VERLAINE[45]
Come Leopardi, Manzoni e Byron, Verlaine (Verlaine intime, 1898) discende da una famiglia patrizia; e com'essi, anch'egli ebbe una strana precocità. A cinque anni era innamorato di una bimba di quattro: però restando il penultimo della scuola, fino all'università. La tendenza poetica nacque in lui alla pubertà e gli fece dettare a imitazione del Baudelaire iPoemes saturniens, ma a 20 anni si diede all'ubbriachezza comechè, diceva egli, "il vino tendeva le fibre del suo cervello come corde di violino, sicchè le minime impressioni sensorie facevano da archetto e ne spiccavano note fine, delicate, pungenti"; ma più in ragione del valore fonetico che del morale, cadendo già nell'osceno.
Innamoratosi precocemente, si ammogliò; ma tre settimane dopo, la sposa ritenendolo un ubriaco abituale lo abbandonò.
Divenne sotto la Comune direttore dell'ufficio della stampa, e poco dopo contrasse amicizia oscena col poeta Rimbaud, con cui si ubbriacava, rissava e vagabondava; e quando questi volle abbandonarlo, lo colpì con una palla al braccio: sicchè ben comprendesi com'egli cinicamente definisse nel romanzoSodoma, la sua perversione sessuale come l'effetto di un'esaltazione intellettuale con intendimento classico, esagerato dalle disillusioni dell'amore. Incarcerato, passò d'un tratto alla religione più feticista: voleva confessarsi, comunicare, ogni momento, dettava versi mistici, interrotti ogni tanto da immagini ignobili e lubriche, come nel sonetto:A propos d'un saint. E la tendenza religiosa idillica continuò per poco in casa della madre, che era accorsa a ritirarlo dal carcere. Ma anche con questa non durò in armonia che per un mese, trascendendo poi perfino a vie di fatto; e ripresa la vita vagabonda, rimpiangeva come un paradiso perduto il carcere del Belgio, e perfino l'ospedale dove dopo d'allora veniva ogni tratto ricoverato un po' per reumi e un po' per paralisi alcooliche, molto per miseria non avendo altro soccorso che quello dell'editore Vannier, che male gli pagava i versi, e ch'egli colla sua mancanza di senso morale, male a sua volta ripagava, vendendo ad altri editori i manoscritti già cedutigli.
Nè usciva dall'ospedale che per abbandonarsi ad una vilissima prostituta, con cui amoreggiava in gergo, e che assistè alla sua agonia ubbriacandosi con una compagna e derubandolo degli ultimi soldi stentatamente guadagnati come poeta mestierante.
Nè la pazzia morale e l'alcoolismo lo condussero solo alle risse ed ai pervertimenti sessuali, ma anche alla megalomania; sicchè, ancora sconosciuto, credeva che i suoi libri dovessero esser letti a migliaia di copie, oppure credeva di essere un grande agricoltore, un accademico, un deputato, un senatore.
Quest'ultimo delirio infierì sempre nella sua arte a intermittenza, e si manifestava nei suoi scritti in cui, com'è uso dei paranoici[46], si ritrattava tutto coperto di medaglie o con un campanello in mano con sotto la scritta: "Presidente del Senato" ecc. E come nei paranoici, tutti i suoi quaderni sono pieni a zeppo a sinistra e destra di figure simboliche che alludono alle sue glorificazioni. E dappertutto vi spicca quella contraddizione che offrono tutti i suoi versi e tutta la sua vita. In 22 lettere mandate all'ultima amasia in due settimane si passa dall'epiteto dicheriea quelli disale put,... nè manca il caso che il nome dell'amante ultima sia scambiato con quello della rivale.
A corroborare e completare le dimostrazioni della congenita degenerazione, giova il suo ritratto, con il cranio idrocefalico, tutto a rilevatezze e avvallamenti, le orecchie ad ansa, gli zigomi voluminosi (V. Donos. Verlaine Intime, 1898).