signora Cesira e coi suoi compagni e tornerà indietro solo con tutto comodo... Mi sembra che possiamo principiar tranquillamente la nostra partita... Dunque, chi è che fa il quarto? L'Adele o la Marialì?

— Se mi lasciaste in pace? — borbottò l'Adele che aveva deposto laTribunae stava spiegandoIl Capitan Fracassa.

— Un momento e vengo io — disse la Marialì ch'era occupata ad aggiustar latoilettedell'Antonietta. — C'è la mia figliuola che, nella fretta discendere, non s'è neanche rasciugati i capelli nè agganciati i bottoni del vestito.

— Ci accusano di gingillarci davanti allo specchio — replicò l'Antonietta mal celando la sua impazienza. — Ho voluto mostrare che al bisogno sappiamo far più presto degli uomini.

— A far più presto in questo modo c'è poca bravura — riprese la Marialì.

— Oh, ecco un altro reduce! — esclamò Cesare Torralba accennando a Frassini che entrava con l'aria cupa d'un cospiratore e salutava appena i presenti.

— Dunque — gli chiese pronta l'Antonietta svincolandosi da sua madre, — non rimane proprio nessuna traccia?

Giulio Frassini sospirò: — Nessuna. L'acqua ha scancellato tutto... È una fatalità. C'era qualcosa lì dentro, c'era un'idea, un simbolo.

Cesare non potè trattenersi dall'interrompere.

— Benedetto uomo! Lavora col sole come i semplici mortali.

Frassini guardò il cognato con profonda commiserazione.

— Il sole è buono pei mestieranti, pei virtuosi della forma. La vera arte sdegna i contorni e il colore. Che cosa ci vuole per riprodurre i contorni? L'abilità della mano. E pel colore? Una felice disposizione dell'occhio. Qualità subalterne. L'essenziale sta nell'esprimere l'inesprimibile, nell'afferrare l'inafferrabile. E questi si rivelano assai meglio nell'ombra che nella luce.

Quì Giulio Frassini s'accorse che nessuno dei presenti era in grado d'intender le sue teorie estetiche, e traversata rapidamente la sala evitando di scontrarsi a faccia a faccia con l'Angela, si recò nel salotto ove il fratello Luciano era entrato prima di lui e accendeva le candele sul tavolino da gioco.

— Oh bravo! — disse costui. — Poichè quelle donne fanno le preziose, scritturo te per ilwhist.

Ma la Marialì che s'affacciava in quel punto alla soglia dichiarò che in quanto a lei era pronta.

—Tant mieux.In tal caso, non mancano che Cesare e Girolamo. Bisogna chiamarli.

Girolamo, senza fretta, rispose all'appello, ma Cesare, impegnato in un colloquio con Vignoni, fece pregare che lo dispensassero.

Luciano s'impazientì.

— Siamo da capo. Se Cesare diserta il campo, venga Frassini.

— Io! Io! — biascicò l'artista in compenso. — Per quello che so il gioco, io!

— Non importa. Mettiti là...Allons, vite!

Appartati all'estremità della sala, il dottor Vignoni e Cesare Torralba discorrevano di cose molto importanti, a giudicarne almeno dalla cura che ponevano nel tener lontani i seccatori.

Il fatto si è che il dottore confidava a Cesare le sue apprensioni circa allo stato dell'Angela, la quale scontava oggi l'attività esuberante delle ultime settimane. Sulle prime s'era illuso anche lui, gli era parso che l'entusiasmo con cui ella s'era accinta all'impresa di raccoglier per poco intorno ai genitori la famiglia dispersa le avesse recato un rifiorimento di gioventù; oggi egli era costretto a ricredersi; notava in lei certi sintomi che lo impensierivano, temeva che realmente ell'avesse abusato delle sue forze, che avesse raggiunto quel limite oltre il quale la corda troppo tesa si spezza. Desiderava, sperava ingannarsi;tuttavia era suo debito insistere perchè la signorina fosse lasciata in riposo non per un'ora, non per qualche ora, ma pel tempo necessario a rimettere in equilibrio i suoi nervi. D'altra parte non ci poteva esser quiete per lei finch'ella non aveva neppure una stanza propria, finchè per dormire, per raccogliersi non aveva che quel misero andito tra le due camere del suo babbo e della sua mamma, i quali, nell'inconscio egoismo dei vecchi e dei malati, la chiamavano ogni momento, di giorno e di notte. Per ciò appunto egli, il dottore, si rivolgeva alla persona di famiglia che gl'inspirava maggior fiducia e ne invocava la efficace cooperazione. Eran parecchie le difficoltà da vincere, e senza dubbio le più gravi erano quelle di persuadere la signorina Angela e di trovar chi la sostituisse presso il commendatore e presso la signora Laura. Per la camera....

— Oh, per la camera — interruppe Cesare — offro la mia.

— Ecco — ripigliò Vignoni — io avevo pensato a quella del signor Tullio... È naturale che si scomodi lui, un giovinotto...

— No, no; la mia è più adattata. Io invece domanderò ospitalità a mio nipote... Non si tratta che di due notti... Parto martedì mattina.

Il dottore non seppe nascondere l'impressione penosa prodottagli da questo annunzio.

— Come mai?... Io che la credevo dei nostri per un pajo di mesi?

— Magari! — sospirò Cesare. — Non c'è rimedio... Tanto più urge provvedere, perchè io sono pienamente del suo avviso e anzi la ringrazio d'esser ricorso a me... Posso parlar subito con mia sorella... Ha tastato il terreno?

— Le ho ripetuto a sazietà che deve riposarsi. Ma non si riesce a nulla fin che non sia tornato il signor Tullio. — È lì che lo aspetta.

E il dottore segnò col dito l'Angela che al capo opposto della sala, avviluppata nello sciallo, sedeva immobile presso una delle finestre, con gli occhi intenti verso il giardino.

— Sembra tranquilla — disse Cesare Torralba.

Vignoni tentennò la testa. — È la stanchezza... In fatti, s'è decisa a sedere... Ma provi a voler moverla di là... Vedrà come si ribella... Il signorTullio poteva ben risparmiarle questo motivo d'inquietudine.

— Deve però convenire che sono inquietudini assurde... Che pericoli ci sono?

— Ah... nessuno.

Frattanto, preceduti dalla madre, scendevano dalle loro stanze i due Alvarez. Indossavano losmokingcoi risvolti di seta, erano pettinati, lisciati, profumati come se fossero usciti allora dalle mani d'un parrucchiere di via Toledo.

La Letizia si guardò intorno, non si curò del fratello Cesare e del dottore ch'erano assorti nella loro conversazione, ma indirizzandosi all'Angela, chiese: — E gli altri?

L'interrogata accennò al salotto attiguo, onde la Letizia s'avviò a quello in compagnia dei figliuoli, la cui apparizione fu accolta da unohtra ammirativo ed ironico.

Cesare toccò il braccio del medico.

— Sono due gran caricature que' miei nipoti.

Vignoni si contentò di sorridere.

Di là dai vetri si disegnò un'ombra, l'Angela balzò in piedi, la portiera si spalancò con fracasso,e Tullio, gocciolante da tutte le parti, si precipitò nella sala, gettò lungi da sè il cappello sformato, gettò l'inutile ombrello e disse affannosamente:

— Ebbene?... Sono andato quasi fino a San Vito senza incontrar nessuno... È tornata?

L'Angela non ebbe bisogno di rispondere, perchè parte di quelli che si trovavano in salotto s'erano mossi al rumore, e l'Antonietta, dimentica delle contumelie slanciatele dal cugino, fu la prima a presentarglisi e a commiserarlo.

— Oh povero Tullio! In che stato! Sembri una fontana.

La similitudine non aveva nulla di offensivo, essendovi fontane che sono capolavori d'arte, ma un uomo ch'è fradicio fino al midollo e cola acqua dai capelli, dagli occhi, dalle narici non è tenuto ad avere una grande equanimità, e Tullio cominciò già ad esser ferito dalla pietà canzonatoria di colei per amor della quale egli aveva affrontato la bufera. Anzi vedendola così asciutta mentr'egli era così bagnato gli venne il dubbio d'essere stato preso in giro, e insinuò stizzosamente:

— A che gioco giochiamo?... Sarei per scommettereche non hai nemmeno messo il naso fuori della porta.

— Questa è grossa! — esclamò l'Antonietta alzando le mani al cielo. — Meno male che ho i miei testimoni... Max! Fritz!... Avanti!

I due giovinetti s'inoltrarono con la cautela di persone che non volevano arrischiare un piediluvio nel lago che andava via via formandosi intorno a Tullio.

— Rispondete subito — intimò l'Antonietta. — Ero o non ero una mezz'ora fa in aperta campagna esposta alla pioggia ed al vento?

— Altro che esserci! — replicarono in coro i due Alvarez. — Eravamo insieme.

Ma la constatazione del fatto, in luogo di calmare gli spiriti bollenti di Tullio, rese il suo linguaggio più ostile e più provocante.

— Ah, eran quelli i tuoi cavalieri? — egli disse.

— Già. Ero col babbo, e nel ritorno si accompagnarono a noi Max e Fritz. Che c'è di strano?

L'Angela, Cesare, il dottor Vignoni esortavano Tullio a smettere, ad andarsi a spogliare, ch'erala cosa più urgente, ma egli aveva bisogno di sfogar il suo malumore, e, con un profondo inchino all'Antonietta, replicò:

— Anzi me ne congratulo tanto.. Specialmente se quei signorini erano in punto e virgola come ora... Eravate insmoking, cari?

La Letizia Alvarez sfoderò gli artigli in difesa della prole.

— Che modi son questi?... Chi ti dà il diritto di assumere quell'aria di superiorità verso i miei figliuoli?.. Se ti guardassi un po' nello specchio vedresti come sei ridicolo...

— Non mai come quelle due teste da parrucchiere.

— Tullio! — supplicava l'Angela, mentre lo zio Cesare e il dottor Vignoni lo prendevano ciascuno per un braccio e si sforzavano di tirarlo verso la scala.

Inviperita, la Letizia si scagliava contro la sorella.

— Tu che sei la padrona di casa avresti l'obbligo d'insegnar la creanza a chi non l'ha... Ma tu hai le tue preferenze, credi forse che non ce ne siamo accorti?... L'Antonietta e Tullio, Tullio e l'Antonietta, non c'è altri al mondo che loro.

L'Angela cercava di rispondere ma non trovava le parole, e si passava e ripassava la mano sulla fronte come se fosse oppressa da un intollerabile peso.

— Che c'entra l'Antonietta? — saltò su la Marialì intervenendo improvvisamente nella discussione.

Quì Luciano Torralba che s'era staccato a malincuore dal tavolino delwhistcercò di far valere la sua autorità di fratello maggiore.

— Volete finirla?

— A me lo dici? — rimbeccò la Letizia che non era in vena di mansuetudine. — Dillo a tuo figlio. È lui che ha bisogno delle tue lezioni.

Sul più bello s'aprì pian pianino l'uscio che dalla sala metteva nella camera del Commendatore Ercole, e la Maddalena, insinuando la testa nello spiraglio dei due battenti, chiamò:

— Signorina Angela! Signorina Angela!... Il padrone s'è svegliato (sfido io con questo strepito!) e domanda di lei.

Nello stesso tempo si udì una forte scampanellata.

— E questa è la padrona — ripigliò la Maddalena. — Io non posso mica esser da tutte le parti.

— E io — balbettò l'Angela ricadendo sulla sedia e stringendosi le tempie fra le dita — io non ne posso più... Ah, come la sala gira!

Biascicò ancora poche parole incoerenti, allargò le braccia, protese in avanti il capo ed il petto, e sarebbe stramazzata per terra se il dottor Vignoni, che non l'aveva persa d'occhio mai, non fosse accorso a sorreggerla.

— Dell'acqua!... Presto!... Dell'acqua!... E del ghiaccio!


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