ATTO TERZO.
Notte. In terra a sinistra, intorno al trogolo rovesciato, è preparato un convito rustico. Sopra sette grossi sassi disposti in semicerchio, e coperti di sette pelli di tigre, sono le patere per ciascun convitato; tutte di legno, tranne quella di mezzo ch'è d'oro. Torce piantate in terra illuminano la scena.
Mentre si alza la tela, Cissibio, lasciati tre schiavi con anfore vicino al trogolo, va verso il fondo, donde entra uno schiavo con una corba ricolma di pampini, e lo fa sedere vicino alla porta dell'osteria.
TROCHILO,
da sinistra, curiosando:
Che maraviglia! Si sarà mai veduta al mondo una simile imbandigione?
PRIMO SCHIAVO:
E che ci trovi di bello?
TROCHILO:
Tu scherzi.
SECONDO SCHIAVO:
Che direbbe se venisse nella nostra reggia?
TERZO SCHIAVO:
Io dico che cascherebbe morto dalla maraviglia!
PRIMO SCHIAVO:
Vedi quella tazza del re?
TROCHILO:
Sicuro che la vedo!
PRIMO SCHIAVO:
Ebbene: ce ne sono cento, nella nostra reggia, tutte d'oro così!
La nutrice traversa la scena da sinistra a destra. Cissibio la prende per la veste e la trattiene con grasse celie.
TROCHILO:
Tutte d'oro?!
TERZO SCHIAVO:
Altro che tazze! Nella nostra reggia ci son dieci anfore d'oro grandi come questa!
SECONDO SCHIAVO:
E cento piatti grandi d'oro, così!
TERZO SCHIAVO:
E i piedi della gran tavola, tutti d'oro massiccio!
PRIMO SCHIAVO:
Bisogna compatirti, perchè tu non conosci le bellezze della vita! Io, vedi? se me la regalassero questa spelonca, piuttosto che star quassù, vorrei rimanere a Chio, schiavo come sono!
TROCHILO,
avvicinandosi e guardando le spalle vergate del Primo Schiavo:
E.... le fruste.... che lasciano così begli striscioni, sono anch'elle d'oro?
Gli altri Schiavi ridono del Primo.
IREO,
da fuori:
Trochilo! Trochilo!... ti verrò a prendere col bastone, se tu mi riscappi via di cucina!
Trochilo fugge da sinistra mentre tutti ridono di lui.
LA NUTRICE,
divincolandosi dalla stretta di Cissibio che traballa ma si regge alla sua veste:
Lasciami andare!
CISSIBIO,
acceso in volto e pieno di libidine:
E tu dimmi di sì!... questa volta farò meglioil fatto mio!... Zeto m'ha insegnato cert'erba che da noi non cresce, e fa miracoli!...
LA NUTRICE,
tappandogli la bocca:
Taci, vecchio porco selvatico: ecco Merope!... Non trova pace, poverina, nell'aspettare, vedi?... ogni cosa che tocca sembra che la bruci!
MEROPE,
entrando da destra:
Oh! nutrice mia! aprimi le tue braccia....
Attaccandosi al collo della nutrice:
Il sole è già alto ormai.... e risplende per tutti.... soltanto per me è notte ancora!
Piange.
LA NUTRICE:
O dèi! che risento!... Ma questa è una frase del tuo poeta!... No, no! non piangere, bella Merope: pensa che quando poi verrà la notte etutti staranno al buio.... allora quel sole che tu aspetti, starà alto per te solamente!
Cissibio ride, Merope sorride. Si ode Enopione ridere sgangheratamente dentro l'osteria.
CISSIBIO,
correndo subito verso lo schiavo che tiene la corba dei pampini:
Ecco il re! Schiavo! mano alla tua corba! lesto!
Inchinandosi.
Che la vite di Beozia distenda il suo mantello ai piedi del potente figlio di Bacco!
ENOPIONE,
traendosi, uno per mano, Zeto e Matusio accesi in volto e arruffati:
Ecco là.... ecco là!
Insegnando Merope:
Merope ha da decidere la vostra quistione!
MEROPE:
Io?!
CISSIBIO,
avvicinandosi:
Delicata quistione, certo!
LA NUTRICE:
Sentiamola!
MEROPE:
Ma, di che si tratta, padre mio?
ENOPIONE:
Si tratta dell'arte di fare figli maschi o femmine a piacere!
Tutti ridono.
Ambedue son d'accordo nel sostenere che la cosa è possibile....
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Sicuramente!
ENOPIONE:
.... e ambedue sono d'accordo nel sostenere che dipende tutto dalla accortezza della donna!...
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Sicurissimamente!
ENOPIONE:
.... ma dove non possono andar d'accordo....
ZETO e MATUSIO,
a un tempo:
Con un simile somaro!
Con una bestia come questa!
Merope raddoppia l'attenzione.
ENOPIONE,
scandendo le parole:
.... è nel modo.... di quell'accortezza!... Ora a te figlia: chi vuoi udire tu, di lor due?
MATUSIO:
Odi me.
ZETO:
Me odi, ch'io dico giusto.
MATUSIO:
Questi arzigogola col suo zuccone, e io ho studiato vent'anni in Caldea!
ZETO:
Di' su! quanti maschi hai fatto nascere?
MATUSIO:
Più di cento almeno!
ZETO:
Puff!... e io più di mille!
MEROPE:
Perchè gridate così, saggi miei? Io vi voglio udire tutti due.... e poi scegliere quel modo che più mi garberà!... Venite.
S'avvia verso destra circondata dalle moine dei due indovini.
LA NUTRICE,
accompagnandosi ai tre:
Anch'io voglio imparare!
ENOPIONE:
Sta qua, mio biondo Cissibio! A noi basta sapere con quali arti si invecchi il vino e si mantengano i troni.
MEROPE,
battendo rabbiosamente un piede in terra:
Ma perchè sempre tutti due a un tempo? Non potrò mai capir nulla!... Parli Matusio prima, e tu taci ora, Zeto!
A Zeto s'attacca la Nutrice avida di sapere.
MATUSIO,
trionfante, camminando lentamente sempre:
Dicevo dunque, o bellissima Merope, che bisogna prima di tutto sapere, come avvenga che l'uomo e la donna....
ENOPIONE:
Da bere!
CISSIBIO:
La tua tazza è qua.
ENOPIONE:
Bevo all'anfora!
Il Primo Schiavo porge l'anfora alla bocca del re, che, seduto, beve avidamente e lungamente.
Entrano da sinistra Ireo e Trochilo che portano, a fatica, il cinghiale cotto infilato allo spiedo, verso il trogolo.
MEROPE,
rispondendo alle premesse di Matusio:
Ma queste son tutte cose che so da un pezzo! Vieni al modo.... al modo.... presto!
Escono, seguiti da Zeto che parla alla nutrice.
IREO:
È veramente bella la sposa del mio Orione, non ti pare?... Ha negli occhi una così gran tenerezza, ch'io giurerei ch'ell'è più innocente d'una nidiata!
ENOPIONE,
allontanando finalmente l'anfora e asciugandosi la bocca con la sua rossa veste:
Oste! sai che a digiuno, questo tuo vino, è sincero néttare?
IREO,
inginocchiandosi con Trochilo:
Su queste zolle, un tempo, passò il carro risonante dell'eccelso padre tuo Bacco e della fiorente Arianna tua madre.... Di loro, non mio, è il merito!
ENOPIONE,
assumendo un'aria compiutamente regale:
Da loro ti venne la vite: ma a te spetta il merito della perfetta arte con cui lo preparasti. Oh! no! finchè Enopione avrà dritto il senno e sacro il culto della Giustizia, non potrà rimaner senza premio una così rara virtù!
IREO,
confuso:
Ma.... ma per un povero oste, come me....
ENOPIONE,
come meditando:
No.... no.... no.... no.... Ho trovato!... il luminoso colle Arvise!... la perla del mio regno, ti spetta!! Tu governerai sopra quella terra e sopra le sue genti in mio nome. Résomi un tributo di milleanfore all'anno, altra cura non avrai che far giustizia a tuo senno.... e tu potrai invecchiare felicemente e tranquillamente, poi che tali cariche, nel mio regno, sono a vita.
IREO,
ancora più confuso:
Ma.... come posso io.... meritare un governo?!..
ENOPIONE,
a Cissibio:
Pensa tu che vino saprà cavar costui dalla China Dorata, con l'arte sua!... Pensa! da quei chicchi che sembrano tanti soli.... ah! Cissibio!.... costui è capace di ridarci la giovinezza!... Uhm!... fremo di giusta ira se penso che ormai la vendemmia è fatta, e per quest'anno, bene o male, ci toccherà trangugiare le mille anfore che ci manderà quella bestia malnata di Ergasilo!!.. Ma il giorno stesso lieto, in cui riporremo il piede nella nostra alta reggia di Chio, io vo' che subito Ergasilo se ne vada e lasci ogni cosa nelle mani di costui!
IREO,
maravigliato e tremante:
Ecco.... se pur mi sia permesso.... dalla potenza tua.... mi sembra.... s'io non ho male udito.... che pur dianzi tu dicessi che tali cariche sono da te date per la durata della vita?
ENOPIONE:
Non devi temere! le mie parole son legge che nessuno può mutare!
Fa per andarsene.
IREO,
tremando ancor più:
Ergasilo.... allora.... dovrà anche rimanervi, fino a che non muoia....
ENOPIONE,
fermandosi:
È giusto quel che dici, Ireo: occorre, prima di tutto, tagliare la testa ad Ergasilo. A te questa cura, Cissibio!
Va verso l'osteria.
IREO,
scattando spaventato:
Ahimè! no, no! Non voglio!...
CISSIBIO,
facendolo tacere a forza:
Ma taci, pazzo! Esiste forse altra giustizia da quella del re?
IREO,
quasi piangendo:
Ma io.... son presso a morire.... e non ho ucciso mai nessuno.... da tanti anni che vivo....
ENOPIONE:
Cissibio!
Cissibio corre e insieme rientrano nell'osteria.
TROCHILO,
battendo subito la spalla d'Ireo:
E vorresti dare un calcio a così gran fortuna che ti capita?
IREO,
mentre Trochilo lo aiuta a levarsi:
Tu dici bene.... ma nell'Erebo.... io ho paura della vendetta....
TROCHILO:
L'avrai forse ucciso tu, o fatto uccidere per tua voglia? No!... dunque di che tremi?... E poi mi fu detto, che nelle città, tutte queste nostre paure di montanari non costumano.... E tu, quando tra poco, ti troverai ad esser governatore, crederesti mai di poterti guadagnare l'amore dei tuoi sudditi, senza farne ammazzare nessuno?
IREO,
che ha aiutato Trochilo a porre a modo il cinghiale, mentre s'incammina con lui per ritornare donde sono venuti:
Ma pure.... non si guidan le gregge.... senza bisogno di uccider pecore?
TROCHILO:
Questo succede perchè le pecore sono come noi schiavi: per cambiare idea basta che vedano il bastone. Ma gli uomini liberi.... quelli son cocciuti, padron mio! vedrai!... quelli bisogna ammazzarli perchè cambino idea!
IREO:
Tu credi così?
TROCHILO:
Lo so di certo!
Escono.
PRIMO SCHIAVO:
Non è stupido come pare quel servo!
SECONDO SCHIAVO:
Zitto!...
Stando un poco in ascolto, poi andando a corsa verso il fondo, seguito dagli altri:
Non vi pare.... da questa parte.... come un gran passo sulle foglie secche?
Tutti gli schiavi guardano giù dalla balza, mentre da destra viene Zeto che tutto pieno d'ira parla con sè medesimo.
ZETO:
Ecco il premio che tocca a chi discopre agli uomini i grandi ritrovati della scienza! Ecco un famosissimo saggio come me, vinto dal primo ciurmatore che capita! E perchè? perchè questo?... Tutto perchè io, sicuro della mia scienza, consigliavo quella vanerella ad aspettare quattro giorni ancora, che la Luna toccasse la sua pienezza.... e quelle stupido Matusio, invece, sosteneva che non bisognava aspettare, bastando che la Luna sia entrata nell'ultimo quarto....
Gli schiavi vengono tutti verso sinistra guardando atterriti il fondo. Quasi subito appare Orione: l'arco e la faretra gli pendono dietro le spalle, e reca nella destra il grande velo di Diana.
Si potrà mai dire al mondo una più madornale bestialità? eppure costei ci ha creduto!... e farà a suo modo!... e faccia.... faccia.... faccia pure.... io voglio ridere.... sarà a marcio dispetto suo! Chè io giuro per tutte le potenze infernali ch'ellanon potrà dare un maschio.... nemmen se Orione....
ORIONE,
che avvicinandosi l'ha riconosciuto, gli è sopra e l'afferra per il collo:
Che vuoi tu da me, botta velenosa?
ZETO,
cadendo in ginocchio:
Oh! oh! pietà!... mi strozzerai subito con questa mano.... s'io non ti dirò.... cosa che ti.... farà.... gran piac....
ORIONE:
Fin qui t'ha mandato quel tuo re cornuto a macchinar contro me qualche nuovo inganno?... Ma tu ci lascerai le budella!
ZETO,
sempre con voce soffocata dalla stretta:
No.... no.... tu sbagli.... Ma lascia dunque ch'io possa gridare: «Il grande Orione è giunto!» e tu vedrai comparire.... ahi!... il re Enopione in persona.... e la maravigliosa Merope.... Intendi?
Respirando meglio:
la maravigliosa Merope! che langue d'amore per te!...
ORIONE:
Possibile? Merope è qui?
ZETO:
Di lei parlavo dianzi. Di Merope parlavo, sicuro!... e giuravo ch'ella non ti potrà dar figli maschi se rimarrà fedele al falso consiglio di Matusio. E, di figli maschi, i-re-han-bisogno.... o grande Orione!
ORIONE:
Merope qua? E mi vuole per marito?
ZETO:
Tutto è pronto per le nozze, non vedi? Il figlio di Bacco offre al figlio di Giove il fiore della sua casa e lo scettro di Chio! Merope si strugge d'amore per te!
ORIONE,
levandolo di terra con la sua potente mancina:
E grida dunque ch'io son qua.
A parte:
Son zitelle! E chi le può capire?
ZETO,
correndo all'osteria:
Il grande Orione è giunto! Onore allo sposo di Merope! Gloria al futuro re di Chio!!
GLI SCHIAVI:
Gloria!!
Da sinistra e dall'orto escono a frotte i soldati, i satiri, le baccanti, con le mani e la bocca piene d'uva, e invadono il fondo gridando.
TUTTI:
Gloria! Gloria!
I satirelli da ogni parte corrono intorno a Orione festanti: si impadroniscono delle sue grandi armi e ci ruzzano tra loro.
CISSIBIO,
di dentro l'osteria e uscendo poi precipitosamente:
Gloria al divino Orione! Sia reso a lui l'omaggio regale secondo l'usanza di Chio!
Afferrando lo schiavo dalla corba, e spingendolo:
Spargi.... spargi.... a piene mani sul suo cammino!...
Lo schiavo sparge pampini dinanzi a Orione.
Ma ecco....
Profondamente inchinandosi:
giunge quella che t'è più cara di ogni onoree d'ogni gloria! la divina nepote dell'eccelso Bacco!
Merope viene da destra correndo e si getta nelle braccia aperte di Orione. Gli occhi dell'eroe assetati corrono lungo tutte le sue belle membra pregne di desiderio.
I SOLDATI:
Il re! Il re! Ecco il re!
Enopione appare sulla soglia dell'osteria.
ZETO,
prosternandosi:
Veneriamo il grande figlio di Bacco!
CISSIBIO:
Consacra con le tue mani questo tenero amore!
ENOPIONE,
facendo cenno di voler parlare, sì che tutti tacciono:
Vedeste mai correre il vin dolce, con gambe d'uomo?... Ora lo vedrete!
Si precipita ridendo sgangheratamente verso Orione e Merope. I satirelli fuggono lasciando le armi di Orione. Giunto, si ferma e con improvvisa gravità ieratica, alza le mani su loro, mentre tutti d'intorno si prosternano: anche la Nutrice e Matusio che in quel momento giungono da destra.
Vi proteggano i nostri Immortali Parenti, e lunghissimamente vi mantengano uniti, figli miei!
CISSIBIO:
Così proteggano te, e la terra sacra di Chio!
ZETO:
Gloria al futuro re di Chio!
TUTTI:
Gloria! Gloria! Gloria!
CISSIBIO,
levandosi:
E adesso, a mensa! con l'anima scoppiante di giocondità!
Tutti si levano e vanno verso la mensa: non Orione e Merope che restano, parlando breve e concitato tra loro.
ENOPIONE,
camminando appoggiato alle spalle di Cissibio:
A mensa, a mensa! dove i tristi pensieri non han via di scampo: o si strozzano o s'affogano!
CISSIBIO,
accomodato il re nel sasso di mezzo:
Il grande e divino Orione alla destra del possente Enopione!
ORIONE,
a Merope:
Questo velo? Vuoi questa prova del mio amore?Ch'io ti doni il velo di Diana?... E prendilo!... È ancora tiepido delle sue anche.... senti!...
Glie l'attorciglia al collo.
Sei forse meno bella di lei, tu?
Trascinandola fino al re:
Enopione, guarda! non ho trovato un guinzaglio degno della figlia tua?!
MEROPE,
a Enopione:
Egli ha levato questo velo dai fianchi di Diana, padre!... Qual regina potrà vantare un simile monile?
Zeto per primo, poi Matusio e la Nutrice si precipitano per vedere e toccare il velo. Si diffonde un gran mormorio di maraviglia. Cissibio, appena collocato Orione a destra di Enopione, corre anch'egli ad annusare il velo.
ENOPIONE,
commosso, urlando sopra gli altri:
Ha ben detto tua madre, che un tal uomo ci farebbe tutti felici!
Tutti si radunano attorno al velo, fuorchè Orione che beve.
Da sinistra giunge Ireo con una forca e un coltello enormi, seguito da Trochilo con un grande catino pieno di erbe.
IREO:
Oh! mio amato Orione! Eh!... s'io avessi potuto saper questo, io non avrei pianto com'ho fatto, per te!... Ma pure, vedi? per essere proprio felice del tutto, vorrei da te una promessa.... Temo, capisci, che le cure del mio governo....
ORIONE:
Di qual governo?
IREO:
Come? non t'hanno detto che il potente re Enopione m'ha creato governatore della terra detta Arvise?...
ORIONE,
ridendo:
Ci fanno superbi cinghiali e belle donne! Ci verrò spesso!...
IREO:
Ora son felice davvero!... questo solo volevo da te.... che io ti potessi vedere.... qualche volta....
CISSIBIO,
gridando:
Il velo è bellissimo, anzi maraviglioso.... ma, piacendo al mio potente re, potremmo finalmente sedere a mensa!
ENOPIONE,
volgendosi e scorgendo Ireo:
Oh! Ireo! Sii oste per l'ultima volta! Scalca da par tuo!
Ireo, ringiovanito dalla gioia, si mette all'opera, mentre Cissibio colloca i convitati: a sinistra di Enopione, Merope, poi la Nutrice; a destra di Orione, Zeto, poi Matusio, i quali si siedono a malincuore vicini. Incomincia subito per gli schiavi la fatica del servir da bere.
TROCHILO,
che tiene ancora il gran catino, avvicinandosi al Primo Schiavo:
Se in Chio vi capitasse di parlare a qualche mercante che faccia viaggio per Tebe, ditegli che tenga la via dell'Ismeno, che è la via più comoda, e che domandi dell'o-ste-ria-di-Tro-chi-lo!
PRIMO SCHIAVO:
Il vecchio t'ha liberato?!
Gli altri mormorano.
TROCHILO:
Proprio ora, e m'ha regalato ogni cosa!
PRIMO SCHIAVO:
Beato te!
Gli altri fanno eco.
TROCHILO,
con ironia beffarda:
Come?! Ora ti par bella questa orrida spelonca?... Non ti piace più, la tua reggia di Chio?
IREO,
che intanto ha distribuito i pezzi di carne ai commensali, i quali già divorano e tracannano:
E tu, Trochilo! servi per l'ultima volta!
Trochilo reca il catino dinanzi al re inginocchiandosi. Il re prende un pizzico d'erba, Orione fa lo stesso, Merope anche; poi Trochilo si leva e, serviti gli altri, va a sedersi sotto la prima quercia di destra, e mangia tranquillamente l'erba che è rimasta. Cissibio, collocato Matusio, corre a sedersi vicino alla Nutrice e con lei ride e beve senza riposo. Nel fondo i soldati, le baccanti e i satiri mangiano uva e focaccie, e bevono allegramente, sparsi in terra fin sulla balza. Lo sciame impertinente dei satirelli passa a quando a quando in folle corsa su loro.
ENOPIONE,
posando la tazza:
Ma sai tu Ireo, che sopra la carne del cinghiale questo tuo vino è ancora più miracoloso!... Fa che cento anfore sian portate fino a Chio: vo' chiamare appositamente il padre mio Bacco, e Arianna, e tutte le baccanti a grande convito.... perchè assaggino il tuo vino!... Oh! sarà una notte memorabile!...
A Cissibio:
Apparecchierai la mia grande mensa dai piedi d'oro, Cissibio!!.. In mezzo alla mensa ci metteremo.... ci metteremo....
Pensando:
ci metteremo la testa di Ergasilo!... Sei contento Ireo?
Ireo guarda esterrefatto.
È un'idea bella, sì o no?!
CISSIBIO:
Infinitamente arguta!
ZETO:
Incredibilmente amabile!
ENOPIONE:
E poi voglio levar fuori di prigione quel tuopoeta, Merope: e guai a lui se non canta tutta la nottata!...
Merope ride.
ZETO:
Ci farai morire dal ridere!
CISSIBIO:
Io muoio solamente a pensarci!
ENOPIONE,
gridando sempre più:
E quella notte stessa, allontanati i profani, mentre le baccanti compiranno la sacra orgia, io, allora, dinanzi agli occhi del dio, porrò sul tuo capo la mia vecchia corona, o Orione!
TUTTI:
Gloria! Gloria! Gloria al re di Chio!
MATUSIO,
segnando con ambe le mani il cielo e gridando:
Ve'! Ve'! Un'aquila!
Tutti taciono e guardano in alto.
ZETO,
rabbioso per non averla prima veduta:
È femmina....
MATUSIO:
O maschio o femmina, fissavi gli occhi, Orione, chè, apparsa in quest'istante, non può non esser d'ottimo presagio per il tuo regno!
Si leva ancora romore tra la gente. Matusio che non ha lasciato di guardare in alto:
Ecco! là, vedete! Un fagiano dorato va per la via dell'aquila! La ricchezza pioverà sull'isola sotto il tuo regno!
Nuovo silenzio e nuovo rumore tra la gente.
ENOPIONE,
ridendo:
Zeto! Questa volta ti tocca esser d'accordo per forza!
ZETO,
livido di rabbia:
Sebbene malamente, egli dice la verità!
MATUSIO,
che non ha cessato ancora di guardare il cielo tra il fogliame della foresta:
Un avvoltoio! duo! tre! quattro! Ecco!!
Ancora una volta tutti taciono e guardano maravigliati.
Si librano sopra il tuo capo, Orione!
ZETO:
Eh! son fratelli! ben intendo io quel che significano! Sono i figli maschi che io....
MATUSIO:
Ma che fratelli!... Si gettano al volo verso i quattro venti!... Così tu guiderai il tuo esercito, Orione, sulle isole e sulle terre che circondano Chio, ritornando da ogni parte vittorioso!
I SOLDATI:
La Guerra! la Guerra!
TUTTI:
Gloria!...
ENOPIONE:
Ah! Domale! Domale! Che gran cosa hai fatto a mandarmi qua!...
TROCHILO,
gettando il catino che va in pezzi, e scappando verso la porta dell'osteria:
C'è una bestia là!
ORIONE,
balzando in piedi e afferrando l'arco mentre tutti fuggono confusamente da sinistra:
Una bestia?... A me! Son pronto!
ENOPIONE,
fuggendo con Cissibio tra i pampini:
Coraggio! mio bravo Orione!
ORIONE,
avanzando terribilmente verso destra e guardando dietro le quercie pronto all'assalto:
A me! a me! Non ho io mille volte sfidata la mia grande Madre perch'ella sprigioni finalmente dalle sue viscere un mostro capace di resistermi? Vengano vengano schiere di draghi verdi.... avvelenino tutte le acque con la loro pancia, e brucino tutta la foresta col loro soffio!...Sono stanco dei fiocchi biondi de' leoni! Ch'io provi finalmente le loro enormi code dentate!
TROCHILO,
urlando di dentro la porta dell'osteria:
Férmati, Orione! è lì al tuoi piedi!... è un drago, sì.... ma è piccolo piccolo!
La gente si riaffaccia un po' rinfrancata, mentre Orione china gli occhi turbato e cerca.
ORIONE,
scoppiando in una secca risata che rinfranca tutti.
Ah! Spaventoso dragone davvero!... Sei tu certamente, quello che la Terra ha partorito per provare le mie grandi membra!... Ah! ah! tu parti in battaglia contro me?!... Sarà fiero, per Giove, il nostro incontro!... Guardati dalle freccie di Orione!
Incocca una freccia e la scaglia:
To'!
IREO,
primo ad avvicinarsi e a guardare tra i cocci del catino:
Venite a vedere il drago di quel somaro! È un povero scorpione!
Tutti subito s'avvicinano ridendo.
ORIONE:
Sei vivo ancora?
Scagliando un'altra freccia:
Togli questa!
Tutti ridono.
Qualche zampa di meno! Coraggio! Son cose che succedono in battaglia!
Tutti ridono ormai a crepapelle, e anche Trochilo s'avvicina.
Ti fermi? Agiti le tue grandi corna e minacci? Chiami l'ultimo assalto?
MEROPE,
ridendo:
No, no, egli chiede pietà! Non vedi?
ENOPIONE,
ridendo:
Oh! si vede bene che chiede pietà.
TUTTI,
ridendo:
Chiede pietà.
ORIONE:
E sia!... baciami il piede da vinto, e vattene con le tue tre gambe!
Tutti si stringono per vedere lo spettacolo del bacio. Mentre ancora tutti guardano in terra e ridono, il volto di Orione, che soprasta, si contrae per la puntura dello scorpione. Rialzando gli occhi sulla faccia di Orione, a uno a uno, tutti cessano, a malincuore, dal loro riso. L'ultimo a smettere è Enopione.
IREO,
schiacciando subito col piede lo scorpione:
T'ha morso?
TUTTI,
mormorando:
L'ha morso! l'ha morso!
MEROPE:
Maledetta bestiaccia!
MATUSIO,
subito aprendosi la via tra gli altri:
Dev'essere stato fiero il morso!... Ma tosto si vedrà di quanto sia capace l'arte del mio divino maestro Esculapio!... Qua, qua,...
Inginocchiandosi e osservando il piede.
ch'io possa osservare la qualità del morso, e riconoscere la natura del veleno....
Avvedendosi di Zeto che, livido di rabbia, si è inginocchiato accanto a lui:
Nessun dubbio! nessun dubbio! si leverà prestodal piede ogni dolore. Occorre ricercare subito quattro piantaggini di grossa radice.... Va tu, Ireo!
ZETO,
con una buffa risata di scherno:
La piantaggine! La piantaggine!... Questa sì che è da ridere davvero!... Avendo qui un vino così eccellente, quale sapiente medico non preferirebbe somministrare due abbondanti pozioni di erba argemonia, che son d'effetto più che certo?
MATUSIO,
con rabbia:
L'argemonia nel vino? La vecchia ricetta di Ermete, a nulla buona!... Vattene a curar rospi infreddati con codeste ricette!
ZETO:
Esculapio la accoglie e la dice mirabile!... Sarebbe meglio assai che tu provassi a farti crescere il cervello, con l'empiastro di piantaggine!...
MATUSIO,
dandogli un pugno nella faccia:
E tu cúrati questo con l'argemonia!
ORIONE,
mentre già s'azzuffano, con un tremendo calcio li fa ruzzolare, e levandosi tra le risa rinnovate di tutti:
Peste!!.. A mensa!... a mensa!...
TUTTI:
A mensa!... a mensa!...
CISSIBIO:
A mensa allegramente!
Tutti s'avviano verso la mensa, anche Zeto e Matusio che s'alzano malconci e si guardano torvamente.
ENOPIONE,
abbracciando il collo di Cissibio e incamminandosi:
Senti come risciacquano le nostre pancie? Finiamole una buona volta di riempire!... Qua l'anfora!
Uno schiavo porge l'anfora a Enopione.
CISSIBIO:
Anche a me!
Un altro schiavo porge l'anfora a Cissibio e ambedue bevono avidamente. Intanto Orione, ai primi passi che fa, impallidisce e traballa.
IREO,
che gli sta vicino e non cessa di guardarlo:
Orione!
Orione indietreggia e ricade in terra, sostenuto da Ireo e Trochilo.
MEROPE:
Orione!
Tutti a poco a poco s'avvicinano. Enopione e Cissibio cessando di bere si guardano attorno maravigliati, poi, appoggiandosi uno all'altro, ritornano verso l'altra gente.
ORIONE,
mentre tutti si piegano silenziosamente intorno a lui per vederlo, getta una feroce risata:
È allegra oggi la mia grassa Madre! Il tempo delle vendemmie le mette la voglia de' lazzi! E non vi par bello questo, di mandare un piccolo scorpioncello, contro al grande Orione?...
Pausa di silenzio.
Vi ricordate quando a Chio gonfiai tutti i torrenti con la mia strage?...
Mormorìo d'ammirazione.
e feci rosso tutto il mare intorno all'isola?!
ENOPIONE:
Mi presi una bella paura quel giorno!... credetti che m'avessero manomesso tutte le mie cantine!...
ORIONE:
Andate sul colle Arvise: ritroverete chi m'haveduto lottare con otto cinghiali a un tempo!... Non uno potè sfuggirmi senza ferita mortale.... e furon tutti ritrovati li presso.
Afferrando con una mano la veste di Enopione:
E più ti potrà dire un tuo soldato, che aveva addosso due tigri....
UN SOLDATO,
dal fondo:
Io, io, sono!... erano due tigri ferocissime e tu le uccidesti senz'arme!
ORIONE:
Senz'arme ero! quando accorsi ai ruggiti delle due bestie infuriate: costui, dalla cima di una palma dove s'era arrampicato, vide quel che feci: nè lancia, nè clava, nè arco, nè rete, nè spada.... Questa mia cintura sola avevo! queste tre code, di leone: e con queste tanto feci, che alla fine, ambedue le strozzai....
IL SOLDATO:
Verità!
ORIONE:
E ancora un terribile toro nero strozzai così, nei canneti d'Eubea, perchè m'aveva ammazzato il mio fido cane Sirio.... l'unica creatura ch'io abbia amato!...
CISSIBIO:
Io stesso l'ho scorto un giorno, proprio sotto le mura di Chio, con un sol colpo di quella spada lì, tagliar netta la testa d'un serpente, grande come quella querce!
ORIONE:
Ma dunque.... perchè non ridete? perchè non ridete tutti?! Non vi par bello lo scherzo di questa mia vecchia Madre, briaca di vendemmie? Ma non vi fa ridere, a veder morire Orione così?!
La parola “morire„ corre per le bocche maravigliate.
MEROPE:
Tu morire?... ah! No!
Si attacca alla Nutrice inorridita.
IREO,
con fede:
Il dolore ti fa dir così, figlio mio!... Ma tu non puoi morire per così poco!
ENOPIONE,
come cascando da un altro mondo:
Morire?... Ho ben capito?... Ma chi muore? Dimmi, Cissibio mio: chi muore?
CISSIBIO,
con aria compunta:
Muore il grande Orione!
ENOPIONE,
disperato:
Oh! che sarà di me misero!... Domale mi bastonerà a morte!...
Scorgendo Zeto e Matusio che stanno ancora attoniti, a guardarsi in cagnesco, piomba barcollante su di loro e li afferra:
Vi taglierò la testa a tutti due, se non mi salvate Orione! Avete capito?
ZETO:
Il decotto d'erba argemonia.
MATUSIO,
quasi a un tempo:
L'empiastro di radici di piantaggine.
ORIONE,
getta un'altra più tremenda risata:
Vendetta! Vendetta! Vendetta!... Via da me! Lontano! Che io parli a Giove!...
Si fa gran largo intorno.
Giove!! fa tu la mia vendetta!!.. La Terra che tu ingravidasti di me, s'è beffata della mia forza che da te mi venne: e tu chiamami su nel Cielo!Sarò l'eroe più giovane della tua corte!... Se tu con la mano mi segni la strada sulla gran vôlta del cielo, per mezzo alle eterne figure, passerò silenzioso.... Non temere, non muoverò litigi lassù, non farò male alle tue bestie, non ruberò femmine!... Sarà contro la Terra tutta la mia rabbia eterna!... Voglio essere riconosciuto tra gli eroi, a questa mia cintura! Una gran stella per ogni muso di leone voglio!...
Afferrando la spada:
E voglio la mia spada alta così, nella mia destra.... E nella sinistra....
Frugandosi in seno:
il velo.... dov'è il velo di Diana.... Chi me l'ha rubato?
La Nutrice impaurita leva rapidamente il velo dal collo di Merope, che piange più dirotto, e lo getta nelle braccia di Orione.
Il velo.... ecco.... così.... nella sinistra....
Annusandolo:
Fa che vi duri eterno il profumo della sua soda carne!... Voglio anche che tu mi renda il mio fido Sirio!... Non verrei senza lui in Cielo!... non temere: non girerà gli occhi fuor della mia strada.... Ma tu dammi il governo dei nembi e delle bufere!... Io m'affaccerò sul mare, per vedere le ultime vendemmie.... e non appena levedrò finite, su leverò la mia spada, spaventosamente alta, sopra la Terra briaca.... e incomincerò la mia vendetta!! Oh! vedrò bene la tua gioconda faccia impallidire sotto i miei colpi.... Madre beffarda.... Sì!... nelle tue profonde ferite voglio contentar la mia sete, ridendo!... Voglio che il freddo di questo mio ferro t'arrivi nel core!...
Cade bocconi. Mentre Enopione si dispera con modi ridicoli consolato da Cissibio, e Merope pesta i piedi nascondendo il capo nel petto della Nutrice, e mentre Zeto e Matusio disputano sotto voce, e gli schiavi e i soldati commentano e maledicono, si vede Ireo, che fino a quell'istante aveva guardato come inebetito, gettarsi sul corpo del figlio, e piangere dirottamente.
FINE.