APPENDICE III
(Appendice al capitolo XV, vedi pag.147e seguenti)
Nuovi casi di patologia del genio, di calcolatori, ecc.
1.Atassìa precoce in poeta geniale. — In questi ultimi tempi moriva giovane un forte poeta dopo 15 anni di atassìa: Luigi Duchosal, nato nel 1862, di famiglia savoiarda stabilita a Ginevra[152].
Dai primi anni di sua vita fu morbosamentesentimentale, fino ad innamorarsi di una testa di cera e venirne ammalato. A 15 anni lo colpiscono i primi sintomi dell'atassìa; ma egli, illuso e acciecato di speranze, non se n'addava e cantava:
"... Bonjour, grand soleil: voici mon espoir,Voici mon orgueil, fais-leur un peu signe;Ils voulent la grappe, ils ont une vigne,Je t'offre un baiser, étoile du soir."Je suis comme un roi, je porte une épée;Et l'ambition me brûle le sang.Je vais te conter mon âme, o passant!Mon cheval hennit pour une épopée"...
"... Bonjour, grand soleil: voici mon espoir,Voici mon orgueil, fais-leur un peu signe;Ils voulent la grappe, ils ont une vigne,Je t'offre un baiser, étoile du soir."Je suis comme un roi, je porte une épée;Et l'ambition me brûle le sang.Je vais te conter mon âme, o passant!Mon cheval hennit pour une épopée"...
"... Bonjour, grand soleil: voici mon espoir,
Voici mon orgueil, fais-leur un peu signe;
Ils voulent la grappe, ils ont une vigne,
Je t'offre un baiser, étoile du soir.
"Je suis comme un roi, je porte une épée;
Et l'ambition me brûle le sang.
Je vais te conter mon âme, o passant!
Mon cheval hennit pour une épopée"...
in quel bellissimoLibro di Thulé, in cui non abbandonava alcuno dei suoi sogni, malgrado le gambe fossero già paralizzate; appena vi si può intravvedere la lotta dolorosa con l'impotenza in qualche verso, come per esempio:
"Je veux, fruyant ces murs ou je vis oppressé,M'en aller vers la mer endormie où VeniseDans un silence morne et fatal, agoniseSous le fardeau trop lourd d'un passé glorieux.Oubliant les combats du sort mysterieux,J'y passerai le temps que je dois encore vivreÀ regarder l'eau grise et miroi tante, à suivreLa musique des flots ou boir les jeux follets,Des rayons sur les quais et parmi les palaisQui, noirs et hauts, les pieds enfoncé dans le vase,Semblent encore plonger dans une antique extaseEt, devant eux, songeant à mon mal sourd et lent,Ce sera mon plaisir et le plus constantD'établir une intime et suprème harmonieEntre la cité morte et l'âme à l'agonie".
"Je veux, fruyant ces murs ou je vis oppressé,M'en aller vers la mer endormie où VeniseDans un silence morne et fatal, agoniseSous le fardeau trop lourd d'un passé glorieux.Oubliant les combats du sort mysterieux,J'y passerai le temps que je dois encore vivreÀ regarder l'eau grise et miroi tante, à suivreLa musique des flots ou boir les jeux follets,Des rayons sur les quais et parmi les palaisQui, noirs et hauts, les pieds enfoncé dans le vase,Semblent encore plonger dans une antique extaseEt, devant eux, songeant à mon mal sourd et lent,Ce sera mon plaisir et le plus constantD'établir une intime et suprème harmonieEntre la cité morte et l'âme à l'agonie".
"Je veux, fruyant ces murs ou je vis oppressé,
M'en aller vers la mer endormie où Venise
Dans un silence morne et fatal, agonise
Sous le fardeau trop lourd d'un passé glorieux.
Oubliant les combats du sort mysterieux,
J'y passerai le temps que je dois encore vivre
À regarder l'eau grise et miroi tante, à suivre
La musique des flots ou boir les jeux follets,
Des rayons sur les quais et parmi les palais
Qui, noirs et hauts, les pieds enfoncé dans le vase,
Semblent encore plonger dans une antique extase
Et, devant eux, songeant à mon mal sourd et lent,
Ce sera mon plaisir et le plus constant
D'établir une intime et suprème harmonie
Entre la cité morte et l'âme à l'agonie".
E in questi altri:
"Tu t'es dit: — Le pauvre homme à besoin de baiser! —Et te voici m'offrant le lait de la tendresse.Mais tes yeux ont mal lu dans l'oracle vermeil,Ta pitié seule est là, les mains pleines de choses;Marguerite, aux yeux d'or, passe et garde tes roses,O belle au bois dormant, reprends ton bleu sommeil".
"Tu t'es dit: — Le pauvre homme à besoin de baiser! —Et te voici m'offrant le lait de la tendresse.Mais tes yeux ont mal lu dans l'oracle vermeil,Ta pitié seule est là, les mains pleines de choses;Marguerite, aux yeux d'or, passe et garde tes roses,O belle au bois dormant, reprends ton bleu sommeil".
"Tu t'es dit: — Le pauvre homme à besoin de baiser! —
Et te voici m'offrant le lait de la tendresse.
Mais tes yeux ont mal lu dans l'oracle vermeil,
Ta pitié seule est là, les mains pleines de choses;
Marguerite, aux yeux d'or, passe et garde tes roses,
O belle au bois dormant, reprends ton bleu sommeil".
Se non che la malattia progrediva; fin le braccia stesse gli mancarono, e nemmeno le stampelle bastavano a sorreggerlo: doveva lasciarsi trascinare in vetturetta. Finalmente anche la parola gli venne meno. Lo si disse modesto, rassegnato al triste destino; invece egli in fondo era un orgoglioso, un ribelle, sconoscente alle simpatie che lo circondavano, fino a disgustarle. Ma quelle ribellioni stesse erano fonte d'ispirazione: egli avrebbe voluto conseguire i massimi trionfi con tanta maggior energia quanto più gli sfuggiva la potenza; sentiva una parte dell'anima armata per la vittoria, vi credeva con fierezza e fervore, e la mano invisibile del male lo inchiodava sul sito; egli aspirava alla gloria, all'amore, alla gioia, mentre la sua povera mano ricadeva sulle ginocchia paralizzata.
Chi l'ha seguito in questa lotta dolorosa attraverso ai suoi versi, comprende quanto fu grande la sua sventura e come essa contribuì alla sua opera poetica.
2.Caso di memoria straordinaria in deficiente.— Il dott. Giuffrida-Ruggeri mi comunica questo caso:
"Sfogliando un libro di De Cesare, mi è occorso di veder riferito, a titolo di semplice curiosità,un caso di memoria straordinaria in individuo probabilmente deficiente[153].
"Un ragazzo di 12 anni, nativo di Ginopalena, povero come Giobbe, che si chiamava Daniele Nobile, per virtù congenita e senza educazione di sorta risolveva estemporaneamente i più astrusi problemi di aritmetica. Piccolo, quasi deforme, nevrotico, dalla bocca enorme[154]e dagli occhi sporgenti, balbuziente, apata e col cuore non aperto ad altri affetti tranne quello per sua madre, egli, entrato in collegio, imparò a memoria quanto nessun uomo potrebbe imparare in tutta la vita. Recitava laDivina Commediadalla prima all'ultima terzina, senza mettere una parola in fallo: ripeteva lunghi brani di classici e giunse persino ad imparare il dizionario italiano-latino. Ma i superiori, temendo che gliene venisse male, ricorsero alla influenza del suo confessore, e questi ottenne che il ragazzo si fermasse alla lettera d. La sua virtù singolare stava nel rispondere prontamente e senza riflessione apparente e con mirabile precisione a tutti i quesiti più difficili di aritmetica. Ferdinando II, andato a Chieti nel maggio del 1847, ricevette ragguagli di questogiovanetto e volle conoscerlo. Gli mosse varie domande, ed ebbe pronte risposte, verificate esattissime. Allora volle fargliene anch'egli una, che formulò così:Io nacqui nel giorno tale dell'anno tale, alla tale ora, e fino a questo momento(cavando l'orologio e notando i minuti primi e i secondi)quanti anni, mesi, giorni, ore, minuti primi e secondi ho vissuto? E il Nobile prontamente rispose, e le cifre furono raccolte e sottoposte a riprova dagli ufficiali, che accompagnavano il re. La prova però non riuscì, essendosi verificato che le cifre date dal Nobile erano di molto superiori alle vere. Egli spalancò gli occhi, contrasse la bocca e parve impazzasse. Il re ne ebbe pietà e lo incuorò, dicendogli:Ripensa bene. Egli tacque per pochi istanti, tenendo gli occhi fissi sui numeri scritti dagli ufficiali. Ad un tratto ruppe in un urlo di gioia e, balbettando, esclamò:Voi, voi non avete calcolati gli anni bisestili, con le differenze delle ore. Gli ufficiali rifecero i calcoli e riconobbero che Nobile aveva ragione. Il re gli concesse sei ducati al mese, vita durante. Fatto adulto, non ebbe fortuna, e in quegli anni era bidello del collegio... Morì dopo il 1860".
Specialmente dal fatto del non essere riuscito ad altro che a fare il bidello e dai segni somatici, dalla balbuzie, dalla mancanza di sentimenti affettivi, giustamente Giuffrida crede si tratti qui di un deficiente.
3.Rossi Felice, calcolatore, di Lesa. — Certo Rossi, d'anni 12, di Lesa, veniva segnalato sullaDomenica del Corrieredal Biazzi come un calcolatore-prodigio,malgrado fosse quasi illetterato. Ne domandai al dott. Martelli e al signor Gabardi, che mi scrissero:
"Le sue specialità sono le moltiplicazioni e massime quelle che servono a tradurre gli anni in mesi, giorni, ore, minuti primi, ecc.
"1º Un gerlo di castagne — gli chiesi — di 47 chili costa 7 lire al quintale. Quanto l'ho pagato?
"E la risposta venne esatta, precisa, dopo un istante, tre secondi d'orologio, il tempo di turarsi coll'indice delle mani gii orecchi e di guardare fisso per terra: "L. 3,29"[155];
"2º Compro una giovenca, che pesa 133 chili, a L. 1,30 al chilo. Quanto l'ho pagata?
"Non avevo finito la domanda, che ne sapevo il prezzo in L. 172,90;
"3º Io ho 22 anni. Quanti mesi e minuti ho vissuti?
"Volevo controllare, ma non ero a metà della prima operazione, che già sapevo d'aver vissuto 264 mesi e 11.563.200 minuti;
"4º Volendogli fare una domanda più difficile, gli chiesi, promettendogli un regalo, quante ore e quanti minuti ha vissuto un uomo a 58 anni. Ed egli, affatto come bimbo, m'interrogò:
"Me la compra la bicicletta, quando va a Milano? Me la compra proprio?".
"Ripromisi.
"Si tappò le orecchie un'altra volta, perchè, a suo dire, i rumori gli tolgonoi sentimenti, guardò fisso il suolo, eppoi esclamò: "Scriva!", e midettò una per una queste cifre: ore 508.080, minuti 30.484.800, avvertendomi che ogni 4 anni fa d'uopo aggiungere 24 ore, vale a dire 1440 minuti".
Il dott. Martelli, poi, così me lo descrive:
"È nato il 6 marzo 1890, da genitori sani, punto alcoolisti, e sofferse fin da bambino epilessia dopo una meningite. Nulla degno di rilievo negli ascendenti. Un cugino in primo grado soffre di epilessia; una sua sorellina morta a 9 mesi soffriva di convulsioni.
"Egli ha sviluppo regolare (altezza cm. 142), circonferenza massima del capo cm. 51, curva longitudinale cm. 28, trasversale cm. 29. La testa è trococefala.
"Pareche in vicinanza degli accessi epilettici più viva si faccia la memoria calcolatrice; è certo che, dopo aver calcolato molto, più intense si fanno le convulsioni e che già mentre calcola (Vedi figg. 4 e 5), si fa strabico e poi chiude gli occhi ed assume una faccia convulsa.
"A tre anni conosceva a memoria tutte le carte dei tarocchi per nome e ne sapeva il valore, stando attento alle mosse e alle parole dei giuocatori qui in bottega. Poi, improvvisamente, cominciò a fare dei calcoli, moltiplicando le cifre con una celerità straordinaria. E sempre mentalmente, perchè a mala pena sa scrivere il suo nome!
"Il Rossi non ha mai frequentato scuole a causa del suo male. È molto espansivo, bacia facilmente qualunque persona gli rivolga benevolmente la parola, è inquieto sempre, ad ogni emozione soffre di convulsioni, ed è, a vero dire, limitatissimo di intelligenza.
"Ha — mi scrive Gabardi — un'irruenza di parole e certi gesti sì recisi e strani in un bimbo della sua età, che subito compresi d'aver di fronte un anomalo".
Fig. 4Fig. 5.La fig. 4 rappresenta la sua fisionomia normale; la fig. 5 lo rappresentain azione, durante i suoi calcoli.
Fig. 4Fig. 5.
La fig. 4 rappresenta la sua fisionomia normale; la fig. 5 lo rappresentain azione, durante i suoi calcoli.
4.Midriasi volontaria ed epilessia in uomo geniale. — Ho potuto studiare lungamente, col suo consenso e con la sua collaborazione, la nevrosi di uno scienziato di genio, d'anni 25.
E cominciamo dall'eziologia:
Anamnesi. — Nato da cugini primi, figli di fratelli, con sorella soggetta a convulsioni e canizie precoce e di vivacissimo ingegno.
N. N., sorella di X., piccolissima, vive tuttora più che ottantenne: 2 volte monaca, 2 volte fuggì dal convento.X., isterica, altissima mangiava vetro in polvere, vestì cilicio; fu in carteggio con Mazzini: morì apoplettica a 69 anni; madre di:P., banchiere onesto, ma violentissimo e collerico, padre di Z. Z.Y., fratello di X.: epilettico fin dall'infanzia, morì di epilessiaZ. Z., tendenza alla apoplessia, vertigini, iracondo, emotivo, scialacquatore. Esoftalmia, micrognatismo e canizie precoce; ammogliato aS., banchiere, onesto e normale, fratello di P., ammogliato a M., suicida a 32 anni, colta e geniale nelle arti, con nonna materna di genio, madre diL., donna geniale, di solida e vasta coltura.
Appunti autobiografici. — "Infanzia: nato molto più pesante della media. Il primo mese di vita fui allattato da balia incinta e per poco non ne morii. A 8 o 10 mesi, ossia prima di parlare, guardavo gli angoli oscuri delle stanze con manifesto terrore, così da impensierirne medici e parenti.
"Pubertà piuttosto ritardata.
"Ebbipavor nocturnused insonnia, che perdurarono fino all'età adulta.
"Ho instabilità: melanconia estrema e depressione alternanti con ismodata allegrezza, che esprimo con salti e grida selvaggie anche per la strada. Iracondia, con bisogno di rompere oggetti di porcellana o di vetro, che s'alterna a facilità al pentimento ed al rimorso e bisogno estremo di confessare il male fatto. Tendenza al vagabondaggio ed incapacità ad un lavoro metodico; fui curato a 20 anni per paranoia rudimentale; parevami che tutti ridessero della mia bruttezza, il che però non era del tutto immaginario, perchè alloraimpressionava il mio aspetto cadaverico. Frequenti le illusioni dell'udito, rare le allucinazioni.
"A 19 anni ebbi un accesso epilettico motorio. Una volta, in un momento di agitazione, mi getto da una finestra, cadendo sopra un vetro; corsi poi (epilessia propulsiva) in giardino per due ore (a 2° sotto zero) senza camicia, senza raffreddarmi".
Esame antropometrico. — Statura a 20 anni m. 1,85; ora m. 1,86; a braccia distese m. 1,85. Peso chilogr. 75. Circonferenza orizz. 0,60. Capacità cranica ester. 1661. Indice cefalico 82 mm.
Capo: seni frontali esagerati; fronte sfuggente; acrocefalìa;torus occipitalis.
Mentre la sorella e la madre ebbero precoce canizie, egli notò su sè annerimento dei capelli che erano imbianchiti a 12 anni.
Faccia: faccia allungata; denti sani e ben disposti; dente della saggezza mancante; lobulo dell'orecchio aderente; mobilità degli orecchi.
Riflessi: addominali aboliti; vascolari esagerati; scrotali aboliti; rotulei ottusi.
Ticalla spalla, alla faccia ed alle palpebre.
Forza muscolare: dinamometria chilogr. 56 a sinistra, 52 destra; straordinaria agilità.
Ha vertigini, specie dopo essersi coricato di giorno o chinato per raccogliere qualche cosa.
Con la scala fotometrica De Wecker et Masselon (Pl. VI) l'acuità del senso luminoso (L) risulta alquanto superiore alla norma, e precisamente di11⁄10. Con la scala cromometrica (Pl. VII) degli stessi A. l'acuità cromatica è pur superiore alla norma: precisamente C =12⁄10. Inoltre, il discernimento del rosso dal giallo si effettua persuperficie colorate di 1 cm. q. su fondo nero ad una distanza di 14 metri, dando perciò C =14⁄5, cioè quasi il triplo dell'acuità cromatica normale per i colori suddetti. — Il campo visivo, quasi normale pel bianco, è notevolmente ridotto pel rosso e più pel bleu, in ambidue i lati, ma più a destra e quest'ultimo con grandi scotomi (Vedi fig. 6).
CAMPO VISIVO DELL'OCCHIO DESTRO.
Fig. 6
Fig. 6
Sensibilità: meteorica grandissima, in ispecie nell'estate e autunno; poca ai metalli: salvo pel rame; iperestesìa pei rumori: "Mi è assolutamente impossibile — mi scrive — sopportare, perchè doloroso, lo sparo di un'arma da fuoco, vicino a me, e questo mi è causa d'infelicità"; iperestesìa cromatica; mancinismo sensorio, tanto uditivo che visivo, e tattile; così l'udito ha acuità minore a destra (1,50) che non a sinistra (3,15); il potere discriminativo tattile è più ottuso a destra (4,1) che a sinistra (2,00).
Viceversa, la sensibilità generale, saggiata con la slitta di Rhumkorff, è più delicata a destra, 65 mm., che a sinistra, 60, e così la sensibilità dolorosa: 30 a destra e 24 a sinistra,
Ma quello che è più singolare in lui è la facoltà di allargare a volontà la pupilla e aumentare la pressione vasale ed i movimenti cardiaci. Così egli, che aveva al braccio pressione eguale a destra e sinistra di 160-170 (st. di Riva Rocci), potè cinque volte su nove a volontà aumentare la pressione a 220-225.
Le pulsazioni aumentavano sempre quando egli dilatava la pupilla. Come si vede da questoCardiopneumogramma(Vedi Tavola III), l'acceleramento del moto cardiaco è accompagnato da tremori e dispnee.
Circolazione: sera 24 novembre, ore 9,30, 60 al 1º senza dilatare la pupilla; poco dopo, dilatando la pupilla, 84-86.
Respirazione: 20-22 per 1' senza dilatare; 29-30 dilatando la pupilla. Ma su questo ritorneremo.
Riproduzione. Istinto sessuale scarso e deviato.
Ha estrema zoofilia: perfino pei serpenti Boa, dalle cui spire amò più volte farsi avvolgere.
Presentò accessi epilettici acuti e negli intervalli una vera genialità, specialmente negli studi sociologici.
Memoria tenacissima, poi, e quasi ossessiva per le idee.
Testi mentali 10 su 10 in 3".
"I miei ricordi più lontani — mi scrive — risalgono a due anni e qualche mese, ma chiarissimi, e si riferiscono alla mia bisnonna. Nelle scuole primeggiai, ma non mai per i componimenti italiani, che facevo svogliatamente, mentre riuscivo bene in latino e meglio in greco. Ho una grande facilità ad apprendere le lingue, ma piuttosto come uditivo. Ho attitudini spiccate ger la musica o la scultura: poche al disegno".
"Quanto ai ricordi degli accessi epilettoidi, mi restano confusi quelle pochissime volte che si potrebbe parlare di veri e propri accessi. Quando mi sento spinto a girovagare per le vie senza consiglio e senza guida, non ho la mente del tutto vigile, mi par di sognare. Questo, però, mi accadeva più spesso tre o quattro anni addietro.
"Contenuti onirici: da bambino prevalentemente "diabolici", con veropavor nocturnus, palpitazione, sudor freddo. Le pulsazioni nell'orecchio appoggiato al guanciale mi atterrivano come passi di un gigante che s'appressasse. Fin da 10 o 12 mesi d'età solevo guardare con terrore gli angoli scuri delle camera.
"Frequenti i sogni di armonie musicali in chiesa o di suonare il pianoforte; i soliti sogni, poi, d'essereesaminato al liceo. Negli ultimi anni, sopratutto a periodi (fin 10 giorni di seguito), sognai di serpenti. Talvolta mi occupano insognoanche idee astratte visualizzate e ragionamenti in forma di dialoghi. Poco frequenti nelsognole immagini erotiche. Parlo, rido e grido sognando.
"Ho coscienza dei turbamenti delle funzioni vasomotorie sotto l'influenza della volontà, come di una scarica che parta dal cervelletto".
Affettività diminuita pel padre e pel fratello, vivissima per la madre.
Disturbi psichici: "Delirio del dubbio. Ogni notte prima di andar a letto e sovente di giorno prima di scrivere debbo, per decidermi, dar dei colpi della testa sul muro o del mento sul tavolo fino a dolermene, e guardarmi dietro le spalle". Più volte presentò fenomeni ipnotici e medianici e presentimenti di avvenimenti futuri che si avverarono completamente.
Midriasi volontaria. — Fra le particolarità più singolari che egli ha e che ha pure sua sorella — o, almeno, ebbe quando era isterica — è, come accennammo, quella di potere a volontà dilatare le pupille. Ciò non può ottenere, naturalmente, a luce diffusa, abbagliante. Avverte il momento in cui la pupilla s'ingrandisce, e subito dopo la pupilla da 3 mm., si porta fino a 6 mm. e più. Contemporaneamente ha rapide contratture dei muscoli dello zigoma, impallidisce, trema, e le pulsazioni si fanno più rapide; ed appare un leggero strabismo a sinistra. Ciò non costituirebbe ancora un fatto di grande importanza, perchè molti individui da me osservati padroni dell'accomodamento possonoa volontà dilatare e restringere la pupilla; lo strano è che può dilatare la pupilla anche quando legge e quindi quando non può mutarsi l'accomodamento oculare. Nello stesso tempo si hanno pure variazioni nel polso e nel respiro; così:
5 Gennaio:
Ore 18: pulsazioni 75-78 al minuto (normale); respiri 20-22;
Ore 18,5: pulsazioni 87-88; respiri 29-30 (mentre dilata la pupilla).
Si è scritto[156]il Cardiopneumogramma durante la dilatazione della pupilla (B —> C e D —> E) e nel periodo normale (A B e F) nella Tavola III: essendo la punta del cuore sotto la 5ª costola, restò poco evidente l'itto cardiaco: durante la dilatazione fa sforzi rilevanti, contrae i muscoli mimici, i respiri si fanno più profondi e numerosi, la curva del respiro copre completamente quella dell'itto cardiaco, già poco chiara; — nella 2ª volta — D —> E — dilatando di nuovo la pupilla, profonde espirazioni ed inspirazioni seguite da brevi fenomeni di Cheine-Stokes, però senza le pause; la respirazione si fa tremula, frequente, irregolare, per leggiere scosse cloniche dei muscoli toracici: il polso irregolare, accelerato.
Egli non dilata dunque la pupilla senza sforzo; ed infatti, anche a sua detta, qualunque movimento degli occhi gli riesce doppiamente faticoso durantela dilatazione delle pupille: nè può provocarla nei giorni in cui è molto esaurito.
Ora viene spontanea una domanda: "Perchè si può produrre in lui un fenomeno che si osserva così raramente negli altri?".
Ed anzitutto il dilatarsi della pupilla in questo caso è veramente un fenomeno volontario? — Mi pare che l'azione volitiva sia abbastanza ben dimostrata dal Cardiopneumogramma, che mostra a chiare note l'enorme sforzo da lui compiuto, fino ad alterargli il respiro, rendendolo irregolare, dispnoico, quasi apnoico; ad accelerare i battiti cardiaci e ad esaurirlo. Avvalora inoltre il nostro modo di vedere il fatto che egli può dapprincipio riprodurre il fenomeno varie volte e poi, stancato, non lo può più. Inoltre, egli può aumentare la pressione a volontà (vedi sopra); fatto quest'ultimo che si può spiegare certamente con l'influenza corticale sui centri bulbari vasomotori (Luciani).
Se invece volessimo far l'ipotesi — col mio carissimo Grandis — di un fenomeno epilettoide accompagnato (come succede non di rado) da dilatazione pupillare, non potremmo capire com'egli possa riprodurre il movimento pupillare varie volte di seguito, conservandone sempre una perfetta coscienza, memoria e padronanza.
Ma ammesso che si tratti di un fenomeno dipendente dalla volontà, come ciò si può spiegare?
I movimenti iridei, che dànno la dilatazione ed il restringimento della pupilla, avvengono per due meccanismi diversi: 1º diversa replezione e costrizione dei vasi sanguigni che abbondantementeirrorano l'iride; 2º per azione delle sue fibre muscolari.
Consideriamo separatamente i due fatti.
I vasi dell'iride formano una grande ed una piccola circonferenza, e tra le due decorrono i vasi raggiati. Se questi ultimi per una ragione qualsiasi si contraggono fortemente e si svuotano di sangue, diminuiscono non solamente il loro diametro, ma anche la loro lunghezza. Siccome l'iride è fissamente aderente alla sua periferia, il raccorciamento fa sentire il suo effetto solamente sul margine libero dell'iride, il quale viene attratto alla periferia, dando luogo a dilatazione della pupilla. Se la contrazione dei vasi è abbastanza energica, ne segue che la contrazione delle fibre muscolari (sfintere) diviene impotente ad esplicare la loro funzione, e la pupilla permane dilatata (esperienze di Mosso).
Vedemmo che durante la dilatazione egli impallidisce assai: se uno svuotamento sanguigno per contrazione dei vasi avviene pure nei vasi raggiati, si avrà certamente una dilatazione pupillare.
Si tratterebbe, dunque, di un fenomeno vasomotorio in lui fino ad un certo punto volontario; e ciò non deve parer strano, osservandosi anche in altri. Così si sa di artisti (Duse) che arrossiscono ed impallidiscono a volontà; il che si spiega con l'ammettere centri vaso-costrittori (oltre il principale bulbare), sia nel midollo spinale, sia — quel che più ci interessa — nel cervello (Luciani, Danilewski, Richet, Franck).
Anche nella contrazione di fibre muscolari speciali dell'iride si può avere un'interpretazione delladilatazione. Oltre il muscolo sfintere sotto la dipendenza del terzo paio, anatomici e fisiologi distintissimi (Kolliker, Retzius, Iwanoff, Luscka, Merchel, Gabrielisdes, ecc.) ammettono un muscolo dilatatore (muscolo di Henle) sotto la dipendenza del simpatico. Ora non si potrebbero fino ad un certo punto paragonare i movimenti dell'iride con quelli del cuore? Da una parte un nervo craniano (3º paio nel primo caso e 10º nel secondo) che ha una data azione, dall'altra il simpatico che agisce in senso opposto: in tutti e due i casi muscoli che non obbediscono alla volontà; ebbene, non sono rari i casi in letteratura di individui capaci di accelerare i battiti cardiaci e variare la pressione. Il prof. Tarchanoff[157]di St-Petersburg descrive appunto uno di questi casi, ed i fratelli Weber potevano a volontà arrestare i movimenti del cuore; fenomeni ora spiegati dal rapporto dimostrato tra i due centri bulbari cardiaci (diastolico e sistolico) con centri cerebrali corticali e subcorticali (Luciani).
Ora non si potrebbe trattare nel nostro caso di una identica azione volontaria su muscoli involontari?
Queste sono, secondo me, le due ipotesi più semplici e più verisimili; ma, trattandosi di un epilettico ereditario che, per quanto sommamente geniale, è pure atavico, mi pare che non sarebbe fuor di posto anche l'ipotesi della possibile presenza di un muscolo dilatatore a fibre striate e quindi volontario, come accade negli uccelli rapaci, tanto più sapendosi delle numerose anomalìe anatomiche e biologiche, ricordanti animali anche lontanissimi (ipertermia continuata, allotrofagia, tendenza all'abbaiamento, miagolamento), che si rinvengono negli epilettici[158]; e nel nostro caso abbiamo anche acuità visiva, abnorme, evidentemente atavica. Che ciò avvenga in un genio, non è strano, perchè il genio si fonde con l'epilessia, e poi son noti appunto in genî i casi di tali moti volontari anomali (E. e F. Weber potevano arrestare i movimenti del cuore, Fontana si provocava a volontà la contrazione dell'iride)[159]. E a questo proposito Ribot, facendo notare che la distinzione fisiologica di muscoli involontari e volontari non è assoluta, ha l'audacia di concludere che il movimento involontario si fa volontario quando, in seguito a prove numerose e riescite, si lega ad uno stato di coscienza e sotto il suo comando[160].
5.Assenza lacunare in Adelaide Ristori. — Leggesi in una specie di autobiografia della Ristori[161]questo passo:;
"M'incarnavo così vivamente nel personaggio — narra — da me rappresentato, che persino la mia salute ne era scossa. Una sera in cui recitavoAdriana Lecouvreurmi accadde che per la grande tensione dei nervi e della mente durante quell'ultimo atto di passione e di delirio, poichè venne calata la tela fui assalita da una specie di attacco nervoso, e nel cervello provai tale sconvolgimento, da non riacquistar piena conoscenza di me stessa se non dopo un buon quarto d'ora (spleen). Allora prediligevo le passeggiate nei cimiteri".
Questo passo, che accenna a una vera assenza o accesso lacunare epilettoide è una nuova prova della nevrosi epilettoide nel genio.
6.Pazzia nel poeta Ferdinando Meyer. — Anche nel poeta svizzero F. Meyer la pazzia influiva sul genio. "Dopo il suo precoce, anomalo sviluppo — scrive E. Hesz[162]—, gli sorse una psicosi d'indole melancolica, ed ambidue fecero sbocciare un genio poetico tardivo (nel 1852-53), che rifiorì col recidivare del morbo nel 1892-98".
Qui non vi son più dubbi del nesso fra i due fenomeni della psicosi nel genio.
INDICECAPITOLOI.— Sull'unità del genioPag. 5"II.— Cause note della varietà dei genî11"III.— Vantaggi dell'agiatezza e della miseria17"IV.— Vantaggi della libertà27"V.— Influenza della pubertà35"VI.— Influenza dell'amore43"VII.— Influenza della pubertà sulle conversioni e sulla criminalità (con una tavola)45"VIII.— La pubertà nei degenerati. Psicopatie sessuali55"IX.— Impressioni tardive67"X.— Ancora delle impressioni tardive ed altre cause71"XI.— I sogni e l'incosciente nel genio75"XII.— Dell'idea fissa nel genio99"XIII.— Classificazione delle degenerazioni ed il genio125"XIV.— I fenomeni contraddittori nel genio133"XV.— Anatomia patologica dei genî (con 3 figure ed 1 tavola)147"XVI.— La pazzia del genio secondo i pensatori antichi191"XVII.— La psicosi del genio nell'opinione dei popoli primitivi e selvaggi213"XVIII.— Genî creati artificialmente dai popoli primitivi233APPENDICI. —I.Appendice al capitolo X: Le scoperte e le sensazioni ed emozioni secondo Mach251II.Appendice alla pagina 111 del cap. XII: Idea fissa, epilessia ed ossessioni angosciose255III.Appendice al cap. XV: Nuovi casi di patologia del genio, di calcolatori, ecc. (con tre figure ed una tavola)257