XXX.

XXX.Un languido raggio di sole, il primo che squarciasse le nuvole dopo il giorno delle nozze d'oro, andò a posarsi sulla parete. L'Angela l'ebbe per un lieto augurio e attaccò più risolutamente il discorso.Ell'era stesa sulla sua poltrona accanto alla finestra e aveva presso di sè la sorella e il cognato fatti chiamare da lei.— Dunque — ella disse — ormai lo sapete; l'Antonietta ama suo cugino Tullio.La Marialì che s'aggiustava le pieghe del vestito replicò stringendosi nelle spalle: — Sono idee di nostro fratello Cesare.E Giulio Frassini soggiunse vivamente: — Ella nega.Ma non meno vivamente l'Angela ribattè:— Non sono idee di nostro fratello, e i dinieghi dell'Antonietta non valgono... Ella parla così per stordirsi... parla per partito preso... per puntiglio... per un concetto esagerato dei suoi doveri filiali.— Ih, quanta roba! — esclamò la Marialì. — Per me non le ho mai imposto gravi sacrifizi.— E io ho sempre cercato di contentarla in tutto — piagnucolò Frassini.L'Angela represse un moto d'impazienza.— Non mi capite, o fate mostra di non capirmi... Tanto peggio... Mi forzate a dirvi delle cose dure.— Un momento! — interruppe la Marialì. — Prima che tu le dica e che noi le sentiamo, non sarebbe male considerare che nostro nipote Tullio se ne va in America con suo zio e che quindi, dato pure che l'Antonietta lo amasse, il meglio sarebbe di levarglielo dal cuore.Il marito approvò: — È chiaro.— Sarà chiaro per voi — riprese l'Angela — che non volete incomodarvi a guardar più in làdelle apparenze. Ma come non v'è venuto il dubbio che ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla disperazione...— Allora è lei che non l'ama! — gridò, trionfante, la Marialì.La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai bracciuoli della poltrona.— L'ama, l'ama — ella ripetè con voce concitata e vibrante — ed è per cagion vostra ch'ella scaccia da sè, come una tentazione pericolosa, la felicità di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.— A me no sicuro — protestò la Marialì.— Lo credi? — disse l'Angela. — Ah tu credi che se la vostra fosse una famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perchè sente che quando non ci sarà lei non avrete più neanche una casa, sarete come due zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo la maggior colpa è tua, Marialì.L'accusata non si curò di difendersi; nella sua calma superba ella guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si squarciavano quà e là come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: — Ma è impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?L'Angela scattò. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio divenne aggressivo, quasi brutale.— Ecco il grido dell'egoista!Che cosa farei io?... E che importa quello che tu faccia?... Ciò che preme è che tu non faccia del male a tua figlia... Ah, perchè la tua esistenza è rovinata, è finita, vorresti troncare, rovinare anche la sua?— Io? — gemette Frassini. — Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!— Tu appunto — confermò l'Angela. — Non c'è mica un solo modo d'essere egoisti... E vi sono tenerezze, sdilinquimenti più funesti dell'indifferenza... E pure, povero Giulio — ella soggiunse mutando tono, e c'era nel suo accento come un'eco del lontano passato, come una nota dell'amorelontano — e pure tu non eri cattivo... Sono le tue fisime d'artista che ti hanno guastato il cuore... E una volta, pazienza!... Eri giovine, e ai giovani, pare, è permesso di correr dietro a un loro sogno di gloria, di cercar di raggiungerlo, non badando alle lacrime che fanno spargere... Ma ormai?... Che speri?... Che aspetti?... La gloria non viene a chi ha i capelli bianchi... E i tuoi cominciano ad imbiancare... Contentati d'essere un uomo ordinario, un buon padre sopra tutto... Val tanto meglio e dovrebb'esser tanto più facile.Frassini si disperava. — Rinunciare all'arte e perdere l'Antonietta... Tu non sai quello che domandi, Angela... Non hai proprio pietà di me... Che cosa mi resta se non ho più l'Antonietta?... Lo sai bene quella lì come mi tratta...E accennò a sua moglie.La Marialì aperse la bocca a un lungo sbadiglio che mise in mostra i suoi bei dentini bianchi simili a due fili di perle in uno scrigno di raso.— Dio mio!... Come sei nojoso!E si alzò per andarsene.Ma l'Angela la trattenne con un gesto.— Rimani!— A che prò?— Tu non puoi lagnarti ch'io ti abbia tediata con le mie querimonie, Marialì — riprese la sorella. — Sei passata sopra il mio cuore, e io ho sofferto in silenzio, augurandoti di render felice l'uomo che m'aveva abbandonata per te... Desideravo così ardentemente di non serbar rancore a nessuno di voi... nè a te, nè a lui...— Oh senti, Angela — interruppe la Marialì — se vuoi ch'io riconosca il mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara mia, perchè hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta sola.L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca d'altri poteva sonare come un elogio ferì profondamente l'Angela.— E tu sei di quelle che non amano mai — ella disse.La Marialì ebbe un risolino di compassione.— Davvero?— Mai — insistè l'Angela. — Almeno se l'amore è quale io lo intendo... E quello che intendo io, vedi, può durare e può esser confessato in tutte le età. Il tuo... non saprei che nome dargli... è qualche cosa che dopo passata la giovinezza non ha neanche una scusa.Sempre padrona di sè nonostante che la voce le tremasse un poco, la Marialì disse freddamente: — Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano tenaci i rancori delle vecchio zitelle.Un intenso rossore salì alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e dell'equanimità a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marialì sviasse dai veri suoifini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due antiche rivali!Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di Tullio e dell'Antonietta, la Marialì che s'era levata in piedi ed era passata dinanzi allo specchio le si riaccostò con volto ridente e sereno. S'era vista ancora così bella, così fresca e desiderabile, così lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante l'età poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della pelle.— Via, via — ella disse. — Facciamo la pace... Io non sono una cattiva diavola, e non mi oppongo alla felicità di chicchessia... Se l'Antoniettavuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir tuo cognato... Sarà un osso più duro.Con un movimento rapidissimo dell'agile persona la Marialì si chinò sulla sorella e le sfiorò la fronte con le labbra. Indi, senz'attendere nè il ricambio del bacio, nè risposta alcuna, uscì dalla camera col suo passo leggero.— Chi le darebbe più di trent'anni? — sospirò Giulio Frassini, scoprendo il viso ch'egli aveva tenuto fino allora nascosto fra le palme.— Oggi è più generosa di te — disse l'Angela senza curarsi dell'osservazione.— Perchè non le importa nè dell'Antonietta nè di nessuno — ribattè Frassini protestando contro l'indiretto rimprovero. — A lei non importa che di sè stessa, d'esser bella e di parer giovine... Che bisogno ha di una casa, di una famiglia, se non si cura d'altro che d'esser corteggiata, e se i corteggiatori non le mancano mai?... Ma io, ma io...— Tu non devi permettere che il tuo amore sia più fatale all'Antonietta dell'indifferenza materna — replicò l'Angela.Egli s'agitava sulla sedia.— In nome del cielo, che cosa pretendi da me?... Che, come la Marialì, io ti lasci libero il campo?— Ah no! — proruppe la convalescente. — Da te pretendo molto di più... Mia sorella, in fin dei conti, non era mai un ostacolo serio... Anzi, se non ci fosse stata che lei, l'Antonietta avrebbe accolto con entusiasmo il primo sposo che le si fosse offerto... L'ostacolo vero sei tu che, atteggiandoti a vittima, hai fatto sorger nel cervellino della tua figliuola l'idea d'esser la tua salvatrice...— E non sono una vittima? — esclamò Giulio Frassini. — E da chi dovrei aspettare conforti se non da mia figlia?— Bada a me, Giulio — riprese l'Angela, e la sua voce era grave e commossa. — Chi è o si crede vittima non ha diritto di far pesare sugli altri la sua cattiva fortuna... No, no, lasciami parlare... Forse me ne intendo... La condizione di vittima può avere le sue dolcezze e la sua nobiltà quand'è sopportata con rassegnazione, con la coscienza che se siamo stati sempre disgraziati, la colpa n'è in gran parte nostra... Vuol dire chec'è mancato qualche cosa fin dalla nascita... qualche dote fisica o morale ch'è necessaria al successo.Frassini la guardava con un'ammirazione mista di sgomento. Ell'avrebbe avuto ragione di odiarlo, e invece egli sentiva vibrar nella voce di lei una nota dell'antico affetto...Se siamo stati sempre disgraziati— ella diceva, associando le loro due sorti... Ma d'altro lato, che stava ella per chiedergli?L'Angela lo dispensò dal rinnovar la domanda.Fissa nella sua idea, ella ripigliò: — No, non mi basta che tu sia neutrale, che tu mi lasci libero il campo... Tu devi essere il mio alleato... L'Antonietta deve persuadersi che non hai bisogno di lei, che tu stesso desideri vederla seguir gl'impulsi del suo cuore, cercar la felicità con l'uomo ch'ell'ama.— Angela, Angela, è la mia condanna che tu decreti.— È la tua redenzione che ti offro... Quest'atto di volontà e di sacrifizio ti ridarà la stima di te medesimo... e la mia... Ci tieni alla mia stima?— Oh, Angela, e puoi dubitarne?— Riconquistala dunque — ella disse. E soggiunse, abbassando la voce: — Pensa come ti ho visto, Giulio... e non ero sola, e c'era tua figlia!... Ti ho visto, la sera prima ch'io mi ammalassi, correr dietro a una delle mie serve!.. E t'ho rivisto, prima e poi, dimentico della tua dignità, querulo, lacrimoso come uno scolaretto di quindici anni, attaccarti alle gonne della Marialì e subire le sue ripulse, i suoi disprezzi, i suoi sarcasmi... Ho arrossito per te, Giulio!... Ma ora sarebbe peggio se ti vedessi ostinato a immolar l'Antonietta al tuo egoismo...— E pure — rispose Giulio Frassini difendendo a palmo a palmo il terreno — e pure quella mattina, in giardino, non eri così spietata... Parevi convinta che lo staccarmi dall'Antonietta sarebbe stata la mia estrema rovina.— Può darsi ch'io fossi perplessa — ribattè l'Angela con la mal celata impazienza di chi è colto in contraddizione. — Credevo che si potesse guadagnar tempo... Ora non più... Ora gli avvenimenti incalzano, e se questo matrimonio non si combina subito l'occasione è perduta per sempre...Tullio se ne andrà in America con mio fratello Cesare, voi ripiglierete le vostre peregrinazioni... e addio la mia speranza di ripopolar Villarosa, di rinnovellarla con un soffio d'amore e di giovinezza. Quand'anche un giorno i dispersi si ritrovassero quì, io non ci sarei...— Oh Angela!...— È vano illudersi, Giulio... La mia malattia è stata un avvertimento, il primo segnale di partenza del treno...— Angela! Angela!Più dell'esortazioni austere, più dei giusti rimproveri potè su Giulio Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva più vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili, ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per sè... Ed egli le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e tradita... tradita per la Marialì!Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la prese e se la portò al cuore.— Angela — egli disse, — se facessi quello che tu desideri, mi perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di aver rovinato la tua esistenza?Il volto dell'Angela s'illuminò di contentezza.— Tu accondiscendi?— Perdonami, perdonami — egli implorava. — Ho espiato tanto.— Lascia il passato in pace — ella interruppe con un sospiro. — Lo sai che non ho rancori.— Non mi basta. Perdonami — egli ripeteva con l'insistenza di un bambino.L'Angela sorrise.— Perdono tutto... Ma non pensiamo a noi che siamo vecchi, che abbiamo finito... Pensiamo a quelli che cominciano.Giulio Frassini seguitava concitatamente: — Mi ajuterai a risollevarmi? Vorrai essere la mia guida, la mia consigliera, la mia confortatrice? Mi permetterai, nei momenti più tristi, di cercare un rifugio a Villarosa?— Villarosa t'è sempre stata aperta — disse l'Angela. — Eri tu che ci venivi così poco.— Non osavo — egli susurrò.— Avevi torto.Ritirando con dolcezza la mano ch'egli copriva di baci, ella lo pregò di suonare il campanello ch'era accanto al letto.— Vuoi qualche cosa? — chiese il cognato timidamente mentre si accingeva a ubbidire.Ell'aspettò ch'egli avesse suonato e poi soggiunse:— Intanto volevo questo... Ora vorrò che tu non ti penta delle tue buone disposizioni e che tu mostri d'esser in pieno accordo con me.— Ma... — obbiettò Frassini che non capiva.— Tss! — fece l'Angela portandosi il dito alla bocca. E rivoltasi alla Maddalena che s'era affacciata all'uscio, le disse: — Dov'è la signorina Antonietta?— Credo sia giù in salotto, coi padroni.— Ebbene, che faccia il piacere di salire un momento... subito.Appena la Maddalena ebbe chiuso l'uscio, Giulio Frassini si alzò in piedi inquieto, turbato.— Che precipizio, Angela, che precipizio!— A che servirebbero gl'indugi?— Potevo parlarle io.— No, io le parlerò in nome di tutti e due alla tua presenza.. Oh, tu devi fidarti... Non aver paura ch'io le carpisca unsìcontrario alle sue inclinazioni... Se l'Antonietta persisterà nel suo rifiuto, se mi proverà ch'io m'ero ingannata sui suoi sentimenti, io chinerò il capo... Ma io son certa di non essermi ingannata... Quando non ti crederà più ostile al suo amore, ella non avrà più ragione di fingere... Su, su, Giulio, ricomponiti... Sii un uomo... Che tua figlia non ti veda così... Eccola. Mi par di sentire il suo passo.L'Antonietta entrò, rossa in viso dalla fretta con cui aveva fatto le scale.— Mi avete chiamata?— Sì — disse l'Angela rizzandosi sui gomiti. — Il tuo babbo ed io t'abbiamo chiamata per una cosa molto, molto importante... Siedi quì, vicino a noi.Benchè la solennità dell'esordio fosse temperata dall'accento amorevole, una certa ansietà, quasi d'imputato davanti ai suoi giudici, si dipinse sul volto della fanciulla.L'Angela andò diritta allo scopo.— Sii sincera, sii franca con noi, Antonietta... Aprici tutto il tuo cuore. Non è vero che tu vuoi un po' di bene a tuo cugino Tullio?Le guancie dell'Antonietta s'imporporarono ed ella protestò con enfasi: — Non è vero, non è vero niente... Chi lo ha detto?... È stato lo zio Cesare?... Non è vero.— Calma, bimba mia — ripigliò l'Angela con un sorriso. — Tu neghi con troppo calore, come una che tema d'aver commesso un delitto... E sì che non ci sarebbe ragione di vergognarsi.L'Antonietta aveva un nodo alla gola.— Perchè mi tormentate? Perchè dovrei voler bene a mio cugino? — ella diceva a scatti con un'irritazione che tradiva lo sforzo. — Per quello che abbiamo da stare insieme!... Non è in procinto d'imbarcarsi per l'America?... Buon viaggio, buona fortuna!— Oh, il bastimento non è ancora pronto — ribattè l'Angela con una scrollatina di spalle.E smettendo la celia proseguì con l'eloquenza appassionata di chi vuol trasfondere in altri la propria convinzione.— Via, Antonietta, cessiamo di parlar per indovinelli. Tu non puoi non aver capito che Tullio ha per te una simpatia... più che di cugino, e ch'egli aveva creduto d'inspirarti una simpatia uguale... Ed ecco che oggi lo respingi, lo sfuggi!... Per qual motivo?... Ah non è certo per sua elezione ch'egli lascia l'Italia, l'Europa, i suoi studi tranquilli, la speranza di una cattedra; è per stordirsi, se può, per dimenticare un trattamento ingiusto... Vedi se t'ama! Non importa... Amare non basta; bisogna essere amati. E se tu, leggendo meglio dentro di te, hai scoperto che c'è fra voi due un'incompatibilità profonda, se la tua passeggera inclinazione è svanita, pazienza! Tullio non avrà da lagnarsi che della sorte... Ma se non siete divisi che da un malinteso, da un puntiglio, spiegatevi per carità e non giocate sopra una carta tutto il vostro avvenire... L'America? Ma dipende da te che Tullio ci vada o rimanga in Italia.Con occhi umidi e supplichevoli l'Antonietta si voltò verso suo padre.— Babbo, babbo, perchè taci, perchè non mi difendi?... Hai scordato i nostri progetti? Nondovevamo restar sempre insieme, noi due? Non dovevamo principiare intanto col fare anche noi il nostro viaggio o in Egitto, o in Sicilia, o al Nord dell'Europa?... Saremmo stati assenti parecchi mesi con la sola compagnia dei tuoi pennelli e della tua tavolozza;... tu avresti lavorato senza distrazioni, senza preoccupazioni...Era il sogno, era il bel sogno che Frassini aveva accarezzato, e a sentirlo ora rievocare dall'Antonietta gli veniva una gran voglia di piangere.Pur riuscì a dominarsi, e tentennando la testa — No, figliuola mia — egli disse — ci ho pensato su... I nostri progetti erano campati in aria... Chi ha ragione è la zia Angela che ha sempre avuto più giudizio di tutti noi... Segui il suo consiglio...— No — interruppe la zia, — segui la voce del tuo cuore in cui forse ho visto più chiaro degli altri, più chiaro di te stessa... Ma te lo ripeto ancora una volta, se ho sbagliato, dimmelo schietto ed aperto, e io cesserò di tormentarti, e Tullio ti si leverà dai piedi per sempre.Invece di rispondere, la giovinetta si strinse al suo babbo, e gli nascose la faccia nel petto.— Ah papà mio — ella singhiozzava, — perchè la zia Angela è così cattiva?— La zia Angela è savia e buona — replicò Giulio Frassini accarezzando i folti capelli dell'Antonietta — e dovremmo tutti adorarla in ginocchio.— Però ella non si è sposata — notò la ragazza; — ella ha preferito vivere coi suoi genitori.— Oh, — esclamò Frassini non avvertendo o non curando i segni che gli faceva la cognata — non è ch'ella non volesse sposarsi... Sono state le circostanze... è stato qualcheduno... Oh, il colpevole darebbe quello che gli resta di vita per riparare ai suoi torti!Adagio adagio l'Antonietta alzò il capo, e i suoi occhi si posarono successivamente su suo padre e sull'Angela. Comprese ella la verità?Fatto si è ch'ella si sciolse dalle braccia paterne, e si gettò piangendo in quelle della zia.— Tu credi proprio che Tullio rinunzierebbe a partire? — ella mormorò in un soffio.

Un languido raggio di sole, il primo che squarciasse le nuvole dopo il giorno delle nozze d'oro, andò a posarsi sulla parete. L'Angela l'ebbe per un lieto augurio e attaccò più risolutamente il discorso.

Ell'era stesa sulla sua poltrona accanto alla finestra e aveva presso di sè la sorella e il cognato fatti chiamare da lei.

— Dunque — ella disse — ormai lo sapete; l'Antonietta ama suo cugino Tullio.

La Marialì che s'aggiustava le pieghe del vestito replicò stringendosi nelle spalle: — Sono idee di nostro fratello Cesare.

E Giulio Frassini soggiunse vivamente: — Ella nega.

Ma non meno vivamente l'Angela ribattè:

— Non sono idee di nostro fratello, e i dinieghi dell'Antonietta non valgono... Ella parla così per stordirsi... parla per partito preso... per puntiglio... per un concetto esagerato dei suoi doveri filiali.

— Ih, quanta roba! — esclamò la Marialì. — Per me non le ho mai imposto gravi sacrifizi.

— E io ho sempre cercato di contentarla in tutto — piagnucolò Frassini.

L'Angela represse un moto d'impazienza.

— Non mi capite, o fate mostra di non capirmi... Tanto peggio... Mi forzate a dirvi delle cose dure.

— Un momento! — interruppe la Marialì. — Prima che tu le dica e che noi le sentiamo, non sarebbe male considerare che nostro nipote Tullio se ne va in America con suo zio e che quindi, dato pure che l'Antonietta lo amasse, il meglio sarebbe di levarglielo dal cuore.

Il marito approvò: — È chiaro.

— Sarà chiaro per voi — riprese l'Angela — che non volete incomodarvi a guardar più in làdelle apparenze. Ma come non v'è venuto il dubbio che ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla disperazione...

— Allora è lei che non l'ama! — gridò, trionfante, la Marialì.

La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai bracciuoli della poltrona.

— L'ama, l'ama — ella ripetè con voce concitata e vibrante — ed è per cagion vostra ch'ella scaccia da sè, come una tentazione pericolosa, la felicità di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.

— A me no sicuro — protestò la Marialì.

— Lo credi? — disse l'Angela. — Ah tu credi che se la vostra fosse una famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perchè sente che quando non ci sarà lei non avrete più neanche una casa, sarete come due zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo la maggior colpa è tua, Marialì.

L'accusata non si curò di difendersi; nella sua calma superba ella guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si squarciavano quà e là come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: — Ma è impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?

L'Angela scattò. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio divenne aggressivo, quasi brutale.

— Ecco il grido dell'egoista!Che cosa farei io?... E che importa quello che tu faccia?... Ciò che preme è che tu non faccia del male a tua figlia... Ah, perchè la tua esistenza è rovinata, è finita, vorresti troncare, rovinare anche la sua?

— Io? — gemette Frassini. — Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!

— Tu appunto — confermò l'Angela. — Non c'è mica un solo modo d'essere egoisti... E vi sono tenerezze, sdilinquimenti più funesti dell'indifferenza... E pure, povero Giulio — ella soggiunse mutando tono, e c'era nel suo accento come un'eco del lontano passato, come una nota dell'amorelontano — e pure tu non eri cattivo... Sono le tue fisime d'artista che ti hanno guastato il cuore... E una volta, pazienza!... Eri giovine, e ai giovani, pare, è permesso di correr dietro a un loro sogno di gloria, di cercar di raggiungerlo, non badando alle lacrime che fanno spargere... Ma ormai?... Che speri?... Che aspetti?... La gloria non viene a chi ha i capelli bianchi... E i tuoi cominciano ad imbiancare... Contentati d'essere un uomo ordinario, un buon padre sopra tutto... Val tanto meglio e dovrebb'esser tanto più facile.

Frassini si disperava. — Rinunciare all'arte e perdere l'Antonietta... Tu non sai quello che domandi, Angela... Non hai proprio pietà di me... Che cosa mi resta se non ho più l'Antonietta?... Lo sai bene quella lì come mi tratta...

E accennò a sua moglie.

La Marialì aperse la bocca a un lungo sbadiglio che mise in mostra i suoi bei dentini bianchi simili a due fili di perle in uno scrigno di raso.

— Dio mio!... Come sei nojoso!

E si alzò per andarsene.

Ma l'Angela la trattenne con un gesto.

— Rimani!

— A che prò?

— Tu non puoi lagnarti ch'io ti abbia tediata con le mie querimonie, Marialì — riprese la sorella. — Sei passata sopra il mio cuore, e io ho sofferto in silenzio, augurandoti di render felice l'uomo che m'aveva abbandonata per te... Desideravo così ardentemente di non serbar rancore a nessuno di voi... nè a te, nè a lui...

— Oh senti, Angela — interruppe la Marialì — se vuoi ch'io riconosca il mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara mia, perchè hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta sola.

L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca d'altri poteva sonare come un elogio ferì profondamente l'Angela.

— E tu sei di quelle che non amano mai — ella disse.

La Marialì ebbe un risolino di compassione.

— Davvero?

— Mai — insistè l'Angela. — Almeno se l'amore è quale io lo intendo... E quello che intendo io, vedi, può durare e può esser confessato in tutte le età. Il tuo... non saprei che nome dargli... è qualche cosa che dopo passata la giovinezza non ha neanche una scusa.

Sempre padrona di sè nonostante che la voce le tremasse un poco, la Marialì disse freddamente: — Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano tenaci i rancori delle vecchio zitelle.

Un intenso rossore salì alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e dell'equanimità a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marialì sviasse dai veri suoifini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due antiche rivali!

Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di Tullio e dell'Antonietta, la Marialì che s'era levata in piedi ed era passata dinanzi allo specchio le si riaccostò con volto ridente e sereno. S'era vista ancora così bella, così fresca e desiderabile, così lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante l'età poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della pelle.

— Via, via — ella disse. — Facciamo la pace... Io non sono una cattiva diavola, e non mi oppongo alla felicità di chicchessia... Se l'Antoniettavuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir tuo cognato... Sarà un osso più duro.

Con un movimento rapidissimo dell'agile persona la Marialì si chinò sulla sorella e le sfiorò la fronte con le labbra. Indi, senz'attendere nè il ricambio del bacio, nè risposta alcuna, uscì dalla camera col suo passo leggero.

— Chi le darebbe più di trent'anni? — sospirò Giulio Frassini, scoprendo il viso ch'egli aveva tenuto fino allora nascosto fra le palme.

— Oggi è più generosa di te — disse l'Angela senza curarsi dell'osservazione.

— Perchè non le importa nè dell'Antonietta nè di nessuno — ribattè Frassini protestando contro l'indiretto rimprovero. — A lei non importa che di sè stessa, d'esser bella e di parer giovine... Che bisogno ha di una casa, di una famiglia, se non si cura d'altro che d'esser corteggiata, e se i corteggiatori non le mancano mai?... Ma io, ma io...

— Tu non devi permettere che il tuo amore sia più fatale all'Antonietta dell'indifferenza materna — replicò l'Angela.

Egli s'agitava sulla sedia.

— In nome del cielo, che cosa pretendi da me?... Che, come la Marialì, io ti lasci libero il campo?

— Ah no! — proruppe la convalescente. — Da te pretendo molto di più... Mia sorella, in fin dei conti, non era mai un ostacolo serio... Anzi, se non ci fosse stata che lei, l'Antonietta avrebbe accolto con entusiasmo il primo sposo che le si fosse offerto... L'ostacolo vero sei tu che, atteggiandoti a vittima, hai fatto sorger nel cervellino della tua figliuola l'idea d'esser la tua salvatrice...

— E non sono una vittima? — esclamò Giulio Frassini. — E da chi dovrei aspettare conforti se non da mia figlia?

— Bada a me, Giulio — riprese l'Angela, e la sua voce era grave e commossa. — Chi è o si crede vittima non ha diritto di far pesare sugli altri la sua cattiva fortuna... No, no, lasciami parlare... Forse me ne intendo... La condizione di vittima può avere le sue dolcezze e la sua nobiltà quand'è sopportata con rassegnazione, con la coscienza che se siamo stati sempre disgraziati, la colpa n'è in gran parte nostra... Vuol dire chec'è mancato qualche cosa fin dalla nascita... qualche dote fisica o morale ch'è necessaria al successo.

Frassini la guardava con un'ammirazione mista di sgomento. Ell'avrebbe avuto ragione di odiarlo, e invece egli sentiva vibrar nella voce di lei una nota dell'antico affetto...Se siamo stati sempre disgraziati— ella diceva, associando le loro due sorti... Ma d'altro lato, che stava ella per chiedergli?

L'Angela lo dispensò dal rinnovar la domanda.

Fissa nella sua idea, ella ripigliò: — No, non mi basta che tu sia neutrale, che tu mi lasci libero il campo... Tu devi essere il mio alleato... L'Antonietta deve persuadersi che non hai bisogno di lei, che tu stesso desideri vederla seguir gl'impulsi del suo cuore, cercar la felicità con l'uomo ch'ell'ama.

— Angela, Angela, è la mia condanna che tu decreti.

— È la tua redenzione che ti offro... Quest'atto di volontà e di sacrifizio ti ridarà la stima di te medesimo... e la mia... Ci tieni alla mia stima?

— Oh, Angela, e puoi dubitarne?

— Riconquistala dunque — ella disse. E soggiunse, abbassando la voce: — Pensa come ti ho visto, Giulio... e non ero sola, e c'era tua figlia!... Ti ho visto, la sera prima ch'io mi ammalassi, correr dietro a una delle mie serve!.. E t'ho rivisto, prima e poi, dimentico della tua dignità, querulo, lacrimoso come uno scolaretto di quindici anni, attaccarti alle gonne della Marialì e subire le sue ripulse, i suoi disprezzi, i suoi sarcasmi... Ho arrossito per te, Giulio!... Ma ora sarebbe peggio se ti vedessi ostinato a immolar l'Antonietta al tuo egoismo...

— E pure — rispose Giulio Frassini difendendo a palmo a palmo il terreno — e pure quella mattina, in giardino, non eri così spietata... Parevi convinta che lo staccarmi dall'Antonietta sarebbe stata la mia estrema rovina.

— Può darsi ch'io fossi perplessa — ribattè l'Angela con la mal celata impazienza di chi è colto in contraddizione. — Credevo che si potesse guadagnar tempo... Ora non più... Ora gli avvenimenti incalzano, e se questo matrimonio non si combina subito l'occasione è perduta per sempre...Tullio se ne andrà in America con mio fratello Cesare, voi ripiglierete le vostre peregrinazioni... e addio la mia speranza di ripopolar Villarosa, di rinnovellarla con un soffio d'amore e di giovinezza. Quand'anche un giorno i dispersi si ritrovassero quì, io non ci sarei...

— Oh Angela!...

— È vano illudersi, Giulio... La mia malattia è stata un avvertimento, il primo segnale di partenza del treno...

— Angela! Angela!

Più dell'esortazioni austere, più dei giusti rimproveri potè su Giulio Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva più vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili, ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per sè... Ed egli le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e tradita... tradita per la Marialì!

Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la prese e se la portò al cuore.

— Angela — egli disse, — se facessi quello che tu desideri, mi perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di aver rovinato la tua esistenza?

Il volto dell'Angela s'illuminò di contentezza.

— Tu accondiscendi?

— Perdonami, perdonami — egli implorava. — Ho espiato tanto.

— Lascia il passato in pace — ella interruppe con un sospiro. — Lo sai che non ho rancori.

— Non mi basta. Perdonami — egli ripeteva con l'insistenza di un bambino.

L'Angela sorrise.

— Perdono tutto... Ma non pensiamo a noi che siamo vecchi, che abbiamo finito... Pensiamo a quelli che cominciano.

Giulio Frassini seguitava concitatamente: — Mi ajuterai a risollevarmi? Vorrai essere la mia guida, la mia consigliera, la mia confortatrice? Mi permetterai, nei momenti più tristi, di cercare un rifugio a Villarosa?

— Villarosa t'è sempre stata aperta — disse l'Angela. — Eri tu che ci venivi così poco.

— Non osavo — egli susurrò.

— Avevi torto.

Ritirando con dolcezza la mano ch'egli copriva di baci, ella lo pregò di suonare il campanello ch'era accanto al letto.

— Vuoi qualche cosa? — chiese il cognato timidamente mentre si accingeva a ubbidire.

Ell'aspettò ch'egli avesse suonato e poi soggiunse:

— Intanto volevo questo... Ora vorrò che tu non ti penta delle tue buone disposizioni e che tu mostri d'esser in pieno accordo con me.

— Ma... — obbiettò Frassini che non capiva.

— Tss! — fece l'Angela portandosi il dito alla bocca. E rivoltasi alla Maddalena che s'era affacciata all'uscio, le disse: — Dov'è la signorina Antonietta?

— Credo sia giù in salotto, coi padroni.

— Ebbene, che faccia il piacere di salire un momento... subito.

Appena la Maddalena ebbe chiuso l'uscio, Giulio Frassini si alzò in piedi inquieto, turbato.

— Che precipizio, Angela, che precipizio!

— A che servirebbero gl'indugi?

— Potevo parlarle io.

— No, io le parlerò in nome di tutti e due alla tua presenza.. Oh, tu devi fidarti... Non aver paura ch'io le carpisca unsìcontrario alle sue inclinazioni... Se l'Antonietta persisterà nel suo rifiuto, se mi proverà ch'io m'ero ingannata sui suoi sentimenti, io chinerò il capo... Ma io son certa di non essermi ingannata... Quando non ti crederà più ostile al suo amore, ella non avrà più ragione di fingere... Su, su, Giulio, ricomponiti... Sii un uomo... Che tua figlia non ti veda così... Eccola. Mi par di sentire il suo passo.

L'Antonietta entrò, rossa in viso dalla fretta con cui aveva fatto le scale.

— Mi avete chiamata?

— Sì — disse l'Angela rizzandosi sui gomiti. — Il tuo babbo ed io t'abbiamo chiamata per una cosa molto, molto importante... Siedi quì, vicino a noi.

Benchè la solennità dell'esordio fosse temperata dall'accento amorevole, una certa ansietà, quasi d'imputato davanti ai suoi giudici, si dipinse sul volto della fanciulla.

L'Angela andò diritta allo scopo.

— Sii sincera, sii franca con noi, Antonietta... Aprici tutto il tuo cuore. Non è vero che tu vuoi un po' di bene a tuo cugino Tullio?

Le guancie dell'Antonietta s'imporporarono ed ella protestò con enfasi: — Non è vero, non è vero niente... Chi lo ha detto?... È stato lo zio Cesare?... Non è vero.

— Calma, bimba mia — ripigliò l'Angela con un sorriso. — Tu neghi con troppo calore, come una che tema d'aver commesso un delitto... E sì che non ci sarebbe ragione di vergognarsi.

L'Antonietta aveva un nodo alla gola.

— Perchè mi tormentate? Perchè dovrei voler bene a mio cugino? — ella diceva a scatti con un'irritazione che tradiva lo sforzo. — Per quello che abbiamo da stare insieme!... Non è in procinto d'imbarcarsi per l'America?... Buon viaggio, buona fortuna!

— Oh, il bastimento non è ancora pronto — ribattè l'Angela con una scrollatina di spalle.

E smettendo la celia proseguì con l'eloquenza appassionata di chi vuol trasfondere in altri la propria convinzione.

— Via, Antonietta, cessiamo di parlar per indovinelli. Tu non puoi non aver capito che Tullio ha per te una simpatia... più che di cugino, e ch'egli aveva creduto d'inspirarti una simpatia uguale... Ed ecco che oggi lo respingi, lo sfuggi!... Per qual motivo?... Ah non è certo per sua elezione ch'egli lascia l'Italia, l'Europa, i suoi studi tranquilli, la speranza di una cattedra; è per stordirsi, se può, per dimenticare un trattamento ingiusto... Vedi se t'ama! Non importa... Amare non basta; bisogna essere amati. E se tu, leggendo meglio dentro di te, hai scoperto che c'è fra voi due un'incompatibilità profonda, se la tua passeggera inclinazione è svanita, pazienza! Tullio non avrà da lagnarsi che della sorte... Ma se non siete divisi che da un malinteso, da un puntiglio, spiegatevi per carità e non giocate sopra una carta tutto il vostro avvenire... L'America? Ma dipende da te che Tullio ci vada o rimanga in Italia.

Con occhi umidi e supplichevoli l'Antonietta si voltò verso suo padre.

— Babbo, babbo, perchè taci, perchè non mi difendi?... Hai scordato i nostri progetti? Nondovevamo restar sempre insieme, noi due? Non dovevamo principiare intanto col fare anche noi il nostro viaggio o in Egitto, o in Sicilia, o al Nord dell'Europa?... Saremmo stati assenti parecchi mesi con la sola compagnia dei tuoi pennelli e della tua tavolozza;... tu avresti lavorato senza distrazioni, senza preoccupazioni...

Era il sogno, era il bel sogno che Frassini aveva accarezzato, e a sentirlo ora rievocare dall'Antonietta gli veniva una gran voglia di piangere.

Pur riuscì a dominarsi, e tentennando la testa — No, figliuola mia — egli disse — ci ho pensato su... I nostri progetti erano campati in aria... Chi ha ragione è la zia Angela che ha sempre avuto più giudizio di tutti noi... Segui il suo consiglio...

— No — interruppe la zia, — segui la voce del tuo cuore in cui forse ho visto più chiaro degli altri, più chiaro di te stessa... Ma te lo ripeto ancora una volta, se ho sbagliato, dimmelo schietto ed aperto, e io cesserò di tormentarti, e Tullio ti si leverà dai piedi per sempre.

Invece di rispondere, la giovinetta si strinse al suo babbo, e gli nascose la faccia nel petto.

— Ah papà mio — ella singhiozzava, — perchè la zia Angela è così cattiva?

— La zia Angela è savia e buona — replicò Giulio Frassini accarezzando i folti capelli dell'Antonietta — e dovremmo tutti adorarla in ginocchio.

— Però ella non si è sposata — notò la ragazza; — ella ha preferito vivere coi suoi genitori.

— Oh, — esclamò Frassini non avvertendo o non curando i segni che gli faceva la cognata — non è ch'ella non volesse sposarsi... Sono state le circostanze... è stato qualcheduno... Oh, il colpevole darebbe quello che gli resta di vita per riparare ai suoi torti!

Adagio adagio l'Antonietta alzò il capo, e i suoi occhi si posarono successivamente su suo padre e sull'Angela. Comprese ella la verità?

Fatto si è ch'ella si sciolse dalle braccia paterne, e si gettò piangendo in quelle della zia.

— Tu credi proprio che Tullio rinunzierebbe a partire? — ella mormorò in un soffio.


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