XXIII.Per la quinta o sesta volta Giulio Frassini si avvicinò, senza entrare, alla camera della cognata.L'Antonietta, ch'era nella stanza, lo riconobbe al passo e uscì in punta di piedi.— Non ci sono peggioramenti — ella disse. — Ma tu, babbo, perchè non vai a letto?— Potrei fare a te l'identica domanda — replicò il padre.— Bisogna pure che qualcheduno stia alzato — riprese la ragazza, con quella cert'aria d'importanza che deriva dalla persuasione di prestar opera utile. — Non ho potuto lasciar i nonni che poco fa; ora il dottor Vignoni mi prega di rimaner presso la zia... Va, va a dormire... Io torno di là.Egli la trattenne, e chiese: — Ti conosce?— No, in apparenza no... E tuttavia il medico ha notato che quando ci son io ha la fisonomia più composta, la respirazione più regolare.— E chi altri c'è?— C'è lo zio Cesare, c'è Tullio...— E il dottore non s'è mai mosso?— Ancora non si fida... È molto buono, Vignoni, è pieno di premura... Ed è così affezionato alla zia Angela... Io giurerei che la salverà.— Dio lo voglia! — sospirò Frassini. — Ma non parla, non conosce... Quanto tempo si può durare in questo stato?— Il dottore assicura che anche ventiquattr'ore, anche trent'ore si può durarci... No, Vignoni non dispera, e non dobbiamo disperare neppur noi... Ma mi sono indugiata troppo... Addio...— Aspetta... E tua madre?— Era prima con noi, dalla zia... Dev'essersi ritirata nella sua camera..... Se tutti vegliano contemporaneamente, domani non ci sarà nessuno che possa reggersi in piedi... Buona notte, babbo, buona notte.E gli porse le labbra.Frassini vi accostò le sue come a una fonte da cui sgorghi un'acqua salubre. E dopo averla baciata le tenne strette ancora per un istante le mani e la guardò umile, riconoscente, quasi intendesse dire: — Mi vuoi sempre bene? Mi compatisci?— Buona notte — ella ripetè staccandosi con dolcezza dal padre e tornando a prendere il suo posto al capezzale dell'Angela.Egli ritraversò a capo chino la sala, e docile ai consigli della figliuola entrò nella sua camera, si gettò mezzo vestito sul letto, si ravvolse in una coperta di lana, chiuse gli occhi e cercò un'ora di quiete e d'oblio. Ma fu invano. Due visioni lo perseguivano: quella dell'Angela moribonda e quella della Marialì che riposava nella stanza contigua alla sua e della quale, attraverso l'uscio chiuso per di dentro, egli sentiva il placido, tranquillo respiro. Ah, Marialì, Marialì! Che rivelazione di freddo egoismo e di spaventosa inconscienza era, in quell'ora, in quel luogo, quel respiro placido e tranquillo! E che tempesta esso scatenava nell'anima del consorte rejetto! Che vampe d'odioferoce e d'amore bestiale agitava!... Oh s'egli avesse osato abbatter con un colpo vigoroso la porta sottile che lo divideva dalla donna perversa, e sorprenderla sola, indifesa, le belle membra allentate nel sonno, e stringerla fra le sue braccia un'ultima volta, e un'ultima volta succhiare il veleno della sua bocca; e poi trascinarla nuda, palpitante ai piedidell'altrache agonizzava,dell'altrach'egli aveva tradita per lei, e ucciderla, e darsi la morte... se avesse osato! Quante colpe, quante vergogne e quante viltà si sarebbero lavate in quel bagno di sangue!... Così egli si esaltava in proponimenti folli, e come sogliono i deboli si vergognava ad un tempo e de' suoi pensieri cattivi e della sua impotenza a tradurli in azione... Nè resse a lungo a quella tensione estrema dei nervi... Balzò dal letto, tornò nella sala che un lume appeso al soffitto rischiarava debolmente, si fermò pochi secondi, trattenendo il respiro, presso l'uscio dell'Angela; indi scese al pianterreno, e attratto da qualche rumore si diresse verso la cucina. Ma la paura d'imbattersi nella Lisa lo arrestò sulla soglia, ed egli diede invece una capatina nel salottoda pranzo ove non c'erano in quel momento che Max e Fritz spediti colà dalla diplomazia della madre.— Su, su, ragazzi — ell'aveva detto rientrando nelle sue camere dopo il colloquio con Girolamo e con l'Adele. — Tutti sono in moto stanotte e non dovete esser da meno degli altri. Della zia Angela è inutile che cerchiate d'andare, ma tenetevi pronti ad ogni chiamata dei nonni.E i due fratelli, che non dormivano, s'erano affrettati a ubbidire, dopo aver discusso alquanto fra loro sul genere ditoiletterichiesto dalle circostanze. L'enorme baule ch'essi avevano portato con sè e che addossato alla parete faceva l'effetto d'un'arca sepolcrale nella cappella d'un tempio era fornito d'ogni ben di Dio; ma tutti i casi non si possono prevedere, e nè il baule conteneva, nè il codice della moda insegnava il vestiario che due giovinotti eleganti avrebbero dovuto indossare alzandosi nel cuor della notte per una zia in fin di vita. Stretti dall'urgenza, fermarono la loro scelta sopra untout de mêmedi lana grigia, camicia di colore non inamidata, sciarpa di seta nera astelline bianche col nodo un po' a sghimbescio, tanto da tradir la furia e l'agitazione della mano che l'aveva fatto. Avviatisi in questo arnese senza un programma ben chiaro nella mente, incontrarono sul pianerottolo il vecchio Giacomo che saliva con una brocca d'acqua calda e gli chiesero chi vi fosse dai nonni.— Si son chetati da mezz'ora — egli rispose. — E del resto c'è la Maddalena. — Meglio lasciarli in pace... Forse troveranno in salotto da pranzo il signor Girolamo con la signora Adele... Almeno c'erano prima.In realtà, non c'erano più; anzi non c'era nessuno. Sulla tavola la teiera fredda, due tazze con un fondo di tè, una bottiglia di cognac quasi piena, un pajo di giornali sgualciti, le carte che avevano servito alsolitariodi Luciano, un portacenere con dentro un mozzicone di sigaro e tre o quattro fiammiferi spenti; in alto la lampada che languiva e scoppiettava spargendo un odore sgradevole. Gli Alvarez si guardarono in viso incerti se rimanere o tornarsene indietro... Ma rimasero, e approfittarono del non aver testimonî per dibattereinsieme un argomento delicatissimo. Perchè non s'erano risentiti subito delle insolenze di Tullio? Perchè avevano permesso alla genitrice di assumer le loro difese? A ogni modo, chi impediva loro di risollevar la questione entro il termine fissato dalle leggi cavalleresche e di esigere dal cugino una spiegazione o una riparazione?Slanciata questa idea, i due fratelli si grattarono entrambi la nuca.— Un duello? — disse Max che pure aveva iniziato la discussione.— Io crederei di no — replicò Fritz. — Tullio darà spiegazioni soddisfacenti.— Uhm! — fece l'altro. — È così poco gentiluomo.Fritz rincarò la dose. — È un bifolco.— E non essendo gentiluomo potrebbe anche rifiutare di battersi — notò Max.— Meglio! — scappò detto a Fritz.Max si accarezzò i baffi nascenti per attingerne forza e coraggio.— In ogni caso — egli riprese — nell'ipotesi del duello, toccherebbe a me... Io sono il primogenito.— La mia opinione sarebbe — obbiettò Fritz con magnanimità — che la sfida fosse collettiva com'è stata comune l'offesa. Poi la sorte deciderebbe quale di noi due dovesse scender sul terreno.— Nemmeno per sogno. È chiaro che tocca al fratello maggiore — insistè Max. — Piuttosto — egli soggiunse col tuono di uomo colto da uno scrupolo improvviso, — piuttosto bisognerebbe riflettere, se dopo il doloroso incidente della zia Angela, e dato lo scompiglio e l'agitazione in cui si trova la famiglia, non fosse opportuno di soprassedere, di evitare uno scandalo quì a Villarosa.Fritz si mostrò compreso della gravità di queste ragioni.— Certo che per i nonni sarebbe un gran dispiacere.— E per nostra madre.— E per tutti.— Per la zia Angela poi, se, riacquistando la coscienza avesse il più lontano sentore della cosa, sarebbe il colpo di grazia.— Verissimo, e noi saremmo responsabili della sua morte.I due bravi giovinotti conclusero che fosse meglio frenarsi, salvo a rintuzzare con energia qualunque nuova provocazione, e, lieti della vittoria riportata sui loro istinti belligeri, si offersero scambievolmente una sigaretta.Allorchè lo zio Frassini entrò, essi fecero atto d'alzarsi con la deferenza di nipoti che conoscono il Galateo; egli, stralunato secondo il solito, li salutò appena e andò a sedere in un angolo.— Notizie? — si arrischiò a chiedere Max.Frassini scosse il capo come chi non ha nulla da dire; poi masticò fra i denti: — Che tempo!— C'era stata una sosta — osservò Fritz.— Bella sosta! — mugolò Frassini accennando col pollice alla finestra di là dalla quale si sentiva scrosciar la pioggia e urlare il vento.— Ha ripreso — disse Max in tuono conciliativo.Il pittore non rispose; adocchiò la bottiglia del cognac sulla tavola e alcuni bicchierini sulla credenza, ne riempì uno e lo trangugiò d'un fiato. Indi tornò al suo cantuccio, ma non vi stette più di cinque minuti, e balzato in piedi si fermò dinanzi a certe stampe del secolo decimottavo ch'eranoappese alle pareti e ch'egli si ricordava d'aver viste a quel posto fin dalla prima volta ch'era venuto a Villarosa e che l'Angela e la Marialì l'avevan condotto in giro per la casa. C'era anzi stata, a proposito di quelle stampe, una piccola disputa fra le due sorelle. — Anticaglie! — le aveva chiamate sprezzantemente la Marialì. E l'Angela pronta: — Anticaglie, sicuro... Quando il nonno comperò la villa c'erano già, e io le amo appunto per questo, le amo perchè son vecchie...Come le parole, così, dopo tanto tempo e tante vicende, Giulio Frassini rievocava l'accento con cui erano state pronunciate, rievocava la voce, l'espressione malinconica e dolce del viso. Con la stessa voce, ma più velata e più stanca, l'Angela gli aveva rivolto il discorso in quella mattina; con la stessa espressione malinconica, ma d'una malinconia più profonda, ell'aveva accolte le sue tristi confidenze. E forse ora la voce era spenta per sempre, forse il viso s'irrigidiva nella sinistra immobilità della morte... A questo pensiero, Frassini sentì le lacrime gonfiargli gli occhi e i singhiozzi rompergli il petto, e si slanciò fuori della stanzae salì di corsa al piano superiore nel bisogno irresistibile di sottrarsi a quel dubbio angoscioso. Nella sala quasi buja (la lampada sospesa era spenta e solo una candela posata sopra una cassapanca gettava intorno una luce fievole e incerta) gli si parò dinanzi qualcuno. Era Tullio, uscito allora dalla camera dell'inferma per fissare un'imposta che il vento sbatacchiava. Frassini gli saltò addosso prima che l'altro lo ravvisasse, lo afferrò per ambe le mani, e con un gemito soffocato: — È morta? — chiese. — Perchè esiti a rispondere?— Oh zio! Sei tu? — esclamò il giovine riavendosi dallo stupore. — Che hai?— Rispondi! È morta?— No. Se fosse morta, credi che sarei così calmo?... Vedrai anzi che non morrà... C'è qualche segno di risveglio... qualche miglioramento.— Proprio? non m'inganni? Lo dice Vignoni? Dice ch'è fuori di pericolo?— Questo non può dirlo... Ma è contento del polso, del respiro; è fiducioso insomma...Frassini baciò e ribaciò il nipote per ringraziarlo dell'annunzio e riprese con solennità:— È necessario che l'Angela guarisca. È necessario. Quella donna lì, tientelo bene a mente, vale più dei suoi genitori, delle sue sorelle, dei suoi fratelli; vale più di tutti noi...Senza lasciar tempo al nipote di replicare una sillaba, il bizzarro uomo rifece a precipizio la scala, infilò l'impermeabile ch'era appeso all'attaccapanni nell'andito, se ne calò in testa il cappuccio, e come se l'agitazione de' suoi nervi non potesse quietarsi che all'aria libera, aperse la portiera a vetri, e giù d'un salto in giardino sotto un diluvio di pioggia.Max e Fritz, fin da quando lo zio li aveva piantati bruscamente, s'erano scambiati un sorrisetto che voleva dire: — Quello lì starebbe bene in manicomio.Però siccome anche dai matti si può imparar qualche cosa, i due bravi giovani pensarono di seguir l'esempio di Giulio Frassini bevendo subito un bicchierino di cognac. E dopo il primo ne bevettero un secondo, e dopo il secondo s'addormentarono.
Per la quinta o sesta volta Giulio Frassini si avvicinò, senza entrare, alla camera della cognata.
L'Antonietta, ch'era nella stanza, lo riconobbe al passo e uscì in punta di piedi.
— Non ci sono peggioramenti — ella disse. — Ma tu, babbo, perchè non vai a letto?
— Potrei fare a te l'identica domanda — replicò il padre.
— Bisogna pure che qualcheduno stia alzato — riprese la ragazza, con quella cert'aria d'importanza che deriva dalla persuasione di prestar opera utile. — Non ho potuto lasciar i nonni che poco fa; ora il dottor Vignoni mi prega di rimaner presso la zia... Va, va a dormire... Io torno di là.
Egli la trattenne, e chiese: — Ti conosce?
— No, in apparenza no... E tuttavia il medico ha notato che quando ci son io ha la fisonomia più composta, la respirazione più regolare.
— E chi altri c'è?
— C'è lo zio Cesare, c'è Tullio...
— E il dottore non s'è mai mosso?
— Ancora non si fida... È molto buono, Vignoni, è pieno di premura... Ed è così affezionato alla zia Angela... Io giurerei che la salverà.
— Dio lo voglia! — sospirò Frassini. — Ma non parla, non conosce... Quanto tempo si può durare in questo stato?
— Il dottore assicura che anche ventiquattr'ore, anche trent'ore si può durarci... No, Vignoni non dispera, e non dobbiamo disperare neppur noi... Ma mi sono indugiata troppo... Addio...
— Aspetta... E tua madre?
— Era prima con noi, dalla zia... Dev'essersi ritirata nella sua camera..... Se tutti vegliano contemporaneamente, domani non ci sarà nessuno che possa reggersi in piedi... Buona notte, babbo, buona notte.
E gli porse le labbra.
Frassini vi accostò le sue come a una fonte da cui sgorghi un'acqua salubre. E dopo averla baciata le tenne strette ancora per un istante le mani e la guardò umile, riconoscente, quasi intendesse dire: — Mi vuoi sempre bene? Mi compatisci?
— Buona notte — ella ripetè staccandosi con dolcezza dal padre e tornando a prendere il suo posto al capezzale dell'Angela.
Egli ritraversò a capo chino la sala, e docile ai consigli della figliuola entrò nella sua camera, si gettò mezzo vestito sul letto, si ravvolse in una coperta di lana, chiuse gli occhi e cercò un'ora di quiete e d'oblio. Ma fu invano. Due visioni lo perseguivano: quella dell'Angela moribonda e quella della Marialì che riposava nella stanza contigua alla sua e della quale, attraverso l'uscio chiuso per di dentro, egli sentiva il placido, tranquillo respiro. Ah, Marialì, Marialì! Che rivelazione di freddo egoismo e di spaventosa inconscienza era, in quell'ora, in quel luogo, quel respiro placido e tranquillo! E che tempesta esso scatenava nell'anima del consorte rejetto! Che vampe d'odioferoce e d'amore bestiale agitava!... Oh s'egli avesse osato abbatter con un colpo vigoroso la porta sottile che lo divideva dalla donna perversa, e sorprenderla sola, indifesa, le belle membra allentate nel sonno, e stringerla fra le sue braccia un'ultima volta, e un'ultima volta succhiare il veleno della sua bocca; e poi trascinarla nuda, palpitante ai piedidell'altrache agonizzava,dell'altrach'egli aveva tradita per lei, e ucciderla, e darsi la morte... se avesse osato! Quante colpe, quante vergogne e quante viltà si sarebbero lavate in quel bagno di sangue!... Così egli si esaltava in proponimenti folli, e come sogliono i deboli si vergognava ad un tempo e de' suoi pensieri cattivi e della sua impotenza a tradurli in azione... Nè resse a lungo a quella tensione estrema dei nervi... Balzò dal letto, tornò nella sala che un lume appeso al soffitto rischiarava debolmente, si fermò pochi secondi, trattenendo il respiro, presso l'uscio dell'Angela; indi scese al pianterreno, e attratto da qualche rumore si diresse verso la cucina. Ma la paura d'imbattersi nella Lisa lo arrestò sulla soglia, ed egli diede invece una capatina nel salottoda pranzo ove non c'erano in quel momento che Max e Fritz spediti colà dalla diplomazia della madre.
— Su, su, ragazzi — ell'aveva detto rientrando nelle sue camere dopo il colloquio con Girolamo e con l'Adele. — Tutti sono in moto stanotte e non dovete esser da meno degli altri. Della zia Angela è inutile che cerchiate d'andare, ma tenetevi pronti ad ogni chiamata dei nonni.
E i due fratelli, che non dormivano, s'erano affrettati a ubbidire, dopo aver discusso alquanto fra loro sul genere ditoiletterichiesto dalle circostanze. L'enorme baule ch'essi avevano portato con sè e che addossato alla parete faceva l'effetto d'un'arca sepolcrale nella cappella d'un tempio era fornito d'ogni ben di Dio; ma tutti i casi non si possono prevedere, e nè il baule conteneva, nè il codice della moda insegnava il vestiario che due giovinotti eleganti avrebbero dovuto indossare alzandosi nel cuor della notte per una zia in fin di vita. Stretti dall'urgenza, fermarono la loro scelta sopra untout de mêmedi lana grigia, camicia di colore non inamidata, sciarpa di seta nera astelline bianche col nodo un po' a sghimbescio, tanto da tradir la furia e l'agitazione della mano che l'aveva fatto. Avviatisi in questo arnese senza un programma ben chiaro nella mente, incontrarono sul pianerottolo il vecchio Giacomo che saliva con una brocca d'acqua calda e gli chiesero chi vi fosse dai nonni.
— Si son chetati da mezz'ora — egli rispose. — E del resto c'è la Maddalena. — Meglio lasciarli in pace... Forse troveranno in salotto da pranzo il signor Girolamo con la signora Adele... Almeno c'erano prima.
In realtà, non c'erano più; anzi non c'era nessuno. Sulla tavola la teiera fredda, due tazze con un fondo di tè, una bottiglia di cognac quasi piena, un pajo di giornali sgualciti, le carte che avevano servito alsolitariodi Luciano, un portacenere con dentro un mozzicone di sigaro e tre o quattro fiammiferi spenti; in alto la lampada che languiva e scoppiettava spargendo un odore sgradevole. Gli Alvarez si guardarono in viso incerti se rimanere o tornarsene indietro... Ma rimasero, e approfittarono del non aver testimonî per dibattereinsieme un argomento delicatissimo. Perchè non s'erano risentiti subito delle insolenze di Tullio? Perchè avevano permesso alla genitrice di assumer le loro difese? A ogni modo, chi impediva loro di risollevar la questione entro il termine fissato dalle leggi cavalleresche e di esigere dal cugino una spiegazione o una riparazione?
Slanciata questa idea, i due fratelli si grattarono entrambi la nuca.
— Un duello? — disse Max che pure aveva iniziato la discussione.
— Io crederei di no — replicò Fritz. — Tullio darà spiegazioni soddisfacenti.
— Uhm! — fece l'altro. — È così poco gentiluomo.
Fritz rincarò la dose. — È un bifolco.
— E non essendo gentiluomo potrebbe anche rifiutare di battersi — notò Max.
— Meglio! — scappò detto a Fritz.
Max si accarezzò i baffi nascenti per attingerne forza e coraggio.
— In ogni caso — egli riprese — nell'ipotesi del duello, toccherebbe a me... Io sono il primogenito.
— La mia opinione sarebbe — obbiettò Fritz con magnanimità — che la sfida fosse collettiva com'è stata comune l'offesa. Poi la sorte deciderebbe quale di noi due dovesse scender sul terreno.
— Nemmeno per sogno. È chiaro che tocca al fratello maggiore — insistè Max. — Piuttosto — egli soggiunse col tuono di uomo colto da uno scrupolo improvviso, — piuttosto bisognerebbe riflettere, se dopo il doloroso incidente della zia Angela, e dato lo scompiglio e l'agitazione in cui si trova la famiglia, non fosse opportuno di soprassedere, di evitare uno scandalo quì a Villarosa.
Fritz si mostrò compreso della gravità di queste ragioni.
— Certo che per i nonni sarebbe un gran dispiacere.
— E per nostra madre.
— E per tutti.
— Per la zia Angela poi, se, riacquistando la coscienza avesse il più lontano sentore della cosa, sarebbe il colpo di grazia.
— Verissimo, e noi saremmo responsabili della sua morte.
I due bravi giovinotti conclusero che fosse meglio frenarsi, salvo a rintuzzare con energia qualunque nuova provocazione, e, lieti della vittoria riportata sui loro istinti belligeri, si offersero scambievolmente una sigaretta.
Allorchè lo zio Frassini entrò, essi fecero atto d'alzarsi con la deferenza di nipoti che conoscono il Galateo; egli, stralunato secondo il solito, li salutò appena e andò a sedere in un angolo.
— Notizie? — si arrischiò a chiedere Max.
Frassini scosse il capo come chi non ha nulla da dire; poi masticò fra i denti: — Che tempo!
— C'era stata una sosta — osservò Fritz.
— Bella sosta! — mugolò Frassini accennando col pollice alla finestra di là dalla quale si sentiva scrosciar la pioggia e urlare il vento.
— Ha ripreso — disse Max in tuono conciliativo.
Il pittore non rispose; adocchiò la bottiglia del cognac sulla tavola e alcuni bicchierini sulla credenza, ne riempì uno e lo trangugiò d'un fiato. Indi tornò al suo cantuccio, ma non vi stette più di cinque minuti, e balzato in piedi si fermò dinanzi a certe stampe del secolo decimottavo ch'eranoappese alle pareti e ch'egli si ricordava d'aver viste a quel posto fin dalla prima volta ch'era venuto a Villarosa e che l'Angela e la Marialì l'avevan condotto in giro per la casa. C'era anzi stata, a proposito di quelle stampe, una piccola disputa fra le due sorelle. — Anticaglie! — le aveva chiamate sprezzantemente la Marialì. E l'Angela pronta: — Anticaglie, sicuro... Quando il nonno comperò la villa c'erano già, e io le amo appunto per questo, le amo perchè son vecchie...
Come le parole, così, dopo tanto tempo e tante vicende, Giulio Frassini rievocava l'accento con cui erano state pronunciate, rievocava la voce, l'espressione malinconica e dolce del viso. Con la stessa voce, ma più velata e più stanca, l'Angela gli aveva rivolto il discorso in quella mattina; con la stessa espressione malinconica, ma d'una malinconia più profonda, ell'aveva accolte le sue tristi confidenze. E forse ora la voce era spenta per sempre, forse il viso s'irrigidiva nella sinistra immobilità della morte... A questo pensiero, Frassini sentì le lacrime gonfiargli gli occhi e i singhiozzi rompergli il petto, e si slanciò fuori della stanzae salì di corsa al piano superiore nel bisogno irresistibile di sottrarsi a quel dubbio angoscioso. Nella sala quasi buja (la lampada sospesa era spenta e solo una candela posata sopra una cassapanca gettava intorno una luce fievole e incerta) gli si parò dinanzi qualcuno. Era Tullio, uscito allora dalla camera dell'inferma per fissare un'imposta che il vento sbatacchiava. Frassini gli saltò addosso prima che l'altro lo ravvisasse, lo afferrò per ambe le mani, e con un gemito soffocato: — È morta? — chiese. — Perchè esiti a rispondere?
— Oh zio! Sei tu? — esclamò il giovine riavendosi dallo stupore. — Che hai?
— Rispondi! È morta?
— No. Se fosse morta, credi che sarei così calmo?... Vedrai anzi che non morrà... C'è qualche segno di risveglio... qualche miglioramento.
— Proprio? non m'inganni? Lo dice Vignoni? Dice ch'è fuori di pericolo?
— Questo non può dirlo... Ma è contento del polso, del respiro; è fiducioso insomma...
Frassini baciò e ribaciò il nipote per ringraziarlo dell'annunzio e riprese con solennità:
— È necessario che l'Angela guarisca. È necessario. Quella donna lì, tientelo bene a mente, vale più dei suoi genitori, delle sue sorelle, dei suoi fratelli; vale più di tutti noi...
Senza lasciar tempo al nipote di replicare una sillaba, il bizzarro uomo rifece a precipizio la scala, infilò l'impermeabile ch'era appeso all'attaccapanni nell'andito, se ne calò in testa il cappuccio, e come se l'agitazione de' suoi nervi non potesse quietarsi che all'aria libera, aperse la portiera a vetri, e giù d'un salto in giardino sotto un diluvio di pioggia.
Max e Fritz, fin da quando lo zio li aveva piantati bruscamente, s'erano scambiati un sorrisetto che voleva dire: — Quello lì starebbe bene in manicomio.
Però siccome anche dai matti si può imparar qualche cosa, i due bravi giovani pensarono di seguir l'esempio di Giulio Frassini bevendo subito un bicchierino di cognac. E dopo il primo ne bevettero un secondo, e dopo il secondo s'addormentarono.