TRAGEDIA UMILE[2]

TRAGEDIA UMILE[2]

Il Prologo

Una fanciulla sedicenne e ignaraDegli inganni d'Amore a lui si diede,Che sedurla si piacqueSotto sembianze di gentil garzone.Ed or che il testimoneElla del proprio errore in grembo porta,Per vergogna e doloreInsoffribil la vita le si rende,Ed in funesti entusiasmi assorta,L'atro braciere accende,Sè stessa offrendo a morte e di sè stessaIl frutto, il dolce frutto.All'umile sua stanza innanzi tuttoTura gelosamente ogni pertugio;Di poi sul proprio letticciuol distesa,Chiude gli occhi in attesa:Pure durante il terribile indugio,Mentre ancor poco a viver le rimane,S'odono mormorar fra le paretiDel cor di lei segretiAccenti in bocca di persone arcane.

Una fanciulla sedicenne e ignaraDegli inganni d'Amore a lui si diede,Che sedurla si piacqueSotto sembianze di gentil garzone.Ed or che il testimoneElla del proprio errore in grembo porta,Per vergogna e doloreInsoffribil la vita le si rende,Ed in funesti entusiasmi assorta,L'atro braciere accende,Sè stessa offrendo a morte e di sè stessaIl frutto, il dolce frutto.All'umile sua stanza innanzi tuttoTura gelosamente ogni pertugio;Di poi sul proprio letticciuol distesa,Chiude gli occhi in attesa:Pure durante il terribile indugio,Mentre ancor poco a viver le rimane,S'odono mormorar fra le paretiDel cor di lei segretiAccenti in bocca di persone arcane.

Una fanciulla sedicenne e ignara

Degli inganni d'Amore a lui si diede,

Che sedurla si piacque

Sotto sembianze di gentil garzone.

Ed or che il testimone

Ella del proprio errore in grembo porta,

Per vergogna e dolore

Insoffribil la vita le si rende,

Ed in funesti entusiasmi assorta,

L'atro braciere accende,

Sè stessa offrendo a morte e di sè stessa

Il frutto, il dolce frutto.

All'umile sua stanza innanzi tutto

Tura gelosamente ogni pertugio;

Di poi sul proprio letticciuol distesa,

Chiude gli occhi in attesa:

Pure durante il terribile indugio,

Mentre ancor poco a viver le rimane,

S'odono mormorar fra le pareti

Del cor di lei segreti

Accenti in bocca di persone arcane.

Voce della Vita

La dolce vita io sono,Il bene immenso, il donoSupremo che Natura all'uom concede.Come in capo a un eroe donne amoroseVersan nembi di rose,Così con ricca manoI lieti giorni io verso.Però lo spirto ha insanoChi precipita a mortePrima del tempo e volontario; a morte,Che sollecita ahi troppo da sè stessaIncontro all'uom s'affretta.

La dolce vita io sono,Il bene immenso, il donoSupremo che Natura all'uom concede.Come in capo a un eroe donne amoroseVersan nembi di rose,Così con ricca manoI lieti giorni io verso.Però lo spirto ha insanoChi precipita a mortePrima del tempo e volontario; a morte,Che sollecita ahi troppo da sè stessaIncontro all'uom s'affretta.

La dolce vita io sono,

Il bene immenso, il dono

Supremo che Natura all'uom concede.

Come in capo a un eroe donne amorose

Versan nembi di rose,

Così con ricca mano

I lieti giorni io verso.

Però lo spirto ha insano

Chi precipita a morte

Prima del tempo e volontario; a morte,

Che sollecita ahi troppo da sè stessa

Incontro all'uom s'affretta.

Voce della Fanciulla

Menzognera è la vita e frodi tesse,Come quaggiù ogni cosa;Ingannevoli son le sue promesse,A imagine di fioriFra cui la serpe è ascosa.Omai quaggiù nulla mi resta fuoriChe amarezze e vergogna;E perciò appunto che a la morte agogna,Non è il mio spirto insano.

Menzognera è la vita e frodi tesse,Come quaggiù ogni cosa;Ingannevoli son le sue promesse,A imagine di fioriFra cui la serpe è ascosa.Omai quaggiù nulla mi resta fuoriChe amarezze e vergogna;E perciò appunto che a la morte agogna,Non è il mio spirto insano.

Menzognera è la vita e frodi tesse,

Come quaggiù ogni cosa;

Ingannevoli son le sue promesse,

A imagine di fiori

Fra cui la serpe è ascosa.

Omai quaggiù nulla mi resta fuori

Che amarezze e vergogna;

E perciò appunto che a la morte agogna,

Non è il mio spirto insano.

Voce della Vita

Non incolpar la vitaDi tua crudel sventuraO vergine tradita:L'uman consorzio poseDissidio tra sue leggi e la natura;Al contatto dei sessi il rito impose,Senza del quale è colpaIl natural desio,E il sen fecondo, orgoglioDi tutte donne e lor somma dolcezza,Torna per te in cordoglioEd in onta che il cuore e i dì ti spezza.

Non incolpar la vitaDi tua crudel sventuraO vergine tradita:L'uman consorzio poseDissidio tra sue leggi e la natura;Al contatto dei sessi il rito impose,Senza del quale è colpaIl natural desio,E il sen fecondo, orgoglioDi tutte donne e lor somma dolcezza,Torna per te in cordoglioEd in onta che il cuore e i dì ti spezza.

Non incolpar la vita

Di tua crudel sventura

O vergine tradita:

L'uman consorzio pose

Dissidio tra sue leggi e la natura;

Al contatto dei sessi il rito impose,

Senza del quale è colpa

Il natural desio,

E il sen fecondo, orgoglio

Di tutte donne e lor somma dolcezza,

Torna per te in cordoglio

Ed in onta che il cuore e i dì ti spezza.

Voce della Fanciulla

Deh non foss'io di donnaStata mai concepita,Oppur come che sia,Morta fossi da priaDi conoscerti, o Vita!

Deh non foss'io di donnaStata mai concepita,Oppur come che sia,Morta fossi da priaDi conoscerti, o Vita!

Deh non foss'io di donna

Stata mai concepita,

Oppur come che sia,

Morta fossi da pria

Di conoscerti, o Vita!

Voce della Vita

Non dir così, fanciulla;D'ogni miseria è peggior cosa il nulla;Te l'invito dei sensiE del tenero cuore,Te l'ignoranza dei maschili inganniIndussero in amore,Onde il mio spirto esulta,Ma per lo qual seguendo sua ragione,Di cui poco a me cale,La gente ahimè t'insulta.Quindi il genio fataleDalla tua razza accusa,Che danni da se stessa a sè procura;Non la gioconda vitaE la gentil natura,Perocchè bello e dolce sopratuttoÈ il respirar le lucid'aure e il blandoRaggio del sole e calcar l'alma terra,Destare affetti e averne, e il molle fruttoD'amor cogliere amando.

Non dir così, fanciulla;D'ogni miseria è peggior cosa il nulla;Te l'invito dei sensiE del tenero cuore,Te l'ignoranza dei maschili inganniIndussero in amore,Onde il mio spirto esulta,Ma per lo qual seguendo sua ragione,Di cui poco a me cale,La gente ahimè t'insulta.Quindi il genio fataleDalla tua razza accusa,Che danni da se stessa a sè procura;Non la gioconda vitaE la gentil natura,Perocchè bello e dolce sopratuttoÈ il respirar le lucid'aure e il blandoRaggio del sole e calcar l'alma terra,Destare affetti e averne, e il molle fruttoD'amor cogliere amando.

Non dir così, fanciulla;

D'ogni miseria è peggior cosa il nulla;

Te l'invito dei sensi

E del tenero cuore,

Te l'ignoranza dei maschili inganni

Indussero in amore,

Onde il mio spirto esulta,

Ma per lo qual seguendo sua ragione,

Di cui poco a me cale,

La gente ahimè t'insulta.

Quindi il genio fatale

Dalla tua razza accusa,

Che danni da se stessa a sè procura;

Non la gioconda vita

E la gentil natura,

Perocchè bello e dolce sopratutto

È il respirar le lucid'aure e il blando

Raggio del sole e calcar l'alma terra,

Destare affetti e averne, e il molle frutto

D'amor cogliere amando.

Voce della Fanciulla

Me nessun ama, e nessun amo io stessa.

Me nessun ama, e nessun amo io stessa.

Me nessun ama, e nessun amo io stessa.

Voce della Vita

A torto, a torto pensi;Il tuo figlio amerai;Nè dubitar che tosto il giorno arriviChe saprà amarti egli medesmo; immensiGaudi e conforti avraiFinalmente da lui,Che la gioia miglior dell'esser viviÈ dar la vita altrui.

A torto, a torto pensi;Il tuo figlio amerai;Nè dubitar che tosto il giorno arriviChe saprà amarti egli medesmo; immensiGaudi e conforti avraiFinalmente da lui,Che la gioia miglior dell'esser viviÈ dar la vita altrui.

A torto, a torto pensi;

Il tuo figlio amerai;

Nè dubitar che tosto il giorno arrivi

Che saprà amarti egli medesmo; immensi

Gaudi e conforti avrai

Finalmente da lui,

Che la gioia miglior dell'esser vivi

È dar la vita altrui.

Voce della Fanciulla

Il dar la vita altruiSommo è per me dolore,Com'è nascer da me somma sventura.Come pianta nociva il fiore e il fruttoDetestati matura,Così dappoichè madre s'interdiceEssere a me, feliceNon sarà il figliuol mio,Chè con la vita l'ontaDa me riceve, nè battesmo alcunoLa tetra original macchia deterge.

Il dar la vita altruiSommo è per me dolore,Com'è nascer da me somma sventura.Come pianta nociva il fiore e il fruttoDetestati matura,Così dappoichè madre s'interdiceEssere a me, feliceNon sarà il figliuol mio,Chè con la vita l'ontaDa me riceve, nè battesmo alcunoLa tetra original macchia deterge.

Il dar la vita altrui

Sommo è per me dolore,

Com'è nascer da me somma sventura.

Come pianta nociva il fiore e il frutto

Detestati matura,

Così dappoichè madre s'interdice

Essere a me, felice

Non sarà il figliuol mio,

Chè con la vita l'onta

Da me riceve, nè battesmo alcuno

La tetra original macchia deterge.

Voce di uno Spirito

Io son lo spirto che le membra un giornoAbiterà, che adessoIl tuo grembo prepara:Perchè, o madre, mi uccidi?Perchè, perchè la caraVita mi togli pria che darla intera?

Io son lo spirto che le membra un giornoAbiterà, che adessoIl tuo grembo prepara:Perchè, o madre, mi uccidi?Perchè, perchè la caraVita mi togli pria che darla intera?

Io son lo spirto che le membra un giorno

Abiterà, che adesso

Il tuo grembo prepara:

Perchè, o madre, mi uccidi?

Perchè, perchè la cara

Vita mi togli pria che darla intera?

Voce della Fanciulla

La vita non ti diediFinor, però nulla ti tolgo. VediCome del viver nostro ignaro sei,Sospettando ch'io priviTe della vita, mentre ancor non vivi!

La vita non ti diediFinor, però nulla ti tolgo. VediCome del viver nostro ignaro sei,Sospettando ch'io priviTe della vita, mentre ancor non vivi!

La vita non ti diedi

Finor, però nulla ti tolgo. Vedi

Come del viver nostro ignaro sei,

Sospettando ch'io privi

Te della vita, mentre ancor non vivi!

Voce dello Spirito

Più che ai lamenti miei,Ti fai sorda a te stessa,Perocchè certo e per tua prova sai,Come la madre intentaIl figliuol proprio assaiPria che prodotto al giornoNelle viscere sue viver si senta;Le molte pene del suo stato alteraSopporta e non si duole,Perchè le fan testimonianza veraChe palpitante proleGià pria di nascer nel suo grembo ha vita.Che più? sol perchè avvertiChe io ti palpito in seno a me procuriE a te stessa la morte.

Più che ai lamenti miei,Ti fai sorda a te stessa,Perocchè certo e per tua prova sai,Come la madre intentaIl figliuol proprio assaiPria che prodotto al giornoNelle viscere sue viver si senta;Le molte pene del suo stato alteraSopporta e non si duole,Perchè le fan testimonianza veraChe palpitante proleGià pria di nascer nel suo grembo ha vita.Che più? sol perchè avvertiChe io ti palpito in seno a me procuriE a te stessa la morte.

Più che ai lamenti miei,

Ti fai sorda a te stessa,

Perocchè certo e per tua prova sai,

Come la madre intenta

Il figliuol proprio assai

Pria che prodotto al giorno

Nelle viscere sue viver si senta;

Le molte pene del suo stato altera

Sopporta e non si duole,

Perchè le fan testimonianza vera

Che palpitante prole

Già pria di nascer nel suo grembo ha vita.

Che più? sol perchè avverti

Che io ti palpito in seno a me procuri

E a te stessa la morte.

Voce della Fanciulla

Non è ver, non è vero;Crudel così mi fanno,Se pur crudel io sono,Ahimè, l'amore e l'onor mio traditi.Io morte cerco e speroPer nostro minor danno,Per fuggir vituperoEd estinguer sotterra il mio dolore.

Non è ver, non è vero;Crudel così mi fanno,Se pur crudel io sono,Ahimè, l'amore e l'onor mio traditi.Io morte cerco e speroPer nostro minor danno,Per fuggir vituperoEd estinguer sotterra il mio dolore.

Non è ver, non è vero;

Crudel così mi fanno,

Se pur crudel io sono,

Ahimè, l'amore e l'onor mio traditi.

Io morte cerco e spero

Per nostro minor danno,

Per fuggir vitupero

Ed estinguer sotterra il mio dolore.

Voce della Vita

Sommo danno è perir, dacchè la tombaNon ha conforti; e molti n'ha la vita,Per quanto dura sia.

Sommo danno è perir, dacchè la tombaNon ha conforti; e molti n'ha la vita,Per quanto dura sia.

Sommo danno è perir, dacchè la tomba

Non ha conforti; e molti n'ha la vita,

Per quanto dura sia.

Voce dello Spirito

A te l'infanzia miaGioie molte e soaviDarà in compenso ai graviTravagli del tuo statoMisero e disprezzato;Ma fatto grande poi,Coll'opra e il valor mioSaprò d'utile affettoDi calma e di rispettoColmare i giorni tuoi.

A te l'infanzia miaGioie molte e soaviDarà in compenso ai graviTravagli del tuo statoMisero e disprezzato;Ma fatto grande poi,Coll'opra e il valor mioSaprò d'utile affettoDi calma e di rispettoColmare i giorni tuoi.

A te l'infanzia mia

Gioie molte e soavi

Darà in compenso ai gravi

Travagli del tuo stato

Misero e disprezzato;

Ma fatto grande poi,

Coll'opra e il valor mio

Saprò d'utile affetto

Di calma e di rispetto

Colmare i giorni tuoi.

Voce della Fanciulla

Ahimè gli stenti di quaggiù malnotiTi sono e le durezze e l'aspra guerra,Spirto che ancor, dove non so, ma certoMolto alberghi lontan dall'umil terra;Nei pelaghi tu nuotiDel mistero infinito e poco espertoSei di questo fataleE duro scoglio, ove nascendo approdaL'infelice mortale.Ferrea necessità, tosto che nato,Ti prenderà quaggiuso.E converrà che dal mio petto esclusoO tu sia presto, o che la dolce infanzia,Ahi la tua dolce infanzia,Da me, da me, dalla tua madre istessaDerelitta ed infermaL'inedia il freddo e l'ignominia apprenda.Che se a tal prova durerà la fermaTempra e la tua natura,Non isperar ch'altra miglior venturaAdulto poi t'attenda:Il vile stato e la fatica rudeE il comun sprezzo e le ferine brameChe il ben degli altri immeritato accendeE alfin la fame, ahimè l'abbietta fameIl tuo spirto già stanco inaspriranno,E sul tuo labro e nel tuo core acerbiSdegni per me porranno,E per l'orrenda vitaChe or tu vuoi che ti serbi.

Ahimè gli stenti di quaggiù malnotiTi sono e le durezze e l'aspra guerra,Spirto che ancor, dove non so, ma certoMolto alberghi lontan dall'umil terra;Nei pelaghi tu nuotiDel mistero infinito e poco espertoSei di questo fataleE duro scoglio, ove nascendo approdaL'infelice mortale.Ferrea necessità, tosto che nato,Ti prenderà quaggiuso.E converrà che dal mio petto esclusoO tu sia presto, o che la dolce infanzia,Ahi la tua dolce infanzia,Da me, da me, dalla tua madre istessaDerelitta ed infermaL'inedia il freddo e l'ignominia apprenda.Che se a tal prova durerà la fermaTempra e la tua natura,Non isperar ch'altra miglior venturaAdulto poi t'attenda:Il vile stato e la fatica rudeE il comun sprezzo e le ferine brameChe il ben degli altri immeritato accendeE alfin la fame, ahimè l'abbietta fameIl tuo spirto già stanco inaspriranno,E sul tuo labro e nel tuo core acerbiSdegni per me porranno,E per l'orrenda vitaChe or tu vuoi che ti serbi.

Ahimè gli stenti di quaggiù malnoti

Ti sono e le durezze e l'aspra guerra,

Spirto che ancor, dove non so, ma certo

Molto alberghi lontan dall'umil terra;

Nei pelaghi tu nuoti

Del mistero infinito e poco esperto

Sei di questo fatale

E duro scoglio, ove nascendo approda

L'infelice mortale.

Ferrea necessità, tosto che nato,

Ti prenderà quaggiuso.

E converrà che dal mio petto escluso

O tu sia presto, o che la dolce infanzia,

Ahi la tua dolce infanzia,

Da me, da me, dalla tua madre istessa

Derelitta ed inferma

L'inedia il freddo e l'ignominia apprenda.

Che se a tal prova durerà la ferma

Tempra e la tua natura,

Non isperar ch'altra miglior ventura

Adulto poi t'attenda:

Il vile stato e la fatica rude

E il comun sprezzo e le ferine brame

Che il ben degli altri immeritato accende

E alfin la fame, ahimè l'abbietta fame

Il tuo spirto già stanco inaspriranno,

E sul tuo labro e nel tuo core acerbi

Sdegni per me porranno,

E per l'orrenda vita

Che or tu vuoi che ti serbi.

Voce dello Spirito

Come soldato in guerra,Armi e valore in terraPari alla dura lottaChe egli quaggiù sostieneL'uom da Natura ottiene.

Come soldato in guerra,Armi e valore in terraPari alla dura lottaChe egli quaggiù sostieneL'uom da Natura ottiene.

Come soldato in guerra,

Armi e valore in terra

Pari alla dura lotta

Che egli quaggiù sostiene

L'uom da Natura ottiene.

Voce della Vita

Sacro dono è la vita, e l'uomo assumeVirtù nascendo che di poco a un numeInferïor lo rende.

Sacro dono è la vita, e l'uomo assumeVirtù nascendo che di poco a un numeInferïor lo rende.

Sacro dono è la vita, e l'uomo assume

Virtù nascendo che di poco a un nume

Inferïor lo rende.

Voce del Terrore

Nè spavento infinito il cor t'assale,O giovinetta frale,Che l'ombra eterna affronti?Impallidisce il forteAll'aspetto di morte, e tu non tremi?Tutto, ben sai, non cessaCogli aneliti estremi;Lurida fossa attendeLa tua persona bella,E sul molle tuo sen crescerà l'erbaTetra: ma pene orrendeAl tuo spirto che a viver si ribellaIl Creator riserba.

Nè spavento infinito il cor t'assale,O giovinetta frale,Che l'ombra eterna affronti?Impallidisce il forteAll'aspetto di morte, e tu non tremi?Tutto, ben sai, non cessaCogli aneliti estremi;Lurida fossa attendeLa tua persona bella,E sul molle tuo sen crescerà l'erbaTetra: ma pene orrendeAl tuo spirto che a viver si ribellaIl Creator riserba.

Nè spavento infinito il cor t'assale,

O giovinetta frale,

Che l'ombra eterna affronti?

Impallidisce il forte

All'aspetto di morte, e tu non tremi?

Tutto, ben sai, non cessa

Cogli aneliti estremi;

Lurida fossa attende

La tua persona bella,

E sul molle tuo sen crescerà l'erba

Tetra: ma pene orrende

Al tuo spirto che a viver si ribella

Il Creator riserba.

Voce della Vita

Quando la Vita inveceGli anni migliori apprestaA te di giovinezza,E di bellezza a cui si farà moltoOmaggio e molta festa,Di non comun bellezzaT'adorna il seno e il volto.

Quando la Vita inveceGli anni migliori apprestaA te di giovinezza,E di bellezza a cui si farà moltoOmaggio e molta festa,Di non comun bellezzaT'adorna il seno e il volto.

Quando la Vita invece

Gli anni migliori appresta

A te di giovinezza,

E di bellezza a cui si farà molto

Omaggio e molta festa,

Di non comun bellezza

T'adorna il seno e il volto.

Voce del Terrore

Ma nell'orrida fossa ogni tuo vezzoTurpe lezzo corrompe,E una turba v'irrompeDi mostruosi insetti,Che la leggiadra spogliaDividono fra loro.Peggio ancor del tuo spirito, che dogliaIncessabil costringe...Non odi il pianto acutoCh'esce dal fiero loco?E dei castighi eterniGià non discerni il foco?..

Ma nell'orrida fossa ogni tuo vezzoTurpe lezzo corrompe,E una turba v'irrompeDi mostruosi insetti,Che la leggiadra spogliaDividono fra loro.Peggio ancor del tuo spirito, che dogliaIncessabil costringe...Non odi il pianto acutoCh'esce dal fiero loco?E dei castighi eterniGià non discerni il foco?..

Ma nell'orrida fossa ogni tuo vezzo

Turpe lezzo corrompe,

E una turba v'irrompe

Di mostruosi insetti,

Che la leggiadra spoglia

Dividono fra loro.

Peggio ancor del tuo spirito, che doglia

Incessabil costringe...

Non odi il pianto acuto

Ch'esce dal fiero loco?

E dei castighi eterni

Già non discerni il foco?..

Voce della Fanciulla

Ahimè! chi mi soccorre?Un artiglio di ferro il cor mi preme,Che respirar mi toglie, e sento insiemeFuso piombo che correNelle mie fauci ardenti;Chi per tal modo m'incatena al duroGiaciglio ch'io non possaSolo un po' sollevar l'ossa dolentiE rivolgere il fianco?Ancor vivere io voglio... io giovin sono...Aita! aita! io manco.Ahimè quali funesteLarve passan dinanzi agli occhi miei,E che voci son questeDi cui m'arriva il suonoTerribile? Morir più non vorrei...Chi mi soccorre! Aita!

Ahimè! chi mi soccorre?Un artiglio di ferro il cor mi preme,Che respirar mi toglie, e sento insiemeFuso piombo che correNelle mie fauci ardenti;Chi per tal modo m'incatena al duroGiaciglio ch'io non possaSolo un po' sollevar l'ossa dolentiE rivolgere il fianco?Ancor vivere io voglio... io giovin sono...Aita! aita! io manco.Ahimè quali funesteLarve passan dinanzi agli occhi miei,E che voci son questeDi cui m'arriva il suonoTerribile? Morir più non vorrei...Chi mi soccorre! Aita!

Ahimè! chi mi soccorre?

Un artiglio di ferro il cor mi preme,

Che respirar mi toglie, e sento insieme

Fuso piombo che corre

Nelle mie fauci ardenti;

Chi per tal modo m'incatena al duro

Giaciglio ch'io non possa

Solo un po' sollevar l'ossa dolenti

E rivolgere il fianco?

Ancor vivere io voglio... io giovin sono...

Aita! aita! io manco.

Ahimè quali funeste

Larve passan dinanzi agli occhi miei,

E che voci son queste

Di cui m'arriva il suono

Terribile? Morir più non vorrei...

Chi mi soccorre! Aita!

Canto della Morte

Oh fanciulla dolenteA te soccorro io stessa:Grande io sono e possente;Pure la ferrea sorteE al mio voler sommessa,Però ch'io son la Morte.Io la suprema aitaSono, o fanciulla, in terra;Chi stanco della vitaA me fidente viene,Sicuro porto afferraE sacra pace ottiene.Ma il pavido mortale,Che raramente è saggio,Giudica a torto e maleL'opra ch'io compio, e chiamaStolto, anzi vil coraggioQuel che m'invoca e brama.Egli da me rifuggeE orribil m'affigura;Se reo malor lo strugge,Ancor di me che arriviTeme, e di così duraEsistenza lo privi.Stolto! solo il doloreIspiri a lui temenza,Che, re sinistro, l'oreE i giorni suoi governa...La vita è sofferenza,La morte è calma eterna.Ma all'uom la calma incresce,E a lui soffrir più giovaChe baldo e giovin cresce.Lo intendo io ben, l'intendo;Faccia del viver prova,Io più tardi l'attendo;Se pria l'ardor che ha in senoPerò me non provòchi.Se pria però in terrenoSparso d'umana clade,Anch'egli fra non pochiNei lacci miei non cade:Chè spesso l'uomo insanoE involontario affrettaL'opera di mia mano;Nè vale il gran terrore,Che in mio poter nol mettaStoltezza assai peggiore.Ma tu che in tua sventuraIl nume mio propizioT'invocavi sicura,Domar sappi a tua voltaLa tema e il pregiudizioDella tua razza stolta.Non ti colga spavento:Dove il mio bacio io posiOgni dolore è spento:L'umana indole cessaE lieti e dolorosiSensi muojon con essa.L'amplesso mio racchiudeVirtù così efficaceCh'ogni uman senso esclude;Gioia o dolore umanoAl cor reso incapaceQuindi urterebbe invano.È un singolar concettoIl gaudio eterno o il piantoDi ciò che reso inettoAl gaudio e al pianto inveceSi tramuta frattantoCon incessante vece.Vieni fanciulla; posaIn seno a me la testa;Nelle mie braccia ascosaL'arcano sonno avraiDa cui non si ridestaOcchio a pianger più mai.A me dunque abbandona,A me che ti sto innante,La misera persona;Celami in sen la faccia,Dormi siccome infanteNelle materne braccia.

Oh fanciulla dolenteA te soccorro io stessa:Grande io sono e possente;Pure la ferrea sorteE al mio voler sommessa,Però ch'io son la Morte.

Oh fanciulla dolente

A te soccorro io stessa:

Grande io sono e possente;

Pure la ferrea sorte

E al mio voler sommessa,

Però ch'io son la Morte.

Io la suprema aitaSono, o fanciulla, in terra;Chi stanco della vitaA me fidente viene,Sicuro porto afferraE sacra pace ottiene.

Io la suprema aita

Sono, o fanciulla, in terra;

Chi stanco della vita

A me fidente viene,

Sicuro porto afferra

E sacra pace ottiene.

Ma il pavido mortale,Che raramente è saggio,Giudica a torto e maleL'opra ch'io compio, e chiamaStolto, anzi vil coraggioQuel che m'invoca e brama.

Ma il pavido mortale,

Che raramente è saggio,

Giudica a torto e male

L'opra ch'io compio, e chiama

Stolto, anzi vil coraggio

Quel che m'invoca e brama.

Egli da me rifuggeE orribil m'affigura;Se reo malor lo strugge,Ancor di me che arriviTeme, e di così duraEsistenza lo privi.

Egli da me rifugge

E orribil m'affigura;

Se reo malor lo strugge,

Ancor di me che arrivi

Teme, e di così dura

Esistenza lo privi.

Stolto! solo il doloreIspiri a lui temenza,Che, re sinistro, l'oreE i giorni suoi governa...La vita è sofferenza,La morte è calma eterna.

Stolto! solo il dolore

Ispiri a lui temenza,

Che, re sinistro, l'ore

E i giorni suoi governa...

La vita è sofferenza,

La morte è calma eterna.

Ma all'uom la calma incresce,E a lui soffrir più giovaChe baldo e giovin cresce.Lo intendo io ben, l'intendo;Faccia del viver prova,Io più tardi l'attendo;

Ma all'uom la calma incresce,

E a lui soffrir più giova

Che baldo e giovin cresce.

Lo intendo io ben, l'intendo;

Faccia del viver prova,

Io più tardi l'attendo;

Se pria l'ardor che ha in senoPerò me non provòchi.Se pria però in terrenoSparso d'umana clade,Anch'egli fra non pochiNei lacci miei non cade:

Se pria l'ardor che ha in seno

Però me non provòchi.

Se pria però in terreno

Sparso d'umana clade,

Anch'egli fra non pochi

Nei lacci miei non cade:

Chè spesso l'uomo insanoE involontario affrettaL'opera di mia mano;Nè vale il gran terrore,Che in mio poter nol mettaStoltezza assai peggiore.

Chè spesso l'uomo insano

E involontario affretta

L'opera di mia mano;

Nè vale il gran terrore,

Che in mio poter nol metta

Stoltezza assai peggiore.

Ma tu che in tua sventuraIl nume mio propizioT'invocavi sicura,Domar sappi a tua voltaLa tema e il pregiudizioDella tua razza stolta.

Ma tu che in tua sventura

Il nume mio propizio

T'invocavi sicura,

Domar sappi a tua volta

La tema e il pregiudizio

Della tua razza stolta.

Non ti colga spavento:Dove il mio bacio io posiOgni dolore è spento:L'umana indole cessaE lieti e dolorosiSensi muojon con essa.

Non ti colga spavento:

Dove il mio bacio io posi

Ogni dolore è spento:

L'umana indole cessa

E lieti e dolorosi

Sensi muojon con essa.

L'amplesso mio racchiudeVirtù così efficaceCh'ogni uman senso esclude;Gioia o dolore umanoAl cor reso incapaceQuindi urterebbe invano.

L'amplesso mio racchiude

Virtù così efficace

Ch'ogni uman senso esclude;

Gioia o dolore umano

Al cor reso incapace

Quindi urterebbe invano.

È un singolar concettoIl gaudio eterno o il piantoDi ciò che reso inettoAl gaudio e al pianto inveceSi tramuta frattantoCon incessante vece.

È un singolar concetto

Il gaudio eterno o il pianto

Di ciò che reso inetto

Al gaudio e al pianto invece

Si tramuta frattanto

Con incessante vece.

Vieni fanciulla; posaIn seno a me la testa;Nelle mie braccia ascosaL'arcano sonno avraiDa cui non si ridestaOcchio a pianger più mai.

Vieni fanciulla; posa

In seno a me la testa;

Nelle mie braccia ascosa

L'arcano sonno avrai

Da cui non si ridesta

Occhio a pianger più mai.

A me dunque abbandona,A me che ti sto innante,La misera persona;Celami in sen la faccia,Dormi siccome infanteNelle materne braccia.

A me dunque abbandona,

A me che ti sto innante,

La misera persona;

Celami in sen la faccia,

Dormi siccome infante

Nelle materne braccia.

L'Epilogo.

Siccome infatti il pargolo subisceDella canzon materna il molle incanto,E lento s'assopisce;Così il funereo canto,Che alla fanciulla dentro il cuor risuona,Di letale sopor tutta l'invade,E a poco a poco in braccio della morteAddormentata cade.Or poi che il giorno cresce,E le vicine sue fannosi accorteCh'ella, siccome usava, ancor non esce,Picchiano all'uscio, invano.Allora alfin la portaSi atterra, e si discopreChe la fanciulla è morta.Narra il giornal con poche e indifferentiParole il mesto caso,Nella cronaca urbana,Ma al poeta solingo fra le gentiNessuno sfugge benchè lieve aspettoDella miseria umana;Ei l'umil grido intendeDell'infima sventura,Che il suon del mondo affaccendato copre,E la tragedia oscuraPer opera di lui nota si rende.

Siccome infatti il pargolo subisceDella canzon materna il molle incanto,E lento s'assopisce;Così il funereo canto,Che alla fanciulla dentro il cuor risuona,Di letale sopor tutta l'invade,E a poco a poco in braccio della morteAddormentata cade.Or poi che il giorno cresce,E le vicine sue fannosi accorteCh'ella, siccome usava, ancor non esce,Picchiano all'uscio, invano.Allora alfin la portaSi atterra, e si discopreChe la fanciulla è morta.Narra il giornal con poche e indifferentiParole il mesto caso,Nella cronaca urbana,Ma al poeta solingo fra le gentiNessuno sfugge benchè lieve aspettoDella miseria umana;Ei l'umil grido intendeDell'infima sventura,Che il suon del mondo affaccendato copre,E la tragedia oscuraPer opera di lui nota si rende.

Siccome infatti il pargolo subisce

Della canzon materna il molle incanto,

E lento s'assopisce;

Così il funereo canto,

Che alla fanciulla dentro il cuor risuona,

Di letale sopor tutta l'invade,

E a poco a poco in braccio della morte

Addormentata cade.

Or poi che il giorno cresce,

E le vicine sue fannosi accorte

Ch'ella, siccome usava, ancor non esce,

Picchiano all'uscio, invano.

Allora alfin la porta

Si atterra, e si discopre

Che la fanciulla è morta.

Narra il giornal con poche e indifferenti

Parole il mesto caso,

Nella cronaca urbana,

Ma al poeta solingo fra le genti

Nessuno sfugge benchè lieve aspetto

Della miseria umana;

Ei l'umil grido intende

Dell'infima sventura,

Che il suon del mondo affaccendato copre,

E la tragedia oscura

Per opera di lui nota si rende.


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